DEL PERCHE I POPOLI D EUROPA HANNO RAGIONE osservazioni sulla dinamica delle quantità monetarie in movimento e sintesi delle prospettive economiche

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1 DEL PERCHE I POPOLI D EUROPA HANNO RAGIONE osservazioni sulla dinamica delle quantità monetarie in movimento e sintesi delle prospettive economiche del sistema/mondo 1

2 La brevità è l anima del discorso Polonio in Amleto di Shakespeare I popoli d Europa hanno ragione perché l euro non è una moneta sovrana e originaria ma internazionale e pattuita. Dico internazionale perché è un sostituto fiduciario della riserva di valore della moneta universale. Dico pattuita perché è l effetto di un accordo delle oligarchie finanziarie mondiali. Ne consegue l esposizione del cittadino europeo quale ultimo garante nella situazione dell insolvibilità dell obbligato: cioè la Banca Centrale Europea; infatti il capitale precede la banca e domanda profitto di valore nel tempo. Il profitto è nel tasso d interesse dell euro che favorisce le società di investimento, le quali acquistano quelle obbligazioni che sono garantite dalla tassazione dei consumi. D altra parte il prezzo delle merci, che è la misura del suo valore ed è rappresentato dalla moneta, in passato metallica, oggi cartacea e, in prospettiva, elettronica, lo formano le multinazionali nelle Borse. E falso dunque dire che la Banca Centrale controlla la stabilità dei prezzi; viceversa Essa controlla l aggregato monetario, cioè la massa finanziaria circolante e, conseguentemente, l interessata compravendita del danaro come è appunto nella sua funzione di Banca, perché alla scarsità di danaro circolante corrisponde un aumento del costo del danaro medesimo. Se fosse vero che la BCE controlla la stabilità dei prezzi questi non aumenterebbero; invece essi aumentano ed aumentano perché sono aumentati il costo del petrolio e delle materie prime in un sistema/mondo in sviluppo nell ambito del quale altri popoli accedono all offerta delle risorse; viceversa un aumento dell inflazione può superare i rendimenti dei depositi e uccidere il risparmio, e, soprattutto, il tasso d interesse, significativo, nella compravendita del danaro, perché calcolato in funzione del reddito disponibile e della domanda di moneta. In realtà all aumento del petrolio corrisponde l aumento del capitale internazionale e la BCE solo protegge il profitto del capitale internazionale. E, poiché la banca europea si finanzia con aste pubbliche rivolte a soggetti pubblici e/o autorizzati, possiamo conseguire che gli europei sono i garanti delle società d investimento globali. 2

3 Le Borse e l oro nero Sono le Borse il luogo ove si quotano le società e i titoli di Stato e si misura la capacità degli Stati, quali organi politico/sociali, di assolvere ai loro impegni finanziari. Presso il London Stock Exchange sono quotate società con un capitale di milioni di euro. Tra queste, per esempio, Mts, che è una società mercato ( su cui sono quotati titoli di Stato di molte nazioni europee, e in particolare quelli italiani), la cui maggioranza e di una società, la Mbe, di cui Nyse Euronext ha il 51% e Borsa Italiana il 49%. Ma, soprattutto, i prezzi dei beni sono definiti nelle borse merci dove il potere dei produttori esportatori è inferiore a quello dei compratori che controllano il mercato delle materie prime con le multinazionali, perché in realtà gli esportatori tra loro concorrono mentre i compratori sono oligopoli; d altra parte perché i governi liberali dovrebbero concorrere alla formazione del prezzo della merce che è una condizione tipica dell economia socialista? Non è la BCE che controlla la formazione dei prezzi. E nelle Borse che si misura il volume degli scambi che nel sistema/mondo è tale da avere superato la forza fiduciaria degli Stati; è noto che alcune società hanno un capitale quasi uguale a quello delle riserve valutarie degli Stati. Occorreva dunque una nuova moneta come riserva di valore per il capitale internazionale. La moneta, divisibile, numeraria e fungibile è uno strumento che agevola lo scambio dei beni perché determina il loro valore e ora costituisce essa stessa riserva di valore. Il valore della moneta è conseguenza del gioco economico della domanda e dell offerta della moneta medesima conseguente ai beni in movimento e ai mezzi necessari per la loro circolazione; infatti non è stata la moneta a creare gli scambi commerciali, ma il commercio ha creato la necessità dello strumento di scambio, cioè della moneta. L apprezzamento monetario di un bene deriva dai costi del lavoro e delle materie. L apprezzamento della moneta deriva dalla sua capacità di governare gli scambi commerciali mediante la fiducia riposta in essa. Il volume degli scambi determina il valore della moneta: cioè la moneta deve astrattamente riflettere l esatto valore dei beni in movimento. Se la moneta fallisce in questo obbiettivo perde valore. L economia mondiale crescente ha rivelato l insufficienza dei mezzi alle esigenze dei mercati. E poiché i Paesi industrializzati hanno bisogno del petrolio è agevole intuire dalla seguente classifica chi sono i dominatori dell economia mondiale. Tra le più significative multinazionali petrolifere ExxonMobil ( Exxon da Esso da Standard Oil of New Jersey e Mobil da Standard Oil of New York) Royal Dutch Shell ( anglo-olandese ) British Petroleum ( da British Anglo-Persian Oil Company ) ChevronTexaco ( da Chevron da Standard Oil of California e Texaco ) per 97 miliardi di dollari Gulf Oil ( USA ) Eni ( Italia ) Total ( Francia ) ConocoPhillips ( USA ) Anadarko ( USA ) Irving Oil ( Canada ) Marathon ( USA ) Pdvsa ( Venezuela ) Petrobras ( Brasile ) Petroleos Mexicanos ( Messico ) Petro Canada ( Canada ) Petronas ( Malesia ) Pride Offshore ( USA ) Quatar Petroleum ( Qatar ) Repsol ( Spagna ) Sonangol ( Angola ) 3

4 StatoilHydro ( Norvegia ) Kuwait Petroleum Corporation ( Kuwait ) Anglo Iranian Oil Company ( Anglo/Iraniana ) Arabian Gulf Oil Company ( Arabia ) China National Petroleum Corporation Elf Aquitaine ( Francia ) EnCana ( Canada ) Lukoil ( russa ) Nippon Oil ( Giappone ) National Oil Corporation ( Libia ) PetroChina Petrol Ofisi ( Turhica raffinazione ) Recope ( Costarica ) Sasol ( Sudafrica società trasformatrice metano in benzina ) Saudi arammo ( Arabia Saudita ) Sinopec ( Cina ) Tamoil ( USA ) Si legge sul quotidiano italiano La Repubblica del 3/11/2005: 40 miliardi di utili è stato il guadagno delle 7 sorelle in 3 mesi; il guadagno è stato determinato dall aumento della domanda della Cina; ma il vero nodo è nel prezzo della raffinazione Nel campo della raffinazione le 10 grandi multinazionali di Wall Street sono Schlumberber 75,5 miliardi di dollari Halliburton 37,9 Baker Hughes 29,1 Weatherford 18,5 Bj Service ( servizi di pompaggio ) 11,6 Smith International 8,5 Grant Prideco ( tubature per trivellazione ) 6,1 Cameron International ( attrezzature per pressioni fondi petroliferi ) 5,3 Pride International ( proprietaria di 290 piattaforme petrolifere ) 5,2 Mc Dermott International 4,9 Il petrolio costa circa 99 dollari al barile; il carbone circa 70 dollari per tonnellata. Gli Usa da soli consumano 9 milioni di barili al giorno, quasi la metà del totale mondiale ma hanno solo il 5% della popolazione; la benzina non è tassata. Il 15 agosto 1971 gli USA sospesero la convertibilità in oro del dollaro e cessarono gli accordi di Bretton Woods. Finì l epoca del pensiero del monetarista Ricardo il quale, nel 1811, parlava del gold bullion standard: moneta nazionale convertibile in barre d oro di peso non inferiore ad un minimo stabilito, a garanzia della moneta perché finchè l emissione è adeguata, in quantità, alle necessità degli scambi non sarà neanche temibile un processo svalutativo della moneta. Evidentemente l economia più forte voleva seguire il volume degli scambi indipendentemente dalle riserve in oro. Nel dicembre 1971 tutte le monete si dovettero riallineare. In questa circostanza originò l ipotesi di unificazione monetaria dell Europa. Nello stesso periodo, infatti, nasce il Sistema Monetario Europeo contestualmente all arrivo di liberi capitali americani; infatti nel 79 le nazioni europee che volevano aderire allo Sme dovevano garantire il 20% delle riserve in oro e il 20% in dollari. Il serpente monetario fluttuava intorno al dollaro, ma i Paesi non rispettavano l accordo. Venne dunque l ECU, scudo in francese, che visse, osteggiato dai tedeschi, 4

5 dal 1979 al Ma poiché gli accordi basati sulla volontà di cooperare sono avversati dagli egoismi è stato difficile trovare una soluzione in Europa fino a quando l afflusso di nuove volontà predatorie, cioè i fondi d investimento, ha costituito l ultima unità di profitto che ha fatto la differenza. Conseguì l euro: la sanzione dell accordo nuovo; contestualmente in successione, dopo le pressioni USA, lo yuan è stato rivalutato ed è stato agganciato ad un paniere di valute estere tra cui l euro: in pratica la Cina non può vendere sottocosto, cioè la sua moneta non deve fare indebita concorrenza.tale patto è venuto in sostituzione degli accordi di Bretton Woods quando nacque il Fondo Monetario Internazionale per regolare i prestiti ai paesi sconfitti e terzi e il dollaro venne scelto come unità di misura e prestiti in cambio della eliminazione delle dogane. L Europa decide il Presidente del FMI che è la banca centrale delle banche centrali, governato dal voto ponderato: ogni paese doveva versare ¼ delle riserve in oro o il 10% delle riserve in dollari; una significativa differenza rispetto alle condizioni richieste per accedere allo SME. Oggi il compito è quello di finanziare i paesi in via di sviluppo con la conseguenza di agganciare tutti i Paesi al sistema monetario dominante perché quando una società adotta un equivalente per gli scambi dipende dal mercato; è noto che paesi tradizionalmente agricoli sono diventati più poveri nel momento in cui hanno aderito alla promessa dello sviluppo economico: ciò accade perché l indebitamento per produrre nuova ricchezza è tale da non consentire un reale e autonomo sviluppo con la conseguenza che un paese che poteva vivere con più modestia ma sufficientemente per i suoi bisogni, per mezzo del avidità del gruppo politico dominante, diventa a mano a mano dipendente dal mercato come, per esempio, è successo con le monocolture che hanno originato uno sfruttamento intensivo con un arricchimento rapido del blocco proprietario ma tale da creare poi una diffusa povertà per l impoverimento complessivo delle risorse e delle abilità tecnologiche; viceversa la coltura di prossimità avrebbe garantito almeno la sopravvivenza;infatti se un uomo conserva una piccola casa ed un piccolo orticello, anche se con modestia, può sopravvivere; viceversa se egli mobilizza la sua ricchezza, rischiando uno sviluppo di cui non domina i meccanismi, perché non è sufficientemente preparato sotto il profilo della tecnica e non ha la stessa capacità di competizione, perché dotato di capitali inferiori, può facilmente finire nella costrizione dell indebitamento. In realtà l economia globale sta togliendo il potere di produzione delle cose semplici e il danaro da mezzo di scambio e riserva di valore sta assurgendo a sostituto naturale dei beni utili alla sopravvivenza. Con la fine di BW si passa quindi dal Gold Exchange Standard al Dollar Exchange Standard. Gli USA possono stampare dollari e scaricare l inflazione. D altra parte il Presidente la Banca Mondiale è deciso per statuto dagli USA che ne sono i maggiori azionisti. Tale situazione creava condizioni troppo inique tra le nazioni occidentali; la Francia voleva nuovamente l oro come equivalente di valore della moneta internazionale ma contestualmente si considerava che l oro russo avrebbe minacciato i paesi capitalisti per le grandi riserve detenute da quel Paese. Esattamente in questo periodo ( nel 72 ) nasce lo SME. Nel momento in cui il dollaro è sganciato dall oro gli statunitensi si assicurano il massimo dominio ma esso necessita dell interscambio con l Europa e conseguentemente di una valuta di riferimento. L assenza di tale interscambio ha determinato la sconfitta dell Unione Sovietica che aveva sia le materie prime che know/how e ha l oro; d altra parte la Cina comunista opera egregiamente sui mercati dal che si desume che il fallimento dei mercati socialisti consegue non tanto dall approfittamento del più debole, che è una questione etica, o dalla centralizzazione, che è una questione di equilibri politici, ma dall abbreviazione di quelle gerarchie di forze produttive che è il motore dello sviluppo e, per conseguenza, produttivo dell abbassamento del valore del danaro. Il valore della moneta dipende dal movimento dei capitali determinato da fiducia che ora riposa esclusivamente sui rapporti di forza tra le economie in termini di acquisizione di risorse e abilità tecnologiche. Contestualmente gli Stati europei hanno utilizzato l euro per contenere il debito interno mentre l afflusso di capitali statunitensi, non più legati all oro, aveva già creato le condizioni di forza libera in eccesso. Spiegano con chiarezza Denis Robert ed Ernest Backes: il mercato europeo delle obbligazioni nasce dall annuncio del Presidente Kennedy, nel 1963, del varo di una tassa di 5

6 perequazione dei tassi d interesse, cioè Interest Equalization Tax. Gli europei avevano creato un nuovo mercato delle obbligazioni su iniziativa del settore bancario privato internazionale comprese le banche statunitensi ma furono gli acquirenti di tutti i continenti, compresi gli statunitensi, a trarre profitto da questo mercato situato fuori dal raggio d azione della tassa IET. La tassa doveva colpire gli investitori residenti fuori dagli USA e accadde che si spostarono i capitali statunitensi. Si dice che di tutti i dollari del mondo la FED ignori che fine abbiano fatto 200milioni di dollari. Euroclear, sistema di clearing transfrontaliero, è stato realizzato a Bruxelles nel 1968 dalla statunitense Morgan Guaranty Trust Company di New York. La società Clearstream conserva annualmente 10mila miliardi di euro; Euroclear, 7mila: cioè circa miliardi di euro sono depositati in due sole agenzie bancarie con sede in Europa. E un dato che la Svizzera aderisce al Fondo monetario nel 92 proprio quando nasce euro. Viceversa in Europa il sostentamento della spesa pubblica ha imposto le privatizzazioni, cioè l afflusso di capitali esterni, e fatto perdere forza alle monete nazionali e quando la moneta si svaluta si ricorre a un rimedio classico: ritirare tutte le monete per rifonderle in moneta nuova, facendo corrispondere il valore estrinseco a quello intrinseco perché la fiducia è un fattore esterno e non interno alla moneta. E successo che ormai le domande interne dei singoli Paesi erano esaurite per saturazione e i paesi europei non hanno più la forza di competere per il loro forte indebitamento pubblico dovuto alla redistribuzione generalizzata. Gli Stati hanno reagito e in Europa le monete cattive sono state ritirate per averne una più forte. Gli Stati si erano indebitati verso le famiglie ma con l euro l indebitamento degli Stati si è dimezzato; l euro dunque ha rappresentato una conservazione e uno scudo. La moneta cattiva scaccia quella buona: poco dopo la fondazione della Banca d Inghilterra tutte le monete scarse furono ritirate e furono fuse in una nuova moneta forte;infatti l esistenza di un focolaio di monete deboli rischia di trascinare verso il basso tutte le altre monete perché l aumento dei mezzi di pagamento in circolazione indebolisce la moneta e produce l aumento dei prezzi. L indebolimento gioca a favore del debitore. Il rafforzamento favorisce il creditore. E esattamente tale contesto che dobbiamo osservare per comprendere la forma dell Unione Europea nel momento in cui gli Stati europei hanno rinunciato a manovrare i tassi di interesse. Il capitale nasce prima della Banca. Il dollaro, ancorché moneta cattiva, resta fiduciaria perché protetto dal dominio militare sulle risorse energetiche mentre l euro, sciolto da ogni vincolo, è il regno dell arricchimento sciolto da ogni legge: ma tale forza non può durare perché è comprata e non più conseguente alla volontà di affermazione del gruppo dominante politico/sociale così come la forza dell euro è dispersa a beneficio del capitale internazionale. L euro, infatti, nasce dalla superfetazione della potenza degli investitori statunitensi e la debolezza delle monete nazionali europee. In questo preciso vuoto di potenza sono rifluiti i capitali globali che hanno bisogno di una forma tale da non essere soggetti a controlli per cui in realtà la circolazione monetaria è bicefala perché le imprese globali usano entrambe le monete a seconda dei rapporti internazionali nell ambito di un unico patto di sindacato finanziario. Osserviamo, infatti, che il 1 giugno 2006 è stato stipulato un accordo tra Euronext ed il New York Stock Exchange ( da Sole 24 ore del 3 giugno 2006 ) il cui effetto è costituito dalla realizzazione della Borsa più grande del mondo con una capitalizzazione di mercato di 20,9 miliardi di dollari; con il 59% dei diritti di voto gli statunitensi controllano il Consiglio d Amministrazione. E la prima borsa transatlantica. I soci sono 20: 11 statunitensi e 9 europei, i quali avranno per ogni azione 21,32 euro e 0,98 titolo Nyse. Qualora l Italia aderisse i soci europei sarebbero 10. Contro questo accordo ha votato Bnp-Paribas perché il comando è statunitense. A sua volta Euronext nasce dalla fusione delle Borse di Parigi, Bruxelles e Amsterdam del 20 marzo 2000, cui si sono aggiunti Borsa di Lisbona e Liffe ( mercato inglese dei futures ) nel gennaio 2002; ha un organizzazione federale. Nyse/Euronext compete direttamente contro Borsa di Londra ( London Stock Exchange, nella quale converge il Nasdaq ). Deutsche Borse Group non è entrata in EN e nemmeno sulla piazza di Londra per il fallimento di entrambi gli accordi. Se osserviamo la classifica ( in miliardi di dollari ) delle borse più significative vediamo: 6

7 1. Chicago Mercantile Exchange = 15,7 2. Deutsche Borse Group = 13,9 3. Euronext = 10,2 4. Nyse = London Stock Exchange = 5,5 6. Nasdaq = 3,3 La Borsa tedesca da sola supera la federazione Euronext A seguito dell accordo abbiamo: 1. Nyse + Euronext = 20,2 2. Chicago M. E. = 15,7 3. D.B. = 13,9 4. LSE = 5,5 5. Nasdaq = 3,3 Si osservi che la capitalizzazione delle borse ufficiali eguaglia il fatturato di una sola multinazionale petrolifera media. E facile dedurre che se esistesse l Unione Europea come sistema politico/economico avrebbe prevalso l accordo tra Euronext e DB, soprattutto se si considera che la DB aveva offerto 8,6 miliardi contro 7,8, cioè un offerta più vantaggiosa per gli azionisti. In realtà storicamente non vi è alcun cambiamento di mentalità rispetto al XX secolo ma solo una sostituzione delle armi belliche con altre di valore equivalente e l unica differenza che si registra consiste nel fatto che i combattenti non sono gli Stati ma gli azionisti senza bandiera. Non esiste affatto un Europa politica perché, contrariamente a quello che si sente, non siamo nemmeno in presenza di una Europa delle banche ma di una sospensione della sovranità la cui ragione è quella di dare una base mercantile alle oligarchie finanziarie globali le quali attaccano il dominio degli Stati/Nazione ma reagiscono con forza all affermazione di ogni potere politico. Le tasse patrimoniali fanno spostare i capitali all estero e meno capitali significano più interesse e più debito pubblico. Ed è Londra, infatti, la piazza finanziaria più gettonata perché la maggior parte delle società finanziarie emette le obbligazioni in Europa dove i costi sono inferiori poiché il controllo pubblico è meno incisivo che negli Stati Uniti ove le società devono adeguarsi alla Sarbanes Oxley Regulation con la conseguenza di dover dedurre che la patria del capitalismo esprime, in fatto, un etica pubblica superiore perché ancora sente l importanza dell originaria forza del gruppo valoriale/politico dominante, in Europa disperso. Il fatto che la sterlina non è entrata ancora nell Unione deriva dalla connessione di uno Stato ancora forte, ch aveva fortemente attaccato il suo debito interno per continuare a battere moneta, e dalle conseguenze di un apprezzamento dell euro ancora più forte, che marginalizzerebbe gli azionisti del Commonweath. L Unione Europea non è il luogo delle banche ma piuttosto il luogo di profitto della rendita bancaria; infatti lo scopo della banca non è creare valore per azionisti ma valorizzare il risparmio quale bene pubblico, giacché se così non fosse ognuno potrebbe prestare danaro senza autorizzazione. Notiamo invece che la BCE raccoglie il risparmio con il braccio nazionale e separa con la BCE investimenti, creata già nel 1957 con il Trattato di Roma, l aspetto della produttività del danaro da quello della custodia del tasso d interesse contribuendo alla sistematica attrazione di capitale indipendentemente dal suo impiego in operazioni economiche con occasioni di crescita e sviluppo, ostacolato dalla dispersione delle forze economiche che diventano in atto produttive quando la prima potenza politica gli imprime una direzione che necessita di una stratificazione dei mezzi produttivi per gerarchie determinate dalla rapidità dell acquisizione delle energie prime e dalle abilità tecnologiche. 7

8 La resistenza delle nazioni tra il commercio internazionale e la finanza globale Non dobbiamo farci impressionare dalla forza degli Stati, pur guardando alla consistenza delle riserve valutarie. Se sommiamo il capitale bancario privato notiamo che ormai una parte arriva a competere con alcune Nazioni sovrane, presso le cui banche centrali, riferibili agli Stati più significativi sono depositati circa 5mila miliardi di dollari; considerando che le banche centrali nascono sul territorio in chiave nazionale saldando la comunione degli interessi tra capitali e nazioni negli stati successivi alla Rivoluzione francese osserviamo un accrescimento del capitale bancario privato che concorre alla formazione di un sistema finanziario mondiale calcolato in 100mila miliardi di dollari, del quale i fondi di investimento costituiscono 1/10 del risparmio. E poiché il Pil delle nazioni ( cioè circa 50mila miliardi di dollari ) è dato dal prezzo delle esportazioni, consumi e investimenti, dobbiamo dedurre la presenza, per differenza, di un capitale nero. I depositi siti presso i paradisi fiscali devono necessariamente raccogliere i guadagni dei mercati neri: solo a Londra si calcolano 60 miliardi di euro in prostituzione in un anno; in Spagna 38 miliardi di euro. Si moltiplichi per gli Stati. Si consideri che il mercato degli stupefacenti è più forte. Si aggiungano le frodi: negli USA si calcolano oltre 220 miliardi di dollari in frodi e abusi nel settore delle assicurazioni mediche. Si rammenti il traffico d armi e, infine, i proventi dell evasione fiscale: alle isole Cayman troviamo 700 banche e società registrate su una popolazione di abitanti; seguono le isole Vergini britanniche dove sono registrate società su abitanti. Sappiamo che le banche non concedono prestiti se non hanno forti garanzie: e tali garanzie o sono date dai privati stessi mediante ipoteche e che possono essere chiamati a un rientro o sono date dalle banche centrali e, in definitiva, dal Pil delle nazioni che misura il reddito di un Popolo quale soggetto economico/ sociale. Il proprietario di un risparmio, se vuole accrescere il valore del suo capitale ha due scelte: o lo investe in azioni comprando titoli e scommette sul mercato o compra obbligazioni, delle banche o delle nazioni. Poiché le nazioni sono indebitate i loro titoli hanno perso valore. Poiché i mercati occidentali sono saturi le industrie che producono il Prodotto Nazionale Lordo sono meno appetibili; quindi i risparmiatori scelgono di essere azionisti delle multinazionali che agiscono dove il costo del lavoro è più basso e c è un mercato da conquistare, perché in definita la questione principe è sempre l allocazione dei prodotti. E tale questione interessa anche le banche di mercato le quali devono allocare i loro prodotti finanziari; ecco dunque che le banche si sono esposte, e si sono esposte perché evidentemente altri concorreva con esse rispetto agli azionisti delle multinazionali e tali concorrenti non possono che essere i fondi di investimento; ad esempio la Berkshire Hathaway è una società di investimenti che da sola attiva 170 miliardi di dollari. Con i fondi di investimento è stato creato un interesse finanziario che conserva il valore delle quote di investimento medesime perché, viceversa, un eccessivo afflusso di danaro presso le banche distruggerebbe il valore azionario: ne consegue un patto tacito tra banche e fondi di investimento. La domanda da porre ora è: se la banca è garantita dalla banca centrale, che, si è visto, in ultima analisi fa leva sul Pil delle nazioni, chi garantisce i fondi di investimento? O, più esattamente, l amministratore dei private equity ( che sono quotati in euro ma la loro valuta di riferimento è il dollaro ) che comprano le aziende a debito e poi le rivendono in borsa ma si indebitano enormemente, come rassicura i suoi azionisti? E evidente che la garanzia può essere data solo da chi ha mezzi finanziari che sono al di là delle banche: e cioè il capitale nero. Da una parte dunque enormi somme che circolano liberamente senza controllo, parte conseguenza dell illecito, parte conseguenza dei profitti delle multinazionali; dall altra un Pil delle nazioni indebolito dalle spese agricole e d armamento nonché dalla sopravvivenza dei popoli. Un Pil, tuttavia, che costituisce una solida garanzia per quelle banche legali che vendono obbligazioni a quei soggetti finanziari i cui flussi di guadagno derivano dalle multinazionali e che inevitabilmente si incrociano nei depositi mondiali dove arriva il resto dei ricavi globali. 8

9 Le multinazionali guadagnano profitto abbassando il costo del lavoro con la de/localizzazione a est; il danaro è portato a ovest ed il surplus finanzia i fondi di investimento. L euro premia questo profitto. Le nazioni, invece, spendono il Pil per i prodotti agricoli e per le armi e in più hanno le spese previdenziali e socio/assistenziali; quindi si indebitano. L indebitamento delle nazioni produce un indebolimento del risparmio che riduce le occasioni di investimento pubbliche o diffuse ma valorizza il capitale dei fondi di investimento, i cui azionisti, quindi, impediscono le condizioni di competizione generali. Le 100 maggiori multinazionali dei paesi emergenti concretizzano nell insieme un fatturato di 715 miliardi di dollari con profitti di 145 miliardi di dollari su un capitale investito di 500 miliardi di dollari. Tra le più forti General Electric, che da sola fronteggia queste cifre; fondata nel 1892, opera in oltre 100 paesi con 270 stabilimenti in 26 nazioni e occupa persone. Sono calcolati ricavi per 125 miliardi di dollari e utili 15,6 consentendo agli azionisti ( 4 milioni ) un dividendo di 0,20 dollari per azione ogni 4 mesi. In tutto il mondo ce ne sono 275 che fatturano 6284 miliardi; le europee stanno superando quelle statunitensi.la globalizzazione favorisce le multinazionali che producono dove il costo del lavoro è più basso. Philip Knight spiega, per esempio, come i lavoratori del sudest asiatico siano più redditivi ( cioè sfruttati ) nelle 700 fabbriche che impiegano lavoratori. I profitti delle multinazionali sono ripartiti tra gli azionisti i quali, attraverso i fondi di investimenti, tentano di massimizzare i profitti indipendentemente dai territori e dai vincoli fiscali. Le imprese nazionali, viceversa, profittano del lavoro degli immigrati e, pagando le tasse ( relativamente ) e producendo beni e servizi consentono una forte contribuzione al Pil delle nazioni, che però viene a garantire, in ultima analisi, il capitale bancario privato o, se si preferisce, predatorio. In linea generale il bilancio agricolo mondiale, reso più costoso in seguito alla crisi alimentare del 2008 dovuta alla crescita della Cina, che domanda più pane e carne per 1 kg di carne di maiale occorrono 3 kg di cereali; per 1 kg di carne di bue occorrono 8 kg di cereali e all etanolo estratto dal mais con la riduzione delle superfici coltivabili il pieno di un SUV dà calorie per 1 uomo per 1 anno - costa alle nazioni una somma consistente; tuttavia, l equilibrio generale che è dato dalla contrattazione tra i paesi, è formato anche dalla spesa che i paesi sviluppati sostengono in sussidi agricoli e cioè 350 miliardi di dollari mentre altri 50 miliardi vengono dati ai paesi più poveri ( nell Unione Europea i contribuenti pagano 44 miliardi di euro per la PAC; tuttavia il 78% degli agricoltori riceve meno di 5000 euro di contributi. In Francia, per esempio, il 15% dei proprietari più ricchi riceve il 66% dei sussidi mentre il 70% dei piccoli agricoltori solo il 17%. Nel Regno Unito per il 2003 oltre contadini avevano abbandonato la terra mentre in Spagna, ogni anno, scompaiono aziende agricole a conduzione familiare si legge sul quotidiano italiano Libero dell 11 dicembre 2005 ) Si può notare, quindi, che, nonostante i dazi, i contadini d Europa sono comunque in difficoltà di fronte alle condizioni di concorrenza degli esportatori, perché, evidentemente, già sul territorio europeo si sono verificate quelle forme di sfruttamento intensivo ad alto contenuto tecnologico che presuppone un maggiore capitale di investimento, che spinge ai margini il sano rapporto con la terra; infatti i sussidi sono vengono erogati ai grandi latifondisti; se ne deduce che i dazi non proteggono i contadini già piegati dai grandi latifondisti della Europa medesima; ancora una volta l assoluto principio di uguaglianza genera una discriminazione a favore del più ricco la cui capacità di competizione riposa non sulle abilità ma sullo sfruttamento intensivo delle colture in una logica di mercato che precede quella di rendimento della terra con la conseguenza che l approvvigionamento delle risorse naturali sarà a mano a mano sempre più dipendente dalla logica finanziaria che da quella produttiva/economica. In definitiva tutti i contadini del mondo, quali piccoli proprietari, tendono a concentrasi nelle grandi metropoli, mentre le campagne sono riempite da lavoratori non qualificati, ammassati, funzionali ad una relazione terra/uomo piegata al profitto della finanza. Se i Paesi più poveri lamentano le sovvenzioni occidentali, prima che i dazi, significa che le sovvenzioni medesime, cioè danaro iniettato senza rapporto costo/produzione, fanno una concorrenza sleale addirittura presso quei Paesi il cui costo del lavoro è molto basso, e, dunque, la rappresentazione della concorrenza tra prodotti agricoli europei ed extraeuropei è solo una parte della visione del problema, perché, in 9

10 sostanza, la vera concorrenza è delle multinazionali contro i contadini, sia in Europa, per la concentrazione di mezzi e capitali, sia fuori d Europa, per la sovvenzionata produzione a basso costo di merci che vengono esportate all esterno, sempre seguendo la vera logica dell allocazione dei prodotti, cioè del monopolio dell offerta. Non c è dunque un autentico liberismo che vede competere - in orizzontale- i produttori, ma, piuttosto, una verticalizzazione dei rapporti, che vede le multinazionali agire sui piccoli produttori. E ciò conferma che, in realtà, la concorrenza spinge sempre verso il basso, e presuppone sempre dei centri di forza monolitici; infatti alcuna concorrenza è concessa ai capitali sovrani internazionali per l acquisizione delle cime dominanti dell economia; contestualmente le multinazionali pure non concorrono, perché diversificano il campo d interesse, e aggrediscono solo verso il basso mentre le nazioni stanno entrando in concorrenza perché più deboli nel loro capitale di base. In buona sostanza esiste una limitata concorrenza tra i diversi segmenti nazionali produzione/costi ma il prezzo dei prodotti realizzato dalla concorrenza di tali sistemi è distorto da sovvenzioni e tecnologie, ormai chimico/biologiche, che alterano ogni ragionamento sulla cosiddetta produttività, che somiglia alla risposta volitiva del solito sergente di ferro che così incita i soldati che protestano di essere armati di fucili di cartone: tale è per me l atteggiamento dei governatori delle banche d Europa. La riduzione delle superficie coltivabili per il petrolio e anche per la speculazione edilizia e la più forte distribuzione di prodotti in estensione per il nuovo consumo dei paesi in via di sviluppo, come pure lo stesso utilizzo delle biotecnologie, da sole non giustificano le alterazioni dei prezzi, che, invece, dipendono dal controllo del mercato per distruzione del surplus o iniezioni di danaro. I medesimi latifondi ( cioè le monocolture delle multinazionali ) dovrebbero garantite il basso costo dei prodotti, come accadeva nell Unione Sovietica, e, talvolta, hanno rappresentato persino produzione di ricchezza; nella Roma dell Impero, per esempio, altro non erano che latifondi la Gallia e l Egitto per il grano; viceversa la riforma agraria dei Gracchi, anticipata dalle leggi licinie e ripresa da Cesare, ristabiliva il corretto rapporto tra equites e senatori e, quindi, aveva in primo luogo un contenuto politico/valoriale cioè il ripristino delle gerarchie economiche per merito -, così come la Consituto de Feudis rispondeva alle lotte tra Sovrani e Feudatari. La sovrapproduzione agricola, in Roma, veniva assorbita dall afflusso della plebe nei centri urbani, sostituita dagli schiavi provenienti dall estero ed il sistema era anche allora globale e verticale ma era basato sull estensione delle forze. Oggi, invece, l afflusso in Occidente è minimo rispetto alle proporzioni della popolazione mondiale e tende a concentrarsi nelle aree urbane mentre le forze economiche non riflettono rapporti di estensione ( uomini e territori ) ma rapporti di intensificazione ( tecnologie/brevetti e monocolture ) con la conseguenza di una creazione di doppi pieni e doppi vuoti, che, rispettivamente, portano a disarmonie di scala; perché da una parte abbiamo sia a est che a ovest perdita della potenza agricola, dall altra abbiano, sia a est che a ovest, surplus di profitto dei capitali, che guadagnano a est e investono a ovest e che comunque anche a est dovranno fondersi, per raggiungere la saturazione di quei mercati, con bisogno di accentramento di risorse finanziarie e tecnologie: cioè è vero che aumenta il consumo a est, con elevazione dei prezzi a ovest, ma è anche vero che la saturazione del mercato a est produrrà redistribuzione verso la popolazione con necessario aumento dei margini di guadagno dei capitalisti inversamente proporzionale a quello dei risparmi nazionali. La conservazione della potenza economica nazionale a est ( in Cina per mezzo del partito politico comunista, tra gli Arabi per mezzo dei Califfati ) combatterà l affermazione dei nuovi privati con la conseguenza di un livellamento verso l alto dello scontro finanziario perché è difficile immaginare che l est riesca a conquistare territori a ovest secondo la logica imperialista delle antiche nazioni occidentali per causa del blocco nucleare. E, d altra parte, la battaglia residua, cioè commerciale, vede la protezione del know/how occidentale e, quindi, la necessità per i capitalisti dell est di spendere molto risorse per il suo acquisto. La produzione sottocosto degli Stati del sud nell America del Nord determinò uno dei fattori delle ostilità nella guerra di secessione americana; la produzione con mercato di espansione 10

11 dell Inghilterra con il Commonwealth determinò l affermazione dell Impero con le sue rotte commerciali e le sue navi corsare. Sia nell uno che nell altro caso non è stata la romantica capacità di sopportare ( aumento della produttività ) a vincere ma l affermazione sempre più rapida del proprio interesse secondo la situazione geopolitica. Tali interessi ora non sono più popolari e riconducibili alla classe dirigente, che può moderare la politica dei prezzi, ma sono elitari e difficilmente riconducibili, senza alcun rapporto tra classe dirigente e classe produttiva; né possono essere diffusi con le politiche di espansione. D altra parte la concentrazione di capitale in sé non produce potenza se in atto non si traduce in realizzazione di beni e produzioni con conseguenti sbocchi commerciali come ha dimostrato l esperienza della Spagna del 500 le cui immense risorse d oro affluente dalla conquista americana non hanno costituito la base di realizzazioni commerciali come intuito dalle compagnie di navigazione del nord Europa che così hanno sostituito i prestiti dei banchieri tedeschi Fugger e fiorentini, forti prima dello spostamento delle rotte commerciali dal mediterraneo all atlantico. In questo contesto il World Trade Organization è fallito, perché a Ginevra gli europei hanno proposto la riduzione del 46% dei sussidi agricoli in cambio di aperture su altri fronti commerciali, cioè in altre parole dell allocazione dei propri prodotti con conseguente profitto. Gli extraeuropei hanno chiesto un taglio del 56% in cambio di niente, cioè alcuna apertura commerciale. Gli statunitensi hanno aumentato le loro sovvenzioni agricole. E poiché dunque questa allocazione è osteggiata vuole dire che le multinazionali operanti in chiave de/localizzata vendono in occidente dando lavoro a est e qui, in Europa, accumulano capitale spingendo per l abbassamento dei dazi mentre è difficile per le industrie occidentali vendere in Asia. L Unione spende metà del budget in agricoltura per resistere alle pressioni esterne e non sfonda dove è forte ( abbigliamento, auto, prodotti tecnologici ). Sono gli altri quindi a domandare quel liberismo economico che è alla base del pensiero giustificativo per l approvvigionamento energetico di quelle multinazionali dell occidente che accolgono il liberismo per de/localizzare ma che dominano l approvvigionamento energetico. A guardia di questo sistema di produzione le spese militari per le quali ogni anno il mondo spende circa 3 volte quello che spende in cibo; è chiaro che gli stati distribuiscono cibo alle popolazioni mentre il petrolio e i prodotti farmaceutici distribuiscono profitti alle multinazionali: ovvero sia il sistema/mondo lavora per poche famiglie finanziarie. Gli Stati sono impegnati nella lotta per le materie prime e nella distribuzione delle risorse con profondi contrasti in seno al WTO mentre le multinazionali sono relativamente condizionate e gli investitori sono la forza attiva, appropriante e libera. In parole povere all aumento del Pil delle nazioni non corrisponde l aumento dei salari ma la fortificazione della garanzia del capitale internazionale che produce dove il costo del lavoro è più basso. L intensificazione del commercio e lo sviluppo tecnologico uniti all utilizzo del lavoro degli immigrati ( e la conseguente emarginazione del lavoratori non specializzati ) infatti non consente comunque alle nazioni più industrializzate di competere a livello globale.perché? perché le banche crescono e l industria no! Perché la riduzione dei costi ( quale il costo del lavoro ) non è sufficiente per l accrescimento del fatturato se non si vendono i prodotti finali. La banca, invece, deve offrire solo più danaro ai suoi risparmiatori e tale condizione non si basa solo sulla riduzione dei costi ma sulla intensificazione dei profitti delle azioni delle società quotate: un prodotto finale che non ha vincoli di territorio. Ne consegue che ovunque allo sviluppo si accompagna uno sfruttamento sottostante sia dentro che fuori i paesi più forti. Perché le nazioni più forti hanno esaurito la loro domanda interna e vedono crescere la platea degli assistiti, strette dal bisogno di soddisfare le esigenze popolari e dalla necessità di aprire all immigrazione clandestina mentre le nazioni più deboli hanno bisogno del capitale per continuare a sostenere uno sviluppo diventato condizione indispensabile per la partecipazione alla distribuzione delle risorse. L abbassamento della domanda interna significa meno tasse e meno risorse da distribuire; viceversa l allocazione dei prodotti all esterno, osteggiata ovunque - ha la conseguenza di rafforzare un consumo mondiale e un conseguente welfare mondiale che non può non ridurre quello locale; contestualmente per realizzare tale consumo le nazioni più povere hanno bisogno 11

12 degli investimenti e della tecnologia ( e quindi della compartecipazione del capitale internazionale ) poiché è noto che le due leve dello sviluppo sono la formazione e l energia. La crescita delle nazioni più deboli è funzionale alla crescita delle multinazionali che capitalizzano in euro e possono allocare i prodotti nel Paese ospite; l indebitamento dell Occidente è un effetto funzionale della scelta dei suoi predatori. L aggressività asiatica, confinata in estensione, è asimmetrica e orizzontale e fonte di profonde rivoluzioni interne. Ovunque, in definitiva, è la forma nazione in difficoltà. Nazioni aggredite dal capitale privato: la Romania, per esempio, per entrare in Europa ha deciso di cedere la società petrolifera di Stato, Petrom, a un investitore strategico, l austriaca OMV; in pegno hanno dato la Banca Commerciale La Romana, nella quale la Banca Mondiale ha una consistente quota percentuale. In Ucraina la rivoluzione arancione è stata aiutata dall Open Society di Soros ( che attaccò lira e sterlina, resistenti per motivi diversi al capitale europeo, rispettivamente, per le partecipazioni statali, l Italia, per il mercato di capitali concorrente, Londra ); Parigi controlla 10 dei 50 leaders dei settori industriali globali. In Gaz de France lo Stato ha il 70% e la Francia è contro la fusione Suez-Gdf per non privatizzare il gruppo rendendolo così aggredibile ed ha resistito all Enel che però è entrata nei programmi di ricerca francesi. Mikhail Khodorkosky controllava la Yukos ( la 4 società petrolifera mondiale ) che produceva il 20% del petrolio russo. La Yukos stava per vendere un pacchetto delle azioni agli americani, la Chevron Texaco; d altra parte per esplorare i giacimenti siberiano occorrono somme che i russi non hanno. La Yukos è stata distrutta con multe miliardarie ( 3,4 miliardi di dollari ) e comprata dalla Rosneft ( compagnia statale ). Eni e Enel in joint/venture si sono aggiudicate un asta per 4 società della fallita Yukos; ma la maggioranza delle azioni è stata data alla società Gazprom, la quale ha lanciato un prestito obbligazionario a 8 anni da 1,22 miliardi di dollari, totalmente garantito dall italiana SACE, società di assicurazione crediti all export totalmente dipendente dal Ministero del Tesoro. La maggioranza di Tamoil ( compagnia libica di raffinazione ) è stata conquistata per 4 miliardi di dollari da Colon Capital, fondo investimento statunitense. Capitali privati aggrediti dalle Nazioni: i russi hanno cacciato la Shell dai giacimenti di gas, prendendosi la loro licenza di estrazione, ma si dice che, secondo il magazine Mergers and acquisitions, hanno dovuto rinunciare ad acquisizioni all estero per 50 miliardi di dollari. Gli accordi per Sakhalin 2 e Kovyokta sono stati giudicati coloniali, discriminatori verso alcuni azionisti ( cioè i Capi della nomenklatura della Federazione russa ). Con Eltsin la Shell e i giapponesi erano sui campi di Sakhalin e la Tnk British Petroleum si aggiudicò Kovyta. La Cnooc, grande impresa di Stato, cinese, ha offerto 18 miliardi e ½ di dollari per la Unocal, statunitense, compagnia petrolifera con grandi giacimenti in Asia. I cinesi hanno chiesto agli statunitensi di non interferire nel libero mercato. Greenspann ha difeso la Cina in questo caso; viceversa la politica statunitense ha bloccato l operazione. La Cnnoc è rappresentata a Wall Street da due prestigiose banche d affari quali Goldman Sachs e Morgan Stanley. L offerta cinese era superiore a quella della Chevron. Nazioni in competizione: tra il 98 e il 2000 il 30% delle sub/forniture tedesche è stato spostato all estero con una riduzione del costo del lavoro tedesco del 24%; La Baviera si è spostata verso la Sassonia anziché il Veneto; la Polonia offre 14 enclave fiscali come Kostrzyn Slubice. la Germania è tornata primo esportatore mondiale. Dresda è il polo europeo della microelettronica ( per la microelettronica gli inglesi hanno l azienda di ricerca Future Horizon ). Le produzioni più semplici vengono dislocate all estero mentre quelle a maggiore intensità di capitale vengono rimpatriate: per esempio Bayer e Schering hanno deciso di fondersi per porre la Germania in vetta alla farmacologia mondiale. Nel 2005 le prime 30 imprese tedesche hanno accumulato 130 miliardi di euro per acquisizioni internazionali. Nel 98 il deficit commerciale tedesco era di 6 miliardi; nel 2006 vi è surplus di 61 miliardi. Accade perché la Germania è più competitiva degli altri europei e ha abbassato il costo del lavoro altrimenti gli operai sono costretti a subire una più pesante de/localizzazione. La Germania ha un credito con la Russia di 14 miliardi di euro e, attraverso la società veicolo Aries, ha cartolarizzato in 3 tranche 5 miliardi di euro collocandoli come 12

13 obbligazioni, ricavando 20 miliardi di euro. La Russia ha un debito verso le nazioni creditrici di 43 miliardi di dollari. La Germania detiene il 40% del debito russo. Occorre tuttavia osservare che fino al 2000 la Russia era indebitata, mentre ora ha fondi di investimento per 357 miliardi; la Cina per 250. Negli anni 90 la Russia chiedeva il condono del debito estero. Nel 1992 la Russia vendette molto oro. Fino al 2000 la Russia aveva una montagna di debiti; ora è la 3 riserva valutaria dopo il Giappone e la Cina. Alenia e Sukhoi svilupperanno il Superjet 100. Enel e RosAtom collaboreranno per l energia nucleare. Intesa/San Paolo e Mediobanca apriranno linee di credito con Vtb Bank. Alexej Mordashov è maggiore azionista della Severstal, secondo gruppo siderurgico russo ( acciaio ).. Negli Stati Uniti Kotlikoff denuncia: in USA abbiamo un tasso nazionale di risparmio del 2% rispetto al 12/15 % degli anni 60. Gli USA sono esposti verso la Cina per 162 miliardi di dollari ( 2004 ). Il Governo prende i soldi ai giovani e li dà agli anziani sotto forma di pensioni e benefici sanitari. Laurence K dice che esistono debiti del Governo americano non ufficiali. Le nazioni finiscono in bancarotta se la gente vende i titoli di stato perché non sono coperti; Gli statunitensi premono perché la Cina sia un paese di consumatori e non solo di risparmiatori, al fine di allocare i prodotti, viceversa su il Corriere della sera del 22 luglio 2005 si legge che Greenspan ammoniva: è nell interesse della Cina permettere alla sua valuta di muoversi, cioè a dire: la vostra indebita concorrenza sarà combattuta con l esclusione dal commercio internazionale e da un minor afflusso di capitali stranieri. Dopo le pressioni USA lo yuan è stato rivalutato del 2,1% ed è agganciato ad un paniere di valute estere tra cui l euro. In pratica la Cina non può vendere oltre sottocosto. La sua moneta non deve fare indebita concorrenza: e la si aggancia all euro. La Cina Nel 2005 è diventata la 4 economia mondiale. Nel maggio 2005 la Lenovo, massima azienda elettronica cinese, ha comprato la branca dell IBM che produce PC. La Haier, la più grande azienda di elettrodomestici in Cina, ha offerto un miliardo e trecentomila dollari per l omologa USA Maytag. La Cina produce 6 miliardi di scarpe l anno; produce il 70% delle fotocopiatrici del pianeta; nel 93 aveva un solo centro di ricerca ( R&D ), oggi ne ha 700. I cinesi hanno acquistato la Rover. La Cina ha un tasso di risparmio del 50% mentre gli Usa del 14% L impresa cinese che vende in Europa deve pagare un dazio dell 8,25%; noi, per vendere in Cina, paghiamo un dazio del 35%. Shangai fonderà 4 aziende statali compresa una società che è partner del gruppo francese Danone per costituire la Bright Food Co con un fatturato annuo di 2,75 miliardi di euro. La Cina incoraggia le imprese statali a fondersi per sostenere la concorrenza. L India, un economia molto protezionistica, che chiude il mercato ai prodotti europei, ha nuovi capitani d industria che operano su settori strategici, quali, per esempio: Ratan TATA in auto, Tlc e Informatica con 215mila dipendenti e in partnership con Fiat; Lakshmi MITTAL nell acciaio con 320mila dipendenti e un fatturato di 55 miliardi di euro; Malvinder SINGH con la Ranbaxy Laboratories per i farmaci generici con un fatturato di 2 miliardi di dollari (Ranbaxy, la più grande azienda farmaceutica del paese, si è candidata rilevare la tedesca Merck ); Nandan NILEKANI in Informatica con Infosys Technologies e 58mila dipendenti; Azim PREMJI con la WIPRO per i Software Informatici con un fatturato 1,35 miliardi di dollari; Kishore BIYAMI con Future Group per la grande distribuzione con un fatturato di un miliardo di dollari. L India laurea ingegneri l anno. Intesa San Paolo finanzia con 65 milioni di euro l espansione di Piaggio in India, anche per realizzare a Pune uno stabilimento per motori diesel. Nel settore del petrolio l ENI rafforza intese con ONGC. Unicredit, invece, vuole vendere i suoi fondi tramite banche dell India, concorrendo con la Standard Chartered la banca straniera più forte in India. Videocon, gruppo indiano dell elettronica, in Italia costruisce schermi al plasma e Lcd, dando lavoro a 1400 persone e investendo 1,6 miliardi di dollari nel nostro paese; viceversa a Nuova delhi c è la STMicroeletrics, gruppo multinazionale di semiconduttori, guidato da Pistorio. Capitali privati in competizione: il Messico, la 12 economia mondiale, è sede di America Movil il cui proprietario, Carlos Slim Helu, è il 3 uomo più ricco del mondo. At&t ( statunitense ) e America Movil ( messicana ) hanno lanciato un offerta di 2,82 euro per azione per il 33,3% ciascuno di Olimpia di Telecom Italia. La concorrenza impone le grandi fusioni. Ketchup Heinz ( 13

14 USA ) compra Benedicta ( maionese francese ). Inbev ( belga ) compra Anhuse Busch ( USA birra ).Gas Natural ( Spagna ) ha comprato Union Fenosa ( Spagna ). Bg ( UK ) ha comprato Origin Energy ( Australia ).Xstrata ( Svizzera ) compra Lonmin ( UK/miniere ).Roche ( svizzera farmaceutica ) compra Genentech ( biotecnologie ).Toyota ha superato Chrysler, insedia Ford e vuole superare GM. La visione d insieme di tali operazioni pone in evidenza una diffusione molecolare di iniziative economiche di tutti contro tutti in un apparente libero disordine, ma, in realtà, seguendo la silenziosa regola dei rapporti di forza si nota che le nazioni più forti sono indebitate e hanno dato la base a quelle società private che aggrediscono i mercati curando due questioni fondamentali: le materie prime e il capitale/base. Il capitale base è difeso dal risparmio ( Pil delle nazioni sviluppate ) e valorizzato dalla moneta forte ( l euro ) e le materie prime sono conquistate dalle nazioni più armate. Più le società d investimento acquistano potere sulle nazioni, più dividono utili che non possono essere dispersi da una moneta internazionale debole. L offerta delle nazioni di materie ( petrolio e gas da Arabi e Russi ) e costo lavoro basso ( Cina, India e Africa ) è data alle società di investimento a patto di distribuire più equamente l allocazione dei prodotti, cioè dazi più bassi per l esportazione verso i Paesi più forti. In sostanza il risparmio delle formiche soccorre le banche occidentali, che garantiscono quelle società di investimento che hanno determinato l euro. Per avere sviluppo e investimenti la Cina ha accettato la valorizzazione dello yuan e l aggancio all euro: viceversa ottiene dazi più bassi per l esportazione: la vera questione è infatti l allocazione dei prodotti, cioè a chi vendere il bene. La progressiva esportazione verso i Paesi più forti è ostacolata dalle nazioni occidentali ma l impegno dei grandi risparmiatori ( intendo qui le nazioni asiatiche ) ha un nemico ancora più profondo in quelle società di investimento che, da una parte, promettono liberi scambi, e, dall altra, proteggono brevetti e approvvigionamento. Le nazioni, neutralizzate dai blocchi di forza, sono giganti colpiti da rapaci dall alto. Gli antichi rapporti fiduciari sono cessati. Le nazioni non sono più i garanti: non sono ora costoro i più forti e astuti. Nazioni trasparenti in assenza di reciprocità con i gruppi privati, pesanti, lente: esattamente il contrario della forza. Le nuove dinamiche di potenza cercano nuove espressioni per la loro forza. E la forza non è data dall unione delle debolezze ma dalla rapida concentrazione in un dato momento nel vuoto che si è creato. A Edoardo III d Inghilterra nel 1345 i fiorentini prestarono un milione e trecentosessantacinquemila fiorini. Egli non li restituì; ma comunque Edoardo IV ebbe un nuovo prestito da Cosimo de Medici perché aveva la forza di farselo prestare e sopratutto di farne profitto. Così come le tribù furono assorbire dall Impero, così come gli Imperi decaddero e i feudi determinarono le monarchie, così come le monarchie decaddero e si formarono gli stati nazionali, così ora è in atto la formazione di una nuova potenza politica di cui ancora ignoriamo il volto. L investitore cerca utile nel danaro; prima comprava titoli di Stato. Ora lo Stato è in deficit. Investe quindi nelle multinazionali per ottenere gli utili attraverso i dividendi; successivamente tali utili vengono movimentati su società veicolo che li proteggono dalla tassazione e vengono investiti in termini di prestiti, cercando così di ottenere ulteriori vantaggi in breve prospettiva temporale e, quindi, ad alto rischio. E esattamente in tale contesto che dobbiamo osservare la crisi dei mutui subprime e la manovra degli Stati Uniti per cercare di risolvere una crisi finanziaria globale, cioè con la vendita di obbligazioni verso fondi sovrani stranieri e con il ricorso ai contribuenti, quindi più tasse come già accadde nel caso della Bear Stearns, banca d affari privata, salvata formalmente da JP Morgan Chase, ma i cui costi di salvataggio furono addebitati al Tesoro americano (29 miliardi di dollari), cioè all inflazione scaricata sul sistema/mondo. 14

15 La servitù dell Unione Europea all interesse delle obbligazioni versi i fondi di investimento nel fatturato delle multinazionali in termini di dividendi degli utili Da una stima empirica della crisi dei mutui ad alto rischio in termini di sofferenze bancarie totalizziamo la cifra di 334,53 miliardi di dollari, una somma che corrisponde esattamente a quasi quanto viene offerto dalla nazionalizzazione delle due banche statunitensi. La nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, che controllano miliardi di dollari di mutui, dimostra la necessità dell originario atto di aggressione che è alla base del primo arricchimento. L esperienza dell insolvenza dei mutui ad alto rischio non ha evidenziato l interdipendenza finanziaria ma, più esattamente, l obbligo di soccorso alla finanza statunitense: due fatti storici ma non necessari; infatti in altre circostanze il fallimento di banche è stato soccorso dagli enti di credito interni e nazionali e, generalmente, ogni stato ha affrontato le crisi da solo anche con ricorsi a prestiti ma non per gratuita dazione. In passato i riflessi internazionali delle crisi creditizie si sono avuti sui mercati delle esportazioni ed importazioni. Oggi, invece, la crisi creditizia si è riflessa sulle banche centrali che hanno reagito in parte con i fondi sovrani ( indebitandosi all estero ), e, in parte, con la tassazione del commercio. Poiché tuttavia l insolvenza è stata garantita dalla nazionalizzazione possiamo dedurre che le banche centrali hanno pagato la mancata redditività della loro capacità emittente rispetto alle società verso cui sono obbligate: redditività sicuramente connessa alla Banca Mondiale per l implicito riconoscimento che tutte le monete sovrane devono riconoscere tra loro e, in primis, almeno fino a ora, del dollaro: l ultima unità di misura tangibile; infatti la BCE stampa moneta e, pertanto, deve osservare gli equilibri generali. La crisi dei mutui ha dato sofferenze alle banche statunitensi che sono state aiutate dalla Banca Centrale Europea e dalle Banche Centrali d Inghilterra, Giappone, Canada e Svizzera: cioè cinque banche centrali si sono accordate per iniettare liquidità nel sistema bancario in sofferenza. Le Banche Centrali vivono di capitali ed, evidentemente, questi capitali sono in parte anche quelli delle società d investimento che, da una parte, hanno collocato i loro prodotti, ma, dall altra, hanno comprato le obbligazioni della BCE. Perché mai la BCE altrimenti avrebbe dovuto intervenire? Con questa crisi le banche sono costrette alla stretta creditizia mettendo in difficoltà le società ma soprattutto gli azionisti che con i fondi d assalto sono presenti nelle multinazionali, per cui tale risparmio azionario potrebbe essere liquidato e costringere i fondi a domandare alle banche centrali il rientro dei loro crediti verso l Ente emittente le obbligazioni. Con la crisi dei mutui ad alto rischio il FMI ha compreso il pericolo della distruzione dell economia reale proveniente dalla finanza USA. Ora per rispondere le banche hanno bisogno di ricapitalizzare e quale via vogliono seguire? Da una parte usare i fondi di investimento sovrani, con ogni probabilità esteri, cioè ulteriormente indebitarsi e svalorizzare la propria moneta creando la base di ulteriori conflitti commerciali e d altra parte il FMI auspica l aumento dei consumi, cioè la tassazione con l IVA dei cittadini europei perché è proprio il consumo dei cittadini europei che favorisce l accumulo di capitale presso la Banca Centrale Europea e tale aggregazione monetaria costituisce il pegno da pagare alla finanza internazionale e la sua volontà di profittare del mondo. La Banca Centrale Europea si è mossa perché obbligata dagli impegni presi con i fondi di investimento che acquistano titoli con le aste pubbliche emessi dalle medesime banche al posto degli stati e resta ferma inchiodata dalla prospettiva marxista leninista, l antica alleata del capitale internazionale con la politica dei prezzi tipica dell economia comunista e funzionale al profitto del capitale; come può essere negato che Lenin teorizzava l opportunità di sostenere la piccola impresa libera e obbligarla solo a rendere una quota di surplus all Autorità garante delle cime dominanti dell economia:cioè mezzi di trasposto, banche e grande industria. Il passaggio in Russia al modello stalinista comunista con il lascito ai contadini della quota di sopravvivenza e il versamento, obbligato, della differenza ( indipendentemente dalle condizioni di uomini, mezzi e circostanze ) allo Stato era proprio la politica di uno Stato aggressore verso altre nazioni 15

16 indipendenti, quale l Ucraina, per esempio, mentre la politica leninista attuata in Cina ed Europa vede lo scontro di due imperialismi, di cui quello cinese è più concreto perché basato sulla capacità di produzione a costo inferiore di un maggiore surplus di risorse, mentre quello europeo ha bisogno dell indebitamento che favorisce il capitale internazionale, rapito alla economia americana dai più traditori dei suoi finanzieri così come i senatori di Roma, ormai incapaci di produrre surplus ed espandersi, pensarono di comprare i barbari e dominare dall esterno il processo di indebolimento interno da Diocleziano in poi. E come oggi gli stati nazioni sono attaccati dalle multinazionali così l Europa si nutre della debolezza delle sue nazioni senza formare essa stessa forza politica e determinare le condizioni per le quali le sue obbligazioni si basino sul Pil e non solo sul tasso d interesse della compravendita del danaro. Quali sono infatti le fonti del capitale europeo? Esse sono: i dazi contro i paesi terzi sui prodotti agricoli importati l iva, cioè la tassa sul consumo le obbligazioni per aste pubbliche, cioè lancio di prestiti della BCE infine le risorse degli Stati soci contraenti poiché i dazi servono a proteggere l economia agricola europea dalla sua intrinseca debolezza rispetto ai paesi con un costo del lavoro enormemente inferiore ( è sufficiente pensare che la politica agricola europea costa metà dell intero budget e produce solo il 2% del Pil comunitario ) e le obbligazioni sono degli indebitamenti, ne consegue che la forza speculativa è nello sfruttamento delle transazioni europee. La domanda interna dell Europa dunque è alla base dell arricchimento di un capitale internazionale. Le condizioni dettate a Maastricht ai paesi europei sono le seguenti: Deficit pubblico non superiore del 3% del Pil ( per i conti pubblici ), cioè la garanzia dei prestiti Debito pubblico non deve superare il 60% del Pil( in relazione all aggregato monetario circolante), cioè il valore del titolo pubblico Tassi interesse non più di 2 punti percentuali alla media dei tassi dei 3 paesi con inflazione più bassa: è il voto di condotta dei mercati Inflazione non più di 1,5 punti percentuali inflazione media dei 3 paesi con inflazione più bassa, cioè prezzi più bassi, più competitivi. Gli stati cioè non potevano più essere garanti dell indebitamento e, conseguentemente, non è più un autorità politica ad avere la sovranità della compravendita del danaro; infatti è la BCE che stampa danaro. Il rischio inflazione è dato da prezzi energia e alimentari ( che non dipendono dall Unione Europea ) prezzi amministrati ( che dipendono dalle burocrazie ) Imposte indirette ( che favoriscono l Unione ) rapporto salari/prezzi ( che a parità di condizioni di profitto non cambiano il rapporto capitale/salario perché i produttori pagano stipendi più alti aumentando il costo dei prodotti ); l aumento dei prezzi dunque si scarica sul salario pubblico e la Banca centrale sarebbe costretta a stampare più moneta senza un aumento dei beni in circolazione, ma sia i beni che i capitali agiscono in una logica globale per cui non si registra un contenimento dell inflazione, ma più esattamente una diminuzione del salario europeo 16

17 pubblico, più in funzione della finanza internazionale che della produttività del Prodotto Nazionale Lordo Europeo. E facile vedere che il contenimento del costo del danaro premia, quindi, solo il profitto finanziario perché nessuna di queste voci è contraria agli interessi dell Unione insieme a quelli dell investimento, in quanto più danaro circolante significa più consumo ( e quindi più Iva per l Europa ) o più risparmio ( e quindi meno guadagno per la finanza ). La questione è che la spirale salari/prezzi dovrebbe essere collegata alla produttività che, in larga parte, è de/ localizzata, mentre il capitale è esaltato dall euro e tende ad accentrarsi. Ma quale l effetto della produttività se la questione centrale è nella allocazione dei prodotti dove i mercati dei paesi occidentali sono saturi e l esportazione è ostacolata in Asia? Spiega, per esempio, il Capo della Volkswagen: produrre Passat in Cina costa ancora 10% più che in Germania! Gli stati non possono indebitarsi, l Unione europea può indebitarsi con la BCE. E chi garantisce per la BCE se, in ultima analisi, non può abbassare il costo del danaro o stamparne dell altro?la risposta è nelle obbligazioni sottoscritte dagli azionisti globali poiché la produttività è confinata. Il danaro debole favorisce le esportazioni ma scoraggia l afflusso dei capitali; è gradito ai politici e spiace ai banchieri. Il fatto principe però consiste nella circostanza casuale che i capitali originari non sono solo europei, effetto della produttività, ma anche delle multinazionali e dei risparmiatori globali e hanno formato l euro che è nato con due condizioni: debolezza degli Stati europei e aggressività dollaro ( fine convertibilità dollaro/oro ); l aggressività del dollaro costringe tutte le multinazionali a ruotare intorno al dollaro e quindi c è voluta una nuova moneta per un nuovo accordo. Le multinazionali operano con dollari e poiché l interscambio commerciale superava in valore quello delle riserve in oro degli stati, le società hanno approfittato del nuovo campo vuoto, zona libera, per approfittare della debolezza degli USA che hanno dovuto sganciarsi dall oro per conservare la propria ricchezza da distribuire. Il gruppo politico/economico dominante USA ha tradito il suo Paese e creato nuovi venti. Questa congiunzione tra la debolezza degli USA e nuove forze di riorganizzazione delle forza economica di base in USA ha portato alla fine degli accordi di Bretton woods. In questo contesto l Unione europea non può emettere ulteriori dazi perché la risposta dei paesi esterni sarebbe quella di proibire sul loro territorio gli investimenti delle multinazionali che hanno in mano le obbligazioni occidentali; d altra parte le multinazionali producono con lavoro esterno sottopagato per vendere agli occidentali. Con la globalizzazione i conservatori vogliono proteggere il capitale e liberalizzare il mercato del lavoro; la sinistra vuole liberalizzare il mercato dei prodotti e proteggere i lavoratori. La soluzione dei conservatori si lega necessariamente a una politica nazionalcomunista che comporta un generale impoverimento mentre quella dei progressisti ignora le condizioni della competizione e le esigenze degli altri popoli ( in realtà la maggiore giustizia distributiva interna al nord è relativa alla maggiore ingiustizia esterna tra nord e sud mondo ). Entrambe le soluzioni nell attuale sistema/mondo sono ampiamente surclassate e sono ancorate e ferme mentre le tensioni prodotte dall accumulazione del capitale internazionale continueranno a crescere con scenari sempre più devastanti. Nel settembre 2008 petrolio e prodotti agricoli ribassano; eppure in Europa scende il Pil: ed anche in Cina! quale romantica concorrenza dunque?quali giustificazioni dei rincari in Europa?Curioso: scende il prezzo delle materie prime ma non aumentano i consumi e gli investimenti! È evidente che i consumi non sono legati alle materie ma alla saturazione del mercato più sviluppato e alla mancata redditività di quelli in via di sviluppo per i reciproci confinamenti nazionali: la scommessa sui prezzi delle materie prime presa nei contratti future non può essere persa. E persino l oro perde valore, collocandosi a 803,05 dollari l oncia, significando appunto che non costituisce più riserva di valore assoluta. In questo scenario l Asia sta conducendo una lotta economica imperialista perché è basata sul espansione dei suoi prodotti e sulla crescita dei suoi popoli, ma è ostacolata dalla concentrazione di capitali a ovest utili per l acquisto di brevetti e risorse 17

18 energetiche. Gli arabi stanno conducendo una lotta finanziaria perché la sovrapproduzione di petrolio arricchisce il capitale delle multinazionali e abbassa la loro redditività e può comportare per loro una crisi come quella di Wall Street del 1929 per sovrapproduzione di prodotti agricoli, e, quindi, mutatis mutandis, sovrapproduzione di petrolio. L Asia lotta per escludere perché vuole allocare i suoi prodotti. Gli arabi lottano per l inclusione per allocare il loro prodotto. La Russia riduce la sua potenza adattandosi alla sua necessità produttiva per sopravvivere all investimento dei capitali stranieri. La crescita del mercato nel sistema/mondo significa concentrazione di capitali mentre le campagne sono abbandonate e ovunque c è il versamento delle energie produttive per saturare i mercati globali in estensione: ma si assiste ad una omogeneizzazione ( tutti i contadini lasciano la terra, tutte le società investono in fondi senza vincoli, tutte le multinazionali de/localizzano negli stessi spazi ) dalla quale si può dedurre che non esiste un sistema/mondo interdipendente, ma che l esistenza di tale interdipendenza preme per una verticalizzazione dei rapporti economici sempre più stretta e avvitata a spirale. L intero sistema/mondo è coinvolto e l affermazione del capitale internazionale per mezzo delle multinazionali stringerà i popoli in un grande indebitamento la cui conseguenza può riposare solo in una volontà politica nuova che se avesse la forma delle antiche nazioni vedrà l Europa definitivamente scomparire dalla scena del mondo. 18

19 CONCLUSIONI Le multinazionali producono a est, dove il costo del lavoro è più basso, e investono i profitti a ovest, dove l euro offre un tasso d interesse più alto; contestualmente, per vendere i prodotti finiti, premono perché l Occidente abbassi i dazi, con conseguente esposizione alla concorrenza asiatica, e diminuzione del rispettivo Pil che, in definitiva, costituisce l ultima garanzia del capitale europeo, in termini di prezzo dei consumi e delle esportazioni. Tale capitale, dopotutto, deriva non solo dalla produttività ma anche dalla sottoscrizione delle obbligazioni dei risparmiatori internazionali i quali sono presenti nei fondi di investimento poiché l indebitamento delle nazioni sviluppate produce l abbassamento del valore dei titoli pubblici. L afflusso dei capitali privati verso i fondi ha determinato una esposizione delle banche per l allocazione dei propri prodotti e la crisi delle medesime è conseguente non alla necessità di coprire i buchi dei fondi speculativi ma a quella di competere con i medesimi fondi, perché la crisi non si è avviata per gli speculatori ma dalle banche regolamentate, sopravanzate dall aggressività degli speculatori stessi. La domanda di rientro dei risparmiatori internazionali verso gli enti debitori, in conseguenza della crisi, costringe le banche occidentali a intervenire, poiché la liquidazione del risparmio espone i titoli azionari degli investitori nelle multinazionali. Contestualmente i paesi asiatici non possono approfittare della debolezza politica occidentale per le condizioni di inferiorità in cui si trovano, di fronte alle medesime multinazionali, per l approvvigionamento energetico e la disponibilità dei brevetti. In conseguenza il capitale pubblico di tali paesi, per sviluppare condizioni di competitività, deve aprirsi a quello dei risparmiatori occidentali, determinando condizioni di competizione con i rispettivi poteri pubblici, come nel caso della Yukos, con l effetto di una verticalizzazione dei rapporti economici propria non di un mondo interdipendente ma di un mondo dipendente dalla concentrazione del capitale internazionale, il quale, verso l alto e le risorse energetiche, nega quella libera concorrenza che impone verso la bassa produttività, che, a sua volta, invoca quella politica dell abbassamento dei prezzi, possibile con la riduzione del flusso del danaro, che è la condizione principe per la valorizzazione del tasso d interesse, con la logica deduzione del patto dei patti tra capitale internazionale e comunismo mondiale. 19

20 Della azione dei popoli d Europa per I. contribuire alla affermazione di una sola moneta: perché la presenza di monete diverse favorisce il rapporto speculativo produzione/risparmio II. affermare il principio dell interindipendenza tra formazioni sociali e banca centrale garantito dall autorità politica: perché la dipendenza dal mercato impone in successione l indebitamento III. conservare gli equilibri dell indebitamento per evitare il caos finanziario conseguente allo scioglimento dei rapporti di forza detassando progressivamente il risparmio investito. IV. costituire una società di proprietà pubblica per estrazione e raffinazione del petrolio: perché la competizione del pubblico rafforzi il necessario dualismo che è in tutte le cose in natura e capace di salvaguardare la via del giusto equilibrio V. rapportare in senso inversamente proporzionale al reddito il welfare ancorato a protocolli di applicazione: perché l assoluto principio di uguaglianza favorisce il creditore mentre la proprietà difende il piccolo e la sua capacità di sostenere il debito VI. ri/equilibrare la delocalizzazione: perché tassando il luogo della vendita e non il luogo della sede societaria si premia lo sforzo allocativo delle risorse prodotte e non il capitale passivo VII. incenerire danaro conseguenza di fonte illecita: perché il danaro sporco ammala l economia reale a danno di tutti VIII. proporzionare l utile della società a quello del manager e l utile del operaio a quello del manager: perché la gerarchia sia fonte di merito e riconosciuta perché essa è gia in tutte le cose e si sale in alto attraverso spirali di relazioni formate da cerchi concentrici sempre più piccoli IX. costituire società pubbliche e private per i servizi essenziali realizzando il duopolio: perché l uomo non sia schiavo della propria debolezza e cerchi l equilibrio tra gli opposti estremismi della personale avidità e del disinteresse pubblico X. e infine la moneta rifletta il giusto equivalente di valore in oro e grano 20

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