CESARE VINCOBRIO. a cura di Laura Beccaria (parte seconda)

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1 CESARE VINCOBRIO a cura di Laura Beccaria (parte seconda) 1

2 I. Traduzione di Sounett Mounfrinn 1 1 Nel capitolo II sono riportati in nota tutti i termini che fungono da esponenti delle singole voci, decontestualizzati e con i relativi rimandi al capitolo III di analisi. Le espressioni che si ritrovano in più passi del sonetto, o quelle la cui importanza non è tale da essere indagata nel successivo capitolo, sono evidenziate nel testo e non tradotte. Altre, invece, sono spiegate perché necessarie al fine del completamento della semantica testuale.

3 Sounett Mounfrinn I. Angelus Angelus Ma vardè cme ch lè bel al nost Mounfrà E cme d seira l è pien ad pouesía Quand j ultimi cansounn ai pasou via nt l oumbra ch la mounta su dal found d la va: Quand, primma da pià sogn, ogni bourgà La dà a j atri l salut d l Ave Maria 2 E ns i brich tut antour quasi s diría Che l ultim sou l è frem a countemplà: Quand poc a poc sa smorsa ogni fracas E i fiœui ai sercou l pari ch l è tournà E lu l serca l pu cit par piaslou n bras: Tuti v salutou cme s a fijssi ca, Tut al respira countentessa e pas: Ma vardè cme ch l è bel al nost Mounfrà! Ma guardate com è bello il nostro Monferrato E come di sera è pieno di poesia Quando le ultime canzoni si dissolvono Nell ombra che sale dal fondo della valle: Quando, prima di addormentarsi, ogni borgata Dà alle altre il saluto dell Ave Maria E sui colli tutto intorno quasi si direbbe Che l ultimo sole è fermo a contemplare: Quando poco a poco si attenua ogni frastuono E i figli cercano il padre che è tornato E lui cerca il più piccolo per prenderselo in braccio: Tutti vi salutano come se foste di casa, Tutto respira contentezza e pace: Ma guardate com è bello il nostro Monferrato! 2 l salut d l Ave Maria (n. 1, p. 90) 3

4 II. l dì d la festa Il giorno della festa Che scounsubia 3! Che schissa 4! Che fracass! Tendi e tendounn bianc sporc e rous svanì: Giostri, banchett, bal public, in moundas 5 : L è l dì d la festa, l l havi nen capì? Quatt clarinett ch a i fann chicchirichì: Doui boumbardounn ch ai stranfiou 6 a tennij l pas: Dapartut n oudour d prossim tal che mi Stag lountan pu ch a pos, stoupandmi l nas Ma j è là su n touchet ad paisanota 7 Coun doui œucc fouinn 8, in nasin pien d argœui, In bouchin rous e riound cme na griota 9 : E nloura mi m decid: mount ans al bal, L anvid, l ambranc ben sciassa e avanti fiœui! Que ch i avrij facc voujacc? Ma tal e qual! Che comitiva! Che ressa! Che frastuono! Tende e tendoni bianco sporco e rosso svanito: Giostre, banchetti, ballo pubblico, un mondo di gente: È il giorno della festa, non l avevate capito? Quattro clarinetti che fan chicchirichì: Due bombardoni che ansimano a tenere il passo: Ovunque un odore di vicino tale che io Me ne sto lontano più che posso, tappandomi il naso Ma c è laggiù una graziosa contadinella Con due occhi furbetti, un nasino pieno d orgoglio, Una boccuccia rossa e rotonda come una marasca: E allora mi decido: salgo sulla pista, L invito, l afferro ben stretta e avanti ragazzi! Che cosa avreste fatto voi? Ma la stessa cosa! 3 Che scounsubia! (n. 2, p. 91) 4 Che schissa! (n. 3, p. 91) 5 In moundas (n. 4, p. 92) 6 Doui boumbardounn ch ai stranfiou (n. 5, p. 92) 7 n touchet ad paisanota (n. 6, p. 93) 8 Œucc fouinn (n. 7, p. 93) 9 In bouchin rous e riound cme na griota (n. 8, p. 94) 4

5 III. Nouvembar Novembre Ai Santt i grann samnà 10 e i frutt a ca L è l prouverbi d l inver ch al coumparis: Ad fœura, fiœui, a j è pu nen da fa: S jej lassà ndrè qualcosa devi d l ardris 11. Va l bric d an Crea cme ch l è ncapussà J è gnanca pu dal sou là n Paradis: La brinna la sbarlus là n found d la va, La campagna s androm soutta l ciel gris Ant al giardin sfiourì, par i sentè Pienn d fanga e d fœuij morti ai resta ncou Livid e soul quaich group ad crisantè: Ma l pianti neiri ai tendou i ramm spoujà, Quasi cme brass, par invoucà n po d sou Ai Santt i gramm samnà e i frutt a cà. Ai Santi i grani seminati e i frutti a casa È il proverbio dell inverno che compare: Fuori, ragazzi, non c è più niente da fare: Se avete lasciato indietro qualcosa, sbrigatevi. Guarda il colle di Crea com è incappucciato Non c è neanche più del sole là in Paradiso: La brina luccica là in fondo alla valle, La campagna s addormenta sotto il cielo grigio Nel giardino sfiorito, lungo i sentieri Pieni di fango e di foglie morte resta ancora Livido e solo qualche gruppo di crisantemi: Ma le piante nere tendono i rami spogli, Quasi come braccia, per invocare un po di sole Ai Santi i grani seminati e i frutti a casa. 10 Ai Santt i grann samnà (n. 9, p. 94) 11 devi d l ardris (n. 10, p. 95) 5

6 IV. La partensa dal couscrit 12 La partenza del coscritto Quand che a Flup j è toucà parti souldà l so grand al lou jutava a fa l fagot 13 : Stavota t butrai boun 14, sasin da stra 15! E, tra doui lacrimoun, su n mes scouplot. Varda che lì travers 16 me car fanciot, J è nen at che dal vin anvilinà: Mi t n ho prountatnou qui doui barilott: Par ades, s a t hai sei, beiv qui tacà E Flup l ha ciapà su i so doui barlett E, tnindnou iun da qui l atar da là, S è presentà a la porta dal Distret: Là n plouffar coun dou righi ns al capè 17 A j ha bourij n countra: Alto là: Dove andate, voi altri, tutti e tre? Quando Filippo è dovuto partire per il servizio militare Suo nonno lo aiutava a far fagotto: Questa volta metterai giudizio, mascalzone! E, tra due lacrimoni, giù un mezzo scappellotto. Guarda che da quelle parti, mio caro ragazzo, Non c è altro che del vino avvelenato: Io te ne ho preparato qui due bariletti: Per adesso, se hai sete, attaccati qui E Filippo ha agguantato i suoi due bariletti E, tenendone uno di qui l altro di là, Si è presentato alla porta del Distretto: Là un bellimbusto con due righe sul cappello Gli si è avventato contro: Alto là: Dove andate, voi altri, tutti e tre? 12 Couscrit: giovane iscritto nelle liste di leva chiamato alla visita medica; parola che scomparirà presto dall uso con l abolizione del servizio militare obbligatorio. Cfr. Spriano alla voce n. 24, p fa l fagot (n. 11, p. 96) 14 t butrai boun (n. 12, p. 97) 15 sasin da stra (n. 13, p. 97) 16 lì travers (n. 14, p. 98) 17 plouffar coun dou righi ns al capè (n. 15, p. 98) 6

7 V. l prim fargioulin Il primo fiore del freddo L ultima roundaninna l è partía E la su n found al pra l prim fargioulin 18 Am dis pur trop che la stagioun fiouría L è prestou n co 19 e che l inver l è vsin. J è vsin l inver coun la malincounía Dal fiochi e dal piouveri sensa fin, Dal seiri sarà su par fa partía 20, Dal nœucc eterni ch al ven mai matin E mi m sent su par i oss couri cme n brivid Vardanda n found al pra, là n mes al verd, Coul fiour dal malauguri smort e livid: Mentre pienna d tristessa la cansoun Dal vendumieri sa slountanna e s perd Cme s ai feissou l mourtori a la stagioun. L ultima rondinella è partita E laggiù in fondo al prato la prima freddolina Mi dice purtroppo che la stagione fiorita È presto finita e che l inverno è vicino. È vicino l inverno con la malinconia Delle nevicate e delle piogge senza fine, Delle serate chiusi in casa per far partita, Delle notti infinite senza mai venir mattino E io sento su per le ossa corrermi con un brivido Guardando in fondo al prato, là in mezzo al verde, Quel fiore del malaugurio pallido e livido: Mentre piena di tristezza la canzone Delle vendemmiatrici si allontana e si perde Come se facessero il funerale alla stagione 18 l prim fargioulin (n. 16, p. 99) 19 L è prestou n co (n. 17, p. 99) 20 sarà su par fa partía (n. 18, p. 100) 7

8 VI. VII. n aventura dal sour Cecéch Un avventura del sour Cecéch 8

9 VI. Quand j è rivà a Cersin sa fourastera l sour Cecéch l era prou ben stagiounà 21, Coun la so prucca finta, la dentera, Borgnou cme n poum e sourd cme na gabà 22. Ma la ridiva tantou voulountera Coun quaich gheddou italian 23 vira voutà 24 Che lu, tra l cianci doussi 25 e la barbera, l fava l gadán 26 cme sinquant ani fa. Certi seiri quacc quacc 27 coun precaussioun Al lou vdivou sbourà n coul certou arouet, Tnindsi ben scias al solit amouloun: E, rivà al found, toc! toc! Caro, sei tu? Tut antour as sentiva j anvarett E anca l coucou d Autij 28 : Cou-coù! Coucoù! Quando è arrivata a Cereseto questa forestiera Il sour Cecéch era sufficientemente ben stagionato, Con la sua parrucca finta, la dentiera, Cieco come una mela e sordo come un salice. Ma rideva tanto volentieri Con qualche tocco italiano ogni tanto Che lui, tra le chiacchiere dolci e la barbera, Si comportava da sciocco come cinquant anni fa. Certe sere quatto quatto con precauzione Lo vedevano scivolare in quella certa viuzza, Tenendosi ben stretto il solito fiasco. E, giunto in fondo, toc! toc! Caro, sei tu? Tutt attorno si sentivano i grilli E anche il cucù di Ottiglio: Cu-cù! Cucù! 21 ben stagiounà (n. 19, p. 100) 22 Borgnou cme n poum e sourd cme na gabà (n. 20, p. 101) 23 gheddou italian (n. 21, p. 102) 24 vira voutà (n. 22, p. 102) 25 tra l cianci doussi (n. 23, p. 103) 26 l fava l gadán (n. 24, p. 103) 27 quacc quacc (n. 25, p. 104) 28 l coucou d Autij (n. 26, p. 105) 9

10 VII. Ma na seira, vardè che birichinn! Scuria cme n boucca al luv 29, al l han ouacià: E a j han turà al travers in toc d courdin Propi a posta par falou angambarà. E lì, anouanda ch ai cmensa la calà E po, dop la calà, j è i quatt scalinn As soun scoundì dre d l us.citou 30, l è là: Al riva adés coun l amouloun pien d vin. Dasijn, dasiot parchè sa sciara poc.. A j è, al va adés..patapin, patapoun, In crep, in crij e l amouloun a toc 31 : Courì gent! vardè gent que ch i è sucès: Al sour Cecéch l è ntra nden l amouloun! Tucc ch a i ridivou e j ridou ancoura ades. Ma una sera, guardate che birichini! Scura come in bocca al lupo, l hanno adocchiato: E gli hanno teso di traverso un pezzo di cordino Proprio apposta per farlo inciampare. E lì, dove comincia la discesa E poi, dopo la discesa, ci sono i quattro scalini Si sono nascosti dietro l uscio..zitti, è là: Arriva adesso con il fiasco pieno di vino. Pian pianino perché si vede poco C è, adesso va.patapin patapoun, Un colpo, un grido e il fiasco a pezzi: Correte gente! guardate gente quello che è successo: Il sour Cecéch è entrato dentro il fiasco! Tutti che ridevano e ridono ancora adesso. 29 Scuria cme n boucca al luv (n. 27, p. 105) 30 Citou! (n. 28, p. 106) 31 l amouloun a toc (n. 29, p. 107) 10

11 VIII. IX. La cria La grida 11

12 VIII. Quand Mouncarv l hava nen la stamparia E j era ncou nen d moda 32 i manifestt I havou n sistema semplicc e moudest d fa la publicità par mes d la cria 33 L inservient coumunal overosia Al public banditour l era n fourest, Vnì d an Briansa, servisievoul, lest, Fiero cme n Artabán 34, furb cme na spia 35 I havou ncou nen dacc l ourdinn che lu sa L era là n piasa coun la gent antour A publicà i decrett d l Autourità: Siori, la Giounta avverte a mezzo mio E lì j spiegava l tut a soun d tambour E coul ch al manca l ha da far con io! Quando Moncalvo non aveva la tipografia E non si usavano ancora i manifesti Avevamo un sistema semplice e modesto Di far pubblicità per mezzo della grida L inserviente comunale ovverosia Il pubblico banditore era un forestiero, Venuto dalla Brianza, servizievole, lesto, Fiero come un Artabano, furbo come una spia Non avevamo ancora dato l ordine che lui Era già là in piazza con la gente attorno A pubblicare i decreti dell Autorità: Signori, la Giunta avverte a mezzo mio E lì spiegava il tutto a suon di tamburo E a quel che manca ci penso io! 32 j era ncou nen d moda (n. 30, p. 107) 33 la cria (n. 31, p. 107) 34 Fiero cme n Artabán (n. 32, p. 108) 35 furb cme na spia (n. 33, p. 109) 12

13 IX. Ma n bel dì j è tacà d tournà n Briansa Piantanda i Mouncarvinn a vardà n su, Propi n coul ch i era vnì la bela usansa Dal serenadi a soun d toli e d casù. Eh giuramento 36! La sitadinansa La bufava e la Giounta ncoura d pu: Fin che n dì l ha tracc fœura n ourdinansa A ott ouri d seira n cà tucc sarà su. I era nloura a la cria da interpost 37 Giouan d la Versa, in Mouncarvin spuà 38 : st at qui, pia j ourdinn, s è pourtasi al post E, sensa fa quistioun d paroli finni L ha roulà ns al tambour e l ha cmensà: Sgnouri, l Autorità l ha l braij pinni 39 Ma un bel giorno gli è saltato di tornarsene in Brianza Lasciando gli abitanti di Moncalvo a guardare in su, Proprio dove si era creata la bella usanza Delle serenate a suon di latte e di mestoli. Eh giuramento! La cittadinanza Sbuffava e la Giunta ancor di più: Finché un giorno ha emesso un ordinanza Alle otto di sera tutti chiusi in casa. In quel tempo c era alla grida, provvisoriamente, Giouan d la Versa, un Moncalvese autentico: Questo qui, presi gli ordini, si è portato al posto E, senza andar per il sottile, Ha rullato sul tamburo e ha cominciato: Signori, l Autorità (ne) ha le braghe piene 36 Eh giuramento! (n. 34, p. 109) 37 a la cria da interpost (n. 35, p. 110) 38 Mouncarvin spuà (n. 36, p. 110) 39 l ha l braij pinni (n. 37, p. 110) 13

14 X. XI. I anvarett Gli acini 14

15 X. Quand ch as cmensa a marcà quaich anvaret, Rivà ai primi d Agoust, sout san Lourens, La gent la taca a dì: L uva la tens 40, L è tost oura 41 d prountà bonsi e barlett Anloura d seira a mi m capita souens Da restà nt al giardin soul e soulet, Vardanda su nt la va, poustà al muret, A senti coul cri-cri chiet, loung, immens Al lou sent ch al ven su dal found d la va, Sa slarga n mes i brich, s ausa, s counfound Lountan, lountan coun l ourisount steilà: E gl ouri i pasou e mi rest là cme spers, Cme separà e lountan dal rest dal mound, Sproufoundà nt al misteri d l univers. Quando cominciano a invaiare i primi acini, Giunti ai primi d Agosto, sotto San Lorenzo, La gente incomincia a dire: L uva si tinge, È quasi ora di preparare botti grandi e piccole Allora di sera mi capita spesso Di restare nel giardino solo soletto, Guardando giù nella valle, appoggiato al muretto, A sentire quel cri-cri quieto, lungo, immenso. Lo sento che viene su dal fondo della valle, Si allarga in mezzo ai colli, si alza, si confonde Lontano, lontano con l orizzonte stellato: E le ore trascorrono e io resto là come smarrito, Come separato e lontano dal resto del mondo, Sprofondato nel mistero dell universo. 40 sout san Lourens l uva la tens (n. 38, p. 111) 41 L è tost oura (n. 39, p. 112) 15

16 XI. E l cœur as perd e la ment sa smaris An coulla immensità sensa countourr Che mai la cmensa, che mai la finis, Ch l è nen silensio e ch a l è nen rumour. Là n found tut al scoumpar, tut al svanis Coul ch l è passà e coul ch al tourna ncour, Caressi d giouventù, festi, souriss, Disingani d la vitta, oumbri, rancourr E mi prœuv l impressioun d l eternità E tut coul che mi fas, tut coul ch a sent M aparís ilusioun, sogn, vanità Ch a s ausa e s perd cme nivoula d incens Su, su vers la visioun dal ciel steilà A travers coul cri-cri chiet, loung, immens. E il cuore si perde e la mente si smarrisce In quella immensità senza contorni Che mai ha inizio, che mai ha fine, Che non è silenzio e che non è rumore. Là in fondo tutto scompare, tutto svanisce Quello che è passato e quello che torna ancora, Carezze di gioventù, feste, sorrisi, Disinganni della vita, ombre, rancori E io provo la sensazione dell eternità E tutto quello che faccio, tutto quello che sento Mi appare illusione, sogno, vanità Che si alza e si perde come nuvola d incenso Su, su verso la visione del cielo stellato Attraverso quel cri-cri quieto, lungo, immenso 16

17 XII. a XVIII. Crea Crea 17

18 XII. Cor mundum crea al dsiva l me Prevost: E l traduiva: Crea l è l cœur dal mound: Ven qui ns al Paradis: va che bel post! An tuta Italia a j è nen al secound. Va quancc païss an gir! Va che parfound Ad filagnn qui d antour e d campp discost: Va Vgnà, Mouncarv, Tounc, Frinc, l brich d San Secound Lu l counsiva l mounfrà cme l Pater Nost 42. Va là l Po coun Casà: va pu lountan Varsej, Nouvara e finna l Dom d Milan Eh n nou vdiva csissè coul boun cristian 43! Po l tirava na preisa 44 e An counclusioun: Ades ch a t ho spiegati l coun e l roun 45 ntroumma n moument an Cesa a pià l pardoun 46. Cor mundum crea diceva il mio Parroco: E traduceva: Crea è il cuore del mondo: Vieni qui sul Paradiso: guarda che bel posto! In tutta Italia non c è pari. Guarda quanti paesi in giro! Guarda che abbondanza Di filari qui intorno e di campi più lontano: Guarda Vignale, Moncalvo, Tonco, Frinco il colle di San Secondo Lui conosceva il Monferrato come il Padre Nostro. Guarda il Po con Casale: guarda oltre Vercelli, Novara e perfino il Duomo di Milano... Eh ne vedeva tante quel buon cristiano! Poi tirava una presa e In conclusione: Adesso che ti ho spiegato il principio e la fine Entriamo un momento in Chiesa a prendere il perdono. 42 l counsiva l mounfrà cme l Pater Nost (n. 40, p. 112) 43 boun cristian (n. 41, p. 112) 44 l tirava na preisa (n. 42, p. 113) 45 t ho spiegati l coun e l roun (n. 43, p. 114) 46 a pià l pardoun (n. 44, p. 115) 18

19 XIII. O bela nt al matin limpid e pur La bianca, auta visioun dal Paradis Coun i brich verdd an gir, po l pian pu scur, Po l mountagni blouastri par cournis! Là n found s incurva e s perd al ciel asur E anca l mound as diría che là l finis E che tut l è tranquil, tut l è sicur A la guardia dal Sou ch al benedis 47. Qui coun al sogn la realtà s counfound: Qui sa slarga la magica visioun d la Giustissia ch la domina nt al mound: Qui tut al spira amour, pas e pardoun E mi vourría mai pu tournà là n found Par nen roumpi l incant d iss ilusioun! O bella nel mattino limpido e puro La bianca, alta visione del Paradiso Con le colline verdi attorno, poi il piano più scuro, E oltre, le montagne bluastre per cornice! Là in fondo s incurva e si perde il cielo azzurro E anche il mondo si direbbe che là finisca E che tutto è tranquillo, tutto è sicuro Alla guardia del sole che benedice. Qui con il sogno la realtà si confonde: Qui si allarga la magica visione Della Giustizia che domina nel mondo: Qui tutto promana amore, pace e perdono E io non vorrei mai più tornare là in fondo Per non rompere la magia di questa illusione! 47 A la guardia dal Sou ch al benedis (n. 45, p. 115) 19

20 XIV. Quand la lunna pu riounda che na csenta 48 La fa baboia 49 dre di castagnè I Santt e j Angiarr, stouff da sta là ndrenta, Ai sautou fœura e i vann par i santè. J è chi ch al sauta e l cour, j è chi ch al stenta: Tucc ch as salutou, as ciamou, as courou dre : Ciamè coui Angiarr par fa n gir d courenta 50 : Ciaou, sant Isœubi: cme ch i vann j afè? As giœuga l boci, l bij, a testa e crous: I pu vecc as radunnou n Paradis E i dann an drenta 51 a barboutà sout vous: Ma ecco ch ai cessa i giœuch e i Pater Nost Quand vers ourient al ciel a s ambianchis: Anlour l è n fulmin 52 tournà tucc al post. Quando la luna più rotonda di una focaccia Fa capolino dietro i castagni I Santi e gli Angeli, annoiati di stare là dentro, Saltano fuori e passeggiano lungo i sentieri. C è chi salta e corre, c è chi arranca: Tutti che si salutano, si chiamano, si rincorrono: Chiamate quegli Angeli per fare un giro di corrente: Ciao, sant Eusebio: come vanno gli affari? Si gioca a bocce, a biglie, a testa e croce: I più anziani si radunano in Paradiso E s impegnano a borbottare sottovoce: Ma ecco che si concludono i giochi e i Padre Nostro Quando verso oriente il cielo diventa bianco Si fa prestissimo, allora, a tornare tutti al posto. 48 la lunna pu riounda che na csenta (n. 46, p. 116) 49 fa baboia (n. 47, p. 117) 50 fa n gir d courenta (n. 48, p. 117) 51 i dann an drenta (n. 49, p. 118) 52 l è n fulmin (n. 50, p. 118) 20

21 XV. Quand, sout Avrì, l è tut in desideri, Languid ant l aria, d la stagioun fiouría E su par i santè, drera l spaleri L è tuta na nidià ch a la busbía: Quand a l oumbra dal cupouli severi S eleva fra j incenss l Ave Maria A la Vergin ch la ilumina l misteri Ch l è nsema religioun e pouesía: Oh anloura qui nt al cœur, su nt al proufound d l anima scounfourtà quaicos av nas Ch al serca coul misteri e ch ai rispound: Che a poc a poca v cambia, av fa persuas Che tuti l festi e j ilusiounn d is mound Av daran mai coul ch av po da sta pas! Quando, all approssimarsi di Aprile, è tutto un desiderio, Languido nell aria, della stagione fiorita E su per i sentieri, dietro le spalliere è tutta una nidiata che pispiglia: Quando all ombra delle cupole severe S innalza fra gli incensi l Ave Maria Alla Vergine che illumina il mistero Che è insieme religione e poesia: Oh allora qui nel cuore, giù nel profondo Dell anima sconfortata qualcosa vi nasce Che cerca quel mistero e che gli risponde: Che poco a poco vi cambia, vi persuade Che tutte le feste e le illusioni di questo mondo Non vi daranno mai quello che vi può dare questa pace! 21

22 XVI. S am capiteis ad nasi n atra vira A ven qui dricc cme n fus 53 a fami fra, A sarami n counvent, sens atra mira Che d fa na vitta placida e smentià. Mai sercà da che banda l vent ch al tira 54 Par douvei basà gl ali o scantounà: Mai studià s a l è vei che l mound al gira, Ma, s al gira, ch al seguita a girà! Avei tranquilla l anima, l pouls chiet, Nunna penna o rimors al cœur tranquil, Sempar soul coun mi soul sensa regrèt: Parchè mi cred che al mound a s è mai dacc Che coul ch al po discouri das-par-chil 55 L abia sentì l ambsogn di discourss d jacc. Se mi capitasse di nascere un altra volta Vengo qui immediatamente a farmi frate, A chiudermi in convento, senz altro scopo Che di fare una vita serena e dimenticare. Mai cercare da quale parte tira il vento Per dover abbassare le ali o scantonare: Mai indagare se è vero che il mondo gira, Ma, se girasse, che continui a farlo! Aver tranquilla l anima, il polso quieto, Nessuna sofferenza o rimorso il cuore tranquillo, Sempre solo con me solo senza rimpianti: Perché io credo che al mondo non è mai successo Che chi possa discutere da solo Abbia sentito la necessità dei discorsi altrui. 53 dricc cme n fus (n. 51, p. 119) 54 Mai sercà da che banda l vent ch al tira (n. 52, p. 119) 55 coul ch al po discouri das-par-chil (n. 53, p. 120) 22

23 XVII. Vero eremita nt al me eremitagi Mi sarò ben gelous dal me segret: Guai al mound 56 quaicadun s l eissa l couragi Da vnimi a fa l curious e l indiscret. Ma n bel matin mi sentirò n tapagi na sussurrada cme nt l arouet dal ghet 57 : Countrabuleri 58! A l è l pelegrinagi Che qui tucc j ani a st epouca s ripet. Coul dì starò tranquil an quaich cantoun 59 Finna a la seira, quand che i pelegrinn J havran finì l marendi e l divoussiounn: Anloura ndarò n gir par i santè Vardanda al ciar dal steili pian, pianin d nen scarpusà quaicos ch l è restà ndrè. Autentico eremita nel mio eremo Io sarò molto geloso del mio segreto: Guai al mondo se qualcuno avesse il coraggio Di venire a fare il curioso e l indiscreto. Ma un bel mattino io sentirò un chiasso Un vociare come nel vicoletto del ghetto: Accipicchia! È il pellegrinaggio Che qui tutti gli anni in questo periodo si ripete. Quel giorno starò tranquillo in qualche angolo Fino alla sera, quando i pellegrini Avranno terminato le merende e le devozioni: Allora andrò in giro per i sentieri Guardando al chiaro delle stelle pian, pianino Di non calpestare qualcosa che è rimasto indietro. 56 Guai al mound (n. 54, p. 120) 57 n tapagi cme nt l arouet dal ghet (n. 55, p. 120) 58 Countrabuleri! (n. 56, p. 121) 59 starò an quaich cantoun (n. 57, p. 121) 23

24 XVIII. E pasà csì la vitta assort, fedel A s spetacul semp coul e semp varià Qui coun l anim souspeis fra tera e ciel, Coun al cœur spers ant iss immensità: Qui coun j aurori d Magg ch j incendiou l ciel, E j imperlou ns al fœuij la rousà, Coun i tramountt d autun chi stendou n vel d mestisia grisa ns i filagnn spouià: E al fin na seira d Dsembar, quand là bas J ultimi ragg dal sou livid e smort Ai sbarlusou sneianda nt al nebias, Mentre i sounna al Counvent l Ave Maria, Ultim salut lountan, ultim counfort, Bassà la testa bianca e pasà via! E trascorrere così la vita assorto, fedele A questo spettacolo sempre uguale e sempre differente Qui con l animo sospeso fra terra e cielo, Con il cuore smarrito in questa immensità: Qui con le aurore di Maggio che incendiano il cielo, E imperlano sulle foglie la rugiada, Con i tramonti d autunno che stendono un velo Di mestizia grigia sui filari spogli: E infine una sera di Dicembre, quando laggiù Gli ultimi raggi del sole livido e pallido Luccicano annegando in una fitta nebbia, Mentre suona al Convento l Ave Maria, Ultimo saluto lontano, ultimo conforto, Abbassare la testa bianca e andarsene! 24

25 I sounett dal Sour Coulin d Casours 25

26 XIX. Ans al marcà d Mouncarv Sul mercato di Moncalvo Sour brigadiè, mi j ho catà n boucin Da n fourest, bel e qui, mes oura fa: J ho facc countrat a tranta marenghinn, J ho dacc in biet da mila da scambià. Coul galantom ant al ca vœuij 60 am fa, Lestou mbrancanda l biet: - Scciè n moumentin: Vad a fa d la mouneida: e m ha butà Nom specc-mi-qui 61 coul brut ladar sasín! I counoutati al vœu? Ch al senta ben: Grand - vistì d giald - na ghigna d impoustura 62 Citou, sour brigadiè, l è là ch al ven. Ma l è sa qui, mounsù? Quanta premura! Quatt sentt liri, sisgnour, va tantou ben: L hava temp coun so comoud, ch as figura! Signor brigadiere, io ho acquistato un vitello Da un forestiero, proprio qui, mezz ora fa: Ho stipulato un contratto per trenta marenghini, (Gli) Ho dato un biglietto da mille da scambiare. Quel galantuomo nelle case vuote mi dice, Lesto agguantando il biglietto: - Aspettate un momentino: Vado in cerca di moneta: e mi ha detto Di aspettarlo qui quel brutto ladro assassino! I connotati li vuole? Ascolti attentamente: Alto - vestito di giallo - un aspetto da imbroglione Zitto, signor brigadiere, sta arrivando. Ma è già qui, signore? Quanta solerzia! Quattrocento lire, sissignore, va benissimo: Aveva tutto il tempo che voleva, si figuri! 60 galantom ant al ca vœuij (n. 58, p. 122) 61 Butà nom specc-mi-qui (n. 59, p. 122) 62 na ghigna d impoustura (n. 60, p. 123) 26

27 XX a XXVIII. l sour Coulin a la fera d San Giusep Il sour Coulin alla fiera di San Giuseppe 27

28 XX. O sour Coulin, inchœu l è l dì d la fera, La festa di friciœu e di pourtugall! La sciavandera ch as rangiava l scial La bragalava csì d an mes a l era. E l sour Coulin l ha douert la carousera, L ha pià l oumbrela, caso d tempoural, L ha fouetà, l è partì e, mancou mal 63, J è partì nsema a chil la sciavandera. Lì ns al caret a moij, ioup, ioup, Balin 64! A forsa d cianci doussi e d sapatounn As soun trouvasi n vista al Valentin: E, dop pousà l cavà a la Rœusa Roussa 65, Glouriouss e triounfantt ecco ch ai soun An Countrà Granda 66 n mes la gent ch la poussa. O sour Coulin, oggi è il giorno della fiera, La festa delle frittelle e delle arance! La mezzadra che si sistemava lo scialle Gridava così in mezzo all aia. E il sour Coulin ha aperto il bagaglio della carrozza, Ha preso l ombrello, in caso di temporale, Ha schioccato la frusta, si è messo in marcia e, neanche a dirlo, È partita insieme a lui la mezzadra. Lì sul carretto a molle, ioup, ioup, Balin! A forza di chiacchiere dolci e di scossoni Si sono trovati di fronte al Valentino: E, dopo aver fermato il cavallo alla Rosa Rossa, Gloriosi e trionfanti ecco che si trovano In Countrà Granda in mezzo alla gente che spinge. 63 mancou mal (n. 61, p. 123) 64 ioup, ioup, Balin (n. 62, p. 124) 65 Albergo ristorante di via Flli Caire a Casale Mto attivo all epoca dell autore. 66 Via Roma, l arteria stradale principale di Casale M. to. 28

29 XXI. Lì j hann cmensà a noutà quaica giouiera Coun di taj d vesta ch ai fumavou l aria: La sciavandera, nvece d marcià n paria, S ancantava semp là, quaich pas andrera. O sour Coulin, mi cred che n tut la fera J è nen d la roba csì strasourdinaria: Gnanca madama la veterinaria L ha nen na vesta csì, verda bandiera. O sour Coulin ch al senta, neh, moussù Par fa nca mi la fera d San Giusep A ciam anmach sa vesta e nent ad pu Ma l sour Coulin al taca nen discours Che diaou 67? L è dventà sourd tut ant in crep 68? O ch al capissa pu l parlà d Casours? Lì hanno incominciato a notare qualche vetrina Con dei tagli d abito che fumavano l aria: La mezzadra, invece di camminare a fianco, S incantava sempre là, qualche passo indietro. O sour Coulin, io credo che in tutta la fiera Non ci sia niente di così straordinario: Neanche la signora veterinaria Possiede un abito così, verde bandiera. O sour Coulin ascolti, neh, padrone, Per fare anch io la fiera di San Giuseppe Non chiedo altro se non quest abito Ma il signor Coulin non risponde Che diavolo? È diventato sordo tutto in un colpo? O che non capisca più il dialetto di Casorzo? 67 Che diaou? (n. 63, p. 124) 68 tut ant in crep? (n. 64, p. 124) 29

30 XXII. Signori, favorischino l ingresso: Tutti al Museo Mondiale avanti, avanti! Qui si vede Landru, grande successo, Con una stufa bruciò sette amanti! Vedranno Gasparone e i suoi briganti: Sembrano vivi e son scolpiti in gesso: Premiati con medaglia tutti quanti Perché ciascun somiglia con se stesso. Avanti, avanti! Ma la sciavandera La stentava a ffrountà coul baracoun: Propi bei pouciou 69 da butà n giouiera! Va là j fa l sour Coulin dandij n bouloun: L è vej ch a i soun tucc mobill da galera 70 Ma j soun stacc tucc premià a l Espousisioun! Signori, favoriscano l ingresso: Tutti al Museo Mondiale avanti, avanti! Qui si vede Landru, grande successo, Con una stufa bruciò sette amanti! Vedranno Gasparone e i suoi briganti: Sembrano vivi e son scolpiti in gesso: Premiati con medaglia tutti quanti Perché ciascun somiglia con se stessso. Avanti, avanti! Ma la mezzadra Indugiava nell affrontare quel baraccone: Proprio bei tipi da mettere in vetrina! Va là le fa il sour Coulin dandole uno spintone: È vero che son tutti mobili da galera Ma sono stati tutti premiati all Esposizione! 69 bei pouciou (n. 65, p. 125) 70 mobill da galera (n. 66, p. 126) 30

31 XXIII. Dop esi ndacc in poc an gir par lì As soun fermà n piassa Castè, là anouanda Ch j era na fila d giostri e i soun stacc lì Ousservanda, ridinda, ciaciaranda. Propi n coulla d na giostra, strabucanda, A j è calaij su n giouvnot mes bouì 71, Che, vist al sour Coulin là da na banda, J ha d lounc 72 slargaij i brass: Barba 73, sij qui? To barba mi? Me car, ta sbagli d gros J ha facc al sour Coulin, tirandsi ndrera: E a mi m pias nen ch am butou l mann ados Efét d la giostra ch l anlouchis la gent L ha coumentà sout vous la sciavandera: Ai sciarou douppi e s trœuvou tucc parentt. Dopo aver fatto due passi nei dintorni Si sono fermati in piazza Castello, là dove C era una fila di giostre e lì sono rimasti Osservando, ridendo, chiacchierando. Proprio nei pressi di una giostra, zigzagando, È sceso giù un giovanotto mezzo brillo, Che, notato il sour Coulin da una parte, Gli ha subito allargato le braccia: Zio, sei qui? Io, tuo zio? Mio caro, ti sbagli di grosso Gli ha risposto il sour Coulin, ritraendosi: E a me non piace che mi si mettano le mani addosso Effetto della giostra che inebetisce la gente Ha commentato sottovoce la mezzadra: Ci vedono doppio e si considerano tutti parenti. 71 mes bouì (n. 69, p. 127) 72 d lounc (n. 70, p. 127) 73 Barba (n. 71, p. 128) 31

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