ALMA MATER STUDIORUM

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1 MATR. N. _ ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITÀ DI BOLOGNA FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE Sede di RIMINI CORSO di LAUREA in EDUCATORE SOCIALE Relazione finale in Pedagogia Speciale Disabilità e prospettiva inclusiva oggi: esperienza di integrazione nel Centro Laboratorio Protetto G. Laruccia della Comunità Papa Giovanni XXIII PRESENTATA DA CLERICI FILIPPO RELATORE MALAGUTI ELENA SESSIONE III ANNO ACCADEMICO

2 INDICE Introduzione Capitolo Primo: La logica dell inclusione e le sfide dell integrazione. 1.1 Introduzione 1.2 La situazione della società e dell ambiente nel mondo di oggi 1.2a Il contributo della Scienza della Sostenibilità 1.2b Il modello di vita promosso dalla società capitalistica 1.3c La qualità della vita 1.3 Alcuni cenni storici sul processo d inclusione dei disabili 1.4 Le logiche dell inclusione come risposta concreta alla socializzazione del deficit 1.5 Alcune riflessioni sulla realizzazione dell inclusione 1.6 Il contributo significativo della Pedagogia 1.7 L educatore specialista dell inclusione Capitolo Secondo: Il contributo legislativo a favore dell inclusione e integrazione dei soggetti disabili. 2.1 Introduzione 2.2 Legge 104/92 Legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. 2.3 Legge 68/99 Norme per il diritto al lavoro dei disabili 2.4 Modello ICF del 2001 & Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006) 2

3 Capitolo Terzo: Il Centro Laboratorio Protetto Giovanni Laruccia della Coop. La Fraternità della Comunità Papa Giovanni XXIII come esperienza d inclusione. 3.1 La comunità Papa Giovanni XXIII 3.2 Il centro laboratorio Protetto G. Laruccia 3.2a La relazione educativa 3.2b Il Progetto educativo Individualizzato 3.3 Descrizione delle attività svolte del Centro Laboratorio Protetto 3.4 Il CLP realizza attività ad hoc 3.5 la varietà delle attività favorisce l inclusione 3

4 INTRODUZIONE Mi potete prendere anche per sempre? Questa frase ha accompagnato la mia giovinezza e ha profondamente segnato la mia vita. La disse Elio, mio fratello maggiore acquisito affetto da Psicosi, insortagli in giovane età a causa dei continui abbandoni subiti da parte della famiglia di origine e da una permanenza troppo lunga nei famosi manicomi, quando incontrò i miei genitori ormai 28 anni fa. Io ho avuto la fortuna di nascere in una Casa Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII grazie alla scelta che i miei genitori hanno fatto di aderire alla vocazione di questa comunità. Essi, hanno aperto la loro famiglia, al tempo composta da tre giovani figli, all accoglienza di persone che per varie ragioni erano state escluse dalla partecipazione alla vita sociale, come disabili, tossicodipendenti, etc.. ed Elio era uno di questi esclusi. La frase sopra citata la ripete ancora oggi, quando ricorda la sua particolare storia personale, iniziata nell infanzia e proseguita per tutta la giovinezza, nella dura e traumatica esperienza dell Istituto vissuta sotto il peso della solitudine e dell esclusione. Quando parla dell istituto, ripete spesso li eri solo un numero, nessuno ti voleva bene e per avere un po di attenzioni mi dovevo provocare delle lesioni affinché in ospedale si prendessero cura di me. Mi raccontava anche delle interminabili giornate passate davanti alla vetrata d ingresso della struttura sperando che qualcuno lo andasse a riprendere. Solo all età di 22 anni trovò una giovane coppia che lo accolse come figlio permettendogli di prendere parte a ciò che da sempre desiderava, sognava, lottava: una famiglia che gli volesse bene. Mi potete prendere anche per sempre? questa frase mi colpisce tutt ora ogni volta che la sento uscire dalla sua bocca. A seguito della sua storia, due sono i pensieri che mi accompagnano: il primo pensiero che mi sorge è come sia possibile che una persona debba soffrire così a lungo vivendo in una prolungata situazione di abbandono, di solitudine, di disperazione totale. Ciò mi riempie il cuore di rabbia, mi assale un sentimento di ingiustizia che con il tempo però si è trasformato in un senso di responsabilità. Io ho avuto la possibilità, nel mio piccolo, di conoscere la realtà che gli esclusi vivono, di scavalcare il muro dell ignoranza e per questo non posso accusare chi non ha aiutato Elio al tempo dell Istituto, chi ha 4

5 permesso la sua esclusione, ma mi domando: Io, oggi cosa posso fare per combattere l ingiustizia che crea esclusione? E questa riflessione, che ha accompagnato la mia adolescenza e che mi ha portato a intraprendere il cammino di educatore. Il secondo pensiero invece è legato al presente. Guardo Elio e penso a chi è adesso, un uomo di cinquant anni, sempre sorridente, mai superficiale, sempre pronto ad aiutare gli altri mettendo a disposizione i suoi talenti e trasparente come un bambino. Oggi Elio è un dono per tante persone. Ripensando alla mia giovinezza capisco quanto sia stato importante nella mia formazione, nello sviluppo della mia personalità: sin da piccolo infatti, grazie ai suoi racconti ho conosciuto le ingiustizie e le logiche che le provocano, permettendomi di focalizzare meglio le cose che davvero contano nella vita, riconoscendo invece la superficialità che il mondo consumistico vuole vendere come felicità o essenzialità. Vivere ogni giorno con persone che richiedono attenzioni particolari, che dipendo da te in molte cose perché impossibilitate a gestirsi autonomamente a causa del deficit, come per esempio farsi il bagno, alzarsi, recarsi in un bar per guardare una partita, è una continua palestra all alterocentrismo. Riconoscere e rispettare l altro chiunque esso sia permette di uscire da se stessi e di fuggire agli egocentrismi che incatenano il nostro Io, che attanagliano la nostra vita facendoci pensare di essere migliori, intoccabili, tanto da concepire la realtà con schemi rigidi e lineari in cui noi siamo i buoni e tutti gli altri sono i cattivi, noi i sani e gli altri i malati non riuscendo a cogliere le sfumature, la ricchezza che l altro è per noi. Credo che mettere l altro al centro della nostra vita decentrando il nostro ego sia fonte di grande gioia e sia un tassello importante per una vita felice con chi ci circonda. Il lavoro che mi accingo a svolgere sulle logiche dell inclusione sono segnate profondamente da queste riflessioni che vogliono richiamare ognuno di noi a combattere per eliminare le cause dell esclusione, dell emarginazione della diversità e disabilità, vedendole come una ricchezza speciale di cui la società non può privarsi. Nel primo capitolo del mio lavoro porto avanti un analisi del degrado ambientale e sociale che caratterizza il nostro pianeta e le nostre società, 5

6 causato dalle perverse logiche di mercato che dominano incontrastate sull uomo e sull ambiente. Logiche che come conseguenza, portano: - a livello sociale, una perdita dell orientamento ; una perdita dei valori umani (in ogni dimensione della vita) che dà quindi origine a varie forme di emarginazione ed esclusione di tutto ciò che è diverso dalla normalità ; perdita che si manifesta anche a scuola che sembra aver perso il suo reale obiettivo, formando soggetti-massa. - a livello ambientale invece questo degrado si mostra in un incessante esaurimento delle risorse naturali e un aumento delle catastrofi naturali, mettendo in serio pericolo la vita di molti uomini. Infine mostrerò come una possibile soluzione per uscire da questa crisi profonda, sia rivedere i paradigmi di riferimento e lavorare per costruire una nuova società democratica in cui l inclusione della diversità sia lo snodo centrale e il vero punto di svolta. Nel secondo capitolo tratterò in particolare l inclusione sociale dei disabili, ripercorrendo le tappe legislative che hanno portato ad un maggiore riconoscimento del valore della diversità a livello sociale, politico ed europeo. Nel terzo capitolo invece parlerò della mia esperienza di inclusione vissuta e realizzata all interno del Centro laboratorio Protetto Giovanni Laruccia della Comunità Papa Giovanni XXIII. 6

7 1 CAPITOLO LA LOGICA DELL INCLUSIONE OGGI E LE SFIDE DELL INTEGRAZIONE 1.1 Introduzione L attuale società capitalistica occidentale neo-liberalista è fortemente influenzata dall economia di mercato. Essa si fonda su regole che generano povertà ed esclusione perché antepongono gli interessi del mercato, attualmente gestito dalle multinazionali, al benessere reale degli uomini e all equilibrio degli ecosistemi. Accade perciò che, al fine di incrementare i propri capitali, il mercato calpesti i diritti di milioni di persone ed alteri gli equilibri ecologici del pianeta. In questo capitolo descriverò alcuni paradigmi necessari per porre le basi di una nuova società democratica inclusiva che si mostri capace di garantire uno sviluppo sostenibile, equo e solidale per l intera umanità. Tenterò di dimostrare come l attuale modello di vita, promosso dalla società capitalista odierna, necessiti di un ripensamento dei propri paradigmi al fine di promuovere migliori qualità di vita per i suoi cittadini. La crisi economica, sociale e ambientale che oggi sta investendo, come non mai, il nostro pianeta è infatti la prova concreta dell insostenibilità di questo modello. Parlerò, della qualità della vita, concetto che fino ad oggi è stato associato al PIL del Paese, ma che ora è necessario riformulare, osservando come essa invece dipende da una molteplicità di fattori interagenti tra di loro, tra i quali possiamo individuare la socialità, la felicità, l occupazione lavorativa etc.. Illustrerò, il nuovo compito che la Pedagogia dovrà portare avanti in questo momento di crisi sociale e valoriale, contribuendo da una parte ad uno sviluppo ecologico equo e sostenibile delle società e dall altra alla formulazione di modelli educativo-formativi fondati su logiche inclusive necessari per combattere l esclusione della disabilità dalla società. Infine mostrerò come la figura dell educatore, inteso come specialista dell inclusione, sia l artefice di azioni intenzionalmente educative e 7

8 riabilitative volte all eliminazione delle cause, ambientali e sociali, che causano esclusione. L educatore, attraverso la realizzazione di progetti educativi individualizzati, mediante il dialogo, l ascolto attivo e il farsi carico dell altro, promuove e realizza l inclusione sociale di soggetti esclusi facendoli divenire cittadini attivi. 8

9 1.2 La situazione della società e dell ambiente nel mondo di oggi 1.2a Il contributo della Scienza della Sostenibilità Un contributo importante a denunciare l iniquità e l insostenibilità di queste logiche economiche, deriva dalla collaborazione tra l Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, il Programma Ambientale delle nazioni Unite e il WWF i quali hanno dato origine ( nel 1980) al documento dal titolo World Conservation Strategy all interno del quale, per la prima volta in un documento internazionale, si indica il concetto di sviluppo sostenibile. Come conseguenza intorno agli anni 90 si comincia a parlare, all interno degli ambiti di ricerca ecologici, della Scienza della Sostenibilità. Essa essendo inserita in un percorso di formulazione-formazione, ancora non può essere definita come disciplina scientifica matura in quanto non possiede chiare componenti concettuali e teoriche. Essa si fonda su riflessioni e ricerche derivate da diverse discipline, volte ad analizzare le interazioni dinamiche tra sistemi naturali, sociali ed economici cercando di comprendere i modi migliori per gestirle. Attraverso il paradigma eco-sistemico, essa dimostra che i modelli sociali delle società contemporanee, fondati su logiche di mercato, stanno mettendo a rischio la sopravvivenza dell uomo sulla terra. Il paradigma sistemico, vede la realtà come insieme di sistemi: il termine sistema indica un insieme di elementi che stanno insieme tanto da poter essere distinti chiaramente dal resto. Esso, perciò, legge i singoli fenomeni non come isolati ma come parte di un tutto. La realtà che ci circonda così, viene rappresentata come l insieme di relazioni esistenti tra i Sistemi Naturali e i Sistemi Sociali, i quali a loro volta sono inseriti all interno del Sistema Mondo. I sistemi sociali e i sistemi naturali sono sistemi aperti in quanto per vivere hanno bisogno di scambiare continuamente energia e materia con l esterno. Grazie a questi flussi continui riescono a concentrare ordine al proprio interno ed espellere il disordine al loro esterno. Ciò garantisce e consente l evoluzione dei sistemi e il loro equilibrio. 9

10 A partire da ciò, vediamo come oggi, i due sistemi sono in disequilibrio, in quanto l uomo, a causa delle sue logiche di mercato, sta sfruttando in modo insostenibile il sistema naturale. Questo perché, in un determinato lasso di tempo, sta consumando più risorse di quanto gli ecosistemi sono in grado di produrre nello stesso tempo. Le conseguenze sono riscontrabili nell inquinamento e nella carenza idrica, nell inquinamento atmosferico, nel degrado del suolo, nella eccessiva deforestazione, nella perdita della biodiversità, nei grandi cambiamenti atmosferici, nella comparsa di patologia resistenti agli antibiotici. La ragione di questa situazione è da ricercarsi nell idea di natura espressa da Adam Smith, considerato fondatore del liberalismo, e nell idea di sviluppo. Secondo Adam Smith la natura era una risorsa immensa e pressoché inesauribile. Da ciò nacque l idea che la storia dell umanità potesse essere scritta in modo del tutto indipendente dalla natura, senza preoccuparsi di come poter assorbire i rifiuti e distribuire i preziosi servizi da lei offerti quali la regolazione climatica e l impollinazione delle colture, come descritto nell ultimo rapporto del Worldwatch Institute, State of the world Lo sviluppo fino ad oggi era inteso come un processo legato esclusivamente ad una crescita quantitativa dei beni e delle risorse disponibili in un andamento progressivo e illimitato. Perciò era un processo esclusivamente economico che costringeva a trasformare e a distruggere l ambiente naturale e i rapporti sociali in vista di una produzione crescente di merci. Oggi si fa strada una nuova visione di sviluppo chiamato sostenibile, che mette fortemente in discussione l attuale modello socio-economico e porta a nuova logica: vivere meglio consumando molto meno. Non si tratta di una negazione della crescita, come molti credono, bensì della crescita economica rispettosa dei limiti ambientali. Il nuovo paradigma della sostenibilità riesce a collegare la tutela dell'ambiente con la crescita economica, perché si fonda su un principio coevolutivo che mira a tener conto della reciproca evoluzione dei sistemi naturali e sistemi umani. Lo sviluppo sostenibile offre un idea di una società più prospera e più giusta, con la promessa di un ambiente più pulito, più giusto e più sano: una società che garantisca una migliore qualità di vita per tutti e per le generazioni future. 10

11 Per raggiungere questi obiettivi nella pratica è necessario che la crescita economica sostenga il progresso sociale e il rispetto dell ambiente e che la politica sociale sia alla base delle prestazioni economiche. 1.2b Il modello di vita promosso dalla società capitalistica Oggi è di urgente necessità prestare attenzione ai grandi campanelli d allarme che ci provengono dall ambiente, è di altrettanta importanza prestare attenzione a quelli che ci provengono dalle nostre società. Infatti le logiche di mercato, che hanno influenzato ogni aspetto della nostra vita, cominciano a mostrare i loro frutti: privatizzazione, possesso, esclusione, intolleranza, povertà e sfruttamento. Non è raro ascoltare ai telegiornali notizie quali: atti violenti di intolleranza, gruppi politici che legittimano la superiorità di una certa minoranza sociale su basi territoriali; il viaggio di migliaia di persone immigrate che attraversano il Mediterraneo per sfuggire alle violenze del loro paese causate da anni di colonialismo occidentale rischiando la vita perché respinti; le lamentele sempre più frequenti dei genitori che discriminano le scuole primarie per la presenza di bambini stranieri o portatori di problematicità che non si vuole incontrare e tanto meno fare incontrare 1. Inoltre sono ormai sapere di tutti le disparità economiche, scaturite, che segnano il nostro pianeta: circa il 20% dell umanità consuma l 80% di risorse naturali costringendo alla fame e alla inevitabile morte milioni di persone, il rapporto delle Nazioni Unite denuncia che sono circa un miliardo coloro che vivono sotto la soglia della povertà. Come se non bastasse gli slogan che questa economia di mercato sbandiera in ogni angolo della terra sono progresso, efficienza, qualità della vita, benessere economico, ma la realtà è ben diversa! Tutti questi obiettivi non sono a favore dell uomo, del suo reale benessere, ma occasione di grandi guadagni per le multinazionali che creano nuovi bisogni da soddisfare, proponendo attraverso le assidue campagne pubblicitarie che scorrono sui televisori di milioni di 1 Elena Malaguti (2010) Ecologia sociale e umana e resilienza. Processi e percorsi inclusivi nella scuola di oggi, Monografia pag.27 11

12 persone, sui muri di tutto il globo, modelli di vita consumistici. Tali modelli promuovono stili di vita che sono stereotipati, irreali, esempio la campagna di marketing di una nota multinazionale di prodotti alimentari che enfatizza una tipologia di famiglia sempre in forma, sorridente e priva di preoccupazioni. I modelli pubblicitari, perciò, creano aspettative e sogni irrealizzabili precludendo il raggiungimento della felicità a tutti coloro che sono schiavi di tali logiche. L esempio sopra citato vuole evidenziare che le logiche di mercato non sono a favore dell uomo, ma sono al servizio del guadagno. L ideologia dominante della cultura contemporanea continua a porsi come obiettivo ultimo il benessere e ad associare quindi la felicità di un individuo con la sua ricchezza e con lo status sociale di appartenenza. Di conseguenza il benessere di un paese, e quello dei suoi cittadini, è calcolato dal PIL (Prodotto Interno Lordo). Ma siamo sicuri che questo indice possa riassumere il benessere soggettivo? E evidente che all aumentare del PIL non corrisponde necessariamente un miglioramento della vita. Il benessere di uno stato dovrebbe essere determinato dal grado di soddisfazione, dalle aspettative di vita dei suoi cittadini, dall impatto ambientale, dalla vivibilità nelle città: ma tutti questi indici non sembrano essere utili ad una valutazione che vuol essere prettamente economica. A dimostrazione di ciò, nonostante l occidente, in questo ultimo secolo, abbia accresciuto le sue ricchezze e abbia vissuto il boom economico, la sua popolazione non risulta essere più felice, anzi si assiste ad un degrado sociale e naturale senza precedenti. Le logiche di produzione e di consumo hanno influenzato anche i sistemi scolastici e formativi tanto che il loro obiettivo primario non è fornire ad ogni individuo le capacità, le conoscenze e le competenze per progettare e realizzare il proprio progetto personale in rispetto alle proprie caratteristiche, ma riassume la formazione in una semplicistica equazione studente uguale forza lavoro. Il fine della formazione è perciò dotare il ragazzo di conoscenze spendibili sul mercato, affinché vi possa entrare e affermasi economicamente. Le materie insegnate quindi sono legate esclusivamente al mondo del lavoro, tutto ciò che non è riconducibile al mercato viene bandito: le emozioni, la crescita interpersonale etc. Con ciò si tradisce l ideale pedagogico dello sviluppo integrale del soggetto-persona nei tempi e nei luoghi delle sue età 12

13 generazionali e in rispetto delle caratteristiche personali. Un effetto collaterale di tale modello educativo univoco e monodirezionale è la difficoltà che ogni individuo ha di vedersi riconosciuta la propria soggettività. Come dice Frabboni, Professore di Pedagogia Generale all Università di Bologna, l Irripetibilità, l Inviolabilità e l irriducibilità 2, che sono valori inviolabili dell uomo, oggi sono minati perché chiunque non risponde alle caratteristiche omologanti di normalità che questo modello pedagogico sancisce è destinato a non essere accettato, riconosciuto e perciò felice. Ciò non è accettabile, urge il grande cambiamento, il grande salto di qualità tanto auspicato da molti cittadini del mondo. 1.2c Qualità della vita. Oggi giorno assistiamo alla crescente necessità di rispondere alle sfide che la complessità della società attuale ci pone quali: lotta all esclusione (della diversità), alla marginalità e alla povertà, riconoscimento di pari diritti nell accesso all istruzione, alla salute, miglioramento della qualità della vita e sviluppo sostenibile 3. Per affrontare tali sfide è necessario che la società odierna sia disposta a compiere un cambiamento dei propri paradigmi di riferimento, i quali, attualmente, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, ruotano esclusivamente attorno alle logiche di mercato e perciò misurano la qualità della vita con indicatori prettamente economici, riassumendo il benessere soggettivo nell equazione: felicità uguale ricchezza economica (PIL). La qualità, ricondotta sostanzialmente ad un livello economico, impregna le relazioni, l istruzione, la formazione, l educazione di logiche di mercato che spesso e volentieri escludono chi non è idoneo ai criteri di produzione e consumo. La logica di mercato è infatti fondata sugli imperativi di efficacia ed efficienza che non tengono conto delle specificità di ogni uomo, ma sanciscono con durezza la linea di demarcazione tra normalità e diversità, abilità e inabilità, produttività e improduttività, che creano esclusione. 2 Franco Frabboni, (2006), Educare in città, Editori Riuniti, Roma, pag Elena malaguti (a cura di), 2010, Educazione inclusiva oggi? Ripensare i paradigmi di riferimento e risignificare le esperienze, Monografia, pag.25 13

14 Rivedere i paradigmi di riferimento della nostra società perciò, diviene un passaggio necessario per porre le basi di una nuova società democratica inclusiva in cui la qualità della vita si fonda su nuovi parametri più attenti alle necessità degli uomini che del mercato. Essa dovrà essere aperta all accoglienza delle differenze e delle diversità individuali di ognuno, affinché tutti possano partecipare e sviluppare a pieno il proprio diritto di cittadinanza attiva, contribuendo alla realizzazione di una società democratica equa e solidale. Il tema della qualità della vita, è molto antico. Già Aristotele nell'etica Nicomachea ne ha parlato, usando il concetto di Eudaimonia, che in greco significa "buon spirito" o felicità. Prima di lui, Platone aveva dedicato vari anni della sua vita a organizzare praticamente il governo e la città perfetta. Ai due filosofi greci si sono poi aggiunti lungo i secoli numerosi altri filosofi, religiosi, sociologi che si sono cimentati a descrivere in dettaglio gli elementi necessari per una comunità felice. A riguardo della qualità di vita, l uomo ha sempre cercato di individuare dei parametri che ne permettessero una più chiara definizione. Così, nel 1999, alcuni studiosi hanno creato una possibile classificazione di tali indicatori raggruppandoli in tre macro-categorie: - Indicatori normativi: valutano l efficacia delle scelte politiche; - Indicatori sulla soddisfazione individuale e/o felicità: valutano la soddisfazione psicologica degli individui analizzando la realtà soggettiva all interno della quale vivono; - Indicatori descrittivi: valutano un insieme di variabili soggettive quali indicatori di formazione e scolarizzazione (quantità, qualità e distribuzione della formazione, chi impara cosa, come, dove, quando);occupazione (struttura dell occupazione, definizione di occupazione e disoccupazione ) 4 ; energia (quantità e qualità del consumo energetico e impatto ambientale);ambiente; diritti umani. 4 Carmelo Cannarella e Valeria Piccioni, Consiglio Nazionale delle Ricerche (a cura di) Dinamiche di Sviluppo ed Incremento della Competitività dei Territori Rurali progetto

15 Questa classificazione ci porta a dimostrare come la qualità della vita sia determinata da una molteplicità di fattori e non solo di quelli riconducibili al PIL. Il concetto di qualità è decisivo per definire gli obiettivi, per valutare e significare le esperienze, per definire le aspirazioni e i progetti di vita di tutta l umanità, per fornire essenziali contributi anche nella definizione di politiche, azioni e linee ispiratrici dello sviluppo. Il dibattito intorno alla qualità è molto attuale, sia in contesti educativi che sociali e non è raro leggere su riviste inviti a riflettere sulla qualità del cibo, del tempo o delle relazioni che abbiamo. Il nuovo concetto di qualità della vita dovrebbe prendere in considerazione il concetto di felicità. Sembra assurdo che il benessere di un individuo o di un paese sia considerato esclusivamente sulla ricchezza posseduta e non sulla felicità dei suoi cittadini. La felicità sicuramente risulta essere l indicatore più esplicativo del benessere planetario, ma come afferma Robert Lane nelle società occidentali il reddito, l istruzione, la salute e l intelligenza sono costantemente aumentati negli ultimi cinquant anni, ma non hanno reso nessuno di noi più felice di prima 5. Anzi, accade spesso, che persone che vivono in condizioni che giudichiamo deplorevoli appaiono perfettamente felici a differenza di coloro che vivendo nell ozio spesso sono in situazioni di infelicità. Da che cosa dipende allora la felicità? Robert Lane sostiene che essa dipenda dalla socialità, in quanto il benessere di un individuo dipende dall approvazione del gruppo di appartenenza e della società. Ne consegue che le aspettative sociali di standard di vita promosse dalla società contemporanea siano prettamente economiche, come appartenere ad uno status sociale elevato, possedere case di proprietà, svolgere un lavoro remunerativo. Tali aspettative, creando pressioni sul soggetto, ne determinano la possibilità di essere felice o infelice a seconda che possieda o meno le abilità e le competenze necessarie per raggiungere gli standard di vita richiesti. E necessario perciò che la società odierna ripensi i propri paradigmi di riferimento per restituire all uomo e al suo benessere la centralità, che in questo ultimo secolo le logiche di mercato, hanno oscurato. 5 Nel Noddings, (2003), Educazione e felicità. Un rapporto possibile, anzi necessario, edizioni Erikson, pag

16 A tale proposito le logiche inclusive sembrano poter rispondere a questa necessità di cambiamento, affermando l importanza di valorizzare ogni individuo e dare la possibilità a tutti di partecipare attivamente alla vita sociale. L inclusione rovescia l idea di migliore o peggiore, di superiore o inferiore, di ricco e povero, di idoneo o non idoneo restituendo pari dignità a tutti gli uomini e concorrendo a creare una nuova società democratica fondata sulla cooperazione, tolleranza, accoglienza, uguaglianza nella diversità. Includere significa dare ad ognuno la possibilità di realizzare, all interno del proprio contesto di vita, i diritti di libertà e di uguaglianza. Significa perciò valorizzare le differenze e tutte le diversità considerandole come una sorgente di ricchezza e come uno strumento valido per costruire un modello di vita che permetta la realizzazione dell unità nella diversità 6. Includere vuol dire offrire l opportunità di essere cittadini a tutti gli effetti cioè vivere in condizioni di vita dignitose e di essere inseriti in un sistema di relazioni soddisfacenti in modo che tutti, possano sentirsi parte della comunità sociale e vivere inseriti in contesti relazionali in cui possono agire, scegliere e vedere riconosciuto il proprio ruolo e la propria identità. L inclusione diviene pertanto garante della valorizzazione di tutti gli uomini, e promuove la possibilità di accogliere le differenze e le diversità individuali. Perciò la sfida a cui è chiamata ad impegnarsi l intera umanità è la creazione di sistemi inclusivi che pongano le basi per una comunità accogliente. 1.3 Alcuni cenni storici sul processo d inclusione dei disabili L integrazione della disabilità ha seguito un cammino lungo e tortuoso di cui io ne ripercorrerò le tappe. La diversità nell uomo ha sempre suscitato paura, angoscia, preoccupazione, inquietudine e repulsione, sentimenti a cui esso ha reagito con l esclusione, l allontanamento da tutte le realtà sociali del diverso e il suo internamento in 6 V.Piazza, Trento, (1999) Riflessioni sulla complessità dell integrazione e sui molti vantaggi (per tutti) che porta con sé, in D.Ianes, M. Tortello (a cura di), Handicap e risorse per l integrazione. Nuovi elementi di qualità per una scuola inclusiva, Erickson, pag

17 strutture protette: la cultura occidentale proietta la paura della diversità sul mondo, per circoscriverla e per tentare di rimuoverla o di controllarla 7. Per molti secoli si sono protratte nei confronti dei diversi molteplici forme di discriminazione, come l etichettatura di persone pericolose da allontanare e le forme di derisione per le loro difformità. Addirittura al tempo dell Inquisizione si era fatta strada l idea del disabile come uomo sotto il controllo del demonio. Anche all interno delle stesse famiglie, la nascita di un figlio diverso aveva creato grossi problemi al punto tale da rinchiuderlo e isolarlo anche dalla vita familiare o ponendo fine alla sua vita fin dalla nascita. Nell età moderna, invece, i soggetti diversi venivano internati in strutture protette e controllati e trattati con uso di farmaci o mezzi di contenimento in quanto il disabile era identificato con il malato. L obiettivo era quello di rieducare totalmente la persona, trasformandola. Questa forma di rieducazione ebbe come conseguenza quella di portare l attenzione dei medici a ricercare esclusivamente le cause della loro malattia estraniandoli il più possibile dal contesto sociale, affinché non potessero disturbare la società nella routine quotidiana o creare disagi. L emarginazione quindi era lo strumento privilegiato per curare e trattare il diverso, il quale incontrava, come figura professionale, solo il medico che lo trasformava in caso clinico su cui poter studiare. Questa fase può essere definita della medicalizzazione. Successivamente si assiste alla creazione di istituti destinati esclusivamente a contenere persone emarginate, rifiutate, diseredate o con handicap. In questo momento, i soggetti con disabilità, non vengono più trattati come casi clinici, anche se vengono mantenuti isolati dalla società. Al posto della figura del medico si ha l educatore che è colui che rieduca attraverso il metodo della punizione e del contenimento per migliorare o cambiare i problemi di coloro che vengono definiti folli.. Ancora, al tempo degli istituti e dei manicomi, come si deduce, non si ha l idea della persona con disabilità come individuo portatore di risorse e ricchezze ma come un soggetto privo di valore che bisogna trattare solo per un recupero fisico o interiore. 7 Patrizia Gaspari, Milano, (2002) Aver cura. Pedagogia speciale e territori di confine,edizioni Angelo Guerini, pag.27 17

18 Un cambiamento importante nella visione della diversità, si ha quando invece, grandi personaggi, o meglio pedagogisti medici, come Itard, Seguin, Decroly e Montessori portano una nuova visione del disabile e del diverso dando origine alla Pedagogia Speciale. E a partire da Itard che si fa risalire quindi il passaggio da uno studio puramente medico ad un intervento più pedagogico e globale nei confronti della persona disabile, ed è esso che parla dell educabilità dell individuo anche in presenza di forti disabilità e si deve a lui l importanza data alla mediazione sociale nella crescita psicofisica del soggetto. Seguin permette invece, il passaggio da una pedagogia focalizzata sul soggetto ad una più incentrata sui contesti, sugli ambienti in cui il soggetto viene ad agire e sui percorsi da intraprendere. L obiettivo del percorso educativo è pertanto quello di mirare alla socievolezza della persona nell ambiente in cui vive; M. Montessori valorizza la dimensione del fare da sé del bambino e la conseguente importanza dell adulto nel fare da sostegno: per la Montessori educare significa aiutare il bambino a tirar fuori la sua capacità auto educante di cui è portatore; Decroly, sottolinea la necessità di individualizzare il percorso educativo per i disabili e di legarlo ad una severa e approfondita valutazione funzionale delle difficoltà dell educando 8. La Pedagogia speciale quindi è la scienza che ha come oggetto di studio la disabilità. Essa si definisce come pedagogia della complessità e della diversità 9 finalizzata all integrazione dei soggetti con deficit, handicap e con bisogni educativi speciali. - Con il termine deficit si indica la menomazione biologica che è la causa dell handicap. - Con handicap invece si intende una situazione di svantaggio dovuta ad una menomazione che limita o impedisce al soggetto la possibilità di ricoprire il ruolo normalmente proprio in base all età, al sesso, e ai fattori culturali e 8 Luigi D alonzo, (2010), intervento al Convegno SIPES Integrazione delle persone con disabilità.lo sguardo della pedagogia speciale, pag 3. 9 P.Gaspari, Padova, (2001), Un epistemologia per la Pedagogia Speciale, in Studium Educationis, (a cura di) A. Canevaro, Pedagogia Speciale, Ceda, n.3.pag.2 18

19 sociali. Lo svantaggio quindi proviene dalla diminuzione o dalla perdita della capacità di conformasi alle aspettative o alle norme proprie dell ambiente 10 ; - Con il termine bisogni educativi speciali si intendono tutte quelle situazioni non riconducibili a un deficit o a una disabilità, ma a forme di disagio sociale come per esempio possono essere le situazioni degli immigrati, o di persone che vivono in famiglie disagiate che forniscono scarse competenze etc Un obiettivo della Pedagogia speciale è la riduzione dell handicap che viene realizzato solo attraverso una socializzazione del deficit, ovvero attraverso la creazione di una cultura speciale che porti un cambiamento nell azione comune, facendo sì che le attenzioni speciali diventino ordinarie, giungendo ad un pensare speciale. La diversità quindi, acquisisce, anche grazie a questa Pedagogia, un valore aggiunto, in quanto viene intesa come risorsa per tutti i cittadini. Si capisce come, nel corso del tempo, la percezione della figura del disabile sia mutata permettendo così, intorno agli anni 60, la messa in discussione dei metodi educativi fino a quel momento utilizzati (punizione, contenimento, isolamento, medicalizzazione etc ), che non avevano portato a nulla se non ad un aumento della paura di tutto ciò che era diverso, rallentando e allungando quindi i tempi di conoscenza di esso e della sua integrazione sociale. La fase odierna, che parte da metà dello scorso secolo ad oggi, è caratterizzata invece da grandi passi avanti nel senso dell integrazione sociale, scolastica e lavorativa del disabile e dell abbattimento delle barriere architettoniche, proprio perché è maturata la consapevolezza che è importante un suo ritorno nei suoi luoghi di vita personali quali la famiglia, e una conseguente apertura verso la società. Le prime esperienze d integrazione dei disabili nella società, realizzate in Italia, sono da parte di associazioni tra cui la Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, fondata da Don Oreste Benzi (1968). Comunità che opera l integrazione condividendo, all interno delle case-famiglia, la situazione di svantaggio dei disabili, costruendo con loro una nuova cultura in cui l uomo possa offrire i suoi talenti : come diceva Don Oreste Benzi nessuno è troppo 10 A.Canevaro, Milano,(1999), Pedagogia speciale. La riduzione dell handicap. Bruno Mondadori, p

20 povero da non poter donare nulla e nessuno è troppo ricco da non aver bisogno di ricevere. Negli anni 70 Don Oreste infatti, intuisce che la persona ha bisogno di relazioni significative, uniche, insostituibili che non possono essere assicurate in un ambiente come quello dell istituto dove vengono garantiti i livelli assistenziali adeguati, ma non quelli di tipo familiare e parentale garantiti da una figura paterna e materna. La famiglia aperta, allargata con i bambini, i giovani, i nonni ed anche i diversamente abili risulta essere una fonte di crescita armonica ed equilibrata per lo sviluppo psicofisico del bambino. Una formazione all alterocentrismo, alla solidarietà, alla gratuità delle relazioni. Qui è realmente possibile una integrazione, dove chi prima veniva istituzionalizzato a causa del suo handicap, oggi diventa protagonista di storia, vivendo nelle realtà sociali dove ci sono tutti. Scuola, lavoro, tempo libero. 11 In queste realtà Don Oreste realizza davvero quell integrazione che oggi si richiede all intera società. E proprio grazie all azione di sensibilizzazione e promozione del valore della diversità ad opera della Comunità Papa Giovanni XXIII che si è giunti nel 1994 all emanazione della legge 724 che sancisce la chiusura definitiva di istituti e manicomi in Italia. E sempre sul finire dello scorso secolo che viene modificato anche il termine disabile trasformato in divers-abile (concetto rivisto dall ICF 2007 che ritiene essere una definizione sbagliata concettualmente in quanto si afferma il rispetto per la differenza e l accettazione di persone con disabilità come parte della diversità umana ), proprio per sottolineare la presenza di abilità diverse nel soggetto, e non una sola mancanza di competenze. Come dice infatti Claudio Imprudente ( presidente del Centro di Documentazione Handicap di Bologna) il termine disabile obbedisce alla logica della staticità, dell immutabilità, la parola divers-abile sottolinea invece una positività Lessi V., Milano, (2008 ), Don Oreste Benzi, un infaticabile apostolo della carità,san Paolo editore. 12 (Claudio Imprudente) 20

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