Migrant Banking. Il rapporto tra banca e immigrati. Niccolò Borracchini

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1 Migrant Banking Il rapporto tra banca e immigrati Di Niccolò Borracchini Siena, Dicembre

2 Abstract The flow of immigration by now a reality -- is going to play a crucial role in the fields of economy and finance. Immigrants represent 5-6% of the resident population and they are growing quickly in numbers and in the value added to the Italian economy. A high percentage of the worldwide flow of migrants reaches nations of the European Union such as Italy softening the symptoms of the rapidly declining demography. This pan-european phenomenon carries out its negative effect on the labor market and makes the immigrants more and more indispensable. Only in the last years the banks have been interested in this market understanding its potential. Today we are crossing a particular transition phase where the migrant banking - the relationship between banks and immigrants - had left the features of the social banking and it's projecting itself on the market as the key driver of the growth of the Italian retail banking. On this field the banks are playing the most important competitive battle thanks to the qualities of the market (it is an unexplored segment with peculiar financial needs and its dimension (the potential of this market is largely due to the existing gap between the primary demand and the total potential, considering that only 67% of immigrants made use of financial services in 2007). Apart from the financial needs of the immigrants that are sometimes totally different from the Italians one (i.e. the remittances) and the product offering of the banks, in this work we have decided also to study in depth other facets of this phenomenon such as: the Islamic finance from a retailing point of view; the Spanish market that today leads the way in the product offering; the communication that play a crucial role in the relationship between banks and immigrants and a model that we developed for the financing of the entrepreneurship in the countries source of emigration in which we trust and place our hopes. Los flujos migratorios - hoy día una realidad- van a protagonizar un papel crucial en los campos de la economía y las finanzas. Los inmigrantes representan 5-6% de la población residente y están creciendo velozmente en número y valor añadido a la economía italiana. En 2006 contribuyeron un 9.2% del PIB más que el 8.8% de Un porcentaje alto del flujo mundial de inmigrantes llega a naciones de la Unión Europea - como Italia - suavizando los efectos del rápido envejecimiento de la población. Este fenómeno paneuropeo conlleva consecuencias negativas en el mercado laboral, haciendo cada vez más indispensable la presencia de los inmigrantes. Tan sólo en los últimos años los bancos se han interesado en este mercado reconociendo su potencial. Hoy atravesamos una particular fase de transición donde el migrant banking - la relación entre la banca y los inmigrantes - ha abandonado las características de la banca social y se está proyectando a sí mismo en el mercado como el motor clave del crecimiento de la banca comercial italiana. En este área los bancos se están enfrentando a la batalla competitiva más importante gracias a las cualidades del mercado (es un segmento apenas explorado con necesidades financieras peculiares y su dimensión - el potencial de este mercado se debe en su mayor parte al vacío existente entre la demanda primaria y su total potencial, teniendo en cuenta que sólo el 67% de los inmigrantes hicieron uso de servicios financieros en 2007). Aparte de las necesidades financieras de los inmigrantes que a veces son completamente diferentes de las de los italianos (como las remesas de dinero) y de la oferta de productos de los bancos, en este trabajo hemos decidido estudiar en profundidad otras facetas de este fenómeno como son: las finanzas islámicas desde el punto de vista comercial; el mercado español ya que en la actualidad lidera la oferta de productos; la comunicación que desempeña un papel crucial en la relación banca-inmigrante y un modelo que hemos desarrollado para la financiación de emprendedores en países fuente de emigración en quienes confiamos y depositamos nuestras esperanzas. 2

3 INDICE PREMESSA 5 L IMMIGRAZIONE IN ITALIA Il Macroambiente: aspetti quantitativi Il Macroambiente:aspetti qualitativi ovvero dal melting pot al salad bowl 25 IL RAPPORTO TRA BANCHE E IMMIGRATI La financial exclusion: l importanza dell inclusione finanziaria per gli immigrati La clientela immigrata: bisogni e percezione dell offerta bancaria Le rimesse: dai sistemi informali ai canali bancari L islamic finance: tra corano e mondo occidentale L atteggiamento delle banche nei confronti della clientela immigrata La comunicazione: una strategia quanto mai necessaria Il migrant banking in Spagna I finanziamenti all'imprenditoria immigrata in Italia e nei paesi d'origine: dai sistemi informali alla microfinanza legata alle rimesse. 144 CONCLUSIONI 163 ALLEGATI 167 Product offering dedicate al migrant banking 167 Intervista agli uomini di marketing che si sono occupati di migrant banking per le loro banche. 190 BIBLIOGRAFIA 202 3

4 Senza gli immigrati il Sistema Italia si bloccherebbe Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica Italiana 4

5 PREMESSA Full economic integration of immigrants requires that they have access not only to the informal financial sector but also to the formal one, including banking, insurance, pension funds, and other institutions. Only by using such institutions will immigrants successfully expand their range as entrepreneurs, become homeowners, build credit histories, save for retirement, and insure against financial and other risks. [Ben S. Bernanke, Member, Board of Governors of the Federal Reserve System, Remarks at the Financial Access for Immigrants, 16 Aprile 2004, Chicago Fed Reserve]. Sui giornali, talvolta alla televisione, assai spesso sui siti internet cominciano ad apparire inserzioni o articoli sulla bancarizzazione degli immigrati. Si tratta di un tema caldo di carattere internazionale che negli ultimi anni ha cominciato ad imporsi all'attenzione delle banche anche in Italia, dove secondo l'ultimo rapporto Istat La situazione del paese nel 2007 gli immigrati sono circa 3,5 milioni, il 5,8 % della popolazione. L immigrazione ormai una realtà è destinata a svolgere un ruolo da protagonista nel campo economico e finanziario. Gli immigrati sono destinati a crescere ulteriormente sia per numero che per contributo all'economia nazionale. Già nel 2006 rappresentavano il 9,2% del PIL, con una crescita marcata rispetto all'8,8% del Queste persone infatti vanno a supplire come in altri paesi europei ad una demografia in calo, la quale esplica i suoi effetti negativi sul mercato occupazionale, e rende di fatto sempre più necessario il fenomeno migratorio stesso. La presente ricerca è finalizzata a comprendere i rapporti che si stanno cominciando ad instaurare tra istituti bancari e popolazione immigrata e a riflettere sulle prospettive di ulteriori sviluppi in futuro. In un ottica di crescente responsabilità d impresa le banche non possono fare a meno di considerare questi nuovi stakeholders esterni. L intermediazione tra l offerta e la domanda di denaro e i servizi bancari hanno sempre avuto un grande impatto sociale. In molti casi le banche motore dello sviluppo e dell economia incidono in modo decisivo fornendo opportunità di progresso a individui e comunità, e dunque alla società stessa nel suo insieme. Sviluppare il dibattito sul migrant banking all interno dello studio delle migrazioni e dell'economia assume quindi una notevole importanza strategica: con i suoi risvolti esso può infatti costituire la prima tappa per una piena cittadinanza economica del migrante, e agevolare attraverso questo passaggio 1 Fonte: stime Centro Studi Unioncamere Istituto Guglielmo Tagliacarne,

6 fondamentale una sana integrazione nel segno del rispetto reciproco. In questo senso l accesso ai servizi bancari si caratterizza come uno strumento ulteriore per favorire l attivazione di un circolo virtuoso fra cittadinanza economica e cittadinanza sociale. Due sono i versanti dell'accesso degli immigrati alla bancarizzazione: da un lato si tratta dell'apertura di un mercato promettente ed in prospettiva redditizio, dall'altro però costituisce anche un intervento importante per aiutare a superare i momenti difficili dell'immigrato facilitandone l'integrazione. L immigrato abbandonato ed escluso dalle varie istituzioni pubbliche e private si può trovare invece facilmente emarginato e sospinto verso situazioni di potenziale violenza suscettibili di creare danni sociali estremamente gravi. La sua inclusione deve essere agevolata da tutte le istituzioni pubbliche e private e anche dai singoli cittadini che molto spesso non comprendono la ricchezza culturale ed economica che questi uomini e queste donne apportano al nostro paese. Se queste considerazioni si possono applicare in generale a tutti i paesi, il problema della financial exclusion o della popolazione unbanked è ancora più marcato in quelli in cui le necessità quotidiane dei singoli sono molto spesso soddisfatte attraverso l uso di servizi bancari. Il fenomeno della cosiddetta bancarizzazione 2 degli immigrati è un fenomeno a lungo non considerato sia dai ricercatori che dalle banche. L interesse per l emigrato come operatore economico sembra iniziare solo a partire dal In quell anno viene infatti realizzato il primo prodotto bancario confezionato sui suoi bisogni. L iniziativa, presa dalla Banca popolare di Milano e successivamente dal Monte dei Paschi di Siena, rimane però l unica di un certo peso fino al 2004 (vedi allegato). Soltanto a partire da questa data, soprattutto per volontà dell ABI e con i tavoli di discussione voluti da Enzo Maria Napolitano intorno al welcome marketing, il migrant banking ha cominciato ad entrare a pieno titolo nella realtà finanziaria italiana. Oggi stiamo attraversando una particolare fase di transizione in cui il migrant banking si sta ormai staccando dai connotati del social banking proiettandosi a pieno titolo come il mercato chiave per la crescita del retail bancario in Italia. Su questo terreno si sta giocando la vera battaglia concorrenziale delle banche italiane. Questa presenta proposte innovative di servizi bancarie affiancate e sempre più ricercate leve commerciali per soddisfare i particolari bisogni bancari degli immigrati. Raro è il fatto che fino ad oggi in una società in cui ci si sfida su nicchie tanto esigue da risultare poi asfittiche e in cui se ne cercano sempre di nuove si siano dedicate così poche energie a questa realtà emergente. Questa nostra tesi costituisce lo sviluppo di un nostro lavoro precedentemente pubblicato 3 nel quale avevamo cominciato a mettere a fuoco alcuni aspetti delle relazione tra banche e immigrati. 2 È questo il termine usato in letteratura, nonostante la sua incredibile cacofonia, per riassumere il concetto di inclusione bancaria. 3 N.Borracchini, Banche e Immigrati:credito, rimesse e finanza islamica, Microplutografia, Pacini Editore, Pisa,

7 Indagini da noi successivamente svolte hanno permesso una analisi più approfondita del fenomeno scoprendo diverse sfaccettature di quello che è un mercato in continua evoluzione sia dal punto di vista quantitativo e che da quello qualitativo. Lo studio di best practices, di strategie aziendali, insieme ad un impianto più comparativo mi hanno consentito di avere una prospettiva più ampia e sviluppare nuove riflessioni sul migrant banking per tentare anche di comprendere le possibili evoluzioni future di questo mercato. 7

8 L IMMIGRAZIONE IN ITALIA 1.1 Il Macroambiente: aspetti quantitativi. Il macroambiente è solitamente definito come il contesto generale all'interno del quale si muove l'impresa. Esso è costituito da variabili esterne come l'ambiente economico, demografico, culturale, politico, naturale e tecnologico (Grafico I). Di solito le aziende non hanno nessuna opportunità di influenzare questi ambienti. Tuttavia vi sono alcuni casi in cui l'industria, intesa come insieme di imprese, o addirittura una singola impresa possono modificare in maniera sostanziale lo stesso macroambiente. Per attenerci ad un caso del mondo bancario basti pensare alla pesante ricaduta della larga concessione di mutui sub-prime negli Stati Uniti. Tutti gli uomini di marketing, compresi quelli delle banche, devono guardare attentamente al macroambiente per capire appieno dove e come muoversi. Come vedremo in questo capitolo sono state proprio le variabili esterne enunciate in precedenza che hanno posto in Italia il migrant banking come il nuovo terreno di battaglia del mercato retail bancario. Ovviamente chi è riuscito ad intravedere per primo le opportunità è riuscito a beneficiarne maggiormente e ad acquisire diversi vantaggi competitivi. L'importanza del macroambiente non può essere sottovalutata. Per comprendere appieno il rapporto tra banche e immigrati sarà dunque necessario iniziare ad analizzare il fenomeno migratorio in Italia adottando una prospettiva molto ampia. L'ovvia relazione tra dimensioni della popolazione e numero di servizi bancari richiesti fa si che le dimensioni e le previsioni di crescita siano assolutamente cruciali. Anche nella lettura dei dati statistici dobbiamo tuttavia ricordare che le persone immigrate uomini e donne portano con sé storie e valori personali e collettivi che hanno un peso a volte decisivo. Comprendere e includere gli immigrati anche nel settore del credito è soprattutto una sfida culturale. Per affrontare questo tema e per cogliere tutta la complessità di un fenomeno che non può essere compreso se non considerato nella sua globalità è sicuramente necessario un approccio multidisciplinare, capace di recepire l apporto di discipline quali la sociologia, la demografia, l antropologia e le scienze della comunicazione. 8

9 Il macroambiente per il migrant banking (Grafico I) Il fenomeno delle migrazioni è caratterizzato da una prima e fondamentale distinzione tra quelle interne e quelle internazionali. Le prime derivano dalla cosiddetta mobilità interna, ossia da movimenti di popolazione entro i confini dello Stato. Le seconde, alle quali è dedicato questo lavoro, dalla mobilità internazionale. Nonostante vi siano elementi di analogia tra le due forme di mobilità geografica, a partire dalle motivazioni che possono spingere alla migrazione ( per esempio la ricerca di un lavoro) vi sono differenze fondamentali. In primo luogo le migrazioni interne sono libere mentre quelle internazionali sono ormai soggette a norme legislative stringenti in quasi tutte le economie sviluppate. Inoltre le migrazioni internazionali hanno in genere un effetto più traumatico per il migrante e qui gli istituti di credito possono fare molto per comunicare e offrire concretamente soluzioni per i differenti processi di integrazione. Il fenomeno delle migrazioni internazionali ha sempre accompagnato la storia dell umanità, ma negli ultimi decenni ha assunto dimensioni quasi universali e significati sempre più complessi. Tutti i 9

10 governi - nessun continente escluso - sono stati chiamati a confrontarsi con esso e con le sue nuove caratteristiche. Motivazioni e cause sono state oggetto di innumerevoli studi e convegni, che hanno documentato e messo in luce gli effetti macroeconomici ma anche la drammaticità dei modi in cui molte migrazioni avvengono. Le attuali migrazioni transnazionali si configurano come un processo altrettanto dirompente delle grandi migrazioni dei secoli XIX e XX. In questi anni i flussi migratori sono a loro volta parte e frutto dell epoca della globalizzazione. Essi infatti arrivano a coinvolgere pressoché tutti i paesi del mondo, accompagnano le trasformazioni interne delle economie capitalistiche e di conseguenza i mutamenti sociali. Questa globalizzazione del fenomeno migratorio trova riscontro nella diversificazione della composizione per nazionalità della popolazione immigrata, nella dispersione degli immigrati della stessa origine in diversi paesi. Volontariamente o per necessità costoro, hanno trasferito, temporaneamente o in maniera definitiva, la propria residenza in un paese straniero e in base all'etnia di appartenenza differenti saranno i modi di consumo, le abitudini e il bagaglio culturale compreso quello finanziario. Studiare a fondo e comprendere i numeri di questo fenomeno è di cruciale importanza per comprendere il rapporto oggetto del nostro studio relativamente all'italia. Secondo l Istat al 1 gennaio 2008 gli immigrati regolari sarebbero stati 3,5 milioni di persone, il 5,8% per cento del totale dei residenti 4 (Tabella I). Popolazione straniera e bilancio demografico 31/12/ /12/2007 (Tabella I) Fonte: Istat ISTAT, Rapporto annuale. La situazione del paese nel 2007, RTI Poligrafica Ruggiero, Avellino,

11 Riportiamo di seguito anche la stima della popolazione immigrata residente in Italia della Caritas/Migrantes, istituzione tra le più autorevoli in materia di immigrazione nel nostro paese, aggiusta e rivede i dati dell'istat principalmente per gli immigrati regolarmente presenti che non hanno ancora completato l'iter burocratico relativo all'iscrizione all'anagrafe. Stima Caritas/Migrantes della presenza straniera regolare, comunitaria e non comunitaria al (Tabella II) Residenti stranieri al Pratiche di residenza in arretrato risolte nel corso del Nuovi occupati nel Nuovi lavoratori autonomi venuti dall estero nel 2007 (comunitari e non) Nuovi nati da entrambi i genitori stranieri nel 2007 (stima) Minori non comunitari ricongiunti nel corso del Altri familiari non comunitari ricongiunti nel Soggiornanti non comunitari venuti per altri motivi nel Comunitari venuti per ricongiungimento familiare o per altri motivi nel Comunitari venuti nel 2007, senza registrarsi, in previsione di un loro insediamento Stima presenze regolari totali al Fonte: Immigrazione dossier statistico 2008, Caritas/Migrantes Tra i fenomeni che hanno contribuito al flusso migratorio nel 2007 quello di maggior rilievo riguarda l'entità del saldo migratorio con l'estero dovuto ai nuovi occupati e ai comunitari, in prevalenza romeni, venuti nel 2007 in previsione di un loro insediamento sfruttando anche i network familiari/nazionali già presenti sul territorio italiano. Il saldo netto stimato per il 2007 è di oltre circa un milione di unità, più che doppio rispetto a quello osservato nel 2007, , ed in continua crescita rispetto agli anni passati (2006, oltre unità, e nel 2005, oltre ) 5. Si tratta del livello più alto in assenza di provvedimenti di regolarizzazione, ed è in gran parte il risultato dei consistenti ingressi di cittadini neocomunitari, in particolare rumeni poiché il Governo non ha utilizzato il regime transitorio messo a disposizione dell Unione Europea che permetteva una limitazione per i flussi migratori provenienti da Romania e Bulgaria 6. La dinamica strutturale di questo fenomeno è però ancor meglio riscontrabile nell elevato numero di domande presentate in occasione del Decreto Flussi che stabilisce le quote di ingresso per i lavoratori extracomunitari: circa , a fronte di una quota massima programmata di ingressi nel Sebbene sia possibile valutare quale sarà l impatto di quest ultimo 5 ISTAT, Rapporto annuale. La situazione del paese nel 2007, op. cit. 6 La direttiva comunitaria del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 (Direttiva 2004/38/Ce) sul diritto di circolazione e soggiorno dei cittadini dell Unione e dei loro familiari è stata recepita dagli Stati membri con modalità simili nella sostanza. L adozione di questa normativa, a regime, permetterà ai cittadini comunitari che esercitino un attività lavorativa, o che dispongano di propri mezzi di sostentamento come pure ai familiari di cittadini che rientrino nelle due precedenti categorie, di poter soggiornare liberamente in uno dei paesi dell Unione. In Italia la direttiva ha trovato attuazione con il d.l. n. 30 del 6 febbraio 2007 entrato in vigore l 11 aprile

12 provvedimento sull incremento della popolazione straniera regolare (al momento non sono state previste misure per l ampliamento delle quote disponibili), occorre sottolineare il numero elevatissimo di richieste e presumibilmente il corrispondente potenziale di immigrati regolari presenti in Italia. Popolazione Immigrata per nazionalità e sesso (Tabella III) Fonte: Istat 2008 Tra dieci anni l incidenza dell immigrazione sarà raddoppiata e verranno superati i valori che oggi si riscontrano in Germania, soprattutto a causa dell evidente calo demografico. In questa sede non è possibile affrontare in dettaglio il fenomeno demografico, anche se uno sguardo più approfondito sarebbe indubbiamente di grande interesse. Per comprendere in breve quali saranno in futuro il peso e l importanza dell immigrazione per il nostro paese, e dunque di riflesso anche per gli istituti di credito, è peraltro opportuno riportare almeno qualche dato estremamente significativo. 12

13 Non dimentichiamo che uno dei motivi che ha portato all importanza della componente straniera nel mercato del lavoro è il progressivo invecchiamento della popolazione italiana il cui indice di vecchiaia è cresciuto repentinamente 7. Nel 2005 esso registrava di 138 anziani per 100 giovani, al 1 gennaio 2007 era cresciuto a 139,9 e si prevede che nel 2030 arrivi a 222 e nel 2050 a 264. Questo significa che nel 2050 la popolazione sarà composta dal 33,6% di ultrasessantacinquenni e che i giovani sotto i 14 anni saranno appena il 12,7% 8. Questa proporzione sarà anche dovuta al basso tasso di fecondità delle donne italiane,1,3 figli per donna 9, ben sotto al cosiddetto tasso di ricambio di 2,0. Da questo punto di vista l immigrazione è fondamentale e avrà un peso sempre crescente sia per importanza strategica che per quantità nel tentativo di allargare la sempre più stretta base di quella piramide rovesciata che sarà la nostra struttura demografica per età. Il ruolo ricoperto dall immigrazione sarà vitale per una futura crescita economica del nostro paese e di riflesso per tentare di risolvere o quantomeno di arginare il problema pensionistico che una piramide demografica così sbilanciata comporta. Piramide demografica e previsioni demografiche (Grafico II e II bis) 10 Fonte: Istat, La formula per calcolare l indice è: (Persone 65 anni/persone 14 anni)*100 8 Istat, Statistiche Demografiche, Tutti questi dati e le relative previsioni sono tratti da ISTAT, Le prime due figure sono tratte del rapporto ISTAT 2006; Le ipotesi di previsione per la popolazione in Italia sono tratte dalla sezione demografica dell ONU: in quest ultimo grafico sono presentate le stime secondo una visione alta, media e bassa della crescita demografica del nostro paese. La stessa fonte ONU ed il consensus tendono a optare per una stima che coincide con la media. La maggior parte dei demografi tuttavia sostiene che il flusso di immigrazione netta sia ben superiore alle persone all anno e soprattutto che questo dato sia in continua crescita sia per il maggiore tasso di natalità sia per i nuovi flussi destinati a crescere in maniera inversamente proporzionale alla diminuzione della popolazione italiana in età lavorativa. 13

14 Si tratta dunque di un fenomeno vistoso e repentino: solo nel 1970 gli immigrati in Italia erano infatti appena Ma dal 2001 a oggi il tasso di incremento è stato del 230%. Secondo le ultime stime nel 2016 il numero di immigrati in Italia potrebbe oscillare tra un minimo di 5,5 milioni a un massimo di circa 7 milioni 11. Questo drastico aumento sarà determinato anche dalle nascite destinate - tra gli immigrati- a raddoppiare o anche a triplicare. Secondo le ultime stime i minori immigrati dovrebbero oscillare sempre nel 2016 tra un minimo di 1,395 milioni e un massimo di 1,720 milioni. Significativo è dunque l alto tasso di natalità (Tabella IV). Nuovi nati da genitori regolari. (Tabella IV) Anno Nuovi nati da immigrati % sui nuovi nati in Italia ,8% ,5% ,1% ,2% ,4% ,3% ,3% Fonte: Caritas Migrantes 2005 e Istat Questo dato va letto anche alla luce del trend opposto che vede le nascite da madri italiane in 11 XII Rapporto ISMU sulle immigrazioni

15 continua diminuzione a livello nazionale riducendosi, rispetto al 1995, di unità mentre le nascite da madri straniere aumentano di unità. Variazioni annuali delle nascite per cittadinanza della madre, Anni (valori assoluti). (Grafico III) Alla Tabella IV si devono aggiungere i figli nati da coppie in cui almeno uno dei genitori non sia di cittadinanza italiana ( circa il 14,3%): una delle novità più interessanti emerse in Italia nell ambito dei comportamenti familiari. La maggior parte di questi figli - più precisamente 2 su 3 - nasce all'interno di un matrimonio misto. Si tratta di un fenomeno ancora contenuto riguarda infatti il 12,5% di tutte le celebrazioni del 2005 e ben il 14,6% del 2006 ( ) ma di grande rilievo sia per il continuo e rapido incremento (erano solo il 4,8% del totale nel 1995) 12, sia perché rappresenta uno degli indicatori più significativi del processo di integrazione delle comunità immigrate nel nostro Paese. All'interno di questo fenomeno si devono segnalare anche i matrimoni in cui l'uomo italiano sposa una donna che non lo è. Si tratta di circa matrimoni nel 2006, e interessa prevalentemente donne dell'est Europa (48,2%) 13. Questi dati, associati al dato dell età media (30,4 anni per gli uomini e 31,4 per le donne contro i rispettivi 40,1 e 43 di uomini e donne italiani 14 ), ci suggeriscono di adottare un ottica di più lungo periodo e mettono maggiormente in evidenza il peso che gli immigrati avranno in Italia nei prossimi anni. Lo stesso ex-ministro Ferrero in occasione della Assemblea Parlamentare Euro-Meditteranea (APEM) tenutasi a fine febbraio 2007 sostenne che l Italia ha bisogno di immigrati l anno soprattutto a causa del ridotto tasso di natalità e che a fronte di questa emergenza le leggi in materia di immigrazione devono essere infinitamente. Gli obiettivi sono quelli di facilitare l incontro tra offerta e domanda di lavoro e far sì che l immigrazione non sia un incidente di percorso ma un 12 ISTAT, Rapporto annuale. La situazione del paese nel 2007, op. cit., ISTAT, Rapporto annuale. La situazione del paese nel 2007, op. cit., ISTAT, Rapporto annuale. La situazione del paese nel 2007, op. cit.,

16 fatto strutturale 15. Significativa è anche l incidenza percentuale dei paesi di provenienza, che più avanti ci aiuterà a comprendere il peso dei gruppi etnici e il ruolo delle comunità. Siamo di fronte ad un puzzle etnico e culturale che nella storia del nostro paese non ha precedenti. Tanta ricchezza di varietà culturali non si riconosce più nel melting pot ma ostenta la sua cultura anche nei consumi. Di questo mercato le banche dovranno tenere conto. Incidenza percentuale dei paesi di provenienza (Grafico IV) Il dato di genere merita uno sguardo specifico. Non si deve infatti trascurare il fatto che la componente femminile ha addirittura un inaspettato tasso di occupazione del 51,2% 16. La regolarizzazione del lavoro domestico ha infatti avuto l'effetto anche di accrescere le comunità a prevalenza femminile. L incremento degli ingressi per ricongiungimenti familiari ha contribuito all aumento delle donne anche nelle comunità a prevalenza maschile. Nel 2007 si è raggiunto l equilibrio tra i sessi per il complesso dei cittadini stranieri residenti in Italia, anche se sostanziali differenze tra le comunità rimangono e in alcuni casi addirittura si accentuano rispetto al passato,. I cittadini provenienti dall Ucraina, dalla Moldova, dall Ecuador e dal Perù mostrano una netta prevalenza femminile, dovuta al gran numero di donne impiegate in attività di assistenza o lavoro domestico presso le famiglie, mentre tra i residenti africani e asiatici il rapporto è rispettivamente di 160 e 120 maschi per 100 cittadine straniere. 15 Dichiarazione del Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero in occasione della Assemblea Parlamentare Euro- Meditteranea (APEM), Roma, 26 febbraio ISTAT, Rapporto annuale. La situazione del paese nel 2007, op. cit.,

17 Un gruppo etnico è caratterizzato da un segmento di persone che hanno in comune esperienze collettive e tradizioni e partecipano insieme a varie attività sociali nelle quali l origine culturale ed il luogo di nascita sono prerequisiti decisivi. Il fitto interscambio tra membri della stessa comunità crea uno spazio relazionale e sociale privilegiato che le banche potranno utilizzare per inserirsi e diffondersi all interno delle comunità stesse comprendendo e rispettando i diversi bisogni e i timori che queste persone possono provare nel loro processo di integrazione. La diffusione sul territorio è decisamente influenzata dall offerta di lavoro, la cui ricerca costituisce la spinta principale all emigrazione. Diffusione sul territorio della popolazione immigrata (Grafico V) Fonte: Istat, Rapporto annuale. La situazione del paese nel Allo scopo di valutare il differente impatto dell immigrazione sul territorio è opportuno misurare l incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti. Tale incidenza, che a livello 17

18 medio nazionale è pari al cinque per cento al 1 gennaio 2007, è massima nel Nord-est (7,2 per cento), leggermente inferiore nel Nord-ovest (6,8 per cento) e più ridotta al Centro (6,3 per cento). Nel Mezzogiorno il valore è molto più contenuto e pari all 1,6 per cento. Un aspetto poco conosciuto dell immigrazione è il livello di istruzione degli immigrati dal quale risulta che questi ultimi sono mediamente più istruiti degli italiani. Lo si può affermare con certezza sulla base dell ultimo censimento: tra i residenti stranieri i laureati sono il 12,1% mentre tra gli italiani sono solo il 7,5%; i diplomati il 27,8% contro il 25,9% e coloro che hanno conseguito la licenza media il 32,9% contro il 30,1% 17. Tra le sole donne immigrate, poi, il livello di istruzione è persino più alto. Queste competenze tuttavia non sono adeguatamente valorizzate dato che il maggior numero di assunzioni è nel settore della produzione e dei servizi a basso valore aggiunto. In Italia l'occupazione totale nel corso del 2007 è cresciuta, rispetto al 2006, dell'1,0% nel Nord Italia, con unità in più. Di queste il 70%, circa , sono ascrivibili ai lavoratori stranieri. Per quanto riguarda il Centro, invece, la crescita è stata maggiore e pari al 2,5% con unità, di cui gli stranieri sono poco meno della metà cioè Dopo il marcato trend di crescita che ha contraddistinto il 2006, il tasso di occupazione degli stranieri è sceso dello 0,2 % attestandosi al 67,1%. In particolare per gli uomini è stata registrata una flessione di meno 0,9% con un tasso di occupazione medio dell'83,3%. Per le donne straniere invece c'è stata una crescita delle assunzioni di 0,6%, e l'occupazione si è così attestata al 51,3% 18. Secondo uno studio Unioncamere 19 nel 2006 un posto di lavoro su quattro era destinato a lavoratori immigrati. Lo stesso rapporto è confermato anche per il 2008 dalla Caritas Migrantes 20. Confrontando i valori con il dato di un immigrato su 3 lavoratori assunti nel 2003, anno in cui ebbe luogo una massiccia regolarizzazione tale studio suggerisce che questa dinamica potrebbe essere indicativa di una maggior cautela e di un maggior realismo nella valutazione effettuata dalle imprese delle opportunità offerte dal lavoro immigrato. I valori del 2006, confermano comunque, il carattere strutturale della domanda di lavoratori immigrati e indicano una propensione ad assumere lavoratori stranieri ben superiore alla stessa incidenza percentuale della manodopera immigrata sulla popolazione in età lavorativa (pari al 6,1%) 21. La pesantezza delle mansioni da svolgere, la mobilità 17 I. Cagnazzo - F. Miglietta - A. Omarini, Il Migrant Banking: esigenze della clientela immigrata e modelli di servizio per l offerta, Roma, Bancaria editrice, Fonte Dossier n. 23 di luglio 2008 del Servizio studi del senato sul mercato del lavoro. 19 Fonte 20 Dossier Caritas Migrantes Indagine Unioncamere,

19 dovuta allo spostamento dei cantieri di lavoro, l esposizione ai fattori climatici, la relativa insicurezza dell impiego e lo stereotipo di lavori socialmente degradanti allontanano da questi comparti i giovani italiani, anche quando siano privi di titoli di studio medio - alti, generando e ampliando il bisogno di nuovi lavoratori immigrati per il nostro sistema produttivo. Ricordiamo poi che soprattutto nell edilizia e nel settore agricolo vi sono altissimi tassi di sommerso che non compaiono in questi dati. Esclusi questi lavori irregolari si parla sempre del 9% della forza lavoro in Italia. Nonostante questi lavori pesanti, i lavoratori stranieri in fabbrica si sentono accettati dai colleghi e apprezzati dal capo. Dicono però di essere sottoutilizzati rispetto alla propria professionalità e lamentano l assenza di percorsi di carriera. Addirittura su un campione di mille lavoratori extracomunitari il 74% dichiara di sentirsi perfettamente integrato nel lavoro 22. L inserimento nel mercato del lavoro e ancora di più nel lavoro irregolare è molto spesso condizionato dal network costruito dagli stranieri nel paese ospitante. Questo sistema di legami provvede non soltanto a procurare offerte di lavoro al nuovo arrivato ma anche a fare da garante presso il datore di lavoro, soprattutto verso persone dello stesso gruppo etnico. È inoltre ovvia la preferenza per individui legati da valori affettivi e cioè da legami di parentela o da rapporti di amicizia che esistevano già nel paese di origine. Queste reti suppliscono anche a forme di discriminazione come emerge da una indagine condotta dall IOL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) che ha evidenziato un dato che non può non sorprendere negativamente: nel nostro paese un magrebino deve presentare domanda e documentazione per un posto di lavoro almeno tre volte in più di un cittadino europeo, per avere una risposta sull avanzamento della sua candidatura, pur possedendo le identiche qualifiche di un italiano. Quanto alle seconde generazioni, al momento di presentare domanda di candidatura anch esse vengono discriminate sulla base del loro cognome nonostante siano a volte già cittadini italiani. L attitudine dell immigrato nei confronti del mercato del lavoro sta però cambiando radicalmente. Fino al l immigrato riteneva che il lavoro irregolare fosse un ottima maniera per guadagnare in fretta per poi tornare velocemente nel suo paese di origine con un capitale. Oggi anche nel caso di periodi di breve permanenza prevale il tentativo di farsi regolarizzare il prima possibile sia per potere usufruire dell assistenza medica molto importante per la tipologia di lavoro prevalentemente svolta dall immigrato sia perché l idea di stabilirsi in Italia si sta sempre più radicando e il lavoro regolare rappresenta una prima importante tutela contro sfruttamento e precarietà che possono ostacolare il raggiungimento dell obiettivo del progetto migratorio. 22 Ricerca IRES- CGIL, Marzo

20 Le proiezioni demografiche che abbiamo presentato (Grafico II) rafforzeranno anche il bisogno di badanti per le persone anziane facendo crescere il bisogno di nuovi immigrati non solo per lavorare ma anche per accudire coloro che con il progredire dell'età non sono più totalmente autosufficienti. Questo mercato oggi è occupato per l 80% da donne immigrate: quasi persone. Il profilo tipico è una signora sui 40 anni, diplomata, originaria dell Est Europa (Romania, Ucraina, Albania), che guadagna in media 700 ai quali si aggiungono molto spesso vitto e alloggio, manda tutti i risparmi al marito e ai figli rimasti nel paese di origine 23. In futuro questo originale modello italiano della cura degli anziani in alternativa alle case di riposo rese tristemente famose per frequenti scandali è ulteriormente destinato a crescere. Gli istituti per anziani hanno un costo medio di mensili, assai più consistente rispetto ad una collaboratrice domestica che ne costa solo 700. Inoltre questo modello tiene insieme virtuosamente tre fattori sociali molto importanti: il mantenimento della persona anziana nel contesto familiare, l integrazione degli immigrati e l occupazione femminile. Spinti da un desiderio di ascesa sociale, spesso intrinseco nella natura stessa della migrazione, e di non lavorare sempre come subordinati, soprattutto se in possesso di un alto grado di istruzione, sono sempre di più gli stranieri che dopo qualche anno di permanenza in Italia danno vita a ditte individuali. Al primo gennaio 2008 le imprese individuali di immigrati, che qualcuno in letteratura ancora si ostina a chiamare etniche, erano ben 225,408: circa il 6,51% delle imprese in Italia 24. Significativo è il loro contributo percentuale al saldo annuale delle imprese nel Gli imprese di immigrati extracomunitari hanno contribuito con l'iscrizione di nuove imprese a fronte della chiusura di ben imprese con titolare italiano 25. Questo importante dato mette in luce la crescente importanza dell'attività imprenditoriale immigrata superando decisamente la già ottima performance che nel 2006 aveva visto gli immigrati contribuire per il 34,34% alla creazione di nuove imprese 26. Ci teniamo a soffermarci su questo argomento per il sicuro ruolo da protagonista nel futuro dell economia italiana del fenomeno dell imprenditoria immigrata e per le successive riflessioni che svilupperemo sul rapporto tra imprese di immigrati e istituti di credito. Il bilancio del 2007 conferma l eccezionale vitalità dell imprenditoria immigrata a fronte della tendenza ormai consolidata alla diminuzione complessiva delle micro-aziende condotte da italiani. 23 «Il Sole 24 Ore», Lunedì 2 Aprile Il dato del 2007 è tratto dalla ricerca Unioncamere - Infocamere, Movimprese Secondo il Dossier Immigrazione Caritas-Migrantes del 2006 il tasso di crescita delle nuove aziende fondate da immigrati era del 27,3% nel 2004, 31,7% nel La stessa Camera di Commercio stima una crescita del 38,4% nel UnionCamere, Movimprese, Dossier Caritas Migrantes

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