Ronta 29 aprile Quand che a j arivet a capì che a n i capiva a ciacarè...

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1 Ronta 29 aprile 1944 Quand che a j arivet a capì che a n i capiva a ciacarè... Verso la fine di aprile il grande rastrellamento diretto a distruggere l 8a. brigata Garibaldi non è ancora terminato e già i nazi-fascisti si preparano a sferrare ulteriori colpi ai partigiani della pianura. Il 23 aprile in concomitanza con l allagamento della zona fra il Savio ed il Reno, a fini difensivi, viene rastrellata la zona di Alfonsine-Fusignano. [Forlì] 24 [aprile] = A seguito del rastrellamento operato in località Palazzone, territorio di Alfonsine, sono caduti in combattimento i patriotti fusignanesi: Giulio Argelli di anni 21 Giuseppe Ballardini di anni 20 Giovanni Faccani di anni 30 Severino Faccani di anni 37 Giovanni Ferri di anni 53 Francesco Martelli di anni 22 In Ravenna è stato fucilato Alvaro Tasselli di anni 21, catturato nella stessa località e pure nativo di Fusignano. Insieme ai tedeschi hanno preso parte al rastrellamento i militi. (...) Il Comando Tedesco di Ravenna vieta in modo assoluto l ingresso nel territorio inondato tra il Reno e il Savio, contrassegnato con i cartelli; proibito a chiunque la caccia ed il passaggio se non munito di un documento dello stesso comando, poiché non hanno valore i permessi rilasciati dalla federazione dei fasci repubblicani. [Forlì] 26 [aprile] = Un comitato nazifascista da relazione del rastrellamento di Fusignano avvenuto ieri l altro, ad opera del 1 Btg. Ettore Muti della g.n.r., in collaborazione con un comando germanico e di aliquote dell esercito e della polizia: otto ribelli uccisi, nove favoreggiatori arrestati, sequestro di armi e munizioni e rinvenimento di documenti relativi all attività partigiana. Le forze operanti, riunite a rapporto, sono lodate dal comandante germanico. (Dal diario di Antonio Mambelli - Forlì) Nello scontro a fuoco conseguente al rastrellamento effettuato in questa località dalle Brigate Nere e dai tedeschi, e nell incendio di un pagliaio persero la vita sette partigiani. Successivamente venne fucilato a Ravenna Ettore Zalambani, proprietario della casa dove si erano rifugiati. Essi erano: Giulio Argelli, Giuseppe Ballardini, i fratelli Giovanni e Severino Faccani, Giovanni Ferri, Bruno Fiorentini, Francesco Martelli. Nello stesso giorno i fascisti ed i tedeschi a pochi chilometri dal Palazzone, furono protagonisti di un altra azione repressiva alla Zancheta, a seguito della quale fu colpito a morte il partigiano Alfredo Ballotta e ferito Aurelio Tarroni che, sottoposto inutilmente a sevizie e torture perché parlasse, venne fucilato assieme a Ettore Zalambani ed allo slavo James Repez a Ravenna presso le mura esterne del cimitero. (Da:... e l alba giunse a Fusignano nel turbinio delle passioni politiche, delle guerre e della ricostruzione : ( ) / Giuseppe Fugattini. - Fusignano : Grafiche Morandi, 2001)

2 Pochi giorni dopo, il 29 aprile, è la volta della pianura cesenate, già segnalata dai tedeschi come zona pericolosa. Si dice che partirono due squadre di GAP un gruppo per Cesena, e uno per Cervia Venne fatto saltare un palone del alta tensione [a Cervia], e fu opera dei G.A.P. Cesenati, al ritorno il capo plotone [Aldo Fusconi] foro la bicicletta e busso la porta di una casa che conosceva per il lavoro che faceva (lo conoscevano tutti), qui ci fu la reazione tedesca, che spararono al impazata, i gap oramai andavano sicuri alle loro basi. Il giorno dopo [il 22 aprile] a Pisignano fu messo un cartello, Antug Partisan, e la zona da Pisignano a Cesena si andava sempre più esposta alla reazione nazifascista. (Vittorio (Quarto) Fusconi ) Le operazioni di rastrellamento dirette a colpire il comando della 29a. Gap vengono organizzate minuziosamente e sono precedute dall arrivo a Cesena del battaglione Mussolini Venezia Giulia, per dare man forte ai fascisti locali. 24 aprile E presente a Cesena, un battaglione Mussolini composto di elementi della Venezia Giulia; i più si trovano all Ordelaffi ; sono giovanotti freschi, robusti, ben vestiti. Hanno per Cappellano un Cappuccino in divisa. Si mostrano religiosi. Hanno fatto Pasqua collettivamente in Duomo. Il loro comandante è Ledo Nino. (Dal diario di don Leo Bagnoli - Cesena) Quei giorni lì ( ) io, il mio amico Giulianelli, Bibi Lasagna, ( ) Renzo Ravegnani, Celso Alfonso ( ) e qualche altro era suonato l allarme e nun par nun l era una scampagneda e andammo giù verso Celincordia. Sotto alla Cesuola di Celincordia. Mentre eravamo lì avdam s movas delle sterpaglie e scapa fora quatar-zenqv militi delle MM, slavi ( ) Fra l altro c era un bambino con loro. Uno della mia età. Aveva e mitra imbracciato così. Era successo che avevan sparato a a uno di loro qui davanti alla chiesa di San Bartolo. Non era morto subito e aveva indicato dove erano andati quelli che avevan sparato e lou j à capì che j era andè vers a Marturen, da cal perti che lè. E alora i ven da nun cun e mitra. I ved sti zuvan Cosa fate qui? Siam studenti e capirono. Uno dei miei amici aveva un iscrizione all Opera Balilla. Guarda che son studente, io son persino iscritto all Opera Balilla. E u i get e burdel Potevi mettere una fotografia. ( ) Poi ci mettemmo a parlare. A sami tot zuvan. Alora Giulianelli u i fa Va là, dammi una zigaretta cosa vuoi stare li a fare delle... E u i daset ona zigareta e pó i get Però, domani [29 aprile], gliela facciam pagar cara!. Quest a v e pos zuré. E me a get No. Chissa chi è stato poi noi qui a Cesena abbiamo un segretario del fascio che è forte E alora e fa lo Garafoni? ( ) Quest bisogna ch stasiva cun al mi paroli Lui era d accordo con i partigiani. E d accordo con i partigiani. Che noi è da un pezzo che vorremmo far delle rappresaglie. E lui ce le ha sempre fermate. ( ) E dé dop j à fat quel ch j à fat. (Guido Mattei 2003) Il 26 aprile sono inviati dal comando provinciale della GNR gli ordini relativi all esecuzione del rastrellamento: Dispongo che sia eseguita la seguente operazione all alba del giorno 29 aprile 1944, dislocando le forze operanti come segue: 1. Colonna di sinistra (150 fascisti) si porterà lungo la strada Dismano fino all altezza dell abitato di S. Andrea in Bagnolo, a tale punto distaccherà 50 uomini che si disporranno da S. Andrea in Bagnolo fino all altezza di Borgo Pipa. Compito: impedire la provenienza dalla destra dello schieramento e il passaggio del fiume Savio.

3 2. Colonna destra (150 Legionari del battaglione Venezia Giulia) si disporrà parallelamente alla via di Cervia fino al punto di confluenza della strada che da Villalta conduce a Pisignano (strada di confine). Da tale punto di confluenza, fino a Pisignano, distaccherà 50 uomini che si collegheranno a vista colla pattuglia fascista di Borgo Pipa. Compito: impedire l uscita dal cerchio di ogni elemento. Queste colonne, con le relative pattuglie distaccate come sopra detto, dovranno trovarsi schierate sul posto alle 5 precise del a) Colonna di sinistra (60 legionari) seguendo la via che da Cesena porta a Martorano, Borgo di Ronta, S. Martino in Fiume, Borgo Pipa, lasciando sulla propria sinistra il corso del fiume, rastrellerà minutamente il terreno perquisendo rigorosamente uomini o abitazioni dei centri citati. b) Colonna centrale (60 legionari) partendo all altezza del km. 3 delle strada di Cento [Cervia], con direzione di marcia Bagnile, concorrerà alle operazioni indicate per la colonna di sinistra, giungendo fino a Bagnile dove eseguirà direttamente le medesime operazioni. c) Colonna di destra (60 legionari) partendo dalla confluenza delle strade di Osteriaccia con la via di Cento [Cervia], punterà direttamente su S. Giorgio di Cesena e Bagnile col compito identico alla colonna di sinistra e di centro. Le tre colonne indicate inizieranno il loro movimento alle ore 5 precise del giorno 29 aprile XXII. ORDINI DI MASSIMA COMUNI A TUTTE LE COLONNE Passare per le armi immediatamente sul posto chiunque venga trovato in possesso di armi. Arrestare e tradurre a Cesena chiunque sia trovato senza documenti di identificazione. Requisire eventuali armi da caccia trovate nelle case. Non rintracciando nelle abitazioni elementi già designati quali sospetti in genere prelevare l elemento maschio più idoneo, diffidando i familiari a far presentare, entro quarantotto ore, al comando G.N.R. il ricercato. Tutti i renitenti alla leva saranno arrestati e tradotti a Cesena. Operare con estrema decisione ed immediatamente risolvendo sul posto ogni caso dubbio con giusto criterio di severità e serietà. Durante l esecuzione delle operazioni assicurerà l ordine pubblico nella città di Cesena il Commissario di Polizia in unione col comandante del gruppo presidi della G.N.R. Il Commissario di polizia sostituirà, con gli elementi assegnatigli, il Battaglione Venezia Giulia nei posti di guardia fissi alla Centrale elettrica e alla T.I.M.O. Il Btg. Venezia Giulia conserverà la propria guardia alla T.O.D.T.. Tutti gli arrestati saranno concentrati presso le carceri di Cesena a cura del Btg. Venezia Giulia a disposizione di questo comando provinciale. (Ordine di operazione del colonnello comandante del comando provinciale della GNR Gustavo Marabini al Comando Btg. della guardia Venezia Giulia di Cesena, al Comando gruppo presidi GNR di Cesena... Cesena, 26 aprile Riportato in: Resistenza in Romagna / S. Flamigni, L. Marzocchi. - Milano : La Pietra, c1969 ) Questi gli ordini del comandante del battaglione Venezia Giulia ai propri reparti: Pertanto dispongo: Colonna di destra Sbarramento Al comando del Capitano Bralda Vittorio - forza 90 uomini della 1a. compagnia - 40 uomini della 11a. compagnia al comando del Ste. Venturini Leo, partirà dalla caserma alle ore 1 antimeridiane, farà montare in bicicletta 40 uomini che distaccherà come da ordine di operazione per prendere collegamento.

4 Armamento individuale - moschetto con quattro caricatori e tre bombe a mano - armamento di reparto. Colonna di sinistra Operante Al comando del Ten. Miceu Giuseppe - forza 60 uomini della 4a. compagnia al comando dell aiutante Veturelli Annibale. Partirà dalla Caserma alle ore 4,30 precise ed arrivata a Borgo Pipa racchiude l operazione stabilendo il collegamento con i fascisti della colonna del centro nei pressi delle Roscelle [Rosette]. Porterà quattro biciclette per i collegamenti. Colonna operante del Centro. Al comando del Sten. Finestra Aimone - forza 15 uomini della 4a. compagnia - 45 uomini del plotone comando esploratori al comando del Ste. Bornaccini Sergio. Partirà dalla caserma alle ore 4 precise. Arrivata a Bagnile dislocherà una pattuglia verso le Roscelle [Rosette] e prenderà il collegamento con la colonna di sinistra. A Bagnile dovrà inoltre prendere il collegamento con la colonna operante di destra. Armamento come quello delle altre colonne operanti. Porterà con se 4 biciclette per i collegamenti. Colonna operante di destra Al comando del Ten. Spazzoli Romeo - forza 30 uomini del plotone comando esploratori al comando dell aiutante Blanchet Francesco - 30 uomini della 2a. compagnia al comando del Sten. Tirribili Giancarlo. Partirà dalla caserma alle ore 3,30 precise. Porterà con sé 4 biciclette per i collegamenti. Arrivata a Bagnolo prenderà collegamento con le altre colonne. Effettuato il collegamento l operazione avrà termine. Il Ten. Spazzoli avrà cura di avvisare a mezzo porta ordini il Cap. Bralda della fine della operazione. Tutti i reparti rientreranno in caserma portando i prigionieri e facendo la strada già percorsa nell andata. Tutti i fascisti che operano con noi hanno per distintivo un bracciale bianco con la dicitura P.F.R.. Ad evitare spiacevoli incidenti prego vivamente i comandanti delle colonne di avvisare tutti i legionari di questo: Disposizioni di massima per tutti Posto di pronto soccorso. - Il Sten. Medico Musini dott. Attilio e l infermiere con la borsa di sanità seguiranno la colonna che partendo dal km. 3 della strada di Cervia al bivio Osteriaccia e si porterà a Bagnile. Avrà a disposizione l autovettura balilla con l autista legionario Vogli Romolo. Stante all ampiezza della zona da rastrellare ogni comandante di colonna agisca di iniziativa. Solo per gravissimi motivi avviserà il comandante del battaglione che avrà il suo posto di comando e seguirà la colonna che opererà sulla strada Cesena Martorano Borgo di Ronta - S. Martino in Fiume Borgo Pipa. Il Sten. Gunella Pietro raccoglierà tutti gli uomini liberi dal servizio e formerà un plotone che rimarrà in caserma pronto a partire dietro mio ordine. Con il comando di Btg. Parteciperanno il Ten Coluccia ed il legionario Bassi Bruno. Il ten. Solaro Antonio disporrà affinché alla truppa prima di uscire dalla caserma venga distribuito il caffè caldo senza che ciò intralci le operazioni di preparazione dei reparti. (Disposizioni del comandante del Btg. Venezia Giulia cap. Ledo Nino, per l organizzazione del rastrellamento del 29 aprile Riportato in: Resistenza in Romagna / S. Flamigni, L. Marzocchi. - Milano : La Pietra, c1969) Dall aumentata capacità offensiva dei fascisti locali, indice di una ormai avvenuta riorganizzazione e dall arrivo in città del nuovo battaglione Mussolini,

5 si poteva intuire che, prima o poi, sarebbe stata attuata una qualche forma di rappresaglia. In effetti lo si temeva e i timori degli antifascisti si concretizzarono quando una soffiata avvertì che si stava preparando qualcosa di grosso. L informazione però era vaga, non diceva né quando e né dove i fascisti avrebbero colpito e per questo non poté essere sfruttata nella maniera dovuta. Diveniva sempre più evidente che qualcosa di grosso stavano preparando i fascisti, con l arrivo degli ustascia inquadrati nel Battaglione M si sentiva il pericolo nel aria, e si era sul chi va la. (Vittorio (Quarto) Fusconi - manoscritto 2001) Tino: Quant ch i faset e rastrelament gros. Ma al vousi a glj era. Vittorio: Ah! J aveva avisè? Tino: E mi ba [Aldo Fusconi] e get cun la mi mama. S e ven ch u m zerca qualcun di ch a sò andè via. (...) Tino: (...) e furgon a ca mia il purtet via a e sabat. (...) Sé. Te t é int la ment me e te (...) a sgunfiesum, a e sabat [no, venerdì] matena, int al set, al set e mez, acsé, a sgunfiesum al rodi de furgon. Vittorio: No. A n um arcord. Tino: A i cavesum e... l atach de magnete. (Tino e Vittorio (Quarto) Fusconi )... e avevamo anche qualche collaboratore locale nench s l era da cleta perta. Avami nench chi sarvizi che lè. Perché avevamo le spie nei fascisti e qualcheduno di noi che a l ami instichì ad là era informatore. E io voglio ricordare (...) Pizzinelli Ivo [(Diego)] perchè era molto esposto (...) A noi giovani u s infurmeva sempra. Era uno dei nostri che fu incariché perché aveva delle amicizie cun e cos... e saveva sempra gnaquel... Del rastrellamento fu merito anche suo [se lo venimmo a spere in anticipo]. (...) sapevamo che j eva da vnì ma però non sapevamo il giorno preciso. (Otello Sbrighi 1998) Noi avevamo saputo qualcosa ma non ci credemmo fino all ultimo. C era un mio compagno che non si era sentito di andare coi partigiani ed era nel fascio, era iscritto con loro ma ci dava le notizie, si chiamava Pizzinelli Diego e mi auguro sia ancora vivo. [Quindi lo sapeste in anticipo?] Sì, con un anticipo di 3-4 giorni e poi i fascisti lo dissero pubblicamente. Perché quando quelli della MM andavano a fare le scorribande giù di qui, si fermavano nelle botteghe. Io in quel periodo non avevo lavoro, quindi non facevamo quasi mai niente, era difficile [da] trovare, a parte i contadini e qualche artigiano, quasi nessuno aveva lavoro... per cui eravamo sempre a spasso e sentivamo tutto. Si ebbe sentore ( ) che avrebbero fatto il rastrellamento, anche se non si sapeva il giorno esatto. Eravamo corsi un po ai ripari. I giovani più minacciati tagliarono la corda e andarono verso Bagnile. Ma non fu sufficiente perché il rastrellamento lo fecero nel comune di Cesena. Comunque bastava andare di là, ad esempio a Pisignano che era nel comune di Ravenna, e non succedeva niente. Così fece Fusconi [Aldo]. Non erano organizzati coi fascisti del confine, ad esempio quelli di Castiglione di Ravenna per andare anche di là. [Voi speravate che non arrivassero a Bagnile?] Pensavamo non arrivassero. (Otello Sbrighi - dattiloscritto 1983) [Quando c è stato il rastrellamento a Martorano eri lì?] Sì ero lì, dormivo a casa della Maria, mi alzai al mattino, sapevo pressappoco che c era il rastrellamento, perché... noi avevamo sempre la staffetta che arrivava e ci avvertiva. (Agostina Sbrighi dattiloscritto )

6 Maria Cucchi che aviso i partigiani che il 28 aprile avrebbero circondata tutta la bassa cesenate, e che avrebbero partecipato il battaglione Mussolini da noi venivano chiamati quelli della Dalmata Assassini dalla Cucchi si erano incontrati i dirigenti della resistenza Cesenate. (Vittorio (Quarto) Fusconi - manoscritto 2001) Quando il cerchio si chiuse, grazie a queste informazioni una parte dei partigiani e dei renitenti presenti nella zona si erano già messi in salvo. Mio fratello [Vito] scappò via. Scappò via la notte. Però io non mi ricordo il perché son stato a casa. Me lo son domandato dopo perché son stato a casa. (Giuseppe Alessandri ) Il dirigente politico Fusconi (...) Urbano [no, Giuseppe]. E ciapet via u s andet a rifiugié fuori provincia e me i m daset l incarich. Dop e rastrelament. I m daset l incarich ad purtei i boch. A lo. Era il soccorso rosso. (...) Al cnet purtè a Case Muré e me cun la mi bicicleta a strulghet... Tot la nota a m faset aiuté da la mi surela (...) a inscartuzè ben ben [i soldi] int e tub dla bicicleta. A i cavet la sela e pó a i infilet (...) un e pò clet, un e pò clet. Insoma che a j arivet a infilé tot. Andai a finire du ch i m eva indichè. Dovevo andare da una casa poco distante dal prete. Poi seppi che anche il prete l era... [antifascista?] Sé. (...) E invece la famiglia dove u s era rifugié lo, altra famiglia di antifascisti, la era subito prima. Dall altro lato... c era un po di viale... A pas a Matelga... Pasè Matelga u ngn era piò nisun problemi. (...) E dé dop. E dé dop. (...) Me andet da sta fameja, u n scapeva fora nisun in sta calera... e alora me a vagh da e prit. I m aveva det che l era... A vagh da ste prit ad Case Muré a i degh Me a vengh a degh da Cesena. Da e rastrelament (...) fin int e pont u j è ancora... u j è ancora ch i fa la guergia. Ch i m faseva di oc a Me! (...) E insoma che e get No. No. I v fat ben. L è cla ca che lè!. E lora a vagh in sta calera e a i get Guardì che me a n vagh via da qué. A que u j è un che u m à... u m à da vdei. Gji acsé ch u s faga avdé lo s an vlì fev vdei vuit. Parché l arspundeva sta dona da cal mez finestri. U j era i cop int e porgat a gli è tot fati acsé al ca contadine. Alora andet a là a finì int la stala. L era masé a là int la stala. A ciacaresm a lè a cnusesum e quel... a i daset nutizi de su por fradel [Gino Fusconi] (...) e tnet bota a lè e dop pó j i à brusé la ca. (Otello Sbrighi -1998) Abbiamo nascosto del grano durante il rastrellamento con degli amici, poi sono andato a Castiglione dai parenti per qualche giorno. (Primo Calbi in: che tutti i giorni ne morivano tanti come c è la malattia delle galline : / Istituto per la storia delle resistenza e dell età contemporanea. Ufficio di Cesena ; Classe 3 della scuola media Anna Frank. - Cesena, [1999]) Alcuni fra quelli che restarono riuscirono a salvarsi nascondendosi nei rifugi sotterranei, scavati segretamente dai contadini nei campi e nei pressi delle case. Quando c è stato il rastrellamento volevano mio fratello Nello, io dissi che non sapevo dov era. L avevo fatto [nascondere nel rifugio che avevo fatto costruire] io vicino al grano, in aprile. Lo dovevano portare via, che li hanno uccisi tutti quelli che cercavano. (...) Questo voleva sapere dov era mio fratello Nello e io dissi che non lo sapevo, lui s impose e mi disse Tu che mi dai del tu, quanti anni hai?. Io dissi Sono del 21 anch io e allora se mi dai del tu, anch io ti do del tu. Se vuoi mio fratello te lo vai a cercare. Mio padre quando vide che mi ero arrabbiata mi prese per i capelli e mi tirò in casa. Questo era un fascista non so se di Cesena o di dove... Quando tornarono indietro, mi ero nascosta, ma loro dissero e sentì mio padre Dobbiamo portare via quella iena di ragazza!. Andarono in casa ma non c ero, cercarono ma non mi trovarono più, sennò mi portavano via. (Clara Della Strada - dattiloscritto 1984)

7 Il proprietario del podere era Moreschini di Cesena, un fascista, un giorno mi chiamò in casa e disse Tu sei segnato lassù. Stai attento.... Il giorno del rastrellamento mi nascosi per questo motivo. Qui non successe niente. (Nello Della Strada ) Nella primavera del 1944 io, perché donna e meno in vista, giravo attraverso i campi quasi tutte le notti per andare a vedere dove erano i tedeschi e i fascisti per poter avvisare i ragazzi a mettersi in salvo. Nessuno poteva più dormire nel suo letto, avevamo fatto delle tane sotto il campo di granturco dove i giovani si rifugiavano entrando dai fossi, poi io andavo a chiudere con erba fresca il piccolo ingresso. Perché potessero respirare avevamo fatto delle piccole feritoie nel terreno e sopra ci si mettevano delle piante fresche di frumento che venivano cambiate spesso perché i tedeschi non potessero accorgersi di nulla al loro passaggio. (Natalina Calisesi in: Donne di Cesena contro il fascismo. - Cesena, 1975) [C era qualche possibilità di nascondersi?] C era, perché se eri dentro un pagliaio, in un rifugio interrato, potevi salvarti, sfuggire. Se ne sono salvati così. (Libero Evangelista - dattiloscritto 1983) In questo modo si salvò anche Berto Alberti (Battaglia), comandante provinciale dell organizzazione di pianura, che era in procinto di raggiungere la montagna, per assumere il grado di vicecomandante dell 8a. brigata Garibaldi e si trovava ancora in zona, probabilmente per il passaggio delle consegne a Luciano Caselli (Berto), che prendeva il suo posto e a sua volta lasciava il comando del battaglione cesenate a Fabio Ricci (Pini). Quando si è cominciato le prime lotte in campagna. Che si riusciva a colpire. Quando colpirono quel tenente della milizia no? E malgrado i rastrellamenti fatti... Mi trovai in mezzo proprio, a Martorano e tutta quella zona lì, che avevano circondato tutto... e che i compagni contadini si adoperarono a fare le fosse sotto terra per nasconderci chi era perseguitato e anche i familiari quando c erano i rastrellamenti. (Berto Alberti -1984) Altri, avvertiti dalle staffette riuscirono a fuggire all ultimo momento. Il famoso rastrellamento del 29 aprile so con sicurezza che appena i fascisti arrivarono a Martorano, in un lampo i compagni di Calabrina, Bagnile e San Giorgio furono a conoscenza del rastrellamento, tant è vero che molti antifascisti, molti giovani, riuscirono a nascondersi e molti a riparare nel comune di Cervia verso Pisignano, perché il rastrellamento era solo per il Comune di Cesena. (Libero Evangelista - dattiloscritto 1983) Dop (...) i fa ste rastrelament me a s era stè durmì a fora, insem cun me u j era Barbieri... Silvano, u j era Fagioli [Delio]... Strapaz, no? Insoma quatr o zenqv. [A sami andè] A durmì in dal ca in du ch i s tuleva. A m arcord che cla sera che lé a s era nenca strach me. A sema int un capan (...) A durmesun int un tinaz. E pó dop a vinsm a ca che duveva l es int al zencv e mez al sia e u j era la mi pora mama che la staseva só l ora. A get Dì, mama, a m stogl un po. Sta tenti, dal volti ch un capita qualcadun. Putena madongia! A n fagh temp ad cavem i scarpun... U j era e mi zé [Leopoldo Della Strada] u m fa segn e e dis Ciapa via!. J a vniva zo pr e viel cun la machina no? E alora me di dria da ca a saltet la finestra e a saltet int la mocia de stabi (...) e pu zó... un fler... arivet... arivet a aluntanem. Mo però d ogni tent a m afarmeva avdei... E ciou! J era firm a lè e alora me a ciapet... e andet a finì a Sanzorz e a incuntret... Parché a Sanzorz j aveva... j aveva cius al stredi. E a incuntret Barbieri, a incuntret Fagioli. Ecco nun trì e a ciapesum zó da Sanzorz vers... vers... vers Bagnil e arivesum a pasé... arivesum a pasè i cunfen. Arivesum a pasè sota a Pisgnen. Però a Bagnil, dria dla cisa ad Bagnil a incuntresum du ad Marturen... Zangal (...) quel ch e curiva... Senni e e su fradel [Rino]... quel ch e ciapeva al bicicleti a lè da l Itaglia [la sala

8 cinema] no? Lou i faseva di Senni no? E lora i get Dì, burdel! A Marturen [ci sono i fascisti]... Amo nenca a Sanzorz degh Indipartot! A putem stè cun vuit? Orca madongia! a degh Stasì pù!. Mo me aveva la pistola e aveva un britin che me a n sò in du ch u m sipa scapè. Nir, cun... Ros da que, nir a lé cun al franzi ch a gli caleva zó. L era un bret slavo. E sté britin che u m andeva propi ben, che me a m instimeva cun la pistola. Quand j avdet acsé i get Coiu! Me... mo... Dio boni! me qua, me là... E alora me a get Stasì da santì burdel. Me al sò ch a v so scomad. Me a vagh da par me e vuit degh andì da par vuit. Me degh sta roba che que... e bret al pos nench butè via, mo zerta roba, me, a n la bot via... Quii ch a n vo vnì cun me degh chi vega qui ch a n vo 'vnì... degh Me u m dispis mo... E alora dì. Strapaz, u l saveva e vins, no? Fagioli. Barbieri e vins. U j armanet i du ad Marturen che dop... i vins nenca lou. E arivesm a pasé (...) ad travers no? A s afarmesum a là tra un gren e un fler. Nun u s paret ch un c avdes nisun. Mo dop un pez, l era bela vers mez dé. Avdem na dona che la ven zó... l aveva una spurtina... e la ven da nun. La get Me ò vest da la finestra quand vuit a si vnu da que. Forsi avrì nenca fema!. La aveva un furmai acsé, un bucion da bei e un tiron d pen.(...) Nun an l avami miga vesta, no? Alora a magnesum e csé a dmandesum cum l andeva al robi. La get che a Bagnil u j era stè... Ancora u n sa. Mo però qualche cosa dis... La cuntet un po una masa ad robi. E alora me a i get E da Sbrofa? Parchè in ca mia... nun lè dla ca l era Sbrofa. Della Strada. Sbrofa i s ciameva. Lia la get A n sò gnent. Però burdel s a sò qualche cosa vuit stasì que no v muv, ch a nun tniva paura che me a ve vengn a dì. Quand e fo là vers al quatr e mez al zencqv, la ven e la get Ades un s sent piò gnent. A Bagnil l è poch chi è ndè via. Ades un s sent piò, me a cred ch i n sipa piò invel E lora dis sel suzest? Ah! dis L è suzest che a Bagnil in à mazè tri, quatar. Ades me an l ò int la ment. (...) E lora me a i dmandet Ma ad Sbrofa?. Quand ch a get Sbrofa. Putena madongia! La s afarmet a scor! Amo a putì dì. Tent intignamodi u n è miga gnent! Me ades a lè a n e sò... però qualche cosa l è suzest... Vuit ades sa v andì ca (...) prema d rivé a ca dmandin. (Ferdinado (Delio) Della Strada ) Fra questi anche Ernesto Barbieri, uno dei più ricercati. Io me la sono cavata bene, per il buco della serratura ( ) quando qualcheduno tornò indietro, la mattina presto e disse fanno il rastrellamento, la mia prima cosa fu andare da Barbieri [Ernesto]. Però ero qui nell angolo ( ) che vidi, sotto al portico da dove abitava Barbieri, che scappava. Qualcheduno era arrivato prima di me ad avvisarlo. Io, forte di questo tesserino [di militare in convalescenza per ferite di guerra] che avevo, non scappai Non scappai perché pensavo fosse il battaglione MM [dove nessuno mi conosceva]. Invece di dietro c erano tutti i fascisti di Cesena ( ) che presero mio cugino Che c era uno che ci conosceva un po così che suo padre era sciarpa littorio ( ) sono quelli che avevano ottenuto il riconoscimento che avevano marciato su Roma. ( ) ma il figlio non era così. E quando lo presero [il cugino] che lui tornava da Forlì dice Tu sei il figlio di Pissola! Perché Pissola è mio padre. Dice No. Io sono il figlio di Meraglio!. Questo qui conosceva bene Meraglio e sapeva bene che suo figlio era era un renitente no? Dice Peggio ancora! disse ( ) Tu sei suo figlio!. Quindi lo sapevano già [chi cercare] avevano l elenco. E andai giù, lì al bar dove c era l osteria di Biasini. E lì mi prese un sergente, dice Oh! Questo. No, mi prese uno delle SS e lì, per fortuna che c era il sergente che m era venuto in casa a farmi le perquisizioni. No dice lascia stare, questo l ho gia controllato io. Se no lui m avrebbe preso. Poi quando ho visto il vento che tirava me ne venni in casa e me ne stetti chiuso in casa. Era verso mezzogiorno sino alla sera. Alla sera vidi poi tutto Quelli che avevano preso, compreso la Flora [Marigotti], la moglie di Barbieri [Ernesto], compreso mio cugino, questo figlio di.. di Ammiraglio no? Che sfilarono e li portarono su a Cesena. Li portarono. E io ero lì che li guardavo. (Rino Belli 1984)

9 L uccisione di un legionario del battaglione Venezia Giulia contribuì sicuramente a rendere più feroce il comportamento dei fascisti impegnati nel rastrellamento. Dop (...) l è vnù che (...) e rastrelament l è stè fat. Sgond a e mi punt ad vesta (...) sgond nenca a... (...) i mi cusèn... sgond quii ch i faseva alora... Parché lè, ognun ch l avniva zó: eral una guergia, eral un carabinir, eral un puliziot... quii ch l era chi avniva zó par sarvizi o che... j andeva a ca senza pistoli. E quindi a un zert moment e fasisum u l saveva tot stal robi che que e j avrà det, a que bisogna ch a fasema un azion. E i faset st azion che que. I vintnov. I vintnov. (Ferdinando (Delio) Della Strada ) L attentato fu lungo la Ravennate, nel tratto compreso tra Cesena e Martorano. Due partigiani in bicicletta spararono su due giovani di pattuglia. Uno rimase ucciso, l altro, ferito, riuscì a raggiungere il comando a Cesena. La sera del aprile due brigatisti furono falciati da raffiche di mitra a Ronta sulla Ravennate, uno di questi morì il giorno dopo. (Vittorio (Quarto) Fusconi - manoscritto 2001) Il 20 corr., verso le ore 20,30, in località Martorano di Cesena (Forlì), alcuni sconosciuti in bicicletta, spararono dei colpi di pistola contro due legionari del battaglione Venezia Giulia, uccidendone uno e ferendo l altro. (Dal Notiziario della GNR datato 28 aprile ISRFC GNR 1173) Giunge ora la notizia che il 25 Aprile us. Alle ore 17,30, in località Martorano del comune di Cesena, il milite Romano Steeher [Romeo Steker] e l allievo milite Pietro Dionisio, ambedue del battaglione M VENEZIA GIULIA, furono fatti segno, alle spalle, a colpi di rivoltella, da parte di ciclisti. Lo Steeher rimase ucciso e il Dionisio riportò gravi ferite. (Dal Notiziario della GNR datato 5 maggio IRSFC GNR 1180) La sera del 26 Aprile due di questi militi M.M vengono attaccati, ed uno è ucciso e l altro ferito, proprio a Martorano. Fu la scintilla che doveva far divampare l incendio. Infatti, occorsero tre giorni al Comando Fascista per organizzare il più grande rastrellamento della Romagna. Furono mobilitati tutti i fascisti di Cesena e un battaglione M.M. di stanza a Forlì. (Da: Relazione sul rastrellamento del 29 aprile di Martorano - Archivio di Stato di Cesena. Fondo CLN. Varie 1946, fasc. 30) [Forlì] 26 [aprile] = In località del Comune di Cesena è ucciso per odio politico il legionario scelto Romeo Steker di anni ventuno, nativo di Fiume, altri affermano trattarsi di una vendetta per questione d onore. (Dal diario di Antonio Mambelli - Forlì) 26 aprile Hanno ucciso proditoriamente un giovane legionario fiumano del Battaglione M. Romeo Steker. Camera ardente all Ordelaffi. Funerali imponenti il 27, in Cattedrale. I legionari di cui sopra vengono utilizzati per rastrellamenti nelle campagne e succedono fatti di sangue incresciosissimi da ambo le parti. (Dal diario di don Leo Bagnoli - Cesena) Martedì 25 Aprile 1944, nelle prime ore del pomeriggio arrivarono nella borgata di Ronta in sella a un tandem, due Militi fascisti del Battaglione M. Venezia Giulia (M=Mussolini) in divisa e armati di pistole, si fermarono vicino la bottega del fabbro, dove vi era un gruppetto di uomini e ragazzi che parlavano. I fascisti incominciarono a chiedere i documenti, ad un tratto dalla strada laterale che sbucava a fianco della borgata, arrivò un ragazzo, gli fu fatto segno di allinearsi agli altri, ma questo avendo in tasca qualche volantino compromettente, scattò come una molla, riprendendo la strada da dove era venuto, si tolse gli zoccoli e si mise a correre veloce come una lepre. I Militi chiesero ai

10 presenti chi era e dove abitava, poi inforcarono il tandem per inseguirlo. Il ragazzo faceva parte di una famiglia patriarcale colonica che distava dalla borgata quattrocento metri circa, era (...) Prati Mario, di appena diciotto anni. Durante la sua corsa ogni tanto si voltava per vedere se fosse inseguito, quando se ne accorse, saltò fosso e bosco e arrivato in un campo di grano, inseguito da qualche colpo di pistola, si liberò degli zoccoli e volantini, continuando veloce la sua corsa. Arrivato a casa cercò di cambiarsi i panni per non essere conosciuto, poi si nascose senza aver avuto il tempo di avvertire i suoi familiari. Intanto in pochi minuti, tramite la buona organizzazione di donne e ragazze che facevano da staffetta, l accaduto si propagò, prima in quelle famiglie antifasciste che spesso erano soggette a improvvise perquisizioni fasciste, e un po più tardi in quasi tutta Ronta e paesi limitrofi (...) Io avevo appena quattordici anni, e ricordo ancora benissimo le voci che circolavano A Ronta Prima due fascisti hanno rincorso e sparato a un ragazzo. Senza sapere se fosse stato preso, ferito, o ucciso, quindi la paura fu generale. Quando i militi arrivarono alla casa Prati, chiesero dove era Mario, ma la famiglia non sapendo di cosa si trattasse rimasero sorpresi. E rivolti al capo famiglia che era lo zio di Mario, dissero non fate i furbi altrimenti uccidiamo lei. Tutti si misero a cercare e chiamare il ragazzo, quando fu trovato e saputo di che si trattava gli dissero che si doveva presentare, altrimenti avrebbero ucciso lo zio. La madre lo presentò ai fascisti; e questi dicevano che non era quello che cercavano loro, pensavano che fosse un renitente di leva e non così giovane; il ragazzo dovette ammettere che si era cambiato dei panni, a questo punto lo fecero vestire coi panni di prima, e gli fecero fare molti giri di corsa per l aia per poterlo individuare. Dopo un lungo tergiversare si venne a sapere che la madre di Mario aveva un fratello a Fiume, e fatalità un milite era proprio di Fiume, a questo punto le cose incominciarono a migliorare, la madre invitò i due Militi in cucina, dove si stava cuocendo la piadina per la cena della famiglia, furono messi a tavola (...) Si era fatto quasi sera quando i militi soddisfatti della buona cena, lasciarono la casa per tornare alla loro sede in Cesena. Ma la sventura volle che in via Ravennate, appena lasciato il confine di Ronta da ignoti della resistenza furono colpiti alla spalle con armi da fuoco, nel quale il milite Romeo Steker di anni 21 fu colpito a morte e l allievo milite Pietro Dionisio riportò gravi ferite, qui la fortuna prevalse e il Dionisio si salvò, così all interrogatorio si raccomandò che non avessero fatto del male alla famiglia Prati (...) Due mesi dopo il mezzadro che confinava con la famiglia Prati, durante la mietitura trovò due zoccoli, uno era scheggiato da un proiettile di pistola. (Giorgio Maraldi - dattiloscritto [1998?])... il fatto successe per l uccisione di due fascisti. In quell occasione l ho passata brutta anch io. Mi trovavo in quei paraggi perché ero andato a S. Egidio a fare una riunione... e non sapevo dove fosse successo, anche se ebbi dei contatti con i partigiani che avevano eseguito quell ordine. Passai di traverso, mi ero attardato, aveva piovuto, ero andato da mio cognato a sentire Radio Londra per fare più tardi, perché in ogni casa si sentiva di nascosto Radio Londra. Arrivato nella strada ravennate, all altezza del circolo repubblicano vidi i fari dietro di me, era l una di notte e feci una buona volata in bicicletta... infatti, chi girava di notte con la macchina? I fascisti! In un altra occasione loro avevano fatto scorribande notturne. Quelli di Martorano non riuscirono mai ad imbattersi nei fascisti nei posti indicati dove dovevano capitare, perché anche loro non passavano due volte nello stesso posto. Comunque vidi i fari abbastanza vicini ma cercai di ingannarli. Riuscii a tornare a casa, nascosi la bicicletta in un pagliaio e attraverso i coppi andai a finire in camera mia. I panni bagnati... perché pioveva, li nascosi nei coppi. Dopo cinque minuti erano già lì! Sentivo che dicevano Non è qui, è avvenuto più su. Io non sapevo dov era successo, me ne accorsi il giorno dopo perché vidi il berretto ancora lì. Gli altri antifascisti ingenuamente mi dicevano: E successo vicino a casa tua e non lo sai? Io abitavo nell ultima casa di Martorano, da Mazzavillani, successe 7-8 metri più in là, nel fosso del contadino. Dopo decisero di fare questo rastrellamento. (Otello Sbrighi - dattiloscritto 1983)

11 Insoma che u j era du dla MM (...) che j avnet zó cun un tandem e me a m atruvet a Marturen (...) Is d mandet i documint a tot. Nun a sami in sdei i s get qualche cosa di brutto e de cos... i faset dal dmandi e i s get E s iv cema int i suldè? S im cema int i suldè a vagh int i suldè, ò fat tri en, a n farò d jitar... J andeva a Ronta parché a Ronta j andeva a bei e csé... U i geva l es qualche ragaza... A n e sò. In ste tandem avnì zó me... Non lo sapevo, parché me andet a fare una riunione a Sant Egidio ma avdet che qualche cosa doveva capitare... Nel rientro subito dopo a casa mia (...) cento metri. J i tulet a gli ermi J i sparet a sti du in tandem. Ad nota. Un i l amazet e un e fu frì gravemente e faset e quèl da andè... e riuscet andè in caserma e e daset la notizia. Me a m afarmet da ca sua [della moglie]. A s era andé a Sanzili a fé la riunion. A paset da ca sua, a staset da santì la radio (...) e pó a m invei. Quand a sò int la streda... Int la ravennate (...) a vegh i fari de cos... ad stal scoribandi ch i faseva lou. Parché d ogni tent i faseva la perlustrazion. A la notte (...) A vegh sti fari. A faset una velocità... e arivet antrè a casa mia, ma la bicicletta (...) a la infurnet a là sota a una quela... int e pajer. Ch l an s avdeva parché... Che aveva piovuto se no u s avdeva gnacuel. (...) Ma me a cred che fos a seguito ad che cos... chi du ch j eva mazè. Ch j i tulet a gli ermi, che un funzionet una pistola se no... a s sam capì. (Otello Sbrighi ) Furono uccisi la sera prima [del rastrellamento] due fascisti. Quella sera lì a casa mia c era Gigin [Leopoldo Lucchi]. Futuro sindaco di Cesena. Era ferito in una mano anche. (...) C era il futuro sindaco di Cesena, Sozzi Sigfrido. C era... quella sera, c era Ricci [Fabio]. Ricci, il futuro comandante partigiano... Di sicuro... Loro sicuramente li ho visti. (...) Però erano tutti a casa mia, che poi sono stati tutti destinati nei vari posti, nelle varie case che venivano (...) aiutati. Aiutati, perché erano ricercati. E dopo poi dirò che nell interrogatorio [quando mi presero] loro [i fascisti] subito cercavano coso... mi dimentico di coso... dell elettricista... [Adriano Benini] (...) Perché Berto Alberti indov era? (Vittorio (Quarto) Fusconi ) Il 28 aprile, con un giorno d anticipo rispetto la data prevista, alcuni fascisti si presentarono come partigiani a casa di Aldo (Lorenzo) Fusconi, nel tentativo di sorprenderlo. Preso lui e fatto parlare, sarebbe poi stato facile catturare tutti gli altri. A segnalarlo ai fascisti era stato Leopoldo Lucchi ( ), un ragazzo privo dalla nascita dell uso delle gambe, fratello di quel Giacomo Lucchi ( ), che assieme ad Albo Sansovini (Dick), in febbraio, aveva partecipato all attentato al vicesegretario del fascio cesenate Pier Francesco Moreschini. Catturato in montagna durante il grande rastrellamento e torturato, Dick non seppe resistere e fece il nome di Lucchi. Tino: E mi ba e get cun la mi mama S e ven ch u m zerca qualcun di ch a só andè via. Cla matena int al sia. E vendar matena int al sia. L ariva zó tri tot scint, tot bagné, ad travers e pó i s presenta da la mi mama. Vittorio: U i purtet zó Chilon. Tino: No. Quest e foi prema. Int e fè de dé ch j avnet. Tot s-cent, tot bagné, ad travers e is met a ciacarè cun la mi mama. I dis ch j à bsogn d ciacarè... cun Fusconi [Aldo] parché... i dveva andè in muntagna... e j à ciacarè cun Chilon che e su fradel l é só in muntagna... E la moi la dis Me a j ò e mi marid ch l è ndè a Milen che l à e mutor ch u n va e l è andè a tò di pez. A n e sò. I va via. Dop un po u i n ariva [djit], j è in sia. Dlet in burghes, tot s-cent, i dis Vresum da fè un... u ngn é Fusconi? No. L è ndè via. L eva da andè tò di pez par e mutor. Nun avresum da fè un viaz ad legna.... I ciacara un pez e pó la mi mama la dis sempra acsè... E [lou] i dis Eh! A que stal doni a n vò propi dì gnent!. (Tino e Vittorio Fusconi )

12 I fascisti, prima di ritornare a casa di Aldo Fusconi per la seconda volta, erano stati a casa di Giacomo Lucchi ( ), un partigiano che risiedeva a Ronta prima. Non lo trovarono, ma trovarono il fratello invalido, Leopoldo ( ), che non sapeva quasi nulla dell organizzazione. Solo una volta, presente Aldo Fusconi, aveva partecipato ad una riunione che si era tenuta in casa degli Alessandri. Anche con lui tentarono il trucco di farsi passare per partigiani scesi dalla montagna. Leopoldo, ingannato, rivelò il nome e il luogo di residenza di Aldo. Una donna che aveva assistito alla scena, non fidandosi, gli urlò di non parlare. I fascisti a questo punto si scoprirono e cacciandola con la forza la misero di fronte a un muro dove fu inscenata una finta fucilazione. Quella riunione a Ronta I in casa di Alessandri Vito, Cerano tutti i responsabili di zona si dovevano decidere cose importanti, partecipo sansovini (Dix) per 8 Brigata e cera anche Chilon dopo la sconfitta 8 B[rigata] si doveva passare al azione dei GAP. in pianura (...) Fu con l arresto del sansovini e la descrizione della zona di Ronta in cui aveva partecipato a questa riunione e alla denuncia che cera un andicappato (Chilon) a decidere i fascisti ad agire in fretta? (...) Da testimoni oculari risulta con certezza che a Ronta I bussarono quatro individui alla porta di Chilon, il quale dopo poco apri la porta e gl i dissero che erano partigiani e che cercavano i dirigenti locali per avere aiuto perche anche loro come (paia Lucchi Giacomo) erano dovuti fuggire per il rastrellamento in corso nella zona di S.P. Bagno e S. Soffia Chilon cade nel tranello e dice adesso vi mando da chi vi puo aiutare, a questo punto interviene la calzitara Silvia ad Pirocia moglie di Ricci e dice Chilon non parlare sono fascisti travestiti non parlare, poi dal di la della strada una donna anziana di fede repubblicana urla Chilon i fascisti sono dappertutto non parlare e come risposta una raffica di mitra sparata da un fascista in modo intimidatorio mette a tacere la signora, A questo punto i fascisti scoperti mettono la muro la Sig. Silvia con l intento di fucilarla, ma ormai erano tutti fuori nel vicolo e i quatro figli si strinsero attorno alla madre, e anche il marito fu subito a fianco della moglie, i fascisti chiesero come si chiamava Ricci a questo punto dato che Ricci [Fabio] era uno dei massimi ricercati fu messo al muro e lo interrogarono lui disse che abitava qui con la famiglia e che lavorava al zuccherificio, la cosa fu chiarita, e li lasciarono ritornare in casa (...) alla Silvia gli dissero che [la] sarebbero venuta a prendere per portarla in prigione. (Vittorio (Quarto) Fusconi - manoscritto 2001) Si cercò di perquisire anche la casa degli Alessandri, ma le indicazioni erano imprecise e i fascisti si presentarono alla famiglia sbagliata. Io non ho mai saputo chi è stato che qualcheduno ha parlato. Non posso dire se è stato questo qui, che io non lo posso dire assolutamente. Però è stato qualcheduno che è stato in casa mia. E... un giorno venne... vennero giù i fascisti che a Ronta c erano sempre e portarono via... Quello che aveva parlato gli aveva detto che era stato in una famiglia che c era una donna grossa... robusta, no? Fra i quali la mia mamma... poveretta, era un quintale e anche più. Era una donna molto robusta, no? E gli fu detto [ai fascisti] E la seconda casa per la strada del fiume che noi abitavamo (...) in quella stradina che va al fiume dove c era la barca (...) e si passava di qua dal fiume. I fascisti vennero giù e invece di farsi dalla Ravennate e andare nella seconda casa, si fecero dal fiume e andarono nella seconda casa, sempre per quella strada lì, no? Portarono via un atra donna. Un altra donna che loro non sapevano niente. Una donna robusta anche lei ma meno di mia mamma. La portarono... sì... la portarono su nella caserma della repubblichina (...) suo marito credo che gli dessero anche qualche schiaffone (...) Lei insistette a dire che non sapeva niente. Come [effettivamente] non sapeva niente no? Gli fecero il confronto di quello che aveva parlato, no? Gli fece il confronto e lui disse No. Non è quella lì. E la mandarono a casa. Se loro entravano in casa mia (...) e che mia mamma, poveretta, poteva dire anche lei io non so niente no? In casa mia non ho visto nessuno. Però [se]

13 facevano il confronto questo qui la conosceva, no? E diceva sì è quella lì, no? Anche quella volta lì fu andata liscia. Non si cercò più niente e nessuno disse più niente. (Giuseppe Alessandri ) All alba del 28 aprile, Aldo (Lorenzo) Fusconi e Fabio Ricci, il futuro comandante dei Gap cesenati, si trovavano ancora a Ronta, dove la notte precedente avevano partecipato ad una riunione, forse la stessa in cui, presente Berto Alberti, era stato definito il nuovo assetto del comando. I due, avvertiti in tempo da Clara Della Strada, riuscirono a fuggire e a rifugiarsi a Pievequinta dalla famiglia Valentini. Lì, incontrarono altri che erano fuggiti prima di loro. [Quando c è stato il rastrellamento, in aprile, lei era qua?] Aldo: Sì, io ero lì a coso... A Ronta sempre a Ronta, a là vicino a San Giorgio a casa di suo padre [rivolto alla moglie] quella notte... che c è un pagliaio... Perché alla notte dovevamo andare... a pre[ndere] un altro che era nella rocca, un compagno. Dovevamo andare a liberarlo questo compagno [Agostino Buda]. Era in Francia. E di Gambettola (...) E alora lì non ci siamo... perché c era due... che quando c è qualcheduno in mezzo che ha paura, lui sicuro è quello che guasta anche gli altri. Comincia a dire: Ma... Ciou! Andar su senza sapere, senza non sapere... e questo e quello... Dico Lasciamo stare ragazzi, via... adesso portiamo le armi qui e poi io domani vado su a Cesena. Che c era qualche partigiano giovane... qualche ragazzo... alora mi davano le informazioni, fra i quali c era il figlio del custode della rocca, c era. (...) E alora quella sera non trovandoci d accordo abiamo lasciato lì. La mattina è venuto il rastrellamento. Le armi le avevamo in quel pagliaio lì. Da suo padre [rivolto alla moglie]. Le avevamo messe bene dentro. [Come si chiama la famiglia di sua moglie?] Aldo: Raffoni. Montura. E allora a la mattina, lì, quando si comincia a fare giorno erevamo io e Ricci [Fabio]. Dormivamo lì. Io mi sveglio e sento un certo rumore. Ma cos è questo rumore? sembrava un camion che si fosse messo nel fosso e che calcassero, dicevano Hui! Hui! per tirarlo fuori. Bo! Un zert rumor che me a n e capes! E alora a cem Ricci Ricci! ma Ricci... l era sord... Sa j èl? U j è un rumor a là che me a n e capes Mo va là... e fa lo, e us met a durmì dlet. Me invezi a m met a lè in sdei int la porta de capan e a guardeva. A degh Momenti la ariva la stafeta. L ariva la stafetta a vises. Ou! In ch e moment, a vegh, la entra sta ragaza Sa j èl? a degh. Era [Clara] la figlia di Della Strada, che dopo poi è diventata la moglie di Ricci è diventata. Dis A là j à circundè tot e borgh tot gnacuel. L è tot pin d fasesta. Os-cia! a degh. (...) Alora nun a ciapem d in só a ciapem. Andem via e andem da... A la Calabrina, da Alvaro Campena. Le armi le abbiamo lasciate lì, avevam preso su la pistola mo le armi grosse le avevamo lasciate lì. Pia: Non lo sapeva mio padre che si moriva di paura. Aldo: No, ma dopo se n è accorto. Che lui è andato a vedere nel pagliaio, proprio. Si vede che ha visto un qualche cosa che non era a posto. Le ha trovate. Le ha prese su e le portate di là nel fosso, che c era un tanto d acqua e le ha buttate là. E dopo noi, di lì, siamo andati a la Calabrina. Da la Calabrina siamo andati a Cesena. [E non avete incontrato i fascisti?] Aldo: No. Di là no. Là era libero. (...) Di qui, dopo, [a] ora tarda andarono anche a San Giorgio. Mo San Giorgio non era in occhio come Ronta. Pia: L era Ronta parché que u j era la speja. Aldo: Era Ronta. E alora andia... siamo andati giù a Cesena poi... e dopo pranzo siamo venuti in giù. Mi ricordo che siamo andati... sì, alla Calabrina... e poi insoma... dopo siamo andati a finire al Confine. U j è un post che j i dis e Mulinin. Ch u j è un mulen a lè. Lì in questo mulino noi ci andevamo a far le bombe (...) dopo Bagnile. Che lì c era il padre... perché eran due-tre ragazzi. Il padre era uno della repubblichina. Almeno... l abbiamo saputo dopo! E i figli invece erano con noi. Che io quando ero in giro e non sapevo dove andare a mangiare passavo di lì, andavo lì. Sua madre e sua moglie lo sapevano Ah! Sei qua! Vieni qua... e mi davano da magiare. Ma io non lo sapevo

14 del babbo. E c erano Mellini [Aldo], c era Maraldi [Augusto] qui, che preparavano le bombe, le mine per andare a far saltare i treni... queste robe qui. Le più volte andavano a laggiù, che lì c aveva un po d officina per il mulino... e allora andavano lì, andavano. E quella sera, allora, siamo andati giù e siamo andati lì. A mangiare. E poi siamo andati a dormire a Mensa, che io conoscevo un po. Andavo sempre in giro con la frutta e conoscevo parecchie famiglie in giro. E allora siamo andati a Mensa a dormire. (...) E allora siamo andati a Mensa abbiam dormito lì, da uno che conoscevo. Dico Abbiam bisogno... Ah! Vieni qua! Veni qua! E hai mangiato? No Allora mangia e poi.... Abbiam dormito e alla mattina ci siamo alzati presto e quando siamo stati a Matellica, per attraversare il fiume c è il ponte, abbiam incontrato uno qui di Bagnile. Dice Dove andate? Di là è tutto pieno di fascisti. Torniamo indietro. Appena tornati indietro arriva un camion. Eravamo io e Ricci. Dico Vai piano. Non muoverti. Fai conto di niente, che se si vedono a scappare... Fai conto di niente. Vai giù piano, piano, piano... E allora siamo andati giù... di niente. E loro si sono fermati lì a Matellica e noi siamo andati a Castiglione. Per vedere... che volevamo andare a qua verso Cesenatico o Gambettola. E allora ci siamo infiltrati là da giù da Pisignano, Pont dla Guaza e quando siamo lì. Sobit pasè e... Ponte della Guazza u s cema. U j era un cuntaden. Al cnuseva. U s fora la bicicleta a me, u s fora. Alora a degh Va là! A vagh a lè da ste cuntaden a cumdela. A vdei s l à la roba da cumdela. Alora. A sam a lè che e dis, ades a vagh a tó e mastiz, la roba che t la comad... Intent l ariva... quatar dla milizia. A sema dria la streda cmé que e là. La streda la era là. Quist che qua dis si è vnu a guardes?. U j era pó dagljet du cuntaden, ch l aveva piuvù u m pè lè cla matena. U j era dagljet du cuntaden a lè insen ch i ciacareva. Or la Madona! Dì! Ins aferma sti tri quatar dla milizia? E alora Ricci e prinzipia a preparè la pistola, ste cuntaden (...) u s incorz che Ricci l aveva la pistola. E questi quattro vanno via. E il contadino fa Dì, Fusconi! Ti do la mia di bicicletta! Ti do la mia! Ti do la Mia! La [tua] la prendi un altra volta!. E alora mi dà la sua e siamo andati là verso Montaletto. Per vedere di traversare Montaletto se non c era nessun posto di blocco. Veh! Alora ho incontra[to]... Quando siamo là, c era una ragaztina... dico C è nessun fascista là in giro per il Montaletto? Ah! dice C è. C è il posto di blocco lì a Montaletto. Alora ci tocca a ritornare indietro ci tocca. Era là verso mezzogiorno a l una... [Ricci e Fusconi si dirigono a Pievequinta dai Valentini (Botasó). Una famiglia di repubblicani che aderivano all ULI e collaboravano con la resistenza] Quando siamo stati là, poi ci siamo trovati... Eravamo 18 o 21, tutti lì in quella casa, tutti di qui. Perché era una famiglia che c aveva un zio che abitava qui e allora si andavamo l uno [d]all atro... Andavamo là a ballare da giovani (...) Tutti di Ronta. Tutti giovani più che altro (...) Quando siamo stati là ci hanno preparato da mangiare... da mangiare a tutti e poi... hanno steso delle coperte con della paglia e abbiam dormito lì. Abbiamo dormito. E dopo, la mattina... dunque la mattina era il primo maggio, siamo andati là nel campo sotto una noce e passavano tutti gli apparecchi che andavano a bombardare... Mo ne passarono quel giorno! E dopo, la sera, si... hanno portato io e Ricci in un posto distante due chilometri verso San Pierino. Là in una casa che c era due sposi giovani. Lui era andato militare e dopo lei è andata a casa, in modo che la casa era libera, era... E siamo stati lì un po di giorni ma... era in una borgata. Ricci stava un po... Andava sempre d ogni tanto a aprire la finestra... Non andare a aprire la finestra che sanno che qui non c abita nessuno. Se vedono la finestra aperta... Insomma che la gente avevano piacere di venire lì a portarsi da mangiare, portarsi da bere... infuori che da fumare, che da fumare non ce n avevano nessuno... [Quanto siete stati lì?] Aldo: Ah! Poco. Cinque, sei giorni, poi dopo io dissi No. No dico Qui non ci stiamo più, perché poi dopo si comincia a sapere. Uno ti viene a trovare. L altro ti viene a trovare. Hanno piacere, che si portano da mangiare e da bere. Ma dopo, se capita in bocca a qualcheduno.... Allora a la sera venne l incaricato. Questo Mario che era uno che si chiamava Mario. E dico Io qui non ci sto mica più sai? Eh be, allora domani sera ti porto in un altro posto. E si portò in un posto ma è... una famiglia che pochi giorni prima avevano fucilato il suo fratello. Gordini... Abitava... non so, a Pieve Quinta o a San Zaccaria, questo Gordini [Mario]. L avevan fucilato a Forlì. Dico Anche qui non è

15 mica il posto buono. Diam troppo nell occhio. E allora ci siam stati due giorni, mi sembra, lì. E poi No dico io, Ricci, sai cosa faccio? Cosa fai? Vado a casa A casa? Vengo qua nel mio posto dico conosco più.... (Aldo Fusconi e Pia Raffoni ) Cioè, praticamente, loro si incontravano a Pievequinta. A Pievequinta c era sta famiglia. J i ciameva i Botasó. Di tendenza repubblicana. Però, quando ci fu quel famoso rastrellamento lì, a Ronta, i nostri erano tutti là insomma. Da sté Botasó vicino alla chiesa e da una famiglia che si chiamava Savoia, che erano stati fascisti, però a noi ci hanno ospitato. Specialmente mio fratello, Athos. E stato ospitato addirittura per cinque o sei mesi. Lui tutto il periodo della resistenza lo ha passato là. (...) Invece io sono andato, un giorno, non mi sono trovato, mi sono venuto [a] casa. (...) Io non mi trovavo fuori, non mi trovavo. (...) Lui andava alle industriali a Forlì no? E per lui non era difficile stare fuori (...) e sapeva... meglio di me, sapeva il rischio che andava incontro. Io, il rischio, [l ]ho capito dopo, ho capito quando m han preso. 29 aprile del 44. La mattina. E andai a casa. Avevo fame. E andai a casa e trovai i fascisti. (Vittorio (Quarto) Fusconi ) Poco più tardi i fascisti arrivarono a Ronta in massa. Dop un po. Dio Bono! Quand e fo vers a glj ot e scapeva di milit da tot i chint. Di milit da tot i chint. Tot in divisa. L era e bataglion MM. L era un bataglion ad slavi. (Tino Fusconi -1998) Prima di arrivare a Ronta seconda, i fascisti avevano prelevato Leopoldo Lucchi ( ) da Ronta prima per costringerlo ad indicare con precisione quale fosse l abitazione dei Fusconi. A casa dei Fusconi, non trovando altri, prelevarono Vittorio, il figlio tredicenne di Duilio. Anche da lui cercarono di ricavare il maggior numero di informazioni possibile, poi, visto che non parlava, caricato assieme a Lucchi su di un camion, decisero di portare entrambi a cesena, per ulteriori indagini. In quel periodo arrestarono suo fratello (...) che è senza gambe [Lucchi Leopoldo (Chilon)]... di nascita è così. Lo portarono a Forlì e fu... fu il giorno del rastrellamento, che fu il 29. Lo portarono a Forlì questo compagno e come ci portarono lui presero degli altri. (Giuseppe Alessandri -1984) Tino : La ca... te it purtet via... che dé ch it purtet via... Vittorio: Cun Chilon. Tino: Cun Chilon. Che e vendar, là dria mezdé, j arivet zó cun e camion. Vittorio: Il scarghet in pèta a ca tua. Tino: I scarghet Chilon. Il butet a là int la riva de fos. A usa... Vittorio: Ah! Il vleva fucilé lè. Tino: E i carghet e furgon. Vittorio: E i s carghet nun. Ecco! (Tino e Vittorio (Quarto) Fusconi )... alla mattina io accompagnai a piedi per un tratto di strada il mio amico Giovannini Oriano che andava a scuola a Cesena (...) Tornavo a casa e mi chiamo mio cugino Tino Fusconi, lo aiutai a smontare il magnete da[l] furgone, e a sgonfiare le ruote, per renderlo ineficente, poi nella borgata e andai dai miei zii Maraldi Renato e la moglie Ugolini Marcellina, c era mia madre le figlie piccole Pierina di dieci anni e Gisella di 5 anni, tutta la borgata di Ronta II era circondata fascisti da tutte le parti entravano nelle case e perquisivano tutto e tutti, saranno state le 9 di mattina vado a casa per farmi un panino, avevo fame, come usci dal pasaggio lasciato apposta per poter fuggire da casa mia verso i campi dove cerano i rifugi fui preso, e come dissi il nome e chi ero furono subito botte, e poi mi addossarono al muro della falegnameria e mi minacciarono di fucilarmi coi mitra puntati se non avessi detto d overa mio Padre. (Vittorio (Quarto) Fusconi - manoscritto 2001)

16 Io andai a casa per prendere un panino. Avevo una fame della Madonna (...) Io, come entrai a casa invece del panino mi trovai una montagna di botte... mi interrogarono subito. Quello che volevano cercare... cioè di sapere da me... Ciou! Io stavo di guardia alla sera perché loro [i miei famigliari e i loro ospiti] ascoltavano le radio. (...) Radio Londra e Radio Mosca. Radio Mosca sembrava che venisse dall oltretomba Proletari di tutti i paesi unitevi. Parla Mosca ma si sentiva come se fosse... Sì. Si sentiva lontanissimo. Venni preso da due energumeni e... Ciou! Mi bastonavano e poi mi puntarono contro il capannone della bottega e fecero... e fecero conto di fucilarmi, no? Fecero una finta fucilazione. Poi intervenne un giovane, era un graduato. Ma io non son sicuro perché i gradi non li conoscevo. Ero troppo giovane no? Ma forse era un sottotenente, un maresciallo o qualcosa del genere. Era un ragazzo biondo. Però, lui, li fece desistere, insomma, perché mi bastonavano col calcio del mitra. Insomma non scherzavano, insomma. (...) Era la brigata Dalmata. I famosi Ustascia, quelli lì che presero me. E in più c era sto ragazzo biondo. Che lui mi prese a braccetto e mi portava via e mi voleva portare per la strada e tutta la gente che incontravo dovevo chiedere dov era mio padre. Oltre mio padre loro cercavano quello che ho detto prima. Ricci [Fabio], Bucci, ecco Bucci Quinto, Sozzi Sigfrido, Benini [Adriano], ecco mi viene il nome dell elettricista, Benini e invece ancora, Gigin [Leopoldo Lucchi], nessuno lo conosceva. E insistevano su questi nomi qui. Chi era l amico di mio padre e chi non era. Però io non, non... Io, praticamente, (...) cosa dovevo dire? (...) d altra parte io non sapevo dov erano. Io l unica cosa che sapevo è che la sera prima (...) avevamo nascosto i prosciutti dietro... Nelle porte una volta ci mettevano gli attaccapanni, no? Allora, sotto i panni, i prosciutti, li avevamo nascosti lì (...) Sì, li aspettavano perché sembrava che avessero avuto la soffiata che il giorno dopo venivano i fascisti a Ronta. E infatti non trovarono nessuno. Li trovarono sì, quei poveri ragazzi che non avevano aderito alla repubblica di Salò e presero quelli lì. Sette a Bagnile, due o tre a Martorano, Gino che aveva 16 anni poverino. Perché si chiamava Fusconi e bastava quello, insomma, per condannarlo a morte. (...) Comunque io venivo preso da questo tenente che mi portava avanti con bonarietà (...) però così le cose non andavano bene. Mi presero due... due... due fascisti. Erano due dalmati. Erano due come me. Erano robusti, no? Mi presero uno di qua e uno di là. Mi fecero camminare fino a coso... ai confini tra Ronta e San Martino. Da Bondanini c era un falegname che stava lavorando, che verniciava delle porte, degli infissi, qualcosa del genere... che, visto in lontananza somigliava a mio padre. Quando l hanno portato qua. Oltretutto era già tutto sanguinante, perché l avevano già bastonato. Quando arrivò da me... finché non lo vidi da vicino (...) Mi chiesero E tuo padre? No, non è mio babbo. E allora sto povero diavolo lo lasciarono andare. Era di Gattolino. Scappò via, non si è fatto più vedere. Ha lasciato qua tutto dalla famiglia Bondanini e (...) non è andato a finire il lavoro. Non c è andato più. Io venni trascinato di nuovo su. Ma, questa volta, invece di fermarmi a casa mia, mi portarono davanti alla casa di mio zio Aldo. Davanti alla casa di mio zio Aldo c era Chilon, il mio compagno di sventura. (...) arrivò giù una macchina. (...) C erano i caporioni. Arrivò giù (...) Era una macchina nera. Era quella che girava sempre. Io stavo di guardia e mi dicevano. Se arriva una macchina te ci avvisi. Non era difficile perché le macchine, lì, u n paseva quatar o zenqv ogni... a la smena.(...) Arrivò sta macchina erano ormai le 11 e mezza, mezzo giorno, grosso modo. E disse che a (...) Porta Santi [Porta Trova] avevano ucciso un legionario e in più, uno, era rimasto ferito gravemente. Presero Chilon, lo misero nel bordo del fosso (...) Lo puntarono col mitra. Sti due, sempre sti due qua. E arrivò di nuovo il... il coso... quel graduato del nord... che disse No. Deve parlare ancora. E lo riportarono indietro. Ma loro lo volevano far fuori. Parlarono un po tra di loro e... poi ci fecero salire sul cassone di un camion. (Vittorio (Quarto) Fusconi ) Quasi alla stessa ora, a Cesena, fu ucciso un altro legionario, a Porta Trova. L attentato, si dice fosse finalizzato a sviare l attenzione dei fascisti dalla campagna verso centro della città.

17 29 aprile Ieri uccisione a Ronta di un altro legionario: Allievo Ufficiale Martone Carlo, di Trieste, di anni 19. Manifesti dell autorità dicono: Vergogna ai cesenati! (Dal diario di don Leo Bagnoli - Cesena) Vittorio: J aveva amazè dó fasesta a Porta di Sènt [no, a porta Trova]. I Gap. Tino: No, a Porta di Sènt. Vittorio: A Porta di Sènt. Tino: A lè d e marchè. A lè int e cruseri de marchè. Vittorio: U j à mazè [XXX]! Un l era [XXX]. Tino: L é stè lo.? Vittorio: Ah! Ciou! Alora bisogna me ch a m smentesa... Tino: Quarto l è stè lè... l è stè... L è stè i vintnov [no, il 28, ma in questo caso Tino Fusconi si riferisce al primo attentato quello del 25 aprile]. Vittorio: A que tra Ronta e Marturen quant i n ev mazè un o du? E dé prema de rastrelment? Tino: Di fasestar? Un o du. Vittorio: Gigin [Leopoldo Lucchi] l era andè a ca nostra ch l era armast frì. Tino: L era stè quii che lè. Vittorio: Ah! L era stè quii. Sempra quii. Ma in n à mazè djit du? (Tino e Vittorio (Quarto) Fusconi ) 28 [aprile] - Oggi a Cesena i sicari hanno sparato su due guardie repubblicane in ore e luoghi diversi. Nella notte da lunedì a martedì ne avevano ucciso una tra S. Giorgio e Ronta [Romeo Steker], della quale si fecero i funerali mercoledì mattina colla banda. (Dal diario di don Pietro Burchi - Gattolino) Il 18 [28] corr. Alle ore 12,45 in Cesena (Forlì) due ciclisti sconosciuti, esplosero tre colpi di pistola contro il milite allievo ufficiale della G.N.R. CARLO MARTONE, colpendolo mortalmente. Indagini in corso. (Dal Notiziario della GNR. 30 aprile IRSFC GNR 1174) Il 25 [28] Aprile us. Alle ore 10,30 in Cesena, due ciclisti ferirono mortalmente a colpi di pistola il legionario allievo ufficiale CARLO MARTONE del Battaglione VENEZIA GIULIA, il quale si recava ad assumere il suo posto di guardia presso i magazzini della TODT. Il MARTONE ebbe la forza di lanciare una bomba contro gli aggressori che rimasero incolumi, nonostante che la bomba fosse scoppiata a circa due metri di distanza da loro. (Dal Notiziario della GNR. 6 maggio IRSFC GNR 1181) [Forlì] 28 [aprile] = Nel sobborgo Comandini in Cesena, due ciclisti uccidono a colpi di pistola l allievo ufficiale Carlo Martone, studente triestino di anni 19, appartenente ad un btg. M. (Dal diario di Antonio Mambelli - Forlì) Poi ci fu [un altro attentato] all uscita vicino a San Bartolo. C era una panetteria. Uscì di lì un fascista anche quello in divisa. Due in bicicletta gli han sparato e l han fatto fuori. (Anonimo ) Caricati i prigionieri sul camion, i fascisti se ne andarono dal borgo di Ronta dirigendosi verso Cesena. Fecero il giro... del... della strada del cimitero. Davanti al cimitero c era un povero diavolo con delle pecore. Presero anche lui. Una montagna di botte. Ch u n ciapet un treno! Ch l era una maschera di sangue anche lui. Non c entrava niente. Lui aveva le pecore. E puren! Lo presero a botte, lo

18 caricarono anche lui nel camion, assieme a noi e poi venimmo su e passammo da Martorano e venimmo su. Ci scaricarono in piazza, che ora è piazza del Popolo. A Cesena, vicino alla fontana. Quando passo di lì u m ven la pela d oca. Dovevamo andare su per le gradinate, di qua e di là c erano due file di fascisti che erano inferociti (...) suonavano le campane che era morto il secondo fascista che era stato colpito a Porta dei Santi [Porta Trova]. Le botte che presi! Me, ma gli altri più di me. Io, qualcuna... Qualcuno non m ha colpito... qualcuno ha avuto pietà perché ero troppo, troppo bambino (...) poi a un certo punto della scalinata caddi per terra e mi presero, due... due fascisti uno di qua e uno di là e mi portarono dentro per l interrogatorio. Di nuovo... Adesso mi ricordo, perché adesso sapevo chi era perché... avevo imparato a conoscerli. L era Garafon [Guido Garaffoni], Batisten [Augusto Battistini] e Sibireni [Aldo Sibirani]. Eran loro tre, ma chi faceva le domande era... coso, Garafoni. Era Garafoni. Mi interrogò ancora e... chiedeva dov era mio padre. I soliti nomi: Ricci, Bucci, Sozzi... coso... l elettricista, l avevano a morte con (...) Benini, Benini e così... gli amici di mio padre. A n cnuseva nisun... Ah! Va bene, non parli e adesso ti do in mano a quelli là fuori... e dis Garafon ch l era incazè. Instizzito come un coso... Erano... Eran delle belve! Allora ero spaventato. Un po non stavo più in piedi (...) Io, praticamente, non dissi niente perché... Cosa dovevo dire? Conoscevo sì e no sta gente. Sì, li avevo visti che c era sta gente qua, però che fosse Bucci, Sozzi o... Benini o altri, io non lo sapevo insomma! (...) Erano in tanti. Erano in tanti che venivano lì da me. Mio padre era coperto anche dal lavoro che faceva, perché lì veniva tanta gente, perché avevan bisogno (...) io, praticamente, non dissi proprio una mezza parola (...) a vut che non conoscevo i miei cugini, tutti quelli della borgata... li conoscevo tutti! Loro eran tutti lì che venivano ad ascoltare la radio. A n cnusceva e mi zé republichen! Coso... Ugolini. Lo conoscevo e come! Li conoscevo tutti! Però ebbi (...) la fortuna di non dirlo (...) Io guardavo i miei due... come devo dire... compagni di sventura. Erano una maschera di sangue. Erano una roba d altro mondo. Chilon i l aveva masacrè. Chilon l avevano massacrato. Ci portarono fuori di nuovo. Dovevamo caricare Chilon sul camion perché lui non aveva le gambe. Lui era andicappato, Lucchi. Allora noi due. Il pastore e io cercavamo di caricarlo. E loro ci arrivavano adosso coi calci dei fucili o dei mitra, che io un poco ricordo ancora. E poi, fu una cosa tremenda, a forza ad dei riuscimmo a buttarlo su, salimmo anche noi due e fortunatamente, partì il camion. Partì e partì per Forlì. C erano due fascisti... con le armi in pugno su... sul cassone del camion e... praticamente, ci accompagnarono a Forlì così (...) L unica cosa che facevano... un delinquente di quelli lì mi schiacciava le... le cicche delle zigarette sulle mani. Brutto delinquente! Voglio arrivare fino in fondo perché quello l ho visto quando sono andato a fare i tre giorni a Forlì. Per la premilitare no? Era lì alla porta. Lui mi ha conosciuto subito, io invece sono andato avanti l ho guardato, ma non l avevo conosciuto, poi sono tornato indietro, che m era venuto in mente che era quello lì (...) Torno indietro e non c era più. Vado dal... dalla guardia dico Dov è andato quello che era qui prima? Ah! dice Non lo so? No. Bisogna che lei me lo dica perché quello lì è un fascista, uno di quelli che ha fatto il rastrellamento a Ronta. Arriva un ufficiale Cos è che vuole? Ah! dico, così, così e così... Guarda, te da adesso che sei entrato dentro alla caserma, tu sei come un militare, quindi vai a fare la visita e lascia perdere tutte le altre cose, che poi se vuoi fare delle ricerche le fai poi, dopo, quando hai finito i tre giorni. Io, per forza, andai via, avevo avuto l esperienza di mio fratello che era stato condannato a un anno e sei mesi di carcere. Non bastò l avvocato Macrelli [Cino] a tirarlo fuori. Anzi, fece otto mesi a Gaeta assieme a Kappler, il boia delle fosse ardeatine. Otto mesi. (...) Aveva avuto un esperienza tremenda a Gaeta. (Vittorio (Quarto) Fusconi ) Verso le ore 14 i fascisti rientrarono tutti in città, e verso sera si seppe che a mezzogiorno in città era stato ucciso un gerarca fascista, quell uccisione fu decisa per fare in modo che tutte le forze fasciste si ritrassero, per poter sgomberare la zona di tutti quei giovani nascosti fra i grani, e durante la notte molti si trasferirono nelle frazioni del Ravennate, i partigiani di quelle zone trovarono a tutti un posto da dormire e da mangiare. Era quasi buio quando mio padre [Matteo Maraldi] mi chiamò che andassi da lui, ci incamminammo per il viale a fianco vi era un filare di viti con delle piante, e

19 quando fummo di fronte ad una betulla si fermò guardò in giro che non ci fosse nessuno e mi disse, guarda lassù fra quelle branche c è un barattolo con cinque mila lire dentro, sappi che sono di Ravaglia Terzo, poverino qui non si sa mai cosa possa succedere, in caso che mi arrestino, tu cerca di portarli subito a lui; Mi accorsi che mio padre prevedeva del brutto, e io addolorato non ebbi il coraggio di chiedere il motivo di questi soldi, solo a guerra finita glielo chiesi, li aveva presi in prestito perché in caso che avessero arrestato Gusto [Augusto Maraldi] (suo fratello) potessero servire da ungere per liberarlo. (Giorgio Maraldi - dattiloscritto 1998) I fascisti ritornarono alla sera dirigendosi a colpo sicuro nella zona fra Ronta e San Martino in Fiume, a casa di Giuseppe Fusconi, dove si stava tenendo una riunione. I presenti, fra cui Ernesto Barbieri, riuscirono a scappare, ma la casa venne bruciata. La mattina del 29 aprile 1944 mio marito era intento a prepararsi la colazione quando arrivò a casa nostra una vicina che, impaurita, esortò Ernesto a fuggire in quanto il paese era pieno di fascisti che lo stavano cercando. La sera, infatti, mio marito con altri partigiani era stato sorpreso ad una riunione in casa di Fusconi di S. Martino. Tutti erano riusciti a fuggire prima che i fascisti incendiassero la casa dei Fusconi, ma mio marito era stato riconosciuto. Anche quella mattina, avvertito per tempo, riuscì a fuggire in bicicletta. (Dalla testimonianza di Flora Marigotti in: Donne di Cesena contro il fascismo. - Cesena, 1975) Il mattino dopo, il 29 aprile, circondata tutta la zona, i fascisti, come previsto, incominciarono a perquisire le case e a setacciare i campi con i cani. Quant e fot a glj ot l era un putiferi dapartot. (...) A e sabat matena... e fo e sabat matena che e borgh l era tot circondè. Quest a l ò sempra santì arcurdè nenca da quel... Gusto ad Mareld. Che Gusto e get Me a santiva tot sta zenta a ciacarè. A s era trameza a e gren, a zarcheva un po d avsinem un po la volta, un po la volta, pr avdei quii ch j era. Quand che a j arivet a capì che a n i capiva a ciacarè... Infatti i n era tot quii de... I dalmati! (Tino Fusconi ) 29 [aprile] - Questa mattina, sabato, sono state bloccate tutte le strade, per cui nessuno può girare, anche se fornito di carta d identità. Sono stati fatti tornare indietro tutti gli uomini e le donne che andavano a Cesena, anche le operai[e] dell Arrigoni, dalle guardie repubblicane. (Dal diario di don Pietro Burchi - Gattolino) Alla notte del 28 furono bloccate tutte le strade, dalla ravennate alla cervese e alle prime ore del 29 iniziarono le operazioni... Nei campi e nelle strade... pattuglie armate fino ai denti che sparavano all impazzata, ogni casa fu invasa, rovistata, messa sottosopra, ogni crocicchio piantonato con fucili mitragliatori. (Da: Relazione sul rastrellamento del 29 aprile di Martorano - Archivio di Stato di Cesena. Fondo CLN. Varie 1946, fasc. 30) Amedea: J avnet zó cun i chen. I faseva e rastrelament cun i chen. J eva una corda i staseva... Me a m arcord da la Cella avnì là. J eva un curdon da qua de cantir e paseva ad là e i chen dria. A avdei s u j era dla zenta masé tra e gren. Me a n e sò quel ch i s zarches. Una pavura. Me a s era una burdela e a aveva e teror ados. Da la finestra (...) u j era quel dla Piaztena cm a s cemal? Lamberto: Solfrini. Amedea: Solfrini l era andè int la veta dla ca. Me a vegh sté burdel stes sora i cop. Sté burdel l era un ragaz. A n putema gnench guardè da la paura che s i ved ch a guardem d in elt ch in

20 guardes nenca lou. E lo, stes a lè dì! U s avdeva benesum. E sti fasesta ch i zireva tot atorna. E staseva masé. Parché a n e sò (...) u s ved ch l era un partigien nenca lo. Quel ch u s fases me a n m arcord dop... L era masé. I staseva tot a lè. (Amedea e Lamberto (Bruno) Sama ) Prendevano una zona, si sparpagliavano in gruppetti di 2-3, attraversavano i campi e andavano nelle case, ogni gruppo rastrellava passando dappertutto; erano poche le zone che trascuravano. Una volta individuata la zona la passavano a tappeto... Fu fatto addirittura da un battaglione il rastrellamento... la zona era vasta, ma anche gli uomini impiegati erano tanti. (Libero Evangelista - dattiloscritto 1983) Io (...) son stato anche fortunato. Perché quando fecero quel rastrellamento famoso. In aprile (...) Io mi ricordo che mi misi appoggiato al pozzo, così... al pozzo di casa e vedevo che venivano giù questi briganti attraverso i campi (...) venivano giù a una distanza di uno dall altro, così... a rastrellamento proprio. Si presentarono in casa mia [a Ronta prima]. Io quando vidi così, c avevo un sacchetto di posta così... di... di propaganda clandestina. La buttai nel pozzo con un mattone dentro (...) prima la buttai così... stava sopra (...) Dopo la tirai su e ci misi un mattone dentro che non si vedeva niente. Perché se mi trovavano quello lì, la mia famiglia era stata annientata senz altro, dopo. Vengono giù in due... questi due, di questi dalmati... io sono lì dietro il pozzo. Lei abita qui? Sì abito qui?. Parlarono un po. Perché è a casa? Io sono a casa ché sono orfano di guerra, quindi ho avuto l esonero e sono venuto a casa e via via... Però loro escono di casa mia e vanno nella strada. (...) Dopo un po ritornano indietro tutti e due e dice Noi dice abbiamo ordine di fare perquisizione in casa. Senza domandare né stato di famiglia, niente... Allora rientrano in casa e io ci andai davanti gli aprii la porta (...) Io c avevo un paio di pantaloni militari, quelli che avevo quando sono venuto a casa e c avevo un paio di scarponcini buoni. Li presero in mano però non mi presero su niente. Guardarono dappertutto, in tutti i cassetti, tirarono fuori tutto, in tutte le stanze, tutto e poi andarono via e dissero Scusate. (...) Io me la cavai così, loro non chiesero né stato di famiglia, niente. Perché se volevano vedere lo stato di famiglia [poi] volevano sapere dov era mio fratello [Vito, che era scappato la notte precedente], volevano sapere perché ero venuto a casa (...) Quelli che erano nell organizzazione si erano trasferiti giù nella provincia di Ravenna, perché il rastrellamento arrivò sino al confine della provincia. Arrivò laggiù a Matellica dove c è il fiume. (...) Avrei voluto scappare anch io ma nel fiume sparavano, perché venivano giù di qua e di là dal fiume, perché pensavano che la gente si spostasse di là del fiume. Dalla parte di San Giorgio venivano giù che sparavano e su davanti a noi venivano giù che sparavano anche lì. Sparavano così all impazzita no? (...) [Noi] tutti chiusi in casa. (Giuseppe Alessandri ) Arrivarono al mattino e noi non sapevamo cos era successo nelle altre località. Io aiutavo mio padre che era falegname. Vennero i fascisti, vollero i documenti: lo stato di famiglia, ecc. [per] sapere quanti eravamo, poi andarono di sopra e misero tutto a soqquadro. Fortunatamente non trovarono niente, perché a casa mia in qualche posto c era qualcosa di compromettente. Era freddo, mio padre voleva accendere la stufa e andò a sbattere fuori il contenitore della cenere. Quelli della MM che badavano l incrocio della strada, corsero subito lì dicendo Fuori l arma! Fuori l arma!. Perché credevano che mio padre avesse buttato via un arma. Andai fuori io dimostrando che lui aveva buttato via solo la cenere... In quei momenti avevo paura anch io. La cosa si ridimensionò. Io però avevo già fatto i conti quando andai fuori, perché uno era da solo e l altro a 200 metri... pensai: lo butto nel fosso e gli porto via l arma! [Lei non era armato?] No. Se lui faceva la mossa poteva anche ammazzare mio padre, però io mi ero già predisposto a fare un azione. (Otello Sbrighi ) Fui ferito il 29 aprile, mi presero insieme a Buda Otello e a un altro di Martorano [Loris Barbieri]... fu verso Ronta... Quella mattina non so dove dovevo andare di preciso, comunque del rastrellamento seppi quando incontrammo questo compagno di Ronta che era scappato da lì. Fu

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