«L'importanza dei soldi deriva essenzialmente dall'essere un legame fra il presente ed il futuro.»

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1 RASSEGNA STAMPA FALCRI 27 OTTOBRE 2009 A cura di Manlio Lo Presti ESERGO «L'importanza dei soldi deriva essenzialmente dall'essere un legame fra il presente ed il futuro.» John Maynard Keynes «Le idee degli economisti e dei filosofi politici, giuste o sbagliate, sono più potenti di quanto si creda. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto.» John Maynard Keynes Sepa: Bankitalia, pensare a intervento d'autorità per realizzarla appieno 26/10/ "I ritardi nella migrazione hanno rafforzato la convinzione in molti che la Sepa (Single euro area payment, ndr) nata come iniziativa di mercato, non sia pienamente realizzabile senza un intervento coercitivo delle autorita'". Lo ha affermato, nel corso del suo intervento alla quarta edizione di Do you Sepa, Franco Passacantando, direttore centrale sistemi di pagamento di Banca d'italia, il quale ha riconosciuto che tutti i benefici attesi dalla Sepa non si sono finora materializzati. Per questo, ha sottolineato, "è necessario comprendere quali siano i fattori che ostacolano la migrazione all'area unica dei pagamenti in euro" e valutare, ha aggiunto, "se la Psd e altre forme in corso, come la nuova direttiva sulla moneta elettronica, saranno in grado di rimuoverli". Banche, in Italia domina il contante 26/10/ Nel 2007 i pagamenti non-cash sono aumentati a livello mondiale dell'8,6% a 250 miliardi di transazioni, con le carte che continuano a rappresentare il maggiore traino. Del tutto diverso è il quadro in Europa, dove ad aumentare è sempre la circolazione del contante (+7,8%) a dimostrare, secondo quanto è emerso alla presentazione del World Payments Report 2009 di Capgemini, nel corso della quarta edizione Do you Sepa, "che le misure adottate per combatterlo non sono ancora adeguate". E la gestione del contante costa, alla sola Italia, circa 10 miliardi di euro l'anno. Banche, proposte Legge Ue per nuovi poteri vigilanza micro 26/10/ La Commissione europea ha pubblicato oggi le nuove proposte di Legge per attribuire i nuovi poteri al futuro sistema europeo di supervisori finanziari che si occuperà della vigilanza micro prudenziale nelle banche, nelle assicurazioni, Borse.

2 In particolare le proposte modificheranno le attuali direttive per quanto concerne l'effettivo potere delle future autorità di supervisione finanziaria. Bce, banche devono essere caute con assunzione rischio 26/10/ Il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, membro del consiglio Bce, mette in guardia su comportamenti bancari potenzialmente rischiosi e consiglia al sistema finanziario di risparmiare capitale, invece che accordare bonus o dividendi. "Ci sono segnali che parte dell'industria finanziaria abbia ricominciato con pratiche di assunzione del rischio analoghe a quelle che hanno portato alla crisi", avverte l'esperto. Secondo Noyer la riforma del sistema normativo in campo finanziario è una priorità, per ridurre il rischio che i comportamenti delle grosse banche possano destabilizzare di nuovo il sistema. Gli utili bancari sono il risultato delle politiche pubbliche avviate per combattere la crisi e non significa che l'industria si sia ripresa ripulendo completamente i bilanci, dice ancora. E anzi: "la maggior parte degli effetti negativi della crisi sui bilanci devono ancora affiorare". Tuttavia, le economie al momento "si sono stabilizzate evitando il peggio". Crisi, Brunetta: risorse alle imprese tagliando la spesa pubblica Irap, limatura graduale, magari dal 2010 ROMA (25 ottobre) - Le risorse da destinare alle imprese, per sostenerne l'uscita dalla crisi, si possono trovare «utilizzando il bilancio pubblico», per esempio «facendo dei tagli», perchè «spendiamo miliardi l'anno di spesa corrente e quindi c'è ancora grasso da tagliare». Così - intervenendo a Rtl - il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Questi tagli poi - ha aggiunto Brunetta - bisogna «destinarli al sistema delle imprese». Quello del reperimento delle risorse per l'uscita dalla crisi - ha spiegato Brunetta - è «il dibattito oggettivo» all'interno del Governo. Perchè - ha aggiunto - «siamo tutti rigoristi», ma in questo momento «è come staccare la flebo all'economia italiana», come «passare dagli antibiotici alle vitamine. Senza peggiorare i conti pubblici». Escludendo categoricamente l'ipotesi di altre tasse e rimanendo in materia di reperimento di risorse, Brunetta è tornato sul tema Irap e sull'apertura a possibili riduzioni fatta dal premier Silvio Berlusconi. «Era nel nostro programma - ha detto - Penso sia un tema da affrontare. Tra l'altro Calderoli ha trovato alcune tecnicalità per farlo». Taglio dell'irap. La riduzione dell'irap si può fare, «in maniera progressiva, nell'arco di 3-4 anni», magari partendo «dall'anno prossimo, crescita e condizioni economiche permettendo. È una cattiva tassa, un cattivo balzello, ha un gettito di miliardi e quindi è una tassa pesante. Si può procedere di anno in anno con la sua limatura, si può tranquillamente modificare appena le condizioni dell'economia lo permetteranno: penso dall'anno prossimo». Ing si divide in due e ricapitalizza per 7,5 mld Il gruppo di servizi finanziari olandese Ing ha annunciato un piano di

3 riorganizzazione delle attività già depositato presso la Commissione europea che prevede la separazione delle attività bancarie da quelle assicurative e di gestione patrimoniale con l'obiettivo di collocare in Borsa o di vendere a terzi queste ultime entro il A termine Ing diventerà un gruppo più piccolo concentrato sul mercato bancario europeo. Ing ha anche annunciato un aumento di capitale del valore di 7,5 miliardi con il quale rimborserà 5 miliardi in aiuti pubblici al Governo olandese, e cioé la metà dei 10 miliardi ricevuti nell'ottobre 2008 Roubini: «Mercati a rischio se il dollaro inverte la rotta» di Andrea Franceschi Il dollaro ha toccato un nuovo minimo a 1,5063 dollari sull'euro da 14 mesi. Una frenata, quella del biglietto verde, che è andata di pari passo con il rally dei mercati finanziari. Una correlazione non casuale, come sostiene Nouriel Roubini, l'economista famoso per aver previsto la crisi finanziaria generata dai mutui subprime. La speculazione sulle valute - spiega l'economista in un'intervista alla televisione americana Cnbc - gioca un ruolo fondamentale nell'andamento dei mercati. Con rischi notevoli. «Quando la discesa del dollaro si fermerà - è convinto Roubini - l'inversione di marcia (ma in negativo) contagerà i mercati finanziari, dando origine a un altro pesante crac» L'attuale rally delle Borse - è l'analisi di Roubini - è stato generato dall'enorme massa di liquidità immessa sul mercato dalla Federal Reserve, per far fronte alla stretta creditizia. I bassi tassi d'interesse hanno spinto gli investitori al carry trade (la pratica che consiste nel prendere in prestito denaro dove i tassi sono bassi per reinvestirli in valute più convenienti). Ma non solo. Molti hanno chiesto dollari in prestito a tassi zero negli Usa, per poi reinvestirli altrove. Sfruttando ad esempio il rally dei mercati emergenti (come quello cinese) o delle commodity (come l'oro e il petrolio). E con il dollaro in caduta libera, può succedere addirittura che il costo effettivo a cui si chiede in prestito il denaro finisca per essere negativo. Come dire: chiedo in prestito 100 e restituisco 90. Questo, secondo Roubini, è uno dei meccanismi che ha dato origine al rally dei mercati di questi mesi. Ma così come si è attivato, questo sistema si può disinnescare non appena il trend ribassista del biglietto verde si interromperà. «Il dollaro non può scendere per sempre - dice Roubini - quando ci sarà l'inversione, chi finora chi ha speculato al ribasso dovrà disfarsi improvvisamente degli asset che ha acquistato, spingendo al ribasso i listini. Il perché è presto detto. Per lo stesso motivo per cui il dollaro in calo porta sotto zero il tasso effettivo di interesse, un rialzo del biglietto verde rischia di farlo risalire. E su grossi volumi questo potrebbe avere un impatto notevole. C'è un rischio a breve termine? Secondo Roubini no. Molto infatti dipende dalle scelte dal numero uno della Fed, Ben Bernanke, sui tassi d'interesse. «Al momento - dice l'economista - sono convinto che la banca centrale terrà basso il costo del denaro per un po'». L'economia reale è ancora molto debole. La disoccupazione è alta. E il dollaro debole aiuta le esportazioni delle aziende americane. «Ma una cosa è certa, finché i tassi rimarranno a questi livelli, la speculazione non si interromperà». Come a dire, se non si troverà a breve una soluzione, la bolla rischia di gonfiarsi sempre di più. 26 ottobre 2009 Aumento record dei reati fiscali

4 Continua la scalata dei reati fiscali ed è record nei primi nove mesi del A fine settembre la Guardia di finanza aveva già denunciato contribuenti, il 28% in più rispetto allo stesso periodo del La conferma della tendenza arriva anche dagli uffici giudiziari: la sezione Gip del tribunale di Roma, ad esempio, ha quasi raggiunto i livelli dell'intero 2008 quanto a nuovi procedimenti. Tra le violazioni accertate spiccano quelle relative agli obblighi delle dichiarazioni di redditi e Iva che superano abbondantemente la metà del totale. Mentre le sole dichiarazioni fraudolente pesano per oltre il 32% dei reati contestati. E per chi finisce sul libro nero delle Fiamme gialle c'è oggi una tegola in più: l'agenzia delle Entrate ha infatti spiegato che basta l'iscrizione sul registro degli indagati per essere automaticamente esclusi dallo scudo fiscale. Sul Sole24 Ore in edicola oggi 26 ottobre ampi servizi dedicati alla lotta all'evasione fiscale e ai reati connessi. 26 ottobre 2009 La Borsa a caccia di capitali da Tiscali a Unicredit, 20 società ricorrono al mercato La crisi impone di rastrellare nuove risorse e le società italiane rispondono con una raffica di aumenti di capitale. Tra quelli in corso e quelli già deliberati ma non ancora aperti sono 20 le operazioni di ricapitalizzazione che riguardano società quotate. Ecco gli aumenti in corso: - BANCA PROFILO: Dal 5 al 23 ottobre, diritti negoziabili fino al 16 ottobre. Aumento a pagamento per 29,76 milioni di euro mediante emissione di nuove azioni ordinarie da offrire in opzione, nel rapporto di 29 titoli di nuova emissione ogni 25 azioni possedute, al prezzo di 0,2 euro per azione. - TISCALI: Dal 12 al 30 ottobre aumento in azioni fino a massimi 180 milioni con warrant attributi gratuitamente. Le azioni sono offerte in opzione in rapporto di 643 titoli ogni 22 azioni ordinarie possedute, al prezzo di 0,1 euro/azione. Previsti altri due aumenti di capitale con date da definire: 1) aumento per massimi 46,5 milioni, a seguito e in funzione del primo aumento, entro trim1 2010; 2) delega al Cda per un terzo aumento per massimi 25 milioni, da eseguirsi entro tre anni dalla delibera. I primi due aumenti sono previsti entro il 2009 e sono entrambi prezzati 10 centesimi per azione. - UNI LAND: Dal 19 ottobre al 6 novembre, diritti negoziabili fino al 30 ottobre. Aumento a pagamento fino a 20 milioni, mediante l'offerta di un numero massimo di azioni ordinarie da offrire in opzione nel rapporto di 148 titoli di nuova emissione per ogni posseduti, al prezzo di 0,97 euro per azione. - PIERREL: Dal 19 ottobre al 6 novembre, diritti di opzione negoziabili in borsa fino al 30 ottobre. L'offerta ha per oggetto la sottoscrizione di massime azioni ordinarie al prezzo di 4,85 euro l'una, per un controvalore massimo comprensivo di sovrapprezzo pari a euro. Le azioni sono offerte in opzione ai soci di Pierrel in ragione di 1 nuova azione per ogni 28 azioni possedute. Ma ci sono anche richieste di soldi al mercato che sono state deliberate e che presumibilmente avranno luogo nei prossimi mesi. Ecco gli aumenti di capitale già deliberati dai consigli di amministrazione: - BANCA ITALEASE: Aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro.

5 - CAMFIN: Aumento di capitale, da offrire in opzione agli azionisti, per un importo complessivo di 100 milioni di euro di cui 70 milioni in azioni, la cui esecuzione è prevista entro fine 2009, e 30 milioni di euro a fronte dell'emissione di warrant il cui esercizio è previsto nel CRESPI: Aumento scindibile a pagamento per massimi 10 milioni di euro attraverso l'emissione di massime 100 milioni di azioni ordinarie senza valore nominale con godimento regolare da offrire in opzione a 0,10 euro per azione. - CREDITO VALTELLINESE: Emissione entro il 30 giugno 2010 di un prestito obbligazionario convertibile fino a 625 milioni di euro, da offrire in opzione agli azionisti unitamente all'assegnazione gratuita di massimi 75 milioni di warrant che diano diritto ciascuno a sottoscrivere un'azione Creval di nuova emissione, con ulteriore incremento potenziale di circa 262,5 milioni di euro. - EUROFLY: Proposta di delega per aumentare a pagamento il capitale con diritto di opzione fino a 26 milioni di euro. - FULLSIX: Aumento con o senza sovrapprezzo in forma scindibile per massimi 20 milioni nominali con emissione anche in più tranche di azioni del valore nominale di 0,50 euro ciascuna. L'assemblea straordinaria del 19 maggio non ha raggiunto il quorum necessario per deliberare l'operazione. - INTERPUMP: Aumento del capitale sociale per un importo massimo di 112,5 milioni di cui 50 milioni mediante emissione di azioni da offrire in opzione ai soci e da eseguirsi entro il 28 febbraio 2010; saranno inoltre emessi e abbinati gratuitamente alle azioni di nuova emissione warrant al servizio dei quali è previsto un ulteriore aumento per massimi 62,5 milioni. - KME GROUP: Aumento del capitale sociale fino a 80 milioni di euro. Le nuove azioni ordinarie e di risparmio saranno offerte in opzione agli aventi diritto, per un prezzo di sottoscrizione, post frazionamento azioni Kme, compreso tra 0,30 e 0,37 euro per azione ordinaria e tra 0,50 e 0,57 euro per ogni azione risparmio. - MARIELLA BURANI FG: Proposta di delega per un aumento di capitale di massimi 100 milioni in cinque anni, di cui 83,5 milioni destinati al ripianamento delle perdite. - OMNIA NETWORK: Aumento capitale in via scindibile e a pagamento per un importo massimo di 40 milioni. Fissato al 31 dicembre 2010 il termine ultimo di sottoscrizione. (segue) - PRIMA INDUSTRIE: Aumento di capitale per massimi 15,5 milioni di euro comprensivi di sovrapprezzo con un warrant abbinato gratuitamente a ciascuna nuova azione. Anche per i warrant verrá richiesta l'ammissione a quotazione e le azioni di compendio saranno rivenienti da un apposito aumento di capitale per un importo massimo di 22,5 milioni - RICHARD GINORI 1735: Aumento di massimi 20,9 milioni di euro mediante emissione di azioni ordinarie del valore nominale di 0,06 euro l'una ad un prezzo di 0,115 euro/azione di cui 0,055 a titolo di sovrapprezzo, da effettuarsi entro il 31 marzo SAFILO: Aumento di capitale per complessivi 250 milioni di euro, incluso il sovrapprezzo, al prezzo di sottoscrizione di 0,304 euro.

6 - SNIA: Aumento di capitale fino a 10 milioni da offrire ai soci ad un prezzo indicativo di emissione tra 0,03 e 0,06 euro per azione. - TAS: Aumento di capitale da eseguirsi successivamente alla conclusione della già annunciata Opa obbligatoria, scindibile, da offrire in opzione ai soci, per un controvalore massimo di 24 milioni di euro comprensivo di sovrapprezzo. Il prezzo di sottoscrizione sarà di 15 euro (0,52 di valore nominale ed 14,48 euro a titolo di sovrapprezzo). - UNICREDIT: Aumento di capitale per un importo massimo complessivo di 4 miliardi comprensivo di eventuale sovrapprezzo. 25 ottobre 2009 Tra le banche guida UniCredit, assicurazioni in rosso UniCredit resta saldamente al comando nella classifica dei gruppi bancari italiani. Nella "top 20" delle Principali società italiane dell'ufficio Studi di Mediobanca emerge infatti che il gruppo guidato da Alessandro Profumo consolida il suo primo posto con un totale dell'attivo superiore ai mille miliardi di euro. Al secondo posto figura Intesa Sanpaolo con 608 miliardi, mentre nel gradino più baso del podio c'è il Monte dei Paschi con 206 miliardi. Poche le variazioni rispetto alla classifica dell'edizione precedente delle Principali società italiane. Ubi Banca ha superato il Banco Popolare dalla quinta alla quarta posizione e il Credem è passato dalla quattordicesima alla tredicesima superando la Banca Popolare di Vicenza. Guadagna invece due posizioni il Credito Valtellinese, dalla diciottesima alla ventesima posizione superando la Banca delle Marche e la Banca Popolare di Sondrio. Nella particolare classifica che prende in considerazione il Roe, invece, al primo posto c'è la Cassa di Risparmio di Venezia (gruppo Intesa Sanpaolo) con il 48,6%, al secondo Intesa Sanpaolo Private Banking (48,2%), al terzo la Banca Italo Romena del gruppo Veneto Banca (con il 37,3%), al quarto Finecobank (gruppo Unicredit) con il 31,3%, al quinto Unicredit Private Banking con il 31,3%. La crisi ha provocato soprattutto un boom degli incagli, nel A fronte di crediti alla clientela per un totale di miliardi nel 2008 (+10% sul 2007), i crediti dubbi sono aumentati del 28,4% a 67,3 miliardi (3,4% dei crediti totali), con un balzo degli incagli a 27,8 miliardi (+45,2%), mentre le sofferenze hanno segnato un incremento del 17% a 27,6 miliardi. Nel periodo i crediti totali sono saliti dell'86% (13,2% medio annuo), mentre i crediti dubbi sono cresciuti del 44% (7,6%). Per le sofferenze l'aumento nel periodo è stato del 14,7% (2,8% medio annuo), per gli incagli del 48,7% (8,3%). Gli incagli sono il 60% delle partite problematiche complessive. Quanto al coefficiente di solvibilità ex-basilea, a livello di sistema é calato dall'11,2% del 2003 fino al 10,4% del 2007, per poi salire al 10,9% nel Il Tier 1, pari all'8,1% nel 2003, si é assestato al 7,6% nel Conti in rosso e premi in calo nel 2008 per il sistema assicurativo italiano. Sulla base dei dati delle 138 compagnie assicuratrici censite da dall'ufficio studi di Mediobanca, lo scorso anno si è chiuso con un risultato aggregato negativo per 1,8 miliardi di euro contro l'utile di 5,4 miliardi del 2007 e i premi lordi sono diminuiti del 7,5% a 92,8 miliardi. A mandare i conti in rosso sono stati i proventi da investimenti attribuiti ai rami tecnici, pari a 10,6 miliardi nel 2007 e tracollati a -9,7 miliardi nel 2008.

7 Il valore corrente degli investimenti è diminuito del 9% a 432 miliardi, con una plusvalenza implicita sui valori di bilancio dello 0,4% (2,8% nel 2007). Nella Top 20 invariate le prime cinque posizioni, da Generali a Poste Vita. In sesta (dall'ottava) avanza Reale Mutua, che scavalca Cattolica e Mediolanum. Al nono posto dal decimo sale Axa Italia. Di rilievo il 14esimo posto di Carige Vita (dal 18esimo), il 18esimo di Hdi Assicurazioni (dal 23esimo) e il 19esimo di Arca Vita (dal 26esimo). 26 ottobre L'Italia è un paese che ha oltre 57 milioni di abitanti, con 93,8 uomini ogni 100 donne. Le donne costituiscono la maggioranza della popolazione. Se valesse un principio di proporzionalità tra la composizione della popolazione e la composizione dei poli economici, civili e politici in cui si esplica la vita del Paese, avremmo una percentuale di donne superiore a quella degli uomini in economia, Parlamento, Governo, associazionismo e via elencando. Ma ciò non è. E non soltanto a causa di fattori discriminatori quanto in ragione della complessità della società italiana e di paradigmi culturali. Per questa ragione, oggi presentiamo un comitato di opinione costituito da accademici, esperti di meccanismi societari e amministratori di società quotate, con la presenza qualificante, tra gli altri, del professor Morten Huse, economista Ocse. La presenza delle donne ai vertici delle aziende quotate non lascia ben sperare. In Italia sono 2831 i posti disponibili nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, ma solo 167 di essi sono occupati da donne, cioè il 4% circa del totale. Eppure i dati in possesso dell'opinione pubblica dimostrano come le aziende i cui vertici sono permeati dalla presenza femminile non solo abbiano retto meglio la crisi ma abbiano anche rendimenti e risultati economici migliori. E ciò non accade non solo nel campo delle società quotate in borsa, ma in tutti i luoghi in cui si esplicano le attività produttive del paese. La scorsa settimana Unioncamere ha reso noti i dati relativi alle "imprese rosa" degli ultimi 12 mesi. Al 30 giugno 2009 le imprese guidate da donne sono aumentate di unità, con un tasso dell'1,5%. Il trend di crescita della presenza femminile investe anche le università, dove le donne sono maggioranza rispetto agli uomini. Tutto questo però non riesce a tradursi in più donne nelle "stanze dei bottoni". Si calcola che senza un correttivo serviranno circa 60 anni prima che le donne nei consigli di amministrazione raggiungano la soglia del 30% prevista come margine minimo nella mia proposta di legge. Tutto ciò non è naturale e non è sostenibile per un paese che guardi al futuro. I dati ci dicono che il problema della rappresentanza di genere nel top management delle società quotate non è più soltanto un problema di equità ma è una questione di opportunità. E non soltanto per le donne, ma per il Paese intero. * Deputato Pdl e Presidente Fondazione Marisa Bellisario E tra le banche esplodono le sofferenze di Redazione Nel 2008 il valore dei crediti dubbi delle banche italiane è salito del 28%, mentre i soli incagli sono balzati del 45% circa a quota 27,8 miliardi di euro. Se si prende però in considerazione un arco di tempo maggiore, dal 2003, i crediti dubbi hanno subìto un incremento del 44%. È quanto emerge dal rapporto 2009 dell Ufficio Studi di Mediobanca sulle principali società italiane, che analizza l aggregato di circa 600 banche. Le sofferenze sono aumentate del 17% a 27,6 miliardi; in rialzo

8 al 3,4% anche il rapporto dei crediti dubbi verso i crediti alla clientela dopo aver toccato nel 2007 un minimo al 2,9%. Quanto ai coefficienti di solvibilità ex Basilea, il patrimonio di vigilanza del sistema bancario italiano era pari al 10,9% nel 2008, in salita rispetto al 10,4% dell anno prima, mentre il Tier 1, che raggruppa gli elementi del patrimonio di qualità primaria, si è assestato al 7,6%. Da sottolineare come le attività non strettamente riconducibili al patrimonio netto (il cosiddetto patrimonio supplementare Tier 2) contano per circa il 30% del coefficiente di vigilanza. A livello di sistema bancario, nel 2008 infatti l ammontare delle dotazioni di capitale «non» Tier 1, costituito perlopiù da strumenti ibridi, è pari a ben 64 miliardi, poco meno della metà del valore complessivo del patrimonio di base Tier 1, che è di 141 miliardi. Se la dinamica delle banche commerciali è in linea con il settore, le banche popolari mostrano invece una politica di crediti più prudente e dal punto di vista patrimoniale, pur partendo nel 2003 da coefficienti di Basilea inferiori al sistema, nel 2008 raggiungono l 11,2%. La classifica delle banche italiane nel 2008 non segnala variazioni di rilievo, con Unicredit che resta in prima posizione per totale attivo tangibile davanti a Intesa Sanpaolo, mentre Ubi Banca scavalca il Banco Popolare. Nel 2008 il sistema bancario italiano ha segnato un Roe pari al 5,2%, in forte calo dal 9,3% del In decisa controtendenza la performance della Cassa di Risparmio di Venezia (gruppo Intesa Sanpaolo) con il Roe che ha toccato quota 48,6%. La crisi si è abbattuta anche sulle Sim e sul mondo assicurativo che nel 2008 ha visto cadere i proventi da investimenti portando in rosso il risultato aggregato per 1,8 miliardi. Ing, cura dimagrante per il Conto arancio: assicurazioni in vendita di Paolo Stefanato Aumento di capitale a 7,5 miliardi per rimborsare gli aiuti di Stato. Uscita dagli Usa, trimestre in utile I contraccolpi della crisi, superata l emergenza, ridisegnano il gruppo olandese Ing, che diventerà più piccolo, abbandonando le attività assicurative e concentrandosi in quelle bancarie, e soltanto continentale, con il ritiro dagli Stati Uniti. La profonda ristrutturazione, che sarà realizzata entro il 2013, è stata annunciata a sorpresa ieri: gli analisti, che già immaginavano lo spin off delle polizze, non si aspettavano un piano così rapido. Il titolo alla Borsa di Amsterdam è precipitato, perdendo il 18%: non tanto per il ridimensionamento del gruppo, quanto per il contestuale aumento di capitale da 7,5 miliardi, annunciato sempre ieri, con il quale Ing farà fronte alla restituzione di una parte degli aiuti di Stato ricevuti esattamente un anno fa dal governo olandese. L area assicurativa - che sarà venduta tout court o sarà collocata sul mercato attraverso un Ipo - «è piuttosto interessante» ha detto ieri l ad Jan Hommen illustrando i programmi; insieme ad essa usciranno dal gruppo anche le attività di gestione degli investimenti. Sempre entro quattro anni sarà venduta anche Ing Direct Usa e saranno riorganizzate le attività olandesi. Il piano è stato concordato sia a livello comunitario che governativo. Nell ottobre del 2008, nel pieno della bufera dei mercati che aveva messo in ginocchio anche il (l ex) colosso olandese, l Aja aveva erogato un prestito di 10 miliardi, e a gennaio 2009 aveva garantito l 80% di un portafoglio di crediti Usa a rischio per 27,7 miliardi di euro. Ora che il peggio sembra passato, Ing si accinge a restituire anticipatamente quei 10 miliardi, 5 con i mezzi provenienti dall aumento e 5 da dismissioni e risorse diverse; il rimborso in realtà è un operazione più complessa, e riguarda il riacquisto di azioni a formazione del capitale core tier 1, entro gennaio 2010, più 1,3 miliardi di rimborso per il piano di garanzie, più un premio di rimborso una tantum compreso tra 333 e 691 milioni. La buona notizia è che il terzo trimestre si è chiuso con un risultato operativo di

9 750 milioni (500 netto), contro una perdita di 568 milioni dello stesso periodo del Da notare che l uscita straordinaria di 1,3 miliardi sarà contabilizzata nel quarto trimestre. In Italia l attività bancaria di Ing (1,15 milioni di clienti) è caratterizzata dalla «zucca» e dal «conto arancio», che sono realtà nazionali. I conti tengono e il 2009 è previsto in utile. Unicredit incassa il via libera di CariVerona alla ricapitalizzazione Nuovo bond da 1 miliardo di Redazione I timori di un secondo «tradimento» di Cariverona sono stati fugati ieri pomeriggio, quando la fondazione veneta, grande socio di Unicredit con il 5%, ha di fatto accettato di partecipare all aumento di capitale da 4 miliardi deliberato dal gruppo. Lo scorso anno, invece, l ente guidato da Paolo Biasi aveva declinato la partecipazione alla sottoscrizione dei cosiddetti cashes, ideati da Alessandro Profumo per rinforzare la patrimonializzazione della banca travolta dalla crisi finanziaria. Così ieri la fondazione Cariverona ha annunciato un «orientamento favorevole» all aumento di capitale lanciato da unicredit, «stante anche il positivo rapporto in essere». Lo precisa l ente scaligero, primo socio dell istituto di piazza Cordusio, smentendo indiscrezioni su un possibile «dissenso» nei confronti dell operazione. La fondazione precisa inoltre che il progetto sarà esaminato dal consiglio venerdì 30 ottobre. Nelle ultime settimane, altri grandi soci di Unicredit, tra cui la fondazione Crt, la fondazione Banco di Sicilia e Carimonte, avevano espresso il loro orientamento favorevole all aumento. L assemblea di Unicredit che dovrà approvare l operazione è convocata per il 13 novembre in prima e per il 14 novembre in seconda convocazione. Intanto Unicredit ha ieri lanciato una nuova emissione benchmark di Obg (covered bond), con scadenza a 12 anni e importo pari a un miliardo. La transazione - si legge in una nota dell istituto - fa seguito all emissione a 7 anni effettuata a luglio scorso, per un importo di 2,5 miliardi ed è funzionale al progetto strategico di costruire una curva di riferimento per l emittente e più in generale per il mercato delle obbligazioni bancarie garantite. Confindustria torna a chiedere al credito più fiducia verso le aziende "Non ci si può limitare a guardare i conti 2008 e 2009 che saranno tragici" Marcegaglia: "Aiuti alle imprese le banche non pesino solo i bilanci" E al governo ricorda nuovamente: "Basta con proclami e annunci Taglio dell'irap da gennaio, e poi un piano serio e concreto" BIELLA - "Lo strumento della moratoria venga applicato e le banche valutino gli imprenditori non solo dai bilanci 2008 e 2009, che saranno tragici, ma dalle persone e dalle loro potenzialità". Parlando all'assemblea degli industriali biellesi, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha rivolto un nuovo "appello alle banche" perché sostengano le aziende in difficoltà. Emma Marcegaglia è tornata, inoltre, a sollecitare la riduzione del carico fiscale per le imprese: "Il taglio delle tasse è indispensabile. Il governo si muova con un passo concreto dal primo gennaio. Abbiamo bisogno di certezze. Bisogna fare come sta avvenendo in Germania, nostro Paese competitor e nostro principale cliente. Anche i francesi si stanno muovendo nello stesso senso". Marcegaglia ha sottolineato inoltre l'esigenza di ridurre la spesa pubblica: "Ci

10 sono società e fra queste molte privatizzabili, oltre a enti inutili. L'Italia non può stare ferma. Oggi entriamo in una fase nuova: la fase di caduta libera sta frenando e forse il peggio lo lasciamo alle spalle, ma dobbiamo tenere presente che il nostro Paese in dieci anni ha registrato una crescita solo dell'1%. Ci troviamo di fronte a una crisi simile a quelle del '70 e del '92, ma con una flessione del 25% dell'export, del 13% degli investimenti, del 27% della produzione industriale con picchi del 30, del 40 e del 50% e un calo del 5,8% del Pil". Il presidente di Confindustria ha chiesto poi nuovamente la riduzione dell'irap: "Siamo consapevoli che non si può fare il taglio dell'irap da domani ma vogliamo vedere un piano serio, concreto, anche di medio termine in cui si dice che c'è una prima parte di taglio che avviene a partire dal prossimo gennaio e ce n'è una seconda a partire del 1 gennaio 2011 e così via", ha detto, insistendo perché il governo "non faccia grandi proclami e grandi annunci ma si rimetta a lavorare". "Se la Germania che è già più competitiva di noi ha deciso di abbassare le tasse a partire dal 1 gennaio 2010 e ha messo sul tavolo 24 miliardi di euro e noi non ci muoviamo - ha detto Marcegaglia - non riusciremo mai a recuperare il nostro gap competitivo. Pur sapendo che abbiamo un debito pubblico peggiore di quello della Germania noi chiediamo che ci sia un piano serio e concreto anche se sappiamo che non si possono tagliare le tasse senza fare nient'altro". (26 ottobre 2009) Il 58 per cento del reddito degli italiani se ne va in rate Famiglie, una vita a rate l'emergenza ora è il debito E il popolo dei risparmiatori non esiste più. Ecco cosa rischiamo di ETTORE LIVINI L'allarme, al momento, non è ancora rosso. Ma nell'italia dove migliaia di piccole e medie imprese rischiano di chiudere bottega e dove in un anno si sono bruciati 577mila posti di lavoro, l'emergenza prossima ventura rischia di essere quella del debito personale degli italiani. Un anno fa - con i mercati a secco di liquidità - ci si preoccupava per l'impennata delle rate, con gli interessi schizzati oltre il 6%. Oggi i tassi sono ai minimi storici (0,73% l'euribor a tre mesi), le banche sono tornate ad allargare i cordoni della borsa, le tranche di rimborso mensile sono calate. Eppure i problemi per pagarle, invece che diminuire, sono aumentati. La percentuale di famiglie che non riesce a onorare i propri impegni sui 617 miliardi di mutui e prestiti contratti con gli istituti ( euro per italiano) è salita negli ultimi mesi al 2,7%. "Livelli ancora bassi rispetto al resto d'europa", gettano acqua sul fuoco all'associazione bancaria italiana (Abi). Ma lo tsunani occupazionale previsto per quest'autunno, sommato alla «voglia di debiti» che ha contagiato le ex-formiche del Belpaese dal 2000 a oggi (con l'esposizione cresciuta dal 31% al 58% del reddito disponibile) rischiano di far esplodere la situazione. «La crisi sarà magari passata per la Borsa - dice Fabio Picciolini, segretario generale dell'adiconsum - ma per chi ha rate da pagare i problemi veri arrivano ora, in coda alla recessione e in vista di una ripresa che non creerà molta occupazione stabile». Non solo. A rendere più complessa la situazione c'è la radicale metamorfosi dei debiti tricolori. Fino a pochi anni fa - negli anni d'oro in cui risparmiavamo fino al 30% delle nostre entrate - si faceva un prestito solo per la casa e, al limite,

11 l'auto. Oggi il mercato è cambiato. Certo il mattone fa ancora la parte del leone. E la moratoria di 12 mesi concessa dall'abi sui mutui immobiliari alle famiglie in difficoltà è una bella boccata d'ossigeno. Ma a rate, oggi, si compra di tutto: 43 auto su 100 (dati dell'osservatorio Findomestic), 20 elettrodomestici, il 15% di computer e il 12% dei mobili. Le banche, nell'era dei tassi bassi e della liquidità a go go, hanno iniziato a finanziare i telefonini, gli abiti, l'abbonamento in palestra, i viaggi. Nei portafogli del Belpaese il contante è stato sostituito da tessere d'ogni tipo: carte di debito, di credito, revolving. Il 61% dei 60 miliardi di prestiti distribuiti nel 2008 dal credito al consumo era «non finalizzato». Denaro cioè non destinato all'acquisto di un bene specifico. E il rischio oggi è di pagare un conto salatissimo a questa plastificazione e spersonalizzazione dei pagamenti. «Inutile che continuiamo a ripetere che l'italia è il paese meno indebitato d'europa - ammette sconsolato Picciolini -. Il guaio è che abbiamo drasticamente ridotto la differenza con il resto del Vecchio continente». Certo, i debiti sono il 58% del reddito (azioni, case, depositi e fondi) delle famiglie italiane contro il 91% della media Ue, il 134% degli americani e il 161% degli inglesi, abituati a vivere sopra i loro mezzi. «Ma negli ultimi anni sono state infilati nelle tasche dei risparmiatori, con battage da convention di promotori, strumenti di credito con tassi che arrivano fino al 20%», accusa Picciolini. Certo, casi limite. Ma al Fondo anti-usura e sovraindebitamento della Adiconsum «è in rapido aumento il numero di persone che si presentano con sulle spalle una decina di prestiti personali e 4 o 5 carte di debito differenti - dice -. Gente con euro di stipendio al mese. Come fa a pagare?». L'Assofin, l'associazione delle finanziarie del credito al consumo, minimizza. «Su centinaia di milioni di operazioni all'anno ce n'è per forza qualcuna critica - dice il segretario generale Umberto Filotto -. La contrazione dell'11,8% delle erogazioni tra gennaio ed agosto 2009 dimostra però che il mercato è in grado di autoregolarsi.». L'aumento netto dei prestiti non rimborsati (oggi siamo oltre il 3%) e l'impennata di due strumenti «d'ultima istanza» come la cessione del quinto dello stipendio (+ 6,1%) e delle carte revolving (+3,7%) sono però la spia delle difficoltà del paese, un quadro a macchia di leopardo dove la rischiosità sui prestiti familiari della Sicilia, secondo un complesso indice Adiconsum è 10 volte superiore alla Val d'aosta e dove le regioni più in difficoltà sul rimborso delle rate sono anche Campania, Calabria, Lazio e Puglia. «Noi con il sito www. monitordata. it abbiamo messo a disposizione uno strumento anonimo, indipendente e semplice per calcolare da sé, in base alle proprie disponibilità e abitudini quanti debiti si possono fare», dice Filotto. La stessa Assofin, del resto, ha già aderito al piano di moratoria sui mutui casa dell'abi e sta valutando se estenderlo anche sugli altri prestiti «anche se obiettivamente esistono complessità tecniche». «Le Regioni e molti enti con cui lavoriamo a stretto contatto di gomito hanno già messo assieme interventi di sostegno per chi è in difficoltà», dicono all'abi. Ma i soldi pubblici - 30 milioni, briciole rispetto alle necessità reali - del fondo contro il sovra-indebitamento sono stati dirottati all'emergenza Abruzzo. «Vista la situazione il governo farebbe un bel gesto a rifinanziarlo - chiede Picciolini -. In fondo questa cifra è pari solo allo 0,5% dei Tremonti bond che l'esecutivo era pronto a mettere a disposizione per salvare i conti delle banche». Si tratta in ogni caso di misure tampone. Buone magari per togliere le castagne dal fuoco per qualche tempo alle situazioni di crisi reale, ma non ad affrontare il

12 problema della qualità dei debiti delle famiglie italiane nel lungo termine. Certo, in questi giorni va di moda l'elogio del posto fisso. Ma la verità è che da inizio anno i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato sono stati solo il 26% del totale. E che quasi il 90% dei licenziamenti ha riguardato persone con un impiego temporaneo. «Non prestar soldi a chi è precario è socialmente miope, iniquo e poco intelligente dal punto di vista del business», dice Filotto. Il 9% del credito al consumo italiano, per dire, è già garantito agli immigrati, altra fascia di clienti che per il mondo del credito è a maggior rischio. «E' innegabile che proprio queste siano le fasce più penalizzate dalla crisi» dice il segretario generale Assofin. Peccato che il mondo vada in questa direzione. Un modello di società dove la percentuale di lavoratori immigrati e di precari è in costante aumento. E il credito dovrà fare i conti con questo scenario. Per ora, come ammette anche la Banca d'italia, a tappare il buco ci penserà il cosiddetto welfare familiare. A onorare i debiti scaduti su motorini, telefonini e pc dalle nuove generazioni orfane di posto fisso saranno i soldi risparmiati da quelle che il lavoro l'hanno avuto garantito. I tecnici di Palazzo Koch, come spiega l'ultima relazione annuale dell'istituto centrale, hanno fatto una simulazione per verificare la vulnerabilità delle persone indebitate in caso di aumento della disoccupazione o di riduzione del reddito dei lavoratori autonomi. Concludendo che l'impatto sarebbe «abbastanza contenuto», grazie agli ammortizzatori sociali e all'assorbimento delle criticità «all'interno del nucleo familiare». Alla fine, insomma, nel paese dei bamboccioni ci pensa ancora «mammà». C'è solo da sperare che la Banca d'italia abbia ragione anche questa volta. Riproduzione riservata (26 ottobre 2009) Dai Bot ai corporate bond cercasi sbocco alla liquidità l inchiesta ADRIANO BONAFEDE Tra gli investment manager, i gestori di portafoglio e i private banker c è un solo argomento di conversazione, ormai: quando ci sarà la correzione delle Borse. Non è che la si tema. Anzi, al contrario la si auspica. Semplicemente perché, una volta avvenuta, si potrà ricominciare a comprare. «In genere spiega Fabio Bariletti, direttore generale di Kairos, una delle principali sgr indipendenti in Italia i trend si invertono quando tutti gli operatori nel breve periodo la pensano allo stesso modo. Oggi la maggior parte di questi è posizionata in maniera conservativa nella speranza che una correzione offra l opportunità per modificare un asset allocation che è rimasta ancorata allo scenario di marzo. In giro c è una liquidità enorme, figlia della politica delle banche centrali e dei governi, seduta su rendimenti ormai vicino allo zero. n questo scenario, nonostante molti economisti siano di parere opposto, non escludo che i mercati azionari possano continuare a salire». Già, dal di fuori sembra alquanto strano che i mercati possano avere ancora fiato per correre. Perché il 2009 sarà ricordato non soltanto come l anno in cui le Borse hanno toccato i minimi storici dopo un ribasso record durato alcuni mesi, secondo soltanto a quello del Ma anche per il più lungo e forte rialzo dagli anni Trenta in poi. Dal 9 marzo, data del minimo storico, i mercati hanno ricominciato a crescere senza soste. I dati sono impressionanti. L indice americano Sp 500 ha fatto un balzo del 61 per cento, l italiano Ftse Mib più o meno altrettanto. Da inizio anno, includendo la disastrosa discesa fino a marzo, l indice europeo Eurostoxx 50 ha messo a segno un più 20 per cento, il Mib più 25. «Per non parlare dei mercati emergenti dice Anna Di Michele, responsabile soluzioni d investimento di Ubs Italia La piazza di Honk Kong ha messo a segno un più 55 per cento, la Cina oltre il 70 per cento, il Brasile più 78 per cento (ma se si

13 considera il prezzo in Euro la rivalutazione è stata del 120 per cento!». Considerando tutto questo, l attesa di una correzione che però tutti danno comunque per piccola e limitata non suona strana. In questi mesi il mondo finanziario è stato inondato di liquidità. Tanto che, come si dice in gergo, tute le asset class sono cresciute contemporaneamente: una sincronia che non era mai stata registrata nella storia della finanza a memoria d uomo. I titoli di Stato in tutto il mondo sono andati a ruba. Le commodities dal petrolio all oro, dalle materie prime agricole all argento hanno vissuto anche loro momenti di gloria. I corporate bond, che alla fine dello scorso anno erano praticamente scomparsi dalla faccia della terra, sono riapparsi prima timidamente e poi anche questi sono diventati un fenomeno di massa. In questi ultimi mesi (vedi articolo nell altra pagina) sono decollati persino i fondi e le società quotate immobiliari. Insomma, chi ha avuto il coraggio di comprare tutto quello che gli capitava per le mani a partire da marzo ha fatto veramente grossi affari. Ma, come al solito, i vantaggi sono andati soprattutto agli investitori istituzionali. A far crescere i mercati sono stati gli operatori professionali, che hanno saputo convincere soprattutto gli investitori qualificati a puntare su asset class rischiose, e molto poco i normali clienti. «La massa dei risparmiatori dice ancora Di Michele impaurita dai crolli del se n è rimasta tranquillamente sui titoli di Stato, ma così ha perso un incredibile occasione». Come sempre accade, i piccoli investitori arrivano dopo che la festa è finita o quando sta per finire. Con il rischio che invece che festeggiare siano chiamati a pagare il conto al posto di quelli che hanno banchettato. Si sa, in Borsa si dovrebbe comprare quando gli altri vendono e vendere quando gli altri acquistano. Ma questi sono comportamenti da operatori professionali, non da "parco buoi". Però adesso è il momento anche per i piccoli investitori di muoversi cambiando qualcosa nella loro asset allocation prudente. «Infatti spiega Gian Paolo Gamba, consigliere d amministrazione e socio fondatore di Banca Albertini Syz nei prossimi mesi, non prima di sei, le autorità monetarie potrebbero essere costrette ad alzare i tassi. In ogni caso ritengo possa essere opportuno che nel portafoglio di un investitore medio ci sia una quota di azioni ben selezionata. Per i titoli di Stato, meglio riposizionarsi su quelli a cedola variabile come i Cct, uscendo dal tasso fisso a mediolungo termine». Ma il rialzo dei tassi non è forse così vicino. Secondo la maggior parte degli operatori le autorità anche in presenza di un elevata e forse eccessiva liquidità che scorrazza per il mondo non avranno l animo di rialzare i tassi con il rischio di tarpare le ali a una ripresa economica che oggi si annuncia lenta e precaria. «Secondo me dice Franco Masera, partner e presidente di Kpmg Advisory per almeno sei ma più ancora dodici mesi, rimarranno bassi». Questo è il vero motivo per cui tutti gli operatori pensano correzione o non correzione di poter andare avanti ancora per qualche mese, guadagnandoci, con le azioni e le asset class più rischiose. Dice Gamba: «Una pausa di riflessione può esserci. Ma sicuramente non ci sono le condizioni di una bolla finanziaria. Non c è più l eccesso di indebitamento degli hedge fund. La crescita dei listini è stata il frutto soprattutto di una riallocazione delle risorse dai titoli di Stato alle azioni». Un altro modo per dire che il rally dei listini è stato finanziato da denaro vero e non da quello preso in prestito dalle banche o creato dall ingegneria finanziaria. Ma anche se, come tutti pensano, l albero delle Borse e degli altri strumenti più speculativi ha ancora la possibilità di fiorire un po prima che arrivi il Generale Inverno del rialzo dei tassi, non c è dubbio che la situazione attuale richieda maggior attenzione rispetto ai mesi passati quando la crescita è stata generalizzata e imponente. «La parola d ordine adesso dice Di Michele è "selettività". Ai nostri clienti consigliamo di ricostituire posizioni di rischio in maniera selettiva e diversificata. Per cui meglio l Europa degli Usa, meglio ancora i Paesi emergenti, bene i "settoriali" soprattutto ciclici che saranno beneficiati dalla ripresa economica o, come il caso delle infrastrutture, dai programmi di

14 spesa dei governi». Insomma, la festa della finanza a cui per ora non partecipa chi questa festa dovrebbe foraggiare, ovvero l economia reale può andare avanti ancora un po su tutte le asset class. Non c è settore in cui non si possa guadagnare, purché si valutino attentamente titoli e situazioni. Ad esempio, anche sulle commodities lo spazio per una crescita c è ancora: «In questo momento dice Davide Bulgarelli, gestore e responsabile multimanagement di Bnp Paribas Asset management il 20 per cento dei nostri portafogli più inclini al rischio sono posizionati sulle materie prime. Naturalmente bisogna stare attenti a fare una rotazione dei temi d investimento. Usciremo dall alluminio, dal rame e in genere dai metalli industriali perché non c è ancora la ripresa economica, ma siamo positivi su platino, oro e argento nonostante gli incrementi già avvenuti siano intorno al 50 per cento. Siamo tornati positivi anche sul petrolio e derivati». "I fondi immobiliari sono di nuovo in corsa" L intervista/2 Anche loro, quelli che sono stati accusati di aver originato la crisi in cui ancora il mondo si dibatte, hanno ricominciato a salire: un segnale inequivocabile che gli immobili sono usciti dalla quarantena in cui erano stati confinati. «C è interesse intorno al settore in tutta Europa dice Michele Cibrario, country manager per l Italia di Bnp Paribas Real Estate Soprattutto dalla Gran Bretagna arrivano evidenti segnali che il mattone è ripartito: a Londra ci sono ben 47 fondi attualmente in collocamento e dedicati a investimenti nazionali». Qual è l area più interessata dalla ripresa? «Quella di Londra, naturalmente. E questo ha avuto già degli effetti sui prezzi nel West End, in particolare, e nella City». E negli altri paesi europei? «Anche a Parigi, che è il più grande mercato europeo, abbiamo segnali che è cominciata la ripresa». L Italia a che punto è? «Per quanto riguarda i fondi immobiliari, c è un inequivocabile segnale positivo: a settembre l indice degli strumenti italiani ha avuto un balzo in avanti. Evidentemente c è più gente che compra fondi immobiliari, quindi le quotazioni sono salite. Ma la risalita si avverte in tutta Europa: basta guardare l indice Epra delle società quotate europee, anche questo in forte rialzo. È chiaro che c è stato uno spostamento di risorse liquide verso asset class, come quella immobiliare, considerate più rischiose». Che succede negli Stati Uniti, il baricentro della crisi anche nel settore immobiliare? «Gli ultimi dati ci dicono che la situazione non è più peggiorata. Ma non bisogna dimenticare che quel mercato è molto diversificato, e che da area ad area ci possono essere notevoli disparità». La ripresa dell indice italiano prelude anche ad un nuova stagione di collocamenti di questi prodotti? «Noi abbiamo un fondo retail in collocamento sino alla fine di novembre. Anche Mediolanum ne ha uno. E qualcosa si sta muovendo sul fronte dei prodotti destinati agli investitori istituzionali». Da quello che lei dice, la ripresa del settore immobiliare sembra iniziata. Possono esserci degli intoppi? «Non dobbiamo dimenticare che, per ora, si sta muovendo soprattutto l economia di carta che sta intorno al comparto immobiliare. In altre parole, lo spostamento di risorse dalle asset class più liquide ai fondi e alle società immobiliari non è per ora accompagnata da una vera ripresa economica». Previsioni per i prossimi mesi?

15 «Continuerà l interesse verso l investimento immobiliare a reddito, cioè attraverso i fondi, almeno fino alla fine dell anno. Ma il segnale vero che la crisi è finita ci sarà soltanto quando aumenteranno gli spazi in vendita. E ciò accadrà quando ci sarà la ripresa». (a.bon.) Tremonti alla pax bancaria «Il patto dell'arrosto» supera le divisioni con Intesa Sanpaolo, Unicredit e Fondazioni FRANCESCO MANACORDA MILANO E la «pace bancaria» dice Giulio Tremonti. Basta guerre, dunque, tra il ministro dell Economia da una parte e banche e Fondazioni dall altra. Nella sede milanese dell Agenzia delle Entrate, prima in un colloquio ristretto e poi a pranzo davanti a un arrosto, Tremonti sigla la tregua - anzi la pace, come la definisce - con la doppia coppia più alta che si possa pescare nel mazzo delle Fondazioni e delle banche. Per gli azionisti del mondo creditizio il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, grande socio di Intesa-Sanpaolo ma soprattutto presidente dell Acri, e il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona. Le banche sono rappresentate da Alessandro Profumo e Corrado Passera, i due manager che guidano proprio Unicredit e Intesa-Sanpaolo. Quel duo che - Tremonti dixit pochi giorni fa - concentra nelle sue mani il 30% dei crediti ed è «troppo asimmetrico e distante dal territorio». Ma oggi non è più tempo di sciabolate. Questo è il «patto dell arrosto», come lo ribattezza uno dei convitati. Dopo tanto tuonare - il rifiuto dei Tremonti-bond proprio da parte di Unicredit e Intesa-Sanpaolo, le polemiche martellanti del ministro - è il momento del dialogo. Un dialogo che serve ad affrontare l emergenza economica, specie per le piccole e medie imprese, e che arriva - forse un caso, ma significativo - proprio quando Tremonti appare in serie difficoltà nel suo stesso esecutivo. E un dialogo che sarebbe dovuto restare riservato. Ma all uscita gli ospiti trovano i cronisti e il disgelo del ministro con il mondo finanziario diventa pubblico. A spingere per una ricucitura, nelle scorse settimane, è stato il gran tessitore Guzzetti, già capace anni fa assieme a Palenzona di riavvicinarsi a Tremonti dopo uno scontro sanguinoso sul patrimonio delle Fondazioni fino a costruire con lui un saldissimo rapporto. A fare gli inviti, però, è il ministro. L occasione ufficiale è un incontro sull «housing sociale», le case a prezzo moderato. Di questo si parlerà anche dopo, nel pranzo allargato al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, all ad di Allianz in Italia Enrico Cucchiani e a Giancarlo Scotti, dell immobiliare di Generali. Ma il cuore dell incontro, ovviamente, è il faccia a faccia tra il ministro e gli uomini delle banche dove si affrontano i problemi di fondo nel rapporto tra chi guida la politica economica e chi, di fatto, fa la politica del credito. Clima disteso, tutti disponibili all ascolto. A Tremonti, Passera e Profumo portano i dati sui prestiti erogati, spiegano le loro difficoltà nel fare credito ad aziende che talvolta presentano situazioni fuori controllo, rivendicano il loro sostegno alle piccole e medie imprese, suggeriscono azioni sulle garanzie al credito e sgravi fiscali per le Pmi che si consolidano. E lui, il ministro? Tremonti riconosce alcune ragioni delle grandi banche e chiede soprattutto ai loro manager di lavorare assieme su grandi temi. Del resto, spiega,

16 il fondo per le infrastrutture F2i, di cui sono azioniste le Fondazioni, non dà grandi segni di vita, la stessa Cassa depositi e prestiti - anch essa partecipata dalle Fondazioni - stenta a decollare, mentre dal fronte confindustriale arrivano appelli sempre più forti a un azione che aiuti davvero la ripresa. E allora, dice Tremonti - con il sostegno di banchieri e uomini delle Fondazioni - bisogna avviare iniziative comuni che possono partire anche dall «housing sociale» e dall utilizzo dei Confidi a livello nazionale e svilupparsi poi in altri campi. Nel pomeriggio - mentre tra Milano e Roma rimbalzano le telefonate per capire chi e cosa ci sia dietro l inatteso pranzo e Tremonti incontra l ex ministro Domenico Siniscalco, oggi rappresentante di Morgan Stanley in Italia («Sono qui come amico, non scherziamo», replica a chi chiede se sarà ministro) - dall Economia arriva una lapidaria precisazione: «Si è trattato di uno dei periodici incontri con il mondo economico». E vero solo metà. Quegli incontri, negli ultimi mesi, erano cessati. Adesso, invece, l impegno comune è quello di riprenderli. Dopodomani, alla Giornata del Risparmio officiata proprio da Guzzetti, ospite il ministro e il Governatore Mario Draghi, si potranno vedere in pubblico i nuovi equilibri. Poi il prossimo appuntamento tra ministro e banchieri è in programma per metà novembre. Banco Popolare al bivio tra cessioni e aumento di capitale Banco Popolare a fine mattinata oscilla in territorio positivo riprendendosi dalla flessione vista a inizio seduta. Il titolo sembrava destinato a prolungare il ribasso accusato nella parte finale della scorsa settimana in direzione dei supporti a 6,20 euro circa. Invece, dopo aver coperto il gap rialzista lasciato a 6,5750 l'8 ottobre scorso, le quotazioni hanno invertito la rotta, anche se solo con il superamento di 6,95 sul quadro grafico di breve termine tornerebbe il sereno, con probabili estensioni verso 7,10 e soprattutto sul recente massimo a 7,3350. Il titolo e' oggi sotto i riflettori a causa delle dichiarazioni rilasciate a un importante quotidiano da parte del consigliere delegato, Pier Francesco Saviotti. Il manager ha detto che, almeno per il momento, l'ipotesi di ricorrere a un aumento di capitale non e' stata presa in considerazione. Queste considerazioni vanno pero' analizzate rapportandole al tema della vendita degli asset. Saviotti durante la settimana passata aveva confermato che sono in corso trattative in esclusiva con Barclays per la vendite di Efibanca, merchant bank del gruppo valutata intorno ai 500 milioni di euro. Il manager aveva escluso la necessita' di vendere anche le banche reti (BP Crema, BP Cremona e CR Pescara, 169 sportelli in tutto, circa 600 milioni di euro il valore), affermando che questa opzione era proprio l'ultima nella lista delle possibili. Banco Popolare deve pero' fare fronte all'aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro della controllata Banca Italease, aumento deciso nell'ambito della riorganizzazione della stessa Italease e di cui ha garantito la sottoscrizione dell'inoptato. Barclays potrebbe quindi in questa fase far valere il proprio potere contrattuale per chiedere, insieme a Efibanca, anche gli sportelli. Molto dipendera' dall'esito della trattativa tra i britannici e Banca MPS: recentemente Barclays si e' rifatta sotto per arrivare ai 135 sportelli di cui Rocca Salimbeni deve disfarsi per soddisfare le richieste dell'antitrust sull'acquisizione di Banca Antonveneta. (SF) FONDO MONETARIO

17 Strauss-Kahn: rischi di instabilità sociale anche nel dopo crisi di Maria Laura Zuccheri Parafrasando il titolo dell ultima fatica letteraria di Giulio Tremonti, il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn ha fotografato la situazione economica parlando di paura che si è trasformata in speranza. Ma questo non significa che la crisi sia finita: restano molti rischi, l attività è ancora dipendente dal sostegno politico e non ritiro prematuro si questo supporto potrebbe uccidere la ripresa. E anche se la crescita è in ripresa, ci vorrà ancora del tempo prima che l occupazione segue questo trend. L instabilità economica continuerà a minacciare la stabilità sociale. Di conseguenza è meglio non lasciarsi tentare dall ottimismo e dalla ripresa all orizzonte: è necessario piuttosto mantenere lo spirito di collaborazione e cooperazione nel mondo post-crisi. Per chiarire questo concetto Strauss-Kahn ha spiegato come l attuale rallentamento economico sia stato il più profondo e il più ampio dalla Grande Depressione. Fino a non molto tempo fa l economia globale era sull orlo dell abisso. Con il collasso di Lehman Brothers l incertezza è divenuta panico e l attività economica ha iniziato a crollare. Lo spettro di un altra Grande Depressione è stato agitato e queste paura non era infondata ha argomentato Strauss-Kahn -. Ora il mondo appare differente. L economia sembra aver voltato l angolo con il motore della crescita che è ripartito. Le nostre ultime previsioni suggeriscono che l economia (globale, ndr) crescerà del 3% nel Questo non è stato un caso, non è stata solo fortuna: siamo arrivati qui grazie alle decisioni politiche e alla cooperazione economica senza precedenti. Per far fronte alla crisi, i Paesi hanno affrontato le sfide con soluzioni comuni. Lo abbiamo visto nella politica fiscale, in quella monetaria e nel settore finanziario. La crisi ha portato all ascesa del G20 come veicolo di cooperazione multilaterale. La sfida ora è mantenere lo spirito di collaborazione nel mondo post-crisi. In un atmosfera di paura e incertezza, la collaborazione non è stato un obiettivo difficile da raggiungere. Ma con l ottimismo e la ripresa all orizzonte, i Paesi potrebbero essere tentati di andare per la loro strada e abbandonare l approccio collaborativo. Mi fa piacere che i primi segnali siano positivi. Poco tempo fa a Pittsburgh, i leader del G20 hanno messo l accento sul fatto che l interesse collettivo debba sembra farsi sentire nelle decisioni di politica nazionale. Ma il d.g. Del Fmi ha avvertito che che anche gli sforzi collettivi non possono essere disgiunti da quelli che urgono per mantenere la stabilità sociale. La posta in gioco è particolarmente alta nei Paesi a basso reddito dove oltre 90 milioni di persone potrebbero essere spinte all estrema povertà a causa della crisi. La marginalizzazione economica può creare problemi a livello sociale, instabilità politica, un blocco della democrazia o la guerra. Le guerre devastano l economia, come allo stesso tempo un economia debole rende un Paese più propenso alla guerra ha aggiunto Strauss-Kahn, spiegando come interrompere il circolo vizioso che potrebbe venirsi a creare sarebbe molto difficile. Il Fmi però può aiutare la stabilità economica, grazie ai propri programmi di finanziamento. Il Fondo si trova davanti all opportunità storica di rinnovare l impegno al multilateralismo per il quale è stato creato, e di adattarlo al mondo post-crisi.

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