IMMIGRAZIONE DIFESA DELLA VITA FINANZA E SVILUPPO

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1 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - ACB Latina Bimestrale di cultura e attualità, sociale e religiosa Anno V - numero 3 Maggio-Agosto 2008 Bimestrale di cultura e attualità, sociale e religiosa IMMIGRAZIONE DIFESA DELLA VITA FINANZA E SVILUPPO

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3 INDICE 4 Editoriale Aldo Iaquinta Monsignor Crociata, l uomo del dialogo Cardinale Agostino Vallini, nuovo Vicario di Roma 6 Immigrazione. Risorsa o problema di ordine pubblico, razzismo o difesa dell identità culturale Redazionale 8 Dipende da tutti noi come saranno gli uomini del Terzo Millennio Padre Giulio Cerchietti 10 Difendere la vita Redazionale 13 Crisi economica e finanziaria: trionfo della libertà o del libertinaggio? Gianni Zucchi 15 Trattato di Lisbona: il no dell Irlanda Redazionale Bene la ratifica del trattato. Ora testimoniare le radici cristiane Elezioni del nuovo Parlamento Europeo 17 La sicurezza deve crescere con noi Sergio Iaquinta Napolitano: troppe tragedie, ora basta? ANMIL: morti l anno, tre al giorno 20 Dall Europa cristiana? Attualità e recensioni Croazia. Domenica giorno del Signore Spagna. Diritti umani alle grandi scimmie Lettonia. Omosessualità: il Parlamento resiste alle pressioni UE Spagna. Furore anticristiano 20 Il ritorno della sifilide Bruno Grossi 22 Finalmente Europa Cristiana ONLUS! E tu cosa pensi di fare? In copertina: Basilica di Lourdes - Pirenei - Francia (particolare) Europa Cristiana Anno V - numero 3 maggio-agosto 2008 Periodico bimestrale di cultura e attualità sociale e religiosa Registrato il presso il Tribunale di Roma al numero 377/05 Editore: I.C.E. Iniziative Cristiane Editoriali s.r.l. Via Cernaia Roma P.I. e C.F Direttore Responsabile: Prof. Avv. Franco Ciufo Comitato di Redazione: Aldo Iaquinta, Giulio Cerchietti, Franco Ciufo, Benito Battigaglia, Paolo Ricci, Gianni Zucchi, Giuseppe Failla Coordinamento Redazionale: Dott. Gianni Zucchi Progetto grafico, fotocomposizione e stampa: Arti Grafiche Caramanica s.r.l. Via Appia Marina di Minturno (LT) Sede Operativa: Via Savoia, Roma telefono fax redazione: Abbonamenti (*) - SOCIO ORDINARIO: annuale 20,00 triennale 50,00 - SOCIO SOSTENITORE: annuale 50,00 triennale 120,00 - ENTI E ISTITUZIONI annuale 100,00 triennale 250,00 mediante bonifico sul c/c bancario intestato a I.C.E. Iniziative Cristiane Editoriali s.r.l. presso Banca Popolare di Verona Novara Agenzia di Roma - Via Alessandria 85 IBAN IT32-C (*) distribuzione gratuita agli associati di Europa Cristiana ONLUS Pubblicità (a numero) 2ª, 3ª e 4ª di copertina 2.000,00 pagina interna (intera) 1.500,00 pagina interna (1/2) 700,00 Questa rivista è inviata gratuitamente, pur non avendone fatta esplicita richiesta, ad un elenco di nominativi segnalatici dai nostri amici e sostenitori. In conformità alle disposizioni previste dal D. Lgs. 30 Giugno 2003, n. 196 sulla tutela dei dati personali, informiamo che i dati a noi resi disponibili verranno trattati in via del tutto riservata; in qualsiasi momento il diretto interessato potrà comunque far modificare o cancellare i suoi dati inviando una all indirizzo di posta elettronica della nostra redazione con oggetto cancellazione dati. Questa rivista è aggiornata con contributi saltuari ed occasionali per fornire chiavi di lettura dell attualità: le condizioni di utilizzo dei testi e delle fotografie sono state concordate con i detentori. Ove ciò non sia stato possibile, essendo alcune delle immagini interamente o parzialmente riprodotte in questo periodico, o rielaborate per la pubblicazione, reperite in Internet, e qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d autore, verranno rimosse su richiesta dell autore o dell eventuale detentore dei diritti di riproduzione, dichiarandosi l Editore disponibile comunque a riconoscere il giusto compenso. Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto

4 Editoriale Aldo Iaquinta Avrei desiderato, dopo il lungo periodo estivo ormai alle spalle, tornare ad incontrarvi per riflettere insieme sui principali problemi che continuano ad affliggere il nostro continente, dal sempre più accentuato disagio giovanile, dalle marcate difficoltà all integrazione multietnica, dai rallentamenti dei processi di integrazione della Unione Europea, dall accentuarsi della crisi dei valori della famiglia, fino ai più recenti dibattiti sulla vita e sulla morte, e sui venti di guerra che si stanno riaccendendo in Africa, ma evidentemente l emergere, in tutta evidenza, della gravità della crisi finanziaria ed economica che sta travolgendo il mondo intero mi vede costretto ad occuparmi, con un approccio magari diverso da quelli più ricorrenti, delle diverse implicazioni di questo tema nel mio editoriale, lasciando che all interno di questo numero altri redazionali si occupino - come di consueto - delle altre tematiche. La crisi che in questi giorni sta scuotendo e percuotendo le borse ed i sistemi economico-finanziari di tutto il mondo è infatti senza dubbio uno dei momenti peggiori della storia del capitalismo internazionale: le ragioni e le cause della crisi sono del resto diverse e profonde ed il mondo degli analisti deve ancora fornirne una analisi definitiva, per cui non ritengo sia possibile fornire, in tal senso, una adeguata prospettiva della situazione. Peraltro mi è possibile prendere spunto da quest ultima per esaminare alcuni aspetti più generali del problema, in questi giorni spesso dimenticati o sottaciuti da gran parte dei media. Mentre gli istituti di credito entrano in crisi, ed alcuni di essi addirittura falliscono, e gli investitori grandi e piccoli rischiano di vedere andare in fumo tutto il loro guadagno, una parte dell opinione pubblica guarda a questa situazione con un malcelato spirito di soddisfazione: l dea di fondo che la percorre è quella che quanto sta accadendo sia dovuto ad una patologia del capitalismo. Molti, con velato compiacimento azzardano addirittura il paragone che il crack finanziario di questi giorni stia al capitalismo come il crollo del muro di Berlino stava al comunismo. Si tratterebbe, in sostanza, della fine dell utopia capitalista, della fine del capitalismo stesso. Questa prospettiva, però, non tiene conto di un dato incontrovertibile e fondamentale, quello cioè che, in un sistema fondato sull economia di mercato, quanto sta accadendo è anticipato dallo stesso sistema: che un impresa o un istituto di credito possano fallire in un sistema di economia di mercato è conosciuto fin dall inizio, proprio perché si tratta di quella forma di selezione naturale che al suo interno vige, e che fa da incubatrice per la concorrenza e quindi per la libertà economica da un lato e per la garanzia del consumatore dall altro. In un sistema ad economia pianificata, invece, l impostazione è del tutto diversa, proprio perché a mancare è la libertà economica, sostituita appunto dalla pianificazione. Una conseguenza evidente è che se il fallimento di una impresa si verifica in un sistema basato sull economia di mercato, gli effetti non si estendono al sistema nella sua interezza, o comunque solo per un tempo limitato mentre, diversamente, in un sistema ad economia pianificata ciò si ripercuote a catena sull intero sistema che addirittura ne aggrava le conseguenze: ciò vuol dire, in altre parole, che nel sistema capitalista l errore è contemplato fin dall inizio, poiché fin dall inizio è contemplata la libertà, compresa quella di commettere errori, mentre nell economia pianificata, proprio in quanto essa è pianificata, l errore non solo non è contemplato, ma nemmeno è contemplabile, in quanto mostrerebbe l imperfezione di un sistema che si è sempre proposto come perfetto. Tuttavia resta vero ciò che Giulio Tremonti ha scritto nel suo ultimo libro nei riguardi del mercatismo, inteso come una forma di esasperazione del sistema capitalista, che appare molto simile all attuale situazione, in grado di stravolgere e rendere irriconoscibile la visione corrente del capitalismo. Nel pensiero di molti, con i quali trovo ideale concordanza di idee, un chiaro indirizzo è comunque a portata di mano, se ci avvicinassimo con fiducia alle nostre radici storiche, culturali, etiche e perfino economiche: quello, in definitiva, di dare maggiore forza e risalto alla dottrina sociale della Chiesa, cioè la dottrina per cui la proprietà privata, la libertà economica, il capitalismo esistono, devono e possono esistere e rappresentano uno degli ambiti della realizzazione piena e completa della libertà dell individuo, ricordando tuttavia che l individuo è parte della ecclesia, cioè della comunità, della socialità cristiana. Mi piace ricordare, in questo contesto, il pensiero di Luigi Sturzo, pietra miliare di questa concezione che si richiama alla dottrina sociale della Chiesa pur lasciando in vita i pregi del liberalismo e del capitalismo: l individuo, essendo libero, non può che essere anche responsabile, può e deve essere un libero possessore di beni, purché non dimentichi che la sua libertà implica necessariamente la responsabilità nei confronti dei bisognosi. E purtroppo dobbiamo avere davanti ai nostri occhi il mondo in cui viviamo: da una parte il 20% dell umanità che dispone dell 80% delle risorse del pianeta, dall altra la smisurata moltitudine di poveri, senza nome e senza volto, che non hanno di che soddisfare le più elementari esigenze vitali. Su una popolazione mondiale di circa 6,5 miliardi di persone, più della metà vive nel gruppo dei Paesi a basso reddito, soltanto 900 milioni abitano nei Paesi ad alto reddito e il resto nei Paesi a medio reddito. 1,3 miliardi di persone vivono con meno di 1 euro al 4 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008

5 giorno e 3 miliardi con meno di 2 euro al giorno! Non si tratta soltanto della convenienza di ridurre queste distanze, ma di un imperativo etico che vede nelle ferite alla dignità di tanti uomini e donne una lesione alla dignità della vita nel suo complesso, imperativo già avvertito molti secoli fa da San Gregorio Magno che, presupponendo libertà e responsabilità, scriveva Chi ha dunque ingegno, badi di non tacere; chi ha abbondanza di roba, si guardi dall essere troppo duro di mano nell esercizio della misericordia; chi ha un arte per vivere, ne partecipi al prossimo l uso e l utilità. Un richiamo attuale alla corresponsabilità di tutti nell assumere comportamenti coerenti con questo dettato, e la responsabilità di promuovere relazioni sociali, economiche e politiche che salvaguardino la dignità della vita umana in un mondo in cui la globalizzazione e l interdipendenza rendono visibile ogni conseguenza delle azioni dell uomo. E la spinta ad assumersi tale compito non può che venire dalla virtù della solidarietà che, come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Sollicitudo rei socialis, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune. La virtù della solidarietà, quella che ci spinge a porci a fianco dei poveri del pianeta, a sentire come nostra la loro situazione di bisogno e spesso di disperazione e a guardare al mondo dal loro punto di vista: a loro per primi dobbiamo rivolgere la nostra attenzione, il nostro cuore e la nostra parola, operando per quanto è in nostro potere per costruire un mondo più giusto che tuteli meglio la loro dignità. Rispetto al rapporto fra finanza e sviluppo, il giudizio etico può e deve certamente evidenziare i fenomeni negativi da cui astenersi, ma soprattutto le possibilità di operare il bene: l etica deve essere rappresentata innanzi tutto in una proposta e in un invito a compiere il bene, prima che in un divieto di compiere il male, che è comunque insufficiente nelle prospettiva della vita cristiana. Gli sforzi di questa nostra Europa, e crediamo anche delle altre zone più ricche del pianeta, dovranno ispirarsi ed essere guidati dalla tradizione della Chiesa in materia di solidarietà praticata e dalla dottrina sociale della Chiesa ed, in particolare, dai due documenti espressamente dedicati al tema dello sviluppo: la Populorum progressio di Paolo VI e la Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II, di cui, nello scorso anno, sono ricorsi rispettivamente il 40º e il 20º anniversario, testi di cui vi suggerisco una attenta lettura. Per ora vi lascio alla lettura di questo numero, ricordando un passo della Sollicitudo rei socialis : Nulla, anche se imperfetto e provvisorio, di tutto ciò che si può e si deve realizzare mediante lo sforzo solidale di tutti e la grazia divina in un certo momento della storia, per rendere più umana la vita degli uomini, sarà perduto né sarà stato vano. Un caro ed affettuoso saluto. Monsignor Crociata, l uomo del dialogo Mons. Mariano Crociata, vescovo di Noto, è stato nominato dal Papa Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Docente di teologia fondamentale alla Pontificia Università teologica della Sicilia ed esperto di teologia delle religioni. La teologia fondamentale si interroga sulla plausibilità razionale della fede. Le questioni dei rapporti tra fede e ragione appartengono alla teologia fondamentale e, di conseguenza, tutto il versante delle questioni della laicità, della non credenza e del rapporto con l ateismo nelle sue molteplici forme; in altre parole, si tratta delle questioni maggiormente a cuore oggi al Papa e alla Chiesa italiana, tutta impegnata a consolidare un dialogo fondato sulla ricerca della verità tra religione e mondo laico. Mons. Crociata viene da una terra di confine, la Sicilia, che al centro del Mediterraneo è il simbolo stesso del dialogo interreligioso: ai vertici della CEI sanno bene che questo non è problema solo siciliano, è il problema di domani per tutta la Chiesa italiana, accanto all altro del dialogo con la laicità. Mons. Crociata subentra a Mons. Betori, che entra a Santa Maria del Fiore a Firenze come arcivescovo della città toscana. Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008 Cardinale Agostino Vallini, nuovo Vicario di Roma Dopo diciassette anni di servizio come Vicario di Roma, il cardinale Ruini si è ritirato ed al suo posto è stato nominato Agostino Vallini, 68 anni, Prefetto del tribunale della Segnatura apostolica (la Corte di Cassazione vaticana), cardinale dal 2006, originario di Poli, vicino a Tivoli, già vescovo ausiliare di Napoli e quindi vescovo di Albano. Prendendo la parola, dopo la sua nomina, ha detto che il suo obiettivo per il prossimo anno pastorale sarà l emergenza educativa, e successivamente, intervistato dal Tg1, ha parlato di solidarietà e legalità, sottolineando come l attenzione per la seconda non debba far dimenticare la prima. A nome dell intera redazione di Europa Cristiana esprimiamo ad entrambi sincere felicitazioni per gli alti incarichi ricevuti e i più fervidi auguri di buon lavoro. 5

6 Immigrazione. Risorsa o problema di ordine pubblico, razzismo o difesa dell identità culturale. Redazionale I migranti sono una risorsa o un problema di ordine pubblico? Ciclicamente l immigrazione rappresenta un terreno di scontro fra le rappresentanze politiche. Fa comodo tirarla fuori a ondate, con intenti spesso strumentali. Ormai è un fatto fisiologico, normato in vario modo nei vari governi. Le cifre raccontano di oltre 3,5 milioni stranieri, residenti in Italia, con un aumento superiore al 15% rispetto all anno precedente, secondo il rapporto La popolazione straniera residente in Italia, redatto dall Istat, di cui circa la metà di essi proviene complessivamente da Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina. Una crescita da sempre costante ma che negli ultimi dodici mesi ha registrato una impennata senza precedenti complice - in gran parte - la comunità romena e il massiccio flusso immigratorio partito da Bucarest. L indagine svolta dall Istat ne ha contati 625 mila, facendone così la componente più numerosa, alla quale seguono albanesi, 400 mila, e marocchini, 365 mila. Un esercito di lavoratori che a quanto pare bene si è inserito nel tessuto economico del paese: sono le 25 mila aziende hanno dipendenti romeni a confermare il dato. L Italia non è mai stata così tanto terra di approdo, se a Lampedusa arrivano disperati sulle carrette del mare provenienti dal nord Africa, nelle regioni settentrionali crescono gli immigrati pronti a rimboccarsi le maniche e a fare i lavori che gli italiani non sempre accettano. Assume così una valenza ancora più importante l incontro bilaterale avvenuto nelle scorse settimane tra in nostro Primo Ministro Berlusconi e il suo corrispondente romeno Calin Popescu Taricenau. È servito a cercare sintonia tra le due nazioni. Non sempre tutto è filato liscio. E non per colpa dei romeni lavoratori, ma a causa degli altri, quelli che si sono macchiati di crimini e infrazioni alla legge. E non sono pochi. La massima tensione tra i due paesi ci fu nel novembre dello scorso anno quando un romeno di etnia rom uccise brutalmente Giovanna Reggiani mentre rincasava. Ora le tensioni sembrano essere rientrate, ma non il livello di guardia che rimane alto. Per questo è stato detto a chiare lettere di come i due paesi stiano esaminando seriamente una misura che consenta di attuare lo scambio di cittadini dichiarati colpevoli di reati. Applicando una norma già vigente, è stato spiegato, possiamo trasferire da un Paese all altro i cittadini condannati. Con l accordo bilaterale non ci sarà bisogno del consenso del condannato. I nostri ministri dell Interno e della Giustizia sono già a lavoro. Questo perché sono quasi tremila i romeni che affollano le carceri italiane. Di questi tempi, complici anche gli episodi di cronaca nera, accostare immigrazione e razzismo è pericoloso e sin troppo facile. Da qui il dubbio, il sospetto, la paura che gli italiani siano diventati razzisti. E le accuse che il nostro Governo soffi sul pericoloso fuoco della discriminazione. È proprio così? Semmai, è più saggio parlare di atti di ostilità, a volte molto gravi, ma non fondati su una pretesa di superiorità razziale o sul rifiuto di ciò che viene dall estero. A spaventare gli italiani è soprattutto la criminalità degli stranieri e il loro essere competitori nel sistema del welfare. Insomma, il pericolo razzismo appare più una bandiera da sventolare per misere e pretestuose polemiche. Nei giorni scorsi il Ministro degli Interni, nel corso del suo intervento alla Camera sui recenti atti di violenza contro i cittadini immigrati, ha ribadito come l Italia sia il paese che in Europa meglio si distingue per l elevata capacità di accoglienza degli immigrati. Dato confermato dalla percentuale accolta delle domande presentate dai richiedenti asilo: In Germania sono il 36%, in Inghilterra il 48%, in Francia il 22%, in Spagna l 8,5%, in Grecia lo 0,8%. E in Italia il 59%. Nell accoglienza dei migranti vi sono elementi di razzismo o è presente un sentimento di difesa della propria identità culturale? Come può distinguersi il razzismo dal sentimento dell identità culturale, dalla memoria storica di un popolo che vuole preservare la sua identità? La migrazione verso Occidente di uomini dell emisfero sud ed est viene considerata come esercizio dei diritti individuali. Ma gli immigrati portano con sé un modo di esistere, una loro identità culturale che è diversa da quella dei popoli che li accolgono spinti dal loro bisogno di avere forza lavoro e dal fatto di non poter fermare un movimento planetario. Hanno diritto i popoli di immigrazione a chiedere l integrazione dei migranti nella cultura del paese d accoglimento o si deve accettare la differenza consentendo per questo di modificare la propria? Nella realtà accade che il fenomeno non regolato crei marginalità per gli individui immigranti e ghetti culturali. La volontà delle nazioni europee di conservare la propria identità, fondata soprattutto su quelle radici cristiane che non molti anni fa la Chiesa cattolica sosteneva, è espressione di fascismo e di razzismo? Il tanto criticato provvedimento del 6 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008

7 ministro dell Interno - quello di chiedere le impronte digitali ai bambini - è stato considerato una violazione dei diritti dell infanzia, mentre esso tendeva a dare ciò che è necessario per una convivenza civile: l identità anagrafica, presidio della nostra civiltà legata alla responsabilità personale. Vi è, nella cultura cattolica, un concetto che si sta affermando lentamente: la convinzione che l amore del prossimo comporti l alienazione della propria identità; che il volto dell altro, chiunque esso sia, sia il principio del vivere cristiano. Non è la linea della Chiesa romana che, nel suo insistere sui temi della vita e della famiglia, pone l accento su una legge naturale che fonda la responsabilità della persona. È il modo mitigato per introdurre in una cultura che ha perso il fondamento religioso una certa eredità ebraica del valore costitutivo della legge. E quindi di Dio. Finita l idea di rivoluzione, spenta la teologia della liberazione, l oblazione assistenziale sembra diventata il linguaggio cristiano. Per questo la difesa della cultura europea e la vivente identità dei nostri costumi storici sembrano un disvalore e non si comprende invece che la sola politica di accoglienza giusta e possibile è quella di far accettare il diritto dei cittadini di opporsi alla degradazione civile e sociale delle loro città. Il non farlo è il modo adatto a creare un sentimento propizio per il razzismo, che non è nella gente, che non è nel nostro popolo e non è nella nostra cultura. Ma può essere giustificato se l immigrazione viene sentita come aggressione e come imposizione, non di un altro modello culturale, ma come il degrado sia della cultura nazionale italiana sia di quella propria degli immigrati. E rimane forte, in molti ambienti, la tentazione di strumentalizzare le parole del Papa, come nel caso dell Angelus del 17 agosto scorso in cui Benedetto XVI ha fatto cenno alla questione del razzismo. In realtà il Papa, riferendosi alle letture del giorno, ha ricordato l universalità della salvezza e l universalità della missione della Chiesa, costituita da popoli di ogni razza e cultura, richiamando tutti alla grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l intera famiglia umana. Tale testimonianza, ha proseguito il Papa, è tanto più importante oggi al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano!. Il Papa nota infatti che in diversi Paesi si registrano nuove manifestazioni preoccupanti di razzismo, legate spesso a problemi sociali ed economici. È certo che anche la questione dei rom e le politiche sull immigrazione in Italia vanno giudicate a partire da questi criteri, ma soltanto un paraocchi ideologico può ridurre queste parole a un pronunciamento sulla politica del nostro governo. Purtroppo in Italia sembra impossibile uscire da uno schema per cui accoglienza e legalità sono due cose opposte. Per cui l accoglienza scade facilmente nella sua parodia, che nella migliore delle ipotesi è buonismo, e nella peggiore diventa complicità delle associazioni criminali. Sul fronte ecclesiale va ricordato che alcuni anni fa anche la CEI dovette intervenire per spiegare ad alcuni parroci che accoglienza non significa concedere - ad esempio - locali ecclesiali per uso moschea. Due semplici riflessioni in proposito. Chi vive in una grande città si imbatte spesso ai semafori o alla stazione ferroviaria o in metropolitana con bambini (quasi esclusivamente rom) che chiedono l elemosina. In questo caso è un atteggiamento razzista identificare questi bambini, capire chi li sfrutta e porre fine a questa situazione con i mezzi consentiti dalla legge di uno stato democratico; o non lo è forse più tollerare (e quindi incoraggiare) queste situazioni, reputando evidentemente che certe razze non possono aspirare a nulla di meglio che all accattonaggio e alla schiavitù? Nell Angelus il Papa fa riferimento all universalità della missione della Chiesa. E qual è la missione della Chiesa? Annunciare Cristo a tutte le genti. La forte immigrazione è allora anche l occasione di annunciare Cristo ai tanti gentili che arrivano nel nostro Paese. Le nostre comunità dovrebbero preoccuparsi soprattutto di riscoprire la dimensione della missionarietà, piuttosto che preoccuparsi - come accade da qualche parte - di costruire o facilitare la costruzione di moschee. Sarebbe confortante se alcuni di coloro che tanto si sbracciano contro il razzismo dimostrassero veramente il bene che vogliono agli immigrati facendo loro scoprire la bellezza del Vangelo. Il Papa ha condannato il razzismo, ma esso è, a ben vedere, lontano dal nostro popolo e dai suoi governi. Che cosa sarà dell Europa e dell Italia se perderanno il sentimento di essere un modo di vita, una civiltà? Potrebbe avvenire soltanto l accettazione del degrado oppure una reazione violenta. Crediamo che l Italia e l Europa debbano andare avanti senza respingere l immigrazione ma cercando di integrarla e di regolarla nella propria vita. Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto

8 Dipende da tutti noi come saranno gli uomini del Terzo Millennio Riflessione di Padre Giulio Cerchietti, o.f.m. (*) Fin da giovane sacerdote, sono stato a contatto con migliaia di bambini, nelle scuole e all oratorio, il glorioso oratorio, dove penso molti di noi hanno trascorso sicuramente ore serene della fanciullezza tra un ora di catechismo, la S. Messa domenicale e il gioco del calcio, della pallavolo, delle recite, dei campeggi estivi. Da quindici anni, poi, mi occupo della pastorale familiare come Cappellano Militare Collaboratore che mi porta a contatto delle famiglie e dei rispettivi figli. E da venticinque anni di sacerdozio, opero a tutto campo per proteggere e formare l universo famiglia e bambini, soprattutto dei bambini del Benin, eredità lasciatami dall amato Cardinale Bernardin Gantin, attraverso le opere missionarie sostenute dall Associazione Amici del Benin e da Europa Cristiana Onlus. Dipende da tutti noi come saranno gli uomini del Terzo Millennio : questo il titolo del mio intervento odierno. Il futuro non si realizza mai a caso, si costruisce: si mieterà quel che oggi si semina! I bambini di oggi sono il futuro delle nazioni, dell umanità: dipende da noi adulti che futuro affidare a questi uomini del Terzo Millennio. Se dipende da tutti noi come saranno gli uomini del Terzo Millennio, occorre agire e subito. Come agire? Proporrei tre campi d azione: la capacità di scelta per una qualità di vita migliore, l umanizzazione dell esistenza, il forte senso della famiglia. Tutti e tre i campi d azione poggiano sulla prevenzione: oggi, molto si parla di medicina preventiva, ma anche nell informazione e nella formazione dei bambini occorre un metodo preventivo. La capacità di scegliere per una qualità di vita migliore. La qualità della vita, come oggi ci viene proposta attraverso i vari mezzi di comunicazione, è una mescolanza di cose ottime, di mediocri, di cattivo gusto e, addirittura, di nocive. Purtroppo, nella sovrabbondanza d informazioni manca completamente la capacità di discernimento, la capacità di scegliere liberamente: manca, in una parola, lo spirito critico. Il limite dell attuale cultura consumistica è l eccessivo sbilanciamento verso i valori dell avere rispetto a quelli dell essere: molti sono i giovani, oggi, delle nazioni più industrializzate che gridano la loro insoddisfazione di un avere che soffoca l essere. La Germania insegna! L Ovest opulento aveva paura di perdere qualcosa per dare a quelli dell Est. L Est era arrabbiato perché voleva subito quello che avevano già quelli dell Ovest. Il bambino di oggi, in via di massima, ha tutto: la sua camera è piena di giocattoli eppure è insoddisfatto. Si equivoca troppo sul termine benessere. Si parla della società del benessere. Che significa star bene? Nel vero senso vuol dire essere pago, soddisfatto materialmente e soprattutto spiritualmente. Dietro le spinte delle mode, molte volte oggi il bambino è più un oggetto da far ammirare che un essere amato, aiutato a crescere e a proporgli una giusta e migliore qualità della vita. Al bambino spesso s impongono, fin dalla tenerissima età, sacrifici che calpestano i diritti del bambino stesso. La vita del bambino oggi, purtroppo, è molto spesso programmata. Padre Giulio Cerchietti, in occasione della recente celebrazione del 25 anniversario della sua ordinazione sacerdotale Parlo soprattutto dei bambini che vivono in città. Nella mia esperienza ho visto i bambini della 3ª e 4ª elementare, quindi dagli 8/9 anni, che avevano difficoltà a venire al catechismo per la 1ª Comunione perché nell arco della settimana, dopo le ore di scuola avevano plurimpegni di danza, di pianoforte, di tennis, di nuoto, di lingua estera e tante altre attività. Io non sono medico, però, mi domando: si può imporre a dei bambini così piccoli, dopo 4 ore di scuola e spesso di più, dopo altre ore in aggiunta di studio a casa, ancora altre ore quotidiane di attività agonistiche e culturali che comunque richiedono un notevole sforzo fisico e psichico? Si grida all abuso degli animali nei circhi equestri: non c è pericolo che si abusi troppo del bambino per farne un oggetto da baraccone? Bisogna ricordarsi che il benessere, nel risolvere tanti problemi, produce esso stesso disagi e difficoltà; occorre, piuttosto, promuovere un autentica cultura della solidarietà. 8 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008

9 L umanizzazione dell esistenza. L uomo oggi deve difendersi in un certo senso contro sé stesso: contro il cattivo uso della propria libertà. Libertà per molti vuol dire lasciare la propria auto chiusa parcheggiata in seconda fila, occupare la corsia d emergenza in autostrada, passare con il semaforo rosso, pretendere di passare nonostante lo stop, mettere il proprio Hi-Fi o televisore a tutto volume anche dopo le 23, imbrattare i muri e i monumenti. Libertà vuol dire ricattare per conservare o promuovere la propria immagine, per trarre profitti economici; vuol dire gettare via gran quantità di cibo per il solo motivo che non se ne ha voglia, eliminare dal proprio guardaroba indumenti e vestiti, magari mai indossati, solo perché non piacciono più o non sono più di moda; vuol dire non rispettare gli accordi presi, la parola data; vuol dire prostituirsi non per povera necessità, ma solo per far carriera o per acquistare beni di lusso; vuol dire lasciare gli ammalati negli ospedali e i vecchi nei vari ospizi nel più totale abbandono, perché danno fastidio; vuol dire drogarsi e spacciare la droga davanti le scuole, anche le elementari; vuol dire gettare in un cassonetto un bambino appena nato, adescare bambini per film pornografici; vuol dire viaggi turistici del sesso abusando dei bambini e delle bambine; vuol dire uccidere i bambini di paesi poveri per venderne organi a bambini ed adulti malati dei paesi cosiddetti evoluti. E questo elenco di libertà potrebbe prolungarsi di molto. La vera libertà dell uomo sta nell esser capace di amare. L amore è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano. L umanità di Cristo si è manifestata nei sentimenti, negli affetti, nell amicizia. Sappiamo oggi educare i bambini al vero senso dell amicizia? A saper coltivare i buoni sentimenti ed affetti? Piuttosto, non educhiamo spesso i bambini a selezionare le amicizie secondo il censo e i vantaggi che queste possono procurarci? Non si istigano troppo i bambini a valutare le persone in base ai regali che ricevono? Da nonna Mara non ci vado, perché è povera e non mi fa regali. Nonna Caterina, invece, ogni volta che vado a trovarla mi fa trovare sempre un regalino! Un futuro imperniato su questi valori sicuramente non sarà roseo, darà solo sfogo alla legge del più forte. Altro pericolo: la nostra civiltà è un po la civiltà della fuga. Si cerca di sfuggire al proprio io, alla propria interiorità, alla propria coscienza, alla propria responsabilità. Occorre stimolare una mentalità e costruire un mondo più pacifico e giusto. Occorre farsi carico dei problemi della comunità, specialmente di quanti soffrono, di quanti sono emarginati ed abbandonati. Occorre eliminare le cause del disagio e dell ingiustizia. Occorre eliminare, superare le numerose difficoltà che frenano la promozione di ogni uomo. Occorre promuovere una vita degna del bambino e donare loro gusto alla vita. Il forte senso della famiglia. Il bambino può essere aiutato a crescere soprattutto attraverso il suo contesto naturale: la famiglia. La famiglia è il luogo naturale e provvidenziale dell educazione integrale. E nella vita familiare quotidiana che il bambino apprende a scoprire i veri valori della vita e i modi di vivere la fede, in riferimento alla testimonianza che donano i genitori. Ogni famiglia riceve da Dio la missione di custodire, rivelare e comunicare l amore. Compito primario della famiglia è quello di vivere fedelmente la realtà della comunione. Con la comunione è legata la comunicazione. La comunicazione in famiglia è paragonabile all ossigeno, elemento indispensabile alla vita umana. Senza l amore, e quindi senza la comunicazione, la famiglia è un agglomerato non è una comunità: rassomiglia più a un dormitorio, ad un ristorante, ad una pensione che ad un focolare. I diritti del bambino sono legati ai diritti ed ai doveri della famiglia d essere unita, d avere i mezzi per assicurare al bambino quello che gli è necessario fisicamente, psicologicamente, spiritualmente. Se si dimentica o si sottovaluta la dimensione familiare si priva il bambino d un elemento essenziale al suo sviluppo. (*) Presidente Associazione Amici del Benin Vice Presidente di Europa Cristiana ONLUS continua a pag. 21 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto

10 Difendere la vita Redazionale Il termine eutanasia non presenta ambiguità nel suo significato etimologico, che sostanzialmente è quello di buona morte. Ma a quale realtà si intende oggi fare riferimento? Nel parlare comune emerge infatti una notevole confusione. Si tratta di più realtà tra loro fortemente diverse. Alcuni la intendono come garantire sé e gli altri dal rischio di finire vittima di un accanimento terapeutico, capace solo di prolungare l agonia con le sue angosciose sofferenze; altri, invece, intendono evitare una morte tecnologizzata, tra apparecchiature sofisticate e con intorno solo persone estranee, e per giunta più attente ai dati forniti dagli strumenti che alla persona del morente e alle sue profonde esigenze umane, una morte perciò in desolante solitudine; altri ancora intendono una morte indolore, volutamente procurata, su sua richiesta o no, ad una persona, altrimenti destinata ad incontrare la morte dopo un periodo più o meno lungo di sofferenze particolarmente pesanti. Di fronte poi alla pretesa, che spesso riaffiora, di eliminare la sofferenza ricorrendo perfino all eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale Benedetto XVI, È facile cogliere profonde differenze tra di loro. Il vero problema è quello dei limiti, cioè fin dove è lecito insistere nei tentativi, e dove comincia il dovere di sospenderli perché davanti alla morte, ormai inevitabile, il paziente sia aiutato ad accettarla, confortato dalla vicinanza affettuosa di persone care e alleviato nelle sue sofferenze. Totalmente diversa, anzi opposta, è la situazione in cui si colloca il terzo significato di eutanasia, cioè quello non di una lotta contro la morte, ma di una morte voluta e procurata. La confusione si è ulteriormente aggravata quando è stata messa in circolazione la formula diritto a morire con dignità, dove la tragica realtà dell eutanasia viene come avvolta da una cortina fumogena e insieme luminosa, mettendo in imbarazzo chi dichiara di rifiutarla: fa parte del diritto a vivere con dignità anche, infatti, il morire con dignità. L equivoco emerge quando si dichiara indegna dell uomo ogni morte che sia preceduta e accompagnata da sofferenze e da un crescente sfacelo fisico e psichico. Per eutanasia si può dunque intendere la soppressione indolore di una persona umana, consenziente o no, seriamente sofferente per grave e inguaribile malattia o menomazione, attuata intenzionalmente da personale sanitario, o almeno col suo aiuto, mediante farmaci, oppure con la sospensione di cure ordinarie, ritenendo che il prolungamento della vita in tali condizioni sia troppo penoso per il soggetto stesso, oppure troppo gravoso per la società, ponendola quindi nel campo della interruzione o soppressione di una vita umana. La morte è provocata in modo da essere indolore, sia sul piano del dolore fisico, sia su quello dell angoscia connessa con la consapevolezza di morire, quindi necessariamente in stato di incoscienza indotta. Sempre in base alle modalità, è diventata comune la distinzione tra quella attiva, quando la morte viene procurata, ad esempio, con la somministrazione di dosi mortali di stupefacenti o di sostanze letali, e quella passiva, quando è conseguente ad omissione, o interruzione, di interventi il cui scopo è semplicemente quello di offrire il sostegno indispensabile alla vita (nutrizione, idratazione, ecc.), e che perciò possono denominarsi cure di sostentamento vitale. Le motivazioni al suo ricorso possono essere diverse: dalla pietà per il paziente, ponendo fine alle sue sofferenze, alla pietà per i familiari, ponendo fine ad una situazione destinata a prolungarsi e aggravarsi, all interesse sociale, facendo risparmiare alla società oneri finanziari, impegni di personale qualificato e di macchinari costosi, ben più utilmente impiegabili. La parola pietà è tra virgolette, per sottolinearne il senso diverso da quello suo proprio e usuale, spesso addotto dai sostenitori dell eutanasia, nel tentativo di dare a questo intervento omicida una valenza etica positiva, ma non ci vuole molto a cogliere l assurdità di un impossibile connubio tra la virtù della pietà e l omicidio, tra amare e uccidere: il più delle volte solo una maschera o una razionalizzazione dell egoismo; si dice di esser mossi dal desiderio di risparmiare all altro un calvario di sofferenze, mentre in realtà si vuol liberare se stessi da pene e sacrifici che non si vogliono affrontare o ulteriormente prolungare. Dalle prime verifiche pratiche sul campo condotte nella seconda metà del secolo scorso è stato accertato che nessuna richiesta di eutanasia viene da malati colpiti da malattie mortali e inguaribili, quando coloro che stanno loro intorno si fanno carico di tutte le loro esigenze e si impegnano a dare risposta adeguata alle loro legittime attese, mostrando tra l altro cosa significa veramente rispettare il diritto a morire con dignità. Ed è confortante veder moltiplicarsi ed estendersi iniziative diverse, specialmente di volontariato, a favore dei malati terminali e delle loro famiglie, per riumanizzare la morte in una società e in una cultura che ne ha bandito l idea come un nuovo tabù e ne favorisce l estraneamento dall ambiente della vita quotidiana e familiare, per confinarla in quello freddo e ghettizzato di un ospedale. 10 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008

11 Nella misura in cui si è convinti che la crescente richiesta di legittimazione dell eutanasia nelle società occidentali affonda le sue radici nella cultura dominante, si intuisce agevolmente che è a questo livello che si deve operare: si impone anzitutto una riscoperta di significato e di valori nella sofferenza, e del vero volto della morte, un impresa possibile solo nel contesto di un vasto superamento di ogni concezione materialistica dell uomo e di ogni concezione edonistica della vita. Fin qui potremmo dire di aver delineato e concettualizzato il percorso, a nostro giudizio, da intraprendere ma il tema ha nuovamente sviluppato un acceso dibattito tra i sostenitori delle opposte posizioni dopo le recenti sentenze adottate in sede civile dalla Corte di Cassazione e dalla Corte d Appello di Milano in merito al caso di Eluana Englaro. Secondo le argomentazioni svolte dalla Corte d Appello l omissione, da parte delle persone tenute alla tutela, dell ulteriore somministrazione di idratazione e alimentazione, che provoca la morte del soggetto, sarebbe qualificabile come conforme al diritto. D altra parte idratazione e alimentazione, essendo fattori necessari al perdurare in vita di ogni individuo, ancorché sano, non posseggono alcun significato inteso al contrasto di uno stato patologico e non possono, pertanto, costituire, anche quando realizzati attraverso modalità mediche, un trattamento terapeutico come tale non dovuto. Né, in ogni caso, appare sostenibile che dalla ricostruzione dell atteggiamento di una persona ritenuta incosciente verso una data condizione patologica possa essere dedotto il suo assenso specifico a essere lasciata morire di sete e di fame. Possiamo quindi serenamente ritenere che mutamenti di orientamento giuridico così importanti circa la tutela della vita umana non possano avvenire in mancanza di un intervento del legislatore: anche in considerazione dei rischi, diretti e indiretti, che tali mutamenti possono rappresentare in rapporto alla tutela dei diritti fondamentali incondizionatamente spettanti, quale fondamento del principio di uguaglianza, a tutti gli individui umani sulla base esclusiva della loro esistenza in vita. Eluana, 16 anni di coma e battaglie giudiziarie Da oltre 16 anni un caso che divide e fa discutere. Attraversato da speranze, nei primi anni, che la giovane potesse riprendersi ma poi dall auspicio, soprattutto del padre, che potesse trovare una dolce morte. Una lunghissima battaglia giudiziaria che ha visto papà Beppino sempre in prima fila a chiedere ai giudici di ogni ordine e grado per Eluana il diritto a staccare la spina. La vicende inizia il 18 gennaio del 1992, quando la donna, all epoca 20enne, rimane coinvolta in un incidente stradale. Ricoverata nell ospedale di Lecco in stato vegetativo permanente, Eluana sprofonda in uno stata di non - coscienza, a causa della corteccia cerebrale necrotizzata. Dal 1997 il padre diventa il suo tutore e comincia la lotta nei tribunali per essere autorizzato a sospendere l alimentazione e l idratazione artificiale alla figlia. La prima sentenza e del Tribunale di Lecco che nel 1999 respinge la richiesta di fermare l alimentazione. Nel 2003, l istanza viene ripresentata e di nuovo respinta dal Tribunale di Lecco prima e dalla Corte d Appello di Milano poi. Stesso copione nel Nell aprile del 2005 anche la Cassazione boccia il ricorso ma il 16 ottobre del 2007 sempre la Suprema Corte rinvia la palla alla Corte d Appello di Milano, sostenendo che il giudice puo, su istanza del tutore, autorizzare la sospensione in presenza di due circostanze: la condizione di stato vegetativo permanente irreversibile e l accertamento, sulla base di elementi del vissuto del paziente, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla prosecuzione delle cure. Circostanza sempre ribadita dallo stesso padre e da conoscenti che avevano sentito Eluana dire Io così non vorrei vivere, quando un amico, sempre per un incidente stradale, era entrato in coma. Il 9 luglio di quest anno, i giudici milanesi riconoscono la sussistenza di entrambe le condizioni e accolgono la richiesta di Beppino. Il primo di agosto, però, la Procura Generala ricorre in Cassazione contro questo verdetto e, a settembre, chiede la sospensione dell esecutività della sentenza. Il 3 settembre scorso, la Regione Lombardia, rispondendo a una lettera di diffida del papà di Eluana, afferma che il personale sanitario lombardo non può sospendere i trattamenti sanitari che tengono in vita la paziente. L 8 ottobre scorso i giudici civili di Milano pronunciato una sentenza di non luogo a provvedere sulla richiesta avanzata dalla Procura generale di sospendere l esecuzione della decisione che autorizzava lo stop dei trattamenti sanitari: in sostanza una non decisione. I giudici non ravvisano le esigenze di urgenza che giustificherebbero la sospensione dell esecutività della sentenza. Lo stesso giorno la Corte Costituzionale dichiara inammissibili i ricorsi presentati dalla Camera e dal Senato contro la sentenza della Cassazione e il decreto della Corte d appello di Milano Questa Corte - si legge nell ordinanza depositata - non rileva la sussistenza nella specie di indici atti a dimostrare che i giudici abbiano utilizzato i provvedimenti censurati, aventi tutte le caratteristiche di atti giurisdizionali loro proprie e, pertanto, spieganti efficacia solo per il caso di specie, come meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento, che ne e sempre e comunque il titolare. Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto

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13 Crisi economica e finanziaria: trionfo della libertà o del libertinaggio? Dott. Gianni Zucchi (*) Ingegneria finanziaria: meccanismi da tenere a mente. Stiamo subendo una crisi economica e finanziaria che non ha avuto eguali per dimensioni e diffusione prima d ora, e tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e si sia poi diffusa nel resto del mondo: questo disastro è nato invece in Gran Bretagna, nella City, all interno di numerose società di ingegneria finanziaria che studiano e progettano la gran parte dei prodotti finanziari, come, nello specifico, i cosiddetti strumenti derivati. Tali strumenti non sono altro che mutui immobiliari impacchettati, trasformati in obbligazioni che, grazie alla cartolarizzazione (la modalità tecnica di trasformare in carta un mutuo o qualsiasi altro debito), tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all esterno: naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate. Chi acquistava infatti un obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo. Praticamente, il circuito partiva dalle società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto, proseguiva poi con le banche commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle banche d affari o le collocavano direttamente sul mercato: si creava, in questo modo, una sorta di circolo vizioso con l afflusso di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere altre obbligazioni strutturate. Iniziata con gli Stati Uniti questa prassi è divenuta comune sia in Asia che in Europa al punto che pochissime banche, anche europee, sono immuni da questo fenomeno. E questo giochetto, che ha portato enormi profitti nelle casse delle banche è andato avanti per anni, sostenuto anche dal continuo sviluppo del mercato immobiliare americano, con aumenti costanti del numero delle case costruite ed ovviamente con gli aumenti dei prezzi, portando inesorabilmente alla creazione di una bolla speculativa, che è esplosa, negli Stati Uniti, circa un paio d anni fa, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi parziali delle rate dei mutui di massa. Vale la pena di ricordare, a margine del ragionamento, che in America i mutui venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie e per importi che spesso raggiungevano il % del valore dell immobile oggetto del mutuo. Si è assistito quindi al blocco dell aumento del prezzo delle case e successivamente al suo crollo, non ancora terminato. Immaginate ora cosa può essere successo dal lato dei possessori delle note obbligazioni legate ai mutui: chiunque deteneva nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli precipitosamente, ma con sempre maggiori difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non pagavano più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni sono state sospese. A seguito di questa crisi, diverse Banche americane hanno dichiarato fallimento o pesanti insolvenze (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington, ecc...), costringendo il Governo e la Fed (Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno e salvataggio mediante enormi iniezioni di liquidità. Un sistema finanziario in cui c è licenza di operare con scarsissime regole non è il trionfo della libertà ma quello del libertinaggio finanziario con tutte le sue degenerazioni. Quanti sostengono che sarà il mercato a far pulizia dopo che lo stesso mercato ha prodotto le bolle immobiliari, i mutui sub-prime, i derivati e i tanti strumenti sofisticati e volatili in giro per il mondo, dimenticano una piccola insignificante cosa. Quel produrre guasti e risanarli non è l esercizio di una libertà né è il mercato. È solo il continuo perenne esercizio di chi si arricchisce a danno di altri che vedono bruciati i risparmi di una vita. Nella giungla vige la legge del più forte ma in una democrazia moderna la libertà di ciascuno è limitata da quella degli altri e dalla tutela di alcuni valori come il risparmio e la difesa dei ceti più deboli. Non è un caso che proprio negli Stati Uniti vi siano 50 milioni di americani privi di assistenza sanitaria perché poveri. L America per gran parte del mondo è la patria del libero mercato, della tecnologia, delle opportunità e vederla governata da quell intreccio soffocante tra politica e lobbies lascia sgomenti. Quell intreccio così forte mina alla base quel primato Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto

14 della politica che può esercitarsi solo se si ha una cultura politica di riferimento in un sistema di partiti pesanti in grado di ammortizzare le pressioni indebite delle lobbies economiche e finanziarie: questa è la democrazia politica. Diversamente la visione politica dei governi sarà sempre subalterna ai grandi interessi senza mai poterli ricomporre in un progetto utile per tutto il Paese. Insomma, è la crisi dell attuale modello americano sul piano politico oltre che su quello finanziario e il suo contagio rischia di diffondersi non solo sulle Borse mondiali ma anche nei sistemi politici più rappresentativi. Analisi incerte.. e rimedi certi È presto per dire se il sistema finanziario mondiale è fuori pericolo. Molti sono ancora i rischi ma se per crisi si intende il crollo dell intero sistema e la conseguente depressione la risposta è sì, esiste un piano per combatterlo già individuato e può funzionare per diverse ragioni che cercherò di illustrare. Se l avvenuto fallimento di alcune importanti banche d affari è una cosa grave e importante che impatterà negativamente sulla crescita nel futuro, il cuore del sistema finanziario sono le banche commerciali, quelle che raccolgono i risparmi delle persone ed erogano la parte maggiore di prestiti alle imprese. E il cuore delle banche commerciali è il mercato interbancario, il luogo dove le banche di tutte il mondo si scambiano la liquidità per lavorare, fare prestiti, mutui e altro. Ogni giorno prenditori e prestatori si incontravano e si scambiavano fondi, ma oggi quel cuore si è fermato perché le banche non si fidano più l una dell altra. Tanti banchieri la invocavano da tempo e così nei giorni scorsi è stata annunciata, a livello europeo, la garanzia statale per i prestiti tra banche: una misura talmente macroscopica da sembrare incredibile. E infatti il mercato ci sta credendo a metà perché di misure attuative, annunci stampa a parte, se ne vedono ancora poche. Nel caso italiano poi le cose non sono cambiate molto. È vero che la Banca d Italia offre titoli di Stato in cambio di quelli posseduti dalle banche, ma lo fa a un costo proibitivo. Nel mercato monetario italiano poi, di regolamenti attuativi o decreti neanche l ombra. Se la manovra funzionerà sarebbe il tassello più importante alla soluzione della crisi per almeno tre motivi: il primo è che le banche torneranno a prestarsi soldi tra loro, ovvero torneranno a essere in grado di fare il loro lavoro: prestare soldi al sistema. Il secondo è che i tassi scenderanno, e con loro i costi per famiglie e imprese. Il terzo è che si riattiverà il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, che si era spezzato: le banche centrali abbassavano i tassi ma il mercato non seguiva, una condizione pericolosissima. Premesso che ad ora la fase attuativa delle misure lascia a desiderare, almeno il problema è stato identificato; per questo è ragionevole pensare che il collasso del sistema finanziario non avverrà. Anche perché a questa fondamentale misura se ne affiancano altre ugualmente importanti: la ricapitalizzazione delle banche con fondi pubblici, la garanzia delle obbligazioni bancarie e, non ultima, la modifica delle regole contabili internazionali. Questa crisi infatti è servita a capire che le attuali convenzioni contabili hanno un pericoloso effetto che scaturisce da un meccanismo assai pericoloso: il mark to market, ovvero la valutazione del valore di mercato dei titoli detenuti, che genera grandi profitti nei periodi di boom, e perdite quando il mercato scende. In condizioni estreme di mercato come le attuali, quando la liquidità dei titoli più rischiosi si dirada e la valutazione del mercato diventa particolarmente penalizzante, le perdite decimano il capitale contabile della banca costringendola a ridurre i prestiti. Gli istituti che determinano gli standard internazionali stanno modificandoli per permettere la chiusura delle relazioni trimestrali senza nuove pesanti perdite nei bilanci, lasciando che alcuni titoli possano essere valutati a prezzi più vicini a quello storico, cioè di acquisto. L altra fondamentale acquisizione di questa crisi, e speriamo tutti definitiva, è che il sistema delle valutazioni ( rating ) va rivisto radicalmente. Attualmente sono private le agenzie che danno i voti a aziende e titoli e lo fanno dietro pagamento da parte dell azienda stessa che viene valutata, rendendo palese il conflitto d interesse. Se qualcosa andava statalizzato in questi anni, dopo le numerose debacle dei rating, sono proprio le agenzie di valutazione ed i criteri matematico-statistici con cui vengono valutati i singoli titoli. Il problema fondamentale è che il mondo vuole i debiti. Alle imprese servono per investire e crescere. Ai cittadini per comprare casa, vivere meglio, avere una macchina migliore, oppure semplicemente per sopravvivere. Le banche poi li amano: più soldi prestano e più guadagnano. Tutti spingono perché il monte debiti cresca mentre ad opporsi a questa tendenza fortissima ci sono solo i governi. Sono solo gli Stati che si pongono il problema di regolare quella che sarebbe di per sé una tendenza esplosiva e squilibrata: il mercato non conosce infatti nessun meccanismo di autoregolazione. Questa crisi rappresenta in fondo l incredibile opportunità offerta al mondo per comprendere che il capitalismo spinto è una bestia pericolosa, perché segue una sola logica, razionale e spietata: quella della massimizzazione del profitto. È una potente molla di creazione e di distruzione al tempo stesso. Per questo gli uomini e le donne da tempo si muniscono di istituzioni e regole per proteggersi da esso e sarà una importante crescita di civiltà se la crisi servirà almeno a produrre questo nuovo senso comune. (*) Consulente aziendale 14 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008

15 Trattato di Lisbona: il no dell Irlanda Redazionale L Irlanda non ha ratificato il Trattato di Lisbona. I no hanno superato i sì con una percentuale del 53,3% contro il 46,7%. Per la terza volta, su tre, un testo costituzionale che viene sottoposto a referendum popolare in un paese membro dell Unione Europea viene bocciato. Nel 2005 i referendum di Francia e Olanda seppellirono la Costituzione europea. A tre anni di distanza, l elettorato irlandese, l unico chiamato alle urne per la ratifica, ha bocciato il suo diretto discendente, il Trattato di Lisbona. Non si può dare torto agli irlandesi, accusandoli di particolarismo. Prima di tutto perché il progetto di Stato unico europeo è intrinsecamente autoritario. Sono le élites politiche che hanno deciso di edificare un organismo sovranazionale con poteri esecutivi e legislativi. Lo hanno fatto con riunioni al vertice, con pochissima pubblicità e senza coinvolgere la popolazione nel processo costituente. È naturale ed è giusto che si abbia paura di una creatura del genere: avremo un governo che non conosciamo, ma che avrà il potere di darci ordini, in base a leggi che ci sono pressoché sconosciute. Secondo: l attuale progetto costituente europeo non ha più nulla di liberale da almeno un ventennio. Ormai è un disegno di élites politiche socialdemocratiche fatto per limitare il mercato libero e imporre di nuovo un modello economico socialista ormai in crisi in tutta Europa. Pianificare l agricoltura fissando quote di produzione paese per paese, scrivere le regole a cui le aziende devono attenersi in tutto il continente, imporre l armonizzazione fiscale, obbligare i contribuenti dei paesi più produttivi ad aiutare i paesi meno produttivi... Tutti questi non sono principi liberali, non c entrano nulla con il sogno di Einaudi, sono misure socialiste contro il libero mercato. Terzo: il progetto che è appena stato bocciato dagli irlandesi è quello di uno Stato che contiene tutti i difetti della democrazia e non i suoi pregi. Il nuovo super-stato europeo avrebbe potuto decidere su questioni fondamentali (anche in materia di giustizia, politica estera, sicurezza ed etica) riguardanti la vita di ogni singolo cittadino, con votazioni a maggioranza assoluta, senza possibilità di porre il veto da parte di singoli Stati membri dissenzienti. Da un punto di vista liberale, la vita individuale deve essere protetta da diritti inviolabili e non può essere decisa dal voto di altri. Non vorremmo cadere quindi nella trappola di chiederci retoricamente quanti popoli europei, se ne avessero avuto la possibilità, si sarebbero espressi positivamente sul Trattato, così come hanno fatto i Parlamenti nazionali finora consultati: avvertiamo però il disagio di notare che i testi ratificati con ampie maggioranze lasciano insoluti numerosi problemi, tra i quali quello fondamentale della cosiddetta euroburocrazia nel tempo consolidatasi a Bruxelles e dintorni. L originaria ispirazione federalista, si è ridotta ad una forma di centralismo che tende a normare l esistente e si estende ad ogni ambito: dall economia, alla scuola, alla sanità, l ambiente, l edilizia. Una sorta di egualitarismo giacobino che pretende di rendere uguale tutto e tutti: questa lotta si estende fino alle insopprimibili differenze umane. In primo luogo quella tra uomo e donna e tra matrimonio eterosessuale e unione omosessuale: il matrimonio eterosessuale costituisce un insopportabile discriminazione verso altre forme di unione. Di qui la necessità di promulgare le dovute norme riparatrici. Anche il fondamentale diritto di stabilire come e con quali criteri disciplinare l accesso e la permanenza degli stranieri, non appartiene più alle nazioni e agli Stati, ma ovviamente è sotto il controllo degli euroburocrati. Adesso le euroburocrazie ambiscono a combattere i cambiamenti climatici, istanza questa puntualmente riaffermata nella carta di Lisbona: oltre alla uniformazione dei prodotti agricoli e dell economia, alla desessualizzazione degli uomini esse si sono poste l obiettivo, sulla scorta dei vari protocolli di Kyoto, in cui l Europa si distingue per il suo avanguardismo buonista, di burocratizzare e normare il clima. Da aggiungere, quale importante spunto di riflessione, quanto affermato dal senatore Marcello Pera che ha sottolineato come il no irlandese al Trattato è l inevitabile reazione alla cancellazione delle radici cristiane dalla Costituzione e alle eurodirettive, prive di legittimazione democratica, che stravolgono le legislazioni nazionali sui temi bioetici... I cattolici irlandesi si sono ribellati ad un Europa che nella Costituzione mette al bando Dio per orientare verso l anarchia del relativismo le legislazione nazionali sui temi eticamente sensibili (adozioni ai gay, eutanasia, aborto, provetta selvaggia ) ( La Stampa, 14 giugno 2008). Nel Trattato di Lisbona assume forza giuridica obbligatoria la Carta dei Diritti fondamentali, varata nel dicembre 2000 a Nizza, che costituisce il cuore della nuova costruzione europea. Nella Carta di Nizza, condannata da Giovanni Paolo II pochi giorni dopo la sua promulgazione, non c è però solo il rinnegamento formale delle radici cristiane dell Europa. Nell articolo 21, per la prima volta in un documento giu- Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto

16 ridico internazionale, l orientamento sessuale è riconosciuto come fondamento di non-discriminazione, mentre due altri articoli del nuovo Trattato sul funzionamento dell UE, il 10 e il 19, ribadiscono lo stesso principio. Questi articoli traducono in termini giuridici la cosiddetta teoria del gender, che distingue il sesso fisico-biologico dalla tendenza sessuale o identità di genere. La sessualità, in questo modo, diventa non un dato di natura, ma una scelta culturale, puramente soggettiva. L art. 9 della Carta dei Diritti di Nizza dissocia inoltre il concetto di famiglia da quello di matrimonio tra un uomo e una donna, aprendo la porta alle unioni omosessuali e alle adozioni di bambini da parte delle coppie gay. Se il Trattato di Maastricht, con l introduzione dell euro, ha voluto dare all Europa una costituzione economica, con il Trattato di Lisbona, stiamo passando non ad una costituzione politica, ma ad una costituzione giuridica, fondata sui nuovi diritti postmoderni, diametralmente opposti ai principi non negoziabili a cui tanto spesso si è richiamato Benedetto XVI. Dobbiamo quindi ringraziare gli Irlandesi che hanno, con molto senso critico, momentaneamente ostacolato l ineluttabile marcia del giacobinismo euroideologico. Ovviamente le loro scelte sono state quasi universalmente criticate dalla stampa italiana ed europea. Sono stati addirittura accusati di creare divisione e guerre. Ma queste sono accuse di chi non conosce la storia europea e il fatto che uno dei suoi motivi fondamentali è sempre stato la resistenza di Stati, nazioni e popoli all instaurazione di poteri egemonici continentali: da Carlo V, a Napoleone. Ed allora non sarebbe meglio continuare ad andare avanti con gli strumenti attuali rimandando a date più opportune l adozione di chiare riforme istituzionali se i vertici politici avranno il coraggio di proporle ed i popoli d Europa saranno messi nella condizione di manifestare il proprio parere? Venerdi 01 Agosto 2008 BENE LA RATIFICA DEL TRATTATO. ORA TESTIMONIARE LE RADICI CRISTIANE U na votazione assai significativa. Mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e rappresentante della Cei alla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) di Bruxelles, ha così commentato il voto con il quale il Parlamento italiano ha ratificato il Trattato di Lisbona. Merisi ha espresso l auspicio che il voto del Parlamento italiano per la ratifica del Trattato possa consentire un passo in avanti nella direzione tante volte indicata dalla Comece, tenendo conto dell impegno dell Unione europea nel promuovere anche tra i cittadini e nella società civile dibattito, democrazia e dialogo. Il vescovo ritiene inoltre fondamentale la prospettiva secondo cui un dialogo trasparente e regolare con le Chiese e le comunità religiose possa realizzarsi compiutamente. Sempre nella speranza - aggiunge - che le radici cristiane del nostro continente possano venire testimoniate e riconosciute. 7 giugno 2009 Elezioni del nuovo Parlamento Europeo Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo si svolgeranno nei 27 Paesi aderenti il 7 giugno 2009: un appuntamento che appare lontano. A Bruxelles e Strasburgo si riconosce infatti che il gap tra cittadini e istituzioni comunitarie è piuttosto profondo: occorre dunque partire in largo anticipo con campagne mediatiche che spieghino ancora una volta agli europei l importanza e la concretezza delle politiche dell Unione Europea, così da convincerli a votare. Certo permangono diversi elementi che sembrano ostacolare queste elezioni. Anzitutto la stessa distanza tra i cittadini dei 27 e le istituzioni comunitarie, poco conosciute dalla gente comune. In secondo luogo non sempre l Unione Europea si sa raccontare, trasmettendo cioè ai cittadini, con adeguati linguaggi politici e strumenti comunicativi, i risultati da essa raggiunti. Non si può poi trascurare il fatto che a tutt oggi non si conosce il quadro giuridico complessivo entro il quale si inserirà il voto del prossimo giugno: ovvero se per allora sarà entrato in vigore il Trattato di Lisbona oppure se l Europa procederà ancora sotto l ombrello del Trattato di Nizza, ormai inadeguato per un Europa così ampia. Resta un altro aspetto negativo, di natura tecnica, ma non meno rilevante: le elezioni per scegliere gli eurodeputati che siederanno nell emiciclo di Strasburgo procedono con liste e partiti nazionali e con sistemi elettorali differenti fra Paese e Paese. 16 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008

17 La sicurezza deve crescere con noi di Sergio Iaquinta (*) È assurdo che si debba morire sul lavoro e, aggiungo io, per salari bassi, talvolta indecenti : queste le parole del figlio di una vittima sul lavoro. Tre, quattro vittime al giorno è una media molto alta per un paese civile come il nostro e, ancora più inspiegabile, in un paese dove le leggi, in materia di sicurezza sul lavoro, sono ben congegnate, articolate e all avanguardia. Oltre le leggi occorre fare ben altro. Sì a migliori controlli ispettivi e un sì alla lotta contro il lavoro nero e minorile; ma, ritengo che bisognerà trovare un modo come incidere nelle coscienze di tutti noi. Credo, che un sensibile calo delle morti bianche e una forte diminuzione degli infortuni si possa avere soltanto se è il cittadino cosciente a mettere in atto tutto quello che viene prescritto dalle leggi vigenti e non solo il cosiddetto addetto ai lavori. Serve ben poco costringere datori di lavoro, lavoratori e addetti alla sicurezza a mettere in atto delle azioni prive di consapevolezza; forse perché nei soggetti interessati manca l abitudine quotidiana a farlo con coscienza. La sicurezza si forma nella vita quotidiana: a casa, per strada.. e non solo sul luogo di lavoro. Sui luoghi di lavoro si deve andare coscienti che la sicurezza è nostra e che ci appartiene direttamente; è errato vederla solo come qualcosa che appartiene ai datori di lavoro, per una sola quantificazione di costi negli appalti o per le sanzioni, ai lavoratori, apparentemente per la propria incolumità fisica, agli addetti e alle figure professionali per le sanzioni e/o i procedimenti giudiziari. Spesso nei cantieri edili, dove la probabilità di incidente è moto alta, si vedono le cose più strane: i DPI (dispositivi di protezione individuali) pur messi a disposizione dai datori di lavoro non vengono indossati e/o utilizzati dai lavoratori ad eccezione dei capi di abbigliamento. Il casco non viene indossato perché, ad avviso dei lavoratori, provoca la caduta dei capelli, i guanti no perché provocano una fastidiosa sudorazione, le protezioni no perché, sempre a loro avviso, quasi inutili per quel forte senso di sicurezza che pensano di avere in sé stessi. I lavoratori accettano volentieri, a spese del datore di lavoro, tutto quello che è di prima necessità (calzature e abbigliamento) e accettano malvolentieri tutto quello che si definisce salva vita. I documenti di formazione e informazione consegnati ai lavoratori dai datori di lavoro spesso vengono rinvenuti per strada, abbandonati nei pressi degli uffici aziendali, trattati come se fosse la peggiore delle pubblicità senza interesse. In questa realtà, sono sempre più convinto che per la sicurezza bisognerà incidere sulla coscienza del cittadino sin dai primi anni di vita. (*) Architetto - Reggio Calabria Napolitano: troppe tragedie, ora basta Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della 58.ma Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, ha inviato al Presidente dell Associazione nazionale mutilati ed invalidi sul lavoro, Pietro Mercandelli, il seguente messaggio: Desidero rivolgere il vivo apprezzamento per il costante impegno associativo a favore della prevenzione nei luoghi di lavoro, della tutela dei lavoratori infortunati, dell assistenza delle famiglie delle vittime e della sensibilizzazione dell opinione pubblica. I preoccupanti dati diffusi dall Anmil e le stesse tragiche cronache di questi giorni confermano quanto cruciale sia la questione della prevenzione sul lavoro. Si e levato naturalmente un indignato basta, sinceramente condiviso, di fronte a tragedie che, per la loro dimensione, suscitano il clamore dei media e il coinvolgimento dell opinione pubblica. Ma la realtà quotidiana ci ripropone casi drammatici (persino ripetitivi nella loro dinamica), storie personali e familiari di dolore e sofferenze che la vostra Associazione, insieme a tante altre espressioni del volontariato e delle istituzioni, aiuta ad affrontare con un impegno concreto di solidarietà che e giusto riconoscere e valorizzare. C e indubbiamente, anche un problema di risorse: e decisivo qualificare quelle disponibili perché si investa in formazione ed informazione, si persegua con determinazione l obbiettivo dell abbattimento degli incidenti sul lavoro, si rafforzino le tutele dei lavoratori e si sostengano le famiglie delle vittime sul lavoro. Particolare significato assumono le numerose iniziative promosse in ambito scolastico per una più diretta presa di coscienza da parte dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. È doveroso tenere viva l attenzione al fenomeno, non demordere nell allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative. È, questo, un obbiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro. ANMIL: MORTI L ANNO, TRE AL GIORNO - Ogni giorno, in Italia, si verificano incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa Oggi sono oltre 800 mila gli invalidi del lavoro e quasi 130 mila i superstiti di caduti sul lavoro. Sono i dati forniti dall Anmil, l Associazione nazionale fra i mutilati e invalidi del lavoro, in occasione della 58.ma Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Cifre, viene sottolineato, che testimoniano la persistente gravità del fenomeno infortunistico, una delle principali cause di morte, e con quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi. Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto

18 Dall Europa cristiana? Attualità e recensioni Croazia. Domenica giorno del Signore Il parlamento della Croazia, paese a maggioranza cattolica, esorta a i propri cittadini a reclamare la Domenica come giorno per celebrare l Eucaristia, per dedicarsi alla famiglia e al riposo. Il Parlamento croato il 15 luglio ha approvato una legge che prescrive alla maggior parte degli esercizi commerciali la chiusura domenicale. Tale legge permette, tuttavia, lo shopping domenicale durante la stagione turistica estiva e le vacanze natalizie. La Croazia si trova ora in una situazione politica ed economica più stabile in cui il popolo può riaffermare le sue secolari tradizioni di famiglia e di fede, e vivere un rinascimento della propria cultura. La messa al bando dell apertura domenicale dei negozi è un passo significativo in quella direzione Spagna. Diritti umani alle grandi scimmie La notizia dell approvazione da parte del Parlamento spagnolo (il 26 giugno 2008), di una legge che estende alle Grandi scimmie (gorilla, scimpanzé, oranghi) alcuni diritti umani, a cominciare da quello alla vita, deve essere accolta con tutta la repulsione che merita una norma profondamente innaturale e immorale. Tra gli animali e gli uomini esiste infatti una differenza non accidentale o quantitativa, ma sostanziale e qualitativa. L uomo a differenza di tutti gli animali, comprese le scimmie più evolute, è un essere intelligente e libero, ha un anima spirituale e un destino soprannaturale. Solo agli uomini spetta la dignità di persona umana, con i conseguenti diritti che ne derivano. Gli animali non sono persone, proprio perché non sono capaci di intendere e di volere: non hanno diritti perché non hanno doveri. Il processo di degradazione intellettuale del nostro tempo vorrebbe trasformare gli uomini in bestie, negando loro la natura spirituale, e gli animali in umani, attribuendo loro la dignità di persone. È questa la logica ugualitaria del Progetto Grande Scimmia, proposto dall australiano Peter Singer e dall italiana Paola Cavalieri e recepito dal premier spagnolo Zapatero. I due animalisti in questa ed in altre opere sostengono che tra uomini e animali non esisterebbero confini, né biologici né morali. Ciò che attribuisce diritti ad un essere vivente non è, secondo loro, la ragione e la volontà, ma la autocoscienza e la capacità di soffrire e di godere. Uno scimpanzé, ma anche un cane un maiale, avrebbero un grado di autocoscienza maggiore di un bambino gravemente ritardato o di un individuo cerebroleso. I feti, gli handicappati, i neonati, gli anziani privi di reale coscienza, possono per loro essere considerati essere viventi, ma non persone. Per contro, potrà essere attribuita la qualifica di persone, con conseguenti diritti, a scimpanzé, balene, delfini, cani, gatti, maiali, foche, orsi, e forse alle galline: una lista che Singer definisce incompleta, ma che seleziona specie dotate di facoltà mentali sviluppate. Le conseguenze di queste premesse sono inesorabili. La vita non solo di un feto, ma di un neonato, ha meno valore della vita di un cane o di uno scimpanzé. Aberrante è il fatto che le elucubrazioni di intelletti sviati possano diventare leggi di uno Stato che fa parte dell Unione Europea: oggi la Spagna, domani altre nazioni in cui le idee ecologiche ed animaliste possano attecchire. 18 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008

19 Lettonia. Omosessualità: il Parlamento resiste alle pressioni UE Nonostante quanto stabilito da una normativa dell Unione europea, il Parlamento della Lettonia ha deciso di escludere dal proprio disegno di legge Anti-Discriminazione il divieto di discriminazione in base all orientamento sessuale. I legislatori lettoni hanno rifiutato di mettere in atto tale normativa nonostante fosse fra le condizioni per l accesso della Lettonia all Unione nel In Lettonia i Cristiano-democratici, hanno chiesto la cancellazione della clausola sull orientamento sessuale, definendo l omosessualità come peccaminosa e degenere. La Lettonia è l unico stato dell UE a non avere una normativa specifica contro la discriminazione sul lavoro e nelle politiche di assegnazione di alloggi che faccia riferimento all orientamento sessuale. Spagna. Furore... anticristiano Addio ai funerali di Stato cattolici e ai crocifissi nei luoghi pubblici. Il partito socialista (Psoe) del premier spagnolo José Luis Zapatero, in occasione del suo 37º congresso ha presentato il progetto di riforma della Legge organica sulla libertà religiosa «per la progressiva scomparsa dei simboli e delle liturgie religiose negli spazi pubblici e negli atti ufficiali dello Stato». Con la crisi economica che promette recessione per almeno due anni, Zapatero ha deciso di insistere sulla laicità e lo fa con forza. Al congresso del suo partito, il leader spagnolo ha affondato sulla laicità, con una scelta che probabilmente romperà la fragile pace raggiunta con la Chiesa spagnola lo scorso marzo, quando il premier fu rieletto. Non fermeranno le riforme che vogliamo per questo paese. Spingeremo sull acceleratore del cambiamento, ha affermato il leader spagnolo. I socialisti chiedono d eliminare i funerali religiosi di Stato mettendo fine a un usanza in vigore in Spagna da trent anni. Ma anche la cerimonia per l insediamento dei ministri potrebbe cambiare se il progetto di Zapatero fosse approvato. Dal palazzo della Zarzuela, dove risiede il re e dove giurano i nuovi membri del governo, potrebbero sparire infatti i crocifissi appesi alle pareti da tempo immemore. Le due proposte s inseriscono nel raggiungimento di uno degli obiettivi socialisti annunciato nel corso del congresso: La scomparsa della confessionalità che sopravvive in spazi e pratiche delle istituzioni pubbliche. Secondo il quotidiano nazionale El Paìs, il prossimo passo socialista potrebbe interessare la figura dei cappellani militari che da oggi rischiano di sparire: per il momento però non è stata formulata nessuna proposta. Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto

20 Il ritorno della sifilide Dott. Bruno Grossi (*) Molti pensano che la Sifilide, con il vasto corteo di drammatici sintomi che la caratterizza, ormai appartenga al passato. In effetti la Sifilide (sinonimi: LUES VENEREA o semplicemente LUE) è malattia infettivo - contagiosa di antica comparsa, ma tuttavia ancora rappresenta un non facile problema epidemiologico. Il nome della malattia si deve ad una opera poetica del medico veronese Girolamo Fracastoro del 1530, ove si narra di un pastore di nome Sifilo colpito da una patologia cutanea con piaghe e ulcere poiché aveva offeso il Dio Apollo e quindi aveva meritato una punizione divina. La finzione poetica di Fracastoro sostituiva una ben diversa realtà misteriosa e preoccupante consistente nel rapido dilagare e ampio diffondersi di una spaventosa malattia di cui non c erano notizie precedenti. La cultura europea del tempo si orientava per la tesi colombiana, poi rivelatasi poco credibile, secondo la quale la malattia fu diffusa dai marinai reduci dalla scoperta del nuovo mondo. In Italia si tendeva maggiormente ad attribuire la responsabilità del contagio a truppe di invasione Francesi e si coniò il termine di morbo Gallico. I Francesi parlavano di mal napolitano. Per i Turchi si trattava di mal dei cristiani. Gli Spagnoli erano per la tesi del mal tedesco. Gli Olandesi erano certi del morbo ispano. I Russi erano convinti assertori del mal polacco. Procedendo in teorie mancanti di dati certi, alcuni furono indotti a fissare come data di nascita della sifilide il 22 febraio 1495 alle ore 4 del pomeriggio. Era quella l ora in cui l esercito di Carlo VIII occupava Napoli con circa uomini per lo più mercenari di diversa provenienza: svizzeri, lanzichenecchi, scozzesi, bretoni, fiamminghi cui seguiva naturalmente una folta turba di avventurieri e prostitute tra cui già covava e da cui poi si diffondeva la terribile malattia con pustole e febbre altissima. Dopo vane quanto inutili ricerche sulle origini e sulle cause della Sifilide, giunti ormai al 1905, il parassitologo Fritz Schaudin, coadiuvato dal dermatologo Erich Hoffman, dimostrò che l agente etiologico era un microorganismo costituito da un filamento cilindrico disposto a spirale cui fu dato il nome di Treponema Pallidum. Il termine trova la sua etimologia nell unione di due parole di origine greca: (io giro) e ( filo). È patogeno solo per l uomo, tuttavia l infezione è trasmissibile agli animali in laboratorio. La trasmissione avviene per contagio sessuale, è raro - anche se possibile - il contagio tramite oggetti, ci sono stati casi di trasmissione con trasfusioni ematiche, esiste il contagio della madre al prodotto del concepimento e quindi esiste la possibilità di forme congenite ma non esiste ereditarietà. Nella grande maggioranza dei casi la Sifilide è acquisita. Nella incidenza della malattia ha forte influenza lo spostamento di militari in guerra, ma anche il turismo espone a contatti con popoli di differenti costumi. In alcune parti dell Africa vi sono zone endemiche. La più alta percentuale di positività si nota nelle carceri. L uso di anticoncezionali ha favorito facili incontri. Il crollo della prevenzione sanitaria, seguito nel 1958 all applicazione della legge sulle case di tolleranza, ha avuto importanza nella diffusione in Italia della malattia e nell aumento dei contagi, essendo venuto meno il controllo di un alto numero di soggetti registrati. La Sifilide acquisita si distingue in Sifilide primaria, Sifilide secondaria e Sifilide terziaria. Nella forma primaria appare una lesione nodulare erosa dura indolente ricoperta di sierosità accompagnata da risentimento ghiandolare locale. Nella forma secondaria c è febbre con astenia,mialgie, cefalea e un esantema roseolico cui fanno seguito papule squamose con orletto periferico. La forma terziaria insorge dopo un periodo di latenza che va da 2 a 20 anni. È caratterizzata da focolari infiammatori a carattere distruttivo che possono colpire tutti gli organi ed apparati oltre alla cute. 20 Europa Cristiana 3 Maggio-Agosto 2008

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