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1 UNITÀ SINDACALE Falcri Silcea Viale Liegi 48/B ROMA Tel Fax RASSEGNA STAMPA UNISIN 27 MARZO 2014 A cura di Manlio Lo Presti RAS Banca Monte dei Paschi di Siena Esergo Nell'ultimo secolo e mezzo il nostro Meridione è sprofondato nella povertà ed è caduto vittima della crimine organizzato. Per 150 anni i "terroni" hanno interiorizzato il loro svantaggio geografico, arrivando a covare un senso di inferiorità ingiusto quanto ineliminabile nei confronti del Nord. LORETTA NAPOLEONI, Democrazia vendesi, Rizzoli, 2014, pag ni.html

2 ******************************************* I FRATI RITRATTANO: LA BUNDESBANK APRE LE PORTE A UN BLITZ DI QE Postato il Mercoledì, 26 marzo DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD Telegraph L'ultimo baluardo sta cadendo. Anche la venerabile Bundesbank sta arretrando come i gamberi verso un quantitative easing. Sembra che l inflazione in calo in Germania abbia finalmente tolto dalle sue certezze ideologiche il sacerdozio monetario. Oppure, per dirla in altro modo, il Pfennig si è accorto che l Eurolandia è a un passo dalla trappola deflazionistica, un risultato che potrebbe determinare il caos a causa delle dinamiche debitorie dell'europa meridionale, rendendo impraticabile l'euro e, in ultima analisi, infliggere danni enormi alla Germania. Il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, non era proprio giulivo per il QE nel commento rilasciato a Market News questa mattina, questo va detto, ma il fatto segna un netto cambiamento politico. "Le misure non convenzionali prese in considerazione sono un territorio in gran parte inesplorato. Ciò significa che dobbiamo discutere sulla loro efficacia, e anche sui costi e gli effetti collaterali, ha detto: "Questo non significa che un programma di QE sia da escludere assolutamente. Ma dobbiamo fare in modo che il divieto di monetizzazione sia rispettato." Almeno possiamo mettere in soffitta l'argomento fasullo secondo cui il Trattato dell UE (Articolo 123) vieta i QE da parte della Banca Centrale Europea. Questa tesi è stata sempre una cortina di fumo. Gli acquisti di obbligazioni sono di solito definiti operazioni di mercato aperto, uno strumento delle banche centrali che risale ai primordi della storia monetaria. L'acquisto di titoli a tappeto (non solo quelli degli stati insolventi) è uno strumento standard di gestione.

3 Il signor Weidmann ha detto che preferisce i tassi di interesse negativi come prima opzione. Si tratta dell ammissione da parte della BCE di quanto sia allarmata dalla forza dell'euro, che si sta avvicinando alla soglia del dolore di 1,40 dollari, dal momento che i tassi negativi sono un modo ultrasicuro per far abbassare il prezzo della valuta. "Se si voleva contrastare le conseguenze di un forte apprezzamento dell'euro per le prospettive inflazionistiche, i tassi negativi sembrano comunque essere una misura più appropriata di altre", ha detto. Proprio così. Christine Lagarde del FMI ha riferito che il rischio deflazione in Europa può essere dato al 20 per cento, parecchio, visto i danni che potrebbe fare. Infatti, come spiegato da un articolo del FMI, il problema è già enorme anche a livelli bassissimi di inflazione. Sappiamo tutti cosa potrebbe spingere l'europa oltre l ostacolo. La Cina ha investito lo scorso anno 5 trilioni di dollari in capitale fisso, tanto quanto Stati Uniti e Europa insieme, creando un ulteriore eccesso nell'economia mondiale. Ciò sta inviando un impulso deflazionistico in Europa, ancor di più se si pensa che la Cina ha svalutato lo yuan del 2% quest'anno. Come si può vedere dal grafico qui sotto, questa mattina dalla Spagna abbiamo avuto un fresco allarme deflazionistico. L inflazione alla produzione è al -2,9%. L indice HICP di Eurostat sull'inflazione "a tassi costanti" - al netto dell austerità - dimostra che 23 dei 28 paesi dell'unione Europea hanno visto un calo dei prezzi negli ultimi sette mesi. In parole povere, l'inflazione da giugno sta correndo a un tasso inferiore all 1% in Francia, al 2% in Olanda, Belgio e Slovenia, meno del 4% in Italia, Spagna e Portogallo, meno del 6% in Grecia, e meno del 10% a Cipro. Svezia e Svizzera sono già in deflazione.

4 Sono tutti a sperare in un QE, come alcuni in Germania riconoscono. Il direttore di DIW, Marcel Fratzscher, ha detto il mese scorso che la BCE dovrebbe effettuare acquisti mensili di obbligazioni per 60 miliardi di. Per la BCE è giunto il momento di agire. Altrimenti l'europa rischia di cadere in una pericolosa spirale verso il basso", ha detto. "La BCE deve contrastare la minaccia di deflazione con rapidità e decisione, e lanciare un programma di larga scala per l acquisto di obbligazioni sul modello della Federal Reserve", ha detto. La quantità mensile dovrebbe essere pari allo 0,7 per cento del debito pubblico dell eurozona, quindi paragonabile al "QE3" degli Stati Uniti. Gli storici osservano questo episodio e si chiedono come la BCE possa giustificare di aver permesso un'inflazione che si è ripiegata allo 0,7%, di aver lasciato che l aggregato M3 si sia atrofizzato sullo zero per nove mesi, e di aver lasciato contrarre il credito in tutta l UEM per mesi e mesi a un ritmo accelerato. Mario Draghi della BCE ha molte qualità, ma le sue reiterate affermazioni di un assenza di rischio deflazionistico in Europa e che la situazione è simile a quella del Giappone alla fine degli anni 90 - non sono molto edificanti. Ieri a colazione ho parlato col professore di Tokyo Motoshige di questo parallelo col Giappone. (È membro del Consiglio sulle Politiche Economiche e Fiscali del Giappone ed è un architetto chiave dell Abenomics). "L'Europa è in una posizione molto simile a quella del Giappone negli anni 90, ha detto, annuendo vigorosamente sul fatto che la BCE sia compiacente con sé stessa. Per alcuni aspetti la zona euro è in una forma peggiore, perché manca di un sistema bancario e fiscale unificato, o di un governo coerente che sia in grado di prendere decisioni rapide in caso di crisi, ha detto. È una questione interessante sapere se la Bundesbank possa facilmente appoggiare un QE dopo che la Corte costituzionale tedesca ha stabilito il mese scorso in tono imperioso che il piano di salvataggio della BCE per le obbligazioni di Italia e Spagna (OMT) è probabilmente "arbitrario". Ha affermato che l OMT "eccede il mandato di politica monetaria della BCE, viola le competenze degli Stati membri, e trasgredisce il divieto di finanziamento monetario del bilancio". La sentenza non vieta gli acquisti di obbligazioni da parte della BCE in quanto tali, ma alza l asticella politica per il quantitative easing a un livello quasi irraggiungibile. L'ironia è che Weidmann di Bundesbank è lui stesso responsabile per la ferocia della sentenza della Corte. È stato lui che alle udienze ha testimoniato in modo tranciante - anche se educato, come sempre - contro le politiche della BCE.

5 Riuscirà ora a liberarsi dalla sua stessa trappola? ******************************** AMBROSE EVANS-PRITCHARD Telegraph Link: Monks recant: Bundesbank opens the door to QE blitz Scelto e tradotto per da SUPERVICE IL "COLLASSO" DELLA SOCIETÁ MODERNA È UNA POSSIBILITA' Postato il Martedì, 25 marzo DI NAFEEZ AHMED Guardian Blog Countercurrents Un nuovo studio sponsorizzato dal Goddard Space Flight Center della NASA ha evidenziato la possibilità che la civilizzazione industriale globale potrebbe collassare nei prossimi decenni a causa dello sfruttamento insostenibile delle risorse e della crescente disuguaglianza nella distribuzione delle ricchezze. Notando come le preoccupazioni per il collasso sono spesso considerate marginali o controverse, lo studio cerca di dare un senso ai quei dati storici convincenti che dimostrano come il processo di crescita e susseguente collasso è in realtà un ciclo ricorrente di tutta la storia. I casi di brusche interruzioni di intere civiltà a causa di improvvisi collassi spesso durati secoli sono stati piuttosto comuni." Il progetto di ricerca si basa su un nuovo modello multidisciplinare, l Human and Nature Dynamical (HANDY), guidato dal matematico Safa Motesharri del National Socio-Environmental Synthesis Center, finanziato dalla National Science Foundation statunitense, in associazione con un gruppo di scienziati sociali e naturalistici. Lo studio basato sul modello HANDY è stato accettato per

6 la pubblicazione sull Elsevier, la rivista peer-reviewed dell Ecological Economics. Da tutti i dati storici inseriti, risulterebbe che le civiltà complesse sono suscettibili al collasso, sollevando quindi domande sulla sostenibilità della civilizzazione moderna: "La caduta dell impero romano e degli ugualmente avanzati (se non ancora di più) Han, Maurya e Gupta, così di molti altri imperi mesopotamici, sono tutte testimonianze del fatto che civiltà complesse, creative, avanzate e sofisticate possono essere sia fragili che transitorie." Studiando le dinamiche uomo-natura di questi antichi casi di collasso, il progetto identifica i principali fattori correlati che spiegano il declino di queste civiltà, un qualcosa che potrebbe aiutare a determinare il rischio di collassi futuri: principalmente Popolazione, Clima, Acqua, Agricoltura ed Energia. Tali fattori possono portare al crollo quando convergono per generare due aspetti sociali fondamentali: lo sfruttamento eccessivo delle risorse dovuto alla pressione esercitata sulla capacità di carico ecologica", e "la stratificazione economica delle società in Elite [ricchi] e Masse (o "Popolo") [poveri]." Questi processi sociali hanno giocato un ruolo centrale nelle caratteristiche o nel processo del collasso, in ciascuno dei casi esaminati relativi agli ultimi cinquemila anni." Al momento, gli alti livelli di stratificazione economica sono direttamente correlati al consumo eccessivo delle risorse, e sono le Elite, stanziate in larga parte nei paesi industrializzati, che determinano questi due aspetti: "[ ] l accumulo di surplus non viene distribuito in modo uniforme nella società, ma viene invece controllato da una Elite. La massa della popolazione, che produce la ricchezza, ne riceve solo una piccola parte, di solito pari o appena superiore ai livelli di sussistenza." Lo studio sfida coloro che sostengono come la tecnologia riuscirà a risolvere questi problemi grazie ad aumenti di efficienza: "I cambiamenti nella tecnologia possono aumentare l efficienza nell uso delle risorse, ma tendono anche a far salire il consumo pro-capite e quindi la quantità delle risorse estratte, facendo sì che, fatte salve politiche specifiche in materia, l incremento dei consumi spesso compensa la maggiore efficienza nell uso delle risorse stesse. L aumento della produttività in agricoltura e nell industria nel corso degli ultimi due secoli è dovuto a un incremento (piuttosto che a un decremento) della produzione delle risorse, nonostante ci siano stati fortissimi miglioramenti di efficienza in tutto il periodo. Ipotizzando una gamma di scenari possibili, Motesharri e i suoi colleghi hanno concluso che, basandosi sulle condizioni che riflettono da vicino la realtà del

7 mondo odierno [ ], noi pensiamo che il collasso sia difficilmente evitabile. Nel primo di questi scenari, la civilizzazione: "[...] sembra aver mantenuto un percorso di sostenibilità per un lungo periodo di tempo ma, anche prendendo in considerazione un tasso ottimale nel decremento delle risorse e iniziando con un piccolo numero di persone nelle Elite, queste ultime finiscono per consumare troppo, provocando carestie negli strati popolari, provocando inevitabilmente il crollo della società. È importante notare che questo collasso di Tipo-L è dovuto a una carestia provocata dalle disuguaglianze, che causa a sua volta la perdita di posti di lavoro, e non un collasso della Natura. Un altro scenario si concentra sul ruolo del continuo sfruttamento delle risorse, concludendo che con un più alto tasso di decremento delle risorse disponibili, il declino del Popolo avviene più rapidamente proprio mentre le Elite continuano a prosperare, ma alla fine il Popolo collassa completamente, seguito dalle Elite. In entrambi gli scenari il monopolio delle Elite sulla ricchezza le preserva dagli effetti più dannosi nel collasso ambientale per molto più tempo rispetto al popolo, permettendo loro di proseguire nel business as usual nonostante l imminente catastrofe. Lo stesso meccanismo, ipotizzano, potrebbe spiegare come i collassi storici siano stati fatti succedere da Elite che sembravano non rendersi conto della traiettoria catastrofica intrapresa (i casi più evidenti sono quelli dei romani e dei Maya). Applicando questa lezione alle nostre difficoltà contemporanee, lo studio ci avverte che: "Mentre alcuni membri della società potrebbero lanciare l allarme sul fatto che il Sistema si stia muovendo verso un collasso imminente - e per questa ragione promuovere cambiamenti strutturali nella società al fine di evitarlo -, le Elite e i loro sostenitori, che si oppongono a tali cambiamenti, potrebbero puntare sulla traiettoria della sostenibilità a lungo termine avuta sinora pur di non fare niente. Comunque gli studiosi sottolineano che gli scenari peggiori non sono affatto inevitabili, e suggeriscono che una politica appropriata e modifiche strutturali potrebbero evitare il collasso, se non addirittura spianare la strada verso una civilizzazione più stabile. Le due soluzioni chiave sono il diminuire l ineguaglianza economica così da assicurare una più equa distribuzione delle risorse, e il ridurre drasticamente il consumo delle risorse utilizzando energie rinnovabili e riducendo la crescita della popolazione: "Il collasso può essere evitato e la popolazione può raggiungere l equilibrio se il tasso pro-capite di decremento delle risorse naturali viene ridotto a un livello

8 sostenibile, e se le risorse vengono distribuite in maniera ragionevolmente equa. Il modello HANDY, finanziato dalla NASA, è uno scossone davvero credibile diretto ai governi, alle multinazionali e agli imprenditori ma anche ai consumatori perché riconoscano che il business as usual non è sostenibile, e che sono immediatamente necessari cambiamenti politici e strutturali. Anche se lo studio è fondamentalmente teorico, esistono altri studi più empirici ad esempio della KPMG e del britannico Government Office of Science che hanno avvisato che la convergenza delle crisi del cibo, dell acqua e dell energia potrebbero creare la tempesta perfetta nel giro di quindici anni. Ma queste previsioni business as usual potrebbero essere molto conservative. ***************************** NAFEEZ AHMED Guardian Blog Countercurrents Link: 'Collapse' Of Modern Civilization A Real Possibility: Study Traduzione per Come Don Chisciotte a cura di MARINA B CHI PAGA IL CONTO: ARRETRAMENTO SALARIALE E DISUGUAGLIANZA Postato il Lunedì, 24 marzo DI LUIS BUENDÍA Colectivo Novecento Per anni hanno cercato di convincerci delle meraviglie di un modello di produzione ben riassunto nella famosa frase del Presidente: La Spagna sta andando bene. Oggi sono evidenti i numerosi spigoli della forgiatura di questo modello, e anche delle sue conseguenze. Ora andremo a discutere della disuguaglianza, analizzando cosa è successo prima e dopo lo scoppio della crisi, con gli effetti della socializzazione delle perdite.

9 Ponendoci negli anni precedenti all attuale crisi economica, nei tempi della prosperità, la quota di quello che veniva prodotto che era destinata ai lavoratori sotto forma di remunerazione (quota dei salari) era scesa dal 66,1 % del PIL nel 1998 al 61,2% nel Questa quota dipende dall'evoluzione di due fattori: salari e occupazione. In quegli stessi anni sono stati creati in Spagna più di 6 milioni di posti di lavoro, quasi un terzo di quelli creati in Europa, che allora era a 15 membri, e per questo il tasso di disoccupazione si ridusse della metà. Questa riforma, una pietra miliare per l'economia spagnola, non si è tradotta in un miglioramento della quota dei salari sul reddito totale. Il motivo è nella scarsa crescita dei salari, ma soprattutto perché i redditi da capitale (i profitti, soprattutto aziendali, e i proventi finanziari) sono cresciuti molto più rapidamente del reddito da lavoro, accentuando la disuguaglianza, anche perché sono molte meno le persone che vivono dei frutti del capitale rispetto a quelli che dipendono dal lavoro. C è stata una regressione dei salari, un decremento che si è verificato anche nel contesto di una crescita dell economia e anche dell'occupazione. Per poter ridurre queste disuguaglianze lo stato ha cercato di intervenire in un processo chiamato redistribuzione del reddito, quindi è normale che la distribuzione del reddito sia più diseguale prima di questi interventi. Ci sono due componenti principali, e tutte e due fanno parte del cosiddetto stato sociale : i redditi e la spesa pubblica. Dalla fine degli anni novanta e nello scorso decennio c è stata anche un'erosione nella capacità redistributiva dello Stato sul lato delle entrate, a causa dell applicazione di nuove riforme fiscali. Così, nonostante l'aumento delle entrate fiscali in percentuale del PIL, c'erano imposte con una minor capacità redistributiva. La cosa è stata accentuata da un altro aspetto: se tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta avevamo assistito a una convergenza della spesa sociale (misurata come percentuale del PIL) tra la Spagna e il resto d'europa, dalla metà degli anni Novanta il processo è andato in direzione opposta, con la Spagna che si è collocata al di sotto della media europea. A causa di queste politiche, lo Stato aveva meno strumenti per poter ridurre la povertà, questo anche prima dell'avvento della crisi: nel 2006 il tasso di povertà era sceso dal 24% al 20% a causa dell intervento dello Stato, mentre la riduzione media in Europa aveva raggiunto i 10 punti percentuali (dal 26% al 16%): la disuguaglianza in Spagna era comunque tra le più alte dell Europa a 15. Inoltre, buona parte della sempice crescita dei salari era stata assorbita da una minuscola frangia della popolazione, l 1% più ricco, formato da top manager, stelle televisive o dello sport, eccetera, che percepiscono i loro introiti sotto forma di salario, ma in quantità esorbitante rispetto agli altri dipendenti. Questo 1% è passato dal 8,1% dei redditi dell'intera economia nel 1998 all'8,9% nel 2007.

10 Parlando dell altra grande fonte di disparità, quella di genere, è certamente istruttivo che, nonostante la riduzione delle differenze durante la fase di espansione - grazie alla maggiore crescita del tasso di occupazione femminile - e una lieve contrazione del divario salariale - misurata come differenza di retribuzione oraria lorda tra donne e uomini -, il tasso di occupazione femminile era di 25 punti percentuali inferiore a quello maschile, con le donne che guadagnavano il 12% in meno degli uomini per lavori simili. Naturalmente, lo scoppio della crisi ha peggiorato questa tendenza. Particolarmente drammatico è stato l'aumento della disoccupazione: la crisi ha inghiottito milioni di posti di lavoro con la stessa voracità con la quale li aveva creati, mostrando quanto sia effimero un modello di produzione disastroso. Il passaggio del tasso di disoccupazione dall'8,3% del 2007 al 25% nel 2012 ha tre implicazioni: in primo luogo, la disoccupazione è un evidente problema finanziario personale, ma anche collettivo o politico, nella misura in cui serve a disciplinare l insieme dei lavoratori, che mettono da parte le rivendicazioni sul posto di lavoro. D'altra parte, in uno stato sociale come quello spagnolo in cui le prestazioni fondamentali - come l indennità di disoccupazione o le pensioni dipendono dalla storia lavorativa, l'aumento della disoccupazione ha un impatto negativo sui redditi di ampie fasce della popolazione. E, infine, il forte aumento del numero di disoccupati è un onere per i conti pubblici sul lato della spesa, ma anche su quello delle entrate fiscali dei contribuenti. Una maggiore disoccupazione provoca un ulteriore calo della quota dei salari sul reddito collettivo. Il lavoro redistributivo dello stato è stato pregiudicato dai tagli di spesa che sono stati spietati con le strutture che formano lo stato sociale. Considerando solo le principali voci di spesa relative ai servizi, le stime più recenti valutano questo taglio in un minimo di 15 miliardi di euro tra il 2010 e il 2013, che equivalgono a un ottavo dei soldi che sono stati spesi per salvare le banche. A

11 questi vanno aggiunti le riforme fiscali, con un aumento indiscriminato delle imposte indirette (come l'iva) che incidono di più su chi ha meno. Abbiamo assistito alla distruzione della capacità redistributiva dello stato, che, come avevo già segnalato, già partiva da livelli modesti. Di conseguenza, la disuguaglianza è aumentata in tutte le sue dimensioni e manifestazioni. Il 35% della popolazione più povero ha visto i suoi redditi ridursi tra il 10% e il 45% tra il 2007 e il 2010, a fronte di cali medi compresi tra il 5 e l'1% per il 10% più ricco. Nel frattempo, il coefficiente di Gini (che oscilla tra 0 e 1, come indice tra uguaglianza e disuguaglianza assoluta) è aumentato dallo 0,313 nel 2008 allo 0,340 nel 2011 (mentre la media dell'ue 0,30). Inoltre, lo smantellamento dei servizi sociali di base ha fatto tornare a casa un gran numero di donne nel loro ruolo di "custodi di ultima istanza", vittime di uno stato sociale prima mediocre e ora in rovina. Ciò contribuisce a spiegare perché il tasso di disoccupazione sembra per loro migliore, ma solo perché hanno abbandonato il mercato del lavoro; l'impatto avuto sui diritti economici redditi, prestazioni e altro ha fatto arretrare la Spagna di alcuni decenni. Inoltre, una relazione delle Comisiones Obreras ha stimato che la povertà tocca il 28% della popolazione (ancora una volta con una più alta incidenza tra le donne), mentre i dati della Croce Rossa indicano che il 42,3% degli spagnoli non può permettersi di utilizzare il riscaldamento in inverno. Nel frattempo, leggiamo stupefatti che i milionari hanno visto crescere i propri SICAV o che alcuni stilisti o gioiellieri di lusso si sono insediati proprio ora per la prima volta nelle grandi città spagnole. La crisi, ovviamente, non colpisce tutti allo stesso modo. In definitiva, partendo da livelli di disuguaglianza significativamente più elevati rispetto ai paesi nostri vicini, le politiche attuate in questi ultimi anni in generale, e le misure adottate in seguito allo scoppio della crisi in particolare, non hanno fatto altro che acuire queste tendenze. Inoltre, queste relazioni economiche hanno la loro correlazione nei rapporti di potere, e questo è ciò che vedremo in seguito. **************************************** Capitolo 5 del libro Lo llamaban democracia. De la crisis económica al cuestionamiento de un régimen político (Colectivo Novecento) Link: Scelto e tradotto per da SUPERVICE

12 il gioco delle sedie dei DIRIGENTI pubblici Milano, 26 marzo :15 La ragnatela dei mandarini di Francesco Daveri e Francesco Giavazzi Nel presentare il suo governo al Senato Matteo Renzi, parlando dei dirigenti pubblici, non ha usato mezzi termini: «Non può esistere la possibilità di un dirigente a tempo indeterminato che fa il bello e il cattivo tempo». Dopo le parole sono arrivati i fatti. Nei suoi primi trenta giorni, il governo ha cambiato dieci capi di gabinetto su sedici: Economia, Sviluppo, Istruzione, Giustizia, Affari regionali, Riforme, Lavoro, Funzione pubblica, Ambiente e Cultura. Ma le conferme hanno riguardato sei ministeri fra i più pesanti: Interno, Esteri, Difesa, Infrastrutture, Salute e Agricoltura. È presto per dire se è una vera svolta, come vorrebbe il premier, ma almeno sono stati sostituiti due terzi dei capi gabinetto: non era forse mai accaduto. Non basta però cambiare un alto funzionario: tutto dipende da chi si sceglie per sostituirlo. Per ora, con i capi gabinetto, Renzi ha proceduto come nel gioco delle sedie. Quando parte la musica tutti si alzano, per poi sedersi in un altro posto non appena la musica si interrompe. Ma, diversamente dal gioco delle sedie, qui c è sempre posto per tutti. All Economia, è arrivato Roberto Garofoli, fino a ieri alla segreteria generale di Palazzo Chigi. Il nuovo capo gabinetto dell Ambiente, Guido Carpani, svolgeva lo stesso incarico alla Funzione pubblica, dove al suo posto è arrivato Bernardo Polverari, fino a ieri «consigliere segretario» alla Camera. Il precedente capo gabinetto dell Istruzione, Luigi Fiorentino, ora svolge lo stesso compito agli Affari regionali. Questo gioco delle sedie dipende dal fatto che le informazioni che consentono a un ministero di operare sono patrimonio di un ristretto numero di funzionari pubblici. Queste informazioni sono custodite gelosamente perché costituiscono l essenza del loro potere. Se un nuovo ministro assume un alto dirigente esterno alla nomenklatura, costui non saprà da dove cominciare e il ministro non riuscirà a fare alcunché per molti mesi. Un lusso che il governo Renzi non può permettersi. E così la discontinuità annunciata dal presidente del Consiglio finora si è ridotta a spostare funzionari da un ministero all altro. E dove sta scritto che un giurista sia sempre il miglior capo gabinetto? Fra i sedici di questo governo i non giuristi sono solo quattro. Uno (Giampaolo D Andrea, ora alla Cultura dopo i Rapporti con il Parlamento) è un professore universitario di Storia contemporanea, due (Alessandro Fusacchia, ora all Istruzione dopo gli Esteri e lo Sviluppo, e Roberto Cerreto, ora alle Riforme dopo la presidenza del Consiglio) sono dottori di ricerca in Scienze politiche. Uno solo (Ferdinando Ferrara, confermato all Agricoltura) è laureato in Economia. Nessun ingegnere, ad esempio, neppure al ministero per le Infrastrutture, dove il capo gabinetto, Giacomo Aiello, è anche lui un giurista. Chiusa, in modo un po deludente, la partita dei gabinetti, il governo ha tempo fino al 22 maggio per confermare, ed eventualmente sostituire, i capi dipartimento, cioè i responsabili del funzionamento dei ministeri. Senza discontinuità più marcate nella provenienza e nella cultura di chi occupa questi posti, le riforme del governo rischiano di rimanere lettera morta. Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Il modello italiano di selezione della dirigenza (il 92 per cento dei dirigenti è selezionato dall interno, con concorsi pubblici e rapporti di lavoro a tempo indeterminato, e dunque soggetti a limitata mobilità interna)

13 produce inamovibilità, proprio ciò che Renzi vorrebbe correggere. Per farlo si potrebbe cominciare, come suggeriscono Bellè e Valotti in I manager pubblici che vogliamo (Ebook Rcs, collana «Idee per la crescita»), creando una sola lista di idonei a essere dirigenti (invece delle due fasce attuali) all interno della quale le amministrazioni potrebbero trovare i candidati adatti per svolgere incarichi triennali descritti in modo esplicito. La selezione degli idonei dovrebbe avvenire accertando le competenze manageriali più che le conoscenze giuridiche. Il tutto accompagnato da una «pagella per dirigenti», cioè meccanismi di valutazione che leghino una parte della remunerazione al raggiungimento degli obiettivi prefissati, con forme di rotazione e mobilità obbligatoria tra un incarico e l altro in funzione dei risultati ottenuti negli incarichi precedenti. Significherebbe muoversi verso il modello anglosassone, dove i dirigenti pubblici sono scelti secondo modalità analoghe a quelle del settore privato, con contratti e incarichi a tempo determinato. Il risultato è una maggiore mobilità, che rende il confine tra pubblico e privato più facilmente valicabile. Il rinnovamento profondo attuato al ministero del Tesoro negli anni Novanta fu il risultato della lungimiranza di Guido Carli, il ministro di allora, che sostituì il vertice del Dipartimento del Tesoro con dirigenti tutti assunti dall esterno (compreso chi scrive, Giavazzi). Sostituire i capi dipartimento non garantisce leggi meglio scritte e soprattutto applicate. Ma almeno, cercandoli al di fuori della nomenklatura dei consiglieri di Stato, si ridurrebbe l impropria coincidenza di identità fra chi scrive le norme e chi è poi chiamato a verificarne la legittimità. E forse avremmo codici e testi unici meno farraginosi, oggi miniera di cause, ricorsi e contenziosi. Insomma, se non si cambia radicalmente la cultura dei funzionari pubblici le riforme non si fanno, e se anche si fanno difficilmente verranno attuate. Lasciare la gestione dello Stato e l attuazione delle leggi a chi per decenni ha dimostrato di non saperlo o, più probabilmente, non volerlo fare non è il modo per cambiare il Paese. Ci sono solo otto settimane per farlo. 26 marzo :15 i dati di via XX settembre Milano, 26 marzo :06 Fisco: nel 2012 metà degli italiani ha dichiarato sotto i 15mila euro Cresce il divario tra ricchi e poveri, la Lombardia dichiara i redditi più alti, fanalino di coda la Calabria. I Paperoni: il 5% dei contribuenti dichiara un quarto del totale di Redazione Online Nell annus horribilis della crisi in Italia, il 2012, il 50% dei contribuenti ha vissuto con poco più di mille euro al mese. Il dato è eclatante e fotografa un paese in cui tutte le buste paga si fanno inesorabilmente più sottili (per tutti: dipendenti, autonomi e imprenditori; si salvano i pensionati) ma dove i così detti Paperoni non sentono affatto la crisi: una minuscola fetta di contribuenti, il 5%, dichiara un quarto del totale. E stupirà anche un altro dato, tra quelli raccolti dalle dichiarazioni dei

14 redditi del 2012 e diffusi oggi dal ministero dell Economia: in Italia possediamo case all estero per un valore complessivo di 23 miliardi di euro. Intanto, il 90% degli italiani dichiara un reddito fino a euro. I redditi medi Più di 41,4 milioni di contribuenti hanno assolto nel 2013 l obbligo della dichiarazione dei redditi. Il numero dei contribuenti risulta in lieve aumento (+0,2%) rispetto all anno precedente. Secondo i dati, il reddito medio arriva a mala pena ai 20mila euro, per l esattezza a euro (lordi). Ma non è quello che l italiano medio si mette in tasca: «Se si sposta l attenzione sul reddito complessivo dichiarato dal contribuente mediano, che rispetto alla media non è influenzato da valori outlier (ossia particolarmente elevati) - spiega il Mef - il valore scende a euro. Ciò significa che la metà dei contribuenti non supera tale valore». Circa l 80% dei lavoratori autonomi e la stessa percentuale degli imprenditori con contabilità ordinaria dichiara al fisco un reddito inferiore a euro. Sotto la stessa soglia sono invece circa il 60% dei dipendenti e il 70% dei pensionati. Dal punto di vista della distribuzione della ricchezza, la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia ( euro), seguita dal Lazio ( euro), mentre la Calabria ha il reddito medio più basso con euro. Il divario ricchi e poveri Un divario fortissimo è quello tra ricchi e poveri: nel 2012 il 5% dei contribuenti con i redditi più alti ha dichiarato il 22,7% del reddito complessivo. Si tratta di una quota maggiore di quella dichiarata da metà contribuenti, quelli con redditi più bassi. Oltre contribuenti hanno dichiarato immobili all estero per un valore di circa 23 miliardi di euro, mentre i soggetti che risultano aver dichiarato attività finanziarie detenute all estero sono circa per un ammontare di 28 miliardi di euro. Imprenditori più poveri dei dipendenti Il dicastero di via XX Settembre fa anche un confronto tra le dichiarazioni del 2012 e quelle del 2008, l anno in cui iniziò la crisi. Gli effetti della recessione sono evidenti. Nel 2012 risultano 350 mila lavoratori dipendenti in meno rispetto al In compenso i lavoratori autonomi tra il 2008 e il 2012 sono 128mila in più. Tra il 2008 ed il 2012 il reddito medio dei lavoratori dipendenti è sceso del 4,6%, quello dei pensionati è invece cresciuto del 4,6%. Il reddito medio dei lavoratori autonomi è sceso del 14,3%, quello degli imprenditori dell 11%. Gli imprenditori sono più poveri dei lavoratori dipendenti. I lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è pari a euro. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a euro, quello dei pensionati pari a euro. 26 marzo :06 L INCHIESTA Milano, 26 marzo :01

15 Mps, Consob e Guardia di Finanza nella sede della fondazione Ipotesi di insider trading che sarebbe avvenuto nel dicembre dello scorso anno quando furono diffuse notizie di cessione di azione della banca possedute dalla Fondazione Il principale obiettivo degli ispettori della Consob, che da stamani sono nelle sede della Fondazione Mps, è quello «di una verifica sull operatività del titolo Mps nelle ultime settimane, con particolare attenzione alle sedute della Borsa del 5 e del 18 marzo». Si tratterebbe in particolare di ricostruire l operatività sul titolo Mps «alla luce del flusso informativo che l aveva accompagnata» aggiunge la stessa fonte secondo la quale «sullo sfondo potrebbe esserci anche un ipotesi, tutta da verificare, di abuso di mercato». Il 5 marzo il titolo di Mps ebbe un vero e proprio boom, salendo del 19,24%. Tra le ipotesi circolate anche quella della vendita di un pacchetto da parte della Fondazione che, il giorno successivo, venne smentita dall ente. Il 10 marzo fu la famiglia Aleotti a comunicare di aver ceduto, proprio il 5 marzo, il 3% della sua quota scendendo così all 1% nel capitale del Monte. Lo stesso giorno, con una nota, la Fondazione comunicò di aver venduto un pacchetto pari a 1,58% del capitale, scendendo, per la prima volta, sotto il 30% (al 29,9%). Il 18 marzo, a mercato chiuso, l ente presieduto da Antonella Mansi, aveva poi ceduto un pacchetto pari all 11,98%, con accelerated bookbuilding curato da Morgan Stanley, attestandosi così al 15,06% nel capitale di Mps.Funzionari della Consob e militari della Guardia di Finanza sono nella sede della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, a palazzo Sansedoni, dove hanno avviato un ispezione. L ispezione della Consob e della Guardia di Finanza riguarda un ipotesi di insider trading che sarebbe avvenuto nel dicembre dello scorso anno, quando furono diffuse notizie di cessione di azione ordinare della banca Mps possedute dalla Fondazione. L esposto alla Procura La diffusione delle false notizie relative alla presunta cessione da parte della Fondazione di azione possedute in Mps, che determinarono per alcuni giorni anomalie nell andamento del titolo in borsa, sono state oggetto di un esposto alla Procura della Repubblica di Siena da parte della presidente della stessa Fondazione Antonella Mansi. Ne è derivato un nuovo fascicolo giudiziario per insider trading e manipolazione del mercato. Nell ambito di tale indagine, il 24 gennaio scorso la presidente della Fondazione è stata ascoltata per quattro ore dai pm in qualità di persona informata sui fatti. Il verbale è stato secretato. Mentre la Procura procede per eventuali profili di rilievo penale, la Consob, assistita da militari del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, sta approfondendo eventuali fatti di rilievo amministrativo ed in questo contesto si inserisce l ispezione avviata questa mattina nella sede della Fondazione. 26 marzo :01 Rocca Salimbeni Mansi sentita dai pm. Il nodo delle cessioni

16 Milano, 26 marzo :17 Montepaschi, faro della Procura sui movimenti in Piazza Affari La presidente della Fondazione Mps ascoltata come persona informata sui fatti in un nuova inchiesta per insider trading e manipolazione del mercato di Fabrizio Massaro SIENA - Alle ore 16 Antonella Mansi entra nell ascensore della Procura: «Sono qui per colpa vostra. Così capite che si fa sul serio», è l unica battuta ai cronisti. I tre pm titolari dell inchiesta su Mps, Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, e il colonnello della Guardia di Finanza Pietro Bianchi, vice comandante del nucleo Valutario, hanno ascoltato la presidente della Fondazione Mps come persona informata sui fatti in un nuova inchiesta per insider trading e manipolazione del mercato. La Mansi è rimasta in Procura 4 ore e il verbale è stato secretato. Filtra solo che è stato un colloquio «sereno, interessante e proficuo». L interrogatorio Dopo l interrogatorio di mercoledì prossimo degli ex vertici di Mps Antonio Vigni e Giuseppe Mussari al processo-stralcio per ostacolo alla vigilanza, i pm approfondiranno questo nuovo filone, che parte della indiscrezioni di stampa sui piani della Fondazione ma che promette di allargarsi agli interessi che si stanno muovendo «oltre e sopra» l ente in relazione alla partita della sistemazione del suo 33% circa per pagare i 340 milioni di debiti residui. Insomma su chi potrebbe muoversi dietro le quinte. E non si tratta di un «modello 45», cioè di indagini esplorative ma di ipotesi di reato specifiche. Nei prossimi giorni altri soggetti potrebbero essere ascoltati dai pm, in un indagine che si prospetta delicata, visto che Mps deve far partire a maggio un mega-aumento di capitale da 3 miliardi. Palazzo Sansedoni aveva presentato un esposto dopo la fuga di notizie sul piano che prevede «la messa in sicurezza dell ente» attraverso la vendita della quota (anche integrale) in Mps. La Fondazione vuole chiudere la partita per febbraio cedendo le azioni a investitori strategici o a una banca, mentre circola ancora l ipotesi della soluzione di sistema con l intervento delle Fondazioni (Cariplo in testa) anche se in tutti i casi resta il nodo del prezzo. Intanto ieri il Tar ha confermato la multa da 541 mila euro inflitta da Bankitalia a Mussari per le presunte violazioni nell emissione del bond Fresh da 1 miliardo, servito a finanziare parte dell acquisto di Antonveneta. 26 marzo :17 I verbali di Grilli al centro dell indagine Milano, 26 marzo :28

17 Nuova inchiesta sui debiti della Fondazione Mps L inchiesta bis nata dal fascicolo principale sull acquisizione di Antonveneta 1,1 miliardi i debiti contratti dalla Fondazione Mps per gli aumenti di capitale della banca di Fabrizio Massaro MILANO Si sposta sulla Fondazione Mps il faro della procura di Siena che indaga su Mps e sull acquisizione di Antonveneta per 9 miliardi a fine 2007 e su come l operazione fu finanziata. Mentre l indagine principale a carico degli ex vertici e manager a cominciare da Giuseppe Mussari e Antonio Vigni per ostacolo alla vigilanza, manipolazione del mercato, insider trading e falso in prospetto approda giovedì in udienza preliminare, i pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso hanno avviato un inchiesta-stralcio, sembra per ostacolo alla vigilanza, su come la Fondazione Mps abbia potuto accumulare fino a 1,1 miliardi di debiti nei due aumenti di capitale di Mps del 2008 e del 2011, sottoscritti integralmente per non diluirsi sotto il 50%. I due aumenti hanno messo a rischio il patrimonio dell ente di Palazzo Sansedoni allora presieduta da Gabriello Mancini e contemporaneamente hanno fatto concentrare in maniera eccessiva il patrimonio della Fondazione sulla banca conferitaria. Per questo motivo ieri sono stati sentiti come persone informate sui fatti l ex ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, e Giovanni Sabatini, ex dirigente generale (dg) della direzione IV, quella sui servizi bancari e finanziari, e dal 2009 dg dell Abi, alla presenza anche del comandante del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, il generale Giuseppe Bottillo e del colonnello Pietro Bianchi, cui l indagine è affidata. I pm in particolare vogliono approfondire come la Fondazione sia stata autorizzata a sottoscrivere 490 milioni di obbligazioni Fresh nel 2008: l ente, non disponendo di liquidità, scelse di sottoscrivere dei titoli derivati, cosiddetti Tror, di fatto prendendo a prestito il capitale ma rimanendo esposto alle oscillazioni di valore del Fresh stesso. Nel 2011 invece l ente sottoscrisse un prestito da 600 milioni dando in pegno le sue azioni Mps. Uno dei punti centrali di questa nuova indagine sono le dichiarazioni dell ex ministro dell Economia, Vittorio Grilli, che ai tempi degli aumenti di capitale era direttore generale del ministero, sentito a Roma a settembre Grilli allora non seguì direttamente l autorizzazione ma si informò sul tema: «Il ministero aveva chiesto informazioni quanto ai Fresh. Mi sembra ci capire che da questa autorizzazione non fosse chiarito completamente la portata finanziaria dell operazione Fresh». Esistono agli atti delle note scritte dell allora direttore generale in cui sarebbe indicato di «non procedere»: Agli atti c è una nota manoscritta da Grilli, che i pm mostrano all ex dg, in cui è scritto tra le altre cose «non procedere». L annotazione, sottolineano i pm, recita «mi pare cosa rilevante per non essere passata da me». Il documento risale a luglio 2008, mentre dice Grilli «l autorizzazione era stata già data sin da febbraio. Sabatini però non c era più. Rivera (Alessandro, successore di Sabatini alla direzione IV, ndr) probabilmente mi diede delle spiegazioni che non ricordo esattamente.... La mia eventuale preoccupazione era relativa all aumento della concentrazione di rischio e che fossero state valutate tutte le conseguenze Peraltro come ministero sul punto non disponiamo di poteri pregnanti come Bankitalia: disponiamo solo di una moral suasion verso i vigilati». E continua: «Quando io restituii il carteggio (a Rivera, ndr) gli dissi che cose così rilevanti dovevano passare da me, come accadde quella successiva, cioè in occasione del successivo aumento di capitale». L operazione del 2011, spiega sempre Grilli, «era dovuta ad una fase correttiva... tenuto conto del portafoglio di titoli di Stato detenuto da Mps.... Quanto alla

18 Fondazione, l autorizzazione è stata data per l importanza di finalizzare un aumento di capitale a salvaguardia dell integrità della banca stessa e quindi dell investimento stesso della Fondazione. Non essendo contra legem era poi nel giudizio della Fondazione considerare bene i rischi.... La preoccupazione del Tesoro era anche quella di salvaguardare il sistema finanziario italiano». 26 marzo :28 Bce potrebbe acquistare titoli di Stato Primo passo del «falco» Weidmann Apertura della Bundesbank per le misure non convenzionali stile Federal Reserve di Fabrizio Massaro La banca centrale tedesca apre all acquisto di titoli di Stato dei Paesi europei da parte della Bce come misura per evitare la deflazione e a tassi di interesse negativi, sulla scorta delle misure già adottate dalla Federal Reserve statunitense. Il possibile cambio radicale di linea, inteso anche a frenare il rafforzamento dell euro, arriva da un «falco» come Jens Weidmann, presidente della Bundesbank. In un intervista all agenzia «Market News» Weidmann ha affermato: «Le misure non convenzionali considerate sono in gran parte un territorio poco noto. Quindi dobbiamo discutere sulla loro efficacia, sui loro costi e i loro effetti collaterali. Questo non significa tuttavia che le azioni di Quantitative easing (Qe)», ovvero l acquisto di bond da parte delle banche centrali, «sia assolutamente fuori questione. Ma dobbiamo fare attenzione che venga rispettato il divieto di finanziamento pubblico con la stampa di moneta». I tassi negativi Weidmann ha anche ammesso che l euro potrebbe salire così tanto da impattare sensibilmente l inflazione. In questo caso si è detto a favore di un ulteriore calo dei tassi di interesse rispetto ad altre misure non convenzionali. «Per contrastare le conseguenze di un elevato apprezzamento dell euro sulle prospettive di inflazione, tassi di interesse negativi sarebbero più adeguati di altre misure», ha osservato Weidmann, anche se considera «discutibile» il fatto che un tasso negativo dei depositi possa avere come risultato un calo dei tassi di interesse. Il banchiere centrale ha comunque messo le mani avanti: «Stiamo parlando di uno scenario ipotetico e non di decisioni imminenti». Attualmente il tasso di interesse è dello 0,25% fissato lo scorso novembre. Euro in calo Weidmann ha anche rilevato che il recente apprezzamento dell euro non rende necessario un cambiamento dei target dell inflazione nel medio termine da parte della Bce. Martedì alle 14 il cambio euro-dollaro era in lieve calo, -0,19%, a 1,38. Il corso dei cambi è solo uno dei diversi fattori che influenza la stabilità dei prezzi, ha indicato Weidmann: «Per ora non si vede alcuna necessità di rivedere i target di inflazione nel medio termine». La Bce stima che l inflazione in Eurolandia, attualmente al lo 0,7%, salirà all 1,7% soltanto nel quarto trimestre Il presidente della Bundesbank.

19 25 marzo : MAR :59 PROTESTA DA NOBEL - ECONOMISTI DI TUTTO IL MONDO (TRA CUI UN PREMIO NOBEL) ALL ATTACCO DI RENZI E DEL MINISTRO GIANNINI PER I RISULTATI DEL CONCORSO: LA BOCCIATURA DI AUTORI DI STUDI RILEVANTI DA PARTE DELLE VOSTRE COMMISSIONI CI LASCIA PERPLESSI Lettera di protesta al governo firmata da 12 autorità mondiali nelle discipline economiche: Esclusi colleghi di grande valore mentre hanno superato l esame candidati con un curriculum di ricerca assai limitato in termini di pubblicazioni internazionali L ex senatore Nicola Rossi, oggi animatore dell Istituto Bruno Leoni: Inaccettabile Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera" La lettera che un ministro dell'istruzione non vorrebbe mai ricevere è planata sulla scrivania di Stefania Giannini il 21 marzo scorso. Tredici righe ustionanti: sia per il contenuto che per le dodici firme in fondo al foglio. Nomi pesantissimi. Dal premio Nobel per l'economia Douglass North al professore di storia economica alla London School of Economics, Stephen Broadberry. Da Jeffrey Williamson, già capo del dipartimento di Economia ad Harvard, ai docenti della Oxford University Jane Humphries e Kevin O'Rourke. Dodici autorità mondiali nelle discipline economiche, i quali manifestano al ministro Giannini, ma anche al premier Matteo Renzi, cui è stata recapitata la stessa lettera (spedita in copia anche al presidente dell'anvur, l'agenzia di valutazione

20 del sistema universitario Stefano Fantoni e al direttore generale del ministero Daniele Livon), sconcerto per i risultati degli esami di abilitazione scientifica necessari per accedere all'insegnamento accademico di Storia economica. «Ci lascia perplessi» dicono senza mezzi termini, «la bocciatura di alcuni candidati con un eccellente curriculum». Il riferimento è a «tre colleghi di grande valore»: Mark Dincecco della University of Michigan, Alessandro Nuvolari della Sant'Anna di Pisa e Giovanni Vecchi dell'università romana di Tor Vergata. «Costoro», scrivono i dodici luminari, «sono ben noti fuori dall'italia per le loro pubblicazioni, gli interventi a conferenze e seminari, gli articoli per importanti riviste e la collaborazione a progetti di ricerca internazionali». A nessuno di questi, stigmatizzano, «è stato attribuito il titolo di professore di prima fascia e sarebbe un terribile peccato se ciò impedisse loro la completa realizzazione dei programmi di ricerca: la storia economica ne risulterebbe impoverita». Ma non è finita. Perché i dodici luminari sottolineano un secondo «aspetto inquietante» dell'esito delle selezioni. Cioè che mentre i tre «colleghi di grande valore», come sono definiti Dincecco, Nuvolari e Vecchi, venivano esclusi, a superare l'esame erano «candidati con un curriculum di ricerca assai limitato in termini di pubblicazioni internazionali». E questo, conclude la lettera, «non è la direzione verso cui la storia economica italiana deve andare se vuole garantirsi il posto che le spetta all'avanguardia della ricerca nel nostro campo». A Nicola Rossi, ex senatore democratico, animatore dell'istituto Bruno Leoni e docente di Economia politica a Tor Vergata, cadono le braccia: «Con la globalizzazione le competenze e le responsabilità del nostro sistema universitario sono cambiate radicalmente. Certe cose che forse un tempo qualcuno poteva ritenere tollerabili, come una caratteristica tipicamente italiana, oggi sono da considerare del tutto inaccettabili». Dincecco, che voleva tornare in Italia, resterà quindi in America. Nuvolari continuerà forse a dirigere il dottorato di ricerca in storia economica alla sant'anna di Pisa. Mentre Vecchi ha avuto un'offerta dalla Spagna. Su lavoce.info Pierangelo Toninelli, Gianni Toniolo e Vera Zamagni hanno fatto barba e capelli agli autori della bocciatura. Gli è bastato fare il conto delle citazioni dei lavori in articoli e pubblicazioni di ciascun candidato. Arrivando alla conclusione che fra i promossi c'è chi ha avuto in tutto anche soltanto 10 citazioni, mentre sono stati considerati «non idonei a ricoprire il ruolo di professore ordinario studiosi citati 280, 349 e 664 volte». Per Dincecco, Vecchi e Nuvolari si contano rispettivamente 211, 336 e 661 citazioni. Numeri superiori a quelli degli stessi membri della commissione esaminatrice. Come del resto anche per le pubblicazioni. La cosa si può facilmente verificare su Econlit, il sito dell'associazione degli economisti americani che aggiorna scrupolosamente i curriculum internazionali di tutti i professori del settore. Affermano Toninelli, Toniolo e Zamagni che «i criptici verbali» della commissione «non consentono un'adeguata comprensione dei criteri adottati per promuovere o bocciare». Aggiungono però che «contrariamente a una prassi internazionale consolidata» la suddetta commissione «non ha preso in considerazione lavori a più mani». Escludendo in questo modo «dalla valutazione articoli pubblicati sulle migliori riviste internazionali». Come mai?

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