- Renato, i due signori qui presenti ti hanno declinato le loro generalità? - No! - Ti hanno reso edotto dei reati per i quali ti stanno controllando?

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1 DOMENICA 8 MAGGIO - Formia Oggi non deluse le attese. Una intera pagina dedicata al processo di Damiano. Nella parte sinistra della pagina dedicata a Damiano c erano le foto di tutti i protagonisti della vicenda: la foto di Damiano scattata alla stazione, la foto di una improbabile mamma coraggio con una striscia nera sugli occhi, la foto con la stessa striscia nera sugli occhi del bambino traumatizzato, la foto della cartina geografica del Venezuela, paese di provenienza del narcotrafficante, una siringa di eroina sporca di sangue per sottolineare l oggetto del processo. Nella stessa pagina c erano tre riquadri che ricostruivano il giorno di Pasquetta, la notizia della mamma coraggio e la data del processo al Tribuna di Latina fissata per il 21 settembre. Un servizio ben confezionato, seppur con il novanta per cento delle notizie riciclate. La notizia centrale era la data dell udienza con le due ipotesi di verdetto finale: assoluzione o condanna da sei a venti anni di carcere. Non venne considerata alcuna via di mezzo. O libero o in galera. Formia Oggi ovviamente propendeva per l arresto immediato di Damiano, non comprendendo come mai il tribunale non lo avesse ancora arrestato cautelativamente per pericolo di fuga, magari in Venezuela, o per il pericolo di inquinamento delle prove, perché avrebbe potuto comprare le testimonianze prodotte fino a quel momento dalla Polizia. Nella pagina accanto, guarda caso, c era la notizia dell apertura di un centro per l'accoglienza di giovani drogati la Casa per la redenzione Padre Pio, con tanto di foto che riproduceva il disegno del progetto del sito dove sarebbe stato costruito l immobile, e un'intervista al sindaco e al vescovo di Formia che sottolineavano l importanza del centro che avrebbe liberato la città da tutti i drogati e disperati vari. Anche quella domenica Damiano andò a pranzo a casa dei genitori, unica oasi di solidarietà e di benevolenza che aveva. Il padre gli chiese scusa per il comportamento bieco dell avvocato Caracciolo e giurò di non interferire mai più sulle vicende giudiziarie di chicchessia. Damiano illustrò al padre il metodo che avrebbe adottato per la ricerca del suo nuovo avvocato e i requisiti richiesti per la difesa legale. Disse che avrebbe ponderato la scelta e che non avrebbe lasciato nulla al caso. Ma Damiano non poteva immaginare che da lì a qualche ora il suo metodo sarebbe saltato del tutto. Qualche ora dopo, infatti, Damiano era in piazza a bere la sua solita birretta insieme ad alcuni amici. Nonostante Pappagogna avesse revocato l isola pedonale e che lo smog penetrava fin dentro le narici degli avventori, la piazza centrale di Formia pullulava di famiglie con i bambini e di giovani in motorino che si davano appuntamento per mete successive. Il primo caldo dell anno si mischiava a una fresca brezza marina che rendeva gradevole trascorrere le ultime ore di sole in

2 compagnia all'aperto. Le prime magliette a maniche corte, le prime minigonne, i primi gelati, le prime birre dissetanti e gli ultimi commenti sul campionato di calcio, facevano da sfondo a una piazza affollata e rumorosa. C era anche Renato, un clochard ultrasessantenne che nel tempo era divenuto amico di tutti. C era chi gli offriva la sigaretta, chi la birra, chi un euro e chi lo sfotteva per il suo stato mentale. Era divenuto nel tempo la cartolina della piazza. Renato era un ex brillante ingegnere che aveva sbroccato dopo che la moglie lo aveva abbandonato ed era scappata a Milano a fare, a sentir lei, il cinema d autore. Quel pomeriggio Renato era appartato su di una panchina ai margini della piazza e rovistava nelle sue due buste di plastica dove aveva tutto l occorrente per la sopravvivenza: qualche indumento e qualche rimasuglio di cibo procuratosi non si sa dove. Non stava dando fastidio a nessuno e parlava da solo blaterando in un dialetto incomprensibile che le luminarie per la festa del santo patrono erano troppo belle. Quell armonia del bel pomeriggio di inizio estate venne funestata d un tratto da una automobile bianca che pretendeva di entrare nella piazza a colpi di clacson. Nell automobile c erano due uomini dal volto ripugnante che inveivano contro le mamme in carrozzina. La piazza era completamente pedonale ma quell automobile riuscì ad arrivare fino all estremo opposto del bordo della piazza. Scesero due brutti ceffi che Damiano riconobbe immediatamente: erano gli ispettori Madonna e Percuoco alla guida della civetta della Polizia. I due ispettori con manette e pistole ben in vista si fermarono proprio davanti a Renato, intimandogli di esibire i documenti d identità. La sbruffonata dell automobile in piazza aveva suscitato la curiosità dei cittadini che in quel momento si stavano godendo la bella giornata di sole. Un capannello di persone circondò Renato per vedere come andava a finire quella operazione di Polizia. Anche Damiano, seppur mantenendo una certa distanza, si avvicinò al luogo della retata degli ispettori Madonna e Percuoco, sue vecchie conoscenze. Le buste di plastica di Renato furono immediatamente rovesciate per controllarne il contenuto. A un certo punto un ragazzo si fece strada tra la folla. Aveva circa trent anni, di media altezza, belloccio, occhialuto, ben vestito, pettinato e curato. Si avvicinò a Renato e gli chiese: - Renato, i due signori qui presenti ti hanno declinato le loro generalità? - No! - Ti hanno reso edotto dei reati per i quali ti stanno controllando?

3 - No! - Ti hanno reso edotto dei tuoi diritti? - No! - Ti hanno mostrato un mandato di perquisizione? - No! - Ti hanno offerto un telefono per chiamare il tuo avvocato? - No! L ispettore Madonna interruppe quel ragazzo con fare dozzinale e violento: - Giovanotto, avete qualche problema? Il giovanotto estrasse un tesserino dal suo portafoglio e lo mostrò ai due ispettori. - Mi presento, sono l avvocato Filippo Salviati. Con chi ho il piacere di discutere? - Siamo della Polizia e facciamo il nostro dovere. Ora smettila di rompere i coglioni, lasciaci lavorare e tornatene con i tuoi amichetti. Non l avessero mai detto. Il ragazzo, presentatosi come avvocato Filippo Salviati, iniziò a urlare come un dannato. Nessuno li aveva autorizzati a dargli del tu. Nessuno può arrestare un cittadino senza avergli prima letto le motivazioni e i capi d imputazione. Nessun poliziotto può dimenticare di elencare i vari diritti di cui gode qualsiasi persona fermata. Nessuno poteva rovistare nella proprietà personale di alcuno senza avergli mostrato il mandato di perquisizione redatto dal giudice di turno. E nessuno poteva permettersi di iniziare qualsiasi operazione senza aver prima declinato le proprie generalità. Subito dopo l avvocato Filippo Salviati si rivolse a Renato e gli chiese: - Signor Renato, accetta la mia rappresentanza legale? - Si! - Bene, allora raccolga le sue buste e ci vediamo domani pomeriggio. Questo è il mio biglietto da visita. Venga quando è libero, senza problemi d orario. E visto che questi due indefiniti poliziotti

4 non hanno rispettato la legge, lei è libero!!! Salviati guardò i due ispettori con aria di sfida, senza il minimo tentennamento. Fu l ispettore Percuoco a rompere il silenzio. Si rivolse all avvocato Filippo Salviati con il tipico atteggiamento fatto di minacce velate miste ad avvertimenti stile guappo. - Avvoca, state sbagliando. Comunque non mancherà occasione per rivederci. Io e te faremo i conti un altra volta!!! Salviati estrasse una penna dalla tasca posteriore dei pantaloni, prese un foglietto dal portafoglio e disse: - Considerato che non avete declinato le vostre generalità segnerò il numero di targa di questa macchina e il nome e cognome di una decina dei presenti. Il vostro è un atteggiamento camorrista. I conti li faremo davanti al giudice penale di Latina. Così siamo certi che prima o poi ci rivedremo!!!! Filippo Salviati scrisse il numero di targa dell automobile con la quale gli ispettori Madonna e Percuoco lasciavano la piazza e si guardò attorno per memorizzare i volti a lui noti di coloro che avevano assistito al diverbio. Damiano rimase sbalordito. Assistette a tutta la scenetta di quel giovane avvocato apprezzandone il modo di fare e la disinvoltura con la quale trattava due pezzi di merda in cerca di gloria. Quel Filippo Salviati era l avvocato che faceva per lui. Aveva carattere, personalità, padronanza della materia, buona conoscenza degli elementi di diritto penale, ma soprattutto una gran faccia da puttana, una di quelle facce che avrebbe persuaso qualsiasi giudice si fosse trovato di fronte. Nella prima valutazione generale, come nota di merito per quell avvocato, aggiunse anche l odio viscerale per gli ispettori Madonna e Percuoco. Filippo Salviati rimase a parlare qualche minuto con Renato e poi tornò lentamente al tavolo del chiosco bar con gli amici. Senza togliergli gli occhi da dosso, Damiano si fece prestare un ipad da una sua amica che era in piazza e fece una veloce ricerca su quell angelo caduto dal cielo. Filippo Salviati, 32 anni di Napoli, avvocato civilista e penalista del foro di Napoli, abilitato alla pratica forense dal 2008, patrocinante in Corte d Appello, figlio di notaio e professoressa universitaria. Dottorato di ricerca alla facoltà di giurisprudenza di Perugia dove assisteva alla cattedra di diritto internazionale comparato e collaboratore di due periodici di diritto e giustizia. Residente a Formia dal Non aveva un proprio studio legale. Era il legale di un associazione

5 di volontariato di Caserta che si occupava di tutela dei lavoratori extracomunitari dediti all agricoltura. Era l avvocato che Damiano aveva sempre sognato e non poteva lasciarselo scappare. Damiano si sedette insieme alle sue amiche al fianco del tavolo della comitiva di Filippo Salviati; attese che rimanesse da solo per avvicinarlo. L occasione si presentò quando Filippo si alzò dal tavolo per rispondere al telefono. Appena terminata la telefonata Damiano gli si avvicinò con molta educazione, si presentò, e gli spiegò i motivi della sua sfrontatezza. Gli spiegò del processo del 21 settembre e gli chiese se voleva assisterlo in qualità di avvocato. Filippo Salviati gli rispose che aveva bisogno di una copia integrale del fascicolo di parte prima di decidere, fascicolo che Damiano non aveva mai avuto e di cui neanche immaginava l esistenza. Si scambiarono entrambi il numero di cellulare e si diedero appuntamento il giorno successivo davanti l ingresso del Tribunale di Latina. Nonostante Salviati operasse prevalentemente nel foro di Napoli, la mattina successiva doveva depositare un atto presso il Tribunale di Latina per conto di una sua collega, così avrebbero fotocopiato il fascicolo integrale che riguardava la sorte di Damiano. Si era preso dieci giorni di tempo, aveva deciso di ponderare a fondo la scelta del suo futuro avvocato e invece a Damiano quel Filippo Salviati piacque subito, senza ulteriori prove d esame, senza alcuna indecisione. Sembrava affabile, buono, onesto, capace, determinato e motivato, ovvero l esatto contrario dell avvocato Egidio Caracciolo Di Trorchiaro. Chiacchierarono ancora per qualche minuto e poi si congedarono amichevolmente, come se si conoscessero da anni. LUNEDI 9 MAGGIO - Era la seconda volta che Damiano entrava in un tribunale. Quell aria viziata di burocrati da quattro soldi lo nauseava oltremodo. Si sentiva veramente la puzza di corruzione, clientele, favoritismi, truffe, ipocrisie e mercimonio. Puzza emanata solo in minima parte dagli imputati. L'avvocato Filippo Salviati arrivò puntuale al secondo. Era vestito casual e non aveva alcuna valigetta 24 ore. Aveva alcune carte all interno di un quotidiano e tutto sembrava tranne che un avvocato. Si mostrò immediatamente cordiale e disponibile e chiese a Damiano di attendere qualche minuto in attesa di sbrigare una faccenda all ufficio notifiche. Subito dopo Damiano e Filippo si misero in fila davanti all ufficio di cancelleria e attesero il loro turno. Quando si trovarono in procinto di entrare, due avvocati in giacca, cravatta con nodone inamidato, valigetta 24 ore e con evidenti sintomi da assunzione di cocaina già 10 del mattino, li

6 urtarono, quasi a scansarli, per cercare di entrare. Filippo rimase composto ma leggermente contrariato. - Prego? - chiese Filippo ai due. - Dobbiamo entrare - rispose uno di loro con un sorriso beffardo e tirando su con il naso un po' arrossato. - Anche io devo entrare - replicò Filippo. - Non è che la mattina mi metto in fila davanti all ufficio di cancelleria, così, giusto per perdere tempo. Non trova? - Si, ma noi avvocati non facciamo la fila. - Ah sì?!? E dove sta scritto!!! - Giovanotto, non abbiamo tempo da perdere. Scansati e facci entrare. Filippo adocchiò i due vigilantes che erano di guardia ai corridoi del tribunale e incalzò nella sua protesta. - Articolo uno, anche io sono un avvocato, quindi se gli avvocati hanno una corsia privilegiata, quella ce l ho anche io; articolo due, anche se fossi l ultimo stronzo sulla faccia della terra, avrei gli stessi diritti di un qualsiasi altro cittadino, che sia avvocato, impiegato o quant altro; articolo tre, non vedo affisso alcun estratto del regolamento che prevede corsie preferenziali per avvocati. Ergo, mettetevi in fila e non rompete i coglioni. - Sennò che fai? ahahahahaha ma guarda sto stronzetto. ma che voi la rissa? Filippo non rispose alla provocazione. Era il suo turno e si accinse a entrare nell ufficio di cancelleria. La stronza dell impiegata che aveva trattato con Damiano tre giorni prima, era sempre al suo posto, con lo sguardo abbassato sulle scartoffie e con l aria di chi ti sta per fare un favore, anche non dovuto. - Signora buongiorno. - Che vuole? - Prego? - Che vuoi?

7 - Signora, il comma quattro 4 dell art. 22 del regolamento del codice etico degli impiegati dello Stato, prescrive espressamente che lei deve tenere un comportamento corretto e cordiale con me. L articolo 8 del DPR numero 267 del 2008, inoltre, prevede che il dipendente pubblico debba essere riconoscibile con un apposito cartellino identificativo appeso al petto. Quindi, ricominciamo come se nulla fosse successo. Buongiorno. Gli altri avvocati presenti nell ufficio rimasero sbigottiti. L impiegata alzò lo sguardo dalle scartoffie, si tolse gli occhiali da vista, squadrò Filippo da capo a piedi ed estrasse dalla scrivania il tesserino identificativo previsto dalla legge. - Mi scusi, non sapevo che eri un avvocato. Filippo, con il suo sorriso da faccia da puttana, rispose con calma e gentilezza. - Non mi risulta che finora abbia declinato le mie generalità. Anche se non fossi un avvocato, lei deve comunque usare cordialità e rispetto verso il cittadino. - Va bene, ma non si alteri. - Non sono alterato. Devo visionare un fascicolo riguardante un udienza del 21 settembre 2011 e fotocopiarne il contenuto. L impiegata indicò il faldone delle udienze del 21 settembre 2011 e disse che la fotocopiatrice era all esterno dell ufficio a venti metri sulla sinistra. L avvocato Filippo Salviati prese la cartellina del processo di Damiano e l impiegata gli diede le istruzioni per completare la copia. - Allora, per le fotocopie può uscire dall ufficio e troverà la fotocopiatrice subito a sinistra. - E lei consente che due persone non identificate escano da questo ufficio con un fascicolo originale del tribunale senza aver preso le generalità? Cioè, se ho capito bene io potrei essere un farabutto che prende questo fascicolo, esce dal tribunale, lo nasconde, lo brucia, lo modifica, lo cestina, e rimarrei impunito? Non mi fa neanche riempire un modulo per la richiesta della copia del fascicolo? Signora, ma lei è sicura di quello sta dicendo? Cioè ogni giorno ci sono persone che entrano ed escono da questo ufficio con i fascicoli originali, e la Cancelleria consente tutto questo? E se io straccio qualche pagina del fascicolo? Se io, mettiamo il caso, trafugo qualche documento originale dal fascicolo? Se io e questo ragazzo non fossimo titolati a leggere il fascicolo? Sono sicuro - concluse l avvocato Salviati rivolgendosi agli altri tre avvocati presenti in

8 ufficio in quel momento - che i miei colleghi le avranno già fatto notare le stesse cose che le sto dicendo in questo momento. La segretaria volse lo sguardo verso i tre avvocati in cerca di un minimo di aiuto e di conforto, ma ottenne solo indifferenza. Ovviamente nessuno aveva mai contestato il modo di operare dell ufficio di cancelleria di Latina, ma Salviati riuscì a bloccare la segretaria per almeno un ora per farle compiere tutta la procedura necessaria per la consegna del fascicolo. Il monito di Salviati era chiaro: se in futuro avesse trovato una minima difformità all interno del fascicolo, la segretaria sarebbe stata licenziata in tronco, senza possibilità di adire le vie legali. Damiano rimase interdetto e affascinato da quel ragazzetto che la sapeva lunga e che non aveva paura di niente e di nessuno. Pensava che qualunque tirocinante avrebbe imparato più in quell ora a fianco a Salviati che in un anno intero di università. Rimase stupito soprattutto dalla capacità del suo legale di ricordare a memoria i regolamenti, i commi e i DPR senza alcun dimenticanza. - Damia - disse Salviati - ma veramente pensi che le citazioni degli articoli di legge che ho elencato a quella segretaria fossero veri? Li ho inventati di sana pianta, tutto qui. ahahahahah. Terminata la fotocopia del fascicolo di parte dell udienza, Damiano e l avvocato Filippo Salviati si appartarono nella stanza dei colloqui per un primo esame della questione. La voce si era sparsa e decine di avvocati si soffermarono sull uscio della stanza per dare un occhiata all avvocato che aveva rotto il culo alla segretaria dell ufficio di cancelleria. Evidentemente i tre che avevano assistito alla scena sparsero la voce agli atri colleghi, sperando di non ritrovarselo come avversario in un qualsiasi futuro processo. Filippo Salviati diede un occhiata sommaria al fascicolo e sentenziò con la solennità dell uomo di legge che conosce la materia a menadito: so cazzi!!!! Per come si erano messe le cose, il processo era molto difficile da affrontare. Decisero di rivedersi il venerdì successivo, perché Salviati doveva tornare a Napoli quella sera stessa e perché la lettura del fascicolo di parte richiedeva tempo e concentrazione. Quando si sarebbero rivisti, ci sarebbe stato più tempo a disposizione per discutere e approfondire tutti gli elementi del processo. Per quanto riguarda la mia parcella.. disse Filippo prima di congedarsi... la metteremo a carico dei tuoi accusatori. Chiederemo un risarcimento più cospicuo del solito, e divideremo a

9 metà. Se perdiamo - aggiunse Salviati smarrendo temporaneamente la sua aplomb - la prendiamo in culo tutti e due ahaha.. MERCOLEDI 11 MAGGIO - La notizia del processo di Damiano non ebbe lo stesso clamore che aveva preceduto la fase pre- processuale. Tutto ciò che andava detto era già stato detto. C era stato chi diceva che i drogati erano scarti umani che andavano sgozzati come porci e chi sosteneva che ognuno era libero di fare ciò che cazzo gli pareva senza dover dar conto a nessuno. Gli scontri epici tra sobri e drogati appartenevano al passato. Un anno prima quegli scontri avevano entusiasmato giovani e meno giovani, destra e sinistra, proibizionisti e antiproibizionisti, cattolici e atei, maggioranza e opposizione. La notizia dell imminente processo di Damiano fu trattata come se niente fosse, come se avesse oramai perso quella spinta di emotività che l aveva retta per oltre sei mesi. Solo il sindaco Carmine Pappagona non demordeva. La questione droga doveva sempre restare il tema principale di discussione e di intervento politico. Il giorno prima, manco fosse il presidente del consiglio dei ministri, aveva rilasciato un'intervista a Formia Oggi per la questione della costruzione del centro di riabilitazione per tossicodipendenti. Con il suo lessico rozzo e disordinato, successivamente corretto e ricorretto dai redattori del giornale, Pappagogna confermò indirettamente che quel centro altro non era che un ghetto dove rinchiudere tutti i drogati della zona, estendendo la possibilità di inserimento anche agli alcolizzati e ai disadattati. Un ghetto - lager, pattumiera sociale, nella quale ficcare tutti quelli che si distinguevano, anche solo leggermente, dallo stereotipo del giovane di Comunione e Liberazione. Una sorta di lazzaretto sociale. Era confermata anche la somma di tre milioni di euro di finanziamento che la Regione Lazio erogava a fondo perduto per la costruzione dell immobile. Nell intervista Pappagogna indicò anche il sito dove sarebbe stato costruito l immobile; nella zona periferica orientale di Formia, in prossimità del depuratore delle fogne comunali e della discarica di materiali inerti, in una zona definita di...ampi spazi e serenità urbanistica, dove i clienti avrebbero potuto godere della giusta tranquillità. Effettivamente la zona era poco urbanizzata, ma solamente perché faceva schifo. Sul tetto dell edificio, rassicurò Pappagogna, sarebbe stata realizzata una statua di padre pio ad altezza naturale. La posa della prima pietra era stata stabilita proprio per il 21 settembre, data dell udienza del processo di Damiano.

10 L intervistatrice di Formia Oggi non ebbe nulla da controbattere, anzi, traspariva in lei un velo di compiacimento come se la realizzazione di un edificio con tali funzioni fosse cosa di tutti i giorni, ma soprattutto come se con quell'operazione si risolvessero definitivamente le problematiche legate alla tossicodipendenza e all'alcolismo. L intervista proseguì con domande relative alla gestione del centro, che sarebbe stata affidata alla curia vescovile di Formia in collaborazione con il medico antiabortista, quello della conferenza contro la droga dell anno prima. Pappagogna rispose punto per punto alle domande fino a dire quello che avrebbero cambiato il corso della storia. - Sindaco, lei crede che questa città possa veramente essere ripulita dal degrado sociale e dalla delinquenza? - Il centro di recupero per disadattati sociali servirà proprio a questo, a togliere dalla strada tutti i delinquenti che compromettono il decoro della nostra città - Eppure ci sono ancora delinquenti a piede libero. Damiano, ad esempio, accusato di consumo, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, gira ancora impunito nella città. Come la mettiamo? - So che il 21 settembre ci sarà il processo a carico di questo delinquente. Noi come amministrazione comunale ci siamo costituiti parte civile nel processo a suo carico e siamo convinti che finirà in galera. - Ne è proprio convinto? - Se Damiano non finisce in carcere io sono pronto a dimettermi dalla carica di sindaco! A detta sua, se Damiano avesse vinto il processo, Pappagogna avrebbe rimesso il mandato di sindaco. L intervista era stata concordata dall intera Giunta Municipale di Formia e scritta personalmente dall addetto stampa, per cui non si poteva pensare ad una risposta affrettata. La questione vera era che: entro settembre andavano occultati circa ottocentomila euro derivanti da tangenti ed estorsioni ai danni dei costruttori di opere pubbliche, pertanto la stampa e i media locali dovevano essere opportunamente distratti da notizie dalla grande presa emotiva. Le paventate dimissioni di Pappagogna, che ci metteva la faccia sulla questione della droga e della sicurezza dei cittadini, era una notizia ghiotta sulla quale costruire scenari, congetture e teoremi politici riferiti al futuro della città. Alle opposizioni non sembrava vero. Quella inaspettata notizia spiazzò anche gli estremisti

11 più estremi, che però non credettero minimamente alla dipartita del sindaco, anche nel caso in cui Damiano avesse vinto il processo. La notizia fece immediatamente il giro di Formia, destando fra l'opinione pubblica, ammirazione per un sindaco tanto determinato nel combattere la droga e la criminalità, al punto da metterci la faccia e la poltrona. Anche Damiano apprese della notizia con stupore. Non si aspettava tanta attenzione per un processo che considerava minore rispetto al contesto criminale del territorio. Fotocopiò l articolo intervista di Pappagogna e lo aggiunse al voluminoso archivio cartaceo che aveva prodotto qualche settimana prima. Voleva che il suo avvocato avesse chiaro il contesto mediatico nel quale andava maturando il processo del 21 settembre. VENERDI 13 MAGGIO - Damiano e il suo nuovo avvocato si sentirono telefonicamente all ora di pranzo e concordarono un appuntamento per quella sera stessa. Decisero di incontrarsi in un pub sul lungomare dove avrebbero anche cenato. All avvocato piaceva tanto Formia. Ci veniva tutti i week end, sia d estate che d inverno, per fuggire al caos e alla frenesia di Napoli. Viveva in un appartamento sul lungomare acquistato trenta anni prima dai genitori che era diventato la sua seconda dimora esclusiva, perché i genitori ci venivano solo la settimana di Ferragosto. Molto spesso portava con se anche il lavoro, perché a Formia trovava la tranquillità necessaria per concentrarsi. In dieci anni di permanenza a Formia era riuscito a stringere amicizia con molti coetanei e a farsi anche delle storielle sentimentali. Fino ad allora non aveva mai seguito la cronaca e la politica locale perché il suo amore per la città prescindeva dal colore politico dell'amministrazione di turno. Non amava la politica e le fazioni politiche. Aveva sempre votato per il centrosinistra, turandosi puntualmente il naso, per la semplice avversione a Berlusconi. Il suo tempo libero, si fa per dire, lo trascorreva prevalentemente allo studio per un Master di Diritto Internazionale dal titolo Diritti dell uomo ed etica della cooperazione internazionale, e alla frequentazione di un corso avanzato di lingua inglese. Era affascinato dalla carriera internazionale e voleva occuparsi di mediazione culturale tra i popoli europei ed extracomunitari. Una materia molto difficile da affrontare che richiedeva grande dedizione allo studio e una buona dose di forza di volontà. Specializzarsi in diritto internazionale era la sua ambizione più grande. Alla cultura giurista Salviati legava una buona cultura umanista. Amava le letture moderne, soprattutto straniere, e si dilettava a leggere libri in lingua originale inglese. Era il meglio che il

12 mercato degli avvocati potesse offrire. Comunque sarebbe andata a finire, la scelta di Salviati era la migliore. Damiano e Filippo cenarono insieme al pub sul lungomare e prima di affrontare le questioni del processo si scambiarono opinioni sulla città di Formia. Prima di allora Damiano non sapeva di vivere in un bel posto. L abitudine tutta italiana di disprezzare la propria città, a prescindere dai reali motivi del disprezzo, aveva condizionato anche la mente di Damiano. La descrizione che Filippo fece di Formia lo costrinse ad osservare quei luoghi da prospettive mai esaminate fino a quel momento. A metà cena iniziarono a discutere dell udienza del processo. Salviati dimostrò di aver letto il fascicolo di parte e di aver esaminato tutti gli articoli del codice penale che venivano imputati a Damiano. Era consapevole che senza la conoscenza dettagliata degli antefatti, non avrebbe potuto approntare una strategia difensiva adeguata al processo. Del resto la fredda e asettica notifica del Tribunale di Latina diceva ben poco. Damiano allora gli raccontò, in modo sommario ma preciso, tutta la storia della canna di Pasquetta, di Madonna e Percuoco, di Valerio e Arturo, della loro ritrattazione, della conferenza contro la droga, di suor Elena, del sindaco Pappagogna, dell avvocato Egidio Caracciolo Di Trorchiaro, e infine gli mostrò la fotocopia dell articolo - intervista di Carmine Pappagogna nella quale si giocava le proprie dimissioni da sindaco sull esito del processo. In un quarto d'ora circa, Damiano fornì al suo avvocato tutti gli elementi per la conoscenza completa del processo. Filippo gli fece alcune domande per approfondire alcuni aspetti e prese appunti su di un foglio recuperato al bancone del pub. Il giovane avvocato rimase perplesso. Ascoltò con molta attenzione tutto il racconto della vicenda che aveva determinato il processo in cui lui doveva svolgere il ruolo di difensore. Si rese immediatamente conto che non ci si trovava di fronte al solito processo per droga, di quelli che tutti i giorni venivano discussi nei tribunali italiani. Lì c erano strani intrecci tra politica, istituzioni, avvocati, forze dell ordine e società civile. Damiano gli propose di visionare il materiale cartaceo che lui aveva archiviato qualche settimana prima e il contenuto della pendrive con i file dei video, delle conferenze stampa del sindaco Pappagogna e quelli dei telegiornali dell ultimo anno in cui si parlava di lui, nonché le querele di parte che Damiano e il padre avevano depositato ai carabinieri in quei mesi. Una cospicua documentazione che avrebbe dovuto chiarire tutti i dubbi di Salviati. Il giorno successivo Damiano avrebbe catalogato cronologicamente tutto il materiale e lo avrebbe consegnato direttamente a Filippo. Ci sarebbe voluto molto tempo per visionare il materiale archiviato, ma senza quel lavoro di

13 analisi sarebbe stato impossibile proseguire nella difesa del processo. E soprattutto era importante conoscere molto di quello che non era scritto da nessuna parte, ovvero le considerazioni, le ipotesi e gli scenari che Damiano e il suo avvocato dovevano ricostruire fino all inizio del processo. Per Damiano, ad esempio, sarebbe stato sufficiente dimostrare l inesistenza della mamma coraggio per smontare tutto il castello di menzogne costruito ad arte su di lui. - Vedrai che prima o poi questa mamma coraggio uscirà fuori tra i testimoni del processo. E poi se la questione fosse così facile -rispose Filippo- il sindaco non avrebbe messo a repentaglio il suo incarico istituzionale. SABATO 14 MAGGIO - C erano però altre questioni che fino a quel momento erano state sottovalutate. Damiano lasciò parlare il suo avatar PENNAROSSA per valutare tutte le ipotesi possibili che si celavano dietro le paventate dimissioni di Pappagogna. Per questo motivo scrisse un lungo articolo nel quale elencava le possibilità che il sindaco Pappagogna metteva in campo. Ipotesi uno: Pappagogna voleva ricandidarsi per la terza volta consecutiva a sindaco di Formia, e non sarebbe stato possibile se avesse completato il mandato; dimettendosi anticipatamente poteva concorrere per la terza volta consecutiva e governare per altri cinque anni. Ipotesi due: aveva minacciato le dimissioni ma sarebbe stato pronto a ritrattarle per il bene della città. Ipotesi tre: si era rotto il cazzo di fare il sindaco. Ipotesi quattro: era sotto schiaffo della camorra e con le sue dimissioni si sarebbe liberato dalle catene di persone molto pericolose che lo minacciavano costantemente. Ipotesi cinque: era stato rassicurato dal giudice di turno che gli aveva garantito la condanna per Damiano. Ipotesi sei: credeva effettivamente nella colpevolezza di Damiano e confidava sulla correttezza della magistratura, al punto da giocarsi il suo futuro amministrativo. Ipotesi sette: il governo Berlusconi aveva i giorni contati e lui aveva deciso di candidarsi al Parlamento; le dimissioni era necessarie per compiere il salto di qualità. Ipotesi otto: quella vera! Le dimissioni annunciate servivano a distrarre l opinione pubblica per

14 almeno due mesi, tempo necessario per portare a termine una serie di porcherie amministrative, al termine delle quali avrebbe ritirato le dimissioni perché non credeva nella correttezza della magistratura. L articolo di PENNAROSSA fu letto e commentato su tutti i siti internet della zona, aprendo di fatto un vero e proprio sondaggio tra i cittadini. Nessuna delle otto ipotesi era esclusa a priori, e questo serviva anche a Damiano per capire il senso delle paventate dimissioni di Pappagogna. PENNAROSSA si limitò a elencare le possibili ipotesi che sottostavano alle dichiarazioni di Pappagogna, senza propendere per una delle ipotesi stesse, accreditandosi ancora una volta come corretto e imparziale. Ma le possibili ipotesi destabilizzanti elencate da PENNAROSSA a proposito delle dimissioni del sindaco, servirono a innescare i dubbi in tutta la cittadinanza e ad avere una visione critica di ciò che il giornale locale propinava loro. Insinuare il dubbio tra i cittadini, senza giungere a nessuna conclusione, era la specialità di PENNAROSSA. Non poteva sbilanciarsi troppo perché rischiava di essere sgamato nella sua identità rischiando cosi di perdere tutta quella credibilità che si era conquistata con mesi e mesi di articoli scritti con la massima imparzialità. PENNAROSSA si sarebbe astenuto dal trattare il processo del 21 settembre, limitandosi a intervenire sulle questioni collaterali, come le dimissioni del sindaco Pappagogna. Anche l avvocato Filippo Salviati non doveva sapere nulla dell identità di PENNAROSSA. Non per mancanza di fiducia, ma perché Damiano era geloso di quel personaggio virtuale tanto amato nella città. Quel sabato pomeriggio Damiano partecipò alla manifestazione in piazza contro la privatizzazione dell acqua. Incombeva il referendum nazionale sull acqua pubblica e a Formia, più di tante altre città, c era una gestione idrica particolarmente scellerata. Otto anni prima il sindaco Pappagogna si vendette l intero servizio idrico a una società da lui controllata, per poi decuplicare le bollette dell acqua e spartirsi il profitto con una società off shore del Lussemburgo intestata alla suocera, di cui era il principale azionista. I conti bancari cifrati consentivano di mantenere il totale anonimato al fisco e alla Guardia di Finanza. Un'operazione che fruttava ogni anno ben centomila euro puliti esentasse, per una semplice approvazione di una delibera di giunta municipale. Quando la società di gestione dell acqua propose l esternalizzazione del servizio in cambio di una tangente di centomila euro l anno, Pappagogna pensò di essere stato furbo e scaltro. Ma quando si accorse che colui che propose l affare intascava circa tre milioni di euro l anno per il semplice fatto di essere amministratore delegato, lì Pappagogna si sentì leggermente idiota. Se fosse stato più scaltro

15 avrebbe gestito lui l affare, con un guadagno 30 volte maggiore. Il relatore del comitato spontaneo di lotta per l acqua pubblica di Formia che tenne il comizio in piazza elencò tutte le porcherie che Pappagogna aveva portato avanti in fatto di privatizzazione dell acqua, tutti gli intrallazzi e le illegalità che avevano trasformato un bene comune come in un affare senza uguali. Purtroppo in piazza c erano sì e no 20 persone, ma Damiano prese appunti e con il suo stile letterario molto efficace scrisse il post per il giorno successivo: TUTTE LE PORCHERIE DI PAPPAGOGNA. Trascrisse quello che il relatore del comitato disse in piazza, ci cucì un po di altri intrallazzi, buttò qualche ipotesi qua e là, e il gioco era fatto. Due giorni dopo la Guardia di Finanza, con tanto di mandato di perquisizione, fece irruzione nell ufficio del sindaco Pappagogna e sequestrò tutto il materiale inerente l affidamento del servizio idrico. L irruzione della Guardia di Finanza non ebbe alcun prosieguo, perché il sistema della tangente era congegnato molto bene. Ma quel tranello teso da PENNAROSSA indispettì molto Pappagogna. Il sindaco diede ordine immediato di distruggere entro 24 ore il sito e di non badare a spese nell assoldare il miglior hacker d Italia pur di zittire quell anonimo rompicoglioni. Nei tre mesi successivi Pappagogna non voleva rogne e fastidi, e PENNAROSSA in quel momento rappresentava la rogna e il fastidio maggiori. DOMENICA 15 MAGGIO - Il pranzo domenicale tra Damiano e i genitori trascorse sereno e allegro. Damiano raccontò di aver conosciuto Filippo Salviati con il quale si sarebbe incontrato quella sera per la firma del mandato legale di difesa e rappresentanza. Il padre di Damiano gli confidò che qualsiasi avvocato sarebbe stato meglio dell avvocato Egidio Caracciolo Di Trorchiaro, e che non si sarebbe mai più intromesso nelle sue questioni. Ma Damiano fino a quel momento non sapeva di essere diventata icona involontaria della sinistra locale. Il padre gli raccontò delle tante persone e dei tanti compagni che lo avevano fermato per strada in quei giorni e che gli avevano manifestato la massima solidarietà per la vittoria finale del processo. Le paventate dimissioni del sindaco Pappagogna avevano ridato vigore alla lotta politica e al conflitto sociale nella città. A Formia si respirava un nuova aria di competizione politica, accelerata dal possibile anticipo del voto amministrativo che aveva spiazzato tutti i partiti. Sarebbe stata un estate di politica, nella quale i partiti avrebbero iniziato a stilare programmi e liste

16 elettorali per tenersi pronti in caso di dimissioni anticipate di Pappagogna. In città iniziarono a comparire i primi manifesti politici delle forze di opposizione. Chiedevano le dimissioni del sindaco, a prescindere dall esito del processo di Damiano. L inchiesta sull affare dell acqua denunciato pubblicamente da PENNAROSSA aveva rianimato un po gli animi dei cittadini, alle prese con bollette dell acqua da oltre ottocento euro a testa. Il referendum nazionale del 13 giugno era diventato un appuntamento importante per tutta la sinistra e il centrosinistra formiano, anche per quegli esponenti del Partito Democratico che avevano sempre sostenuto la giustezza della privatizzazione dell acqua. Comparvero anche i manifesti dell associazione Antifa, grande tifosa di Damiano, e del coordinamento della Destra formiana. Tutti a chiedere le dimissioni anticipate di Pappagogna, seppur con motivazioni opposte, gli uni per la gestione nefasta delle questioni sociali del territorio e gli altri per la politica troppo di sinistra di sindaco e compagni. Il padre di Damiano era entusiasta del figlio. Per lui già ipotizzava una brillante carriera politica in Comune, almeno come assessore. La notorietà che aveva raggiunto con il processo del 21 settembre, abbinata a una buone dose di istruzione e di onestà, avrebbero potuto lanciarlo anche a livello parlamentare. Ma Damiano aveva altre intenzioni che non coincidevano con la carriera politica. Da qualche settimana, da quando cioè il suo avatar PENNAROSSA imperversava nel web, gli frullava in testa l idea di diventare giornalista di una qualche testata nazionale. Si era ripromesso, subito dopo il processo, di affrontare la questione dei curriculum da inviare ai vari direttori nazionali di giornali, radio e televisioni. L incontro serale con Filippo Salviati era alle otto di sera nella piazza centrale di Formia, al cospetto di tutti gli occhi indiscreti. C era da firmare la delega per il conferimento del mandato legale per il processo del 21 settembre, che sarebbe stato consegnato in tribunale nei giorni successivi. Nella delega c era il mandato per il processo in corso e nessun altro grado di giudizio, né tanto meno alcuna delega a transigere e conciliare a nome e per conto del cliente. Damiano apprezzò quella circostanza che lui ritenne di grande correttezza professionale. Dunque firmò con grande soddisfazione anche la revoca del mandato all avvocato Egidio Caracciolo Di Torchiano, pensando a quanto fosse stato stupido a fidarsi di quel tipo. Se avesse scelto un avvocato diverso nella fase preliminare del procedimento penale, forse in quel momento si starebbe godendo la giusta pace in virtù di un assoluzione con formula piena.

17 VENERDI 20 MAGGIO - La guerra mediatica tra PENNAROSSA e Carmine Pappagogna non conosceva soste. PENNAROSSA aveva da ridire su tutti i suoi provvedimenti amministrativi, anche su quelli che sembravano apparentemente innocui. Per sembrare più credibile e imparziale, ogni tanto fingeva di apprezzare qualche provvedimento del sindaco e dava ragione all amministrazione comunale di Formia. Ma sulle questioni importanti, quelle di una certa valenza amministrativa, non c era scampo. Dopo una decina di giorni Damiano riuscì ad aprire un nuovo sito internet a nome di PENNAROSSA, nella speranza che gli hacker non riuscissero a farlo saltare di nuovo. Per questo riuscì a trovare un antivirus con i controcoglioni che un suo amico clonò da un ministero, e a mettere in sicurezza il suo sito da altri eventuali attentati informatici. A nulla valsero le denunce - querele che Pappagogna inviò, tramite l avvocatura comunale, alla Polizia Postale, per intercettare l anonimo free lance che gli toglieva il sonno la notte. La Polizia Postale che aveva gli uffici operativi a Roma, lontana dalle pressioni politiche del sindaco, non ravvisò gli estremi per alcun reato e respinse al mittente le richieste di intervento diretto. PENNAROSSA era sempre molto attento ad agire nell ambito della legalità e della correttezza. Evitava parolacce, ingiurie, calunnie, limitandosi a riportare integralmente i testi dei provvedimenti che Pappagogna emanava quotidianamente. E poi evitava di connettersi in internet in postazioni fisse dove poteva essere facilmente rintracciato e identificato. Oltre che a servirsi della connessione della biblioteca dell università di Cassino, Damiano utilizzava spesso le connessioni non protette dei vari utenti ADSL di Formia, non soffermandosi mai sulla stessa utenza. L esattezza delle informazioni che venivano riportate da PENNAROSSA in internet diede adito al sospetto della presenza di un infiltrato all interno della Giunta Comunale, innescando una stagione di diffidenza e di veleni tra gli amici del sindaco, sempre pronti a rimpiazzarlo alla prima occasione. Per farlo uscire allo scoperto, Pappagogna lanciò una sfida a PENNAROSSA: un faccia a faccia televisivo, con il solo scopo di conoscere il suo nome e cognome e farlo squagliare vivo nell acido muriatico. Damiano ovviamente non rispose alla provocazione e proseguì imperterrito nel suo lavoro di informatore. Tutta quella morbosa curiosità sulla vera identità di PENAROSSA coinvolse anche i cittadini di Formia che si rammaricarono per il mancato confronto, e curiosi di vedere il free lance più amato dal web massacrare Carmine Pappagogna.

18 Ma l apice dell incazzatura il sindaco lo raggiunse quando PENNAROSSA- Damiano inviò una missiva al Ministero dell Interno per denunciare la costruzione di un carcere privato nella periferia di Formia. A suo parere l edificio destinato alla riabilitazione dei drogati, aperto anche a delinquenti, disadattati, alcolisti e barboni, altro non era che un carcere privato, di proprietà del Comune, quindi del sindaco, che ne avrebbe disposto l utilizzo, e non una struttura medica riabilitativa dai fini sociali. Pappagogna andò su tutte le furie, perché toccare il suo gioiello equivaleva non solo a delegittimare il suo operato, ma anche a scatenare la rappresaglia di Aniello Donnafresca, detto recchia e puorco, capo del clan della camorra locale, che aveva vinto l appalto per la realizzazione dell opera. La possibile perdita di oltre cinquecentomila euro di tangenti avrebbe rappresentato un serio grattacapo per il sindaco e i suoi fedeli alleati. PENNAROSSA non era a conoscenza della lunga mano della camorra sull edificio carcere, e quindi non si rendeva conto del pericolo che correva. Però, non appena subodorò puzza di bruciato, sospese le pubblicazioni per oltre dieci giorni. Il suo hacker di fiducia installò un programmino software che modificava ogni tre minuti il codice identificativo del suo computer per avere la sicurezza di non essere mai rintracciato. Neanche Bin Laden possedeva accorgimenti così sofisticati. Pappagogna non poteva permettersi neanche il minimo ritardo sull inizio dei lavori della realizzazione dell opera, perché i debiti di riconoscenza con la camorra erano scaduti da svariati mesi. A metterlo nei guai, a lui che non sapeva distinguere un camorrista da un componente del gruppo di preghiera di Padre Pio, fu il mediatore che lo convinse a dare seguito alla privatizzazione dell acqua. Fu lui a ricordargli che c era da saldare la cambiale dalle svariate centinaia di migliaia di euro che la camorra aveva anticipato per la sua campagna elettorale, e qualcuno si era stancato di attendere. Al sindaco fu fatto credere che i proventi della campagna elettorale provenivano dai contributi volontari dei cittadini di Formia, e quell idiota ci credette anche. Ma la scadenza della cambiale era imminente, e la costruzione del carcere - lager doveva proseguire senza intoppi. Anche il vescovo di Formia che doveva gestire successivamente la struttura cosiddetta sociale era molto preoccupato. Anche lui doveva intascare una parte cospicua della tangente, ed eventuali intoppi avrebbero potuto accelerare il suo temuto trasferimento in Sardegna. Erano mesi che si parlava del suo trasferimento a Cagliari e della conseguente sostituzione con un altro prelato, ma lui si difendeva strenuamente. Se fosse riuscito a mettere le mani sulla gestione dell edificio carcere - lager, unico in tutta Italia, la sua immagine sarebbe stata rivalutata e il suo trasferimento scongiurato.

19 Insomma, troppi interessi si nascondevano dietro il progetto di costruzione dell edificio per i drogati, l ormai centro Padre Pio, nel quale PENNAROSSA intravide un carcere - lager privato fuori da ogni normativa. Quella lettera al Ministero degli Interni era solamente una provocazione, ma nei giorni seguenti alcuni ispettori del ministero vennero a Formia per visionare il fascicolo dell opera, e l inchiesta interna disposta dal ministero suscitò molte perplessità. La cittadinanza non si scandalizzò del fatto che l edificio somigliasse a un carcere. Anzi, quell idea di un rastrellamento dei disadattati di tutta la città e di una pulizia etnica delle strade del centro, erano ben viste dal popolino borghese e bigotto sempre in cerca di capri espiatori per sedare le loro frustrazioni sociali. Quella specie di discarica di materiale organico, chiamato centro riabilitativo, era considerata la soluzione definitiva per far piazza pulita di tutti gli accattoni che infestavano la città, soprattutto di quelli negri e drogati che puzzavano. PENNAROSSA non riuscì a scalfire quel senso di intolleranza che i cittadini di Formia avevano sempre avuto nei confronti del diverso, e a nulla valse l impegno di spiegare nei minimi dettagli che un carcere privato era una aberrazione medioevale che andava contro i principi basilari della democrazia e della convivenza civile. SABATO 18 GIUGNO - Il Ministero degli Interni diede ragione a PENNAROSSA - Damiano. Il progetto per la costruzione dell edificio - lager per drogati era un vero e proprio carcere privato a uso del sindaco. In realtà il progetto non fu bocciato del tutto, ma ne vennero chieste modifiche. Il ministero chiese di togliere le inferriate alle finestre delle camere, di ridurre l altezza del muro di cinta, di togliere il filo spinato e l alta tensione dal confine del terreno dell edificio e di rivedere il cortile interno per l ora d aria. Il sindaco Pappagona precettò tutti gli architetti e geometri del comune e il nuovo progetto fu ripresentato nel giro di sole ventiquattro ore. Un trionfalistico comunicato stampa del Comune di Formia mise fine a tutti i dubbi sulla costruzione dell edificio per drogati e lo riabilitò da tutte le calunnie che in quei giorni piovvero su di lui. Quella sera di giugno Damiano e l avvocato Filippo Salviati si incontrarono di nuovo a cena nel solito ristorante sul lungomare per discutere dello stato di avanzamento dello studio del processo. Salviati navigava nel buio più totale. Il Pubblico Ministero del tribunale aveva confezionato il fascicolo senza il minimo errore, e non v era possibilità di ricorrere ad alcuna eccezione preliminare o di difetto. Le notifiche erano perfette e gli atti inoppugnabili. Il giorno prima Salviati era stato in tribunale a fotocopiare le integrazioni che il Pubblico Ministero aveva elaborato in fase istruttoria. C era la prima lista di testimoni, con a capo i due ispettori Madonna e

20 Percuoco. Poi erano previste le testimonianze di Valerio e Arturo, e la costituzione di parte civile della Provincia di Latina, dell amministrazione comunale di Formia e della neonata associazione mamme coraggio, sempre di Formia. C era anche una busta con una siringa sporca di sangue come referto da parte degli agenti di Polizia. Erano tutti rappresentati da uno degli studi legali più forti e accreditati di Roma, studio legale Carlini e associati, di quegli studi legali che difendevano onorevoli, senatori, prelati, divi dello spettacolo e mega speculatori edilizi. Lo studio legale era affiancato da uno stuolo di professori emeriti della facoltà di Giurisprudenza dell Università La Sapienza di Roma e godeva della benevolenza del Vaticano. Una lotta impari, senza alcuna possibilità di vittoria. Da un lato la scienza della Giurisprudenza nazionale; dall altro, un giovincello, seppur bravo, ma non accreditato da alcun curriculum particolare. E in più tutti gli elementi processuali propendevano contro Damiano. Filippo Salviati disse che l elenco dei testimoni a disposizione dell accusa sarebbe stato molto più lungo, e tutti avrebbero giurato e spergiurato di aver visto la siringa di eroina, lo spacciatore dai tratti somatici sudamericano, i bambini in preda al panico e armi da fuoco in bella vista. La parola di Damiano contro quella di due ispettori di Polizia pluripremiati e quella dei due amici per la pelle, Valerio e Arturo. Non c era alcuna possibilità di vittoria, perché i testimoni sarebbero stati addestrati alla perfezione. Lo studio legale avversario avrebbe predisposto le domande secondo un copione prestabilito e tutti avrebbero detto le stesse cose, senza deviare minimamente dalla lezione impartita dagli avvocati. L unica speranza sarebbe stata quella che Valerio e Arturo, che in nome di una decennale amicizia avrebbero potuto dire la verità, ma a quel punto sarebbero stati denunciati, processati e condannati per falsa deposizione davanti al Commissario. Il verbale che avevano sottoscritto qualche mese prima era corredato da una dichiarazione di responsabilità per dichiarazioni false e mendaci a prova di bomba. Quindi, davanti al giudice del Tribunale di Latina, Valerio e Arturo non avrebbero potuto che attenersi a quanto dichiarato un anno prima. In caso contrario ci sarebbero state due condanne e due arresti al posto di uno. Serviva un miracolo. Un appiglio, un elemento dimenticato, un'impronta digitale, una redenzione di Madonna e Percuoco, un alibi di ferro, un crollo dei testimoni, insomma una qualsiasi circostanza che assolvesse Damiano per non aver commesso il fatto. A nulla sarebbe servito cercare di far cadere in contraddizione i testimoni, chiedere la prova del DNA della siringa nella busta o dimostrare l inesistenza della mamma coraggio, del bambino sotto shock e del medico psichiatra che lo seguiva. Scartarono anche l ipotesi di una deposizione di suor Elena che chiedeva la clemenza ai giudici. Non sarebbe servito neanche iscriversi al Popolo delle Libertà e iniziare a

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