Il mondo in una scuola

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1 Il mondo in una scuola Scuola Media Umberto I Lanciano GIORNALE D ISTITUTO - Anno scolastico 2008/2009 SCUOLA MEDIA STATALE UMBERTO I Lanciano e Sezione di Frisa - Centro Territoriale Educazione Permanente Scuola Media Umberto I Lanciano La parola al Direttore Il nuovo numero del giornale dʼistituto, tradizione della nostra scuola, si presenta al suo pubblico di lettori anche questʼanno. Siamo lieti di essere riusciti, in tempi davvero ristretti, a portare a termine questo progetto: ci abbiamo creduto molto e desiderato che, tra ritardi e difficoltà, il nostro giornale venisse finalmente alla luce. In un anno funestato da eventi sconcertanti e dolorosi, da lutti e tragedie pubbliche e private, il nostro lavoro, a conclusione dellʼanno scolastico, ha rappresentato lʼoggetto di una sfida e il risultato di una scommessa. Un anno davanti al quale avremmo voluto spontaneamente chiudere gli occhi e non per egoismo, ma solo per dare campo allʼottimismo e alla volontà di crescere, di andare avanti e buttarsi dietro tutta lʼangoscia e lo strazio che fanno parte degli eventi negativi della vita. A noi giovani è spettato raccogliere in eredità i sorrisi e la voglia di progettare e costruire che ci hanno lasciato, come testimone ideale, le giovani vittime del terremoto aquilano. Il messaggio che può esser letto tra le righe e che emerge sempre come lʼaltra faccia di ogni fatto drammatico, è non fermarsi, recuperare le forze per proseguire il nostro cammino. Guardare oltre è necessario e spesso salutare, ed è con questo spirito di rinascita che la redazione scolastica si è dedicata alla realizzazione del giornale. Certo, gli eventi tragici ci sconvolgono, lasciano un segno profondo e non vanno dimenticati. Proprio per questo, facendo leva su questi sentimenti e convinzioni, abbiamo dedicato lʼinserto speciale interamente al terremoto abruzzese che si è fatto spazio non solo tra le pagine de Il mondo in una scuola, ma soprattutto nei cuori e nelle coscienze, come si intuisce dagli articoli scritti su questo tema dai ragazzi. Accanto allʼinserto speciale che domina il nostro giornale, fanno da importante cornice gli altri articoli, divisi, come è nostra consuetudine, in sezioni argomentative. Abbiamo dato la giusta importanza anche ai diritti umani, nella convinzione che non si possa mai prescindere da essi, essendo alla base della vita di ognuno. A questo punto non mi resta che augurare una buona lettura a tutti. Flavia Fioretti Carissimo Preside, non riusciamo a chiamarla diversamente, perché questo nome sa di familiarità, umanità, appartenenza, proprio come Lei. Non è stato un anno facile per la sua famiglia innnanzitutto, e per la nostra Scuola. Abbiamo tutti condiviso un tratto della nostra vita nel sorriso e nelle lacrime. Ci siamo ritrovati nella sua idea di scuola come risorsa che deve insegnare a pensare, ad agire e a vivere; una scuola finalizzata a promuovere l umanità e non solo il sapere per conoscere, ma il sapere per formare. Ci siamo ritrovati in una idea di scuola in grado di aiutare l alunno, ogni alunno, ad essere artefice del proprio divenire. Ci siamo ritrovati in una idea di scuola come comunità educante dove tutti i soggetti (alunni, genitori, docenti, dirigente, personale) lavorano in piena sintonia, nel rispetto delle specificità, nel servizio reciproco, nella comune disponibilità. Perciò le diciamo GRAZIE, nella certezza che dal Cielo il sorriso dolce di Giuseppe e la luce della sua intelligenza Le daranno la forza per vivere, con serenità e tra le persone che Le vogliono bene, questi anni lontano da quel mondo che L ha vista infaticabile protagonista. L Umberto I, la Sua Scuola Lu terramute (inserto speciale) Lu terramute è malamente; quand mene te l aspitte, nghè na mana leste s arrobbe tutte cose, si n zacche e sfasce nghè nu minute tutte quelle che ci messe na vita a costruì e lasse sole ruvine e dispiacere. Ma na cosa però nzì po pijà lu core nostre di popole abruzzese di gent a forte che n zi perde d anime e a testa adde s arrizze pront aricuminzà tutte d accape. Pecchè lu popole d abbruzze sa essere gentile scìne ma sole nghì chi si li mèrite ma soprattutte sa essere forte quand si present la mala sorte. Versi di LUCIANO D ANTONIO NOTIZIE DALL' INTERNO - La Comunità Scolastica dell Umberto I saluta e ringrazia i docenti e la Direttrice Amministrativa che quest anno lasciano la scuola per il sognato pensionamento. Come non ricordare del Prof. De Laurentiis, docente di Inglese nei corsi B e D, la sua profonda cultura e il rigore educativo sempre a braccetto con una grande ma riservata sensibilità. La Prof.ssa Paola Bosco, docente di Educazione Fisica, con la sua capacità di dare un sorriso a tutti e con la sua inconfondibile lancianesità che traspare nei modi veri e nella umanità dei suoi insegnamenti. L insegnante Ginetta Martelli docente del C.T.E.P, con la sua innata disponibilità e apertura verso gli aunni stranieri del serale e verso chi doveva recuperare la lingua italiana attraverso l alfabetizzazione funzionale nei vari Consigli di classe. E poi la dolce forza della nostra Segretaria (a noi ci piace chiamarla ancora così!), la sig.ra Ada Giallonardo, che con la sua competenza professionale, il forte senso di appartenenza e la grande capacità di mediazione, è riuscita a trovare in tanti anni di lavoro, le soluzioni più giuste per il bene della sua scuola. Grazie! 1 PREMIO GIORNALISTA PER UN GIORNO ALLʼUMBERTO I Lanciano - 3 Giugno 2009 Scuola Media Umberto I a FLAVIA FIORETTI - 2 E

2 2 IL DIRITTO PER ECCELLENZA Il primo diritto è quello di vivere. Tutti gli altri, seppure fondamentali,inalienabili e costituzionali, vengono dopo. Non mi va di prendere una posizione, ma è doveroso aprire una parentesi per capire la genesi di tale questione morale ora irrisolta. Il diritto alla vita nella Attualità sua sacralità e inviolabilità costituisce un limite per tutti gli altri diritti posti a tutela della dignità umana. Dunque, di fronte al diritto alla vita, passa in secondo piano anche quello sancito dallʼart. 32 della Costituzione, secondo cui nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario. Ovvero il diritto di morire. Lʼetica religiosa ha sempre condannato il suicidio e oggi respinge e condanna allo stesso modo lʼeutanasia, considerata lʼequivalente morale del suicidio stesso. La medicina e la scienza sollevano una domanda che è davvero nuova: si ha diritto di morire quando la vita, segnata da una malattia incurabile, diviene un fardello insopportabile, specie se vissuta in uno stato di incoscienza per cui si sopravvive in condizioni vegetative permanenti? Lʼetica medica ispirata al vitalismo medico dettato dal codice di Ippocrate, secondo il quale è dovere di ogni buon medico difendere sempre e comunque la vita, ha un vero e proprio imperativo morale che esprime la tesi che la vita biologica è buona in sé e la morte è la cosa peggiore. In questo frangente il progresso scientifico ha consentito di allungare la vita di un malato che in altri tempi sarebbe morto e questa possibilità ha gettato le basi per la discussione su questa tematica. In Italia, lʼeutanasia costituisce un reato, in Europa solo Belgio e Olanda hanno depenalizzato questa pratica medica. Ci si chiede soltanto se tale pratica riguarda solo i malati terminali o possa essere applicata anche a pazienti con malattie terminali a lenta evoluzione, o ancora se la semplice dichiarazione della volontà di accedere a tale pratica non possa essere soggetta ad abusi da parte dei medici o familiari stessi che approfittando dellʼincoscienza del paziente optino per lʼeutanasia. Eʼ questa la ragione per cui è stato proposto di stilare dei testamenti da vivi con i quali una persona chiede di essere trattata nel modo che crede opportuno, nel caso in cui versasse in una condizione patologica grave. Molte domande comunque restano aperte e molte questioni sono attualmente non risolte. In un primo momento ho pensato spesso che sia giusto togliere la vita a malati in stato vegetativo, ma dopo aver visto numerosi servizi sul caso Eluana, e averne parlato molto tra noi ragazzi, penso che non sia nostro compito uccidere una persona, ma solo colui che ci ha creato. MARIO CARDONE - III B DIAMO LORO UN GABINETTO Attualità pag. 2 Adolescenza pag. 4 Vita della scuola pag. 7 In molti Paesi del medioriente le acque nere inquinano lʼambiente e lʼassenza dei gabinetti è fonte di continue epidemie. Gli studiosi hanno dimostrato che un migliore accesso allʼacqua potabile e una migliore igiene sanitaria ridurrebbe le malattie diarroiche che fanno vere e proprie stragi in quei paesi (diarrea, colera, tifo, epatite, ecc). Secondo il nuovo rapporto Jmp (Organismo dellʼ OMS) negli ultimi 14 anni, 1,2 milioni di persone al mondo hanno guadagnato lʼaccesso ai servizi igienici, ma il 40% della popolazione mondiale continua a non disporre di questi basilari servizi. Ma non sono anche loro esseri umani? Non hanno una dignità pari alla nostra? Diamo loro un gabinetto! SOMMARIO DEBORA CAPORALE - III A Una scossa al cuore (inserto) I-IV Creatività pag. 14 Musica e Sport pag. 19 IL MONDO PERFETTO DEI VIDEOGAME La tecnologia è ormai entrata nella vita di tutti, ma soprattutto in quella di noi giovani influenzandola molto. Il problema è: siamo favorevoli o contrari al grande uso della tecnologia? Io sono contraria, perché non può condizionare totalmente le nostre vite. Un esempio: quando si è a tavola la TV accesa è innaturale perché impedisce di dialogare e i suoi programmi sono sempre più diseducativi, come i reality show ( realtà che fa spettacolo!). I videogiochi, poi isolano e favoriscono lʼalienazione perché la maggior parte dei ragazzi preferisce giocare da sola, incitano alla violenza, fanno diventare aggressivi e soprattutto i ragazzi più deboli subiscono un vero e proprio fascino ipnotico, creando anche turbe psicologiche. Anche i cellulari vengono usati in modo sbagliato e maleducato, per esempio quando si è a tavola, a teatro, al cinema, a scuola e persino durante le funzioni religiose. Inoltre viene usato molto soprattutto per messaggiare scrivendo in modo strano o abbreviato, abitudine altrettanto diseducativa perché a lungo andare fa dimenticare la lingua italiana corretta. Il computer e internet infine sono portali infiniti, navigando si possono trovare informazioni su tutti e tutto, ma spesso si possono fare incontri A mio parere il mondo dei videogiochi può apparire perfetto per diversi aspetti. Perché nel mondo dei videogiochi non ci sono errori, la realtà è distorta, modellata ad arte per costruire il rifugio di cui non è appagato nella vita reale. Il gioco è una realtà immaginaria staccata dal mondo vero, dove se si sbaglia ci sono decine di altre possibilità per rimediare. Ma nella vita reale non è così: non si può far scomparire con un gesto della mano chi ci sta antipatico, non si possono infrangere le regole come si vuole, né si possono avere super poteri. Nella vita reale se si fanno degli sbagli bisogna pagare e se si rischia bisogna essere sicuri del proprio fatto, perché nessuno ci darà tre possibilità prima del game over finale; bisogna avere la guardia alzata 24 ore su ventiquattro perché non ci saranno aiuti esterni. Il videogame rappresenta quindi un sostegno ed un riparo per la persona debole, un aiuto presentato ad arte da incantatori professionisti capaci di farci sembrare una nullità qualsiasi prova e proponendoci come esempio una realtà idealizzata ad arte. Altro elemento fondamentale del mondo dei videogame è lo sbagliato incoraggiamento del mercato e delle pubblicità per i giochi violenti: si viene lodati se si uccide un certo personaggio, punti bonus o munizioni extra per aver ucciso bene!... Questi comportamenti vanno a causare sicuramente una visione distorta del mondo e così violenze gratuite, botte ed insulti sono allʼordine del giorno, come nel gioco così anche nella realtà. AMBRA ZULLI - III A TECNOLOGIA? NO, GRAZIE non sempre piacevoli anche con hacker che introducono virus nei PC. Questa mia tesi è sostenuta anche da molti psicologi e professori, come la psicologa Rossi che afferma che la tecnologia è usata nel modo sbagliato e che i videogiochi in particolare sopprimono la fantasia, elemento fondamentale per gettare le basi di un futuro logico e psichico. Anche nella cronaca di tutti i giorni la tecnologia è causa di violenza e abusi : è successo anche in una scuola che dei ragazzi nostri coetanei filmavano atti di bullismo e li caricavano su Internet. Da un questionario che abbiamo compilato in classe è emerso che molti usano gli strumenti tecnologici per la maggior parte delle ore, lasciando molto poco tempo allo studio ma anche alle relazioni sociali. Qualcuno ha sostenuto che la tecnologia è fondamentale per vivere e che i suoi strumenti oltre ad essere utilissimi, ci tengono compagnia. Io penso che la tecnologia sia importante ma non fondamentale per vivere. Già secoli fa s viveva bene anche senza questi strumenti: come ha fatto Galileo a diventare un genio? Di certo non lʼha aiutato la tecnologia... KAREN DI CICCO - III D

3 BARACK OBAMA : PRIMO PRESIDENTE AFROAMERICANO DEGLI USA Dopo una brillante campagna elettorale Barack Obama, di origini afro-americane, si è imposto sugli altri candidati alla presidenza degli Stati Uniti dʼamerica. Questo periodo passerà alla storia perché per la prima volta è stato eletto presidente degli USA, una persona di colore, come se lʼamerica volesse cambiare pelle. Questo uomo politico che si è insediato alla Casa Bianca, però, rappresenta molto Il bullismo è un problema molto grave che si sta sviluppando maggiormente tra le mura di scuola. I bulli provocano disagio e non hanno rispetto né di se stessi, né degli altri. Il branco dei bulli è formato da un leader, che si presenta come una persona prepotente, con un carattere da spaccone, poi seguono le pecore o gregari, persone più deboli che cercano di fare i bulli seguendo il loro punto di riferimento. Ogni singola persona è insignificante individualmente, ma mentre formano il famoso gruppo si sentono imbattibili. Quotidianamente avvengono degli atti vandalici IL BULLISMO verso i cosiddetti secchioni, ragazzi che hanno semplicemente voglia di acquisire nuove conoscenze. Il più delle volte si inizia con una semplice minaccia o presa in gira fino ad arrivare a compiere azioni pesanti come gli stupri. I bulli sono privi di ragione e autocontrollo e possono rappresentare un pericolo serio non solo per i ragazzi ma per lʼintera società. Il più delle volte sono quei ragazzi che hanno problemi familiari e sfogano la loro rabbia interiore contro gli altri. ERIKA COLLINI III E più di una rivoluzione razziale. Il 44 Presidente americano, infatti, è considerato dallʼopinione pubblica il simbolo della giustizia, della tutela delle fasce più deboli e dellʼambiente. Nel discorso pronunciato il 29 gennaio 2009, in occasione del giuramento, Obama, fra lʼaltro, ha lanciato un appello ai giovani dicendo loro che sono il futuro, la nuova generazione che farà progredire lʼumanità. Egli infatti crede fortemente ai giovani, dʼaltra parte anche lui è un Presidente giovane, bello e di classe. Aretha Franklyn, cantante di colore che lo aveva conosciuto ai funerali di Rosa Parks, la donna che nel 1955 si rifiutò di cedere il posto sullʼautobus ad un bianco in Alabama, ha affermato che Obama è di animo buono, si preoccupa delle gente e desidera la collaborazione dei cittadini per la buona riuscita della democrazia. Oboma ha fatto una bella impressione a noi ragazzi perché ci ispira continuamente fiducia ed ottimismo.nonostante i suoi impegni coltiva lʼhobby del basket e dalle immagini trasmesse nei giorni scorsi in TV, che lo ritraevano durante una partita, abbiamo dedotto che nemmeno in quella gioca niente male. FEDERICA CAPPELLONE FELICIA CIARICO LORENZO BRASILE III C PER FORTUNA ESISTONO PERSONE CHE SI DEDICANO AGLI ALTRI Una mia amica che ha appena finito le scuole superiori, ha scelto invece di frequentare lʼuniversità, di dedicarsi al volontariato. Eʼ partita in Agosto per lʼafrica, sulla scia di Madre Teresa di Calcutta; lei la vuole imitare anche se sarà difficile perché ci vuole davvero molto coraggio e molta determinazione. Inizia il suo lavoro verso le sei del mattino fino a mezzanotte, senza fermarsi mai. Le maggiori difficoltà sono far capire alle persone del luogo che lei è li per aiutarle e non per far loro del male. La sua maggiore delusione è stata non aver potuto salvare un ragazzino colpito da malaria. La sua speranza, come la mia, è che questi paesi possano, in un futuro non lontano, partecipare della nostra comune vita, lavorando, costruendo una casa, portando avanti una famiglia nel modo più decoroso possibile. LUANA BOMBA - III A 3 PERCHEʼ OGGI TROPPI GIOVANI GIRANO CON I COLTELLI? Non solo tra i ragazzi delle periferie o appartenenti a famiglie disagiate, ma anche tra quelle socialmente alte, si portano in tasca i coltelli. Già unʼavvisaglia di questo fenomeno era giunta dallʼinghilterra ma oggi risulta anche nel nostro Paese. Il fenomeno ha allarmato lʼopinione pubblica e sono stati consultati molti esperti. Molti hanno il coltello per tagliare droghe, altri per difendersi o sentirsi forti: come dicono, è facile da reperire, non ci vuole un porto dʼarmi, si nasconde facilmente. Eʼ noto che oggi la violenza tra i giovani è più diffusa che nel passato anche se lʼadolescenza da sempre è stata unʼetà inquieta della vita. Il Professor Bollea afferma che lʼadolescenza è unʼetà complessa in cui bisogna far aumentare al massimo lʼautostima perché solo in questo modo si potrà evitare la catastrofe delle violenze. DONATELLA ABBONIZIO II D EUTANASIA: DIRITTO O CRIMINE Finalmente trionfa lo stato di diritto per il papà di Eluana Englaro e per i cultori della morte che vogliono far morire Eluana attraverso i ragionamenti e la legge. Forse confondono lo stato di diritto con lo stato che autorizza la morte. Se lʼeutanasia lʼautorizza la legge, la coscienza è pulita. Credono. La Cassazione, per un cavillo procedurale, ha indossato i panni di Pilato. Alimentare ed idratare una persona in stato vegetativo non è una terapia: è il sostegno vitale ad una persona ; è solidarietà, è carità, è attenzione alla persona. Dovʼè più la solidarietà, la carità, lìʼamore verso lʼaltro con lʼeutanasia? Togliere la vita ad una persona solo perché malata, o disabile o incosciente, è una pratica inaccettabile in ogni Paese civile. Ma io della vita mia voglio fare ciò che voglio : ecco il trionfo dellʼindividualismo. Eluana finirà la vita come Terry Schiavo: non sono bastate le suppliche delle suore della Misericordia: lʼamore non basta di fronte al cinismo del mondo normale Anche se siamo ragazzi ci siamo concessi due considerazioni. Prima considerazione: non è il primo caso di morte di stato come qualcuno ha già detto. Eʼ già prevista dalla legge 94 del 1978 che consente alle mamme di poter uccidere i propri figli. Con Eluana apriamo unʼaltra catena di morte. Possiamo uccidere sia gli indifesi che vivono nel grembo delle donne. ed ora coloro che non ancora muoiono, coloro che non sono degni di vivere, che noi consideriamo indegni di vivere. Seconda considerazione: Eluana nel suo stato di coma permanente è per noi in uno stato sconosciuto. Le ultime scoperte scientifiche testimoniano che di quello stato non sappiamo ancora abbastanza. Eluana soffre? Chi è il vero sofferente? I RAGAZZI DELLA - III E

4 4 Adolescenza I giovani e la lettura In questi tempi è molto raro vedere un ragazzino con un libro in mano, perché preferiscono un videogioco, stare al computer, ascoltare la loro musica preferita a un libro; perché questa è una generazione tecnologica ma anche, come spesso succede, i ragazzi più studiosi e che amano leggere e non passare ore e ore davanti a un computer sono presi in giro ed etichettati con il nome di secchione dai bulli. Le uniche letture dei ragazzi di oggi sono riviste e fumetti. Raramente leggono libri impegnativi perché non cʼè più interesse alla lettura e capacità di concentrazione. Lʼerrore più grande è costringere i ragazzi a leggere un libro da loro ritenuto noioso, come un classico della letteratura, perché la lettura non deve essere una costrizione, ma un piacere e così i ragazzi perderebbero la voglia di leggere poiché si sentono costretti e obbligati e tenderebbero a erigere un muro sempre più alto verso il libro. Una soluzione potrebbe essere avvicinare i ragazzi alla lettura con libri interessanti e divertenti e alla portata dei giovani per una lettura più piacevole e spensierata e magari passare, in seguito, a libri più impegnativi. SARA DI RADO 1 C Lʼossigeno dellʼadolescenza ADOLESCENZA: Età della vita tra la fanciullezza e lʼetà adulta, caratterizzata da una serie di mutamenti fisici e psicologici ; così è scritto sul dizionario. È giusto, ma i ragazzi non la pensano così Per noi lʼadolescenza è sì un cambiamento, ma soprattutto è un periodo in cui ci sentiamo in grado di sfidare gli adulti, e quindi le regole. Rubiamo giochi o dolci nei supermercati, usiamo il cellulare in classe e facciamo tutto ciò che ci passa per la testa. Ma la domanda è: perché? Probabilmente lo facciamo per sentirci più grandi, per sentirci adulti, per attirare la loro attenzione, per conquistare la fiducia degli altri e per far parte di un gruppo. Già, far parte di un gruppo sembra essere per noi una questione di vita o di morte, perché altrimenti non sei nessuno. Far parte di un gruppo ci fa sentire importanti, sicuri, e sotto certi aspetti, ci spinge ad essere migliori pur di fare bella figura con i nostri amici. A volte, però, può essere pericoloso come quando per essere dei leader superiamo alcuni limiti e non rispettiamo più le regole della buona educazione o addirittura usiamo la violenza. Il nostro comportamento allʼinterno di un gruppo è diverso da quello individuale, ci sentiamo più forti e abbiamo più coraggio per La vita senza amici non sarebbe così felice, energica, fantastica Quando vedi arrivare un vero amico il tuo cuore batte e le tue labbra contemporaneamente alle sue si aprono e con semplici parole danno vita ad emozioni, racconti, scherzi, risate. Lʼamico è colui che ti ascolta, ti rimprovera se ce nʼè bisogno, ti capisce, ti fa sorridere quando sei triste e si comporta come un vulcano, pronto ad esplodere, quando è con te, una persona così si può definire amico!!!!! Capisco di trovarmi di fronte ad un amico vero, quando lui mi svela un segreto potrebbe sembrare banale, ma mi rende felice, perché si fida di me. Sinceramente se non ci fossero gli amici, io non sarei così come sono e non riesco a capire quelle persone che non danno valore allʼamicizia, però a pensarci bene non ne conosco nemmeno una!! Lʼinizio di unʼamicizia è la cosa più bella: timido, emozionato, entusiasta, il momento più brutto è la fine, non ci sono aggettivi per descriverlo. Spesso la causa è da ricercare nel cambiamento di scuola, di città, come nel mio caso. Infatti dopo le elementari, i miei amici si sono trasferiti altrove oppure si sono iscritti in altre scuole. Ma ancora più brutto è quando subentra lʼinvidia di unʼaltra persona che fa di tutto per farti litigare. Comunque cʼè da considerare che alla nostra età si cambia continuamente, si cresce, si modificano i gusti, i desideri, le aspettative. Si attraversano momenti di crisi, in cui non si è soddisfatto di nulla, ti sembra di non valere, gli altri compagni soprattutto i leader, appaiono ai tuoi occhi irraggiungibili, perfetti, amati da tutti e tu? Lʼultimo, il più insignificante!!! Lʼamicizia però, è anche libertà di essere se stessi senza farsi condizionare da alcuno, e se poi finisce, è sempre stata unʼesperienza emozionante che è valsa la pena vivere. Oggi io nuoto felice in mezzo ai tanti amici che ho, e sono soddisfatta di non avere nemmeno un nemico. W LʼAMICIZIA MORENA DI BATTISTA - 2^ F IL GUSTO DELLA SFIDA NELLʼADOLESCENZA commettere delle azioni di violenza. Chissà perché, è proprio nel periodo dellʼadolescenza che la maggior parte di noi entra in conflitto con i propri genitori; e per gli adulti sembra un primo segno di ribellione nei loro confronti. Per non parlare della nostra pretesa, spesso non condivisa, di avere un nostro spazio, una nostra privacy. Siamo ancora troppo piccoli per avere dei segreti, dei pensieri solo nostri. Beh, forse è vero, la nostra mente è in continuo fermento, pensiamo che tutto è possibile, ma soprattutto che ogni cosa ci è dovuto e a volte esageriamo. Esageriamo quando, per sembrare più grandi, ci nascondiamo nei bagni della scuola per fumare, quando non accettiamo di tornare a casa allʼora stabilita, quando girovaghiamo per le strade con aria di sfida e rubiamo DVD dai negozi. Ma noi adolescenti non siamo tutti così e possiamo anche trasgredire le regole, o possiamo contestare gli adulti, a volte desiderare qualcosa di proibito, ma in fondo abbiamo ancora di una guida; a scuola ci sono gli insegnanti, a casa a genitori, ma non dimentichiamoci che anche loro sono stati adolescenti come noi. CARDONE MARIO III B SEGUIRE LA MODA O AVERE UN PROPRIO STILE? Lʼestate è alle porte e arriva una nuova moda per la merce delle Converse: le Converse Touch Me. La nuova collezione Converse Touch Me, si basa su unʼidea davvero innovativa; queste scarpe sono state realizzate con una tintura termo-reattiva che rende possibile un cambiamento di colore conseguente a variazioni climatiche o al semplice tocco di una mano. Le tinte base sono sette per le scarpe (sia in versione bassa che alta), e cinque per i capi di abbigliamento. Come potete vedere, di scelta ce nʼè per tutti i gusti, sia per le ragazze che per i ragazzi. Immagino che, appena immesse sul mercato, queste scarpe e vestiti, andranno a ruba. Chi, tra i giovani non assillerà i propri genitori per averli? E i genitori? Come si comporteranno? Molti, pur di accontentare i propri figli, acconsentiranno alle loro richieste, perché, si sa, chi non segue la moda è out, e nessuno vorrebbe vedere il proprio figlio escluso dal gruppo o peggio ancora che sviluppi un senso dʼ inferiorità, perché non omologato dalla massa. Mi chiedo: quanto sono responsabili i genitori che subiscono questi ricatti, o i ragazzi che li fanno? Ma è proprio indispensabile essere vestiti allʼultima moda per sentirsi parte di un gruppo? Ricordiamo che la vera moda non è solo seguire lo stile del momento, ma creare il proprio stile e sentirsi bene, prima di tutto, con se stessi e poi con gli altri. Diceva una nota stilista, Coco Chanel: La moda passa, lo stile rimane! SETTEMBRINI SARA II E

5 ADOLESCENZA Lʼadolescenza, un bel casino. Ci si ritrova circondati di specchi appannati, dove tu sei al centro, con la curiosità di vederti, di scoprirti al più presto con lʼansia di andare avanti e vivere al pieno la vita; e non vedi lʼora di essere indipendente. Vuoi subito pulire quegli specchi, ma non puoi: cʼè una specie di campo magnetico da superare; intanto cammini con gli specchi appannati, e non puoi fermarti, perché il tempo non si ferma. Vuoi chiedere aiuto, ma non puoi: le tue urla vengono soffocate dalla paura che si aggiunge allʼansia. Non puoi perdere tempo, vuoi arrivare allʼindipendenza, ma hai paura, perché vedi un cielo nero davanti a te. Fuori da quello scudo di specchi ci sono i tuoi amici, quelli veri che prima non avevi. Ti tendono una mano, quella mano è lʼunica cosa raggiungibile allʼesterno dello scudo. Con quelle mani le immagine negli specchi si mettono a fuoco, una a una. Ora è tutto più chiaro: per un poʼ hai camminato da sola, tu volevi camminare da sola; ora hai voglia di affrontare quella paura, perché hai trovato gli amici che sognavi e sai chi sei. Ora che hai la forza di andare sotto quel cielo nero e di rischiarlo, non vorresti più camminare, ma correre però hai le cuffie nelle orecchie e non puoi fare a meno di andare a tempo. Percorri i chilometri e ti accorgi che non serve correre, capisci che è meglio andare a tempo. Ora cammini allo stesso ritmo di quando camminavi senza specchi, però sai che non è la stessa cosa. Adesso sei consapevole dello spartito a cui appartieni e ti accorgi che sei solo alle prime note. È uscito il sole, più abbagliante che mai, per un attimo puoi non vedere nulla e godere della tua felicità. GRASSANO FRANCESCA II E 5 ADOLESCENZA: UN CORPO CHE CAMBIA Pubertà e prima adolescenza: due periodi determinati nella vita dei ragazzi che viaggiano verso lʼetà adulta e cercano di costruire un percorso di vita, cercando unʼidentità. Per trovarla bisogna, necessariamente, salutare lʼinfanzia, relegandola nel ricordo e questo processo non risulta affatto facile. La separazione dal gioco, dalla spensieratezza e da tutto ciò che di magico e bello lʼinfanzia possiede, avviene provando una sorta di dolore interiore. È un rituale che si ripete sempre uguale, da secoli e generazioni, magari con sfumature diverse, ma ogni adolescente avverte una sensazione di disagio, una malinconica nostalgia pensando a ciò che fa parte del suo recente passato che deve lasciare. Per crescere e conquistare lʼautonomia è necessario prendere distanze dal periodo dorato e rassicurante dellʼinfanzia e anche dai genitori che, pur restando un punto fermo nella vita dei ragazzi, diventano meno idealizzati e sempre più reali agli occhi dei figli, con limiti e difetti. Inoltre, lʼadolescente attuale ha di fronte a sé uno scenario sconfortante, confuso, senza certezza: il futuro diventa una scommessa e occorre uno sforzo notevole per conquistare la fiducia necessaria per percorrere il suo cammino. Insomma, si potrebbe affermare: cʼera una volta un bambino, un bambino che è stato e adesso non è più. Come cambierà, allora, quel bambino? Dovrà aprirsi a una nuova vita seguendo una trasformazione faticosa che il pedagogista francese Jean Jeacques Rousseau aveva definito come una seconda nascita. In questa fase di stravolgimenti e contestazioni ad oltranza, nella quale sembra che ogni ragazzo viva quasi su una linea di frontiera in attesa di superarla; lʼʼavvenimento più evidente è il cambiamento del suo corpo. È unʼevoluzione in cui esso non riesce ancora a trovare un assetto definitivo e gradevole. Così lʼadolescenza si ritrova in un corpo diverso e che accetta a malincuore e si interroga chiedendosi quando e come terminerà la sua metamorfosi. Il rapporto che si stabilisce tra un adolescente e il proprio corpo è come quello tra un detective e un caso da risolvere: osserva tutti gli indizi che ha a disposizione, si studia con accuratezza per giungere a risolvere il suo caso. Ma lʼauto-osservazione avviene attraverso una immaginaria lente che mentre ingrandisce, deforma. Non è raro trovare ragazzi che si vergognano e provano imbarazzo per il proprio aspetto, portati ad ingigantire aspetti che, in realtà, eccessivi non sono: chi possiede una leggera peluria si vede lʼabominevole uomo delle nevi, chi ha sul viso qualche timido brufoletto lo paragona ad un cratere fumante e cʼè anche chi arriva a lavarsi esageratamente perché crede di emanare sempre cattivo odore. Al, contrario, ci sono adolescenti che, pur sembrando sicuri e senza problemi, in realtà esprimono il cattivo rapporto con il proprio corpo cercando ostinatamente di metterlo in risalto, come se cercassero dagli altri la conferma della propria bellezza e questo turbamento, così ostentato non passa inosservato. A questa età non si riesce ad accettare a cambiamenti, a partire dallʼaspetto fisico che è sotto gli occhi di tutti. Così i ragazzi si vedono come mostri, credono di essere oggetti di burle da parte dei coetanei, e quando questo accade, cadono in forme depressive che li portano al rifiuto degli scherzi e della loro immagine, con le tragiche conseguenze che ne derivano. Lʼinquietudine profonda che definisce questa situazione si trova nellʼinteriorità. Infatti, ogni adolescente vive sospeso tra due dimensioni, un passato sereno e un futuro incerto, aspettando di trovare la dimensione definitiva. Io credo che sia giusto dare tempo al tempo e lasciare che con la crescita e la maturazione ognuno riesca ad acquisire una migliore immagine di sé. Solo allora lo specchio, tanto odiato in precedenza, regalerà unʼimmagine nuova, lʼimmagine di un corpo che, dopo un lungo travaglio, avrà trovato finalmente la sua armonia! FIORETTI FLAVIA - II E Relazione sullʼadolescenza Durante il primo quadrimestre, con lʼinsegnante di italiano, abbiamo trattato, per circa un mese, il tema dellʼadolescenza, la fascia di età in cui si passa dalla fanciullezza allʼetà adulta.abbiamo deciso di affrontare questo tema con lo scopo di migliorare i nostri comportamenti sia a scuola che a casa con i nostri genitori e le persone con cui siamo a contatto tutti i giorni. Ci siamo posti gli obiettivi di conoscerci, cioè capire e dare una spiegazione ai nostri comportamenti, che molto spesso sono simili in tutti noi, proporre idee concrete per risolvere tali problemi. Per affrontare lʼargomento ci siamo documentati attraverso molte letture, abbiamo discusso in classe e abbiamo incontrato degli esperti che ci hanno esposto in modo molto chiaro lʼargomento. La prima lettura Niente può fermerci: non siamo più bambini, tratta lʼesperienza di due ragazzi che si accorgono di essere cresciuti, e pensano di essere capaci di scegliere da soli credendosi forti ed al di sopra di tutti. La seconda lettura, un disastro di figlia, ci ha mostrato il rapporto molto difficile tra i figli e propri genitori, che proprio nellʼadolescenza assumono spesso un ruolo più rigido proibendo tutto ai loro figli o trattandoli ancora come bambini incapaci di essere indipendenti. Quella successiva la linea del traguardo parla di un argomento molto importante per i ragazzi adolescenti, il primo amore, le prime amicizie importanti, quando ci si accorge dellʼaltro sesso. Lʼultima lettera, i maghi del cellulare è stata fondamentale, perchè presenta il problema della socializzazione su relazione al consumismo. Abbiamo letto proprio la storia di un ragazzo che, non aveva amici, desiderano di integrarsi nel gruppo interrompendo lo studio da cui otteneva ottimi risultati, acquistando vestiti alla moda ed un cellulare ultimo modello con tutto un set di cover oggetto che la società e la televisione rende status symbol. Dopo questa prima fase di lavoro, abbiamo incontrato degli esperti che sono venuti a scuola a parlarci di un altro problema dellʼadolescenza molto diffuso: il bullismo. Esaminando schemi ed ulteriori lettere, abbiamo capito cosʼè veramente il bullismo e cioè un atto di violenza esercitato, la maggior parte delle volte da ragazzi più grandi su altri ragazzini più piccoli, ma soprattutto più deboli. Un aspetto caratteristico è che il bullo colpisce una persona ripetutamente; se ciò non avviene, si tratta solo di uno scherzo. Abbiamo approfondito lʼargomento facendo unʼuscita didattica con degli operatori sociali che non ci hanno parlato solo del bullismo, ma ca hanno fatto fare un vero lavoro di socializzare ecollaborare. Ogni gruppo ha dovuto rappresentare, attraverso immagini e scritte su dei cartelloni, come lui si vede nel tempo libero, in famiglia, a scuola e nellʼamicizia. Eʼ stato un lavoro che ha ottenuto risultati ottimi. Abbiamo collaborato molto bene e ognuno ha potuto esprimere le proprie idee e le proprie emozioni. Solo alla fine di tutto il lavoro, in classe abbiamo discusso e ci siamo confrontati, perchè avevamo del materiale per farlo in modo serio e costruttivo, per cercare di migliorare il nostro comportamento in classe e in famiglia. In conclusione, dopo questʼattività, abbiamo potuto constatare che in fondo tutti riscontriamo gli stessi problemi, sia con gli amici che in famiglia. DI SIPIO RAFFAELLA III D

6 6 I RAGAZZI CHE SI AMANO Secondo me lʼamore è un sentimento travolgente che trasporta gli innamorati in una dimensione lontana da tutto e da tutti, un luogo parallelo dove esistono solo loro. I ragazzi che si amano passano il tempo contando i minuti e le ore che li separano dal rivedersi di nuovo, fino a quando non arriva il momento fatidico: allora le ore sembrano secondi e ci si ritrova a vedere gli aspetti positivi di ogni situazione, cercando il parere dellʼaltro, ridendo spensieratamente, padroni del tempo, di andare dove si vuole, senza pensieri leggeri, perdendosi nel vortice di emozioni targato amore. Quando ci si saluta di nuovo ci si trova a vedere per la prima volta le cose come sono realmente, a pensare a tutto quello che si è detti e a sentire già la mancanza dellʼaltro. Dopo aver amoreggiato tutti ci addolciamo. I nostri tratti del viso si ammorbidiscono, gli occhi sono leggermente più umidi, le labbra un poʼ più carnose e si arriva al sorriso più facilmente, ma con più lentezza. A mio parere non si può capire realmente cosʼè lʼamore finchè non lo si prova. Eʼ un sentimento indescrivibile, che ha il magico potere di ribaltare tutte le nostre certezze e di farci guardare il mondo intorno a noi con occhi diversi, da tutta unʼaltra prospettiva. ZULLI AMBRA III A Lettera ai ragazzi della provincia de L'Aquila Cari ragazzi della provincia de L'Aquila, scrivo questa lettera per cercare di consolarvi un po'...all'inizio non avevo la più pallida idea di cosa dire, quindi ho cercato di mettermi nei vostri panni e capire cosa vorreste sentirvi dire. Purtroppo non riesco a trovare le parole. Cosa si può dire a chi ha perso tutto: gli amici, i parenti o addirittura i genitori, ma anche a chi ha perso solo la casa? Io non parlerei...starei vicino a voi, mi farei sentire presente e vicina, non con la compassione, ma con l'affetto, e starei zitta, in modo che vi possiate sfogare in qualunque modo vogliate...piangendo, urlando, parlando... Questo è quello che vorrei io che facessero se fossi al vostro posto perché si possono dire tante belle parole ma non vere, invece secondo me in un silenzio c'è tutto... Per me avere qualcuno vicino, anche se non parla è la cosa più bella e che mi fa sentire meglio, perché so che c'è qualcuno che ci tiene a IL BULLISMO me, e che anche se non sa cosa dire è sempre presente. Non so che altro dirvi. Spero torniate il più presto possibile a una vita quotidiana uguale a quella che avevate prima, anche se non credo che sarà così. Riavrete tutto, tutto sembrerà come prima, ma sarà tutto diverso perché voi sarete diversi. Questa esperienza, anche se non ne avete ancora la consapevolezza, vi ha cambiato. Un bacione VALERIA TROZZI II E Un fenomeno purtroppo dilagante è il bullismo. In molte scuole, in molti centri di aggregazione giovanile esso spadroneggia, ma anche perchè il bullo spesso viene incoraggiato, assume il ruolo di leader, e crea intorno a se un clima di omertà. Ma chi è il bullo? Un ragazzo o una ragazza che attraverso la violenza fisica e verbale, anche con l'aiuto delle nuove tecnologie, esercita il suo potere prevaricando i più deboli, umiliandoli e commettendo atti che offendono la divinità umana. Le gesta dei bulli vengono taciute e minimizzate, considerandole come una normale tappa della crescita, una fase necessaria nel passaggio all' età adulta. Da alcuni anni ci siamo resi conto invece dei danni che gli episodi di bullismo possono provocare sia le vittime colpite da patologie psicofisiche di diversa entità, sia ai bulli che rischiano di diventare delinquenti comuni. Questi sono i motivi percui la scuola, la famiglia, gli educatori, i compagni riconoscano la pericolosità del fenomeno e tutti insieme lottino per annullarlo. ALUNNI DELLA - 2 B Caro Filippo, è stato difficile trovare un indirizzo a cui scriverti. Appena ho saputo la notizia ho pensato a te. Mi sono chiesta dove fossi, cosa ti fosse accaduto e come stessi. Fortunatamente mia madre mi ha dato la fantastica notizia che tu e la tua famiglia state bene. Purtroppo dopo quella bella mi ha dovuto dare la brutta: la tua casa è crollata, e ora è rimasto solo fumo e ceneri dei ricordi di tutta una vita, in soli venti secondi. I sacrifici dei tuoi familiari per permetterti di vivere sotto un tetto. Non immagino come ti sia sentito quel giorno. Svegliarsi nel cuore della notte e sentirsi le pareti a cui avevi confidato tutti i tuoi segreti crollarti sopra e tradirti. Vederti passare la vita davanti ai tuoi occhi in un istante. Il tuo primo pensiero sarà stato Cosa succede!? Sto per morire!?. Sentirti insicuro, vedere quanta gente piange di dolore e tu, lì, indifeso, senza ancora capire se è successo veramente, se è stato solo un incubo. Mi sento così vicina a questa tragedia, anche se io non passo minimamente quello che passate voi ogni giorno dopo quella notte. Vivere dentro baracche, tende, dentro case di sconosciuti. Non avere neanche più la forza di ricordare quei momenti felici. Continuare a piangere, a soffrire. Solo ricordi, momenti che, ripensandoli, ti fanno sorridere, che resteranno sempre nel tuo cuore. Ma sono questi avvenimenti che ti fanno crescere. Una cosa che ho imparato è che non è importante come cadi, ma come ti rialzi: devi ricominciare a camminare a passi più decisi. Continua sempre a guardare avanti, non girarti mai indietro. Ti senti soffocare dal mondo, vorresti urlare dalla rabbia, mille domande che ti frullano in testa e nemmeno una risposta. Ti chiedi perché Dio abbia avuto un dubbio sulla tua esistenza. Però devi sentirti fortunato a poter ancora sognare, a poter ancora correre nel vento, a poter leggere questa mia lettera. Spero di averti consolato, di averti insegnato qualcosa e spero che sia più forte da ora in poi. E ricorda: continua a sperare e sorridi, perché il mondo comincia a sorriderti. Buona fortuna, la tua amica Jessica JESSICA DI NUNZIO II C

7 7 Vita nella scuola CARA PROFESSORESSA BOSCO, questi due anni con lei sono stati veramente fantastici. Tutto iniziò in prima media quando noi cominciammo con le prime gare. La prima è stata e sarà indimenticabile con lei che ci diceva di stare tranquille e di dare del nostro meglio anche se avevamo una paura incredibile. Grazie a lei abbiamo superato ogni ostacolo. La dobbiamo ringraziare per i suoi discorsi, che forse allʼinizio potevano sembrare un poʼ pesanti ma solo perché erano fortemente educativi. La dobbiamo ringraziare perché ci ha insegnato a non arrenderci mai, a continuare a migliorare, a rispettare lo sport con i suoi sani valori, a guardare gli avversari mai come nemici Siamo arrivati a questʼultimo anno con lei, la seconda media un anno stupendo, e tutto grazie a lei, la nostra Prof.: dalle partite di pallavolo, quelle dʼistituto, che abbiamo vinte tutte, fino alle gare dʼatletica. E poi i tanti allenamenti per andare a vincere quella gara Provinciale che, come volevasi dimostrare, abbiamo vinto e poi dritte alle Regionali unʼesperienza agonistica e umana indimenticabile, con un fantastico terzo posto e se siamo arrivate fino a questo livello, lʼunica persona da ringraziare è lei, prof. con lei abbiamo vissuto esperienze che forse non ci ricapiteranno più. Abbiamo passato due anni bellissimi e solo lʼidea di non finire le scuole medie con lei ci rattrista molto ; ma saremo comunque contente di tutto quello che abbiamo condiviso insieme. Non ci scorderemo mai i suoi sorrisi, i suoi pianti di felicità, le sue parole piene di verità, le sue fantastiche coreografie. Grazie di tutto, cara Prof. Un abbraccio speciale ad una Prof. veramente speciale. SIMONA DI MARCO - BARBARA LANTI, MARZIA PICCIRRILLI - II D IL LIBRO Il libro è uno strumento fondamentale di trasmissione e conservazione della conoscenza, è alla base della nostra civiltà. Ma come nasce il libro? Ce lo dice la parola stessa: dal latino LIBER, essa indica la pellicola tra la corteccia e il legno dellʼ albero, usata dagli antichi per scriverci e da tale pratica deriva il suo significato più comune: un insieme di fogli stampati o manoscritti, rilegato e provvisto di copertina. Prima dellʼ invenzione della stampa, i libri sono esemplari unici e hanno forme diverse quali i rotoli di papiro degli egizi, le tavolette di legno dei greci o i codici in pergamena dellʼ età medievale. Essendo scritti a mano, lʼ unico sistema per riprodurli era la copiatura frutto di un lavoro paziente e faticosissimo. Il libro moderno vede la luce nellʼ Europa del XV secolo, grazie alla macchina da stampa a caratteri mobili che impone quella del codice come unica forma e permette, risparmiando tempo, di produrre più esemplari della stessa opera. Questa tecnica si perfeziona poi nellʼ 800 con lʼ automatizzazione della stampa. Oggi il libro è quindi un tipico prodotto di massa, che lʼindustria editoriale propone in modo estremamente differenziato spaziando da preziosi volumi dʼ arte a economiche edizioni tascabili e allargando la distribuzione alle edicole e ai grandi magazzini. Nellʼ era del computer, giungiamo così allʼ ultima frontiera: il libro elettronico, capace di contenere milioni di pagine ma che mai potrà sostituire la magia della carta e il supremo piacere di sfogliare i libri che noi amiamo! ROBERTA RAPINO - I B CENERENTOLA, IL MUSICAL Il giorno 29 aprile le classi I e II della nostra Scuola si sono recate insieme alle altre scuole di Lanciano, al Cinema Maestoso per assistere ad uno spettacolo di beneficenza Cenerentola, il musical, organizzato dalla Croce Rossa di Lanciano per dare un segnale di amicizia e di solidarietà ai terremotati dellʼaquila. Un poʼ di attesa è stata premiata da uno spettacolo coinvolgente ed emozionante perché fatto di canzoni, coreografie, dialoghi completamente originali e filmati che rievocavano il dramma del 6 aprile per il nostro Abruzzo. Mi ha colpito molto il lavoro d squadra che si percepiva dietro questo spettacolo, ho notato soprattutto la passione che veniva da questi giovani attori della compagnia TUKE ( parola greca che significa fortuna) guidata dalla Prof.ssa Teresa Motta che hanno messo a disposizione del volontariato e della solidarietà il loro tempo libero, la loro amicizia, e le loro fatiche. La manifestazione è stata organizzata dalla Croce Rossa e il ricavato devoluto per il terremoto (solo la nostra scuola ha raccolto euro!). La Croce Rossa è davvero una organizzazione speciale ed unica pronta sempre ad aiutare le persone nellʼaffrontare i momenti brutti della vita e le situazioni difficili di povertà e di bisogno. Il cast di Cenerentola era molto vivace e coinvolgente e indubbiamente i personaggi che hanno colpito di più sono state le sorellastre (in realtà uomini!) ironiche e divertenti. Sono stata inoltre molto orgogliosa perché i testi di Cenerentola sono stati rivisitati dalla mia Prof. di italiano, Rosetta Madonna. Lo spettacolo che in un primo momento ha suscitato in me e in tutti tanta gioia e spensierate risate, alla fine con le immagini dellʼaquila ferita e distrutta e le bellissime coreografie, ha commosso e ha dato lʼopportunità di riflettere sul senso precarietà della vita e dellʼimportanza che dobbiamo dare, soprattutto noi ragazzi, alle cose più semplici ma più vere. DI CLEMENTE CRISTIANA - II C COSA FAROʼ DA GRANDE: LA DIFFICILE SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE Un tempo la scelta dellʼindirizzo di studio per i giovani avveniva per tradizione familiare:i figli di un artigiano avrebbero a loro volta fatto gli artigiani, come pure i figli di operai, di impiegati, di professionisti avrebbero facilmente calcato le orme paterne. Si ereditava così la bottega, come pure lo studio ben avviato; a volte lʼimpiego, anche se non veniva ereditato direttamente, era certo facilitato per chi poteva inserire tra le proprie referenze una precedente esperienza familiare in un certo settore o addirittura in una certa azienda o, ancora, in un determinato ente. In tempi più recenti, la scelta avveniva anche in base alla rappresentazione sociale che si aveva di determinate professioni: abbiamo assistito, così, a scelte di studio finalizzate alle professioni considerate sicure (insegnanti, avvocati, architetti, medici specialisti ). Al giorno dʼoggi, considerando che il lavoro non è garantito in nessun settore, cosa può fare uno studente per scegliere la propria strada? Sicuramente indispensabile è tener conto tutto di ciò che piace di più, valorizzare le proprie doti, intraprendere una formazione che sia una esperienza culturale completa e formativa, coerente con gli interessi e le doti personali. Solo così si potrà costituire una base sicura su cui costruire il futuro professionale di ognuno. Per aiutare noi studenti di terza media nellʼimportantissima scelta della scuola superiore, prima delle pre-iscizioni al ciclo di studi successivo, la nostra scuola ha previsto un percorso di Orientamento psico-attitudinale ed informativo. Sono state organizzate nel mese di Novembre 2008 due Mattinate dellʼorientamento per noi alunni ed anche due Pomeriggi di Orientamento per i genitori: nellʼambito di tale iniziativa, alla quale hanno aderito tutte le Scuole Secondarie di Secondo Grado del nostro Distretto Scolastico, noi studenti di terza siamo stati informati dei percorsi di studio identificativi di ogni scuola superiore, dei vari indirizzi, degli stage, mediante visione di materiale informatico, didattico, deplian. Inoltre, abbiamo avuto occasione di visitare i tanti Istituti Superiori nei giorni di Scuola Aperta ed anche durante le molteplici attività di laboratorio che la Umberto I ha concordato con essi per lʼorientamento: Progetto in rete di Fisica e Laboratorio di Diritto con il Fermi, Laboratorio di dizione con il Liceo Linguistico, Laboratori di Grafica Pubblicitaria-Aziendale-Servizi Sociali-Informatica con il De Giorgio, Laboratorio di Meccanica ed Elettrotecnica con lʼitis, Laboratorio di Costumi e Metalli con

8 8 la Palizzi (qui abbiamo realizzato i costumi per il nostro saggio di musica su Il flauto magico ), Laboratorio di Avvio al Greco con il Liceo Classico, Laboratorio di Matematica con il Liceo Scientifico. Tali esperienze sono state fondamentali, ci hanno offerto unʼampia visione dei possibili percorsi di studio: adesso tocca a noi ragazzi decidere il nostro futuro scolastico. Che dire ancora Un in bocca al lupo a tutti noi! ERICA COLLINI - III E LEOPARDI, CHE PASSIONE! Il viaggio dʼistruzione delle terze questʼanno ha avuto in Recanati, il paese di Giacomo Leopardi, la sua tappa più emozionante. Abbiamo visitato il museo che racchiude tutte le sue memorie e siamo rimaste affascinati dalle idee che aveva dellʼamore, dellʼamicizia e della vita, anche perché sono espresse con parole che emozionano, nonostante non siano facili da comprendere. Inoltre abbiamo potuto ripercorrere le tappe fondamentali della vita del Poeta visitando lʼintero Palazzo Leopardi, davvero stupendo, che presentava stanze decorate e piene di libri, tutti letti da Leopardi!Eravano letteralmente stupiti perché visitavamo i luoghi in cui era vissuto, ha studiato e composto le sue liriche più famose. Da una finestra della Biblioteca, abbiamo scorto anche noi, come accadeva a Leopardi, la casa di Teresa Fattorini, più nota come Silvia. Con lʼimmaginazione abbiamo provato anche noi a tendere lʼorecchio al suono della voce ed alla man veloce che percorreva la tela ma avvertivamo solo suoni e voci dei nostri giorni dalla Piazzola sottostante in cui i fanciulli gridando saltando.. facevano, ai tempi del Sabato del Villaggo un lieto rumore. Inoltre attraversando quelle stanze così dense di mistero, abbiamo anche immaginato il Poeta follemente innamorato, schiavo per amore di una donna immaginaria. Avremmo voluto concludere la giornata, che ci aveva riservato tante emozioni, con la visita al colle dellʼinfinito per fantasticare pure noi sulle orme del Poeta e lasciarci andare nel mare dei nostri pensieri, ma le avversità atmosferiche non ce lo hanno consentito. Da questa esperienza abbiamo compreso lʼimportanza del dialogo tra genitori e figli, soprattutto nellʼetà dellʼadolescenza, del sentirsi integrati nel proprio ambiente cittadino ma soprattutto della cultura che, se è autentica, ripaga di tante delusioni che la vita riserva. Infine ci siano resi conto del motivo per cui Leopardi oggi è ancora un poeta ed uno scrittore tanto amato e affascinante soprattutto per noi giovani. CRISTINA MASCHERONI - III C REALITY SCIOʼ Il 20 dicembre 2008, noi alunni delle classi I II e III, nella nostra scuola, abbiamo messo in scena uno spettacolo intitolato Reality scioʼ. La storia, ambientata in un conservatorio racconta le vicende di alcuni ragazzi che decidono di partecipare ai provini organizzati dalla loro scuola per la realizzazione di un reality. Non tutti riescono ad entrare nel cast ma coloro che vi entrano si pentono di averlo fatto, perchè, ben presto scoprono la falsità di un successo conquistato senza meriti e costellato di piccoli inganni, delusioni, amicizie tradite. Questo spettacolo, facendoci riflettere con ironia sui falsi modelli a volte proposti dalla televisione, ci ha aiutati a scoprire i valori nascosti nella nostra VITA DI SEMPRE, fatta di varie amicizie, solidarietà, reciprocità e una sana spensieratezza. CHIARA CALDORA, LANCI LETIZIA III A di Frisa INSIEME SI PUOʼ Percorso Esperenziale Didattico della Terza C. Quasi al termine del triennio, prima di separarci per le scuole Superiori, già con un poʼ di nostalgia per il tempo piacevole trascorso insieme in questi anni, abbiamo accettato con entusiasmo lʼidea del Progetto P.E.D. (proposta dalla Rete regionale dei Servizi ASL Lanciano-Vasto) perché potevamo scegliere gli argomenti che ci interessavano e le attività da svolgere. Inutile dire che ci siamo sentiti veramente coinvolti e più responsabilizzati, anche se non sono mancati momenti di difficoltà. Dopo la visione del film Cielo dʼottobre ispirato alla storia vera di un ingegnere della NASA, Homer Hickam che ha cominciato ad inseguire il sogno di progettare velivoli spaziali da quando, in Virginia, nel1ʼottobre del 1957, ha assistito al lancio dello Sputnik da parte dellʼunione Sovietica. Nonostante le incomprensioni del padre, forte della solidarietà della propria insegnante e dellʼaiuto degli amici, il protagonista dimostrerà a se stesso ed agli altri che impegnandosi a fondo si riesce a realizzare il sogno della propria vita. Alla proiezione del film è seguito un dibattito nel corso del quale sono emersi dei temi che abbiamo approfondito individualmente. Successivamente abbiamo deciso di sviluppare i temi dellʼamicizia, dello sport, dei sogni nel cassetto ed abbiamo pensato di realizzare un cortometraggio. In seguito, suddivisi in piccoli gruppi, abbiamo creato delle storie di adolescenti che abbiamo poi collegato tra loro per formare unʼunica trama. Abbiamo poi scritto la sceneggiatura e i dialoghi ed abbiamo realizzato le riprese. Il nostro cortometraggio è ambientato in una classe di scuola media ed ha per protagonista una ragazza che, presa in giro da un gruppetto di compagne per il suo modo di vestire non alla moda, non si scompone dimostrando sicurezza in se stessa, carattere, determinazione e conquistando così il ragazzo che le piace. Sullo sfondo della storia si colgono i sogni nel cassetto dei compagni di classe che non sempre si realizzeranno. Realizzare questo progetto nelle sue varie fasi, tutti insieme e quasi sempre dʼaccordo, è stato molto divertente ed interessante, per alcuni versi emozionante ma anche estremamente faticoso! Abbiamo imparato a lavorare tutti nei gruppi ed a riflettere sui vantaggi della nostra piena integrazione; abbiamo anche appreso che le persone non vanno mai giudicate dal di fuori, che i sogni possono diventare realtà con molto impegno, determinazione ed a volte col gioco di squadra. CLASSE TERZA C IO ME NE FREGO Lo spettacolo è stato portato in scena dalla compagnia Quelli di Grok con la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido. Il testo di Valeria Cavalli è scaturito dopo anni di studio e ricerche sul fenomeno del bullismo, in collaborazione con il Servizio Famiglia Infanzia età evolutiva e ASL di Milano. I fatti si ispirano a episodi realmente accaduti nei vari ordini di Scuola. Io me ne frego narra lʼamicizia di due ragazzi che si conoscono fin dallʼinfanzia: il racconto svela un rapporto dʼamicizia che nel tempo diventa oppressioni di uno nei confronti dellʼaltro. Biglia, il soprannome del più debole, si rende conto dei cambiamenti dellʼamico, traviato da cattive compagnie e soprattutto da un nuovo compagno di classe, prepotente e violento dal quale si lascia affascinare, con lʼillusione di diventare popolare tra i compagni attraverso soprusi e intimidazioni. Nonostante, però, Biglia si rende conto che lʼamico è cambiato, non vuole e non riesce a rompere il legame che li unisce, accettando angherie e ricatti. Allo stesso tempo lʼaltro procede inesorabile verso un tragico abbrutimento che lo porterà a non riconoscere più ciò che è lecito e ciò che non lo è. Lʼamicizia diventa un rapporto di dipendenza forzata. Ad un certo punto Biglia, il sottomesso, trova il coraggio di ribellarsi, rompendo così il silenzio e ostacolando le angherie del Rospo, il suo persecutore. Rospo diventerà un delinquente e, in seguito alle accuse di rapina e omicidio, sarà proprio il suo amico-vittima, diventato avvocato, a difenderlo promettendo che cercherà di fare il possibile per tirarlo fuori dai guai, ma che non si farà ingannare di nuovo e che davanti alla legge siamo tutti uguali. Questo spettacolo è stato molto interessante ed educativo perché attraverso il linguaggio teatrale, ha stimolato i ragazzi a riflettere sul problema, a porsi domande, a capire che spesso lʼomertà, la paura di parlare, lʼindifferenza, fanno da concime al proliferarsi del Bullismo. Io me ne frego : è questo lʼatteggiamento più diffuso ma anche il più nocivo. Attraverso questo spettacolo e le altre attività svolte in classe, ho capito quanto sia difficile affrontare questo fenomeno, ma soprattutto combatterlo. Ho compreso anche che lʼunione fa forza: se tutti i compagni si schierassero dalla parte della vittima e non del bullo, sarebbe molto più semplice denun-

9 9 ciare questi fatti agli adulti, perché questo non è fare la spia, semplicemente aiutare il compagno a non sentirsi solo, ma forte e capace di ribellarsi. LUDOVICA UCCI - 2^B 20 marzo 2009 Caro diario, ah, ah, ah!!! Quanto ci siamo divertiti oggi. Era da tempo che non picchiavamo qualcuno, specialmente quel piccolo bastardo. Dico da tempo perché il pidocchio,una settimana fa, aveva detto alla prof. che lo avevamo minacciato verbalmente. Che deficiente! Così lʼabbiamo seguito, io ed il mio branco, quando è andato in bagno lʼabbiamo fatto nero. Quando il pidocchio è rientrato in classe ci ha pensato due volte prima di parlare. Mi sento un leone. Sono forte vero? Poi non parliamo della professoressa! Mica si è accorta dellʼaccaduto, sai perché ci ha mandato dal preside? Te lo dico perché parlavo con il mio amico di banco. Uah, uah, che cretina!!!! Ma, a completare la deficientaggine è stato il Preside che ci ha solo ammonito e poi ci ha regalato il cioccolato. Ora che ci penso,con tutti questi racconti mi è tornato in mente il primo giorno di scuola quando io ed i miei amici di pugno abbiamo ricattato e picchiato un ragazzino e lui, per tenerci calmi, ci dava i compiti svolti e la merenda. Che divertimento!!! Allo stato puro vero? Io penso che tutti gli uomini siano disuguali, tra loro esistono i più deboli e quelli più forti ed io e il mio clan facciamo parte degli ultimi. Ora ti lascio,esco un po' e vado ad allearmi. Abbiamo visto ieri per strada un barbone vorremmo bruciarlo con una tanica di benzina, chissà che divertimento!! Ih, ih, ih. Domani te lo racconterò. Mario GIANMARCO DI CAMPLI - 2^B LA GRANDE GUERRA Lo spettacolo La grande guerra messo in scena da Carlo Bertinelli attraverso scene dal fronte, poesie, discorsi politici e lettere di genti comune e non, rievoca gli aspetti più significativi della Prima Guerra Mondiale. La drammaturgia iniziale si snoda in rapide scene partendo dai discordi, pareri di intervistati e non, mentre sullo sfondo un grande video riporta scene dal fronte. Sullo sfondo di questo affresco storico, spiccano personaggi illustri come Gabriele dʼannunzio e le sue gesta e lʼattrice Eleonora Duse. Sulle scene si alternano i due attori principali, Carlo Bertinelli e Alessandra Brocadello che interpretano vari personaggi, da quelli illustri a personaggi comuni che raccontano le loro tristi esperienze sul fronte: unʼinfermiera ricorda la prima volta in cui ha assistito allʼamputa mento di una gamba; un sacerdote racconta la disperazione che tutti i giorni vede negli occhi dei soldati e una vedova cerca disperatamente notizie di suo marito. Lo spazio scenico, diviso in più scene, e i costumi dellʼepoca ricreano sapientemente la cronologia storica. Gli effetti svolgono un ruolo importante sia come supporto alla storia che come valore simbolico. La radio che comunicava i bollettini di guerra, la neve che segna il passare del tempo quindi la stagione invernale, le carte deposte sui sacchi della trincea rappresentavano le lettere scritte e mai lette perché gli autori, come le foglie poste nelle trincea, erano morti. I fogli di carta, cioè le lettere mai lette e le foglie,ossia i corpi dei caduti, sono i simboli più suggestivi e importanti per percepire il dolore della vita che se ne vaʼ, il dolore di chi non ha potuto mai leggere le ultime lettere di tanti soldati periti in questa terribile guerra. Le immagini e le scritte sui pannelli puntualizzavano i momenti importanti di questa guerra e la voce fuori campo lega il racconto storico e rende più chiaro lo svolgimento dei fatti. Un ruolo importante è svolto dalle mimiche eseguite dal vivo da Filippo Alberini, che accompagnavano le scene trasmettendo forti emozioni: paura, sgomento, nostalgia, il senso di vuoto e di distruzione che la guerra produce. Il linguaggio sonoro accompagna anche le scene di movimento proiettate sullo schermo. Suggestiva lʼintroduzione allʼintervento in guerra con una poesia di Ungaretti Foglie magistralmente declamate e che introduce la simbologia della foglia che cade. Una foglia per ogni uomo che mai più farà ritorno in casa. Il potere distruttivo della guerra con semplici scene, pochi effetti, mimiche coinvolgenti, una buona interpretazione degli attori, sempre ben calati nei personaggi. Eʼ stato percepito da tutti nella sua drammaticità. GLI ALUNNI DELLA 3^B 23 maggio 2009 Caro Gigi, ti ricordi il primo giorno di scuola? Quando timidamente accompagnato dalla professoressa Lucia sei entrato in classe e ci hai salutati? Beh da lì, da quellʼistante, è iniziata la nostra avventura. Quello è stato un giorno pieno di emozioni, quante cose sono successe, te le ricordi? Come al solito ti dobbiamo rinfrescare la memoria! Durante la mattinata abbiamo conosciuto tutti i nostri nuovi professori e abbiamo fatto amicizia anche noi. Alcuni già si conoscevano, altri no. Durante le prime settimane passate insieme abbiamo scoperto tanti lati positivi e anche negativi di noi stessi, che abbiamo dimostrato durante le ore di lezione e durante le gite scolastiche! Man mano che il tempo è passato, siamo cresciuti e ci siamo affezionati gli uni agli altri. Ormai siamo come fratelli e sorelle ci aiutiamo sempre, soprattutto quando abbiamo problemi tra di noi e anche quando non abbiamo fatto i compiti a casa! Ogni anno abbiamo sentito nostalgia di quello precedente, accorgendoci che il tempo ci scorreva di fronte troppo in fretta e che presto saremmo arrivati alla fine di tutto Ed eccoci qui tutti insieme vicino a te con un sorriso smagliante, colmo di felicità. Tu, Gigi, sei una carica in più al mattino, sei un aiuto nel momento del bisogno, sei la luce nei momenti bui e sei un amico leale e fedele per tutta la vita Con questo concludiamo la nostra lettera, dicendoti grazie per tutti i momenti belli ed indimenticabili passati insieme e speriamo che queste parole rimangano incastonate nel tuo cuore, affinchè con esse tu possa ricordarti di noi Con affetto, I tuoi più cari amici LʼINSEGNANTE SCOMPARSA Era una notte buia e tempestosa.. Un giallo che si rispetti dovrebbe avere un incipit come questo. Invece era una soleggiata mattina di maggio, gli uccellini cantavano, il cielo era azzurro e nellʼaria aleggiava un profumo di primavera: insomma tutto il mondo era in festa.o meglio..quasi tutto il mondo.. Più in là uno sciame di alunni camminava silenzioso verso la scuola. Intanto un vocio proveniva dalla sala professori: - Oggi doveva venire prima per gli scrutini e invece non cʼè!!! - Sbraitava una professoressa. Sembra sparita. A casa sua non risponde nessuno!! - Aggiungeva unʼaltra. - Io proverò sul suo cellulare, non può comportarsi in questo modo! Ma lʼunica cosa che il cellulare le disse fu: - Lʼutente chiamato non è al momento raggiungibile: la preghiamo di richiamare più tardi. - Manteniamo la calma- consigliò la prof. Lucilla Volpini, nel tentativo di rassicurare le colleghe. - Perché non guardiamo nel suo cassetto?? Magari ci ha lasciato un messaggio.- In effetti qualcosa nellʼarmadietto cʼera: Non ne posso più della 2^F e di questa scuola. Voglio farla finita!! A queste parole tutto il corpo docente scoppiò in un pianto dirotto..ùùùùùùùùùùù Non può averlo fatto! - Io sono la sua migliore amica, non mi avrebbe mai lasciato sola - Urlava Lucilla Volpini tra i singhiozzi. - Dobbiamo chiamare subito la polizia - affermò la Prof. Calli sforzandosi di mostrarsi più pacata che poteva. La polizia arrivò allʼumberto I e per prima cosa interrogò i docenti. - Signora Lucilla, voi due eravate molto amiche, vero? Cosa avrebbe potuto spingerla al suicidio? - chiese il poliziotto con sguardo vitreo. - Vuole la mia opinione, agente? Lei è stata rapita, ed il biglietto lʼha scritto il colpevole per inscenare la morte di Mina - Signora, non crede che se fosse stata rapita avremmo già in mano una richiesta di riscatto?

10 10 - E se non lʼavessero fatto per i soldi??. - Cosa vuol dire? - Chiese interessato il poliziotto. - Potrebbe trattarsi di un suo nemico. Oppurelʼhanno rapinata e non volevano lasciare testimoni. Le parole di Lucilla suscitarono in lui dei dubbi: decise che sarebbe andato nella casa di Mina e che avrebbe cominciato da lì le indagini. Lʼappartamento era in ordine, ma del cibo era rimasto fuori dal frigorifero, dei bicchieri erano caduti dalla mensola. Certo, mancavano alcuni abiti dallʼarmadio e dei soldi nessuna traccia. Ma la cosa che colpì sia Lucilla che la Polizia fu il pavimento tutto rigato. - Questo non esclude affatto il rapimentoammise il poliziotto. - Agente, le dirò una cosa: finchè non vedo il corpo, per me Mina non è morta!! - Sa, per caso se aveva dei nemici?? - Mi faccia pensare.una volta mi ha parlato di una certa inquilina che abita al secondo piano di questo palazzo!! - si ricordò Lucilla. Non ricordava il nome dellʼinquilina, perciò rimase stupita quando sulla porta lesse: Maria De Lavalli!!! - Maria!!!!!!!! - Urlò stupita - Allora sei stata tu!!! Tu lʼhai rapita!! Tu lʼhai uccisa!! Lei non ti è mai piaciuta!! Sei sempre stata gelosa di lei ed hai voluto sbarazzartene!!! DOVE LA NASCONDI???? DIMMELO!!!!! - Signora Volpini, si calmi, la smetta!! Queste sono calunnie inconcepibili! - La rimproverò, severo lʼagente. - Signora De Lavalli, vorremmo farle qualche domanda naturalmente se lei è dʼaccordo - disse pacatamente il poliziotto. - Accomodatevi agente - acconsentì Maria. La casa era semplice ed essenziale. Si accomodarono sul divano: - Signora può stare calma, dʼaltra parte lei è conosciuta come la quintessenza della rispettabilità. Non si deve preoccupare vogliamo solo chiederle quando ha visto Mina per lʼultima volta. - Certo - acconsentì la donna - lʼho vista a scuola, lì le ho parlato per lʼultima volta, ma questa mattina verso le 7 ho sentito dei rumori provenire da casa sua. penso sia importante - constatò Maria. - Grazie signora, basta così - disse lʼagente alzandosi. Lucilla era sempre più preoccupata. La verità era che la sua amica le mancava da morire, per questo le indagini continuarono, beh, almeno fino a quando la polizia non decise di archiviare il caso Ma questo non fermò Lucilla che cercò, indagò e interrogò per altri 2 mesi, ma i suoi sforzi furono inutili;di Mina nessuna traccia Finchè una sera,mentre guardava la tv,le venne unʼidea stava guardando una pubblicità della trasmissione Chi lʼha visto : nuova stagione, vediamo tutto e tutti, se siete interessati chiamate il 55 - e allora alla Volpini venne unʼidea: - perché non ci ho pensato subito?! Andrò su chi lʼha visto!! Non tutto era perduto per lei Non passò un mese che la sua richiesta di essere ammessa alla trasmissione venne presa in considerazione. Sarebbe andata negli studi televisivi la sera seguente,naturalmente non ne fece mistero a nessuno:alle tutta lʼumberto I era davanti allo schermo,alcuni a tifare per il non ritorno,altri per curiosità. - Buona sera a tutti, cari telespettatori, benvenuti ad una nuova puntata di Chi lʼha visto! Bene, oggi abbiamo con noi la signora Lucilla Volpini: ci dica signora, perché è qui questa sera chiese con brio la conduttrice. - Lei era no! è una persona speciale che ha dedicato la sua vita allʼinsegnamento, io la conoscevo bene. Lei amava no! Ama la vita! E se il suo rapitore è in ascolto La prego ci dica quanto vuole per il riscatto. Faremo una colletta! ci penseremo noi dellʼumberto I! - sbraitava la Volpini tra i singhiozzi. - Va bene signora, si calmi ci dica, la signora di cui parla di chiama Mina Micioni?? Noi sguinzaglieremo i nostri detective migliori e appena scoperto qualcosa la chiameremo. Ma i mesi passavano e di Mina nessuna traccia. Arrivò lʼinverno. Lucilla era più depressa che mai, così decise di concedersi una vacanza. Andò in unʼagenzia di viaggi e prese dei depliant. Arrivata a casa iniziò a sfogliarli svogliatamente, finchè non le prese un colpo!! Sul depliant delle Maldive era scritto: qui sotto è riportata la foto di una nostra cliente soddisfatta: è con noi da questa primavera. Sulla sdraio una donna non troppo affusolata, non troppo magra, né troppo alta A Lucilla mancava il fiato,ma ebbe comunque la forza di urlare: NON CI CREDO! NON È POSSIBILE!! NO, NO, NO! EPPURE Eʼ LEI!!!!!! PAOLA CODAGNONE - II F IL FILO DI ARIANNA: OLTRE LA LEGGENDA Una leggenda greca narra che in un labirinto di Cnosso era imprigionato un Minotauro e ogni anno i cittadini dovevano offrirgli in sacrificio sette ragazzi. La figlia del re, Arianna, era innamorata di Teseo, un coraggioso ragazzo destinato a sfidare la spaventosa creatura. La ragazza per far sfuggire alla morte lʼinnamorato decise di aiutarlo donandogli un gomitolo di lana, grazie al quale non avrebbe perso la strada. In questo modo Teseo fu lʼunico ragazzo in grado di sconfiggere il Minotauro e a poter tornare indietro; quindi sposò Arianna e divenne principe di Cnosso, liberando i cittadini dalla terribile schiavitù che gli era stata inflitta da sempre con la presenza del terribile mostro. Da qui nasce il nome del progetto riguardante la lavorazione della lana attraverso metodi naturali che la regione ha finanziato per le scuole medie e a cui la nostra classe ha partecipato. Si tratta di unʼiniziativa ideata da alcuni esperti per far riscoprire ai ragazzi la bellezza dei prodotti naturali della nostra terra, perché possano coltivarne la passione e proteggerle dallʼavvento delle tecnologie; facendo in modo che le generazioni future potranno apprezzare le stesse meraviglie che noi abbiamo avuto la fortuna di osservare. Il progetto ha avuto inizio con alcune lezioni teoriche sulla vita dei pastori e con lʼausilio di alcune immagini abbiamo capito quanto sia stato importante per la nostra regione il fenomeno della transumanza. Sono state programmate anche due uscite per approfondire gli argomenti trattati a scuola. La prima si è svolta tra Montenerodomo e Juvanum; in una fattoria abbiamo avuto modo di osservare il modo in cui vengono allevati alcuni animali,in particolar modo le pecore. Negli incontri che abbiamo avuto in classe con la dottoressa Luigia, noi stessi abbiamo provato a tessere delle pezze con della lana colorata con erbe tintorie e i prodotti finali sono stati: astucci, portachiavi, borsette o portacellulari. In seguito cʼè stata la seconda uscita che ha avuto luogo tra Taranta Peligna e Lama dei Peligni. In quellʼoccasione non solo ci siamo cimentati nella tintura della lana con le erbe, ma abbiamo anche visitato il lanificio più importante di tutta la nostra regione, il lanificio Merino, dove ancora oggi si producono le famose coperte di Taranta. Abbiamo visitato anche le sorgenti delle Acquevive, che alimentano gran parte dei nostri acquedotti. Molto interessante è stata la visita al giardino botanico, dove abbiamo potuto osservare le principali piante tintorie. Questʼesperienza è stata molto significativa, perché ci ha dato modo di conoscere e apprezzare alcune nostre antiche tradizioni, inoltre è stato molto divertente cimentarsi nella realizzazione di prodotti naturali seguendo tecniche artigianali, senza ricorrere alle moderne tecnologie, sicuramente meno costose e più veloci, ma certamente meno amiche dellʼambiente. LUDOVICA UCCI E FRANCESCA REA - 2 B Professor De Laurentis: Grazie Grazie per averci fatto conoscere lʼinglese motivandoci nello studio; Grazie per i momenti allegri e spensierati che ci ha fatto vivere; Grazie per le sue battute divertenti che nascondono però un insegnamento morale; Grazie per lʼumanità e la disponibilità che ha sempre mostrato nei nostre confronti; Grazie per essere stato per noi un punto di riferimento e un modello da seguire; Grazie per averci condotto a riva anche quando le acque erano agitate Anche quando saremo adulti per noi sarà uno dei ricordi più belli da tenere nello scrigno della memoria Grazie di cuore GLI ALUNNI DELLA 2 B

11 I INSERTO SPECIALE MAGNITUDO 5.8 Era una notte come le altre e il cielo era blu scuro e miriadi di stelle lo occupavano. Solo una cosa era diversa: la luna. Era più grande e più vicina del solito e il suo colore era un colore sinistro, malvagio. In me sentivo una brutta e strana sensazione. Quella sensazione dopo alcune ore mi accorsi che non era del tutto errata; infatti in 20 secondi la mia vita cambiò. Salve, mi chiamo Alessia, ho undici anni e sono nata a L Aquila. La notte del 6 aprile, quella orrenda e cattiva notte, non mi trovavo a casa, ma ero andata insieme a mia madre in ospedale dove c era mio padre che stava lavorando. Ci eravamo impaurite a stare da sole a casa, allora ci vestimmo velocemente prendemmo un piumone e andammo all ospedale San Salvatore dell Aquila. La mia città quella notte era molto silenziosa, si sentivano solo i miei denti tremare e si vedevano delle macchine dove all interno c erano genitori impauriti che coprivano i loro figli con le coperte. Arrivammo al San Salvatore e ci mettemmo insieme a mio padre nella sua stanzetta degli anestesisti di guardia. Alle tre e trentadue del mattino cominciò l orrendo incubo per me e per tutti gli aquilani. Il terremoto arrivò in silenzio, mentre un intera città era coricata. Non ricordo molto di quei 20 secondi perché stavo dormendo. Per me la parte più brutta di quell incubo fu dopo: quando mi dovetti separare dal mio papà perchè doveva correre al Pronto Soccorso e io insieme a mia madre dovemmo andare al pargheggio dell ospedale. La mia preoccupazione più grande fu quella riguardante i miei nonno materni, perché non riuscivamo a contattarli. Arrivarono da noi insieme ai miei zii dopo un ora, che sembrava non passare mai. Prima che arrivassero successe una cosa molto strana: vidi in cielo, in lontananza, vicino ad una montagna, una forma irregolare che assomigliava ad un cerchio, ma non lo era ed aveva un colore tra l arancione e il giallo. A me sembrava un occhio sofferente per il dolore che gli era stato arrecato. Poi scoprii che era semplicemente un bagliore di cui però non conosco l origine. Quella è tutta la storia che ho vissuto in quella notte in una notte che ha fatto una cicatrice profonda a me, agli aquilani e alla mia Achila (come chiamavo da piccola la mia città). Adesso sono qui, a Lanciano, a casa dei miei nonni paterni, nella nuova Scuola Umberto I e in questa città che fortunatamente già conoscevo. Alcune volte mi capita di essere divorata dalla rabbia e penso ma perché il terremoto lo doveva fare proprio nella mia Aquila, ma perché ci sono persone così cattive da avere la coscienza a posto dopo aver dato a persone innocenti una casa che non era in regola? Ma poi la rabbia si va a nascondere dentro di me,perché non può svanire, e penso di essere molto fortunata perché io ho dei nonni che mi ospitano e si comportano molto bene con me, degli zii che mi aiutano sempre, dei professori e delle professoresse insieme ai miei compagni di classe che sono sempre solidali e mi fanno stare bene. Io voglio ringraziare tutte queste persone e vorrei dedicare queste righe ai miei amici aquilani, dicendo loro che no li dimenticherò mai e rimarranno sempre nella mia anima. Un bacio L Aquila! Un saluto aquilani. ALESSIA DELL ELCE Dall Istituto Micarelli de L Aquila alla I A dell Umberto I 06/04/09 Caro diario, non so cosa fare: ho paura! La mia casa sta crollando, abbiamo lasciato tutto. Abbiamo preso solo il mio zainetto dellʼinsulina, il telefonino, delle giacche e un poʼ di soldi. Ci sono ancora delle scosse, il terremoto mi terrorizza Ehi! Aspetta, la mamma dovʼè? Oh no! Mamma dove sei? Sei viva o No, non devo neanche pensarlo, mamma starà sicuramente bene. Ma sono preoccupatissimo per lei E se fosse sotto le macerie? Per favore qualcuno ci aiuti! Ora le scosse sono finite. Lʼultima è durata circa venti secondi. LʼAquila città antichissima, piena di opere dʼarte, costruita nel corso di secoli e solo 20 secondi hanno distrutto tutto! Mio padre sta impazzendo. I soccorsi non arrivano. Papà sta scavando con le sue mani nella speranza di ritrovare la mamma. Della nostra casa è rimasto solo un mucchio di macerie. Tutti i nostri averi sono volati via in 20 secondi: TV, computer, vestiti, quadri, le nostre foto Tutto perduto! Ma almeno sono riuscito a salvare te, caro diario. Qui sono impressi tutti i ricordi della mia vita. Le gioie, gli ostacoli che ho dovuto superare, è tutto impresso qui. Ma adesso il pensiero che mi affligge è la mamma: dobbiamo ritrovarla! La mia vita non avrebbe senso senza di lei. Ho paura di non riuscire a ricordarla, il suo sorriso, il suo profumo. Aspetta Papà ci prende per mano e grida la mamma, la mamma! Non riesco a crederci la mamma sta bene. Era scappata da una porta di sicurezza, per questo non lʼavevamo trovata! Adesso non voglio fare altro che abbracciare e stringere forte la mamma. In questa tragedia la cosa più importante è averla ritrovata. Spero di non averti rattristato con questa storia. Ti saluto ADRIANO VOLPE II C UN GRAVE EVENTO SISMICO LʼAquila, 6 aprile 2009 ore 3.32, lʼevento sismico ha tragicamente ferito il tessuto umano e sociale dellʼabruzzo. Fortunatamente immediata è stata la risposta di solidarietà e fratellanza giunta da ogni parte del territorio nazionale sia al livello istituzionale che volontaristico. Le conseguenze di questo sisma? Trecento morti, più di quarantamila sfollati e gran parte de LʼAquila rasa al suolo. Non ci sono parole per descrivere gli stati dʼanimo, le sensazioni di queste persone che a distanza di qualche minuto hanno perso tutto: casa, lavoro, amici, affetti. Per loro anche la cosa che a noi sembra insignificante è invece importante, è speciale. Ora però non lo hanno più. Ora si ritrovano a vivere nelle tende dove dovranno rimanerci fino alla ricostruzione delle loro case e noi saremo pronti ad aiutarli. Molte dona-

12 II zioni sono già state fatte e molte altre se ne faranno. Siamo disposti ad aiutare queste persone sia al livello materiale che morale. Perché questo è un evento che nessuno scorderà mai, qualcosa che rimarrà per sempre. Non parliamo poi dei ragazzi come noi e anche più piccoli che hanno perso i loro giochi e non solo, sentono la mancanza anche di oggetti scolastici come penne, matite, quaderni. Sarà dura anche per loro ricominciare tutto dallʼinizio. Vivere nelle tende non è assolutamente confortevole e le difficoltà aumenteranno con lʼarrivo del caldo compromettendo la situazione igienica sanitaria. Spero che la ricostruzione delle abitazioni rese inagibili e distrutte venga fatta al più presto e che renda partecipi in modo attivo anche le persone che ci andranno ad abitare. Le mie considerazioni su questo tragico evento sono le seguenti: sono ovviamente molto dispiaciuta per lʼaccaduto e voglio contribuire e fare il possibile per essere dʼaiuto. Ascoltando alcune notizie in televisione, ho capito, anche se qualcosa lo sapevo, che la colpa è stata un poʼ di chi ha costruito le case perché pur essendo a conoscenza che LʼAquila è una città molto sismica, hanno usato dei materiali come la sabbia che non resistono alla forza di una scossa potente come quella verificatasi. SARA SETTEMBRINI - II E RIFLESSIONI SUL TERREMOTO DELLʼAQUILA Vite spazzate via in una manciata di secondi, pochi secondi che hanno brutalmente annullato secoli di storia e di cultura. Volti attoniti, sgomento, lacrime di disperazione, compostezza e dignità del popolo aquilano e tonnellate di macerie e calcinacci che hanno occultato tutto: giovani, bambini, madri e padri, nonni e poi speranze, sogni rimasti a metà, aspirazioni, sentimenti di chi non ce lʼha fatta a superare la tragedia e ha dovuto cedere la propria vita ad un maledetto disastro chiamato terremoto. Sono rimaste cifre, danni, tanta desolazione e alla domanda sul perché sia successo, purtroppo nessuno può dare risposta. Se volevamo avere una prova di quanto lʼessere umano possa essere limitato e impotente di fronte allʼineluttabile, questa dimostrazione lʼabbiamo avuta. Attraverso i media abbiamo visto tutti lunghe file di bare, tra le quali spiccavano alcune piccole e bianche che ci straziavano. La città dellʼaquila colpita al cuore con i suoi monumenti completamente distrutti. Diverse zone della città totalmente cancellate, paesi limitrofi annullati. La cupola del Duomo, sventrata, sembrava che aspettasse un segno dal cielo. Via XX Settembre e ciò che restava della Casa dello Studente, cioè nulla, pareva che risuonasse ancora delle voci e delle risate di molti studenti. Case con oggetti di vita quotidiana che facevano pensare alle persone che vi abitavano e, addirittura, qualche armadio in bilico su muri diroccati con abiti ancora appesi che nessuno, mai più, avrebbe indossato. Ma ciò che mi ha colpita di più, sopra ogni cosa è stato il silenzio, quelle immagini video senza commento che scorrevano sotto gli occhi. Un silenzio assordante, inquietante e un leggero vento che, su quella devastazione, sembrava la voce di Dio. E poi momenti che fanno pensare che, nonostante tutto, la vita deve andare avanti: libri estratti dalle macerie, alcuni aperti, quasi a simboleggiare che era stato tutto scritto e che, comunque, ci sarebbero state persone che li avrebbero letti ancora e madri che hanno dato alla luce le loro piccole creature, vere messaggi di speranza. In nome della volontà di rinascita, della fiducia nel futuro e dellʼaiuto che, cristianamente, va sempre offerto al prossimo, ci sono state concentrazione di forze e di aiuti e mobilitazione da parte di cittadini, enti pubblici, associazioni, protezione civile, vigili del fuoco ecc. Nessuno ha lesinato il suo aiuto, tuttʼaltro! Eʼ stata una corsa contro il tempo, perché i soccorritori hanno lavorato senza sosta per cercare di salvare quante più vite possibile. Ciò che mi ha commossa è stato vedere veri e propri angeli, sotto sembianze umane, che hanno scavato a mani nude e che, in quellʼinferno di fumo, dolore e polvere, sono riusciti ad estrarre dalle macerie tante persone ancora in vita. Ho voluto vedere un disegno divino in questo. Certo, lo scotto pagato è stato alto se consideriamo tutti gli innocenti falcidiati nella terribile notte tra il 5 e il 6 aprile. Forse, mi sono detta, occorrono momenti orribili come un terremoto per dare una scossa allʼegoismo umano, per fare emergere ciò che di buono cʼè ancora nel mondo. Forse non è facile da spiegare a quei tanti genitori che piangono e piangeranno i loro figli perduti, ne sono consapevole, ma credo sia lʼunico modo per cercare di attribuire un significato e una spiegazione a tanti tragici avvenimenti che, purtroppo, un senso non ce lʼhanno. Dobbiamo aggrapparci a qualcosa, per sopravvivere. A qualcosa che sia più grande di noi. FLAVIA FIORETTI - II E Silvia e Chiara: la paura di non rivederle più La notte del 6 aprile, alle ore 3.32 si è abbattuta sullʼabruzzo una catastrofe: il terremoto che ha ferito anche tutta lʼitalia. Il terremoto ha devastato lʼaquila, lʼha fatta in mille pezzi come il cuore degli Aquilani che in pochi secondi sono rimasti senza famiglia, senza amici e senza casa. Le persone sepolte dalle macerie della propria casa, non so se, volessero uscirne davvero o rimanere là sotto per sempre. Subito sono arrivati da ogni parte dʼitalia, sono accorsi da tutte la regioni, i Vigili del fuoco per estrarre gli Aquilani dalle macerie della loro bella città, in questo atto di grande solidarietà tutta, ma proprio tutta lʼitalia si è sentita una cosa sola con lʼabruzzo. Le mie cugine, Silvia e Chiara, studiavano allʼaquila, allʼuniversità, avevano un appartamento nel centro storico. Chiara, quella notte era a casa del ragazzo, Silvia nella loro casa.chiara avvertita la scossa, ha capito che era fortissima ed è scappata così come si trovava. Si è messa a correre per strada a piedi nudi, nel buio, tra le grida, per andare da Silvia perché temeva che la loro casa fosse crollata. Ed era proprio così: Silvia era rimasta sotto le maceria, il pavimento della camera da letto era sprofondato e lei è rimasta là sotto per unʼora e mezzo, finchè un amico accorso alle sue grida, dopo essersi arrampicato sopra un muro, non lʼha tirata fuori buttandosi insieme a lei da una finestra. Anche se è passato quasi un mese, a raccontarlo sembra ieri. Da quella notte tutti siamo più agitati, nervosi, gli Aquilani sono cambiati: disperati, senza speranza, ancora non riescono a credere a quello che è successo, perché è un vero e proprio disastro che ha cambiato la vita di migliaia e migliaia di persone. Il terremoto ha lasciato crepe non solo sulle case ma anche nei nostri cuori non solo di noi abruzzesi, ma di tutti gli Italiani. Ci sono stati troppi morti, troppi per sopportare questo dolore, per poter dimenticare. Durante il funerale di stato si vedevano troppe bare, soprattutto bianche, ce nʼerano così tante che, sopraffatto dalla tristezza, ho dovuto spegnere la televisione. Questa disgrazia non la potrò mai scordare! Nella mia casella, su Facebook, ho cancellato tutta la posta arrivata tranne una Aiutiamo lʼabruzzo con la foto di un vigile del fuoco che bacia una bara bianca. LʼAbruzzo non è finito. LʼAbruzzo è forte e unito. LʼItalia è unita. Il mondo è unito.ora nelle strade de LʼAquila è rimasto un solo e forte SILENZIO FABIO UCCI - 2^ F

13 III RICORDANDO MARTINA Come era carina la giovane solare Martina che ogni mattina usciva lasciando una scia di gioia e allegria. Era il tempo in cui rideva, era il tempo in cui sfrecciava con il suo motorino, era il tempo in cui era felice, era il tempo in cui guardava il cielo e disegnava il suo futuro. Lʼora era di mattina ancora albina e Martina spariva senza lasciare scia. La terra in un sussulto nel tacito tumulto in un vortice fatale lʼabbracciò. Addio giovane e solare Martina, son rimasti i luoghi che ti videro lʼeco delle tue risate, lʼindelebile tuo ricordo. EMILY MICOLUCCI - II B IL RUMORE DEL SILENZIO Anche questʼanno la nostra scuola ha partecipato al progetto di EDU- CAZIONE TEATRALE NOI SI FA TEATRO mettendo in scena tre diversi spettacoli. I protagonisti eravamo noi ragazzi che, divisi in tre gruppi, abbiamo creato da soli la nostra piccola rappresentazione., scrivendone il copione e mettendola in scena, con lʼaiuto delle insegnanti Lucia Di Nardo e Marisa Riso. Noi eravamo nel gruppo della Prof.ssa Di Nardo. Avevamo appena iniziato a scrivere il copione di quella che sarebbe dovuta essere la nostra rappresentazione: una commedia comica, su come cambiano i tempi attraverso gli anni. Poi, pero, il tragico evento che ha colpito la nostra regione, ci ha fatto fermare un attimo a riflettere: come potevamo continuare il nostro lavoro senza pensare a tutte quelle persone che hanno perso la vita o che stanno soffrendo a causa di questo drammatico avvenimento? No, non potevamo rimanere indifferenti di fronte a tutto questo, quindi abbiamo deciso di mettere in scena unʼaltra storia, una storia completamente diversa: la storia di quella gente che ha perso tutto in pochi attimi, la storia che fondamentalmente fa parte di tutti noi; perché anche se non abbiamo vissuto in prima persona la dolorosa calamità naturale, quelle immagini che scorrevano incessanti attraverso le nostre televisioni, scene di disperazione e di lacrime, la voce de sopravvissuti terrorizzati dal futuro che li aspetta e poi le scene toccanti dei funerali, ci hanno fatto male e resteranno per sempre dentro di noi. Durante le prove dello spettacolo abbiamo veramente capito che cosʼè la morte, la perdita degli affetti, della casa, de risparmi e ritrovarsi soli in mezzo alle macerie circondati dal silenzio e dalla morte: sembrava quasi reale quello che stavamo rappresentando. Abbiamo cominciato a scrivere un nuovo copione prendendo spunto dalle storie vere che abbiamo ascoltato o semplicemente dalla nostra fantasia e lʼabbiamo intitolato IL RUMORE DEL SILENZIO, perché il silenzio a volte è più forte e fa più male del rumore. Il nostro, però, non è stato solo uno spettacolo tragico: oltre al dolore abbiamo voluto evidenziare la rinascita, la speranza di cui la popolazione abruzzese ha bisogno ora più che mai. Questa rappresentazione per noi stata molto significativa, infatti è stata un modo originale per dimostrare la nostra solidarietà ai terremotati, per dimostrare che non abbiamo dimenticato tutto ciò che hanno subito. Lo spettacolo si è concluso con quello che è chiamato lʼinno dʼabruzzo, la canzone Vola Vola, attraverso la quale abbiamo voluto riaccendere lʼamore per la nostra regione in coloro che lʼhanno perso, perché lʼabruzzo è una regione forte e saprà ritrovare la strada per ricominciare e rialzarsi più fiera di prima. Era questo il messaggio fondamentale che volevamo trasmettere e crediamo di esserci riusciti, colpendo dritti al cuore la sensibilità delle persone che hanno assistito al nostro spettacolo. FRANCESCA REA, GIOVANNA TESTINI II B SOTTO LE MACE- RIE PER 22 ORE! Non ho mai smesso di vivere! In genere si vive una volta sola. Cʼè chi rimane sospeso tra la vita e la morte. Poi però è la vita a trionfare. Eʼ il caso di Valeria Esposito, la ventiquattrenne di Lanciano che è stata strappata alla morte per un pelo. Sono le del 6 aprile quando dopo una estenuante giornata di lavoro la squadra dei vigili del fuoco di Bologna, sotto una montagna di macerie a LʼAquila scorge i suoi capelli. Uno dei vigili, da quei capelli scorge il viso di Valeria, stanco, impolverato, ferito, assetato. Dopo due ore di scavi Valeria viene portata allʼospedale di Teramo. Valeria è tornata a vivere. Si, sono consapevole, che mi è stata data una seconda opportunità. La vita è un dono meraviglioso; oggi ne sono consapevole. Cosa ricordi con più evidenza di quella notte? Un boato, un rumore lunghissimo, interminabile che ha sconquassato molte vite. E poi il crollo di tutto ciò che cʼera attorno. Alle 3 e 32, quando a LʼAquila lʼinferno prendeva possesso, il palazzo nel quale abitavo si è sbriciolato. Quattro piani si sono accartocciati. Non ho avuto il tempo di fuggire. Solo la possibilità di rannicchiarmi sul letto. Quella trave però ha evitato che tutto mi crollasse sulle spalle, anche se sono finita sotto un cumulo di macerie. Con un palazzo che ti crolla addosso devi avere minimo qualche osso rotto! Ma fortunatamente non ho avuto nessun danno evidente, né di costole, né di gambe. Solamente un lieve problema alla gamba per il peso dei detriti. Ma per 22 interminabili ore sono stata lì sotto, sola. Ma credevo in me stessa e non ho mai stesso di vivere. Il primo pensiero che hai avuto sotto quei detriti? La mia famiglia, il mio ragazzo Raffaele e poi mia sorella Francesca. Francesca si è salvata perché dopo la scossa dellʼ 1 e 15 non è rientrata a casa. Un tesoro prezioso che non è andato perso. Cosa hai fatto nelle ore sotto le macerie? Allʼinizio ho urlato per farmi sentire, ma il rumore delle ruspe ha reso tutto inutile. Ho sentito sopra di me i mezzi che lavoravano E poi? Ho iniziato a pregare. Tanto, di continuo. Come un fatto normale, spontaneo. Sono credente. Per non perdere le forze ho iniziato a pregare mentalmente A chi erano rivolte le tue preghiere? A Gesù, poi alla Madonna. Non solo le preghiere sono state al centro delle 22 ore, ho anche avuto altro a cui pensare Per esempio? Per esempio alla mia vita. Ho iniziato a pensare a tutto ciò che avrei potuto fare se mi fosse stata data unʼaltra opportunità. Unʼopportunità che mi è stata data. Ma in questa esperienza ho perduto affetti più cari. Nella mia casa viveva anche Ilaria Rambaldi, unʼaltra ragazza lancianese che insieme al suo ragazzo Paolo Verzini non ce lʼha fatta La perdita di Ilaria è per me un mistero. Avverto un vuoto incancellabile. Cosa ti manca di Ilaria, dei tuoi amici che non ci sono più? I gesti quotidiani. Noi eravamo felici per un semplice caffè durante la pausa degli studi a casa; felici per le cenette che potevamo preparare dallʼoggi al domani. Quando ti accadono queste catastrofi apprezzi il lato semplice della vita. La semplicità è il dono più grande che una tragedia può restituirti. Sono i miracoli nascosti il dono di una seconda vita DʼURBANO MARTINA, MOSCHETTA VALERIA, RANIERI ANTONIA - III B

14 IV UNA SCOSSA ALLʼEGOISMO UMANO Vite spazzate via in una manciata di secondi, pochi secondi che hanno brutalmente annullato secoli di storia e di cultura. Volti attoniti, sgomento, lacrime di disperazione, compostezza e dignità del popolo aquilano e tonnellate di macerie e calcinacci che hanno occultato tutto: giovani, madri e padri, bambini, bambini e poi speranze, sogni rimasti a metà, aspirazioni, sentimenti di chi non ce lʼha fatta a superare la tragedia e ha dovuto cedere la propria vita ad un maledetto disastro chiamato terremoto. Sono rimaste cifre, danni, tanta desolazione, e alla domanda sul perché sia successo, purtroppo nessuno può dare risposta. Se volevamo avere una prova di quanto lʼessere umano possa essere limitato e impotente di fronte allʼineluttabile, questa dimostrazione lʼabbiamo avuta. Attraverso i media abbiamo visto tutti lunghe file di bare, tra le quali spiccavano alcune piccole bianche che ci straziavano. La città dellʼaquila colpita al cuore con i suoi monumenti completamente distrutti. Diverse zone della città completamente cancellate, paesi limitrofi annullati. La cupola del Duomo sventrata sembrava che aspettasse un segno dal cielo. Via XX Settembre e ciò che restava della casa dello Studente, cioè nulla, case con oggetti di vita quotidiana che facevano pensare alle persone che vi abitavano e, addirittura qualche armadio in bilico sui muri diroccati con abiti ancora appesi che nessuno, mai più, avrebbe indossato. Ma ciò che mi ha colpita di più, sopra ogni cosa è stato il silenzio, quelle immagini video senza commento che scorrevano sotto gli occhi. Un silenzio assordante, inquietante, e un leggero vento che, su quella devastazione, sembrava la voce di Dio.In nome della volontà di rinascita, della fiducia nel futuro e dellʼaiuto che, cristianamente, va sempre offerto al prossimo, ci sono state concentrazioni di forze e di aiuti e mobilitazioni da parte di cittadini, enti pubblici, associazioni, protezione civile, vigili del fuoco, CRI, ecc. Nessuno ha lesinato il suo aiuto, tuttʼaltro! Eʼ stata una corsa contro il tempo perché i soccorritori hanno lavorato senza sosta per cercare di salvare quante più vite possibile. Ciò che mi ha commossa è stato vedere veri e propri angeli, sotto sembianze umane, che hanno scavato a mani nude e che, in quellʼinferno di fumo, dolore e polvere, sono riusciti ad estrarre dalle macerie quante più vite possibili.ho voluto vedere un disegno divino in tutto questo. Certo, lo scotto pagato è stato alto se consideriamo tutti gli innocenti falcidiati nella terribile notte tra il 5 e il 6 aprile. Forse, mi sono detta, occorrono momenti orribili come il terremoto per dare una scossa allʼegoismo umano, per fare emergere ciò che di buono cʼè ancora nel mondo. Forse non è facile spiegare a quei tanti genitori che piangono e piangeranno i loro figli perduti, ne sono consapevole, ma credo che sia lʼunico modo per cercare di attribuire un significato e una spiegazione a tanti tragici avvenimenti che, purtroppo, un senso non ce lʼhanno. Dobbiamo aggrapparci a qualcosa per sopravvivere. A qualcosa che sia più grande di noi. FLAVIA FIORETTI - II E UNA CERTEZZA: LA SOLIDARIETAʼ La notte del 6 aprile cʼè stata una forte scossa con epicentro a LʼAquila ed Onna. La cosa eccezionale è che dopo nemmeno unʼora tutta lʼitalia si è mobilitata ed ha portato pasti caldi, coperte e semplicemente un poʼ di serenità. Ciò che mi ha colpito è proprio la solidarietà che si è dimostrata in questi giorni. Spesso solo che questa fratellanza continui. In questo tragico evento ci sono stati trecento morti e migliaia di persone vivono in tenda, negli alberghi o ospitati da amici e parenti. Qualche volta mi chiedo: ma perché questa gente è andata a vivere a LʼAquila se si sapeva che era un luogo altamente sismico? Poi mi sono data anche la risposta: perché ci sono nati, perché amano la loro terra e perché lì hanno tutto. Ma come mai, nonostante i tanti preavvisi, la gente non si è allontanata? Forse si era abituata allo sciame sismico? Sono domande difficili a cui non so dare risposte. Questo terremoto ha sconvolto tutti gli abitanti, tutti hanno paura: di dormire di notte, di tornare a casa, di vivere una vita normale però tutti si fanno forza e le persone colpite sono diventate una unica famiglia. Certo io non ho vissuto mai una tragedia simile, ma di una cosa sono certa: se dovesse capitarmi a me tutta lʼitalia mi aiuterà. Questo avvenimento ci ha fatto capire infatti che il nostro Paese non è fatto solo di mafiosi o razzisti ma di gente che è pronta ad aiutarti in qualsiasi momento di difficoltà. GIULIA DʼERCOLE - II E CARI BAMBINI E RAGAZZI TERREMOTATI lo so che chiamarvi con questo termine è brutto ed offensivo però è quello che purtroppo, siete. Io sono Claudia, una ragazza di Lanciano e, mi vergogno a dirlo, non ho avvertito nessuna delle scosse che voi invece avete avvertito, neanche quella più forte. Sono sicura che quando avete sentito quella scossa vi è caduta tutta la vita addosso, nel vero senso della parola. Io vi consiglio di guardare oltre le macerie, guardate quel bel panorama che cʼè oltre quei piccolissimi spazi che ci sono tra un calcinaccio e lʼaltro! Cercate di trovare il lato positivo in tutto, anche nella tragedia che vi ha colpito. Qualche giorno fa ho fatto un test per vedere in che momento sono nella mia vita; il risultato è stato che sono sfiduciata al massimo. Allora mi sono chiesta: se io sono sfiduciata al massimo, allora i ragazzi aquilani come sono? Spesso mi chiedo come passate il tempo; io quando sto da mia nonna mi annoio a morte perché non cʼè niente di elettronico ma forse voi in questi mesi avete fatto molte amicizie avete giocato allʼaperto con persone vere e non virtuali come nei giochi. Certe volte vorrei essere lì con voi, essere una terremotata: lì siete tutti complici, fate un gioco di squadra, invece qui anche per una semplice partita di pallavolo non facciamo altro che insultarci e urlare, escludendo sempre i meno bravi, mentre voi con persone che conoscete da poco più di un mese siete premurosi e gentili, quasi sembra che vi conosciate da una vita. Spero che queste mie parole vi possano aiutare. Lo so che è difficile, ma mettetecela tutta! CLAUDIA DʼERCOLE II E CARI RAGAZZI AQUILANI, mi dispiace molto per quello che vi è accaduto e non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico. Vi voglio dare un consiglio: non sentitevi i più sfortunati del mondo perché cʼè sicuramente qualcuno che in questo momento sta soffrendo più di voi. Devo essere sincera, se fossi in voi apprezzerei molto di più la vita visto che per voi è lʼunica certezza che vi è rimasta. Spesso gli adulti dicono: poverini, quei bambini non hanno più niente stanno soffrendo così tanto Beh! Io direi a quegli adulti che una cosa vi è rimasta, ed è la più preziosa: LA VITA. Va bene avete perso quello a cui tenevate di più, però io alzerei la testa e direi basta piangerci addosso, cerchiamo di amarla comunque questa vita! Mentre leggete questa lettera pensate anche a quei tanti bambini che sono morti in questo tragico evento e fate una preghiera speciale per loro. Mi auguro che possiate ritornare a vivere al più presto nelle vostre case e spero che seguirete il mio consiglio con tanto affetto GIULIA DʼERCOLE - II E

15 The same magazine in the world Every year the students at Bellcrest school in California produce a school magazine: itʼs called The School Bell. In our school there is the same magazine, but itʼs called The world in a school. In the magazine there are some photos and some articles. The students are invited to a meeting for the magazine. Then, the students decide what they want to write. The best articles are chosen by the teachers and some students. The pages of the magazine are designed on the computer. The disc of the finished pages is sent to the printer. The school magazine is delivered to each student and it is free!!! ELEONORA ROSATI, FEDERICA CAPPELLONE 3 C Progetto di educazione alla sessualità e allʼaffettività La nostra scuola ha aderito al progetto di educazione alla sessualità e allʼaffettività promosso dallʼasl, che si propone di educare i più giovani a prevenire le malattie trasmissibili attraverso i rapporti sessuali, informandoli sulle conseguenze che possono avere e sul modo in cui si possono prevenire. Questo progetto si è articolato in tre incontri con una dottoressa e una ginecologa. Ci hanno introdotto lʼargomento parlandoci innanzitutto della salute che è, secondo lʼoms, uno stato di benessere fisico, psichico e sociale. Ci sono molti fattori che possono minacciarla oltre alle malattie, i principali negli adolescenti sono la droga, lʼalcool e il fumo. La causa dellʼavvicinamento a questi pericoli da parte dei giovani è quasi sempre dovuto al far parte di un gruppo: per questo motivo, i ragazzi si sentono costretti o talvolta stimolati a drogarsi, bere o fumare. Bisogna quindi saper individuare gli amici da frequentare. Inoltre per non ostacolare la salute bisognerebbe alimentarsi in modo sano e corretto. Tutto ciò accade nel periodo detto pubertà, che inizia verso i 10 anni nelle ragazze e i 16 nei ragazzi ed è caratterizzato dallo sviluppo e dal cambiamento. Nelle donne inizia il ciclo mestruale (la rottura del tessuto che ha atteso un ovulo fecondato che non è arrivato, non essendoci stata la fecondazione) che si interrompe con la menopausa intorno ai 50 anni, avvengono cambiamenti psicologici, la crescita in altezza e la crescita dei peli ascellari. Negli uomini inizia la pubertà con la polluzione notturna (lʼemissione del liquido spermatico dal pene durante la notte), lo sviluppo della peluria e dei genitali esterni e il cambiamento della voce. Lʼuomo e la donna hanno un patrimonio cromosomico che conta in entrambi 46 cromosomi, ma che si distingue in due cromosomi sessuali: nella donna sono XX e nellʼuomo XY. I cromosomi possono essere più o meno di 46, ma significherebbe un difetto: il bambino nasce disabile. Spesso per questa causa molte donne abortiscono inconsapevoli dei pericoli che corrono. Fortunatamente la legge italiana proibisce lʼaborto dopo il 3 mese di gravidanza. Per evitare proprio lʼaborto e le malattie sessualmente trasmissibili come lʼaids si consiglia lʼuso preservativo nei rapporti sessuali. Ma questa malattia non si trasmette solo tramite rapporti sessuali, ma anche tramite saliva, sangue donato e, per chi fa uso di droga, tramite siringhe già usate da altri. Non posso nascondere che allʼinizio questo progetto era per me imbarazzante, poi però si è rivelato interessante ed educativo. Eʼ molto utile essere a conoscenza di queste informazioni e dellʼesistenza di qualcuno a cui si possono rivolgere domande su questo argomento senza alcuna vergogna. FRANCESCA GRASSANO - 2 E Il ragno gigante Progetto trabocchi Caro diario, ti voglio raccontare unʼesperienza che ho vissuto qualche tempo fa, unʼuscita guidata con la scuola; ma non ti voglio annoiare con le mie chiacchiere, cominciamo subito. Verso le 8:30 eravamo tutti seduti sui sedili dellʼautobus e dopo un ultimo ciao alla scuola, siamo partiti alla volta della chiesa di San Giovanni in Venere. Tutti la conoscevamo, anche se io, personalmente, non ricordavo molto bene comʼera fatta allʼinterno. Una volta attraversato il giardino siamo entrati ed un prete ci ha accolti. Dopo essersi presentato, ha iniziato a parlarci della storia della chiesa. Dopo una breve spiegazione, siamo andati nel chiostro a vedere il Portale della luna. Abbiamo visitato tutto lʼedificio e poi siamo andati al bar per rifornirci un poʼ. Casino per cinque minuti e siamo ripartiti per recarci a visitare lʼeremo dʼannunziano. Qui abbiamo visitato lʼabitazione dove ha vissuto per un periodo della sua vita Gabriele DʼAnnunzio: era abbastanza piccola, con al suo interno degli oggetti molto strani. Dopo ci siamo divertiti nel giardinetto a sollevare unʼincudine di ben 50Kg: io ce lʼho fatta!!! Ultima tappa: un trabocco. Il trabocco, secondo DʼAnnunzio, è un ragno gigante. Comunque ne abbiamo visto uno vero e ci siamo anche saliti. Cʼera un ponte (che a me è sembrato lunghissimo) ed alcuni miei compagni saltavano, facendolo tremare tutto e ad un certo punto ho buttato un urlo fortissimo senza nemmeno accorgermene e spero che le professoresse non lʼabbiano sentito. Era bellissimo stare sul trabocco, sembrava di essere sospesi sul mare se per un attimo ti isolavi dal ciò che ti circondava e guardavi il mare, provavi una meravigliosa sensazione di libertà che bello Poi abbiamo anche provato a pescare!! Abbiamo abbassato la rete e, dopo aver assaggiato roba molto buona, io, Cristiana, Matteo, Luca e altri che non ricordo abbiamo tirato su la rete girando lʼargano. Tanta fatica, tanta forza, ed il risultato? Un minuscolo pesciolino quasi invisibile che poi è stato liberato ironico, no? Vabbè, ironia a parte, siamo scesi dal trabocco e abbiamo fatto una passeggiata sul lungo mare. Alcuni di noi, me compresa, si sono divertiti a lanciare sassi in acqua il più lontano possibile, e io mi sono dimostrata una frana Poi ci hanno fatto vedere una statua, precisamente un Cristo sulla croce, che si trova in riva al mare; e ci hanno detto che infondo al mare se ne trova una identica, che però è sommersa dʼacqua e viene riportata a galla solo una volta allʼanno. Questa uscita mi è piaciuta molto a parte il fatto che ho dovuto interrompere la stessa canzone tre volte nello stesso punto!!! No, scherzo, è stata unʼesperienza divertente Ci sentiamo, tua Valeria VALERIA CANDELORO - 2 C LIONS CLUB Unʼintera giornata, il 28 febbraio scorso, è stata dedicata, dal Lions Club di Lanciano, alla celebrazione della sua 53a Charter Night. La giornata è stata scandita in tre momenti particolari : al mattino, nel Ridotto del Teatro comunale Fenaroli, si è aperta al pubblico una grande mostra degli elaborati grafici eseguiti dalle scolaresche della scuola media Mazzini e della scuola media Umberto I, partecipanti al concorso Poster per la Pace ; poi, nellʼattigua sala Mazzini, si è tenuto un convegno dibattito sui temi del disagio giovanile. Sul palco, oltre al Governatore Ginnetti, cʼerano Marco Sideri, presidente del club cittadino, il dottor Francesco Marino, magistrato del Tribunale cittadino, e Don Gigi Giovannoni, responsabile di una Comunità di Recupero Soggiorno Proposta di Ortona. Si sono distinti per il Poster per la Pace : Stefania Biasioli, Michela Colanero e Luca Macera ( media Mazzini ) ; Karen Di Cicco, Cericola Gabriella e Di Bucchianico Francesco ( media Umberto I ). Il Governatore ha consegnato gli attestati, ed ha rivolto parole di apprezzamento ai giovani premiati. LA REDAZIONE 11

16 12 SESSUALITÀ E AFFETTIVITÀ Questʼanno tra i vari progetti scolastici ne abbiamo svolto uno relativo allʼeducazione allʼaffettività e alla sessualità, voluto e portato avanti da insegnanti ed esperti nellʼottica dellʼinformazione formazione; con la certezza che fare informazione nella maniera più seria, corretta e professionale possa formare i ragazzi in modo adeguato. Questo è ancora più vero quando si fa riferimento ad argomenti delicati come quelli relativi alla sessualità in unʼetà particolare come quella dellʼadolescenza. Il progetto in questione è stato strutturato in tre incontri: il primo con una dottoressa e glia altri due con una ginecologa e una sessuologa del Consultorio. Il primo incontro è stato introduttivo, poiché la dottoressa lo ha affrontato in senso generale, trattando di salute e adolescenza, proponendoci la visione di diapositive, fornendoci il significato del termine salute e di queste condizioni che, secondo lʼoms, cioè lʼorganizzazione Mondiale della Sanità, non è solo uno stato di assenza di malattia e infermità, ma uno stato di benessere fisico, mentale e sociale, insomma una visione che riguarda lʼessere umano a 360 gradi. Comunque la dottoressa ci ha anche spiegato che per restare più facilmente in salute è necessario fare prevenzione per proteggere questo importante patrimonio. Poi ha spiegato il passaggio critico dalla pubertà allʼadolescenza, dallʼinfanzia allʼetà adulta, periodo contraddistinto da una marcata instabilità emotiva accompagnata da cambiamenti fisici, sia nei maschi che nelle femmine, con lʼaumento dellʼaltezza, della massa corporea e lo sviluppo dei caratteri sessuali. Psicologicamente lʼadolescenza è caratterizzata da tre fasi: quella dellʼisolamento, quella del gruppo, in cui si afferma il valore dellʼamicizia e quella che riguarda la dimensione di coppia. La dottoressa non ha tralasciato di parlare dellʼimportanza di una corretta alimentazione ai fini di una crescita sana, con il rispetto degli intervalli tra i pasti e il modo bilanciato di alimentarsi. Nel secondo incontro, tenuto dalla ginecologa, la dottoressa è entrato nellʼargomento genetica, che per sè presenta un certo fascino, poiché la cellula appare come un formidabile laboratorio di vita. Ci ha spiegato che esistono due tipi di cromosomi sessuali: quelli XX riguardanti la cellula uovo femminile, e quelli XY riguardanti lo spermatozoo. Ci ha rivelato che tra lʼapparato riproduttivo femminile e maschile cʼè una differenziazione già nel feto, infatti nei maschi il testosterone è prodotto precocemente. Così si acquisiscono i caratteri e nella pubertà si inizia la produzione di ormoni che nella donna sono lʼestrogeno e, in caso di gravidanza, il progesterone. Ma tanti e tutti validi sono stati gli argomenti affrontati e trattati: dalla funzione dellʼipofisi ai segnali del completamento dello sviluppo sessuale, fino ad arrivare alla fisiologia sessuale, alla descrizione della struttura e del funzionamento degli organi dellʼapparato riproduttivo. Per evitare di creare imbarazzo, vista la natura degli argomenti presentati, la dottoressa, al termine dellʼincontro, ha consegnato alle nostra classe una scatola in cui mettere dei bigliettini anonimi con domande che le si volessero rivolgere. Nel corso dellʼultimo incontro ha letto le domande e ci ha risposto commentandole. In entrambi gli incontri con la ginecologa, abbiamo visto dei filmati: uno sulla contraccezione, lʼaltro sulle malattie sessualmente trasmesse, come lʼaids. Personalmente ritengo che questi siano progetti che rendono la scuola moderna e al passo con i tempi. Eʼ stata unʼattività di soli tre incontri che si sono dimostrati proficui, perché gli argomenti sono stati affrontati con grande serenità e competenza da parte degli esperti che, a parer mio, sono riusciti a superare le molte reticenze dei ragazzi che spesso per ignoranza o per timore, non riescono a parlare liberamente di certi temi, poiché in molte famiglie si fa fatica a parlare di sessualità apertamente, tanto più se questi argomenti scottanti devono essere spiegati ai figli adolescenti. Con molta difficoltà si trova un punto dʼincontro e si resta così legati tenacemente a degli stereotipi e a dei tabù vecchi come il Mondo. Per questo io do con entusiasmo il benvenuto ai corsi scolastici coraggiosi come questo, perché arricchiscono le conoscenze di ogni ragazzo, anche quello che, malizioso, ci ride su o che mentre ascolta, scimmiotta un poʼ per la vergogna. Alla fine lʼinformazione resta e sono convinta che, anche se non subito, viene rielaborata nel corso della crescita. Anche i genitori, però, devono supportare queste conoscenze perché non si deve dimenticare che lʼopera educativa primaria resta quella della famiglia che comunque deve operare collaborando con la scuola che, come in questo caso, fornisce stimoli, motivi dʼincontro e di confronto, per la crescita personale e culturale. FLAVIA FIORETTI 2 E Iniziativa dellʼassessorato alle politiche sociali per sensibilizzare gli educatori al problema del bullismo Martedì 4 Novembre lʼassessorato alle politiche sociali del nostro comune ha organizzato un seminario su un tema attuale importantissimo: il bullismo. Il consulente educativo Marco Maggi, lo ha definito un seminario di sensibilizzazione, perché voleva insegnare innanzitutto a conoscere questo fenomeno, per poi sconfiggerlo. Il dottor Maggi è membro della Commissione Nazionale sul bullismo del Ministero della Pubblica Istruzione e, oltre ad operare in molte scuole (dalla materna alle superiori), ha pubblicato diversi libri su questo tema. Allʼevento erano presenti anche il sindaco, dottor Filippo Paolini e lʼassessore alle politiche sociali di Lanciano dottor Angelo Palmieri. Subito il dottor Maggi ha dato la definizione di bullismo: si tratta di un abuso di potere da parte di alcuni ragazzi a danno di altri. Le persone coinvolte sono sempre le stesse e gli episodi si ripetono nel tempo con una certa frequenza. Attraverso il racconto di diverse esperienze che ha vissuto, il dottor Maggi ha spiegato a docenti e genitori come sia indispensabile saper osservare e ascoltare i ragazzi: solo così infatti si può intervenire per correggere quei comportamenti di bullismo che, molto probabilmente, avvengono ogni giorno nelle classi di tutte le scuole. Maschi e femmine hanno un modo diverso di mettere in atto atteggiamenti da bullo: le ragazze hanno una violenza più frequentemente psicologica e verbale, mentre i ragazzi ricorrono più spesso alla violenza fisica verso persone o cose. Il vero problema è che i bulli vengono considerati come dei leader e hanno molto spesso lʼammirazione dei compagni di classe. Questi si dividono in sostenitori che però non partecipano alle azioni e seguaci che li aiutano nelle malefatte. Le vittime, invece, molto spesso subiscono senza riferire e sono molto poche quelle che trovano il coraggio di parlare e di raccontare i torti subiti. La maggior parte dei ragazzi è spettatore degli atti di bullismo, ma si finge indifferente e non si interessa a ciò che accade intorno. Il relatore ha sottolineato lʼimportanza per gli educatori e i genitori non solo di mantenere un ruolo importante nella vita dei propri ragazzi, ma anche come sia indispensabile conoscerli a fondo. Perché questo possa succedere è importante ascoltare un poʼ della loro musica, guardare con loro qualche puntata dei programmi televisivi che seguono e sfogliare delle loro riviste. Molte volte invece i genitori si limitano a prestare attenzione ai comportamenti dei figli e a chiedersi perché fanno determinate cose. Inoltre, il dottor Maggi ha mostrato ai presenti alcuni video-clip tra i più gettonati dai ragazzi, per dimostrare come quotidianamente ricevano messaggi di violenza senza accorgersene. Essendo ogni giorno a contatto con i giovani, si è accorto che gli episodi di bullismo sono più frequenti nelle prime classi, quando gli alunni non si conoscono ancora bene e non hanno ancora imparato a condividere il loro tempo e i loro luoghi. Man mano che il gruppo classe si compatta, diminuiscono infatti gli episodi di bullismo, ma non si eliminano mai completamente. Aiutare i ragazzi a conoscere se stessi e i compagni, ad individuare i bulli e le vittime, stabilire e rispettare delle regole di convivenza sono passi indispensabili da compiere per evitare brutte situazioni. Perché questo avvenga è fondamentale che ci sia la collaborazione di genitori, insegnanti e degli stessi ragazzi. Eʼ vero, questo non è un obbiettivo facile da raggiungere, perché la maggior parte delle volte gli adulti tendono a sottovalutare il problema, preferendo far finta di non vedere piuttosto che affrontare le situazioni difficili. Eppure le numerose esperienze che il dottor Maggi ha vissuto e raccontato, dimostrano che il bullismo esiste, ma si può sconfiggere. Il bullo, infatti, è vittima di se stesso, di situazioni difficili e più grandi di lui che lo porteranno sempre ad agire come fa. Ma non è irrecuperabile; insieme, lavorando in modo costruttivo, dal progetto più ambizioso che ogni genitore o insegnante dovrebbe avere: formare e far crescere ragazzi sani fisicamente e psicologicamente. Il dottor Maggi ha quindi voluto far passare questo importantissimo messaggio: se cʼè la collaborazione di tutti si, ce la possiamo fare. FRANCESCA REA - 2 B LA CAVALCATA DEI 583 Tanti erano gli iscritti ai giochi matematici. La prova si è svolta lʼultima settimana di aprile, e, sebbene tale progetto non sia rivolto agli adulti, nella fase organizzativa è stato attivamente coinvolto il CTP di Lanciano che ha lavorato in sinergia con la scuola media. Ci si augura che in futuro tale collaborazione possa continuare, anche perché, forse al di là degli intenti, si sono certamente unite sia le competenze didattiche della scuola media che quelle organizzative dello stesso Centro Territoriale. Tali competenze sono la diretta conseguenza della mission (termine attualmente molto di moda) dei Centri Territoriali, che si ritrovano a dover organizzare e gestire diversi corsi contemporaneamente. Infatti non dimentichiamo che i Centri Territoriali si occupano di istruzione degli adulti in tutti i sensi: non solo di coloro che, sprovvisti di licenza media, vogliono conseguirla per rientrare nel circuito formativo, ma anche di coloro che richiedono altre competenze in aggiunta a quelle che già possiedono. Pensiamo, per esempio, ai corsi di lingua, o a quelli dʼinformatica. Attualmente lʼofferta formativa dei Centri Territoriali è formata da moduli di 30 ore, ma sono disponibili anche moduli da 150 ore, mentre il corso di licenza media consiste in un unico modulo di ore. Inoltre non dimentichiamo che i futuri CPIA, ultima evoluzione dei CTP, gestiranno anche corsi per conseguire il diploma superiore. PROF. VALENTINO CICCOCIOPPO

17 La Scuola Media Umberto I in occasione del 60 Anniversario della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha pubblicato un Quaderno di Cittadinanza attiva. Vi presentiamo alcuni articoli. 13 Egregi Capi di Stato, leggendo la Dichiarazione Universale dei Dritti dellʼuomo ho notato, scorrendo i vari articoli, che senza alcun dubbio, viene data grandissima importanza allʼessere umano e alla sua esigenza di vivere senza bisogni e paure. La mia attenzione è stata catturata da una splendida parola che ricorre con frequenza in quasi tutti gli articoli del documento: LIBERTAʼ. Eʼ bellissima, solo a pronunciarla ci dà lʼimpressione di respirare, è parte intrinseca della vita umana. Ho lʼimpressione però che lʼuomo se ne allontani sempre più e la libertà, non è realmente garantita. Basti pensare, che, anche tra ragazzi esiste purtroppo un uso distorto della libertà che non impedisce ad alcuni di limitare tirannicamente quella altrui. Questo accade anche nel mondo del lavoro: quanti non riescono ad esprimersi come vorrebbero? Mi riferisco al lavoro del giornalista, allʼarticolo 19 della Dichiarazione: Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere. Sovente la libertà di stampa e di espressione è subordinata alla volontà del capo di turno o a giochi politici sotterranei. Un altro concetto fondamentale a cui fa riferimento la Dichiarazione dei diritti è quello di uguaglianza fra gli uomini. Mi chiedo esiste ancora? Quali sono i diritti su cui poter contare? Negli articoli che vanno dal 22 al 27 vengono contemplati il diritto alla sicurezza sociale, alla realizzazione, al lavoro, al riposo e allo svago, ad un tenore di vita che possa garantire la salute e il benessere delle persone: sarebbe bello se le cose andassero proprio così! Illustri Capi di Stato, se mi guardo intorno mi accorgo che gran parte di questi diritti vengono calpestati ogni giorno: gli anziani vivono con tensioni vergognose e nella loro vita regna lʼindigenza; lʼistruzione, con la miseria di fondi di cui dispone, va a farsi benedire; le capacità intellettuali non vengono quasi mai valorizzate, né riconosciute, perché non si va avanti per merito, ma per nascita. Lʼuguaglianza tra gli uomini è veramente una chimera. Per concludere, carissimi uomini potenti, bisognerebbe riflettere, sullʼimportanza di questo documento redatto dallʼ ONU alla fine del secondo conflitto Mondiale. Se cʼè stato il bisogno di redigerlo è perché con la guerra e la bomba atomica erano stati massimamente violati i diritti di tutta lʼumanità. Ciò che bisognerebbe capire è che nessuno è padrone di tutto e che occorre condividere mezzi e rispetto per lʼaltro: i diritti e le libertà vanno cercati, difesi e sostenuti. FLAVIA FIORETTI - II E DOVE Eʼ LA PACE? Non solo nellʼassenza di guerra Non certo nella firma apposta su trattati di pace Non negli accordi tra uomini potenti, tra capi di Stato Non nella lotta per i propri diritti, che, come tali, dovrebbero essere garantiti Noi bambini stiamo crescendo in un mondo che fa paura LA PACE VERA Eʼ Nel rispetto per la vita, nella libertà Nel benessere fisico, psicologico economico Nellʼamore fraterno, nella tolleranza, nellʼuguaglianza Nel rispetto di se stessi, degli abitanti del mondo siano essi bianchi o neri, ricchi o poveri, omosessuali o eterosessuali Nel rispetto delle leggi, nella giustizia Nel tendere la mano a tutti, nel perdono, nella solidarietà Nella definitiva e reale assenza di guerra, anche nei manuali scolastici Nella società civile e organizzata, che promuova una politica efficace Nel rispetto dei diritti umani ALLA CULTURA DELLA PACE, DOVERE DEL NOSTRO TEMPO, NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO RINUNCIARE GLI ALUNNI DELLA I E NON VIVERE SU QUESTA TERRA COME UN INQUILINO Ma i diritti sono geografici?... ci siamo chiesti. Sembrerebbe proprio di sì se consideriamo una proporzione: il 17% della popolazione dispone dellʼ82% delle risorse e lʼ83% della popolazione dispone del 18 % delle risorse mondiali. Ma perché? Come è possibile una proporzione così inversamente proporzionata? Le cause possono essere molte: interne ed esterne. Fra il nord e il sud del mondo esistono numerose differenze in quanto il nord è fondamentalmente industrializzato. A determinare un quadro favorevole è anche il livello dʼistruzione, destinato a larghe fasce di popolazione e che contribuisce notevolmente al progresso civile. Il nord è anche avvantaggiato dalla posizione geografica e quindi da un clima temperato, particolarmente favorevole allʼinsediamento umano e allʼagricoltura. Un grande contributo è stato dato e lo dà ancora sia il bacino del Mediterraneo che lʼoceano Atlantico, grandi vie di comunicazione. Il Sud invece per condizioni ambientali, storiche (colonialismo) e politiche (regimi totalitari) è stato sempre ed è arretrato. Le industrie infatti per esistere hanno bisogno di capitali stranieri che sfruttano ovviamente la manodopera locale. Vengono sfruttati anche donne e bambini. Il livello di istruzione è bassissimo: la scuola pubblica non esiste e spesso sono i missionari e benefattori ad insegnare a leggere e a scrivere. La disponibilità di cibo è scarsissima (850 milioni soffrono di fame) e solo il 4% di acqua è potabile per questo la mortalità infantile è ancora molto alta anche per la mancanza di condizioni igieniche e attrezzature mediche adeguate. In molte zone del sud inoltre vi sono ancora moltissimi conflitti. Da tutto questo sembrerebbe che la Carta dei diritti del ʻ48 non sia stata scritta anche per questi popoli. Ma allora ci dobbiamo rassegnare ad una ineguale geografia dei diritti? Cʼè una via dʼuscita? Noi pensiamo di sì. Eʼ prima di tutto una questione di mentalità e di cultura: il nord non può più barricarsi nella sua abbondanza, deve disporsi alla cooperazione internazionale attraverso lʼapertura dei mercati, lʼaumento delle importazioni dai paesi in via di sviluppo, la riduzione o lʼeliminazione dei debiti dei paesi poveri, la cooperazione con le associazioni non governative per attivare progetti, studi, infrastrutture. Tutti infatti abbiamo un dovere, un dovere morale in quanto uomini: non vivere su questa terra come un inquilino o come un villeggiante stagionale come dice una famosa poesia di Hikmet, e, non solo sentire il dolore del ramo che si secca, dello stelo che si piega o della bestia ferita, ma prima di tutto il dolore dellʼuomo, il suo grido di aiuto. Walter Ciccocioppo, Alberto Valentini, CRognale Luca,Suriani Christian, Micaletti Vincenzo - 2 C

18 14 Racconti Canzoni Emozioni Poesie Creatività Sensazioni Emozioni che scorrono nella mente, per un solo particolare, un oggetto del pensiero, un momento fugace, ma che potrebbe essere il più importante della vita, determinante per il futuro. Non si avverte in un momento preciso, è una sensazione che parte dal cuore: astratta, disinvolta, naturale pura e semplice: si chiama amore! DEBORA CAPORALE 3A Un sorriso Vorrei donare un grandissimo sorriso a tutto il mondo. Un mondo senza sorrisi è un mondo senza luce, un mondo spento. Provate anche voi a sorridere ad un ammalato o ad uno solo lasciato per strada e se poi trovi che non ti offre il tuo sorriso, sii generoso e offrigli il tuo! DEBORA CAPORALE 3A Parole Quante parole si possono scrivere in una lettera?...milioni miliardi se non di più. Si possono esprimere infinità di cose.. cose che non si direbbero mai.. cose che diresti solo al vento.. o magari solo ad una amica di cui ti fidi ciecamente.. A volte invece, si preferisce donarle ad un foglio di carta.. da indirizzare a se stessi.. o magari inconsciamente al mondo intero. Quanti hanno scritto diari parlando a se stessi, lettere di ogni giorno al proprio essere.. parole per ricordare ciò che è stato, per rivivere rileggendo la propria vita in quelle parole.. per non invecchiare mai.. o meglio, invecchiando parola dopo parola, pagina dopo pagina. Niente a volte si può dimostrare più importante delle parole, soprattutto se, impresse a vita su un foglio. Sono come una macchina del tempo, leggere è come scriverle, provarle è come sentirle, e sentirle è come viverle.. riviverle. Chi le leggerà, se le saprà apprezzare e comprendere, le terrà sempre con sé, e senza rendersene conto.. gli capiterà di riutilizzarle, e allora neanche il più grande nemico della carta, potrà distruggere quelle parole, perché saranno impresse a vita nella mente di chi ha saputo apprenderne la loro bellezza. Le parole prendono vita, hanno un valore inestimabile,, loro possono essere, ingannevoli, tristi, felici, fantastiche, misteriose, piene, ma soprattutto reali.. perché quello che conta di più è la realtà di ciò che si scrive.. la realtà di un sentimento magari, che si esprime in tutta la sua bellezza con le parole. Già, reali reali oggi, vere oggi, ma domani? Alcune di queste parole ci fanno stare bene, perché ci credi veramente, perché è lʼunica cosa che vorresti in quel momento, ma poi.. poi le cose possono cambiare, nonostante esse rimangono scritte lì.. su un foglio di carta, senza neanche fare una piega, anche se fuori da quei fogli, quelle parole si stanno arrendendo, distruggendo, stropicciando, e così.. perdono la loro verità. Ma su quel foglio ci sono, nella mente di chi le ha apprezzate sono rimaste belle, vere, piene di intensità come quando le avevi scritte. Questo è il bello delle parole, loro vivono inconsciamente le emozioni le fantasie e le verità di quando le hai scritte loro rimangono lì al loro posto tranquille e piene di valore, quel valore di un emozione che magari, dentro di te può svanire. DE IULIIS FRANCESCA 3D Fantahorror Esco da scuola con mia sorella e mentre torniamo a casa pensiamo di fermarci al cimitero per far visita ad una vecchia signora che fino a due mesi fa abitava di fronte casa nostra. Sono le dellʼ11 novembre, lʼaria è gelida e pungente, cʼè nebbia, si possono vedere solo i puntini di luce dei lampioni di Parigi. Ci fermiamo davanti ala cancello del cimitero, alto, imponente e semiaperto. Mia sorella Lou lo spinge lentamente con un poʼ di fatica, sentiamo la ruggine fare quello strano rumore. Saliamo la rapida salita e ci dirigiamo verso la tomba. Non sappiamo di preciso dove si trovi, ma alla fine, voltato lʼangolo, eccola. Io e Lou non possiamo crederci, ci sembra di essere in uno di quei film che di solito guardiamo il sabato sera la tomba è aperta è non vi è nessun cadavere; ci guardiamo intorno impaurite, Lou mi grida di andarcene, ma io rimango immobile, forse per la paura o forse perché penso di essere in un incubo dal quale prima o poi mi sveglierò. Dopo qualche minuto torno in me e decido che lʼunica soluzione è andarsene da quellʼorribile luogo, ci incamminiamo verso il cancello, ma al suo posto è apparso un enorme muro di cemento; Lou perde il controllo, comincia a urlare a picchiarmi e a rinfacciarmi lʼidea di essere voluta venire in questo luogo così terrificante. Non appena finisce di urlare sbarra gli occhi, io mi volto e vedo che su tutte le tombe è apparsa una scritta: Chiunque osi entrare nel regno della morte non ne uscirà più. Mi sento vicina alla fine dei miei giorni, in trappola e piango. Le tombe si spaccano, si vedono uscire delle teste, delle mani, siamo circondati e non cʼè via dʼuscita. Nel tentativo di fuggire inciampo, cado e mi ferisco ad una gamba. I cadaveri si avvicinano a Lou, lei è spaventata; tra i cadaveri ci sono vecchie signori e signore, donne e uomini abbastanza giovani e ci sono anche molti bambini che piangono, urlano, cercano la mamma con i visi pallidissimi e i piedi sporchi, ricoperti da insetti di tutti i tipi: vermi, scarafaggi alcuni anche fra le labbra. Una cosa non riesco a capire, una cosa: tra tutti non cʼè la signora che cerco, poi sento una voce, una voce debole ma insistente, mi giro e vedo che è di mia sorella Lou; ora capisco perché urlava, mi picchiava e mi guardava con quegli occhi vuoti La malefica signora era entrata nel suo corpo. Allʼimprovviso in noi scende lʼinfelicità, come se tutte le cose belle non esistessero più, come se tutto lʼamore si fosse trasformato in odio. In quel momento Lou prende a dirigersi verso la tomba dietro lʼangolo, vi entra e di colpo ricompare il marmo che la copre. Lou è in trappola, sono in preda al panico, getto un urlo fortissimo e scoppio in un lunghissimo pianto. Sconvolta, mi lascio cadere a terra, mentre tutto intorno è tornato normale, è la prima volta che non riesco a pensare a niente e forse a questo punto sarà meglio, per tutta la vita non pensare a questo maledetto giorno. Lʼorrore mi invade come il senso di colpa che mi porterò dietro per sempre così come quel cadavere si è portato dietro mia sorella. DI SIPIO RAFFAELLA - 3D La cicala e la formica un tantino rimodernata Cʼera una volta una piccolissima formica che, arrivato lʼinverno, si trovò sprovvista di cibo, poiché per tutta lʼestate aveva guardato Buona Domenica ed il Maurizio Costanzo Show in tv. - Mi sta venendo fame!- Si disse tra sè e sé la piccolissima formica Andrò a fare uno spuntino, anzi uno spuntone!- Così, andando ad aprire il suo minuscolo minifrigorifero,(25m x 12m) scoprì che era vuoto. La formica pensò: Che maldestra che sono stata! Per tutta lʼestate ho guardato la televisione, e non ho pensato a come avrei fatto per tutto lʼinverno senza neanche una briciola di pane! Mi resta solo che dire unʼestate ben passata! La formica decise di andare a chiedere un prestito briciolario alla sua amica cicala. Così, camminando piano piano, a passo moderato, - Sto correndo! Come lo vuoi capire! - Uffa! Così la formica, correndo arrivò a casa della cicala. - Toc toc!- - Chi è?- - Sono il lupo cattivo scusate mi sono intromesso in unʼaltra favola!- - Chi è?- - Sono io, la tua amica formica - Oh, cara! Ma quando tempo è che non ci vediamo! Ma è chiaro, io la dolce, soave cicala, regina di tutti i concerti, non potevo avere tempo per vederti, giacchè con tutti i concerti, le tournè ed i festival che ho fatto sono stracolma di briciole di pane!- - Infatti era di questo che ti volevo parlare: sono a corto di briciole e se tu volevi prestarmene qualcuna io ne sarei molto felice.

19 15 - Ma certo cara, prendine quante ne vuoi!- E nello stesso momento la formica aprì la porta e venne soffocata da uno tzunami impanato di briciole, ma lei le divorò tutte! Così la piccola, dolce, leggiadra formica(250kg) tornò a casa, ovviamente correndo. - Sto camminando piano! Devo digerire!- Ok! Quanto sei pignola! Così la formica piano piano tornò a casa, e così da quel giorno la formica continuò per tutte le estati a guardare Maurizio Costanzo Show e per tutti gli inverni a chiedere tzunami di briciole alla sua amica cicala. DENIS ZULLI - 1A Il ladro di animali (Novella di Lorenzo Cavacini) Con il Prof. di italiano abbiamo letto le novelle di un nostro compaesano M. A. Ursini, scomparso lʼanno scorso. Abbiamo voluto ricordarlo così.in un piccolo paese vicino Lanciano, Frisa, da un poʼ di tempo si era rifugiato un carcerato, riuscito ad evadere dalla prigione ferendo cinque guardie. Si diceva che si nascondesse nelle stalle del paese e rubasse il bestiame perchè, in quei tempi, cʼera solo quello. Tutti i cittadini, sentito che si aggirava un ladro, dormivano guardinghi nelle stalle... Solo Ziʼ Vincenzo, un signore coraggioso e molto povero, si metteva fuori la porta con la forca per tenere lontano il malfattore. Il mattino dopo si risvegliò e vide gli animali infuriati; allora entrò e si mise a controllare; accortosi di qualcosa di strano, chiamò i carabinieri; ed essi videro il ladro sotto gli escrementi ma, quando lo stavano ammanettando, scappò! La notte dopo il galeotto andò a rubare tutto il bestiame del paese. I contadini vegliarono tutte le notti fin quando non lo trovarono sotto la Valle del Moro con tutto il bestiame. Non lo uccisero, ma lo costrinsero a lavorare la terra fin quando non riparò al danno che aveva fatto. Lorenzo Cavacini classe IIa Frisa Il tempo delle Nespole Il tempo delle nespole è un libro de Sandra Frizzera, giornalista e scrittrice di romanzi per ragazzi, vincitrice di diversi riconoscimenti per la letteratura, pubblicato dalla casa editrice La Scuola. Eʼ lʼavvincente storia di Luisa, una ragazza che vive a Trento negli anni ʼ90. Luisa si trasferisce nella caotica città insieme con la sua famiglia ed il suo bel cagnolino Minù. Arrivando dalla montagna trova difficoltà ad inserirsi nel nuovo condominio ma per fortuna grazie a Monica, una simpatica ed estroversa ragazza riesce a superarle. Anche lei però dovrà affrontare i suoi problemi, perché dovrà combattere sia con la febbre reumatica che con il suo fisico non proprio da fotomodella. Luisa farà subito amicizia con Ivana, una dolce e sensibile ragazza che ha non pochi problemi in famiglia, infatti ha un fratello drogato e, a causa sua, la madre è caduta in depressione, il padre è a Roma con lui e lʼaltro fratello è andato via di casa. Le tre diventano subito inseparabili e insieme ne combinano di cotte e di crude. Nel condominio, però, ci sono altri ragazzi. Enzo, simpatico piccino amante degli animali, Riccardo e Renato, gemelli che approfittano della loro somiglianza per fare scherzi, ma soprattutto Valerio, lʼaffascinante ragazzo che, con la sua prepotenza, combinerà guai molto grossi agli altri compagni. Lui, piccolo bullo, fa subire angherie di ogni genere ai ragazzi, costretti al silenzio dalle sue continue minacce. Contemporaneamente a quelli che ha con Valerio, Luisa deve affrontare altri problemi in famiglia. Infatti suo padre è disoccupato da molto tempo, ma non ha mai avuto il coraggio di confessarlo. Allora sua madre trova la forza di reagire, mettendosi a lavoro. Luisa e il suo gruppo di amici si muovono in un contesto in cui si sviluppano le esperienze e i problemi degli adolescenti: il dramma della droga, il bullismo, lʼinsicurezza dei rapporti interpersonali, la non accettazione di se stessi ma anche lʼallegria, la spensieratezza, il coraggio e la forza di superare le avversità. Accanto alle vicende dei ragazzi si muove il mondo degli adulti, anchʼesso con i suoi problemi e le sue incertezze, apparentemente lontano dalle esigenze dei giovani, ma sarà proprio un adulto a fare chiarezza sui difficili rapporti che legano tra loro i ragazzi e sarà proprio lui a rivelare le prepotenze e i ricatti del bullo nei confronti dei compagni. Secondo me questo libro dovrebbe essere letto anche dai genitori, perché in esso cʼè un insegnamento rivolto ai giovani affinché abbiano il coraggio di parlare, ma anche un invito ai genitori a seguire i loro figli, a cercare con loro un dialogo, ad assumere il ruolo di giuda e punto di riferimento. FRANCESCA REA - 2 B IO NON HO PAURA È la notte del 24 agosto. Sono solo in casa. Seduto sul divano, sto guardando un film poliziesco che è una noia mortale, ma non posso cambiare canale, perchè non ritrovo più il telecomando, così lo continuo a guardare. Ad un tratto sento degli scricchiolii che provengono dal piano superiore. Guardo sempre il film facendo finta di niente. Si sentono altri scricchiolii provenire, però dal piano sottostante: qualcuno è in casa. Mi alzo e vado a controllare ogni stanza. Nessuno, oltre me, è in casa. Torno a vedere il film. Improvvisamente si sente un fortissimo boato dal piano di sopra. Salgo a controllare, ma non cʼè niente e nessuno e in quelle stanze, solo un vecchio tavolo a cui si è rotto un piede ed è, quindi, caduto. Nulla di pericoloso. Sto per andare in cucina, per prendere un pacchetto dl patatine, quando la luce salta e la casa è tutta buia. Con difficoltà arrivo al divano e mi siedo, mi metto la coperta e me la porto fino ai denti: sono terrorizzato! Ad un tratto vedo un bagliore arrivare dalla finestra della cucina, il bagliore di una macchina: ma di chi è la macchina? La luce è ancora fuori uso ed io, per la paura, mi nascondo dietro il televisore. Sento dei rumori provenire dal piano dove sono, rumori fastidiosi, come unʼallarme. La luce non ritorna ancora. Sento dei rumori provenire dalla porta. Mi nascondo ancora più dietro, vicino al tavolo. La serratura si muove: penso ai ladri e comincio a gridare «Aiuto, qualcuno mi aiuti! Nessuno interviene. La porta è semiaperta, poi ancora più aperta ed infine spalancata. Non cʼera nessuno alla porta. Unʼombra sul pavimento antistante la porta si delinea. Un uomo alto e magro con un sacco. Finalmente vedo chi è e la paura mi passa. Sapete perché? Perché quellʼuomo è mio padre: sta tornando con il sacco della spazzatura che non ha potuto buttare perché il cassonetto è colmo. Dopo questa esperienza non ho più paura dei rumori, anche perché mio padre mi ha detto che i ladri derubano il primo e il secondo piano, difficilmente il quinto o sesto piano. LUCA DʼARCANGELO - I E OPERATO OSCURO Mi trovo con la mia famiglia e i miei cugini al residence dove alloggio dʼestate. Sono appena tornato dal mare. Mi corico sulla poltrona vedo un film monotono e mi addormento. Dopo due ore mi sveglia mio cugino, dicendomi che ha sentito degli strani rumori in garage. Agguanto la mia balestra, chiamo alcuni miei amici e mi dirigo verso il garage. Qui scovo le mie cugine ed altre ragazze che mi dicono di andar via, perché sono arrivate prima. Noi, orgogliosi, da veri dittatori, diciamo di no. Le ragazze civilmente vanno via. Intanto spaventati entriamo e vediamo un forte bagliore e per paura, scantoniamo via e non concepiamo cosʼè. Il giorno dopo al mare parlo con il vice della mia squadra e mi dice che dobbiamo indagare. Io acconsento, ma lui a sua volta mi annuncia che siamo solo sei e il garage è troppo grande. Allora pensa di coinvolgere le femmine, ma io dico di no. Il vice sostiene che sono altezzoso e maschilista, mi insulta e,così, mi convince. Venti ragazzi di ogni età, fra cui il sottoscritto, si accampano in garage. Sono 10,33 quando vedo la luce: siamo pronti a far fuoco, ma dalla luce esce il signore del bar che ci biasima. Il mistero è risolto solo in parte, perché il barista afferma che la sera precedente non si trovava lì. STEFANO FATTORE - I E LA LAVAGNA PERFIDA In una classe prima della scuola media Umberto I si trovava un bambino molto sfortunato. Andava male a scuola, ma ciò non dipendeva da lui. Nella sua classe si trovava una lavagna misteriosa, perché ogni volta che i professori lo interrogavano alla lavagna succedeva qualcosa di strano.

20 16 Avveniva che, ogni volta che lui scriveva qualcosa, la lavagna la trasformava o nellʼesatto contrario o in un significato brutto. Ciò causava delle insufficienze il bambino, che il fatto della lavagna lo aveva capito. In una notte di fulmini e tempeste il bambino entrò a scuola da una finestra aperta. Andò in classe, accese la luce, cominciò a osservare e sentì una voce che lo chiamava: - Paul, Paul. Quando si girò trovò una lavagna con due occhi spaventosi e terrificanti e con una bocca che parlava. Paul si spaventò tantissimo e cominciò a urlare, ma nessuno lo sentì. La lavagna disse con una voce minacciosa: Sono molto arrabbiata con te, perché allʼinizio dellʼanno mi hai insultata dicendomi che ero brutta, vecchia e che ero un catorcio. Scusami tanto, ma ti chiedo di risparmiarmi -disse Paul,con voce supplicante. La lavagna rispose:- Va bene, però non farti più vedere in questa scuola altrimenti ti capiterà qualcosa di veramente brutto. Paul scappò e non si fece più vedere in quella scuola. VERONICA SILVERI IL SOGNO DI IQBAL CHE VOLEVA GIOCARE Iqbal Masih è un ragazzino di dodici anni. Venduto dalla famiglia, che si ritrova a fare i conti con un debito di 26 dollari e che è ridotta in miseria. Iqbal finisce nelle mani di Hussain Khan, padrone senza cuore e senza scrupoli. Prigioniero del telaio e del lavoro, dallʼ alba al tramonto. Incatenato alla macchina, costretto ad una vita che è solo paura, fatica, sfruttamento, schiavitù. È Francesco Dʼ Adamo, scrittore milanese, a raccontare la storia di Iqbal. Storia vera di dolore e sfruttamento in Pakistan, di piccoli schiavi, di miserie e violenze. Una realtà terribile che si mischia ai paesaggi e ai personaggi immaginati dallo scrittore. Come la dolce Fatima, che sta sempre accanto a Iqbal, che cerca di aiutarlo e di farcelo conoscere più da vicino. Vite disperate di milioni di bambini senza giochi, senza diritti, senza speranze. Piccoli schiavi senza futuro che si possono trovare in mezzo mondo. Che popolano sottoscala, campi, miniere, strade, laboratori e botteghe. Schiavi che, magari, facciamo finta di non vedere. Ma Iqbal non si arrende, non si rassegna, non cede. Iqbal trova il coraggio di ribellarsi, di fuggire, di denunciare. Sarà lui a chiedere aiuto alla polizia. Ne pagherà le conseguenze e finirà per punizione nella «Tomba», una vecchia cisterna senza luce e senza aria, interrata sotto un cortile, dove il lavoro quotidiano diventa una tortura. Ma lui resiste. Ce la farà a ribellarsi. Ce la farà ad aiutare gli altri. Iqbal, piccolo grande eroe, è stato assassinato nel 1995 in un villaggio a trenta chilometri da Lahore. Il killer è rimasto un fantasma. Aveva tredici anni. È diventato il simbolo della lotta per liberare i bambini dalla schiavitù. Lorenzo Giancristofaro - 1 E LʼAMORE AI TEMPI DI... M. A. URSINI Con il Prof. di italiano abbiamo letto le novelle di un nostro compaesano, scomparso l'anno scorso. Abbiamo voluto ricordarlo così. Augusto e Violetta Andrea dormiva in un giorno di aprile. Era sabato. Faceva caldo e il padre lo andò a svegliare; gli disse: Svegliati! Dobbiamo portare Violetta a sposarsi... Andrea si alzò, si stropicciò gli occhi e si stirò con il corpo. Violetta era la giovane giovenca che da qualche tempo era impazzita. Il padre e il figlio andarono a prendere la giovenca e gli misero la capezza nuova e un fiocco sul dorso. Si incamminarono lungo la via e parlarono di orti, colture, e altre cose di campagna. Una volta arrivati, il padre disse: Hei, buona gente, siete in casa?. Nessuno rispose; lo ripetè ancora e dalla rustica abitazione uscì un contadino con un bicchiere di vino rosso e una spessa fette di prosciutto sul pane; egli disse: Portate la giovenca nel recinto. Una volta fatta entrare, uscì un toro enorme che lʼuomo a mala pena riusciva a tenere. Il bestione, appena visto lʼanimale nella gabbia, iniziò a mettersi sulle zampe posteriori e fece gli ultimi metri quasi in piedi. Una volta entrato nelle gabbia, non si potè controllare e spiccò un salto; si mise sul dorso della giovenca, che buttò un profondo muggito udito in tutta la vallata del Moro. Andrea ricordò che da piccolo il nonno lo aveva condotto alla Fiera di Lanciano e lì vide per la prima volta animali furiosi che si accoppiavano scalpitando. Andrea, dopo aver visto il toro sulla giovenca, si addolorò perchè lui voleva bene a Violetta e credeva che il sentimento esistesse tra gli animali; Ma purtroppo non cʼè mai! LORIS COCCO - IIA FRISA Luisa e Matteo Molto tempo fa, negli anni ʻ30, a Guastameroli viveva un giovane di nome Matteo. Ogni mattina andava in campagna a svolgere il lavoro praticato dal padre. Così vi erano persone che zappavano solo, altre che aravano il terreno e una parte ancora che non faceva nulla! In quei tempi bisognava andare in Spagna, in Cirenaica o in Africa per cogliere la sorte:era normale andare in guerra o affrontare serenamente la miseria... Matteo andava poche volte a Lanciano perchè allora non cʼerano dei motivi seri per farlo. I suoi genitori, per scoraggiarlo, gli dicevano che, bisognava necessariamente baciare il culo ad una donna di 100 anni che arrestava i viandanti sul Ponte della Mazza. Un giorno vide, a Frisa, una ragazza molto bella, alta, sempre sorridente. Aveva 18 anni e si chiamava Luisa. Lʼaveva vista sfilare in una processione ed anche lui si aggregò dietro il santo per vederla meglio. Nei giorni seguenti, la corteggiò: voleva vederla, toccarla, abbracciarla... Allora una sera con il suo amico Filippo, architettò un piano: Matteo, di notte doveva andare a casa di Luisa, salire sul balcone della sua stanza ed entrare in camera! Filippo avrebbe fatto il palo in mezzo alla strada. Il giovane, raggiunta la finestra, esitò un momento, poi entrò. La ragazza che amava era distesa sul letto con le lenzuola raggomitolate sul corpo; quando si svegliò e lo vide nella stanza, cominciò ad urlare! Matteo parlò a lungo e Luisa, molto compiaciuta, se lo strinse a sè e restarono tutta la notte insieme... Il mattino dopo i genitori le chiesero perchè la notte precedente ella parlasse ad alta voce e lei disse che sognava di camminare sopra le stelle, un sogno insolito, che non aveva mai fatto prima... Dopo quella notte meravigliosa, Luisa e Matteo non si incontrarono più; ma Gioacchino, un mite folle che vegliava di notte lungo le vie, lo raccontà a suo padre, il burbero Angelomaria! Allʼinizio, lui non ci credette ma, con il tempo, comincià a pensare a quello che aveva sentito dire dalla figlia quella notte... Dopo un anno la situazione peggiorà; Matteo era scomparso, partito volontario per la guerra in Spagna da dove non tornà più: infatti era morto tra i monti. Luisa, dopo qualche tempo, si sposò con un uomo scelto dal padre, ricco, alto. Lo aveva accettato solo per andare via di casa, ma pensava sempre a Matteo. Ebbero un figlio e lo chiamarono Romeo. Angelomaria si pentì per quello che aveva fatto alla figlia e per aver causato la morte di Matteo. Maira Lanci classe - IIa Frisa MONTALBANO E LO SQUALO ALLʼACQUARIO DI CATTOLICA Come ogni giorno nellʼacquario di Cattolica, Marco lʼaddetto al pasto degli squali, si avvia verso la vasca per dar loro il cibo. Improvvisamente davanti ai suoi occhi appare una scena raccapricciante, si accorge che uno squalo galleggia sullʼ acqua privo di vita. Marco visibilmente sconvolto corre a chiamare, il direttore dellʼ acquario per dargli la brutta notizia. Viene subito chiamata la polizia, iniziano così le indagini condotte dal commissario Montalbano. Prima di tutto il commissario ordina lʼautopsia dello squalo per scoprire la causa della morte: è STATO AVVELENATO. Poi inizia a interrogare i possibili sospetti iniziando da Marco, che era lʼunico che aveva accesso al cibo, ma la cosa che Montalbano non riesce a capire è come mai sia morto solo quello squalo e non gli altri che erano con lui nella vasca. Ipotizza che lo squalo non ha mangiato del cibo avvelenato, ma è

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