Sms, i 15 centesimi della discordia È il prezzo massimo, quello che pagano 6 clienti su dieci Giungla di offerte, lo slalom di chi vuole risparmiare

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1 RASSEGNA STAMPA FALCRI 31 AGOSTO 2009 A cura di Manlio Lo Presti ESERGO La carità è virtù dei forti. Tra deboli è speculazione su futuri favori reciproci. N. GOMEZ D AVILA, Tra poche parole, Adelphi, 2007, p FOCUS - I COSTI TELEFONICI Sms, i 15 centesimi della discordia È il prezzo massimo, quello che pagano 6 clienti su dieci Giungla di offerte, lo slalom di chi vuole risparmiare Si fa presto a dire «sms». O meglio: quel gesto che ha rivoluzionato il modo di comunicare in 160 battute, spazi inclusi, è entrato ormai nel nostro know-how quotidiano. Ha creato nuove regole grammaticali. Una nuova letteratura in prosa e in versi. Forse tra un po inizieremo anche a sognare in modalità short message service. Ma quanto costa inviare un breve messaggio di testo dal nostro telefonino? Quanto costa agli operatori? Quanto ne ricavano? Cosa succede quando andiamo all estero o quando spediamo un veloce «ciao» a un amico che si trova in un altro Paese a nostra insaputa? Quanto costa a lui che lo riceve? È possibile risparmiare? Ma, soprattutto, ed è questo il nodo cruciale: potrebbe costare di meno? È anche quello che si è domandato il nuovo Mr Prezzi, Roberto Sambuco, che ha convocato il 3 settembre i principali operatori, Telecom Italia, Vodafone, Wind e 3 per parlarne. Sambuco aveva anche anticipato al Corriere l ipotesi di una modifica legislativa, alla fine dell indagine, da sottoporre al governo. Un passaggio che aveva scatenato le ire dell Asstel, l associazione di settore, guidata da Stefano Parisi (Fastweb). Iniziamo subito col dire che il ricavo annuo degli operatori italiani per gli sms supera i 2 miliardi di euro. Insomma, non proprie noccioline anche per il ricco mercato delle telecomunicazioni. Ogni giorno gli italiani si «parlano» 167 milioni di volte con questo strumento: fanno 60 miliardi di sms all anno. In termini di calorie e di CO2 non deve essere uno sforzo indifferente. Il successo degli sms non è certo un mistero. Ma per rendersi conto di quale sia il rapporto sentimentale degli italiani con la tastiera del cellulare vale qualche confronto con l estero. I tedeschi ne scambiano 22,4 miliardi l anno. I francesi 21,6. Gli spagnoli 12. Solo gli inglesi ci stanno dietro con 58,8 miliardi di invii. Appare invece molto ridotto e ben lontano dalla possibilità di sfondare come servizio l mms, cioè l invio di immagini e fotografie: nel 2008 in Italia ne sono stati spediti circa 420 milioni per un ricavo complessivo di 81,2 milioni. È dall incrocio di questi numeri che emergono quei 3,4 centesimi come costo\ricavo medio dell invio degli sms in Italia citati da Stefano Parisi. Questo valore è effettivamente sceso dai 4,6 centesimi del 2007, ma come sempre quando ci sono di mezzo le statistiche ecco apparire l ombra del «pollo» di Trilussa. Il costo medio sarà pure 3 centesimi, ma come si evince dall indagine conoscitiva

2 dell Agcom-Agcm del maggio 2009 la maggior parte degli italiani paga quello che per tutti e quattro gli operatori tradizionali è il prezzo massimo, cioè 15 centesimi Iva inclusa. La stratificazione della clientela appare netta: il 52,1% dei clienti non invia mai un sms durante l anno, anche se sarebbe troppo facile arguire da questo dato che 5 italiani su 10 non ne fanno uso. Il nostro Paese è famoso per avere circa 90 milioni di sim in circolazione su una popolazione di 60, bambini compresi. Solo gli islandesi con i loro sei mesi di buio da superare e l isolamento geografico ci battono in questo rapporto. Molte persone preferiscono giostrarsi con almeno due sim per poter beneficiare di diverse offerte a seconda del servizio utilizzato. In poche parole chi ha due cellulari ne usa solo uno per l invio. Comunque, stando alle percentuali il restante 47,9% dei clienti di un operatore italiano che inviano sms si dividono a loro volta in due categorie: 6 su 10 pagano 15 centesimi ma fanno pochi invii. I restanti 4 spediscono molti sms e di conseguenza si affidano a offerte molto convenienti che possono far declinare il costo anche molto vicino a 1 centesimo o meno. Mettendo nello stesso calderone i molti sms a basso costo con i pochi inviati dalla maggioranza a 15 centesimi emergono quei 3,4 centesimi. Per la maggior parte degli italiani, dunque, il caro-sms è realtà, anche se la spesa effettiva mensile è bassa grazie a un utilizzo scarso. Per risparmiare esistono due strade: una, puntare su una delle tariffe degli operatori mobili virtuali, come Poste Mobile, Auchan, Autostrade, che introdotti per aumentare la concorrenza del settore acquistano il traffico dagli operatori principali (un sms all ingrosso costa 5,25 centesimi contro una media europea di 4) e lo rivendono a prezzi concorrenziali. A titolo di esempio Poste Mobile, il più diffuso, offre sms a 12 centesimi che diventano 6 se l invio avviene verso un altro cliente Poste. Auchan ha un offerta a 10 centesimi. E l altra strada? Accedere a una delle offerte del proprio operatore. Impossibile riassumerle tutte anche perché molte sono stagionali. È qui che inizia la vera giungla: abbassare il costo degli sms è possibile, anche di molto, ma serve molta pazienza per trovare il piano che si adatti al proprio profilo. Se si prende per esempio Tim tribù, un servizio di successo della Telecom Italia che permette di avere delle condizioni particolarmente vantaggiose all interno di una comunità, l invio del primo sms giornaliero costa un euro, ma fino alla mezzanotte tutti gli altri sono gratis. Più in generale per le ricaricabili si può accedere a dei tetti inferiori rispetto a quello massimo un po con tutti: Tim ha My Tim (12 centesimi che diventano 5 verso gli altri My Tim); Vodafone sta introducendo Basic (10 centesimi); 3 ha la Power 10 (10 centesimi solo fino al 31 dicembre, poi scatta un canone); Wind ha Wind9 (9 centesimi). L avvertenza, in ogni caso, è vedere bene cosa cambia sul traffico voce. E quando si parla di invio estero? Se si spedisce dall Italia un sms internazionale, cioè verso il numero di un operatore straniero, il costo dipende dal Paese dell operatore e può salire anche sopra l euro. Se invece si invia un sms in roaming europeo, cioè mentre ci si trova in un altro Paese europeo, il costo è stato «calmierato» dal 1 luglio dal commissario Ue, Viviane Reding: il tetto massimo introdotto è di 11 centesimi più tasse che per gli italiani considerando l Iva significa 13. Con il paradosso che inviare un sms in roaming può costare più di un sms «normale». Resta da affrontare il nocciolo della questione: spedire un sms potrebbe costare di meno? È facile immaginare che il confronto del 3 settembre sarà molto teso su questo punto. Secondo gli operatori non si può definire un costo industriale per

3 l offerta del singolo sms. C è un costo fisso che è lo stesso che devono sostenere per la voce: quello legato alla proprietà e ammodernamento della rete. Mentre il costo variabile industriale dell invio del singolo messaggio non esiste. Tolto questo unico punto di riferimento ciò che dovrebbe determinare il costo per il cliente si chiama, semplicemente, mercato, offerte commerciali e libera scelta. Ma per questo dovremo aspettare l esito del confronto. N.B.: se attivate la ricevuta di ritorno per gli sms ricordate che costa altri 15 centesimi. Quando scrivete più di 160 battute fate attenzione: i cellulari più moderni vi permettono di eccedere il limite. Ma pagherete più sms. Se si invia un sms a chi si trova all estero, il costo non cambia. E lui non paga nulla. Massimo Sideri Banche islamiche Attivi in forte crescita Gli attivi delle 100 principali banche islamiche sono cresciuti del 66 per cento nel 2008 nonostante la crisi finanziaria globale. Secondo la rivista specializzata The Asian Bunker, gli attivi sono balzati all'equivalente di 580 miliardi di dollari lo scorso anno contro i 350 miliardi dell'anno precedente. Nello stesso periodo gli attivi delle principali 300 banche asiatiche sono cresciuti "solo" del 13,4 per cento. I principi fondamentali della finanza islamica vietano l'usura oltre che gli investimenti in tabacco, alcool, pornografia, carne di maiale e gioco d'azzardo. del num. 159 Unioncamere: Plauso alle banche locali "Le banche più piccole, quelle più vicine al territorio in cui operano, sono anche quelle che meglio delle altre sanno rispondere alle esigenze del sistema produttivo". Lo dice il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, all'incontro su "Banche e imprese, un rapporto da ricostruire" nell'ambito del Meeting di Rimini. "Secondo le imprese", rende noto Dardanello citando un'indagine condotta a giugno dal Centro Studi Unioncamere, "i grandi gruppi bancari si sono dimostrati meno disponibili a concedere credito a nuovi clienti (il saldo tra aziende le cui richieste hanno avuto esito positivo e quelle che hanno avuto esito negativo è stato pari a meno 1,8 per cento) rispetto alle piccole banche locali e a quelle di credito cooperativo (l'analogo saldo si attesta a più 3,9 per cento). Compagnia Opere: accordo con Mps Gruppo Mps e Compagnia delle Opere proseguono il cammino comune, rinnovando la prima convenzione, firmata nel 2005, che prevede condizioni vantaggiose per le aziende associate alla Compagnia e ai loro dipendenti e familiari. L'accordo, immediatamente operativo nelle filiali di Banca Mps, prevede che Bfs Partner di Milano continui ad essere gestore per conto della Compagnia delle Opere. Le condizioni economiche proposte sono, quindi, un segno di attenzione al mondo della Compagnia, con una gamma di offerta dedicata che guarda sia ai bisogni aziendali che familiari, ma si tratta solo di elementi di un contesto più ampio, in cui si intende promuovere l'analisi dei bisogni delle imprese e lo sviluppo di proposte dedicate. Intesa San Paolo batte le attese

4 Intesa Sanpaolo riesce a battere le attese degli analisti nel secondo trimestre nonostante pesanti accantonamenti e rettifiche, in particolare su crediti, e registra progressi sul fronte operativo rispetto ai primi tre mesi dell'anno. La banca ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 513 milioni di euro, contro un consensus elaborato da Reuters con dieci analisti che indicava 419 milioni.su basi normalizzate, escludendo quindi 60 milioni di oneri di integrazione e 102 milioni di oneri legati alla Ppa (allocazione costo acquisizione), l'utile sale a 653 milioni, dice una nota. Il confronto con il secondo trimestre 2008, quando l'utile netto è stato di 1,358 miliardi è impietoso ma poco significativo vista la diversità di scenario economico sottostante. Anche nel primo trimestre l'utile era stato poco sopra il miliardo ma con 511 milioni di benefici fiscali straordinari. Per l'intero anno la banca conferma la stima di un utile netto consolidato "non molto inferiore" a quello del Utile netto in calo per Banco Popolare, ma cresce la raccolta 28/08/2009 Banco Popolare ha chiuso il primo semestre 2009 con proventi operativi a 2 miliardi (+11% rispetto al primo semestre 2008) e utile netto contabile a 204 milioni di euro, in calo rispetto ai 391 del primo semestre L'istituto guidato da Pierfrancesco Saviotti ha comunicato che il risultato ha risentito dell'effetto dell'applicazione della 'fair value option' e che, escludendo le componenti non ricorrenti, il risultato si sarebbe attestato a 289 milioni, in flessione dell'1%. Il risultato della gestione operativa è stato invece pari a 826 milioni, in rialzo del 19%, mentre i proventi operativi sono saliti dell'11% a 2 miliardi circa. Sul fronte degli indicatori patrimionali la banca ha stimato invece un core Tier 1 pro-forma del 6,3%, un Tier 1 al 7,8% e un total capital ratio all'11%, tenendo conto dell'emmisione dei Tremonti Bond per 1,45 miliardi di fine luglio e dell'impatto derivante dall'opa lanciata su Banca Italease. L'istituto di credito ha comunicato inoltre di guardare al secondo semestre con "ragionevole ottimismo". La banca ha affermato che "le recenti indicazioni congiunturali forniscono prospettive economiche che, ancorché caratterizzate da un elevato grado di incertezza, lasciano prefigurare l'inizio di un lento percorso di miglioramento, sia a livello mondiale sia in Italia". Federico Simonelli Utili ai lavoratori, Sacconi accelera: «Entro l'anno sarà pronta la legge»

5 «Possibili la distribuzione di azioni o aumenti legati al bilancio» ROMA (30 agosto) - La legge per la partecipazione dei lavoratori agli utili d impresa dovrebbe arrivare entro l anno. È la volontà del governo espressa ieri dal ministro del Lavoro Sacconi, da sempre sostenitore della proposta rilanciata a Rimini da Giulio Tremonti. Secondo Sacconi questa novità permetterebbe di superare la logica del conflitto di classe, affermando invece la prevalenza del lavoro sul capitale. Ma non si tratterà di qualcosa di simile alla cogestione applicata in Germania (si chiama Mitbestimmung) che prevede anche la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori alle scelte strategiche dell azienda, grazie alla loro presenza nel Consiglio di Sorveglianza. Intervenendo alla manifestazione Cortina Incontra, il ministro del Lavoro ha spiegato che lo schema su cui ragiona l esecutivo è piuttosto aperto e non prevede modalità rigide. Dunque la partecipazione dei lavoratori potrebbe avvenire attraverso la distribuzione di azioni, oppure il «controllo dei lavoratori sulla trasparenza dei bilanci», qualcosa di simile al meccanismo definito per la nuova Alitalia, in base al quale il 7 per cento degli utili (quando naturalmente arriveranno) sarà destinato alle retribuzioni dei lavoratori. In Parlamento c è un disegno di legge a cui ha lavorato lo stesso Sacconi, e che ora porta la firma del senatore Castro, ma ci sono anche altri testi che potrebbero confluire in uno solo. È chiaro però che per arrivare al via libera entro dicembre servirà una forte spinta da parte dello stesso esecutivo. Non servirà invece un nuovo provvedimento legislativo per assoggettare questa parte della retribuzione ad una tassazione più favorevole, e cioè quella sostitutiva del 10 per cento riservata alle parti variabili del salario. La norma in materia, ha spiegato il ministro, è abbastanza flessibile da includere la retribuzione assegnata sotto forma di partecipazione agli utili. Parlando più in generale della crisi e delle prospettive per l autunno, Sacconi ha ricordato come l «ultimo miglio» della recessione rischia di risultare il più difficile, anche per le imprese che prima dell attuale fase di difficoltà risultavano «performanti». Il nodo decisivo sarà quello della liquidità, e per questo il ministro ha detto che sarà avviato in tempi rapidi un monitoraggio dell intesa tra banche e imprese sulla moratoria dei crediti, per verificare se gli istituti di credito sono davvero venuti incontro alle aziende in difficoltà. Sacconi ha poi rivedicato, come aveva già fatto Tremonti, la prudenza del governo in tema di riforme. In particolare sulla previdenza ha sostenuto che non ci saranno altri interventi, oltre a quello che lega a partire dal 2015 l uscita da lavoro alle aspettative di vita, perché in questa fase un riassetto andrebbe a colpire soprattutto i cinquantenni. Che sono a suo avviso la fascia più colpita dalla crisi, molto più dei giovani. Infine non ha voluto sbilanciarsi sui problemi occupazionali che potranno manifestarsi nei prossimi mesi E proprio con l obiettivo di affrontare le presumibili difficoltà in arrivo con l autunno, il segretario della Cisl Bonanni ha chiesto la convocazione di un tavolo tra governo e parti sociali. Sostanzialmente Bonanni chiede al governo di concordare i settori industriali in cui far confluire gli investimenti pubblici e privati. Sindacati disponibili, ma la Cgil è perplessa. La richiesta di Confindustria

6 ROMA (30 agosto) - «In una stagione in cui sarebbe bene che i lavoratori ricevessero tanti soldi, tutti vogliono legare questi soldi a eventi che non ci sono: la produttività, gli utili...» L unica voce esplicitamente critica verso la proposta di far partecipare i dipendenti agli utili delle imprese arriva dalla Cgil. A parlare è Susanna Camusso, segretaria confederale del sindacato di Epifani: «Mi sembrano mosse dilatorie, parole che si lanciano per non affrontare i problemi veri». E se Tremonti dice che non è giusto far finire la ricchezza tutta da una parte, la Camusso risponde: «Sono d accordo, ma non penso che la partecipazione agli utili sia lo strumento migliore». Lo strumento migliore per la Cgil resta la contrattazione. «Il problema resta sempre lo stesso: i salari, il potere d acquisto. E poi vorrei capire, se il lavoratore diventa anche azionista, deve anche partecipare al rischio d impresa? Non credo che sarebbe giusto». La risposta degli altri sindacati alle parole di Tremonti è meno polemica. Ma non per questo entusiastica. Paolo Pirani della Uil, per esempio, pur premettendo che «l idea della partecipazione dei lavoratori agli utili è sempre stata uno dei cavalli di battaglia del nostro sindacato», non sembra scaldarsi troppo di fronte all ipotesi di una presenza azionaria dei dipendenti nella loro azienda. «Con la normativa attuale, questo genere di partecipazioni finiscono per non incidere molto sulla vita dell impresa. Bisognerebbe prima cambiare le leggi». Viceversa la Uil sarebbe favorevole alla sperimentazione di un «sistema duale». Cioè alla nascita di «consigli di sorveglianza» simili a quelli che esistono in Germania: organismi che vigilano sulla gestione dell azienda e avanzano proposte, con la presenza al loro interno di rappresentanti dei lavoratori. «La nostra idea dice Pirani è che questo sistema si potrebbe sperimentare partendo dalle società pubbliche, dalle municipalizzate». Ma con i consigli di sorvegianza stiamo parlando di chi prende le decisioni nelle imprese, non della distribuzione dei guadagni, che è invece il tema lanciato l altroieri da Tremonti. E se si tratta di soldi, la Uil contiua a pensare che il modo migliore per far partecipare i dipendenti agli utili sia quello di fare i contratti integrativi per premiare la produttività in busta paga. «Staremo a vedere cosa farà Tremonti su questo terreno. Noi ci aspettiamo ad esempio che venga allargata la detassazione al 10%, portando il tetto di reddito a 40 mila euro anziché 35 mila». Tornando ai consigli di sorveglianza, il maggiore sponsor di questa proposta è Raffaele Bonanni. Per il segretario della Cisl «bisogna parlare del potere da diffondere nelle mani di lavoratori e cittadini che non devono essere semplici spettatori e elettori, altrimenti non c è democrazia economica. Per questo ha concluso Bonanni è di grande importanza quello che ha detto Tremonti». Anche se, in verità, Tremonti si era detto esplicitamente contrario ai consigli di sorveglianza. E gli industriali? La Confindustria si dichiara moderatamente favorevole a discutere di partecipazione agli utili. «Per molti versi è una strada già intrapresa» ricorda il direttore generale Giampaolo Galli, che chiede al governo di ampliare gli incentivi fiscali in favore degli aumenti di salario legati alla produttività. Pie. P. Fallite altre tre banche negli Stati Uniti Nella notte fra venerdì e sabato negli Stati Uniti sono fallite altre tre banche,

7 portando a 84 il saldo complessivo dei crack nel In particolare, le autorità di supervisione hanno decretato la chiusura della Affinity Bank di Ventura in California, della Bradford Bank di Baltimora nel Maryland e della Mainstreet Bank di Forest Lake nel Minnesota. I tre fallimenti costeranno circa 446 milioni di dollari al fondo federale di assicurazione sui depositi, il Fdic. La presidente dell'agenzia, Sheila Bair, ha sottolineato che anche il numero di istituti a rischio è salito, portandosi a quota 416 nel secondo trimestre dell'anno dai 305 del primo. Nella lista sono presenti le banche che, secondo i supervisori, hanno problemi di liquidità, capitalizzazione o qualità degli attivi. 29 agosto 2009 Morgan Stanley vede rosa, ma attenti all'economia reale di Valeria Novellini È meglio una delusione vera di una gioia finta. Di questo nessuno dubita, ma se ancora non si può parlare di "gioia vera" per la situazione attuale dell'economia mondiale, il rischio di grosse delusioni per i mesi a venire sembra per il momento scongiurato. Tutti sono concordi. L'amministrazione USA, che per il 2010 e il 2011 ha stimato rispettivamente una ripresa del PIL pari al 2% e al 3,8% dopo una contrazione del 2,8% attesa nel 2009, nonché una revisione al ribasso da a miliardi di $ per il deficit federale grazie alla mancata necessità di 250 miliardi precedentemente prevista per il TARP (il prestito governativo per le banche in difficoltà). E anche la Banca d'italia, che con il Governatore Draghi ha affermato che la crisi sta gradualmente rientrando e anche in Italia si tornerà a una crescita, seppur debole, nel Tale dichiarazione è confermata dalle indicazioni provenienti dagli istituti di ricerca e marketing che hanno visto una ripresa delle ricerche di mercato commissionate dalle multinazionali a partire dal mese di luglio e in precedenza bloccate dalla crisi. Tanto che la banca d'investimento Morgan Stanley si spinge a prevedere un mercato azionario "Toro" a livello globale fino a metà 2010; il rally già in atto da alcuni mesi dovrebbe incontrare una battuta d'arresto solo in prossimità del primo rialzo del costo del denaro da parte della FED, che dovrebbe aver luogo nel corso del terzo trimestre Addirittura l'ottimismo di Morgan Stanley si spinge fino a indicare per la fase successiva un periodo di mercato ancora dinamico e vivace fino al Senza voler entrare nel mondo dei sogni, gli operatori di mercato italiani sono ancora positivi nel breve anche se ritengono che ben difficilmente vi saranno forti accelerazioni al rialzo e che l'indice FTSE MIB troverebbe un forte ostacolo alla crescita al di là dei punti (attualmente si trova ancora al di sotto di , altra soglia critica). Quali sono le indicazioni che provengono dall'economia reale? Le trimestrali hanno continuato a fornire segnali contrastanti e quelle delle società industriali risentono tutte del difficile momento di mercato: perfino aziende come Brembo e Landi Renzo hanno mostrato difficoltà pur avendo beneficiato degli incentivi statali al settore auto. Tutti sono concordi nel ritenere che molto probabilmente tali incentivi in Italia saranno "rinnovati", anche se con modalità diverse, anche nel 2010 e forse nel 2011, pena un repentino crollo del mercato automotive. Questa però ovviamente non è una certezza e in Germania, dove il Governo ne ha già annunciato il mancato rinnovo, uno studio delle società Roland Berger stima per il mila posti di lavoro a rischio nel comparto automobilistico.

8 Fra le banche italiane ha sorpreso l'ottima performance dei risultati di Banca Popolare di Milano, mentre MPS ha deluso sia a livello di "top line" che di utile netto; la banca senese però ha elevato il target di contrazione dei costi per il 2009 dal 3% al 4%-5% e ritiene che entro l'anno in corso riuscirà a ridurre il numero dei dipendenti nella misura che originariamente era prevista per il Meglio del consensus di mercato ha invece fatto Intesa Sanpaolo, il cui management ha confermato che «l'utile netto consolidato del 2009 potrebbe risultare non molto inferiore a quello del 2008». Ora le attese dei mercati, più che la decisione sui tassi della BCE il 3 settembre, riguardano l'incontro dei ministri delle Finanze del G20 previsto per il 4-5 settembre a Londra, in preparazione al G20 di Pittsburgh (USA) il 24 e 25 settembre. In questi incontri sarà confermato l'impegno delle Banche Centrali a proseguire politiche monetarie espansive fino a quando ve ne sarà bisogno, mentre sarà ribadito che è presto per pensare a una "exit strategy" dalla crisi. Il tema di maggior interesse è però rappresentato dall'attenzione verso la limitazione dei bonus ai manager e ai trader del settore bancario/finanziario: in questo senso Francia e Germania si trovano concordi (addirittura si è pensato a sistemi di "bonus-malus" per i trader), mentre in Italia alcuni esponenti del mondo bancario affermano che tale problema non sussista più e che il ricorso a bonus e stock option per i manager sia molto limitato. (Analisi Mercati Finanziari) 28 agosto 2009 Sacconi: «Grande proposta la partecipazione agli utili delle imprese» Per il ministro al Welfare, Maurizio Sacconi, l'idea di far partecipare i lavoratori agli utili delle aziende, avanzata dal ministro dell'economia Giulio Tremonti, «è una grande proposta». Sacconi ne ha parlato a "Cortina Incontra" rilevando che «il mercato è in grado di includere tutti e non escludere nessuno; se il mercato è vissuto compiutamente da una pluralità di forme di impresa profittevoli o meno, si sarà in grado di sviluppare un nuovo sistema». «Si tratta - ha rilevato - di far partecipare i lavoratori agli utili» e non alla gestione. «Si tratta di trovare formule libere e responsabili - ha aggiunto - facendo declinare il conflitto di classe con la piena condivisione del capitale e del lavoro con una prevalenza concettuale del secondo sul primo». Sul fronte sindacale, per Sacconi «la resistenza della Cgil è preconcetta, legata al vecchio schema di separazione tra datore di lavoro e lavoratori, cosa che non accade per Cisl, Uil e Ugl che sono culturalmente per una condivisione». Critiche da parte del ministro anche all'egualitarismo salariale: «ha prodotto bassi salari e bassa produttività, tutti sono stati scontenti». Il ministro ha spiegato: «L'intesa contratta con Cisl, Uil e Ugl è sopraggiunta dopo 12 anni di trattative. Ora la si deve tradurre in atto: se i contratti si decentrano cresce la produttività, crescono i salari là dove possono crescere, cresce la coesione sociale perché vuol dire maggiore giustizia». Sulla situazione attuale dell'economia Sacconi ha dichiarato che «una seconda crisi sarebbe letale, per questo bisogna lavorare per evitare l'autoreferenzialità dei mercati finanziari». Alla domanda se ci sarà un "autunno freddo", il ministro ha risposto che «bisogna alimentare le migliori aspettative. Ci sono segnali di ripresa, il problema è la liquidità delle imprese che prima della crisi erano performanti ed ora bisogna che lo siano dopo questa glaciazione». In questo contesto, per Sacconi è importante

9 «l'accordo con le banche per una moratoria negli affidamenti, con un loro contestuale allungamento per superare l'ultimo miglio della crisi». «Noi contestiamo i grandi gruppi bancari - ha spiegato - perché si sono allontanati dal territorio tanto da non capire le doti delle specifiche realtà industriali e da aver perso la loro capacità di essere di servizio». Oltre alle relazioni con le banche, secondo il ministro bisogna «proteggere il reddito di chi è inattivo, ma anche la continuità occupazionale con le aziende, incoraggiando formazione e apprendimento davvero utili». 29 agosto 2009 Tremonti: «Per uscire dalla crisi un patto lavoratori-imprese» «Se ci fosse un avviso comune sulla compartecipazione all'utile delle imprese, per concretizzare lo stare insieme nella stessa azienda, più di prima uniti e insieme, lavoratori e imprenditori, credo che sarebbe uno dei modi per uscire dalla crisi». Lo ha detto il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento al Meting di Rimini. Un disegno di legge con questi contenuti è attualmente all'esame del Senato «Niente shock, è aperto il cantiere delle riforme». Per uscire dalla crisi e per risolvere i problemi strutturali dell'italia, ha spiegato poi il ministro, non serve uno shock, ma il lavoro serio e costante del governo. «Noi - ha scandito Tremonti - abbiamo aperto il cantiere delle riforme: dal nucleare alla riforma della scuola elementare e secondaria, dall'adeguamento anagrafico dell'età di pensione, che fa del sistema italiano uno dei più stabili, al divieto di cumulo lavoro-pensione. Io credo che l'elenco delle riforme fatte sia davvero troppo lungo». Inoltre, «la riforma delle riforme in questo Paese è la riforma che prende il nome del Federalismo fiscale che è fondamentale per ridurre l'evasione fiscale. Molte altre riforme abbiamo in cantiere e stiamo facendo. L'elenco, dalle banche agli ammortizzatori agli interventi sulle banche è abbastanza lungo». A proposito degli ammortizzatori sociali, il ministro ha ricordato: «Abbiamo messo tutte le risorse negli ammortizzatori sociali e credo sia stata una scelta fondamentale perché credo che nessuno può essere lasciato indietro». Tremonti ha assicurato che se ci sarà bisogno «i soldi andranno soprattutto sul sociale e gli ammortizzazori sociali». Ad un anno dall'inizio della crisi economica, ha sottolineato il titolare di via XX Settembre, possiamo dire che «l'italia è una paese socialmente unito. Abbiamo garantito tenuta sociale, sicurezza, stipendi, sanità e pensioni, è stato un risultato fondamentale, per merito di tutti". Gli economisti come maghi. «Le riunioni degli economisti - ha anche detto davanti alla platea del Meeting Tremonti, intervenuto alla presentazione del libro Bluff di Marco Cobianchi - ricordano quelle dei maghi. La nostra letteratura è piena di maghi, dal mago Merlino al Mago di Oz, da Harry Potter a Mandrake e Satanik fino al mago Otelma. Tutti economisti che fanno apparire e sparire l'inflazione e fanno in modo che non debba apparire la deflazione». Ma «quello che fa effetto è che il coro continua: se ci fosse buonsenso da parte loro di stare zitti per 1 o 2 anni ci guadagnerebbero tutti e loro stessi. Quello che colpisce di più è che nessuno di questi ha mai chiesto scusa, nessuno ha mai detto di aver sbagliato. Sbagliano sempre gli altri». «Io - ha proseguito il ministro - non sono un economista e a volte questo mi aiuta». Tremonti, che ha citato l'episodio in cui la regina Elisabetta ha chiesto agli economisti il perché, «se sono tanto bravi non hanno previsto quello che sarebbe successo» con la crisi economica, ha invece ricordato che lui stesso, dal 1995, come sostengono i suoi libri, aveva previsto che ci sarebbe stato un momento in cui la globalizzazione avrebbe causato una crisi economica.

10 «Ho sempre pensato che ci sarebbe stata una crisi economica causata dalla globalizzazione. Era impossibile prevedere in che giorno e che in modo si sarebbe manifestata, ma è dal '95 che sono sicuro che si sarebbe verificata. Ci voleva un mago per capire il giorno preciso, ma non ci voleva un mago per capire che il cambiamento della velocità del mondo avrebbe portato alla crisi». Rispetto al Global standard, Tremonti ha detto che «non è una partita finita, sarà fondamentale adesso il lavoro dell'ocse». «La proposta del Global Standard è italiana, e questo non è uno spot. Nelle prossime settimane vedremo se sarà possibile realizzare» questo progetto «ambizioso». «Salvate il popolo, non le banche». Sul fronte dei slavataggi degli istituti di credito, il ministro del Tesoro ha detto: «Per uscire dalla crisi si è passati da una tasca all'altra, con una piccola differenza, che la tasca dei banchieri è dei banchieri, la tasca del governo è di tutti». Quindi, «dovrà esserci una riflessione» sulla scelta di aver aiutato le banche per uscire dalla crisi. E ha citato un detto in inglese: «Salvate il popolo, non le banche». Parlando della spesa per la crisi che incide sul debito ha aggiunto: «È un rapporto che peggiora per salvare la spesa che si fa per salvare i signori delle banche». Ha poi sottolineato Tremonti: una volta usciti dalla crisi non si potranno «riaccendere i falò delle vanità, delle stupidità, della speculazione, dei bonus: credo che su tutto questo le ragioni debbano essere profondamente diverse». 28 agosto Andare in banca per bonifici e pagamenti? Le italiane preferiscono l'online Sempre più donne italiane preferiscono l'home banking alle code in filiale per bonifici, scelte di investimento e bollette. Malgrado la clientela rimanga soprattutto maschile, negli ultimi tre anni sono aumentate del 20% le donne che si sono affidate all'online per interfacciarsi con il proprio istituto di credito. É quanto emerge dall'indagine effettuata dall'abi e GfK Eurisko, secondo cui sono in crescita anche i clienti meno giovani: il 16% di chi utilizza l'home banking per gestire le operazioni di conto corrente ha oltre 55 anni, un terzo in più rispetto a quanto accadeva nel Internet viene quindi scelta anche da nuove fasce di clientela. In particolare secondo l'abi gli italiani che hanno utilizzato i servizi di internet banking sono cresciuti in tre anni del 62% raggiungendo nel 2008 una quota complessiva prossima al 26 per cento. Dal punto della distribuzione geografica le differenze restano tuttavia notevoli:il 54% degli home banker risiede infatti nel Nord Italia contro il 25% del Sud e delle isole; senza contare che un quarto vive nelle città con più di 100mila abitanti. A preferire l'online sono poi spesso i clienti con una cultura elevata: circa la metà ha un'istruzione media superiore e il 20% è laureato. Intesa: cresce la tensione fra fondazioni e Credit Agricole In attesa dei dati semestrali di Intesa Sanpaolo per i quali il consensus prevede un drastico calo degli utili del 69 per cento il mercato si interroga su un caso scottante come quello della vera e propria guerra scoppiata tra Torino e Parigi in merito al ruolo del Credit Agricole nella banca guidata da Corrado Passera. Se davvero oggi l'utile trimestrale si attestasse intorno ai 415 milioni di euro questo risultato potrebbe essere totalmente cancellato dalla multa da almeno 500 milioni (che però potrebbe anche superare nel peggiore dei casi i 5 miliardi!) che Intesa

11 potrebbe subire dall'antitrust. Come noto infatti, sebbene i termini della chiusura del procedimento dell'antitrust abbiano concesso una proroga al 14 gennaio del 2010, la tensione tra i soci di Intesa appare sempre maggiore. Proprio ieri il Credit Agricole, che ha registrato una svalutazione di 206 milioni di euro (che avrebbe potuto essere, come rileva oggi Il Sole 24 Ore, di 316 milioni senza l'avviamento negativo da 110 milioni di euro per l'acquisto di una quota dello 0,43% di Intesa nel periodo), ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di vendere le proprie quote e ha affermato che il patto di sindacato con Generali va benissimo. A questo punto però Giuseppe Guzzetti, il potente presidente della fondazione Cariplo (4,68% di Intesa) e dell'acri (ossia dell'associzione delle casse di risparmio italiane), ha aggiunto le proprie proteste a quelle giunte in passato dalla Compagnia di Sanpaolo e dal suo presidente Angelo Benessia, altro azionista importante che ha portato la propria quota in Intesa al 9,89% del capitale prenotando il pacchetto azionario di Barclays. A chi gli chiedeva di commentare il patto Credit-Generali che secondo i francesi "va benissimo", Guzzetti ieri ha risposto: "Mi risulta che l'antitrust la pensi diversamente". D'altra parte la stessa fusione di Intesa con la sua Sanpaolo era subordinata all'uscita del Credit da Intesa Sanpaolo: i francesi in cambio ottenevano Friuladria e Cariparma quindi un vero e proprio polo alternativo. La paura di dover svalutare le quote di Intesa ha però suggerito ai francesi di agire in maniera opposta e siccome l'impegno più che da loro sembra che sia stato preso dalla loro partecipata Intesa Sanpaolo, il dilemma appare di non facile soluzione. Solo dopo le sanzioni le fondazioni potrebbero infatti rivalersi sul Credit Agricole ed eventualmente su Generali. Quest'ultima di recente aveva preso un po' di distanza dal socio francese, però solo con qualche vago accenno e senza un passo formale quale potrebbe essere la rottura del patto. La banca francese che ha ricevuto 3 miliardi di euro di aiuti dallo Stato d'oltralpe e che fino a giugno è stata accusata da diversi analisti francesi di essere stata poco trasparente su certi fattori a lei sfavorevoli, sul dossier italiano è da tempo chiara e sembra intenzionata a ignorare i dettami dell'autorità della concorrenza italiana. Ieri ha pubblicato risultati al di sopra delle stime e in Italia di fatto controlla un polo del Nord Est di tutto rispetto ed è fra i maggiori azionisti di una banca che insiste sullo stesso territorio. Intanto l'antitrust ha concesso ancora tempo (anche se ormai sono passati anni) e forse alla fine, come tanti procedimenti, anche questo finirà in una sorta di "prescrizione". (GD) No alle gabbie salariali e alla Cassa per il Sud L'intervento del Governatore di Bankitalia? Incompleto senza pensioni di Salvatore Rebecchini 28 Agosto 2009 L intervento del Governatore Mario Draghi al Meeting di Rimini ieri, contiene elementi interessanti per affrontare il dibattito in corso in merito alle politiche per il Mezogiorno che si e aperto all inizio dell estate. Sono importanti in questo contesto due "no" pronunciati da Draghi e un "si".

12 Il primo "no" riguarda le gabbie salariali. Non poteva che essere altrimenti tenuto conto della rigidità del meccanismo che il nome stesso evoca. Per altro egli ha avuto modo di ribadire l auspicio, già evocato dal Ministro Sacconi, che si possa pervenire ad un migliore raccordo tra salari e produttività prevedendo una contrattazione decentrata a livello aziendale; solo in questa maniera le nostre imprese e quelle del Sud in particolare potranno guadagnare competitività e beneficiare della fase di ripresa che si profila all orizzonte. Il secondo "no" il Governatore lo ha riservato alla ipotesi di costituire o ricostituire una Cassa per il Mezzogiorno. Cio di cui ha bisogno l area è di fare funzionare bene le leggi che già esistono, ha ricordato Draghi. Le risorse non sono carenti, ma vengono spese male. Oggi sul quotidiano La Repubblica, Alessandro Penati cita i dati della recente Relazione Generale sulla situazione economica del Paese per ricordare che il trasferimento di risorse al Sud comporta un disavanzo di bilancio dei pagamenti per l area nell ordine del 22 per cento del suo prodotto interno lordo; ciò significa che i consumi e gli investimenti di quelle regioni sono finanziati in misura massiccia dal resto dell Italia. In confronto alle regioni più ricche, gli investimenti che si effettuano annualmente nell area non sono carenti se rapportati al PIL locale; superano il 23 per cento rispetto al 21 per cento realizzato in Lombardia. Volendo usare una terminologia familiare agli utilizzatori di computer, Draghi ci dice che ciò che penalizza il Mezzogiorno non è l hardware, bensì il software. Se questo è il caso, e da parte nostra condividiamo la tesi, è molto importante il "si" pronunciato da Draghi al Federalismo fiscale, a condizione che si stabilisca un collegamento stretto tra decisioni di spesa e decisioni di entrata. In effetti, una maggiore responsabilizzazione dei politici locali nel reperire in-loco le risorse da destinare al territorio costituirebbe un poderoso incentivo a un utilizzo più efficace della spesa pubblica. Resta un rammarico a proposito dell intervento di Draghi: che non abbia letto quanto contenuto nel testo scritto e circolato a proposito dell innalzamento della età pensionabile. Liberare margini di flessibilità nel bilancio pubblico con risparmi di spesa pensionistica sarebbe infatti un presupposto fondamentale per integrare le politiche a favore del Mezzogiorno con la realizzazione di una no-tax area nelle regioni meridionali. Una proposta avanzata dall Istituto Bruno Leoni che ha ricevuto consensi da più parti in queste settimane, compreso quello del candidato alla segreteria del PD. Sarebbe utile che il PDL, che ha a cuore la riduzione della pressione fiscale e il sostegno alla libertà di intrapresa, non si faccia cogliere in contropiede su questa proposta. Salvate il popolo non le banche Rimini, "Ricordate il detto popolare: salvate il popolo, non salvate le banche". Lo ha detto il ministro dell'economia Giulio Tremonti in un intervento, molto applaudito, tenuto

13 al Meeting di Rimini. Per combattere la crisi, ha detto, "in molti paesi la scelta e' stata il salvataggio delle banche, nell'assunzione che salvare le banche fosse la scelta' piu' razionale" e su questo "credo ci debba essere qualche riflessione". "Per uscire dalla crisi - ha detto ancora il ministro - si e' passati da una tasca all'altra, con una piccola differenza, che la tasca dei banchieri e' dei banchieri, la tasca del governo e' di tutti". Le riforme si possono fare solo dopo l'uscita dal tunnel della crisi, ha detto Tremonti a proposito delle pressioni per che da piu' parti arrivano, non ultima la Banca d'italia, di ammodernare il welfare italiano. "Con una crisi come questa - ha sottolineato Tremonti rivolgendosi alla platea ciellina - abbiamo pensato a tutelare i lavoratori e le aziende, senza avere la possibilita' di disegnare il futuro. Era piu' importante pagare la cassa integrazione a chi ha perso il lavoro o disegnare i nuovi ammortizzatori sociali? Se sei fuori dalla crisi puoi disegnare il futuro, se sei dentro devi attraversare il deserto. C'e' un piccolo particolare che sfugge ai piu': si mangia ogni giorno". L'attacco agli economisti Il dibattito tra gli economisti nel cercare di interpretare la crisi e', agli occhi del ministro dell'economia Giulio Tremonti, come "riunione che realmente ricordano quelle dei maghi". Al Meeting di Rimini Tremonti cita Mandrake, Harry Potter, ed una lunga fila di esempi "fino al mago Otelma" per dire che "le riunioni degli economisti sono proprio cosi' e quello che colpisce di piu' - aggiunge - e' che nessuno di questi ha mai chiesto scusa, nessuno ha mai detto di aver sbagliato. Sbagliano sempre gli altri". "Vedo che e' pieno di gente che per sopravvivere dice esattamente il contrario di quello che diceva per vivere", ha continuato il ministro che ha ribadito di aver previsto la crisi anche se qualcuno gli contesta, ha spiegato, che se cosi' fosse non avrebbe tassato banche e petrolieri. "Io non sono un economista e questa volta e' una cosa che mi aiuta", ha detto il ministro presentando un libro sulla crisi del giornalista Marco Cobianchi.

14 "Ma - ha continuato - ho sempre pensato che a fine Novecento il mondo stava entrando in una curva diversa, colpa della globalizzazione che ha effetti positivi e effetti negativi. Ho sempre pensato che ci sarebbe stata una crisi causata dalla globalizzazione ma era impossibile immaginare in che giorno e in che misura". Per Tremonti "ci voleva un mago per capire in che giorno sarebbero crollati i mercati e di quanto, ma non per capire che la crisi sarebbe arrivata e che le cose non sarebbero rimaste come prima". "Io - sottolinea - la crisi l'avevo prevista gia' dal 1995".

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