LE BOTTEGHE DI TIZIANO VERA FABBRICA D IMMAGINI USCITA UN OPERA DEL CENTRO STUDI DI PIEVE FRA LE PIÙ IMPORTANTI SUL PITTORE

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1 Tutti uniti dunque in centro Cadore per salvare il lago da interventi invasivi che cambierebbero per decenni il gradevole volto della vallata. Promossa dal Lions Club Cadore si è tenuta a Calalzo presso la sala convegni dell Hotel Ferrovia l interessante ed affollata conferenza L interramento del lago e il problema della sua conservazione tenuta dall ing. Giovanni Susin e alla quale hanno partecipato numerosi sindaci ed amministratori. La questione è risaputa: l Enel proprietaria dell invaso ha proposto di sghiaiare il lago ed asportare i fanghi in modo da poter sfruttare il bacino al meglio per la produzione di energia, emettendo un bando di appalto lavori e concordando con la precedente amministrazione provinciale un compenso sui proventi derivanti dalla vendita degli inerti; la Provincia ha in seguito assicurato alle amministrazioni rivierasche una parte degli introiti per interventi sull ambiente. Il tema è scottante. Anzitutto perché in un momento di economia deficitaria per l intera area che si sta votando al turismo è impensabile veder prosciugato il lago per un decennio o anche solo percorso lungo le sponde da automezzi pesanti, mettendo a repentaglio anche la salubrità delle acque a valle; poi perché non c è certezza che al termine di questi lavori il lago ritorni allo stato ottimale e invece si debba assistere impotenti Affollata conferenza del Lions Club a Calalzo di Cadore CENTRO CADORE, UN LAGO DA SALVARE a continui abbassamenti di livello, con le conseguenze che oggi tutti ben vedono. Posto che il problema va affrontato, non è pensabile bypassare le amministrazioni rivierasche comunque proprietarie del territorio. Per primo, i 6 Comuni dell ambito territoriale hanno chiesto all Autorità di bacino con tanto di lettera l annullamento del provvedimento di laminazione per il contenimento delle piene. Col solito intuito ed interesse per le problematiche locali, il Lions Club ha ritenuto che l intervento non debba essere soltanto di utilità industriale ed agricola, ma possa diventare occasione per l utilizzo del bacino anche a scopo turistico ed ambientale, quindi ha organizzato questa serata presso l Albergo Ferrovia di Calalzo che è pure la sede sociale del sodalizio, chiamando a relazionare un tecnico esperto di lavori idraulici, l ing. Giovanni Maria Susin, che su questa vicenda del lago ci ha messo la sua lunga esperienza e passione da cadorino. Invitati con i soci del Club ovviamente sindaci ed amministratori, i quali hanno gradito tale approfondimento su questa tematica che sta a loro molto a cuore, avendo LE BOTTEGHE DI TIZIANO VERA FABBRICA D IMMAGINI USCITA UN OPERA DEL CENTRO STUDI DI PIEVE FRA LE PIÙ IMPORTANTI SUL PITTORE Disponibile per studiosi ed appassionati presso la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore il corposo 2 volume della collana Tiziano e l Europa. Si tratta dell opera più importante che sia stata realizzata sinora sulla persona di Tiziano Vecellio, evidenzia Maria Giovanna Coletti, vice presidente della Fondazione. Gli autori appassionati studiosi di livello internazionale sono Giorgio Tagliaferro, Bernard Aikema, Matteo Mancini, Andrew Martin, tutte personalità legate a Calalzo di Cadore 25 marzo 2010 doppio filo con la figura del sommo artista, mentre la stampa è di Alinari 24 Ore. Molto complesso da realizzare per le difficoltà nel reperimento della documentazione, il volume Le Botteghe di Tiziano che consta di 504 pagine e contiene 270 illustrazioni a colore riguarda quell imponente opera tizianesca che finora è rimasta in ombra, uscita dalla sua bottega. Difatti, come tanti altri pittori del Rinascimento, Tiziano organizzò attorno a sé una bottega della quale fecero parte collaboratori ed apprendisti come Paris Bordon, Girolamo Dente, Lambert Sustris, Christof Schwarz, Johann Stephan von Calcar e naturalmente i membri di famiglia Francesco e Orazio Vecellio. Nel volume si parla di questi artisti e dei meccanismi poco conosciuti e studiati alla base del funzionamento della bottega che era una vera e propria fabbrica d immagini tizianesca, forse la prima ad operare a livello europeo. Era proprio un sistema Tiziano flessibile e adattabile alle esigenze emergenti dalle richieste dei potenti del tempo. Ed è anche così che il sommo Tiziano Vecellio ha realizzato in 75 anni di vita una grande quantità di opere pittoriche di vario tipo, segnando profondamente il corso dell arte italiana ed europea. Le Botteghe di Tiziano è disponibile presso la sede della Fondazione Centro Studi a Pieve di Cadore dove è possibile richiederlo anche mediante vecellio.it Il progetto Enel sui lavori da eseguirsi nel bacino del lago per un decennio sollevano obiezioni Articolata la relazione dell ing. G.M.Susin Rilanciato il confronto fra sindaci-provincia con gli enti gestori l onere di curare l ambiente e di ripensare l economia del territorio: erano presenti i sindaci di Pieve Maria Antonia Ciotti, di Perarolo Pierluigi Svaluto che è pure presidente della Comunità Montana Centro Cadore, di Calalzo Luca De Carlo, di Domegge Lino Paolo Fedon, di Vigo Antonio Mazzucco, di Valle Matteo Toscani che è pure assessore provinciale, diversi altri assessori comunali e rappresentanti di associazioni, nonché l assessore provinciale all ambiente Bruno Zanolla. Introdotto dal presidente del Lions Club Cadore Dottor Luigi Veranda, l ing. Susin ha analizzato il progetto dell Enel sui lavori proposti nel bacino sollevando più di qualche obiezione tecnica e ha affrontato la problematica delle variazioni di livello del lago fornendo alla discussione esaurienti indicazioni alternative. (segue a pag. 4) Renato De Carlo GIOVANNA ZANGRANDI COMBATTENTE IN CADORE E SCRITTRICE Servizio a Pag. 13 SPLENDITI RISULTATI DEL USG DI PIEVE NEL PATTINAGGIO DI VELOCITA Servizio a Pag. 23 Magnifica Comunità All apertura della Mostra il 13 marzo 2010 ANCHE LO SPORT FORGIA L IDENTITA A PIEVE DI CADORE SERATA DI CONFRONTO FRA ASSOCIAZIONI ECOMUNI L identità del Cadore, come tutte le identità, può essere paragonata ad un mosaico fatto di tante tessere. Una tessera, fondamentale, ha la fisionomiaeicoloridellastoriadelcadore. Un altra, anch essa basilare, racconta degli usi e dei costumi. Una, molto più importante di quel che è lecito pensare, rappresenta lo sport. Sì, anche lo sport concorre a forgiare l identità o le identità di un territorio. Nel nostro caso, protagoniste sono le discipline sportive della montagna: dall alpinismo all arrampicata, dallo sci all - hockey, dal bob al pattinaggio. Tutte specialità che contribuiscono sempre meno ad alimentare quell orgoglioso ruolo identitario che in molte occasioni ha rappresentato anche la bandiera del riscatto per le genti della montagna. Perché questi sport oggi vengono trascurati o addirittura dimenticati? Una prima risposta arriva dall onda globalizzante che ha omogeneizzato persino lo sport eliminando anche qui ogni specificità tra montagna e pianura. E così il calcio ha fagocitato tutto. Un altro perché deve essere ricercato nella mancanza di scelte coraggiose sul piano della promozione e nella realizzazione di strutture indispensabili per incentivare la pratica di certi sport piuttosto che altri. Là dove queste scelte sono state fatte gli sport della montagna non solo hanno richiamato l attenzione e la pratica di tanti ragazzi e giovani e non solo sono state gettate le basi formative per un ricambio di atleti sul piano agonistico ma le discipline sportive tipiche della montagna, le strutture, i siti e i percorsi dove vengono praticate sono entrati nella rete delle attrazioni turistiche del territorio con benefici economici di tutto riguardo. Bepi Casagrande Servizio a Pag. 7 PREZIOSI STRUMENTI MUSICALI ANTICHI IN MOSTRA Servizio a Pag. 3

2 2 Aprile mod. CHAMPION - PANAMERIKA 1 - carreraworld.com

3 4 Aprile La Mostra è aperta fino al 19 aprile STRUMENTI MUSICALI D EPOCHE ANTICHE Ogni mostra ha una sua caratteristica, ha un anima sua pur nell apparente ripetitività. Così Ilario Gregoletto (Conserv statale di Musica J. Tomadini di UD) inizia ad illustrare la Mostra di strumenti musicali antichi che ha allestito assieme alla prof. Elena Modena (Università Cà Foscari di VE) nella prestigiosa sala della Magnifica Comunità di Cadore, oggetti storici che ben esemplificano l abilità costruttiva, i gusti e le consuetudini sociali fra il X e il XVIII secolo. La Mostra è chiara nei suoi percorsi e un progetto del genere richiede un impegno non indifferente, ha ricordato in apertura (13 marzo) il presidente della Magnifica Renzo Bortolot. Fino al 19 aprile si possono ammirare dunque strumenti a tastiera e a insufflazione artificiale (come l organo portatile regale del tardo XVI sec., il clavicordo del XVI sec., il virginale del 1684, il clavicembalo del 1681), strumenti a corde pizzicate o sfregate con l arco (come la lira, l arpa ronamica del XII sec., la viella del XII sec., la viola da gamba), strumenti ad insufflazione naturale (come i flauti, la cornamusa, l obole, che vanno dal XIV al XVIII sec.), strumenti a percussione di origine medioevale e rinascimentale (come il salterio a percussione del XIV sec. e l organistum del XII sec.), ma anche miniature e codici che illustrano il contesto dell uso. Strumenti musicali che siamo abituati ad ascoltare ancora oggi nei concerti. Ovviamente, quelle esposte sono preziose copie degli esemplari di strumenti musicali antichi ancora esistenti, ricorda Gregoletto. Le tecnologie erano andate difatti perdute e dimenticate dopo la caduta dell impero romano (VIII-IX sec), ma fortuna volle che alcuni strumenti siano riapparsi: come quella lira sassone scavata in un tronco d albero e trovata nella Foresta Nera germanica con la sepoltura di un bardo, ritrovamento permesso dal tipo di terreno che conservò l elemento ligneo. Una dimostrazione poi di come si cantava nella musica popolare del X sec. dopo il periodo melodico del gregoriano (voci) viene eseguita da Gregoletto - Modena -Varettoni con l ausilio dell organistrum accompagnato dalla ghironda e dal flauto. Concerti veri e propri invece il 14 marzo nei giorni dell apertura nella Chiesa di Vigo di Cadore e a chiusura nell Auditorium di Lozzo di Cadore sabato 17 aprile. Un viaggio nei luoghi dello spirito e dell arte voluto dall ass. Centro Studi Claviere di Vittorio Veneto, sotto l egida di Regione del Veneto, Fondazione per l Università in provincia di BL, Magnifica Comunità di Cadore. OCCASIONI CULTURALI NEI PAESI DEL CADORE La mostra Strumenti musicali antichi a raccolta ospitata presso la storica sede della Magnifica Comunità di Cadore fino a lunedì 19 Aprile p.v. forse farà sorgere una domanda: può avere un senso per l uomo contemporaneo, frastornato e circondato da suoni e rumori di ogni genere, entrare in contatto con strumenti di epoche così lontane? Anche il musicista accademico potrebbe trovarsi sconcertato di fronte a strumenti così particolari, che vengono da secoli di cui abbiamo completamente perso la dimensione acustica. Eppure mai come in questi mesi, in cui ho accompagnato la mostra da Cortina, dove mi sono occupata della sorveglianza, fino a Pieve di Cadore, dove ho continuato a svolgere attività di guida per le scolaresche, ho sentito intorno a me una partecipazione viva e attenta, una curiosità stimolata da un interesse che non è soltanto storico-culturale, ma che si estende alla relazione dell uomo con la natura e affonda le sue radici nella nostra innata capacità di relazionarci all ambiente. Gli strumenti musicali infatti, in quanto oggetti sonori, ci dicono molto dell essere umano che li ha costruiti, dell ambiente sociale e culturale da cui proviene, della natura stessa che lo circonda. Una complessità di relazioni che deriva dalle molteplici funzioni dello strumento musicale, oggetto di studio da analizzare ma anche soggetto vivo e a tutti gli effetti cantante, interlocutore privilegiato di quello stretto rapporto che crea con l uomo, che in ogni epoca è portato a relazionarsi al mondo sonoro, anche se in modi diversi. Una relazione resa possibile non soltanto dall organo dell udito per eccellenza, l orecchio, ma anche dal contatto del corpo con lo strumento vibrante, nelle varie modalità di stimolazione. Pizzicare una UN VIAGGIO INSOLITO L uomo contemporaneo alla riscoperta di strumenti e musiche d epoche lontane Pieve di Cadore Magnifica Comunità - 13 marzo 2010 corda, sfregarla con l arco, imboccare un tubo sonoro, percuotere con le dita una tastiera, e nel frattempo sentire lo strumento vibrare anche con il resto del corpo, è un esperienza sensoriale che affascina l essere umano fin dalla più tenera età. Non è necessario essere esperti musicologi per lasciarsi affascinare da questi oggetti. C è qualcosa che il nostro corpo ricorda anche se non ne abbiamo nozione. E la memoria di un contatto, di una relazione privilegiata con un oggetto all infuori di noi che diventa necessariamente un prolungamento del nostro corpo, fino a non distinguere più chi suona da ciò che è suonato. Gli strumenti medievali permettono di sperimentare questa magica condizione, perché il loro uso lasciava ampio spazio all improvvisazione. Nel Medioevo, come non vi era una chiara distinzione di ruoli tra strumentista e cantante, così il compositore, il poeta e l esecutore corrispondevano spesso alla stessa persona, perché il musicista riassumeva in sé tutte queste funzioni e creava nel momento stesso in cui faceva musica. A partire dal Rinascimento, invece, la pratica strumentale e quella vocale sviluppano ognuna un proprio repertorio, fedelmente affidato alla scrittura. L acquisizione musicale attraverso la notazione educa il musicista a riprodurre ciò che è stato da altri concepito, o a ripetere quanto ideato in un passato più o meno distante; ma in questo modo si perde molto del rapporto con l oggetto sonoro. Se da un lato si ha la possibilità di entrare in contatto con i capolavori trasmessi proprio grazie alla scrittura, dall altro non si viene stimolati a giocare con i suoni, a improvvisare, ad escogitare soluzioni nuove per fare musica. Questo è forse ciò che la musica medievale e i suoi strumenti ci possono restituire: l uomo, di fronte a questi oggetti sonori, si sente maggiormente in diritto di sperimentare, e non si limita a riprodurre. Ne ho avuto la prova osservando i numerosi visitatori che prima a Cortina e poi a Pieve si sono recati a vedere la mostra. Mentre li accompagnavo in questo insolito viaggio alla scoperta dei suoni antichi ho imparato molto da tutti loro, dalle loro domande, dalle loro intuizioni. In particolare mi hanno colpito i ragazzi delle scuole: i loro occhi attenti, le loro domande intelligenti, la loro spontaneità disarmante mi hanno fatto pensare che questi oggetti in fondo non hanno bisogno di essere spiegati. Parlandoci del rapporto dell uomo con il suono essi risvegliano in noi la memoria di un percorso evolutivo che è nostro, di una storia che è nostra, di un ingegno che è nostro perché appartengono all essere umano e superano i confini individuali. E proprio alla collettività che mi rivolgo, invitando tutti a partecipare al concerto di chiusura della mostra, sabato 17 aprile alle ore 20.30, nell ex chiesa di San Lorenzo a Lozzo di Cadore. In attesa di ascoltare l Ensemble Claviere in un affascinante programma per voci e strumenti antichi, ringrazio con tutto il cuore i curatori Elena Modena e Ilario Gregoletto, per aver portato in queste vallate una musica che ci fa viaggiare lontano, aprendoci alla condivisione e all ascolto dell Armonia che lega ogni cosa. Stefania Zardini Lacedelli Indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 16 al 25 aprile si svolgerà la XII Settimana della Cultura e la Magnifica Comunità di Cadore, secondo tradizione, coordina l attività dei ventidue comuni cadorini e distribuisce una locandina e dei pieghevoli. Le iniziative predisposte saranno numerose e distribuite sul territorio in modo da fornire occasioni culturali di diversa natura. Tutte le chiese del Cadore saranno aperte e vi si potranno fare visite speciali, come la salita alla torre campanaria di Danta, da dove si potrà godere di un panorama unico; oppure alla restaurata chiesa di S. Rocco di Domegge, da dove si raggiunge all eremo dei Romiti; come la visita alla roggia dei mulini e al museo della latteria di Lozzo con il nuovo allestimento e ascoltare nella chiesa-auditorium il suono del clavicembalo e dell organo regale in un concerto barocco. Sarà possibile, andando per borghi antichi, scoprire quello di Ospitale, di Rizzios e di Cibiana resa magica dai murales. A Pieve palazzi e musei aperti, con diversi eventi, come la presentazione del modello della tomba veneziana di Tiziano, ospitata nella sua casa natale. Se chiude la fortunata mostra di strumenti musicali antichi è per lasciare posto nel salone della Magnifica ai sindaci, che per la giornata dell identità locale riceveranno in dono la bandiera dell antica istituzione. Il coro delle mondine di Bentivoglio terrà un concerto al Cos.Mo. dove ci sarà anche la presentazione di due volumi, il primo sulla storia della strada di Alemagna, di Massimo Spampani, il secondo Il re delle Isole Fortunate di Lionello Puppi. Negli spazi attigui sarà allestito un set fotografico nel quale la fotografa autrice della mostra in atto, riprenderà solo volti femminili, di chiunque voglia farsi fotografare. Sarà certo un viaggio affascinante nel 700 la conferenza di S. Vito sui giardini di cera della Serenissima, realizzati da Giobatta Talamini. Varrà la pena di salire fino a Zoppè per ammirare le opere di Tomea nel centenario della nascita e entrare nella chiesa di S. Anna, vero e proprio scrigno d arte. Non è possibile citare tutti gli eventi, ma invitare certamente sì a percorrere tutto il Cadore che per l occasione mette in mostra i suoi tesori - frutto del saper fare nei secoli dei suoi uomini - per divenire un unico e irripetibile museo diffuso, incastonato in un ambiente naturale incomparabile. (m.g.c.) - tel

4 4 Gli interventi invasivi sul lago in centro Cadore modificherebbero il volto dell intera vallata L INTERRAMENTO DEL LAGO E LA SUA SALVAGUARDIA UN LAGO DA SALVARE dalla prima pagina Negli interventi successivi (alquanto ridotti per il tempo a disposizione, il che ha suggerito un successivo incontro per dare la parola agli amministratori) si è fatta evidente la complessità della questione resa ancor più difficile dalla pluralità dei soggetti interessati (Enel, Consorzi di bonifica, Autorità di bacino, Regione, Provincia, Comuni). Tanto che un precedente tentativo della Comunità Montana e dei Comuni del Centro Cadore per conservare l integrità del lago, soprattutto nel periodo estivo (sulla gestione delle acque che lascia prosciugati i laghi, fu fatto addirittura un consiglio provinciale a Domegge il , allargato a sindaci e assessori comunali di ben 17 paesi rivieraschi) è andato esaurito senza risultati tangibili. Il precedente piano dell Enel è scaduto e va rivisto, precisa l assessore provinciale Zanolla entrando nel merito dei diversi quesiti sollevati. Ci sarà un analisi per poi addivenire ad una soluzione condivisa. E il sindaco Ciotti: Ci siamo preoccupati molto come sindaci, dopo quanto abbiamo sentito staremo più attenti. Rincalza il sindaco De Carlo: Loro hanno interessi forti, ma anche noi ne abbiamo, oggi cerchiamo di capire quel che sarà. Giocheremo la partita. RDC UN INIZIATIVA DEL LIONS CLUB CADORE Luigi Veranda presidente del Lions Club Cadore L interramento del lago e il problema della sua conservazione è l importante tema che l ingegner Giovanni Maria Susin ha sviluppato con ampia dovizia di riferimenti tecnici e illustrazione di grafici all incontro del Lions Club Cadore tenutosi a Calalzo il 25 marzo scorso. Ricordato che il bacino del lago di Pieve di Cadore creato dall Enel nel 1950 per lo sfruttamento idroelettrico dell acqua ha da decenni pure una funzione irrigua a vantaggio dei Consorzi di pianura e serve anche quale sbarramento per il contenimento delle piene, la qual cosa porta a lunghi periodi di abbassamento del livello mutando l estetica della vallata, l ingegnere passa ad indicare gli aspetti relativi ai lavori di svuotamento del lago per l asportazione del materiale ghiaioso e fangoso depositatosi, il cui sgombero potrebbe durare ben oltre i 10 anni previsti dal recente accordo Enel-Provincia. Una necessità, ma anche un danno pesante per l ambiente e l economia del territorio se i lavori fossero eseguiti come si è avuto modo di capire. Si può fare altrimenti? L ing. Susin ne è convinto e invita tutti ad entrare nella logica di far sistema dove sfruttamento idroelettrico, irrigazione, ambiente, difesa del suolo a monte e a valle del lago fino alla foce, macroeconomia del territorio, siano trattati come elementi convergenti. E sollecita l intervento degli amministratori, perché, dice, siccome a seguito della legge del 1999 non si vogliono più laghi, gli enti concessionari devono aver fatto per forza un piano di previsione di quel che avverrà e non vorremmo conoscerlo quando non potremo fare più niente. Se il problema per l Enel è lo scarico della centrale di Pelos che in 60 anni si è riempito di ghiaia, la soluzione per l esperto ingegnere è portare lo scarico della centrale in galleria e far fluire in tubazione le ghiaie in acque profonde o oltre la diga. Questo perché è quasi inutile togliere la ghiaia quando il Piave ed i torrenti producono per ogni kmq circa 1000 metri cubi di materiale all anno e invece non si interviene a monte per isolare le piene. L estrazione permanente di sedimenti è intrusiva e trasformerebbe il lago in una cava permanente, sia che lo si svuoti, sia che lo si draghi dalla superficie trasportando il materiale altrove. Soluzione più logica ed economica dunque per recuperare il salto di Pelos sarebbe quella di aprire una galleria all altezza del torrente Talagona (Vallesella) fino oltre la diga. Questo in estrema sintesi quanto detto con dati tecnici per sollecitare la conservazione del lago in centro Cadore, lago che non necessariamente deve essere svuotato per garantirgli un makeup e usarlo come bacino idroelettrico o antipiene. Nulla vieta nell operazione di pulizia del lago d essere rispettosi dell ambiente e sensibili alle esigenze della popolazione della vallata. RDC C è un alternativa per risparmiare l ambiente da lunghi lavori? Sì sostiene l ing. Susin Cerchiamo di capire quel che sarà, giocheremo la partita assicura il sindaco De Carlo Un incontro-confronto tra alcuni amministratori pubblici e i responsabili di alcune associazioni alpinistiche e sportive si è svolto il 12 marzo a Pieve di Cadore. Gli sport della montagna al centro dell attenzione. Dall alpinismo al pattinaggio, dallo sci all arrampicata, dal bob all hockey. Discipline che hanno fatto grande la montagna e che hanno concorso a forgiarne l identità. Oggi però queste specialità sportive non riescono più a richiamare l interesse dei ragazzi. C è il calcio che, in nome di una globalizzazione omogeneizzante, fa la parte del leone anche in montagna. L incontro di Pieve è servito a dare la sveglia, a chiedersi perché e a capire quale strada intraprendere. Al di là degli sport più ricchi e più presenti sui mezzi di comunicazione è stata evidenziata la mancanza di scelte coraggiose e maggiormente in sintonia con la montagna per quanto riguarda l impiantistica e la promozione delle discipline montane. Anche sul territorio cadorino. Se in paese c è un campo da calcio e non c è una sala bulder o una palestra artificiale per l arrampicata è più probabile che un ragazzino scelga il pallone. Ma l impiantistica - è stato detto dai sindaci presenti - non è una materia che può nascere con un colpo di bacchetta magica. E le risorse scarseggiano sempre più. E allora? Innanzitutto - è stato detto - è indispensabile recuperare sul piano culturale la consapevolezza che alcune discipline sportive che sono proprie della montagna devono tornare al centro anche dell azione amministrativa e associativa del Cadore. Interessante la proposta del presidente delle Guide Alpine del Veneto, l auronzano Lio De Nes, di inserire l educazione agli sport della montagna tra le materie da insegnare nelle scuole di montagna. Pensando ad una strategia strutturale - ha sottolineato il presidente della Comunità Montana del Centro Cadore Pier Luigi Svaluto Ferro - è fondamentale fare squadra. Contiamo pochino sul piano politico e quindi è inutile sognare l arrivo di soluzioni confezionate. Bisogna costruircele e questo è possibile soltanto lavorando insieme, tutti i Comuni del Cadore. Anche il sindaco di Pieve Maria Antonia Ciotti e quello di Lozzo Mario Manfreda hanno parlato di necessità di lavorare insieme. E insieme - lo ha annunciato il sindaco di Calalzo Luca De Carlo - alcuni comuni, in vista dell inverno lavoreranno per rendere praticabili alcune piste per lo sciescursionismo e per il treking con le racchette. Come a dire che la valorizzazione degli sport della montagna Aprile RILANCIARE GLI SPORT DELLA MONTAGNA Pieve di Cadore 12 marzo 2010 Gettate le basi fra Associazioni e Comuni per valorizzare le iniziative sportive della montagna A settembre il meeting Dolomia che vedrà in Cadore 250 alpinisti può avere una chiara ricaduta turistica. L importante è fare insieme, mettere in rete le varie iniziative e promuoverle con professionalità. In questo senso si sono espressi anche i rappresentanti di società e di alcuni eventi sportivi importanti che si svolgono in Comelico e in Centro Cadore. Un banco di prova di questa auspicata unità d intenti sarà Dolomia, il meeting di alpinisti dell area dolomitica che si svolgerà a settembre in Cadore. Arriveranno 250 alpinisti. L iniziativa - lo ha ricordato Ernesto Querincig - sarà coordinata dai Gruppi Rocciatori Ragni, Rondi e Caprioli. Si tratta di un occasione da non perdere per far conoscere il Cadore, le Marmarole e gli Spalti di Toro a chi non le conosce. Un occasione di promozione turistica veramente importante. E indispensabile fare bella figura esibendo un biglietto da visita unitario che riassume l impegno dei Comuni, delle Associazioni alpinistiche e anche dell imprenditoria turistica dell intero Cadore. B.C. Il precedente piano dell Enel è scaduto. Va rivisto dichiara l assessore provinciale Zanolla

5 4 Aprile Il riconoscimento di Patrimonio dell Umanità ha generato molte aspettative di ricaduta positiva per una realtà economica che vede il declino dell industria manifatturiera, l impossibilità di ottenere risorse da un territorio montano, e la difficoltà di un turismo che solo marginalmente può sopperire e diventare fonte alternativa di reddito per gli abitanti del Cadore. I nostri problemi non troveranno soluzione con la valorizzazione Unesco, ma da questa certezza dobbiamo tutti trarre una forza che funga da volàno. Il ruolo della Magnifica Comunità Cadorina, voce e testimonianza in ben più cupe epoche e vicende, potrebbe trovare la sintesi per amalgamare le varie realtà territoriali, unendo progetti,stimolando iniziative e cercando di ridurre il male secolare dei campanilismi. L Amministrazione Provinciale che con il supporto della Regione dispone dei mezzi finanziari, avrà il principale compito di indirizzo e programmazione d intesa con le altre realtà nella condivisione del patrimonio Dolomiti. Certamente è stato perso del tempo prezioso, evidenziato anche dal Ministro Prestigiacomo a Cortina Fisiologico per una iniziativa tutta da inventare e coordinare, ma dilatato dai tempi della politica e dalle campagne elettorali che hanno distolto la necessaria attenzione da questa opportunità. Fra le realtà operanti sul territorio, va evidenziato come il Club Alpino Italiano, con l espressione delle sue 18 sezioni bellunesi, e gli oltre soci, sia stato molto tempestivo e fattivo in materia Unesco. Con l apporto e la condivisione dell intero Gruppo Regionale, già dal mese di agosto dello Dal CAI e Fondazione Angelini parte un progetto di informazione e formazione per chi opera sul territorio VIVERE LE DOLOMITI-UNESCO scorso anno sono stati avviati dei contatti con i contermini Club Alpini (Cai, Sat e Avs) nell intento di rendere univoca la voce degli oltre tesserati della Regione Dolomitica. Il 18 e 19 dicembre in un convegno molto partecipato svoltosi ad Auronzo è scaturita l unanimità di un documento che chiede la partecipazione, da parte delle associazioni alpinistiche, come socio sostenitore, nella certezza di adempiere ad un preciso indirizzo contenuto nelle norme e direttive che hanno permesso il riconoscimento Unesco. Successivamente veniva istituita una E in ogni persona che risiede nei nostri territori che va trovata l energia per contribuire ad una ripresa che sia anche economica commissione Cai-Unesco formata da quattro bellunesi (di cui tre Cadorini) con lo scopo di apportare contributi scientifici, formulare proposte, mantenere i contatti con gli altri Club Alpini e raccordarsi con le rispettive realtà istituzionali (Provincia e Regione). Nei mesi di febbraio e marzo la commissione ha partecipato a diversi incontri nelle sedi delle Amministrazioni Provinciale e Regionale, esponendo le istanze degli associati anche nel loro ruolo di presidio e conservazione del territorio nonché principali attori e fruitori del bene Dolomiti. Recentemente assieme alla Fondazione Angelini di Belluno, esponente di rilievo per la cultura della montagna, il Club Alpino Italiano ha dato vita ad un progetto di informazione e formazione sul tema Vivere le Dolomiti Unesco rivolto a chi quotidianamente opera a vario titolo sul territorio e che deve diventare messaggero e divulgatore delle opportunità del riconoscimento. Il corso partirà ai primi di maggio, in 10 sedi provinciali, avrà la durata di sei ore suddivise in tre settimane, ed è già stato introdotto ai possibili fruitori. Relatori saranno i docenti Dott.ri Furlanis, Oddone e Piccin competenti in campo geologico e collaboratori nella stesura della candidatura Dolomiti Unesco. Per l autunno è previsto un secondo appuntamento con i corsi della Fondazione Angelini e da parte del Comitato Scientifico del Cai Veneto e Friulano una analoga iniziativa, rivolta ai soci Cai, per formare delle persone consapevoli del ruolo che ogni singolo cittadino deve acquisire in materia Unesco. E proprio in ogni persona che risiede nei nostri territori così unici, che va trovata l energia per contribuire ad una ripresa anche economica. Non possiamo sottovalutare l opportunità che la tutela dell Unesco ci offre, dobbiamo essere consapevoli della missione che ci attende.. Tutti assieme Emilio Da Deppo per il Gruppo CAI/UNESCO fondato nel 1953 DIRETTORE RESPONSABILE Renato De Carlo VICE DIRETTORE Livio Olivotto REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Editrice Magnifica Comunità di Cadore Presidente Renzo Bortolot Cancelliere Marco Genova Segreteria Annalisa Santato Palazzo della Comunità - Piazza Tiziano Pieve di Cadore tel fax Spedizione in abbonamento postale - Pubblicità inferiore al 40% Fotocomp.: Aquarello - Il Cadore - Stampa: Tipografia Tiziano Pieve di Cadore Reg.Tribunale di Belluno ordinanza del UNA COPIA ARRETRATO: IL DOPPIO TARIFFE ABBONAMENTO ITALIA. 25,00 - ESTERO. 25,00 PAESI EXTRAEUROPEI SOSTENITORE. 50,00 - BENEMERITO da. 75,00 in su COME ABBONARSI A MANO: Segreteria Magnifica Comunità di Cadore, Pieve di Cadore CONTO CORRENTE POSTALE: N intestato a Il Cadore - Piazza Tiziano Pieve di Cadore (BL) ASSEGNO BANCARIO o VAGLIA POSTALE a: Il Cadore Piazza Tiziano Pieve di Cadore (BL) - Italia BONIFICO BANCARIO presso: Unicredit Banca Spa di Pieve di Cadore (BL) intestato a Magnifica Comunità di Cadore, causale abbonamento DALL ITALIA: UNCRITB1D41 Codice IBAN IT21I DALL ESTERO: UNCRITB1M90 codice IBAN IT21I TARIFFE INSERZIONI (per un centimetro di altezza, base una colonna): 12 inserzioni mensili E 13,00; 6 inserzioni mensili E 10.20; a 4 colori e in ultima pagina tariffa doppia. 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6 6 Aprile Momento decisivo per la società Alta Val Comelico e il collegamento sciistico Comelico - Pusteria QUEL COLLEGAMENTO S HA DA FARE E un momento decisivo per lo sviluppo turistico del Comelico, legato al collegamento sciistico tra Padola e Sesto Pusteria, attraverso Passo Monte Croce Comelico. Gli imprenditori Senfter e Holzer hanno sottoscritto il protocollo di intesa con il Comune di Comelico Superiore e la società Alta Val Comelico. Successivamente, nella seconda metà del mese di marzo, sia il consiglio comunale di Comelico Superiore, sia l'assemblea dei soci dell'alta Val Comelico (nella foto), hanno dato il via libera all'accordo. C'è solo una condizione da rispettare: la definizione in tempi brevi del concordato con i creditori della società. L'obiettivo da raggiungere è l'adesione all'accordo da parte dei creditori per la liquidazione del 30% dei debiti pregressi, con la rinuncia conseguente al 70%. Sui circa di euro di debiti, la società Alta Val Comelico ha già ottenuto adesioni dai creditori per circa euro. Restano quindi altri euro da definire, compresi circa euro dell'enel che dovrebbe accontentarsi di euro. Peraltro i creditori non hanno molta Il presidente Tonon: Contiamo ancora sullo sviluppo del comprensorio Interessati gli imprenditori Senfter e Holzer scelta: o accettano il 30% del loro credito che potrà essere liquidato in tempi brevissimi, o dovranno rinunciare a tutto perchè, in caso di fallimento, gli unici beni societari di qualche valore sono già pignorati a favore degli istituti bancari che rivestono la qualifica di creditori privilegiati per i mutui concessi all'alta Val Comelico. Il presidente della società, Rinaldo Tonon così illustra l'accordo. "La cordata rappresentata da Senfter, Holzer e dalla società Monte Elmo di Livio Olivotto della Pusteria non ha posto ulteriori condizioni. Tutte le altre previsioni contenute nel documento - in particolare la possibilità di realizzare una struttura alberghiera o di concorrere nei proventi derivanti da eventuali concessioni al Comune per lo sfuttamento idroelettrico - sono subordinate alla effettiva sussistenza delle condizioni per poterle realizzare. L'aspetto legato all'energia rileva proprio in considerazione del fatto che i maggiori costi gestionali sono riferiti alla corrente elettrica. Con l'enel i rapporti non sono facili e i contratti che siamo riusciti ad ottenere sono comunque penalizzanti. Comunque l'unico elemento fondamentale per l'ingresso dei nuovi soci è solo il perfezionamento del concordato". Se, come tutti si augurano, l'operazione creditori andrà in porto, i nuovi soci della Pusteria investiranno inizialmente nel capitale sociale un importo di circa euro cui si aggiungeranno le quote del capitale locale che, dopo le operazioni tecniche di adeguamento societario, ammonteranno I RISULTATI DELLA STAGIONE INVERNALE Amargine dell'assemblea dell'alta Val Comelico, il presidente Tonon ha illustrato a grandi linee il bilancio della stagione appena conclusa.gli incassi complessivi degli impianti di Padola ammontano a circa euro, in linea con quelli della stagione invernale 2007/2008 e con una leggera riduzione (circa euro) rispetto all'inverno scorso, peraltro caratterizzato da eccezionali condizioni di innevamento già ai primi di dicembre. Le spese di gestione sono invece aumentate proprio per la necessità di dover preparare le piste con neve programmata. Tuttavia seguendo un trend ormai consolidato, si può affermare che i proventi degli impianti sono sufficienti a pagare le spese di gestione. Ciò che rende l'impianto non remunerativo è l'enorne impatto dei costi per l'ammortamento, pari a circa euro all'anno, e per gli interessi passivi dei mutui contratti, altri euro all'anno. E' quindi evidente che l'unico modo per riequilibrare l'assetto economico è quello di aumentare il numero degli utenti e dei passaggi sugli impianti, cercando d'altro canto di ridurre le spese per gli interessi passivi. E l'ennesima conferma che solo una operazione strutturale come il collegamento con la Pusteria potrà generare le condizioni per uno sviluppo positivo dell'attività degli impianti di risalita e di tutta l'economia locale legata agli stessi. a circa euro, per un totale complessivo di circa un milione di euro. Sarà questa la base per costruire un nuovo futuro per il turismo comeliano, grazie agli investimenti destinati prima di tutto alla pista "Campo", per la quale vi sono già finanziamenti pubblici per oltre 1 milione di euro, e naturalmente ai nuovi impianti e piste per il collegamento tra Padola e Sesto, attraverso Valgrande e Passo Monte Croce. "Speriamo davvero" dice ancora Tonon "che gli sforzi fatti finora per non fallire diano risultati positivi e che nel prossimo futuro si possa lavorare di comune accordo con i nuovi AL CENTRO STUDI DI S.VITO CONCLUSO IL CORSO DI STATISTICA Sono stati circa 50 i dottorandi che hanno preso parte al corso di "statistica applicata alla sperimentazione scientifica", ospitata nella sede del centro studi per l'ambiente alpino di San Vito. Dopo una prima edizione di successo tenutasi a Padova nel 2009, di concerto con i coordinatori scientifici delle scuole di dottorato coinvolte, il corso si è spostato nella cornice cadorina, concentrando in alcune giornate di assidua attività lezioni teorico-applicative sempre guidate da casi-studio provenienti dalle diverse aree di ricerche coinvolte. I dottorandi sono stati stimolati dal contesto ambientale che si è rivelato elemento importante di coesione per creare un oasi di tranquillità per i ricercatori usualmente molto coinvolti dai ritmi frenetici dell attività universitaria patavina. La statistica infatti è una disciplina trasversale e strumentale di supporto per l analisi ed il trattamento dei dati provenienti da vari campi della ricerca scientifica quali ad esempio le scienze della terra, le discipline biomediche, veterinarie, agrarie e dell ingegneria. La moderna ricerca scientifica si è sviluppata richiedendo sempre più competenze di tipo interdisciplinare. Il gruppo di ricerca Metodi Statistici Non Parametrici per la Ricerca Applicata dell Università di Padova, coordinato dal prof. Salmaso, da diversi anni svolge attività di supporto agli studi di ricerca in diversi ambiti scientifici. Dall interazione tra i docenti dei vari ambiti scientifici è nata quindi l esigenza di formare i nuovi futuri ricercatori con competenze statistico-applicative avanzate. Il direttore del Centro Studi per l'ambiente Alpino prof. Tommaso Anfodillo, di concerto con i docenti del corso, hanno espresso l'auspicio che l iniziativa possa diventare un appuntamento fisso nei calendari delle nuove leve della ricerca patavina. Già a partire dal prossimo anno il corso verrà riproposto su 4 giornate sempre nel periodo della prima metà del mese marzo. B.D.V. I corsisti

7 4 Aprile Si è svolta a metà marzo a Cortina, l'assemblea dei delegati della Sezione Ana Cadore, durante la quale sono state comunicate rilevanti novità dal col. Majoli comandante del 7 Alpini. La caserma Calvi di Tai di Cadore continuerà a costituire una importante base addestrativa nel prossimo futuro, come è accaduto in questi ultimi mesi con la collaborazione internazionale tra le Forze Armate italiane e quelle ungheresi e slovene. L'ufficiale ha anche confermato l'intenso programma operativo del Reggimento che nel secondo semestre dell'anno sarà completamente impegnato in Afghanistan. Nessuna novità invece per la prosecuzione dell'esperimento della mininaja con gli stage addestrativi che attendono il finanziamento dello Stato. Infine Majoli ha annunciato il suo prossimo avvicendamento con il col. Paolo Sfarra, già presente a Pieve di Cadore e a Feltre negli anni passati. L'attuale comandante del 7 sarà trasferito per un importante incarico a Roma. L'occasione dell'assemblea dell'ana Cadore, cui hanno partecipato una sessantina tra delegati e capigruppo, ha consentito l'illustrazione da parte del presidente Antonio Cason, dell'intenso programma di attività istituzionali e associative, attuato nell'anno Un panorama completo di una sezione attiva, vivace, con alcuni settori assai rilevanti come quello della protezione civile e dell'attività sportiva. Per quanto attiene alla forza sezionale, Cason ha evidenziato un leggero calo (il 2%) rispetto al 2008, con poco più di 2000 soci alpini e circa 340 soci aggregati. E' stato quindi rivolto l'invito ai capigruppo affinchè soci, il Comune, le Regole e tutti gli operatori, al fine di aumentare i posti di lavoro, le presenze turistiche e tutto l'indotto che gira intorno all'economia della nostra vallata. In questo senso voglio ringraziare tutti quelli che hanno dato il loro supporto alla società in questi momenti difficili e in particolare il consigliere regionale Dario Bond, Oscar De Bona mella sua qualità di assessore regionale nella giunta Galan e l'onorevole Maurizio Paniz". All assemblea delle Sezioni ANA Cadore a Cortina presentato un positivo bilancio d attività, specialmente nella protezione civile LA CASERMA CALVI DEL 7 ALPINI DI TAI RIMARRA OPERATIVA AAuronzo di Cadore la scultura di cioccolata più alta al mondo. Il maestro cioccolatiere Mirco Della Vecchia è riuscito nell impresa di costruire qui la scultura più alta di cioccolato al mondo. Dieci tonnellate di cioccolata sapientemente modellate e scolpite, hanno rappresentato all Palaghiaccio di Auronzo una copia perfetta del campanile di San Marco a Venezia. A conclusione della manifestazione Cioccolando Dolomiti 2010, è stato ufficialmente certificato dal Guinness World Record il raggiungimento del record della più alta costruzione di cioccolata mai realizzata al mondo. La copia del campanile di San Marco in puro cioccolato convincano ad entrare nell'associazione quegli alpini che finora non lo hanno mai fatto. Ciò per continuare ad operare intensamente adempiendo alle finalità istituzionali e associative. Il segretario Antonio Toffoli ha illustrato il bilancio consuntivo 2009 che tra entrate e uscite superiori a euro, chiude con un attivo di circa 800 euro. Le relazioni di settore sono state curate dai responsabili dell'attività. Per la protezione civile, Luca Collovati ha illustrato l'impegno rilevantissimo svolto nel 2009 in particolare in occasione dei soccorsi alla popolazione abruzzese E GUINNES AD AURONZO bianco Ariba, infatti è alta 7 metri e 96 centimentri ed ha superato il precedente record di oltre 30 centimetri. Per cimentarsi nell impresa, Della Vecchia ha usato più di dieci tonnellate di puro cioccolato bianco proveniente dai migliori produttori artiginali dell Equador. L enorme massa di cacao è stato lavorata in una La conferma viene dal col. Majoli commandante del 7 Alpini Posta una corona di alloro al monumento del gen. Cantore e reso l onore ai Caduti speciale autobotte per prodotti alimentari; qui il cioccolato fuso è stato colato in uno speciale stampo alto 8 metri con una base quadrata di 1,20 metri, dove si è solidificato fino a formare un unico grande blocco di cioccolato. Una volta solidificato il grande blocco è stato modellato da Mirco Della Vecchia insieme al gruppo Officine informali di Belluno e poi scolpito fino a farlo diventare una copia esatta del famoso campanile di San Marco. Mirco Della Vecchia non è nuovo ad imprese del genere, infatti il cioccolatiere delle Dolomiti è detentore di altri tre record consecutivi: uno di questi, è ancora custodito, sotto una speciale teca di vetro, presso il Comune colpita dal sisma nel mese di aprile. I volontari dell'ana Cadore, guidati proprio da Collovati che ha svolto anche funzioni di coordinamento e direzione nei campi realizzati vicino L'Aquila, hanno dato un grande contributo che è stato riconosciuto anche dalle massime autorità della P.C. e dell'ana. La protezione civile della Sezione Cadore può contare oggi su una ottantina di volontari attivi, divisi in cinque squadre: Centro Cadore, Valle del Boite, Sappada, Comelico e Zoppè di Cadore e con una buona dotazione di mezzi e attrezzature operative. Nell'anno scorso va anche segnalata l'imponente serie di interventi in occasione delle eccezionali nevicate dell'inverno Al termine della relazione il presidente Cason ha voluto donare una targa a Luca Collovati per l'impegno profuso nel suo delicato incarico di responsabile del nucleo. Per l attività sportiva la relazione è stata illustrata dal consigliere Giovanni De Bernardo in rappresentanza di Leone Pampanin. Qui è stata evidenziata tra i vari buoni risultati e le altre attività, l'ottima organizzazione del campionato Ana di fondo a Padola nel mese di febbraio. La relazione del presidente Cason è stata approvata dall'assemblea con voti unanimi. In chiusura vi sono stati i tradizionali interventi di saluto degli ospiti: l'assessore provinciale Matteo Toscani, i rappresentanti delle sezioni vicine, Dal Borgo per Belluno, Zanella per Feltre e Guerra per Valdobbiadene. Quindi in chiusura l'intervento del consigliere nazionale Ana Onorio Miotto, che portando il saluto del presidente Perona, si è complimentato con Cason per l'impegno dei suoi alpini, illustrando anche le nuove iniziative dell'ana. I delegati e gli ospiti hanno poi reso omaggio al monumento al generale Cantore, con l'onore ai Caduti e la deposizione di una corona d alloro. Livio Olivotto Grande pubblico a vedere il campanile di San Marco di cioccolata di Auronzo. L opera rappresenta le Tre Cime di Lavaredo, ed è ufficialmente la più pesante scultura di cioccolato mai tentata prima. Cioccolando Dolomiti 2010, che quest anno è stata ospitata ad Auronzo di Cadore dal 5 al 7 marzo, ha riscosso una grande partecipazione di pubblico. (F.B.) foto Solero

8 8 Aprile Lettere & Opinioni Lettere & Opinioni Lettere & Opinioni AUGURI AI CADORINI DEL SUD AFRICA Caro Direttore e redazione del giornale, in occasione delle grandi festività religiose come Pasqua e Natale, non sarebbe doveroso dare un adeguato spazio di auguri per le festività ai cadorini che sono emigrati in Paesi lontani e alle loro famiglie, cosa che con rammarico nel passato è stata molto trascurata. Sarà di grande gioia per gli emigranti ricevere dal nostro Paese Cadore un augurio e di non essere dimenticati nei momenti di nostalgia più sentita. Colgo l occasione per augurare a tutti i lettori e alla mia grande famiglia lontana (in Sud Africa) e tanto vicina, come a tutti i lettori Buona Pasqua di Resurrezione. Ringrazio ancora e buon lavoro. Giovanni Costella Nebbiù di Cadore Carissima Direzione, vorrei farvi partecipe di un evento molto speciale per noi e la nostra famiglia. Abbiamo ricevuto le felicitazioni del Primo Ministro S. Harper in occasione del nostro 53 di nozze. Io faccio parte di un gruppo di volontari in seno alla mia parrocchia per il sostegno e aiuto dei nostri anziani. Alla riunione c era Mm. R. Folco (italiana) la quale credo sia stata lei a mettere in evidenza questo nostro anniversario. Io e Giò siamo molto contenti e fieri di questo riconoscimento. Enrica Liva Bisogna provarla la nostalgia dell emigrante per il proprio paese, per capirla appieno, e ben ne sa Giovanni che fu per una vita in Sud Africa a Johannesburg. Il mensile Il Cadore è sempre stato il contatto ideale con i Cadorini lontani per recare loro notizie, volti e sensazioni della terra natia, Giò Crepaldi Laval - Canada Auguri da parte nostra per l anniversario di nozze e congratulazioni per il riconoscimento del Primo e riceverne. Prova ne sia questa rubrica e gli articoli apparsi su quanti si sono fatti onore all estero. Comunque accogliamo l invito di fare di più per gli emigranti. Il nostro vignettista ha voluto così simpaticamente graficare i nostri auguri e quelli di Giovanni ai Cadorini in Sud Africa. AUGURI A ENRICA LIVA E GIO CREPALDI Ministro e della deputata Folco. Evidentemente le vostre figure in seno alla comunità e l opera di volontariato svolto vi rendono apprezzati da tutti. UN DE CHEI DA LA BALA ROSSA: LEO DA COL Egregio Direttore, sono una calaltina di adozione, assidua frequentatrice del Cadore, portatrice di una richiesta. Fra non molto verrà a cadere il primo anniversario della morte di Adelmo Peruz (avvenuta il ) pittore attivo a Calalzo. Adelmo, ha manifestato una personalità umana e artistica che, a mio parere, merita un pubblico ricordo. Le invio copia della lettera che ho scritto alla moglie signora Franca. Un altro tassello del Cadore è caduto. In una terra che nella sua E una persona speciale. Leo Da Col nasce a Cibiana il 10 aprile 1920 ed è un alpino: il 19 marzo 1940 arruolato al 7mo alpini e assegnato al Btg. Cadore 67ma Compagnia: fine dopo 63 mesi. Sono parole sue, perché Leo ha combattuto nel II conflitto mondiale in Francia, Albania, Grecia sul monte Tomovi; decorato con la croce al Merito di Guerra, fa parte dei volontari della libertà, essendo un ex internato. Ma Leo non è speciale solo per questo; conoscerlo è stato bellissimo, per il suo sguardo buono e sereno, le sue mani laboriose, la sua simpatia e le storie che mi racconta, nonché per le belle, lunghe lettere che mi scrive. E una persona eccezionale oltre che un semplice ma valoroso alpino e io mi ritengo onorata di averlo incontrato; peccato che dal 1956 viva sul lago Maggiore e che venga a Cibiana solo una volta all anno. Vorrei quindi dirgli dalle pagine de Il Cadore: Buon Compleanno Leo! Vittoria Miranda Isabella NEL RICORDO DI ADELMO, PITTORE FEDELE TESTIMONE DI QUESTA TERRA recente storia ha conosciuto, per la genialità e l intraprendenza di alcuni, il lavoro generalizzato della fabbrica, sicuramente utilissimo e necessario, non molti hanno avuto il coraggio di scegliere la tradizione. Mi riferisco a che ha vissuto per l arte e l artigianato. Tra costoro Adelmo ha interpretato il ruolo, importante e costruttivo di rappresentare il Cadore nelle sue forme più caratteristiche e tipiche: le montagne, le baite, gli antichi borghi Lui ci ha dato rappresentazione e memoria a scorci che sono l anima pulsante di quel Cadore A tutti i lettori e alle loro famiglie, ai Cadorini lontani in Italia, in Europa, nelle Americhe, in Africa, in Australia, in Asia la Redazione de Il Cadore augura BUONA PASQUA che noi amiamo e che speriamo, anche grazie a Adelmo, non venga dimenticato. Al Cadore spetta ora l obbligo, di rimando, di ricordare lui come uno dei sui ultimi testimoni e cantori. Questo è l augurio che dedichiamo ad Adelmo, fedele testimone di una terra i cui valori non devono sbiadire nella omogeneizzazione dei comportamenti. Un affettuoso ricordo da Tiziana e marito. Tiziana Toffoli Montebelluna

9 4 Aprile Lettere & opinioni Dicono la loro Lettere & opinioni IL CENTRO AIUTO ALLA VITA PER LE MAMME Proseguono, con assiduità, le iniziative dell Associazione Centro Aiuto alla Vita che si concretano con interventi rivolti in particolare alle mamme e future mamme, residenti nella parte alta del territorio del Bellunese. L attività del Direttivo viene espletata, ad oggi, assicurando ausili materiali, affetto e disponibilità ma si propone per il futuro di andare oltre, fornendo con discrezione un sostegno alle mamme che hanno appena partorito. In quest ottica, grazie soprattutto alla disponibilità iniziale di due figure professionali a cui si è aggiunta poi una terza, si sta dando inizio ad un progetto che si estrinseca in una serie di incontri, rivolti alle neo mamme, offrendo un sostegno dopo la nascita di un bimbo. Inizialmente verrà posta una attenzione particolare all allattamento e ad altre tecniche quali il massaggio al neonato, che favoriscono e stimolano il contatto esogeno mamma-bambino. Si auspica quindi che, dopo questa fase iniziale, siano le mamme stesse a relazionarsi ed a confrontarsi creando così un gruppo di mutuo soccorso divenendo quindi una risorsa ed un aiuto reciproco. Oltre alla figura dell ostetrica Alessandra Cargnel e della puericultrice Laura Galvan è prevista una figura di sostegno, un Counselor, che si rende disponibile a fornire un informazione sulla fase evolutiva del bambino, ad uno stile di attaccamento, al legame dello stesso alla madre in modo sicuro. E previsto inoltre, per le mamme che avessero altri figli, che un gruppo di ragazze li accudiscano durante gli incontri. Le riunioni settimanali avranno luogo, grazie alla disponibilità dell Arcidiacono Mons. Renzo Marinello ed alla generosità di altre persone, presso la canonica di Pieve di Cadore in una sala all uopo attrezzata nel pomeriggio di martedì, l orario verrà comunicato al più presto. L Associazione prosegue inoltre, presso la Casa di Riposo, l attività ludica e di ascolto alle problematiche degli anziani ma non solo: grazie alla disponibilità di un gruppo di volontari oltre alla lettura dei quotidiani, viene fornito un aiuto per la deambulazione agli ospiti che hanno difficoltà motorie. I riferimenti telefonici dell Associazione C.A.V. di Pieve di Cadore sono: 0435/32261 (Parrocchia) 0435/ (Consultorio) 0435/33189 (Lorella Chiesa) Progetto Neo-mamma - 349/ (Alessandra Cargnel) Ivana Francescutti L AUTOSTRADA? SERVE UNA MIGLIORE VIABILITA ORDINARIA Egregio Direttore, facciamo seguito agli articoli apparsi sul mensile sul tema della viabilità. Comitato Interr. Carnia-Cadore P.A.S. 2 a parte Ai Bellunesi serve sicuramente muoversi con più rapidità e sicurezza lungo i fondovalle, evitare le lunghe code dei week-end turistici, e salvaguardare l ambiente naturale di pregio che hanno in custodia e che è l unico capitale vero di cui possano disporre per loro e per i loro discendenti. Allora in tema di strade ci serve una viabilità ordinaria più sicura, senza frane, cadute massi, alluvioni, slavine ecc., potenziata con delle piccole circonvallazioni a cominciare da quelle di Longarone, di Tai, di Valle, e così di seguito lungo le due direttrici del Comelico e della Valle del Boite. Gran parte dei rallentamenti del traffico sono causati ogni giorno dalla mobilità dei residenti che si spostano su piccoli tratti come dimostrano le code di ogni giorno nelle ore di punta nel bivio di Tai oppure a Domegge oppure a Valle o a San Vito, tra Longarone e Ponte nelle Alpi, tra Ponte nelle Alpi e Belluno ecc. Per risolvere queste criticità l autostrada risulterebbe del tutto inutile! I Comuni di Valle, Vodo, Borca e San Vito hanno già espresso in un documento del 30 gennaio 1995 la loro scelta per le circonvallazioni! Sicuramente la costruzione di un autostrada con sei corsie più le aree di salvaguardia in un territorio montano e geologicamente fragile nonché delicato è un ottima occasione di lavoro per le grandi imprese di costruzione, ma molto meno per le ditte medio-piccole bellunesi che dovrebbero accontentarsi dei sub-appalti notoriamente poco remunerativi. Nei lavori delle piccole circonvallazioni e delle migliorie alla viabilità ordinaria, le imprese bellunesi potrebbero invece proporsi direttamente quali ditte appaltatrici, magari anche associandosi per essere più competitive e battere la concorrenza esterna. E stato calcolato che per costruire il tratto di 21 chilometri tra Pian di Vedoia e Perarolo è necessario movimentare circa otto milioni di tonnellate di inerti da spostare con circa camion tipo pellicano sulla strada statale 51. E questo solo per i materiali di risulta, ai quali vanno poi aggiunti tutti i movimenti di materiali da costruzione, di manufatti, di uomini e mezzi. Qualcuno è in grado di assicurare che l economia e la vivibilità della valle siano capaci di sopportare per anni questo intasamento nella viabilità ordinaria e allo stesso tempo sostenere turismo, artigianato e commerci, oppure tutto questo IL LUNGO CAMMINO DELL ARCA DI CALALZO Sono stati 18 anni d impegno: uno scorrere di tempo che ha lasciato in me un solco incancellabile. Molti ricordi affiorano alla memoria, un mare di immagini, un ripercorrere giorni e ore ricchi di soddisfazione, ma contrassegnati anche da momenti difficili e da qualche delusione; non é mai però mancato l entusiasmo, l impegno concreto e lo spirito di servizio. Inizi umili, pieni di slancio da parte dei fondatori dell A.R.C.A., nata nel Persone queste alle quali va il merito per aver dato vita a questa associazione. L hanno fatta crescere progressivamente, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, arricchendola con il coinvolgimento spontaneo di un numero sempre crescente di associati. Si realizzarono i lavori di primo adattamento e di ristrutturazione dell appartamento, ex abitazione delle suore della Scuola materna, messo a disposizione dal comune. Da allora si susseguirono miglioramenti e novità non piccole con ritmo ininterrotto. La conduzione dell associazione ebbe carattere familiare, ma i risultati furono sempre, nell insieme, genererà un ulteriore handicap in aggiunta alla crisi già in atto? Al confronto ci sembreranno piccoli inconvenienti i disagi sopportati vent anni or sono per la metanizzazione! In conclusione, mentre da quarant anni si discute di un autostrada lungo la valle del Piave, troppo poco si è ottimi. Ogni anno ci si sentiva sempre più legati da affetto profondo, si viveva un clima di allegria e le piccole cose avevano il sapore della gioia e dell aggregazione. Sono sempre presenti nella mia memoria: le gite primaverili, le feste di compleanno, le mascherate, le castagnate, i pic nic, le gare di ballo e la festa dell anziano, appuntamento annuale di grande successo. Viene comunque per tutti il momento in cui bisogna disporsi a lasciare il posto a persone più giovani. Ora l A.R.C.A è un po cambiata, perché è stato fatto un nuovo statuto, una nuova assicurazione per gli associati. Auguro di cuore a questo circolo altri anni di crescita, perché è importante avere un punto di riferimento quotidiano che ci orienti e ci stimoli a migliorare la qualità della nostra vita. Costanza Olivo ex presidente ARCA Calalzo di Cadore fatto per migliorare la viabilità ordinaria - a parte le varianti di Ospitale, Macchietto e Pieve - e rendere così vivibili tutti i nostri piccoli paesi. Tutti non solo alcuni! Il caso di Longarone è emblematico; infatti il finanziamento ANAS di cinquanta milioni di euro deliberato per la circonvallazione è stato destinato ad altro intervento in assenza di decisione locale e così aspettando Godot, anzi l autostrada, non si fa la variante e i denari vanno altrove. ma niente paura, in vista ci sono le elezioni amministrative e ci saranno nuove promesse e nuovi programmi! (fine)

10 10 Aprile Dicono di loro Dicono la loro Dicono di loro LAGO DEL CENTRO CADORE L IMPEGNO DI PIERGIORGIO EICHER NELL AZIONE CATTOLICA Pubblichiamo a puntate il documento redatto dall ing. Giovanni Maria Susin perché i cittadini del centro Cadore, come i tecnici e gli amministratori, possano capire pienamente le problematiche inerenti al lago. 3 a parte INIDONEITA DEL LAGO COME SERBATOIO DI PIENA Lo stato di instabilità della sponda del lago in corrispondenza di Vallesella, dovuto alla nota presenza di formazioni gessose, non consente di effettuare svasi rapidi che sono invece essenziali per il corretto funzionamento dei serbatoi di piena, che devono potersi vuotare subito dopo essere stati impegnati da un evento di piena al fine di essere pronti ad affrontare l evento successivo. Nel caso di Pieve, il corretto tempo di vuotamento, tipicamente pari a circa la metà della durata della piena da laminare, dovrebbe essere dell ordine di ore mentre il tempo di vuotamento consentito dal lago (e cioè il tempo perché il livello ritorni alla quota di m dopo una piena) non può essere inferiore a giorni, dato che la velocità di abbassamento del livello non può essere superiore a valori di un metro al giorno. I lunghi tempi necessari per l abbassamento del livello del lago, in quanto superiori agli intervalli di tempo tra i possibili eventi di piena, determinano che non siano più laminabili le piene, ed in particolare le grandi piene a cui è rivolto il provvedimento, che si verifichino dopo un evento che abbia già impegnato il lago, oppure anche quando, pure con livello a meno 16,50, si presentano i casi non infrequenti di grandi piene a doppio colmo e, a maggiore ragione,a più colmi. Se la laminazione non è effettuabile indistintamente per tutte le grandi piene, perché non sono laminabili quelle che si presentano o in settembre, quando il livello del lago è ancora in fase di abbassamento, oppure quando siano state precedute da una piena che abbia già impegnato il lago, o quando abbiano una forma inidonea a più colmi, è chiaro che già si evidenzia che non vi è alcuna garanzia che un evento, di per sé raro, perché si presenta una volta ogni cento anni, si verifichi proprio con la forma ed il volume adatto e proprio nel momento in cui il livello nel lago è quello ideale. Ma se si aggiunge che per non interferire eccessivamente sulla produzione idroelettrica il periodo antipiena è limitato ai soli tre mesi di settembre, ottobre e novembre, escludendo le piene primaverili ed estive (che come riconosciuto dalla stessa Autorità di Bacino hanno la medesima probabilità di accadere di quelle autunnali) è da concludere che le probabilità di laminazione di una grande piena,ulteriormente ridotte, passano a valori così bassi da rendere la funzione di piena del lago del tutto inefficace, oltre ad essere, come prima visto, già in sé ampiamente diseconomica, e, come ora si vedrà, pure pericolosa. IL LAGO HA FUNZIONI DI SERBATOIO DI PIENA, MA NON VI E ALCUNA GARANZIA SU UN EVENTO DI PER SE RARO LE POSSIBILITA DI MOVIMENTI SOTTO VALLESELLA A proposito dello stato di instabilità delle formazioni gessose sotto Vallesella, oltre agli aspetti relativi agli abbassamenti dei livelli non sono da trascurare anche quelli relativi alla loro risalita e anche quelli riguardanti le influenze determinabili dalle inusuali ampiezze delle escursioni, e loro frequenze, rispetto al normali oscillazioni del lago. Differentemente dalla fase di abbassamento dei livelli durante la quale la velocità di abbassamento è regolabile con le paratoie degli scarichi di mezzo fondo e di superficie, nell innalzamento, che in fase di piena inizia non appena la portata della piena in ingresso supera la capacità di portata dello scarico di mezzo fondo,la velocità di risalita, senza potere essere moderata alla giusta velocità, può assumere valori anche 20 volte superiori a quelli di sicurezza di 1 m/ora della discesa, dipendendo solo dall entità e dalla forma della piena. Queste condizioni, di rapida risalita dei livelli ed ampiezza delle escursioni notevolmente superiori a quelle del normale esercizio idroelettrico e con frequenze che non sono prevedibili perché dipendenti dalle piene, trasferite nelle falde delle formazioni gessose, possono essere fattori di pericolosi inneschi di movimenti. LA REGOLAZIONE DELLE PARATOIE IN CORSO DI PIENA Nei serbatoi di piena,a causa dell imprevedibilità delle piene, sia rispetto al momento in cui si possono verificare e sia relativamente alla loro entità e forma,assumono grande importanza le modalità con le quali viene gestito il processo di riempimento e vuotamento. L argomento, oggetto di vari approfondimenti e studi, è stato sino ad ora risolto decidendo di adottare, un funzionamento automatico, a scarichi fissi, senza l intervento dell uomo, come di fatto è stato stabilito per i serbatoi di piena sino ad ora realizzati in Italia. Nel caso del lago di Pieve, non progettato per funzioni di serbatoio di piena, l automatismo non solo non è possibile, ma si deve necessariamente ricorrere alla manovra di più paratoie e con protocolli da istruire preventivamente senza che siano note le forme e l entità della grande piena che si intende laminare, ed inoltre con attenzione non solo ai buoni esiti della laminazione, ma anche all obbligo di mantenere velocità di variazioni di livello non pericolose per Vallesella. Non è noto il modo con il quale sia stato affrontato questo delicato specifico aspetto; sicuramente la complessità del tema, anche gravato dalle incertezze sull effettiva disponibilità dell invaso, rappresenta un ulteriore elemento di inidoneità del lago a funzionare come serbatoio di piena. (fine) L Azione Cattolica della diocesi di Vittorio Veneto ha pubblicato un libretto dedicato alla memoria di Piergiorgio Eicher Clere, per alcuni anni suo presidente, nell anniversario della morte. Egli risiedeva a Conegliano, ma era originario e molto legato a Costalta di Comelico. In una foto di famiglia, riprodotta nella pubblicazione si vede il ragazzino, nel giorno della prima comunione con il vestito bianco. Quasi un segno premonitore di un destino, a cui l entourage familiare, che aveva il fratello maggiore, Olivo Giuseppe Eicher Clere, sacerdote, e quello parrocchiale, che in quegli anni mandava schiere di ragazzini nel seminario di Feltre, voleva indirizzarlo. Perché Piergiorgio sia scampato a questo destino resta domanda senza risposta. Probabilmente ci aveva provato anche il fratello prete, prendendolo con sé nelle canoniche dove esercitava prima il servizio di cappellano e poi quello di parroco. Ma non deve aver forzato o insistito. La scelta di vivere l impegno cristiano dentro alla comunità parrocchiale ed al movimento dell Azione cattolica, fu invece una caratteristica della sua vita. Piergiorgio fece con convinzione di laico, sposato, padre, la scelta di protagonista attivo. Probabilmente fu il Concilio Vaticano II a fargli fare quel salto di qualità che lo porterà ad essere in prima fila nel resto dei suoi anni. Ne parlava spesso, durante i periodi di ferie estive e invernali, quando tornava nella casa paterna di Costalta, e condivideva con i giovani, che animavano in quegli anni la vita parrocchiale, ideali, speranze, posizioni critiche. Restava il legame profondo con la tradizione e le sue espressioni esteriori, dai riti solenni delle sagre, alle processioni, alla religiosità quotidiana vissuta in gesti e preghiere nei vari momenti della giornata. Ma dentro a questo tronco, che spesso dà l impressione di essere secco, egli intendeva far scorrere la linfa della fede rinnovata e incarnata nelle opere singole e comunitarie. Dagli anni in cui si affermava extra ecclesia nulla salus alle affermazioni della Gaudium et Spes sono passati pochi anni, ma è stata una rivoluzione copernicana. Una Chiesa che si apriva al mondo, un pontificato, quello di Giovanni XXIII, che riconosceva il valore del dissenso critico, definendo don Primo Mazzolari, prete tenuto ai margini, la voce dello Spirito santo della Bassa Padana. E stato questo vento di rinnovamento e questa apertura di spazi di responsabilizzazione del laicato a spingere Piergiorio ad assumere un atteggiamento liberamente partecipe all organizzazione parrocchiale e al dibattito dentro ad un movimento, come quello dell Azione Cattolica, che ha recepito e attuato lo spirito conciliare. Egli ascoltava volentieri anche le posizioni molto critiche nei confronti del revisionismo operato da tanta parte della gerarchia, soprattutto in Italia, che ha fatto di tutto, nei decenni successivi al Concilio Vaticano II, non per realizzarne pienamente le affermazioni, ma per ridurne gli effetti e ripristinare, ove possibile, lo status quo. Era quasi una ricerca di conferme su quel terreno di confine, in cui spesso i laici si trovano a camminare, in dialogo con la quotidianità della vita, più che non con la ritualità del tempo sacrale. Era stata per lui una liberazione, per esempio, poter uscire dal terreno paludoso del collateralismo delle parrocchie con la Democrazia Cristiana, che pure aveva sostenuto con passione negli anni giovanili a fianco di amici nella valle del Comelico, diventando molto critico nei confronti degli accordi di opportunismo e di privilegio tra la Cei e i nuovi arrivati della politica di destra, dominante nel Veneto e maggioritaria in Italia. Così come si collocava su posizioni diversamente attente ai problemi delle persone in settori quali la bioetica, le problematiche del fine vita. E stato questo modo aperto e critico di vivere la propria fede di cristiano adulto,

11 4 Aprile Giovani che ha consentito a Piergiorgio di mantenere aperto il dialogo anche con i cristiani più critici nei confronti della gerarchia e delle sue chiusure a difesa delle posizioni di potere. A questi ultimi, che difficilmente entreranno nell Azione Cattolica, meno ancora in Comunione e Liberazione, o nei movimenti Neo catecumenali e Focolarini, ma che ritengono di far parte di quel popolo di Dio dai diversi carismi, in cammino nella storia alla ricerca dell Verità, della Luce e della Pace, testimonianze di vita cristiana come quella di Piergiorgio, fanno credere che dentro alla Chiesa durerà, proprio in tempi di svuotamento di qualità e quantità dei valori evangelici, il lievito nella pasta, il sale che non perde sapore, la lanterna sopra il moggio. (lettera firmata) OLIMPIADI DI FILOSOFIA IL PODIO A ENRICO Bella esperienza per il diciannovenne Enrico Pivirotto che a Padova ha onorato il Liceo Scientifico di Pieve: primo nel Veneto con un tema sulla filosofia della storia Si sono svolte a Padova il 20 marzo scorso le olimpiadi di filosofia per le regioni Veneto e Friuli. Ottima prova di Enrico Pivirotto, diciannovenne di Tai, che ha ottenuto il primo posto nella graduatoria regionale, onorando nei migliori dei modi il liceo scientifico E. Fermi di Pieve. Il concorso, rivolto agli studenti della scuola secondaria superiore e giunto quest anno alla sua 18 edizione, prevedeva un iniziale selezione all interno delle singole scuole, per poi proseguire nella competizione a livello regionale e nazionale. Sono venuto a conoscenza dell olimpiade di filosofia racconta Enrico dalla mia insegnante Maria Giacin. Le possibilità erano due: seguire il canale nazionale (in lingua italiana) o quello internazionale (in lingua straniera). Ho scelto di prendere parte al primo e così, dopo una prova interna al liceo, sono stato selezionato per accedere alla fase successiva. A Padova, eravamo chiamati a svolgere un tema sulla filosofia della storia, attingendo dalle letture personali in merito. Le tracce possibili erano due, io ho scelto di commentare un testo di Fernand Braudel, riguardante la netta dicotomia tra il sapere filosofico e gli altri saperi. Non l - ho trovato molto semplice come tema, tutt altro, perché, in fin dei conti, ogni filosofo ha la sua visione della storia. La mia riflessione ha coinvolto i filosofi che prediligo: Nietzsche, su tutti, con la sua teoria dell impossibilità di ogni dogmatismo, Popper, Kant e Dilthey. Per questioni legate alla mancanza di fondi, da due anni, l organo direttivo della manifestazione, con in testa la SFI (società filosofica italiana) in accordo con il Ministero dell Istruzione, ha stabilito che la competizione continuerà soltanto per coloro che hanno optato per il saggio in lingua straniera: dopo la finale nazionale di Roma, infatti, per i primi due classificati, ci sarà la possibilità di prendere parte alle olimpiadi internazionali in Grecia. Purtroppo, per il nostro Enrico, l olimpiade finisce qui, anche se con uno straordinario risultato, un primo posto a livello regionale Sono davvero molto soddisfatto, anche se mi dispiace non poter accedere alla fase nazionale. La mia speranza, che ho già concretizzato in una proposta all organizzazione, in particolare al professor Girotti, che ringrazio vivamente per la Nel corso dell annuale cerimonia a Venezia, l Ordine dei Giornalisti del Veneto ha consegnato a Guido Buzzo di Santo Stefano di Cadore la medaglia d argento per i 30 di iscrizione nell elenco dei pubblicisti (dal 1980). Grande la sua soddisfazione per il riconoscimento che, aggiunto alle precedenti collaborazioni giornalistiche dal 1956, porta il periodo totale a ben 54 anni: un oro. Le testate a cui ha collaborato sono: La Gazzetta dello Sport, Il Gazzettino, L Amico del Popolo, Il Cadore, L Alpino, Tradizione militare, Conquista, Cortina Oggi, Sote le Crode, Telebelluno-Dolomiti. Un interessamento intenso per la comunità, che continua ancora oggi con immutato smalto giovanile. All amico Guido Buzzo i sua disponibilità, sarebbe quella di far giudicare i migliori elaborati d Italia da una commissione, che ne stili una classifica finale. In questo modo si saprebbe almeno il risultato conclusivo dell olimpiade nel contesto italiano. In ogni caso è stata una bella esperienza, incominciata in terza superiore, se vogliamo, dalle prime letture filosofiche consigliate dalla mia professoressa. Vorrei ringraziare, infine, di cuore, la mia insegnante di storia e filosofia, Maria Giacin, che mi ha sempre sostenuto e che ha creduto in me fino alla fine. Mario Da Rin A GUIDO BUZZO LA MEDAGLIA DELL ORDINE DEI GIORNALISTI complimenti della Redazione de Il Cadore. LAUREE Alessia De Meio di Lozzo di Cadore si è laureata presso l Università Cà Foscari di Venezia in Lettere, corso di laurea Pubbliche Relazioni, discutendo la tesi: Il lago: il paesaggio lacustre nei romanzi gialli contemporanei, relatore Prof. sa Ricorda. Congratulazioni vivissime alla neodottoressa. Maurizio Martini Barzolai di Casamazzagno di Comelico Superiore il ha conseguito la laurea in Ingegneria civile presso l Università degli Studi di Padova, discutendo la tesi: Interventi per il sostegno del settore edilizio ed edilizia sostenibile, relatore il Prof. Pasqualino Boschetto. Felicitazioni dai genitori, fratelli, parenti ed amici per l ambito traguardo che s accompagna ai brillanti risultati nel rugby nazionale. Roberta Zulian di Auronzo il ha conseguito brillantemente presso l Università Cattolica di Milano, la specializzazione in Psicologia delle organizzazioni e del marketing, discutendo con la Prof.ssa Andreina Bruno la tesi: Il passaggio dal mondo formativo al mondo del lavoro: il processo di socializzazione organizzativa dei neolaureati. Congratulazioni vivissime dagli zii e cugini di Auronzo di Cadore. CON LA LA CERIMONIA DEI NEOLAUREATI LA CONSEGNA DEL VESSILLO DELL ENTE La Magnifica Comunità di Cadore consegna dal 1997 in sala consiliare un riconoscimento ai neo laureati cadorini. Quest anno il tradizionale e beneaugurante gesto si terrà il prossimo 24 aprile, alle ore 11, e nella stessa occasione il presidente Renzo Bortolot provvederà alla consegna ai Sindaci di copia del Vessillo che rappresenta l Ente, bandiere che sono state realizzate col contributo della Regione Veneto. Questa cerimonia rappresenterà un forte momento di unione dei Comuni del Cadore, che potranno così fregiarsi di uno degli importanti simboli della loro storia. Gli uffici dell ente stanno completando l elenco degli studenti laureatisi l anno scorso. Per segnalazioni o informazioni: tel

12 12 Aprile Ad onore dei commilitoni che non tornarono dalla guerra, il caporale Mondo Piaia di Conegliano consegna alla storia del Battaglione Cadore il suo memoriale e Gian Luigi Rinaldi ne fa uscire un libro di storia su un periodo particolare del Battaglione, quello dell adesione alla Repubblica Sociale Italiana. Presentato e distribuito a Pieve di Cadore dalla tenace associazione I Veci del Cadore il 13 marzo scorso, questo libro è il seguito del precedente volume documentale Chei da la bala rossa pubblicato nel 2005 (Tipografia Tiziano) e che ripercorre gli avvenimenti della Seconda guerra mondiale dal 40 al 43 dei quali il Battaglione è stato protagonista soprattutto in Albania e Montenegro. Questo volume sulla partecipazione del Battaglion Cadore alla R.S.I. oltre ad avere un valore documentale è anche un atto di coraggio che fa riemergere dalle turbolenze della guerra civile italiana ( ) l etica dell onore degli alpini, sempre. Ci è parso doveroso dare spazio alla storia del reparto dal novembre 1943 all aprile ha ricordato il presidente dei Veci e generale di brigata Romano Bisignano nel presentare l iniziativa - vicende sofferte di una guerra disastrosa. Ciò che più conta è far rilevare come anche da queste narrazioni di una generazione di alpini sconfitti emergano quei valori che hanno fatto grande il Battaglione Cadore che ne esce ancor più rispettato ed amato da tutti. Sciolto il reparto l 8 settembre 1943, allora schierato in Francia, fu dato incarico di ricostituirlo in quel di Conegliano (antica sede del 7 Rgt Alpini) nel novembre 1943 al comandante ten. col. Renato Perego, guida sicura in tante epiche battaglie. L adesione alla R.S.I. degli alpini del Battaglione Cadore fu una scelta non ideologica che fecero in molti: per continuità, essendo legati al proprio comandante e ai valori di patria, di onore, di fedeltà al giuramento, taluni forse anche per paura di rappresaglie. Dopo un periodo di addestramento al Montello e sull Appennino reggiano, il Battaglione (650 uomini) fu inquadrato nel 1 Rgt. Cacciatori degli Appennini e prese parte a operazioni antipartigiane per garantire la sicurezza nelle retrovie del fronte appenninico; fu trasferito a Bra (CN) e svolse compiti di sicurezza nella zona delle Langhe, sull Appennino ligure-savonese e fino alle Alpi Marittime al confine francese; infine, entrò a far parte della Divisione Alpina Monterosa e raggiunse Ivrea, Ciriè e Mathi, prima di ripiegare il 25 aprile 1945 tentando di raggiungere il C.R.A. (Centro Reclute Alpini) di Conegliano. Il 26 aprile venne a trattative con il C.L.N. di Torino e si arrese alla sera consegnando armi e materiali in cambio di salvacondotti nominativi. Sulla strada del ritorno alcuni alpini furono fermati e uccisi dai partigiani, altri vennero catturati dalle avanguardie della 5 Armata americana e internati, la maggior parte riuscì però a ritornare a casa: 70 i morti, In un libro la guerra degli alpini del Battaglion Cadore nella RSI LA STORIA DIMENTICATA Per il Battaglion Cadore l etica dell onore, sempre. Anche nel 1943, quando fu ricostituito tra le fila dell esercito repubblicano La testimonianza di Mondo Piaia alcuni dispersi e numerosi i feriti. Il gagliardetto fu affidato ad una ausiliaria che riuscì a portarlo fino a casa e fu poi conservato dal ten. Alfredo Molinari, quindi riconsegnato a Tai al comandante del ricostituito Battaglione Pieve di Cadore il 1 settembre Il volume Storia del Battaglion Cadore nella R.S.I. ha una prima parte dove l ing. Gian Luigi Rinaldi (ten. colonnello nella riserva) delinea la realtà politica e sociale italiana dai tragici giorni che vanno dalla caduta del fascismo, all armistizio, alla costituzione della RSI. Introduzione ritenuta necessaria dagli autori per far comprendere ai lettori i sentimenti e le situazioni che portarono tanti italiani tra le file dell esercito repubblicano. La seconda parte è di Raimondo Piaia caporale della 68 Comp. Alpini. E grazie a lui e al suo dettagliatissimo diario di guerra che nel libro sono riportati gli avvenimenti che hanno coinvolto il Battaglione durante la Repubblica Sociale, una testimonianza diretta su una parte della storia nazionale che è stata a lungo trascurata e che finalmente viene alla luce. Potrebbe sembrare del revisionismo storico - ha spiegato Rinaldi nel corso della presentazione -, invece è stata una scelta per onorare la memoria di chi ha combattuto, di chi ha assolto il proprio dovere pur ponendosi delle domande. In effetti il problema morale c era, ma all epoca c erano anche le minacce serie a chi si sottraeva alla disciplina militare. Si trattò di scelte obbligate. Chi poteva scelse la guerra partigiana o si sottrasse in altro modo, altri accettarono fino in fondo le responsabilità. La storia è questa - ha ricordato Rinaldi -. Temi trascurati da cui emerge la fatica quotidiana di tirare avanti fino in fondo senza venir meno alla propria dignità di uomini e al proprio onore. Le vicende le leggerete, ma quello che sono riuscito a scrivere ha meravigliato pure me. Mondo Piaia davanti alla platea di alpini esibisce i foglietti del suo diario di guerra e racconta come ha deciso di conservarli nei giorni difficili del rientro a casa. Allo scioglimento il 26 aprile del 45, il Battaglion Cadore era comandato dal cap. Alberto Aurili, ex della Julia e reduce dalla Russia, mentre il comandante della 68 (la Compagnia di Mondo), era il ten. Alfredo Molinari (diventato il primo presidente dell associazione Veci del Cadore ). La guerra era finita, rimaneva la paura - ricorda -, non più scontri a fuoco, gli americani, i tedeschi, quando c era il coraggio che ci sosteneva. La paura è venuta dopo, dopo Il capitano Aurili allora parlò molto chiaramente insistendo sull inutilità di versare altro sangue italiano e aggiunse che ormai si trovava davanti ai vincitori, i quali avrebbero dovuto avere gli stessi ideali ossia il bene dell Italia e in nome di questi ideali chiedeva che venissero forniti abiti borghesi e lasciapassare per consentire a tutti gli alpini di tornare alle proprie case. In tal caso gli alpini avrebbero deposto le armi altrimenti avrebbero continuato a combattere. I tre uomini del commando partigiano accettarono e l accordo fu concluso. Torino stava insorgendo contro i tedeschi che la presidiavano. Tutto intorno dalle campagne e dalla città giungevano minacciosi l eco dei combattimenti e convincere gli alpini a lasciare le armi e cessare di essere un reparto capace di difendersi non fu cosa facile. Ne scaturì una vivace discussione in cui buona parte degli alpini si dissero decisi a tornare a casa tutti insieme e tutti uniti come sempre; fu perciò necessaria molta capacità di convincimento per accettare la resa. Il Cap. Alberto Aurili spiegò quali erano gli accordi con il comando partigiano della Raimondo Piaia e Gian Luigi Rinaldi alla presentazione del libro a Pieve di Cadore quando cominciavamo ad essere braccati, in termine storico. La paura era che mi prendessero con le note del diario, allora ho preso questi tre blocchetti e li ho buttati in un campo di grano. Quella notte non ho dormito, un rimorso mi prendeva dentro da star male, ho lasciato i miei tre compagni a dormire nel fienile che una donna ci aveva messo a disposizione e sono LA RESA Giavera del Montello S.A.P. dello stabilimento e quando terminò di dare le istruzioni, profondamente commosso, trovò la forza di dare l attenti al Battaglione e gridò: BATTAGLION CADORE... ONORE AI CA- DUTI... Il grido di tutti fu l ultimo saluto: ITALIA!! Poi ci fu un pesante silenzio che avvolse tutti per pochi lunghissimi secondi di profonda commozione... A un anno e mezzo dalla partenza dal Veneto con la speranza di contribuire al bene andato a riprendermi il diario. Successivamente a casa la trascrizione del diario si è trasformata in grande desiderio di ricordare e raccontare, di non dimenticare. Lui, più fortunato di tanti altri commilitoni deceduti in guerra o durante il rientro a casa, ha saputo lottare per ricordarli (cosa che lo Stato non ha saputo fare) e alla bell età di 85 anni è fiero di alzare il gagliardetto del Btg. Cadore nell annuale adunata a Pieve di Cadore. Un libro che non va spiegato, ma letto, ha sottolineato Rinaldi. Un libro che si deve all iniziativa del col. Giorgio Zandomeneghi, ha ricordato in chiusura il gen. Bisignano, che si è voluto complimentare pubblicamente indirizzandogli un caloroso applauso. Tony Cardel Un pesante silenzio avvolse tutti, il Battaglion Cadore cessava di esistere Fontana Arreda Santo Stefano di Cadore Ambientazioni personalizzate anche su misura La 68 a Compagnia d Italia e a una pace onorevole per la Patria, il Btg. Cadore cessava di esistere. Armi, munizioni e tutte le scorte di magazzino rimaste, dopo una sommaria distribuzione di sigarette viveri di conforto e altre piccole cose, vennero prese in consegna da un gruppo di partigiani che si misero subito ad armeggiare con bramosia attorno ai mitra. Dietro la fabbrica si andò formando una lunga fila di alpini col compito di depositare le armi individuali e le munizioni in due mucchi distinti che si andavano via via ingigantendo in un angolo del cortile. Il Gagliardetto del Battaglion Cadore che per volontà del Ten Col. Renato Perico aveva seguito passo passo tutte le vicende di guerra di Chei da la bala rossa, fu preso in consegna dalla nostra ausiliaria Floriana che fortunosamente riuscì a portarlo a casa e a conservarlo gelosamente. Via Medola, 21 - Tel Fax Cell

13 4 Aprile GIOVANNA ZANGRANDI SCRITTRICE E COMBATTENTE Visse a Cortina fino al 1943, poi fece una scelta di campo, netta, e passò 18 mesi di durissima vita partigiana Raggiunse la massima risonanza come scrittrice negli anni Nel centenario dalla nascita una serie di iniziative sono programmate in Cadore Testimonianza di compagni di lotta partigiana al convegno su Giovanna Zangrandi nel 1998 Cento anni fa nasceva, a Galliera, un paese del bolognese, Giovanna Zangrandi, scrittrice di notevole livello che maturò la sua vocazione letteraria proprio in Cadore, militando nella lotta clandestina di liberazione del A lei e alla sua fertile produzione sono stati dedicati convegni, incontri, approfondimenti. Ma la ricorrenza di quest'anno sarà ricordata mobilitando l'intero Cadore attraverso una serie di iniziative che muoveranno da Pieve per giungere al Comune del paese natale. Sarà un programma che durerà qualche mese e si concluderà ad ottobre, col coinvolgimento del comune di Galliera, di Pieve e di Borca, la Magnifica Comunità di Cadore, le sezioni Anpi del Cadore (a lei intestata) e di Galliera nonché le sezioni Cai del Cadore. I GIORNI VERI Nel 1998, a dieci anni dalla morte e in occasione della nuova edizione de I giorni veri, gli Istituti Storici della Resistenza di Bologna e di Belluno avevano dedicato a Giovanna Zangrandi un convegno durante il quale erano state presentate relazioni e testimonianze di alcuni studiosi, amici e combattenti con lei nella resistenza cadorina, critici ed estimatori della sua prosa. Il convegno era stato organizzato in quattro sedi, a vario titolo coinvolte nella vita e nell attività della scrittrice: a Galliera, luogo di nascita, a Bologna, a Belluno e a Pieve di Cadore. Il convegno si intitolava Per Anna, il nome di battaglia che la Zangrandi aveva assunto durante la resistenza. Fu infatti solo dopo la guerra che Anna, nata come Alma Bevilacqua, questo il suo vero nome e cognome, era diventata Giovanna Zangrandi, scrittrice. A legare i due momenti fu l'esperienza del rifugio Antelao, da lei costruito e di cui rimane, sulle sue pareti, un toccante ricordo lasciato dal Cai di Treviso e che suona così: "Ad Alma Bevilacqua, che nel costruì questo rifugio e che col nome di Giovanna Zangrandi ha lasciato eccelse e vibranti testimonianze letterarie di un animo forte e libero". Quando però morì, il nome di Giovanna Zangrandi era stato quasi dimenticato perchè la scrittrice del Cadore aveva conosciuto il momento della massima risonanza negli anni Cinquanta- Sessanta quando alcuni libri di notevole spessore l avevano fatta apprezzare al grande e difficile mondo letterario, assegnandole un posto preciso nel novero dei narratori di rango, sobri e crudi ma sinceramente autentici. GLI ANNI PIU FERTILI Negli ultimi vent anni della sua vita una lunga malattia l aveva però isolata, confinandola in un immeritato oblio. Riscoperta successivamente, aveva cominciato ad essere nuovamente considerata, grazie anche alle iniziative di alcune studiose che si erano occupate di scrittura femminile, come l'inglese Penelope Morris che le aveva dedicato una approfondita indagine confluita in un libro dal titolo "Una vita in romanzo" (Isbrec, di Bortolo De Vido 2000). I critici sono stati comunque unanimi nel considerarla come una delle voci più singolari e genuine della letteratura italiana del secondo Novecento e come tale meritevole di occupare un posto di riguardo nel contesto della narrativa di montagna. Libri come "I Brusaz", "I giorni veri", "Anni con Attila" conservano un fascino che il tempo non riesce ad appannare: l efficacia e l intensità delle sue pagine vengono apprezzate facilmente anche oggi, tanto che nel piano delle celebrazioni di quest'anno è prevista la ristampa almeno di un suo libro. La Bevilacqua visse a Cortina fino al terzo anno di guerra (1943), guadagnandosi da vivere come insegnante (era laureata in chimica) e dedicandosi alla roccia e al giornalismo. Furono gli anni in cui si completò la sua radicale metamorfosi, da ragazza di pianura e di città a donna di montagna, gli anni in cui maturò la sua passione per la natura dolomitica, per la cultura ladina, per la gente e le tradizioni del Cadore. LA SCELTA DI CAMPO La scelta di campo, netta e definitiva, avvenne dopo il settembre del 1943: diciotto mesi di durissima vita partigiana restituirono una donna nuova, matura e severa con se stessa e con gli altri. L esordio della scrittrice coincise proprio con i primi anni del dopoguerra. E poi un lungo periodo di feconda attività, a far registrare una vena fresca e vivace e una produzione intensa e varia di opere, con argomenti, temi e trame che la critica salutò quasi sempre con favore, esaltando nella Zangrandi una vera e duratura vocazione di scrittrice, mai tradita. Dopo I giorni veri (1963) e Anni con Attila (1966), la Zangrandi scrisse ancora Gente alla Palua (1976) e Il diario di Chiara (1972) ma non aggiunse nulla ai risultati raggiunti nelle opere precedenti; pregevoli, comunque, una guida di Borca, il paese in cui ha vissuto negli ultimi trent anni della sua vita, e del Cadore, che confermò l interesse e l amore per questa terra ritenuta la patria di adozione, e infine Racconti partigiani e no, una raccolta pubblicata nel 1981 con l aiuto degli amici, in un periodo in cui la Zangrandi versava in gravi difficoltà finanziarie e psicologiche. Al momento della morte (1988), Giovanna Zangrandi, forse per un desiderio inconscio di ricongiungersi con Alma Bevilacqua, chiese ed ottenne di essere sepolta a Galliera, il suo paese natale. Dopo alcuni anni fu dato al Ten. Alfredo Molinari che a sua volta lo riconsegnò al nuovo Battaglione Pieve di Cadore durante la cerimonia della sua ricostituzione nella Caserma Pier F. Calvi di Tai di Cadore il 1 settembre Conclusa la consegna delle armi e dei materiali il Cap. Aurili si mise a disposizione del commando partigiano e cominciò subito il controllo dei documenti personali e la distribuzione dei lasciapassare regolarmente emessi dal C.N.L. (Comitato Nazionale di Liberazione) di Torino. L operazione continuò fino a tarda sera e si concluse verso il mezzogiorno del giorno dopo; alla fine nella fabbrica rimase solo il Cap. Aurili in attesa di conoscere la sua sorte. Egli comunque, dopo la tensione di tutte quelle ore, si sentiva tranquillo in quanto convinto di avere compiuto il suo dovere di soldato fino in fondo e infatti fu trattato sempre con rispetto e anche a lui fu consegnato il lasciapassare. Lentamente ognuno si avviò per la propria strada verso l incognita di un viaggio tra partigiani, folle assetate di vendetta con bracciali di tutti i colori e con tutte le sigle, tedeschi ancora armati che volevano arrendersi solo agli americani, treni in subbuglio, viveri introvabili, nottate all addiaccio passate in nascondigli di fortuna. Furono i giorni del caos, della distruzione, delle vendette sanguinarie, delle rapature a zero delle giovani che avevano commesso il solo reato di aver scambiato qualche parola con un soldato della Repubblica. Ogni alpino del Cadore ebbe la sua storia da raccontare; fortunatamente la maggior parte riuscì a tornare a casa in due o tre settimane, ma ci furono anche le vittime dell assurda vendetta: a nulla valse il regolare lasciapassare e alcuni di coloro che transitarono per Torino furono fermati e fucilati per rappresaglia, altri furono obbligati dai partigiani a rimanere con loro e a sparare contro i tedeschi che tentavano di aprirsi una via di fuga verso gli Alleati. Altri ancora furono fermati da pattuglie di reparti tedeschi in ritirata e corsero il rischio di essere usati come ostaggi. Altri alpini furono fatti prigionieri dalle avanguardie delle truppe americane della 5 Armata, per cui furono dirottati verso il campo di concentramento di Coltano in Toscana e solo in autunno inoltrato furono rimessi in libertà. La storia della gioventù appartenuta alla Generazione Sconfitta non si concluse, dovette subire altri soprusi, emarginazioni, violenze... Si vide cancellati i Fogli Matricolari e dovette ripresentarsi come RECLUTA nell Esercito Italiano (ora divenuto anch esso repubblicano!)... Si vide spedita in Sicilia a combattere contro il banditismo (e qualcuno ci morì). Si vide stracciate le motivazioni delle medaglie al valore pagate col sangue... Si vide cancellare la propria storia, scritta con la convinzione di servire il proprio paese per riscattarne l onore e ottenere una pace giusta e condivisa. Il dopoguerra non cessò di mettere alla prova la resistenza e la volontà di questi giovani, ma essere Alpini ed essere appartenuti a Chei da la bala rossa significava avere il cuore forte, l orgoglio e la determinazione capaci di farci superare qualsiasi ostacolo... E ci ritroviamo qui ogni anno, nel Cimitero di Ceneda a Vittorio Veneto, davanti alla lapide degli uccisi al Forte Tortagna per guardarci negli occhi e nel cuore e rinnovare quel grido ITALIA! (da Storia del Battaglion Cadore nella RSI - Gian Luigi Rinaldi )

14 14 NEL CAMPO DI FALLINGBOSTEL LUOGO SENZA TEMPO Seconda parte - L INTERNAMENTO IL LAGER LA LIBERTÀ Di notte, scortati dalle guardie tedesche armate, veniamo trasferiti in una caserma e messi in uno stanzone affollato di soldati italiani dei vari corpi, tutti ignari della sorte che ci attende (il caso aveva voluto che il giorno precedente da quella stessa caserma fosse fuggito mio fratello Matteo, che con un po di fortuna era riuscito a raggiungere a piedi casa nostra). Il giorno seguente all'alba, adunata generale nel cortile: incolonnati ci spediscono alla stazione ferroviaria, qui veniamo caricati su carri bestiame sempre scortati dai nazisti armati che urlano come a cura di Ennio Rossignoli Aprile DENTRO LA SECONDA GUERRA MONDIALE dal Diario di Giovanni Battista Tita Da Forno E il 12 settembre 1943 quando entro nell enorme campo di baracche e filo spinato La vita del lager è dura: umiliazioni, soprusi, bastonature, fame... Posso finalmente abbracciare mia madre solo a fine ottobre 1945 forsennati per intimorirci (un grande plauso va alle donne di Mestre, che con straordinario coraggio riescono a nascondere parecchi prigionieri, salvandoli dalla deportazione - io ero al centro della colonna e perciò non ho avuto la stessa fortuna). Da quel momento persi la cognizione del tempo: nel carro eravamo forse in più di una cinquantina, rannicchiati, impauriti, quasi al buio anche di giorno (c'era solo una inferriata in alto per il passaggio dell'aria). Qualcuno piangeva, qualcuno imprecava, nessuno poteva sapere quanto sarebbe durato quel viaggio verso l'ignoto; ricordo solo che a Mezzocorona, vicino a Trento, riuscii a gettare un biglietto dalla feritoia del vagone, con l'indirizzo di mia madre e la conferma che stavo bene e ero passato di là. Viaggiammo per tre giorni: ci si fermava di notte nelle stazioni per dissetarci; nei pressi di Bolzano, con le seicento lire avute dal mio comandante potei comprare ben quattro mele! Il quarto giorno arriviamo al campo di concentramento di Fallingbostel, nell'hannover. E' il 12 settembre 1943: un campo enorme, centinaia di baracche a perdita d'occhio, divise da recinti con filo spinato per separare i prigionieri delle varie nazionalità. Raccolti in gruppi di circa cento uomini, veniamo allineati davanti alle baracche, e dopo una lunga attesa in piedi, sfiniti, riceviamo finalmente l'ordine di entrare. La prima notte abbiamo dormito sul pavimento, accovacciati uno sull'altro. Al mattino seguente sveglia urlante e adunata per l'assegnazione della branda: letti a castello, un pagliericcio, una coperta senza cuscino; mi tocca la cuccetta al quarto piano della seconda fila, col naso tocco quasi il soffitto. Quindi consegna di una ciotola e distribuzione di una brodaglia a base di acqua calda e rape nere secche e tritate. E l'inizio di una giornata indimenticabile per lo smarrimento e la confusione mentale che si impossessano di me. Ci assegnano il numero: da quel momento non sono più il soldato Da Forno, ma il prigioniero di guerra n Passa qualche giorno e dopo la solita sveglia con le guardie che urlano parole incomprensibili, ci portano uno alla volta in uno stanzino dove un ufficiale tedesco con l aiuto di un interprete ci chiede se vogliamo rientrare in Italia aderendo alla repubblica sociale di Mussolini. Fedeli al giuramento, siamo in maggioranza a rifiutare; gli altri vengono rivestiti, rifocillati e fatti passeggiare fuori del filo spinato, per invogliarci a seguire il loro esempio; squadracce ci rivolgono insulti e sberleffi, cantando canzoni fasciste, e noi dall'altra parte del recinto, incapaci di reagire, ma con la forte convinzione di servire anche così la Patria. La vita del lager è dura: umiliazioni, soprusi, bastonature, punizioni per un nonnulla, appelli notturni massacranti; a volte le guardie entrano gridando e ci obbligano a uscire e a metterci inquadrati in cortile, con l'ordine di marciare per un po' prima di rientrare nella baracca: se capita d'inverno, con pochi vestiti addosso, il tormento è terribile! Passano sempre uguali i giorni e i mesi, si perde la nozione del tempo e questo rende apatici, depressi, con il pensiero continuamente a chiedersi quando finirà; ogni tanto qualcuno dà segni di cedimento, io magari a volte pregando cerco di resistere, ripetendomi di tenere duro. Vengo adibito alla pulizia del cortile, della baracca e delle latrine, ottodieci ore con la ramazza in mano, la stanchezza e la debolezza che aumentano e le gambe che ti reggono sempre meno. La fame si fa sempre più sentire e con essa il freddo: è l'autunno del 44, aumenta la paura di non farcela, i miei compagni dimagriscono a vista d'occhio, io arrivo a pesare 47 chili con i vestiti! Sono assegnato a una squadra per lo sgombero delle macerie in una città vicina: ogni mattina partenza su autocarri sempre scortati, armati di badile e piccone, senza guanti e con le mani rattrappite dal gelo. Sono i giorni più tormentosi, che non durano fortunatamente troppo; una mattina c'è una chiamata per sarti e calzolai, io che sono sarto alzo la mano, e vengo assegnato alla macchina da cucire per riparare giacche e pantaloni militari: un buon lavoro, ma viene il giorno che il capo-baracca dà l'incarico a una decina di noi di seppellire i morti. Sono compagni italiani e anche russi, uccisi dagli stenti e soprattutto dalla dissenteria; li portano su di un carro alle fosse e noi li seppelliamo, qualche volta un cappellano dà la benedizione. Passa il Natale del

15 4 Aprile E una piccola soddisfazione, ma di questi tempi il cinema italiano deve per forza accontentarsi. Nella notte degli Oscar 2010, con il nostro Tornatore e il suo Baaria già fuori gioco per l esclusione anticipata, la consolazione viene da Ricardo Da Rin El Darìn e dalle sue origini cadorine. Sì, perché come miglior film straniero è stato premiato El Secreto de Sus Ojos - The Secret of Her Eyes diretto da Juan José Campanella e interpretato magistralmente dal più noto degli attori argentini. Il suo volto campeggia sulla locandina del film, domina in tutti i siti web che s occupano del film e naturalmente costituisce il pezzo forte del trailer disponibile sul sito del film Quando Quentin Tarantino e Pedro Almodóvar, dopo un buffo siparietto, hanno consegnato l Oscar al regista Juan José Campanella, tutto il cinema latino ha tirato un sospiro di sollievo per l onore salvato. Ma per noi italiani la soddisfazione non viene tanto dal fatto che il film sia una produzione ispano-argentina, quanto dall importanza dell interpretazione di Da Rin e, particolare da non trascurare, dalla presenza nello staff di persone di origine bellunese: tra i tecnici di produzione figura Kino Da Rin, figlio dell attore, mentre direttore della fotografia è Felix Monti, direttrice dei costumi Cecilia Monti e direttore artistico Marcelo Pont. Il film si ispira al libro del professore universitario argentino Eduardo Sacheri, intitolato appunto La pregunta de sus ojos (La questione dei suoi occhi), ed è ambientato nell Argentina degli anni 60 e 70, dove pochi si ostinano a lottare contro l impunità per i torturatori, la burocratizzazione del sistema giudiziario e la povertà che investe il paese. Il protagonista è Benjamin Chaparro, che lavorando in un tribunale viene a conoscenza di un caso di omicidio accaduto nella capitale nel Trent anni dopo, ormai in pensione, Chaparro continua a indagare su quel fatto, a cui un amore inconfessato e segreto, come evidenzia il titolo, lo tiene legato. Parte così una caccia senza quartiere e si dipana un indagine incalzante che lo porterà a mettersi completamente in gioco. Nei 126 minuti di durata del film accanto a Ricardo Da Rín troviamo Guillermo Francella, Pablo Rago e Soledad Villamil. L argentino Ricardo Da Rin fra i premiati nella notte degli Oscar I suoi avi erano partiti da Vigo a fine Ottocento EL DARIN, L ATTORE CADORINO Ricardo è protagonista in El secreto de Sus Ojos diretto da Campanella, film complesso sui temi dell ingiustizia HA RACCONTATO LE PROPRIE ORIGINI ALLA TV ARGENTINA PROMETTENDO DI RECARSI NELLA PINIE DEL TRISNONNO Qualche settimana fa il Cadore tutto, assieme al presidente emerito del Capitolo di S. Antonio Abate e la Festa del Pan del Prà col raduno delle famiglie Da Rin è finito su una trasmissione televisiva di Canal 11 TelFE di Buenos Aires, una delle principali emittenti televisive argentine. Complice dello scoop è il nostro emigrante Mario Da Rin De Barbera che i nostri lettori ricorderanno essere stato premiato qualche anno fa alla festa del Pan del Prà a Laggio. Il nostro Mario, che vive a Buenos Aires ormai da 55 anni, ha incontrato l attore-regista Ricardo Da Rin durante la registrazione di una trasmissione e, in modo quasi informale, ne è nata una intervista dove i due hanno iniziato a parlare a ruota libera delle loro origini cadorine, dei loro bisnonni emigrati più di un secolo fa oltre oceano e di quei due simpaticoni di Gasperino Cesco e Giovanni De Donà che da anni si danno da fare per portare in Oltrepiave i Da Rin, sparsi un po ovunque sul pianeta, alla famosa festa del Pan del Prà. In particolare Ricardo era davvero commosso nel ricordare le sue umili origini ed ha promesso, davanti alle telecamere, che si recherà a Vigo, ed in particolare a Piniè, da dove suo trisnonno Francesco Antonio assieme al figlio (suo bisnonno) Andrea erano partiti alla fine dell 800. Il bisnonno, allora trentenne, si era portato appresso i figli Francesco, Giuseppina (Josefina), Mario, Andrea (Andres) e Maria quest ultima nata durante il viaggio di trasferimento dal Brasile all Argentina. Francesco ebbe poi tre figli: Jorge, Alfredo e Roberto. Jorge a sua volta ebbe Susana Beatriz oggi brillantemente Laureata in lingue e relazioni internazionali, docente universitaria, che vive a Buenos Aires. Andrea invece sposò Renè Roxana e furono entrambi apprezzati attori di teatro e da loro nacque appunto Ricardo e Alessandra anch essi attori. Nonostante la grande notorietà Ricardo è rimasto sempre una persona semplice e gentile con tutti, ama profondamente la propria famiglia, la moglie Florencia ed i due figli Ricardo Jr. di 18 anni e Clarita di 15: La mia famiglia è il mio grande trionfo. Ama dire dalle pagine del Clarin la più letta rivista argentina di spettacolo. Ora non ci resta che attendere una sua visita a Vigo e Piniè dove siamo certi avrà tutto quella accoglienza e quel calore che solamente la propria gente gli saprà dare. di Walter Musizza Giovanni De Donà E senz altro un film complesso, giocato sui temi dell ingiustizia e dell odio, sui ricordi lancinanti e su tante parole mai dette, ma soprattutto sull amore profondo capace, in modo perfino ossessivo, di fermare il tempo e la vita. La risoluzione del caso giudiziario verrà - guarda caso - da una fotografia, materializzazione per eccellenza di un ricordo, dimostrazione ancora una volta di quanto importante sia mantenere vivido nel proprio sguardo una sensazione, una luce in grado di sublimare passato, presente e futuro. Nato a Buenos Aires il 17 febbraio 1957 Ricardo Da Rin ha nel sangue chiare origini ultraplavensi e ha debuttato in un opera teatrale già all età di 10 anni. Il successo è arrivato negli anni 80 in teatro, al cinema e alla televisione, fino a farlo diventare oggi la figura più importante della cinematografia argentina. Da giovane ha preso parte a film non molto importanti, ma in seguito è stato chiamato ad interpretare ruoli sempre più impegnativi, fino alla decisiva svolta avvenuta con il film Perdido por perdido, per la regia di Alberto Lecchi. Il successo è stato sia di critica, sia di pubblico, con un crescendo che ha dello strepitoso, tanto che con la pellicola del regista Juan José Campanella El mismo amor, la misma lluvia (Lo stesso amore, la stessa pioggia) Da Rin è stato consacrato con il premio Condor de Plata miglior attore drammatico dell Argentina. Dopo aver lavorato per il regista Fabiàn Bielinsky nel film Nueve reinas (Nove Regine), che racconta la storia di un truffatore ed ha ottenuto molti premi in vari paesi, nel 2001 è tornato a lavorare per Campanella in El hijo de la novia (Il figlio della sposa). E stato l ennesimo successo, a conferma che grazie a lui il cinema argentino sta diventando di moda soprattutto in Spagna. Il film contava anche sui noti attori Héctor Alterio, Norma Aleandro ed Edoardo Bianco ed è arrivato a competere per l Oscar come miglior film straniero nel Se a ciò aggiungiamo il fatto che Ricardo è stato protagonista pure del film su cui la Spagna puntava tutte le sue speranze per l Oscar, ovvero El baile de la Victoria del regista Fernando Trueba, possiamo dire che per lui il 2010 è cominciato davvero alla grande. 44, dopo il duro inverno arriva la primavera. E' il '45 e io mi ammalo, male di gola, febbre, brividi continui, si avverte il medico e mi ritrovo subito in un ospedale fuori del campo, in isolamento: è un ospedale sotto terra, privo di finestre ma illuminato e ben arieggiato. Mi sto riprendendo, ma la diagnosi è infausta: angina pectoris, tbc con pleurite a sinistra (cambio di numero, ora mi danno il 311). Resto ricoverato fino all'ottobre di quello stesso anno. La guerra è finita da mesi, ma io sono stato colto da un vuoto totale di memoria, durato non so quanto, finché mi ritrovo alla stazione di Trento. Un risveglio indescrivibile! E' il momento del rimpatrio. A Trento vengo a sapere che la diocesi aiuta gli ex prigionieri, ma il vescovo non ha più nulla da darmi. Alla stazione incontro alcuni partigiani che si offrono di trasportarmi con un camion fino a Belluno; arrivo e cerco di prendere la corriera per Pieve, ma il bigliettaio non vuol farmi salire perché sono senza biglietto; per fortuna un paesano di Pozzale mi riconosce e mi paga il viaggio. Finalmente arrivo nel mio Cadore. Oramai i miei familiari mi credono morto, ma vedendomi qualcuno corre ad avvertirli: mentre sto salendo verso Pozzale a metà strada mi vengono incontro e io posso finalmente abbracciare mia madre in lacrime. E' la fine d'ottobre del '45, la mia odissea è terminata. - Fine -

16 16 Con Giovanni Da Rin Puppel è scomparsa una vera istituzione dell Oltrepiave UN MAESTRO CHE... HA FATTO SCUOLA Per i tuoi peccati di gola L AMORE PER LA PROPRIA TERRA Anche i più convinti sostenitori della scuola moderna, all insegna del computer e delle videoconferenze, dovranno ammettere che gli italiani sono stati fatti anzitutto da schiere di intrepidi maestri e maestre, forti anzitutto della loro intraprendenza ed onestà. La celebre frase del marchese d Azeglio, ammesso che sia stato veramente lui a pronunciarla, diceva che l Italia era fatta e bisognava fare gli italiani. Egli intendeva ovviamente quella postunitaria, monarchica e neonata, e a creare quella coscienza nazionale da lui auspicata, ad educare milioni di analfabeti è stata proprio la scuola dei maestri, spesso autentici missionari mandati allo sbaraglio nei paesi più poveri ed isolati. Ma questo miracolo, operato senza grandi investimenti e spesso senza reale cognizione dei veri bisogni da parte di chi governava, si è ripetuto nel secolo appena trascorso, giacchè il nostro paese ha dovuto essere davvero rimesso in piedi dopo i disastri della dittatura e della II guerra mondiale. Ed una delle colonne di siffatto rinascimento in Cadore è stato senz altro Giovanni Da Rin Puppel, spentosi giovedì 4 marzo 2010 nella sua casa di Laggio all età di 90 anni. Per l intero Oltrepiave rappresentava una sorta d istituzione: insegnante vecchio stampo, era conosciuto da tutti in paese più semplicemente come il Maestro Nani ed è pleonastico sottolineare che dietro all appellativo c era tutto il rispetto, l ammirazione e la simpatia di generazioni cresciute sotto la sua guida. Nato il 15 settembre 1919, figlio secondogenito di Giacomo, guardia campestre comunale e combattente nella Grande Guerra, e di Maria Caterina Clere, aveva frequentato le scuole di Laggio prima di scendere a Feltre in seminario. Insegnante vecchio stampo, il Maestro Nani era nato a Laggio e cominciò le lezioni a Pelos nel 1940, per poi passare a Vigo, Campolongo, Sottocastello, Lorenzago, S. Stefano, Venas, Calalzo, Laggio nel 1982 quando andò in pensione con tanto di medaglia d oro Sempre attivo nella vita sociale e culturale, si è spento all età di 90 anni Dopo qualche anno però ebbe una grave forma di pleurite e dovette rinunciare agli studi ecclesiastici. In quel periodo gli era nata la passione per la musica e in particolare per l organo, amore che coltivò per tutta la vita, divenendo per 70 anni organista nelle chiese di Vigo e Laggio e uno dei fondatori della locale schola cantorum. E proprio per questa sua eccezionale dedizione qualche tempo fa gli era stata donata una pergamena commemorativa nel 30 dalla fondazione dell istituzione. Lasciato il seminario, continuò gli studi di lettere da autodidatta, dando poi gli esami da privatista fino alle magistrali, con gli ultimi due anni a Padova. Nel dicembre del 1940 iniziava le prime lezioni come supplente a Pelos, Vigo, Campolongo e Sottocastello, poi nel 1944 di nuovo a Pelos dove - egli ricordava - le lezioni si tenevano nelle stanze di un abitazione privata in quanto le scuole erano occupate dal presidio tedesco della Luftwaffe di guardia alla vicina centrale idroelettrica. Dal 1945 insegnò ancora a Lorenzago, a S. Stefano per 2 anni, a Venas per 3, dal 1951 al 1958 a Calalzo e poi a Laggio fino al 1982, anno in cui andò in pensione. Fin dall inizio il suo certificato di servizio riporta la qualifica di ottimo e al momento del congedo fu insignito della Medaglia d Oro per la Pubblica Istruzione. Nel PASTICCERIA CAFFETTERIA NEL SEGNO DELL ACCOGLIENZA Il dolce di produzione propria, la ricerca esclusiva di nuove mète del gusto. Prodotti che coniugano esperienza e innovazione confezionati artigianalmente per ritrovare i sapori di una volta Anche da asporto e su ordinazione In un ambiente confortevole potrai trascorrere momenti indimenticabili assaporando bevande di Tuo maggior gradimento Dosoledo di Comelico Superiore (BL) - Borgata Sacco Via Roma, 18 - Tel aveva sposato Maria Vecellio di Domegge, dalla quale ha avuto due figli. Sempre attivo nella vita sociale della comunità, nel primo dopoguerra sedette in Consiglio Comunale, poi negli anni 70, col fratello Lino, divenne amministratore del Capitolo di S. Antonio Abate, quindi entrò nel consiglio di amministrazione della scuola materna comunale. Grande appassionato di fotografia, con il suo obbiettivo ha documentato più di 60 anni di vita locale, dalla quotidianità agli avvenimenti più importanti, un autentico patrimonio di immagini per le future generazioni. Tra i tanti suoi meriti va ascritto pure quello di aver valorizzato e fatto conoscere il pittore Tomaso Da Rin, organizzando una bella mostra presso le scuole elementari di Laggio nel mese di agosto del Ricordava con orgoglio come per recuperare le preziose tele, spesso pale d altare in chiese piccole e grandi sparse nell intera provincia, ricorresse all aiuto dell amico Celso Ottone e della sua fedele Lambretta. Era lui stesso a togliere le tele dalle cornici, ad arrotolarle in carta di giornale e a portarle in moto a Laggio per l esposizione. Altri tempi davvero, cose improponibili oggi. Ma anche gli uomini erano diversi e con i loro sistemi, onesti e pragmatici, siamo comunque cresciuti. Walter Musizza Giovanni De Donà ei racconti dei non- e dei loro nonni, Nni, si facevano spesso dei raffronti tra l uomo e gli animali perchè era universalmente noto che a diversi di loro era stato assegnato un preciso significato. LA FORMICA Sulla formica, ad esempio, si raccontava che: sotto ai vecchi formicai si trovasse l incenso e così pure si trovava quella sostanza sulle montagne altissime, purché non arrivasse lassù il suono delle campane. Si tramandava anche che le formiche si disperassero quando nasceva una bambina perché le donne, quando mangiano, visto che portano sempre il grembiule, non lasciano cadere a terra le briciole. Però quando un bambino compiva i sette anni e gli cadeva il primo dentino, lo metteva a disposizione della formica la quale lo prendeva e portava, in cambio, qualcosa di buono da mangiare. LO SCRICCIOLO Lo scricciolo, (Motacilla alb), in cadorino era chiamato: codacassola. E sul suo nome era stato creato uno scioglilingua: Se la codacassola se descodacassolasse ela per incodacassolarve vù, vù ve descodacassolaressi per incodacassolarla ela? LE TROTE Ma anche le trote (Salmo fario) avevano suggerito una tiritera: Trentatrè trote, tute trentatrè che vien trotando, trotavele mo ben, quele trentatrè trote? LA RONDINE A riguardo della rondine (Hirundo rustica) che in dialetto è chiamata: ziria, si raccontava che chi avesse ucciso una di loro avrebbe fatto peccato perché le rondinelle hanno nel loro sangue una goccia del sangue del Signore, ancora dal tempo della fuga in Egitto, quando una spina punse un dito al bambinello Gesù ed una di loro raccolse la goccia di sangue che ne uscì. LA MUCCA La mucca, diede motivo per creare un indovinello: Aprile GLI ANIMALI NEI RACCONTI DEI NONNI Ki se quei quatro fantolin che pissa tutti uniti in tel cadin? Veniva ricordato così l atto della mungitura, mentre per il bue veniva proposto: Due lusenti, due pungenti, cuatro mazoche e un scovolon. IL CUCULO Il cuculo (Cuculus canorus) l uccello che compare sempre misteriosamente, in primavera, e fa sentire il suo canto ripetitivo, era oggetto di molti detti. Ad esempio, al marito che andava ad abitare nella casa della sposa, si affibbiava il detto: el va a cuc e le ragazze, quando sentivano cantare il cuculo, dicevano: Cucuc dala coda riza, quanti ani me datu avanti de farmi noissa? Oppure: Cucuc bel osel, cuanti ani staratu avanti de darme l anei? Cucuc dala pena forte Chi uccideva una ziria faceva peccato Dare del tas non era proprio un complimento El va a cuc, era per il marito che abitava a casa della sposa cuanti ani statu avanti de darme la morte? Cucu si fa al bambino quando si nasconde la faccia. Cucarel è il nome che si dà al gioco del nascondino e prima di incominciare si doveva fare la conta per trovare chi doveva stare sotto. Si incominciava così: Cucarel bel osel cul de gata, vate cata. IL TASSO Il tasso (Meles taxus) aveva una pessima reputazione. Quando a qualcuno veniva affibbiato il nomignolo: Te sos on tas si poteva star sicuri che quell individuo era tremendamente segnato perché il tasso, nei sei mesi di letargo sta col mus in tel cul. IL MERLO Anche dare del merlo (Turdus merula) ad un uomo, era sbagliato perché significava dargli del credulone a meno che non si dicesse: merlo bianco ed allora si capiva trattarsi di un uomo veramente onesto. Marcello Rosina

17 4 Aprile L ARCIDIACONO A CAPO DEL CLERO CADORINO In un documento conservato nell archivio di S. Biagio descritta la dinamica dello smembramento nel 1208 delle sette pievi dalla chiesa matrice di Pieve E risaputo che il 21 marzo 1208 il prete Odolrico fu a Vicenza come procuratore delle sette pievi cadorine che avevano intenzione di svincolarsi dalla chiesa matrice: Ampezzo, Auronzo, Domegge, Santo Stefano, San Vito, Valle e Vigo. La giurisdizione ecclesiastica, secondo Giovanni Fabbiani, passò al prete Onesto per la chiesa di Santo Stefano nel Comelico, al suddiacono Corradino per la chiesa di San Martino di Vigo, al prete Azone per santa Giustina di Auronzo, al prete Paisio per la chiesa di san Giorgio di Domegge, al prete Gualfardo per la chiesa di san Martino di Valle, al prete Menegardo per la chiesa di san Giacomo di Ampezzo e ad un altro prete Azone per la chiesa di san Vito di Resinego. Ma, prima di allora, com era strutturata la vita religiosa in Comelico, in Ampezzo e nel Cadore? Si presume che la prima chiesa, a Pieve di Cadore, sorgesse sul Montericco, su un preesistente tempio pagano, e fosse visibile ancora nei secoli XIV-XV. Un documento del 1203 ricorda una chiesa, ad Ampezzo. Sembra che un altariolo esistesse, a Domegge, fin dall 809 e che un sacerdote fosse presente a San Vito fin dal Sicuramente anche ad Auronzo, a Santo Stefano e a Valle esisteva una chiesa come ce n era una, nel 1186 a Vigo di Cadore. Dalla chiesa matrice di Pieve di Cadore il pievano, riconosciuto come arciprete, avrà di sicuro esercitato un ufficio di vigilanza e di controllo più che un vero e proprio potere di giurisdizione sui sacerdoti dislocati nelle varie chiese e questo fino al 1180, quando gli venne riconosciuto il titolo di arcidiacono. Antecedentemente al 1208, come scrive il Candido nei suoi Commentari, il Cadore si ritrova di quattro sole Pievi Battisterio: Ampicio, Venasio, Roccha de Plebe e la chiesa Steffaniana in Comelico. Stando a questo documento, conservato nell Archivio parrocchiale di S. Biagio, a pagina 141, nel plico delle Carte si trova descritta esattamente la dinamica che portò allo smembramento delle varie pievi nelle cappellanie o curazie. Crescentibus hominibus per la comodità e moltitudine de Popoli in augmento del Culto Divino e maggior frutto dell Anime in diversità di tempi, fu necessario Prima, della separazione c erano solo quattro Pievi Battisterio: Ampicio, Venasio, Roccha de Plebe, e la chiesa Steffaniana far divisioni e subdivisioni e costituir nove Pieve, e Cure. Fra quali vi fu costituita e creata la Pieve di san Martino di Vigo d Oltrepiave, che consisteva di questi luoghi, e ville: Vigo, Laggio, Salagona ora distrutta, Lorenzago e Lozzo. Questi popoli doppo l esser stati sotto la medesima Pieve per il corso di qualche centinara d anni Lorenzago e Lozzo discosti due miglia dalla Chiesa di detta Pieve di san Martin di Vigo, implorano facoltà d eleggersi un Curato in Lorenzago e Lozzo... Il pubblico notaio Gerolamo Rizzardi di Valle di san Martin di Cadore che ha fedelmente trascritto da un libro a stampa della spett.le Università di Valle attesta che le cose stavano proprio così e a Lorenzago venne istituita la parrocchia nel E si arriva al 1420 quando il Cadore, seguendo la sorte del Friuli, si dedicò ai Veneziani per non poter sostenere la guerra mossa contro da Sigismondo, re d Ungheria e dal suo alleato il patriarca Lodovico Il, duca di Thec. Venezia fu gratissima ai Cadorini che vivevano nella provincia più settentrionale del dominio veneto in Italia e li colmò di privilegi, liberandoli da ogni angaria sia reale che personale e dall andare in guerra. Un Consiglio di 20 persone, e talvolta anche più, secondo l importanza degli affari, si radunava in Pieve e formulava leggi, le confermava, le annullava e nominava ministri, sempre senza alcun pregiudizio del governo della Serenissima. Dal Consiglio veniva anche eletto l Arcidiacono, presidente del clero che veniva approvato poi dal governo veneto e dal patriarca di Aquileja. Compito dell Arcidiacono era presiedere la congregazione dei parroci e dei curati che si radunavano due volte l anno nella chiesa matrice di Pieve di Cadore per decidere casi di morale. Questa dignità godeva di molti privilegi che a poco a poco vennero tolti fino al punto che della carica rimanse soltanto l onore. Marcello Rosina In una pubblicazione del 1839 l elogio del Cadore OMAGGIO A PIEVE U na rarità - di quelle che il bibliofilo esperto assapora come "prelibatezze" - l elogio del Cadore contenuto in una pubblicazione di appena quattro pagine, stampate nel 1839 a Conegliano dalla tipografia Cagnani. Costituiva, secondo la moda del tempo, l omaggio Per le fauste nozze Colletti-Fioretto. Di quanto venne pubblicato in quell occasione Giovanni Fabbiani nei due monumentali volumi della sua "Bibliografia Cadorina" cita altre pubblicazioni. Nel primo troviamo traccia del componimento acrostico Nelle auspicatissime nozze Colletti-Fioretti, autore A.G.B.; dell anacreontica Per le faustissime nozze Colletti-Fioretti, autore Un amico ; e del sonetto, dedicato alla sposa, Pel fausto imeneo Colletti- Fioretto a firma del dottor Pietro Binda. Tutti lavori usciti dai torchi della tipografia Cagnani di Conegliano. Nel secondo volume Fabbiani fa menzione di Superba ponevi la tua difesa nel forte torrione che maestoso si ergeva sopra una delle tue scoscese rupi Così il Grassini nell omaggio Per le fauste nozze Colletti-Fioretto secondo la moda del tempo un altra pubblicazione: Per le nozze del Signor Dionisio Coletti colla gentilissima donzella Angioletta Fioretto, edito a Belluno nel 1839 da Deliberali. A questi componimenti si aggiunge dunque quello a firma del Grassini. Il libello si compone di due parti, una dedicata a Belluno e l altra al Cadore. Gli scritti, pur nel loro succinto contenuto, rendono efficace l immagine rappresentata. O Belluno tu siedi su quelle balze quasi Regina! Col dolce tuo sguardo tu rendi maestosa quell alpestre orridezza, tu concorri a far bello quel sito che natura studiossi a formarlo oggetto di forti sensazioni.... Il finale, di taglio politico-storico, non lascia dubbi sulle simpatie dell autore. Ritornando con la memoria alla Belluno - secondo alcuni l antica Vitruno ricordata da Plinio - che formava un tempo parte delle province romane - Grassini conclude così: Sotto il cessato Regno d Italia fu scelta Capoluogo del Dipartimento del Piave, ed ora sotto l ali dell invitta Aquila austriaca lieta se ne vive nella sua sicurezza.... Voltata pagina, ecco l omaggio al Cadore. O meglio alla sua capitale: Elegante tu sorgi sulla destra sponda del Piave, e nel mezzo di tue montagne o Pieve! Anche qui è d obbligo il riferimento storico: Superba ponevi la tua difesa un giorno nel forte e bel torrione che maestoso si ergeva sopra una delle tue scoscese rupi, ma il Franco ardire (1797) brandita la spada vermiglia di orrida luce Te defraudò di questo patrio monumento, cosicchè non restano più che le nude vestigia. Un sentimento decisamente antifrancese, non c è che dire. Ma per quanto nefasta fosse quella memoria, non potea torti quella del Grande che sotto il tuo cielo aprì la prima volta gli occhi alla luce per ammirare la bellezza dell Universo e per riportarla sulle tele e sulle pareti, quale Dio la creò. Sublime Artista! Immortale Tiziano!. Ancora una volta la grandezza del Cadore porta il nome del Pittore che ne fu illustre figlio. Sì, ma anche Conegliano, per la verità, una certa qual gloria derivata dalla tavolozza la poteva vantare. Ed ecco il paragone: A te dunque o Pieve devesi in parte riferire la gloria di quel pittore esimio, come non altrimenti il vanto del nostro celebre Giambattista Cima si concede da ognuno per buona parte allo aver egli sortiti i natali nell amenissimo suolo di Conegliano.... Per sincera esultanza. Marco Grassini. Bruno De Donà

18 18 Le iniziative teatrali, in Cadore, da qualche anno sono particolarmente attive e vivaci. Fra esse, un ruolo significativo spetta al gruppo amatoriale La fontana conta coordinato da Claudia De Mario, comeliana da oltre trent anni trapiantata a Vallesella. La prima rappresentazione risale al Natale Come è nata l idea? Stavamo portando avanti in ambito catechistico, a Vallesella, una ricerca sulle usanze e tradizioni natalizie. Così si è formato un gruppetto di ragazzi di terza media, al quale si sono poi aggiunte alcune persone del paese. Tutto è partito da lì. Poi vi è stata un evoluzione, con l apertura a quanti desideravano fare un esperienza di gruppo indirizzata al teatro, inteso non solo come occasione di svago, ma anche di conoscenza verso determinati aspetti della cultura e della tradizione locale. Da allora non vi siete più fermati. No. Abbiamo allestito varie animazioni in occasione di manifestazioni locali e alcuni spettacoli. Alla stesura dei testi ho sempre provveduto personalmente, con un lavoro di ricerca anche faticoso, ma sicuramente gratificante. Cosa ti sta lasciando, in particolare, questa esperienza? Diciamo che mi ha stimolato a conoscere meglio il territorio, stabilendo un aggancio tra quella che è stata la nostra storia e le attuali condizioni sociali, economiche e culturali del Cadore. Così, le rappresentazioni che ritraevano soprattutto momenti di vita del passato, adesso vanno Teatro Ha chiuso in bellezza "Auronzo di scena" l'iniziativa culturale promossa da anni dal Comune grazie all'impegno dell'assessore Tatiana Pais Becher. L'ultimo appuntamento ha visto la proposta in anteprima dello spettacolo originale di Daniela Nicosia, prodotto da Tib Teatro "FIR- MA(men)TO Galileo), piccolo gioiello di drammaturgia, felicemente interpretato da Solimano Pontarollo e Piera Ardessi. Oltre 1600 pagine di testi originali, a Teatro sempre più rispecchiando una riflessione sui bisogni e gli stili di vita attuali. Finora avete fatto un uso pressoché costante del dialetto. Sì, abbiamo utilizzato il ladino per evidenziare il nostro radicamento alla realtà locale. Ma ci siamo aperti anche all italiano, per collegarci ad un utenza più ampia. Quante persone sono attualmente attive nel gruppo? Come attori, posso citare Giovanna De Polo, Andrea Barnabò, Attilio Cruzzola, Paolo Piazza, Walter Alberti, Giovanni Giacobbi, Mario Bonazzola, Alice Da Vià, GiadaDeCarlo,AliceDoriguzzi. Come tecnici, con incarichi diversificati, ricordo volte rarissimi, che l'università di Padova Dipartimento Astronomia ha consegnato a Daniela Nicosia, sono serviti per regalare agli spettatori novanta minuti intensi, durante i quali Galileo Galilei, si presenta con le sue idee e le sue emozioni, con i suoi dubbi e le sue debolezze. Dall'infanzia poco felice a Pisa con una madre che lo voleva medico a tutti i costi ed un padre amante della musica e liutaio di professione, all'adolescenza fatta di curiosità e precoce interesse LA FONTANA CONTA UN GRUPPO VALIDO LEGATO AL TERRITORIO La coordinatrice Claudia De Mario parla di come il gruppo s è sviluppato e delle problematiche cadorine Christian Fedon, Floriana Paoletti, Graziosa Coffen, Giovanna e Luciano Fedon. E successo poi che mi sia avvalsa di apporti esterni, come ad esempio il regista Michelazzi. Hai parlato di territorio. Quali sono oggi, a tuo avviso, i bisogni più urgenti del Cadore? Anzitutto credo occorra recuperare il senso della comunità, per ricostruire una identità che sia rispettosa della storia e nello stesso tempo aperta al futuro. Dipendesse da te, quali decisioni prenderesti a livello operativo? Partirei dalla formazione dei giovani, che necessitano di essere accompagnati in un discorso di consapevolezza della loro appartenenza alla comunità e al territorio. Un esempio pratico. Mi prendi alla sprovvista. Creerei occasioni di incontro, per aiutare i giovani ad esprimere l autenticità del loro pensiero, rendendoli così pienamente responsabili delle loro scelte. Per il futuro, sei ottimista o pessimista? Ottimista per quanto riguarda le potenzialità giovanili, a condizione che gli adulti sappiano interagire e farsi promotori di iniziative valide. AURONZO DI SCENA In questa prospettiva, quanto e come può incidere la cultura? Molto, se riesce ad aprire spazi mentali a livello di creatività, a stimolare la nascita di idee che sappiano sviluppare il senso di appartenenza, per la sopravvivenza a tutti i livelli del Cadore. Ti sembra in pericolo la sopravvivenza? Si, se non ci abituiamo a lavorare insieme, superando l individualismo e la paura di metterci in gioco. Gli imprenditori che ruolo possono avere al riguardo? Importante. Penso siano chiamati ad approfondire le proprie conoscenze e, nel contempo, a sviluppare competenze indirizzate verso percorsi nuovi, in grado di sostenere l economia. E l occhialeria? E stata per tanto tempo un esempio di laboriosità, della capacità dell uomo di montagna di creare imprenditorialità. Attualmente, occorre individuare altre strade, a condizione che gli imprenditori sappiano conservare la tenacia, la fiducia e l impegno che avevano caratterizzato l affermarsi dell occhialeria, senza mai dimenticare che è fondamentale fare squadra. Agli amministratori locali cosa suggerisci? Che sappiano coinvolgere ed ascoltare i cittadini, partendo dai giovani. Quale ruolo riveste, oggi,laparrocchia? Credo sia chiamata semprepiùadiventarecentrovitale, dove giovani e adulti sperimentino una crescita umana e spirituale che si rifletta poi a livello di comunità. per la matematica e la scienza che diventeranno poi passione e ragione di vita. La convivenza non proprio felice con la giovane Marina che gli darà tre figli, l'invenzione del cannocchiale, strumento simbolo della conoscenza, il trasferimento da Padova a Firenze per dedicarsi ai testi e agli studi che cambieranno la storia della scienza e del mondo, i viaggi a Roma per presentare le sue scoperte e le conseguenze sulle credenze consolidate, fino all'epilogo infausto del processo. Il 22 giugno 1633 nella sala capitolare del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva a Roma, presente e inginocchiato lo scienziato, fu emessa la sentenza nella quale si riassumeva la lunga vicenda del contrasto fra Galileo e la dottrina della Chiesa, iniziata dal 1615, con l'esito finale nel quale i teologi della Santa Inquisizione ribadiscono i principi della Terra come centro immobile e del Sole come elemento mobile intorno ad essa. Una tesi che, abiurando ai suoi scritti e alle sue prove scientifiche, Galileo, minacciato di tortura, finisce per accettare. E' uno dei momenti più bassi nella storia della Chiesa cattolica, al punto che papa Giovanni Paolo II, nel 1992 chiese espressamente scusa per avere ingiustamente condannato la Chiesa, non solo il fondatore della scienza moderna, ma indiscutibilmente una delle menti più brillanti, geniali e serie dello scorso millennio. Questo dramma interiore recherà a Galileo una ferita profonda nell'animo, dalla quale non riuscirà a sollevarsi. Il tutto viene mediato sul palcoscenico nel rapporto con la figlia prediletta Virginia, che diventerà a Firenze suor Maria Celeste, con la quale intrattiene una fitta e significativa corrispondenza, a base dei dialoghi sui temi della scienza, della verita, del rapporto tra fede e ragione. Proprio il rapporto tra Aprile Un suggerimento ai giovani che vogliono continuare a vivere in montagna? Coltivare l amore per lo studio e da questo trarre stimolo per confrontarsi con le esigenze del territorio e le istanze di un mondo in continua trasformazione. Tocca però agli adulti seguire il percorso formativo dei giovani, in modo che non si sentano abbandonati a loro stessi. Come ti sembra vada la scuola? Dal punto di vista didattico non possiamo lamentarci. Avverto poi indizi di una diversa apertura umana, potenzialmente in grado di risolversi in tensione educativa. Tiziano, figura fondamentale per il Cadore, ti sembra oggi valorizzato in maniera valida? Mettiamola così: il suo esempio dovrebbe costituire uno stimolo forte ad esprimere le nostre possibilità, in qualsiasi ambito. Tiziano ha saputo esprimere la sua carica umana ed esternare, attraverso l arte, la sua intraprendenza di uomo della montagna, confrontandosi e aprendosi al mondo. Per i giovani dovrebbe diventare una testimonianza di fiducia e creatività, in una realtà come l attuale troppo omologata, dove spesso le proposte si ricevono anziché venire avanzate. Dovevamo parlare di teatro, ma abbiamo divagato. Attualmente cosa ha in cantiere il gruppo La fontana conta? Siamo impegnati in un laboratorio, imperniato su specifiche tecniche teatrali, con l attore Roberto Faoro. Antonio Chiades Intensi 90 minuti con FIRMA(men)TO GALILEO interpretato da Solimano Pontarollo e Piera Ardessi padre e figlia rappresenta il momento più intenso e commovente dello spettacolo. Grazie anche alle belle interpretazioni di Pontarollo, che rende al meglio tutte le inquietudini e le contraddizioni di Galilleo, e di Piera Ardessi, capace di sdoppiarsi con naturalezza nelle figure della figlia Virginia, intelligente e amante della verità, e della semplice governante veneta che segue lo scienziato da Padova a Firenze. Una scenografia bianca ed essenziale consente di attuare efficaci effetti di luce, che assieme alle musiche d'epoca (alcune sono composte dal padre Vincenzo Galilei) scandiscono bene il ritmo narrativo. Da segnalare che la proposta dello spettacolo è avvenuta anche per le scuole medie e superiori con un successo notevole. Livio Olivotto

19 4 Aprile AVIO DE LORENZO SCOLPISCE IL CROCEFISSO DELLA SOFFERENZA Lo scultore su legno Avio De Lorenzo di Costalta ha realizzato un opera di soggetto religioso per una chiesa di Novellara in provincia di Reggio Emilia. Invitato da amici che frequentano il Comelico, De Lorenzo ha accettato di cimentarsi in un impegnativo progetto di incisione su un tavolato di iroco, specie di noce sudamericano, di notevole durezza, di ragguardevoli dimensioni, più di 4 metri di altezza e di circa un metro di larghezza. L idea ispiratrice è stata la sofferenza di cristo confrontata con quella della gente di queste terre emiliane, che per secoli sono state sottoposte a sfruttamento del lavoro di contadini come braccianti o mezzadri. Il disegno preparatorio di Avio de Lorenzo delinea già un movimento di contrazione e spasmo, quasi un tentativo di staccarsi da quel supplizio a cui la malvagità del potere ha inchiodato la vittima Gesù. Lo scultore di Costalta incide su un tavolato di iroco il Cristo sofferente dei braccianti emiliani d un tempo Con un paziente lavoro di scalpello, lo scultore comeliano ha saputo trarre dal legno l idea disegnata, dando profondità e movimento al grande crocefisso. L amico di Novellara che ha commissionato a De Lo- FACCIA DA PRETE LA VITA DI MONS. FIORI IN UN LIBRETTO E stato curato da Elena Ciotti, il ricavato andrà alle opere parrocchiali di S. Maria Nascente Una ricostruzione dell indimenticabile figura di monsignor Angelo Fiori è stata appena pubblicata da Elena Ciotti, dopo un percorso di ricerca maturato attraverso i ricordi della gente e la consultazione dei bollettini parrocchiali di Pieve di Cadore. Ha per titolo Faccia da prete e riprende il contenuto dell elaborato realizzato nell ambito dell Istituto superiore di Scienze Religiose di Belluno. Scrive di Fiori la Ciotti: Quando è mancato avevo quasi undici anni e, per lui, ho scritto una filastrocca (che chiamavo poesia), come facevo sempre per tutte le cose belle che mi colpivano. La filastrocca non c è più: c è la poesia del ricordo affettuoso, adesso che sono grande, di un grande uomo che ancora adesso, a trentasei anni dalla morte, fa sorridere tutti quelli a cui chiedo di lui. Nato a San Vito nel 1890, era diventato arcidiacono del Cadore nel 1937, restandovi fino alla morte avvenuta nel febbraio Analizzando storicamente quel periodo, la Ciotti fa rivivere le caratteristiche più significative della personalità di monsignor Fiori: un uomo e un sacerdote schietto e disponibile, a tratti ispido ma costantemente attento e generosamente partecipe alle vicende e alle esigenze della sua gente. Vengono così riferiti episodi e momenti di vita coinvolgenti e anche curiosi, considerata la vitalità e l immediatezza del personaggio. Certo monsignor Fiori sapeva dosare le parole e i gesti, puntualizza la Ciotti nelle occasioni importanti sapeva controllare la propria irascibilità, conosceva e sapeva trattare con gli abissi dell animo umano ma, sicuramente, non mancava di autenticità, di limpidezza, di rigore logico e morale, di umanità. Gli aneddoti che raccontano le sue battute salaci, i suoi scatti nervosi, la sua avversione per le suore, l insofferenza verso il potere autoritario, terminano sempre, inevitabilmente, con la stessa battuta: L era un giusto, un dreto, na lenga s-ceta. Lui stesso ammetteva che la sua linguaccia lo aveva inviso ai potenti e gli aveva attirato addosso delle antipatie, ma lo aveva anche fatto apprezzare in quanto arguto, semplice con i semplici ma capace di tenere testa ai lupi, uomo di Chiesa ma anche uomo tra gli uomini, capace di forti emozioni, quindi capace di comprendere le emozioni e le debolezze altrui. Indicava agli altri la strada del Vangelo, ma per primo ammetteva gli errori e camminava a fianco della sua gente, a volte con pazienza, a volte con energia, come si addice ad un pastore forte e responsabile del suo gregge. Nella pubblicazione si incontrano descrizioni riferite a momenti particolarmente significativi della vita di Pieve e del Cadore, come ad esempio l epoca fascista e la cacciata dei nazifascisti, come la sensibilità di Fiori davanti al dolore o il suo atteggiamento nei confronti dell evoluzione del costume femminile, o ancora la realizzazione della sala Oasi. Un testo vivace e godibile, dunque, costruito attraverso una scrittura scorrevole e lineare. Elena Ciotti racconta così le ultime ore dell arcidiacono, colpito da infarto mentre si apprestava a celebrare un funerale: Sistemato in fretta dentro la sacrestia, lucidissimo monsignor Fiori parla a lungo con don Osvaldo, chiedendogli imperiosamente l assoluzione e gli oli santi; gestisce la situazione fino alla fine, indicando allo sconvolto cooperatore quale destino debbano avere i suoi libri, unica proprietà rimastagli. Raccomanda a Teresa (la moglie del nonzolo ) di pagare i chierichetti del funerale e le dice: almanco là via l è l sol, riferendosi al cimitero. Farà la sua ultima controversia con i medici e con chiunque voglia convincerlo al ricovero in ospedale: costringe i barellieri a posarlo nell ingresso della canonica finché il nipote, don Giovanni Belli, persuade lo zio a lasciarsi curare come si deve in ospedale. Morirà lassù il giorno stesso. Il ricavato della vendita di Faccia da prete, 56 pagine, stampato dalla Grafica Sanvitese, verrà devoluto a favore delle opere parrocchiali di Santa Maria Nascente. Maria Giacin renzo quest opera, Silvano De Pietri, ha raccontato l emozione dell idea che diventa scultura: Vedevo quest uomo dall alto e desideravo ottenere questa difficile sensazione di contorsione che Avio è riuscito perfettamente a rappresentare. Oltre il simbolo religioso, si possono cogliere dei valori universali, perché questo corpo umano raffigura la sofferenza, il sangue sparso dalle tante vittime nella storia dell umanità. Questo è un uomo che sta cercando di staccarsi dalla sua croce con una tale forza da emergere dal legno e puntare verso l alto, verso il cielo. L opera, dopo essere stata esposta per un paio di settimane nella piazza di Novellara, ricevendo commenti favorevoli dai passanti e visitatori, è stata collocata il giorno di Pasqua in una delle chiese del paese, con una cerimonia ufficiale, alla quale era presente anche lo scultore di Costalta. A commento dell opera il critico d arte Enzo Santese ha scritto: La scultura richiede innanzitutto una profonda conoscenza della materia, che consente di intravvedere già nel blocco o nel tronco le tracce anatomiche della creazione che si accinge a realizzare. Nel Cristo di Novellara la figura divina, collocata in posizione decentrata rispetto all asse della croce, ha un accenno di ripiegamento su se stessa che ne accentua, se possibile, il senso di sofferenza di un sacrificio, assunto dall artista come paradigma o metafora dei tormenti e delle difficoltà esistenziali tipiche anche di questo territorio. Lucio Eicher Clere

20 20 Cadorins a cura di FRANCESCA LARESE FILON Rita d Roncia era l istituzion de Pramarin. Öla ne n avee un albergo, na ostaria, nanche un ristorante, ma la so ceda zal cianton arent al bosco, inante ciapà du la bigozera ch passa al rin d Londo e riva a Costazuco, era averta a duce, par passà un ora, par böi un café, par un leto da dormì, par na polenta e luganghe o na pastassuta. Rita era na fömna inteligente, curioda da inparà senpro algo d novo, interessada al robe dal Comelgo, tanto cuanto al notizie dal mondo. Era legra e pacifica e par cösto savee tgnì in parlöt fömne e omin, nostrane e foreste. Par al fato ch la so ceda era ntin foraviadalaconfusiondalmedo de Pramarin, gno ch d agosto iné la val d Giosafat dedentechrivadaogni banda, iné capitó pi dn ota ch ilò da öla rivössa parsone inportante e se ferme a possàncredoeaböiuncafé fato co l forsarö. Intrà sti grögn öla ricordaa doi presidentes dla Repubblica taliana, Pertini e Cossiga, ma anche vösches e cardinai, giornalistes, generai, e chissà cuance che n se presentaa co l inportanza dla so responsabilité, e se cetaa polito propio parcheche n la fadee diferenza intrà d parsone. Aped duce öla se conportaa a la stössa maniöra, zenza perde la so senplizité, co la pachea del fömne dn ota. Na istede, era i prime ane di Setanta, era rivó in Visdende un pree da Imola, d cöi dla contestazion zla gedia dal dopo Concilio. Inte chesto sfoi se dora la grafia de l Istituto Ladin de la Dolomites Zun cianton de Pramarin s è destudeda na lus LA PACHEA D RITA COL PORTE AVERTE A DUCE Avee nascuance omin e fömne dla so parochia, ch lì e etre avee tacò a ciamà comunità di base, e volee föi na esperienza d vita insieme zun posto bandù dal Signor com ch é Visdende. Sbögn ch se savee che sto pree e cöi ch era aped li era malviste da la gerarchia taliana, Rita i avee tloste dinze zla so ceda zenza nsun problema, anze era curioda da sintì a parlà de cristianesimo con pi coerenza al vangelo sno ch le predghe di prees dle nostre gedie. Al raporto d amicizia era continuó anche zi ane dopo, cuön che cöi da Imola avee cetó etre sitemaziogn senproinvisdende.ecoiàsavù dla so morte iné partide aposta a gni su al funeral e inà scrito nasché parole ch ne pias riportà cialò, ricordön sta fömna d rara sinpatia. Le riporton par taliön, come ch li é stade scrite: Noi vogliamo renderle omaggio oggi, insieme al suo compianto Ernesto: Val Visdende sarà un po più vuota per noi senza Rita che in qualche modo rendeva ancora presente anche Ernesto: una coppia di gente semplice, onesta, cordiale, attaccata alla bellezza della loro valle con intelligenza, consapevoli che era una grande ricchezza per loro,madacondividerecon quanti sapevano apprezzarne la straordinarietà. Oggi siamo qui con voi, per esprimere il nostro dolore e la nostra vicinanza alle figlie, ai nipoti, per noi quasi una grande famiglia, perché in casa di Rita così venivamo trattati. Vogliamo salutare Rita, Rita, al so òn Ernesto e al presidente dla Republica Cossiga una donna che nella sua semplicità aveva un gran cuore e una bella intelligenza. A me lascia un grande ricordo e tanta nostalgia e se fosse possibile, ancora più amore per queste sue bellissime montagne e la sua meravigliosa gente! Grazie Rita da Cleto e tutti i tuoi amici di Imola. E gramarzöi anche da tance comeliane ch l à consuda e aprezada. Lucio Eicher Clere EL CAPOTO DE TONI L epifania dute le feste la porta via! Ma noi a Laio avon ancora Sant Antone : el 17 de gennaio e festa granda, come a Nadal. Se siente sta aria de festa da le ciampane che sona a ciampanoto, da le os dei tosate contente e beate che no e a scola. Anche i anziane chesto ciampanoto i le fa tornà co la mente co iera tosate e dute siente chesta aria de festa. Ne par de ese dute na famea e volese pi ben, pecà che l ciampanoto no dura sempre. Ale dièse e mèda messa granda celebrada da l Arcidiacono en calche occasion anche dal Vescovo de Belun. Na messa ciantada così ben dal nostro coro, da fei vegnì le lagrime par la comozion anche ai pi rude montanari. Par Toni la festa era anchepigranda:parchèerael so onomastico! E par di su a mesa n tin prima par ciapase el posto, le levou bonora, el se a pareciou polito, scarpe lucide, n bel gropo te la cravata, la giacheta col fazoleto a taschin : noi manciaa pi niente. Ma era ancora presto così le desto do a saludà so mare e la ciatou so suò che ia fato mile complimenti. Buon onomastico Toni! che elegante ciò che te ses! Varda mare el somea n sposo! E lui se godea duto contento. Sentì femene, vado sù a toleme el capoto e po don su n sieme amesa! Matelodaelcapoto le là sul picia tabare. Don che el capoto le cà! Varda che braa femena che ei,lameloha portoudo parchè no feze le sale! Se sa che d inverno, co la stagion freda se stà pì de inte così se tende a crese calche chilo, e Toni sa acorto subito chel capoto nol podea pì botonalo. Ei cresesto forte ciò! iaditoasosuò Ma se me giavo la giacheta e subito meo! E così la fato. Arda Toni che davoi le duto cheltirae - nostatoleme la vita. L ei comprou stautono, co ha fato la cresima chel tosato, e sarei anche n tin n grasou, ma no come che te dis tu! Va bentoni,vabencoteses contento tu! Ma lui proprio contento no l era e così el se a giavou anche el tricò. Ades basta, come che lè, lè! El se a tirou su el capoto e par strada el brontolaa parchè el stentaa a bete le man te fonda. Da ca n avante basta scorzete e luganeghe, nianche vardale Le ruou in piaza e sicome sto capoto el avea botonou solo sora, do a bas el fasea come na ciampana e un che dea a mesa al ia dito : Botonete chel capoto Toni, davoi te l as fora dreto! E lui la fato finta de niente, la tirou inte la panza e la botonou ancora n boton. Inte te cèsa era tanta dente, così Toni la pensou de di su tel banco del coro proprio de fianco a l altar. Davoi de lui eruoun soparente,elloa vardou e ia dito : desbotonete n tin chel capoto Toni, te me somee n puoro gramo inte te chel budel! Toni el volea feili n soriso ma le riusiu solo a fei una smorfia. N tanto la femena de Toni, do ciasa, la continuaa a ciamalo: Toni Toni,andoe elo desto a finì sto on, el capoto le ca, tanto distante no le. Ben n tanto vado su e po el vignarà! Ma te cèsa la marvea e stada granda : Toni era su tel banco del coro col so bel capoto blù. Ma come alo fato a ese belo ca se son partida ades e el capoto era ladò? Ie vignesto n sospetto. Vuosto vede Te cèsa era un via vai de dentecosìledestasupian pian e la lo a vardou polito : era come che la pensaa!!! Le desta da visin e la ia dito soteos : Toni te as tirou su el capotodetomare! Else a sintiu la pel de pitasulmusoeioce Aprile Cheste robe le suziedea al 17 genaio 1998 batea come chi che e apena desedade. El se ha vardou do par davante e la visto, solo alora, che le manie i ruaa apena sote i comedoi. Ca le luganeghe no a niente a che fei, son io fora de casela, ma come ebe fato e a no me acorde! La cèsa era piena de dente e di fora neanche a sognase.cosìelseatirouintea pede el muro pi chel pudea par scondese n tin e con un brazo el vardaa de scondese chelautro, parchè la ciamesa i pasaa do na bela quarta.delapredicacheafato l Arcidiacono no la capiu na parola, le solo stou a pensà la strada pi curta par di a ciasa. Al momento dell offerta na bela paura : a tirà fora el tacuin che l avea te scarsela da voi, el vedea belo i botoi de sto capoto rua ia su laltar che era proprio davante de lui. La messa è finita andate in pace Fata franca. Te ringrazio Signor chesta e stada la mesa pi longadelamevita.come che l avea pensou la pi curta a di a ciasa era sautà i orte davoi de la cèsa, così le ruou davante al porton col capoto te man e le desto subito inte da so mare. Sesto ca Toni, ma che vo di che te ses in ciamesa?.- Mare n - cuoilameetociadabela,ca te loda era el to capoto, credeo fosse el me, el color e compai, ma lera strento così me ei giavou la giachetta e anche el tricò! - Ma Toni dai, te dee ca te armeron era ben un pì gran! - Mare se no te despiasese chel là el tiro su magare el di de Pasca! Chel dì te le ciase nisun parlaa de pasticio o autro, ma dute contente a parlà de n capoto blù : el merito duto de Toni. N.B. Nisuna comica e stada pi bèla, anche parchè cheste robe le suziedea ai tempe de nota. Infati era al 17 genaio Tita de Ina La Federazion di Ladins e i problemes dla dente dle Dolomiti La Federazion di Ladins dal Veneto à portò su la taula dla politica i problemes dla dente ch vive zle valade dle Dolomiti. Lo à fato zun incontro a Caviola, inante dle eleziogn pal consilio regional dal Veneto e iné riussida a föi rivé piön de dente interessada a l argomöinto e anche cuase duce i candidede di 10 partites ch s é presentade al voto popolar. Dalonde i ane gno ch la Federazion gnee parlada snoma par el comedie e el ragatade intrà i rapresentates d Anpezo e Fodom e cöi dal resto dla Ladinia, parcheche i ladins dal vecio Tirol n volee rinunzié ai sode in pì ch i ciapaa e lassaa fora anche li Uniogn ch avee derito da ciapà i sode dla Region. Ades a la presidenza dla Federazion iné na ladina dal Cadore d Medo, Francesca Larese Filon, e aped i rapresentantes dle Uniogn, da l Agordin al Comelgo, s riva da föi vöde cuanto pi lieda al teritorio e atenta ai problemes dla dente ch iné sta asociazion intrà li Uniogn ladine dle Dolomiti. La presenza d tance politici in cal dì a Caviola inà dimostrò come ch la Federazio ebia l autorité par parlà in nome de duta la dente ladina dla banda auta dla provinzia de Blun. Lo à sostgnù zl introduzion la presidente

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