CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

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1 CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA *** RASSEGNA STAMPA 30 novembre 2007 Titoli dei quotidiani Il Sole 24 Ore Mantini apre agli Ordini: Miglioriamo la riforma Riciclaggio, J accuse dei Pm Italia Oggi Professioni, c'è la riforma Cup Riparte il dialogo sulla riforma Il Messaggero Class action? Italia in ritardo di mille anni La Repubblica Benzina, banche, polizze e professioni, così le liberalizzazioni si sono arenate GIURISPRUDENZA Il Sole 24 Ore Non si devono dividere i crediti del defunto Italia Oggi Lascito, sufficiente un erede Stop ai permessi facili da parte dei magistrati di sorveglianza FLASH

2 *** Riforma professioni Mantini apre agli Ordini: Miglioriamo la riforma Secondo Pierluigi Mantini, relatore sulla riforma delle professioni intellettuali alla commissione Giustizia della Camera, le difficoltà e le contrapposizioni che per anni hanno bloccato la riforma delle professioni sembrano vicinissime a essere risolte: Siamo d accordo sulla sostanza, dobbiamo solo migliorare le definizioni. A mettere le fila le diffidenze è stato Raffaele Sirica, presidente del Cup, il comitato che riunisce gli Ordni. Un solo esempio: nella proposta di Mantini e Giusepe Chicci (il relatore per la commissione Attività produttive) la revisione delle attività riservate agli Ordini avrà come presupposto il riferimento a diritti costituzionali e a funzioni di prevalente interesse generale. La combinazione dei due principi secondo Sirica scardinerebbe la rilevanza di gran parte degli Ordini che, nonostante le aperture annunciate da Mantini, hanno depositato ieri in Parlamento la loro proposta di riforma, scortata da 100 mila firme. Michelina Grillo, presidente Oua e Vila Iaria (Adc commercialisti) hanno sottolineato l importanza del partenariato tra professionisti per valorizzare competenze e specializzazioni. Maria Carla De Cesari, Il Sole 24 Ore pag. 30

3 Professioni, c'è la riforma Cup La riforma delle professioni targata Cup approderà in parlamento. È stato raggiunto e superato, infatti, il quorum delle 50 mila firme necessario per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare, redatta dal Coordinamento di rappresentanza degli ordini, guidato da Raffaele Sirica. L'iniziativa di raccolta firme, partita a giugno scorso, è stata stoppata dal Comitato promotore, coordinato da Pietro De Paola (geologi), al raggiungimento di 80 mila sottoscrizioni. Che sono state consegnate ieri, allegate alla proposta di legge, all'ufficio servizio per i testi normativi della camera. Un nuovo testo di riforma delle professioni, quindi, che tra qualche mese affiancherà quello attualmente in discussione a Montecitorio, firmato dai due relatori Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi. Che in più punti, però, non soddisfa gli ordini, come è emerso, del resto, dal documento unitario inviato dal Cup ai due parlamentari di maggioranza. «Perché eleva al rango di professione», si legge nella nota diramata dal Comitato del Cup, «qualunque lavoro intellettuale; perché gli attestati di competenza possono essere rilasciati dalle associazioni anche sulla base di percorsi formativi alternativi a quelli universitari; perché alle associazioni viene concesso il potere di identificare la professione; perché non è stata prevista una netta distinzione tra professione intellettuale e impresa; perché non fa esplicitamente salve le attuali professioni regolamentate e non fissa precisi criteri sulla eventuale loro unificazione, sui loro percorsi formativi e sulle competenze». Il successo raggiunto è stato commentato con soddisfazione anche a Roma, nel corso del primo simposio del congresso nazionale dei consulenti del lavoro, da Raffaele Sirica (Cup). Anche se Pierluigi Mantini, uno dei due relatori di maggioranza alla riforma delle professioni, ha rinnovato la disponibilità ad accogliere i suggerimenti utili a migliorare l'impianto della legge. Che, ha ricordato a chiare lettere, «delega agli ordini stessi il compito di riformarsi». La tavola rotonda è stata anche l'occasione per rinsaldare la collaborazione fra le diverse anime del mondo ordinistico. Una «logica di sistema» che inverte una tendenza che ha sempre visto gli ordini professionali chiusi nelle proprie individualità, come sottolineato da Maria Pia Camusi. Chiusura che, secondo il direttore del Censis, «ha causato un ritardo delle trasformazioni delle professioni». Ma la Camusi ha ricordato soprattutto la grande crescita numerica delle professioni intellettuali negli ultimi anni, a cominciare dai consulente del lavoro (+11% dal 2003 al 2007). La professione, ha aggiunto Valentina Sanfelici (Confapi), «è particolarmente importante per lo sviluppo delle piccole e medie imprese». Un fattore non di poco conto se si pensa che le pmi rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo italiano. La categoria però potrebbe subire nuovi sviluppi. Del resto in apertura dei lavori era stata la stessa Marina Calderone ad ammettere di «guardare all'albo unico dei commercialisti con simpatia». Sulla questione è intervenuto Michele Testa, presidente dell'unione nazionale dei giovani dottori commercialisti, che è stato possibilista circa «l'apertura in futuro delle porte dell'albo unico proprio ai consulenti del lavoro». Testa ha poi sottolineato che se da un lato c'è la necessità di ribadire quanto le professioni siano importanti nel nostro paese, dall'altro è necessario che si introducano dei criteri nuovi all'accesso. Da Raffaele Marcello, presidente dei giovani ragionieri, invece, è stata ribadita la necessità di arrivare a un parallelismo soprattutto tra professionisti operanti nella stessa area. «Basta con i comparti nei comparti», ha sottolineato, «è necessario lavorare in maniera sinergica». Sulla stessa linea d'onda Michelina Grillo, presidente dell'organismo unitario dell'avvocatura. «Le professioni di area simile o affine», ha detto, «devono creare una forza sociale compatta». E da Vilma Iaria, presidente dell'adc (il sindacato dei commercialisti), l'idea di arrivare al più presto a un network delle professioni ordinistiche. Benedetta P. Pacelli, Gabriele Ventura, Italia Oggi pag. 33

4 Riparte il dialogo sulla riforma Riparte il dialogo sulla riforma delle professioni. E riparte con un progetto di legge scritto dai due relatori di maggioranza Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi, che prende le deleghe contenute nel ddl Mastella (approvato dal consiglio dei ministri quasi un anno fa) e le trasferisce ai diretti interessati. Un significativo passo in avanti, giacché il testo di base costituisce un'evidente novità: una serie di principi, che tiene conto di tutte le proposte parlamentari, del disegno del governo, e del fondamentale contributo emerso nel corso delle audizioni con gli ordini professionali. Naturalmente, a parte qualche riserva su alcuni aspetti,.a partire dall'articolo 5, relativo alla trasformazione di ordini e collegi. Per il Cnpi (Consiglio Nazionale Periti industriali), è la strada giusta, soprattutto perché, l'albo unico delle professioni tecniche, rappresenta lo sbocco naturale dei laureati triennali. Creare quindi una casa comune, suddivisa per settori di competenza, vuol dire conformarci all'europa e riconoscere che i profili tecnici triennali sono la naturale evoluzione dei tecnici diplomati ormai a esaurimento. Finalmente si potrà realizzare quanto previsto dalla direttiva europea 89/48 «relativa a un sistema generale di riconoscimento dei diplomi d'insegnamento superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni». Una direttiva che riconosceva una realtà già esistente in diversi paesi europei ma che in Italia è stata parzialmente e malamente affrontata soltanto nel 2001, quando venne varato il discusso dpr 328. Un altro aspetto su cui vale la pena soffermarsi sono gli articoli 16 e 17 relativi rispettivamente al tirocinio ed esame di stato e alle scuole di formazione e corsi di aggiornamento professionale. Perché non solo si ribadiscono le condizioni e i requisiti del tirocinio professionale per l'ammissione all'esame di stato, ma si fa riferimento alla possibilità per gli ordinamenti di categoria di istituire apposite scuole di formazione anche con la partecipazione di amministrazioni pubbliche o istituti di formazione. Ma soprattutto si riafferma la necessità che gli ordini provvedano all'aggiornamento professionale dei proprio iscritti, ribadendo in questo modo un concetto, quello della formazione continua, che il Consiglio nazionale ha da tempo disciplinato. Con il Regolamento per la formazione continua in vigore da marzo 2004 il Cnpi ha definito, infatti, gli obiettivi formativi a cui deve tendere l'attività di aggiornamento tecnicoprofessionale del perito industriale. La riserva del Cnpi invece va invece al riconoscimento delle associazioni e alla possibilità di rilasciare attestati di competenza (articoli 27 e 29). È assolutamente ingiustificato riconoscere alle associazioni di professionisti non iscritti a un albo la possibilità di rilasciare attestati di competenza, perché questo mortifica tutti coloro che sono regolarmente iscritti agli ordini e che possono operare sulla base di competenze stabilite con leggi dello stato, proprio per tutelare l'interesse del cittadino. Al di là di questo, la bozza rappresenta un grande passo in avanti che va verso quella riforma più ampia prospettata dal Cnpi anche al presidente del consiglio Romano Prodi. In una lettera del giugno scorso, infatti, il Consiglio nazionale ha sottolineato l'urgenza di riforme organiche affinché il nostro paese e i nostri giovani tornino a essere competitivi. Una competitività assicurata da un sistema di formazione adeguato, attraverso una riforma strutturale e omogenea che realizzi un ponte lungo tra formazione e professione. E questo progetto di legge sembra andare finalmente in questa direzione. Anche perché l'identificazione dei tecnici che operano nel settore dell'ingegneria viene finalmente adeguata al linguaggio comunitario e internazionale. Italia Oggi pag. 51

5 Riciclaggio, J accuse dei Pm Antiriciclaggio E ormai evidente cometa cosante disapplicazione della normativa in materia di operazioni sospette sia stata e continui tuttora ad essere una delle principali cause di propagazione di tale fenomeno illecito, a danno di migliaia di correntisti italiani nonché della credibilità stessa dell home banking italiano. L accusa è forte: il sistema bancario del nostro Paese non applica a sufficienza la normativa antiriciclaggio e dunque non riesce a contrastare il fenomeno de cosiddetto phishing. A lanciare il j accuse è la procura di Milano, da due anni impegnata in indagini sul phishing e del conseguente riciclaggio, in una lettera inviata alla Banca d Italia il 21 maggio scorso. Una missiva che il procuratore Alberto Nobili (responsabile del pool reati informatici) e il sostituto procuratore Francesco Cajani scrivono dopo aver redatto lettere simili a partire dal Documenti oggi depositati agli atti dell inchiesta in cui hanno sempre sostenuto lo stesso concetto: se le banche facessero i corretti controlli allo sportello previsti dalla normativa sul riciclaggio, il phishing. Ossia quel reato che consiste nel mandare messaggi per pescare le password e i dati relativi ai conti correnti di ignari utenti internet, diventerebbe più difficile. Morya Longo, Il Sole 24 Ore (Finanza e Mercati) pag. 41 Class Action Class action? Italia in ritardo di mille anni La class action sbarca in Italia «1.000 anni troppo tardi». È il parere del padre dell'azione collettiva a tutela dei consumatori, l'avvocato statunitense Ralph Nader. «Era ora che ci fosse - ha spiegato a margine di un convegno dedicato all'argomento - perchè dà ai cittadini singoli, attraverso le associazioni dei consumatori, la possibilità di poter fermare i furti e gli imbrogli effettuati sul mercato, che di fatto equivalgono ad una riduzione della loro qualità della vita. Perchè pagare 100 un bene che vale 80 equivale ad una riduzione del salario pari alla differenza».nader, più volte inutilmente candidato alla presidenza degli Stati Uniti, lancia però un richiamo al mondo della giustizia italiana «che deve gestire in modo veloce» i procedimenti. «Non ci possono volere anni per risolvere controversie», ha proseguito Nader, sottolineando come negli Usa «solo un decimo dei reclami arriva in tribunale, la maggior parte si conclude con un patteggiamento o con una causa persa».attivo nella tutela dei consumatori fin dagli anni '60, con le sue lotte contro i colossi dell'auto accusati di dedicare poca attenzione alla sicurezza dei modelli prodotti, Nader ritiene che la class action sia lo strumento ideale «per pareggiare il campo da gioco» e per «dare un certo equilibrio al rapporto tra aziende e consumatori». Secondo Nader è importante dedicare attenzione all'educazione dei cittadini sin dalla piccola età. Oggi nelle scuole, ha spiegato, «s'insegna l'economia dal punto di vista delle aziende, ma non da quello dei consumatori». A suo parere è necessario chiedersi se «esiste la volontà di preparare i giovani ad essere consumatori consapevoli». Per fare questo «è importante che i genitori abbiano un ruolo attivo nelle scuole e non cedano alle richieste dei figli, sempre più guidate dalle società dei consumi». Il Messaggero pag. 8

6 Liberalizzazioni Benzina, banche, polizze e professioni, così le liberalizzazioni si sono arenate «Le liberalizzazioni sono come una bicicletta, sta in piedi solo se continui a pedalare tutti i giorni. Solo così riesci a parare i contraccolpi che trovi lungo la strada e soprattutto a combattere, la convinzione, sempre vincente nella testa degli italiani, che per quanto si dica che si vuol cambiare non si cambia niente» lo dice Pierluigi Bersani, autore di tre "lenzuolate" di liberalizzazioni, di cui due approvate e una terza presto all ultima prova del Senato. Il ministro per lo Sviluppo Economico, con la metafora della bicicletta ha ricordato come continua è anche la fatica. Le tre lenzuolate hanno toccato oltre 20 settori economici, coinvolgendo sia i piccoli dettaglianti come panifici, parrucchieri e tassisti, sia le grandi multinazionali del credito, delle assicurazioni e delle tlc. Le tre ondate hanno avuto effetti diversi nel tentativo di "erodere" lo scoglio delle lobbies: intuizioni azzeccate come la vendita dei farmaci da banco o l abolizione dei costi fissi per il credito telefonico dei cellulare. Effetti misurabili da un giorno all altro sia dal cittadino comune, sia a livello macroeconomico. L effetto discontinuità è stato netto: l indice dei prezzi nelle tlc è sceso del 14% rispetto all anno scorso, i farmaci da banco, quelli che non necessitano di ricetta, sono comparsi in 1150 negozi in più di cui l 80% parafarmacie e il 20% nella grande distribuzione. Non ovunque c è stato l atteso terremoto: sono aumentati parrucchieri e panettieri (+5mila nel corso del 2007), ma su benzina, banche e assicurazione gli effetti sono modesti. Le leggi sulla liberalizzazione della vendita dei carburanti c erano già da anni e avrebbero dovuto realizzate i seguenti effetti: meno distributori, con aree di servizio più grandi e orari più ampi, vendita di prodotti "non oil" a sostenere le entrate e soprattutto reti di vendita alternative quelle dei società petrolifere. Poco di tutto questo si è avverato e l ultima liberalizzazione, contenuta nella terza lenzuolata potrebbe lasciare alle regioni il potere regolatorio decisivo. Così nel tentativo di contenere i prezzi del carburante ha pesato più la "moral suasion" del ministero verso l Eni e le altre compagnie che non il meccanismo di mercato.un vero percorso ad ostacoli è stato il rapporto con le banche e il miglior segnale di "resistenza" ai cambiamenti lo offrono i bilanci degli istituti che hanno disatteso le previsioni fosche di calo degli utili a causa del crollo di molte commissioni, come quella sul massimo scoperto o sulla chiusura conto. La "portabilità" dei mutui, cioè la possibilità di rinegoziare a tassi migliori con un altro istituto, è ancora inapplicabile. Abi, associazioni dei consumatori e Antitrust stanno definendo le procedure, ma nel frattempo i tassi e le rate salgono.«la legge non è entrata in funzione bene - ha ammesso il presidente dell Autorità della concorrenza Antonio Catricalà - le banche possono fare molto di più». Comunque il governo ha già previsto un emendamento in Finanziaria per ribadire la gratuità del passaggio dei contratti di mutuo tra una banca e l altra. Ma il "fuoco" liberalizzatorio non si accende facilmente nemmeno nella pubblica amministrazione. Proprio i Taxi sono un buon esempio: Roma è alla paralisi solo all ipotesi di 500 nuove licenze (7000 sono le macchine bianche nella capitale) e in generale l aumento del parco circolante è una strada che piace poco ai sindaci proprio per le reazioni dei tassisti. A Milano, Genova e Torino l accordo si è trovato concordando tariffe su percorsi standard e riorganizzando i turni piuttosto che farli concorrere su prezzi e servizi. A Bologna s ipotizzavano 70 licenze, più probabilmente se ne bandiranno 43 e i nuovi entranti dovranno pagarle per risarcire in parte i vecchi. Luca Iezzi, La Repubblica pag. 4

7 GIURISPRUDENZA Cassazione Non si devono dividere i crediti del defunto Nessuna divisione automatica dei crediti de defunto tra gi eredi. Contrariamente a quanto previsto per i debiti. Spazio alla comunione ereditaria. Monito implicito al debitore a chiedere, in caso di azione esercitata da uno solo dei ceditori, l integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi. Le Sezioni unite civili della Cassazione con sentenza n , depositata il 28 novembre, sposando l orientamento seguito dalla sentenza n del 1992, secondo la quale il principio tradizionale della ripartizione automatica tra coeredi è stabilito, solo per i debiti, dall articolo 753 del Codice civile, avvertono che in definitiva in tema di crediti facenti parte di una comunione ereditaria non possono pretendere il pagamento di quella che assumono essere la loro quota, con la conseguenza che la stessa cessa di fare parte di tale comunione, per la decisiva considerazione ce non sono titolari del relativo diritto. In questa prospettiva trovano allora applicazione le regole generali sulla comunione, in base alle quali ciascun soggetto partecipante può esercitare singolarmente le azioni a vantaggio della cosa comune senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri partecipanti. Giovanni Negri, Il Sole 24 Ore pag. 30 Stop ai permessi facili da parte dei magistrati di sorveglianza I magistrati di sorveglianza non hanno carta bianca sui benefici da concedere ai detenuti: infatti non possono dare permessi d'uscita facili, senza controllare la validità dei motivi e l'effettiva necessità. Altrimenti rischiano una sanzione disciplinare da parte del Csm. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza n del 28 novembre 2007, ha respinto il ricorso di un magistrato di sorveglianza che aveva concesso a un detenuto il permesso di andare a casa per il compleanno della figlia, più di una volta nel corso dello stesso anno. Ma non era stata l'unica leggerezza. Gli aveva anche concesso permessi di lavoro molto lunghi: oltre 16 ore per volta, svuotando così lo scopo della detenzione. Queste decisioni gli erano costate un ammonimento da parte della sezione disciplinare del Csm. Il ricorso alla Suprema corte per farsi togliere la sanzione è stato del tutto inutile. Il Collegio esteso ha confermato il verdetto di «palazzo dei Marescialli» precisando che «la molteplicità delle violazioni e la loro attinenza a momenti essenziali dell'esercizio della funzione di giudice, smentiscono l'assunto del ricorrente sulla non configurabilità di una lesione del prestigio dell'ordine giudiziario». Da «piazza Cavour» un'altra precisazione: il magistrato non può usare per un determinato permesso un modulo prestampato per un altro o non indicare il reato per il quale si «esprime una prognosi favorevole». Debora Alberici, Italia Oggi pag. 43

8 Lascito, sufficiente un erede D'ora in poi ci sarà un appiglio in meno per far annullare i giudizi sull'eredità: infatti sono validi a tutti gli effetti quelli promossi da uno soltanto degli eredi per ottenere il suo lascito, anche se gli altri non hanno partecipato. E il debitore non potrà invocare, per invalidare il procedimento, la mancanza degli altri eredi: non c'è litisconsorzio necessario. A questa conclusione sono pervenute le Sezioni unite civili della Cassazione che, con la sentenza n del 28 novembre 2007, hanno risolto un contrasto di giurisprudenza. Il ragionamento fatto dal Collegio esteso è partito dalla differenza fra i debiti e i crediti ereditati da più persone. Nel primo caso le somme si dividono automaticamente per quote. Nel secondo no: entrano a far parte della comunione ereditaria. Ed è per questo che ciascuno può agire per l'intero credito, salvo poi il diritto di regresso degli altri sulla loro parte, o solo per la sua quota. In entrambi i casi il giudizio resta valido. Insomma, l'approdo giurisprudenziale cui sono pervenute le Sezioni unite rende molto più difficile la possibilità di far invalidare i giudizi sull'eredità. «I crediti del de cuius», si legge nel passaggio chiave delle motivazioni, «non si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria; ciascuno dei partecipanti a essa può agire singolarmente per far valere l'intero credito ereditario comune o anche la sola parte del credito proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi. La partecipazione al giudizio di costoro può essere richiesta dal convenuto debitore in relazione a un concreto interesse all'accertamento nei confronti di tutti della sussistenza o meno del credito». Una società di Chiavari dovrà dare alla moglie di un dipendente prematuramente scomparso la sua quota di eredità consistente in alcuni arretrati. Ed era stata proprio la donna a portare davanti al giudice l'impresa. Però non aveva fatto partecipare al giudizio l'altra erede, la figlia, ancora minorenne. Per questo l'impresa voleva far annullare la decisione presa dai giudici di merito. Ma dopo aver risolto il contrasto le s.u. hanno respinto il ricorso dell'azienda. Debora Alberici, Italia Oggi pag. 42

9 FLASH Il Sole 24 Ore pag. 6 Assegni liberi, bollo da 1,5 euro 65 i ritocchi alla Finanziaria messi a punto dal Governo a cui si aggiungono i emendamenti presentati alla Camera in commissione bilancio (di cui quasi 2800 targati unione). Ritorna il bollo sugli assegni ma solo se liberi ovvero se rilasciati senza la scritta non trasferibile con un balzello di 1,5 euro che vale per ciascun modulo e scatterà dal 30 aprile Confermate le misure sulla class action, a cominciare dal filtro preventivo. Azioni collettive, Bersani: tempi certi e rapidi della procedura Forse non correrà su una vera e propria corsia preferenziale ma la class action di sicuro avrà un carattere di rapidità. Lo ha promesso il ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, in risposta alle preoccupazioni di Confindustria dopo l approvazione delle cause collettive al Senato. Ettore Artioli, vicepresidente Confindustria per il Mezzogiorno ha sollecitato ieri certezze su tempi veloci in fase preliminare e blocco delle azioni a scopo ricattatorio. Bersani ha confermato che il Governo è intervento con un emendamento alla Finanziaria per allargare la titolarità dell azione e introdurre filtri tramite i giudice. Il trust nel codice civile Tra le proposte di correzione alla Finanziaria spunta anche l inserimento del trust nel Codice civile. L emendamento presentato dal deputato della Margherita Maura Leddi ha l appoggio dei professionisti, con notai in prima fila ma anche dei dottori commercialisti che hanno espresso il loro apprezzamento e anche dal Governo la proposta non incontrerebbe ostilità. Certo, la proposta, che prevede la collocazione nel Codice di un nuovo Capo, intitolato Della fiducia, deve superare ancora lo sbarramento delle condizioni di ammissibilità, ma il tentativo è quello di fare uscire l Italia da condizioni di inferiorità, per fuoriuscita di capitali e servizi legali, rispetto ad altre piazze finanziarie come quella inglese. E vero che dal 2006 è stato introdotto nel nostro ordinamento l atto di destinazione, ma a dire degli operatori, si tratta di un istituto ben lontano dall aver risolto le esigenze cui risponderebbe il trust e, tra l altro, ha dato luogo a una serie di difficoltà operative. Da parte del Notariato e del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti si fa notare poi come sarebbe del tutto paradossale il fatto che l Agenzia delle entrate pochi mesi fa, in agosto, abbia emanato, senza una disciplina civilistica, una circolare che chiarisce i principi della tassazione nei negozi giuridici che compongono il trust, sia nella fase di costituzione sia in quella di permanenza de contratto. L emendamento che non usa mai il termine trust ma fiducia, definisce il contratto come quello con il quale il fiduciante trasferisce beni o diritti a un fiduciario che, assicurandone la gestione separata, persegue uno scopo determinato oppure agisce nell interesse di uno o più beneficiari, eventualmente da determinare in seguito. La durata del contratto non può essere superore a 90 anni e devono essere indicati nel dettaglio i beni o i diritti oggetto del trasferimento, come pure deve essere precisato il soggetto destinato a fare velare le obbligazioni assunte dal fiduciario.

10 Italia Oggi pag. 50 Mobbing, in Italia manca una disciplina penale A guardare le statistiche sul mobbing l'italia sembrerebbe una nazione virtuosa. In base ai dati forniti dall'ispesl (Istituto superiore per la sicurezza e la salute sul lavoro), se la Finlandia detiene il primato europeo con il 15% dei lavoratori «mobbizzati», seguita da Paesi Bassi e Gran Bretagna col 14%, l'italia si attesta ben al di sotto della media (che è dell'8%) con un milione e mezzo (4%) di vittime. La realtà è che nel «bel paese» i lavoratori che denunciano vessazioni, angherie e sudditanza psicologica nei luoghi di lavoro sono meno che nel resto d'europa. E la ragione non è la maggiore cordialità tra colleghi. Il «lusinghiero» posto in classifica, infatti, deriva dall'assenza di una legge ad hoc che tuteli le vittime del mobbing, le quali, dunque, preferiscono subire, piuttosto che esporsi a rischi imprevedibili. Il dibattito continua, ma la soluzione legislativa è ancora ferma nei cassetti del parlamento. Così, gli unici segnali che tentano di far chiarezza in materia provengono dagli organi giurisdizionali. In una recente e ormai nota pronuncia, la Cassazione penale è stata chiara: «Il mobbing non è reato». La sentenza emessa dalla V sezione il 29 agosto 2007 ha negato che una condotta penalmente rilevante possa configurare il reato di mobbing. Secondo la Cassazione «la mancanza di una precisa figura incriminatrice penale non impedisce la punibilità dei comportamenti tipici del mobbing, potendosi ben utilizzare il reato di maltrattamenti commessi da persona dotata di autorità per l'esercizio di una professione». «Inoltre», spiega Alessia Muratorio, ricercatrice in diritto del lavoro, presso l'università di Padova, esiste già una definizione di mobbing, fornita in sede civile, che richiede la reiterazione degli episodi vessatori nonché la durata nel tempo della persecuzione volta all'emarginazione del lavoratore». Il problema cui si trova di fronte il giudice è la prova della relazione tra la malattia del lavoratore e i comportamenti vessatori tenuti nell'ambiente di lavoro. L'inquadramento del mobbing, secondo la giurisprudenza, si articola attraverso due questioni: stabilire quale sia la condotta penalmente rilevante e, successivamente, provare i danni psicologici da essa derivanti. Come già stabilito in precedenti sentenze, il comportamento, per essere illecito, deve consistere in una serie di soprusi «che incidano sull'equilibrio psicofisico della vittima». «Se presi singolarmente, infatti, gli atti ostili del datore di lavoro (mobbing verticale) o dei colleghi (mobbing orizzontale) possono anche risultare leciti e apparentemente inoffensivi». È necessario, dunque, che «le condotte, per essere definite mobbing, siano plurime, premeditate e unite dal comune intento di ledere la vittima». Grande attenzione va, poi, riposta nella valutazione dei danni psicologici del lavoratore, che devono essere strettamente connessi al comportamento illecito tenuto nel luogo di lavoro. «Non si può parlare di mobbing», come stabilito dal tribunale di Roma con sentenza del 15 maggio del 2007, quando le malattie fisiche e psichiche del lavoratore, pur derivando da delusioni e sofferenze patite in ambito lavorativo, non siano legate ad alcun illecito del datore di lavoro.

11 Corriere della Sera pag. 32 Assegni, arriva il bollo da 1,5 euro Nuove modifiche in vista per la Finanziaria: 65 quelle proposte dal governo in seconda lettura, cui vanno aggiunti gi emendamenti di Unione e opposizione. Tra le novità proposte, il bollo sugli assegni senza la scritta non trasferibile : una tassa di 1,5 euro che scatterà dal 30 aprile e arriva l atteso filtro giurisdizionale sulla class action. Class action, non fate errori La Class action rompe il potere dei produttori a vantaggio di chi compra, una rivoluzione che porterà più qualità e sicurezza. A parlare è Ralph Nader, profeta indiscusso delle clausole collettive negli Usa secondo cui in Italia i settori più a rischio di azione collettiva sono le telecomunicazioni, le assicurazioni, le banche, il settore energetico, i contratti prestampati con le clausole vessatorie. Di fronte alle critiche del sistema Usa delle class action, Neder è chiaro: non vedo perché si deve accusare un avvocato di farsi pagare se vince una causa e in ogni caso negli Usa le parcelle le decide il giudice. Poi da un consiglio ai consumatori: Primo: creare dei meccanismi per facilitare l aggregazione dei consumatori per avere maggiore forza negoziale. Secondo: le prime cause collettive devono essere a prova di bomba, non si può rischiare di perderle. Terzo: colpire tutti i settori, dimostrare che non ci sono zone franche. Il Messaggero pag. 8 Finanziaria, 6 mila emendamenti. Arriva la tassa sugli assegni girati Il governo non ha ancora depositato i suoi emendamenti alla Finanziaria, ma ieri li ha illustrati ai capigruppo dei partiti di maggioranza. Sono ben 65 le proposte di cambiamento annunciate, e fra queste c è pure quella che non ci si aspettava: viene introdotto un bollo di un euro e mezzo sui vaglia e sugli assegni. Non su tutti gli assegni, sia chiaro, ma solo su quelli che non riportano la clausola non trasferibile. A quanto si capisce, la misura più che un modo per incrementare le entrate dell erario sembra un deterrente contro l uso degli assegni girati, strumento che si presta al riciclaggio del denaro e all evasione. La tassa comunque dovrebbe scattare a partire dal 30 aprile Una buona parte degli emendamenti anticipati ieri dal governo sono di natura fiscale. Uno in particolare interessa tutte le imprese e tutti i lavoratori autonomi. Si prevede che dal prossimo anno le spese per i telefoni cellulari possano essere detratte dall Iva al 100% (attualmente il limite è all 80% e fino all anno scorso era al 50%). Poi ci sono gli emendamenti di cui già si era scritto nei giorni. Quello sulla class action (cioè le richieste di risarcimento collettivo avanzate dai consumatori contro le grandi aziende) assegna al tribunale civile una funzione di filtro preliminare, per evitare che lo strumento venga usato in modo indiscriminato e strumentale A parte quelli del governo e del relatore, finora gli emendamenti alla Finanziaria presentati dai parlamentari sono più di 6 mila. Per la precisione 6.514, di cui circa 2 mila e 800 della maggioranza e oltre 3 mila e 700 dell opposizione. Ora però si farà una scrematura, con l obiettivo di arrivare a solo 500 emendamenti da esaminare realmente.

12 La Repubblica pag Consulenze legali, un sito gratuito Nasce il sito ideato dal magistrato del Consiglio di Stato Michele Corradino, capo di gabinetto del ministro per l attuazione del programma di governo. L intento è quello aiutare il cittadino a decifrare con chiarezza la giurisprudenza, spesso contorta e pasticciata. Con questo sistema chiunque potrà avere spiegazioni, chiarimenti. Presto sarà inserito un blog al quale il cittadino può inviare messaggi per chiedere aiuti e consigli gratuiti su multe, cartelle esattoriali, divorzi e altro. Una tassa antiriciclaggio sugli assegni trasferibili Pioggia di emendamenti sulla Finanziaria. Le proposte di modifica presentate ieri sera in Commissione Bilancio a Montecitorio sono (quasi il triplo di quante presentate nel corso dell esame in commissione al Senato). Ben provengono dalle file della maggioranza che tuttavia si è impegnata, tramite il presidente della Bilancio Lino Duilio, a ridurle a Nutrito il pacchetto presentato dal governo: in tutto 65 emendamenti. Lunedì si comincia a votare. Oltre alla risistemazione della class action (con l aggiunta di un «filtro» da parte del giudice e l allargamento della platea) e le norme sulla portabilità dei mutui già annunciate, arrivano sorprese da parte dell esecutivo: la prima riguarda l abolizione dal 1 gennaio del prossimo anno dell Isvap, l authority cui compete la sorveglianza sulle assicurazioni, le cui funzioni e il personale passeranno a Consob e Bankitalia. L altra sorpresa è rappresentata dalle misure anche contro il riciclaggio che comportano il ritorno di un piccolo «balzello» sugli assegni. Torna infatti il bollo da un euro e mezzo sugli assegni rilasciati senza la scritta «non trasferibile» che, come è noto, garantisce che l assegno venga incassato solo dal beneficiario indicato. La norma, che vale per ciascun modulo, scatterà dal 30 aprile Da segnalare, infine, un pacchetto di emendamenti bipartisan presentati ieri dal vice presidente della Commissione Bilancio Francesco Tolotti, cui ha collaborato il Consiglio nazionale del notariato. Si tratta della detrazione dell imposizione sul preliminare di vendita; della protezione dell acquirente per acquisti dalle imprese di costruzione; e dell introduzione di un credito d imposta per le cessioni di fabbricati soggetti a Iva per favorire l emersione del valore reale dell immobile. ( a cura di Daniele Memola )

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