Aveva solo cinque anni quando varcò la sua prima frontiera, quella tra Francia e Svizzera, e rimase stupito di non scorgere la linea rossa e lilla

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1 Aveva solo cinque anni quando varcò la sua prima frontiera, quella tra Francia e Svizzera, e rimase stupito di non scorgere la linea rossa e lilla che nelle carte geografiche, così attentamente osservate e che furono il suo primo gioco, segnava il confine tra i due paesi. Era anche, da buon portatile, un entusiasta delle miniature. Nelle sue memorie Sylvia Beach racconta che possedeva un enorme esercito di soldatini di piombo e si lagnava che stessero invadendogli tutte le stanze di casa, però non faceva niente per impedirlo. Forse quei soldatini erano in relazione a un altra delle sue numerose collezioni, quella delle bandierine: ce n erano di azzurre La serietà è un continente gialle e bianche, come i gemelli delle sue misterioso del corpo che serve per occ camicie e le sue cravatte. Le teneva ultare i difetti della mente. La serietà è appese al soffitto della sua casa di caun continente che serve per occultare i difetmpagna, anche se non ci andava di fti della mente. La di frequente serietà è perché preferiva restarsene a Parigiun continte mister o viaggiare. Fu aniosoche anche un viaggiatore con le parole: del corpo che serve Ho la mania di dare la corda agli orologi, di rimetterli all orper occultare i difetti dela esatta, di sistemare le cose al punto giusto, di lucidarela mente. La serietà è un cotutto ciò che è opaco e mettere in luce ciò che è stato ntinente misterioso del corporelegato nell ombra, di riparare e pulire i vecchi giocatto che serve per occultare i li dimenticati nelle soffitte.... Fu appunto in una di quelle difetti della mente. soffitte che trovò la frase che sarebbe ser La vita da giuramento è un continente per entrare a far parte della società se misterio greta. Si tratta so della mente che tava di una cita zione p resa dal Trservova per occultare i difetti della mente.istram Shandy : La serietà è un La serietà è un continente che serve per occontinente che serve per occultare i cultare i difetti della mente. La serietà è difetti della mente. Se a tutto questo si un continente misterioso del corpo sto si aggiunge la sua passione per la scoperta che serve per occultare di territori letterari inediti e in odore di portatilismo (Savinio, Littbarski, Gómez de la Serna, Stephan Zenith e un giovanissimo Borges furono tra gli altri scoperti da lui e invitati a far parte della società segreta), sì ottiene a grandi linee il ritratto di questo autore la cui figura, benché in controluce nel panorama culturale del secolo, risulta fondamentale se si vuole comprendere qualcosa di come si consolidò la letteratura portatile; fu infatti Larbaud l organizzatore della festa shandy che si tenne a Vienna nel marzo del Un mese prima Larbaud era andato in quella città per studiare sul posto la possibilità di organizzare lì una riunione che, per il suo carattere ultrasegreto, esigeva delle condizioni particolari. Per un viaggiatore colto che si fosse recato a

2 Enrique Vila-Matas STORIA ABBREVIATA DELLA LETTERATURA PORTATILE Traduzione di Lucrezia Panunzio Cipriani Design by Andrea Fornari and Elena Lombardo Catalogue set in Scala and Scala Sans Printed in Milan, June 2012

3 L infinito, mio caro, è ben poca cosa: è una questione di scrittura. L universo esiste solamente sulla carta. Paul Valéry, Monsieur Teste

4 PROLOGO OSCURITA E MAGIA SUICIDI IN ALBERGO LA FESTA A VIENNA LABIRINTO DI OBRADEK NUOVE IMPRESSIONI DI PRAGA CARTOLINA DI CROWLEY TUTTO IL GIORNO SULLE SDRAIO BAHNOF ZOO L ARTE DELL INSOLENZA UNO SHANDY DISEGNA LA MAPPA DELLA SUA VITA 76 BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

5 PROLOGO Verso la fine dell inverno 1924, sulla vetta dove Nietzsche aveva avuto l intuizione dell eterno ritorno, lo scrittore russo Andrej Belyj fu colto da una crisi nervosa nel constatare l inarrestabile avanzata della lava del supercosciente. Quello stesso giorno e alla stessa ora, a non molta distanza da lì, il musicista Edgar Varèse cadeva improvvisamente da cavallo mentre, per scimmiottare Apollinaire, fingeva di accingersi ad andare in guerra. A me sembra che quelle due scene siano state i pilastri sui quali fu edificata la storia della letteratura portatile. Una storia europea, alle origini, e leggera quanto la valigia-scrittoio con la quale Paul Morand percorreva su treni di lusso la luminosa Europa notturna: scrittoio mobile che ispirò a Marcel Duchamp la sua boîte-en-valise, senza dubbio il tentativo più geniale di esaltare il portatile in arte. La cassetta valigia di Duchamp, che conteneva riproduzioni in miniatura di tutte le sue opere, si trasformò rapidamente nell emblema della letteratura portatile e nel simbolo in cui si riconobbero i primi shandy 1. Alcuni mesi dopo e con una lieve modifica (sulla boîte-en-valise, un pettine a guisa di fermaglio) quell emblema di Duchamp sarebbe stato ritoccato da Jacques Rigaut per rappresentare, come disse egli stesso, l apoteosi dei pesi leggeri nella storia della letteratura... Il disegno fu molto apprezzato, forse per il suo marcato carattere eterodosso, e provocò una straordinaria valanga di nuove e ardite profanazioni dell emblema duchampiano, prova questa ben chiara della volontà di costante trasgressione che caratterizzò i primi scrittori che si associarono alla società segreta shandy. Negli stessi giorni, poiché esisteva tra quei primi shandy una diffusa paura che la cassetta-valigia potesse cadere in mano a un qualsiasi falsario, Walter Benjamin disegnò con notevole successo quella divertente macchina per pesare libri che porta il suo nome, e che ancor oggi ci permette di rilevare con assoluta precisione quali siano le opere letterarie assolutamente insopportabili e pertanto, sebbene cerchino di non darlo a vedere, intrasportabili. Non è casuale che gran parte dell originalità dei testi dell inventore della macchina Benjamin si debba proprio al suo sguardo microscopico, unito al suo infaticabile dominio delle prospettive teoriche. Erano le cose piccole quelle che più lo attraevano scrisse di lui il suo intimo amico Gershom Scholem. A Walter Benjamin piacevano i vecchi giocattoli, i francobolli, le foto delle cartoline postali e certe imitazioni della realtà come quei paesaggi invernali racchiusi in una palla di vetro in cui nevica quando la si agita. La stessa scrittura di Walter Benjamin era quasi microscopica e la sua mai raggiunta ambizione era quella di far entrare cento righe in un solo foglio di carta. Racconta Scholem che durante la sua prima visita a Benjamin a Parigi, questi lo trascinò al museo Cluny per mostrargli, in una vetrina di oggetti rituali ebraici, due chicchi di grano sui quali un anima gemella aveva trascritto per intero lo Shema lsrael. Walter Benjamin era anche anima gemella di Marcel Duchamp: ambedue vagabondi, sempre in viaggio, esiliati dal mondo dell arte e al tempo stesso collezionisti arrabbiati di cose o, per meglio dire, di passioni. Ambedue sapevano che miniaturizzare significa rendere portatile, e che questo è il modo ideale di possedere cose per un vagabondo o un esiliato. Però miniaturizzare significa anche occultare. Duchamp, per esempio, si sentì sempre attratto dalle cose estremamente piccole, vale a dire da tutto ciò che doveva essere decifrato: emblemi, manoscritti, anagrammi. Per lui miniaturizzare significava anche rendere inservibile: Ciò che viene ridotto diviene in un certo modo libero di significato. La sua piccolezza è allo stesso tempo un tutto e un frammento. L amore per il minuscolo è un emozione infantile... Infantile come lo sguardo di Kafka che, com è noto, ingaggiò una lotta mortale per entrare nella società paterna, ma ci sarebbe riuscito solo a condizione di continuare a essere il bambino irresponsabile che era. Da bambini irresponsabili si comportarono sempre gli scrittori portatili, e fin dal primo momento stabilirono, come requisito indispensabile per entrare nella società segreta shandy, di restare celibi o perlomeno di comportarsi come se lo si fosse, funzionare cioè come una macchina celibe, nel senso che volle darle Marcel Duchamp poco dopo essersi accorto, proprio attraverso Edgar 1. Shandy, nel dialetto di alcune zone della contea dello Yorkshire (dove Laurence Sterne, l autore del Tristram Shandy, visse gran parte della sua vita), significa indifferentemente allegro, volubile, svitato. 8 PROLOGO 9

6 Varèse, della crisi nervosa di Andrej Belyj: In quell istante, non so per quale ragione, cessai di ascoltare Varèse e mi misi a pensare che non bisognava attaccarsi alla vita con troppo peso, con troppe cose da fare, con ciò che si chiama moglie, bambini, una casa in campagna, una macchina ecc... E per mia fortuna lo compresi prestissimo. Ciò mi ha permesso di vivere a lungo da celibe, e quindi più facilmente che se avessi dovuto affrontare tutte le normali difficoltà della vita. In fin dei conti, è la cosa essenziale... Che Duchamp comprendesse tutto questo proprio nel momento in cui Varèse gli riferiva della crisi nervosa di Belyj sulla vetta dell eterno ritorno, è perlomeno curioso. E inevitabile chiedersi che rapporto potesse esserci tra l attacco di nervi di Belyj e la decisione duchampiana di rimanere scapolo a tutti i costi, sognando a occhi aperti come tutti i bambini irresponsabili. E difficile, praticamente impossibile saperlo. La cosa più probabile è che non ci sia stato alcun rapporto e che semplicemente a Duchamp si fosse presentata di colpo, senza alcun ricordo o associazione cosciente che permettesse una spiegazione immediata, l immagine di un uomo celibe, impossibile, libero e delirante, ovvero un artista portatile, oppure, il che è lo stesso, qualcuno che si potesse portare tranquillamente da qualsiasi parte. Infine, comunque sia, l unica cosa chiara è che il capitombolo di Varèse, la crisi nervosa di Belyj e l inattesa apparizione di un artista celibe, libero e delirante nel campo visivo di Duchamp, furono le basi sulle quali fu costruita la società segreta shandy. Oltre a esigere un alto grado di pazzia, furono fissati gli altri duci requisiti indispensabili per appartenere a quella società: stabilito innanzitutto che l opera di ciascuno dovesse essere leggera ed entrare facilmente in una valigetta, l altra condizione indispensabile era quella di funzionare come una macchina celibe. Sebbene non fosse indispensabile, si raccomandava pure di possedere certe caratteristiche considerate tipicamente shandy: spirito innovatore, massima sensualità, mancanza di grandi propositi, nomadismo instancabile, forte convivenza con la figura del proprio doppio, simpatia per la negritudine, esercizio dell arte dell insolenza. C è nell insolenza un orgogliosa spontaneità che, rompendo con i vecchi canoni, trionfa per la sua prontezza su un nemico possente ma lento. Già dal primo momento gli shandy videro che nulla era più piacevole del fatto che la congiura portatile si convertisse nell esaltazione spettacolare di quanto sorge e scompare con l arrogante velocità del lampo dell insolenza. Ne consegue che l esistenza della congiura shandy, la cui principale caratteristica era quella di cospirare tanto per cospirare, fu di breve durata. Tre anni dopo la caduta di Varèse e la crisi nervosa di Belyj, esattamente a Siviglia nel giorno dell omaggio a Gàngora, anno 1927, il satanista Aleister Crowley, accompagnandosi con un gesto deliberatamente istrionico, sciolse la società dei portatili.ora, molti anni dopo che Crowley aveva messo in libertà l aquila degli shandy, io sono in grado di affermare che la società portatile visse molto al di là dei lontani orizzonti della fantasia dei suoi membri. Fu il punto d unione di quanti formarono una società segreta senza precedenti nella storia dell arte. Si parlerà in queste pagine di coloro che rischiarono parecchio, se non la vita perlomeno la follia, per realizzare opere nelle quali fu sempre presente il corno, la minaccia del taro, sotto l una o l altra forma. Conosceremo coloro che si adoperarono perché oggi si possano smascherare molto più facilmente tutti quelli che, come disse Flermann Broch, Non che siano cattivi scrittori, ma soltanto delinquenti. Conosceremo coloro che resero possibile il romanzo della società segreta più allegra, più volubile e più svitata che potè mai esistere: scrittori turchi per il tanto tabacco e caffè che consumarono, liberi e deliranti eroi di quella battaglia perduta che è la vita, amanti della scrittura quand essa si trasforma nella più divertente e radicale delle esperienze. 10 PROLOGO 11

7 OSCURITÀ E MAGIA Debbo a una breve conversazione con Marcel Duchamp, e più ancora a Vedove e militari, libro finora inedito di Francis Picabia, le informazioni più preziose sull effettiva partecipazione di due donne fatali alla fondazione della società segreta shandy a Port Actif 2. Racconta Picabia che sul finire dell inverno 1924, nella città di Zurigo, davanti al numero 1 della Spielgasse, e precisamente dirimpetto al Cabaret Voltaire, dove proprio in quei giorni Dada stava festeggiando il felice quinto anniversario della sua scomparsa dal panorama culturale, c era un balcone a forma di flauto pigmeo fatto di rami di papaya. A quel balcone, in una notte di luna piena, c era uno spolverino dentro cui si agitava inquieta una bellissima donna spagnola dal nome decisamente orribile, Berta Bocado, la quale, con vaga noncuranza, osservava il continuo andirivieni dei vecchi dadaisti che, sia detto di sfuggita, nemmeno per un istante si resero conto d essere spiati dagli occhi della spagnola. Quella notte Berta Bocado era come una macchina fotografica con il diaframma aperto: un obiettivo passivo, preciso, pensante. Aveva appena ricevuto una lettera dal suo ex amante, Francis Picabia, il quale, dopo averla messa al corrente delle sue preoccupazioni, le chiedeva di fare in modo di stringere amicizia con uno scrittore russo chiamato Andrej Belyj, e di informarsi se questi, oltre ad avere crisi nervose sulle vette storiche, possedesse una certa genialità e senso dell umorismo. Sia Marcel (Duchamp) che io concludeva la lettera, siamo curiosi di sapere se Belyj è uno dei nostri. Gli elementi che abbiamo di lui dicono che vive nella tua stessa strada e che all imbrunire gioca a scacchi con Tristan Tzara. A quanto pare funziona come una macchina celibe. Nel suo più bel romanzo, Pietroburgo, il protagonista è un cospiratore e al tempo stesso una macchina celibe che, in un dato momento certamente ispirato, ingoia una bomba e avverte il suo gradevole ticchettio nel ventre. Probabilmente questo Belyj è un pazzo di alta qualità. Ci piacerebbe che tu lo conoscessi e ci facessi sapere se ha dei punti di contatto con il protagonista del suo romanzo. Attendiamo tue notizie. Non sappiamo se per la sua condizione di donna fatale, o semplicemente per la sua tendenza alle sviste, Berta Bocado confuse Belyj con un altro cittadino russo che abitava nella Spielgasse e che giocava talvolta a scacchi con Tzara, Arp, Schwitters e compagni, ma che di sera si rintanava in casa e non voleva saperne niente dei vecchi dadaisti. Il suo nome era Vladimir llich Uliànov e in compagnia di una certa Krupskaia aspettava a Zurigo che nel suo paese scoppiasse la rivoluzione. Dopo pochi giorni Berta Bocado mandò dei dati completamente erronei a Picabia, creando così l equivoco che tanto contribuì al consolidamento della società segreta portatile: Si tratta di un russo sicuramente bizzarro che, anche quando fa bel tempo, esce in strada con galosce, ombrello e un cappotto foderato di pelliccia. Porta l ombrello arrotolato, l orologio in una custodia di camoscio grigio, e tiene riposto in un astuccio pure il temperino per fare la punta alla matita; sembra che abbia foderata persino la faccia, perché la tiene sempre nascosta nel colletto rialzato del cappotto. Porta occhiali scuri, camicia di lana e si tappa le orecchie con dell ovatta; appena sale su una vettura ordina subito al conducente di tirare su il mantice. In poche parole, si nota in questo individuo una decisa tendenza a crearsi qualcosa di simile a un fodero che lo isoli e lo protegga da qualsiasi sguardo indiscreto. Credo che abbia addirittura la mania di conservare in un fodero le sue idee......ho cercato di sedurlo, e il massimo che sono riuscita a ottenere è stato di poter salire a casa sua, ma una volta lì ha cominciato a comportarsi in modo veramente strano: mi guardava appena e sembrava interessato unicamente a certe cartelline che con fare frenetico e convulso spostava continuamente da un punto all altro del suo studio: alcune le cambiava semplicemente di posto, altre le nascondeva. Suppongo che contenessero manoscritti dei suoi romanzi. Dico suppongo perché egli, al riguardo, ha ripetutamente insistito di non essere un romanziere, e ha negato inorridito, direi quasi spaventato, di avere scritto qualcosa sui cospiratori che 2. Donne Fatali, sì. Fin dal primo momento fu ben chiaro che ogni macchina celibe doveva avere incorporata nel suo complesso meccanismo una qualche vampira. perché solo così avrebbe potuto funzionare con falsa efficacia e senza terna di avarie: per quanto, paradossalmente, l avariarsi fosse, in definitiva, il fatale destino di quelle macchine dalla produttività tanto irrilevante quanto ammirevole. 12 OSCURITÀ E MAGIA 13

8 ingoiano bombe o cose del genere. Era evidente che desiderava che me ne andassi al più presto, e questo, tu lo sai bene ormai, mi ha irritato. Gli ho dato del maleducato, al che ha risposto che lui non era un maleducato, ma semplicemente uno a cui piaceva spostare tutto quanto gli sembrava portatile.... Picabia, nel ricevere la lettera, ebbe l impressione che dietro lo strano comportamento del russo potesse nascondersi un messaggio in chiave che lui doveva decifrare. Trascorse diversi giorni cercando di dare un significato al frenetico spostamento delle cartelle, finché Duchamp, ancora all oscuro del contenuto della lettera della Bocado, gli raccontò un sogno che, senza volerlo, gli rivelò la pista cruciale che tanto era andato cercando. Duchamp gli raccontò che aveva sognato quattro frasi, le prime tre costruite mediante parole sottoposte al sistema della coincidenza, frasi che riflettevano il linguaggio che ci si doveva attendere dal caso fortuito e che, come è noto, fu sempre la sua specialità. Tutte le frasi, eccetto l ultima, sarebbero state anni dopo incluse nell antologia che Azrdré Breton dedicò all humour nero. Etrangler l etranger Eglise, exil Rrose Selavy et moi esquivons les eccymoses des Esquimaux aux mots exquis C est Behj le plus vieux de Port Actif. Questa quarta e ultima frase, l unica non costruita da parole sottoposte al sistema della coincidenza, acquistò un significato magico per Picabia, che credette di vedere in Pwt Atil (portatile) una rivelazione. La parola chiave, quella che collegava enigmaticamente il sogno di Duchamp con il messaggio di Belyj. Tutto questo lo orientò verso Port Actif, un paese africano situato alla foce del fiume Niger. Dopo non poche difficoltà riuscì a convincere quattro dei suoi amici, Duchamp, Ferenc Szalav, Patii Morand e Jacques Rigaut, dell assoluta necessità di partire alla volta delle coste nigeriane. E il 27 luglio del 1924 si imbarcarono a Marsiglia, destinazione lidi africani, per una futura cospirazione shandy che in quei giorni nemmeno sapevano in cosa sarebbe consistita esattamente, ma che comunque non dubitavano dovesse nascere, a tutti i costi, nell oscurità di un continente senz altro più oscuro dell ancora opaco spirito portatile. Arrivati a Port Actif, racconta Picabia, sentirono immediatamente l avvincente odore di quel mondo sconosciuto verso il quale si erano imbarcati:...ci sentivamo trasportati verso un nuovo astro; ricordo che effettuammo le operazioni di sbarco all imbrunire e che una nuvola di negretti invase la coperta della nave: spingevano le loro teste rasate dentro gli oblò delle nostre cabine, mostrando i loro stupendi occhi e un sorriso illuminato da denti smaglianti: tendevano le loro mani affusolate piegate a forma di conchiglia rosata per chiedere denaro......e poco dopo eravamo già nella grande piazza di Port Actif, quadrata e bella, piena di pensioni, bar e negozi. Marcel, Paul, Ferenc, Jacques, risero tutti all unisono quando scoprirono che anche lì c era un Café du Louvre. Ci sedemmo a gustare i fantastici micris, che sono dei chicchi di caffè di Harar ricoperti di uno spesso strato di zucchero. Due negri si avvicinarono mostrando, per venderceli, agate di Ceylon, cristalli di rocca, anelli d argento, corni di gazzella, piume di struzzo e scudi nigeriani......ma al cader del sole, ormai superato l iniziale entusiasmo dinanzi a quel posto incantevole, fummo invasi dal vago timore che là non ci potesse accadere niente di importante.... Per tre giorni si annoiarono sul terrazzo del Café du Louvre, e in verità a nessuno di loro, e tanto meno a Picabia che li aveva trascinati in quell avventura, appariva troppo chiaro cosa mai stessero facendo lì. Duchamp, il più depresso di tutti, non la finiva mai di ripetere che, secondo lui, cinque macchine celibi, sperdute in un porto africano, non formavano che un ridicolo gruppo di goffi manichini. Picabia si sforzava di essere il più ottimista e pur sapendo di ingannarsi vedeva continuamente, tra l irritazione dei suoi amici, segnali in cielo o nei portici della piazza o nelle stupende miniature che vendevano i negri. Ma fu soltanto durante la sera del terzo giorno che Picabia credette di scorgere, ma sul serio, un segnale realmente interessante: nientemeno che un negro con una gamba sola, che suonava il flauto con la sua stessa tibia: qualcosa di identico a Lelgoualch, personaggio di fantasia di Impressioni d Africa di Raymond Roussel. Oscurità e magia. Picabia immediatamente insinuò che in questo caso davvero poteva trattarsi di un segno altamente rivelatore. Rivelatore di che? chiesero tutt insieme Duchamp, Szalay e compagni, visibilmente seccati e ormai piuttosto stufi di vedere Picabia alla ricerca di correlazioni gratuite che indicassero una direzione nel caos. Fu allora che, all improvviso, videro passare una bellissima donna straniera (alta e bruna, di estrema sensualità, un apparizione vera e propria) la quale, attraversata rapidamente la piazza, si perse in un vicolo, inseguita da Lelgoualch e dalla sua tibia musicale. Dopo qualche istante di stupore generale, Picabia si riscosse, e, per capire se anche gli altri avevano visto la stessa cosa, esclamò che era appena passata per la piazza una stupenda macchina animata. Morand obiettò che in realtà era passata per la piazza una variante comica del fiore di zagara. Intervenne Szalay che, nel tentativo di indovinare la nazionalità della straniera, affermò deciso che esistevano tre sessi: 14 OSCURITÀ E MAGIA 15

9 l uomo, la donna e la francese che aveva attraversato furtivamente la piazza. Rigaut si alzò di scatto, completamente fuori di sé e, innamorato ancor prima di conoscerla, si precipitò all inseguimento della donna fatale. Quella donna risultò essere Georgia O Keefe, pittrice e scultrice americana, che viaggiava lungo la costa orientale africana in compagnia del poeta William Carlos Williams, un buon amico di Duchamp. Durante la cena che seguì a quel felice incontro, lei si mostrò entusiasta nel sentire Picabia parlare di macchine celibi, di invenzioni e dì altre future cospirazioni. Lelgoualch non fece che accompagnare musicalmente ogni parola della cena, finché la sua tibia stregata si unì rispettosamente al silenzio del gruppo quando la O Keefe cominciò a comportarsi da donna fatale. Ormai inserita nel meccanismo celibatario, espose la sua teoria su ciò che lei intendeva per sessualità estrema: un concetto che, essendo intimamente legato al funzionamento delle macchine celibi, si convertì subito in uno dei tratti tipicamente shandy. Conscia del fatto che le caratteristiche delle macchine celibi erano di ordine sessuale, Georgia O Keefe affermò che queste si componevano di una parte meccanica e di un altra organica, e che fra i due congegni si formavano, in un cerchio chiuso, complessi rapporti di piacere e di tenore, di estasi e di castigo, di vita e di morte. In quanto energia e libidine così Picabia riferisce che sentenziò la donna fatale affilandosi le unghie l amore dev essere depistato dalla sua finalità genetica, cioè quello che intendiamo come riproduzione, per non cercare altro che l autosoddisfazione. In una parola, copulare per puro piacere, mai pensando alla discendenza e ad altre fesserie. Questo è quanto io intendo per estrema sensualità.dopo aver riportato fedelmente le parole della O Keefe, Picabia interrompe bruscamente la sua descrizione della veglia costitutiva di Port Actif parlandoci dell enigmatico e suggestivo silenzio che scese fra di loro, un patto da congiurati: Se fino ad allora avevamo trascinato il nostro passato come la coda evanescente di una cometa e ben poco sapevamo della nostra futura cospirazione, il verdetto di Georgia ci unì, d un tratto, in un perfetto silenzio di cospiratori; quella notte non ci furono più parole, perché quello ci parve il registro ideale di voce che poteva permetterci di andare lentamente delineando, nel più assoluto e delizioso dei silenzi, il completamento dei tratti tipici portatili. Così, dunque, ammutolimmo tutti, comprendendo che realmente non c era necessità di alcuna conversazione auditiva tra noi, poiché già da moltissimo tempo dialogavamo, anche senza parole espresse. Parlavamo in silenzio e la nostra conversazione era tra le più interessanti che si possano immaginare; altre parole, pronunciate e ordinate per essere udite, non avrebbero mai potuto ottenere l effetto di tale silenzio. Di questo patto di cospiratori dal quale nacque lo shandysmo non posseggo altre informazioni se non quelle date da Picabia nel suo libro, ma penso che siano degne di fede e sufficienti per giungere alla conclusione che, grazie alla definizione dell estrema sensualità enunciata da una donna fatale, fu possibile la nascita del mondo dei portatili: un universo figlio dell equivoco e della casualità. Dell equivoco, a causa della confusione che Berta Bocado fece tra russi; della casualità, per l incontro con Georgia O Keefe, che portò come conseguenza l espulsione della maternità dal linguaggio shandy. Tutto sembra indicare, quindi, che l immissione di donne fatali nel mondo portatile favorì la nascita della società segreta. Ma, come è noto, nascere significa anche cominciare a morire. Che le donne fatali si installassero nelle macchine celibi shandy non esentò quest ultime da future, irreparabili avarie, giacché, nel preciso momento in cui si seppero vive e portatili, abbracciarono la morte: il che spiega sia l apparizione immediata della parola suicidio nel loro orizzonte, sia il fatto che uno dei commensali di Port Actif, e precisamente quello che si era innamorato della donna fatale, si rendesse repentinamente conto della fatalità di un ufficio portatile, l Agenzia Generale del Suicidio. 16 OSCURITÀ E MAGIA 17

10 SUICIDI IN ALBERGO Sembra una costante storica il fatto che tra i fondatori di ogni società segreta ce ne sia sempre uno a cui piace fare il bastian contrario. Nel caso shandy, tutti i convenuti a Port Actif erano grandi amanti della vita, tranne Rigaut che si dichiarò fin dal primo momento a favore e dalla parte della morte ( Vous ètes tous des poètes et moi je suis du còté de la mort ), più concretamente del suicidio, una parola che non sarebbe stata bandita dal linguaggio shandy fino al giorno in cui Rigaut, dopo due anni di tentennamenti, finì per suicidarsi in un lussuoso albergo di Palermo. Esitò talmente a prendere quella decisione che ebbe tutto il tempo di assistere come spettatore alla famosa ondata di suicidi giovanili nella Parigi del 1924, una moda che fu aspramente criticata da qualcuno degli ospiti di Port Actif. Questa storia di togliersi la vita scrisse Szalay, sembra oggigiorno una faccenda esclusiva di giovanotti con la vocazione all idiozia, e il più giovane e idiota di tutti o comunque il più vicino a noi è l impetuoso Rigaut; certo qualcosa c è che accomuna l estrema giovinezza al suicidio, due parole che attualmente sembrano strettamente unite e che sintonizzano pochissimo con lo spirito portatile.paul Morand, con chiara allusione al suo amico Rigaut, terminò una conferenza a Reims con queste parole: Non è serio, signori. Se uno desidera togliersi la vita deve farlo con rapidità, vale a dire quando è ancora un bambino: farlo più tardi è vagamente ridicolo, poiché non si può continuare a essere timidi quando si hanno più di sette anni. Rigaut fece poco caso alle parole dei suoi amici: dal suo ritorno dall Africa il suicidio per lui aveva acquistato un valore di sacramento unico. I primi passi verso quel gesto definitivo li aveva fatti a Port Actif quando, senza avvertire nessuno, si era addentrato nella foresta; era scomparso in una oscura notte di grandi alberi, durante la quale, circondato dall umido silenzio delle foglie, s inventò il pretesto di essere perdutamente innamorato di Georgia O Keefe per potersi sentire ancor più tentato di togliersi la vita, sicuro com era che la sua amica l avrebbe respinto senza riguardi, come in effetti avvenne. Ma, come ho già detto, questo non rappresentò un ostacolo per rinviare ancora di due anni il suicidio. In realtà, durante quel periodo di tempo, il sentirsi immensamente disgraziato e avere davanti a sé la prospettiva del suicidio gli aveva ridato il senso dell humour, cosa facilmente riscontrabile in questo testo o annuncio pubblicitario che, al suo ritorno da Port Actif, redasse a Parigi con l intenzione di pubblicizzare la sua Agenzia Generale del Suicidio, un ufficio piuttosto singolare nella storia della letteratura portatile: L Agenzia Generale del Suicidio offre finalmente un mezzo abbastanza corretto per lasciare questa vita, perché la morte, tra tutte le mancanze, è l unica che non si potrà mai giustificare. Per questo motivo abbiamo organizzato i funerali espresso: banchetto, sfilata di amici e conoscenti, fotografia (o maschera postmortem, a scelta), distribuzione di ricordini, suicidio, sistemazione nella bara, cerimonia religiosa (facoltativa), trasporto della salma al cimitero. L Agenzia Generale del Suicidio si incarica di eseguire le ultime volontà dei Signori Clienti. Due mesi dopo la pubblicazione di questo annuncio, Rigaut lasciò tempestivamente la sua agenzia di suicidi e si imbarcò per l America. La sua tendenza a interpretare commedie malinconiche lo portò fino alla porta di casa di William Carlos Williams (che riteneva fosse l amante della O Keefe) dove cercò di recitare la sua profonda disperazione di innamorato respinto. Conosciamo dettagli molto interessanti del suo viaggio, perché durante la traversata fece amicizia con un elegante passeggero, il fotografo Man Ray, che qualche anno dopo avrebbe spietatamente raccontato tutto in un libro divertente, Travels with Rita Malù, nel quale Rigaut veniva descritto come un patetico e istrionico cavaliere che si crogiolava in una disperazione alla quale lui stesso non credeva, perché in diverse occasioni era stato tradito dal suo senso dell humour. Per esempio, non appena sbarcato a New York. sentì l irrefrenabile impulso di pubblicare quest annuncio sulla stampa locale: 18 SUICIDI IN ALBERGO 19

11 Giovane povero, modesto, ventunenne, moralità, contrarrebbe matrimonio con donna 24 cilindri, sana, erotomane, oppure esperta in lingua annamita, possibilmente di nome O Keefe. Rivolgersi a Jacques Rigaut, 73 boulevard de Montparnasse, Parigi. Senza domicilio fisso a New York. Appena pubblicato questo annuncio, si diresse a casa di William Carlos Williams il quale, aperta la porta e vista la faccia stravolta e grottesca del futuro suicida, non poté fare a meno di scoppiare in una risata fragorosa: infatti Rigaut gli stava davanti con un mazzo di orchidee, un ben simulato pallore dipinto sul volto e con l aria di essere in preda a una febbre amorosa che gli trafiggeva il cuore. Era davvero uno spettacolo che meritava d essere fotografato; Man Ray, che lo aveva accompagnato fin lì, non perse tempo. La sua istantanea, diffusa tra i primi shandy, servì perché questi si persuadessero sempre di più che nella società segreta non c era posto per il ridicolo intenzionale o per la pseudo-disperazione, vale a dire per l estrema gioventù. Quell incontro fu utile anche nell ambito newyorchese, perché il poeta nordamericano potesse in tal modo stringere amicizia con Man Ray, e perché quest ultimo, che era già amico di Duchamp, avviasse a sua volta una relazione intima con Georgia O Keefe e con gli squisiti shandy che lei, al suo ritorno da Port Actif, era andata pazientemente reclutando tra i più raffinati ambienti artistici di una città che, grazie al nascente furore portatile, stava abbandonando il suo provincialismo. Tra gli amici di Georgia O Keefe si distinguevano Walter Arensberg, Pola Negri, il principe Mdivani, Skip Canell e Robert Johnson. Quest ultimo apparve a Man Ray come marcato dai segni del vuoto, della lacerazione e della morte prefigurata. Ed era, in tutta evidenza, un personaggio assai curioso.johnson per molto tempo si era presentato a tutti gli appuntamenti con una valigia leggerissima che si pensava contenesse le miniature delle sue pitture, finché si scoprì che in realtà si trattava di un completo da picnic con zuppiera, quattro vassoi, dodici piatti, sei bicchieri e una teiera d argento barocca. Ma la cosa più curiosa era che Johnson in un certo senso ricordava Rigaut; solo che, a differenza di quest ultimo, sembrava che avesse una fretta tremenda di abbandonare questo mondo. Rigaut, al conoscerlo, rimase sorpreso e imbarazzato, ma soprattutto molto irritato di trovarsi di fronte a un suicida molto più deciso di lui. Mi guardi bene, stasera gli disse Johnson perché dubito che possa rivedermi. Nel giro di poche ore, avrò cessato di esistere. E infatti, poco dopo essere rincasato, Johnson si decise a terminare il lavoro iniziato tempo prima, che consisteva in un delicato lavoro di oreficeria; limare il manico della teiera d argento barocca fino a riuscire a dargli una forma perfettamente arrotondata e utilizzarlo come proiettile per farsi saltare le cervella. Quello che Johnson non poté mai immaginare è che la sua morte lo trasformò in una specie di Werther newyorchese: la città da un giorno all altro, per imitare Parigi, si riempì di giovani suicidi i quali, affascinati da quella morte con teiera d argento barocca, si lanciavano a capofitto dai ponti sospesi, non senza prima scrivere divertenti lettere ai giudici, in cui venivano elencati i motivi più disparati che avevano per abbandonare questa vita. Uno di questi giovani suicidi, il fratello dello scultore Gaudier-Brezska, ebbe la finezza di dedicare al giudice questa deliziosa poesia: Domani, la fine / La fine, domani / Per domani, la fine / La fine, per domani / Domani, alla fine. Fu tanto grande l ondata dei suicidi che Canell, intimo amico di Johnson, chiese a Rigaut, quale autorità riconosciuta in questa materia, di far pubblicare quanto prima un appello urgente alla gioventù per cercare di farla desistere da tale tendenza suicida. E infatti, alla fine del dicembre del 1924, apparve sulle pagine del New York Times una lettera al direttore, firmata da Jacques Rigaut: Non ci sono motivi per vivere, ma neppure per morire. Desidererei, signor direttore, che attraverso questa lettera i giovani della sua città comprendessero che l unica maniera permessaci per dimostrare il nostro disprezzo per la vita è di accettarla. La vita non merita di darci la pena di abbandonarla... Il suicidio è molto comodo, troppo comodo: io non mi sono suicidato. Però mi rimane un cruccio: non vorrei partire senza prima essere sicuro di non portarmi appresso la Statua della Libertà, l amore o gli Stati Uniti. Elevo, da queste pagine, la mia più energica protesta davanti a questa assurda ondata di suicidi dai ponti sospesi. Giovani di New York, scegliete sontuosi alberghi, se davvero volete farla finita. Esistono alberghi che sono francamente molto letterari. Del resto, il mondo delle lettere riposa negli alberghi della fantasia. In Europa lo sanno da tempo e vengono considerati eleganti unicamente i suicidi al Ritz. La pubblicazione di questa lettera ebbe l effetto opposto a quello auspicato da Skip Canell e accrebbe scandalosamente il numero dei suicidi e di lettere ai giudici. E rimasta famosa quella che avrebbe scritto il nipote prediletto di Skip Canell: Signor giudice, ho il piacere di comunicarle che per suicidarmi ho scelto il giorno in cui, in seguito alla morte di mio zio, eredito una grande fortuna. Secondo Man Ray, la lettera di Rigaut li aiutò a scoprire un nuovo aspetto tipicamente shandy: il loro rifiuto radicale di ogni idea di suicidio e allo stesso tempo di qualsiasi trasognato 20 SUICIDI IN ALBERGO 21

12 tic romantico: Il testo di Rigaut rivelò esplicitamente che soltanto lui, fra tutti noi, era favorevole al suicidio. Noialtri avevamo ben chiaro che un idrovolante, per esempio, ci appariva mille volte più affascinante delle chiome al vento e dell indigestione suicida di Heinrich von Kleist lungo le verdi rive del Wannsee. A un tratto uno dei suicidi newyorchesi mise in crisi Rigaut. Il suo migliore amico in città, che faceva il portiere al Ritz, si impiccò nell atrio dell albergo. Triste e sconsolato, Rigaut prese la sua valigetta e tornò precipitosamente a Parigi, dove si trasformò in un uomo noioso, la cui ombra, errante e voluminosa, vagava per le strade di Montmartre cercando disperatamente di rinviare quel suicidio che ogni giorno di più gli sembrava inevitabile. Andava di albergo in albergo, accompagnato da una bellissima donna negra, Carla Orengo, e trascinandosi dietro un pesante baule che in realtà era un secrétaire con due ripiani per scartafacci, tre cassetti per documenti più uno scomparto per la macchina per scrivere e un tavolino pieghevole. Man Ray pensa che quel baule, che lo stesso Rigaut riteneva poco portatile, poté essere una delle cause per cui finalmente si decise al suicidio, scegliendo all uopo il Grand Hotel di Palermo 3. Alla fine del 1926 Rigaut scese in quell albergo, dopo aver preso tutte le precauzioni per non tornare mai più a Parigi. Nei cassetti del suo baule scrittoio c era ogni specie di barbiturici che inghiottiva in continuazione, in preda a una sfrenata orgia di pillole, cercando di uccidersi o che lo uccidessero, come se avesse preso gusto alla morte per la quale prima provava un certo timore. La mattina in cui doveva lasciare l albergo per una cura disintossicante a Kreuzlinger, lo trovarono morto. Malgrado la sua debolezza, ormai estrema, si era trascinato con il suo materasso fino alla porta di comunicazione con la stanza di Carla Orengo. Questa porta era rimasta sempre aperta, ma fu trovata chiusa a chiave. Un ultimo gesto su un materasso, tanto grottesco quanto indecifrabile. Racconta Man Ray che quando la notizia giunse a Parigi gli shandy pensarono che in futuro si doveva frenare qualsivoglia velleità suicida in seno alla società segreta, e perciò diffusero vari articoli in cui dimostravano come quel suicidio fosse insuperabile: ritennero che se l avessero esaltato come il non plus ultra, i futuri portatili avrebbero scartato l idea di competere con Rigaut in materia di suicidio. Blaise Cendrars, per esempio, scrisse: Nell albergo di Palermo, la chiave, il paletto e quella porta chiusa formarono in quell istante e ormai per sempre un triangolo enigmatico in cui allo stesso tempo ci veniva offerta e negata l opera di Rigaut. In ogni caso, un suicidio insuperabile. Raccomando ai miei amici di non cercare di migliorarlo, perché è un compito decisamente impossibile, e non c è niente dì 3. Il nome esatto è Grand Hotel et des Palmes. Dal suicidio di Rigaut in poi, divenne luogo di pellegrinaggio per tutti coloro che erano al corrente del segreto portatile. Oggi può essere visitato, e vale la pena di farlo, perché conserva altri interessi storici, quale, per esempio, di essere stato il lucido riflesso del capitolo di splendore e miseria della Sicilia nel periodo di transizione dai Savoia alla Repubblica. Infine, dato che l albergo è tenuto da una congrega di elefanti accademici, debbo avvertire che viene mostrata ai visitatori soltanto la stanza dove pernottò Wagner e si comportano come se Rigaut non fosse mai stato li. peggio che uccidersi, rendersi ridicolo e, per di più, non poter nemmeno accertarsi di averlo compiuto. Ma, a giudizio di Maurice Blanchot, che in Faux pas ha analizzato brevemente ma lucidamente il fenomeno portatile, la proliferazione di articoli che cercavano di sradicare il suicidio aveva realmente lo scopo di non convincere il prossimo, bensì l autore stesso del testo. E molto probabile che in qualche caso fosse davvero così; questo risulta chiaro, per esempio, ne E il materasso?, la poesia che, dall interno di un sottomarino immobile, scrisse il principe Mdivani. Dovette tremargli la penna o impazzì del tutto, o magari più semplicemente fu preso da un vero panico d essere tentato dal suicidio. Come sia, scrisse questi impresentabili versi dedicati ai barbiturici di Rigaut: Phanodorme, Variane, Rutonai. /Hipalène, Acetile, Somnothai. /Neurinase, Veronin, Good bye. Paul Morand, mai privo di humour, considerò questa poesia come qualcosa di veramente geniale, mi ha fatto riscoprire la possibilità di realizzare il suicidio nello stesso spazio della scrittura. Realizzare il suicidio nello stesso spazio della scrittura. Quello che nacque come un commento ironico finì per trasformarsi in un principio accettato da tutti i membri della società segreta. E fu ben chiaro che, da allora in poi, il suicidio si sarebbe potuto realizzare soltanto sulla carta. Antonia Artaud, per esempio, rispose così a una inchiesta surrealista in cui gli intervistati dovevano descrivere il loro parere sull opportunità di togliersi la vita: Ma che ne direbbe Lei di un suicidio anteriore, un suicidio che ci facesse tornare indietro, però dall altro lato dell esistenza e non dal lato della morte? Solo questo avrebbe un significato per me. Io non ho voglia di morte, io sento il desiderio del non essere, io non sono mai caduto in quella ridotta di imbecillità, di abdicazioni, di rinunce e di incontri ottusi....sebbene inizialmente, come abbiamo visto, il dramma di ogni shandy fu di comprendere d essere caduto dal lato della morte, si capì subito che il suicidio non era né una soluzione né niente, e che avrebbe potuto essere realizzato soltanto nello spazio stesso della scrittura, facendo ricorso, come vedremo, al silenzio più radicale, o anche convertendo se stesso in un personaggio letterario, o tradendo il linguaggio stesso, o bevendo liquori forti come metallo fuso, o lasciandosi andare alla deriva verso una chimera o delirio ottico, oppure verso una certa variante di miraggio: silenziosi portatili per tutti i gusti, in uno sforzo collettivo di smetterla con quel linguaggio di morte che, due anni prima di andarsene in giro con un baule e come un fagotto per Montmartre, Rigaut aveva scoperto tra impressioni africane, laggiù a Port Actif, là dove sembra che tutto abbia avuto inizio. 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13 LA FESTA A VIENNA A me m avevano invitato davvero. Francis Scott Fitzgerald Il grande Gatsby Nei primi giorni del 1925, il musicista George Antheil irruppe con forza prorompente nel campo d azione dei primi shandy, e con le sue informazioni intorno alla Nicotecnia (una scienza inventata dallo stesso Antheil consistente, secondo lui, in una fonte di saggezza fondata sulla certezza che non c è la più remota possibilità dell esistenza di una società segreta fortunata) sparse lo scompiglio e in certo modo lo sconforto tra i portatili. Allora Antheil pubblicò, dopo la confusione che lui stesso aveva provocato, un curioso opuscolo4 che ebbe la virtù di rianimare gli shandy e di suscitare in loro una specie di euforia segreta, molto creativa e di straordinari risultati, come un brillante articolo del povero Anthony Typhon, che elogiava lo scompiglio come fonte inesauribile di nuove e stimolanti sensazioni. E il caso di dire che lo scompiglio personale di Anthony Typhon era talmente grande da fargli eliminare le acca dal suo nome e cognome e anche proporre di offrire una decorazione a George Antheil, cosa che gli valse l immediata espulsione dal gruppo, giacché, se c era qualcosa che faceva inorridire tutti gli shandy senza eccezione, era qualsiasi tipo di distintivo, medaglia o onorificenza. Typhon fuggì in Martinica, dove aprì una cartoleria in un villaggio nel quale nessuno scriveva tranne lui, e così fallì consumando la propria mercanzia. Ogni tanto inviava lettere ad Antheil chiedendogli perdono con un tono che appariva assolutamente sincero, ma che poi veniva sempre smentito al termine della missiva, quando immancabilmente aggiungeva l identico post scriptum ( Ultimamente sto lavorando al perfezionamento del gioco dell Amore, servendomi di resine ), firmandosi Typ(h)on e tracciando cinicamente, in calce, il disegno di una decorazione o medaglia. George Antheil, che anni più tardi avrebbe composto il polemico Ballet Mécanique (musica shandy per eccellenza), si abituò a ricevere le lettere di Typhon e a non concedergli neppure un minuto del suo tempo, giacché la congiura portatile lo occupava ventiquattro ore al giorno. Fu Antheil, infatti, a trovare il luogo ideale per le prime riunioni segrete: la libreria Shakespeare and Company, situata al numero 12 della rue de l Odéon e diretta da Sylvia Beach. George Antheil viveva nell appartamento di due stanze sovrastante la libreria ed era solito rientrare in casa attraverso la finestra scalando shandvanamente la facciata dell edificio. Secondo quanto racconta Sylvia Beach nel suo mediocre libro di memorie, ogni venerdì i portatili si davano appuntamento nella libreria, e ogni tanto qualche nuovo membro entrava a far parte della società. Antheil era il maestro di cerimonia. E a quanto pare fu anche l inventore del metodo per raccattare artisti portatili per le strade di Parigi. Per un anno intero Antheil si aggirò per le terrazze dei caffè di Montparnasse e di Saint-Germain, distribuendo in religioso silenzio e con gesti da cospiratore l alfabeto manuale dei sordi. Con l alfabeto erano accluse alcune istruzioni a prima vista incomprensibili: dodici frasi che avevano un significato soltanto per chi si fosse accorto che, leggendo in senso verticale la prima lettera di ciascuna delle dodici frasi, appariva questo indirizzo: Sept Rue Odeon. Inoltre la prima delle frasi, scritta in spagnolo, assumeva un certo interesse se qualcuno si prendeva la briga di leggere la parola che le maiuscole componevano: Si Hablas Alto Nttnca Digas Yo5. Vale a dire, SHANDY. Bisogna tener presente che la parola shandy, più che un riferimento al libro di Laurence Sterne, era legata a un significato alcolico. A Londra lo shandy è una bevanda abituale consistente in una birra amara mescolata con limonata o con birra di zenzero. D estate, bere una pinta di shandy con ghiaccio calma la sete. Insomma, l indirizzo di una casa in me de l Odéon e la parola shandy. Quelli che lo scoprivano, comprendevano che per misteriosi canali erano invitati a bere shandy in una casa. E così si affrettavano a curiosare nei dintorni del numero 7 di rue de 1 Odéon. Una volta lì, Blaise Cendrars rivolgeva loro questa semplice domanda: Lei è sordo?. Sì gli rispondevano generalmente. Allora Blaise Cendrars indicava la libreria di Salvia Beach e con inconfondibile passo da cospiratore si allontanava lentamente sussurrando: Come può vedere, non è al numero 7 ma al Venerdì, alle otto, l aspettiamo 6. Tra 4. La Nicotecnia, smentita. Trattandosi di un testo senza grande interesse, non l ho incluso nelle note della Bibliografia essenziale che il lettore troverà nelle ultime pagine di questa storia abbreviata. C è una versione spagnola nelle Janés edizioni. Barcellona 1951, traduzione grossolana di Venancio Ramos: ha un certo interesse solo un appassionato capitolo nel quale si elogia il tabacco. 5. Se parli forte non dire mai io. 6. 7,12 e 8 sommati danno il numero 27 che, come si vedrà più avanti, era il numero shandy per eccellenza. 24 LA FESTA A VIENNA 25

14 gli shandy arruolati per la strada da Antheil e Cendrars si distinse, fin dal primo momento, Valery Larbaud, che fu il grande animatore delle prime giornate mondiali di sordi che ebbero luogo nella Shakespeare and Company. Valermi Larbaud era l artista portatile per antonomasia. Infatti la sua sessualità era estrema e rifiutava radicalmente qualsiasi idea di suicidio. C è poi da aggiungere che in lui c era una forte convivenza con il suo doppio, la simpatia per la negritudine, un perfetto funzionamento di macchina celibe, la mancanza di grandi propositi, il coltivare l arte dell insolenza e la propensione a viaggiare con una valigetta contenente la sua non ponderosa opera. Come si può notare, uno shandy a regola d arte. Era il tipico uomo mondano e colto, che, senza rifiutare alcuna particolare originalità, aspirava a una cultura internazionale senza frontiere, a un mondo di grandi orizzonti e grandi origini, meraviglioso ideale del periodo tra le due guerre. Si racconta di lui che la sua vocazione di viaggiatore fosse stata precoce: gli piacevano l odore del cuoio, i treni, il paesaggio successivo che appariva immobile e invece restava indietro. Aveva solo cinque anni quando varcò la sua prima frontiera, quella tra Francia e Svizzera, e rimase stupito di non scorgere la linea rossa e lilla che nelle carte geografiche, così attentamente osservate e che furono il suo primo gioco, segnava il confine tra i due paesi. Era anche, da buon portatile, un entusiasta delle miniature. Nelle sue memorie Sylvia Beach racconta che possedeva un enorme esercito di soldatini di piombo e si lagnava che stessero invadendogli tutte le stanze di casa, però non faceva niente per impedirlo. Forse quei soldatini erano in relazione a un altra delle sue numerose collezioni, quella delle bandierine: ce n erano di azzurre, gialle e bianche, come i gemelli delle sue camicie e le sue cravatte. Le teneva appese al soffitto della sua casa di campagna, anche se non ci andava di frequente perché preferiva restarsene a Parigi o viaggiare. Fu anche un viaggiatore con le parole: Ho la mania di dare la corda agli orologi, di rimetterli all ora esatta, di sistemare le cose al punto giusto, di lucidare tutto ciò che è opaco e mettere in luce ciò che è stato relegato nell ombra, di riparare e pulire i vecchi giocattoli dimenticati nelle soffitte.... Fu appunto in una di quelle soffitte che trovò la frase che sarebbe servita da giuramento per entrare a far parte della società segreta. Si trattava di una citazione presa dal Tristram Shandy: La serietà è un continente misterioso del corpo che serve per occultare i difetti della mente. Se a tutto questo si aggiunge la sua passione per la scoperta di territori letterari inediti e in odore di portatilismo (Savinio, Littbarski, Gómez de la Serna, Stephan Zenith e un giovanissimo Borges furono tra gli altri scoperti da lui e invitati a far parte della società segreta), sì ottiene a grandi linee il ritratto di questo autore la cui figura, benché in controluce nel panorama culturale del secolo, risulta fondamentale se si vuole comprendere qualcosa di come si consolidò la letteratura portatile; fu infatti Larbaud l organizzatore della festa shandy che si tenne a Vienna nel marzo del Un mese prima Larbaud era andato in quella città per studiare sul posto la possibilità di organizzare lì una riunione che, per il suo carattere ultrasegreto, esigeva delle condizioni particolari. Per un viaggiatore colto che si fosse recato a Vienna in quei giorni, l uomo più importante e austero che allora ci viveva era Karl Kraus. Nessuno nutriva il benché minimo dubbio al riguardo. Si trattava di uno scrittore che attaccava tutto quanto rappresentava male e corruzione. Pubblicava una rivista scritta unicamente da lui. Trovava inadatto tutto ciò che gli inviavano, non accettava alcuna collaborazione, non rispondeva nemmeno alle lettere. Ogni parola, ogni sillaba che Die Fackel pubblicava, usciva soltanto dalle sue mani. Tutto quello che citava era rigorosamente esatto; fino ad allora non era mai esistita in letteratura una simile pignoleria. Si preoccupava maniacalmente di ogni virgola, e chiunque avesse voluto trovare qualche errore in Die Fackel poteva spremersi le meningi per settima intere a cercarlo: la cosa più sensata era di non provarci nemmeno. Però accadde che poco prima dell arrivo di Larbaud a Vienna un giovane scrittore squinternato chiamato Werner Littbarski si propose, con l aiuto di Virgilio, il suo cameriere negro brasiliano, di trovare quell errore: dopo tanti giorni e tante notti insonni, finalmente lo scovò. Festeggiò l avvenimento con champagne, sempre insieme a Virgilio, immaginando che gli andasse a far visita una folla di amici, le cui voci e grida imitò con notevole fracasso, molestando ancora una volta i vicini che già da parecchio tempo sapevano che quella era la grande specialità di Littbarski: fingere di dare leste affollatissime in casa sua. Nei giorni che seguinnio la trionfante scoperta dell errore, Littbarski, nello stampare nella vecchia tipografia di suo padre una rivista antikrausiana intitolata lch vermute 7 contribuì a rafforzare nel vicinato la sua Immagine di pazzo furioso. ll primo e unico numero della rivista conteneva 24 pagine redatte interamente da Littbarski, eccetto un corsivo scritto integralmente da Virgilio che iniziava così: Oggi ho smesso di avere una qualsiasi opinione su checchessia. Nella rivista di Littbarski si potevano trovare insulti a Kraus, battute di dubbio gusto, pubblicità di superalcolici, cartoline indiane, misteriosi salvacondotti, racconti pornografici, disegni di zanne di elefanti, vignette comiche la cui protagonista era la nonna di 7. Una edizione in fac-simile, sotto il titolo di Supongo (discutibile traduzione di lch vermute ), fu inclusa nel numero CCLXXI di Papeles de Son Armadans, Palma di Maiorca, ottobre LA FESTA A VIENNA 27

15 Kraus, e per finire un osceno repertorio di aggressività senza limiti. Tutta Vienna compatì Littbarski perché, se prima per le sue finte feste si mormorava che era pazzo, adesso lui pretendeva addirittura di sbeffeggiare Karl Kraus, e la cosa non poteva che provocargli guai e un maggior discredito sociale e intellettuale. Ma non appena Valery Larbaud arrivò a Vienna in veste di ambasciatore segreto degli shandy, intravide subito in Littbarski l anfitrione ideale che i portatili cercavano per quella riunione internazionale che doveva svolgersi lontano da Parigi nonché da altri centri nevralgici dello shandysmo, e che inoltre doveva passare inosservata agli occhi dei cittadini estranei al movimento segreto dei portatili. Fin dal primo momento Larbaud comprese che una di quelle feste simulate da Littbarski poteva mascherare una festa reale, piena di cospiratori venuti da ogni parte del mondo e la cui presenza a Vienna sarebbe passata del tutto inosservata se si fossero dispersi in tempo nelle brume dell alba. Larbaud, una volta persuaso del fatto che quell energia di Littbarski, tanto improduttiva quanto folle e portatile, poteva essere facilmente convogliata verso un sontuoso e inutile pianeta shandy, gli inviò una lettera nella quale, attraverso un messaggio alquanto confuso, finiva per offrirgli, e questa era l unica cosa chiara della lettera, una chiave segreta buona a far nascere nuove amicizie e a mettere in contatto tra loro i membri di una piccola società clandestina che aumentava impercettibilmente e implacabilmente. Comprendo, amico, gli rispose Littbarski, Comprendo. E sappia che la sua chiave mi interessa. Apre la porta di una di quelle `logge che fin dalla mia prima infanzia sono mutate pochissimo, rispetto ad altre. Io mi sento ancora legato a esse non solo per questo, ma anche per la consolazione che sprigiona dal loro stato di inabitabilità per chi stenta a stabilire fissa dimora da qualche parte. In esse la permanenza è limitata. Vienna nasce con esse, e io sono nato a Vienna per farle rinascere. P.S. Effettivamente sono celibe e il mio cameriere è negro. Larbaud ebbe l impressione che Littbarski avesse giocato con il duplice significato della parola loggia -a Vienna venivano chiamati così anche i padiglioni con cupole di vetro in cui si conservavano gli arredi inutili delle case-, e che in tal modo volesse fargli intendere che aveva captato perfettamente l offerta di una chiave di contatto con la letteratura portatile, vale a dire con una letteratura che non esisteva: e in realtà nessuno degli shandy sapeva veramente in cosa consistesse, nonostante fosse proprio questo che, paradossalmente, rendeva possibile l esistenza di quel tipo di letteratura al cui ritmo ballavano i membri di una società segreta che cospirava per niente e dal niente. Perquanto concerne i preparativi della festa a Vienna, quello che so -e l unica cosa certa è che non ne so molto perché ho trovato qualche accenno soltanto in ciò che Miriam Cendrars racconta in Inedits secrets- è che una di quelle logge tipicamente viennesi divenne lo scenario del primo incontro fra Littbarski e Larbaud: un incontro nei quale lo scrittore viennese decise di rompere il suo silenzio di anni sull esistenza di uno strano romanzo che stava scrivendo e che aveva per titolo Los disparos del soltero 8 (oggi una rarità bibliografica), testo a cui stava lavorando da tempi remoti, praticamente da quando aveva l uso della ragione. Ciò che rendeva realmente stravagante il romanzo non era il tempo impiegato nello scriverlo, ma il fatto che lo stesso Littbarski ammettesse che in tutto quel periodo ne aveva buttato giù solo una misera cartella imbrattata di vino, che mostrò a Larbaud. Questi, armandosi di molta pazienza, lesse: Stava lì, il piccolo Hermann, a guardare annoiato dalla finestra della portineria dei suoi genitori quando un bambino mai visto prima si piantò davanti a lui e, con un gesto che gli sembrò sfrontato e provocatorio, versò allegramente sul marciapiede tutto il contenuto di una bottiglia di champagne francese. Hermann non glielo perdonò mai. Quando Larbaud, per pura cortesia, si interessò all argomento del romanzo, ebbe questa risposta da Littbarski: È la storia di Hermann, un uomo che spende male la sua vita dedicandosi a odiare senza alcun motivo una persona il cui unico delitto, se mai fu delitto, era stato quello di versare per terra, da bambino, una bottiglia di champagne. Herrnann si butta anima e corpo a rendere amara la vita del suo nemico, arrivando persino a restare celibe per non perdere neppure un minuto del suo tempo in qualsiasi cosa che non fosse la persecuzione implacabile dello sprecone di champagne francese. Di tanto in tanto Hermann mette a segno abili colpi nella vita dell altro, cioè effettua fortunate sortite nel mondo del suo nemico (gli ruba la moglie, denuncia i suoi redditi, squarta sua madre, gli ammazza il cane, gli brucia la casa...), rapide ma decise raffiche sparate dal celibe da postazioni che l odiato poveruomo non può scorgere; un odiato poveruomo che attraversa il romanzo della propria vita tra il perplesso e l impaurito, vedendo che neanche il peso degli anni attenua l odio verso la sua persona da parte di un tizio che non conosce e di cui sa soltanto che, agendo al di fuori del suo sguardo e della sua portata, si dedica con particolare ostinazione e notevole successo a rendergli amara la vita. Quando ebbe finito di parlare, Larbaud gli chiese cosa mai gli 8. Gli spari del celibe. 28 LA FESTA A VIENNA 29

16 avesse fatto Karl Kraus nell infanzia per odiarlo a tal punto. Littbarski non si stupì affatto di questa domanda e rispose: Spargere champagne sul mio uso della ragione, le sembra poco?. Larbaud preferì pensare che aveva appena ascoltato una metafora e passò a parlare di ciò che veramente gli stava a cuore: gli propose di organizzare una festa che riunisse a Vienna i più significativi rappresentanti della società segreta. Verranno da ogni parte, spiegò Larbaud, é l unica cosa effettivamente necessaria è che non vengano scoperti dai cittadini viennesi. Detto questo, lo invitò a scambiarsi le valigette che ciascuno portava con sé, un enigmatica richiesta immediatamente accettata da Littbarski e che neppure Miriam Cendrars riuscì a spiegarsi: Ogni qualvolta mi parlava dei preparativi della festa, Larbaud ammutoliva quando arrivava a questo punto. Parlare dello scambio delle valigette significava vedere Larbaud imbarazzato e nervoso. Non volle mai dirmi la ragione di quello scambio. Se un giorno qualcuno decidesse di analizzare a fondo tutta questa storia così sconosciuta dell esistenza della società segreta portatile e decidesse di scrivere un libro su di essa, potrò capire il mistero dello scambio delle valigette. Lo spero ardentemente perché anche io vorrei saperlo. Nel frattempo e in mancanza di altre informazioni non mi resta altro da pensare che il silenzio di Larbaud fosse dovuto al fatto che nelle valigette nascondessero qualcosa di molto importante. Mi dispiace per Miriam Cendrars, ma mi è stato impossibile scoprire la verità sullo scambio delle valigette a Vienna. Comunque, vorrei ricordare alla signora Cendrars che gli shandy non si considerarono mai importanti, così come non portarono mai niente di serio nei loro leggeri bagagli, ma solo opere miniaturizzate che, senza alcuna eccezione, riflettevano il loro assoluto disprezzo per tutto ciò che normalmente viene considerato importante, serio, fondamentale. Mi auguro che nessuno scorga nelle mie parole una manovra elusiva per nascondere l insuccesso delle mie ricerche. Penso semplicemente che il discorso delle valigette non sia né un enigma né una questione importante, e che, tutto considerato, neanche la storia della congiura portatile lo sia. Torno al fatto. Dopo lo scambio delle valigette, Littbarski si mostrò entusiasta di fronte alla prospettiva della festa e spiegò che la sua casa offriva condizioni più che favorevoli per essere sgomberata in due minuti se le circostanze lo avessero richiesto: una porta sul retro, occultata da secoli a causa di un edera e totalmente sconosciuta ai vicini. Meglio di così impossibile, dovette pensare Larbaud. Quindi, seduta stante, concertarono la data in cui si sarebbe svolta la riunione. Ebbe luogo il 27 marzo 1925, e fu un esplosione di parole stellari e ciliegie di saluti vagabondi a detta di uno dei partecipanti, Vicente Huidobro, che nel suo diario così la descrisse: Notte di luna piena a Vienna, quando tutto è tale e quale come in ogni occhio. Dinastia astrologica ed effimera vagante da universo a universo. C era lo stato maggiore dell infame turba portatile. Esplosione di travestimenti, artifici e gondole viennesi. Una vera esplosione di parole stellari e ciliegie di saluti vagabondi. Alcol, gemme stellari. I pianeti maturavano nella pianetaia, e i nostri occhi vedevano la radice degli uccelli, l aldilà delle ninfee e l aldiqua delle farfalle. Attraverso il mare dell imboscata notturna degli astri navigava la nave dei nostri segreti. E Parigi era questo ventaglio: Duchamp, Scott Fitzgerald, Dalí, Man Ray, Larbaud, Céline. Ah! e George Antheil. Il Perù era punta di diamante: César Vallejo. Cameriere: il negro Virgilio. Nevi del passato scalavano New York: meravigliosa Georgia O Keefe, Pola Negri, Skip Canell e Stephan Zenith. La Spagna, ovvero Juan Gris, e Rita Malú appena sposata all Avana. Il principe Mdivani nella nebbia e, tra i cristalli di Boemia, Gustav Mevrink. I veli di Savinio nella città Eterna e Tristan Tzara a Zurigo con miele di osso avvelenato. Berta Bocado o l ago delle sue sete. E poi Walter Benjamin e la vertigine interiore di Gombrowicz, e l arcobaleno dei culi pianisti dei vicini furiosi. Huidobro non c era. Chi in realtà mancava era Picabia che stranamente è quello che più ha scritto sulla festa viennese. Sebbene non ci dia tutti i nomi, ci informa che il loro numero fu esattamente 27 e poi aggiunge che 27 era il numero shandy per eccellenza: 27 furono gli anni che Stephan Zenith compì in quel 27 marzo a Vienna. E 27 furono pure gli anni che Rita Malú rimase internata in un remoto manicomio somalo. L intervento dei poeti della generazione spagnola del 27 distrusse il viaggio stellare dei portatili. Un 27 dicembre mi sposai. Un quadro di Paul Klee dedicato al numero 27 sintetizza mirabilmente le luci e le ombre della società segreta: può essere visto in casa della contessa di Vansept, che vive al numero 27 di una via di Parigi e ha 27 nipoti ecc.... Nel racconto di Picabia della festa, assume un interesse particolare la sua descrizione degli ultimi minuti della serata, nella quale troviamo, per esempio, uno Scott Fitzgerald molto distante da quell immagine alcolica che finora si aveva di lui: Avevamo iniziato una fantastica conversazione intorno ai nostri gusti artistici ed eravamo tutti d accordo che la miglior cosa in letteratura era la brevità e che persino i libri ispirati li preferivamo brevi. All improvviso vedemmo che Scott aveva gli occhi lucidi e che una specie di strana eccitazione sembrava essersi impadronita di lui. Appariva in preda a uno stato febbrile e provava una certa difficoltà a parlare di letteratura. Il monocolo che aveva tolto a Tzara gli cadeva continuamente e il 30 LA FESTA A VIENNA 31

17 gesto che faceva per rimetterselo a posto era sempre più nervoso. Incuriositi decidemmo di osservarlo più da vicino, e allora vedemmo che aveva accanto a sé una scatolina d oro su cui si chinava spesso con la scusa di un raffreddore. Capimmo che aveva scambiato la letteratura per gli sport invernali, ovverossia che il suo naso scivolava sulla candida neve della più pura delle cocaine. E intanto, mentre i vicini (che non avevano più alcun dubbio che stavolta una simile gazzara non poteva certo essere provocata unicamente da un uomo soltanto) avvisarono la polizia, Valery Larbaud comunicò a Littbarski il suo desiderio di fare un edizione commentata della sua patetica cartellina imbrattata di vino; la notizia fu molto acclamata da tutti i partecipanti alla festa, specialmente dal negro Virgilio che, preso da una incredibile euforia, che confermava che tutti i camerieri si ubriacano, alferro il vecchio fucile a canne mozze del suo padrone e sparò trionfanti salve contro il soffitto, quattro colpi che misero immediatamente in fuga i portatili, eccetto Scott Fitzgerald che rimase a far compagnia a Littbarski, visibilmente contrariato per il comportamento del suo negro. Scott Fitzgerald si sedette lentamente sul sofà: quando irruppero in casa i vicini e la polizia, si accese un sigaro virginia e, fingendo di giocare tra i bicchieri rotti una partita a scacchi con il suo anfitrione, dichiarò con tono estremamente eccitato: A me m avevano invitato davvero. E non esitò a trasferire letteralmente quella frase nel romanzo che proprio in quei giorni stava scrivendo. LABIRINTO DI ODRADEK È di tale intensità che rievoco sempre al presente quel ricordo. Seduto sulla terrazza di un caffè di Port Bou, mentre guarda il calar del sole dell ultimo giorno dell estate 1966, Marcel Duchamp mi parla della festa di Vienna, degli spari del negro Virgilio e della società shandy, di cui finora ignoravo completamente l esistenza. La terrazza del caffè si trova vicinissima alla pensione dove, 27 anni fa, Walter Benjamin si vide costrettetto a togliersi la vita.bevendo pastis, Marcel Duchamp mi parla con commozione del forzato suicida, e mi spiega che la storia dei portatili avrebbe preso una strada ben diversa se non ci fosse stato il decisivo e provvidenziale intervento di Walter Benjamin in quel mattino nebbioso in cui gli shandy, fuggendo completamente disorientati dalla casa di Littbarski, si dispersero in una Vienna fantasmale nella quale l improvvisa caduta di intonaco da un muro assumeva l aspetto di un uomo in fuga, e le figure che il gelo componeva prendevano sembianze di volti irrigiditi. In quei momenti di panico e di sbandamento, vedendo che gli shandy fuggivano in tutte le direzioni, e che questo poteva rendere enormemente difficoltoso il ritrovarsi, Walter Benjamin riuscì a dare un ordine di adunata generale a Praga; gridò loro di prendere alloggio in pensioni del quartiere di Gustav Mevrink e di cercare, attraverso fortuiti incontri stradali, di mettersi di nuovo in contatto fra loro. Nessuno degli shandy dimenticò quell ordine lanciato al volo in piena fuga disperata, e ciò permise la prosecuzione del viaggio shandy; un viaggio che chiaramente era uno 32 LABIRINTO DI ODRADEK 33

18 spostarsi inutile, poiché non perseguiva nessun fine o un obiettivo determinato. Erano come pellegrini medievali per i quali l essenziale era il viaggio in sé e per sé, e poco importava se fossero arrivati a Canterbury, a Gerusalemme oppure a Compostela. Il loro scopo era solo quello di viaggiare raccontandosi storie. Il sopraggiungere della tramontana ci fa rifugiare all interno del caffè, dove io sturo una bottiglia di champagne: il tappo, dopo aver sbattuto violentemente sul soffitto, rimbalza sulla parte alta di un mobile per poi finire, in perfetto equilibrio, sul perno del bastone di una tenda. Tutti gli avventori restano a guardarlo sbalorditi, mentre il padrone del bar proibisce di recuperare quel tappo, vuole mostrarlo a tutti quelli che entrano. Duchamp, con un sorriso, mi confida che quel tappo è il mio odradek. E la prima volta che sento questa parola, e gli domando cosa significa. Allora Duchamp in tono molto confidenziale mi inizia a uno degli aspetti più enigmatici dello shandysmo: l esistenza di certi ospiti negri che si erano intrufolati nei labirinti interiori di tutti i portatili. A quanto pare fu proprio nell infinito labirinto della città di Praga che questi ospiti negri, altrimenti detti odradek, cominciarono a rivelarsi. A causa della forte convivenza con la figura del proprio doppio, ogni shandy ospitava dentro di sé uno di questi inquilini neri che fino ad allora, e in molti casi, erano stati discreti accompagnatori dei portatili, ma che a Praga cominciarono a farsi esigenti, assumendo varie forme, non esclusa quella umana. Soli o in coppia, i portatili giunsero a Praga. Appena sistemati in pensioni del quartiere ebraico, cominciarono a percepire la presenza sempre più attiva degli ospiti negri, l angosciosa sensazione di sentirsi strappare premeditatamente e contro la propria volontà il loro più autentico e profondo intimo, e questo solo perché la figura del fantasma potesse prendere forma plastica. Skip Canell, nelle sue memorie, parla così del suo ospite negro, che risultò essere addirittura un ingoiatore di spade: Poco dopo essere giunto a Praga, mentre me ne stavo seduto davanti al mio improvvisato tavolo da lavoro in una pensione del centro, sentii che la porta della mia stanza si apriva. Mi girai pensando si trattasse di qualche amico che mi aveva localizzato, e invece vidi la mia stessa persona entrare nella stanza, la vidi avvicinarsi e sedersi al tavolo che mi stava davanti e, appoggiata la testa sulle mani, mettersi a dettare quello che io scrivevo. Rimanemmo così ore e ore fino a che, alla fine, mì azzardai a domandargli chi fosse. Mi disse che era un mangiatole di spade e un grande amatore di daghe. Scendemmo a cenare nella sala da pranzo della pensione, e lì accadde qualcosa di veramente incredibile: il povero mangiaspade ingoiò distrattamente una forchetta e dovetti trasportarlo a una clinica dove, con una operazione spettacolare, un medico gliela estrasse. Dopo non l ho più visto, ma ho la sensazione che mi svolazzi attorno e che da un momento all altro possa riapparire. In un altra pensione del ghetto praghese, il pittore spagnolo Juan Gris annotò quel che segue su un album musicale: Profondamente turbato mi trovo in questa città in attesa d incontrarmi con qualcuno dei miei amici. Nelle vecchie case di questo quartiere avverto movimenti spettrali, e ho scoperto, con non poco stupore, chi sono i veri padroni occulti della stradina in cui abito. Sono strani personaggi che vivono qui, simili a ombre: esseri (non nati da madre) il cui pensiero e modo di fare è costituito da frammenti senza alcuna coordinazione. Quando attraversano il mio spirito, mi sento più incline che mai a credere che i sogni abbiano una loro dimora; penso che vivano o si nascondano in oscure verità che, quando sono sveglio, restano latenti nella mia anima, come impressioni fantasmagoriche di racconti a colori. Anche Stephan Zenith scoprì, arrivando a Praga, di ospitare un inquilino negro, la cui forma, in questo caso, non era umana. Atterrito, decise di abbandonare la città, non senza prima aver lasciato questo interessante messaggio a Gombrowicz, che era suo compagno di stanza: Me ne vado perché ho paura di me stesso, e sono certo che Praga vi ha contribuito moltissimo. Salutami i compagni, se riesci a vederli, e di loro che forze superiori mi costringono a tornare a New York. Vorrei sapessero che mi sono divertito molto alla festa, finché quel negraccio non si è messo a fare il matto. Come ti ho detto, me ne vado perché ho paura di me stesso, perché sono convinto che dentro di me, e a volte anche al di fuori di me, alloggi qualcosa come un rocchetto di filo nero che cerca di farmi dire cose che non penso né penserà mai. E un rocchetto tozzo, a forma di stella, che all apparenza sembra tutto avvolto da fili. Naturalmente sono fili aggrovigliati, vecchi, annodati uno all altro, però ci sono anche, sempre aggrovigliati e annodati, fili di altro tipo e colore. Ma non è neanche un semplice rocchetto, perché dal centro della stella spunta fuori perpendicolare un asticella, a cui se ne aggiunge un altra ad angolo retto. Con quest ultima da un lato e uno dei raggi della stella dall altro, il colo può mantenersi diritto, come su due zampe. Spesso, quando esco dalla porta della pensione e me lo ritrovo davanti appoggiato alla scala, provo il desiderio di parlargli. Ovviamente gli rivolgo una domanda non tanto difficile, magari lo tratto come un bambino, probabilmente a causa delle sue piccole dimensioni: Ciao, come ti chiami? 34 LABIRINTO DI ODRADEK 35

19 Odradek -dice lui. E dove abiti? Domicilio sconosciuto -risponde e si mette a ridere: si avverte che è la risata di chi non ha polmoni, perché risuona più o meno come il fruscio delle foglie cadute... Ho paura, Witold, e perciò me ne vado. Può darsi che lontano da Praga io perda di vista il mio odradek. Dopo questo scritto tutti gli inquilini negri furono indistintamente chiamati, in gergo shandv, odradek. Già nella stessa Praga, Antheil e Kromberg si appropriano del testo di Zenith e parlano tranquillamente di odradek riferendosi ai propri ospiti negri. Nel caso di George Antheil, l odradek non era un rocchetto di filo, ma uno spillo appuntato in una cintura, mentre nel caso di Hermann Kromberg non fu più un oggetto minuscolo, ma si trasformò di nuovo in una figura spettrale. Qui a Praga, man mano che rivedo i compagni, scrisse Antheil, ho capito che ciò che vivo intensamente sono solo le sensazioni minime e di cose piccolissime. Sarà per la mia passione per il futile che mi capita tutto questo. Può darsi che sia per la mania che ho per il dettaglio. Ma credo di più -non lo so, queste cose non le analizzo mai- che sia così perché tutto ciò che è minimo, per il solo fatto di non avere assolutamente nessuna importanza sociale o pratica, ha proprio per questo un assoluta indipendenza da relazioni sporche con la realtà. 11 minimo -e il mio odradek lo è- mi dà sempre una sensazione di irrealtà. L inutile è bello perché meno reale dell utile, che permane a lungo; invece il meraviglioso futile, il glorioso infinitesimale, si ferma dov è, rimane quello che è, vive libero e indipendente. Come la pura e semplice esistenza del mio odradek, che poi è questo spillo che ho qui davanti, infilato in una cintura. Il mistero mai traspare tanto come nella contemplazione delle piccole cose le quali, non appena si muovono, sono perfettamente chiare per lui, tanto che si fermano per lasciarlo passare. Invece l odradek dello scrittore tedesco Hermann Kromberg non era precisamente una miniatura ma, come ho già detto, una figura spettrale, qualcuno che fingeva di essere un poeta e che si aggregò ai portatili mentre andavano a Vienna e poi a Praga, dove si installò nel medesimo albergo di Kromberg. Si trattava del terribile Aleister Crowlev, che molti conosceranno come amico di Pessoa, ma che, oltre a questo, era alpinista, satanista, filosofo, domatore di leoni, pomografo, ciclista, eroinomane, scacchista, spia e occultista: in altre parole, un odradek molto attivo, come dimostra il fatto che aveva obbligato il sedentario Kromberg a spostarsi fino a Vienna e poi a Praga. In quest ultima città lo rapì, obbligandolo con perfide arti a iniziarsi alla magia sessuale e a scalare la vetta più alta del Cachemire. Che ci sto a fare io qui nel Cachemire? scrisse disperato Kromberg nel suo diario di viaggio, se nulla mi piace di più della fiamma del mio focolare e ricevere da paesi lontani le lettere dei miei amici giramondo? Non ho mai desiderato di andare con loro a Vienna, ma la malefica influenza del mio odradek non solo mi ha condotto in quella città, ma mi ha pure spinto fino a Praga, e da qui difilato nel Cachemire, dove ora vivo morto di freddo e di paura, posseduto da un demone interiore che, per quanto ne posso capire, è un vagabondo. Nel Cachemire, il sedentario Kromberg impazzì; si persero le sue tracce per sempre, ma non il suo diario di viaggio. Se ci atteniamo a quel che raccontano alcuni testimoni, Kromberg, ormai vicino al picco più alto della regione, credette di aver inciampato nel cappello che anni prima Pessoa aveva perduto nella neve. Ma Pessoa non aveva mai portato il suo cappello fino a quei gelidi e remoti luoghi, per cui a più d uno venne il sospetto che Kromberg stesse dando i numeri, e la conferma si ebbe quando, continuando a salire, disse di sentirsi intimidito dal frullio e dal gracchiare dei corvi. E di corvi lassù non c era neanche l ombra. Finalmente, giunto sulla cima, Kromberg gridò spaventato nel vedere che il suo odradek era già lì, lo aveva preceduto. Rigorosamente vestito di nero, Aleister Crowley, lo stesso che due anni dopo avrebbe sciolto a Siviglia la società segreta, lo salutava ridendo, facendo ondeggiare una bandiera nera in cui, sopra il più feroce dei teschi, aveva ricamato il motto: Verso una prosa di seta. Invano cercarono di calmare, di convincere l atterrito Kromberg che sulla vetta non c era nessuno. Quella sera egli annotò tutto ciò che credeva di aver visto -cappello portoghese, corvi, odradek con bandiera- e poi, dopo aver posato il suo diario sulla neve, si perse nell oscurità delle cime indù, facendo scomparire le sue tracce per sempre. L odradek di Salvador Dalì aveva una marcata aria festaiola e musicale, e per di più era decisamente erotico. Nientemeno che un incredibile violino masturbatore cinese, o strumento melodico provvisto di una appendice vibratile, destinata a essere introdotta, in modo repentino e brusco, nell ano; ma anche e preferibilmente nella vagina. Una volta introdotto, un musicista esperto faceva vibrare l archetto sulle corde del violino, ma non suonava la prima cosa che gli passava per la testa, bensì una partitura espressamente composta a scopi masturbatori; il musicista riusciva a ottenere, mediante una sapiente scelta di note frenetiche, intercalate a pause di sospensione, che le vibrazioni amplificate dall appendice provocassero l orgasmo della beneficiaria dello strumento nel preciso e sincronizzato istante in cui la partitura attaccava le note 36 LABIRINTO DI ODRADEK 37

20 dell estasi. L odradek di Ramòn Gòmez de la Serna non era particolarmente erotico e fece la sua prima apparizione nello specchio di un hotel di Praga, provocando un considerevole spavento allo scrittore: Guardandomi in uno specchio che immediatamente mi riflette, mi trovo incredibilmente somigliante a mio padre. Sarò io mio padre? E allora tutta la mia vita è stata un illusione in nome di un altro? Per caso non saremo altro che passato e mai noi stessi?. Il giorno in cui scrisse questa frase, lo trascorse in uno stato di perenne agitazione, giacché per uno shandy non c era niente di più terribile dell irruzione insolente di un odradek, soprattutto se questo appariva con il proposito di molestare. Ovviamente c erano anche odradek amabili e timidi, ma di solito erano noiosi; in genere gli odradek erano creature o oggetti cupi, scontrosi e patetici, che godevano a spaventare i loro ospiti o le loro vittime. Gomez de la Serna non si era mai spaventato come quel giorno, però seppe armarsi di coraggio e di umorismo, e riuscì a sbarazzarsi del fantasma del padre per la via più rapida: ruppe tutti gli specchi della stanza di Praga. Ma che cosa cì facevano i portatili a Praga se non avevano in programma né un congresso, né un manifesto, né un azione terroristica, e neppure pensavano di organizzare un altra festa, insomma niente di niente? Ho già detto che, secondo me, viaggiavano per il puro piacere di farlo e per raccontarsi storie tra di loro, ma c è anche da dire che il loro viaggio, così come ogni poesia o romanzo, correva sempre il pericolo di non avere alcun senso: ma senza quel rischio non sarebbe stato niente, e forse la maggiore attrattiva del loro viaggio stava proprio in questo. A proposito di rischi devo aggiungere che, a quanto pare, a Praga si moltiplicarono, dato che tra gli shandy si andò rapidamente diffondendo l impressione incancellabile che in certe ore della notte o dell alba alcune misteriose voci, che non erano dei loro odradek, avevano preso l abitudine di sussurrare un consiglio muto e misterioso; a volte un debole tremolio, non individuabile, attraversava i vecchi muri del quartiere ebraico, emettendo dei rumori che correvano sui tetti e scivolavano per le tubature; se per caso qualcuno si fosse scomodato a guardare avrebbe potuto scoprire, in quel labirinto dì odradek, rami di mirto appassiti, mazzi da sposa trascinati dall acqua sporca nella quale si nascondeva, talvolta, il silenzioso e appena percettibile gioco di gesti e di smorfie dei golem dei pericolosi odradek. Pericolosi, certo, mi dice Marcel Duchamp sulla terrazza del caffè di Port Bou. E quindi lei faccia attenzione a quel tappo di champagne che sembra così ben sistemato nel suo incredibile equilibrio li sul bastone, perché anche quel tappo ha il suo bravo golem. Rievoco sempre al presente quel ricordo. D un tratto, mentre gli sto chiedendo cosa intende con la parola pericolosi, scopro che è sparito. Lo cerco da tutte le parti, persino nell ultimo domicilio di Walter Benjamin. Niente, si è volatilizzato. Sarà Duchamp íl mio odradek? Pensavo di continuare a parlare dì odradek, ma mi accorgo che è più prudente dare per concluso il capitolo. Sì, forse è più conveniente per me. Dopotutto, la mia storia o sarà abbreviata o non sarà. 38 LABIRINTO DI ODRADEK 39

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