Disciplina della mobilità. L'istituto della mobilità nei contratti collettivi. a cura di Barbara Casagrande

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1 Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella P.A Disciplina della mobilità L'istituto della mobilità nei contratti collettivi a cura di Barbara Casagrande 1

2 Indice 1. La mobilità del personale nei comparti: Agenzie fiscali, PCM, Istituti alta formazione artistica e musicale, Aziende, EPNE, Ministeri, Ricerca, Università, Regioni, Sanità, Scuola, Enti ex art La dirigenza: inquadramento dell istituto nelle Aree Pubblico impiego: caratteristiche e dinamiche interne Cessazioni Assunzioni Tassi di assunzione e cessazione Distribuzione del personale in mobilità esterna per qualifica e comparto Personale in comando/distacco/fuori ruolo Distribuzione del personale in mobilità temporanea per qualifica e per comparto Osservazioni conclusive

3 1. La mobilità del personale nei comparti: Agenzie fiscali, PCM, Istituti alta formazione artistica e musicale, Aziende, EPNE, Ministeri, Ricerca, Università, Regioni, Sanità, Scuola, Enti ex art. 70 La contrattazione collettiva in materia risulta intervenuta da ultimo: a seguito di una prima tornata contrattuale, attenta essenzialmente alla mobilità compartimentale, si trovano, nei più recenti CCNL, anche previsioni tese a regolamentare i transiti tra Comparti diversi. Il presente lavoro esamina le disposizioni contenute nei Contratti Collettivi di ciascun Comparto relative alla mobilità, analizzando quelle relative al personale delle qualifiche separatamente da quelle riferite alla dirigenza; nell analisi si tiene conto sia delle varie disposizioni in materia che si sono susseguite nei Contratti collettivi nei vari quadrienni, sia dell evoluzione dei Comparti, che risultano innovati dall accordo quadro del E evidente che alla mobilità volontaria compartimentale e intercompartimentale ostano le specifiche professionali richieste da alcuni settori, come il Comparto Sanità e quello della Scuola: il solo personale amministrativo e/o delle funzioni di supporto è caratterizzato da quella fungibilità che è alla base dell ipotesi di transito da un Comparto all altro. Nei Comparti di più recente istituzione (quali Presidenza del Consiglio dei Ministri, Agenzie fiscali e Istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale), si osservano dettate norme di analogo tenore volte a disciplinare sia la mobilità volontaria compartimentale che quella intercompartimentale. D altra parte, devesi osservare come le più recenti norme sulla mobilità siano di analogo tenore in tutti i comparti esaminati (PCM, Agenzie fiscali; Ministeri; Aziende, EPNE). E sempre previsto nei vari Contratti collettivi che nell'ambito dello stesso comparto si possano coprire i posti vacanti in organico destinati all'accesso dall'esterno, mediante passaggio diretto, a domanda, di dipendenti in servizio presso altra amministrazione del comparto che rivestano la posizione corrispondente nel sistema classificatorio e che il dipendente sia trasferito, previo consenso dell amministrazione di appartenenza, entro quindici giorni dall'accoglimento della domanda. E sempre prevista, inoltre, la possibilità della assegnazione temporanea presso altra amministrazione allo scadere della quale il dipendente può chiedere, in relazione alla disponibilità di posti in organico, il passaggio diretto all'amministrazione di destinazione, secondo le procedure di cui all'art. 59 (Mobilità volontaria all'interno del comparto) e nel rispetto di quanto previsto dall'art. 20, comma 1, lett. c), penultimo periodo della legge 488/99, che rende prioritarie le procedure di mobilità. In ciascun Contratto collettivo sono previste anche ipotesi di accordi di mobilità volti a disciplinare la mobilità collettiva in occasione di processi di ristrutturazione e di riordino delle amministrazioni;- per prevenire la dichiarazione di eccedenza, favorendo la mobilità volontaria;- dopo la dichiarazione di eccedenza, per evitare i trasferimenti di ufficio o la dichiarazione di messa in disponibilità. Esaminando dapprima le disposizioni sulla mobilità contenute nei CCCCNNLL dei Comparti da ultimo istituiti (PCM; Agenzie fiscali e Comparto del personale delle Istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale) 1 si osserva che in 1 CCNL relativo al personale del comparto delle agenzie fiscali per il quadriennio normativo e biennio economico , sottoscritto il 28 maggio 2004; CCNL relativo al personale del comparto della presidenza del consiglio dei ministri, quadriennio normativo

4 due di essi (Agenzie fiscali e PCM) uno specifico Capo (il Capo V) è dedicato alla mobilità, mentre per gli Istituti di alta formazione artistica e musicale il CCNL sottoscritto il 16 febbraio 2005 prevede all art. 4, comma 2, che la mobilità interna al comparto ed intercompartimentale sia tra le materie oggetto di contrattazione collettiva integrativa e non reca altre norme specifiche per disciplinarla. Le disposizioni contrattuali più recenti emanate sulla mobilità sono contenute nei contratti collettivi delle Aziende, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, delle Agenzie: si fa riferimento alla tornata contrattuale più recente, dell anno 2004 (nel 2006 si è avuta la tornata relativa al biennio economico ). Al di là della differenza del numero e della rubrica degli articoli (nelle Agenzie fiscali da 59 a 62; nel PCM Trattasi degli articoli 56, 57 e 58) tre recano analogo contenuto, e precisamente la assegnazione temporanea presso altra amministrazione (art. 60 di Agenzie fiscali, art. 57 PCM), gli accordi di mobilità (art. 61 Agenzie e 58 PCM) e il passaggio diretto ad altre amministrazioni del personale in eccedenza (art. 62 Agenzie e art. 59 PCM), mentre esclusivamente nel Comparto Agenzie si riscontra un articolo dedicato alla Mobilità volontaria all'interno del comparto (art. 59). Nel CCNL della PCM manca una disposizione concernente la Mobilità volontaria all'interno del comparto essendovi un unico ruolo del personale e trattandosi quindi di assegnazioni delle risorse umane. Nel Comparto Aziende il contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del CCNL del comparto aziende e delle amministrazioni dello stato ad ordinamento autonomo sottoscritto in data 24 maggio 2000 reca le prime norme a livello di contrattazione contenenti una procedura per la mobilità: trattasi di norme pilota per i successivi CONTRATTI COLLETTIVI della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI e delle AGENZIE del 2004 (e non si trovano nel comparto ministeri né in EPNE). Solo dall anno 2000, in buona sostanza, si prevede e disciplina la mobilità anche intercompartimentale per i dipendenti del Comparto Aziende: la originaria previsione concerneva esclusivamente la mobilità nel Comparto attraverso la sottoscrizione di accordi di mobilità tra aziende dello stesso. Successivamente, si estende l ambito di applicabilità dell art. 33 anche alle ipotesi di mobilità intercompartimentali. Originariamente, si prevede che, al fine di salvaguardare l'occupazione tra le aziende del comparto e le organizzazioni sindacali, potessero essere stipulati accordi per disciplinare la mobilità dei dipendenti tra le stesse aziende, per prevenire la dichiarazione di eccedenza, favorendo la mobilità volontaria; dopo tale evento, per evitare i trasferimenti di ufficio o la dichiarazione di messa in disponibilità. La procedura prevede la richiesta scritta di una delle parti tesa ad avviare la stipulazione degli accordi citati: di conseguenza, i procedimenti di mobilità di ufficio o di messa in disponibilità sono sospesi per 60 giorni. La mobilità a seguito degli accordi stipulati resta comunque possibile anche dopo tale termine, sino all'adozione definitiva dei provvedimenti di mobilità di ufficio o di messa in disponibilità da parte dell'azienda o ente. Viene definita la composizione delle delegazioni trattanti e vengono dettate le indicazioni minime che devono essere contenute negli Accordi di Mobilità, quali oltre ovviamente alle amministrazioni riceventi e cedenti ed i posti messi a disposizione e le posizioni e profili professionali di personale eventualmente interessato alla mobilità - i requisiti culturali e professionali nonché le abilitazioni necessarie per legge e le eventuali discipline di appartenenza, richiesti al personale; il termine di scadenza del e biennio economico sottoscritto il giorno 17 maggio 2004; il CCNL relativo al personale del comparto delle Istituzioni di Alta Formazione e Specializzazione Artistica e Musicale per il quadriennio normativo 2002/2005 e il biennio economico 2002/2003 sottoscritto il 16 febbraio

5 bando di mobilità; le necessarie attività di riqualificazione ed addestramento professionale occorrenti; le forme di pubblicità da dare all'accordo medesimo. E dunque previsto che nell'ambito dello stesso comparto si individuino, in primo luogo, i posti vacanti in organico destinati ad essere coperti con accesso dall esterno: una volta individuati, possono coprire quei posti anche a mediante passaggio diretto, a domanda, di dipendenti in servizio presso altra amministrazione del comparto, purché rivestano la posizione corrispondente nel sistema classificatorio. Entro quindici giorni dall'accoglimento della domanda, il dipendente è trasferito, previo consenso dell'azienda di appartenenza. Tale previsione non trova applicazione nei confronti del personale del settore operativo e aereonavigante del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. E altresì previsto il ruolo di rappresentanza ed assistenza dell'a.ra.n. alle Amministrazioni, in fase di stipula degli accordi di mobilità, ai sensi dell'art. 46, comma 2 del d.lgs. n. 165/2001. Gli accordi di mobilità compartimentale disciplinati dall art. 33 possono riguardare anche Amministrazioni di comparti diversi, per espressa previsione del CCNL del Fermi restando gli accordi di mobilità, che possono riguardare anche amministrazioni di comparti diversi, è ammesso anche il passaggio diretto ad altre amministrazioni del personale in eccedenza. La procedura può attivarsi solo una volta, conclusa la procedura di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'art. 33, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001, allo scopo di facilitare il passaggio diretto del personale dichiarato in eccedenza ad altre Amministrazioni del comparto e di evitare il collocamento in disponibilità del personale che non sia possibile impiegare diversamente nel proprio ambito. L'amministrazione interessata comunica a tutte le amministrazioni del comparto, comprese quelle che hanno articolazioni territoriali, l'elenco del personale in eccedenza distinto per area e profilo professionale richiedendo la loro disponibilità al passaggio diretto, in tutto o in parte, di tale personale. Le aziende del comparto comunicano, entro il termine di 30 giorni dalla richiesta di cui al comma 1, l'entità dei posti vacanti nella dotazione organica di ciascun profilo e posizione economica nell'ambito delle aree, per i quali, tenuto conto della programmazione dei fabbisogni, sussiste l'assenso al passaggio diretto del personale in eccedenza. Le amministrazioni di altri comparti, qualora interessate, seguono le medesime procedure. I posti disponibili sono comunicati ai lavoratori in eccedenza che possono indicare le relative preferenze e chiederne le conseguenti assegnazioni, con la specificazione di eventuali priorità; la Azienda dispone i trasferimenti nei quindici giorni successivi alla richiesta. Qualora si renda necessaria una selezione tra più aspiranti allo stesso posto, l'azienda di provenienza forma una graduatoria sulla base di alcuni criteri espressamente indicati: portatori di handicap;situazione di famiglia; maggiore anzianità lavorativa presso la pubblica amministrazione; particolari condizioni di salute del lavoratore, dei familiari e dei conviventi stabili etc. In sede di contrattazione integrativa nazionale di Azienda viene definita la ponderazione dei criteri e la loro integrazione. E previsto inoltre che in sede di contrattazione integrativa nazionale di amministrazione si possano prevedere per la mobilità del personale in eccedenza, specifiche iniziative di formazione e di riqualificazione al fine di favorire la ricollocazione e l'integrazione dei lavoratori trasferiti nel nuovo contesto organizzativo, anche in relazione al modello di classificazione vigente. Le previsioni suesposte non trovano applicazione nei confronti del personale del settore operativo e aereonavigante del Corpo nazionale dei vigili del fuoco Nell ambito del Capo I Mobilità, viene delineato anche l istituto del comando, ossia dell assegnazione temporanea ad altra amministrazione (art. 3) e viene previsto che allo scadere dello stesso il dipendente può chiedere, in relazione alla disponibilità 5

6 di posti in organico, il passaggio diretto all'amministrazione di destinazione, secondo le procedure di cui all'art. 4 (mobilità). Successivamente, con il CCNL comparto Aziende personale non dirigente - parte normativa e parte economica , la materia è inserita tra quelle oggetto di contrattazione integrativa. Non risulta indicata alcuna procedura per i Ministeri, le Regioni, mentre nel CCNL per il quadriennio 1998/2001 di EPNE vi è una sola disposizione, l art. 27, riferita alla mobilità volontaria: la procedura richiamata è analoga per PCM e Agenzie fiscali. In particolare, per questi Comparti è previsto che nell'ambito dello stesso comparto le Agenzie individuino, in primo luogo, i posti vacanti in organico destinati ad essere coperti con accesso dall esterno: una volta individuati, possono coprire quei posti anche a mediante passaggio diretto, a domanda, di dipendenti in servizio presso altra amministrazione del comparto, purché rivestano la posizione corrispondente nel sistema classificatorio. Entro quindici giorni dall'accoglimento della domanda, il dipendente è trasferito, previo consenso dell'agenzia di appartenenza. E previsto, inoltre, che tra le agenzie del comparto e le organizzazioni sindacali possano essere stipulati accordi per disciplinare la mobilità dei dipendenti tra le stesse Agenzie, in occasione, ad esempio, di processi di ristrutturazione e di riordino delle Agenzie, ovvero per prevenire la dichiarazione di eccedenza, favorendo la mobilità volontaria, ovvero dopo la dichiarazione di eccedenza, per evitare i trasferimenti di ufficio o la dichiarazione di messa in disponibilità. Viene definita la composizione delle delegazioni trattanti e vengono dettate le indicazioni minime che devono essere contenute negli Accordi di Mobilità, quali oltre ovviamente alle amministrazioni riceventi e cedenti ed i posti messi a disposizione e le posizioni e profili professionali di personale eventualmente interessato alla mobilità - i requisiti culturali e professionali nonché le abilitazioni necessarie per legge e le eventuali discipline di appartenenza, richiesti al personale; il termine di scadenza del bando di mobilità; le necessarie attività di riqualificazione ed addestramento professionale occorrenti; le forme di pubblicità da dare all'accordo medesimo. Viene altresì disposto che il dipendente è trasferito entro il quindicesimo giorno successivo, e che in caso di più domande, la scelta avviene mediante compilazione di graduatorie sulla base dell'anzianità di servizio complessiva nella posizione di appartenenza nonché della situazione personale e familiare e della residenza anagrafica, ovvero, per i dipendenti della Terza Area, sulla base di una valutazione comparata dei curriculum professionali e dell' anzianità di servizio. In ogni caso, il rapporto di lavoro continua, senza interruzioni, con l'amministrazione di destinazione e al dipendente sono garantite la continuità della posizione pensionistica e previdenziale nonché la posizione retributiva maturata in base alle vigenti disposizioni. E altresì previsto il ruolo di rappresentanza ed assistenza dell'a.ra.n. alle Amministrazioni, in fase di stipula degli accordi di mobilità, ai sensi dell'art. 46, comma 2 del d.lgs. n. 165/2001. Gli accordi di mobilità compartimentale disciplinati dall art. 61 possono riguardare anche Amministrazioni di comparti diversi, per espressa previsione del comma 12 del medesimo articolo. In tal caso per il personale del comparto Agenzie fiscali si applicano le norme di cui ai precedenti commi. Fermi restando gli accordi di mobilità di cui all'art. 61 (Accordi di mobilità), che possono riguardare anche amministrazioni di comparti diversi, è ammesso anche il passaggio diretto ad altre amministrazioni del personale in eccedenza. La procedura può attivarsi solo una volta, conclusa la procedura di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'art. 33, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001, allo scopo di facilitare il passaggio diretto del personale dichiarato in eccedenza ad altre Amministrazioni del comparto e di evitare il collocamento in disponibilità del personale che non sia possibile impiegare diversamente nel proprio ambito. L'amministrazione interessata comunica a tutte le 6

7 amministrazioni del comparto, comprese quelle che hanno articolazioni territoriali, l'elenco del personale in eccedenza distinto per area e profilo professionale richiedendo la loro disponibilità al passaggio diretto, in tutto o in parte, di tale personale. Le agenzie del comparto comunicano, entro il termine di 30 giorni dalla richiesta di cui al comma 1, l'entità dei posti vacanti nella dotazione organica di ciascun profilo e posizione economica nell'ambito delle aree, per i quali, tenuto conto della programmazione dei fabbisogni, sussiste l'assenso al passaggio diretto del personale in eccedenza. Le amministrazioni di altri comparti, qualora interessate, seguono le medesime procedure. I posti disponibili sono comunicati ai lavoratori in eccedenza che possono indicare le relative preferenze e chiederne le conseguenti assegnazioni, con la specificazione di eventuali priorità; l'agenzia dispone i trasferimenti nei quindici giorni successivi alla richiesta. Qualora si renda necessaria una selezione tra più aspiranti allo stesso posto, l'agenzia di provenienza forma una graduatoria sulla base di alcuni criteri espressamente indicati: portatori di handicap;situazione di famiglia; maggiore anzianità lavorativa presso la pubblica amministrazione; particolari condizioni di salute del lavoratore, dei familiari e dei conviventi stabili etc. In sede di contrattazione integrativa nazionale di Agenzia, viene definita la ponderazione dei criteri e la loro integrazione. E previsto inoltre che in sede di contrattazione integrativa nazionale di amministrazione si possano prevedere per la mobilità del personale in eccedenza, specifiche iniziative di formazione e di riqualificazione al fine di favorire la ricollocazione e l'integrazione dei lavoratori trasferiti nel nuovo contesto organizzativo, anche in relazione al modello di classificazione vigente. Nell ambito del Capo V, Mobilità, viene delineato anche l istituto del comando, ossia dell assegnazione temporanea ad altra amministrazione (art. 60) anche di altro comparto e viene previsto che, allo scadere dello stesso comando, il dipendente possa essere trasferito nei ruoli dell Amministrazione presso cui ha prestato servizio in posizione di comando secondo le procedure di cui all'art. 59 (Mobilità volontaria all'interno del comparto) e nel rispetto di quanto previsto dall'art. 20, comma 1, lett. c), penultimo periodo della legge 488/99, che rende prioritarie le procedure di mobilità. In precedenza, i due Comparti esaminati erano disciplinati dal CCNL del comparto ministeri: in quell ambito, ma anche nel comparto EPNE e AZIENDE, i CCNL vigenti si limitano a disciplinare la mobilità all'interno del comparto. Nei tre Comparti ora richiamati (Ministeri che comprendeva fino al 2005 anche PCM e Agenzie Epne e Aziende), la prima disposizione sulla mobilità è del 1997 e riguarda la sola mobilità compartimentale 2. Prevede che in presenza di certe condizioni tassativamente elencate (in occasione di processi di ristrutturazione e di riordino delle Amministrazioni; per prevenire la dichiarazione di eccedenza, favorendo la mobilità volontaria; dopo la dichiarazione di eccedenza, per evitare i trasferimenti di ufficio o la dichiarazione di messa in disponibilità) tra le Amministrazioni del Comparto e le OOSS si possano stipulare accordi di mobilità. Viene previsto in particolare: la sospensione per 60 giorni dei procedimenti di mobilità di ufficio o di messa in disponibilità a decorrere dalla data della richiesta scritta di una delle parti per la stipulazione degli accordi; la composizione della delegazione di parte pubblica nonché le indicazioni minime che gli accordi di mobilità devono contenere ( amministrazioni riceventi ed i posti messi a disposizione dalle medesime; le amministrazioni cedenti e le posizioni e profili professionali di personale 2 Trattasi dell art. art. 5 del CCNL integrativo del Comparto Ministeri, che aggiunge il Capo V al CCNL Ministeri, con l art. 28 bis, dell art. 33 dell Epne e dell art. 33 delle aziende (CCNL comparto Aziende personale non dirigente - parte normativa 1994/97 e parte economica 1994/95). 7

8 eventualmente interessato; i requisiti culturali e professionali nonchè le abilitazioni necessarie per legge ; il termine di scadenza del bando di mobilità; le necessarie attività di riqualificazione ed addestramento professionale occorrenti; le forme di pubblicità). Si ribadisce trattasi di mobilità volontaria che si effettua sulla base della compilazione di graduatorie che tengano conto dell'anzianità di servizio complessiva nella posizione di appartenenza nonché della situazione personale e familiare e della residenza anagrafica. La seconda tornata contrattuale ( ) vede disciplinata la mobilità volontaria all interno dei Comparti Ministeri e Epne da una sola norma di identico tenore e precisamente 3, mentre per le Aziende l istituto è trattato solo ai fini delle relazioni sindacali e della formazione: 1. Le amministrazioni nell'ambito dello stesso comparto, possono coprire i posti vacanti in organico destinati all'accesso dall'esterno, mediante passaggio diretto, a domanda, di dipendenti in servizio presso altra amministrazione del comparto che rivestano la posizione corrispondente nel sistema classificatorio. 2. Il dipendente è trasferito, previo consenso dell'amministrazione di appartenenza, entro quindici giorni dall'accoglimento della domanda. Come appare evidente, il termine di conclusione della procedura di mobilità, in un ottica di semplificazione e certezza dei rapporti giuridici è fissato in 15 giorni. Il successivo CCNL integrativo, sottoscritto in data 16/2/1999, all art. 4, disciplina l assegnazione temporanea presso altra amministrazione, da attuarsi attraverso l istituto del comando. All art. 5 è disciplinato il passaggio diretto ad altre amministrazioni del personale in eccedenza, ipotesi che è distinta dalla mobilità volontaria individuale ma che merita un cenno: si deve prendere atto, dunque, da una parte che i previsti accordi di mobilità non sono stati sottoscritti, in quanto nessuna delle parti ha attivato la procedura volta alla apertura delle trattative in materia. Nel Comparto degli Enti pubblici non economici il CCNL e biennio economico sottoscritto il 6 luglio 1995 contiene norme sulla mobilità solo con riguardo alle relazioni sindacali da attivare obbligatoriamente sull istituto. Trattasi della Informazione che deve essere garantita sui criteri generali di programmazione della mobilità ; l art. 48 dello stesso CCNL dispone, al comma 2, che Le parti si impegnano, altresì, a disciplinare entro il 30 giugno 1995 l'istituto della mobilità ai sensi dell' art. 35, comma 8, del d.lgs. n. 29 del 1993, dopo avere verificato le interconnessioni con la mobilità interna e quella tra enti del comparto nonchè tra amministrazioni pubbliche diverse di cui al DPR 16 settembre 1994, n. 716 e al decreto da emanare ai sensi dell' art. 3, comma 52, della legge 24 dicembre 1993, n Il successivo CCNL per il personale non dirigente degli enti pubblici non economici - parte normativa 1998/2001 e parte economica 1998/1999 sottoscritto il 16 febbraio 1999 all art. 4 Oggetto e contenuti della contrattazione integrativa pone tra le materie prioritariamente regolate in sede di contrattazione collettiva integrativa e decentrata a livello nazionale o di sede unica di ente gli accordi di mobilità. Il CCNL per il personale non dirigente del comparto degli enti pubblici non economici quadriennio normativo e biennio economico (G.U. n. 182 del 25 novembre 2003 /supplemento ordinario alla G. U. n. 274 del 25 3 Trattasi dell art. 27 del CCNL Ministeri; dell art 27 del CCNL per il personale non dirigente degli enti pubblici non economici - parte normativa 1998/2001 e parte economica 1998/1999 ( Comparto EPNE). 8

9 novembre 2003) sottoscritto il 9 ottobre 2003 non contiene riferimenti alla mobilità né indicazioni di procedure; accordi di mobilità non risultano sottoscritti. La scelta negoziale di Ministeri e Epne è stata quella di regolare solo la disciplina della mobilità tra le amministrazioni del medesimo comparto, al fine di fornire un quadro completo ed organico degli istituti destinati al personale ivi ricompreso. Sotto tale profilo, però, va osservato che la mancanza di una specifica disposizione contrattuale in materia di mobilità intercompartimentale non sembra pregiudicare l'applicazione del già richiamato art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001, destinato alla generalità dei pubblici dipendenti. Del resto tale norma demanda alla contrattazione soltanto la possibilità di regolare le relative procedure, senza, peraltro, prevedere per la fonte negoziale alcun obbligo specifico di intervento sulla materia. Nel CCNL del comparto del personale delle Regioni ed Autonomie locali parte normativa e parte economica e norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali sottoscritto il 6 luglio 1995 la mobilità è trattata nell articolo 43, che dispone al comma 3 che : 3. Entro il 31 marzo 1995 le parti si impegnano a disciplinare l'istituto della mobilità ai sensi dell' art. 36 comma 8 del d.lgs n. 29 del 1993, dopo aver verificato le interconnessioni con la mobilità interna e quella tra enti del comparto nonchè tra amministrazioni pubbliche diverse di cui al DPR 16 settembre 1994 n. 716 e al decreto da emanare ai sensi dell' art. 3, comma 52 della legge 24 dicembre 1993 n Successivamente, il CCNL integrativo del CCNL stipulato il 6 luglio 1995 del personale del comparto Regioni - Autonomie locali sottoscritto il 13 maggio 1996 all art. 5 introduce gli Accordi di mobilità. Trattasi di una disposizione relativa alla mobilità nel Comparto secondo la quale possono essere stipulati Accordi di mobilità tra le Amministrazioni del Comparto stesso e le OOSS. La disposizione delinea il procedimento per la sottoscrizione dell Accordo, indicando la composizione delle delegazioni e gli elementi essenziali dell accordo, nonché le modalità di massima con cui deve avvenire la mobilità. Trattasi di disposizioni di analogo tenore sostanziale a quelle già esaminate in altri Comparti (ex multis, Ministeri). I successivi CCNL di contenuto normativo del Comparto, trattano l istituto della mobilità a livello di relazioni sindacali. Il CCNL sottoscritto il 1 aprile 1999 all articolo 8 comma 1 dispone in tema di concertazione che i criteri generali per la mobilità interna sono materia oggetto di concertazione; il successivo CCNL del personale del comparto delle Regioni e delle autonomie locali per il quadriennio normativo e il biennio economico sottoscritto il 22 gennaio 2004 all articolo 6 comma 2 ribadisce l inserimento della materia tra quelle oggetto di concertazione. Il CCNL comparto Ricerca personale non dirigente parte normativa 1994/1997 e parte economica 1994/1995 sottoscritto il 7 ottobre 1996 affronta la mobilità tra le relazioni sindacali, inserendola, all art. 29, tra gli istituti oggetto di informazione successiva (ossia quelle materie per cui l'informazione ha per oggetto il contenuto dei provvedimenti adottati ed i relativi risultati): Il successivo CCNL relativo al personale del comparto delle Istituzioni e degli Enti di Ricerca e Sperimentazione per il quadriennio normativo ed il biennio economico sottoscritto il 21 febbraio 2002 disciplina la Mobilità al Capo VIII e reca norme per la Mobilità verso enti del comparto o altre amministrazioni (art. 32) e per il Passaggio diretto ad altre amministrazioni del personale in eccedenza (art. 32 bis). Trattasi di mobilità nel Comparto quella disciplinata dall art. 32 e di mobilità a seguito di eccedenze quella di cui all art. 32 bis: in nessun caso sono dettate norme per la 9

10 mobilità intercompartimentale volontaria. Da ultimo, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del al personale del comparto delle Istituzioni e degli Enti di Ricerca e Sperimentazione per il quadriennio normativo ed il biennio economico sottoscritto il 7 aprile 2006 all art. 20 mobilita'- dispone che: 1. In attuazione dell'art. 30, comma 2, del D. lgs. n.165/2001 e successive modificazioni e integrazioni, gli Enti, in sede di programmazione del fabbisogno di personale, sono tenuti ad individuare, previa contrattazione integrativa, i profili, i livelli ed il numero dei posti da rendere disponibili per le procedure di mobilità volontaria ed obbligatoria. 2. Il titolo di studio di cui al 1 comma dell'art. 52 del CCNL (mobilità tra profili) va valutato, salva l'esigenza dello specifico titolo, in relazione alle equipollenze previste dalla vigente normativa. Il CCNL comparto università relativo al quadriennio normativo ed al biennio economico , disciplina la mobilità negli artt. 46 e 55. In un ottica di favor verso l istituto, l art. 46, in tema di trasferimenti, prevede che ciascuna Amministrazione comunica entro il 31 gennaio di ciascun anno alle altre amministrazioni del comparto stesso l'elenco dei posti che intendono coprire nel corso dell'anno, Il dipendente che ha ottenuto l'assenso al trasferimento dall'amministrazione di destinazione deve chiedere il nulla osta dell'amministrazione di appartenenza. Decorsi 30 giorni dalla richiesta, l'assenso si intende rilasciato. La speditezza della procedura è assicurata dall istituto del silenzio-assenso, che interviene automaticamente decorsi 30 giorni dalla richiesta di rilascio del nulla-osta all Amministrazione di appartenenza. Un cenno di approfondimento merita quanto previsto dal comma 3, laddove si garantisce al dipendente il mantenimento della medesima posizione retributiva maturata nell Amministrazione di provenienza (oltre alla posizione pensionistica e previdenziale). Invero, sotto un primo profilo, si segnala che la disposizione in commento non sembra estendere la garanzia dell immutabilità anche al profilo professionale ovvero alle mansioni. Utile, pertanto, a tal fine, il successivo art. 55, in materia di classificazione del personale, il quale, nel prevedere, in via generale, l accesso a ciascuna categoria professionale nella posizione economica iniziale con progressioni economiche all'interno di ciascuna categoria, al comma 8, precisa che Al personale proveniente per processi di mobilità da altre amministrazioni del comparto resta attribuita la categoria e la posizione economica conseguite nell'amministrazione di provenienza. Sotto un secondo profilo, si segnala che la disposizione appare coerente con quanto dispone l art. 3, commi 57 e 58 della legge 24/12/1993, n. 537 e l art. 202 T.U. imp. civ. dello Stato a proposito del c.d. trascinamento economico e del divieto di reformatio in peius ( "Nel caso di passaggio di carriera presso la stessa o diversa amministrazione agli impiegati con stipendio superiore a quello spettante nella nuova qualifica è attribuito un assegno personale, utile a pensione, pari alla differenza fra lo stipendio già goduto ed il nuovo, salvo riassorbimento nei successivi aumenti di stipendio per la progressione di carriera anche se semplicemente economica" ), mentre non sembra armonizzarsi con la più recente tendenza normativa, con la quale, in un ottica di più generale contenimento della spesa pubblica, si supera il principio della intangibilità del maturato economico: Salvo diversa previsione, a seguito dell'iscrizione nel ruolo dell'amministrazione di destinazione, al dipendente trasferito per mobilità si applica esclusivamente il trattamento giuridico ed economico, compreso quello 10

11 accessorio, previsto nei contratti collettivi vigenti nel comparto della stessa amministrazione (art. 30 d.lgs. 30/3/2001, n. 165, comma 2 quinquies, aggiunto dall'art. 16 L , n. 246). Il successivo C.C.N.L. per il quadriennio normativo e il biennio economico , all art. 19, modifica il citato art. 46 come di seguito 1. Al fine di favorire l'attuazione dei trasferimenti del personale del comparto, ciascuna Amministrazione comunica entro il 31 gennaio di ciascun anno alle altre Amministrazioni del comparto stesso l'elenco dei posti che intende coprire nel corso dell'anno, elenco che le Amministrazioni riceventi portano a conoscenza del personale con idonei mezzi di pubblicità. 2. Ottenuto l'assenso al trasferimento dall'amministrazione di destinazione, la relativa procedura di trasferimento deve concludersi entro 90 giorni dall'assenso medesimo. 3. Il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con l'amministrazione di destinazione e al dipendente è garantita la posizione retributiva maturata nell'amministrazione di provenienza e la continuità della posizione pensionistica e previdenziale. L istituto del silenzio assenso, in questa nuova versione del citato art. 46, è sostituito con la previsione, a carico dell Amministrazione di appartenenza, di un termine massimo per l espletamento della procedura di mobilità, peraltro non breve (90 giorni). Nel Comparto Sanità, in attesa del regolamento ministeriale che stabilisca in misura adeguata l'accesso dall'esterno è dubbio se sia possibile attuare la mobilità tra comparti diversi, così come disciplinata dall'art. 33 del d.lgs 29/1993 e successive modifiche ed integrazioni. Il reclutamento del personale avviene sulla base della programmazione aziendale annuale, che dovrebbe individuare con quali strumenti farvi fronte oltre il concorso pubblico. Tra detti strumenti è compreso quello della mobilità. Attualmente, la disciplina della mobilità tra Aziende sanitarie è richiamata dall'art. 41, comma 6, del CCNL, mentre tutte le altre forme di mobilità già previste dal DPR 384/1990 sono ancora vigenti in attesa della loro nuova disciplina, per armonizzarle con le disposizioni contenute negli artt. 33 e ss. del d.lgs. 29/1993 e succ. modificazioni ed integrazioni, norme che, appunto, demandano l'individuazione delle procedure ai contratti collettivi. In tale ultimo contesto normativo, è previsto un ampliamento ed una semplificazione della mobilità intercompartimentale, ma essendo stata tale disciplina rinviata, ai sensi dell' art. 43, commi 1 e 2, del CCNL, la mobilità intercompartimentale nel comparto Sanità, continua ad essere disciplinata dall'art. 14 del DPR 384/1990. In ordine alla mobilità nel Comparto Sanità, gli artt. 33 e 34 del CCNL comparto Sanità 1994/1997, stipulato il 1 settembre 1995, riconoscevano l'indennità di incentivazione alla mobilità, prevista dall'art. 12, comma 2, lett. B), punto 5) del DPR 384 del L art. 34 del CCNL 1 settembre 1995 ha effettuato un rinvio recettizio dell'intera disciplina dell'art. 12 del DPR 384 del 1990, riassumendola alla fonte pattizia nella sua interezza sino a che la stessa fonte negoziale non avesse deciso di disciplinarla nuovamente e detto articolo 34 del CCNL del 1995 non è stato disapplicato con la stipulazione del CCNL 7 aprile Infatti, la disapplicazione formale dell'art. 12 del DPR 384 del 1990, è avvenuta esplicitamente solo con il CCNL integrativo del 20 settembre 2001, il quale nel ridisciplinare interamente la mobilità tra aziende sanitarie ed enti del comparto ovvero tra amministrazioni di comparto diverso, l'ha prevista nell'art. 19, comma 8. 11

12 Nell'attuale quadro normativo contrattuale tuttora coesistono la mobilità ordinaria dell'art. 19 del citato CCNL del 2001 con due altri istituti - la mobilità per accordi ed il passaggio diretto ad altre amministrazioni - previsti dall'art. 21, comma 1, del CCNL integrativo del 20 settembre 2001, istituti aventi finalità diverse dalla mobilità ordinaria, in quanto collegati con le procedure di esubero. Il CCNL sottoscritto il 20/9/2001, integrativo del CCNL stipulato in data 7/4/1999, disciplina in maniera analitica l istituto della mobilità, attraverso gli artt. 18, 19 e 20. In particolare, l art. 18 disciplina la mobilità interna: si segnala, in particolare, il comma 1, il quale opportunamente precisa che al dipendente in mobilità è garantita la conservazione non solo della posizione economica, ma anche della categoria, profilo professionale, disciplina ove prevista. Nel presupposto che i comparti della P.A. non rappresentino compartimenti stagni, il successivo art. 19 disciplina la mobilità volontaria tra aziende ed enti del comparto e con altre amministrazioni di comparti diversi. La mobilità intercompartimentale è disciplinata, nel comparto in esame, in maniera precisa e con particolare attenzione ai dettagli, spesso importanti, (ad esempio, si puntualizza che Il fascicolo personale segue il dipendente trasferito ); la relativa procedura è scandita da termini rigorosi. L art. 20 disciplina l istituto del comando, risorsa di rilevante pregio per il comparto in esame, caratterizzato da una preminente esigenza di aggiornamento professionale legata al progresso scientifico. Infine, l art. 21 disciplina il passaggio diretto ad altre amministrazioni del personale in eccedenza. Il successivo C.C.N.L. per il quadriennio 2002/2005, sottoscritto in data 19/4/2004, introduce talune novità in tema di mobilità. Trattasi di opportune precisazioni che nascono dall esigenza di salvaguardare l apporto di conoscenze acquisito dal personale a seguito di corsi di formazione o aggiornamento. In particolare, si prevede che 1. Il personale ammesso a particolari corsi di formazione o di aggiornamento (quali ad esempio corsi post universitari, di specializzazione, di management e master) a seguito dei relativi piani di investimento dell'azienda o ente deve impegnarsi a non accedere alla mobilità volontaria di cui all'art. 19 del CCNL integrativo del 20 settembre 2001 se non siano trascorsi due anni dal termine della formazione. 2. In caso di perdurante situazione di carenza di organico, il personale neo assunto non può accedere alla mobilità se non siano trascorsi due anni dall'assunzione comprensivi del preavviso previsto dall'art. 19, comma 3 del CCNL integrativo del 20 settembre Il comma 2 entra in vigore il 1 settembre Sono fatte salve le procedure dell'art. 19 citato per le domande di mobilità che abbiano ottenuto il nulla osta dell'azienda o ente di destinazione del dipendente alla data del 31 agosto In considerazione dell'eccezionalità e temporaneità della situazione evidenziata al comma 2 nonchè del suo carattere sperimentale, la clausola è soggetta a verifica delle parti al temine del quadriennio. In caso di vacanza contrattuale, la clausola scadrà comunque il 31 dicembre Nell'ambito della disciplina di cui all'art. 19 del CCNL integrativo del 20 settembre 2001, è tuttora consentita la mobilità a compensazione - all'interno del comparto - fra i dipendenti di corrispondente categoria, livello economico e profilo professionale, previo consenso dell'azienda od ente interessati. Il CCNL comparto Scuola personale non dirigente - parte normativa 1994/1997 e parte economica 1994/1995 sottoscritto il 4 agosto 1995 tratta di mobilità agli articoli 37, 48 e 55. All art. 37 reca la Mobilità dei capi di istituto, all articolo 48 reca la Mobilità del personale docente ed educativo e all art. 55 reca Mobilità e trasferimenti. 12

13 Successivamente, l Accordo per il personale educativo dipendente dalle istituzioni educative ai sensi dell'art. 1, comma 3, lettera a) del CCNL sottoscritto il 4 agosto 1995, sottoscritto il 2 maggio 1996, reca all art. 7 norme di adattamento in materia di mobilità. Proseguendo con l esame in senso cronologico dei CCNL del Comparto Scuola si evince che in data 11 dicembre 1996 è stato sottoscritto l Accordo per il personale in servizio presso le istituzioni scolastiche italiane all'estero ai sensi dell'art. 1, comma 3, lettera B del CCNL del comparto Scuola sottoscritto il 4 agosto 1995 e reca all art. 6 MOBILITA E TRASFERIMENTI. Successivamente, con il CCNL comparto Scuola personale non dirigente - parte normativa 1998/2001 e parte economica 1998/1999 sottoscritto il 26 maggio 1999 vediamo regolamentata la mobilità territoriale, professionale e INTERCOMPARTIMENTALE all art. 15. L Accordo per il personale di Accademie e Conservatori, in applicazione dell'art. 18, comma 2, del CCNL del 15 marzo 2001 relativo al secondo biennio economico 2000/2001, per il personale del comparto Scuola Sottoscritto il 18 ottobre 2001 reca all art. 10 Norme transitorie sulla mobilità del personale ATA Il CCNL comparto Scuola per il quadriennio normativo 2002/2005 e primo biennio economico 2002/2003 (G.U. n serie generale n del 14 agosto 2003) sottoscritto il 24 luglio 2003, reca norme sulla mobilità agli articoli 10, 48, 49 e 104. Viene disciplinata la MOBILITA' TERRITORIALE, PROFESSIONALE E INTERCOMPARTIMENTALE anche attraverso la previsione di specifici momenti formativi; viene specificato che la mobilità professionale del personale della scuola ha come fine non solo superare o prevenire il soprannumero, ma anche valorizzare le esperienze acquisite dal personale, sostenere lo scambio di esperienze nel sistema scolastico e del lavoro pubblico. Ciò si può realizzare anche attraverso rimborso spese, da erogare anche in misura forfetaria, per l'effettiva frequenza dei relativi corsi; la mobilità professionale a domanda nell'ambito del comparto si attua sulla base della previsione del fabbisogno di risorse professionali. La formazione, la riqualificazione e la riconversione è orientata verso le esigenze emergenti dall'attuazione dell'autonomia scolastica. Viene anche disciplinata la MOBILITA' PROFESSIONALE DEL PERSONALE ATA, individuandone i criteri per i passaggi tra le aree e all'interno dell'area e le relative procedure. Due articoli (nn 104 e 105) sono dedicati alla MOBILITA' TRA LE ISTITUZIONI SCOLASTICHE ALL'ESTERO. In ordine agli Enti ex art. 70, si riportano esclusivamente le esperienze significative: infatti, dalla analisi dei Contratti Collettivi di Comparto pubblicati sul sito dell Aran risulta che solo in quelli sottoindicati è trattato in qualche modo l istituto della mobilità. Il contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale non dirigente DELL ENEA quadriennio normativo e biennio economico prevede all art. 28 la Mobilità verso altre amministrazioni e comandi e dispone: - Il dipendente che richieda il trasferimento ad altra Amministrazione che abbia dato il proprio assenso deve chiedere il nulla osta all ENEA. Decorsi 60 giorni dalla richiesta, l assenso si intende rilasciato. L eventuale diniego deve essere adeguatamente motivato. - dipendenti ENEA possono essere comandati, con il loro consenso, a prestare servizio presso altre amministrazioni pubbliche, università italiane o straniere, organizzazioni internazionali o comunitarie, centri, istituti o laboratori nazionali o internazionali, altri organismi di ricerca o unità di aziende industriali che ne facciano richiesta. 13

14 Il CCNL per il personale non dirigente dell'ente Nazionale per l'aviazione Civile (ENAC) relativo al quadriennio normativo e al biennio economico (S.O. G.U. n. 66 del 19 marzo 2002) tratta della mobilità esclusivamente come istituto oggetto di relazioni sindacali. Analogamente, il CCNL relativo al quadriennio normativo ed al biennio economico del personale del CONI (S.O. G.U. n. 171 del 25 luglio 2001) e quello del CNEL (CCNL per il personale non dirigente del CNEL (S.O. G.U. n. 62 del 15 marzo 2001). 2. La dirigenza: inquadramento dell istituto nelle Aree La normativa di riferimento è data dall'art. 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 (integrato dall'art. 5, comma 1 - quater della Legge n. 43 del 31 marzo 2005), il quale ha semplicemente unificato il decreto legislativo nr. 29 del e le successive modificazioni. Questa normativa si applica a tutte le amministrazioni pubbliche (Art. 1, comma 2 d.lgs 165 del ). Per completezza di esposizione, esaminiamo le altre disposizioni positive relative alla dirigenza. Gli artt. 7, 8, 9 della legge n. 145/2002 introducono una serie di importanti innovazioni in tema di gestione flessibile dei rapporti di lavoro dei dirigenti statali, che hanno nel loro complesso la finalità di consentirne, secondo modalità differenziate, l utilizzo presso enti o/e organismi pubblici e privati. Con l art. 7 della legge n. 145/2002 è stato introdotto l art. 23 bis, il quale pone alcune regole volte ad agevolare i percorsi di mobilità dei dirigenti, tra pubblico e privato e, più in generale, la circolazione anche all interno delle stesse pubbliche amministrazioni. La norma ben si inserisce nel contesto generale della legge 145/2002, come risulta dalla relazione al disegno di legge, contiene disposizioni che tendono alla definizione di un regime degli incarichi di funzione dirigenziale...caratterizzato da maggiori elementi di flessibilità, volte in particolare a favorire la mobilità dei dirigenti, inoltre risulta coerente, in particolare, con le disposizioni sugli incarichi dirigenziali, ad esempio là dove la nuova legge agevola la possibilità di copertura mediante incarichi esterni con contratto a tempo determinato, o attraverso l assegnazione degli incarichi stessi, nelle amministrazioni statali, a dirigenti di amministrazioni di comparti diversi (previo fuori ruolo, comando o alto provvedimento). Lo scopo di tale disposizione è, dunque, quello di accrescere la professionalità del dirigente attraverso produttivi interscambi che trasferiscano al pubblico prassi e logiche manageriali diffuse nel privato. In deroga al divieto posto dall art. 60 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui al D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, i dirigenti delle pubbliche amministrazioni, nonché gli appartenenti alla carriera diplomatica e prefettizia e, limitatamente agli incarichi pubblici, anche i magistrati ordinari, amministrativi e contabili e gli avvocati e i procuratori dello Stato, hanno a disposizione lo strumento di collocamento in aspettativa senza assegni, per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, ai quali è demandato il compito di provvedere al relativo trattamento previdenziale.( ) (comma 1, art 23 bis) Vengono più precisamente individuate due ipotesi di mobilità, rispettivamente : il collocamento in aspettativa, a domanda dell interessato, per lo svolgimento di attività presso soggetti privati o pubblici e l assegnazione temporanea di personale presso 14

15 imprese private, disposta direttamente dall amministrazione, sempre con il consenso dell interessato. La prima dà al dipendente la possibilità di compiere una diversa esperienza lavorativa presso altra amministrazione o soggetti privati. La seconda, invece, risponde prevalentemente ad un interesse dell amministrazione, fatto proprio nei singoli progetti di interesse specifico che giustificano l assegnazione. Per quanto riguarda il collocamento in aspettativa, la disciplina riguarda: dal punto di vista soggettivo, oltre che la dirigenza di tutte le amministrazioni pubbliche, anche gli appartenenti alla carriera diplomatica e prefettizia, i magistrati, gli avvocati e procuratori dello Stato, i segretari comunali e provinciali; dal punto di vista dell ambito oggettivo, la mobilità prevista dalla disposizione è consentita sia nel settore pubblico sia verso il settore privato per i dirigenti e per gli appartenenti alla carriera diplomatica e prefettizia; limitatamente agli incarichi pubblici, invece, per magistrati, avvocati e procuratori dello Stato. La norma rinvia ad un regolamento da adottare ai sensi dell art. 17, comma 1, della L. 400/88, l individuazione dei soggetti privati e degli organismi internazionali, presso i quali è possibile la mobilità che legittima il collocamento in aspettativa. Presupposto essenziale di questa forma di mobilità è la richiesta del dipendente: il sistema è dunque a carattere volontario. Dalla lettera della norma emerge, tuttavia, che sussista una sorta di discrezionalità in capo all amministrazione di appartenenza nel decidere se dar corso o meno alla richiesta del dipendente. La diversa formulazione adottata dal legislatore nel comma 1, in cui afferma possono essere collocati in aspettativa, rispetto al comma 2, in cui è stabilito che I dirigenti di cui all art. 19, comma 10 (dirigenti privi di titolarità di uffici, e che svolgono su richiesta degli organi di vertice delle amministrazioni che ne abbiano interesse, funzioni ispettive, di consulenza, studio o ricerca ovvero altri incarichi specifici dall ordinamento), sono collocati a domanda in aspettativa senza assegni per lo svolgimento dei medesimi incarichi di cui al comma 1 del presente articolo, salvo motivato diniego dell amministrazione di appartenenza, induce a ritenere che per i dirigenti che non hanno titolarità di uffici il percorso previsto dal legislatore sia più agevole rispetto agli altri dirigenti: nel senso che la domanda di svolgere attività presso altri soggetti pubblici o privati è assistita da una sorta di presunzione di accettazione, che potrà essere sconfessata solo da un espresso e motivato atto di diniego dell amministrazione. Sembra doversi invece desumersi, a contrario un meccanismo inverso per i dirigenti con titolarità di uffici, per i quali la richiesta dovrebbe poter essere rifiutata dall amministrazione anche senza espressa motivazione, dovendosi presumere le ragioni organizzative di funzionamento dell ufficio e del servizio. Inoltre per i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, e per gli avvocati e procuratori dello Stato, gli organi competenti deliberano il collocamento in aspettativa, fatta salva per i medesimi la facoltà di valutare ragioni ostative all accoglimento della domanda. (comma 3, art. 23 bis). La mobilità verso i soggetti privati è temporalmente limitata in cinque anni, e, in questo caso non è computabile ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza (comma 4, art. 23- bis). La legge al fine di garantire l imparzialità tipizza due ipotesi per cui l aspettativa per lo svolgimento di attività o incarichi presso soggetti privati o pubblici da parte del personale di cui al comma 1 non può essere rilasciata : la prima se il personale, nei due anni precedenti, è stato addetto a funzioni di vigilanza, di controllo ovvero, nel medesimo periodo di tempo, ha stipulato contratti o formulato pareri o avvisi su contratti o concesso autorizzazioni a favore di soggetti presso i quali intende svolgere l attività. Ove l attività che si intende svolgere sia presso una impresa, il divieto si estende anche al caso in cui le predette attività istituzionali abbiano interessato imprese che, 15

16 anche indirettamente, la controllano o ne sono controllate, ai sensi dell art del c.c. (lettera a), comma 5, dell art. 23 bis); la seconda se il personale intende svolgere attività in organismi e imprese private che, per la loro natura o la loro attività, in relazione alle funzioni precedentemente esercitate, possa cagionare nocumento all immagine dell amministrazione o comprometterne il normale funzionamento o l imparzialità (lettera b), comma 5, art. 23 bis). Per il medesimo fine è stata prevista anche la disposizione del comma 6 dell art. 23 bis, la quale vieta ai dirigenti, per i due anni successivi al termine del periodo di aspettativa, di ricoprire incarichi che comportino l esercizio delle funzioni individuate alla citata lettera a). Nel periodo di aspettativa al dirigente è garantito il mantenimento della qualifica posseduta, ed è sempre ammessa, a domanda dell interessato, la ricongiunzione dei periodi contributivi(ex. l. n. 29/1979) presso una qualsiasi delle forme assicurative nelle quali ha maturato gli anni di contribuzione. Nell ipotesi in cui l incarico venga espletato presso organismi operanti in sede internazionale, però, la ricongiunzione dei periodi contributivi viene posta a carico dell interessato, salvo che l ordinamento dell amministrazione di destinazione non disponga diversamente (comma1, art. 23 bis). L assegnazione temporanea di personale, costituisce l altra ipotesi di «mobilità» prevista dalla norma in commento (commi 7-8), proprio perché resa in relazione a singoli progetti di interesse specifico dell amministrazione, vengono in rilievo prioritariamente esigenze della P.A., secondo uno schema tipico del comando/distacco. La ratio di tale norma è quella di istituire e regolare un ipotesi generale, essendo estesa a tutto il personale contrattualizzato ( cfr. art. 23 bis comma 7 che fa riferimento al personale delle amministrazioni di cui all art. 1 comma 2 del D.lgs. n. 165/2001) a prescindere dall appartenenza dello stesso ai ruoli dirigenziali, di possibile destinazione della prestazione dei propri dipendenti (comando) da parte delle amministrazioni pubbliche verso imprese private. Spetta ai protocolli di intesa realizzati tra le parti la disciplina delle funzioni, delle modalità di inserimento, l onere per la corresponsione del trattamento economico da porre a carico delle imprese destinatarie. Nel caso di assegnazione temporanea presso imprese private i predetti protocolli possono prevedere l eventuale attribuzione di un compenso aggiuntivo, con oneri a carico delle imprese medesime (il trattamento retributivo ordinario, quindi, rimane a carico dell amministrazione cui il dipendente appartiene). Il servizio prestato dal dipendente durante il periodo di assegnazione temporanea costituisce titolo valutabile ai fini della progressione di carriera. Altro requisito richiesto è il consenso dell interessato alla mobilità verso il privato ed il periodo costituisce un titolo valutabile dall amministrazione ai fini delle progressioni nel sistema di classificazione.(art. 23 bis, comma 8). Nella stessa direzione vanno interpretate le disposizioni normative contenute negli artt. 8 e 9, L. 145/2002: con esse si cerca, anche attraverso una semplificazione delle procedure burocratiche, di favorire l assunzione da parte del personale pubblico, di incarichi o impieghi presso enti o organismi internazionali. Con l art. 8 (rubricato, appunto, semplificazione delle procedure di collocamento fuori ruolo ) la legge Frattini ha introdotto una serie di disposizioni volte ad agevolare la possibilità per i dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche di cui all art. 1, comma 2 del T.U.P.I. di assumere incarichi lavorativi all estero. La norma trova applicazione nel caso in cui il dipendente sia chiamato ad assumere un impiego o a svolgere un incarico temporaneo di durata non inferiore a sei mesi presso enti o organismi internazionali, nonché per esercitare funzioni, anche di carattere continuativo presso Stati esteri (comma 1, art. 8, l. 145/02). 16

17 Il collocamento fuori ruolo per l assunzione dei predetti incarichi viene disposto, previa autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Funzione Pubblica, con decreto dell amministrazione interessata, d intesa con il Ministero degli affari esteri e con il Ministero dell economia e delle finanze. Tale collocamento fuori ruolo, il cui contingente non può superare complessivamente le cinquecento unità, è disposto per un tempo determinato. Nelle stesse forme può essere rinnovato o revocato alla scadenza del termine. In attesa dell adozione del provvedimento di collocamento fuori ruolo è stata inoltre prevista la possibilità per l amministrazione d appartenenza di concedere l immediata utilizzazione dell impiegato presso gli enti e gli organismi internazionali che lo hanno richiesto. CCNL Aree dirigenziali: la mobilità Nell ambito dei CCCCNNLL del personale dirigenziale delle varie Aree, il tema della mobilità risulta presente. In via preliminare, devesi sottolineare che le Aree dirigenziali nel PI in origine erano solo 4 e che sono divenute 8 successivamente al 23 settembre del 2004, con la creazione delle autonome aree delle Agenzia fiscali, EPNE, PCM, Ricerca e Università (che originariamente erano nell Area 1, con Ministeri e Aziende, rimasti insieme nell Area 1). Nel CCNL comparto Ministeri area dirigenza - parte normativa 1994/1997 e parte economica 1994/1995 abbiamo l art. 24, intitolato Accordi di mobilità a cui non è stata data attuazione mentre per le Aziende, il CCNL comparto Aziende area dirigenza - parte normativa 1994/97 e parte economica 1994/1995 tratta gli Accordi di mobilità all art. 28 che anch esso mai attuato e dispone, in analogia con il COMPARTO MINISTERI che gli accordi di mobilità possono essere stipulati per prevenire la dichiarazione di eccedenza, favorendo la mobilità volontaria ovvero dopo detta dichiarazione di eccedenza, per evitare i trasferimenti di ufficio o la dichiarazione di messa in disponibilità e che gli accordi di mobilità ed il conseguente bando devono contenere alcune indicazioni minime (amministrazioni riceventi ed i posti messi a disposizione dalle medesime; le amministrazioni cedenti; i requisiti, ivi comprese le abilitazioni necessarie per legge ; il termine di scadenza del bando di mobilità; le forme di pubblicità da dare all'accordo ed al bando). Nel Comparto della Ricerca si individuano sia una Dirigenza amministrativa, sia una dirigenza tecnica, composta da ricercatori e tecnologi. Nel CCNL del 5 marzo 1998 il tema della mobilità è trattato all art. 67, che indica tra le materie oggetto di contrattazione anche e) mobilità del personale nel quadro della disciplina prevista dall'art. 35, comma 8, del D. Lgs. 29/93 Nel CCNL per il quadriennio ed il primo biennio economico del personale dirigente dell' Area I sottoscritto il 5 aprile 2001 e relativo ai Comparti Ministeri, Enti pubblici non economici, Aziende, Università, Ricerca, l art. 23 intitolato Mobilità recita: 1. Ai dirigenti destinatari del presente contratto, si applicano gli artt.33, 33 bis, 34, 35 e 35 bis del D.Lgs.29/1993. Le disposizioni di cui agli artt. 35 e 35 bis si applicano ai dirigenti del ruolo unico, in quanto compatibili. 2. I dirigenti destinatari del presente contratto possono ottenere incarichi presso le amministrazioni e gli enti compresi nell'area 1 anche per consentire l'acquisizione e lo sviluppo di esperienze professionali. 17

18 Il successivo art. 24 Dirigenti a disposizione della presidenza del consiglio dei ministri, prevede che: Dalla data di sottoscrizione del presente CCNL, al dirigente posto a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri al termine dell'incarico, nonché a quelli di cui all'art. 6, comma 2, del D.P.R n. 150, spetta, per i primi sei mesi, la retribuzione di posizione nei valori fissi previsti dal contratto in relazione alla fascia di appartenenza. Per il semestre successivo l'importo della retribuzione di posizione è decurtato del 50%. In caso di valutazione complessiva negativa sull'espletamento dell'incarico non è dovuta alcuna retribuzione di posizione per il periodo di permanenza nel ruolo unico. Dopo il secondo semestre e in presenza di almeno due rifiuti a ricoprire gli incarichi proposti, non è del pari dovuta alcuna retribuzione di posizione. Le stesse norme si applicano al dirigente posto a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri al termine dell'incarico. I dirigenti di cui al primo comma possono essere utilizzati nell'ambito di progetti specifici, di cui al comma 2 dell'art. 6 del D.P.R. 150/1999, anche da altre amministrazioni non ricomprese nel ruolo unico. Per i dirigenti di cui al presente articolo possono essere organizzate specifiche iniziative di aggiornamento professionale mirate ad assicurare le condizioni per il migliore e più efficace espletamento del nuovo incarico. Il CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO della AREA I DIRIGENZA per il Quadriennio normativo 2002/2005 e il Biennio economico 2002/2003 sottoscritto il giorno 21 aprile 2006 disciplina, al Capo V, la Mobilità e dispone all art. 33, intitolato Incarichi presso altre amministrazioni, che al dirigente può essere conferito un incarico presso altra Amministrazione della medesima Area I, nei limiti previsti dall'art. 19, comma 5/bis del d. lgs. n. 165 del 2001 ovvero presso altre pubbliche amministrazioni, previo collocamento in comando, fuori ruolo o altro analogo provvedimento. Reca specifiche norme in ordine al passaggio diretto all'amministrazione di destinazione, secondo le procedure di cui all'art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001 e sul trattamento economico. All art. 34 prevede che per il personale dirigente resta confermata l'applicazione delle procedure di mobilità previste dagli artt. 30 e seguenti del d.lgs. n. 165 del 2001 e che, laddove il dirigente abbia chiesto l'attribuzione di un diverso incarico disponibile nell'ambito della propria amministrazione e l'amministrazione stessa l'abbia negato, decorsi due anni dal conferimento dell'incarico ricoperto, il dirigente stesso ha la facoltà di transitare, in presenza della relativa vacanza organica, nei ruoli di un'altra amministrazione pubblica disponibile al conferimento di un incarico. Il nullaosta dell'amministrazione di appartenenza è sostituito dal preavviso di quattro mesi. All art. 35 dispone in ordine agli Accordi di mobilità e prevede che tra le amministrazioni dell'area I e le organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL, possono essere stipulati accordi per disciplinare la mobilità dei dirigenti tra le stesse amministrazioni. Viene specificato il contenuto degli accordi di mobilità, la composizione delle delegazioni, le forme di pubblicità e il ruolo di assistenza dell Aran. L art. 36 disciplina il Passaggio diretto ad altre amministrazioni dei dirigenti in eccedenza, fermi restando gli accordi di mobilità di cui all'art. 35 ( Accordi di mobilità), conclusa la procedura di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'art. 33 del d. lgs. n. 165 del 2001, allo scopo di facilitare il passaggio diretto dei dirigenti dichiarati in eccedenza ad altre 18

19 Amministrazioni dell'area I e di evitare il collocamento in disponibilità dei dirigenti che non sia possibile impiegare diversamente nel proprio ambito. Il contratto collettivo nazionale di lavoro per il quadriennio normativo e per il biennio economico relativo all'area VI della dirigenza sottoscritto il 1 agosto 2006 al capo V disciplina la mobilità. L art. 33, intitolato Incarichi presso altre amministrazioni dispone, in analogia con la precedente Area esaminata, che al dirigente può essere conferito un incarico presso altre pubbliche amministrazioni, previo collocamento in comando, fuori ruolo o altro analogo provvedimento, nel rispetto delle disposizioni vigenti; che il dirigente può essere collocato in comando presso altra amministrazione che ne abbia fatto richiesta per esigenze di servizio o quando sia necessaria una particolare competenza; che il comando è disposto con il consenso dell'interessato e con le procedure previste dai rispettivi ordinamenti ed ha durata pari all'incarico; che il posto del dirigente comandato, presso l'ente o agenzia di appartenenza, non può essere coperto per concorso o qualsiasi altra forma di mobilità. E prevista la possibilità di chiedere al termine dell'incarico il passaggio diretto all'amministrazione di destinazione, secondo le procedure di cui all'art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001 ed è stabilito espressamente che il trattamento economico è a carico dell'amministrazione di destinazione salvo diversa disposizione prevista da specifiche norme di legge. L art. 34 Mobilità dispone in analogia con l altra Area appena esaminata - che per il personale dirigente resta confermata l'applicazione delle procedure di mobilità previste dagli artt. 30 e seguenti del d.lgs. n. 165 del 2001 e che laddove il dirigente abbia chiesto l'attribuzione di un diverso incarico disponibile nell'ambito del proprio ente o agenzia e quest'ultimo l'abbia negato, decorsi due anni dal conferimento dell'incarico ricoperto, il dirigente stesso ha la facoltà di transitare, con le procedure di cui all'art. 30 del d. lgs. n. 165 del 2001, ad altra pubblica amministrazione. Il consenso dell'ente o agenzia di appartenenza è sostituito dal preavviso di quattro mesi. L art. 35, Accordi di mobilità, recita sempre in analogia con l altra area appena esaminata - che in relazione a quanto previsto dall'art. 33 del d. lgs. n. 165 del 2001, tra gli enti o agenzie e le organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL, possono essere stipulati accordi per disciplinare la mobilità dei dirigenti, al fine di prevenire la dichiarazione di eccedenza, favorendo la mobilità volontaria; e di evitare i trasferimenti di ufficio o la dichiarazione di messa in disponibilità. Viene specificato il contenuto degli accordi di mobilità, la composizione delle delegazioni, le forme di pubblicità e il ruolo di assistenza dell Aran. L art. 36, disciplina il Passaggio diretto ad altre amministrazioni dei dirigenti in eccedenza, anche qui in analogia con l Area I. Per la DIRIGENZA AREA VII (Ricerca, Università), non risultano trovati documenti. Il contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale dirigente DELL'AREA VIII per il quadriennio normativo e biennio economico sottoscritto il giorno 13 aprile 2006 disciplina al capo V la mobilità, in analogia piena con le AREE già esaminate. 19

20 Si riporta una sintesi del contenuto degli articoli. L art. 33 incarichi presso altre amministrazioni pubbliche prevede che al dirigente della Presidenza può essere conferito un incarico presso altre pubbliche Amministrazioni previo collocamento in comando, fuori ruolo o altro analogo provvedimento nel rispetto della normativa vigente. L art. 34 Mobilità dispone, tra l altro, che laddove il dirigente abbia chiesto l'attribuzione di un diverso incarico disponibile nell'ambito dell'amministrazione e questa l'abbia negato, decorsi due anni dal conferimento dell'incarico ricoperto il dirigente stesso ha la facoltà di transitare, in presenza della relativa vacanza organica, nei ruoli di un'altra amministrazione pubblica disponibile al conferimento di un incarico. Il nullaosta dell'amministrazione di appartenenza è sostituito dal preavviso di quattro mesi. L art. 35, Accordi di mobilità, dispone che nei casi previsti dalle vigenti disposizioni, al fine di evitare le dichiarazioni di eccedenza, la Presidenza esperisce ogni utile tentativo per individuare la possibilità di conferimento di nuovi incarichi ai dirigenti interessati al processo di cambiamento; possono essere stipulati accordi per disciplinare la mobilità dei dirigenti verso altre amministrazioni al fine di prevenire la dichiarazione di eccedenza, favorendo la mobilità volontaria; evitare i trasferimenti di ufficio o la dichiarazione di messa in disponibilità dopo detta dichiarazione di eccedenza. E individuata in analogia con le altre Aree la procedura, gli elementi essenziali del bando e i requisiti di pubblicità. L art. 36 reca disposizioni per il Passaggio diretto ad altre amministrazioni dei dirigenti in eccedenza. Nel Comparto Regioni ed autonomie locali a partire dalla legge 142 del 1990, e ancora di più dopo l'introduzione dell'elezione diretta del Sindaco e del Presidente della provincia, con la legge n. 81 del 1993, l'amministrazione locale è stata laboratorio privilegiato di anticipazione, sperimentazione e sviluppo del processo di trasformazione del sistema istituzionale italiano e anche di un nuovo modello di rapporti tra politica e amministrazione. Questo processo di riforma ha favorito un rafforzamento della posizione degli enti territoriali ed è continuato anche nel corso degli anni successivi, con interventi legislativi rilevanti, quali la legge n. 127 del 1997, la legge n. 265 del 1999 e, infine, la revisione del Testo unico degli enti locali (TUEL) approvata con il d.lgs. n. 267 del Nel contempo la legge n. 59 del 1997 (vedasi in particolare l'art. 1, comma 4, lettera d) ha contribuito a definire e rafforzare il ruolo delle autonomie funzionali. Fra i profili della riforma più interessanti per le tematiche collegate alla funzione dirigenziale, si evidenzia (vedasi l'articolo 6 della legge 127 del 1997) : l'avvio dell'individuazione degli uffici di diretta collaborazione come strumenti di concretizzazione della separazione del ruolo e dei compiti degli organi di direzione politica rispetto a quelli di carattere tecnico-amministrativo; la disciplina del rapporto fiduciario tra esecutivi e vertici degli apparati amministrativi, attraverso l'istituzione di figure di snodo fra politica e amministrazione, con la previsione del direttore generale e la ridefinizione del ruolo e delle funzioni del segretario; la disciplina delle modalità di affidamento degli incarichi dirigenziali e degli strumenti di verifica e controllo 20

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