La fraternità via per la pace

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1 Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n Copia 1,00 Copia arretrata 2,00 L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLIII n. 175 (46.419) Città del Vaticano giovedì 1 agosto Il tema della prossima Giornata mondiale La fraternità via per la pace Proposta in alternativa alla globalizzazione dell i n d i f f e re n z a Chiesti dal Pontefice ai gesuiti nella messa per sant Ignazio Cammini creativi radicati nella Chiesa «Fraternità, fondamento e via per la pace»: è il tema scelto da Papa Francesco per prossima Giornata mondiale per la pace, giunta alla quarantasettesima edizione, la prima del pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Nel primo giorno del nuovo anno il messaggio scritto dal Santo Padre per la circostanza voluta da Paolo VI viene inviato alle Chiese particolari e alle cancellerie di tutto il mondo, per richiamare il valore essenziale della pace e la necessità di operare instancabilmente per conseguirla. Papa KHARTOUM, 31. Si riaccende la violenza nella martoriata regione del Darfur. Sono infatti decine le vittime di nuovi scontri tribali avvenuti tra la tribù dei Misseriya e quella dei Salamat, a est della città di Garsila. «Abbiamo perso 28 dei nostri uomini e ne abbiamo uccisi 100», ha raccontato Ahmed Khiri, capo dei Misseriya. Garsila si trova circa 150 chilometri a nord di Abugaradil, un area dove nei combattimenti tribali tra venerdì e sabato scorso sono morte, sempre secondo Khiri, 94 persone, in gran parte Salamat (ma non è stato possibile contattare fonti di questi ultimi per confrontare le versioni dei fatti). Gli scontri e le violenze interetniche nel Darfur hanno fatto fuggire Francesco ha scelto come tema del suo primo messaggio la fraternità. Sin dall inizio del suo ministero di vescovo di Roma, del resto, ne ha sottolineato l importanza, al fine di superare una «cultura dello scarto» e di promuovere la «cultura dell incontro», per camminare verso la realizzazione di un mondo più giusto e pacifico. La fraternità è una dote che ogni uomo e donna reca con sé in quanto essere umano, figlio di uno stesso Padre. Davanti ai molteplici drammi che colpiscono la famiglia dei popoli p overtà, Decine di morti a est della città di Garsila Riesplode la violenza tribale nel Darfur dalle loro case già oltre persone, nei soli primi cinque mesi dell anno, secondo l Unamid, la missione di peacekeeping di Unione africana e Onu; e gli scontri tra Misseriya e Salamat ad aprile, secondo un responsabile dell alto commissariato per i Rifugiati (Unhcr), hanno spinto altre persone a cercare rifugio in Ciad. Sabato scorso, in questa stessa regione, altre due tribù arabe, i Beni Hussein e i Rezaigat, hanno trovato un accordo per porre fine a un conflitto che aveva provocato centinaia di vittime nelle ultime settimane. «L assenza delle autorità dello Stato a portato a questi scontri» ha detto Estigani Seisi, uno dei pincipali leader del Darfur, citato dall agenzia Suna, prima della firma della tregua. Il vice presidente sudanese, Ali Osman Taha, ugualmente presente a questa cerimonia, ha assicurato che il presidente Omar Ahmad Al Bashir, lavorerà per trovare «delle soluzioni radicali ai problemi del Sudan e per trattare le cause profonde del conflitto nel Darfur». fame, sottosviluppo, conflitti, migrazioni, inquinamento, disuguaglianza, ingiustizia, criminalità organizzata e fondamentalismi la fraternità è fondamento e via per la pace. La cultura del benessere fa perdere il senso della «responsabilità e della relazione fraterna». Gli altri, anziché nostri simili, appaiono antagonisti o nemici e sono spesso cosificati. Non è raro che i poveri e i bisognosi vengano considerati un f a rd e l l o, un impedimento allo sviluppo. Tutt al più sono oggetto di aiuto assistenzialistico o compassionevole. Non sono visti cioè come fratelli, chiamati a condividere i doni del creato, i beni del progresso e della cultura, a partecipare alla stessa mensa della vita in pienezza, a essere protagonisti dello sviluppo integrale e inclusivo. La fraternità, dono e impegno che viene da Dio Padre, sollecita all impegno di essere solidali contro le diseguaglianze e la povertà che indeboliscono il vivere sociale, a prendersi cura di ogni persona, specie del più piccolo e indifeso, a amarla come se stessi, con il cuore stesso di Gesù Cristo. In un mondo che accresce costantemente la propria interdipendenza, non può mancare il b e- ne della fraternità, che vince il diffondersi di quella globalizzazione dell i n d i f f e re n z a, alla quale il Santo Padre ha più volte accennato. La globalizzazione dell i n d i f f e re n z a deve lasciare posto a una globalizzazione della fraternità, affinché quest ultima impronti tutti gli aspetti della vita, compresi l economia, la finanza, la società civile, la politica, la ricerca, lo sviluppo, le istituzioni pubbliche e culturali. Papa Francesco, all inizio del suo ministero, con un messaggio che si pone in continuità con quello dei predecessori, propone dunque la via della fraternità, per dare un volto più umano al mondo. Intanto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rivolto un appello per rivedere l o rg a n i z z a z i o - ne della sua missione Unamid per il mantenimento della pace nel Darfur, gestita congiuntamente con l Unione africana, e che ha dovuto fare fronte recentemente a dei sanguinosi attacchi. Sette caschi blu sono stati «Essere uomini radicati e fondati nella Chiesa: così ci vuole Gesù. Non ci possono essere cammini paralleli o isolati. Sì, cammini di ricerca, cammini creativi, sì, questo è importante». Papa Francesco, tra i suoi confratelli gesuiti per celebrare la festa di sant Ignazio di Loyola, non perde l occasione per ribadire quanto sia profonda in lui la spiritualità ignaziana che lo anima. uccisi a metà luglio nel Darfur nel più tragico attacco contro l Unamid. Ma il Consiglio di sicurezza è assai preoccupato anche per le difficoltà che affronta il negoziato per mettere fine a un decennio di sanguinoso conflitto in questa regione occidentale del Sudan. I quindici Paesi del Consiglio di sicurezza dell Onu, hanno approvato ieri, all unanimità, l estensione della missione dell Unamid fino all agosto del 2014, ma hanno anche chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di rivedere entro il prossimo febbraio l organizzazione della forza per il mantenimento della pace che conta unità tra soldati e agenti di p olizia. E la mattina di mercoledì 31 luglio, memoria del fondatore, nella chiesa romana simbolo della compagnia, la chiesa del Santissimo Nome di Gesù, alla presenza della curia generalizia riassume, in tre semplici espressioni, il senso di una missione: «Mettere al centro Cristo e la Chiesa; lasciarsi conquistare da Lui per servire; sentire la vergogna dei nostri limiti e peccati, per essere umili davanti a Lui e ai fratelli». Quanto alla centralità di Cristo ha notato che «non è scontata la domanda per noi, per tutti noi: è Cristo il centro della mia vita?» perché, ha precisato, «c è sempre la tentazione di pensare di essere noi al centro. E quando un Gesuita mette se stesso al centro e non Cristo, sbaglia». Lasciarsi conquistare da Cristo, ha aggiunto, significa seguire l esempio di sant Ignazio che si è lasciato conquistare da Cristo «per offrirgli tutta la nostra persona». Infine la vergogna, quella che viene dal «continuo colloquio di misericordia» con Gesù; quella «che ci fa arrossire davanti a Gesù Cristo»; quella «che ci pone in sintonia col cuore di Cristo che si è fatto peccato per me». PAGINA 8 NOSTRE INFORMAZIONI Fissata l agenda dei negoziati israelo-palestinesi Nove mesi per trovare un accordo Intervista di Papa Francesco all emittente brasiliana Rede Globo Per una Chiesa vicina PAGINA 7 In data 31 luglio, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell Arcidio cesi di Ljubljana (Slovenia), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Anton Stres, C.M., in conformità al canone del Codice di Diritto Canonico. y(7ha3j1*qsskkm( +%!"!:!z!= WASHINGTON, 31. Un accordo di pace basato sulla soluzione dei due Stati per due popoli può essere raggiunto in nove mesi: l annuncio di John Kerry, segretario di Stato americano, arriva a meno di ventiquattro ore dall inizio dei primi colloqui diretti tra israeliani e palestinesi da tre anni. Il capo della diplomazia americana ha voluto sottolineare che tutte le parti in causa sono impegnate a raggiungere «un ragionevole compromesso» nel nome della pace. Israele ha aggiunto Kerry nei prossimi giorni annuncerà un certo numero di misure tese a migliorare le condizioni di vita dei palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Israeliani e palestinesi «hanno concordato di restare impegnati in continui e prolungati negoziati»; le delegazioni quindi «si incontreranno nuovamente entro due settimane in Israele o in Cisgiordania per iniziare il processo formale delle trattative in cui saranno affrontati tutti i problemi chiave». Perché ha aggiunto Kerry «alla pace non c è alternativa». Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha espresso soddisfazione, affermando che «nessuno più dei palestinesi trarrà beneficio dal successo di questa impresa». Il ministro della Giustizia israeliano con delega ai negoziati di pace, Tzipi Livni, si è augurata che «una scintilla di speranza» possa emergere dai negoziati. «È nostro compito lavorare insieme ha spiegato l ex capo della diplomazia israeliana affinché questa scintilla si possa mutare in qualcosa di duraturo e concreto». Una sfollata fuggita dai combattimenti nella regione sudanese (Nazioni Unite) Come il Pontefice ribalta il concetto novecentesco di marginalità Rivoluzionari nelle periferie dell esistenza ANDREA POSSIERI A PA G I N A 5 A Ho Chi Minh City un congresso in concomitanza alla gmg Dal Vietnam in comunione con il mondo PA G I N A 6 In data 31 luglio, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell A rc i d i o - cesi di Maribor (Slovenia), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Marjan Tu r n šek, in conformità al canone del Codice di Diritto Canonico. Provvista di Chiesa In data 31 luglio, il Santo Padre ha nominato Vescovo di Bridgeport (Stati Uniti d America) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Frank Joseph Caggiano, finora Vescovo titolare di Inis Cathaig ed Ausiliare della Diocesi di Brooklyn.

2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 1 agosto 2013 Tsvangirai sfida Mugabe alle presidenziali Nello Zimbabwe duello all ultimo voto HARARE, 31. Non hanno fatto in tempo ad aprirsi i seggi elettorali in Zimbabwe, per le elezioni presidenziali, legislative e municipali, che già si registrano denunce per presunte irregolarità. I sostenitori di Morgan Tsvangirai, principale avversario di Robert Mugabe, hanno segnalato brogli nella composizione delle liste elettorali. Come sottolineano gli osservatori internazionali, si tratta di un duello all ultimo voto. Alle urne sono chiamati 6,4 milioni di elettori per un voto che potrebbe cambiare il volto del Paese. Ieri Mugabe, 89 anni, capo di Stato più vecchio del mondo e al potere dal 1980, in un discorso alla televisione ha dichiarato: «Se perdo, lascio». Quindi ha aggiunto: «È una cosa normale se si decide di partecipare a una competizione, Ci sono solo due possibilità, o si vince o si perde, e in quest ultimo caso ci si ritira». In ogni caso il presidente ha affermato che le sue possibilità di vittoria sono «buone come nel 1980», e ha definito «non immaginabile» una nuova coabitazione con il suo avversario politico Ts v a n g i r a i. Il clima in cui ha avuto luogo il voto non è dei più tranquilli. Il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), il partito del premier, ha denunciato frodi, sostenendo che numerose persone si sono iscritte due volte nelle liste elettorali. Il ministro Jameson Timba, anche lui membro del Mdc, ha fornito una lista dettagliata di nomi di elettori fantasma agli osservatori della Comunità dello sviluppo dell Africa australe. «Abbiamo visto molti nomi con la stessa data di nascita, lo stesso indirizzo ma con una piccola differenza nel numero di identificazione, iscritti due volte, in varie parti del Paese» ha detto il m i n i s t ro. Dal canto suo, uno degli osservatori, citato dall Ansa, che è voluto restare anonimo, ha denunciato come «anormale» il fatto che la Commissione elettorale abbia reso pubbliche le liste elettorali in ritardo, vale a dire all immediata vigilia del voto. Alle ultime elezioni, nel 2008, Tsvangirai aveva ottenuto al Ultimatum delle Nazioni Unite ai ribelli congolesi KINSHASA, 31. Ultimatum delle Nazioni Unite ai ribelli congolesi dell M23: entro 48 ore dovranno deporre le armi. Se ciò non accadrà, la nuova brigata speciale delle forze dell Onu nella Repubblica Democratica del Congo (Monusco) sarà usata per la prima volta per supportare l esercito congolese con l obiettivo di instaurare una zona di sicurezza nella città di Goma, da mesi al centro di violenti scontri. Infatti, se i ribelli non consegneranno le armi, «saranno considerati una minaccia per i civili e la Monusco prenderà tutte le misure necessarie per disarmarli, compreso l uso della forza in accordo con il suo mandato» si legge nel comunicato delle Nazioni Unite. Lo scorso 29 marzo il Consiglio di sicurezza ha dato all unanimità il proprio via libera allo spiegamento della prima brigata con mandato offensivo. Non è dunque una semplice forza d interposizione, dispiegata con l unico obbiettivo di mantenere la pace o dissuadere i contendenti dall impiego di armi: l unità militare ha il compito di neutralizzare i movimenti dei ribelli, congolesi o stranieri, che mantengono aperto il conflitto, in un costante confronto con le autorità di Kinshasa. primo turno il 47 per cento dei consensi, contro il 43 per cento di Mugabe, i cui sostenitori avevano messo a ferro e fuoco il Paese. Nelle violenze più di duecento persone erano rimaste uccise. Per calmare le acque, Tsvangirai aveva ritirato la sua candidatura al ballottaggio, lasciando la vittoria nelle mani del suo rivale. I Paesi vicini, anzitutto il Sud Africa, avevano allora imposto allo Zimbabwe la coabitazione tra i due leader per evitare ulteriori violenze, e nello stesso tempo avevano lamentato la mancanza di riforme democratiche. Nel frattempo numerose organizzazioni non governative hanno denunciato nel Paese un clima di intimidazione nei confronti dei dissidenti e degli oppositori al regime di Mugabe. Questa mattina intanto la radio di Stato ha reso noto che migliaia di poliziotti sono stati inviati nella provincia delle Midlands, una delle zone calde dove è particolarmente robusto il sostegno a Tsvangirai. Proprio in questa provincia, in occasione delle elezioni del 2008, si scatenarono violenze particolarmente accese: numerosi esponenti del Movimento per il cambiamento democratico, partito d opp osizione, furono assassinati. JOHANNESBURG, 31. Nuove violenze nella miniera di platino di Marikana, in Sud Africa. È dal 2012 che, dopo un primo grande sciopero generale indetto da sindacati, ricorda la France Presse, hanno luogo nell area sanguinose violenze. La polizia aprì il fuoco uccidendo trentaquattro minatori. Un uomo è stato ucciso da sconosciuti mentre si stava recando al lavoro nella miniera, ha riferito il colonnello Sabata Mokgwabonme, portavoce della polizia provinciale. Frans Baleni, segretario generale del sindacato nazionale dei minatori (Num), ha sottolineato come la vittima fosse uno dei membri, peraltro molto attivo, dell organismo. Nello stesso tempo Baleni ha denunciato che in questi ultimi mesi quindici persone, operative a sostegno dei minatori, sono state uccise senza che le autorità locali abbiano proceduto ad alcun arresto. Baleni, citato dalla France Presse, ha dichiarato: «Crimini continuano a essere commessi, prosegue il clima intimidatorio. Chiediamo dunque alla polizia e agli organismi giudiziari di fare il loro lavoro». Nel frattempo, rileva sempre la France Presse, si acuisce la rivalità fra il Num e un altro sindacato, Amcu: quest ultimo, ritenuto più radicale, accusa il Num di avere nei riguardi delle autorità un atteggiamento «troppo morbido». Nuove violenze negli impianti di Marikana Miniere sudafricane senza pace Nel secondo trimestre il pil spagnolo si è contratto solo dello 0,1 per cento Prove di ripresa a Madrid Il risultato migliore dallo scoppio della bolla immobiliare nel 2008 Il ministro del Tesoro spagnolo Cristóbal Montoro (Ansa) MADRID, 31. Segnali positivi dall economia spagnola. L Istituto nazionale di statistica ha confermato le stime del Banco de España: nel secondo trimestre l economia si è contratta solo dello 0,1 per cento, decisamente meglio di quel meno 0,5 visto tra gennaio e marzo. Il risultato è sufficiente per portare l Esecutivo guidato da Mariano Rajoy ad annunciare la fine della congiuntura negativa e a difendere il proprio operato. «A partire da ora sottolinea il ministro del Tesoro Cristóbal Montoro i n t r a p re n d i a - mo un sentiero differente in termini di ripresa dell attività economica, di rafforzamento della nostra crescita economica e di ottenimento, prima del previsto, della creazione di impiego». Il dato sul pil rappresenta il risultato migliore da due anni a questa parte. Il Paese è ricaduto in una spirale negativa dal 2008, anno dello scoppio della bolla immobiliare che ha portato al collasso del sistema bancario, alle misure di austerity e all esplosione della disoccupazione. Ora la situazione sembra migliorare, ma gli analisti restano dubbiosi: le vendite al dettaglio sono in declino da tre anni e il resto d E u ro - pa, principale mercato di esportazione, non sembra stare meglio della Spagna. Insomma, è troppo presto per dire che la crisi è finita. Per traghettare il Portogallo fuori dalla crisi politica Passos Coelho cerca l accordo con i socialisti LISBONA, 31. Unione nazionale per traghettare il Paese fuori dalla crisi economica: questa la richiesta del primo ministro portoghese, Pedro Passos Coelho, avanzata ieri, durante il dibattito in Parlamento sulla fiducia al nuovo Governo. Passos Coelho si è rivolto alla principale forza d opposizione, il partito socialista (Ps), proponendo un accordo fino al 2015, data di scadenza della legislatura, per conseguire «un clima di unione nazionale». Ma la richiesta già oggetto di negoziati falliti nelle scorse settimane è stata subito respinta dai socialisti, che insistono invece nel chiedere al presidente della Repubblica, Aníbal Cavaco Silva, il ricorso immediato a elezioni anticipate. Secondo il segretario socialista, Antonio José Seguro, «il Governo non ha più la fiducia dei portoghesi». Dal canto suo, il premier è stato chiaro: «Dobbiamo tenere i piedi per terra ed essere realisti; è possibile superare gli ostacoli». Di conseguenza, ha detto Minatori sudafricani durante uno sciopero Ashton elogia il voto p re s i d e n z i a l e in Mali BA M A KO, 31. Riguardo all alta affluenza alle urne per le presidenziali in Mali è intervenuto ieri l alto rappresentante per la politica Estera dell Unione europea, Catherine Ashton, che ha dichiarato: «Più di un elettore su due, in Mali, si è recato alle urne, nonostante le gravi difficoltà che il Paese ha attraversato negli ultimi mesi. Questa forte mobilitazione attesta la volontà del popolo maliano di girare pagina, di restaurare pienamente l ordine costituzionale e di riprendere il destino nelle proprie mani». Ashton ha quindi elogiato «l immenso lavoro condotto dal Governo per uno scrutinio credibile e trasparente». Anche il Governo ha tenuto a sottolineare come il tasso di partecipazione al voto sia stato «eccezionale»: il 53,5 per cento in tutto il Paese, e il 60 per cento nella capitale Bamako. Secondo i primi risultati ufficiali, l ex primo ministro, Ibrahim Boubaca Kieta, ha un ampio vantaggio sugli altri candidati. Il sessantottenne ex premier è considerato favorito in queste elezioni che puntano a riportare stabilità nel Paese dopo più di un anno di guerra. Dopo Ibrahim Boubaca Keita vengono Soumaila Cissè, 63 anni, e Dramane Dembelè, 46 anni. I risultati definitivi sono attesi per la giornata di venerdì. In positivo gli indici delle imprese e dei consumatori In Europa torna la fiducia nell economia BRUXELLES, 31. L Italia dei consumatori crede nella ripresa. In Europa sta tornando la fiducia sul futuro dell economia, ed è proprio in Italia che si stanno registrando i segnali più incoraggianti. È questa la principale indicazione che emerge dai dati sull andamento dell indice Esi (Economic sentiment indicator) diffusi ieri dalla Commissione europea. Nel corso del mese corrente l indice Esi in Italia ha segnato un progresso di 2,9 punti, il più ampio rispetto alle altre principali potenze economiche della zona euro. Nella media dei 17 Paesi dell area l aumento dell indice Esi è stato pari a 1,2 punti, lo stesso incremento registrato in Francia e in Spagna. In Germania la fiducia nelle prospettive dell economia è cresciuta solo di 0,7 punti, mentre in Olanda c è stata una flessione di due punti. Nel rendere noti i risultati di luglio, la Commissione Ue ha sottolineato che questi confermano la tendenza al recupero dell indice Esi in atto da maggio. Un recupero che nell insieme dei Paesi Ue è stato ancora più marcato (2,4 punti nella media) grazie alla straordinaria performance della Gran Bretagna, dove c è stato un incremento Passos Coelho: «Vogliamo più dialogo con l opposizione e le parti sociali» dopo una crisi durata quattro settimane. Il voto sulla fiducia è atteso per la tarda serata, ma non sono previste sorprese: 132 dei 230 deputati appartengono ai partiti di maggioranza, quello socialdemocratico (centro-destra) del premier, e il Cds- Pp (centrista) di Paulo Portas, vice premier nonché ministro delle Politiche economiche e intermediario per i negoziati sulla grave crisi che investe il Paese con la troika finanziaria internazionale. All inizio di luglio Standard&Po or s ha tagliato il rating sul Paese. L agenzia americana ha annunciato di aver abbassato la prospettiva del debito del Portogallo da stabile a negativa. L attuale giudizio assegnato ai titoli di Stato di Lisbona dipende in larga parte dalla crisi politica: fino a quando resterà questa incertezza dice Standard&Po or s la valutazione non potrà migliorare. di ben 6,9 punti. Il progresso dell eurozona ha precisato Bruxelles è stato determinato soprattutto da una maggiore fiducia nelle prospettive dell economia registrata tra i consumatori e i manager nei settori dell industria, dei servizi e del commercio al dettaglio. In effetti, anche in luglio, per il terzo mese consecutivo, la Commissione ha calcolato un aumento degli indici che misurano il clima e le aspettative, e il cosiddetto «sentimento economico» ha registrato un incremento di 1,2 punti. Aumentano i cittadini non comunitari in Italia ROMA, 31. Nuove stime sulla presenza degli immigrati in Italia. Al primo gennaio 2013, in base ai dati forniti dal ministero dell Interno, sono regolarmente presenti nel Paese cittadini non comunitari. Tra il 2012 e il 2013 il numero dei soggiornanti ha visto un aumento di circa unità. È quanto sottolinea l Istat in un rapporto. I Paesi di cittadinanza più rappresentati sono Marocco ( ), Albania ( ), Cina ( ), Ucraina ( ) e Filippine ( ). I minori non comunitari presenti in Italia rappresentano il 24,1 per cento, mentre nel 2012 erano il 23,9. Continua a crescere spiega poi l Istat la quota di soggiornanti di lungo periodo (passano da nel 2012 a nel 2013) che costituiscono la maggior parte dei cittadini non comunitari regolarmente presenti (54,3 per cento). Da rilevare poi che, durante il 2011, si sono registrate globalmente acquisizioni della cittadinanza italiana; di queste (l 88,8 per cento) hanno riguardato persone che avevano in precedenza la cittadinanza in un Paese non comunitario. L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a h t t p : / / w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile Carlo Di Cicco v i c e d i re t t o re Piero Di Domenicantonio cap oredattore Gaetano Vallini segretario di redazione TIPO GRAFIA VAT I C A N A EDITRICE L OS S E R VAT O R E ROMANO don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Segreteria di redazione telefono , fax s e g re t e r i o s s ro m.v a Servizio vaticano: Servizio internazionale: Servizio culturale: Servizio religioso: Servizio fotografico: telefono , fax w w w. p h o t o.v a Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665 America Nord, Oceania: 500; $ 740 Ufficio diffusione: telefono , fax , ufficio Ufficio abbonamenti (dalle 8 alle 15.30): telefono , fax , Necrologie: telefono , fax Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A System Comunicazione Pubblicitaria Alfonso Dell Erario, direttore generale Romano Ruosi, vicedirettore generale Sede legale Via Monte Rosa 91, Milano telefono /3003, fax s e g re t e r i a d i re z i o n e s y s t e i l s o l e 24 o re. c o m Aziende promotrici della diffusione de «L Osservatore Romano» Intesa San Paolo Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Banca Carige Società Cattolica di Assicurazione Credito Valtellinese

3 giovedì 1 agosto 2013 L OSSERVATORE ROMANO pagina 3 Il soldato Manning colp evole ma non troppo ElBaradei ottimista sul processo di riconciliazione ma senza Mursi L Egitto e la difficile via del dialogo Bomba contro una pattuglia Resta alta la tensione in Tunisia WASHINGTON, 31. Colpevole di spionaggio, furto e di aver divulgato documenti segreti, ma non di averlo fatto per «connivenza con il nemico»: è il verdetto emesso ieri dalla Corte marziale di Fort Meade nei confronti del soldato Bradley Manning, ex analista di intelligence. Un verdetto che apre la strada a una potenziale condanna fino a 136 anni di prigione, ma che esclude l e rg a - stolo, perseguito invece dalla procura militare. Il verdetto di Denise Lind, unico giudice della Corte marziale in Maryland, premia solo a metà la tesi del procuratore, Ashden Fein. Doveva pronunciarsi sui ventuno capi di imputazione in merito ai quali Manning si era detto «non colpevole», e ne ha confermati diciannove. Quindi Manning non uscirà di prigione a causa dei reati commessi consegnando fra il 2009 e il 2010 a Wikileaks oltre settecentomila telegrammi segreti del Pentagono e del Dipartimento di Stato: tuttavia la sentenza premia l arringa del difensore, David Coombs, secondo il quale Manning «quando ha consegnato i documenti a Wikileaks non voleva farli arrivare ai nemici degli Stati Uniti, ma solo aprire un dibattito politico sul loro contenuto». A chiedere l ergastolo è stata la procura militare, chiamando a testimoniare alcuni dei Navy Seal protagonisti del raid di Abbottabad, il primo maggio 2011, per provare che nel rifugio di Osama bin Laden furono trovati alcuni dei documenti consegnati da Manning a Wikileaks. Dieci morti nel nordovest del Paese Scontri fra miliziani e forze pakistane ISLAMABAD, 31. Sangue in Pakistan. Ieri dieci persone sono morte negli scontri divampati tra le forze armate e miliziani nel nordovest del Paese, alla frontiera con l Afghanistan. Decine di insorti hanno attaccato posti di controllo nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nelle vicinanze del fiume Bara. Negli ultimi tempi l area nordoccidentale del Pakistan è stata interessata da vaste offensive condotte dalle unità locali contro i miliziani, con l obiettivo di eliminare le cosiddette sacche di resistenza. E queste offensive hanno comunque trovato spesso l opposizione dei talebani che in questa zona continuano ad avere radici forti. E proprio sul rinnovato impegno a combattere il terrorismo ha posto l accento il nuovo presidente eletto del Pakistan, Mamnoon Hussain (l attuale capo dello Stato Asif Ali Zardari rimarrà in carica fino all 8 settembre). Hussain è stato eletto dal Parlamento nazionale e dalle quattro assemblee provinciali. Del resto è chiara in tutto il Pakistan la consapevolezza che progressi sul piano politico, sociale ed economico sono possibili solo se viene debellata la minaccia del terrorismo. In questo senso va letta la volontà delle autorità di Islamabad di rilanciare l intesa con l Afghanistan per rafforzare un fronte comune da opporre al dilagare delle violenze. Il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, ha invitato il presidente afghano, Hamid Karzai, a Islamabad proprio per definire nel dettaglio un agenda condivisa lungo questo percorso. E recentemente il ministro degli Esteri britannico, William Hague, in visita nella capitale pakistana, ha tenuto a sottolineare l importanza strategica che riveste Islamabad sia nel sostenere la causa afghana sia nel contribuire ai giusti equilibri in una regione sempre minacciata dalle violenze. Nel frattempo continua a rimanere sul tavolo l opzione diplomatica che prevede una qualche forma di dialogo con i talebani. Ma gli sforzi, al momento, non stanno portando i frutti sperati. La chiusura, seppure temporanea, dell ufficio politico dei talebani a Doha, in Qatar, è significativa in tal senso. Sulla carta resta in piedi l ip otesi IL CA I R O, 31. Il vicepresidente egiziano Mohamed ElBaradei ha affermato che la cosa «più importante al momento è fermare le violenze» e si è detto ottimista sull inizio del dialogo, una volta compiuto questo primo passo. Al processo di riconciliazione in Egitto non può però prendere parte il presidente deposto Mohammed Mursi, ha aggiunto ElBaradei nella conferenza stampa congiunta con l alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell Ue, Catherine Ashton, pur aprendo al dialogo con i Fratelli musulmani. Il capo della diplomazia europea ha lasciato il Cairo con la promessa di tornare e la di contatti diretti fra Stati Uniti e talebani. Ma in questo scenario s inserisce l ira afghana, in primo luogo quella di Karzai, che si vede marginalizzato in un processo negoziale che investe direttamente l Afghanistan. Non sono mancate le rassicurazioni di Washington circa l intenzione di rispettare la sovranità afghana. Il segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha dichiarato che da parte di nessuno c è la volontà di «scavalcare» l Afghanistan. Indubbiamente, tuttavia, fanno notare gli osservatori, il clima che si è venuto a creare non è dei migliori e non fa ben sperare in una soluzione dei vari problemi che segnano l area. Il Pakistan, intanto, attende da parte di Karzai il sì definito all invito che gli è stato rivolto. In linea di principio ha accettato, ma ha anche posto alcune condizioni. Pure tale situazione è indice di un clima in cui non si respira una completa fiducia tra i vari interlocutori. BO GOTÁ, 31. Un soldato colombiano è rimasto ucciso e un altro ferito ieri nell esplosione di un ordigno nei pressi di un aeroporto regionale del sud del Paese, attentato attribuito alla guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). La detonazione è avvenuta presso la pista dello scalo di Tumaco, località sulla costa del Pacifico a 600 chilometri da Bogotá, mentre stava transitando una pattuglia militare. Le Farc, principale gruppo marxista ribelle che conta ancora combattenti dopo 49 anni di esistenza, hanno accettato di partecipare a negoziati di pace con il Governo. Dopo un intesa sulla necessità di una riforma rurale, le discussioni che si svolgono a Cuba si sono arenate sulla partecipazione dei ribelli alla vita politica, il traffico di droga e la rinuncia alle armi. Marcia di sostenitori del deposto presidente Mursi (Reuters) consapevolezza di essere l unico interlocutore internazionale accettato in questo momento da tutte le parti in Egitto. Nella sua maratona diplomatica di due giorni ha incontrato tutti i vertici istituzionali egiziani e gli esponenti delle formazioni islamiste. Dopo l incontro con Catherine Ashton, il deposto presidente egiziano Mursi ha avuto oggi un colloquio con i membri di una delegazione dell Unione africana guidata da Alpha Oumar Konaré, già presidente del Mali. Nel renderlo noto, l agenzia di stampa ufficiale Mena ha precisato che l incontro, avvenuto come il precedente in Una legge limiterà il ruolo delle forze armate in Turchia AN KA R A, 31. Il presidente turco, Abdullah Gül, ha promulgato una legge approvata dal Parlamento per limitare il campo di azione delle forze armate, che si erano appoggiate alla precedente legislazione per giustificare i loro interventi nella vita del Paese. Il nuovo testo, proposto dal partito della Giustizia e dello Sviluppo, era stato votato il 13 luglio. L articolo 35 della legge sull e s e rc i t o, promulgato dopo il colpo di Stato del 1960, affermava che il dovere dei militari è «preservare e proteggere la Repubblica di Turchia». I militari hanno compiuto due colpi di Stato, nel 1971 e nel 1980, rifacendosi a questo articolo, sostenendo che i civili non potevano assicurare la difesa dei principi costituzionali. La nuova legge restringe il ruolo dell e s e rc i - to, precisando che suo compito è «difendere i cittadini turchi contro le minacce e i pericoli che arrivano dall e s t e ro». Mentre non si registrano progressi nei negoziati con il Governo colombiano Attacchi attribuiti alle Farc Membri delle Farc tratti in arresto (Reuters) Undici morti a Homs e Aleppo Ancora bambini vittime in Siria un luogo mantenuto segreto, ha avuto una durata approssimativa di un ora. Nel frattempo, il segretario alla Difesa statunitense, Chuck Hagel, ha di nuovo chiamato il suo omologo egiziano, Abdel Fattah El Sissi, per esortarlo alla massima moderazione nella risposta alle manifestazioni. Dal canto loro, i Fratelli musulmani hanno ripetuto nelle ultime ore che non intendono abbandonare le proteste a meno che Mursi non venga riportato al potere. L annunciata mobilitazione di ieri però, è stata più modesta che in altre occasioni e lontana dal milione di persone che la Fratellanza voleva portare in piazza. DA M A S C O, 31. Ancora violenza in Siria, e sono i più piccoli a pagarne le conseguenze. Almeno undici bambini sono stati uccisi ieri in diversi raid dell esercito a Homs e nella regione di Aleppo: lo hanno denunciato gruppi di attivisti. Nell area di Aleppo un raid aereo ha causato la morte di sette bambine e tre donne; a Homs i bimbi uccisi sono quattro. Nelle ultime ore le truppe di Assad sono riuscite, dopo numerosi tentativi, a riconquistare diverse aree strategiche di Homs, prima considerate roccaforti dei ribelli. Si tratta dicono gli analisti di una significativa evoluzione del conflitto. La tensione è altissima anche a Damasco: quattro persone sono state uccise e altre 17 ferite in un attacco a colpi di mortaio, come riporta l agenzia Sana, che attribuisce la responsabilità delle violenze ai ribelli, definendoli «terroristi». Alcuni colpi di mortaio secondo una fonte del comando della polizia locale sono caduti sulle aree di Al Zahira, Al Jadida e Al Qassa, dove si sono avuti quattro morti e 14 feriti. Altri hanno colpito l area di Al Qassa e la via Re Faysal, ferendo tre persone. Intanto, i comitati di autodifesa curdi, che controllano una parte del territorio siriano al confine con la Turchia, hanno chiamato a una mobilitazione generale contro i gruppi jihadisti loro rivali, dopo l uccisione in un attentato di un loro dirigente. I comitati si legge in un comunicato diffuso dall Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria anno chiesto aiuto per «proteggere le zone che controllano dagli attacchi dello Stato islamico dell Iraq e del Levante e del Fronte Al Nusra». L appello ha fatto seguito di qualche ora all uccisione a Qamishli, nel nord-est della Siria, di Isa Huso, membro del Consiglio supremo curdo, che riunisce la maggior parte dei movimenti curdi in Siria. Huso era appena salito sulla sua auto quando una bomba che vi era stata piazzata è esplosa. In Messico forte incremento degli omicidi CITTÀ DEL ME S S I C O, 31. Oltre omicidi sono stati registrati in Messico nel 2012, con un forte incremento tra il primo (2006) e l ultimo anno del mandato dell ex presidente Felipe Calderón (2012). Lo rivelano le cifre ufficiali diffuse ieri dall Istituto nazionale di statistica. (Inegi). Nel 2012 si sono avuti omicidi: 22 ogni abitanti, mentre nel 2006 la cifra era stata di Delle vittime sono stati uomini, donne. I due Stati con il tasso di omicidi più alto sono Chihuahua (nord) e Guerrero (sud), con 77 assassinii per abitanti. La lotta contro il crimine organizzato e il narcotraffico ha avuto in totale oltre vittime sotto l ex presidente al quale è succeduto il primo dicembre del 2012 Enrique Peña Nieto. TUNISI, 31. Resta alta la tensione in Tunisia. Una pattuglia della Guardia nazionale è sfuggita a un attentato dinamitardo nei pressi di Mamdhia, una trentina di chilometri a sud della capitale: lo ha riferito il comandante della guarnigione locale, Mohamed Jouhri, il quale ha dichiarato che una bomba di fabbricazione artigianale è stata fatta detonare a distanza al passaggio degli agenti, nessuno dei quali è peraltro rimasto ferito. L attacco è avvenuto mentre in Tunisia è in corso il secondo dei tre giorni di lutto nazionale, proclamati dopo la strage dell a l t ro i e - ri al confine con l Algeria: otto soldati uccisi da miliziani di Al Qaeda nel Maghreb islamico, diramazione nordafricana dell o rg a - nizzazione terroristica. E migliaia di persone hanno commemorato ieri sera a Tunisi gli otto soldati uccisi sul monte Chaambi. La folla è affluita in piccoli gruppi davanti al palazzo del ministero della Difesa, scandendo slogan contro il partito islamico Ennahdha e il suo leader Rached Gannouchi. Poi, la manifestazione davanti a un forte dispiegamento delle forze dell ordine ha cominciato a muoversi verso piazza del Bardo, dove da giorni l opposizione sta mettendo in atto un sit-in. E Il ministro dell Interno, Lotfi Ben Jeddou, intervenendo a una trasmissione di radio Mosaique, si è ufficialmente scusato con le decine di persone che sono state percosse dalla polizia mentre, in piazza del Bardo, manifestavano a favore della caduta del Governo e dello scioglimento dell Assemblea costituente. Intanto, un alto funzionario di Ennahdha, ha detto all agenzia Reuters che il partito è disposto a dare vita a un Esecutivo di salvezza o unità nazionale ma non a sciogliere l Assemblea costituente. «Siamo aperti a tutte le proposte per raggiungere un accordo, incluso un Governo di salvezza o unità nazionale», ha detto Ameur Larayedh. «Ma non accetteremo di sciogliere l Assemblea costituente. Quello è il limite che non oltrepasseremo», ha aggiunto. Sventato un attentato a Tripoli TRIPOLI, 31. Le autorità libiche sono impegnate nel riportare stabilità nel Paese dopo la sanguinosa guerra civile che nel 2011 ha portato alla caduta e all uccisione di Muammar Gheddafi ma i gruppi armati continuano a rendere instabile il territorio. Le forze di sicurezza hanno sventato ieri sera un attentato dinamitardo all hotel Radisson-Blu, sul lungomare di Tripoli, molto frequentato da stranieri. Gli artificieri hanno disinnescato una potentissima autobomba che poteva provocare una strage. Lo ha riferito il ministero dell Interno. L agenzia Lana ha spiegato che nell auto sono state trovate 12 bombe collegate da un circuito elettrico a dieci taniche da sette litri di benzina. Il maxi-ordigno era attivabile tramite un comando a distanza. Intanto, ancora un attacco dinamitardo a Bengasi, dove l esplosione di una bomba piazzata da ignoti sotto alla vettura della vittima ha provocato il ferimento di un ex sergente della polizia, lasciando in fin di vita il figlioletto di 3 anni. Si tratta dell ennesimo atto terroristico nella seconda città della Libia: l altroieri un autobomba aveva ferito un ufficiale della marina militare, e il giorno prima due attentati davanti al palazzo di Giustizia avevano causato almeno 43 feriti. Nella scorsa settimana un ondata di violenza era culminata venerdì con l uccisione di un attivista politico laico, Abdessalem Al Mesmari. Il portavoce del ministero degli Esteri della Francia, Vincent Floreani, ha duramente condannato l assassinio ricordando che Al Mesmari ha condotto «una lotta coraggiosa a favore della democrazia e dei diritti umani prima e dopo Gheddafi».

4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 1 agosto 2013 Tra oriente e occidente Pubblichiamo la sintesi di una delle relazioni presentate a Sassari e a Sedilo nell ambito del Seminario internazionale di studi su «Il culto di san Costantino imperatore tra oriente e occidente». Il culto dell imperatore romano in Sardegna A cavallo per Costantino di Costantinopoli. I vescovi orientali L ANTONIO FRANCESCO SPA D A imposero ovunque il rito bizantinogreco col suo calendario. Al territo- a Sardegna, poiché visse per secoli quasi isolata dal rio cagliaritano e al secolo X appartiene il documento epigrafico più resto del mondo cristiano dopo che gli arabi distrussero Cartagine nel Sardegna. Consiste in tre frammenti antico del culto di san Costantino in 697 e occuparono l Africa romana, marmorei murati nella chiesa parrocchiale conservò più a lungo delle altre regioni di Nuraminis (Cagliari), i italiane i culti bizantini introdotti nell alto medioevo. Fino all arrivo dei Pisani e Genovesi nel secolo XI, i culti orientali, introdotti da monaci, militari e funzionari greci dopo la riconquista di Giustiniano (534), si radicarono nell isola e ancora oggi i santi più venerati sono quasi tutti di origine orientale. Il culto di san Costantino si radicò in Sardegna anquali facevano parte in origine di un ciborio votivo. Sul primo frammento Letizia Pani Ermini ha letto le seguenti parole greche scritte in caratteri latini [(Consta)ntinu megal(ou)], che indicherebbero la dedica del ciborio al santo imperatore. L iscrizione, secondo Pani Ermini, risale al X XI secolo. Nei secoli XI e XII, dopo lo scisma che perché durante le incursioni musulmane e fino al secolo XVIII, il santo veniva invocato dal popolo sardo come il «vincitore» nella lotta contro i nemici di Dio e della Chiesa. Poiché il culto di san Costantino in Sardegna è separato da quello di sant Elena, si crede che sia stato introdotto nei secoli VII-VIII, cioè prima che Leone III Isaurico decretasse l unione del culto dei due santi. La vasta e antica diffusione del culto del santo nell isola è attestata da diciotto toponimi presenti in ogni parte del suo territorio. Essi indicano nuraghi, monti e anche un borgo (Bantine, frazione di Pattada, provincia di Sassari). Intorno ai nuraghi che hanno il nome di Costantino, di solito oggi troviamo i resti di antichi villaggi, che probabilmente veneravano il santo del quale hanno il nome. Il più noto di essi sorge nell agro di Torralba ed è conosciuto come la reggia nuragica di santu Antine. Anche l onomastica medievale sarda attesta la presenza antica di questo culto. Mentre nell XI e nel XII secolo si andavano consolidando i quattro giudicati o regni dell isola, portavano il nome di Costantino due giudici di Gallura, tre di Arborea, due di Cagliari e due di Torres. L onomastica della gente umile seguiva le varianti dialettali, che ritroviamo nei condaghi ( re g i - stri delle variazioni patrimoniali dei monasteri latini): leggiamo Gosantine 190 volte nel condaghe di San Pietro di Silki e 121 in quello di San Nicola di Trullas; Gosantin è presente 144 volte in quello di San Michele di Salvenor e Goantine 90 volte in quello di Santa Maria di Bonarcado, nel quale vengono usate anche le forme Constantine, Gosantine, Gantine. Per le donne si usava Gosantina e Goantine. I primi a diffondere il culto di san Costantino furono probabilmente i militari bizantini e le loro famiglie, che lo veneravano come patrono dell esercito imperiale. Un indizio in tale direzione ci è dato dalla presenza di un certo numero di chiese intitolate al santo imperatore non lontano dalla linea di difesa creata dai bizantini, dopo aver occupato l isola nel 534, per proteggere la pianura romanizzata dalle incursioni degli abitanti della montagna del Gennargentu. Tale linea di difesa, che secoli prima era stata dei romani e comprendeva una serie articolata di scolte, aveva come centro il villaggio di Forum Traiani (oggi Fordongianus). Non lontano da essa, nei villaggi di Nordai, Sedilo, Norbello, Genoni, Siamaggiore, Ollastra, Simaxis e Samugheo sorsero nel medioevo chiese e altari dedicati a san Costantino, ancora almeno in parte officiati. Una ricerca condotta dall università di Sassari ha riportato alla luce nella zona di Iscrocca, dove sorgeva una scolta dell esercito imperiale, qualche migliaio di reperti bizantini. A ovest di tale località e distanti circa un chilometro sorgono un nuraghe detto «di san Costantino» e il più noto santuario sardo del santo. Nel 704 iniziarono le scorrerie degli arabi sulle coste sarde e i bizantini dovettero trasferire l esercito a Cagliari. Da allora l isola fu governata dagli arconti imperiali e la Chiesa sarda fu sottoposta al patriarca di d oriente, l isola ritornò al rito latino. Il culto di san Costantino non fu dimenticato, ma iniziarono a sorgere dei dubbi. Infatti nell architrave della cattedrale della nuova diocesi latina di Bosa, dedicata a san Pietro nel 1073, le figure di san Costantino e della Madonna col Bambino sono poste al centro, tra i santi Pietro e Paolo, ma quella di san Costantino è in un riquadro più piccolo degli altri. L imp ostazione delle figure è di tipo orientale, ma il nuovo vescovo della diocesi latina, che si chiamava Costantino, pur onorando il suo protettore, volle forse tenere presente che non era iscritto nel calendario romano. Dalla scheda numero 363 delle Rationes decimarum Italiae risulta che già nel 1341 la chiesa parrocchiale di Siamaggiore (Oristano) era dedicata a san Costantino. Dello stesso secolo XIV sono gli affreschi «San Costantino in trono» ( , chiesa parrocchiale di Sedilo) della cappella del castello Malaspina di Bosa, che presentano nella parete di contro-facciata i santi Costantino ed Elena ai lati della croce e con gli strumenti della Passione. È evidente l impostazione orientale. Ricordo altri antichi documenti riguardanti la Sardegna centrale: un sigillo vescovile ritrovato dal parroco Manca all inizio del secolo XX nella chiesa parrocchiale di Norbello, durante la demolizione di un altare e oggi perduto, riportava la data del 1265 e la dedica dell altare a san Giovanni Battista, ai santi quaranta martiri di Sebaste e a san Costantino: Sancti Joannis Baptistae, XL martyrum, sancti / Constantini, a. d. MCCLXV. Scripsit Dominus / Gunarius episcopus s. Justae. Un calice d argento conservato nella parrocchia di Sedilo e offerto da Sisinnio Loi a san Costantino è datato In età spagnola, un libro di Agustin Tola, pubblicato a Roma nel 1656, ci fa sapere che anche in Sardegna in quel tempo si discuteva sulla santità e sul culto di san Costantino. Ecco il titolo: Thesoro escondido de la religión christiana de don Agustin Tola Cavallero de Sardeňa, en el qual se prueva con muchos, y fuertes fundamentos, que el religiosissimo y piissimo emperador Constantino Magno es santo. L autore presenta a prova della santità di Costantino dieci argomenti, dei quali si propone parte del quinto nella lingua originale: «Finalmente se responde que poco importa que el Martyrologio Romano non lo ponga por santo: pues pa- ra prouar nuestro intento basta que la Iglesia Romana aprueba los Santos de la Iglesia Griega por tenerlos por tales segun há aprouado á san Costantino Magno». Il centro principale del culto di san Costantino in Sardegna è oggi il santuario che sorge nell agro di Sedilo, provincia di Oristano e diocesi di Alghero-Bosa. L origine del culto in quel territorio risale con probabilità al tempo in cui i bizantini presidiavano il corso centrale del fiume Tirso, per impedire l incursione dei montanari nelle pianure romanizzate. La chiesa infatti sorge a poca distanza dall antica linea difensiva di ALESSIA AM E N TA creata dai bizantini nella regione detta oggi Iscrocca. Nel medioevo essa apparteneva al Paese di Nordai, il quale nel secolo XV fu abbandonato come la stessa chiesa per le pestilenze. Soltanto nel secolo XVI la chiesa fu ricostruita e ciò avvenne, secondo la tradizione, per un fatto che la gente ritenne miracoloso. Un possidente di Scano Montiferro, fatto schiavo dai musulmani durante una loro incursione nell isola, attribuì la sua liberazione all i n t e rc e s s i o - ne di san Costantino. Rapito dai Mori e venduto al mercato degli schiavi di Costantinopoli, raccontò poi di aver avuto in prigione la visione di san Costantino che gli annunciava la liberazione e gli chiedeva di ricostruire la sua chiesa di Nordai. Era il 7 luglio di un anno imprecisato e dopo alcuni giorni l uomo si trovò sulla spiaggia di Porto Torres, dove di nuovo gli apparve il santo, che gli disse: «Ecco, sei libero: ricordati di ricostruirmi la chiesa». L episodio sarebbe avvenuto quando si inasprì la guerra tra cristiani e musulmani al tempo di Carlo V: la Sardegna fu allora sottoposta a più frequenti incursioni moresche. E in realtà la ricostruzione della chiesa risale alla metà del secolo XVI, come attesta anche l aquila bicipite, simbolo imperiale di Carlo V, scolpita nel presbiterio, sul peduccio del costolone situato tra l altare e la porta della sacristia. La ricostruzione fu eseguita in pochi decenni e nel 1584 l a rc i v e - La corsa della «Ardia» di Sedilo scovo di Oristano Francesco Figo poté nominare prebendario della stessa chiesa di San Costantino il canonico Giovanni Battista Puzzone. Di quella costruzione restano il presbiterio e le due cappelle laterali, che uniscono forme gotiche e rinascimentali. Sull altare maggiore nel secolo XVII fu posta una pala con san Costantino e ai suoi lati nel 1673 furono collocate le statue dei santi Elena e Silvestro. In quel secolo fu fondata anche la Confraternita di san Costantino. Col passare del tempo la nuova chiesa, divenuta meta di numerosi pellegrini, apparve insufficiente e si pensò di ingrandirla. L opera fu compiuta nel 1789 e a ricordo furono apposte due iscrizioni, una in spagnolo sulla facciata e l altra in latino. All inizio del XX secolo fu costruito un nuovo altare con un ancona segnata dallo stemma di Giovanni Battista Vinati, vescovo di Bosa e nel 1912 tutto il tempio fu intonacato e dipinto con tempere per prepararlo alle feste solenni del La sagra di san Costantino si celebra il 6-7 luglio con la messa a ogni I lavori di ristrutturazione del Museo Egizio di Torino spiegati dal direttore Eleni Vassilika Viaggio tra gli immortali Giovedì 1 agosto si inaugurano i nuovi ambienti ipogei del Museo Egizio di Torino, la più importante raccolta di antichità egizie al mondo dopo il Cairo: «La strada per Menfi e Tebe passa per Torino» è la celebre frase del francese Jean-Francois Champollion, il decifratore della scrittura geroglifica. Il Palazzo dell Accademia delle Scienze, in pieno centro della città, destinato a ospitare questa grandiosa collezione, vanta infatti il più antico museo egizio del mondo: «S. M. il Re ha affidato alla Reale Accademia delle Scienze di Torino l onorevole incarico dell ordinamento d un museo di antichità, unico in Europa e giunto a gran dispendio dalle rive del Nilo a quelle del Po, a dischiudere nuove vie di gloria ai patrii studi, a rischiarare la cronologia, la storia, le arti e la civiltà di lontanissimi tempi, ed a far vieppiù cospicua la Città agli occhi dello straniero» («Gazzetta Piemontese», 1823). Fu fondato ufficialmente nel 1824 dal re Carlo Felice a seguito dell acquisto della collezione del piemontese Bernardino Drovetti, che fu console generale del Piemonte in Egitto, ma anche abile combattente, diplomatico, sostenitore di numerosi programmi di sviluppo civile in Egitto, e non in ultimo collezionista appassionato. Fu in quello stesso anno che Champollion visitò la collezione torinese e lì mise a punto la sua teoria della decifrazione. Sono anni di grande fermento in Europa, travolta da una vera e propria egittomania, che porta in quegli anni alla formazione di importanti collezioni di antichità egizie presso tutte le più importanti corti europee, da quella del Louvre al British Museum, a Berlino, fino al Museo Gregoriano Egizio all interno dello Stato Pontificio. Il Museo Egizio di Torino si è costantemente arricchito nel tempo la collezione conta circa reperti e ha continuato ad affascinare curiosi e studiosi, appassionati e tanti bambini, che in questi ultimi anni hanno raggiunto il numero di quasi un milione di visitatori all anno. Nel 2008 è stato avviato il progetto di «rifunzionalizzazione, restauro, ampliamento e messa in sicurezza». L area espositiva del museo sarà duplicata, arrivando a circa metri quadrati, estendendosi anche nella Galleria Sabauda svuotata dei suoi dipinti, che saranno trasferiti nella Manica Nuova di Palazzo Reale. Con un investimento di cinquanta milioni di euro e senza mai chiudere il museo ai visitatori, si è avviata dunque una ristrutturazione globale del Palazzo e dell allestimento, che sarà inaugurata nel 2015, dopo sei anni di lavori. Uno sforzo enorme e una ferrea volontà della direzione della Fondazione del Museo Egizio di Torino di non privare la città di una delle sue meraviglie più grandi. La fruizione dei più importanti capolavori della civiltà egizia sarà dunque assicurata, grazie alla creazione di aree espositive nuove che andranno modificandosi seguendo l andamento dei lavori nelle diverse parti del palazzo. Dopo l inaugurazione, esattamente un anno fa, del cosiddetto «Atrio emozionale», il nuovo ingresso scenografico e d impatto realizzato dallo studio «Migliore+Servetto» per consentire l accesso alle sale durante il cantiere, è adesso la volta dell inaugurazione degli ambienti ipogei, il cui allestimento è opera degli stessi professionisti assieme a quelli di Isolarchitetti. Abbiano posto alcune domande al direttore del Museo, l egittologa greca Eleni Vassilika, riguardo in primo luogo al significato di quest area: «Questo allestimento ha lo scopo di esporre i capolavori e i reperti più significativi del Museo Egizio durante la seconda fase dei lavori che interessano l edificio storico che ospita il museo», ha commentato. Non è dunque questa la destinazione ultima di questi ambienti? Nell allestimento definitivo l ipogeo sarà destinato ai servizi al visitatore, che qui sarà accolto e indirizzato nei diversi percorsi espositivi. Una grande hall di circa metri quadrati, che ospiterà la biglietteria, il servizio audio guide, il punto informazioni e quanto serve a far conoscere il museo in tutti i suoi aspetti. L ipogeo prevede anche un sistema di scale mobili con un allestimento a parete dello scenografo Dante Ferretti, per rappresentare un visionario paesaggio nilotico che conduce fino al secondo piano del museo. Statua in calcare degli sposi Pendua e Nefertari ( prima dell era cristiana) ora, la corsa dei cavalli detta A rd i a (che richiama la battaglia di Ponte Milvio) e la processione. La data ricorderebbe il giorno dell apparizione del santo allo schiavo di Scano Montiferro. La novena si tiene dal 23 al 31 agosto. Numerosi sono gli ex voto che ogni anno vengono donati al santo. Si tratta in genere di oggetti di poco valore: quadri, ricami, dipinti, bandiere, sui quali il donatore o un familiare appone la propria firma o una foto a testimonianza della grazia ottenuta. Per la festa di san Costantino le famiglie sedilesi danno alloggio e completa ospitalità agli amici e ai conoscenti. Un tempo anche i poveri, che andavano alla festa per chiedere l elemosina, erano considerati in un certo senso ospiti e a tutti si dava un pane e, dove era possibile, anche un piatto caldo. Questo allestimento temporaneo dell ipogeo porta il nome drammatico di «Immortali». Perché? «Immortali» sono per noi gli Egizi grazie proprio a queste straordinarie opere, sia monumentali sia di piccole dimensioni, che ci hanno tramandato il loro antico sapere. Sono testimonianze dall età delle piramidi fino alle epoche più tarde. Tra gli Immortali è stata selezionata anche la cosiddetta Tomba degli ignoti, ritrovata nella necropoli di Gebelein, un sito dell Egitto meridionale nell area tebana. È così denominata perché apparteneva a personaggi di cui non è stato possibile dare un nome, nonostante la sepoltura sia stata ritrovata inviolata. Datata alla metà del III millennio prima dell era cristiana e composta da tre ambienti, la tomba ha restituito quattro sarcofagi, con i relativi corpi, e un ricco corredo funerario, composto da vasellame vario, piccole imbarcazioni lignee, utensili da lavoro con lame in bronzo, sandali, poggiatesta, cofanetti con tessuti, resti di alimenti, al fine di garantire una serena vita oltremondana. Il temporaneo percorso che oggi parte dall ipogeo dove conduce? Al primo piano, dove si avrà modo di ammirare lo straordinario corredo della tomba di Kha, indubbiamente il capolavoro più conosciuto del Museo Egizio torinese. Si tratta di una tomba inviolata, rinvenuta nel 1906 dall egittologo Ernesto Schiaparelli a Deir el-medina, il villaggio degli operai che lavoravano per i monumenti della Valle dei Re nella seconda metà del II millennio. Appartenva a Kha, sovrintendente alla costruzione delle tombe reali, e a sua moglie Merit, vissuti intorno al 1400 prima dell era cristiana, e che avevano condotto con sé nell aldilà più di cinquecento oggetti. Tutti capolavori artigianali, raffinati nel dettaglio, eleganti nell esecuzione. Un patrimonio ricchissimo che ci presenta uno spaccato di quell epoca e ci permette di approfondire numerosi aspetti religiosi e anche sociali. Un vero e proprio museo nel museo. Sempre al primo piano il visitatore resterà poi avvolto nella suggestiva penombra dello statuario, un allestimento realizzato nel 2006 da Ferretti. Denominato «Riflessi di pietra», ha interessato le due sale dello statuario colossale, che comprendono statue imponenti dei più grandi sovrani dell antico Egitto, di divinità e di sfingi. Accanto al silenzio di queste meravigliose sale espositive il caos e il rumore delle aree di cantiere. Uno sforzo enorme per riuscire a coniugare le situazioni. Sentiamo forte l esigenza di lasciare fruibile questo patrimonio museale straordinario, che appartiene a tutta l umanità e che rappresenta un punto di riferimento per l egittologia mondiale.

5 giovedì 1 agosto 2013 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Come Papa Francesco ribalta il concetto novecentesco di marginalità Rivoluzionari nelle periferie dell esistenza Riportiamo larga parte dell editoriale pubblicato sul quotidiano «Avvenire» del 31 luglio. di PIERANGELO SEQUERI di «I ANDREA POSSIERI o vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare contro corrente», di dirigervi verso le «periferie esistenziali» del mondo moderno per annunciare, senza paura, l amore di Cristo «in ogni ambiente anche a chi sembra più lontano, più indifferente». Potrebbe essere riassunta così parafrasando le parole pronunciate da Papa Francesco nell incontro con i volontari della gmg e nell omelia di Capocabana la più grande eredità che ci lascia la Giornata mondiale della gioventù che si è appena conclusa. Un e re d i t à che trova il significato più profondo soprattutto in relazione al luogo geografico e culturale, il continente Niente donne, niente Chiesa Niente donne, niente Chiesa. Una Chiesa senza le donne «è come il collegio apostolico senza Maria» ha detto Papa Francesco, conversando con i giornalisti. E ha aggiunto: «Non abbiamo ancora fatto una teologia della donna. Bisogna farla». La battuta appartiene allo stile dell intervista. Però è vera. Naturalmente, non ci mancano riflessioni teologiche sulla donna e sul ruolo della donna nella Chiesa. Esiste anche una teologia femminista, che cerca di filtrare cristianamente i nuovi temi dell emancipazione e della dignità del soggetto umano al femminile. E anche vero, però, che rimane in circolazione una certa ambiguità, una specie di vischiosa deriva dell ideologia della complementarietà, che occulta il genio femminile della differenza dietro l aggiornata riproposizione di un arcaico schema servile. La complementarietà dell umano è una cosa, il completamento del maschio è un altra cosa. D altra parte, il massimalismo avventuroso dell obiettivo di una perfetta autosufficienza e di una formale uguaglianza, rischia a ogni passo di convertire l emancipazione della femmina nella replicazione mimetica del maschio: nel segno dell archetipo dell individuo umano che non deve chiedere mai. L ossessione di questo ideale (si fa per dire) ha già fatto abbastanza danni. Nelle nostre civilissime contrade, per altro, si moltiplicano violenze e sopraffazioni che avevamo archiviato come memorie di un passato lontano. E come mai, proprio ora? Per quanto riguarda la Chiesa così intendo la provocazione del Papa non è nella prospettiva dell ancillarità ecclesiale a favore del maschio, né in quella del sacerdozio ministeriale della femmina, che va pensata l assoluta singolarità del genio delle donne, che ci è indispensabile. L irriducibile, l insostituibile, il fondamentale, seguendo il vangelo, non sta qui. E dove sta, allora? L icona materna e sponsale della Chiesa è abituale, nella retorica ecclesiastica. Il suo consumo sentimentale è talora al limite dell innocuo, se non del patetico. Immaginiamo di dover declinare l icona, come dice il Papa, con la potenza d iniziativa e d inventiva delle donne. Mettiamo che le donne si propongano, da adesso, di incalzare gli uomini a cominciare dagli ecclesiastici a battersi per la generazione che arriva, or- latinoamericano, in cui quelle parole sono state pronunciate. Storicamente, infatti, l evocazione delle periferie in America latina rimanda sia al contesto sociale di estrema povertà caratterizzato dalle bidonville e sia a un orizzonte simbolico-culturale da cui è scaturita una visione del mondo che, pur facendo proseliti tra i cattolici, trova la sua ragion d e s s e re nel marxismo. fana di senso, predestinata alla selezione competitiva e al narcisismo mortifero. Mettiamo che le donne si battano, nel pensiero e nell azione, per la potenza generativa e la passione fraterna delle nuove creature, invece che per i privilegi della loro prepotenza autoriferita e protetta. Mettiamo che alle donne sia integralmente restituita, da domani, autorevolezza e dignità di parola, nell interpretazione dei segni dei tempi e della volontà di Dio. La stessa che Gesù riconobbe a Maria, quando la Madre gli impose elegantemente un miracolo, al di fuori del tempo stabilito e oltre le regole previste. Insomma, mettiamo che proprio alle donne nella Chiesa stessa sia chiesto di riaprire la strada per una nuova sapienza della compassione per le creature, per un intelligenza non predatoria delle risorse, per una sensibilità non strumentale delle prossimità, per una bellezza non ornamentale dell habitat. E per il dialogo e l alleanza dei popoli sui fondamentali dell umano comune: che solo le donne conoscono a fondo. E mettiamo pure che i maschi siano capaci di fare un passo indietro, anche nella Chiesa, per restituire alla polifonia delle voci il suo equilibrio. Affinché la nuova evangelizzazione insegni persuasivamente la generazione del Figlio, e non solo l avvento del regno di Dio. Non pensi che ripartirebbe anche la storia, insieme con la felicità dell annuncio? Dunque, le periferie rimandano, innanzitutto, a quel complesso e caotico processo di inurbamento sorto, nel secondo dopoguerra, in tutto il continente latinoamericano e che ha dato vita a quegli agglomerati di baracche costruiti al di fuori di ogni pianificazione urbanistica che hanno assunto, a seconda dei Paesi, le denominazioni più diverse e tristemente suggestive: favélas in Brasile, callampas in Cile, villas miserias in Argentina, ra n c h i t o s in Venezuela, ciudades perdidas in Messico, tugurios in Colombia, guasmos in Ecuador e barrios marginales in Perú. In secondo luogo, le periferie evocano un concetto fondamentale nel dibattito intellettuale novecentesco: quello di m a rg i n a l i t à. La marginalità sin dalle sue prime definizioni assunse una duplice connotazione: geografica ed esistenziale. Il sociologo statunitense Robert Park, infatti, nel 1928, studiando la condizione degli immigrati arrivò a definire «l uomo marginale» come colui che viveva ai margini tra due culture. Questa duplice connotazione della marginalità, sociale e antropologica, venne sviluppata poi dalla scuola sociologica di Chicago e, nel secondo dopoguerra, approdò in America latina quando l emergenza urbana portò a studiare i cosiddetti quartieri marginali, ovvero quei sobborghi fatiscenti dove, non solo era del tutto assente lo Stato, ma dove era facilmente riscontrabile ogni tipo di disagio esistenziale: dalla rottura dei vincoli familiari all assenza di ogni norma sociale, dallo sviluppo esponenziale della criminalità alla diffusione delle tossicodipendenze. In questo orizzonte di ricerca si alternarono, per Impazienti di dare un seguito «Siamo tutti impazienti di tornare a casa ha scritto Stephen Lenahan, inviato dell «Our Sunday Visitor» in Brasile Impazienti però non di tornare alle nostre abitudini e comodità, ma impazienti di condividere ciò che Dio ha fatto in Brasile e nella Chiesa». Il lascito del viaggio è enorme: prova della fecondità delle giornate di Rio è il livello dei commenti comparsi sui media internazionali. Ne sono esempio l editoriale di Pierangelo Sequeri su «Avvenire» (di cui pubblichiamo ampi stralci in questa pagina) e il contributo di Enzo Bianchi che, su «la Repubblica», si è soffermato sulle ormai celebri parole del Papa («Chi sono io per giudicarli?») relative al rapporto con il mondo omosessuale. Se la Chiesa e i suoi ministri «possono e devono discernere ciò che è male, denunciarlo, mettere in guardia dal male, ma non possono giudicare chi commette il male», ecco che le parole di Francesco si inseriscono in un discorso più generale che ha al centro la misericordia. Bianchi chiude citando Bergoglio: «Senza la misericordia non è possibile inserirsi in un mondo di feriti che hanno bisogno di comprensione, di perdono, di amore». Sono del resto gli aspetti colti dallo scrittore e giornalista inglese Andrew Sullivan sul suo blog: il Papa «ci sta invitando a fare del bene agli altri, trattandosi fare solo alcuni esempi, gli studi funzionalisti di Gino Germani in Argentina, quelli culturalisti prodotti dal Centro para il desarollo de América Latina in Cile, quelli antropologici elaborati dalla Commisão Eco- nomica para a América Latina dell Onu o quelli infine che si rifacevano alla teoria della dipendenza come gli studi di Aníbal Quijano. Soprattutto a partire dagli anni Sessanta, però, si rivelò profondissima l influenza del marxismo nel fornire nuove chiavi di lettura, si rivelò profondissima. Molti studiosi, non solo latinoamericani, collegarono le contraddizioni del sistema economico latinoamericano con le caratteristiche strutturali del modo di pro- Rodolfo Stavenhagen, i sociologi brasiliani Celso Furtado e Fernando Henrique Cardoso, il sociologo cileno Oswaldo Sunkel e il sociologo ed economista tedesco-americano André Gunder Frank, ricondussero l analisi Il Papa nella favela di Varginha il 25 luglio (LaPresse/Ap) della sola cosa che conta veramente. Smettere le elucubrazioni mentali e agire nel mondo: aiutare il prossimo, amarlo, perdonarlo, incontrarlo». Del resto, prosegue Sullivan, «Gesù questo ha fatto: ha trasformato la vita di quanti lo hanno incontrato attraverso il modo in cui è vissuto e morto». Sulla base dei primi mesi di pontificato, «la Croix» propone invece un ritratto in cinque punti della Chiesa «che Papa Francesco vuole»: i passi fin qui compiuti tratteggiano l immagine di una Chiesa sinodale, meno ideologica, aperta a ciascuno, povera e serva, controcorrente. duzione capitalistica eurocentrico. Per i teorici della dipendenza il particolare tipo di industrializzazione del terzo mondo, subordinato alle regole dei Paesi tecnologicamente e indu- strialmente più avanzati, produceva gigantesche masse di disoccupati e di esclusi dal mercato del lavoro. E proprio a questa categoria di esclusi venne adattata la categoria di marginali. In particolare, alcuni intellettuali come l economista statunitense Paul Baran, il sociologo messicano della marginalità a una prospettiva di classe e sostennero che il sottosviluppo latinoamericano non era altro che una diretta conseguenza della sottomissione economica alle società del cosiddetto Primo Mondo. Queste interpretazioni, al di là dei loro limiti teologici, contribuirono però, nel corso degli anni, a costruire un senso comune diffuso, non solo in ambito colto ma anche tra i ceti popolari, che tendeva a illustrare le miserie degli uni solamente come la diretta conseguenza delle ricchezze degli altri. Questa prospettiva rivendicativa, tutta rivolta al mondo e alla giustizia sociale, oggi viene di GIANCARLO RO CCA All Università cattolica di Lovanio si è svolto un convegno sugli istituti religiosi maschili e femminili che, in vario modo, si sono richiamati, in America e in Europa, alla Compagnia di Gesù. Per la verità, si sa che Ignazio di Loyola, dopo alcune esperienze da lui ritenute negative nei confronti di donne che si erano impegnate con la Compagnia in maniera analoga a quella di tanti ordini medievali che, accanto al ramo maschile, avevano provveduto a crearne uno femminile aveva deciso di non accettare donne e ottenuto nel 1547 da Papa Paolo III che la Compagnia non fosse mai obbligata ad assumersi la cura spirituale di donne che volessero in qualche modo legarsi a essa. Il fondatore aveva deciso di non accettare donne nella Compagnia Ma sono comunque numerose le esperienze di religiose che si richiamano al suo insegnamento Nonostante questo divieto, gli istituti religiosi femminili che hanno accettato gli orientamenti della Compagnia di Gesù sono numerosi, circa 250: una ventina dalla fondazione sino alla soppressione nel 1773; una quindicina circa durante il periodo della soppressione, dal 1773 al 1814, e più di 200 dal 1814 a oggi. Questo interesse degli istituti religiosi ad appropriarsi di qualche cosa della fisionomia della Compagnia di Gesù sotto l asp etto apostolico o spirituale o istituzionale è chiaramente legato al fatto che essa rappresentava una nuova forma di vita religiosa, aperta a tutte le forme di apostolato. Se per la fondazione, con l aiuto di gesuiti, di singole case femminili dedite all educazione della gioventù femminile e non legate alla clausura non ci furono problemi, diverso fu il caso dell inglese Mary Ward, che diede vita alle cosiddette Dame inglesi (dette poi gesuitesse, quasi per antonomasia, portando anche il cosiddetto abito alla gesuita ). Ella L influenza delle idee di sant Ignazio sulla nascita di istituti religiosi in Europa e in America latina Gesuiti e gesuitesse lione alla Santa Sede, tacciata di eresia di fronte al Tribunale dell Inquisizione, incarcerata a Monaco di Baviera in un monastero di Clarisse. E si sa come erano allora le carceri conventuali, rimaste in vigore in monasteri e conventi sino alla rivoluzione francese. Liberata dopo poco più di due mesi di prigionia, fu chiamata a Roma, con l obbligo di restarvi, costantemente controllata, e solo nel 1637 ormai malata poté rientrare in Belgio e in Inghilterra. Il convegno, però, si è soffermato soprattutto sugli istituti religiosi maschili e femminili sorti durante il periodo della soppressione della Compagnia, volendo cioè esaminare fino a che punto il modello gesuita resisteva senza la Compagnia di Gesù. Si è avuto così modo di notare che, in realtà, il modello ha avuto una durata robusta e lunga, ben oltre la rinascita della Compagnia nel Si è notato come in Argentina gli esercizi spirituali ignaziani siano stati continuati nel beaterio di Buenos Aires; che a Roma nel 1797 era stata fondata la Società delle Fede di Gesù o dei padri Paccanisti dal nome del fondatore, Niccolò Paccanari con l intento di far rivivere la Compagnia di Gesù; che in Francia Maddalena Sofia Barat aveva potuto dar vita nel 1800 alla Società del Sacro Cuore di Gesù, con superiora generale (ormai questo modello era stato accettato dalla Chiesa) per l educazione della gioventù femminile, con l aiuto del padre Joseph Varin, superiore della Società della Fede; che ancora in Francia erano stati fondati i due istituti l uno maschile dei Preti del Sacro Cuore e l altro femminile, delle Figlie del Cuore di Maria, fondati da Adelaide de Cicé e Pierre de Clorivière. E ovviamente, dato il particolare periodo seguito alla rivoluzione francese, alcuni istituti si erano orientati a mantenere segreta la propria fisionomia. Il periodo dopo il 1814 è stato illustrato con riferimenti trasformata dalle pa- role del vescovo di Roma e dal suo costante riferimento alle «periferie esistenziali». Nelle parole di Francesco, infatti, le povertà materiali si assommano alle povertà relazionali; la crisi economica del mondo contemporaneo viene collegata, indissolubilmente, con la crisi morale dell uomo moderno; e l amore preferenziale per i poveri e gli emarginati è una scelta che si dirige tutta verso il centro, che è Cristo. In questa «teologia del popolo», come l'ha definita Andrea Riccardi, non c è spazio per alcuna rivendicazione classista. Dio è al centro di ogni azione, motore inesauribile delle energie degli uomini, senza il quale nulla ha significato. E anche la Chiesa, afferma Papa Francesco, se si dimentica di vivere le «periferie» si erige in un «centro» che si «funzionalizza e un poco alla volta si trasforma in una ong». Una prospettiva innovativa, dunque, che scompagina decenni di elaborazioni intellettuali che partivano dai poveri per arrivare alla rivoluzione. In questo caso, Papa Francesco chiede sì di «essere rivoluzionari» ma partendo sempre da Cristo per arrivare veramente ai poveri. a istituti spagnoli, italiani, belgi, inglesi, e tra essi le Fedeli Compagne di Gesù, le Sorelle della Sacra Famiglia, le Suore del Cenacolo, le Figlie del Sacro Cuore di Gesù, La statua di santa Maddalena Sofia Barat nella basilica di San Pietro in Vaticano volle non solo che il suo istituto svolgesse un apostolato, ma anche che si potesse strutturare come la Compagnia di Gesù, quindi centralizzato, con superiora generale e case filiali e, ovviamente, senza clausura. Gli inizi furono promettenti, Ward riuscì anche ad aprire diverse case, una anche a Roma nel 1622, ma le sue richieste alla fine furono respinte. Il suo istituto venne soppresso nel 1631 e lei, che in quel momento si trovava in Germania e cercava di incoraggiare le sue consorelle, venne accusata di ribella Società del Santo Bambino Gesù, e poi anche con la storia dei tentativi di fondare un istituto di suore indigene in Canada da parte di missionari gesuiti, e infine anche con l esame di come venivano considerate le donne gesuite nei romanzi di Lady Morgan. Come si vede, molti istituti femminili e maschili si sono spinti verso l apostolato, appropriandosi di una delle caratteristiche fondamentali della Compagnia di Gesù, ma il convegno lovaniense ha messo in luce come essi si siano appropriati anche della sua spiritualità, almeno di quella centrata sugli esercizi spirituali e sul Sacro Cuore, adottato da molti istituti nel loro stesso titolo, nonché sulla conoscenza della Bibbia, utilizzata per la formazione delle religiose. Un elemento di questa a p p ro p r i a z i o n e, però, ha creato difficoltà, ed è quello della cosiddetta manifestazione di coscienza, a carattere istituzionale, di cui si è pure trattato nel convegno. Si sa che la manifestazione di coscienza è di origine ignaziana, e che sant Ignazio era ben cosciente di introdurre con essa una novità nella vita religiosa. Sostanzialmente le novità introdotte da lui si possono ridurre a tre. Anzitutto l obbligo della manifestazione di coscienza al proprio superiore, mentre nel monachesimo era però senza alcun obbligo nei confronti dell abate o di altra persona che il religioso riteneva più adatta. Poi la manifestazione di coscienza aveva di mira l efficienza delle opere apostoliche, affidate alla guida del superiore che conosceva le varie situazioni e poteva essere in grado di giudicare con maggior lucidità le varie questioni per il bene di tutta la comunità. In terzo luogo, la manifestazione di coscienza era imposta a ritmi regolari, distanziati nel tempo. I vantaggi di questo tipo di manifestazione di coscienza vennero subito notati da moltissimi istituti maschili e femminili, anche tra quelli fondati senza l apporto di- retto di gesuiti, e la manifestazione di coscienza trovò posto nelle loro costituzioni. Di fronte, però, ad alcune pratiche che obbligavano settimanalmente le religiose a manifestare, in ginocchio, la loro anima alla superiora e per le religiose lontane a farla per iscritto una o due volte al mese, con il rischio di confondere manifestazione di coscienza e confessione la superiora, tra l altro, si arrogava il diritto di concedere alla suddita la facoltà di accedere all Eucaristia la Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari intervenne (definitivamente nel 1890) chiarendo che la manifestazione di coscienza poteva aver luogo non per iscritto, doveva essere facoltativa e solo per mancanze esterne alla regola. L interesse, notato nel convegno lovaniense, è che la Sacra Congregazione fu spinta a un intervento di carattere universale dopo un voto di un proprio consultore presentato nel 1877, che stigmatizzava gli abusi che sembravano essersi verificati nell istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù, di Bergamo, un istituto chiaramente strutturato su modello ignaziano sia per quanto riguarda la manifestazione di coscienza sia per il governo dell istituto, fortemente piramidale. Il consultore aveva fatto presente che l a p p ro - priazione del suddito da parte del superiore trovava limiti invalicabili nel riconoscimento della persona del religioso. E i rischi potevano essere maggiori se ad a p p ro p r i a r s i di una donna era un altra donna, sua superiora. E questo orientamento è passato nel Codice di diritto canonico del Come si vede, gli abusi avevano provocato l intervento della Santa Sede e nello stesso tempo un movimento di disistima nei confronti della manifestazione di coscienza. Se l approvazione della motivazione apostolica e di alcuni aspetti della spiritualità ignaziana non avevano creato problemi, quello della manifestazione di coscienza, più strutturale, aveva creato difficoltà. Così nel timore che la disistima potesse estendersi anche ai gesuiti nel 1923 la Compagnia di Gesù chiese e ottenne da Pio XI un rescritto in base al quale ella veniva dispensata dall osservare tutte le prescrizioni del nuovo Codice di diritto canonico del 1917, e di poter continuare la propria vita così come organizzata da sant Ignazio.

6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 1 agosto 2013 Il cardinale Tagle in occasione di un incontro giovanile nelle Filippine La preghiera che cambia i cuori A Ho Chi Minh City un congresso in concomitanza con la gmg Dal Vietnam in comunione con il mondo MANILA, 31. Un invito a riscoprire e comprendere l importanza della preghiera: a rivolgerlo ai giovani è stato il cardinale Luis Antonio G. Tagle, arcivescovo di Manila, presso l istituto don Bosco, nella città di Makati, il 28 luglio, in concomitanza con la giornata mondiale della gioventù in Brasile. Oltre delegati provenienti da varie diocesi e comunità parrocchiali filippine secondo i dati apparsi sul sito dell episcopato filippino hanno partecipato al raduno organizzato dal National Capital Region Youth Coordinating Council, dalla Federation of National Youth Organizations e dal Military Ordinariate. Durante la messa conclusiva del raduno, il cardinale Tagle ha sottolineato che i giovani devono stabilire una connessione più forte con Cristo, desiderando ardentemente di comunicare con Lui. «La preghiera ha spiegato il porporato è un rapporto con Dio che cambia i desideri del cuore umano con quelli di Gesù. Quando si impara a pregare proprio come Cristo ci ha insegnato, il nostro cuore cercherà ciò che Cristo sta cercando». La giornata della gioventù a Makati ha costituito un momento privilegiato di comunione con i pellegrini presenti in Brasile per l i n c o n t ro con Papa Francesco. Il cardinale Tagle ha esortato i giovani «a includere sempre Cristo nella loro vita», sottolineando che la sua presenza «nutre incessantemente la gente in tempi di miseria e di disperazione». Il Signore, ha ricordato il porporato, «è sempre presente e non ci resta che avvicinarci a Lui: questa è una realtà certa nella nostra vita». Alla riflessione del cardinale Tagle si è aggiunta quella del vescovo di Parañaque, Jesse E. Mercado. Il presule, intervenendo sempre alla giornata della gioventù nelle Filippine ha indicato ai partecipanti la necessità della rinnovata conversione. Monsignor Mercado ha esortato i giovani a seguire le orme di Cristo e ad abbracciare la croce per giungere alla pienezza delle loro vite. «Se si vuole abbracciare la croce e la pienezza della vita ha spiegato il vescovo dobbiamo abbandonare il proprio egocentrismo, cercando solo ciò che è buono per noi stessi». Il presule ha aggiunto che i giovani devono sforzarsi di migliorare la loro capacità di esprimere l amore per il prossimo: «Quando si ama ci si dimentica di sé stessi ha osservato e si verifica il sacrificio, che non è mai facile, ma è così che si sperimenta una crescita reale». I giovani nelle Filippine hanno dato testimonianza della loro comunione con la Chiesa universale, in occasione della gmg in Brasile, attraverso altre varie iniziative. Tra queste, riferisce l agenzia AsiaNews, vi è stata quella della parrocchia del Santuario del Santo Cristo a San Juan City. In pratica, attraverso una lotteria, un concerto e la vendita di oggetti di seconda mano, la comunità parrocchiale è riuscita a pagare le spese del viaggio a un proprio rappresentante, che ha potuto partecipare alla gmg in Brasile. Il coordinatore del gruppo parrocchiale ha parlato di «uno straordinario esempio di generosità e condivisione frutto di un legame maturato negli anni». Si tratta di un giovane di 23 anni, Rex Russel Tan, che è stato quindi l unico del gruppo giovanile della parrocchia a essere presente all incontro con il Papa in terra brasiliana. «I ragazzi, circa 120 ha affermato Marlon Antolin, coordinatore del gruppo parrocchiale sono stati molto felici di poter aiutare Rex: molti di loro hanno iniziato a frequentare la nostra parrocchia quando erano ancora bambini e non è stato difficile integrarli in una grande famiglia». Veglia di preghiera e celebrazioni nella capitale irlandese L abbraccio di Dublino all immensa folla di Rio HO CHI MINH CI T Y, 31. A migliaia di chilometri di distanza tra due continenti ma uniti in comunione con la Chiesa universale: è questo il sentimento che ha animato i giovani in Vietnam durante il viaggio che Papa Francesco ha compiuto in Brasile in occasione della giornata mondiale della gioventù. Le modeste condizioni delle famiglie vietnamite non hanno consentito a numerosi giovani di partecipare all incontro con il Pontefice, ma nonostante le difficoltà economiche, le comunità di fedeli hanno voluto ugualmente dare testimonianza della loro partecipazione spirituale alla gmg. In particolare, riferisce l agenzia AsiaNews, nella città di Ho Chi Minh City, si è svolto dal 25 al 27 luglio il congresso dei giovani, organizzato dalla locale parrocchia cattolica. Numerosi giovani, assieme ai sacerdoti, hanno vissuto intensamente i vari momenti di riflessione e di preghiera che hanno caratterizzato l incontro. I giovani vietnamiti, ha sottolineato uno dei partecipanti, «amano Gesù, Papa Francesco e la Chiesa universale. Ecco perché, anche se non possiamo permetterci la spesa di volare fino in Brasile, abbiamo voluto vivere una giornata della gioventù nella nostra terra». Durante l incontro, i giovani hanno potuto condividere esperienze e riflessioni sull insegnamento cattolico e la testimonianza concreta della propria fede all interno della società. In occasione dell Anno della fede, la Chiesa in Vietnam ha incoraggiata soprattutto le famiglie a mantenere saldo l impegno all evangelizzazione. La famiglia, si legge in un documento dei vescovi pubblicato nel 2012, «è sempre stata la culla della trasmissione della fede ai figli, la prima scuola dove viene insegnato il catechismo alle nuove generazioni, il luogo di formazione di cristiani certi nella loro fede ed esemplari nella loro vita morale». Il congresso ha rappresentato, dunque, anche un occasione per rinnovare l impegno all evangelizzazione. L indicazione rivolta ai giovani da parte dei sacerdoti e religiosi è stata infatti quello di assumere la responsabilità «di diventare una nuova generazione di missionari». I partecipanti sono stati invitati, inoltre, alla preghiera mariana con particolare devozione in questo Anno della fede. Uno dei momenti più significativi dell incontro è stato proprio la processione che si è snodata fino alla parrocchia per l adorazione eucaristica e la preghiera comune di fronte alla statua della Madonna. Il congresso ha consentito di rafforzare i legami tra i vari gruppi di giovani provenienti anche da altre zone del Paese e di far vivere in maniera concreta lo spirito di comunione con la Chiesa universale. «Sono molto emozionato per il dono di queste giornate ha affermato uno dei partecipanti e i nostri sacerdoti ci hanno aiutati a sentirci in comunione con la Chiesa universale e con la gmg di Rio». E ha ribadito: «Voglio dire che amiamo Gesù e Papa Francesco». Al termine del congresso i giovani hanno voluto anche portare la loro testimonianza di affetto agli anziani di una casa di riposo situata nella diocesi di Ba Ria. Come accennato, già nel documento dell episcopato vietnamita si pone l accento sul ruolo fondamentale della famiglia nella trasmissione della fede alla luce del crescente secolarizzazione della società. Molti giovani, si osserva, si sentono scossi nella loro fede proprio «a causa dell influenza del nostro tempo, in cui viene esaltato uno stile di vita edonista e materialista». Molte coppie di sposi, si puntualizza ancora, «non sono consapevoli della loro responsabilità nella trasmissione della fede ai loro figli. Ecco perché è aggiunto in comunione con la Chiesa universale, l Anno della fede è per tutti i membri del popolo di Dio in Vietnam, la possibilità di rafforzare la propria fede, di riformare e cambiare la propria vita e di tornare al Signore che è l unico Salvatore del mondo». Al riguardo i vescovi invitano anche a riprende in mano e approfondire lo studio del Catechismo della Chiesa cattolica che rappresenta «un istruzione di sicuro valore e un autentico strumento per il sostegno della fede». DU B L I N O, 31. Fra i tre milioni di pellegrini che hanno preso parte domenica sera alla veglia di preghiera con Papa Francesco sulla spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro, in occasione della giornata mondiale della gioventù, c erano anche molti pellegrini irlandesi guidati dall a rc i - vescovo di Dublino, Diarmuid Martin. Due giovani in particolare, Maeve Delargy di Mount Merrion e Killian Barrett di Teemore, partiti insieme ad altri trenta coetanei dalla diocesi di Clogher, hanno avuto la fortuna di essere coinvolti attivamente alla messa conclusiva dell appuntamento di Copacabana. Coloro che non si sono potuti recare in Brasile hanno partecipato, invece, a un evento concomitante nella chiesa dei cappuccini di Santa Maria degli Angeli e presso il centro di accoglienza per i senza tetto di Church Street, a Dublino. Il programma messo a punto dall arcidiocesi di Dublino è iniziato venerdì pomeriggio, con un ampia riflessione sul tema della giustizia sociale, fino a domenica pomeriggio, con collegamenti in diretta dal Brasile per la messa conclusiva della giornata mondiale della gioventù con Papa Francesco, al termine della quale è stata annunciata Cracovia come sede della prossima gmg. Per tutto il fine settimana i giovani pellegrini di Dublino si sono tenuti in continuo contatto con i loro coetanei a Rio de Janeiro, attraverso i social media e in collegamento video sempre attraverso internet. Domenica sera si sono dati appuntamento in quattro luoghi di raccolta della capitale irlandese per raggiungere tutti insieme Church Street per la celebrazione eucaristica. Il fine settimana è stato contrassegnato anche dall esibizione dei ragazzi del Dublin Gospel Choir e del Teen Spirit che hanno intonato numerosi brani religiosi. Per tutta la notte di sabato e fin alle prime ore della domenica, i pellegrini irlandesi hanno preso parte alle veglie di preghiera guidate dalle comunità brasiliane e portoghesi di Dublino, e da rappresentanti della comunità di Taizé. Domenica scorsa i giovani hanno avuto l opportunità di ascoltare l intervento di fra Kevin, responsabile del Food Centre dei cappuccini che si trova a Bowe Street: una struttura di accoglienza per i senza fissa dimora dove vengono distribuiti quotidianamente pasti caldi e che negli ultimi anni ha visto crescere il numero degli ospiti a causa della crisi economica che ha colpito il Paese. In contemporanea con la giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, si è svolto in Irlanda anche il tradizionale pellegrinaggio a Croagh Patrick che ha visto quest anno il coinvolgimento di circa ventimila pellegrini (tra cui molti giovani) provenienti da tutte le diocesi del Paese. Come ogni anno, i fedeli hanno raggiunto la vetta del monte per rendere grazie a san Patrizio, Patrono d Irlanda, e per chiedere il bene della nazione, la guarigione da una malattia, o un aiuto per una difficile situazione famil i a re. Guidata dal cardinale Duka la rappresentanza ceca Il pellegrinaggio dei ragazzi di Praga RIO DE JA N E I R O, 31. Guidati dal vescovo ausiliare di České Budějovice, monsignor Pavel Posád, centocinquanta giovani provenienti dalla Repubblica Ceca hanno preso parte nei giorni scorsi alla giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro. Il folto gruppo, che ha vissuto con intensa fede le giornate di preghiera e di incontro, è stato accompagnato anche dall arcivescovo di Praga, cardinale Dominik Duka. I giovani cechi, giunti in Brasile la scorsa settimana, hanno partecipato numerosi alle celebrazioni eucaristiche presso la parrocchia Conceição Imaculada, nella parte meridionale della città, luogo che ospitava i pellegrini della Repubblica Ceca, e agli eventi culturali in programma. «La gente di qui ha raccontato una pellegrina, Jitka Roubalová è incredibilmente carina, aperta e amichevole. Sorride sempre, ci abbracciano e cerca di dimostrarci quanto siano felici di averci qui per la gmg». Durante la loro permanenza a Rio de Janeiro, i giovani cechi hanno anche preso parte, mercoledì scorso, alla benedizione della statua del Bambino Gesù di Praga, presieduta dallo stesso cardinale Duka, alla quale hanno preso parte numerosi sacerdoti e immigrati in Brasile di Batayporã, città della Repubblica Ceca. Venerdì, alcuni giovani hanno preso parte alle celebrazioni con Papa Francesco nella spiaggia di Copacabana, altri, invece, hanno pregato e partecipato a una via crucis nella parrocchia di Conceição Imaculada. Sabato scorso, guidati dal vescovo Posad avrebbero dovuto recarsi a Campus fidei, nel quartiere di Guaratiba a circa tredici chilometri dalla loro parrocchia, ma a causa delle avverse condizioni meteorologiche hanno raggiunto direttamente la spiaggia di Copacabana. Lunedì una sessantina di ragazzi, accompagnati sempre dal cardinale Duka, si sono recati presso il santuario di Nostra Signora di Aparecida, dove il porporato ha celebrato messa insieme ad altri sacerdoti cechi. Infine, martedì, il gruppo ha assistito alla messa presieduta dal porporato nella cappella della statua di Cristo a Corcovado.

7 giovedì 1 agosto 2013 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 Intervista di Papa Francesco all emittente brasiliana Rede Globo Per una Chiesa vicina Giovedì 25 luglio, durante il viaggio a Rio de Janeiro, il Papa ha rilasciato in spagnolo a Gerson Camarotti, di GloboNews, una lunga intervista, andata in onda domenica 28 nel corso del programma «Fantástico» dell emittente brasiliana Rede Globo. Diamo qui di seguito quasi per intero, in una nostra traduzione italiana, il testo dell intervista, pubblicata integralmente in portoghese sul sito dell emittente (www.g1globo.com) e in italiano su quello del nostro giornale (www.osservatoreromano.va). Papa Francesco, lei è arrivato in Brasile ed è stato accolto con molto calore dai brasiliani. C è una rivalità storica tra Brasile e Argentina, per lo meno nel calcio. Come mai ha ricevuto questo gesto d affetto dai brasiliani? Mi sono sentito accolto con un affetto che non conoscevo, molto calorosamente. Il popolo brasiliano ha un grande cuore. E la rivalità credo che ormai sia completamente superata. Perché abbiamo negoziato bene: il Papa è argentino e Dio è brasiliano. È una grande soluzione, non è vero Santo Padre? Mi sono sentito molto ben accolto, con grande affetto. Santo Padre, in Brasile lei ha utilizzato un automobile molto semplice. Si dice che lei ha persino rimproverato i sacerdoti che usano macchine di lusso nel mondo. Ha anche deciso di risiedere nella casa Santa Marta. Questa sua semplicità è una nuova indicazione che i sacerdoti, i vescovi e i cardinali devono seguire? Sono cose diverse, bisogna distinguere e spiegare. L automobile che uso qui è molto simile a quella che uso a Roma. A Roma uso una Ford Focus blu. Un automobile semplice, che potrebbe avere un impiegato normale. Su questo punto, penso che dobbiamo dare testimonianza di una certa semplicità, direi addirittura di povertà. Il nostro popolo esige povertà dai sacerdoti. Lo esige nel senso buono del termine. Il popolo sente il suo cuore ferito quando noi che siamo consacrati siamo attaccati al denaro. È una cosa brutta. E veramente non è un buon esempio che un sacerdote abbia un automobile ultimo modello, di marca. Lo dico ai parroci. A Buenos Aires lo dicevo sempre: è necessario che il parroco abbia una macchina, è necessario, perché nella parrocchia ci sono mille cose da fare, deve muoversi. Ma deve essere una macchina modesta. Questo per quanto riguarda l automobile. Quanto alla decisione di vivere a Santa Marta, non è stato tanto per motivi di semplicità. Perché l appartamento papale è grande, ma non è lussuoso. È bello, ma non ha il lusso della biblioteca del piano sottostante, dove si riceve la gente, con opere d arte molto belle. È piuttosto semplice. Ma la mia scelta di vivere a Santa Marta è dipesa dal mio modo di essere. Non posso vivere solo. Non posso vivere chiuso. Ho bisogno del contatto con la gente. Allora, sono solito spiegarlo così: sono rimasto a Santa Marta per motivi psichiatrici, per non dover soffrire quella solitudine che non mi fa bene. E anche per motivi di povertà, perché altrimenti avrei dovuto dare al psichiatra tanti soldi... E questo non va bene. È per stare con la gente. Santa Marta è una casa dove vivono circa quaranta tra vescovi e sacerdoti che lavorano nella Santa Sede. Ha centotrenta stanze, più o meno, e sacerdoti, vescovi, cardinali e laici, ospiti a Roma, risiedono lì.. Io mangio nel refettorio comune. Vi faccio colazione, pranzo e cena. Incontro sempre persone diverse, e questo mi fa bene. È questa la ragione. E ora la regola generale. Credo che Dio ci stia chiedendo, in questo momento, più semplicità. È una cosa interiore, che chiede alla Chiesa. Il concilio già aveva richiamato l attenzione su ciò. Una vita più semplice, più povera. Santo Padre, quando è arrivato a Rio de Janeiro sono stati commessi degli errori nel sistema di sicurezza. La sua automobile si è ritrovata in mezzo alla folla. Ha avuto paura? Qual è stato il suo sentimento in quel momento? Io non ho paura. Sono incosciente, ma non ho paura. So che nessuno muore prima che venga la sua ora. Quando mi toccherà, quello che Dio vorrà, sarà. Ma prima di partire sono andato a vedere la papamobile che doveva essere portata qui. Aveva tanti finestrini. Se vai a vedere qualcuno a cui vuoi tanto bene, amici, con voglia di comunicare, vai a visitarli dentro una cassa di vetro? No. Non potevo venire a vedere questo popolo, che ha un cuore così grande, dietro una cassa di vetro. E nell auto, quando vado per le strade, abbasso il finestrino, per poter tirar fuori la mano, salutare. Ossia, o tutto o niente: o uno fa il viaggio come lo deve fare, con comunicazione umana, o non lo fa; la comunicazione a metà non fa bene. Ringrazio e su questo punto voglio essere molto chiaro la sicurezza del Vaticano, per il modo in cui hanno preparato questa visita, per lo zelo dimostrato. E ringrazio la sicurezza del Brasile. Ringrazio moltissimo, perché anche qui si prendono cura di me, e vogliono che non mi accada nulla di sgradevole. Può succedere, può succedere che qualcuno mi dia una botta... può accadere. Entrambe le sicurezze hanno lavorato molto bene. Ma tutte e due sanno che sono un indisciplinato, da questo punto di vista... Ma non per fare l enfant terrible. Ma semplicemente perché vengo a visitare la gente, desidero trattarla come gente. Toccarla. Il suo grande amico, il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, mi ha parlato diverse volte della sua preoccupazione per la perdita di fedeli qui nel continente, soprattutto in Brasile, che passano ad altre religioni, principalmente a quelle evangeliche. Io gli ho chiesto: perché ciò avviene e che si può fare? Non conosco le cause e neppure le percentuali. Ho sentito parlare di questo tema, della preoccupazione per l allontanamento della gente, in due Sinodi dei vescovi: in quello de 2001 sicuramente, e poi in un altro Sinodo. Non conosco la vita del Brasile per poter dare una risposta. Credo che il cardinale Hummes è stato uno di quelli che ne ha parlato, ma non sono sicuro; se lei dice che ne ha parlato, è perché lo sa. Non saprei spiegarlo. Immagino una cosa. Per me è fondamentale la vicinanza della Chiesa. La Chiesa è madre, e né lei né io conosciamo nessuna mamma per corrispondenza. La mamma dà affetto, tocca, bacia, ama. Quando la Chiesa, occupata in mille cose, trascura la vicinanza, se ne dimentica e comunica solo con documenti, è come una mamma che comunica con suo figlio per lettera. Non so se questo è accaduto in Brasile. Non so, ma so che in alcuni luoghi dell Argentina che conosco è accaduto proprio questo: la mancanza di vicinanza, di sacerdoti. Mancano sacerdoti, allora si lascia un paese senza sacerdote. E la gente cerca, ha bisogno del Vangelo. Un sacerdote mi raccontava che era andato come missionario in una città del sud dell Argentina, dove non c era un sacerdote da quasi venti anni. Chiaramente la gente andava ad ascoltare il pastore, perché sentiva il bisogno di ascoltare la parola di Dio. Quando giunse lì, una signora molto colta gli disse: «Sono arrabbiata con la Chiesa perché ci ha abbandonato. Ora vado al culto la domenica ad ascoltare il pastore, è stato lui ad alimentare la nostra fede in tutto questo tempo». Mancanza di vicinanza. Parlarono di questo, il sacerdote l ascoltò, e quando stavano per salutarsi, lei gli disse: «Padre, un momento, venga». Lo portò fino a un armadio. Aprì l armadio e dentro c era l immagine della Vergine. Gli disse: «Padre, la tengo nascosta perché non la veda il pastore». Quella donna andava dal pastore, lo rispettava, lui le parlava di Dio e lei lo accettava, perché non aveva il suo ministro. Le radici di appartenenza le conservò nascoste in un armadio. Ma le aveva. È questo il fenomeno forse più serio. L episodio mi mostra spesso il dramma di questa fuga, diciamo, di questo mutamento. Mancanza di vicinanza. Riprendo l immagine. La madre fa così con il figlio: lo cura, lo bacia, lo accarezza e lo alimenta. Non per corrispondenza. Bisogna stare vicini, non è così? Più vicini. Vicinanza: è uno dei modelli pastorali per la Chiesa di oggi. Voglio una Chiesa vicina. Quando è stato scelto nel conclave, la Curia romana era bersaglio di critiche, persino critiche interne di vari cardinali. E il sentimento che ho percepito, per lo meno da parte dei cardinali con i quali ho parlato, era di mutamento. Questo sentimento era corretto? no casi del genere. Prima del conclave ci sono le cosiddette congregazioni generali. Noi cardinali abbiamo avuto una settimana di riunioni. E lì abbiamo parlato chiaramente dei problemi. Abbiamo parlato di tutto, perché siamo tra di noi, per vedere qual era la realtà e tracciare il profilo del futuro Papa. E lì sono venuti fuori problemi seri, derivanti in parte da tutto ciò che voi conoscete già, come Vatileaks. C erano problemi di scandalo. Ma continuavano a esserci anche i santi. Quegli uomini che hanno dato e continuano a dare la propria vita per la Chiesa in modo silenzioso e con zelo apostolico. Si è parlato anche di certe riforme funzionali che bisognava fare. È vero. Ed è stato chiesto al nuovo Papa di cercare di formare una commissione o u t s i d e r, per studiare i problemi di organizzazione della Curia romana. Un mese dopo la mia elezione, ho nominato questa commissione di otto cardinali, uno di ogni continente due per l America, uno per quella del nord e uno per quella del sud con un coordinatore anche lui latinoamericano e un segretario italiano. La commissione ha iniziato a lavorare, a sentire le opinioni di vescovi, di conferenze episcopali, per conoscere i pareri di riforma nella dinamica della sinodalità. Sono già arrivati molti documenti ottenuti dai membri della commissione e ce li stiamo scambiando. Avremo una prima riunione ufficiale l 1, il 2 e il 3 ottobre. E lì si esamineranno alcuni modelli. Non credo che ne uscirà qualcosa di Apro una parentesi, per un momento. Quando sono stato eletto, avevo accanto a me il mio amico, il cardinale Hummes, perché, secondo l ordine di decananza, eravamo uno dietro l altro. È stato lui a dirmi una frase che mi ha fatto tanto bene: «Non ti dimenticare dei poveri». Che bello! La Curia romana è stata sempre criticata. A volte di più, altre di meno. La Curia si presta a critiche, e dato che deve risolvere tante cose, alcune cose piacciono, altre no; alcune procedure sono ben indirizzate, altre sono mal impostate, come in ogni organizzazione. Direi questo: nella Curia romana ci sono molti santi. Cardinali santi, vescovi santi, sacerdoti, religiosi, laici santi, gente di Dio, che ama la Chiesa. Questo non si vede. Fa più rumore un albero che cade di un bosco che cresce. Si sente il rumore degli scandali. Adesso ne abbiamo uno: uno scandalo di trasferimento di dieci o venti milioni di dollari di un monsignore. Bel favore fa alla Chiesa, questo signore, vero? Bisogna riconoscerlo, questo signore ha agito male, e la Chiesa deve dargli la punizione che merita, perché ha agito male. Ci sotro canto, i teologi dicono non so se nel Medioevo in latino: Ecclesia semper reformanda, «La Chiesa sempre si deve riformare». Altrimenti resta indietro. Questo non solo per gli scandali di Vatileaks, che tutti conoscono, ma perché la Chiesa si deve sempre riformare. Ci sono cose che servivano nel secolo scorso, che servivano per altre epoche, per altri punti di vista, che ora non servono più, e che bisogna riadattare. La Chiesa è dinamica e risponde alle cose della vita. Tutto ciò è stato chiesto nelle riunioni dei Cardinali prima del conclave. Se ne è parlato molto chiaramente, sono state fatte proposte molto chiare e concrete. Seguiremo questa linea. Ha risposto molto bene, in modo esaustivo. Vorrei sapere qual è il suo messaggio ai giovani brasiliani. Il suo messaggio giunge in un momento in cui i giovani sono nelle strade del Brasile, per protestare e mostrare la loro insoddisfazione in modo molto forte. Vorrei sapere qual è il messaggio per questi giovani. In primo luogo devo dire chiaramente che non conosco i motivi delle proteste dei giovani. Allora se dico qualcosa senza chiarire questo, faccio del male, faccio del male a tutti, perché do un opinione senza conoscere i fatti. Con tutta franchezza le dico: non conosco bene perché i giovani stanno protestando. Secondo punto: un giovane che non protesta non mi piace. Perché il giovane ha l illusione dell utopia, e l utopia non è sempre negativa. L utopia è respirare e guardare avanti. Un giovane ha più freschezza, meno esperienza della vita, è vero. A volte l esperienza della vita ci frena. Ma ha più freschezza per dire le sue cose. Un giovane è fondamentalmente un anticonformista. È questo è molto bello! È qualcosa che tutti i giovani hanno in comune. Io direi, in generale, che bisogna ascoltare i giovani, dare loro spazio ed espressione, e prendersi cura di loro perché non definitivo, perché la riforma della Curia è molto seria. Vedo le proposte: se sono proposte molto serie, vanno maturate. Calcolo che dovremo fare altre due o tre riunioni prima che ci sia qualche riforma. D alvengano manipolati. Poiché così come esiste la tratta di persone il lavoro schiavo, tante forme di tratta di persone io oserei dire una cosa, senza offendere: ci sono persone che mirano alla tratta dei giovani, manipolando questa speranza, questo anticonformismo. E così rovinano la vita dei giovani. Perciò attenzione alla manipolazione dei giovani. I giovani vanno sempre ascoltati.. Attenzione. Una famiglia, un padre, una madre che non ascoltano il figlio giovane, lo isolano, generano tristezza nel suo animo e non si arricchiscono. I giovani hanno sempre ricchezza, chiaramente con inesperienza. Ma bisogna sempre ascoltarli. E difenderli da manipolazioni strane, di tipo ideologico, sociologico. Bisogna ascoltarli e dare loro uno spazio di ascolto. Questo mi porta a un altra problematica, che oggi, in un certo modo, ho illustrato nella cattedrale, nell incontro con il gruppo argentino. A un gruppo di ambasciatori che erano venuti a presentarmi le lettere credenziali, ho detto che il mondo attuale in cui viviamo è caduto nella feroce idolatria del denaro. E si crea una politica mondiale, molto caratterizzata dal protagonismo del denaro. A comandare oggi sono i soldi. Ciò significa una politica mondiale di tipo economicista, senza un etica che la controlli, un economicismo autosufficiente e che organizza l appartenenza sociale secondo questa convenienza. Che accade allora? Quando regna questo mondo della feroce idolatria del denaro, ci si concentra molto sul centro. E le punte della società, gli estremi vengono trascurati, non vengono curati, sono scartati. Finora abbiamo visto chiaramente come vengono scartati gli anziani. C è tutta una filosofia per scartare l anziano. Non serve. Non produce. Anche il giovane non produce molto, perché è un potenziale che dev essere formato. Ora stiamo vendendo che l altra punta, quella dei giovani, sta per essere scartata. L alta percentuale di disoccupazione giovanile in Europa è allarmante. Non elenco i Paesi dell Europa, ma faccio due esempi sulla disoccupazione di due Paesi ricchi dell E u ro - pa, seri. In uno l indice della disoccupazione è del 25 per cento di disoccupazione generale. Ma in questo stesso Paese, l indice della disoccupazione giovanile è del 43 o 44 per cento. Il 43 o 44 per cento dei giovani di questo Paese sono disoccupati. Un altro Paese ha un indice di oltre il 30 per cento di disoccupazione generale; la disoccupazione dei giovani ha già superato il 50 per cento. Siamo di fronte a un fenomeno di giovani scartati. Allora, per sostenere questo modello politico mondiale, scartiamo gli estremi. Curiosamente, quelli che sono promessa per il futuro, perché il futuro ce lo daranno i giovani, perché lo porteranno avanti, e gli anziani, che devono trasferire la loro saggezza ai giovani. Scartando entrambi, il mondo crolla. Non so se mi sono spiegato bene. Manca un etica umanista in tutto il mondo: sto parlando di un problema a livello mondiale. Oggi ci sono bambini che non hanno da mangiare nel mondo, bambini che muoiono di fame, di sottoalimentazione; basta vedere le fotografie di alcuni luoghi del mondo. Ci sono malati che non hanno accesso al sistema sanitario. Ci sono uomini e donne mendicanti che muoiono di freddo in inverno. Ci sono bambini che non ricevono un educazione. Tutto ciò non fa notizia. Perdono tre o quattro punti le borse di alcune capitali ed è una grande catastrofe mondiale. Mi capisce? Questo è il dramma di questo umanesimo disumano che stiamo vivendo. Perciò occorre recuperare gli estremi i bambini e i giovani e non cadere in una globalizzazione dell i n d i f f e re n z a rispetto a questi due estremi che sono il futuro di un popolo. Mi scusi se mi sono dilungato e ho parlato troppo. Ma con questo le ho dato il mio punto di vista. Cosa sta accadendo con i giovani del Brasile, non lo so. Ma, per favore, non manipolateli, ascoltateli, perché si tratta di un fenomeno mondiale, che va molto al di là del Brasile. Molto interessante. È un pensiero molto profondo. Vorrei farle un ultima domanda. Qual è il messaggio, quello che lei direbbe ai brasiliani cattolici ma anche ai brasiliani che non sono cattolici, ossia, di altre religioni. Per esempio, domenica è venuto qui il rabbino Skor- ka, suo amico di Buenos Aires. Qual è il messaggio che lascerebbe a un Paese come il Brasile? Credo che occorra promuovere una cultura dell incontro, in tutto il mondo, di modo che ognuno senta la necessità di dare all umanità i valori etici di cui essa ha oggi bisogno e di difendere questa realtà umana. Su questo punto ritengo sia importante che tutti lavoriamo per gli altri. Potare l egoismo: un lavoro per gli altri secondo i valori della propria fede. Ogni confessione ha le sue credenze, ma, secondo i valori della propria fede, deve lavorare per il prossimo. E dobbiamo incontrarci tutti per lavorare per gli altri. Se c è un bambino che ha fame e che non riceve un educazione, quello che deve interessarci è che smetta di aver fame e riceva un educazione. Non importa se a dargli questa educazione sono i cattolici, i protestanti, gli ortodossi o gli ebrei. Non m i n t e re s - sa. M interessa che l educhino e lo sfamino. Su questo dobbiamo metterci d accordo. Oggi l urgenza è tale che non possiamo litigare tra di noi, a discapito degli altri. Dobbiamo prima lavorare per il prossimo, poi parlare di noi, in modo profondo, dando ragione ciascuno della propria fede, cercando di capirci, certo. Ma oggi è urgente soprattutto la vicinanza, l uscire da se stessi per risolvere i terribili problemi mondiali esistenti. Credo che le religioni, le diverse confessioni mi piace di più parlare di diverse confessioni non possono andare a dormire tranquille finché ci sarà anche un solo bambino che muore di fame, un solo bambino senza educazione, un solo giovane o anziano senza un assistenza medica. Ma il lavoro delle religioni, delle confessioni, non è beneficenza. È vero. Per lo meno nella nostra fede cattolica, nella nostra fede cristiana, saremo giudicati per queste opere di misericordia. Nuovo sito dello Ior L Istituto per le Opere di Religione (Ior) ha inaugurato oggi, mercoledì 31 luglio, un suo sito internet (www.ior.va) con l obiettivo di proseguire sulla via della trasparenza. Lo ha reso noto il presidente Ernst von Freyberg in un intervista rilasciata a Radio Vaticana. Il presidente ha anche annunciato che quest anno per la prima volta sarà pubblicato il bilancio annuale di chiusura certificato. In pensione il direttore amministrativo della Tipografia Vaticana Va in pensione dal 1 agosto il direttore amministrativo della Tipografia Vaticana Editrice L Osservatore Romano, Claudio Alpigiani. Lascia dopo quarant anni di servizio, negli ultimi cinque dei quali ha ricoperto l incarico dirigenziale. Distintosi durante tutta la carriera lavorativa «per la sua alta professionalità, puntualità e precisione, onestà amministrativa, testimonianza evangelica e cordiale collaborazione con tutti», per tali meriti è stato insignito dalla Santa Sede con lettera commendatizia dell ordine di San Gregorio Magno. Romano, diplomato in ragioneria, Alpigiani è stato assunto il 1 luglio 1973 all ufficio abbonamenti del nostro giornale. Il 1 luglio 1991 è stato trasferito all ufficio amministrativo della Tipografia Vaticana Editrice L Osservatore Romano. E il 15 luglio 2008 ne è stato nominato direttore amministrativo. A Claudio Alpigiani «L Osservatore Romano» rivolge il più cordiale ringraziamento per l opera svolta al servizio del giornale.

8 pagina 8 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 1 agosto 2013 Papa Francesco con i confratelli gesuiti nel giorno della memoria di sant Ignazio di Loyola Cammini creativi radicati nella Chiesa L invito a chiedere la grazia della vergogna per i limiti quotidiani nel lavoro per il Regno di Dio Mettere Cristo al centro della Chiesa; lasciarsi conquistare da lui per servire; sentire la vergogna per i nostri limiti. Sono tre indicazioni che Papa Francesco ha offerto ai confratelli gesuiti durante la messa celebrata questa mattina, mercoledì 31 luglio, memoria di sant Ignazio di Loyola, nella chiesa del Santissimo Nome di Gesù. Questa l omelia pronunciata dal Santo Padre. In questa Eucaristia in cui celebriamo il nostro Padre Ignazio di Loyola, alla luce delle Letture che abbiamo ascoltato, vorrei proporre tre semplici pensieri guidati da tre espressioni: mettere al centro Cristo e la Chiesa; lasciarsi conquistare da Lui per servire; sentire la vergogna dei nostri limiti e peccati, per essere umili davanti a Lui e ai fratelli. 1. Lo stemma di noi Gesuiti è un monogramma, l acronimo di Iesus Hominum Salvator (IHS). Ciascuno di voi potrà dirmi: lo sappiamo molto bene! Ma questo stemma ci ricorda continuamente una realtà che non dobbiamo mai dimenticare: la centralità di Cristo per ciascuno di noi e per l intera Compagnia, che Sant Ignazio volle proprio chiamare di Gesù per indicare il punto di riferimento. Del resto anche all inizio degli Esercizi Spirituali, ci pone di fronte a nostro Signore Gesù Cristo, al nostro Creatore e Salvatore (cfr. EE, 6). E questo porta noi Gesuiti e tutta la Compagnia ad essere decentrati, ad avere davanti il Cristo Nel saluto di padre Nicolás sempre maggiore, il Deus semper m a i o r, l intimior intimo meo, che ci porta continuamente fuori da noi stessi, ci porta ad una certa kenosis, ad «uscire dal proprio amore, volere e interesse» (EE, 189). Non è scontata la domanda per noi, per tutti noi: è Cristo il centro della mia vita? Metto veramente Cristo al centro della mia vita? Perché c è sempre la tentazione di pensare di essere noi al centro. E quando un Gesuita mette se stesso al centro e non Cristo, sbaglia. Nella prima Lettura, Mosè ripete con insistenza al popolo di amare il Signore, di camminare per le sue vie, «perché è Lui la tua vita» (cfr. Dt 30, 16.20). Cristo è la nostra vita! Alla centralità di Cristo corrisponde anche la centralità della Chiesa: sono due fuochi che non si possono separare: io non posso seguire Cristo se non nella Chiesa e con la Chiesa. E anche in questo caso noi Gesuiti e l intera Compagnia non siamo al centro, siamo, per così dire, sp ostati, siamo al servizio di Cristo e della Chiesa, la Sposa di Cristo nostro Signore, che è la nostra Santa Madre Chiesa Gerarchica (cfr. EE, 353). Essere uomini radicati e fondati nella Chiesa: così ci vuole Gesù. Non ci possono essere cammini paralleli o isolati. Sì, cammini di ricerca, cammini creativi, sì, questo è importante: andare verso le periferie, le tante periferie. Per questo ci vuole creatività, ma sempre in comunità, nella Chiesa, con questa appartenenza che ci dà coraggio per andare avanti. Servire Cristo è amare questa Chiesa concreta, e servirla con generosità e spirito di obbedienza. 2. Qual è la strada per vivere questa duplice centralità? Guardiamo all esperienza di san Paolo, che è anche l esperienza di sant Ignazio. L Apostolo, nella Seconda Lettura che abbiamo ascoltato, scrive: mi sforzo di correre verso la perfezione di Cristo perché anch io sono stato conquistato da Gesù Cristo (Fil 3, La gioia di sentirsi vicini al successore di Pietro E alla fine gli hanno donato un immagine della Madonna della Strada, la stessa che venerava sant Ignazio di Loyola. E gli hanno chiesto di metterla sulla scrivania di lavoro affinché possa continuare ad affidarle il cammino che ancora lo attende ovunque ci sia da riportare Cristo al centro della vicenda umana. Lo hanno accolto chiamandolo Francesco e dandogli confidenzialmente del tu i gesuiti della Curia generalizia. E lui, Papa Francesco, ha mostrato tutta la sua gioia di poter celebrare la festa del fondatore insieme ai confratelli. Felici, naturalmente, di poter ospitare il primo gesuita divenuto vescovo di Roma, tra loro senza il minimo imbarazzo e che nella devozione al padre fondatore mostrava tutta la sua anima profondamente ignaziana. Una particolarità sottolineata dal preposito generale, padre Adolfo Nicolás, nel saluto all inizio della messa. «Quando viaggio ha detto tutti mi chiedono di Francesco, di come è». E la prima cosa che gli viene in mente, ha confidato, è proprio che nel suo agire e nel suo pensare si avverte l anima ignaziana. In merito padre Nicolás ha ricordato le battute del Pontefice con i giornalisti a bordo dell aereo che da Rio de Janeiro lo riportava a Roma: alla domanda se si sentisse ancora gesuita, dopo aver scherzato sul dovere dell obb edienza, aveva risposto di sentirsi «gesuita nella spiritualità». E per i membri della compagnia, ha aggiunto il preposito generale, avere un confratello Papa significa sentirsi ancora più vicini al cuore della Chiesa, del successore di Pietro, al servizio del quale si sviluppa la loro stessa missione. Non a caso padre Nicolás ha rinnovato la piena disponibilità della compagnia di Gesù a compiere la volontà del Papa nel servire la Chiesa: «Siamo qui ha concluso in questa celebrazione tutti con il cuore aperto». 12). Per Paolo è avvenuto sulla via di Damasco, per Ignazio nella sua casa di Loyola, ma il punto fondamentale è comune: lasciarsi conquistare da Cristo. Io cerco Gesù, io servo Gesù perché Lui mi ha cercato prima, perché sono stato conquistato da Lui: e questo è il cuore della nostra esperienza. Ma Lui è primo, sempre. In spagnolo c è una parola che è molto grafica, che lo spiega bene: Lui ci p r i m e re a, El nos primerea. È primo sempre. Quando noi arriviamo, Lui è arrivato e ci aspetta. E qui vorrei richiamare la meditazione sul Regno nella Seconda Settimana. Cristo nostro Signore, Re eterno, chiama ciascuno di noi dicendoci: «chi vuol venire con me deve lavorare con me, perché seguendomi nella sofferenza, mi segua anche nella gloria» (EE, 95): Essere conquistato da Cristo per offrire a questo Re tutta la nostra persona e tutta la nostra fatica (cfr. EE, 96); dire al Signore di voler fare tutto per il suo maggior servizio e lode, imitarlo nel sopportare anche ingiurie, disprezzo, povertà (cfr. EE, 98). Ma penso al nostro fratello in Siria in questo momento. Lasciarsi conquistare da Cristo significa essere sempre protesi verso ciò che mi sta di fronte, verso la meta di Cristo (cfr. Fil 3, 14) e chiedersi con verità e sincerità: Che cosa ho fatto per Cristo? Che cosa faccio per Cristo? Che cosa devo fare per Cristo? (cfr. EE, 53). 3. E vengo all ultimo punto. Nel Vangelo Gesù ci dice: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà», «Chi si vergognerà di me...» (Lc 9, 23). E così via. La vergogna del Gesuita. L invito che fa Gesù è di non vergognarsi mai di Lui, ma di seguirlo sempre con dedizione totale, fidandosi e affidandosi a Lui. Ma guardando a Gesù, come ci insegna sant Ignazio nella Prima Settimana, soprattutto guardando il Cristo crocifisso, noi sentiamo quel sentimento tanto umano e tanto nobile che è la vergogna di non essere all altezza; guardiamo alla sapienza di Cristo e alla nostra ignoranza, alla sua onnipotenza e alla nostra debolezza, alla sua giustizia e alla nostra iniquità, alla sua bontà e alla nostra cattiveria (cfr. EE, 59). Chiedere la grazia della vergogna; vergogna che viene dal continuo colloquio di misericordia con Lui; vergogna che ci fa arrossire davanti a Gesù Cristo; vergogna che ci pone in sintonia col cuore di Cristo che si è fatto peccato per me; vergogna che mette in armonia il nostro cuore nelle lacrime e ci accompagna nella sequela quotidiana del mio Signore. E questo ci porta sempre, come singoli e come Compagnia, all umiltà, a vivere questa grande virtù. Umiltà che ci rende consapevoli ogni giorno che non siamo noi a costruire il Regno di Dio, ma è sempre la grazia del Signore che agisce in noi; umiltà che ci spinge a mettere tutto noi stessi non a servizio nostro o delle nostre idee, ma a servizio di Cristo e della Chiesa, come vasi d argilla, fragili, inadeguati, insufficienti, ma nei quali c è un tesoro immenso che portiamo e che comunichiamo (2 Cor 4, 7). A me è sempre piaciuto pensare al tramonto del gesuita, quando un gesuita finisce la sua vita, quando tramonta. E a me vengono sempre due icone di questo tramonto del gesuita: una classica, quella di san Francesco Saverio, guardando la Cina. L arte lo ha dipinto tante volte questo tramonto, questo finale di Saverio. Anche la letteratura, in quel bel pezzo di Pemán. Alla fine, senza niente, ma davanti al Signore; questo a me fa bene, pensare questo. L altro tramonto, l altra icona che mi viene come esempio, è quella di Padre Arrupe nell ultimo colloquio nel campo dei rifugiati, quando ci aveva detto cosa che lui stesso diceva «questo lo dico come se fosse il mio canto del cigno: pregate». La preghiera, l unione con Gesù. E, dopo aver detto questo, ha preso l aereo, è arrivato a Roma con l ictus, che ha dato inizio a quel tramonto tanto lungo e tanto esemplare. Due tramonti, due icone che a tutti noi farà bene guardare, e tornare a queste due. E chiedere la grazia che il nostro tramonto sia come il loro. Cari fratelli, rivolgiamoci a Nuestra Señora, Lei che ha portato Cristo nel suo grembo e ha accompagnato i primi passi della Chiesa, ci aiuti a mettere sempre al centro della nostra vita e del nostro ministero Cristo e la sua Chiesa; Lei che è stata la prima e più perfetta discepola del suo Figlio, ci aiuti a lasciarci conquistare da Cristo per seguirlo e servirlo in ogni situazione; Lei che ha risposto con la più profonda umiltà all annuncio dell Angelo: «Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1, 38), ci faccia provare la vergogna per la nostra inadeguatezza di fronte al tesoroci è stato affidato, per vivere l umiltà di fronte a Dio. Accompagni il nostro cammino la paterna intercessione di sant Ignazio e di tutti i Santi Gesuiti, che continuano ad insegnarci a fare tutto, con umiltà, ad maiorem Dei gloriam. Quella svolta nella storia dell arte sacra Chiesa madre della Compagnia fondata da sant Ignazio di Loyola, il tempio romano del Santissimo Nome di Gesù rappresenta un punto di svolta importante nella storia dell arte sacra, perché edificata secondo lo spirito dei decreti del concilio di Trento. Fu infatti progettata a navata unica, affinché l attenzione dei fedeli fosse concentrata sull altare e sul celebrante. Fu lo stesso fondatore a esprimere il desiderio di costruirla già nel 1551, dopo che Paolo III nel 1540 aveva autorizzato le costituzioni della Societas Iesu, incorporando nella bolla papale Regimini Anonimo, «Posa della prima pietra della chiesa del Gesù» militantis ecclesiae (27 (XVII secolo, Roma, casa provincializia dei gesuiti d Italia) settembre), con alcune modifiche, la Fo r m u l a vivendi che rappresentava una sorta di equivalente alla Regola degli altri ordini religiosi. All epoca Papa Farnese risiedeva a Palazzo Venezia e offrì ai primi gesuiti la vicina cappella che si trovava sull attuale sito della chiesa. Ma per mancanza di fondi i lavori non poterono essere avviati se non dopo la morte di Ignazio, avvenuta il 31 luglio Iniziarono infatti solo nel 1568, al tempo in cui preposito generale era il suo secondo successore dopo Diego Laínez Francesco Borgia. Fu in quell anno che il cardinale Alessandro Farnese, nipote omonimo di Paolo III, costituì un fondo per finanziare la costruzione. Modello per vari edifici di culto eretti dalla Compagnia in tutto il mondo, la chiesa del Gesù fu consacrata il 25 novembre Dopo la canonizzazione di sant Ignazio, avvenuta il 12 marzo 1622, il corpo del santo fu collocato il 23 luglio 1637 in un urna di bronzo dorato nella cappella a lui intitolata all interno della chiesa. La visita alla chiesa del Gesù è durata poco più di due ore Festa in famiglia È durata poco più di due ore la visita di Papa Francesco alla chiesa del Santissimo Nome di Gesù, nel cuore di Roma, dove questa mattina, lunedì 31 luglio, ha celebrato la messa nel giorno della memoria di sant Ignazio di Loyola. Una festa che ha voluto vivere con i suoi confratelli gesuiti. Nella chiesa romana simbolo della compagnia di Gesù dove è sepolto il santo fondatore il Pontefice è giunto poco dopo le 8. All esterno del tempio lo attendeva per salutarlo un nutrito gruppo di fedeli. Gli onori di casa li hanno fatti il provinciale per l Italia, padre Carlo Casalone, e il delegato del preposito generale per le case internazionali, padre Joseph Daoust. In sagrestia lo attendevano i sedici concelebranti che lo hanno poi accompagnato all altare: tra questi l arcivescovo Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, il preposito generale della Compagnia, padre Adolfo Nicolás, con i nove consiglieri e il segretario, padre Ignacio Echarte, i padri Robert J. Geisinger, procuratore generale, Claudio Barretta, vice provinciale per l Italia, Alessandro Manaresi, delegato per la formazione in Europa, e Federico Lombardi, direttore della Radio Vaticana e della Sala Stampa della Santa Sede. Appena fuori il presbiterio c erano altri duecento sacerdoti concelebranti. Il Santo Padre ha anche avuto modo si salutare fratel Francesco Salvatore Mura, argentino ma di origini sarde, che fu suo segretario e assistente durante gli anni Settanta, quando Bergoglio era provinciale. Il religioso ha appena celebrato i cinquant anni di consacrazione. Al termine della messa, il Papa si è raccolto in preghiera dinanzi all altare della cappella dove è sepolto sant Ignazio. Quindi ha acceso una lampada votiva e ha guidato la preghiera corale dei gesuiti. Successivamente ha pregato nella cappella dove è conservata una reliquia di san Francesco Saverio, che ha condiviso sin dall inizio la spiritualità del fondatore. Infine il Papa, nella cappella della Passione, ha visitato la tomba di Pedro Arrupe, il padre generale guida della compagnia nel rinnovamento conciliare. Papa Francesco nell omelia aveva esplicitamente ricordato l esemplare testimonianza offerta da padre Arrupe. E aveva anche rivolto un pensiero al «nostro fratello in Siria», riferendosi a padre D all O glio. Nomina episcopale La nomina di oggi riguarda la Chiesa negli Stati Uniti. Frank Joseph Caggiano vescovo di Bridgeport (Stati Uniti d America) Nato il 29 marzo 1959 a Brooklyn, dopo aver frequentato la scuola elementare Saints Simon and Jude e la Regis high school a Manhattan, è passato al Cathedral College a Douglaston. Quindi ha compiuto gli studi teologici al seminario Immaculate Conception in Huntington, ottenendo il master of divinity. Ordinato sacerdote per la diocesi di Brooklyn il 16 maggio 1987, è stato vicario nelle parrocchie Saint Agatha ( ), Saint Athanasius ( ) e Saint Jude ( ) a Brooklyn. Dal 1992 al 1996 ha studiato alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha ottenuto il dottorato in sacra teologia. Rientrato a Brooklyn è stato parroco di Saint Dominic ( ) e, dal , vicario per l evangelizzazione e la vita pastorale della diocesi ( ). Dal 2007 era vicario generale di Brooklyn. Nominato vescovo titolare di Inis Cathaig e ausiliare della diocesi il 6 giugno 2006, ha ricevuto l ordinazione episcopale il 22 agosto. Nella Conferenza episcopale statunitense è membro del Subcommittee on the catechism.

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