RASSEGNA STAMPA di venerdì 10 aprile 2015 SOMMARIO

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1 RASSEGNA STAMPA di venerdì 10 aprile 2015 SOMMARIO Il Patriarca Marco verso la beatificazione? : s intitola così l editoriale - a firma di Giorgio Malavasi - pubblicato sul nuovo numero del settimanale diocesano Gente Veneta, in uscita in queste ore e già ripreso oggi anche da altri media. L articolo riprende e rilancia le parole che il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia aveva detto giovedì 2 aprile, a proposito del card. Cè, al termine della Messa del Crisma celebrata nella cattedrale marciana: Vogliamo tenere desta la sua bella figura con dei piccoli segni che, se il Signore vorrà, diventeranno anche grandi segni. Il 12 maggio - scrive Malavasi - sarà un anno dalla morte del Cardinale Cè e da più parti si avverte il bisogno di fare memoria del Patriarca Cè... «Io stravedo per questo Patriarca», ci diceva un giorno una persona che non aveva nessuna particolare ragione per stravedere per cose e uomini di Chiesa. E questa espressione dice bene la simpatia e il giudizio positivo e perfino entusiastico di cui ha goduto nella considerazione di tutti, per tutta la sua vita. Un risultato straordinario, che ha molto a che fare con quell'ordinarietà della santità che è la cifra del card. Cè. Ordinariamente, cioè, è riuscito a incarnare il Vangelo mostrando che vivere da cristiano è bello e dà senso pieno alla vita. Il Patriarca Marco ha fatto molto senza ricorrere al clamore: ha tracciato un segno chiaro, infondendo un clima e uno stile, nella nostra Chiesa, e ha realizzato molte opere. Ha sempre però fatto un passo indietro prima dell'accendersi dei riflettori e dello scroscio dell'applauso. Ha lasciato un'orma leggera, ma essenziale, in ogni atto e circostanza che si è trovato a vivere, ottenendo un consenso unanime alla sua persona e allo stile di vita cristiano che proponeva. Questa è stata l'ordinarietà della sua santità. Al punto che oggi, prosegue Malavasi, nella prossimità dell'anniversario si accende il desiderio di invitare tutti i veneziani - lo ha fatto il Patriarca Francesco - a portare testimonianze da raccogliere in un archivio dedicato al card. Cè. Questo può essere il momento opportuno per iniziare, nella Chiesa di Venezia, una preghiera comune in ordine al discernimento degli elementi per l eventuale inizio della causa di beatificazione del Cardinale Marco. Nella sua umiltà e nella sua umanità profonda ma schiva, il Patriarca Marco probabilmente si tirerebbe indietro rispetto ad una simile prospettiva. Ma se fosse un intero popolo di Chiesa a ritenere che ne valga la pena, per il bene di tutti e pensando alle nuove generazioni.... Accanto alla prossima costituzione in Seminario di un fondo archivistico tutto dedicato al card. Cè, al termine della stessa Messa del Crisma mons. Moraglia aveva inoltre già annunciato - sempre in occasione del primo anniversario della morte del Patriarca emerito, le cui spoglie sono custodite nella cripta della cattedrale veneziana - altre iniziative in programma: martedì 12 maggio, alle ore 18.30, sarà celebrata una S. Messa solenne di suffragio nella basilica cattedrale di S. Marco (invitati anche i Vescovi del Triveneto) mentre giovedì 7 maggio, alle ore 18.00, nel Duomo di S. Lorenzo a Mestre sarà presentato un libro speciale - curato dal settimanale diocesano Gente Veneta - con testimonianze e interviste, testi e fotografie in ricordo del Patriarca Marco. 1 IL PATRIARCA AVVENIRE Pag 23 Venezia. Moraglia: raccogliere testimonianze sulla figura e l opera del cardinale Marco Cè IL GAZZETTINO DI VENEZIA Pag III Marco Cè, primi passi verso la beatificazione di Daniela Ghio Prende corpo l ipotesi di avviare l iter. Moraglia: Raccogliamo materiale per un archivio Pag III Domani mattina pellegrinaggio mariano di d.gh.

2 LA NUOVA Pag 19 Marco Cè sarà beato? Un archivio dati per dare il via all iter Il Patriarca Moraglia parla di possibili grandi segni. Il settimanale Gente Veneta rilancia e crede nel processo 3 VITA DELLA CHIESA AVVENIRE Pag 8 Armeni, verità e giustizia per risanare ogni ferita Il Papa ricorda le vittime dei massacri di cent anni fa CORRIERE DELLA SERA Pag 31 I martiri cristiani ci riportano alla serietà della fede di Alberto Melloni Un papa dall'africa nera di Sandro Magister Sarebbe il primo nella storia. E potrebbe essere il prossimo. Un nome: Robert Sarah. Autore di un libro rivelazione 6 SERVIZI SOCIALI / SANITÀ CORRIERE DELLA SERA Pag 28 Un rene a uno sconosciuto dalla donatrice samaritana di Edoardo Stucchi Pavia, il primo caso in Italia. Ha reso possibili altri 5 trapianti 7 - CITTÀ, AMMINISTRAZIONE E POLITICA AVVENIRE Pag 11 Logos e carne. Incroci a Venezia di Roberto I. Zanini Presentato ieri il padiglione vaticano alla prossima Biennale. Scelti tre giovani artisti chiamati a dare corpo all idea evocata nel Prologo del Vangelo di Giovanni LA NUOVA Pagg Città a traffico limitato, un altra rivoluzione di Enrico Tantucci e Vera Mantengoli Varata da Zappalorto per la circolazione acquea. La rabbia delle categorie: perché non aspettare? 10 GENTE VENETA Tutti gli articoli segnalati di seguito sono pubblicati sul n. 14 di Gente Veneta in uscita sabato 11 aprile 2015: Pag 1 Il Patriarca Marco verso la beatificazione? di Giorgio Malavasi Pagg 1, 9 «Io, vergine fino al matrimonio» di Paolo Fusco Verso la Festa dei Giovani: il 10 maggio il tema sarà Scatena il cuore. Una testimonianza controcorrente, un uomo racconta la sua scelta: «Lo rifarei perché...» Pag 5 «A Ol Moran è tutto tranquillo. Ma cresce la paura» di Serena Spinazzi Lucchesi Il veneziano don Giacomo Basso rassicura: «Qui siamo distanti dal luogo dell attentato. Non ci sono particolari problemi. Purtroppo però c è tensione tra la gente. E per la prima volta in Kenya si guarda alla differenza tra religioni: questo è grave» Pag 8 Don Serafino, «entusiasta di essere cristiano e prete» di Paolo Fusco Don Tenderini si è spento il Lunedì dell Angelo in ospedale all età di 87 anni

3 Pag 11 Pellegrinaggio dei ragazzi: in 2500 ad Assisi Dal 17 al 19 aprile si svolgerà il viaggio dei veneziani nella cittadina umbra. Li accompagnerà lo slogan Laudato sii, per parlare di gioia della vita Pag 12 Norme rigide: «E difficile regalare il cibo» di Lorenzo Mayer Il caso del Lido: quattro punti vendita e le eccedenze vanno tutte a finire nel cestino. Nel 2014 nove supermercati Coop Adriatica (su 18 del Veneziano) hanno donato 9 tonnellate di generi alimentari, per 38mila euro: «Ma evitare del tutto la pattumiera è quasi impossibile» Pag 21 Demis, come reinventarsi creando la figura del sarto-attore di Federica Zanata Perdere il lavoro ma non perdersi d animo, creando un lavoro che mette a frutto più passioni. Faceva lo stilista, con una sua azienda. Dopo un insuccesso ha creato un lavoro nuovo ed inoltre oggi segnaliamo CORRIERE DELLA SERA Pag 1 Quei caduti sul fronte della legge di Giangiacomo Schiavi Pag 5 Io, prigioniero in quelle stanze dove cerchiamo di dare giustizia di Giuseppe Buffone La lettera di un magistrato Pag 22 Cattolico e omosessuale. L ambasciatore francese che non ha il sì del Vaticano di Stefano Montefiori I media di Parigi: la Santa Sede rifiuta di dare il suo gradimento LA REPUBBLICA Pag 1 La rabbia con la pistola di Gad Lerner Pag 1 La promessa di Mattarella di Stefano Folli Pag 29 Il Vaticano non accetta l ambasciatore gay. L Eliseo va allo scontro: Il candidato è lui di Anais Ginori e Marco Ansaldo Il gelo della Santa Sede: Questione chiusa AVVENIRE Pag 1 Il baratto imperfetto di Alessandro Zaccuri Riservatezza, sicurezza e vulnerabilità Pag 3 Perché possiamo convergere su diritti umani universali di Giusto Sciacchitano Valori dell Europa e tradizione di ispirazione islamica Pag 4 Un simbolo fermatosi ieri per la prima volta di Nello Scavo Pag 8 La memoria di un piccolo popolo che non si è arreso al silenzio dei grandi della storia di Antonia Arslan Pag 11 Leopardi, ateo non censurato di Roberto Mussapi La polemica IL GAZZETTINO Pag 1 Follia omicida e parole in libertà di Stefano Cappellini Pag 1 Il vizietto della ritorsione ideologica di Paolo Graldi

4 LA NUOVA Pag 1 Se le toghe sono il nemico di Gian Carlo Caselli Pag 1 Il caso Diaz e la nomina scabrosa di Andrea Sarubbi Torna al sommario 1 IL PATRIARCA AVVENIRE Pag 23 Venezia. Moraglia: raccogliere testimonianze sulla figura e l opera del cardinale Marco Cè Raccogliere testimonianze per «tenere desta» la figura del cardinale Marco Cè, patriarca emerito di Venezia, morto poco meno di un anno fa. A lanciare questa iniziativa è stato l attuale patriarca Francesco Moraglia, che ha espresso questo desiderio già al termine della Messa Crismale del 2 aprile scorso e ora viene riproposto in un editoriale dal settimanale diocesano «Gente Veneta». Accanto alla prossima costituzione in Seminario di un fondo archivistico tutto dedicato al cardinale Cè, Moraglia ha inoltre annunciato - sempre in occasione del primo anniversario della morte del Patriarca emerito, le cui spoglie sono custodite nella cripta della cattedrale veneziana - altre iniziative in programma: il 12 maggio, alle 18.30, sarà celebrata una Messa di suffragio nella Basilica di San Marco, mentre giovedì 7 maggio, alle 18 nel Duomo di S. Lorenzo a Mestre sarà presentato un libro speciale - curato da «Gente Veneta» - con testimonianze e interviste in ricordo del patriarca defunto. IL GAZZETTINO DI VENEZIA Pag III Marco Cè, primi passi verso la beatificazione di Daniela Ghio Prende corpo l ipotesi di avviare l iter. Moraglia: Raccogliamo materiale per un archivio Non è ancora trascorso un anno dalla scomparsa del patriarca emerito Marco Cè e già la Chiesa di Venezia sta pensando di avviare il processo di santificazione per un patriarca che è ancora nel cuore di tutti. In realtà per iniziare le pratiche per la beatificazione (salvo rarissime eccezioni, come è avvenuto per Papa Giovanni Paolo II) è necessario che trascorrano cinque anni dalla morte del cardinale, ma il patriarca Francesco Moraglia fin da ora ha lanciato un appello per raccogliere testimonianze e costituire un fondo archivistico dedicato al patriarca emerito. «Vogliamo tenere desta la sua bella figura con dei piccoli segni che, se il Signore vorrà, diventeranno anche grandi segni», aveva detto ai presbiteri della diocesi e ai fedeli al termine della Messa del Crisma, lo scorso 2 aprile, celebrata nella basilica di San Marco. E il settimanale diocesano "Gente Veneta" nell'ultimo numero riprende l'appello di Moraglia, con un articolo di Giorgio Malavasi sulla possibile prossima beatificazione. Una ipotesi che può divenire facilmente realtà: in tutta la sua vita Marco Cè ha goduto della simpatia della gente, di un giudizio positivo e perfino entusiastico. Un risultato straordinario, che ha molto a che fare con l'ordinarietà della santità: ordinariamente è riuscito a incarnare il Vangelo mostrando che vivere da cristiano è bello e dà senso pieno alla vita, tracciando un segno chiaro e realizzando molte opere senza mai ricorrere al clamore. È stato esempio di umiltà e umanità. Il prossimo 12 maggio ricorre il primo anniversario della morte del patriarca emerito e Moraglia invita tutti veneziani a portare testimonianze da raccogliere nel nuovo fondo archivistico dedicato al cardinale Cè che verrà creato in Seminario. E ad iniziare, nella Chiesa di Venezia, una preghiera comune in ordine al discernimento degli elementi per l'eventuale inizio della causa di beatificazione. Intanto giovedì 7 maggio, alle 18, nel Duomo di San Lorenzo a Mestre sarà presentato un libro speciale - curato dal settimanale diocesano Gente Veneta - con testimonianze e interviste, testi e fotografie in ricordo del patriarca Marco. Nel giorno dell'anniversario, martedì 12 maggio, alle ore nella basilica cattedrale di San Marco, sarà celebrata una messa solenne di suffragio, a cui sono invitati anche i vescovi del Triveneto.

5 Pag III Domani mattina pellegrinaggio mariano di d.gh. Torna in centro storico l'ormai tradizionale pellegrinaggio mensile del sabato mattina guidato dal patriarca Francesco Moraglia. L'appuntamento è fissato domani alle 7.30 nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli, nella parrocchia di San Canciano, lì, recitando i misteri del Rosario, si raggiungerà la basilica dei Ss. Giovanni e Paolo, dove alle 8.15 circa mons. Moraglia presiederà la celebrazione eucaristica (durante la quale ci sarà, per chi lo vorrà, la possibilità di confessarsi). Al termine ci sarà la colazione insieme. LA NUOVA Pag 19 Marco Cè sarà beato? Un archivio dati per dare il via all iter Il Patriarca Moraglia parla di possibili grandi segni. Il settimanale Gente Veneta rilancia e crede nel processo Venezia. Il Patriarca Marco verso la beatificazione? è il titolo dell editoriale, firmato da Giorgio Malavasi, pubblicato sul nuovo numero del settimanale diocesano Gente Veneta, in uscita in queste ore. L articolo riprende e rilancia le parole che il Patriarca Francesco Moraglia aveva detto lo scorso 2 aprile, a proposito del cardinale Marco Cè, al termine della messa del Crisma celebrata a San Marco. «Vogliamo tenere desta la sua bella figura con dei piccoli segni che, se il Signore vorrà, diventeranno anche grandi segni» aveva detto, annunciando anche l intenzione di aprire un fondo, una sorta di archivio, nel quale raccogliere materiale su Cè. Il primo passo di un possibile iter molto più complesso. «Il 12 maggio - scrive Malavasi - sarà un anno dalla morte del Cardinale Cè e da più parti si avverte il bisogno di fare memoria del Patriarca Cè. Io stravedo per questo Patriarca ci diceva un giorno una persona che non aveva nessuna particolare ragione per stravedere per cose e uomini di Chiesa. E questa espressione dice bene la simpatia e il giudizio positivo e perfino entusiastico di cui ha goduto nella considerazione di tutti, per tutta la sua vita. Un risultato straordinario, che ha molto a che fare con quell'ordinarietà della santità che è la cifra del cardinale Cè. Ordinariamente, cioè, è riuscito a incarnare il Vangelo mostrando che vivere da cristiano è bello e dà senso pieno alla vita. Il Patriarca Marco ha fatto molto senza ricorrere al clamore: ha tracciato un segno chiaro, infondendo un clima e uno stile, nella nostra Chiesa, e ha realizzato molte opere. Ha sempre però fatto un passo indietro prima dell'accendersi dei riflettori e dello scroscio dell'applauso. Ha lasciato un'orma leggera, ma essenziale, in ogni atto e circostanza che si è trovato a vivere, ottenendo un consenso unanime alla sua persona e allo stile di vita cristiano che proponeva. Questa è stata l'ordinarietà della sua santità». Al punto che ora, prosegue Malavasi, «nella prossimità dell'anniversario si accende il desiderio di invitare tutti i veneziani - lo ha fatto il Patriarca Francesco - a portare testimonianze da raccogliere in un archivio dedicato al cardinale Cè. Questo può essere il momento opportuno per iniziare, nella Chiesa di Venezia, una preghiera comune in ordine al discernimento degli elementi per l eventuale inizio della causa di beatificazione del Cardinale Marco. Nella sua umiltà e nella sua umanità profonda ma schiva, il Patriarca Marco probabilmente si tirerebbe indietro rispetto ad una simile prospettiva. Ma se fosse un intero popolo di Chiesa a ritenere che ne valga la pena, per il bene di tutti e pensando alle nuove generazioni». Accanto alla prossima costituzione in Seminario di un fondo archivistico tutto dedicato al cardinale Cè, al termine della stessa messa del Crisma monsignor Moraglia aveva inoltre già annunciato - sempre in occasione del primo anniversario della morte del Patriarca emerito, le cui spoglie sono custodite nella cripta della cattedrale veneziana - altre iniziative in programma a cominciare da martedì 12 maggio, alle 18.30, con la Messa solenne di suffragio nella basilica cattedrale di S. Marco (invitati anche i Vescovi del Triveneto). Torna al sommario 3 VITA DELLA CHIESA AVVENIRE Pag 8 Armeni, verità e giustizia per risanare ogni ferita

6 Il Papa ricorda le vittime dei massacri di cent anni fa Pubblichiamo il discorso pronunciato dal Papa ieri mattina durante l udienza ai membri del Sinodo patriarcale della Chiesa armenocattolica. Francesco è intervenuto dopo il saluto del patriarca di Cilicia degli Armeni Nersos Bedros XIX Tarmouni. Beatitudine, eccellenze! Vi saluto fraternamente e vi ringrazio per questo incontro, che si colloca nell imminenza della celebrazione di domenica prossima nella Basilica Vaticana. Eleveremo la preghiera del suffragio cristiano per i figli e le figlie del vostro amato popolo, che furono vittime cento anni orsono. Invocheremo la Divina Misericordia perché ci aiuti tutti, nell amore per la verità e la giustizia, a risanare ogni ferita e ad affrettare gesti concreti di riconciliazione e di pace tra le Nazioni che ancora non riescono a giungere ad un ragionevole consenso sulla lettura di tali tristi vicende. In voi e attraverso di voi saluto i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i fedeli laici della Chiesa armeno-cattolica: so che in tanti vi hanno accompagnato in questi giorni qui a Roma, e che molti di più saranno uniti spiritualmente a noi, dai Paesi della diaspora, come gli Stati Uniti, l America Latina, l Europa, la Russia, l Ucraina, fino alla Madrepatria. Penso con tristezza in particolare a quelle zone, come quella di Aleppo - il vescovo mi ha detto 'la città martire' - che cento anni fa furono approdo sicuro per i pochi sopravvissuti. Tali regioni, in questo ultimo periodo, hanno visto messa in pericolo la permanenza dei cristiani, non solo armeni. Il vostro popolo, che la tradizione riconosce come il primo a convertirsi al cristianesimo nel 301, ha una storia bimillenaria e custodisce un ammirevole patrimonio di spiritualità e di cultura, unito ad una capacità di risollevarsi dopo le tante persecuzioni e prove a cui è stato sottoposto. Vi invito a coltivare sempre un sentimento di riconoscenza al Signore, per essere stati capaci di mantenere la fedeltà a Lui anche nelle epoche più difficili. È importante, inoltre, chiedere a Dio il dono della sapienza del cuore: la commemorazione delle vittime di cento anni fa ci pone infatti dinanzi alle tenebre del mysterium iniquitatis. Non si capisce se non con questo atteggiamento. Come dice il Vangelo, dall intimo del cuore dell uomo possono scatenarsi le forze più oscure, capaci di giungere a programmare sistematicamente l annientamento del fratello, a considerarlo un nemico, un avversario, o addirittura individuo privo della stessa dignità umana. Ma per i credenti la domanda sul male compiuto dall uomo introduce anche al mistero della partecipazione alla Passione redentrice: non pochi figli e figlie della nazione armena furono capaci di pronunciare il nome di Cristo sino all effusione del sangue o alla morte per inedia nell esodo interminabile cui furono costretti. Le pagine sofferte della storia del vostro popolo continuano, in certo senso, la passione di Gesù, ma in ciascuna di esse è posto il germoglio della sua Resurrezione. Non venga meno in voi pastori l impegno di educare i fedeli laici a saper leggere la realtà con occhi nuovi, per giungere a dire ogni giorno: il mio popolo non è soltanto quello dei sofferenti per Cristo, ma soprattutto dei risorti in Lui. Per questo è importante fare memoria del passato, ma per attingere da esso linfa nuova per alimentare il presente con l annuncio gioioso del Vangelo e con la testimonianza della carità. Vi incoraggio a sostenere il cammino di formazione permanente dei sacerdoti e delle persone consacrate. Essi sono i vostri primi collaboratori: la comunione tra loro e voi sarà rafforzata dall esemplare fraternità che essi potranno scorgere in seno al Sinodo e col patriarca. Il nostro pensiero riconoscente va in questo momento a quanti si adoperarono per recare qualche sollievo al dramma dei vostri antenati. Penso specialmente a papa Benedetto XV che intervenne presso il sultano Mehmet V per far cessare i massacri degli armeni. Questo Pontefice fu grande amico dell Oriente cristiano: egli istituì la Congregazione per le Chiese Orientali e il Pontificio Istituto Orientale, e nel 1920 iscrisse sant Efrem il siro tra i dottori della Chiesa universale. Sono lieto che questo nostro incontro avvenga alla vigilia dell analogo gesto che domenica avrò la gioia di compiere con la grande figura di san Gregorio di Narek. Alla sua intercessione, affido specialmente il dialogo ecumenico tra la Chiesa armenocattolica e la Chiesa armeno-apostolica, memori del fatto che cento anni fa come oggi, il martirio e la persecuzione hanno già realizzato l ecumenismo del sangue. Su di voi e sui vostri fedeli invoco ora la benedizione del Signore, mentre vi chiedo di non dimenticare di pregare per me! Grazie!

7 La Messa che domenica viene celebrata in San Pietro «ci deve aiutare tutti, nell amore per la verità e la giustizia, a risanare ogni ferita e ad affrettare gesti concreti di riconciliazione e di pace tra le Nazioni che ancora non riescono a giungere ad un ragionevole consenso sulla lettura di tali tristi vicende». È in questa frase la chiave di lettura della scelta di Papa Francesco di non usare il termine «genocidio» per descrivere la strage degli armeni perpetrate un secolo fa dalle autorità ottomane. Parlando al Sinodo patriarcale della Chiesa armenocattolico, guidato da Nersos Bedros XIX Tarmouni, il Pontefice ha parlato di «tenebre del mysterium iniquitatis», di «dramma», di «massacri», di «martirio», di «persecuzione». E nel messaggio scritto alla vaticanista del Messaggero Franca Giansoldati per ringraziarla del suo libro (che pure ha il termine «genocidio» nel titolo) ha preferito parlare dell «immane tragedia che colpì il popolo armeno». Evidentemente Papa Francesco, almeno in questi suoi interventi, pur riconoscendo l immane tragedia di un secolo fa non vuole ostacolare il raggiungimento di quel «ragionevole consenso sulla lettura di tali tristi vicende» che non è ancora maturato tra le Nazioni, con la Turchia che ancora considera un reato l uso della parola «genocidio» su quelli che Ankara definisce ufficialmente «i fatti del 1915», e si oppone con tutte le sue energie diplomatiche a che il termine sia riconosciuto dagli altri Paesi. Alla messa di domenica, che vedrà anche la proclamazione a dottore della Chiesa del monaco e teologo armeno san Gregorio di Narek ( ), è prevista inoltre la presenza dei due catholicos della Chiesa apostolica armena, Karekin II di Etchmiadzin e Aram I di Cilicia, nonché del presidente della Repubblica armena, Serge Sarkissian, che, in un udienza che gli ha concesso il Papa nei mesi scorsi, aveva invitato Papa Francesco a visitare l Armenia. CORRIERE DELLA SERA Pag 31 I martiri cristiani ci riportano alla serietà della fede di Alberto Melloni Nel 1966, preoccupato per una deriva semplicista e mondanizzata della Chiesa, Hans Urs von Balthasar scrisse Cordula, ovvero il caso serio. Un pamphlet tagliente e lucido ispirato alla leggenda della martire Cordula, appunto. Gli Unni in una loro razzia catturano undicimila vergini e le uccidono una dopo l'altra. Cordula è l'unica superstite perché si trova nascosta in uno scafo e lì resta fino al mattino dopo: quando decide di uscire ed andare incontro anche lei al martirio. Ignorata dal culto delle undicimila martiri Cordula appare in sogno ad una monaca perché la sua festa liturgica sia celebrata ogni anno, il giorno dopo la memoria delle vergini massacrate. Balthasar, nominato cardinale da Giovanni Paolo II, reagiva con la forza di questo racconto e di Lumen Gentium 42 alle tesi sul Cristianesimo anonimo di Karl Rahner e al Cristianesimo tutto analogico di dotti scipiti. Egli rivendicava la peculiarità del «caso serio» («Ernstfall») cristiano che non è la fattispecie credente di un idealismo «disarmato» o una qualsiasi vittima «innocente», ma il testimone inerme reso tale dalla grazie da Gesù, l'inerme per antonomasia. Come può non pensare a Cordula, in questi giorni in cui santi e coccodrilli piangono attorno ai cristiani morti, parte di una innumerevole scia di cadaveri di musulmani soprattutto e di cristiani, ebrei, atei, zoroastriani, fedeli d'ogni famiglia confessionale e sfumatura, che si contano a milioni nella terra che va dall' aridità afghana, alla regione benedetta di Abramo e traversa fiumi e deserti per arrivare al verde tinto di sangue e petrolio della Nigeria? Come non ricordare Cordula, ora che, dopo aver dimenticato di piangere i ragazzini che saltavano sulle mine nella guerra fra Iran e Iraq, i caldei sepolti vivi durante l'avanzata di Desert Storm, le masse di uccisi dai mercenari reduci in Algeria e la devastazione pluridecennale della Somalia, piangiamo i ragazzi macellati in un college o gli abitanti dei villaggi fatti a pezzi dalla ferocia sacrilega? Come non pensare alla barca di Cordula davanti a quei musulmani che hanno salvato la vita ai clienti di Hyper Cacher a Parigi, ai fedeli pachistani usando il loro corpo o ai ragazzi kenyoti mettendoli in salvo davanti agli Unni di turno? Cordula, spiegava Balthasar, non è l'eccezione lontana di un modo mitico: ma l'espressione del Cristianesimo come «caso serio». Quel Cristianesimo che, per la fede che porta nella unità della famiglia umana e nella dignità dell' uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, può ammonire tutti. Infatti o ogni sciupio di vita umana, qualsiasi Nome essa invochi quando vive, qualsiasi Dio preghi quando viene strappata, suscita lo stesso identico orrore; oppure facendo distinzioni oggettive e tardive si finisce per alimentare la spirale di un male capace anche oggi di

8 ergersi in tutta la sua maiuscola «personalità» sopra l'orizzonte di una società secolare. Il tempo che viviamo suscita dunque un orrore sacrosanto da trasformare in magistero. Potrebbero insegnare - il tempo e l'orrore - quanto sia stato irresponsabile accendere un fuoco lasciando che altri ne sentissero le fiamme sulla loro pelle. Ma saremmo ancor più irresponsabili se dopo aver giudicato coi parametri della realpolitik le uccisioni nelle moschee e nei bazaar, se dopo aver digiunato controvoglia quando il Papa si schierò contro gli «insorti» siriani e la brillante idea di rovesciare Assad, se dopo aver taciuto dei cristiani che si uccisero a Odessa, se dopo aver ignorato la cancrena di Somalia e i Libia, dimenticassimo che questo è un «Ernstfall, un «caso serio» per i credenti e per i non credenti. La stessa espressione di Hans Urs von Balthasar, infatti la usava lo storico dell'autunno del Medioevo, Johan Huizinga per indicare l'inizio dello stato di guerra: quello che impiglia l'umanità nei «lacci demoniaci del gioco» che presenta come «extrema ratio» quella che si palesa sempre come «extrema rabies». Sta dunque a chi ha responsabilità politica cogliere questo «Ernstfall» e spiegare apertis verbis che quel «silenzio» contro cui inveisce con il Papa ogni uomo di buona volontà cesserà solo quando ci si renderà conto quanto serva la pace con la Russia, una politica estera attiva e di mediazione nei quadranti di crisi, un ripensamento della Nato, un accordo con gli sciiti, una minaccia seria a quegli emirati e regni che con il loro denaro spingono in bocca al demone dello stragismo migliaia di giovani sunniti. Sta a chi ha responsabilità di fede sapere che il cinico gioco di usare i morti cristiani per tener vivo un fronte che si sposta senza spegnersi da un terzo di secolo sarà il «caso serio» di una nuova «extrema rabies» che non difenderà i cristiani da nulla ma li consegnerà come sempre agli Unni di turno: e porrà a tutti il dilemma di Cordula. Un papa dall'africa nera di Sandro Magister Sarebbe il primo nella storia. E potrebbe essere il prossimo. Un nome: Robert Sarah. Autore di un libro rivelazione L'ha detto lui, con candore: "Ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve". Quattro o cinque anni, o anche meno. È naturale che questa confidenza di papa Francesco abbia rinfocolato le congetture su chi gli succederà. E subito è balzato in testa alle classifiche di scommettitori e di intenditori il cardinale che è stato battezzato "il papa Francesco dell'asia", Luis Antonio Gokim Tagle, filippino con madre cinese, 56 anni, uno che viaggia sui bus, che accoglie i barboni in cattedrale, che non condanna ma abbraccia, e ha anche fatto studi di teologia negli Stati Uniti con rinomati maestri "liberal". Era suo il volto gioioso che compariva a fianco di Francesco nel trionfale viaggio nelle Filippine dello scorso gennaio. Ma pochi hanno notato che Francesco aveva condotto con sé da Roma un altro cardinale, che in quelle isole si era già recato dopo il maremoto del 2013 a portare "la carità del papa", nella sua qualità di presidente di "Cor unum". Il suo nome è Robert Sarah, è africano della Guinea, ha 70 anni. Era ai più uno sconosciuto, prima che un suo libro-intervista uscito in Francia un mese fa rivelasse il suo stupefacente profilo. Francesco l'ha sorprendentemente promosso, lo scorso novembre, a prefetto della congregazione vaticana per il culto divino, una nomina forte per la nuova curia in via di riforma. Per la Chiesa è il momento dell'africa, continente di convertiti, erano 2 milioni i cattolici nel 1900 e sono 185 milioni oggi, e terra di martiri, sgozzati come agnelli sulle rive del Mediterraneo o trucidati il Giovedì Santo in un campus universitario del Kenya. Anche di questo è fatta la biografia di Sarah. Nasce in un remoto villaggio della savana, in una famiglia fresca di conversione. A 12 anni è circonciso e iniziato alla vita adulta nella foresta. Studia per farsi prete e lo diventa, mentre la sua Guinea è sotto il regime sanguinario del marxista Sekou Touré, con il vescovo di Conakry, la capitale, imprigionato e torturato. Studia teologia a Roma, alla Gregoriana e soprattutto al Biblico, con rettore Carlo Maria Martini e con maestri come Lyonnet, Vanhoye, de la Potterie. Va per un anno alla prestigiosa École Biblique di Gerusalemme. E poi torna umile parroco nella sua Guinea, a piedi nella savana per raggiungere l'ultimo fedele, tra una popolazione a maggioranza musulmana. Finché nel 1978 Paolo VI lo fa vescovo, il più giovane del mondo, a 33 anni. E gli affida Conakry, con Sekou Touré sempre più inferocito contro questo nuovo pastore indomito difensore della fede. Dopo la morte improvvisa del tiranno, nel 1984, scopriranno che Sarah era il

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