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Una lettura in un ottica di genere

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2 Indice Premessa 1 Lavoro e identità 2 Una lettura di genere 4 Parte Prima Le Storie di Vita 11 Capitolo 1 Introduzione metodologica 12 Gli obiettivi della ricerca e la scelta del metodo 12 Le narrazioni 12 Racconti di donne e racconti di uomini 13 Capitolo 2 L analisi dell avvio delle interviste: l incipit quale significativo indicatore del codice narrativo 15 Una breve premessa metodologica: importanza dell inizio del racconto nel metodo biografico 15 Un analisi quanti-qualitativa: occorrenza tematica dell inizio della narrazione 16 Gli incipit riguardanti il lavoro 17 Gli incipit riguardanti i percorsi formativi 23 Gli incipit riguardanti la famiglia 26 Gli incipit dedicati alla condizione del non lavoro 29 Capitolo 3 Storie di scelte 31 Dalla famiglia al lavoro 31 La socializzazione al destino di genere 32 Le scelte formative 32 La famiglia come vincolo 34 Dalla scuola al lavoro 36 L accesso al mondo del lavoro 43 Capitolo 4 Dal lavoro al non lavoro: i percorsi di esclusione e la percezione dell inattività lavorativa 51 I percorsi di esclusione: le motivazioni oggettive e soggettive dell esclusione dal mondo del lavoro 51 La grande crisi: dal lavoro dipendente alla flessibilità, dal lavoro autonomo al non lavoro 53 Le motivazioni soggettive: effetti del mobbing e della qualità ambientale nelle scelte professionali 56 Lavoro e salute 58 Le scelte familiari e il non lavoro 60 La condizione del non lavoro: condizione, atteggiamenti e psicologia della condizione non lavorativa 63 Capitolo 5 Dal non lavoro a lavoro: vincoli e risorse, le immagini del lavoro e le strategie di reinserimento 73 Immagini e percezioni del lavoro 73 Il doppio svantaggio: donne ultraquarantenni in cerca di lavoro 76 Strategie di reinserimento e progetti di vita 78 Rapporti con i centri per l impiego 88 II

3 Parte II Focus group 91 Introduzione 92 Il contesto teorico 92 La scelta metodologica 93 I risultati dei focus 94 Tipi di contesti lavorativi 95 Tempi di vita e tempi di lavoro 95 Tempi femminili 97 Casalavoro e il resto? 97 Modelli familiari 98 Stili di leadership femminili 99 Saper delegare 100 Età e genere 101 Scarpette e scarponi 102 Scelta della borsa 103 Nuovi modelli da trasmettere 104 Focus contatto 104 Oltre 40 parità di genere 104 Esperienza 105 Modo di porsi/disponibilità 105 Le possibilità introdotte dalla riforma universitaria 105 Parte III Una proposta di lettura: l approccio linguistico 109 Presupposti teorici e metodologici 110 Dall antropologia alla sociolinguistica ricordando gli studi in genere 111 Dallo strutturalismo alle reti semantiche 113 Finalità e obiettivi 115 L applicazione degli strumenti 116 La recherche de l insécurité linguistique 116 L età 122 Il lavoro 123 I soldi 124 La famiglia 125 Il giudizio 127 Random tra i documenti 129 Conclusioni 132 BIBLIOGRAFIA 135 III

4 Premessa Nell ambito del progetto Oltre i 40 anni è stata realizzata una ricerca, finalizzata ad approfondire alcuni aspetti specifici del target di riferimento dell intervento in relazione ai diversi territori provinciali. Gli obiettivi di indagine, in linea con lo spirito di fondo del progetto, sono il frutto della collaborazione con le Province, i cui funzionari hanno partecipato attivamente alla progettazione: è infatti utile da un lato offrire un riscontro complessivo regionale, ma dall altro salvaguardare le singole specificità territoriali. L'ipotesi generale di ricerca si basa sullo studio approfondito della situazione, del comportamento e dell'attesa dei disoccupati ultra quarantenni individuati secondo criteri di omogeneità. L attenzione su questo target specifico avviene anche in virtù degli alti rischi che il non lavoro determina, sia nei percorsi soggettivi sia nei meccanismi di esclusione da percorsi di reinserimento. I rischi principali risiedono in pericolose aperture ascrivibili al fenomeno delle "nuove povertà" e a nuove forme di disuguaglianza e di deprivazione sociale che si innestano sulla difficoltà di accesso non solo al mercato, ma anche alla formazione e all'orientamento. Gli obiettivi di ricerca riferiti ai disoccupati ultraquarantenni - possono essere così sintetizzati: analisi della condizione motivazione (anche soggettiva) dello stato di disoccupazione strategie, ossia azioni intraprese obiettivi professionali bisogni espressi e latenti (di orientamento, di formazione, di utilizzo dei servizi) aspettative La strategia complessiva di ricerca ha previsto, oltre ad un analisi dei mercati locali del lavoro, la necessità di approfondire con modalità qualitative la condizione specifica delle persone adulte in cerca di lavoro, sia a seguito di una interruzione volontaria che per la perdita del lavoro stesso. Si è posto inoltre particolare rilievo ai diversi livelli di aspettativa e utilizzo dei servizi e delle politiche attive del lavoro, finalizzando tale approfondimento alla raccolta di informazioni che possano risultare utili alla programmazione dei servizi stessi e alle modalità di erogazione. 1

5 Lavoro e identità Il mercato del lavoro regionale evidenzia dal punto di vista quantitativo un miglioramento: tre anni fa il tasso di disoccupazione era quasi il 12% ed oggi è dimezzato (media ISTAT 2003: 6,1%) Una lettura più di taglio qualitativo evidenzia però fasce di potenziale disagio su cui è urgente intervenire. A fronte della diminuzione della disoccupazione frizionale e di quella fisiologica, quella patologica è aumentata. Un ulteriore elemento è dato dal fatto che in Liguria il tasso di attività e quello di occupazione sono significativamente bassi del nord Italia. Una lettura congiunta di queste informazioni potrebbe significare che un punto su cui concentrare l attenzione è quel segmento di persone che non si pongono nel mercato del lavoro neanche come disoccupati, ossia stanno nell anticamera della disoccupazione, mettendo in atto strategie di auto esclusione dal lavoro e quindi dai servizi. Un tasso di disoccupazione che decresce e un basso tasso di attività sono indicatori di anoressia del sistema, di mancanza di speranze. Uno dei nodi importanti è allora quello di coniugare le politiche del lavoro con la rimozione delle cause per cui certe politiche del lavoro non si possono nemmeno fare. Nell ambito di un intervento su un target specifico come quello degli Over 40 è sembrato opportuno utilizzare, appunto, il lavoro come lente attraverso la quale conoscere e approfondire motivazioni, attese e strategie dei percorsi individuali nel loro complesso. La condizione anagrafica (l età adulta) in un certo senso amplifica quelle che possono essere le conseguenze di una situazione di bisogno e allo stesso tempo inibisce la progettualità e la capacità di mettere in campo risorse di attivazione. Il lavoro può essere considerato come il principale canale di accesso alla libera e attiva partecipazione sociale; i percorsi professionali rappresentano quindi un canale di mediazione verso la promozione e la costruzione della cittadinanza, sottolineando come ancora oggi le modalità e la qualità di partecipazione al lavoro determinino la possibilità di accedere autonomamente alle risorse per la propria promozione sociale. Il lavoro continua ad essere una chiave di ingresso nel circolo del riconoscimento sociale e un costruttore di identità. Ciò che vale la pena sottolineare è proprio una apparente contraddizione che si instaura, tra la crisi del modello di regolazione sociale fondato sul lavoro industriale e il peso sempre maggiore che il lavoro comunque ha nella costruzione dell identità dei singoli. A quella che potremmo definire frantumazione del lavoro garantito, fa fronte una sempre maggiore incertezza, una incapacità (maggiore difficoltà) di progettare liberamente la propria carriera, non solo di lavoro, ma anche di vita. 2

6 A fronte di un progressivo indebolimento del modello, aumenta il senso e il significato che si attribuisce al lavoro; a maggiore vulnerabilità complessiva corrisponde una altrettanta vulnerabilità nella costruzione delle biografie individuali. Il lavoro che non c è per i giovani implica una impossibilità a progettare il futuro, o per lo meno a progettarlo secondo i canoni che hanno funzionato finché ha retto il modello industriale : è un lavoro intermittente che produce percorsi di vita altrettanto intermittenti, ma che al tempo stesso socializza a una nuova cultura del lavoro, grazie alla quale è possibile entrare in un circolo di progressiva definizione di identità lavorativa. Il lavoro che non c è più (il lavoro perso, la prolungata permanenza al di fuori del mercato o ancora l impossibilità di reggere il lavoro che non c è più) causa implicazioni maggiori di esclusione sociale: non è più solo una (rara) assenza di risorse: il marginale e il precario non hanno la titolarità per partecipare alla costruzione comunicativa della realtà sociale che abitano solo temporaneamente esclusione generalizzata come rischio (non si parla più di esclusione opposta a inclusione), ma il poter esser escluso. Volendo schematizzare, gli elementi che contribuiscono a descrivere le diverse situazioni di debolezza e vulnerabilità sociale sono costituite da una sommatoria variabile di debolezze che a loro volta causano differenti in-capacità. Debolezza economica culturale relazionale politicoistituzionale In-capacità a soddisfare le proprie necessità economiche A gestire l incertezza A godere del sostegno di reti primarie e secondarie Nel farsi riconoscere normativamente la propria debolezza socio-economica Questo schema vale ovviamente in modo generalizzato; alle debolezze citate va però aggiunto, come si vedrà in seguito, il genere, considerando anche i diversi ambiti della vita professionale in cui si manifestano le disuguaglianze: 1. scelta 2. ingresso 3. permanenza 4. perdita del lavoro 3

7 Una lettura di genere Le donne hanno avuto accesso al mercato del lavoro da tempo. Anche in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, l'accesso per le donne è in crescita in diversi settori con un'accentuazione nel terziario. Aumentano altresì la richiesta di lavoro da parte delle donne, la fila e il tempo di attesa di quelle che cercano lavoro. L'ingresso delle giovani nell'istruzione e nella formazione in misura superiore rispetto ai ragazzi ha fatto crescere le aspettative delle donne rispetto al lavoro, ma non si sono sviluppati strumenti specifici per cercarlo. I percorsi d'istruzione e di formazione post-obbligatoria delle ragazze subiscono meno ritardi e interruzioni di quelli dei maschi. Tuttavia questo non costituisce motivo per una più agevole riuscita nella ricerca di lavoro. Una volta entrate nel circuito lavorativo il lavoro femminile evidenzia una maggiore discontinuità legata allo sviluppo delle vicende familiari: le donne si mettono più volte nella loro vita alla ricerca di lavoro e hanno bisogno di strumenti adeguati per cercarlo e ri trovarlo. L universo femminile costituisce tutt oggi una realtà debole nel mondo del lavoro, un mondo che emerge dal nostro esame, come precario, in continua trasformazione. Ma se è vero che la carenza di occupazione porta le donne ad accettare, spesso, una condizione di inattività, è vero anche che ciò si verifica in ambiti caratterizzati da basse motivazioni (o alto scoraggiamento) ad entrare nel mercato. Uno dei temi centrali è quello del riconoscimento del patrimonio formativo, culturale, relazionale, ecc - che può essere utilizzato nella ricerca del lavoro solo, partendo dal presupposto che tale patrimonio venga riconosciuto. Questo ragionamento vale a maggior ragione per la componente femminile, la cui identità lavorativa rischia di essere spesso confusa, per esempio, tra la dimensione familiare e quella professionale. La visibilità del patrimonio risulta da una sua attenta analisi, dall'attribuzione di valore e di misura delle singole parti.per giungere ad una meta è importante partire bene e attrezzarsi adeguatamente: quando ci si affaccia al mondo del lavoro il paesaggio è così ampio che risulta difficile individuare non solo il punto di arrivo (il lavoro cui si aspira) ma anche il punto di partenza (il patrimonio di cui si dispone ammesso che si riconosca di averlo). I percorsi di vita si giocano quindi su alcuni cerchi, dai confini mobili, evidenziando in ogni cerchio condizioni abilitanti o segreganti. 4

8 LAVORO FAMIGLIA NON LAVORO Questi insiemi costituiscono l oggetto della ricerca, con particolare riferimento alle aree di sovrapposizione negli itinerari di vita personale e professionale. Il senso di affiancare una ricerca ad un progetto operativo come quello di Over 40 è trovare non tanto delle generalizzazioni, quanto degli ambiti di intervento su cui innestare politiche specifiche di azione. A fronte di una risposta concreta offerta dal progetto (costruire percorsi di reinserimento al lavoro per soggetti particolarmente deboli nella costruzione di tali percorsi) è sembrato opportuno entrare nelle vite delle persone per capire le concatenazioni esistenti tra i cerchi e per individuare i diversi baricentri che compiutamente costruiscono (o distruggono) l equilibrio dei percorsi individuali. Tra le diverse debolezze, il genere in particolare in questo segmento di persone costituisce sicuramente una chiave di lettura che in qualche modo esalta i contorni del problema. Essere donna può essere una debolezza trasversale dalle scelte personali fino a quelle professionali, fino alle capacità messe in campo nel momento della perdita del lavoro. 5

9 INGRESSO SCELTA LAVORO PERMANENZA FAMIGLIA NON LAVORO PERDITA E DISOCCUPAZIONE Il fulcro di questo lavoro di ricerca sta nell intersecazione dei cerchi e nei transiti da un cerchio all altro: le storie di scelta (dalla famiglia al lavoro) le modalità di ingresso (sempre dalla famiglia ma anche dall istruzione al lavoro) le possibilità di rimanere dentro al recinto (permanenza) la perdita e la disoccupazione (dal lavoro al non lavoro) Nelle pagine che seguono cercheremo di sintetizzare quanto è emerso dalle storie di vita raccolte e dai focus group. In questa sede può essere utile anticipare alcuni elementi chiave, che di fatto costituiscono la struttura di questo lavoro. Nell incontro tra il cerchio famiglia e lavoro, la parola chiave potrebbe essere storie di scelta. FAMIGLIA STORIE DI SCELTA LAVORO 6

10 Questo è un primo elemento fortemente connotato dal genere. Il percorso tra famiglia e lavoro è assolutamente ovvio per gli uomini - perché è naturale farlo mentre una donna che lavora non è così ovvio come dire un uomo che lavora. Già questo primo step implica una scelta (e quindi presuppone una capacità progettuale e la disponibilità di risorse per progettare). Come si vedrà dalle interviste, questo tema è centrale in tutto il percorso di vita: dalle motivazioni e dalla progettualità iniziali dipendono largamente le risorse da attivare durante tutto l arco della vita. La scelta al femminile porta in sé una implicita rinuncia, ponendo una alternativa tra la famiglia e il lavoro. In questa fase agiscono gerarchie di preferenze e scelte, spesso non agite autonomomamente ma connesse ai cicli di vita familiare (la doppia, anzi la tripla presenza) FAMIGLIA DI ORIGINE Risorse Vincoli LAVORO NUOVA FAMIGLIA Lo spazio dedicato al lavoro nell ambito del proprio progetto di vita dipende in larga misura non da una scelta operata, quanto da una serie di scelte obbligate. A tenere insieme con l abilità di un giocoliere tutti questi pezzi contrastanti e a ricucire giorno dopo giorno il patchwork della vita quotidiana c è una donna di mezza età, che una ventina di anni fa aveva improvvisamente creduto a un futuro di libertà femminili Questo focalizza l attenzione sul fatto che una crisi lavorativa (la perdita del lavoro, ma anche la capacità di stare nel mercato in modo intermittente) rischia di creare percorsi di auto-esclusione. Per la donna la famiglia rappresenta una valida e immediata risposta al problema. Il lavoro di cura garantisce la ricollocazione in un ruolo sociale, ma implica un elevato rischio di rassegnazione e di inibizione delle proprie capacità progettuali. Un altro elemento che viene approfondito è l ingresso nel mondo del lavoro. Dalle storie di vita emergono i fattori principali da cui dipendono le difficoltà di accesso. Le percezioni soggettive delle donne evidenziano sia le difficoltà riconducibili al mercato del lavoro amplificate dall interpretazione che le donne stesse ne fanno sia le difficoltà determinate dal pregiudizio per cui la donna è meno produttiva e più instabile. Il punto su cui focalizzare l attenzione è proprio l asse a cui tali difficoltà vengono ascritte: la donna in sè. Difficilmente questo piano viene ricondotto ad 7

11 una prospettiva sociale più ampia per cui il lavoro e in particolare quello femminile rientra in un quadro di responsabilità sociale collettiva su cui ovviamente si innesta quella individuale. Come ha osservato Laura Balbo, i servizi che dovrebbero andare a vantaggio delle donne non sono una somma di privilegi distorti, ma i presupposti per far funzionare la società moderna E in questo che si innestano gli elementi di difficoltà sul fronte dell offerta: spesso sono le autolimitazioni che caratterizzano le singole traiettorie di vita. Un terzo fattore che viene affrontato nel percorso di ricerca è quello della permanenza nel lavoro. Qui i cerchi che si intersecano sono tre (famiglia, lavoro, non lavoro), proprio a causa del nuovo modello lavorativo. Un elemento chiave, che verrà approfondito in seguito, è infatti proprio quello per cui la flessibilità del lavoro è più indirizzata verso la precarietà che non verso il cambiamento. I processi subordinativi rendono più difficile la costruzione di un bagaglio professionale solido, di fronte all elevato tasso di mutabilità del mercato. La permanenza nel mercato e lo sviluppo di una identità femminile nel lavoro impongono alla donna la presenza in più mondi vitali. Utilizzando una metafora, l identità femminile si gioca sull immagine delle scarpe e delle scarpette. Laddove le prime rappresentano una accresciuta aspettativa di successo e di riuscita e le seconde tengono ancorata la percezione di sé verso la femminilità tradizionale. In altri termini strumenti hard (le scarpe, il bagaglio professionale) si confondono con situazioni soft (le scarpette, ossia l alternativa sempre presente per le donne). Le donne sono, non fanno. Anche quando scelgono di lavorare è pur sempre una cosa secondaria al fatto di essere mogli e madri a cui si può aggiungere figlie Sempre secondo un efficace metafora che approfondirà Luisa Stagi in seguito, tutto questo si riversa nel contenuto della borsa che ogni donna porta con sé, un contenuto che influenza fortemente le capacità di progettazione, scelta e permanenza nel lavoro. Le donne, infatti, devono ancora giustificare che il lavoro extradomestico non le rende per forza cattive madri, mogli e figlie, secondo un assunzione implicita per cui la donna può lavorare solo se la sua scelta non stravolge l assetto organizzativo familiare. E a questo punto che si innesta una quarta intersecazione dei cerchi: quella tra lavoro e non lavoro. La perdita del lavoro diventa una tappa che assume un significato molto particolare: per la donna questo momento già di per sé caricato di messaggi forti ripropone un crocevia prodotto da condizionamenti. Nella narrazione si costruiscono le traiettorie di vita delle persone: la perdita del lavoro può costituire un punto di tali traiettorie. Nelle storie di vita che abbiamo 8

12 raccolto si evidenzia una differenza sostanziale che può essere raffigurata graficamente: la narrazione femminile può essere simile ad una ragnatela, dove ogni parte sta in relazione con il tutto, mentre quella maschile esprime un tracciato lineare fatto di un succedersi di eventi. Una delle ironie delle nostre vite è che quello che ci dicevano da giovani innanzitutto ti sposerai e avrai dei bambini si è rivelato in qualche misura vero. Nessuna di noi ha abbandonato totalmente il lavoro, ma i problemi della maternità e del privato sono intrecciati con le nostre conquiste e le rendono più difficili da riconoscere (Mary Catherine Bateson, Comporre una vita, 1992) Laddove la perdita del lavoro interrompe un percorso lineare è abbastanza intuibile che la progettualità miri a ristabilizzare la traiettoria; laddove c è una ragnatela, le opportunità di rinunciare alla traiettoria sono maggiori Si arriva così al quinto punto del lavoro di ricerca: la disoccupazione. Mantenendo l ottica di genere, il non lavoro femminile spesso non è imputabile ad un deficit di capitale umano (anzi emerge con chiarezza che le donne spesso hanno una struttura educativa più salda), quanto ad una progressiva riduzione di risorse da mettere in campo. Genere, età anagrafica ed età professionale costituiscono l ambito entro cui questa ricerca si è sviluppata. Un ultima notazione, prima di passare all analisi di quanto emerso dalla discesa sul campo. L impostazione metodologica di questo percorso di ricerca è particolarmente innovativa. Si è ritenuto opportuno rinunciare alla generalizzazione tipica di una survey 1 a favore di un approfondimento qualitativo sulla percezione soggettiva. La restituzione dei risultati di ricerca avviene su tre piani: la dimensione soggettiva, attraverso al ricostruzione delle storie di vita (Parte I) la dimensione collettiva attraverso i focus group (Parte II) la proposta di un analisi testuale, correlata alle narrazioni: è una proposta metodologica molto interessante, in quanto l approccio linguistico propone una chiave di lettura molto particolare e interessante. (Parte III). Storie di vita, lette attraverso la lente del lavoro e del non lavoro: un percorso di ricerca che si innesta su un intervento realizzato in parallelo concreto di reinserimento nel mondo del lavoro. Una traiettoria percorsa con scarpe e scarpette e con zaino in spalla. 1 Ossia alla somministrazione di un questionario strutturati ad un numero rappresentativo di soggetti 9

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15 Capitolo 1 - Introduzione metodologica Gli obiettivi della ricerca e la scelta del metodo Il nostro intento è stato quello di comprendere in che modo le persone sopra i 40 anni vivono la situazione del non lavoro, quali sono state le traiettorie di vita che le hanno portate a tale circostanza, quali scelte hanno operato e quanto sono state determinate e determinanti, quali strategie adoperano e hanno adoperato, quale conoscenza e interpretazione hanno della realtà in cui vivono. Per riuscire a far emergere questi temi e queste riflessioni è stato scelto di utilizzare, nella rilevazione, tecniche qualitative - narrazioni e focus group - che hanno proprio la caratteristica di comprendere il modo in cui si formano le opinioni, capire in modo empatico quale definizione gli attori danno della loro realtà e approfondire le motivazioni dell agire. Attraverso le narrazioni individuali, infatti, è possibile far emergere sia le letture soggettive e le rappresentazioni che gli attori hanno delle organizzazioni e del mondo del lavoro, sia i modi in cui viene prodotta una conoscenza condivisa e intersoggettiva della realtà; le pratiche discorsive individuali mettono in luce i significati e le norme interiorizzati, così come le contraddizioni e le ambiguità più o meno consapevolmente percepiti. Le narrazioni La narrazione è stata descritta come il canale privilegiato attraverso cui gli individui comprendono il mondo. Attraverso il racconto vengono operate connessioni, costruiti schemi di interpretazione, prodotti ordinamenti e classificazioni, assegnando una forma organizzativa agli eventi della vita sulla base di un ordine temporale e di uno schema interpretativo che prevede l intenzionalità dei personaggi (Gherardi, Poggio, 2003). Introdurre un ordine, inserire gli eventi all interno di una trama, permette di affrontare la molteplicità di esperienze e percezioni che caratterizza sempre più la vita degli individui; la collocazione delle azioni e delle percezioni all interno di un tracciato narrativo rappresenta per gli individui un processo di ordinamento perché fornisce una cornice di riferimento e permette di dare un senso alle azioni e agli eventi e di rendere significativa l esperienza (Ibidem). Ciò che viene trasmesso con i racconti è l insieme di regole pragmatiche che costituisce il sapere sociale: ciò che bisogna saper intendere, saper dire, saper fare; grazie agli esempi concreti e situati di azioni si ricostruiscono dei modelli, dei casi paradigmatici per il comportamento. Inoltre, ogni cultura è caratterizzata da strutture linguistiche e le costruzioni di storie si caratterizzano da impostazioni discorsive e narrative: le parole vincolano il dire (Ibidem). Per questo decostruire il testo narrativo è interessante, poiché significa non solo analizzare ciò che il testo dice, ma anche ciò che non dice o che avrebbe potuto dire e che emerge in modo autonomo rispetto al discorso. 12

16 Racconti di donne e racconti di uomini Proprio perché l analisi narrativa non riguarda soltanto il cosa viene raccontato, ma anche il come le persone impongono ordine al flusso dell esperienza per dare senso agli eventi e alle azioni (Riessman, cit. in Gherardi, Poggio) e il perché la storia viene raccontata in quel modo, la prima differenza da evidenziare è proprio il modo diverso in cui uomini e donne intervistati hanno esposto la loro esperienza. Pur trovandosi nella stessa situazione - essere in cerca di lavoro e avere più di 40 anni uomini e donne hanno presentato modalità e stili narrativi assai diversi: più lineari e rivolti all individualità, quelli maschili, più complesse e autoriflessive quelle femminili. Secondo alcuni autori questa differenza è abbastanza tipica: solitamente la narrazione femminile richiama una ragnatela, dove ogni parte sta in relazione con il tutto, mentre quella maschile esprime un tracciato lineare fatto di un succedersi di eventi (Gherardi, Poggio, 2003). Le differenze narrative, infatti, sono significative per l individuazione degli elementi distintivi, ma soprattutto per comprendere la chiave interpretativa del significato di tali differenze. Uno dei caratteri più evidenti è certamente la durata e l articolazione del racconto: le storie degli uomini sono più brevi e caratterizzate dall autodeterminazione, quelli delle donne sono risultati più articolati ed eterodiretti. Le differenze sono riscontrabili anche nel modo in cui gli intervistati hanno risposto alla domanda iniziale dando avvio alla propria storia; a questo scopo è stato riservato un capitolo all analisi dell incipit del racconto, poiché ci è parso estremamente significativo considerarlo come una delle scelte più rilevanti. La scelta o meglio la possibilità di scegliere è sicuramente la chiave di lettura più significativa che si è evidenziata e che opera come fattore di distinzione sia tra uomini e donne sia all interno del genere femminile. Analizzando le interviste delle donne emerge proprio questa dicotomia nel fattore scelta: le storie di scelta operata e di scelta obbligata. I momenti di scelta per le donne sono assai numerosi: che tipo di investimento formativo, che tipo di lavoro, con che orario e impegno, come mantenerlo è a che costi di vita familiare. Le donne che operano le scelte espongono la propria esperienza come costellata da una serie di scelte che le hanno portate all attuale situazione; sono storie che in parte assomigliano a quelle degli uomini per l accentuazione, al loro interno, dei fattori di volontà e determinazione, ma che in parte se ne distaccano, perché per gli uomini la condizione lavorativa viene vissuta come scelta scontata (Gherardi, Poggio, 2003). Nei racconti delle donne che si sviluppano intorno al tema della scelta volontaria, emerge quindi la dimensione intenzionale e progettuale delle decisioni prese di fronte alle diverse opzioni e, a volte, in contrasto con il contesto familiare e sociale. La scelta può aver luogo all inizio della storia e da lì condizionarne tutto il corso, come accade per le donne che manifestano una vocazione per una determinata professione e che lottano, o hanno lottato, per raggiungere e mantenere quella, proprio quella professione. Ma la scelta può essere conseguente a una presa di coscienza successiva, per cui a un certo punto della vita alcune donne decidono di dare una svolta alla propria vita scegliendo di puntare sul lavoro. Questa scelta spesso porta 13

17 implicita in sé anche una rinuncia: se si parla di scelta spesso, in questo caso, l alternativa è rappresentata tra famiglia e lavoro. Perché è capitata l occasione una mia amica mi ha buttato lì l idea ho visto che ce la facevo Sara aveva 11 anni i figli cominciavano un pochino a crescere e mi sembrava di non togliere tempo alla famiglia è al mattino, al mattino sono tutti impegnati al pomeriggio sono a casa, non trascuro mai la mia famiglia che nella mia idea di donna viene sopra tutto L altra tipologia di racconti si connota invece per la non scelta, come se ogni avvenimento della vita fosse frutto del caso, o di determinazioni esterne così forti da rendere vano ogni tentativo di decisione autonoma. Le strategie quindi si basano su possibilità residuali che producono, in una sorta di circolo vizioso, range sempre più ristretti di possibili adattamenti. Non ho mai fatto la ballerina per gli stessi motivi di prima; sono riuscita comunque a farmi male alla schiena e a farmi operare, magari per non doverlo fare davvero ma forse c è un motivo, che ho capito e riesco a spiegare abbastanza bene: mi sentivo molto in colpa nei confronti dei miei genitori per il fatto di fare la ballerina. Soprattutto nei confronti di mia madre, che suonava il pianoforte e poi, morto suo padre, ha smesso, secondo lei non ha più potuto suonare, ma non è del tutto vero, avrebbe potuto continuare, comunque Invece è morto mio padre e io ho continuato a ballare, con sensi di colpa forti. Poi le problematiche mie interiori e ci vedo anche, nell ambito della danza poi lo senti fortissimo, ma forse proprio un po in generale, la difficoltà per una donna di emergere, anzi di concepire la propria emersione. Nella lettura delle storie maschili si individua un altra dicotomia di significati che si sviluppa intorno all idea del percorso segnato o dell aver scelto il proprio percorso. Per gli uomini, infatti, il percorso sembra più caratterizzato dal carattere di necessità che l esperienza lavorativa ricopre per gli uomini: essi entrano nel mercato del lavoro non per caso né per scelta ma perché è naturale farlo (Gherardi, Poggi, 2003). Ciò che distingue gli uomini è il raccontarsi come individui che seguono una traccia assegnata dalla società, oppure come soggetti che hanno voluto e vogliono costruire una strada alternativa. Io penso che a questo punto o è un lavoro a livello commerciale visto che ho un ottima comunicativa con le persone, sono capace a vendere, quindi potrei benissimo mettermi a vendere poltrone piuttosto che altre cose e se poi ci fosse la possibilità di trovare un lavoro dove poter mettere a frutto le cose che so fare e che ho imparato fino ad ora, sarebbe ancora meglio. Potrei fare tante cose Queste considerazioni hanno portato a concentrarsi maggiormente sull analisi delle narrazioni femminili: il fatto che per gli uomini sia frutto di una scelta implica non dover comprendere i meccanismi che determinano tali situazioni, mentre è certamente più complicato fa emergere gli aspetti deterministici delle scelte o non scelte femminili. 14

18 Capitolo 2 - L analisi dell avvio delle interviste: l incipit quale significativo indicatore del codice narrativo Una breve premessa metodologica: importanza dell inizio del racconto nel metodo biografico Nella metodologia delle storie di vita assume una particolare importanza l incipit dell intervista ovvero le modalità di avvio della narrazione da parte degli intervistati. 2 L avvio dell intervista, vista la natura libera ed auto espressiva della narrazione indica, anche se non in maniera diretta e univoca, i percorsi definitori e le rappresentazioni di un determinato problema, con l ovvia deduzione che nelle storie di vita si attiva un processo di utilizzo della memoria e che nel seppur esistente flebile recinto del processo di semplificazione della realtà che comunque lo strumento di analisi comporta, la memoria stessa ha la possibilità di dispiegarsi in forma autonoma e libera. In questa logica è necessario considerare la situazione dell intervista come un processo che pone almeno due soggetti in una relazione sociale finalizzata alla produzione di informazione attraverso una sollecitazione della memoria dell intervistato. Ritenzione e oblio sono i due poli della nostra memoria e sempre più massicciamente questa viene messa in discussione da un insieme complesso di fattori determinanti l infinito processo di apprendimento che miscela le agenzie classiche di socializzazione con quelle fortemente invasive dei mass media e delle nuove tecnologie dell informazione. Nella tecnica dei racconti di vita, nella quale è previsto il minimo grado di direttività e manovra da parte dell intervistatore nella raccolta delle testimonianze si prevede che l attacco sia determinato in maniera diretta dall intervistato. Quindi si è chiesto di iniziare il racconto a piacere dell intervistato (considerando questo come elemento conoscitivo di grossa importanza quindi nella scheda di supporto all intervista andrà indicato chiaramente quale sia il punto d inizio della narrazione). Partendo dal presupposto che la ricostruzione del passato viene inevitabilmente filtrato, riordinato, illuminato, ri-costituito a partire dal presente e proprio all inizio del racconto biografico che in teoria vi dovrebbe essere la minima influenza derivante dalla situazione del presente quella dell intervista specifica. Ovviamente è bene sottolineare che seppur avendo lasciato la piena discrezionalità nell avvio dell intervista vi erano diversi fattori, che in ogni caso, finivano di dare un indirizzo a questo particolare tipo di cooperazione cognitiva rispetto ai temi da cui partire: in primis la natura dell indagine che sia nel primo approccio che nell avvio dell intervista definivano senza possibilità di dubbi le finalità e il taglio dell intervista e in secondo luogo la natura dell ente che conduce l indagine (Agenzia Liguria Lavoro). E ovvio che i due fattori 2 Cipolla C., Il ciclo metodologico della ricerca sociale, F.Angeli, Milano, 1998, Cipriani R., La metodologia delle storie di vita, Euroma, Roma, 1992, 15

19 considerati non potevano che avviare un effetto di indirizzo rispetto all attacco e la performazione complessiva degli inizi delle interviste. In ogni caso una più approfondita analisi dei sopraccitati attacchi fa emergere alcuni aspetti relativi all approccio cognitivo al problema che comunque come abbiamo già ricordato dovrebbe essere inserito in un ambito tematico già definito quello della situazione di inattività lavorativa e del più generale rapporto con l attività lavorativa. Trattandosi di narrazioni biografiche era piuttosto scontato che il racconto trovasse un proprio filo conduttore nell ambito della riflessione sul rapporto con il mondo del lavoro, e anzi proprio uno degli obiettivi dell indagine era quello di definire un autoriflessione sulle cause e le evidenze dei percorsi soggettivi fornitici nel corso dell indagine. Si può pensare che la modalità di dare avvio ad un racconto può essere vista come una prima opportunità, per chi si racconta, di dare una definizione alla propria identità. In altre indagini utilizzanti una simile metodologia si evidenziava come uomini e donne finivano per avere degli attacchi differenti: più volitivi e attivi quelli degli uomini, caratterizzati da maggior passività e dipendenza quelli delle donne. Tale atteggiamento veniva spiegato dando privilegio ad un approccio più di carattere culturologico rispetto a uno di carattere psicologico affermando una tendenza delle donne a presentare un sé meno centrale e più defilato rispetto allo sviluppo della storia tendenza che può essere letta come conseguente al bisogno di queste donne di riparare alla rottura all ordine simbolico di genere conseguente alla loro entrata in contesti lavorativi tradizionalmente maschili. 3 Un analisi quanti-qualitativa: occorrenza tematica dell inizio della narrazione Un primo livello di lettura dei materiali raccolti ci permette di raccogliere in maniera molto sintetica quali siano le principali occorrenze tematiche affrontate nell attacco della narrazione. Questo semplice criterio di analisi ci indica una prevalente inclinazione ad avviare la narrazione direttamente dai temi del lavoro (nel 35% dei casi) e in questa categoria si ritrovano quei racconti che si incentrano nella descrizione dei percorsi lavorativi. Nel 19% dei casi l avvio è stato riservato alla descrizione della famiglia (nella gran parte dei casi quella di appartenenza), mentre per il 26% dei casi viene descritta l esperienza formativa o il passaggio dalla scuola e il lavoro. A livello numerico pochi sono stati gli incipit che si sono incentrati nella descrizione dell esperienza del non lavoro, anche se c è da dire che molti hanno descritto i percorsi lavorativi fino ad esplicitare sin da subito quali siano state le cause della propria situazione di inattività. 3 Gherardi Silvia, Poggio Barbara, Donna per fortuna, uomo per destino, Etas 16

20 Lavoro Famiglia 7% 11% 2% 13% 13% 19% 35% Scuola Transizione scuola mondo del lavoro malattia non lavoro disoccupazione altre Gli incipit riguardanti il lavoro Narrare la propria storia di vita significa anche mettere in discussione quale sia la propria identità e il proprio rapporto soggettivo con il mondo del lavoro, a riguardo si osserva che le storie partono spesso da una descrizione degli esordi e dei primi rapporti con il mondo del lavoro. Da un analisi complessiva delle interviste con incipit dedicati al rapporto con il mondo del lavoro emerge che spesso tale orientamento si sviluppa come una significativa ricapitolazione degli aspetti più salienti della propria storia professionale, mixando i percorsi formativi, i primi approcci al mondo del lavoro, e soprattutto per le donne, le scelte familiari. In molti casi emergono approcci direttamente dedicati alle narrazioni rivolte agli esordi, con racconti che immediatamente affrontano le cause della chiusura e del fallimento di quelle esperienze: cause oggettive relative a difficoltà dei mercati di riferimento o a crisi aziendali Quando ho cominciato, ho iniziato in una casa di spedizioni, dopodiché ho lavorato nelle agenzie marittime dove seguivo i carichi convenzionali etc. Questo mercato è morto perché tutto ormai va in container e questo indipendentemente dalla crisi che ha subito la mia azienda. Ho fatto il capo turno per 4 anni e poi siccome ero nei frigoristi e siccome c erano appalti truccati e personale gestito male che dormiva sugli impianti, il capo reparto aveva anche una sua ditta individuale e quindi approfittava anche dei dipendenti interni per chiedere favori. Mi sono rivolto al dirigente che mi aveva proposto come impiegato, sapeva di questa situazione, mi ha messo al centro elaborazione dati come impiegato, mi ha dato il settimo livello come a tutti e nel momento in cui doveva passarmi di livello non lo ha fatto e quindi ho interrotto il rapporto di lavoro nel maggio del 94. Sono stato bersaglio di particolari attenzioni perciò mi sono rivolto all Ispettorato del lavoro, sono finito in ospedale perché mi hanno avvelenato ( ), adesso ho la causa, ho preso un avvocato. Sono finito in mezzo a una strada e adesso spero che alla fine della causa mi diano dei soldi. Ho lavorato in Italsider per 23 anni, poi c è stata la crisi dell acciaio, un sacco di lotte intestine, c erano 17

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