3AI 3BLG 5CI 3ALG 2BST 3BT 3AT 5CI 5ALG 4BT 3ALG 5BT 3BLG 3BLG 3ALG. 3AI Pilotto Marta CIOÈ CREDO NON SO SE ESISTE MA SÌ, CREDO NON ESISTA.

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2 Pag. 3 Pag. 4 Pag. 5 Pag. 6 Pag. 7 Pag. 8 Pag. 9 Pag. 10 Pag. 11 Pag. 12 Pag. 13 Pag. 14 Pag. 15 Editoriale Ricordo di una persona speciale Tempo di saluti Raccolta fondi per i terremotati \ Arrabbiati Gita a Wűrzburg Auschwitz Creatività a Vicenza Gita a Parigi Bollettino di guerra Monologo dell artista impersonato I miti di oggi L estetica invisibile Concorso Maschera d Oro Pag. 16 Pag. 17 Pag. 18 Pag. 19 Pag. 20 Pag. 23 Pag. 24 Pag. 26 Pag. 27 Pag. 28 Pag. 29 Darwin e Harry Non solo testa e studio Squadra di basket del Quadri Squadra di pallamano del Quadri L armata Brancaleone torna in campo Squadra di pallavolo del Quadri De scolastica sopravviventia \ a sopravivenxa a scola Cevese e il cigno Quadriverba I ditloidi Fumetto Uomo Obiettivo:Prof. Giuliano Cisco Direttrice:Francesca Trombetta 3ALG Impaginatori: Sara Pezzato 3ALG Vicedirettori: Federico Ceretta 3AI Alberto Cimmino 3CLG Responsabili delle sezioni: Dal Quadri : Andra Meneganzin 3ALG Da Mondo : Francesca Trentin 3ALG Giochi : Elena Marangoni 5BT Io Pirla : Davide Stefani 5CI Recensioni: Godi Valeria 4ALG Sezione Grafica:Romano Francesca 5CI Frasi Prof : Alice Zambonin 3BLG Marta Pilotto 3BLG 2 Ceretta Federico Chieregato Giovanni Conti Alfredo Costa Elena D Odorico Lidia Danieli Cleo Deghenghi Alice De Boni Sara Ferretto Francesca Gelain Laura Godi Valeria Maistrello Davide Marangoni Elena Meneganzin Andra Il ritratto della copertina è di Laura Gelain. Il resto del quadro e il quarto Pezzato Sara di copertina è di Francesca Romano CIOÈ CREDO NON SO SE ESISTE MA SÌ, CREDO NON ESISTA Redazione 3AI Pilotto Marta 3CI Pozzan Gabriele 4AST Rigo Francesca 3CLG Rizzetto Alice 3CLG Romano Francesca 3ALG Salvatelli Feliciana 3CLG Savoca Enrico 5ALG Somma Michael 3CLG Spiller Agata 4BT Stefani Davide 4ALG Tessarolo Lucia 2AI Trentin Francesca 5BT Trombetta Francesca 3ALG Venturini Lorenzo 3ALG Zambonin Alice 3BLG 3AI 4BT 5ALG 5CI 5BT 2BST 3BT 3AT 5CI 3ALG 3ALG 3ALG 3BLG 3BLG

3 Francesca Trombetta 3^ALG Come promesso, eccomi qua a scrivere l editoriale per il quarto numero. Sembrava impossibile, ma ci siamo riusciti! Cosi potrete, tra un ultima lezione e un altra, sfogliare questa mitica edizione del Quadrifoglio. Infatti, ormai siamo agli sgoccioli di quest anno scolastico: un bell anno, per quanto mi riguarda, ricco di sorprese e avvenimenti. Anche l ultimo mese di scuola è stato a suo modo piacevole, se tralasciamo la valanga di lavoro che ci ha colpito.. Però bisogna dire che quest atmosfera estiva ci sta travolgendo, facendoci scordare ogni problema. Ah, dimenticavo! Complimenti al gruppo di teatro e a quello musicale! Lo spettacolo è stato davvero bello! Ritornando al quarto numero, come già detto una novità di quest anno di cui andiamo particolarmente fieri, anch esso sarà pieno di sorprese e articoli interessanti. Ad esempio, i nostri giornalisti si sono sbizzarriti cercando di tradurre il latino.. in dialetto veneto! Inutile dire che ci sono riusciti benissimo! Inoltre, in questo numero potete trovare anche una serie di pezzi sulle varie squadre sportive del Quadri, senza dimenticare le gite, che non mancano mai e addirittura tre pagine di fumetto! In più, le nostre disegnatrici si sono impegnate per realizzare una copertina degna di questa specialissima edizione. Ma questo è pur sempre l ultimo numero e, come ogni anno, è d obbligo fare i soliti saluti e ringraziamenti.. Intanto, un saluto a tutti i ragazzi di quinta che quest anno ci lasciano per intraprendere nuove strade.. un in bocca al lupo per gli esami! In particolare, un ciao speciale a coloro che durante questi anni ci hanno aiutato a rendere il Quadrifoglio il grande giornalino che è ora (eheh!) e quindi ringrazio e auguro una buona fortuna a Elena, Francesca, Davide, Sara e Alice (e si cercano già sostituti per l anno prossimo che ci aiutino con le copertine, l io pirla e il quadriverba!). Eh già, purtroppo perdiamo validi elementi! Inoltre, ringrazio anche tutta la redazione che ha fatto passare il mio primo anno da direttrice in maniera davvero piacevole (le nostre ultime riunioni ormai degeneravano in argomenti troppo divertenti!), l impaginatrice Sara, che si fa un mazzo grande così per rendere il giornalino perfetto e ovviamente il nostro uomo obiettivo, il professor Cisco, che riesce ad attivare la vena creativa che c è in noi! Grazie a tutti! E infine, grazie anche a tutti voi! Buona lettura e buone vacanze! SMETTETE DI PARLARE CON QUESTO GERGO DA MTV 3

4 Un anno fa, sabato 17 Maggio 2008, quelli di voi che già frequentavano il Quadri, forse, lo ricorderanno, le lezioni si sono interrotte con qualche ora di anticipo. Forse per qualcuno di voi è stata una bella giornata, invece purtroppo l'occasione era tutt altro che serena. Quel giorno, infatti, ci sono stati i funerali di una persona speciale, un'insegnante inimitabile, Maria Pia Cimmino. Ad un anno da quella triste data ci siamo incontrati per ricordarla con l'affetto sincero che sapeva suscitare senza fatica. Vogliamo condividere due pensieri che abbiamo scritto per farle sentire ancora tutto il bene che le abbiamo voluto quando era qui con noi... Ricordarla perché non c'è più non le rende giustizia... immaginare i se fosse stata con noi non sono sufficienti... Non è la tristezza che accompagna i nostri pensieri, ma l'esilarante entusiasmo che lei riversava in ogni spiegazione, la sicurezza che ci dava nelle interrogazioni, la serietà dei momenti in cui potevamo confrontarci liberamente, la materna premura nel richiamarci se stavamo andando fuori strada. Nel tempo in cui siamo stati assieme, lei ha saputo diventare un esempio per tutti noi e il modo migliore per renderle omaggio è cercare di incarnare ciò che lei ha voluto mostrarci di positivo, ciò che ci ha insegnato sulla vita. Cara prof, è già passato un anno dall'ultima volta che l'abbiamo vista, eppure non è passato giorno senza che ognuno di noi pensasse a lei. Anche la quinta è ormai trascorsa e ci avviciniamo agli esami di maturità. Speravamo tanto che fosse lei a rincuorarci e a sostenerci, col suo sorriso, i suoi colori e la sua allegria, ma siamo sicuri che sarà comunque al nostro fianco, rassicurante sostegno per le nostre, forse eccessive, apprensioni. Qualche giorno fa abbiamo ritrovato e rivisto un video di quando eravamo in seconda... anche così vogliamo ricordarla, ricordare i momenti allegri che abbiamo passato con lei, formando spontaneamente il cerchio al quale lei partecipava con gioia e col sorriso che rallegrava tutti. Era un'unione bella e significativa che avveniva tra noi grazie alla sua insostituibile presenza. Ci auguriamo di ritrovarci qui, l'anno prossimo, per raccontarle come sono andati gli esami e per confrontare le prime impressioni dell'università, il nostro nuovo mondo. La salutiamo con tanto affetto. I suoi alunni della 5^BLG, Giulia Norbiato e Silvia Dalle Rive (4BLG) 4 È COME SE SCRIVESSI 8 MA IN REALTÀ È 3 PER CUI TI DÒ 3

5 Davide Stefani 5^CI Alla fine di un percorso è naturale fermarsi e guardarsi indietro per valutare ciò che si è appena concluso. La strada non è sempre stata semplice, anzi il più delle volte era una salita (e a dire il vero non è ancora finita..), ma con dei buoni compagni il viaggio è passato agevolmente. Cinque anni sembrano tanti a pensarli tutti insieme, ma a guardarsi indietro adesso paiono esser volati. Cinque anni passati tra i banchi di scuola, a studiare, certo, ma anche a ridere fino ad avere le lacrime agli occhi, passando dalla tensione prima di un compito al relax di un'ora di supplenza. Il livello dei professori e le tantissime iniziative extrascolastiche offerte rendono il Quadri uno dei migliori licei d'italia, ma sono soprattutto gli studenti che ne fanno un posto speciale: amici con cui condividere un periodo importante della propria vita, con cui scambiarsi stimoli in un ambiente che spinge ad una crescita intellettuale incessante (sì, sono stato pagato fior di quattrini per questo elogio all'onnipotenza del Quadri, ma in fondo vi renderete conto anche voi che non ho esagerato troppo). Giunti ormai alla fine, la mente torna allora alle origini di questa esperienza cominciata un settembre di cinque anni fa: un gruppo di studentelli che si guardano intorno spaesati e vengono chiamati a formare le classi che tra meno di un mese saranno sotto torchio agli esami di maturità. Alcuni elementi sono cambiati, ma senza grandi intoppi si sono formate strette amicizie che sarà difficile non continuino nei prossimi anni. Mi era stato chiesto di fare un articolo divertente, ma a ricordare questi cinque anni la malinconia prevale. Frequentare il Quadri ti cambia davvero, ti fa crescere come studente, come persona, come cittadino. Detto questo, il mio conto corrente dovrebbe ormai essere stato aggiornato, quindi posso dire con onestà che come le vacanze non c'è niente, ma dato che proprio bisogna andare a scuola, il Quadri è la scelta che rifarei e che rimpiangerò amaramente quando mi cadranno addosso tutte le avversità della vita. Buone vacanze! Alice Rizzetto e Sara De Boni 5^ALG Reduci da una simulazione di seconda prova, ci accingiamo a scrivere il nostro ultimo articolo per il prestigioso Quadrifoglio! Chi l avrebbe mai detto che questo momento sarebbe arrivato così in fretta! Tocca a noi quest anno, tirare le somme dopo cinque anni trascorsi nel mitico Gi Bi Quadri!! Cinque anni a pensarci sono un sacco di tempo e invece ci sembra ieri, quando abbiamo varcato la soglia della buona vecchia sede Era l inizio di un viaggio che ha portato con sé avventure, momenti divertenti e ovviamente qualche litigata e arrabbiatura un po di stress soprattutto negli ultimi due anni ma anche tanti episodi bizzarri che ricorderemo con una risata solitaria (nel senso che ripensandoci ci metteremo a ridere da soli!) Quando siamo entrate nel vecchio edificio di via Baden Powell e siamo state accolte dall efficientissimo servizio di tutoraggio abbiamo capito di aver scelto la scuola giusta e in effetti per il primo anno pomeriggi tranquilli e nessun sovraccarico di studio, quasi troppo bello per essere vero! L anno di mezzo è stato il più rivoluzionario: siamo stati inseriti in quell elité di classi destinate alla Rodolfi tanta neve d inverno, tanto polline in primavera cosa si può volere di più??!!e in più professori e materie nuovi e il tempo da dedicare allo studio il pomeriggio che aumentava di minuto in VOLETE FARMI MORIRE DI CORRENTE? minuto iniziava così a delinearsi il programma giornaliero che ci avrebbe atteso l anno seguente mattina scuola, in anticipo magari, per l ultimo ripasso ricreazione...si copiano i compiti delle ultime due ore o tre visto che la svolta del terzo anno prevede anche la sesta ora Poi è arrivata la quarta col pensiero del famoso SCAMBIO CULTURALE che metteva tutti in fibrillazione e che, fortunatamente, aveva la meglio sulla preoccupazione degli esami dell anno seguente. E stato anche l anno dell inaugurazione dell attuale sede, tutta nuova e luccicante bella sì ha un che di labirinto e nessuno sa cosa ci sia nei sotterranei (sempre se ci sono dei sotterranei ) e all ultimo piano da cui fra l altro si ha il piacere di osservare l Ortigara e il Grappa! E così eccoci qua, a scrivere un saluto a tutti voi lettori del Quadrifoglio, ancora poco consci del mese di fuoco che ci aspetta Guardandoci indietro, non possiamo che chiederci ma come? È già finita? ebbene sì cari maturandi, anche la quinta sta terminando e con essa la nostra carriera scolastica al Quadri. Cinque anni intensi, carichi di studio, certo, di impegno e tanta buona volontà, ma anche cinque anni di nuove conoscenze, di crescita e, spesso e volentieri, tanto divertimento ( o per meglio dire, tanto casino si può dire 5

6 Marco 3^BI Come tutti noi sappiamo, questi mesi sono stati segnati da una grave catastrofe: il terremoto che ha colpito l Aquila causando centinaia di vittime e milioni di euro di danni. Soprassedendo su tutte le polemiche che ci sono state riguardo a chi dovesse prendersi cura delle migliaia di sfollati e come dovesse farlo l importante è stato e sarà cercare di aiutare queste persone. Il gruppo animatori si è subito interessato a questa causa e ha in breve tempo organizzato una raccolta fondi per poter cercare, nel suo piccolo e a nome di tutta la scuola, di spedire un aiuto economico. La raccolta è durata per parecchi giorni durante i quali due animatori a turno si sono sistemati lungo il corridoio principale e hanno raccolto le offerte di insegnanti collaboratori e studenti. Nonostante la contrarietà di qualche professore l ammontare delle donazioni ha superato i 1000 euro. Non è da dimenticare il contributo dell Eco Quadri che ha deciso di donare l intero ricavato del mercatino preparato per la festa della creatività che, confermando ogni aspettativa, è riuscito a raccogliere quasi 800 euro con la vendita della maggior parte degli oggetti; la restante parte verrà donata alla cooperativa Insieme cosicché possa essere anch essa d aiuto ai bisognosi. A proposito, ci siamo dimenticati di dirvi dove vanno precisamente i soldi!!!!! Beh, il denaro è stato inviato per bonifico bancario ad un liceo scientifico di Ocre, vicino a L Aquila, con il quale siamo entrati in contatto grazie ad una studentessa che prima del terremoto studiava lì e che ora è venuta a terminare l anno scolastico nel nostro istituto. Ecco tutto! Quest articolo serviva solo per informarvi ma alla fine è nato un poema. Speriamo di non aver annoiato a morte nessuno. Aaaaaah un ultimissima cosa!!!!!! Un grazie sincero da tutto il gruppo animatori a tutti gli studenti professori e collaboratori sia del Liceo Quadri che del Liceo Pigafetta per la loro immensa generosità. Sabato 18 aprile 2009, un gruppo di 50 studenti del liceo scientifico G.B. Quadri..(conoscete?!), hanno partecipato alla rappresentazione teatrale Arrabbiati, al Teatro Astra. Lo spettacolo è tratto dal libro Alla grande di Cristiano Cavina, ed è stato realizzato dal gruppo teatrale La Piccionaia di Vicenza. L obiettivo della rappresentazione era quello di un confronto tra il mondo degli adulti e quello di noi ragazzi, sul tema dell adolescenza. Fin dalla prima scena viene presentata una ragazza, appena adolescente, che ha deciso di ribellarsi alla quotidianità della sua vita, immagine che rispecchia quindi il tratto ribelle di ognuno di noi; che ogni tanto vorrebbe emergere (a volte istintivamente, altre volontariamente). La protagonista pensava che diventare adulti significasse avere una vita migliore, fatta solamente di svaghi, senza limiti e responsabilità. L improvviso incontro con un uomo adulto fa inizialmente crescere in lei questa voglia di dimostrare di essere adulta. Il 6 Tatjana Frigo & Emma Pioggiarella, 1 BLG desiderio dell uomo era, invece, quello di riscoprire la sua infanzia, ricordando il suo passato. Questo aspetto fa cambiare idea alla ragazza, che capisce in quale modo si diventa veramente adulti: maturando interiormente, e non solo esteriormente. Vuole anche lei, un giorno, poter ricordare la sua adolescenza non solamente come un periodo buio della sua vita, ma come una sana crescita positiva, dove emozioni e sentimenti sono più forti che in qualsiasi altro periodo della sua vita. Capisce che quest uomo può aiutarla a percorrere il giusto cammino, ed è così che lui l accompagna nei primi passi per poi lasciarla nella sua nuova realizzazione. Ciò ci insegna che il mondo degli adulti non è solo un ostacolo alla nostra realizzazione, anzi, gli adulti ci possono insegnare come INTERROGHIAMO ANNA ANZI NO ANNA NO INTERROGHIAMO EMMA NO

7 Elisa Pelizzer 3^ALG Un utopia, per la 3^ALG sembrava un utopia il viaggio di una settimana all'estero. Invece, grazie alla determinazione della Prof.ssa Rigo e al nostro coinvolgimento siamo riusciti a partire, il 29 Aprile, verso un paese del quale conoscevamo solo la lingua: la Germania. Il viaggio,con le sue dieci ore di pullman, è passato velocissimo e in un lampo ci siamo trovati in un mondo diverso. Ciò che accomunava ognuna delle cose che ci circondava era la diversità, la diversità rispetto a quello a cui siamo abituati. Diversi i paesaggi, la città, Würzburg, la gente, il clima che si respirava nelle strade; diversi il rispetto per i pedoni, la puntualità; diversi il cibo, gli orari. Tutto più tranquillo, tutto al suo posto. Le famiglie ospitanti ci hanno accolti, accompagnati e salutati con grande entusiasmo ma anche con la grande pacatezza che solo loro tedeschi sanno avere. La loro casa è diventata per una settimana anche la nostra casa, davvero. La mattina a scuola, la sera il rientro, un micro ritmo di vita che si è creato e che ci è mancato tanto dopo il nostro ritorno qui. Non solo la straordinarietà delle persone, ma anche quella dei grandi album di storia che siamo andati a visitare ci ha colpiti, della Residenza, della Cattedrale, della Roccaforte. E stata un esperienza che ci è servita, in tutti i sensi, sia per il nostro tedesco sia per la conoscenza di una civiltà nei confronti della quale abbiamo abbandonato tutti i pregiudizi. E tornati a casa rimaniamo a guardare le foto, rimpiangendo forse l astinenza dallo studio, forse il divertimento delle giornate lì. TU NON SAI COSA TI FACCIO NON PUOI NEANCHE IMMAGINARLO MMM CI PENSERÒ 7

8 Valeria Godi 4^ALG Non sempre gli studenti considerano le gite come un motivo per marinare la scuola. Lo hanno ben dimostrato le cinque classi che si sono recate ad Auschwitz in visita ai campi di concentramento omonimi, desiderose di venire a contatto più da vicino con una triste storia che ha infangato l'europa oramai sessant'anni fa, ma che non può e non deve essere abbandonata nei meandri della storia. Proprio per non dimenticare si è svolto il viaggio della memoria, dopo un primo quadrimestre di continue pressioni ai consigli di classe e d'istituto. Alla fine ci sono riusciti, spingendo la scuola a prevedere per gli anni a venire anche quest'esperienza, che sarà realizzabile per un massimo di tre classi quarte per anno a partire dall'a. s. 2009/2010. Quest'anno hanno avuto questo privilegio le classi 4^ ALG, 4^ AT, 4^ BST, 4^ CI e 4^ CST, accompagnate dai prof. Balbo, Busatta, Galla, Marin, Peron, Pilastro, Zucchetta. Il viaggio si è svolto in due turni: il primo dal 14 al 17 aprile (classi 4^ CI e 4^ CST), il secondo dal 19 al 22 aprile (classi 4^ ALG, 4^ AT, 4^ BST). I ragazzi sono giunti a destinazione non proprio nella comodità maggiore, dovendo affrontare un viaggio in pullman molto stancante, di circa quindici ore. Tuttavia all'unanimità approvano l'utilità dell'esperienza e il suo contributo alla formazione di una mentalità aperta e tollerante, avversa al razzismo. Il viaggio della memoria consta di un giorno di visita ai campi di sterminio di Auschwitz 1 (del quale celeberrima è la cinica insegna della foto) e Auschwitz Birkenau, di poco distanti l'uno dall'altro e purtroppo tristemente famosi. La visita ha rafforzato la consapevolezza di quanto subivano i detenuti all'interno dei campi, con nuovi e agghiaccianti particolari, grazie all'esposizione allestita. Paralizza vedere con i propri occhi, ammucchiati all'interno di enormi vetrine, montagne di capelli, che un tempo identificavano molte e diverse persone, ridotte ora a matasse consumate e indistinguibili; o ancora scarpe di tutte le fogge e le misure, che appartenevano ad adulti e bambini di tutta Europa; e poi occhiali rotti e deformati e foto di persone senza una tomba su cui piangere, le cui ceneri furono lasciate in balia del vento e le loro vite stroncate da un'assurda inumanità. La sensazione è di vergogna nei confronti di ciò che altri uomini, nostri simili, sono riusciti non solo a pensare, ma anche e soprattutto a realizzare. Scioccante è poi l'ingresso ad Auschwitz Birkenau: circa 40 km² di una natura contaminata da baracche e crematori ormai distrutti. Sullo sfondo, il bosco di betulle sembra quasi voler nascondere i mostruosi delitti che in esso si sono consumati. La passeggiata all'interno di questo secondo campo dà un senso di profanazione, perchè si è consapevoli del fatto che proprio lì si verificati i peggiori crimini contro l'umanità. Nei due campi i ragazzi hanno ascoltato in silenzio le testimonianze della guida polacca, raccontate in ottimo italiano, che ha riportato le esperienze dei suoi avi, aspramente perseguitati solo a causa della loro nazionalità. Inoltre hanno letto sul posto memorie di superstiti dell'olocausto in un In ricordo delle vittime dell'olocausto sui binari di Auschwitz Birkenau 8 toccante momento di raccoglimento, scelti dopo un percorso di preparazione a cura dei prof. accompagnatori. Il viaggio ha compreso anche una visita alla vicina città di Cracovia, la seconda maggiore della Polonia, dove gli studenti del nostro liceo hanno pernottato e seguito una seconda guida in una visita di alcune delle parti più belle della città: molti edifici religiosi, quanto rimane del quartiere ebraico e la celebre enorme piazza. Tutte le classi sono rimaste colpite dalla visita e soddisfatte del viaggio e consigliano, per gli anni a venire, un percorso formativo più mirato per conoscere meglio la realtà dell'antisemitismo in Europa a metà del '900, il cui simbolo, purtroppo, non è solo Auschwitz. EHMM LA DOPPIA IMPLICAZIONE SE NON MANGI LA FINESTRA TI BUTTI DALLA FINESTRA È UN IMPLICAZIONE

9 Francesca Romano 5^CI Non so voi, ma io ho sempre pensato che Vicenza fosse una città, se non proprio morta, almeno profondamente addormentata, in cui il sabato pomeriggio ci fossero ben poche alternative alla vasca in Corso Palladio. Ebbene, ho avuto modo di ricredermi. Infatti nelle ultime settimane sembrano fiorire, complice la bella stagione, un numero sempre crescente di manifestazioni, mostre, laboratori creativi. Tralasciano eventi ampiamente pubblicizzati come il festival jazz e l'appena conclusosi Arty Party, ci tengo a rendere noti alcuni eventi molto meno conosciuti a cui ho partecipato recentemente. Per la categoria laboratori creativi si è svolta quest'anno la? Edizione del pups day al Gattolente, in collaborazione con Ludiko. Quelli di voi che hanno letto nel primo numero l'articolo sul contest di lampade forse se li ricordano. Sono infatti gli stessi organizzatori di quel concorso, ormai affezionati alla nostra città, che hanno insegnato ai loro fan come cucire i loro personalissimi Pups, pupazzi di loro creazione. Stoffe pelose, imbottitura, bottoni e tanta pazienza (soprattutto delle ragazze del Gattolente che hanno dovuto aspettare che finissimo fino alle per chiudere) hanno permesso la nascita di moltissimi pupazzi dalle forme più strane. Questa edizione si è svolta il 16 maggio ed ha ottenuto un così grande successo che l'anno prossimo sarà sicuramente ripetuta. proposte di allestimenti. Per le mostre d'arte, nella chiesetta S. Giacomo (di fianco a Benetton, per capirci) è stata organizzata la 2^ edizione di Push Art, evento misto di arte, musica, cinema e teatro in cui i vari artisti presentavano ed esponevano le loro opere e performance. La chiesa si è così trasformata in esposizione di quadri e palcoscenico per gruppi musicali, compagnie di teatro e letture di libri. In più nel vicino cinema Odeon c'è stata anche una maratona di cortometraggi, tutto questo tra il 15 ed il 16 maggio. Senza poi contare che anche molti bar del centro si offrono come locations per esposizioni di giovani artisti in cerca di visibilità e sono sempre aperti a nuove Perciò se tu che leggi sei come ero io e pensi che questa città non abbia niente da offrirti, sappi che sotto l'aria di assonnata tranquillità Vicenza nasconde una buona dose di creatività, basta saperla cercare. VOS VIRGA VERBERO QUOD ALIO MODO VOS EXCITARE NON POSSUM 9

10 Alice Zambonin e Marta Pilotto 3^BLG A tutte quelle classi ( sopratutto del tecnologico ) che per gita scolastica intendono una mega mattinata in aula magna o un interessantissima gita allo stupendo centro di Vicenza, un articolo col solo fine di creare invidia e gelosia...perché la 3^BLG ha scorrazzato una settimana per la magnifica Paris mangiando crepes e ovviamente parlando la lingua più bella del mondo! 10 MAMMA MIA HO MESSO IL GESSO NELL ASTUCCIO

11 Giovanni Chieregato 3^CI Regione di Kivu, Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Una domanda sorge spontanea: Come riuscire a tirare avanti? Come poter vivere una vita normale se non c è la sicurezza a noi tanto cara, non c è pace, non c è libertà? Parole per lo più sconosciute a un Paese che da più di quarant'anni vive sotto il giogo della dittatura e dei colpi di Stato, straziato dalle guerre civili e dalle lotte interne. Vent'anni di dittatura unica, di culto della persona, di rivolte soffocate nel sangue. Così era, ad esempio, Mobutu Sese Seko, un uomo che non esitò ad eliminare il suo stesso leader, Patrice Lumumba, il liberatore, l'eroe, colui il quale strappò l'indipendenza al Paese. Ma si era sotto la Guerra Fredda e, si sa, le simpatie comuniste non andavano giù ad americani e francesi. Così il generale non si lasciò sfuggire l'occasione e, ucciso Lumumba, prese il suo posto, "regnando" per oltre venti anni. Ma così è stato anche Kabila, il "Che Nero", fomentatore di innumerevoli rivolte contro l'oppressore Mobutu. Nel '96, sfruttando l'onda della terribile guerra civile ruandese tra hutu e tutsi (ma terribile è troppo poco, al momento non mi viene l'aggettivo adatto...immaginate un milione di persone di tutte le età uccise in cento giorni, non a colpi di mitragliatrice ma di machete e bastoni chiodati...immaginato? Ecco, quell'aggettivo lì!) guidò questi ultimi contro gli hutu nel sud Kivu e con una ribellione di portata nazionale rovesciò il regime di Mobutu. Ma una volta al potere non si rivelò meno spietato del suo predecessore, e se non lo superò fu perchè nel 2001 venne assassinato dagli stessi tutsi, suoi ex alleati, in una sorta di guerra mondiale africana che vide sei stati combattersi per il possesso dei bacini minerari congolesi, con un bilancio di oltre due milioni e mezzo di vittime. Al potere ha preso il suo posto il figlio. E così arriviamo ai giorni nostri. La situazione per i profughi rwandesi e la popolazione locale è a dir poco tragica. Da quindici anni abbandonati a sè stessi dalla comunità internazionale, obbligati a subire soprusi d'ogni genere, dagli stupri ai massacri, costretti a rifugiarsi nelle foreste per sfuggire ai loro aguzzini, che spesso e volentieri indossano l'uniforme del governo. Impossibile vivere un'esistenza pacifica, coltivare un campo, costruirsi una casa. La casa sarà distrutta, il campo saccheggiato e l'esistenza spezzata. L esercito regolare (FARDC), che dovrebbe proteggerli e difenderli, non pagato da mesi, si dedica a stupri, delitti e follie, come un cane agonizzante in punto di morte. Le milizie rwandesi del presidente Kagame si sono alleate col governo per spartirsi il controllo del bacino minerario della regione e disperdere i profughi perché ritornino in Rwanda. Lo stesso vale per le forze del generale ribelle Nkunda, autrici di innumerevoli violenze nel nord Kivu, cinque mesi fa nemiche del Congo. Ora non è più così: si tratta di forze tutsi, ostili ai rifugiati hutu e scatenate in una campagna di repressione senza limiti di tempo e pietà, finalmente equipaggiate direttamente col materiale dell'esercito. Ciò che si temeva è accaduto: le autorità congolesi si sono piegate al "gigante" Rwanda (appena un ottantesimo della superficie del Congo!) e ora compiono i suoi voleri. Sono migliaia i soldati congolesi, tra l'altro foraggiati dall'onu (Italia compresa), che stanno setacciando le foreste alla ricerca dei profughi, il cui destino è di essere ammazzati o costretti al ritorno forzato. A proposito, e l'onu? L'ONU è presente, la missione ha il nome di MONUC e ammonta a 17mila unità. Ma i caschi blu si sono rivelati incapaci di fronteggiare le lotte interne e mantenere l'ordine nella regione. D'altronde anche durante il genocidio rwandese non seppero far altro che proteggere i propri connazionali. Così le speranze degli abitanti del Kivu sono pressoché nulle. Gli unici rimasti a proteggerli sono i FDLR (Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda) paradossalmente additati dai FARDC come i nemici da cui difendere il popolo, mentre avviene tutto il contrario. Inoltre possono ancora contare sul sostegno dei missionari e delle ONG, gli unici che raccolgono la voce di questa SE VOI AVETE IL PELO LIBERO SAPETE COS È IL PELO LIBERO? 11

12 Federico Ceretta 3^AI Non capisco. Cosa volete da me? Sono solo un artista. Niente di ché. Non condanno il mondo all oblio, non lo salvo: non capisco perché vi accaniate tanto. Non è grazie a voi se sono quello che sono. Mi sono fatto strada sputando sangue e spezzando ossa. Ho tradito, mentito, imbrogliato, solo per arrivare fin qua. La mia gloria è figlia degli insuccessi dei tanti che ho spinto da parte, e non mi vergogno di questo. Avevo un obiettivo e l ho raggiunto, a dispetto di quelli che non credevano in me e a discapito di quelli che avevano il mio stesso sogno. Se avessi desistito, per i primi sarebbe stata una vittoria troppo facile, per i secondi un insulto. Ora, comunque, sono qui, e non lo devo certo a voi. La mia arte non viene dagli adulatori, né è presa in prestito. Viene da ciò che voi buttate, da ciò di cui non vedete la grandezza o che avete paura di considerare. Non credo, quindi, che su di essa abbiate qualche diritto, anche perché, grazie a me, tutto si trasforma, si rimodella, fino a rinascere. Alla fine neanche lo riconoscete, ciò che avete trascurato, convinti di aver contribuito in altri e ben più geniali modi. Mi fate ridere. Non venitemi, poi, a dire che ciò che creo non vale niente, se non ci siete voi a guardare o ascoltare. Uno spartito commuove anche se non lo suoni, un quadro è bello anche al buio. L arte non vive per voi. La vera bellezza non ha bisogno di pubblico, anzi. Si vede solo quando la costringi a saltar fuori, nota dopo nota, pennellata dopo pennellata. Certo non mi aspetto che voi capiate. Ho visto troppa gente cieca al di là del proprio naso per avere ancora fiducia. Quando persone si uccidono per un pezzo di terra o per l acqua di un pozzo, c è chi invoca ideali. Quando persone soffrono e perdono la loro identità, c è chi aspetta un giorno migliore. Aspetta e basta. Dopo aver visto ciò che ho visto, non pretendo che sentiate sulla pelle il brivido di una musica silenziosa. Non mi aspetto che vediate senza luce. Mi fate tristezza. L arte che è passione, dolore e gioia voi non la conoscete: non vi dà vita e non vi consuma. Per il tempo di una fugace immagine, di qualche nota sparsa, vi entra dentro, vi rimescola, ma poi cosa resta? Per voi è solo l oppio di un momento. Per voi, che chiusi gli occhi tornate al silenzio, niente rimane se non parole vuote. Presi dalla vana euforia del carpe diem non fate che chiedere <<Ancora! Ancora!>>, e non c è modo che qualcosa vi sazi. Non fate che pregare per il nuovo, che subito diventa obsoleto. Non fate che mettermi su un piedistallo per la gioia di farmi cadere. Non fate che desiderare, ottenere e desiderare di nuovo, senza mai una fine e senza che ci sia stato un inizio. Sono la vostra bambola, il vostro juke box, il vostro imbrattatele, e di questo sì che mi vergogno. Come ho fatto a ridurmi così? Quand è che ho smesso di pensare solo a me stesso? Quand è che ho smesso di cercare la verità nella bellezza perché voi poteste stare al mio passo? Non lo ricordo, ma forse avete ragione voi. Forse è colpa mia. Forse per l uomo è naturale cercare di restare con i suoi simili. Ci vuole una misura nel passare dal vecchio al nuovo, e le regole vanno rotte ad una ad una, senza bruciare le tappe. Un lavoro di perizia, precisione, come un chirurgo esperto, non come un macellaio avido. Però ho sete di arrivare. Sento che non è ancora il momento di sedersi e aspettare qualcosa di meglio, voglio andarmelo a cercare là in alto. Ci si può perdere nel mirare alle stelle? Di certo si può cadere, ma il desiderio che provo è più forte di ogni paura. Ogni giorno mi costringo a restare coi piedi per terra, a vedere il mondo come voi, Mi sforzo di rallentare il passo. So già, però, che un giorno mi stancherò di lasciare briciole dietro di me perché arriviate a capirmi, e quel giorno sarò solo. 12 HO DOVUTO GUADARE UNA PALUDE PER ARRIVARE FIN QUI DAL S. PAOLO SI POTREBBERO ALLEVARE LE TROTE!

13 Augusto Vighy 1^AI Mito: un termine che, come altri, indica più cose (in questo caso due) dal significato totalmente diverso. O almeno, così appare. Nell antichità mito indicava un racconto sacro che narra le vicende di dei ed eroi: racconto che veniva tramandato di generazione in generazione, attraverso il quale venivano fornite spiegazioni ai fenomeni naturali e che incarnava nelle sue figure straordinarie i desideri e le paure del tempo. Oggi i miti non sono più dei racconti: sono cose, luoghi, epoche, avvenimenti e soprattutto persone. I miti di oggi possono essere cantanti, sportivi, attori e anche politici o rivoluzionari: persone che operano in ambiti diversi ma che hanno in comune una forte personalità, un immagine di grande impatto ed ovviamente del grande talento nel loro mestiere. L idea di mito che si aveva nell antichità a prima vista sembra ben diversa da quella che si ha oggi, ma in realtà, pur essendoci parecchie differenze, gli aspetti comuni ci sono e non sono pochi. Infatti gli eroi e gli dei di cui si narrava nell antichità rappresentavano esattamente quello che sono per noi oggi i nostri miti: ossia uomini e donne che sono per la gente un esempio di come ci si può realizzare nella vita, delle persone valorose che, in un modo o nell altro, hanno lasciato la loro impronta nella storia. Se nell antica Grecia c era Afrodite, ora c è Marylin Monroe; se più di 2000 anni fa c erano Achille, Ettore e Patroclo ora ci sono Brad Pitt, Will Smith e Cristiano Ronaldo. Il paragone sembra assurdo, e in verità forse un po lo è, ma alla fine è sempre la solita solfa. Se prima c erano duelli tra valorosi combattenti armati di lance e scudi forgiati dagli dei oppure eroi che dovevano compiere fatiche inenarrabili, ora gli eroi sono impegnati in dure battaglie nelle hit parade, al botteghino, contro spietati paparazzi e migliaia di fans disperatamente in cerca di un autografo. L uomo ha dunque sempre avuto bisogno di miti e probabilmente sempre ne avrà. A questo punto, una domanda sorge spontanea: perché? Dare una risposta è tutt altro che semplice, ma è probabile che noi tutti sentiamo il bisogno di avere modelli da seguire, persone da ammirare e dalle quali prendere esempio; inoltre la gente spesso si immedesima nei suoi idoli, gioendo delle loro vittorie e soffrendo per le loro sconfitte. I miti spesso vengono ammirati perché sono qualcuno, il che è appunto la massima aspirazione di moltissimi ragazzi e ragazze, che venerano i loro miti sperando in cuor loro di poter essere un giorno come i loro idoli, per poi magari venire idolatrati da ragazzi con le loro stesse ambizioni: è, insomma, un circolo vizioso. Ma in tutto questo una cosa viene data per scontata senza ombra di dubbio: tutti pensano che i miti di oggi vivano in una specie di paradiso terrestre, lontani da ogni preoccupazione e praticamente onnipotenti. Beh, sicuramente non è così. Infatti è pur vero che queste persone vivono nel lusso, ma è altrettanto certo che fanno una vita piena di tensione e di preoccupazioni; anche perché in moltissimi casi il mito non dura per sempre, ma termina prematuramente: è infatti frequente che persone che per un periodo vengono esaltate e idolatrate dalla gente, vengano dimenticati nel giro di pochi mesi. Dunque, alla fine i miti non hanno molto in più rispetto alla gente comune, anzi, semmai hanno qualcosa in UN QUADERNO BEN FATTO È UN QUADERNO BEN COPIATO 13

14 Gabriele Sha 4^CI È interessante come vi possa essere un dibattito sull utilità o meno della filosofia. In realtà, chi afferma che essa sia inutile vuole sottolinearne l incapacità di produrre certezze. La storia della filosofia è una successione di teorie a confronto, fino ad un presente in cui l estrema facilità di comunicazione ha generato una continua fonte di idee nuove, concetti contrastanti, fazioni di pensiero opposte. Questo effluvio di intelletti assiduamente a confronto è per noi tutt altro che rassicurante. In particolar modo gli animi dei giovani vengono trasportati da correnti divergenti finché non approdano ingenuamente alle sponde di pensiero più immediate, come il nichilismo o il relativismo estremo. Il bisogno di scovare il senso dell esistenza è dovuto all universalità di esperienze quali la morte, la vita, l amore, come afferma Remo Bodei in un articolo del Messaggero del 2003; l uomo sente di doversi confrontare con le incertezze, ma è spinto nel farlo proprio dalla paura di non trovare verità assolute e stabili. La filosofia di certo non aiuta in questo, per la continua fluidità del pensiero e il mutamento di prospettive dell uomo. Tuttavia, commetterebbe un errore chiunque affermasse che la ricerca filosofica sia per questo inutile. Per cominciare, l impostazione della filosofia non è necessariamente quella di ottenere certezze. Ci si riferisce spesso ad essa come un patrimonio nel senso anche pratico del termine, come se la conoscenza fosse accumulabile e conservabile. A. G. Balestrieri, in un articolo intitolato Prendersi cura di se stessi, afferma che l uomo sia per natura incontentabile, poiché desidera in ogni momento più di quanto possiede. Questo è vero anche per la conoscenza, con la precisazione però che la filosofia non è un patrimonio quantificabile ma un dialogo aperto, che può partire tanto dagli ultimi concetti quanto dalle fondamenta. Dunque non è inutile la filosofia, ma il tentativo di ricavarne certezze. Stabilito questo, vi è una considerazione da fare su come la ricerca filosofica possa influire sull agire umano. Di solito gli accademici ne affermano il valore nell applicazione scientifica. Ad esempio, Mauro Baudino in un articolo sulla Stampa dichiara l importanza di combinare lo studio dell etica alle neuroscienze, alle scienze sociali, all economia; tuttavia, se il valore della filosofia deve essere giustificato su un piano pragmatico, tale punto di partenza non è convincente, ma arriva ad essere un limite per la ricerca etica. Sarebbe necessario presentare la filosofia in modo diverso, senza giustificarla al cospetto della scienza. Questo è possibile introducendo un valore che, almeno in ambito astratto, è trascurato: il bello. La filosofia non necessita di giustificazioni perché, come si è detto prima, non è altro che un dialogo spontaneo con sede nell intelletto umano, ed il bello della filosofia si traduce in semplice apprezzamento del pensiero. Per capire come questa definizione si possa ricollegare alla questione sulle incertezze, è utile citare Questa pazza filosofia di N. Abbagnano, in cui il filosofo è descritto come un uomo rinchiuso in una botte con un lanternino come unica illuminazione. Sembra che la luce che il filosofo è in grado di proiettare sul mondo sia fiacca, ma in realtà questa luce investe solo chi le si pone dinanzi: la filosofia non dà certezze, ma questa è una pecca solo per chi non è in grado di coglierne le implicazioni. Ciascuna teoria filosofica è una corrente che permette a chiunque la segua un impostazione cosciente dell esistenza. La scelta di pensiero non conduce a verità assolute, ma dipende dalle esigenze morali ed esistenziali di ciascun uomo, come le leggi di uno Stato per quanto innaturali e convenzionali permettono stabilità. Il motivo per cui molti giovani non sanno come affrontare le complessità è che scegliere una posizione nel mondo richiede coraggio: non tutti sono in grado di cogliere il senso della vita, perché non comprendono di esistere proprio per dare un senso. Dalla filosofia ciascuno uomo dovrebbe ricavare l apprezzamento per l esistenza e riconoscerne il valore generale, anche se priva di certezze. In tal modo si acquisisce una sicurezza di individualità inattaccabile, perché non dipendente da concetti confutabili. Per fare ciò è necessaria la comprensione di una sorta di estetica, che non sia solo quella del sensibile, del visibile. Finché l uomo non riesce a notare una bellezza pura e intrinseca, non formale, è evidente che la sua superficialità 14 BASTA RICORDARSI LE FORMULE! O AVERE DEI BIGLIETTINI NASCOSTI MOLTO BENE!

15 Martina Lucchin «L'ironia è l'occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l'assurdo, il vano dell'esistenza. (Soren Kierkegaard). È un analisi dissacrante della realtà vestita con i panni di un amica burlona che gioca con le parole e affascina con i suoi modi distaccati, a volte pungenti, altri accomodanti, sempre mitigati da un sorriso irriverente. Questa vivacità frizzante e coinvolgente irrompe nella sala del teatro San Marco, la sera del 7 marzo, con l audace beffa di un marito che chiede alla moglie di smettere di fare la pazza incosciente e di accettare il suo ruolo di compagna cornuta e mamma onoraria. I ritmi veloci e i toni accesi della commedia Coppia aperta, quasi spalancata colorano di un caldo umorismo la quindicesima edizione della Maschera D Oro, il festival del teatro amatoriale che richiama ogni anno artisti e compagnie da tutta Italia. La compagnia teatrale La Zammara lascia i porti della Sicilia e gli schemi dei testi di Verga e Pirandello per cimentarsi con la pungente penna di Dario Fo e Franca Rame che, negli anni settanta, si dedicano alla stesura di una commedia per così dire sessantottina. Sulla ribellione contro l autoritarismo e le discriminazioni, le contestazioni antiborghesi, dei tabù e moralismi sociali, prende corpo un testo femminista, capace di smontare il luccicante, alle volte abbagliante, mondo della libertà sessuale. Un mondo, questo, che non sembra essere superato del tutto, che continua a farsi sentire anche a distanza di quaranta anni. Coppia aperta, quasi spalancata si riafferma come una finestra dischiusa sulla condizione politica, etica e sociale, dove le vivaci dinamiche tra uomo e donna sono lo specchio dei tempi che corrono: L Italia che va a rotoli. Il Riflusso, la crisi economica, per cui ieri come oggi c è chi, deluso dalla politica, si butta a fare il verde fanatico dell ecologia chi pianta l ufficio e si apre un ristorante macrobiologico, e chi pianta la moglie e si organizza un casino L intero atto è proiettato sulla figura della moglie, che tiene i fili di un interessante dialogo con il pubblico che assiste alla forza dell emancipazione della donna che prende coscienza di sé, dei propri diritti e della parità con l uomo. L impeccabile recitazione di Sara Giordano riesce a sostenere il peso di un tale personaggio che si trasforma nel corso della recitazione stessa. Cambi d abito e di pettinature sono piccoli aiuti che si aggiungono alla travolgente presenza scenica dell attrice siciliana, che con abilità passa da moglie disperata, appendice dell uomo a femme fatale dalla verve accattivante, che relega il marito, Salvatore Bertè, nella condizione, comica e tragica allo stesso tempo, di cornuto consenziente. Nell affascinante e pericoloso concetto di coppia aperta, le considerazioni di fedeltà, come condizione indegna, incivile e di coppia chiusa come vincolo sociale legato alla difesa di vantaggi economici di patriarcato si rivelano armi a doppio taglio, alle quali l uomo si aggrappa con forza, per giustificare le ripetute infedeltà, e che vorrebbe abbandonare quando le parti s invertono e deve fare i conti con il politicizzato, atomico, spiritoso amante della moglie. La regia di Puccio Curtò, incorniciata dalla minimale scenografia di Carlo Aloi, che riproduce un appartamento borghese limitato dallo spezzato di una finestra nel proscenio ed esteso fino al retroscena, gioca con le battute essenziali e veloci del testo originale che, grazie a qualche lieve accorgimento, sembra essere stato ideato per ritrarre il contesto sociale, politico ed economico attuale. La compagnia La Zammara, reduce del secondo posto tra le migliori commedie al Premio Europeo di teatro popolare di Montagnano e del primo nella categoria di migliore attrice protagonista, soddisfa anche il pubblico di San Marco che ricompensa il gruppo con ripetuti e calorosi applausi anche a scena aperta. Non è facile portare in scena una commedia di fama mondiale, scritta e interpretata da un premio Nobel per la letteratura, che ribalta le convenzioni sociali con maestria plautina, ma il gruppo della Zammara eccelle in quest arduo compito: giocare con i luoghi comuni o prendersi burla della realtà, si può fare se è si è buoni conoscitori di Pirandello e del metateatro. Gli attori non indugiano a rompere l illusione della finzione scenica, si rivolgono direttamente al pubblico o al regista stesso e coinvolgono gli spettatori nella loro storia di uomo e donna che combattono, vincono o IO NON SONO LA SUPPLENTE! E NEANCHE MARY POPPINS! 15

16 Anna Gallo 1^AT 7 novembre 1836 Era davvero un tipo strano e sul Beagle non ero l unico a pensarlo. Sono pronto a scommettere che anche il nostro capitano avesse seri dubbi sulla stabilità mentale del nostro ospite. Ricordo ancora la prima volta che l ho visto. Il 21 dicembre 1831 e il cielo d Inghilterra era coperto dalle immancabili nuvole. Tutti eravamo pronti a partire a bordo del piccolo brigantino, per un viaggio di ben cinque anni, ma allora non ne sapevo la durata e mi rattristo ancora nel pensare che non ebbi salutato a dovere la mia dolce Mary. Stavo lavando il ponte, mi avevano detto di farlo brillare per la partenza, quando dalla passerella vidi salire un uomo, nei suoi occhi brillava l allegria di un bambino. Notai subito che si guardava intorno un po confuso e perciò pensai che avesse sbagliato imbarcazione, tenendo conto che qualche metro più avanti si trovava quella dritta, dritta per l America. Mi avvicinai ed egli non mi lasciò nemmeno il tempo di parlare, disse: Salve sono Charles Darwin; Charles Robert Darwin, sono il naturalista di bordo, con chi ho il piacere di fare la mia conoscenza? Mi chiamo Harry signore, Harry e basta sono il mozzo arrossii mi trovavo davanti ad un uomo di cultura e io non sapevo nemmeno scrivere il mio nome. Egli mi rispose Suvvia ragazzuolo non faccia così sia fiero di quello che è! Quello fu l inizio di una magnifica e duratura amicizia che ci accompagnò per tutti i cinque meravigliosi anni. Mi piaceva molto osservarlo, mentre elaborava i suoi appunti. Era un uomo impegnato, ma questo non volle dire che non ebbe tempo per me, infatti è grazie a lui se ora posso scrivere tutto ciò. Quante volte lo accompagnai in visita alle nuove terre. In esplorazione urlava ogni volta entusiasta che scendevamo dal Beagle. Prendeva appunti su tutto, raccoglieva qualsiasi cosa, persino strani sassi che chiamava fossili e non smetteva mai di disegnare le strane creature avvistate, nuove specie di animali (diceva lui), che prima d ora io non avevo mai visto. Per non parlare delle tante verdure che egli chiamava vegetali. Usava termini a me sconosciuti come: evoluzione, analogia ed adattamento. A volte non riuscivo a seguire tutti i suoi ragionamenti contorti, ma ascoltavo sempre con attenzione. Per fare un esempio, io non riesco ancora a comprendere cosa ci sia di tanto singolare nei gusci di tartaruga, a parte che al loro interno si trova qualcosa che all ora di pranzo non si può certo rifiutare. Sarebbe sicuramente d offesa a Tiago, il nostro cuoco di bordo, di nascita inglese ma di cuore e origini spagnole. Fu durante la nostra sosta nelle isole Galàpagos che il signor Darwin mi stupì come mai aveva fatto prima. Infatti, quando gli dissi che la tartaruga che avevamo mangiato per cena veniva dall isola di Santiago, lui mi tempestò di domande ed io risposi che era semplice riconoscere la loro provenienza, bastava osservare il solido carapace. Egli balzò in piedi e iniziò ad urlare e a cantare tanto che per alcuni marinai questa fu la conferma che avesse seri problemi mentali e psicologici. Mi ordinò di portargli subito un pezzo di carta e qualcosa per scrivere, era fuori di sé e così lo accontentai senza esitare. Mi strappò il materiale di mano e scrisse: La selezione naturale non è quindi un processo ricreativo, ma un meccanismo di rielaborazione. La selezione naturale avviene quando variazioni ereditabili vengono esposte a fenomeni ambientali Hai capito Harry? Ehm.. veramente no signore lui sbuffò, mi guardò e rispose: Le tartarughe di Santiago hanno il guscio più scuro di quelle dell isola di Florenza, perché nella prima la colorazione del terreno è più scura e perciò è più facile mimetizzarsi, capisci ora?? Forse signore aggiunsi perplesso. Ero sicuro che la sua fosse una scoperta brillante, ma non mi rendevo ancora conto della sua importanza. Quando tornammo in Inghilterra, il 2 ottobre 1836, il signor Darwin mi confidò che aveva intenzione di presentare le sue scoperte e teorie a tutto il mondo, ma per far ciò, sapeva, che sarebbe andato contro a molte menti. Cercai di incoraggiarlo e, dopo averlo ringraziato di tutto, ci salutammo con un abbraccio. E così, dopo cinque anni sono qui a scrivere e a ricordare quel meraviglioso viaggio, di grande importanza per la scienza. 16 L UNICA SOLUZIONE È SILURARE IL GENIO MALIGNO

17 Leonardo Mattioli e Lorenzo Marseglia 2^CT Quest anno la squadra di calcio del biennio è stata impegnata nel campionato provinciale di calcio a 5 e nel campionato provinciale e poi regionale di calcio a 11. Tutto comincia nel lontano Aprile, quando la squadra guidata da Mr. Meneguzzo affronta la prima partita di calcio a 5 contro il Montagna, dove sperimenta le nuove tattiche di gioco liquidando i Montanari con un secco 14 1: le reti un po di tutti. Passato il primo turno e galvanizzata dalla vittoria, la squadra affronta un istituto di Arzignano: dopo una partita tesa caratterizzata dai 5 gol del bell Arboit, arriva la sconfitta per 7 5. Con l insoddisfazione di Mr. Meneguzzo si conclude così il campionato di calcio a 5. Successivamente la squadra gioca la prima partita del campionato di calcio a 11 contro il Lampertico, dopo aver passato inspiegabilmente il primo turno a tavolino. La sfida è sembrata una partitella fra amici a porta unica, conclusa con un 8 0 che non lascia scampo. La seconda partita che si rivela essere la finale, oppone come avversario il liceo Tron. Il risultato (5 3 in nostro favore) non è rilevante, poiché la vittoria è scontata, ma è altro che fa notizia: il portiere Vitomi viene colpito da un dolore al pancino che lo mette K.O., così capitan Mattioli prende in mano la situazione e va tra i pali; seconda nota la rovesciata acrobatica e spettacolare di Marseglia che esalta il numeroso pubblico sugli spalti (0 i paganti ). Terza nota l apertura dello spumante in spogliatoio, gentilmente offerto da Mr. Meneguzzo, per festeggiare la vittoria che porta il team alle finali regionali, e il compleanno del piccolo Jacopo Benedetti. Venerdì 8 Maggio dal Palazzetto dello sport, in San Bortolo, parte la spedizione verso Belluno; il viaggio d andata è caratterizzato dalle barzellette di Mr. Meneguzzo che dovrebbe essere il più serio di tutti, anche se non è così. Il triangolare ci vede contro le rappresentative di Verona e Venezia. La prima partita, il Derby, vietato perdere:..così non è stato..sconfitta per 1 0. La squadra però si riscatta contro i pescivendoli vincendo per 1 0, gol di Tommy Dal Lago. Ora: tutti i risultati ci favorirebbero, tranne uno, L 1 0 per il Venezia..ed è proprio quello il risultato finale. Mr. Meneguzzo con grande sportività (parsa alquanto forzata) accetta il verdetto, che ci vede fuori dal torneo per mancanza di giocatori del 94. E così.tutti felici sotto la doccia, pronti al pranzo in birreria dove ci si aspetta grandi cose da Mr. Meneguzzo: infatti il grande condottiero indice uno spritz hour (rigorosamente analcolico..) dall indecifrabile costo. A Pranzo il gruppo si fa notare con una sanguinosa battaglia di pane, cori da stadio e brindisi da gruppo vacanze. Comunque gli altri insegnanti hanno ammesso che la gioiosità del nostro gruppo è sempre stato nei limiti concessi della decenza e dell educazione. Il viaggio di ritorno vede un netto avvicinamento da parte del team verso le cadette di Caldogno, specialmente quello della punta Marseglia che si rifà delle deludenti prestazioni in campo con un'altra tutt altro che negativa con una cadetta, il quale nome censuriamo per la privacy. Tutto sommato si può dire che la squadra ha onorato come si deve il liceo G.B. Quadri dimostrando che non siamo solo testa e studio, ma anche grandi atleti che valorizzano al massimo le opportunità che la scuola gentilmente ci dona. Ringraziamento speciale per il professore Meneguzzo che ha seguito la squadra con grande dedizione e impegno come un Mourinho di provincia: grazie Special One. PARLATE IN SILENZIO 17

18 CICCIO!!! Tutte le gare hanno avuto un inizio comune, un urlo, un simbolo, che non ci ha mai traditi. Anche alla fine però, ripensandoci, c era una cosa che accomunava tutte le gare. La gioia della vittoria. Una vittoria con la V maiuscola poichè erano anni che il nostro liceo non portava a casa questo trofeo nella categoria. E finalmente, C E RIUSCITO. Una cavalcata infinita, o meglio finita con le braccia al cielo, ad alzare una coppa tanto sudata quanto meritata. E cominciato tutto a febbraio, quando, nella palestra del nostro istituto si sono tenute le selezioni da cui è nata questa squadra. Una squadra omogenea, anche troppo, con un eccessiva abbondanza di piccoli ed un solo lungo di ruolo. Dopo le selezioni si è cominciato a fare sul serio, o quasi. A metà marzo infatti, si è disputato un triangolare che, oltre alla rappresentativa del nostro liceo, comprendeva anche la squadra dell istituto Rossi di Vicenza e la compagine del Liceo di Noventa. La partita più entusiasmante è stata sicuramente quella fra il Quadri e il Rossi che si sono date battaglia per tutti i 20 minuti regolamentari e anche per i 5 minuti supplementari. La gara si è decisa all ultimo secondo, dopo un errore di un giocatore del Rossi ad alcuni decimi dalla fine. La vittoria è andata quindi al Quadri che sulle ali dell entusiasmo ha affrontato anche la squadra di Noventa, che alla fine si e ritirata dalla gara, in seguito ad un infotunio piuttosto grave di un suo rappresentante. Dopo questo triangolare sono cominciate le fasi provinciali del torneo la cui finale è stata un rematch della partita giocata un mese prima, ossia Quadri vs Rossi. E stata una partita avvincente e, come già successo nel primo incontro, la nostra squadra è riuscita a spuntarla conquistando così il trofeo ed il diritto di partecipazione alle finali regionali in programma a Zanè in provincia di Vicenza. Le finali regionali appunto, un appuntamento davvero speciale. Già al mattino si respirava un atmosfera speciale, un preludio a quello che sarebbe venuto dopo. Eravamo tutti carichi come molle ed impazienti di scendere in campo e di confrontarci contro le squadre più forti delle altre provincie. E per fortuna, appena arrivati e toccato subito a noi contro il Belluno. Una partita relativamente semplice, sulla carta e sul campo, che non ci ha sorpreso. La seconda, contro Verona era per le statistiche una delle più impegnative, ma sul campo si è rivelata una passeggiata. Poi l ultima partita del girone, prima della finalissima,contro il Venezia. E stata una partita tiratissima, decisa con uno scarto che, in base al talento delle due squadre, avrebbe potuto essere più contenuto, ma che alla fine ci ha visti trionfare di circa 10 punti. Dopo questa partita si va alla finale. La tensione è alle stelle ma il nostro urlo ci da coraggio: CICCIO!!! Si scende in campo. La partita è tutta giocata sul piano dell agonismo, punto a punto nel primo tempo. Chiudiamo sopra di soli 4 punti. Nella seconda metà della partita si scatena Fabio Chemello, capitano e leader di questo gruppo, che si carica sulle spalle la squadra e grazie anche all apporto di Maderni e Ruggeri sotto canestro, di Cattin e Passarin in fase realizzativa,di Basso e Saiani in difesa, oltre alle buone prove di Oliviero, Laghetto, Marangoni e Zadra e alle scelte azzeccate di coach Meneguzzo, riesce a mettere uno scarto di sicurezza di 10 punti nel minuto finale. In quest ultimo minuto tutto è in discesa. La squadra di Treviso prova inutilmente a ricucire lo scarto. L arbitro fischia finalmente la fine. ABBIAMO VINTO!!!! Dalla panchina tutti si alzano e corrono ad abbracciare i compagni di squadra. La gioia ci riempie l anima ed il corpo e, ancora con il panino in bocca ci gustiamo la più dolce delle coppe!! 18 (NOTA) LA CLASSE NON RISPONDE AI RICHIAMI

19 Mercoledì 18 Febbraio 2009 la squadra di pallamano della scuola sfida la sorte: deve riuscire a battere il fortissimo Schio per vincere le fasi provinciali e passare alle regionali. Le premesse non sono le migliori, la squadra ha all attivo solo due o tre allenamenti, i componenti hanno iniziato solo da poco a giocare in sintonia e la professoressa E. Busatta, la nostra allenatrice, ci informa con aria impotente che, esaminando la situazione con realismo, non abbiamo chance di vittoria. L unica persona in cui possiamo sperare è il Fenomeno (R. Traversin, 2Ast ), il nostro centrale, così chiamato per la sua abilità nel gioco e per le sue azioni spettacolari. Alle 9.10 circa lasciamo la scuola in un clima di rassegnata felicità : tutti ridono, scherzano, fanno battute, ma sotto sotto la tensione si sente, sappiamo che ce la vedremo brutta. Poco dopo vediamo la squadra avversaria che ci aspetta davanti al pattinodromo, il teatro dell incontro, e la prima impressione non è incoraggiante: sono tutti più alti di noi, sono quasi tutti del 93 (molti nella nostra squadra erano del 94), e, a detta del Fenomeno che ne conosceva molti sono tutti dei campioni. Questo di certo non ci alza il morale. Il primo tempo della partita è meno peggio di quanto non potessimo aspettarci: il primo goal è nostro e dopo il primo tempo siamo sotto solo di due reti. La speranza si ravviva in noi e la fiamma della Giacomo Giuliari 1^AI competizione si accende: ora dovremo fare del nostro meglio per riuscire a strappare la vittoria allo Schio. Già nei primi dieci minuti il nostro sforzo si fa sentire e sbalordendo tutti, persino noi stessi, dopo una rapidissima rimonta passiamo in vantaggio di tre goal. A questo punto la partita inizia ad andar peggio, i nostri animi sono carichi e pur di difendere questo risultato siamo disposti a tutto, mentre i nostri avversari sembrano pronti a fare qualsiasi cosa pur di recuperare. Così i falli iniziano a farsi più frequenti (stranamente sempre a nostro sfavore) e poco a poco si arriva allo 0 0. I venti minuti del secondo e ultimo tempo sono agli sgoccioli e lo Schio segna un goal, non proprio regolare. Ma ora noi abbiamo la palla e il Fenomeno scatta in avanti a velocità fulminea, scartando due o tre avversari e l arbitro fischia la fine della partita. Lo Schio ha vinto di un solo punto. Abbiamo perso di un solo punto. Una beffa della sorte o un impedimento da parte di fattori esterni ci hanno portato alla sconfitta, non di certo la forza degli avversari. Negli spogliato tutti si sfogano.la sconfitta ha lasciato un amaro sapore in bocca. Molti avrebbero preferito perdere 20 a 0 invece che per un solo, misero, ma determinante punto. La Squadra composta da Alessandro Maderni, Giulio Dal Lago, Giovanni Scalco,Giacomo Piovesan, Luca Forlani, Giacomo Sserwadda, Giacomo Bedin, Nicola Rensi, Giovanni Trevisan, Enrico Vidali, Riccardo Moretti, Giacomo NEANCHE IN PREDA ALL LSD UNO POTREBBE RICAVARE CIÒ CHE AVETE FATTO VOI 19

20 Nicolò Mattioli 4^BI Ebbene si!! Anche quest anno la squadra rappresentante il nostro istituto(parlo del triennio) ha partecipato al campionato di calcio a 11 scolastico!una rosa di circa 20 giocatori ha partecipato al girone iniziale che comprendeva anche le selezioni dell istituto Fogazzaro e del Lampertico. Grazie al pareggio per uno a uno con la prima e alla vittoria per uno a zero con la seconda il nostro squadrone è riuscito a passare la prima fase e a raggiungere la finale comunale persa purtroppo per tre a uno con l Almerigo da Schio. La squadra è uscita sicuramente a testa alta contro una grande squadra (forse non imbattibile) che ha vinto poi la finale provinciale e parteciperà alla selezione regionale! Il team è stato seguito dall incredibile professionalità del professor Meneguzzo molto preparato sia sul piano tecnico che tattico(ahahahah!!!). Ma passiamo ora alle tanto attese, alle tanto odiate, alle tanto sospettate e alle tanto temute le PAGELLISSIME PAGELLERRIME! Erba Filippo 5CI (detto Pippo): Voto 7.5. Il boss dei boss comincia la sua prima partita con una gran notiziona : l arbitro è un suo carissimo amico(si fa per dire) che di certo ci renderà la vita facilissima!ma in questa sede meglio non parlare di queste cose!in ogni caso avrà sicuramente perso la forma dei tempi migliori ma il talento ce l ha ancora!!anche se continuava a dire che non aveva voglia di giocare si esibisce in tre parate assolutamente decisive contro il Fogazzaro con salti da vero felino della savana!tuttavia qualche colpa nell unico gol degli avversari viene data anche a lui! Manuri Davide 4BI (detto Nera): Voto 6.5. Le sue fievoli accelerazioni sembravo voler dire : La calma è la virtù dei forti. Pochi rischi e passaggi conclusi al meglio sono le sue caratteristiche. Peccato che dopo qualche sgroppata la benzina sia già finita. SFATICATO!!! Rocca Filippo 5AI (detto Pippo): Voto 8.5 Il neo acquisto si dimostra subito un gran colpo di mercato nella prima partita con il Fogazzaro. Corre, corre e corre anche quando non serve ma il piccolo dromedario impazzito non si stanca mai e nella prima partita percorrerà km. La tecnica non è il suo forte ma lo spirito di sacrificio e i magnifici boxer giganti con gli elefanti gli fanno prendere un bel voto! MARATONETA!!! Ruzzene Enrico 5BI(detto Ruggi): Voto 8. Questo bellissimo ragazzo guida la difesa come il capitano guida la sua nave nell oceano. Esperienza, saggezza e fisicità al servizio dei compagni! Dalla sua parte non passa nessuno e se passa qualcuno il buon ruggi passa alle cattive senza mai prendere un cartellino. Peccato per il liscio nel primo gol contro il da Schio ma capita a tutti! Da ricordare il suo bagnoschiuma speciale che io e Corona abbiamo puntualmente finito! SAGGIO!!! 20 TIRATE GIÙ LE MANI, O VI VA IL SANGUE ALLE ASCELLE!

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