RASSEGNA STAMPA FALCRI 18 GIUGNO 2009 A cura di Manlio Lo Presti APOFTEGMA

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1 RASSEGNA STAMPA FALCRI 18 GIUGNO 2009 A cura di Manlio Lo Presti APOFTEGMA UNA ZINGARA(leggendo la mano al vagabondo Totò): qui è scritto che sei molto fortunato TOTO : guarda che ci deve essere un errore di stampa La zingara Lauretta Masiero e il vagabondo Totò nel film TOTO A PARIGI, 1958) Ocse, Italia: disoccupazione al 10%, ripresa nel 2010 L'Italia sta attraversando una fase di recessione profonda che si protrarrà per tutto il Il prossimo anno il paese registrerà una «lenta ripresa», ma si troverà a dover affrontare un debito pubblico in aumento verso 120% del Pil e un tasso di disoccupazione intorno al 10%. Lo sostiene l'ocse che oggi pubblica uno studio monografico sul nostro Paese, dedicando un capitolo all'istruzione pubblica e sottolineando l'importanza che l'italia riprenda il sentiero di disciplina fiscale una volta superata la fase acuta della crisi. Stime riviste: crisi più «nera», ripresa più forte Rispetto alle previsioni pubblicate lo scorso 31 marzo, oggi l'organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica rivede le stime sul Pil a -5,3% nel 2009 (da -4,3%) e +0,4% nel 2010 (da -0,4%).Minori cambiamenti per il quadro di finanza pubblica con il deficit indicato in rialzo al 6% (da 5,9% stimato a fine marzo) e il debito/pil visto in aumento fino sfiorare quota 120% e fine Strategie per il rilancio «La contrazione del prodotto continuerà probabilmente nel corso di quest'anno e per il prossimo è lecito attendersi solo una lenta ripresa» si legge nella sintesi del documento. «Quando l'economia inizierà a riprendersi, il governo dovrà impegnarsi in un serio programma di medio termine per la riduzione del debito basato sul controllo delle spese e, probabilmente, ulteriori riforme dei sistemi pensionistico e sanitario». L'organismo parigino riconosce che il sistema bancario italiano ha retto meglio alla crisi, ma sottolinea che gli istituti potrebbero aver bisogno di «ulteriore capitale». Altra nota dolente la disoccupazione che «salirà con decisione nel corso del 2009 e potrebbe raggiungere il 10% entro la fine di quest'anno». Situazione italiana «vantaggiosa» per risparmi e meno deficit Questi svantaggi saranno però attenuati dall'alto tasso di risparmi italiano e dalla relativa tenuta del settore finanziario alla crisi globale. Tra i fattori di incertezza l'ocse cita anche il rallentamento dell'export e l'incertezza sui conti pubblici. Su questi ultimi comunque l'ocse rileva che l'aumento del deficit pubblico «è più basso che in altri Paesi e a livello ciclico destagionalizzato potrebbe mostrare dei miglioramenti». Inoltre l'ocse ricorda che l'italia sconta i «lenti progressi nell'introduzione delle riforme strutturali per migliorare la competitività dei servizi e l'efficienza della pubblica amministrazione». Crisi, Obama istituisce un'autorità anti-crac Nuovi poteri alla Fed su banche e imprese la cui attività presenta un "rischio sistemico"; un consiglio superiore per coordinare l'attività delle autorità

2 finanziarie; e una autorità per gestire le crisi delle grandi imprese. Sono questi gli elementi della riforma della normativa finanziaria proposti dal presidente Obama, in un discorso anticipato in una nota dalla Casa Bianca. "Abbiamo assistito - spiega Obama nel delineare la sua 'Riforma della regolamentazione finanziaria del 21esimo secolò - a deficienze strutturali che hanno permesso ad alcune compagnie di scegliersi l'autorità cui riferire a proprio piacimento, e ad altre, come gli hedge fund (i fondi speculativi), di operare completamente al di fuori del sistema normativo". Inoltre - prosegue il presidente Usa - c'è stato lo sviluppo di strumenti finanziari, come alcuni derivati, "così complessi da mettere in difficoltà gli sforzi tesi a stabilirne il vero valore". Un sistema che ha "permesso alle banche di fare profitti dando prestiti a persone che non sarebbero mai state in grado di ripagarli, perchè il prestatore scaricava un altro". Parte della riforma proposta - che dovrà passare l'esame del Congresso - riguarda le autorità finanziarie: verrà scardinato l'attuale sistema appoggiato sull'office of Thrift Supervision, un'autorità di vigilanza sul risparmio che fa capo al Tesoro, e "verranno chiuse le falle nel sistema che hanno consentito ad importanti istituzioni di eludere le regole bancarie" - spiega Obama - e il sistema sarà dotato di una normativa bancaria omogenea. "Alzeremo i requisiti patrimoniali di tutte le istituzioni che raccolgono depositi, e i consulenti finanziari hedge fund dovranno registrarsi alla Fed". Obama propone anche che "alla Federal Reserve sia data una nuova autorità, e responsabilità, per regolare le holding bancarie e le altre grandi imprese il cui fallimento metterebbe a rischio l'intera economia": sono in arrivo requisiti patrimoniali e di liquidità più onerosi, per rendere queste aziende istituzioni "più forti" e "meno suscettibili di fallire". Al vertice delle istituzioni ci sarà un consiglio di sorveglianza "per mettere assieme le autorità dei vari mercati affinchè siano coordinate e condividano le informazioni". E per i gruppi finanziari di grandi dimensioni è in arrivo una 'resolution authority', un'autorità che "non solo - spiega Obama - metterà in pratica tutte le salvaguardie necessarie a prevenire il fallimento di queste aziende, ma creerà anche un insieme di procedure che ci permetteranno di proteggere l'economia se uno di questi giorni dovesse poi fallire". "Essenziale", dice infine Obama, la nuova autorità a protezione delle finanze dei consumatori: "potrà fissare gli standard, così che le compagnie si faranno concorrenza offrendo prodotti innovativi che i consumatori vogliono, e capiscono, davvero", dice Obama, fornendo "informazioni semplici, trasparenti e accurate". La più grande riforma dal 1929 È quella voluta da Obama per i mercati finanziari WASHINGTON - Una riforma globale del sistema normativo della finanza, «una trasformazione di dimensioni che non si vedevano dai tempi della Grande Depressione». A chiederlo è il presidente americano Barak Obama, nell'introduzione del piano di riforma delle regole per la finanza. Le nuove regole che il presidente chiede di introdurre nel settore finanziario si inseriscono in un quadro più ampio che mira a gettare le basi per un sistema economico forte e capace di resistere a future crisi. Per Obama, «il nuovo sistema finanziario statunitense deve essere trasparente, giusto e capace di proteggere i consumatori americani e la nostra economia dalla catastrofe che abbiamo visto finora», ha detto il presidente nel suo discorso anticipato in una nota della Casa

3 Bianca. «È un dato di fatto che questa crisi economica è stata causata da una mancanza di regole volte a prevenire abusi ed eccessi», ha detto Obama. «Una cultura dell'irresponsabilità si è diffusa da Wall Street a Washington fino a raggiungere la gente comune, e un settore finanziario regolato da misure varate durante la Grande Depressione del 20esimo secolo è stato spazzato via dalla velocità e dalla sofisticatezza dell'economia globale del 21esimo secolo». ats/ansa La recessione s'avvita su se stessa Uno studio mostra le analogie con la crisi degli anni 30 di ALFONSO TUOR L ottimismo non basta a generare una ripresa globale». Questo titolo, del tutto azzeccato, del «Financial Times», è l epitaffio sui tentativi messi in atto a partire dal vertice del G20 di inizio aprile a Londra di convincere che era prossima l uscita dalla crisi. Questo sforzo delle autorità politiche e monetarie era confortato dal leggero miglioramento di alcuni dati economici. Questi, in realtà, mettevano in evidenza semplicemente due fenomeni: in primo luogo che l economia non era più in caduta verticale e, secondariamente, che le imprese stavano ricostituendo le scorte ridotte al minimo nei mesi precedenti. In questi giorni la spugna è stata gettata dapprima dal vertice del G8 di Lecce, in cui i ministri dell economia hanno ammesso che è ancora troppo presto per parlare di uscita dalla crisi, e poi dalla Banca centrale europea, la quale ha previsto che quest anno e l anno prossimo le banche dei Paesi di Eurolandia accuseranno 283 miliardi di dollari di perdite dovuti a prestiti in sofferenza a causa della pesante contrazione dell economia. Queste perdite sono destinate ad aggiungersi a quelle dei titoli tossici che sono ancora nascosti nelle pieghe dei bilanci e che non sono stati finora denunciati. Di transenna, è utile ricordare che il Bafin, l organo di sorveglianza del sistema bancario germanico, stima che le sole banche tedesche abbiano ancora da denunciare più di miliardi di dollari di perdite. Se l Europa candidamente riconosce i propri guai, al di là dell Atlantico la situazione del sistema bancario è ancora peggiore, nonostante tutte le rassicurazioni della Federal Reserve e dell amministrazione Obama. La situazione non potrebbe essere diversa. La crisi è stata determinata dall esplosione dei debiti di famiglie ed imprese e dal collasso del sistema bancario, travolto dai meccanismi dell ingegneria finanziaria che esso stesso aveva creato. Come ogni famiglia sa benissimo, la riduzione dell ammontare di un enorme quantità di debiti è un processo lungo (che non si può esaurire in pochi mesi). Questo processo provoca una riduzione dei consumi, che a sua volta frena la crescita economica. La recessione aumenta il numero delle persone senza lavoro e riduce le vendite delle aziende, rendendo difficile il loro risanamento finanziario. Per contrastare questa spirale recessiva e per evitare il crollo del sistema finanziario sono scesi in campo Governi e banche centrali. Ora si può cominciare a sostenere che questi interventi di entità eccezionale hanno indubbiamente rallentato la caduta dell economia, ma non sono stati sufficienti per avviare una ripresa. Uno studio di due noti economisti, Barry Eichengreen di Berkeley e Kevin O Rourke, mette in luce che questa crisi sta seguendo pari pari quanto successo all inizio della Grande Depressione degli anni Trenta. Più precisamente, il calo della produzione industriale è uguale a quello del primo anno della Grande Depressione negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e Germania. La diminuzione è maggiore in Francia e in Italia ed è addirittura di molto superiore in Giappone. In secondo luogo, il commercio internazionale si è contratto di più e le borse hanno perso più terreno. Gli autori dello studio mettono pure in evidenza che gli interventi monetari e fiscali sono stati di dimensioni nettamente superiori a quelli degli anni Trenta e quindi vi è ancora speranza che il prosieguo della crisi sia diverso da quello degli anni Trenta. Il problema è che i dati di fatto rischiano di essere più forti delle speranze e

4 dell ottimismo di facciata. La principale ragione è semplice: questi interventi di emergenza non possono essere protratti a tempo indefinito. Essi erano pensati per dare avvio ad una ripresa che producesse anche l effetto taumaturgico di far dimenticare le cause e quindi le responsabilità dell attuale crisi. Basti ricordare che, nonostante le centinaia di miliardi di dollari iniettati nel sistema bancario in Europa e negli Stati Uniti, il sistema finanziario è in stato comatoso e le banche non falliscono solo perché vi è un implicita garanzia statale. Anche il tentativo di riorientare il sistema finanziario, affinché sia uno strumento a favore dello sviluppo dell economia reale, è stato nel frattempo archiviato, pensando di risolvere con la riforma di due regolette e un rafforzamento degli organi di sorveglianza i problemi gravissimi venuti alla luce con lo scoppio di questa crisi. Insomma, si sono spesi tanti soldi per aiutare la finanza e un po di soldi per rilanciare l economia, senza aver ottenuto risultati significativi. Quale strada verrà seguita ora? Molto probabilmente quella di raddoppiare la scommessa come in una partita a poker. Ma nell attuale economia globale gli attuali interventi, propri di una emergenza limitata nel tempo, non possono essere continuati a lungo, anche perché potrebbero cominciare a produrre effetti perversi, come una forte inflazione e svalutazioni competitive che porterebbero dritto dritto al protezionismo. Ad esempio, negli Stati Uniti il disavanzo pubblico, che già quest anno supererà il 13% del PIL, non può lievitare all infinito, così come la Federal Reserve non può stampare nuova moneta all infinito. Anche se Washington, alle prese con l acuirsi della crisi e con un sistema finanziario al collasso, tenterà di seguire questa via, il limite è posto dalla fiducia degli investitori (che sono poi i Paesi stranieri) nei titoli di stato americani e nel dollaro. In proposito negli ultimi tempi si stanno moltiplicando i segnali di preoccupazione. Le prospettive non sono allegre, perché gli Stati Uniti, e soprattutto l amministrazione Obama, hanno rinunciato a tentare di affrontare la crisi con l adozione di misure temporanee, atte ad attutirne gli effetti, e con progetti di riforma del sistema finanziario e del sistema monetario in grado di creare le premesse per una ripresa sana e duratura. Quest abdicazione americana fa sì che oggi siano gli altri Paesi, dalla Cina alla Russia fino alla Germania di Angela Merkel, a denunciare i pericoli potenziali della politica seguita dagli americani. Il cancelliere tedesco ha parlato di scelte che portano al disastro e ha invitato la Banca centrale europea a non seguire le orme della banca centrale americana. In conclusione, la ripresa non è prossima, mentre appaiono vicine altre forti eruzioni di questa crisi iniziata nell estate del 2007 con lo scoppio del bubbone dei mutui ipotecari americani subprime. LE NUOVE REGOLE ILLUSTRATE DAL PRESIDENTE USA Obama: «La riforma della finanza sarà la più grande dal 1929» Federal Reserve «super poliziotto» e una nuova agenzia che protegga i consumatori e i piccoli investitori WASHINGTON - Una riforma globale del sistema normativo della finanza, «una trasformazione di dimensioni che non si vedevano dai tempi della Grande Depressione». La strada l'ha tracciata è il presidente americano, Barack Obama, introducendo in una conferenza stampa il piano di riforma delle regole per la finanza. I PUNTI CARDINE - Una Federal Reserve «super poliziotto», una nuova agenzia che protegga i consumatori e i piccoli investitori, e il lancio di nuovi standard di capitale per le banche. Tra le proposte illustrate dal presidente Barack Obama

5 dunque nuovi poteri per la Fed nella regolamentazione delle grandi istituzioni finanziarie e requisiti patrimoniali e di liquidità più severi per gli istituti di credito. Inoltre le misure proposte mirano anche a colmare le differenze tra la regolamentazione degli Usa con quella di altri paesi. Per gli «hedge fund» ci sarà l'obbigo di registrarsi presso la Sec, mentre è prevista una regolamentazione completa per Cds e altri derivati e una nuova autorità che si occupi della ristrutturazione delle istituzioni finanziarie con importanza sistemica. Per quanto riguarda la nuova agenzia, questa dovrà vigilare sui prodotti finanziari per la clientela bancaria, tra questi i mutui e le carte di credito, decidendo gli standard necessari per l'ammissione sul mercato di questi prodotti e le regole per la concessioni di mutui e con il potere di vietare le pratiche non corrette. DERIVATI - Il presidente Obama ha chiesto anche una stretta sui derivati finanziari e sui prestiti complessi come quelli all'origine della crisi: «Proponiamo una regolamentazione complessiva dei credit-default swap e degli altri derivati che hanno minacciato l'intero sistema finanziario». Le nuove regole che il Presidente Obama chiede di introdurre nel settore finanziario si inseriscono in un quadro più ampio che mira a gettare le basi per un sistema economico forte e capace di resistere a future crisi. Per Obama, «il nuovo sistema finanziario statunitense deve essere trasparente, giusto e capace di proteggere i consumatori americani e la nostra economia dalla catastrofe che abbiamo visto finora», ha detto il presidente Usa nel suo discorso anticipato in una nota della Casa Bianca. REGOLE - «È un dato di fatto che questa crisi economica è stata causata da una mancanza di regole volte a prevenire abusi ed eccessi», ha detto Obama. «Una cultura dell'irresponsabilità si è diffusa da Wall Street a Washington fino a raggiungere la gente comune, e un settore finanziario regolato da misure varate durante la Grande Depressione del 20esimo secolo è stato spazzato via dalla velocità e dalla sofisticatezza dell'economia globale del 21esimo secolo». L'obiettivo, ha proseguito Obama, «è costruire un mercato che premi il lavoro e responsabilità e non l'avidità, l'imprudenza e l'incoscienza» e con i nostri sforzi, ha aggiunto Obama, «cerchiamo un attento equilibrio» tra libero mercato e interventismo statale. Il nuovo sistema finanziario che ha in mente Obama non deve mettere in pericolo il «sogno americano», come è successo con questa ultima crisi. «Le istituzioni finanziarie hanno obblighi verso se stesse e verso il pubblico di gestire i rischi con attenzione. Io, come presidente, ho la responsabilità di assicurare che il nostro sistema finanziario funzioni per l'intera economia», ha concluso Obama. Draghi: Crisi, ora strategie d'uscita No a politiche di bilancio espansionistiche per gestire la riduzione del debito "E arrivato il momento di iniziare a "progettare" delle strategie di uscita (exit strategies) dalla crisi economica internazionale. Lo ha affermato Mario Draghi, governatore della Banca d'italia e presidente del Financial stability board, nel suo intervento a Berlino in occasione del Wirtschaftstag "Ci troviamo ora - ha detto Draghi - nel mezzo di una strategia disegnata come risposta alla crisi. Si tratta di una strategia fondata su tre pilastri e c'è un terzo pilastro che dovremmo cominciare a considerare, le strategie di uscita. Anche se i tempi non sono ancora maturi per l'immediata attuazione di tali strategie di uscita - ha aggiunto - lo sono per cominciare a progettarle e per riflettere sulle condizioni necessarie alla loro attuazione". Tra le misure invocate dal governatore da mettere in cantiere "l'uscita da politiche

6 di bilancio eccessivamente espansionistiche per gestire la riduzione del debito pubblico e l'uscita dall'attuale orientamento delle politiche monetarie per mantenere l'ancoraggio delle aspettative di inflazione". Ora che "ci troviamo ora nel mezzo di una strategia disegnata come risposta alla crisi", occorre dare "una risposta strutturale e regolamentare che mira a ricostruire un sistema finanziario più robusto e meno soggetto al rischio sistemico" ha spiegato Draghi. "L'aumento dei deficit di bilancio, le politiche monetarie marcatamente espansionistiche in tutto il mondo hanno fatto fronte all'emergenza di segno macro", ha ricordato il governatore, e "una lezione importante di questa crisi è che il sistema l'ha affrontata con un capitale particolarmente contenuto, buffer di liquidità estremamente ridotti e un regime di capitale e valutazione con significative conseguenze pro-cicliche. Per affrontare tali tematiche, molti lavori sono in corso sul capitale e sulla liquidità bancaria". In sostanza, ha detto il governatore, "il nostro lavoro si basa sul ripristino di un sistema finanziario che operi con meno debito e sia più immune dal set di non corretti incentivi alla base di questa crisi, dove la trasparenza consenta una migliore identificazione e gestione dei rischi, la sorveglianza prudenziale e regolamentare risulti rafforzata e il sistema sia in grado di lasciar fallire le istituzioni non correttamente gestite". In secondo luogo, la chiarezza: "Siamo impegnati a costituire delle precise aspettative sul futuro contesto di regolamentazione. Costituire aspettative stabili circa il futuro assetto consentirà agli operatori di poter assumere decisioni strategiche con maggiore fiducia". In terzo luogo, "mentre la direzione è chiara, i cambiamenti da apportare dovranno essere graduali. In quarto luogo, "dobbiamo mantenere i vantaggi di mercati finanziari globali e integrati". del num I Bric all'attacco del dollaro: serve un sistema monetario più diversificato Finanzaonline.com /08:27 Ekaterinburg "epicentro della politica mondiale". Il presidente russo Dmitrij Medvedev con queste parole vuole far capire al mondo occidentale l'importanza del summit tenutosi nella capitale degli Urali tra le quattro maggiori potenze emergenti, il cosiddetto gruppo Bric (Brasile, Russia,India, Cina). Paesi che chiedono una maggiore diversificazione del sistema valutario internazionale. Insieme detengono miliardi di riserve denominate per lo più in dollari, la sola Cina detiene 763,5 mld di dollari in titoli del Tesoro americano. Le conclusioni del vertice auspicano un sistema monetario internazionale stabile, prevedibile e più diversificato. Quindi un ruolo meno preponderante per il biglietto verde. Al termine del vertice di ieri, i leader dei 4 paesi hanno poi sottolineato la necessità di dare più voce e rappresentanza ai paesi emergenti all'interno delle organizzazioni finanziarie Internazionali. Riforma Obama bocciata dall'associazione bancaria. L'Associazione bancaria americana boccia l'imponente riforma finanziaria proposta dall'amministrazione Obama. Edward Yingling Wednesdayon, presidente dell'associazione afferma: "la proposta dell'amministrazione è troppo vasta e controversa che sarà difficilmente applicabile e alimenterà grande incertezza sui mercati finanziari e tra i regolatori". Pur riconoscendo la necessità di un nuovo sistema finanziario l'associazione delle

7 banche aggiunge: "la nuova agenzia prevista dalla riforma avrebbe un potere su prestiti e servizi che va oltre la protezione dei consumatori". Obama punta sulla Fed per regolare i mercati 17/06/ Superpoteri alla Federal Reserve, la Banca Centrale americana, per controllare più da vicino e regolare i mercati, onde evitare il ripetersi di una crisi economica e finanziaria come quella attuale. Li ha proposti oggi al Congresso Usa il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Il presidente, insieme con il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, ha trasmesso al Congresso un documento di 85 pagine, in cui si propone anche l'istituzione di una sorta di agenzia per i consumatori, con poteri in settori come quello delle carte di credito. La riforma proposta mira a restaurare la fiducia nell'integrità del nostro sistema finanziario, si legge nel documento, e tocca tutti gli aspetti o quasi dei mercati finanziari. L'idea del presidente Obama è porre un termine a quella che ha definito la cultura dell'irresponsabilità. Tra i poteri conferiti alla Fed c'è quello del controllo di praticamente ogni società finanziaria che opera negli Stati Uniti, se risulterà necessario. Sono previsti controlli sui derivati, considerati tra i maggiori responsabili della crisi, come anche la possibilità, per il Tesoro, di prendere il controllo delle più grosse società finanziarie in caso di profonda crisi. Un potere che attualmente l'amministrazione non ha, e che l'anno scorso sarebbe risultate utile, nel più profondo della crisi. Abbiamo assistito a deficienze strutturali che hanno permesso ad alcune compagnie di scegliersi l'autorità cui riferire a proprio piacimento, spiega Obama nel delineare la sua Riforma della regolamentazione finanziaria del 21esimo secolo, e ad altre, come gli hedge fund (i fondi speculativi), di operare completamente al di fuori del sistema normativo. Inoltre, prosegue il presidente Usa, c'è stato lo sviluppo di strumenti finanziari, come alcuni derivati, così complessi da mettere in difficoltà gli sforzi tesi a stabilirne il vero valore. Un sistema che ha permesso alle banche di fare profitti dando prestiti a persone che non sarebbero mai state in grado di ripagarli, perché il prestatore scaricava un altro. Parte della riforma proposta, che dovrà passare l'esame del Congresso, riguarda le autorità finanziarie: verrà scardinato l'attuale sistema appoggiato sull'office of Thrift Supervision, un'autorità di vigilanza sul risparmio che fa capo al Tesoro, e verranno chiuse le falle nel sistema che hanno consentito ad importanti istituzioni di eludere le regole bancarie. Secondo Obama, il sistema sarà dotato di una normativa bancaria omogenea. Alzeremo i requisiti patrimoniali di tutte le istituzioni che raccolgono depositi, e i consulenti finanziari hedge fund dovranno registrarsi alla Fed. Obama propone anche che alla Federal Reserve sia data una nuova autorità, e responsabilità, per regolare le holding bancarie e le altre grandi imprese il cui fallimento metterebbe a rischio l'intera economia : sono in arrivo requisiti patrimoniali e di liquidità più onerosi, per rendere queste aziende istituzioni più forti e meno suscettibili di fallire. Al vertice delle istituzioni ci sarà un consiglio di sorveglianza per mettere assieme le autorità dei vari mercati affinché siano coordinate e condividano le informazioni. E per i gruppi finanziari di grandi dimensioni è in arrivo una resolution authority, un'autorità che non solo metterà in pratica tutte le salvaguardie necessarie a prevenire il fallimento di queste aziende, ma creerà anche un insieme di procedure che ci permetteranno di proteggere l'economia se uno di questi giorni dovesse poi fallire, ha auspicato Obama.

8 Essenziale la nuova autorità a protezione delle finanze dei consumatori: nel disegno dell amministrazione, potrà fissare gli standard, così che le compagnie si faranno concorrenza offrendo prodotti innovativi che i consumatori vogliono, e capiscono, davvero informazioni semplici, trasparenti e accurate. Svizzera, al via il terzo pacchetto anticrisi da 500 milioni 17/06/2009 Il governo svizzero ha deciso di avviare la fase tre delle misure anticrisi. Il terzo pacchetto contiene incentivi a sostegno dell'economia e dell'occupazione per un ammontare di 750 milioni di franchi svizzeri (500 milioni di euro). Lo ha annunciato il ministero dell'economia, precisando che il terzo step del rilancio si è reso necessario a causa del continuo degrado della situazione economicofinanziaria. Le previsioni aggiornate indicano che l'economia elvetica, particolarmente dipendente dalle esportazioni, dovrebbe subire una contrazione del 2,7% quest'anno e dello 0,4% nel Anche se gli indicatori congiunturali più recenti segnalano un rallentamento delle tendenze recessive, l'occupazione rischia una forte crisi di senza lavoro che dovrebbero salire al 3,7% dal 2,6% dello scorso anno. Inoltre, la mggior parte degli istituti di credito ha corretto drasticamente verso il basso le proprie previsioni di crescita. Il governo elvetico ha deciso di stanziare 400 milioni di franchi per contrastare la disoccupazione e incentivare la formazione. «Nel settore dell'energia, ad esempio, serve personale qualificato», cita una nota ministeriale. Il nuovo pacchetto stanzia, inoltre, 200 milioni per abbassare i premi dell'assicurazione malattia e altri 150 milioni per una riforma dell'iva che entrerà in vigore all'inizio del Il secondo pacchetto di sostegno all'economia da 700 milioni di franchi risale a febbraio mentre il primo pacchetto da 890 milioni di franchi era stato lanciato lo scorso novembre. Ocse, nel 2010 in Italia deficit al 6% La disoccupazione arriverà al 10% Bene misure anti-crisi del governo ma servono riforme strutturali ROMA (17 giugno) - Il deficit italiano «raggiungerà il 6% del Pil nel 2010, mentre il debito pubblico supererà il 115% e continuerà a crescere, nonostante un certo sforzo di consolidamento fiscale». È quanto scrive l'ocse nel rapporto sull'italia. Bene misure anti crisi, ma servono riforme strutturali. L'Ocse vede con favore le misure anti crisi che, «nonostante il limitato spazio di manovra», sono state introdotte dal governo italiano, ma raccomanda che «nel lungo periodo la performance economica può essere migliorata con riforme macroeconomiche e strutturali». Lo scrive l'organizzazione internazionale nel suo rapporto nel quale cita «ulteriori riforme di pensioni e sanità». Ripresa lenta solo dal L'Ocse sottolinea tuttavia come elemento positivo il fatto che i bilanci relativamente sani delle famiglie italiane e delle imprese, oltre che la solidità del sistema bancario potrebbero permettere alla ripresa, quando verrà, di essere «più robusta che altrove». Nel 2009, intanto, tutti i principali indicatori sono in deciso ribasso. I consumi accuseranno un calo del 2,4% per restare poi fermi l'anno prossimo mentre gli investimenti fissi a fine 2009 crolleranno del 16% (-20,2% per macchinari ed equipaggiamenti) per tornare a crescere di appena l'1,3% nel Particolarmente negativo anche l'andamento del commercio estero: le esportazioni scenderanno del 21,5% (-0,7% nel 2010) e

9 le importazioni del 20,2% (-0,2% nel 2010). Debito troppo alto «Il debito italiano è semplicemente troppo alto per permettere al governo di fare di più» per sostenere la domanda interna. L'Ocse precisa che le autorità «hanno ragione a mantenersi caute». «Circa 300 miliardi di euro del debito pubblico italiano maturano nel 2009 e un simile ammontare nel 2010», aggiunge l'ocse e avverte che «il deficit di bilancio necessiterà di nuovi prestiti per 80 miliardi di euro». Disoccupazione crescerà ancora. Poi l'allarme: «La disoccupazione crescerà fortemente nel 2009 e potrebbe raggiungere il 10% entro la fine dell'anno» e l'avvertimento «c'è una considerevole incertezza sulla reazione del mercato del lavoro alla crisi». Secondo l'0cse «la rapida espansione della disoccupazione con ogni probabilità proseguirà anche nel 2010» Difficile attuare fedarlismo fiscale. «L'introduzione del meccanismo del federalismo fiscale al momento attuale può porre difficoltà ed è importante che abbia un forte sostegno politico e regionale», indica l'organizzazione, dando comunque atto che «le linee basi della legge, in particolare il finanziamento della spesa essenziale da parte delle entrate centrali su una base standard dei costi e un trasparente meccanismo di suddivisione delle entrate basato sull'iva e sulla capacità di introito fiscale, sono sane». Secondo l'oce, inoltre, «una nuova tassa locale, in parte basata sul valore delle proprietà di case, sarebbe altamente desiderabile dal punto di vista del federalismo fiscale». Migliorare efficienza P.A. Anche in un periodo di crisi «le riforme strutturali non dovrebbero essere dimenticate» e l'italia dovrebbe proseguire sulla strada dei progressi fatti negli anni scorsi nella liberalizzazione dei servizi. È quanto chiede l'ocse nel suo rapporto puntando il fuoco anche sulla necessità di «migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione». Obama vara nuove regole per la finanza: nasce agenzia per tutelare i consumatori Il presidente Usa: «Sarà la riforma più grande dal 1929 e ricostruirà la fiducia nei nostri mercati» ROMA (17 giugno) - Via alla riforma globale del sistema della finanza degli Stati Uniti. Il presidente Barack Obama ha proposta una nuova serie di regole - che dovranno passare all'esame del Congresso - con l'obiettivo di proteggere i diritti dei piccoli consumatori e stroncare comportamenti poco trasparenti come quelli che hanno portato all'attuale crisi finanziaria. «Una trasformazione - ha sottolineato Obama - di dimensioni che non si vedevano dai tempi della Grande depressione». Un piano che però, secondo il New York Times, è il risultato di molti compromessi con l'industria della finanza e il Congresso e non è così coraggioso come alcuni avevano sperato. Nuovi poteri alla Federal reserve su banche e imprese la cui attività presenta un «rischio sistemico»; un consiglio superiore per coordinare l'attività delle autorità finanziarie; e una autorità per gestire le crisi delle grandi imprese sono gli elementi principali della riforma proposta dal presidente Usa, in un discorso anticipato in una nota dalla Casa Bianca. Ma uno dei cardini del piano di riforma della normativa finanziaria sarà l'agenzia per la protezione finanziaria del consumatore che servirà per «ricostruire la fiducia nei nostri mercati». La nuova autorità, per Obama, sarà

10 «essenziale». «Potrà fissare gli standard, così che le compagnie si faranno concorrenza offrendo prodotti innovativi che i consumatori vogliono, e capiscono, davvero», spiega il presidente, fornendo «informazioni semplici, trasparenti e accurate». «Abbiamo assistito - spiega Obama - a deficienze strutturali che hanno permesso ad alcune compagnie di scegliersi l'autorità cui riferire a proprio piacimento, e ad altre, come gli hedge fund, di operare completamente al di fuori del sistema normativo». Inoltre - prosegue il presidente Usa - c'è stato lo sviluppo di strumenti finanziari, come alcuni derivati, «così complessi da mettere in difficoltà gli sforzi tesi a stabilirne il vero valore». Un sistema che ha «permesso alle banche di fare profitti dando prestiti a persone che non sarebbero mai state in grado di ripagarli, perchè il prestatore scaricava un altro». Parte della riforma proposta riguarda le autorità finanziarie: verrà scardinato l'attuale sistema appoggiato sull'office of Thrift Supervision, un'autorità di vigilanza sul risparmio che fa capo al Tesoro, e «verranno chiuse le falle nel sistema che hanno consentito ad importanti istituzioni di eludere le regole bancarie» - spiega Obama - e il sistema sarà dotato di una normativa bancaria omogenea. «Alzeremo i requisiti patrimoniali di tutte le istituzioni che raccolgono depositi, e i consulenti finanziari hedge fund dovranno registrarsi alla Fed». Obama propone anche che «alla Federal Reserve sia data una nuova autorità, e responsabilità, per regolare le holding bancarie e le altre grandi imprese il cui fallimento metterebbe a rischio l'intera economia»: sono in arrivo requisiti patrimoniali e di liquidità più onerosi, per rendere queste aziende istituzioni «più forti» e «meno suscettibili di fallire». E' abolito il reato di bancarotta societaria connessa all'amministrazione controllata Principio di diritto L'abrogazione dell'istituto dell'amministrazione controllata e la soppressione di ogni riferimento ad esso contenuto nel regio decreto 16/3/1942 n. 267 ad opera dell'art. 147 d. lgs. n. 5/2006 hanno determinato l'abolizione del reato di bancarotta societaria connessa alla detta procedura concorsuale, con conseguente operatività della regola di cui al secondo comma dell'art. 2 c.p. e della disciplina di cui all'art. 673 c.p.p., ai fini della revoca della corrispondente statuizione di condanna. In tal senso si sono espresse le Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione nella sentenza n del 12 giugno scorso. Ha, tra l'altro, osservato la Corte che "la riforma del 2006, intervenendo direttamente sulla fattispecie incriminatrice della bancarotta impropria connessa all'amministrazione controllata, l'ha abrogata, senza il contestuale "innesto" nel sistema di una nuova disposizione in qualche modo collegata a quella soppressa e contenente una diversa regolamentazione della fattispecie, sicché non v'è spazio per un confronto tra fattispecie legali in successione temporale, difettando il necessario termine di paragone. L'abrogazione della norma che prevedeva il reato di bancarotta societaria nell'amministrazione controllata e la mancata introduzione contestuale di una nuova disposizione collegata alla prima escludono qualunque rapporto tra norme in successione temporale e non consentono alcun

11 confronto tra le stesse, essendo stata la detta fattispecie legale espunta dall'ordinamento. (...) All'ipotesi testé considerata, come si è accennato, può affiancarsi la diversa ipotesi in cui l'abrogazione di una disposizione rende applicabile un'altra disposizione preesistente. (...) Ed invero, l'abrogazione del reato di bancarotta impropria nell'amministrazione controllata non esclude affatto la possibilità che alcune delle classi di fatti in tale fattispecie descritte possano integrare altre e diverse fattispecie minori di reato già previste dall'ordinamento. Ocse: più finanziamenti privati per rafforzare le banche italiane di Vittorio da Rold Le banche italiane sono state relativamente prudenti anche se molto esposte nei paesi dell'est ma ora «bisogna continuare gli sforzi per ricapitalizzare le banche, di preferenza con finanziamenti privati, sul mercato interno o all'estero, senza escludere l'iniezione di capitali pubblici». Lo suggerisce l'ocse nello 'Studio economico sull'italià. Le banche italiane finora hanno ben sostenuto la prima puntata della crisi e non hanno avuto bisogno di aiuti, «ma avranno probabilmente necessità di ulteriori mezzi propri man mano che la recessione si aggrava». L'Ocse peraltro indica che alcune condizioni previste dai cosidetti Tremonti Bond «sono lodevoli, ma potrebbero essere meglio perseguite con altri mezzi». In Italia lo schema di ricapitalizzazione delle banche, «per quanto meno urgente che in altri Paesi, é stato introdotto relativamente tardi e comporta condizioni che possono avere importanti limiti», sottolinea l'ocse. Sarà molto difficile assicurarsi che i prestiti delle banche vadano effettivamente alle Pmi. Sul fronte economico l'ocse ha anticipato le previsioni negative per l'italia, che dovrà fare le riforme strutturali su sanità e pensioni, e dove prevede un calo del Pil italiano del 5,3% nel 2009, seguito da una ripresa molto lenta pari a +0,4% nel Nell' Indagine economica sull'italia, l'organizzazione internazionale sottolinea che «la recessione italiana ha sorpreso per la sua ampiezza» - l'italia, cioè, non si mostrata troppo resistente agli shock esterni - e che l'economia «si riprenderà molto lentamente», ma «grazie alla relativa solidità dei bilanci delle famiglie e delle imprese, la ripresa potrebbe essere più robusta che altrove». Nel quadro attuale, la disoccupazione «potrebbe salire al 10% entro fine 2009», il deficit pubblico é prospettato al 6% del Pil nel 2010 e il debito «oltre il 115%», «vicino al 120% entro la fine» dell'anno prossimo. «Quando l'attività economica comincerà a riprendersi, il Governo dovrà impegnarsi in un serio programma a medio termine di riduzione del debito fondato sul controllo della spesa e probabilmente su nuove riforme delle pensioni e della sanità». Nell'immediato in Italia, per fare fronte alla recessione, «non ci sono margini di manovra per aumentare il deficit del settore pubblico al di là dell'azione degli stabilizzatori automatici». Le misure anti-crisi adottate finora, sia pure di entità contenuta, sono però «utili». E le banche? In Italia «bisogna continuare gli sforzi per ricapitalizzare le banche, di preferenza con finanziamenti privati, sul mercato interno o all'estero, ma senza escludere l'iniezione di capitali pubblici», spiega l'ocse. Le banche italiane finora hanno ben sostenuto il "first round" della crisi e non hanno avuto bisogno di aiuti, «ma avranno probabilmente necessità di ulteriori mezzi propri man mano che la recessione si aggrava». 17 giugno 2009

12 Il rischio default che preoccupa l'europa 17 giugno 2009 Al G-8 dello scorso fine settimana a Lecce, il ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbrück, ha lanciato un avvertimento che aveva il tono di una minaccia. «Ci sono paesi europei - ha detto - a rischio downgrading». È più di un rischio: il debito dell'irlanda, per esempio, è già stato "declassato" due volte. E il deterioramento delle finanze pubbliche a causa della crisi espone diversi paesi a questa eventualità. I mercati obbligazionari si spingono più in là: gli spread dei rendimenti del debito pubblico e quelli sui Cds, indicatori i primi del rischio paese, i secondi delle probabilità di default, si sono enormemente ampliati, anche se sono un po' rientrati dalla fase più acuta della crisi. Insomma, non è esclusa nemmeno un'insolvenza. Tanto da costringere sia la Commissione, sia lo stesso Steinbrück a far sapere che comunque l'europa è in grado d'intervenire a soccorso, "se necessario". Il peggioramento dei conti pubblici dipende da diversi fattori che la crisi ha fatto scattare: il crollo delle entrate fiscali, l'entrata in azione degli stabilizzatori automatici, i piani di stimolo di diversi governi. Ma c'è soprattutto un problema di sostenibilità fiscale di lungo periodo dopo l'esplosione del rapporto debito/pil. Non a caso a Lecce si è detto (e lo ha ripetuto ieri il governatore della Banca d'italia, Mario Draghi) che è già il momento di mettere a punto strategie d'uscita, anche se non ancora di metterle in atto. I rischi per la sostenibilità del debito pubblico, rileva uno studio di Citigroup, vengono dalla bassa inflazione, ma soprattutto dal costo delle misure di salvataggio delle banche. Il costo di queste ultime è ancora incerto. Secondo le stime della Bce, gli istituti europei hanno finora riconosciuto solo poco più della metà delle perdite potenziali complessive e il problema della loro ricapitalizzazione resta aperto. Il riflettore acceso dai mercati sull'irlanda non è causale, essendo questo il paese dove il costo di un salvataggio del sistema bancario può arrivare al 200% del Pil. Oggetto dei timori dei mercati anche l'austria, anch'essa con un sistema bancario fragile e ipertrofico rispetto alle dimensioni del Pil, e la Spagna, di cui lunedì Moody's ha declassato tutte le banche. In seconda linea i paesi ad alto debito, come Grecia, Italia, Belgio, Portogallo. Ma quanto è realistica l'ipotesi che uno di essi faccia default? Capital Economics ha fatto uno stress test, per usare un termine di moda, sul loro debito pubblico e ha concluso che un default richiederebbe un crollo della crescita al di là delle già fosche previsioni su 2009 e 2010, tassi d'interesse più alti, un collasso del sistema bancario. Nessuna di queste tre ipotesi è in vista. Anche se la crisi ci ha insegnato a caro prezzo a non trascurare i tail risks, le possibilità estreme. Montepaschi, bonus a chi non licenzia Agevolazioni, sconti e bonus per sostenere le imprese Si articola su sei iniziative il pacchetto anticrisi messo in campo dal gruppo Montepaschi. L'obiettivo è supportare oltre aziende per aiutarle a far fronte al problematico scenario economico. Particolare attenzione hanno le aziende attente alla promozione del made in Italy e alla tutela dell'organico. La crisi ha avuto come conseguenza il crollo della produzione, la riduzione degli

13 organici e il bisogno di nuova liquidità. I ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione hanno portato a crisi di liquidità. Per ciascuna di queste criticità è stato ipotizzato un intervento mirato. A cominciare da una linea di credito a breve termine e di importo fino a 1 milione con l'obiettivo di finanziare la ripresa degli investimenti. L'impresa però deve dimostrare, alla scedenza della linea di credito, di aver mantenuto tutto il personale dipendente presente alla data di stipula del contratto. Per le aziende esportatrici di beni e servizi, incluse quelle alberghiere e del turismo, c'è un bonus sconto su qualsiasi rapporto acceso presso le banche del gruppo Montepaschi e pari al 25% dello spread applicato. L'azienda deve dimostrare di aver esportato verso nuovi mercati di sbocco una percentuale non inferiore al 10% del fatturato export realizzato nell'anno precedente. Prevista una proroga, fino a 6 mesi, della scadenza degli anticipi su crediti vantati dalle aziende nei confronti della pubblica amministrazione e canalizzati presso la banca. Previsto poi un finanziamento a medio termine e fino a 1 milione di euro con ammortamento graduale del capitale, finalizzato alla ricapitalizzazione aziendale mediante l'aumento del capitale. Si prevedono erogazioni per complessivi 75 milioni. C'è poi una linea di credito a medio termine con ammortamento del capitale, con importo fino a 2,5 milioni, per processi di riqualificazione del passivo abbinati a un piano di ricapitalizzazione. Infine una moratoria nei pagamenti delle rate in conto capitale per un periodo massimo di 12 mesi, su finanziamenti a medio lungo termine. «Le banche affrontino con noi l'emergenza» Intervista Il vicepresidente di Confindustria Paolo Zegna: «L'internazionalizzazione è una delle strade per uscire dalla crisi» dall'inviato Nicola Imberti KUALA LUMPUR Nella stanza al secondo piano dell'hotel Sheraton di Kuala Lumpur imprenditori italiani e malesi si incontrano e discutono alla ricerca di possibili sinergie. Fuori, seduto su un divanetto, il vicepresidente di Confindustria per l'internazionalizzazione Paolo Zegna traccia un bilancio di questa prima missione a Singapore e Malesia organizzata assieme a Ice e Abi. Cosa riporta a casa dopo questi giorni? «Sicuramente la conferma che i tempi di questa missione sono quelli giusti. Siamo arrivati qui nel momento migliore e questo ci mette in posizione privilegiata rispetto agli altri competitor. Poi c'è la percezione di un atteggiamento positivo di questi mercati nei confronti dell'italia. Rafforzata anche dal fatto che tutte le realtà coinvolte, da noi, all'ice, all'abi, al governo, riescono a muoversi come un team coeso e affiatato. Infine non sfugge un certo ottimismo del mondo asiatico che vede già segnali di ripresa. Insomma, ci sono tutte le premesse per cominciare insieme un percorso di crescita che, però, richiederà certamente tempo». Per le nostre imprese meglio Singapore o la Malesia? «Si tratta di due realtà molto diverse. Ambedue sono proiettate al di fuori dei propri confini grazie agli accordi di libero scambio. Ma, mentre Singapore può essere la piattaforma logistica da cui partire per conquistare il resto dell'asia, la Malesia favorisce anche interessanti collaborazioni industriali per l'elevata presenza di imprese manifatturiere». In questa missione voi avete puntato molto sull'alta tecnologia. Significa che il made in Italy tradizionale è diventato meno attraente? «Io credo che siano entrambi attraenti. Nei settori tradizionali ci sono marchi meno conosciuti che hanno enormi potenziali e che possono, anche sulla scia dei grandi nomi, penetrare efficacemente nei nuovi mercati e in quelli già conosciuti». Allora perché puntare solo sull'alta tecnologia? «Le missioni di sistema sono il modo giusto per rapportarsi con nuove realtà. Ma credo anche che, sempre di più, dobbiamo pensare a iniziative specifiche sia nel numero che nei settori. Questo ci consente di essere più efficaci». Insomma, lo strumento è quello giusto ma va affinato. «Dobbiamo lavorare sempre di più su programmi condivisi,

14 indentificando per tempo i Paesi con cui ci interessa stabilire alleanze strategiche, studiando a fondo le realtà che abbiamo di fronte volta per volta e preparando le risposte più adeguate. Le opportunità sono tante. L'importante è muoversi subito». È questa la «via d'uscita dalla crisi» di cui ha parlato il governatore Draghi? «Una delle vie d'uscita è l'internazionalizzazione. Il che non è una novità. Non possiamo stare fermi ad aspettare che arrivi la ripresa. La crisi non è finita anche se in questa parte del mondo le economie, pur rallentando, continuano a crescere. Se vogliamo cogliere i segnali di ripresa che, mi auguro, arriveranno presto, è necessario porre oggi le premesse per la crescita futura». A proposito di ripresa dei consumi. È preoccupato dagli ultimi dati sull'inflazione? «È indubbio che bisogna tenere sotto controllo gli effetti inflazionistici. Soprattutto in quei Paesi dove è stata immessa molta liquidità. Altrimenti, quando riprenderanno i consumi, l'inflazione rischia di diventare insostenibile». Voi siete venuti qui nel Sud-Est asiatico accompagnati dai principali gruppi bancari italiani. Un segnale di pace tra imprenditori e istituti di credito? «Noi continuiamo a ricevere segnalazioni di una stretta sostanziale sul fronte del credito alle imprese. Credo sia giunto il momento di affrontare l'emergenza insieme. Le aziende vanno aiutate soprattutto quando presentano piani di sviluppo credibili e lungimiranti. Come è il caso della maggior parte delle imprese italiane». Benzina, nuovi aumenti: la verde arriva a 1,36 euro Milano - Nuovi incubi per gli automobilisti. Sempre più salata la sosta al benzinaio. Riprende la corsa dei prezzi dei carburanti. Con un balzo di 4 centesimi la benzina distribuita negli impianti del marchio Agip è passata oggi da 1,32 euro al litro a 1,36 euro al litro, un livello raggiunto l ultima volta il 14 ottobre È quanto rileva la Staffetta quotidiana, che evidenzia come il prezzo consigliato del gasolio sia invece aumentato nei distributori dei gruppi Q8 e Shell a 1,159 euro al litro. A Trieste la benzina costa meno Per quel che riguarda la benzina, le compagnie con il prezzo più basso sono Total (1,325 euro), Api-IP ed Esso (1,329 euro); quelle con il prezzo più alto, dopo Agip, sono invece Q8 e Shell (1,349 euro). La Staffetta sottolinea infine che a Napoli e provincia il prezzo medio della verde è arrivato a 1,376 euro. Il prezzo più basso è invece praticato a Trieste (1,324). Monte Paschi aiuta le pmi a superare la crisi Il Monte dei Paschi ha promosso sei nuove iniziative anti-crisi per sostenere oltre aziende, aiutandole a fronteggiare al meglio il difficile scenario economico. Una serie di misure concrete - articolate in agevolazioni, sconti e bonus - destinate a tutte le imprese italiane, con particolare riferimento alle aziende più virtuose e socialmente responsabili, come quelle attente alla politica di promozione del made in Italy e alla tutela della propria forza lavoro. Il gruppo creditizio presieduto da Giuseppe Mussari vuole così aiutare le pmi italiane a contrastare le criticità provocate dalla crisi economica internazionale. Scenari particolarmente impegnativi come la riduzione degli organici dovuta alla diminuzione della produzione con effetto sui ricavi, il calo delle esportazioni e degli introiti dall'estero o il bisogno di nuova liquidità, temporanea e reversibile, dovuta ai cali di fatturato e del margine operativo lordo (in gergo tecnico ebitda). Ma anche il congelamento e la sospensione di investimenti essenziali per la crescita aziendale, la crisi di liquidità conseguente ai ritardi di pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione e, infine, la sottocapitalizzazione con effetti su rating e merito creditizio. Per ciascuna di queste criticità Monte Paschi ha

15 ipotizzato un intervento mirato, contenente una o più soluzioni concrete. Intesa Benessia «tuona» contro il patto Generali-Agricole Angelo Benessia, presidente della Compagnia Sanpaolo, critica il patto di consultazione stipulato dalle Generali e dal Crédit Agricole sulle partecipazioni in Intesa Sanpaolo, di cui l ente torinese è primo azionista. In un audizione al Comune di Torino, Benessia ha bocciato l accordo tra il Leone e i francesi «perché ogni tipo di patto parasociale è contrario alla logica del duale»; ha ipotizzato che l Antitrust congeli i diritti di voto dell Agricole in Ca de Sass al 2% (magari a fronte di una proroga sulla vendita della quota); e ha auspicato che l Autorità individui «una soluzione che obblighi» la Banque Verte «a rispettare le regole concordate al momento della fusione» tra Intesa e San Paolo. Il patto, ideato per evitare all Agricole di svalutare il suo 5,9% in Intesa, ha creato malumori tra le Fondazioni azioniste della banca. La Compagnia, con gli altri enti, si è costituita parte del procedimento di inottemperanza aperto dall Antitrust e che potrebbe costare a Intesa una multa tra i 500 milioni e i 5 miliardi. E ha dato mandato ai suoi legali di stendere un parere a supporto di un diritto di rivalsa in caso di condanna di Intesa e a sostegno dell ipotesi di nullità del patto. Il ruolo di primo piano della Compagnia deriva anche del suo peso nell azionariato. L ente è infatti prossimo a detenere il 10% del capitale di Intesa grazie all acquisto di un ulteriore 1,93% della banca da Barclays: «Venerdì - ha detto Benessia - acquisteremo i 228 milioni di titoli, il 24 giugno pagheremo i previsti 733 milioni». Intanto, i legali del Crédit Agricole e delle Generali sono al lavoro per stendere un nuovo patto, che secondo indiscrezioni sarà un mero accordo di «informazione», e dovrà essere pronto entro giugno. Pensioni, da luglio le quote. E da gennaio più leggere Tra pochi giorni entreranno in vigore le quote previste dalla legge 247. Per andare in pensione si dovrà toccare quota 95: almeno 60 anni e 35 anni di contributi. E dall inizio dell anno prossimo entreranno in vigore i nuovi coefficienti per il calcolo della pensione. Riduzioni stimate tra il 6 e l 8 per cento. INTERATTIVO PENSIONE: CALCOLA QUANDO E QUANTO. TABELLA: i requisiti minimi Mancano pochi giorni e per andare in pensione si dovranno rispettare le quote. Da luglio prenderà via il meccanismo delle quote per l accesso al pensionamento di anzianità definito dalla legge 247 del 24 dicembre del 2007 che prevede la necessità di soddisfare il requisito relativo alla somma data dall età anagrafica e dall anzianità contributiva. Le norme introdotte dalla legge Damiano prevedono che a partire dal primo giorno di luglio potranno andare in pensione coloro che hanno compiuto almeno 59 anni e abbiano 36 anni di contributi. Il meccanismo delle quote fa sì quindi che si potrà andare con 35 anni di contributi ma solo se si sono compiuti almeno i 60 anni d età. Fino alla fine di giugno 2009, i requisiti minimi rimangono di 58 anni con 35 anni di contributi. Le condizioni fissate a quota 95, qualora non vengano introdotte novità, saranno quelle che avranno validità anche per il A partire dal gennaio 2011 invece, per andare in pensione di anzianità, si dovrà toccare quota 96 : ovvero potrà andarci chi avrà compiuto 60 anni di età e avrà 36 anni di contributi o 61 anni con 35 anni di contributi. Di seguito la tabella con la somma di età anagrafica e anzianità contributiva e l età anagrafica minima secondo la legge 247 (vedi tabella).

16 L altra novità prenderà il via a gennaio 2010 quando entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione delle pensioni (vedi tabella). Ovvero quei parametri che vengono utilizzati per calcolare il valore della pensione. Secono le stime effettuate dal Nucleo valutazione spesa previdenziale la riduzione varrà, a seconda dell età, tra il 6,38 per cento e l 8,41 per cento. Per calcolare la data di pensionamento e l importo della pensione netta annua ( vedi dettaglio) è possibile utilizzare lo strumento del Calcola Pensione che dà la possibilità anche di scoprire quanto vale la pensione netta in termini percentuali rispetto all ultimo stipendio netto. Per utilizzare il calcolatore si dovrà specificare la data di nascita, il sesso, il codice di avviamento postale, la data di inizio di iscrizione alla previdenza obbligatoria, la categoria, la professione, e il reddito annuo. E' utile precisare che, per una corretta lettura delle previsioni, l'importo del reddito da lavoro dell'anno in corso va imputato al netto di tasse e contributi. Sarà inoltre sempre l'utente a definire l'ipotesi del percorso di carriera - assestato, medio o brillante - da qui alla data di pensionamento. Gli italiani sempre più indebitati I tassi d interesse bancari sui prestiti al minimo storico ROMA Nuovo calo dei tassi d interesse bancari sui prestiti a imprese e famiglie, scesi al minimo storico. Secondo il bollettino mensile dell Abi, a maggio il tasso medio ponderato sui prestiti a famiglie e società non finanziarie è diminuito al 4,47% (dal 4,58% di aprile), «il valore più basso mai raggiunto». È la settima flessione consecutiva da ottobre, quando i tassi hanno raggiunto il livello record di 6,55%. Diminuisce - aggiunge l Abi - anche il tasso sui nuovi finanziamenti alle aziende, che a maggio è sceso al 2,73% (dal 2,86% di aprile), segnando anche in questo caso il «minimo storico». Si tratta della settima discesa consecutiva dopo il valore record segnato a ottobre (5,84%). A maggio 2009 la dinamica degli impieghi bancari ha registrato un ulteriore decelerazione. Secondo le prime stime rese note oggi dall Abi, i prestiti ai residenti in Italia al settore privato hanno registrato una crescita tendenziale del 2,3% rispetto al +2,5% di aprile 2009 e al +8,2% di maggio In totale, a fine maggio, l ammontare dei prestiti al settore privato risulta pari a miliardi di euro, con un flusso netto di nuovi prestiti pari a quasi 34 miliardi di euro rispetto a maggio «E' fisiologico che ad una caduta industriale si accompagni una decelerazione del credito». Lo ha detto il presidente dell abi, Corrado Faissola, nella conferenza stampa seguita al comitato esecutivo dell abi. Abbiamo visto negli Usa, ha aggiunto Faissola, che il credito è diminuito del 7% e «è un miracolo che questo non si sia verificato in Italia». Parlando poi degli effetti della crisi e dell aumento delle sofferenze registrato dall ultimo bollettino dell Abi, Faissola ha sottolineato che l andamento delle sofferenze «evidenzia una crescita significativa dei crediti non performing. Già da fine ha concluso Faissola - le rettifiche sui crediti del conto economico sono state nettamente più consistenti rispetto ai primi 6 mesi dello scorso anno». L'Ocse: in Italia periodo difficile «Sistema bancario relativamente sano ma è pericolosa la stretta creditizia» L economia italiana è «in profonda recessione» con un Pil in calo quest anno del 5,3% e una prospettiva di lenta ripresa nel 2010 (+0,4%).

17 Alla vigilia dell outlook di primavera, l Ocse ha rivisto le stime di crescita dell Italia rispetto allo scorso 31 marzo (-4,3% nel 2009 e -0,4% nel 2010), evidenziando che «tutte le previsioni sono soggette a una forte incertezza», soprattutto sulla forza e i tempi della ripresa. «L Italia è in un periodo difficile - si legge nell indagine annuale sull Italia - l economia è in una profonda recessione, soprattutto a causa degli sviluppi esterni legati alla crisi finanziaria internazionale». Il deficit italiano raggiungerà il 6% del Pil nel 2010 mentre il debito supererà il 115% per sfiorare poi il 120%. Tuttavia, sottolinea l Ocse, l aumento del deficit pubblico «è più basso che in altri paesi e a livello ciclico destagionalizzato potrebbe mostrare dei miglioramenti». Preoccupanti le stime sulla disoccupazione che dovrebbe toccare invece il 10% quest anno - con un picco nel primo semestre - e continuerà a crescere anche l anno prossimo. Da Parigi arriva il monito a proseguire sulla strada delle riforme strutturali, in particolare per quanto riguarda la liberalizzazione dei servizi, i trasporti, gli enti pubblici locali e l efficienza nella pubblica amministrazione. Il governo, spiega l organizzazione, ha già preso un «insieme di di misure di bilancio neutrali» ma «le prestazioni economiche possono essere rafforzate nel lungo termine da riforme politiche macroeconomiche e strutturali». Secondo l Ocse, le riforme in materia di pensioni condotte dagli anni 90 hanno garantito una tenuta dei conti pubblici rispetto ad altri Paesi ma, avverte l organizzazione, con la ripresa saranno necessari ulteriori interventi in campo previdenziale. La riforma delle pensioni, spiega ancora l Ocse, «richiederà un forte impegno» poichè implica l aumento dell età lavorativa, un più alto livello di risparmio previdenziale privato o assegni pensionistici più bassi rispetto a quelli attuali. Le misure anti-crisi adottate a sostegno dei disoccupati e dei redditi più bassi aiuteranno ad alleviare l impatto della recessione ma è necessario tenere la spesa sotto controllo. «Non c è spazio - si legge nel rapporto - per aumentare il deficit del settore pubblico oltre quanto già comportano gli stabilizzatori automatici». Il settore bancario italiano, secondo gli esperti di Parigi, ha invece retto l impatto della crisi, ma il meccanismo del credito è ancora irrigidito. L Ocse raccomanda quindi «sforzi per trovare il modo di continuare a ricapitalizzare le banche, preferibilmente attraverso la finanza privata, estera, o interna, ma non escludendo rifornimenti di capitale pubblico». Intesa: si scalda lo scontro Compagnia Sanpaolo-Agricole Nell'attesa che, entro la fine del mese, venga chiarita la situazione, anche alla luce delle osservazioni dell'antitrust sul patto che lega i francesi di Credit Agricole e Generali su Intesa Sanpaolo cala la scure di Compagnia Sanpaolo. Il presidente della Compagnia, Angelo Benessia, ha anticipato a venerdì prossimo l'operazione di acquisto da Barclays (733 milioni di euro) di un 2% aggiuntivo nel capitale di Intesa salendo a quota 9,9% dal precedente 7,8%. Una scelta difesa di recente dallo stesso Benessia di fronte all'antitrust. All'Autorità guidata da Antonio Catricalà il numero uno della fondazione torinese ha "suggerito", come riportato oggi dal quotidiano finanziario "MF", anche di bloccare i diritti di voto del Credit Agricole al 2%, quota a cui l'istituto francese, che ora detiene il 6% circa del capitale di Intesa, doveva scendere in seguito all'acquisto da Intesa degli sportelli Cariparma e Friulandria.

18 Il divieto per Credit Agricole di avere una rappresentanza nel CdA di Intesa era stato previsto al momento della fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi insieme a quello di stringere patti sul capitale dell'istituto. Per Benessia infatti ogni patto parasociale è contrario alla "logica del duale", sistema di corporate governance alternativo al sistema tradizionalmente utilizzato in Italia e ancora in vigore in Intesa. Molto dipenderà dalle discussioni con l'autorità garante per la concorrenza e il mercato, come messo in evidenza ieri dall'amministratore delegato di Generali, Giovanni Perissinotto, secondo il quale il congelamento del patto è servito per dare il tempo necessario ad affrontare i cambiamenti indispensabili. (CD) La risalita procede a strattoni Risanamento finanziario e produttivo. Più di una speranza; gli ultimi dati danno corposi segnali che la risalita procede a strattoni, ma procede all insù. Con spiegazioni multiple e correlate fra loro. Cominciamo con il segnale Usa: dieci fra le maggiori banche americane sono state autorizzate a restituire gli aiuti di Stato ricevuti per 68 miliardi di dollari. Segno evidente che sono riuscite con il sostegno della Federal Reserve a fare l opera di pulizia sui titoli tossici e su crediti inesigibili. Secondo dato: l Ocse ha appena dichiarato che il Pil mondiale crescerà nel 2010 del 2,1% rispetto alla situazione attuale: altro segno evidente che la lotta alla depressione economica, finanziaria e produttiva comincia a dare i suoi primi risultati, il che non significa però che il Pil mondiale sia tornato ai livelli sia pure drogati - precisi. Significa solo che l economia tout court sta facendo pulizia e riparte con una nuova economia trasparente e più virtuosa della precedente. La linea del Piave della salvaguardia del metodo capitalistico in modo nuovo e regolamentato comincia a dare i suoi risultati. Terzo dato che ci interessa molto da vicino come italiani: l utilizzo dei fondi a disposizione per il sostegno a coloro che sono in cassa integrazione o peggio hanno perso il posto di lavoro è ferma al 61% dell utilizzo globale possibile e la Cig è salita solo del 15,8% e sta visibilmente rallentando. Il che non significa affatto che siamo fuori dalla bufera e dai problemi occupazionali, significa che il vistoso rallentamento ha tutti i segni di un inversione sia pure lenta - dal precipizio a cui ci eravamo avvicinati. Anche le Banche italiane con la moral suasion della supervisione di Bankitalia cominciano a capire che, fare utili è doveroso ma che si strozza la gallina dalle uova d oro, cioè l economia nazionale con tutti i rivoli di pagamenti, e stipendi e contributi il risultato finale è la bancarotta procurata per l insipienza di pochi e per l avidità di tanti. L economia non è una sola ma una serie di vasi comunicanti che funziona nel bene e nel male e se non si tiene conto che i vasi comunicanti interagiscono fra di loro, va tutto a ramengo. Sembra però che la moral suasion, cioè la voce grossa e autorevole di Bankitalia sia stata capita e speriamo accettata e messa in pratica nei comportamenti quotidiani, che a loro volta significano comportamenti mirati, tassi in linea con costi decisamente più bassi sia per i mutui, sia per i prestiti a lunga scadenza su programmi industriali degni di questo nome, con la ripresa degli ordinativi e non con sole speranze di sopravvivenza. Giancarlo Colombo

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