L AGRITURISMO IN SICILIA: STATO DELL ARTE E PROSPETTIVE

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1 Regione Siciliana P R O G E T T O D I R I C E R C A L AGRITURISMO IN SICILIA: STATO DELL ARTE E PROSPETTIVE Ricerche nell ambito delle attività istituzionali dell Osservatorio sul Sistema dell Economia Agroalimentare della Sicilia (OSEAAS) Responsabile della Ricerca: Dott. Carmela LA MALFA CATANIA, Dicembre 2007 I

2 Si ringraziano per la cortese collaborazione: - Dott. D. Carta, Dirigente Servizio IV Dipartimento Interventi Strutturali, U.O.B n Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste. - Sig. G. Provito, Sig. O. Mastrangelo Dipartimento Interventi Strutturali, U.O.B n Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste. - Dott. G. Messina Dipartimento Interventi Strutturali, U.O.B n Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste. - Dott. C. Marino Funzionario dell Osservatorio Turistico Regione Siciliana. II

3 I N D I C E PREMESSA IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO LA NORMATIVA COMUNITARIA E NAZIONALE LA NORMATIVA DELLA REGIONE SICILIA L AGRITURISMO IN ITALIA EVOLUZIONE E CARATTERI DELL OFFERTA EVOLUZIONE E CARATTERI DELLA DOMANDA L AGRITURISMO IN SICILIA EVOLUZIONE E CARATTERI DELL OFFERTA EVOLUZIONE E CARATTERI DELLA DOMANDA METODO D INDAGINE... 56

4 5. ANALISI DEI RISULTATI PRINCIPALI CARATTERI STRUTTURALI DELLE AZIENDE AGRITURISTICHE IN SICILIA LA STRUTTURA DELL OFFERTA AGRITURISTICA LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA DOMANDA AGRITURISTICA L ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO PRINCIPALI CARATTERI ECONOMICI DELLE AZIENDE AGRITURISTICHE CERTIFICAZIONI DI QUALITÀ E CERTIFICAZIONI AMBIENTALI NELLE AZIENDE AGRITURISTICHE SICILIANE ANALISI S.W.O.T. DEL SETTORE AGRITURISTICO SICILIANO CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA INDICE DELLE TABELLE INDICE DELLE FIGURE II

5 PREMESSA Nell ambito delle politiche comunitarie di sviluppo rurale, per il miglioramento della competitività delle imprese agricole, un ruolo centrale è riconosciuto alle attività complementari ed alternative alla tradizionale offerta di prodotti agricoli, tra i quali rientra l attività agrituristica. Quest ultima, creando fonti alternative di reddito contribuisce alla diversificazione economica del territorio consentendo, al contempo, il recupero di risorse che altrimenti rischiano di scomparire (produzioni agroalimentari tradizionali), di degradarsi (paesaggio rurale, edifici rurali, monumenti, ecc.) e/o di rimanere sotto-utilizzate. Peraltro, il forte aumento della domanda di servizi e strutture finalizzate alla vacanza e/o soggiorni in campagna, quale risposta ad iniziative di valorizzazione turistica del territorio, ha contribuito a diffondere una maggiore consapevolezza delle opportunità di sviluppo offerte da un uso sostenibile e integrato delle risorse locali. Lo sviluppo del comparto agrituristico - che, com è noto, nel panorama del turismo rurale europeo costituisce sul piano normativo una specificità esclusivamente italiana - è correlato anche alla crescente attenzione degli operatori alle esigenze della clientela sempre più esigente. Tale fenomeno li ha spinti ad incamminarsi verso un percorso che ha visto, soprattutto negli ultimi anni, crescere il livello qualitativo dei servizi, sostenuto anche da apposite normative che garantiscono specifici livelli di qualità (di prodotti e/o di servizi) e sicurezza in un ottica di massima soddisfazione dei clienti/consumatori. In tale contesto la ricerca, condotta mediante un indagine campionaria, si propone di analizzare l evoluzione del comparto e di valutarne le prospettive di sviluppo. In particolare, l indagine è finalizzata a cogliere i principali caratteri strutturali ed economici delle aziende agrituristiche siciliane ed a valutare le differenti tipologie di servizi offerti alla clientela, alla luce delle principali tendenze che caratterizzano l evoluzione della domanda. La ricerca intende, inoltre, porre l accento sulla composizione dell offerta enogastronomica proposta dalle imprese rilevate - dato il peso significativo che questa assume nelle strategie di differenziazione e di attrazione della clientela oltre che di fatturato - valutando il grado di impiego nell offerta ristorativa delle produzioni di qualità a denominazione d origine (DOP,

6 IGP, DOC, IGT, ecc). Peraltro, si propone di verificare il ruolo di tali aziende nel contesto territoriale nel quale esse operano, in termini di componente strategica di sviluppo, valutandone il livello d integrazione con il territorio circostante e la presenza di sinergie con le realtà economiche del territorio, sia in termini di proposta di vendita diretta di prodotti tipici, sia di visite al patrimonio storico-architettonico, ecc. La ricerca ha, tra l altro, lo scopo di verificare il grado di conoscenza e l implementazione nelle aziende agrituristiche siciliane dei sistemi certificati di gestione per la qualità (UNI EN ISO 9000) e/o di gestione ambientale (UNI EN ISO 14000) e le motivazioni della loro non applicazione. Infine, si analizzeranno i punti di forza e di debolezza, le opportunità ed i rischi del comparto (SWOT Analysis), indispensabile base di partenza per l individuazione dei relativi fabbisogni d intervento, utile supporto per l orientamento delle decisioni pubbliche degli organi istituzionali locali, nell ottica di accrescimento della competitività del comparto agrituristico siciliano. 2

7 1. IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO 1.1 LA NORMATIVA COMUNITARIA E NAZIONALE Le prime misure comunitarie a favore dell agriturismo e del turismo rurale risalgono alla metà degli anni 80 con i regolamenti CEE n. 797 e n del In particolare, il primo concedeva, all interno del regime di aiuti agli investimenti in aziende agricole per i piani di miglioramento, la possibilità di effettuare investimenti a carattere turistico o artigianale nelle zone svantaggiate; mentre il secondo, prevedeva la concessione di incentivi per l adeguamento dei fabbricati rurali destinati allo svolgimento di attività turistiche e per interventi di promozione del turismo in aree rurali. L attuale sviluppo del settore agrituristico, è legato al ruolo dei Regolamenti Comunitari, emanati nel 1999, in approvazione della riforma dei Fondi Strutturali e quelli relativi alle politiche per l agricoltura e lo sviluppo rurale. In particolare, il Regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del FEAOG (CE 1257/1999), diretto ad incentivare e sostenere processi di sviluppo rurale integrato e sostenibile, all art. 33, prevede tre misure per la diversificazione aziendale ed economica, di cui la Misura p relativa a Diversificazione delle attività del settore agricolo e delle attività affini individua, tra l altro, interventi a sostegno d investimenti aziendali per attività e strutture agrituristiche. Recentemente, nuova enfasi al ruolo multifunzionale dell impresa agricola è stata data dalla nuova PAC, a cui il secondo pilastro (le politiche di sviluppo rurale) ha attribuito maggiore centralità con misure strutturali destinate al potenziamento del settore agricolo, agroalimentare e forestale; alla salvaguardia dell ambiente e del patrimonio rurale; al miglioramento della competitività nelle zone rurali mediante la diversificazione del tessuto produttivo. Interventi, quest ultimi, che travalicano la logica strettamente settoriale e mirano, mediante l incentivazione di attività complementari ed alternative alla tradizionale offerta di prodotti agricoli (quali:l attività agrituristica, la ristrutturazione ed l adeguamento di fabbricati rurali, la realizzazione di strutture sportive e ricettive, l adeguamento e riadattamento di 3

8 spazi aperti per le varie attività agrituristiche, ecc.), alla diversificazione economica del territorio, creando fonti alternative di reddito. La normativa italiana in materia di agriturismo, nonostante la prima legge quadro è stata emanata nel 1985, risale agli inizi degli anni 50. Difatti, con la legge 991 del 1952 ai coltivatori diretti è stata riconosciuta la possibilità di accedere a mutui per migliorie di carattere igienico e ricettivo da eseguirsi in strutture interne all azienda agricola destinate ad ospitare i turisti. Successivamente, la legge 352/76, in attuazione della Direttiva Comunitaria sull agricoltura di montagna e sulle aree svantaggiate (Dir. 268/75), ha previsto (art.10) anche la possibilità di accedere a finanziamenti pubblici per effettuare investimenti di carattere turistico o artigianale realizzati nell ambito dell azienda agricola. Tale norma si è rivelata innovativa sia perché ha consentito, per l esercizio dell attività ricettiva, l impiego di altre unità immobiliari interne all azienda non adibite ad abitazione privata del proprietario, sia perché ha dato l opportunità di praticare attività artigianali all interno dell unità produttiva. Ciononostante, giuridicamente non veniva riconosciuta la polivalenza dell attività agricola e si riteneva che l attività turistica espletata in un azienda agricola fosse collaterale ed estranea all attività agraria in senso stretto e da considerarsi commerciale. Soltanto dopo l'introduzione della Legge Quadro n. 730/1985 Disciplina dell Agriturismo, che ha regolato fino a tutto il 2005 l'attività del settore, l agriturismo 1 ha ottenuto una sua collocazione nel panorama delle attività imprenditoriali. Con tale normativa, si è evidenziata la necessità di monitorare il rapporto di complementarietà tra le due attività, al fine di garantire la predominanza dell attività agricola su quella turistica, onde prevenire la dismissione della prima a favore della seconda. Tali indicazioni sono scaturite nella successiva circolare ministeriale n 10 del nella quale, per definire il rapporto di connessione tra le due attività e valutare l integrazione del reddito agricolo con quello proveniente 1 L articolo 2 della legge 730/85 definisce giuridicamente l attività agrituristica la quale comprende, esclusivamente, le attività di ricezione ed ospitalità esercitate da imprenditori agricoli di cui all art 2135 del codice civile, singoli o associati, e da loro familiari di cui all art 230 bis del c.c., attraverso l utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione e complementarietà rispetto alla coltivazione del fondo, silvicoltura ed allevamento del bestiame, che devono comunque rimanere le attività principali dell azienda. 4

9 dall attività agrituristica, è stata indicata la preferenza del criterio del lavoro piuttosto di quella del reddito. Un altra importante tappa normativa per il settore è rappresentata dal Decreto Legislativo n. 228 del 18 maggio 2001 che, all art. 3 prevede, fra le altre attività agrituristiche, l organizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche, di pratiche sportive, escursionistiche e d ippoturismo, nonché la degustazione dei prodotti aziendali, ancorché svolte all esterno dell azienda. Dal 2006, la legge quadro del 1985 in materia di agriturismo è stata sostituita con la nuova legge quadro n. 96 del 20/02/2006. Anche con questa nuova norma le regioni continuano ad avere un'ampia autonomia nel settore dell'agriturismo e sono chiamate, entro 6 mesi dalla sua entrata in vigore, ad adeguare le leggi e i loro regolamenti di attuazione alle nuove norme nazionali. I principali punti della nuova legge sono: favorire la multifunzionalità in agricoltura e la differenziazione dei redditi agricoli; la spinta alla valorizzazione e alla incentivazione delle produzioni di qualità e tipiche; il recupero del patrimonio edilizio rurale; l'equilibrio nel rapporto stato-regioni che mette in risalto un sistema univoco di classificazione, ma lascia alle competenze locali il compito di dettare criteri e limiti per l'esercizio dell'attività agrituristica ed i relativi requisiti igienicoambientali; la promozione delle attività di turismo equestre e di pescaturismo; la costituzione di un Osservatorio Nazionale sull agriturismo, che pubblicherà ogni anno un rapporto nazionale sull'andamento del settore, presso il quale tutte le regioni dovranno far confluire annualmente i loro rapporti di monitoraggio regionale del settore, secondo quanto disposto nell art. 13, comma 1, della Legge quadro Il perno della nuova norma è una notevole semplificazione burocratica: le aziende più piccole, cioè quelle fino a dieci posti letto ed ad altrettanti coperti a tavola, sono dispensate da diversi obblighi. Il primo tra tutti quello di dimostrare, attraverso 5

10 complicatissimi calcoli, che l attività agricola è preponderante rispetto a quella agrituristica. Inoltre, la nuova legge quadro dispone che i piccoli agriturismi (sino a 10 posti) potranno utilizzare la cucina di casa per dare piatti caldi, e sarà sufficiente dimostrare la semplice abitabilità dei locali, senza dover per questo sottostare a complesse prescrizioni previste per le locazioni alberghiere o quelle simili (sanitarie, antincendio o di abbattimento delle barriere architettoniche, per esempio). Per di più, anche le aziende più grandi beneficiano di una radicale semplificazione: ad esempio, per l immediato avvio all esercizio basterà una semplice comunicazione di inizio attività ed il Comune avrà tempo sessanta giorni per formulare motivati rilievi al piano aziendale. Peraltro, la sospensione dell attività sarà possibile solo in caso di gravi carenze o irregolarità. E un bel cambiamento, tenuto conto che ad oggi, in molte regioni, i permessi sono sottoposti a iter particolarmente faticosi e prevedono l assenso esplicito al piano da parte delle autorità preposte. 1.2 LA NORMATIVA DELLA REGIONE SICILIA In Sicilia, la prima legge di disciplina organica del settore agrituristico si è avuta soltanto nel 1995 con la L.R. n. 25 che, con ben 9 anni di ritardo, ha recepito le direttive della legge quadro nazionale (Legge 730/85). Precedentemente, le norme regionali riguardanti l attività agrituristica sono stati inseriti in ambiti diversi quali, ad esempio, la Legge regionale 98/81 e la Legge 27/91 recanti, rispettivamente, le norme per l istituzione di parchi e riserve naturali nella regione siciliana e gli interventi a favore dell occupazione. La legge regionale n. 25/94 attribuisce all agriturismo finalità ben precise, indicate nell art. 1 e, in particolare: o favorire lo sviluppo agricolo e forestale e il riequilibrio del territorio; o agevolare la permanenza dei produttori agricoli nelle aree rurali valorizzando e recuperando il patrimonio naturale ed edilizio; o concorrere alla tutela ed alla conservazione dell ambiente e del paesaggio; 6

11 o recuperare le tradizioni culturali del mondo rurale; o promuovere la conoscenza e l offerta dei prodotti tipici; o favorire il rapporto campagna-città. In linea con la legge quadro nazionale (L. 730/85), l art. 17 della L.R. 25/94, modificato dalla legge regionale 27/95, prevede la concessione di aiuti regionali a coloro che esercitano attività agrituristica, quindi già in possesso delle necessarie autorizzazioni comunali e del nulla osta dell IPA. Successivamente, l evoluzione della normativa del settore, con la legge regionale n. 27 del 6 aprile 1996 Norme per il turismo, ha portato ad assimilare sul piano qualitativo il settore agrituristico a quello turistico prevedendone, al pari delle strutture ricettive tradizionali (alberghi, ostelli, ecc.), la classificazione in stelle ad opera delle Aziende Autonome Provinciali per l Incremento Turistico (A.A.P.P.I.T.). Nel 1997, la Circolare n. 239 del 27 Luglio 1997, diramata dalla Regione Siciliana, ha posto limiti significativi all esercizio dell attività agrituristica, fissando, in merito alla somministrazione di pasti sul posto, l obbligo di esercizio congiunto con quello di ospitalità in locali aziendali o all aperto (agricampeggio). Pertanto, da quella data, tutte quelle aziende agricole che offrivano solo il servizio di ristorazione non erano più considerati agriturismi. Recentemente, al fine d incentivare il progressivo ampliamento della gamma dei servizi offerti dalle aziende agrituristiche è stato emanato dall Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste Dipartimento Interventi Strutturali il Decreto 28 maggio 2004 Disposizioni in materia di agriturismo che, abrogando il decreto 14 giugno 1997 e la circolare assessoriale n. 239 del 23 luglio 1997, ha riformulato i limiti dell attività agrituristica. Pertanto, diversamente dalle disposizioni normative precedenti, con tale Decreto si ritiene auspicabile e preferibile che all'attività di ristorazione venga sempre affiancata almeno quella di ospitalità. Inoltre, tale normativa dispone l'obbligo di esercitare le attività di organizzazione di attività ricreative, culturali, di vendita diretta dei prodotti agricoli etc., congiuntamente con l'offerta di ospitalità e/o l'agricampeggio e/o la ristorazione. Ovviamente, le attività ricettive, culturali e didattiche devono porsi in sinergia con l'attività agricola che, comunque, deve rimanere quella principale. Ne deriva che l'attività agrituristica non può essere oggetto di gestione separata (contabile e fiscale) 7

12 da quella relativa all'attività agricola, che deve essere svolta dal medesimo soggetto, e non può rientrare fra le tipologie degli esercizi ricettivi classificabili come turistici. Con riferimento all attività di ristorazione, (art 8 al punto 8.3) il suddetto decreto precisa che.. la ristorazione agrituristica può essere attuata nell'azienda agricola sia autonomamente, che unitamente all'offerta di ospitalità nei locali aziendali e/o in spazi aperti. In ogni caso, devono essere rispettate le peculiarità dell'azienda agricola, dell'ambiente rurale presente nel territorio e della tipicità dei piatti regionali. Pertanto, è obbligatorio l'utilizzo di pietanze e bevande di provenienza prevalentemente aziendale e di produzioni tipiche regionali. In particolare, la ristorazione deve privilegiare gli alimenti caratteristici del comprensorio rurale, con specifico riguardo agli itinerari per la promozione e valorizzazione delle produzioni regionali (strade del vino, olio, formaggi, etc.). Si precisa che, in ogni caso, fra gli alimenti somministrati agli ospiti deve essere assicurata la presenza, anche parziale, di prodotti di provenienza aziendale. In linea generale, il dimensionamento dell'attività di ristorazione dovrà tenere conto delle effettive potenzialità delle risorse aziendali, anche in termini di alimenti utilizzati. Pertanto, nonostante la normativa vigente estende il numero massimo di posti per l offerta dei pasti in 230 per azienda singola e 300 per azienda associata, non risulta con ciò coerente un'offerta pasti con un numero di posti eccessivo e non confacente ai principi di un'ospitalità rurale contenuta e di qualità (art. 8.3). Inoltre, i locali destinati alla preparazione dei pasti (cucine e/o laboratori) dovranno possedere tutti i requisiti igienico-sanitari previsti dalla vigente normativa, mentre la sala ristorazione può essere destinata, in apposito reparto separato e previa adozione di tutti gli accorgimenti igienico-sanitari, all esposizione e vendita di prodotti. Per quanto concerne la degustazione e l'assaggio dei prodotti aziendali (art. 8.6) devono riguardare i prodotti aziendali non trasformati, o che necessitano di trasformazione (es. vino, olio, formaggi, marmellate). Si precisa che il prodotto aziendale non può essere posto in assaggio e degustazione con le caratteristiche di un pasto, configurandosi in tal caso l'attività di ristorazione. Tale Decreto ha anche ampliato i limiti imposti dalla legge regionale 25/94 per l offerta di ospitalità in locali aziendali prevedendo, al punto 19.2, un numero massimo di 55 posti letto per azienda singola e di 100 per aziende associate rispetto al 8

13 limite massimo di posti letto previsto, rispettivamente, per le aziende individuali ed associate. Infine, un importante evoluzione normativa del settore si è avuta con il Decreto n. 175 del 28/02/06 dell Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste - Dipartimento Interventi Strutturali che, in conformità a quanto previsto dagli articoli 1 e 3 del Decreto Legislativo n. 228 del 18/5/2001, dall art. 2 del Titolo I del Decreto 28 maggio 2004 e dal Piano regionale agrituristico (approvato con delibera n. 266/2005), secondo i quali le aziende agrituristiche autorizzate ai sensi della L. R. n. 25/94 non sono individuabili come imprese turistiche, ne dispone la loro riclassificazione in spighe, dichiarando inapplicabili per tale tipologia di aziende le disposizioni dell art. 4 della L.R. 6 aprile 1996 n. 27, il Decreto 29/11/2001 dell Assessorato Turismo, Comunicazioni e Trasporti, in base al quale anche gli agriturismi venivano classificati qualitativamente con attribuzione delle stelle, nonché l art. 42 della L.R. n.2/2002 che precisa le tipologie d imprese turistiche. Tale Decreto di riclassificazione mira a trasferire sempre più nella realtà operativa i principi fondamentali ispiratori dell attività agrituristica, creando una differenza, non solo formale ma anche sostanziale, nella classificazione qualitativa di tali strutture ricettive rispetto a quelle turistiche tradizionali. Difatti, l attribuzione di una spiga, ossia il livello minimo di qualità previsto dal nuovo Decreto, prevede non solo l adeguamento alle vigenti normative igienico-sanitarie e per il superamento delle barriere architettoniche, ma anche che, laddove venga offerta ospitalità, le aziende agrituristiche dispongano di: edifici in buono stato di manutenzione sia interna che esterna; attrezzature di primo soccorso efficaci e in buono stato di conservazione; attrezzatura minima in dotazione per ogni camera e/o appartamento (dettagliatamente indicata al punto 2.2, 2.3 e 2.4 dell Allegato I al Decreto); assicurazione per la responsabilità civile nei confronti dei terzi; tabella informativa con i numeri di telefono per le emergenze; segnaletica indicante i servizi a disposizione degli ospiti; illuminazione degli spazi esterni sufficiente per un agevole movimento dei visitatori; e, non ultimo, assicurino la cura e la pulizia degli spazi interni ed esterni. Per quanto concerne il servizio di ristorazione - momento di legame tra mondo rurale e tradizione culinaria- al fine di incentivare l uso di prodotti tradizionali e/o tipici 9

14 esiste obbligo di utilizzare anche la produzione aziendale, prevedendo menù stagionali caratterizzati da piatti tipici caratteristici della cucina locale. Tra i requisiti previsti per la classificazione di livello minimo (una spiga) rientrano anche il rispetto della normativa obbligatoria in materia di ambiente, di smaltimento rifiuti (con ritiro giornaliero dei rifiuti dai contenitori appositamente predisposti) e di igiene e benessere degli animali allevati. Inoltre, con lo scopo di legare sempre più l azienda al contesto territoriale in cui si trova inserita è obbligatorio disporre di materiale informativo e divulgativo concernente il territorio in cui è localizzata l azienda e, vista l importanza dell accoglienza nella fidelizzazione del cliente/agriturista, ogni struttura deve disporre di un addetto alla ricezione, nel periodo di apertura, per almeno otto ore giornaliere. L attribuzione di livelli qualitativi superiori prevede che l azienda, oltre ai predetti requisiti obbligatori, abbia almeno 8 dei 33 requisiti indicati nel paragrafo 4 dell Allegato I al relativo Decreto, per ottenere le 2 spighe, ed almeno 12 dei 33 caratteri per l assegnazione delle 3 spighe. L attribuzione di 4 spighe consente invece all imprenditore di usare, ai fini pubblicitari e promozionali, la denominazione di Agriturismo di qualità riconosciuta dalla Regione siciliana. Tale assegnazione, ad opera esclusiva del Servizio IV U.O.B. 19 dell Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste, su proposta congiunta dell Ispettorato Provinciale Agricoltura e dell Unità Operativa di assistenza tecnica competenti per territorio, è destinata solamente alle strutture ricettive già in possesso dei requisiti per le 3 spighe che, in aggiunta, riservano la somministrazione dei pasti agli ospiti, o anche ad utenti non ospiti in misura non superiore al 50% dei posti letto autorizzati, prevedendo l utilizzo di menù stagionali caratterizzati da piatti tipici (almeno due piatti caratteristici della cucina locale, legati alle antiche tradizioni contadine). Inoltre, per tale riconoscimento, è necessario che utilizzino per la ristorazione e/o la degustazione non meno del 50% delle materie prime, in termini di valore, di produzione aziendale, con esclusione delle bevande. Per la restante quota, almeno il 50% deve provenire da produzione acquistata direttamente presso aziende agricole della Regione. La peculiarità di tale norma è che la riclassificazione non avviene automaticamente ma deve essere richiesta dall operatore agrituristico, mediante apposita domanda 10

15 all Ispettorato Provinciale dell Agricoltura competente, entro 90 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del presente Decreto. Peraltro, il mantenimento dei requisiti previsti per l attribuzione delle spighe è soggetto a verifica almeno ogni due anni. Inoltre, in mancanza di relativa classificazione in spighe le aziende agrituristiche di nuovo avvio non potranno ottenere l autorizzazione comunale e, per di più, a partire dal 2007, nessuna struttura potrà accedere ai finanziamenti pubblici previsti dalla Regione a sostegno di tale attività. Tali finanziamenti, in precedenza contenuti nella Misura 4.15-A del POR Sicilia , sono attualmente previsti dal PSR nell Asse III che individua le misure per la qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell economia rurale. Questi interventi, sotto forma di sostegno alle attività produttive svolte in ambiente rurale per produrre un incremento dei livelli di redditività aziendale, riguardano: l offerta di servizi o di attività aggiuntive a quella agricola principale (misura 3.1.1); la creazione e/o il consolidamento di microimprese che operano nei comparti extragricoli (misura 3.1.2); il sostegno (misura 3.1.3) a tutte le iniziative volte ad incentivare le attività turistiche in ambiente rurale, da cui possono derivare opportunità di integrazione del reddito vista la presenza di un patrimonio ambientale di pregio. 11

16 2. L AGRITURISMO IN ITALIA 2.1 EVOLUZIONE E CARATTERI DELL OFFERTA Dall analisi dei dati inerenti l offerta agrituristica in Italia è possibile rilevare (Tab. 2.1), tra il , una significativa crescita (+58%) del numero delle strutture ricettive ( unità al 2005). Tale incremento, che interessa tutte le regioni, si mostra più significativo in quelle centro-meridionali, dove si concentrano il 54% degli agriturismi autorizzati in Italia, e in modo particolare riguarda la Campania, il Molise, il Lazio e la Sicilia. Nel Nord Italia sono, rispettivamente, Piemonte e Veneto a mostrare l incremento strutturale più significativo. Più in dettaglio, tra le regioni, leader per consistenza di aziende agrituristiche si conferma la Toscana (23% del totale), seguita dal Trentino Alto Adige (18,7%), dal Veneto (6,6%), dalla Lombardia e dall Umbria (5,8%). Nel Mezzogiorno l attività agrituristica presenta dimensioni significative in Campania, Sardegna ed Abruzzo; appena il 2,2% delle strutture totali risultano ubicate in Sicilia (Tab. 2.1). La dinamica delle aziende agrituristiche per tipologia di autorizzazione mostra (Tab ), tra il , una crescita significativa soprattutto nelle regioni centro-meridionali, delle autorizzazioni all alloggio (+57%), alla ristorazione (+52%), alla degustazione (+2,7 volte) e ad altre attività (equitazione, escursionismo, mountain-bike, osservazioni naturalistiche, trekking, sport, varie) (+ 2,1 volte). Nel complesso, l analisi dei dati evidenzia il forte incremento di un settore che pur restando di nicchia nel panorama turistico italiano (Fig. 2.1), cresce molto sia a livello complessivo sia nelle singole tipologie (Tab ). L alloggio e la ristorazione si confermano come le principali attività agrituristiche, spesso arricchite dalla degustazione (16,5% dei casi) e dalle altre attività (il 57% del totale aziende contro il 42% del 1998). A tal riguardo, la consistenza nazionale di strutture autorizzate ad altre attività è più che raddoppiata, rispetto al 1998, interessando, in modo non uniforme, tutte le regioni italiane e mostrandosi (Tab. 2.5) più marcata in quelle del Nord-est, dove risulta triplicata, e nel Centro dove è raddoppiata. Tra le regioni meridionali spiccano la Campania che, rispetto al 1998, fa registrare un aumento di 12

17 15 volte degli agriturismi autorizzati ad altre attività, la Sicilia (+4 volte) ed il Lazio (+3 volte). Anche la ricettività del settore è cresciuta in modo significativo, complessivamente al 2005 sono oltre 150 mila i posti letto degli agriturismi autorizzati (+61% rispetto al 1998). La dinamica su base territoriale mostra (Tab. 2.6) un calo nelle regioni del Nord (35% del totale posti disponibili contro il 47% del 1998), a fronte di significativo incremento nelle aree del Centro e del Mezzogiorno dove si concentra, rispettivamente, il 44% ed il 20% dell offerta ricettiva agrituristica. Tra le regioni meridionali è la Sicilia, con appena il 3,8% del totale posti letto, ad aver avuto, rispetto al 1998, la maggiore crescita (+5,9 volte) di ricettività, seguono la Campania (+5,4 volte), ed il Molise (+4,4 volte). In controtendenza, nello stesso periodo, l offerta di ospitalità all aperto (Tab. 2.6), le cui piazzole per agricampeggio, distribuite in 18 delle 20 regioni italiane, si sono ridotte del 55%. Tale contrazione ha interessato tutte aree del Paese, mostrandosi marcata in quelle centro-meridionali con eccezione della Campania, dove, contrariamente, si registra una crescita di piazzole pari a 10 volte quelle esistenti al 1998, della Sicilia (+4,5 volte) e della Sardegna (+2,5 volte). In sintesi, la disamina mette in luce come l asse dell ospitalità agrituristica si stia spostando dal Nord-est verso il Centro-sud che, attualmente, detiene ben il 54,4% delle strutture nazionali autorizzate, il 64,5% dei posti letto ed il 59% degli spiazzi attrezzati. Nel complesso, tra il 1998 ed il 2006, i dati sulla ricettività media (Fig. 2.2), nonostante un leggera crescita dei posti letto per azienda (12 letti contro i 10 del 1998), confermano la persistente frammentazione dell offerta di ospitalità tra una crescente miriade di strutture agrituristiche. 13

18 16,0% 14,0% 12,0% Fig Incidenza del comparto agrituristico sul settore turistico in turistico Italia (Trend in Italia ) (*) (*) Strutture agrituristiche/totale Strutture ricettive Posti letto agriturismi/totale posti esercizi ricettivi 14,0% 10,0% 11,1% 11,5% 8,0% 6,0% 4,0% 2,0% 2,6% 3,1% 3,6% 0,0% (*) Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT. 14

19 Tab. 2.1 Dinamica delle aziende agrituristiche autorizzate in Italia per regione (*) REGIONI n. % n. % n. % PIEMONTE 358 3, , , VALLE D'AOSTA 49 0,5 53 0,4 56 0, LOMBARDIA 710 7, , , TRENTINO-ALTO ADIGE , , , VENETO 713 7, , , FRIULI-VENEZIA GIULIA 233 2, , , LIGURIA 273 2, , , EMILIA-ROMAGNA 574 5, , , TOSCANA , , , UMBRIA 440 4, , , MARCHE 291 3, , , LAZIO 134 1, , , ABRUZZO 313 3, , , MOLISE 21 0,2 68 0,5 78 0, CAMPANIA 132 1, , , PUGLIA 302 3, , , BASILICATA 238 2, , , CALABRIA 113 1, , , SICILIA 146 1, , , SARDEGNA 377 3, , , ITALIA , , , Nord-ovest , , , Nord-est , , , Centro , , , Sud , , , Isole 523 5, , , (*) Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT. 15

20 Tab Dinamica delle aziende agrituristiche autorizzate all alloggio in Italia (*) REGIONI n. % n. % n. % PIEMONTE 240 3, , , VALLE D'AOSTA 41 0,5 42 0,4 44 0, LOMBARDIA 520 6, , , TRENTINO-ALTO ADIGE , , , VENETO 259 3, , , FRIULI-VENEZIA GIULIA 52 0, , , LIGURIA 232 2, , , EMILIA-ROMAGNA 473 5, , , TOSCANA , , , UMBRIA 440 5, , , MARCHE 287 3, , , LAZIO 98 1, , , ABRUZZO 271 3, , , MOLISE 18 0,2 47 0,4 54 0, CAMPANIA 99 1, , , PUGLIA 289 3, , , BASILICATA 236 2, , , CALABRIA 110 1, , , SICILIA 69 0, , , SARDEGNA 330 4, , , ITALIA , , , Nord-ovest , , , Nord-est , , , Centro , , , Sud , , , Isole 399 5, , , (*) Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT. 16

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