RASSEGNA STAMPA DELL ORDINE DEI MEDICI E DEGLI ODONTOIATRI DELLE PROVINCE DI SASSARI E OLBIA TEMPIO

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1 RASSEGNA STAMPA DELL ORDINE DEI MEDICI E DEGLI ODONTOIATRI DELLE PROVINCE DI SASSARI E OLBIA TEMPIO MARTEDI 27 GENNAIO QUOTIDIANO SANITA'.IT Anaao lancia il doppio sviluppo di carriera per i medici del Ssn: professional o manager, ma con pari dignità. Intervista al vice segretario Giuseppe Montante Dal sindacato dei medici dirigenti del Ssn una proposta per un nuovo percorso di carriera che prevede un duplice sviluppo (gestionale o professionale) ma con pari dignità di ruolo, gerarchia e retribuzione. Occorre valorizzare il merito, le capacità di ognuno, ma soprattutto quelle attività professionali che sono fondamentali anche se non si dirige un reparto. LA PROPOSTA Stop a modelli di carriera tesi a favorire solo la dirigenza burocratico amministrativa (ministeri, enti pubblici, amministrazioni periferiche, ecc.), che sono profondamente differenti dalla logica di dirigenza tecnico professionale più consona alle specificità professionali della categoria medica ed alla specialità legislativa prevista per tale dirigenza. A parlare è il vice segretario nazionale dell'anaao, Giuseppe Montante che in questa intervista ci presenta in anteprima la proposta messa a punto dal sindacato che rappresenterebbe, se attuata, una vera rivoluzione per le carrire dei medici del Ssn. L ipotesi parte dal presupposto che oggi il sistema tende a privilegiare coloro che scelgono percorsi di carriera improntati alla gestione, creando, di fatto, un gap rispetto a chi decide di seguire un percorso più prettamente professionale. Per contrastare tutto ciò la proposta Anaao prevede un duplice sviluppo di carriera: tra incarichi di natura professionale e incarichi di gestione o direzione di struttura. In ogni caso, i percorsi non saranno fissi perché si potrà, se in possesso dei requisiti, effettuare il passaggio da un percorso all altro. Novità poi anche per quanto riguarda le selezioni, con procedure più trasparenti e meritocratiche. Previsti anche nuovi criteri per valutare la funzionalità degli incarichi dirigenziale a seconda dei vari step di carriera. Dottor Montante, perché un nuovo percorso di carriera per i dirigenti medici del Ssn? Una volta i medici avevano chiaro il loro percorso (assistente-aiuto-primario). Con

2 l aziendalizzazione e con il federalismo 'becero' non è più così e il modello che si è attuato fino ad ora, diciamocelo, è tutto sbilanciato in favore dell aspetto gestionale e succede che tutto ciò che è professionale viene sottovalutato. Per questo serve un nuovo modello di sviluppo carrieristico che possa dare pari dignità di ruolo, gerarchia e retribuzione ai medici del Ssn. Quali sono le principali novità della proposta? L aspetto innovativo prevede la possibilità per il dirigente medico di poter scegliere un percorso di carriera tra quello puramente amministrativo gestionale ed uno più prettamente professionale. Chiaramente i percorsi non saranno rigidi. In che senso? Se un medico che ha scelto il percorso professionale vorrà ad un certo punto della carriera optare per incarichi gestionali, lo potrà fare. Ovvio che dovrà possedere i requisiti ma gli viene in ogni caso data la possibilità di interscambio. Insomma, un medico potrà fare carriera anche senza per forza dover aspirare a incarichi di gestione? Questo è uno dei nostri obiettivi. Vogliamo valorizzare tutte quelle attività professionali che sono preziose all interno degli ospedali ma che, come le dicevo, sono poco prese in considerazione dalle normative attuali. Penso per esempio a tutti quei referenti di attività presenti nei nostri ospedali che però non hanno alcun riconoscimento formale. Per quanto riguarda il percorso di carriera professionale avete anche previsto degli indicatori per definirne il numero. La proposta intende fornire un preciso indirizzo programmatorio per le Aziende e impedire di rendere un'utopia l attivazione di tale tipologia di carriera con comportamenti pauperistici o invece di svilirne l importanza strategica. In ogni caso il gruppo di incarichi con alta professionalità il rapporto proposto è di 1,50 in media per ogni Unità operativa complessa. Per quanto riguarda i referenti di branca specialistica dovrebbero essere 1/3 rispetto a i ruoli di alta professionalità. A proposito ma come si potrebbe 'incardinare' questa nuova proposta nelle leggi attuali? Sappiamo che modificare la normativa che riguarda il pubblico impiego è impensabile in tempi brevi. La strada certamente più veloce è quella di mettere mano al Contratto nazionale. Che però è bloccato. E le risorse? Basterebbe solo rinnovare la parte normativa. E per quanto riguarda le risorse si potrebbero prendere dai risparmi che si ottengono con la riduzione delle Unità operative semplici. Nella proposta si fa riferimento anche alla revisione delle selezioni. Bisogna ridare credibilità a tutto il sistema. Le selezioni devono essere rigorose, trasparenti con avvisi pubblici, ma soprattutto con il curriculum. Lo sviluppo della carriera dev essere piramidale, ma i ruoli di vertice devono essere ricoperti in virtù del merito. Proposta Anaao su nuovo modello carriera medici Ssn

3 Comma 566. La Fnomceo in campo: Uno strappo di metodo e di merito al Patto per la Salute Con una lettera inviata ai presidenti di Ordine, il Comitato Centrale della Fnomceo entra nella querelle suscitata dalla norma della stabilità. Il salto di paradigma operato dall incipit del comma 566 sulle competenze non solo altera ma rende volatili le regole di un processo di coevoluzione delle professioni sanitarie mai seriamente e responsabilmente perseguito. Non parteciperemo alla Cabina di regia. Ecco il testo della lettera: Care Colleghe e cari Colleghi, ho ricevuto in questi giorni lettere che portavano alla mia attenzione il comma 566 della Legge n.190/2014 (Legge di Stabilità 2015) sollecitando la FNOMCeO ad assumere una posizione ufficiale. Tale questione, stante la sua portata, era già prevista nell agenda dei lavori del Comitato Centrale del 17 gennaio u.s. e quelle valutazioni sono entrate a pieno titolo nel dibattito che cercherò di rappresentarvi nel suo sviluppo e nelle determinazioni conseguenti. In premessa è opportuno richiamare che il comma 566, insieme a tutti gli altri commi della Legge di stabilità 2015 applicativi del Patto della Salute 2014/2016, fu dichiarato dal Governo inemendabile nell iter parlamentare della Legge di Stabilità, approvata, come noto, con un voto di fiducia. Non siamo stati consultati in generale nella stesura del Patto della Salute 2014/2016 ed in particolare sull articolo 22, pur trattandosi di una materia assolutamente pertinente ai ruoli e alla funzioni della FNOMCeO e cioè la gestione e sviluppo delle risorse umane. Abbiamo dunque preso atto e, a posteriori, condiviso le finalità e gli obiettivi dell articolo 22, non senza qualche preoccupazione su una certa genericità del testo, sul come e quando si sarebbe attuato il progetto di...innovare l accesso delle Professioni sanitarie al SSN, di ridisciplinare la formazione di base e specialistica, di promuovere lo sviluppo professionale di carriere, di realizzare una maggiore flessibilità dei processi di gestione delle attività professionali... in buona sostanza di assumere politiche proattive di valorizzazione del lavoro professionale nelle organizzazioni sanitarie. Forse non è proprio questo l orizzonte dell art.22 del Patto della Salute ma certamente apre un varco nel quale incuneare un processo di ricapitalizzazione del lavoro professionale, dopo anni di assoluta subalternità delle risorse umane a mere logiche di tenuta dei conti, di gestione del consenso politico, di progressivo impoverimento del controvalore economico e soprattutto di svilimento dei valori di riferimento (autonomia, responsabilità, meritocrazia, trasparenza, formazione, sviluppo delle competenze) che sono invece il cuore della governance dei servizi alla persona sana e malata. Un disegno di legge delega, sempre come previsto all'articolo 22, dovrà raccogliere i risultati

4 di un ampio confronto tra i soggetti istituzionali e gli attori del sistema. Una premessa lunga ma necessaria per affermare che il comma 566 della Legge di Stabilità 2015 rappresenta un vero e proprio strappo di metodo e di merito all art. 22 del Patto della Salute 2014/16. Lo strappo sul metodo è facilmente intuibile: quei contenuti dovevano essere oggetto di un disegno di legge delega al termine di una concertazione con le parti interessate. Per quanto riguarda il merito, al di là di troppe esegesi sulla necessità di blindare con una norma ordinamentale il progetto di cambiamento, l unico elemento di novità rispetto all ordinamento previgente è contenuto nell incipit del comma 566 e cioè: Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione,diagnosi,cura e terapia con accordo tra Governo e Regioni,...omissis. La seconda parte del comma 566 previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati sono definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, tecniche della riabilitazione e della prevenzione sostanzialmente reitera principi già sanciti da leggi nazionali (n.42/99, n. 251/2000 e n.43/06 ) e da tutte le leggi regionali relative ai SSR. Nei ritardi applicativi di quelle leggi e delle conseguenti occasioni mancate per innovare i servizi di cura ed assistenza, hanno certamente giocato incomprensioni, resistenze corporative, ma questi sono risultati marginali rispetto ad un altro poderoso fenomeno che da anni investe il sistema sanitario e cioè un processo lento ma progressivo di svalorizzazione del lavoro professionale nelle organizzazioni sanitarie, medici compresi. I medici e tutti i professionisti sanitari hanno cessato di essere una risorsa su cui investire per diventare un costo su cui sforbiciare, sono considerati un problema e non una soluzione al problema della crisi dei sistemi sanitari e i confini delle loro competenze è stato assunto come un elemento di rigidità da superare laddove ostacola un sistematico trasferimento di atti e procedure da fattori produttivi (professionisti) con costi più alti a fattori produttivi (professionisti) con costi più bassi. La vera novità del comma 566 è dunque l assunzione a rango ordinamentale di un nuovo paradigma nel governo delle competenze secondo cui, al momento, per i medici chirurghi, solo gli atti complessi e specialistici restano esclusivi. Con un manufatto legislativo da brividi, stante l evidente discrepanza tra la portata del fine (limitare le competenze esclusive del medico) e la assoluta indefinitezza dell oggetto da limitare (gli atti complessi e specialistici), si legittimano in realtà le più svariate scomposizioni delle competenze del medico che costituiranno fonti inesauribili per variegati mansionari professionali low cost su cui fondare innovazioni delle organizzazioni e delle relazioni professionali. Con questi presupposti di ordine tecnico, prima ancora che politico è purtroppo banale prevedere guerriglie infinite su sfuggenti linee di confine, ciò che la FNOMCeO non vuole

5 praticare ma non intende passivamente subire. Non siamo stati e non siamo contrari allo sviluppo di competenze delle Professioni sanitarie, con riconoscimenti di carriera ed economici a questi coerenti, ad un cambiamento dell organizzazione e gestione dei servizi sanitari ma abbiamo sempre sostenuto che il fiorire di modellistiche, alcune delle quali ancora oggi senza convincenti prove di efficacia, non può superare il ruolo di leadership funzionale del medico nei processi e nelle attività di diagnosi e cura, in ragione delle competenze tecnico professionali acquisite nel corso di lunghi e complessi iter formativi di base e specialisti e delle connesse responsabilità. Una leadership funzionale chiamata a garantire l unitarietà, l armonia, la qualità e l efficacia degli esiti dell intero processo non nega né gerarchizza le molteplici autonomie e competenze tecnico-professionali che intervengono ma le dispone in una matrice di responsabilità e potestà nelle organizzazioni sanitarie che si riconoscono tutte in una sola centralità: la tutela della salute della persona sana e malata. Il salto di paradigma operato dall incipit del comma 566 sulle competenze oggi dei medici, forse domani anche di altri, non solo altera ma rende volatili le regole di un processo di coevoluzione delle professioni sanitarie mai seriamente e responsabilmente perseguito ma che riteniamo costituisca ancora oggi la cornice possibile entro la quale esprimere al meglio una governance di quelle innovazioni, puntualmente reiterate nella seconda parte della norma. Ci riferiamo all art.1 comma 2 della Legge n.42/99 Il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie..omissis..è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione post-base nonché degli specifici codici deontologici, fatte salve le competenze previste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario omissis così come richiamato dall art 1 comma 1 della Legge n.251/2000. Questa pasticciata norma consegna invece in tante manine e ad altrettante esigenze del decisore di turno, un pilastro ordinamentale: le competenze del medico certificate dallo Stato, con riflessi imprevedibili sulla determinazione dei fabbisogni, sui contenuti formativi, sull articolazione delle funzioni e compiti nelle organizzazioni pubbliche e private, sul mercato del lavoro medico e sanitario già devastato da vasti e trasversali fenomeni di sottoccupazione e disoccupazione. Tale liquidità delle competenze e delle connesse responsabilità determinerà ulteriori incertezze nel nostro sistema civile e penale relativo alla responsabilità professionale i cui presupposti codicistici, ad esempio in materia di responsabilità individuale e di équipes, almeno fino ad oggi, non sono nelle disponibilità riformatrici di un accordo Stato-Regioni. Un ultima considerazione proietta la questione specifica del comma 566 nel contesto più generale di un allarmante consunzione dell architrave ordinamentale del nostro SSN, un fenomeno complesso e difficile da percepire in tutta la sua portata erosiva, del diritto unico ed indivisibile alla tutela della salute.

6 La devoluzione regionale in sanità (e non solo) così come consegnataci dalla modifica del Titolo V della Costituzione del 2001, alla luce degli esiti, porta a riconsiderare l eccessiva frantumazione territoriale e l incrocio non sempre felice tra qualità e trasparenza dei ceti politici locali e la gestione della cosa pubblica. L azienda sanitaria, quale strumento organizzativo gestionale dei servizi (D.Lgs n. 502/92, D.Lgs. n. 517/93, D.Lgs. n.229/99 e s.m.e.i.) è diventata un mero esercizio di creatività dei gruppi dirigenti di turno e palestre per tecnocrazie emergenti, un contenitore di anonimi fattori produttivi che va consumando l'eterogenesi dei fini. I Livelli Essenziali di Assistenza (DPCM 29/11/01), posti a presidio dell'universalismo e dell equità, sono da tempo variabili dipendenti dalle risorse disponibili, dai tagli su queste operate, dalle capacità gestionali espresse sui territori. Le regole d ingaggio del lavoro professionale, (requisiti di accesso, concorsualità, contratti, carriere secondo il merito, la sicurezza delle condizioni di lavoro, i tempi di lavoro) sono largamente eluse quando non palesemente violate inondando i servizi di precari senza identità e speranze, congelando dinamiche retributive, carriere, stressando oltre la legalità, orari e tempi di lavoro. Una parte rilevante della tenuta del nostro SSN nonostante il pesante contributo dato al riequilibrio del bilancio dello Stato, come confermano rapporti di Autorità nazionali ed internazionali, poggia su questo uso ed abuso intensivo del lavoro professionale che ha superato il punto di rottura. All interno di questa cornice più vasta che pone a tutti l onere di non arretrare sulla tenuta dell art. 32 della Costituzione, si profila il tema non corporativo ma di interesse generale di rinegoziare un Patto Professionale contestualmente ad un processo di innovazione e rafforzamento degli assetti ordinamentali del nostro SSN, qualcosa in più e di diverso dal pur ambizioso Patto della Salute 2014/16 che sconta già ritardi, incertezze, resistenze e qualche licenza di troppo. Per quanto ci riguarda deve ritornare in campo non solo la responsabilità di coinvolgere ed accogliere culture e legittime aspirazioni della nostra Professione ma anche di farle incontrare e dialogare con la complessità delle culture e vocazioni dell'universo professionale, delle tecnocrazie governanti, delle istituzioni esitanti, della buona politica latitante e soprattutto dei cittadini i cui diritti sono e restano il centro su cui misurare la qualità e l'efficacia delle soluzioni. In questa prospettiva il Comitato Centrale ha ritenuto di declinare l invito pervenuto a partecipare alla cosiddetta Cabina di regia istituita alla scopo di monitorare i processi attuativi del Patto della Salute pur apprezzandone lo spirito che lo anima e le potenzialità che esprime. Viene posta una ragione di metodo laddove quella sede di confronto, così come configurata, non distingue ruoli e compiti degli attori, le Federazioni Nazionali degli Ordini e dei Collegi non sono parti sociali come le Organizzazioni Sindacali legittimamente preposte a interessi categoriali, ma soggetti pubblici a cui lo Stato affida la tutela degli interessi generali

7 connessi all esercizio delle Professioni che rappresentano. Il comma 566 pone, al momento solo a noi, anche una questione di mancanza di chiarezza o peggio di grande chiarezza sulle finalità che si intendono perseguire e ha indebolito la credibilità della stessa cabina di regia sulla possibilità di reggere non lo scontro ma l'incontro tra legittimi interessi in campo e soprattutto, ripetiamo, promuovere la coevoluzione delle Professioni e le innovazioni organizzative e gestionali quali determinanti della sostenibilità del nostro SSN. Con i migliori saluti Il Comitato Centrale Fnomceo Rapporto Osmed. Spesa farmaceutica +1,2% nei primi nove mesi dell'anno. Scende la convenzionata (-2,4%). Boom Asl e ospedaliera (+10,3%). Aumentano anche i ticket: +4,4% Lorenzin: "La sfida è dare i salvavita a tutti e gratuitamente". Pani: "I nuovi anti epatite C finora solo a 30 pazienti in 6 regioni". Presentato a Roma il rapporto Aifa sulla spesa e il consumo dei farmaci in Italia. Raggiunta quota 19,9 miliardi. Cardiovascolari i più usati ma gli oncologi al top per la spesa del Ssn. Sette farmaci su 10 sono equivalenti. IL RAPPORTO Crescono i consumi e la spesa totale per l acquisto di farmaci in Italia. Nei primi nove mesi del 2014 la spesa totale è salita dell 1,2% rispetto al 2013, attestandosi a quota 19,9 miliardi di euro, il 75,6% dei quali rimborsato dal Ssn (Vedi tabella). Un aumento principalmente dovuto alla crescita della spesa di Asl, ospedali, Ria e sanità penitenziaria che ha visto un +10,3% attestandosi a quota 4,475 mld. Cala invece la spesa per la convenzionata lorda (-2,4%) che si attesta a quota 8,244 mld. Cresce (+3,3%) la spesa per distribuzione diretta e per conto dei farmaci di fascia A che arriva alla cifra di 2,314 mld. Stabile la spesa per farmaci classe A nel privato a quota 905 mln, mentre cala per quelli di Fascia C con ricetta (-1,8% a quota 2,21 mld). In lieve diminuzione (-0,5%) anche la spesa per farmaci di automedicazione arrivata a 1,727 mld. Da evidenziare l'aumento del 4,4% (a quota 1,121 mld) della spesa sostenuta dai cittadini per ogni compartecipazione a loro carico (tra ticket regionali e differenza tra il prezzo del farmaco acquistato dal cittadino e il prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto). Questi alcuni dei numeri forniti dall Agenzia del Farmaco nel Rapporto Osmed sull uso dei farmaci in Italia nei primi nove mesi del 2014 (vedi dettaglio in approfondimento). Nel report si evidenzia che in media gli italiani hanno acquistato circa 23 confezioni a testa nei primi 9 mesi del 2014, di cui 14 in regime di assistenza convenzionata. Al primo posto nei consumi i farmaci del sistema cardiovascolare mentre gli antidepressivi si confermano al primo posto per prescrizione tra i farmaci del sistema nervoso centrale (SNC) e gli antineoplastici e immunomodulatori sono invece in testa alla classifica se si guarda alla spesa pubblica. Aumenta l uso di Oppiodi. Cresce anche l utilizzo dei medicinali a brevetto scaduto, che costituiscono ormai oltre il 70% dei consumi e più della metà della spesa. Si riduce invece del

8 4% il consumo di antibiotici. Si usano più farmaci al Centro-Sud. Pani: Troppa frammentazione regionale. I dati relativi all uso dei farmaci in Italia nei primi nove mesi del 2014 confermano la crescita costante, pur se contenuta, dei consumi e della spesa farmaceutica totale. Ha affermato il Direttore Generale dell Aifa, Luca Pani che ha specificato anche come vi sia ancora troppa frammentazione tra le Regioni e soprattutto come per il futuro sarà "impegnativo sostenere il sistema" se non cambiano le cose. Il Dg ha in ogni caso precisato come "l analisi dei dati ci consente di riscontrare ancora importanti sacche di inappropriatezza nell uso dei farmaci per il trattamento dell ulcera e dell esofagite, ma anche nell uso degli antidiabetici. Per quanto riguarda l aderenza ai trattamenti farmacologici, ampi margini di miglioramento riguardano sia gli antidepressivi che i farmaci per i disturbi ostruttivi delle vie respiratorie. Quasi tutte le Regioni hanno ridotto la spesa convenzionata e la Sicilia è la Regione che ha maggiormente ridotto consumi (-3,6%) e spesa pro capite(-12,0%). Il Dg Aifa ha affrontato anche alcuni temi caldi. Dai farmaci per l'epatite C, ai vaccini antinfluenzali, al rischio di un aumento dell'uso dei farmaci oppiacei. Per quanto riguarda i farmaci anti-epatite C, il Dg ha evidenziato come "fino ad ora siano stati trattati solo una trentina di casi in 6 regioni". Sui vaccini antinfluenzali Pani è tornato a parlare del caso Fluad. "Come Agenzia dobbiamo dire la verità ed è quello che abbiamo fatto dopo le numerose segnalazioni di rischio che ci sono giunte". Una battuta anche sulla crescita del consumo di oppiacei: "E' un aspetto che ci preoccupa anche perché si può creare dipendenza". Pani ha specificato come il Rapporto evidenzia in ogni caso "una profonda frammentazione regionale" soprattuto per quanto riguarda l'accesso alle terapie. Lorenzin: Vera sfida è garantire a tutti i salvavita. Dobbiamo riuscire a dare dei salvavita, estremamente costosi, gratuitamente a tutti ha evidenziato invece il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin perché questo è il nostro modello. Ma per farlo non basta solo ridurre gli sprechi e le inefficienze ma anche immaginare dei percorsi nuovi proprio per comprare tali farmaci. Una questione che per il Ministro sarà sempre di più un tema mondiale perché gli Stati non possono sostenere dei costi che fanno saltare completamente il sistema''. Se dovessimo calcolare quanto ci potrebbero costare questi farmaci ha ricordato Lorenzin - non basterebbe una legge di stabilità o una legge finanziaria di un Paese. La strada da seguire per il Ministro è quello di trovare tra Paesi un modo per riuscire a sostenere l'acquisto dei nuovi farmaci trattando con le aziende, perché non possiamo sostenere costi così alti come singoli stati. Il futuro parla sempre più di farmaci personalizzati, ad esempio, contro l'alzheimer o il Parkinson. Siamo di fronte ad una specie di Rinascimento del mondo scientifico e gli Stati devono affrontare il problema. Una battuta anche sul Fondo per i farmaci innovativi (1 mld in due anni) approvato nella Stabilità: Dobbiamo ora capire come modularlo nel tempo. Abbiamo chiesto alle regioni ha detto Lorenzin - di individuare i centri dove somministrare il nuovo farmaco per l'epatite C accelerando tutto il processo perché ci sono 50 mila casi di cui occuparsi. Non si può ritardare nemmeno di un mese perché si tratta della vita o della morte di persone". Lorenzin a margine dell evento ha anche parlato di ticket scongiurando aumenti. L'aumento dei ticket al momento non è in questione, neanche nel Patto della salute, e non è in questione neppure nel rapporto che stiamo facendo insieme al ministero dell'economia per riequilibrare i ticket al fine di aiutare le fasce di popolazione più svantaggiate.

9 Il Ministro ha parlato anche dei vaccini antinfluenzali dopo il caso Fluad: Ho chiesto all'agenzia italiana del farmaco (Aifa) un Rapporto dettagliato, che presenterò nei prossimi giorni in audizione in Parlamento. Lorenzin ha poi precisato di aver pronto un emendamento per il rafforzamento della farmacovigilanza. Anche se il Ministro ha evidenziato come una delle carenze del sistema sia l eccessiva frammentazione regionale: È un problema. Le decisioni unilaterali delle Regioni, in questi casi, possono determinare un rischio per la salute dei cittadini. Serve una regia, avendo come riferimenti l'aifa e l'istituto superiore di sanità. Sempre in tema vaccini Lorenzin ha segnalato come sia un segnale d allarme il calo delle vaccinazioni obbligatorie tra bambini. Si tratta di un problema serio di sanità pubblica, perché le vaccinazioni sono un importante elemento primario di prevenzione. Rc professionale. Fnomceo ed Enpam uniscono le forze: Obiettivo coprire tutti i medici e gli odontoiatri Costituito un gruppo di lavoro congiunto tra Ordine dei medici e Cassa previdenziale. Oliveti: Particolarmente appropriato impegnarsi in questo ulteriore sforzo istituzionale congiunto. Conte: Abbiamo messo il lavoro fatto con i broker a disposizione del Gruppo di Lavoro, come spunto di riflessione per una proposta comune La Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri e l Ente previdenziale di categoria hanno infatti costituito un gruppo di lavoro comune con l obiettivo di giungere a una copertura che tuteli tutte le categorie di medici e odontoiatri. I due enti si pongono così anche come interlocutori naturali per meglio definire il perimetro della responsabilità medica. Al Gruppo di lavoro parteciperanno, perla Fnomceo, il Segretario generale Luigi Conte, il Direttore Marco Cavallo, i componenti del Comitato centrale Sergio Bovenga e Sandro Sanvenero e, per l Enpam, il consigliere Giacomo Milillo, il vice presidente Roberto Lala e il vice presidente Vicario Giampiero Malagnino. Sia la Fondazione Enpam sia la Fnomceo hanno avviato nel corso del 2014 ricerche e iniziative per fornire agli iscritti le possibili risposte all obbligo di legge ha dichiarato il presidente della Fondazione Enpam Alberto Oliveti. È ora particolarmente appropriato impegnarsi in questo ulteriore sforzo istituzionale congiunto. La Fnomceo precisa Luigi Conte da quando questa nuova legge è entrata in vigore, è impegnata nella messa a punto di un progetto che possa rispondere alle esigenze dei colleghi, con l obiettivo di portare serenità nell esercizio professionale quotidiano. Abbiamo messo il lavoro fatto con i broker a disposizione del Gruppo di Lavoro, come spunto di riflessione per una proposta comune. Ci siamo assunti questo impegno come prioritario per rispondere a questa problematica emergente per tutti i colleghi. SOLE 24 ORE SANITA.IT Corte dei conti. Asl e ospedali: indebitamento da 27 mld verso

10 i fornitori. La sanità vale l'83% dei bilanci delle Regioni ordinarie Un debito a breve termine verso i fornitori di almeno 27,5 mld, che sebbene in calo del 20% resta una faticosa montagna da scalare. E un indebitamento a medio/lungo termine per 23,7 mld, in crescita dell'8,5%, fatto di mutui, prestiti obbligazionari e anticipazioni dal Mef con restituzioni anche in 30 anni. Continuano a navigare in acque agitate i conti di asl e ospedali, proprio mentre regioni e Governo stanno per concordare l'azzeramento dell'aumento di 2,2 mld di fondi per il 2015 in omaggio ai tagli da 4 mld ai conti locali imposti dalla manovra per quest'anno. In pratica, un nuovo taglio, cui si aggiunge la riduzione di 500 mln delle risorse per gli investimenti. A dare la misura dell'indebitamento degli enti sanitari è la relazione della Corte dei conti che fotografa lo stato dell'arte della situazione finanziaria del Ssn a livello regionale nel Un check che dà conto di un indebitamento totale da 50 mld. Somma ragguardevole e un campanello d'allarme sulla tenuta del sistema sanitario, tanto più se si aggiungessero i 20 mld frutto di altre due partite finanziarie in qualche modo scoperte: 17,2 mld tra debiti verso Stato, comuni, dipendenti, enti di previdenza e varie partite fiscali aperte; altri 3,3 mld come anticipazioni degli istituti tesorieri per tamponare le emergenze di cassa che per le asl sono quasi il pane quotidiano. Segno di un sistema che fa fatica a macinare i servizi da riservare agli italiani, come del resto la stessa Corte dei conti ammette: i tagli inferti al Ssn in questi anni sono stati eccessivi e stanno mettendo pericolosamente a rischio i servizi e la qualitàquantità dell'assistenza. La foto sull'indebitamento scattata dalla magistratura contabile è impietosa. La drastica riduzione del debito verso i fornitori nel 2013 è il risultato anzitutto della massa di liquidità messa in campo in due riprese dal Governo con altrettanti decreti, ai quali le regioni hanno aggiunto del proprio. Ed è chiaro che quei 27,5 mld circa di debiti che risultavano a fine 2013 si sono ancora ridotti nel 2014, ma per un'entità tutta da definire. Nonostante tutto questo, l'imponenza del debito resta elevatissima e anzi rischia di crescere proprio a causa dei tagli («un mancato aumento», lo definisce il Governo) in arrivo anche quest'anno. Resta il fatto che la situazione è a macchia di leopardo tra le varie regioni, passando dai quasi 6 mld del Lazio e i 3,8 della Campania ai 74mila euro di Bolzano. Ma con un tasso di abbattimento del debito sull'anno prima che è sceso del 33% in Emilia e del 32% in Campania, contro il 9,6% della Sardegna e il 12% della Sicilia tra le Regioni autonome più grandi. La massa preponderante del debito, per 21,7 mld, si annida naturalmente tra le Regioni ordinarie, dove però il calo nel 2013 è stato più sensibile: il 30,6%. Tutte cifre che però trascurano l'indebitamento di Toscana e Calabria, non pervenuto in tempo alla Corte dei conti, dove è ipotizzabile complessivamente un debito di almeno 3 mld. Soprattutto la Calabria resta una mina vagante, con le sue aziende sanitarie detentrici del record nazionale dei ritardi nei rimborsi, anche oltre i mille giorni di attesa per i fornitori. Una montagna da scalare tanto più grande per le Regioni quanto schiacciante continua a restare nei bilanci regionali il peso della spesa sanitaria rispetto alla spesa corrente totale. Per pagamenti la sanità valeva in media nel 2013 il 74,8%, ma pesava per l'83% in media nelle regioni ordinarie e il 47% in quelle speciali, col picco massimo dell'88% in Toscana e dell'86% in Veneto, e quelli minimi del 21,6% in Valle d'aosta e del 31,7% a Bolzano. Segno

11 che la sanità resta il cuore della finanza regionale, ma un cuore che con i tagli diventa sempre più pericolosamente debole. DOCTOR 33. IT Breast unit certificate. Paolo Veronesi (Ieo): più guarigioni dove si trattano più tumori «La migliore guarigione con la migliore qualità di vita, trovare cioè l'equilibrio tra gli interventi terapeutici e le caratteristiche della malattia ma soprattutto della paziente per garantire anche il superamento del disagio psicologico e a volte fisico conseguente alla malattia e ai trattamenti stessi». Sono gli obiettivi che persegue, dall'inizio dell'attività di senologo quasi 30 anni fa, Paolo Veronesi, dal 1 gennaio 2015 nuovo direttore della divisione di Senologia chirurgica dell'istituto europeo di oncologia (Ieo). Veronesi succede ad Alberto Luini, che rimane in Ieo come condirettore, insieme ad Aron Goldhirsch, del "Programma Senologia", una struttura trasversale che coordina le varie competenze di senologia all'interno dell'ieo. «Questa disciplina, infatti, non è solo chirurgica, ma spazia in molti ambiti: prevenzione, diagnosi, chirurgia oncologica e plastica, anatomia patologica, radioterapia, terapia medica, riabilitazione, supporto psicologico, fino alla ricerca clinica e di laboratorio. Le ricerche in corso riguardano in particolare ancora il linfonodo sentinella (se cioè è possibile "andare oltre" tale metodica), la prevenzione delle recidive attraverso corretti stili di vita e la diagnosi ultraprecoce mediante l'analisi dei mirna nel sangue». Entro il 2015, secondo un provvedimento del Parlamento europeo del 2006, i Paesi membri dovranno dotarsi di "Breast Unit" certificate. «La certificazione è la conferma che la Breast Unit soddisfa i requisiti minimi per essere definita tale» risponde Veronesi. Nei fatti «è dimostrato che nei centri dove si trattano più tumori della mammella le percentuali di guarigione sono significativamente più alte rispetto ai centri dove tale patologia è trattata in maniera occasionale: il primo requisito è quindi la numerosità dei casi, stabilita in almeno 150 all'anno. Altro elemento cardine è la multidisciplinarietà dell'approccio alla malattia» riprende Veronesi. «Se il chirurgo rimane la figura centrale, la gestione della paziente nelle fasi pre e post-operatorie deve essere affrontata in collaborazione con i colleghi oncologi medici, radioterapisti, psicologi. Solo cosi si ha la garanzia dei migliori risultati. Vi sono poi numerosi altri indicatori di qualità del trattamento per poter certificare la Breast Unit che riguardano per esempio l'accuratezza e la rapidità del referto istologico, i tempi di attesa per la chirurgia, l'accuratezza della diagnosi strumentale, la percentuale di reintervento, le linee guida dei percorsi diagnostici e terapeutici per le diverse situazioni cliniche». Graduatorie specializzandi bloccate, troppi in attesa di corsi e sbocchi migliori Il dottor Rossi laureato in medicina arriva primo nel test d'accesso alla specialità da lui preferita, in una città di provincia. Ma la grande città, si sa, è un'altra cosa, e siccome si è messo in lista per le graduatorie di più scuole e ha chance di essere preso in un grande centro universitario, non risponde alla chiamata dell'ateneo "vicino", ed aspetta il suo turno altrove. Come Rossi fanno 700 studenti su 6 mila posti di specialità disponibili, e sono spesso al Sud, dove ci sarebbe un altro problema: il blocco del turnover che all'uscita dei corsi frena le

12 assunzioni di neospecialisti nel Ssn. Insomma, ci sono sedi e specialità "in" e altre "out". Ecco spiegato il blocco che vive l'attuale graduatoria nazionale degli specializzandi in medicina. Sede per sede, le graduatorie finali dovevano comparire prima della partenza ufficiale dei corsi, il 10 dicembre 2014, ma il Ministero dell'istruzione ha dato vita a vari rinvii, e la nuova scadenza è il 29 gennaio. Poi ci sarebbero specialità (e sedi di specialità) più disertate di altre, e a tutto concorrerebbe anche la possibilità per un neolaureato di candidarsi a più scuole di specialità - fino a sei - oltre che a più sedi. «E' la prima volta che si fa un esame con graduatoria nazionale unica e queste cose possono succedere, chi - assegnato in una sede - sta attendendo una sede più ambita temporeggia e si fatica a riempire certe sedi», conferma la presidente di Federspecializzandi Giulia Bartalucci. Alcune sedi non si riempiranno mai? «Occorre vedere le cose in positivo, in questo modo atenei oggi considerati non competitivi sono motivati a migliorare la struttura formativa e i programmi di ricerca per renderli più appetibili. La nostra speranza è che nelle prossime edizioni ci siano ritocchi al regolamento per le fasi di assegnazione, conferma ed immatricolazione». La disparità dei programmi formativi è la sola origine del blocco? «In parte c'è anche il nuovo meccanismo quando consente di iscriversi per la stessa specialità teoricamente in tutte le sedi: è un'innovazione condivisibile, ma se faccio domanda per tutte le sedi d'ortopedia in Italia dovrei partire dal presupposto che m'interessa la specialità a prescindere dalla sede, invece qualcuno non risponde alla prima chiamata dopo aver visto che è ben piazzato in più sedi». Rinunciando alla sede assegnata non si rischia di perdere tutto, specie se nelle altre sedi ci sono colleghi meglio piazzati? «Sì, ma può succedere che in quelle sedi non tutti i posti sono stati riempiti, magari per un nome in attesa di uno sblocco in una terza sede si resta fermi in tanti». Quanto può aver inciso il fatto che ci si può iscrivere a più specialità, fino a sei? «Relativamente meno. Tra l'altro per Federspecializzandi poter concorrere per più scuole è positivo: non tutti i neolaureati hanno scelto la specialità a fine percorso di laurea. Aggiungo che per noi è un errore pedagogico chiedere "più domande attinenti alle specialità" nei test, come hanno fatto i direttori delle scuole di specialità e il Cun; al contrario, il test deve privilegiare il miglior laureato, non il miglior futuro specializzato, e la valutazione dovrebbe essere sui contenuti appresi, non su quelli che si vanno ad apprendere». Come superare il blocco in futuro? «Noi proponiamo che l'attuale modello sia adattato al modello spagnolo, che non è diviso per specialità: chi si piazza primo nella graduatoria unica nazionale sceglie sede e specialità, chi si piazza secondo ha tutto il ventaglio di possibilità meno una, e così via. I corsi si riempiono in due settimane dal test». DIRITTO SANITARIO Causa di lavoro nelle malattie a

13 eziologia plurifattoriale In tema di malattie ad eziologia plurifattoriale, la prova della causa di lavoro o della speciale nocività dell'ambiente di lavoro, che grava sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la mera possibilità dell'origine professionale, questa può essere invece ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità. [Avv. Ennio Grassini - RASSEGNA STAMPA CURATA DA MARIA ANTONIETTA IZZA ADDETTO STAMPA OMCEOSS

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