Capitolo II. Sviluppo degli studi sulla CMC

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1 Capitolo II Sviluppo degli studi sulla CMC Gli studi sulla CMC esordiscono con la realizzazione di un saggio al riguardo assolutamente pionieristico, composto da Licklider e Taylor 1 nel 1968 e con un opera isolata destinata a divenire un punto di riferimento essenziale per l elaborazione teorica futura, rappresentata dal contributo di Hiltz e Turoff 2 risalente al In seguito a tali iniziali contributi, il primo filone di ricerca sistematica sulla comunicazione mediata al computer si è sviluppato nell ambito della psicologia sociale all inizio degli anni Ottanta. Si trattò di studi condotti da Kerr ed Hiltz 3 nel 1982, a cui seguirono quelli di Sproull e Kiesler 4 condotti a partire dal 1984, i quali hanno avuto la finalità di verificare gli effetti della CMC in ambito organizzativo e più specificatamente aziendale. La progressiva diffusione dell office automation in quegli anni, stimolò l esigenza di verificare le condizioni in cui le nuove tecnologie avrebbero potuto 1 L.PACCAGNELLA, op.cit., pp Ibidem. 3 Ibidem. 4 G. RIVA-C.GALIMBERTI, op.cit., pp

2 assicurare i migliori risultati in termini di incremento della produttività di beni e servizi sia in termini di aumento dell efficienza aziendale. L attenzione rivolta alla CMC si afferma secondo la prospettiva ben specifica di conseguire i massimi risultati dalle nuove tecnologie in gruppi di fruitori fortemente task-oriented, ossia con finalità produttive ben precise. Oltre a ciò la diffusione in ambito lavorativo delle nuove tecnologie di comunicazione, comportò la necessità di esaminare questi strumenti, non solo dal punto di vista delle caratteristiche tecniche, ma anche da quello degli effetti della CMC che nelle diverse elaborazioni teoriche saranno valutati di volta in volta nella loro accezione positiva o negativa. L assunzione di un punto di vista circoscritto all aspetto dell incremento produttivo o più in generale dell efficienza organizzativa, ha comportato la valutazione negativa di alcuni effetti della CMC, mentre gli stessi risultati esaminati alla luce di diversi motivi di interesse, avrebbero potuto condurre a differenti interpretazioni. Le prime ricerche sulla CMC si articolarono su alcuni interrogativi specifici: quali potessero essere gli effetti di una comunicazione esclusivamente testuale, essenziale e celere, priva di quei comportamenti non verbali (o metacomunicazionali) che nella 51

3 comunicazione faccia a faccia tendono a veicolare informazioni sociali relative ad eventuali differenze di potere e di status tra gli interlocutori; se gli individui impegnati in una interazione mediata dal computer si sentano più anonimi, data la mancanza di informazioni relative alla fisicità e all identità dei soggetti; se esistano norme in grado di stimolare il coordinamento e la socialità nella comunicazione on line. A questi quesiti rispose quel filone di studi denominato Reduced Social Cues, detto in breve RSC, a cui fecero capo diversi noti studiosi come Dubrovsky, Kiesler MacGuire, Siegel, Sproull 5. Tale approccio teorico che fa principalmente capo a Sproull e Kiesler 6, nell ambito di un gruppo di ricerca della Carnegie Mellon University, assunse come presupposti di base due caratteristiche essenziali della CMC, quali: la scarsa attitudine di essa a trasmettere di informazioni relative al contesto sociale, così dette social cues (propriamente indicatori sociali), in cui la comunicazione avviene e la scarsità in essa di norme comunemente accettate, idonee ad orientare lo sviluppo della comunicazione stessa (Kiesler et al. 1984). Dalla mancanza di informazioni relative al contesto sociale in 5 L.PACCAGNELLA, op.cit., Ibidem. 52

4 cui l interazione avviene, ne deriverebbe il difficile coordinamento tra gli attori e la mancanza di una completa comprensione dei messaggi. A ciò si ricollegherebbe anche il livellamento della capacità di influenza sociale degli interlocutori, denominato equalizzation effect (effetto di egualizzazione). All assenza di norme che dirigono l interazione sarebbe da attribuire la presenza nella comunicazione on line di uno stile comunicativo più sciolto, libero ed impersonale. Le condizioni di anonimato, cioè la mancanza di informazioni relative alla fisicità e all identità degli attori, sarebbero all origine di processi di polarizzazione di gruppo e di deindividuazione (concetto quest ultimo, sviluppato nell ambito della psicologia sociale, in particolare da Festinger 7, per indicare quei fenomeni di perdita di identità e di indebolimento delle norme sociali dovuti all immersione nella folla) per cui l identità degli attori tenderebbe ad attenuarsi sino a scomparire. Dalle condizioni di anonimato unitamente e dalla carenza di norme relative al contesto sociale, deriverebbe la considerazione del contesto comunicativo via CMC come ambiente incline al diverbio e capace di generare in una serie di insulti a catena, fenomeno così detto flaming. 7 Ibidem. 53

5 In tal senso la CMC sembra determinare due principali effetti antitetici, se per un verso livella le differenze sociali (equalization effect) e stimola una partecipazione più libera dai condizionamenti di status, per altri aspetti crea condizioni di deindividuazione che svincolano i soggetti da legami normativi creando condizioni che si potrebbero definire, da un lato di maggiore democraticità (ma che rendono l ambiente meno efficiente dal punto di vista delle capacità decisionali), dall altro di maggiore violazione delle norme stesse dando cioè più facilmente luogo al flaming. Tali riflessioni stimolarono successivamente una serie di verifiche empiriche, volte soprattutto ad individuare le diverse dinamiche comunicative che possano instaurarsi nel contesto della CMC rispetto all interazione faccia a faccia. Furono in particolare Dubrovsky, Kiesler e Sethna 8 a condurre nel 1991, un esperimento al riguardo che in un primo momento fornì conferma empirica all ipotesi di status equalization effect 9, ossia di effetto di egualizzazione delle differenze di status sociale. Esso consistette nel costituire in laboratorio due diversi gruppi, invitati a prendere una decisione univoca circa una questione immaginaria i cui componenti nel primo 8 Ibidem. 9 Ibidem. 54

6 comunicavano tramite CMC, nell altro tramite interazione faccia a faccia e in ciascuno di essi era stato inserito un membro di elevata estrazione sociale. I risultati conseguiti furono differenti nell ambito dei due tipi di interazione: in quella faccia a faccia la discussione e pertanto anche la soluzione veniva orientata dal membro di estrazione sociale più elevata. Nell interazione mediata dal computer la discussione si presentava più equilibrata e la scelta veniva determinata dalla iniziativa dei soggetti di status inferiore. Il differente esito venne interpretato ricorrendo ai concetti di ansia da valutazione, presente nell interazione faccia a faccia ma non nella CMC e nell aumento in quest ultima della disattenzione sociale, conseguentemente alla mancanza di feedback sociale e quindi all equalizzation effect, inteso come ridotta attenzione rivolta alle caratteristiche degli interlocutori che rende gli individui potenzialmente uguali e deindividualizzati. Se il paradigma RSC rappresentò il primo tentativo di schematizzazione della CMC, esso rivelò ben presto non poche contraddizioni relative in particolare alla constatazione per cui, se per un verso la CMC si presenta socialmente povera, fredda ed 55

7 impersonale, questo contraddice l uso che in ambito lavorativo si fa dell utilizzata per comunicazioni non attinenti al lavoro. Tale tipo di contraddizione, si presentò come la risultante di un impostazione teorica che considerava gli aspetti sociali nell ottica di una prospettiva quantitativa e informazionale che si ricollega al modello di Shannon e Weaver, 10 elaborato nel 1949, in base al quale: il messaggio emesso da una fonte e codificato in forma di segnale da un apparato trasmittente, viaggia attraverso un canale per venire infine, decodificato da un apparato ricevente che lo rende disponibile al destinatario. L approccio di Sproull e Kiesler fa infatti riferimento a all ipotesi secondo cui livello di presenza sociale ( social presence ) 11 di un medium, intesa come capacità di coinvolgimento dei soggetti comunicanti, è proporzionale alla sua media richness, 12 ossia alla sua larghezza di banda. Essa secondo l elaborazione di Daft e Lengel, 13 risalente al 1984 ed elaborata nell ambito della così detta Social PresenceTheory, 14 sarebbe da intendersi come la quantità di informazioni veicolabili attraverso un medium nell unità di tempo. 10 R.GRANDI, Mass media fra testo e contesto, Milano, Lupetti, 1994, pp Ibidem. 12 G. RIVA-C.GALIMBERTI, op.cit., pp VAN DIJK, op.cit, pp L.PACCAGNELLA, op.cit., pp

8 Il modello RSC non si dimostrava tuttavia in grado di spiegare come mai in determinate situazioni la CMC possa al contrario dare luogo ad atteggiamenti ipersociali, ossia socialmente più normati o se vogliamo più disciplinati e corretti, rispetto a quelli che caratterizzano la comunicazione faccia a faccia. Per queste sue contraddizioni il modello RSC divenne oggetto di dure critiche, che all inizio degli anni Novanta fecero riferimento ad un diverso modello teorico denominato Social Identity De- Individuation model, 15 in breve SIDE e proposto in particolare da Martin Lea e Russel Spears nel Ciò a cui tale modello il modello SIDE conferisce rilevanza, è il contesto sociale in cui avviene l interazione. Qualora cioè il contesto chiami in causa i singoli individui in quanto tali, ne deriverebbe l enfatizzazione della loro identità personale, nel caso in cui esso coinvolga i soggetti come appartenenti ad un determinato gruppo sociale, ad acquistare rilevanza sarebbe la loro identità sociale e quindi le norme e le convenzioni collegate ad una dimensione collettiva. 15 L.PACCAGNELLA, op.cit., pp G. RIVA-C.GALIMBERTI, op.cit., pp

9 Secondo quando spiega Luciano Paccagnella, se difatti il paradigma RSC si avvalse della teoria di Festinger 17 che considera la deindividuazione come perdita di identità imputabile all immersione nella folla, il modello SIDE si rifece alla teoria di Reicher (1984) 18 che considera la possibilità del processo di deindividuazione nell ambito di un determinato gruppo sociale, ma affermando che in tal caso all indebolimento dell identità individuale corrisponda di contro il rafforzamento di quella sociale. Le conseguenze comportamentali che deriverebbero da tale impostazione, vanno dalla svalutazione delle differenze interne ai gruppi all enfatizzazione delle norme sociali proprie degli stessi gruppi. Ciò che in primo luogo venne contestato al modello RSC, è l assenza di una netta distinzione tra dimensione sociale e dimensione individuale. Secondo Lea e Spears, il concetto di ampiezza di banda comunicativa non presenta attinenza con l incapacità della CMC di trasmettere indicatori sociali. Questi possono essere comunque presenti in alcune parti del messaggio (come nell intestazione e nella firma, che potrebbero contenere indicazioni relative alla mansione 17 L.PACCAGNELLA, op.cit., pp Ibidem. 58

10 lavorativa, al sesso, ad interessi personali o ad alti ambiti, comunque relativi alla dimensione sociale dei soggetti), oppure desunte da conoscenze precedenti relative agli interlocutori e infine, dalla stessa situazione comunicativa (come avviene nei forum o nelle mailing list in cui si sviluppano argomentazioni di ambito ben preciso a seconda degli interessi dei soggetti). La limitazione della larghezza di banda inciderebbe semmai, sulla limitazione dei codici comunicativi non verbali che ritroviamo nell interazione faccia a faccia. L altra differenza fondamentale rispetto al modello RSC, è quella tra identità individuale e le diverse identità sociali che possono caratterizzare un soggetto. I teorici del modello SIDE trassero tale distinzione dall ambito della psicologia sociale e in particolare dalla Teoria dell Identità Sociale di Tajefel (1981) 19 e dalla selfcategorization theory di Turner 20 elaborata nel 1987, la quale si ricollega essenzialmente alla distinzione di George Herbert Mead 21 (1934) tra io e me, a cui successivamente si ispirarono l interazionismo simbolico e la sociologia fenomenologica. Filosofo e psicologo americano, tra i risultati più notevoli da lui conseguiti 19 Ibidem. 20 Ibidem. 21 G. MEAD, e L.MECACCI, Storia della psicologia del Novecento, Roma-Bari, pag

11 attraverso l osservazione dei bambini impegnati in attività ludiche, vi è la sua spiegazione circa genesi della coscienza e del sé. Secondo lo studioso la formazione della coscienza e del sé avverrebbe attraverso uno sviluppo graduale, durante l'infanzia, della capacità del bambino di assumere il ruolo dell'altro e di visualizzare il proprio modo di agire, come se fosse osservato dagli altri. Attraverso ciò l individuo imparerebbe ad agire in relazione al comportamento che gli altri hanno assunto nei suoi confronti, secondo un procedimento chiamato role taking, letteralmente presa di ruolo, corrispondente al concetto del mettersi nei panni altrui. Egli cioè notò che la prima cosa decisa dai bambini nel momento in cui si apprestano al gioco, è il ruolo che ciascuno dovrà assumere all'interno del gruppo, ovvero quello che Mead 22 chiama la definizione del Sé. Il nostro Sé - l'identità /ruolo che descrive quello che siamo - non appartiene all individuo sin dalla nascita, ma si modella durante gli incontri sociali che si sperimentano a partire dall infanzia. Secondo Mead 23 quello che io conosco di me stesso - in cui l' io è da intendersi come soggetto attivo e il me come oggetto delle denominazioni degli altri - è il risultato delle percezioni che ho ricevuto nell'interazione comunicativa di ogni 22 Ibidem. 23 Ibidem. 60

12 singolo giorno della mia vita di relazione. L' io e il me sono entrambi necessariamente connessi con l'esperienza sociale, ma mentre l io è la risposta dell'organismo agli atteggiamenti degli altri, il me è l'insieme organizzato degli atteggiamenti altrui, che un individuo assume. Il me è insomma la dimensione del se maggiormente ricollegabile alla dimensione sociale. In base a tale prospettiva gli individui categorizzano se stessi e gli altri secondo vari livelli di astrazione, cioè come parte del genere umano (human identity), 24 come parte di un dato gruppo sociale (social identity), 25 come essere dotato di un identità specifica (personal identity). 26 Applicando tale impostazione ai new media, Lea e Spears 27 ritengono che l assenza di regole sociali provenienti da altri individui insieme alla situazione di incertezza che ne risulterebbe, costringa le persone ad avvalersi delle norme sociali di riferimento che hanno interiorizzato al fine di guidare il loro comportamento. Di conseguenza, l osservanza delle norme sociali di un gruppo non dipende dal fatto che siano compresenti diversi individui in grado di osservarle: per il modello SIDE il sociale fa parte dell identità del soggetto e pertanto, nella CMC l influenza del contesto può essere 24 G. RIVA-C.GALIMBERTI, op.cit., pp Ibidem. 26 Ibidem. 27 L.PACCAGNELLA, op.cit., pp

13 più forte che nella comunicazione faccia a faccia. Le ipotesi avanzate dal modello teorico Side hanno ricevuto conferma empirica in laboratorio, dove sono stati esaminati diversi gruppi in relazione alle variabili dicotomiche individuazione/deindividuazione, rilevanza attribuita all identità individuale/rilevanza attribuita alla identità di gruppo. La prima variabile è stata studiata attraverso il settig di due gruppi di partecipanti all esperimento, i cui elementi non potevano vedersi né conoscersi direttamente, situazione questa che simula la CMC; i partecipanti al gruppo di controllo pur comunicando on line, erano stati posti a sedere l uno accanto all altro. La variabile della salienza relativa all identità di gruppo, era stata controllata attraverso la enfatizzazione della partecipazione dei soggetti come membri di un gruppo piuttosto che come identità singole, sia durante la fase precedente all esperimento che in quella successiva. Dai risultati emerse coerentemente con le ipotesi di partenza, che nel fenomeno di deindividuazione della CMC possono determinarsi due tipi di atteggiamenti antitetici, ossia di tipo asociale o ipersociale, intesi rispettivamente l uno come bassa osservazione delle norme gruppali, l altro come elevata osservazione di esse. Ne derivò inoltre, che la rilevanza assunta dalle norme di gruppo dipende dal tipo di 62

14 identità chiamata in causa in quella determinata situazione, per cui il coinvolgimento on line dell identità sociale dell attore indurrà costui ad una più rigida osservazione delle norme del gruppo di riferimento rispetto alle interazioni faccia a faccia. Altra proposta di ricerca alternativa all'approccio RSC, è costituita dalla teoria denominata Social Information Processing 28, detta in breve SIP. Essa nasce dalla constatazione dei limiti del precedente approccio, che attribuisce alla CMC caratteristiche quali: impersonalità, freddezza ed esiguità di contenuti sociali. Secondo questo nuovo modello teorico invece, la CMC non solo non corrisponde allo stereotipo della comunicazione fredda e impersonale proposto in precedenza, ma al contrario possiede caratteristiche che la spingono spesso a sovraccaricarsi di contenuti sociali equivalenti o addirittura superiori a quelli propri della comunicazione faccia a faccia. A questa caratteristica si deve la definizione di hyperpersonal ossia "iperpersonale", applicabile all intero modello teorico. Ciò che induceva le precedenti ricerche a considerare in tali termini la CMC, deve ricondursi ad un errore di impostazione relativo alla fase sperimentale che nel raffronto tra le dinamiche interazionali 28 L.PACCAGNELLA, op.cit., pp

15 della CMC e quelle della comunicazione faccia a faccia, imponeva ai gruppi di soggetti sottoposti all esperimento relativo ai due tipi di relazione sociale, la stesso limite temporale di socializzazione senza considerare che la CMC richiede tempi più lunghi. Quest ultima infatti si presenta più lenta, sia per la ristrettezza di banda inerente al tipo di medium, sia per il maggiore tempo richiesto dalla digitazione del messaggio tramite tastiera. La rielaborazione di precedenti studi in concomitanza con successive verifiche empiriche, condotte da Rice e Love 29 nel 1987 e da Walther e Burgoon 30 nel 1992, hanno consentito di comprendere come la CMC sia in grado di veicolare gli stessi contenuti sociali propri dell interazione faccia a faccia, se solo si lascia agli attori il tempo necessario per svilupparli. Altro fattore determinante è quello secondo cui i soggetti sottoposti ad un esperimento di laboratorio e ovviamente consapevoli di ciò, presentano motivazioni alla socializzazione limitate e soprattutto, con scarse aspettative di interazioni future. Quindi riassumendo i fattori fondamentali di incongruenza tra interazione mediata al computer e vita quotidiana rilevati 29 Ibidem. 30 Ibidem. 64

16 dall approccio SIP sono: limitazione temporale imposta generalmente negli esperimenti di laboratorio, carenti aspettative di interazioni future dovute appunto alla situazione artificiale di laboratorio e di solito maggiori nelle interazioni faccia a faccia. Considerati questi due fattori, la teoria SIP afferma che qualunque sia il mezzo di comunicazione utilizzato, gli individui sviluppano gli stessi bisogni di affinità e di riduzione delle incertezze nei riguardi dei propri simili; bisogni che verrebbero dagli stessi soddisfatti adattando le proprie strategie comunicative alle possibilità offerte dal medium e traducendo per esempio alcuni codici non verbali in sequenze alfanumeriche (ricorrendo ad esempio agli emoticons ). Perché ciò avvenga necessitano semplicemente di una maggiore quantità di tempo che del resto, è una variabile rilevante per tale teoria. In tal senso la CMC non sarebbe meno efficace dell interazione faccia a faccia dal punto di vista strettamente sociale, ma soltanto meno efficiente. In particolare nella CMC si manifesta un fenomeno che viene indicato come "polarizzazione" : le persone categorizzano se stesse e gli altri come appartenenti a una determinata tipologia sociale in modo più netto del normale. Chi riceve un messaggio e- mail tende comunque a categorizzare socialmente l emittente e in 65

17 mancanza di informazioni esaurienti, ricorre a stereotipi sulla base dei pochi dati disponibili. Chi scrive un messaggio o partecipa in altri modi alla CMC, ad esempio creando una pagina web personale, si trova in condizioni tali da poter predisporre con modalità particolarmente curate la presentazione di sé, attenuando o censurando quegli aspetti della propria personalità ritenuti socialmente meno opportuni. Quest ultimo aspetto è quello che Paccagnella (citandowalther e Burgoon) 31 ha definito selective o optimized self-presentation 32 ossia auto-presentazione selettiva o ottimizzata. Essa sarebbe riconducibile alle caratteristiche testuali proprie della comunicazione mediata dal computer ed in particolare di quella asincrona, in quanto la condizione di anonimità e i maggiori tempi di risposta che essa richiede, concedono più tempo per progettare o esporre selettivamente la propria comunicazione. Ciò rende più controllabili anche eventuali reazioni di imbarazzo che possono invece presentarsi nelle interazioni faccia a faccia. Ulteriori effetti della CMC derivano dal fatto che essa, permettendo agli attori scegliere il momento e la situazione più opportuni per prendere parte all'interazione, consentirebbe una maggiore 31 Ibidem. 32 Ibidem. 66

18 soddisfazione delle loro reciproche aspettative. Inoltre se durante una comune interazione faccia a faccia possono intervenire più facilmente vari fattori che inducono ciascuno attore a cambiare l idea di partenza circa l altro interlocutore, il carattere invece più mediato del feedback consentito dalla CMC, fa sì che le aspettative di partenza circa l altro interlocutore siano più facilmente ribadite e rafforzate nel tempo, piuttosto che disattese. Il merito di tale teoria è inoltre, quello di essere uscita dalla precedente impostazione statica e deterministica, aspetto che ha portato al ridimensionamento di alcuni aspetti propri della CMC ampiamente dibattuti in ambito teorico e se vogliamo secondari come quelli relativi per esempio, alla maggiore o minore democraticità della CMC, ai comportamenti devianti o anomici e al flaming. L approccio hyperpersonal unitamente al modello Side, rappresentano importanti percorsi per una riflessione più matura sulla comunicazione mediata dal computer che si inquadra nel network paradigm 33. Lo studio sulla CMC tende attualmente a volgersi verso la nuova prospettiva dell abbandono della ricerca sui suoi effetti sociali intrinseci ed estriseci e del superamento della teoria matematica 33 Ibidem. 67

19 dell informazione. Ciò ha condotto alla valorizzazione del contesto 34 in cui la comunicazione avviene, cosa che rappresenta una svolta nell ambito letteratura scientifica su di essa. Al pari dell interazione faccia a faccia, la CMC va considerata come un processo di negoziazione e di condivisione dei significati da attribuire alle diverse situazioni e ai diversi contenuti da parte degli interlocutori all interno di un medium elettronico (Riva 1997) 35. Infatti se la CMC implica un processo di negoziazione dei significati, è necessario che i soggetti interagenti dispongano di un contesto condiviso che consenta la reciproca comprensione. L attenzione rivolta al contesto ripropone la critica alla pratica degli esperimenti condotti in laboratorio e consistenti in esperienze scarsamente generalizzabili alla realtà concreta e con criteri talora ambigui. Per esempio, Mantovani 36 fa notare come l effetto di livellamento di status proprio della CMC, sia stato suggerito da un esperimento al riguardo che adottava come elemento discriminante dello status sociale la differenza di anzianità di studio tra studenti universitari che vi partecipavano, differenza considerata dallo studioso alquanto tenue. 34 Ibidem. 35 G. RIVA-C.GALIMBERTI, op.cit., pag G.MANTOVANI, op.cit. 68

20 Quindi l esperimento di laboratorio viene messo da parte da un filone di studi sulla CMC, che si rifà a tecniche e a prospettive di tipo etnografico-interpretativo rivolte allo studio degli ambienti sociali costruiti esclusivamente in rete, come quelli che vengono definite comunità virtuali che hanno sostituito gli ambienti tipici degli studi precedenti, solitamente condotti all interno di aziende, classi scolastiche e università. 69

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