Lo Sviluppo Sostenibile e le sue implicazioni nell ambito della Pianificazione Ecologica

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1 Lo Sviluppo Sostenibile e le sue implicazioni nell ambito della Pianificazione Ecologica Corso di Pianificazione Ecologica e sostenibile del Territorio Facoltà di Ingegneria Università degli Studi di Trento Docente: Marco Ciolli

2 Sviluppo Sostenibile Ma cos è lo sviluppo sostenibile? "Sviluppo sostenibile" è un concetto difficile da comprendere perché non tutti lo interpretano allo stesso modo. A lungo termine dovrebbe condurre a condizioni di vita migliori su questo mondo minacciato da problemi ambientali es. l abbattimento delle foreste tropicali, il riscaldamento globale, le piogge acide.... Inoltre la qualità della vita è insufficiente per molta gente, soprattutto nei paesi poveri. C è poi una relazione tra le questioni ambientali e la povertà. Tre punti sono da tenere presenti se si ha come obiettivo lo sviluppo sostenibile: 1. L ambiente 2. L economia 3. Le condizioni sociali "Sustainable development is development that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs." Sta ad indicare una crescita economica che sia idonea a soddisfare le esigenze delle nostre società in termini di benessere a breve, medio e soprattutto lungo periodo, fermo restando che lo sviluppo deve rispondere ai bisogni del presente, senza compromettere le attese delle generazioni future. Si tratta di predisporre le condizioni più idonee affinché lo sviluppo economico a lungo termine avvenga nel rispetto dell'ambiente. Il vertice mondiale sullo sviluppo sociale (Copenhagen 1995) ha sottolineato la necessità di lottare contro l'esclusione sociale e proteggere la salute dei singoli. Il trattato di Amsterdam ha espressamente iscritto lo sviluppo sostenibile nel preambolo del trattato sull'unione europea.

3 Sustainable development will only happen if it is explicitly planned for. (EC, European Sustainable Cities,1996). Come introdotto nel rapporto dell EEA 1997, Towards Sustainable Development for Local Authorities, il termine sostenibilità costituisce la parola-chiave degli anni 90: politici, amministratori e pianificatori lo adottano a vari livelli di programmazione, gestione e pianificazione, ma l obiettivo dello sviluppo sostenibile diventa un impegno quotidiano di consumatori e produttori. Ma, in realtà, sviluppo sostenibile cosa significa? Sostenibile per chi e per che cosa? Esiste un significato univoco e riconosciuto internazionalmente di sostenibilità? Materialmente cosa comporta impegnarsi per lo sviluppo sostenibile? Esistono alcuni elementi caratterizzanti il concetto di sviluppo sostenibile, quali: visione di lungo termine, partecipazione, equità inter ed intragenerazionale, approccio olistico allo sviluppo economico, sociale ed ambientale; - d altra parte in ogni esperienza è stata adottata una propria visione di sostenibilità, per cui le definizioni di sviluppo sostenibile sono in realtà molteplici e, a volte, molto diverse fra loro; - esistono diversi modi di percorrere il cammino verso lo s.s. e diversi approcci operativi nella pratica della sostenibilità secondo i quali si possono accorpare le varie esperienze; - un metodo di valutazione della sostenibilità del proprio sviluppo è costituito dall adozione di indicatori di sostenibilità in grado di monitorare pressioni sull ambiente, impatti economici e sviluppo sociale ed istituzionale.

4 La sostenibilità rinvia all idea di mantenimento/conservazione nel tempo, e soprattutto nel lungo periodo, delle condizioni esistenti e di capacità di garantire un supporto, un sostentamento, senza produrre degrado. Lo sviluppo implica cambiamento, trasformazione dello status quo, alterazione, modifiche, e quindi instabilità, fluttuazioni, turbolenze. Questo conflitto tra i due termini porta ad una idea di miglioramento/modifica mantenendo però nel tempo anche lungo le condizioni che consentono tale miglioramento. Il significato di sviluppo sostenibile dovrebbe essere dunque quello di migliorare la qualità della vita o il benessere in modo durevole nel tempo.

5 Sviluppo sostenibile è quello sviluppo capace di soddisfare i bisogni della attuale generazione senza compromettere il soddisfacimento dei bisogni delle future generazioni (Our Common Future). Da questa definizione e dal dibattito internazionale conseguente sono emersi e sono stati riconosciuti i seguenti tratti caratteristici dello sviluppo sostenibile: la stretta interrelazione fra sviluppo economico, sociale ed ambientale e quindi approccio olistico allo sviluppo; la logica del lungo periodo; l equità, estesa alla prospettiva intergenerazionale, e la giustizia; l efficienza nell uso delle risorse; la sostenibilità ecologica, ovvero la conservazione dello stock di risorse e la creazione di ricchezza senza danneggiare i sistemi a sostegno della vita.

6 Lo sviluppo sostenibile viene generalmente rappresentato come l intersezione dei tre insiemi dello sviluppo economico, sociale ed ambientale, sottolineando con ciò che laddove vengano privilegiate solo due delle sue dimensioni non si verifica uno sviluppo sostenibile ma uno sviluppo in un ottica conservazionista, ecologista oppure meramente socio-economica

7 L interrelazione fra sviluppo economico, sociale ed ambientale è stata raffigurata anche con un diagramma a triangolo equilatero, i cui vertici costituiscono le singole dimensioni sociale, economica e ambientale, i lati rappresentano delle linee di sviluppo di condivisione di due soli obiettivi alla volta, l area del triangolo il perseguimento degli obiettivi dello sviluppo Sostenibile Il grafico evidenzia i diversi approcci possibili: dell economista (l obiettivo di equità non rientra generalmente tra quelli strettamente economici, preponderante è in genere la crescita), quello dell ambientalista, interessato alla tutela, e quello del sociologo, interessato all equità. Il diagramma esprime anche la necessità di ricerca di un compromesso fra obiettivi molteplici, eterogenei ed anche conflittuali. Deve esservi integrazione fra queste tre dimensioni.

8 Inoltre, ciascuna scelta comporta specifici livelli di perseguimento degli altri obiettivi (non possono essere massimizzati tutti contemporaneamente): se si massimizza un obiettivo, si avranno delle riduzioni nel perseguimento degli altri, accettabili in relazione alle circostanze e condizioni specifiche esistenti ed alle priorità riconosciute. Promuovere lo sviluppo sostenibile significa ricercare l equilibrio fra queste tre diverse componenti/dimensioni L equilibrio ricercato è, naturalmente, un equilibrio dinamico, in quanto continuamente rimesso in discussione dalle pressioni dovute al cambiamento, di cui si fanno promotori diversi soggetti (pubblici, sociali, privati) e che rimette continuamente in discussione le priorità tra i tre obiettivi fondamentali. L ottica dello s.s. richiede quindi un approccio olistico allo sviluppo, cioè un approccio globale alla pianificazione ed alla valutazione, uno sguardo all insieme come alle parti, un attenzione particolare al benessere sociale, ecologico ed economico dei vari sottosistemi, allo stato, alla direzione ed alla velocità di cambiamento dei sistemi e delle loro componenti e, soprattutto, all interazione fra le parti.

9 La logica del lungo periodo La dimensione temporale dello s.s. è forse l aspetto più leggibile dalla definizione del Rapporto Brundtland. Il rimando alle generazioni future richiama l attenzione non solo sulla prossima generazione ma anche a quelle successive, espandendo l orizzonte temporale di pianificazione/valutazione. La scelta della scala temporale non è sempre facile. L approccio olistico allo sviluppo necessita di considerare le scale dei diversi processi sociali, economici e naturali, per cui l intervallo temporale di 5 o 10 anni, utilizzato in genere nelle pianificazioni politiche ed economiche, non è sufficiente ed orizzonti temporali superiori, di anni diventano più significativi. L adozione di orizzonti temporali così lontani richiede di affrontare questioni di valutazione di lungo periodo, in condizioni di incertezza/indeterminatezza che rendono molto complessa la valutazione stessa.

10 L equità e la giustizia Nella definizione di sviluppo sostenibile sono implicitamente contenute due tipologie di equità: l equità infragenerazionale, sia a livello locale che a livello internazionale, che implica parità di accesso alle risorse (sia ambientali, che economiche e sociali/culturali) da parte di tutti i cittadini del pianeta, senza distinzioni rispetto al luogo ove essi vivono. Questo tipo di equità può anche essere intesa come giustizia. l equità intergenerazionale (esplicitamente dichiarata nella definizione), che implica pari opportunità fra successive generazioni. Viste le condizioni attuali mondiali, questo aspetto costituisce forse il concetto più eversivo della nozione di sviluppo sostenibile (Lanza, 1997).

11 L efficienza nell uso delle risorse e la sostenibilità ecologica La logica di lungo periodo introduce necessariamente il concetto di uso efficiente delle risorse, in quanto solo con un oculata gestione delle risorse attuali è possibile garantire alle generazioni future la possibilità di soddisfare i propri bisogni. Quindi, condizione essenziale per la sostenibilità è la conservazione dello stock di risorse costituenti il capitale naturale di cui dispone l attuale generazione e da cui consegue il livello di benessere. La sostenibilità ecologica implica che la produzione di ricchezza non avvenga a danno del sistema che supporta la varietà della vita, ma che si introducano dei vincoli alle trasformazioni e che venga ricercata e rispettata la capacità di carico dei sistemi ambientali.

12 La partecipazione Il concetto di sviluppo sostenibile integra e bilancia le tre dimensioni sociale, economica ed ambientale e quindi i tre valori dell utilità, dell equità e dell integrità ecologica. I soggetti portatori dei suddetti valori/obiettivi sono diversi, i soggetti coinvolti nel processo di s. s. sono molteplici e soprattutto possono essere in conflitto fra loro. Diventa necessario evitare o ridurre il conflitto e attivare la cooperazione tra i diversi attori. Non si possono massimizzare contemporaneamente le tre dimensioni, ed è indispensabile fare delle scelte che rispecchiano dei giudizi di valore e non sono affrontabili e risolvibili solo con strumenti tecnici, con i soli esperti ma occorre un vero e proprio processo di partecipazione. Lo sviluppo sostenibile è intrinsecamente uno sviluppo partecipato.

13 Alcune definizioni di Sviluppo Sostenibile Nonostante il dibattito sullo s.s. sia stato avviato ormai tempo e siano stati riconosciuti i caratteri principali insiti nel suo concetto, molteplici sono state le definizioni adottate nelle varie esperienze politiche, di studio o di pianificazione. La pluralità e differenza fra le varie espressioni adottate è legata al carattere ideologico dello s.s., cioè lo stretto legame fra significato attribuito all espressione sviluppo sostenibile e giudizi etici e di valore propri degli attori dello sviluppo. WORLD COMMISSION ON ENVIRONMENT & DEVELOPMENT, OUR COMMON FUTURE, 1987 (BRUNDTLAND COMMISSION REPORT) 1. Sustainable development is development that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs sustainable development is not a fixed state of harmony, but rather a process of change in which the exploitation of resources, the orientation of the technological development, and institutional change are made consistent with future as well as present needs.

14 AAVV,VERSO UNO SVILUPPO SOSTENIBILE: Esperienze E Raccomandazioni Di Sette Regioni Europee, 1998 Principi di sostenibilità: 1)dimensione di sviluppo: rispetto per l'integrità ecologica e per il patrimonio dell'ambiente creato dall'uomo (dimensione ambientale); soddisfacimento dei bisogni umani per mezzo di un uso efficiente delle risorse (dimensione economica); conservazione e sviluppo dei potenziali umani e sociali (dimensione socio-culturale). 2)dimensione di equità: equità sociale e tra i sessi (equità interpersonale); equità interregionale e internazionale (equità spaziale); equità tra generazioni presenti e future (equità intertemporale).3)principi sistemici: diversità/ridondanza, sussidiarietà, partnership/networking, partecipazioni. AMICI DELLA TERRA/ITALIA, Documento Di Indirizzo Generale Per Uno Sviluppo Sostenibile Della Provincia Autonoma Di Trento, 1997 Le caratteristiche, i vincoli e le opportunità poste dalle componenti ambientali allo sviluppo delle società avanzate rendono sempre più necessario separare i cicli tecnologici delle attività antropiche di produzione e consumo dai cicli naturali, in maniera tale da assicurare l'equilibrio di questi ultimi. Un primo indirizzo a carattere generale per uno sviluppo sostenibile può essere individuato nel configurare l'insieme delle attività umane alla stregua di un ciclo (tecnologico) diverso da quello naturale e dal quale deve essere progressivamente separato. I PRINCIPI di BASE dello sviluppo sostenibile sono: EVITARE L'ESAURIMENTO DELLE RISORSE NON RINNOVABILI, RISPETTO DELLA CARRYING CAPACITY dell'ambiente, EQUITA', PRECAUZIONE. CEC, EUROPEAN COMMUNITY FIFTH ENVIRONMENTAL ACTION PROGRAMME, 1993 (Sustainable development is) continued economic and social development without detriment to the natural resources on the quality of which human activity and further development depend. COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE, Comunicazione Sull'ambiente E L'occupazione (Costruire Un Europa Sostenibile), 1998 Sviluppo sostenibile: sviluppo che soddisfa le esigenze attuali senza compromettere per le generazioni future la possibilità di soddisfare le proprie esigenze. EC, EUROPEAN SUSTAINABLE CITIES, Report Of The Expert Group On The Urban Environment, 1996 Nel report vengono adottate le seguenti due definizioni di sviluppo sostenibile: "Sviluppo sostenibile è quello sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere l'abilità delle generazioni future di soddisfare i propri" (Brundtland Report, 1987) e "Sviluppo sostenibile significa migliorare la qualità della vita restando all'interno della capacità di carico degli ecosistemi a supporto della vita stessa (World Conservation Union, UNEP e WWF, 1991). Un'interpretazione più pratica è quella fornita dall'iclei (1994): "Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che fornisce a tutti i residenti di una comunità i servizi ambientali, sociali ed economici di base senza minacciare la vitalità dei sistemi naturali, costruiti e sociali sui quali si basa la fornitura di questi servizi".

15 MAASTRICHT TREATY ON EUROPEAN UNION (Article 2, Treaty On European Union, 1992) (Sustainable development is) a harmonious and balanced development of economic activities, sustainable and non-inflationary growth respecting the environment. IUCN, WWF, UNEP, Caring For The Earth, 1991 Sustainable development means improving the quality of life while living within the carrying capacity of supporting ecosystems. INTERNATIONAL COUNCIL OF LOCAL ENVIRONMENTAL INITIATIVES (ICLEI) Sustainable development is development that delivers basic environmental, social and economic services to all residents of a community without threatening the viability of the natural, built and social systems upon which the delivery of these services depends. MICHAEL JACOBS,THE GREEN ECONOMY, (1991) Sustainability means that the environment should be protected in such a condition and to such a degree that environmental capacities (the ability of the environment to perform its various functions) are maintained over time: at least at levels which give future generations the opportunity to enjoy an equal measure of environmental consumption. DAVID PEARCE, ET AL, Blueprint For A Green Economy ( Blueprint 1 ), 1989 WEAK SUSTAINABILITY: Only the aggregate of stocks of capital, regardless of their type, has to be held constant for future generations; these forms of capital are completely substitutable for each other. It is the aggregate quantity that matters and there is considerable scope for substituting man-made wealth for natural environmental assets (Pearce et al, 1989) SENSIBLE SUSTAINABILITY: No further decline is accepted for known critical natural stocks, while for others substitution between natural and man-made capital is allowed for. STRONG SUSTAINABILITY: The overall stock of natural capital should not be allowed to decline. ABSURDLY STRONG SUSTAINABILITY: No substitution is permitted between the various kinds of natural capital stocks; each stock has to keep to at least its current level. WORLD RESOURCES INSTITUTE,WORLD RESOURCES : The Urban Environment,1996 Sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i fabbisogni del presente senza minare la base ecologica e di risorse per le future generazioni

16 a Conferenza internazionale sull Ambiente Umano, Stoccolma: necessità dell adozione di uno sviluppo compatibile con l ambiente assurse a dibattito internazionale. Nel rapporto provocatorio Limits to Growth, il Club di Roma sottolineò la minaccia di superamento della capacità di carico del sistema terrestre da parte dell uomo 1987, la Commissione Mondiale sull Ambiente e lo Sviluppo, presieduta dal primo ministro norvegese Gro Brundtland, redige il rapporto Our Common Future (rapporto Brundtland) in cui si affronta il tema della stretta connessione fra sviluppo economico e qualità ambientale. Il rapporto Brundtland popolarizza il concetto di sviluppo sostenibile, e ne dà la definizione più accreditata e utilizzata in tutto il mondo; merito principale è di aver messo in moto un processo che ha creato il contesto per gran parte delle politiche di sostenibilità e delle attività legislative in materia sfociato nella conferenza delle Nazioni Unite sull Ambiente e lo Sviluppo di Rio nel La Conferenza delle Nazioni Unite sull Ambiente e lo Sviluppo - Rio nel 1992: forse uno dei maggiori, e più celebrati, eventi internazionali organizzati dalle Nazioni Unite. Il livello di frequenza alla conferenza fu molto elevato e senza precedenti: 178 paesi, 120 Capi di Stato, 8000 giornalisti e più di persone parteciparono al summit governativo ufficiale e al parallelo Forum globale delle organizzazioni non governative (EEA, 1997). Gli impegni adottati non hanno valenza giuridica e la copertura economica necessaria per avviare il processo di sviluppo sostenibile (soprattutto nei paesi in vds) non è stata trovata né fornita dai paesi industrializzati, per cui anche l operatività dei suoi strumenti è stata fortemente inficiata

17 Dalla conferenza delle Nazioni Unite sull Ambiente e lo Sviluppo - Rio 1992 scaturirono cinque documenti ufficiali che costituiscono ancora oggi il quadro di riferimento principale dello sviluppo sostenibile a livello internazionale: La dichiarazione di Rio Agenda 21 Convenzione sulla biodiversità Principi sulle foreste Convenzione sui cambiamenti climatici UNFCCC

18 La dichiarazione di Rio, costituisce un insieme di 27 principi che regolano i diritti, le responsabilità e le relazioni delle nazioni nel perseguimento di uno s.s. tramite un nuovo ed equo sodalizio globale (UNCED, 1992). I principi espliciti: integrazione fra ambiente e sviluppo, equità intergenerazionale, riduzione della povertà e principio precauzionale. Principi corollari: prevenzione, responsabilità comune ma differenziata, secondo i danni provocati e secondo le possibilità economiche, cooperazione, concertazione, consenso. Agenda 21, è un voluminoso programma d azione suddiviso in 40 capitoli, individua le aree programmatiche di intervento, gli obiettivi (non quantitativi), gli strumenti e le azioni necessari per realizzare uno s.s. E suddiviso in quattro sezioni: 1. Dimensioni sociali ed economiche, 2. Conservazione e gestione delle risorse per lo sviluppo, 3. Rafforzamento del ruolo dei principali gruppi sociali, 4. Mezzi per la realizzazione. Le principali caratteristiche delle politiche di sostenibilità: necessità di un cambiamento degli attuali modelli di consumo, integrazione dell ambiente e dello sviluppo nel processo decisionale e partecipazione del pubblico al processo decisionale. Agenda 21 identifica nove gruppi sociali la cui partecipazione è vitale per realizzare lo sviluppo sostenibile: le donne, i bambini e la gioventù, le popolazioni indigene, le organizzazioni non governative, le autorità locali, i lavoratori e i sindacati, le imprese, la comunità scientifica e tecnologica e gli agricoltori. Convenzione sulla biodiversità; riconosce valore ed importanza della biodiversità per l evoluzione ed il mantenimento dei sistemi a supporto della vita della biosfera, richiede sviluppo di strategie nazionali ed internazionali per la protezione della diversità biologica, l identificazione ed il monitoraggio delle componenti della biodiversità e dei processi e attività che hanno maggiore impatto su di essa. Promuove l adozione di programmi di protezione, di un uso sostenibile delle componenti delle diversità biologica ed incentiva la ricerca e la formazione su questi temi.

19 Principi sulle foreste; pur essendo non vincolanti per gli stati firmatari costituiscono il primo sforzo per una gestione sostenibile, una conservazione ed uno sviluppo sostenibile di tutti i tipi di foreste. Convenzione sui cambiamenti climatici -UNFCCC, adottata a New York nel 1992 e firmata al Summit della Terra da 155 Paesi, in vigore dal La Convenzione e della conferenza di Rio riconobbe a livello mondiale il problema del cambiamento climatico e pose l obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas ad effetto serra a livelli che impediscano l interferenza antropogenica nel sistema climatico. Questi livelli dovrebbero essere raggiunti in un arco di tempo che permetta agli ecosistemi di adattarsi naturalmente al cambiamento climatico, che non minacci la produzione alimentare e che permetta uno sviluppo economico sostenibile. La Convenzione non definì però il valore di queste concentrazioni, che doveva essere stabilito poi. Dopo Rio, ci furono diversi incontri e conferenze degli Stati firmatari della Convenzione per definire esattamente gli obiettivi quantitativi per le emissioni. I paesi in via di sviluppo imputano ai paesi industriali la responsabilità delle emissioni ad effetto serra e richiedono limiti più restrittivi per i paesi industriali rispetto a quelli in via di sviluppo. Tutte le Conferenze delle Parti, dal 1995 a Berlino a Kyoto nel 1997 furono caratterizzate da un acceso dibattito intorno alla responsabilità differenziata, ovvero su come calcolare le quote di riduzione delle emissioni spettanti a ciascun paese e quindi sugli impegni da assumere, differenziati in base alla propria storia industriale come prospettato dai paesi in via di sviluppo, oppure indifferenziati rispetto alle precedenti responsabilità dell inquinamento attuale Kyoto individua e definisce operativamente una parte degli impegni da attuare elencati nella Convenzione: contiene decisioni sull attuazione operativa degli impegni più urgenti e prioritari (controllo emissioni) relativi ad alcuni settori delle economie nazionali dei paesi industrializzati e ad economia in transizione (Est europeo).

20 La Convenzione sul clima come tutte le convenzioni ONU ha valore legale quando viene ratificata da un certo numero di paesi. In particolare quella sul clima è entrata in vigore nel 1994 quindi da allora è una legge quadro internazionale che impegna giuridicamente i paesi che la ratificano alla sua attuazione. Essendo una legge quadro ha bisogno di leggi attuative che in ambito ONU sono chiamate protocolli

21 Il Protocollo di Kyoto impegna i paesi industrializzati e quelli ad economia in transizione a ridurre complessivamente del 5%, rispetto ai valori del 1990, le principali emissioni antropogeniche di gas ad effetto serra, CO 2, CH 4, N 2 O, nel periodo Nello stesso periodo la riduzione prevista per le emissioni di fluorocarburi idrati (HFCs), perfluorocarburi (PFCs) ed esafluoruro di zolfo (SF 6 ) è sempre del 5% ma rispetto ai valori del La riduzione complessiva del 5% è suddivisa differentemente tra i vari paesi: per i paesi UE dell 8% globalmente (8% anche per l Italia), per gli USA del 7% e per il Giappone del 6%. Federazione Russa, Nuova Zelanda ed Ucraina devono solo stabilizzare le loro emissioni, mentre Norvegia, Australia e Islanda possono aumentare le loro emissioni rispettivamente dell 1%, 8 e 10%. Nessun tipo di limitazione alle emissioni di gas ad effetto serra viene previsto per i Paesi in via di sviluppo, perché questo rallenterebbe, o condizionerebbe, il loro cammino verso lo sviluppo socioeconomico. (c è una presa di coscienza delle differenze tra i pvs e paesi sviluppati) Il rischio è che l impegno di riduzione dei paesi industrializzati e ad economia di transizione sia vanificato dall apporto di gas-serra dei Paesi in vds (possibile aumento del 30% delle emissioni mondiali di gas-serra al 2010). Il Protocollo di Kyoto è un buon punto di partenza ma i problemi riguardanti i paesi in vds restano aperti; entrerà in vigore dopo 90 giorni dalla data di ratifica di almeno 55 dei Paesi firmatari della Convenzione UNFCCC purché tra tali paesi vi siano i Paesi industrializzati e ad economia di transizione in numero tale da rappresentare almeno il 55% delle emissioni complessive di anidride carbonica (riferite al 1990) di cui essi sono responsabili. Ad oggi 59 Paesi lo hanno firmato, tra cui UE ed i singoli paesi dell UE, Canada, Australia, Giappone, Cina e molti paesi in vds. Solo le isole Fiji hanno ratificato il Protocollo mentre gli USA non lo hanno ancora firmato anzi nel 2001 Bush annuncia che non ratificherà la convenzione e gli USA si ritirano unilateralmente. A questo punto ci vorrebbe l appoggio della Russia (17,4% emissioni totali) che non firma per la dipendenza economica dagli USA e per il gioco delle quote.

22 Agenda 21 Città sostenibili Le buone e ottime pratiche costituiscono un aspetto settoriale dell applicazione dei principi di sostenibilità e dell Agenda 21 e consistono in azioni, progetti, esperienze, a scala generalmente municipale, che riguardano una sola tematica particolare della sostenibilità. Agende 21 locali Dato che molti problemi e soluzioni individuate dall Agenda 21 hanno le loro radici nelle attività locali, la partecipazione e la cooperazione delle autorità locali rappresenterà un fattore determinante nel raggiungimento degli obiettivi dell Agenda 21. Le autorità locali costruiscono, operano e mantengono le infrastrutture economiche, sociali ed ambientali, sovrintendono i processi pianificatori, stabiliscono locali politiche e regolamenti ambientali e partecipano all implementazione di politiche ambientali nazionali e sub-nazionali. Come livello di governo locale più vicino alla popolazione, esse giocano un ruolo vitale nell educazione, nella mobilitazione e nella risposta al pubblico per promuovere lo sviluppo sostenibile. entro il 1996, la maggior parte delle autorità locali di ciascun paese dovrebbe aver intrapreso un processo consultivo con la propria popolazione e raggiunto il consenso su un Agenda 21 locale per la comunità. (UNCED, 1992, cap. 28)

23 Indicatori di Sostenibilità Al termine indicatore (SCOPE, 1997) vengono associati diversi significati e molteplici sono le definizioni presenti in letteratura. Ad es. un indicatore è stato definito come una variabile, come un parametro, come misura, misura statistica, come valore, come indice, come parte di un informazione, come modello empirico della realtà ed infine, per citarne solo alcuni, come segno. In realtà un indicatore è considerato generalmente come un segno, ovvero come una variabile che riassume o semplifica rilevanti informazioni, come qualcosa che fornisce una traccia su un tema di più ampio significato o che rende percettibile un trend o un fenomeno che non è direttamente avvertibile ad esempio, un abbassamento barometrico può indicare l arrivo di una perturbazione. Quindi, un indicatore deve rendere visibile o percettibile fenomeni di interesse e quantificare, misurare e comunicare informazioni pertinenti al tema di studio. Si deve sottolineare, comunque, che la principale ragion d essere degli indicatori è l utilizzo in processi decisionali, sia pubblici che privati, come fonte di informazione sintetica su problematiche sulle quali si vuole intervenire o su temi che si devono gestire.

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27 Altri strascichi positivi di Rio La Convenzione UNCCD United Nations Convention to Combact Desertification firmata nel 1994 ed in vigore dal La Convenzione SCPOP Persistent Organic Pollutants firmata nel 2001 ed in vigore dal 2002.

28 L'Italia ha determinato il 27,4% del totale dei rilasci di metalli pesanti in atmosfera di tutta la UE, due volte la Germania che la segue in classifica. Negli ultimi anni, nonostante la migliore efficienza dei processi produttivi, si è registrato un aumento totale delle emissioni clima-alternanti (effetto serra e buco dell ozono) simile a quello della 2a metà degli anni 80. La stima delle emissioni, in termini di CO 2 equivalente, indica che nel 1997 c è stato un incremento del 6% rispetto al Da segnalare però che la grande penetrazione di utilizzo del gas naturale ha significativamente limitato le emissioni di CO 2. Evoluzione Parco Automobili in Italia Anno Auto/100 Abitanti , , , , , , , , , ,9 Fonte: Legambiente Dal 1970 ad oggi l estensione della rete stradale è cresciuta del 22%, l autostradale del 70%, mentre i chilometri di ferrovia sono diminuiti (da a ). In compenso, nell ultimo decennio è quadruplicata la superficie di territorio protetta, e dal 93 vi è stata una esplosione dell agricoltura biologica (gli ettari coltivati senza fertilizzanti e pesticidi erano ( 93), oggi oltre ). Trasporti "maglia nera" in un ideale classifica. Attualmente l automobile assorbe quasi l 80% di tutti gli spostamenti dei passeggeri. Poco usati gli altri mezzi di trasporto: 6% per treno, 4% per aereo e nave, 1% in bicicletta e - nelle aree urbane - 11% in bus, tram e metro. Fonte: Legambiente

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