Client-centered therapy: capitolo I Lo sviluppo della terapia centrata-sul-cliente

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1 Client-centered therapy: capitolo I Lo sviluppo della terapia centrata-sul-cliente Carl Rogers Traduzione di Emilia Ugolotti L'interesse professionale per la psicoterapia è oggi, probabilmente, l'area in più rapida espansione nell'ambito delle scienze sociali. In psicologia clinica e in psichiatria lo sviluppo di questo campo sta procedendo con sorprendente rapidità. Attualmente circa il venti per cento dei membri dell'american Psychological Association pratica la psicoterapia oppure la consulenza di sostegno o qualcosa di affine, considerandola come uno dei suoi maggiori interessi professionali, cosa che, una decina di anni fa, riguardava solo pochi casi. I programmi di training in psicoterapia sono aumentati in quantità, obiettivi, intensità e speriamo, in efficacia. Inoltre troviamo educatori desiderosi di tenersi al passo con gli sviluppi della psicoterapia per adottare ed adoperare queste scoperte nel mondo della scuola, nel counseling e con gli insegnanti di sostegno. Sacerdoti e religiosi sono alla ricerca di training in counseling e psicoterapia con lo scopo di migliorare le proprie capacità di affrontare i problemi personali dei fedeli. Sociologi e psicologi sociali hanno un profondo interesse in questo campo, che può essere adattato al lavoro con i gruppi facendo luce sulle loro dinamiche, nonché su quelle individuali. Ed ultimo, ma non meno importante, lo stesso cittadino medio incoraggia il rapido sviluppo dell'assistenza psicoterapeutica ai bambini della scuola, alle migliaia di reduci di guerra, ai lavoratori dell'industria, agli studenti, ai genitori e a tutti coloro che richiedono un aiuto psicologico. In breve, sembra esserci una forte tendenza verso lo studio, lo sviluppo e l'utilizzo di tutte quelle procedure che aiutano l'uomo moderno a raggiungere una maggiore pace dello spirito (peace of mind). Sembrerebbe infatti che la nostra cultura, col suo evolversi meno omogeneo, stia 1

2 dando un minor supporto all'individuo singolo. Egli non può più semplicemente contare sui sistemi e sulle tradizioni della società in cui vive ma scopre che molti problemi e conflitti della vita lo riguardano in prima persona. Ogni individuo deve risolvere all'interno di se stesso problematiche di cui prima la società si faceva pienamente carico. Poiché la psicoterapia promette di risolvere alcuni di questi conflitti, di dare all'individuo un soddisfacente equilibrio interiore così come un modo più efficace di relazionarsi con gli altri e con l'ambiente, essa si è significativamente posta al centro dell'attenzione sia del pubblico che dei professionisti. È in questa corrente sempre più ampia di interesse e di sviluppo della pratica psicoterapeutica che ha avuto origine il counseling 'non-direttivo' o 'centrato-sul-cliente'. Esso è un prodotto del suo tempo e del suo ambiente culturale. Tale sviluppo non sarebbe stato possibile senza quella focalizzazione sui conflitti inconsci dell'uomo e sulla sua complessa natura emozionale che è stata il contributo di Freud alla nostra cultura. Sebbene si sia sviluppata su sentieri diversi da quelli delle visioni psicoterapeutiche di Horney, di Sullivan, di Alexander e French, tuttavia esistono molti fili di interconnessione con queste moderne formulazioni del pensiero psicoanalitico. In special modo si devono cercare le radici della terapia centrata-sul-cliente nella teoria di Otto Rank e del gruppo di Filadelfia che integrò la sua visione nei propri insegnamenti. Anche più profondamente, la terapia centrata-sul-cliente è stata influenzata dalle caratteristiche della psicologia, così come si è sviluppata negli Stati Uniti, col suo interesse per le definizioni operazionali, per le misurazioni oggettive, con la sua insistenza sul metodo scientifico e sulla necessità di sottomettere tutte le ipotesi ad un processo di verifica oggettiva. Ciò anche grazie alla psicologia della Gestalt, come sarà evidente ai lettori di questo volume, con le sue enfasi sulla globalità e sul correlarsi di quell'insieme di fenomeni che noi definiamo individuo. Alcune radici della terapia centrata sul cliente si estendono ancora più in là nella filosofia dell'educazione, in quella sociale e in quella politica che è il cuore della nostra cultura americana. Ciò è così vero che paragrafi di un libro come il piccolo volume di Lilienthal sul T.V.A. 1, se tolto dal contesto, potrebbero essere presi come una esposizione dell'orientamento di base della terapia centrata-sul-cliente. Perciò la terapia centrata-sul-cliente si fonda, consapevolmente o no, su molte delle attuali correnti di pensiero filosofico, clinico e scientifico presenti nella nostra cultura. Tuttavia sarebbe un errore vedere la terapia centrata-sul-cliente soltanto come un prodotto di influenze culturali. Ancor più profondamente essa è basata su ravvicinate, intime e specifiche osservazioni del comportamento umano in un contesto relazionale, osservazioni che si ritiene trascendano in una certa misura le limitazioni e le influenze di una determinata cultura. Allo stesso modo, nei suoi tentativi di ricerca sulle leggi significative che operano in una relazione terapeutica, si impegna ad arrivare alle costanti, cioè alle sequenze comportamentali che sono vere non solo per un giorno o per una cultura ma che descrivono il modo in cui opera la natura umana. Anche se dieci anni fa né il termine 'non-direttivo' né quello 'centrato-sul-cliente' esistevano ancora come definizione, l'interesse verso il punto di svolta descritto da questi due termini attuali 1 Vedi, ad esempio, la discussione "Democracy at the Grass Roots and the Release of Human Energies" in Lilienthal, D.E. (1945). 2

3 è cresciuto molto rapidamente: esso ha catturato l'attenzione degli psicologi, e non solo, al punto che non si può più aprire una rivista o un libro di psicologia senza una considerevole probabilità di trovarvici qualche riferimento, sia esso negativo o positivo. Si presenta dunque la necessità di informare coloro che desiderano conoscere più approfonditamente gli sviluppi di questo specifico approccio ai problemi individuali ed alle relazioni umane. Ci si augura che in qualche misura questo libro soddisfi tale bisogno. Un approccio che cambia C'è stata finora la tendenza a considerare l'approccio non-direttivo, o centrato-sulcliente, come qualcosa di statico, un metodo, una tecnica, un sistema piuttosto rigido. Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Il gruppo di professionisti che applica questo approccio lavora con concetti dinamici, continuamente revisionati alla luce della continua esperienza clinica e dei risultati delle ricerche. L'immagine è quella di un cambiamento fluido sul modo di porsi rispetto ai problemi delle relazioni umane, piuttosto che quella di una qualche tecnica relativamente rigida applicata più o meno meccanicamente. In questo flusso mutevole di pensiero, alcune ipotesi centrali danno unità alla ricerca di una conoscenza avanzata. Una delle ragioni del valore altamente stimolante che la terapia centrata-sulcliente sembra aver avuto è forse il fatto che queste ipotesi sono verificabili, che si può provare se sono vere o false e che offrono perciò la speranza di un progresso, piuttosto che la stagnazione di un dogma. Sembra esserci più di una probabilità che la psicoterapia venga, attraverso sforzi congiunti dei vari operatori, portata fuori dall'ambito del mistico, dell'intuitivo, del personale, dell'indefinibile, nella piena luce di un esame oggettivo. Questo significa inevitabilmente che la caratteristica di questo campo diventa il cambiamento piuttosto che la rigidità. A coloro che lavorano con la terapia centrata-sul-cliente questa caratteristica di sviluppo, riformulazione, cambiamento, appare come una delle sue qualità di maggior rilievo. Lo scopo di questo libro II proposito, quindi, di questo volume è quello di presentare non un punto di vista fisso e rigido, ma l'odierna sezione trasversale di un approccio di terapia in evoluzione, con la sua prassi e la sua teoria, indicando i cambiamenti e le tendenze evidenti, facendo confronti con le formulazioni più recenti e, in una certa misura, con i punti di vista propri degli altri orientamenti terapeutici. Nel fare questo, un obiettivo sarà quello di mettere insieme il pensiero clinico di coloro che si impegnano nella terapia centrata-sul-cliente. Verranno presentate le ipotesi che essi sono arrivati ad abbracciare, le formulazioni del processo terapeutico che stanno elaborando. Materiale illustrativo tratto da interviste registrate darà indicazioni, o almeno così speriamo, sul modo in cui alcune problematiche vengono trattate nell'ora di counseling. Verranno riportate anche affermazioni dei clienti 2 stessi riguardo la loro esperienza, giacché materiale del 2 Quale termine deve essere usato per indicare la persona con cui il terapeuta ha a che fare? 3

4 genere ha avuto influenza determinante sul modo di pensare dei terapeuti. Perciò si spera che il lettore possa ottenere una visione generale del pensiero e della pratica attuali dei clinici che lavorano secondo questo orientamento con un'ampia gamma di individui. Un ulteriore scopo sarà quello di passare in rassegna le prove che sono state e che tuttora vengono raccolte rispetto alle ipotesi esplicite o implicite della terapia. Poco a poco si sta formando una oggetti va evidenza rispetto alle varie fasi della terapia e verranno analizzati e considerati i risultati di questo lavoro di ricerca. Uno degli aspetti più nuovi del presente volume, che finora non è stato particolarmente considerato, consiste nella presentazione di una teoria della terapia e di una teoria della personalità. Sia nel tentativo di spiegare il processo di terapia, sia nel desiderio di capire la struttura di base della personalità che rende possibile la terapia, la teoria è stata continuamente riformulata e revisionata, e gli sviluppi di questa elaborazione saranno illustrati con una grande enfasi sulle sue caratteristiche di fluidità. Per ultimo ci sforzeremo di porre i problemi irrisolti e le perplessità che richiedono una più profonda comprensione, una ricerca più adeguata, una teoria nuova e più approfondita. La presentazione di una 'scuola di pensiero' È chiaramente un proposito di queste pagine presentare un solo punto di vista e lasciare ad altri lo sviluppo di diversi orientamenti. Non ci vorranno giustificazioni per questa presentazione unilaterale. L'autore ritiene che l'attitudine in qualche modo critica che di solito viene applicata nei confronti di tutto ciò che può essere definito 'scuola di pensiero' nasca da una mancanza di apprezzamento del modo in cui le scienze si evolvono. In un nuovo campo di ricerca che si apre ad uno studio oggettivo, la scuola di pensiero è un passo culturale necessario. Dove l'evidenza oggettiva è limitata, si svilupperanno quasi inevitabilmente ipotesi marcatamente diverse che verranno offerte per spiegare i fenomeni osservati. I corollari e le ramificazioni di ognuna di queste ipotesi costituiscono dei sistemi che vengono chiamati 'scuole di pensiero'. La speranza di arrivare ad una loro abolizione è soltanto un pio desiderio. Il tentativo di metterle d'accordo attraverso compromessi rimarrà al livello di un superficiale ecletticismo, poco oggettivo e che non porterà da nessuna parte. La verità non si raggiunge attraverso concessioni da parte delle differenti scuole di pensiero. Una eventuale scomparsa di tali formulazioni rivali sarà possibile sia nel caso che le problematiche vengano risolte dalle prove 'Paziente', 'soggetto', 'consultante', 'analizzando' sono alcuni dei termini usati. Noi abbiamo sempre di più utilizzato il termine 'cliente', al punto di averlo inserito nella definizione di 'terapia centrata-sul-cliente'. Essa è stata scelta perché, malgrado l'imperfezione del significato e delle sue derivazioni, ci sembra la più vicina a definire la persona così come noi la vediamo. Il cliente, secondo questa accezione del termine, è una persona che viene attivamente e volontariamente a chiedere aiuto su un problema ma senza voler affatto rifiutare le proprie responsabilità sulla situazione. È proprio perché ha queste connotazioni, che abbiamo usato il termine 'cliente'; esso non evoca malattie, né esperimenti o cose del genere. D'altra parte esistono senza dubbio connotazioni affaristiche poco attraenti e, se emergerà una parola migliore, saremo ben lieti di adottarla. Finora, tuttavia, questo sembra essere il termine connesso nel modo più appropriato con il nostro concetto della persona che viene a chiedere aiuto. 4

5 scientifiche, sia nel caso in cui entrambi i tipi di ipotesi vengano assorbite in una visione nuova e più acuta che guarda i problemi da un nuovo punto di vista e che, in quanto tale, ridefinisce le questioni in un modo prima non percepito. Ci sono degli svantaggi connessi con la presentazione di un singolo orientamento o scuola di pensiero ma questi diventano minimi se ne siamo consapevoli. C'è la possibilità che le ipotesi vengano presentate come dogmi. C'è la possibilità che il coinvolgimento emozionale con un determinato punto di vista possa rendere improbabile la percezione di prove contraddittorie. Ma, più importante di tutto, contro questi svantaggi c'è il vantaggio di una facilitazione al progresso. Se abbiamo un sistema consistente di ipotesi in via di verifica e siamo in grado di scartare, revisionare, riformulare queste ipotesi alla luce di esperienze og-gettive, avremo uno strumento valido, una sorta di 'task force', attraverso cui si potranno scoprire nuove aree di conoscenza. Di conseguenza, troverete in questo volume l'evolversi di un punto di vista, le asserzioni di un sistema correlato di ipotesi e nessun tentativo di preservare altri sistemi, dato che questo viene fatto molto meglio da coloro che li sostengono. Verranno presentate prove oggettive di ricerca raccolte in relazione con queste ipotesi, così come le prove cliniche nella loro forma più oggettiva, cioè l'intervista registrata. Ci si è sforzati di eliminare pregiudizi emotivi ma il lettore potrà scoprire punti nei quali questo proposito non è stato raggiunto e ai quali perciò egli dovrà apportare le sue proprie correzioni. Se l'utilità di un corpo sistematico di ipotesi, con implicazioni che si addentrano in ogni tipo di relazioni interpersonali e di gruppo, è quella di stimolare la ricerca, la valutazione più critica della pratica clinica ed un pensiero teorico maggiormente adeguato, allora possiamo dire che questa presentazione realizza il suo proposito. Sviluppi recenti nella terapia centrata-sul-cliente Fu nel 1940 che l'autore fece un primo tentativo di esprimere in forma scritta alcuni dei principi e delle tecniche di un approccio terapeutico nuovo, approccio che presto assunse il nome di 'counseling non-direttivo'. Due anni dopo venne pubblicato "Counseling and Psy-chotherapy: Newer Concepts in Practice" 3 ( 3 ). In questo volume veniva fornita una presentazione della pratica di quei principi del counseling che miravano a liberare la capacità di integrazione dell'individuo. Potrà essere utile al lettore una breve rivisitazione di alcuni degli sviluppi che hanno avuto luogo in questo periodo di circa dieci anni, cominciando da quando queste idee vennero formulate per la prima volta. Sarà poi più evidente la ragione per cui oggi appare necessaria un'altra presentazione. 3 In un lavoro intitolato "Newer Concepts of Psychotherapy", letto alla riunione della Associazione di Psicologia (Psi Chi society) dell'università del Minnesota nel dicembre del In una forma leggermente modificata, questa relazione divenne il secondo capitolo di "Counseling and Psychotherapy" (1942). 5

6 Sviluppi nell'ambito della pratica Al tempo in cui venne scritto "Counseling and Psychotherapy", una parte del lavoro alla Clinica Psicologica dell'università dello Stato dell'ohio venne portata avanti secondo un punto di vista non-direttivo, basato sull'ultimo lavoro fatto dallo staff del Rochester Guidance Center sotto la direzione dell'autore. Contemporaneamente, ma in modo del tutto indipendente, un punto di vista molto simile venne sviluppato e applicato da Roethlisberger, Dickson e dai loro colleghi del 'Western Electric plant'. Un approccio piuttosto analogo, derivante direttamente dal lavoro di Otto Rank (lavoro che ha influenzato anche lo stesso autore), veniva praticato da operatori sociali, psichiatri e psicologi che nell'area di Filadelfia seguirono i corsi di formazione di Jessie Taft, Frederick Allen e Virginia Robinson. Questa era all'epoca, più o meno, l'area di espansione dell'orientamento terapeutico che faceva assegnamento principalmente sulle capacità del cliente. Al giorno d'oggi, parecchie centinaia di consulenti nei college e nella assistenza ai reduci di guerra, di psicologi nei consultori, nelle clini-che di igiene mentale, negli ospedali psichiatrici, così come operatori nelle scuole, nelle industrie, nel lavoro sociale e religioso, con diversi livelli di training e competenza, stanno tentando di verificare personalmente le ipotesi di un approccio non-direttivo. Questi professionisti sparsi ovunque hanno fatto esperienza con adulti, con bambini disturbati e con i loro genitori. Si sono occupati, in ambiti appropriati, di aree specializzate come problemi matrimoniali, professionali, difficoltà di linguaggio, disturbi psicosomatici, ad esempio le allergie, e di un ampio spettro di problemi nevrotici nonché, entro certi limiti, di psicosi. Non c'è ancora stato il tempo necessario per la ricerca sul processo e sui risultati in ognuno di questi campi ma l'esperienza di questi operatori ha immesso i suoi riscontri nella corrente principale di pensiero della terapia centrata-sul-cliente. Durante questo decennio inoltre, terapisti esperti in questo orientamento hanno osservato con interesse come i loro casi si prolungassero sempre di più nel tempo coinvolgendo ed ampliando i livelli di organizzazione della personalità. Perciò, laddove dieci anni fa un consulente non direttivo trovava che i suoi casi tendessero ad un numero medio di cinque-sei sedute ciascuno e raramente arrivassero fino a quindici, questo stesso consulente oggi trova che i suoi casi hanno una media di quindici-venti interviste e che cinquanta o cento non sono una cosa insolita. Questo sviluppo è avvenuto a causa della maggiore abilità del consulente nel costruire una relazione umana? Oppure a causa del fatto che, man mano che egli diventa più esperto, si rivolgono a lui individui disturbati in modo più serio? Oppure perché il punto di vista o la tecnica hanno subito qualche sottile cambiamento? Qualsiasi sia la causa, il pensiero sulla terapia centrata-sul-cliente si è arricchito attraverso queste molteplici esperienze. Perciò possiamo dire che al presente il pensiero clinico della terapia centrata-sul-cliente si è alimentato attraverso un'ampia gamma di problemi ed una estesa mole di lavoro. Dal bambino legger -mente disturbato nel comportamento allo psicotico adulto, dalla persona che riesce a farsi aiutare in due colloqui all'individuo che passa attraverso un'intensa riorganizzazione della personalità in centocin-quanta sedute. Questi sono alcuni dei molto estesi confini dell'attuale pratica della terapia centrata-sulcliente. 6

7 Sviluppo nell'ambito di applicazione Dieci anni fa si pensava al counseling non-direttivo come a un processo di scambio verbale, tipicamente utile nel counseling di adolescenti ed adulti. Fin d'allora i principi base di questo counseling si credevano applicabili a diverse attività, alcune delle quali davvero diverse dalla psicoterapia. Alcune di queste verranno discusse più avanti ma qui è possibile fare una breve menzione di alcune vantaggiose applicazioni della terapia centrata-sul-cliente. La 'play-therapy' si è rivelata efficace coi problemi dei bambini quando viene portata avanti da un punto di vista centrato-sul-cliente. Il libro di Virginia Axline (1947) da un'immagine completa e convincente del lavoro che è stato fatto in questo campo, in cui lo scambio verbale è spesso minimo se non addirittura completamente assente. La terapia di gruppo, sia con bambini che con adulti, è stata portata avanti con efficacia basandosi sulle stesse fondamentali ipotesi del counseling individuale. Si è lavorato con adulti disturbati, con studenti che hanno problemi, ad esempio prima degli esami, con reduci di guerra, con gruppi interrazziali, con bambini e genitori. Dall'esperienza della terapia di gruppo è nata l'esigenza di gestire le classi dei college in modo centrato-sul-cliente, o meglio centrato-sullo-studente. Alcune delle lezioni più significative le abbiamo avute da clamorosi fallimenti e da smaglianti successi nei nostri tentativi di adattare all'educazione i principi e le procedure di una psicoterapia efficace. Questi sono i principali campi in cui si sono elaborate le implicazioni della terapia centrata-sul-cliente. Contributi altrettanto significativi al nostro pensiero derivano da altre sperimentazioni, non ancora del tutto analizzate. Interessanti esperienze nell'uso dell'approccio centrato-sul-cliente in situazioni gruppali di conflitto e di demotivazione ci hanno convinto che esso sia applicabile con efficacia nell'ambito industriale, in quello militare ed in altri ancora. Particolarmente significativi sono stati i nostri tentativi di applicare i principi centrati-sul-cliente alla nostra amministrazione, al lavoro delle commissioni ed ai problemi di selezione e di valutazione del personale. C'è ancora molto da imparare in questi campi ma il progresso fatto è sufficiente per essere davvero stimolante. In un decennio abbiamo perciò visto la terapia centrata-sul-cliente svilupparsi da metodo di counseling ad approccio alle relazioni umane. Siamo arrivati a capire che essa si applica altrettanto bene ai problemi di assunzione di un nuovo membro di uno staff o alla scelta di chi deve avere un aumento di stipendio che ad un cliente in difficoltà perché incapace di portare avanti relazioni sociali. Progressi nella ricerca In nessun altro campo come in quello della ricerca, nel suo continuo progredire, si evidenziano in modo così eclatante gli sviluppi della psicoterapia. Dieci anni fa non esisteva che un pugno di ricerche in qualche modo riferibili alla terapia. Nel passato decennio invece, più di quaranta studi del genere sono stati pubblicati da autori di orientamento centrato-sul-cliente. Inoltre esiste un certo numero di studi non ancora pubblicati e più di una ventina di progetti di ricerca in via di svolgimento che stanno diventando sempre più significativi. È difficile esagerare l'impatto generale che questo lavoro ha avuto. Sebbene le ricerche abbiano sofferto 7

8 di indubbie ed a volte serie limitazioni, ognuna di esse ha usato strumenti con un convalidato grado di attendibilità ed i metodi sono stati dettagliatamente descritti così da permettere la verifica dei risultati sia riesaminando lo stesso materiale sia riproducendo lo stesso metodo su materiale nuovo. Due degli studi più antichi sono già stati confermati replicandoli su una casistica attuale. Tutto questo sviluppo significa che è diventato sempre più difficile parlare in termini puramente dogmatici di un qualsi-voglia aspetto della psicoterapia. È sempre più evidente la possibilità di analizzare obiettivamente tutti gli elementi della terapia, dalle sfumature della relazione col cliente alle misurazioni del suo cambiamento comportamentale. La base di questo sviluppo è costituita in primo luogo dalla raccolta di materiale completo registrato su cassetta. "Counseling and Psychotherapy" (1942) conteneva il primo caso di una terapia completa pubblicata parola per parola. Ad esso seguì il "Casebook of Non-directive Counseling" (Synder, 1947a), in cui venivano illustrati cinque casi; la maggior parte dei colloqui era trascritta parola per parola. Oggigiorno, il Counseling Center dell'università di Chicago possiede quasi trenta casi completamente registrati e trascritti, disponibili ad operatori qualificati nel campo della ricerca. Si spera se ne aggiungeranno almeno altri cinquanta, dei quali saranno attingibili le registrazioni ed i dattiloscritti. Questo fornirà una tale mole di materiale di base per le ricerche quale non si era mai vista prima. Successi e fallimenti, casi di lunga e di breve durata, tutto sarà catalogato. I terapeuti centrati-sul-cliente hanno sostenuto il peso maggiore nella raccolta del materiale registrato e nel portare avanti la ricerca in psicoterapia. Tuttavia sembrerebbe chiaro che operatori di altri approcci stanno oggi registrando i loro casi ed è solo questione di tempo perché vengano condotte ricerche anche da parte di analisti freudiani, adleriani, da terapeuti che lavorano con l'ipnosi ed eclettici. Sono queste future ricerche che aiuteranno a rimuovere le etichette ed unificheranno il campo della psicoterapia. Lo sviluppo dei programmi di training Mentre stava per essere pubblicato "Counseling and Psychoterapy", nel 1942, gli editori cercavano di capire che mercato avrebbe avuto il libro nei corsi universitari di Counseling terapeutico. A quel tempo la risposta sembrò che non ci sarebbero stati più di due o tre corsi del genere nel paese. Recentemente, per una molteplicità di fattori, le prospettive della professione dello psicologo sono cambiate in modo stupefacente. Più di una ventina di università oggi offrono qualche tipo di formazione superiore in psicoterapia, con vari gradi di enfasi sulla terapia centrata-sul-cliente. In parecchie di queste università è disponibile un collaudato percorso di addestramento professionale che comprende una consistente quota di terapie con supervisione. Un training del genere non si configura solamente come uno studio sporadico. Esso è stato formalmente approvato dalla American Psychological Association (1947), la quale ha stabilito che la formazione degli psicologi clinici non è completa senza un addestramento in psicoterapia e che, per ottenere l'approvazione al livello più alto, il corso di studi in psicologia clinica deve includere un programma ben pianificato in questo campo. Uno sviluppo molto 8

9 simile è avvenuto in psichiatria dove, al posto degli sporadici tirocini in psicoterapia fatti direttamente sul lavoro che erano la regola fino a poco tempo fa, in vari centri sono stati costituiti programmi sempre più integrati. Sullo sfondo di questo scenario di sviluppo dei programmi di formazione in psicoterapia, vi è stata la costante evoluzione dei training di terapia centrata-sulcliente. I nostri metodi e le nostre procedure sono cambiati a tal punto da essere considerati a parte in un nuovo capitolo aggiunto a questo volume. Il principio della fiducia nella persona ha trovato la sua realizzazione sia nei programmi di training che nella terapia stessa. Siamo passati dall'interesse per la tenacia del counselor a quello per le sue attitudini e la sua filosofia, con un riconoscimento nuovo dell'importanza della tecnica, se considerata ad un livello più sofisticato. Importante è stata anche l'esperienza di un lento e graduale addestramento di laureandi in psicologia clinica. Da ricordare, infine, la validissima esperienza, negli anni 1946 e 1947, del training intensivo breve per più di cento psicologi già esperti e qualificati che dovevano lavorare per la Veteran Administration. Nello sforzo di addestrare alla terapia, abbiamo inevitabilmente imparato molto su di essa. Lo sviluppo della teoria Una volta impostato il sempre più articolato lavoro descritto nei paragrafi precedenti, si è maggiormente sentita la necessità di un'unificazione teorica e per i terapeuti centrati-sul-cliente la formulazione della teoria è diventata una delle più grosse preoccupazioni. Nella nostra esperienza abbiamo sentito molto vera la citatissima frase di Kurt Lewin: "Niente è più pratico di una buona teoria". Gran parte della nostra struttura teorica ruota attorno al costrutto del Sé, come risulterà evidente dalle pagine che seguono. Si è tuttavia tentato di formulare spiegazioni anche in termini di teoria dell'apprendimento e secondo la dinamica delle relazioni interpersonali. In tutto questo processo, alcune teorie sono state scartate, altre ampiamente modificate, altre ancora si sono sviluppate. Parecchi anni orsono'la teoria della terapia sembrava formulata al meglio in termini di svilupp'o del-l'insight verbalizzato. Oggi ciò sembra del tutto inadeguato a spiegare l'insieme dei fenomeni della terapia, per cui occupa uno spazio relativamente piccolo nel nostro pensiero attuale. Osservando dall'interno il rapido e persistente fiorire della teoria, è stato interessante rilevare quanto spesso la terapia centrata-sul-cliente sia stata criticata perché "non deriva da alcuna coerente teoria della personalità". Questa critica appare una così infelice interpretazione del ruolo delle teorie nello sviluppo scientifico da rendere necessaria una breve replica. Non v'è alcun bisogno di teoria se non ci sono fenomeni da spiegare. Focalizzando la nostra attenzione sulla psicoterapia, non c'è alcuna ragione di avere una teoria della terapia finché non vi siano cambiamenti osservabili che richiedano una spiegazione. In questo caso, una teoria unificante è di aiuto nell'interpretare ciò che sta accadendo e nel formulare ipotesi verificabili sulle esperienze future. Perciò nel campo della terapia il primo requisito è una tecnica che produca risultati concreti. Poi, attraverso l'osservazione del processo e dei risultati, 9

10 si può sviluppare una cauta teoria che viene applicata a una nuova esperienza per una verifica della sua esattezza. La teoria viene rivista e modificata col proposito, mai pienamente soddisfatto, di fornire una completa cornice concettuale in grado di inquadrare adeguatamente tutti i fenomeni in osservazione. Sono dunque questi ultimi, e non la teoria, ad essere fondamentali. Elton Mayo (1945, pagg ) espone sinteticamente questo punto di vista con parole sue e poi citando un collega. Il seguente brano può rendere l'essenza del suo pensiero: Storicamente parlando, penso si possa affermare che la scienza si è generalmente sviluppata come prodotto di acquisite capacità tecniche in una determinata area di attività. Qualcuno, particolarmente abile nel suo lavoro, ha tentato, in un momento di riflessione, di rendere espliciti gli assunti impliciti nelle sue capacità. Ciò da origine al metodo logico-sperimentale. Gli assunti, una volta resi espliciti, possono venire logicamente sviluppati; questa elaborazione porta a cambiamenti sperimentali nella pratica e così avanti verso l'inizio di una scienza. Il punto da sottolineare è che le astrazioni scientifiche non derivano da castelli in aria o da riflessioni incontrollate: esse, fin dall'inizio, sono profondamente radicate nelle capacità tecniche preesistenti. A questo punto sembra appropriato un commento tratto dalla conferenza di un collega, lo scomparso Lawrence Henderson, illustre chimico: "Nel complesso meccanismo della vita, ad esempio in medicina, sia la teoria che la pratica sono condizioni necessarie alla comprensione ed il metodo di Ippocrate è il solo che abbia riportato un successo vasto e profondo. Il primo elemento di questo metodo è un lavoro strenuo, persistente, responsabile, intelligente ed instancabile portato avanti non in biblioteca ma direttamente al capezzale del malato: è un completo adattamento del medico a questo compito, un adattamento ben lontano dall'essere solamente intellettuale. Il secondo elemento di questo metodo è costituito dall'osservazione accurata delle cose e degli eventi, dalla selezione, secondo un discernimento che origina dalla familiarità e dall'esperienza, dei fenomeni ricorrenti e salienti e poi dalla loro classificazione ed utilizzazione sistematica. Il terzo elemento di questo metodo è l'elaborazione prudente di una teoria, non di una teorìa filosofica, né di un grandioso sforzo immaginativo, né di un dogma semireligioso ma di una faccenda umile e modesta... un utile bastone da passeggio che ci aiuti nel cammino. Tutto questo si può riassumere in poche parole: il medico deve prima di tutto possedere una familiarità con le cose che gli sia intima, abituale, intuitiva; in secondo luogo una conoscenza sistematica di esse; infine un metodo efficace di riflessione". Da questo punto di vista ci pare assolutamente naturale che il fragile fiore della teoria sia nato dal solido terreno dell'esperienza. Un rovesciamento di questo ordine naturale ci sembrerebbe sbagliato. Perciò troverete in questo volume un gruppo articolato di formulazioni teoriche aventi una certa unità; come si è visto, esse forniscono un fertile punto di vista per quanto riguarda il cambiamento terapeutico, oltre che una concettualizzazione del suo cambiamento. Ma non sarà mai abbastanza sottolineato il fatto che le teorie sono fluide ed in continuo cambiamento. Sono i fenomeni che esse si sforzano di spiegare a rimanere ostinatamente costanti. Forse domani o l'anno prossimo troveremo una formulazione teorica di portata molto più ampia che potrà contenere una vasta gamma di eventi fondamentali. Se questo accadrà, allora la nuova teoria procurerà migliori e più numerose ipotesi da verificare ed un maggior numero di stimoli per una progressiva ricerca della verità. 10

11 Una panoramica ACP Rivista di Studi Rogersiani Questo capitolo introduttivo ha cercato di fornire una panoramica sui fattori che hanno influenzato lo sviluppo della terapia centrata-sul-cliente durante gli ultimi otto-dieci anni. Ma quali conclusioni hanno raggiunto i terapeuti? In che modo hanno modificato il loro approccio una volta entrati in contatto con i casi più diversi e gravi? Che cosa essi considerano essenziale nel portare aiuto alle persone con problemi? Quali recenti cognizioni sul processo della terapia sono state acquisite nell'ascellare, singolarmente o in gruppo, le registrazioni dei colloqui significativi? Come spiegano i loro fallimenti e quali cambiamenti sono subentrati nel loro modo di pensare al fine di ridurne le probabilità? Quali sono stati i risultati conseguiti e quelli disattesi nella laboriosa analisi di questa miniera di materiale registrato? Sono essi in possesso di una qualche formulazione che li aiuti a dare un senso ai confusi mondi dell'esperienza professionale e personale? Le pagine che seguono rappresentano una interpretazione personale alle risposte date attualmente a queste domande; risposte che, almeno parzialmente, risulteranno superate nel momento stesso in cui vengono scritte. 11

12 Letture consigliate ACP Rivista di Studi Rogersiani Per alcune considerazioni sullo sviluppo storico della terapia centrata-sulcliente, vedi Raskin (1948). Lo sviluppo del pensiero dell'autore riguardo alla terapia può venire seguito attraverso la sequenza degli scritti: "The Clinical Psychologist's Approach to Personality Problems" (1937), "Clinical Treatment of the Problem Child" (1939), "Counseling and Psychotherapy" (1942), "Significant Aspects of Clientcentered Therapy" (1946), nonché il presente volume. Per formulazioni della terapia centrata-sul-cliente ad opera di altri autori, vedi Combs (1946) e Snyder (1948). Per un'analisi della terapia centrata-sul-cliente in rapporto ad altri approcci, Snyder (1947b) fornisce una esaustiva rassegna della letteratura recente. Un breve lavoro su questo argomento, scritto da un punto di vista centrato-sul-cliente, è "Current Trends in Psychotherapy" (Rogers, 1947). Una descrizione del funzionamento di un gruppo di terapeuti centrati-sul-cliente si trova in Grummon e Gordon (1948). Elementi che riguardano l'applicazione della terapia centrata-sul-cliente nel campo della play therapy, della terapia di gruppo, della educazione e della teoria della personalità sono situati più oltre, in questo stesso volume, nei rispettivi capitoli. Bibliografia American Psychological Association (1947), Report o the Committee on Training in Clinical Psychology, Am. Psychologist, 2: Axline, V.M. (1947), Play Theraphy, Houghton Mifflin, Boston. Combs, A.W. (1946), Basic aspects of non-directive therapy, Am. J. Orthopsychiat., 16: Grummon, D.L., Gordon, T. (1948), The counseling center of the University of Chicago, Am. Psycologist, 3: Lilienthal, D.E. (1945), T.V.A. Democracy on thè March, Pocket Books, New York. Mayo, E. (1945), The social problems of an industrial civilisation, Division of research, Harvard Un. Graduate School of Business Administation. 12

13 Raskin, N.J. (1948), The development of non-directive therapy, J. Consult. Psychol., 12: Rogers, C.R. (1937), The clinical psychologist's approach to personality problems, The family, 18: Rogers, C.R. (1939), Clinical treatment of the problem child, Houghton Mifflin, New York. Rogers, C.R. (1942), Counseling and psychotherapy, Houghton Mifflin, Boston; trad. it. Psicoterapia di consultazione, Astrolabio, Roma, Rogers, C.R. (1946), Significant aspects of client-centered therapy, Am. Psychol. 1: Roger, C.R. (1947), Current trends in psychotherapy, in Wayne Dennis (ed.), Current trends in psychology, University of Pittsburg Press. Snyder, W.U. (1947a), Casebook of non-directive counseling, Houghton Mifflin, Boston. Snyder, W.U. (1947b), The present status of psychotherapeutic counseling, Psychol. Bull., 44: Snyder, W.U. (1948), Client-centered therapy, in Pennington, L.A., Berg. LA. (eds.), An introduction to clinical psychology, Ronald Press, New York. 13

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