I BAMBINI SPAVENTATI COME AIUTARLI AD AFFRONTARE LE PAURE. Relatrice: Dott Maria Raffaela Aloisio

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1 I BAMBINI SPAVENTATI COME AIUTARLI AD AFFRONTARE LE PAURE Relatrice: Dott Maria Raffaela Aloisio La paura è uno stadio naturale di crescita, che compare soprattutto verso i 4 anni, quando il bambino impara a pensare più in profondità e l immaginazione diventa più fervida. I bambini si convincono che ci sono mostri dentro gli armadi, sotto il letto pronti a balzare fuori, oppure oggetti e persone diventano mostri. Una bimba di 18 mesi strilla se vede le scarpe della mamma con una suola staccata, mentre 15 mesi dopo chiede con paura alla mamma che fine avessero fatto perché avrebbero potuto mangiarla. Prima o poi tutti i bambini hanno bisogno di essere aiutati ad affrontare le loro paure, ma per quei bambini che vivono costantemente con le paure, e le loro ansie sono diventate il modo normale di essere al mondo? Quando i bambini sono spesso spaventati, il mondo può sembrare enorme, minaccioso, pericoloso, un posto dove non si sentono sicuri e non possono fidarsi degli altri. Questo, insieme alla sensazione di essere impotente, indifeso, ipersensibile può far sentire un bambino molto spaventato. Le reazioni dei bambini spaventati sono molteplici: alcuni smettono di parlare (mutismo selettivo), cercando di difendersi dalle richieste del mondo esterno, altri si ritraggono in un mondo fantastico di amici immaginari, persone cioè affidabili al contrario delle persone nella realtà: altri bambini si nascondono dal mondo in modo esplicito passando ore davanti alla televisione che è sicuramente più prevedibile delle persone, altri scappano da casa o da scuola, perché il rimanervi è troppo doloroso. Questi ultimi bambini scappano dalle cose continuamente, non raggiungendo mai una pace interiore perché prima o poi devono dover rientrare nel mondo reale. Per questi bambini il desiderio di abbandonare, di doversi ritirare, non dire nulla è una risposta involontaria e urgente. Cercano di mettere la maggior distanza possibile tra se stessi e ciò che lo minaccia. Alcuni non sanno che quello che provano è paura, sanno solo che devono evitare nuove situazioni, la loro protesta risuona come un non voglio invece che ho paura. La fuga è una reazione normale anche tra gli animali, un meccanismo di sopravvivenza di fronte a pericoli e conflitti. Mentre è normale fuggire di fronte a un leone o un delinquente, non è sano

2 sviluppare un atteggiamento verso la vita in cui la fuga diventa la risposta prevalente, anche di fronte a situazioni tranquille o persone benevole. Di solito una sfida elettrizza un bambino che non prova paura, ma riempie di terrore un bambino spaventato. I bambini così rimangono attaccati a ciò che conoscono ma rischiano di perdersi tante cose buone e arricchenti per la loro vita, inseguendo il bisogno di evitare lo stress. Si possono perdere le gioie dell entrare in relazione, le risate, il divertimento, le esplorazioni. Infatti ogni situazione che evoca piacere può essere percepita come minaccia. Alcuni bambini ansiosi o spaventati passano tanto tempo da soli. Bisogna distinguere da un arretramento positivo in cui il bambino sceglie di stare da solo assorto in un gioco o nella lettura; questa sana solitudine o uso costruttivo della solitudine presuppone che i bimbi siano tranquilli e che la solitudine lavori per loro. La sua creatività, attraverso giochi solitari, fornisce al bambino idee, fantasie, immaginazioni. Invece è diversa la solitudine da isolamento negativo, tempo in cui il bambino vuole fuggire ed ha ancora più paura di tornare al mondo. Alcuni bambini si sentono poi intrappolati in un mondo di persone che li guarderanno con occhi giudicanti e pensieri critici. Possono pensare che non esiste un mondo in cui nascondersi da questi occhi, nessuna fuga. Alcuni bambini evitano il contatto con gli occhi delle persone per paura di essere guardati dentro i suoi occhi mi possono mangiare tutto intero. La paura blocca il bambino nell esplorazione: può limitare la capacità di giocare, la sua spontaneità, la creatività. La prima cosa che un bambino spaventato elimina è la capacità di giocare perché tutto il corpo e la mente sono in allarme: le sue energie sono impegnate a ipervigilare e a difendersi. La paura ha effetti negativi anche sulla capacità di pensare dei bambini: infatti sia sui bambini che sugli adulti, lo stato di paura in cui ci si sente minacciati, causa nella biochimica del cervello un abbassamento del livello intellettivo e il cortisolo (l ormone dello stress), usato a lungo nel corpo inibisce la dopamina che è la sostanza che stimola positivamente, quindi anche ad imparare e a provare curiosità. I bambini che non vengono aiutati a sentire e pensare le proprie paure, le sfogheranno attraverso sintomi fisici e/o azioni. La sensazione corporea associata a una forte paura è estremamente dolorosa; gli esseri umani possono rispondere a questa sensazione in tre modi: 1. trovando qualcuno che li aiuti ad affrontare le loro paure 2. agendo dei comportamenti per controllarla attraverso un azione 3. attraverso una scarica causata dallo stimolo insopportabile. Se non si attiva la prima modalità allora la seconda e la terza diventano inevitabili. I comportamenti che servono a controllare possono essere disordini alimentari, fobie. Controllare qualcosa allontanandosi, come la fobia per la scuola, oppure le ossessioni (controllare muovendosi

3 verso essa), mutismo selettivo, preoccupazione, mentre le scariche nei bambini spaventati sono la pipì a letto, il vomitare, il defecare in modo incontrollato, incubi notturni. Una delle caratteristiche dei bambini spaventati è quella di non chiedere aiuto quando qualcosa li spaventa. Sono talmente bloccati in uno stato di difesa che non ci pensano neanche a chiedere aiuto ad altre persone: si abituano così a fare anche le cose più difficili. Se questi bambini saranno poi vittime di bullismo, di conflitti a scuola, o sono molto preoccupati per qualcosa, cercheranno di risolvere per conto loro sia la situazione che tutte le complicate emozioni che questa può scatenare in loro. Molti adulti non pensano che un bambino possa soffrire di ansia, si pensa sempre che l infanzia sia un periodo sereno, felice, privo di preoccupazioni. Nei bambini ansiosi invece, le paure vengono esacerbate tanto dai pensieri e dalle immagini del mondo interno che dagli eventi del mondo esterno. Alcuni bambini spaventati non hanno all esterno situazioni di conforto o consolazione, non chiedono quindi aiuto e rinunciano del tutto alle relazioni. Assumere questo atteggiamento è una tragedia per un bambino perché siamo tutti programmati per avere relazioni strette con gli altri se vogliamo stare al mondo con un autentico senso di calma e sicurezza. Bowlby (1988) diceva: anche per tutta la durata della vita adulta, la disponibilità di un attaccamento reciproco verso qualcuno rimane la risorsa necessaria al senso di sicurezza di una persona. Tutti noi, dalla culla alla tomba, siamo più felici quando la nostra vita è organizzata come una serie di escursioni, lunghe o corte, a partire dalla base sicura costituita dalle nostre figure di attaccamento. Lo Strange Situation Test di Mary Ainsworth è un test che serve a misurare il senso di sicurezza emotiva nei bambini di un anno. Durante il test i bambini vengono esposti a situazioni stressanti, in cui la mamma lascia la stanza. Una parte del test prevede che vengano lasciati da soli, un altra parte che rimangano con uno sconosciuto. I bambini sicuri piangono quando la mamma li lascia, e cercano conforto da lei quando torna: a questo punto si consolano facilmente. Altri bambini non piangono quando la mamma lascia la stanza, e poi quando torna, non cercano conforto. Quando però si controllano le pulsazioni cardiache, si vede che anche loro si sono stressati come quelli emotivamente espressivi. Già all età di un anno, hanno deciso che in presenza di una situazione di stress o di paura la cosa migliore da fare è affrontarla da soli. Inoltre questi studi hanno evidenziato che il blocco mentale che questi bambini operano sulle loro emozioni permane anche quando crescono. La tragica verità è che questi bambini non hanno sperimentato la presenza degli adulti come risorsa affidabile e di conforto nella loro vita, non sanno cosa significhi chiedere aiuto, la gioia di stare insieme, la protesta (dire no quando qualcuno è crudele cattivo, coercitivo) godere di diritti umani in quanto bambini, che gli adulti possono essere empatici, affidabili e dare sollievo.

4 Vediamo alcuni esempi di come i bambini percepiscono il mondo: Francesco vede case traballanti, animali che entrano, i pompieri non riescono a raggiungere il bimbo dentro l armadio: temi ricorrenti invasione maligna e aiuto reso impotente; in un gioco Edoardo vede un insetto che mangia tutti con il tema ricorrente dell impotenza totale di fronte a una forza onnipotente distruttiva. Alcuni bambini spaventati decidono di diventare grandi: dopo aver provato tanta paura assumono atteggiamenti di difesa maniacale, di pseudopotenza, che può sfociare in spacconeria. Questi bambini si odiano perché non riescono ad essere più assertivi e più coraggiosi. Iniziano a odiare ogni traccia di inettitudine degli altri perché la detestano in loro stessi. Questi bambini sono spesso attratti da sport come lotta libera, arti marziali per sentirsi grandi e potenti quando all interno si sentono all opposto. E facile che in futuro entrino a far parte di gang o di gruppi di bulli per difendersi dalla sensazione di essere terribilmente isolati e spaventati. Mentre alcuni bambini agiscono tali comportamenti, altri si limitano ad assumerli nella loro fantasia come Ian Fleming si è inventato James Bond, uno degli uomini più forti al mondo, ed è noto che la sua infanzia è stata caratterizzata da estrema debolezza e fragilità. Altri sono diventati controfobici, cioè si calano in situazioni spaventose come inconsapevole tentativo di affrontare la loro paura. PAURA COME RETAGGIO DELLA PRIMA INFANZIA Quando l interazione gira bene tra un genitore e un bambino, il bambino impara presto che un genitore lo può consolare e aiutare: il genitore diventa un rifugio per ripararsi da ciò che si vive come pericoloso. Questa interazione può non funzionare anche in presenza di genitori ben intenzionati: quando il bimbo è troppo stimolato nell interazione, l attivazione eccessiva inizia a fargli provare disagio e quindi si allontana dal genitore per regolare il suo livello di attivazione. Alcuni genitori non capiscono questa interruzione del legame, e cercano quindi di ristabilirlo inseguendolo con più accanimento. I genitori quindi si ostinano a fare di tutto perché il bambino interagisca con loro finchè alla fine il bimbo finge di ignorarli per troncare il contatto. Questo tipo di interazione può manifestarsi anche a due settimane di vita. Un inizio di vita così difficile, può lasciare nel bimbo un alto livello di ansia. Questa fatica relazionale così precoce può trasferirsi su altre persone che sono viste come minacce al proprio sé. Questo tipo di genitore si chiama incombente.

5 Tra i 2 e i 6 mesi, il neonato è affascinato dai volti, in particolare quello dei genitori. Il problema sorge quando quest immagine così potente del viso del genitore diviene uno stimolo troppo violento. A volte il bambino può scorgere nel viso del genitore una traccia d ira, di odio di disperazione. Ed è un immagine troppo forte. Altre volte il viso risulta troppo vacuo. Lo stress relazionale indotto da un viso che spaventa può lasciare un retaggio di paura nel neonato solo se costituisce un tratto persistente, non se è un esperienza saltuaria. Sarebbe impossibile per un genitore modulare ogni sfumatura delle proprie espressioni, ma è importante essere consapevoli di quanto un neonato possa essere immobilizzato da un espressione troppo violenta, spaventosa. Anche i rumori troppo forti o violenti causano stress ( i neonati hanno un ottima capacità uditiva già al terzo mese di gravidanza). Spesso se sentono un rumore forte, i neonati urlano come se quel suono fosse entrato dentro di loro facendoli impazzire. Non dimentichiamo che l universo delle sensazioni per loro è così forte perché non lo possono trasformare in pensiero. Parole affilate possono far piangere un bambino per l angoscia, farlo esplodere in lacrime di paura. Anche quando il genitore agisce per il suo interesse, per proteggerlo da qualcosa, lo stesso bambino sente il suo grido come un assurda rottura della relazione. Può sentirsi sgretolare, cadere a pezzi fisicamente e emotivamente, necessita quindi di essere preso in braccio, coccolato, rassicurato per sentirsi tutto intero. L impatto di una sgridata su un bimbo non deve mai essere sottovalutato. Ovviamente anche il miglior genitore sgrida il bambino, ma quello che è importante è : si è consapevoli dello shock e si è pronti alla riparazione interattiva? Se un bambino si fa la pipì addosso dopo che è stato sgridato e il genitore gli dice te lo meriti o lo ignora, questo è traumatico perché non è avvenuta la riparazione interattiva, ma se il genitore si rende conto dello shock del bambino e cerca di consolarlo, è molto diverso. In momenti di ansia interna, di dolore o di disagio fisico, è essenziale che un bambino venga lenito da una figura materna forte e calma, altrimenti, di fronte al disagio, può sentirsi invaso e sopraffatto dalle sue emozioni e sensazioni corporee. L intensità di queste emozioni può essere insopportabile. Winnicott parlava di agonia primitiva : per il neonato l agonia primitiva è qualcosa che lo attacca da fuori, mentre lo shock e il dolore sono provocati da qualcosa che è dentro la sua mente e il suo corpo. Visto che il ruolo della mamma nel consolare o non consolare il malessere del bambino è così importante, il bambino può anche provare una forte rabbia nei suoi confronti, nel caso in cui non lo faccia. Quando è in preda a questa rabbia, può pensare che sia lei che lo sta attaccando. Questo capita per esempio quando tarda ad arrivare dal bambino: nel momento in cui poi arriva, capita che lui gridi più forte. La sua rabbia nei confronti di lei, e la sua paura per la forza di questa rabbia, si sono mescolati al suo modo di guardarla, facendola apparire spaventosa. A questo punto ha bisogno di essere preso in braccio dal papà o da qualcun altro, fino

6 a quando nella sua mente la mamma non torni ad essere buona. (in psicoanalisi si parla di ansia persecutoria). Se una madre si sta difendendo dalle sue stesse emozioni dolorose, sarà facilmente incapace di gestire quelle del bambino, non riuscendo di conseguenza ad offrirgli quel guscio protettivo di cui ha bisogno. In questi casi le emozioni del bambino possono essere percepite come mostri che lo attaccano. I neonati non hanno modo di pensare a tutto questo, di comprendere o di togliere l attenzione dal dolore. Diversamente dagli adulti che possono leggere, guardare la tv, telefonare, i neonati sono soli, stanno nel loro lettino sdraiati. Se il loro pianto non è ascoltato, o non riceve risposta, loro rimangono lì a doversi occupare di emozioni che non sanno gestire. Non ci si deve meravigliare se un bambino che inizia così la sua vita si costruisca poi un immagine del mondo come luogo minaccioso e spaventoso. Le sensazioni corporee poi molto dolorose, possono essere percepite da un neonato come insopportabili: un bambino non ha sistemi di riferimento per valutare l entità del dolore nel suo corpo. E non ha ragioni per pensare che non gli passerà mai più. Si sente attaccato da qualcosa di molto spaventoso e di nuovo senza conforto e consolazione, costruisce un atteggiamento spaventato nei confronti della vita. Quando queste emozioni vengono attutite dal genitore che le sostiene, allora il bambino impara a sostenerle lui stesso, invece di imparare ad averne paura, e si sentirà psicologicamente forte per costruire durante l infanzia meccanismi di difesa per negare, evitare, proteggersi da emozioni troppo forti. Tutte le esperienze sensoriali dei bambini molto piccoli vengono registrate in una parte del cervello che si chiama amigdala. Questa funziona come un sistema di allarme: quanta più paura ha provato un bambino, più l amigdala si scatena. Ogni volta che qualcosa nel presente del bambino spaventato ricorda un immagine emotivamente dolorosa, o un evento del suo passato, l amigdala può registrarla come una reale ripetizione di quella situazione dolorosa, senza che il bambino sappia che in realtà sta ricordando qualcosa. Questo è il vero problema. Quando l amigdala si scatena, perché c è qualcosa nella realtà che ricorda appena una situazione spaventosa del passato, il cervello del bambino non gli permette di sapere che sta ricordando qualcosa. Lui pensa che la sua paura sia giustificata da un certo dato del presente, in realtà assolutamente innocuo. Una bambina al primo giorno di scuola media, si spaventa per un insegnante che alza un po la voce, sviluppando la fobia della scuola. Questa bambina a tre anni aveva conosciuto l amante della madre che era violento e si spaventò tantissimo. L amante se ne era andato, ma la paura nel cervello no. Era stata archiviata come ricordo orribile e la sua amigdala era stata addestrata a guardarsi da simili minacce se si fossero presentate di nuovo di nuovo- paura- terrore -minaccia. Con la terapia, la bimba ha attenuato e dato valore alle sue emozioni e con l empatia del terapeuta, ha elaborato e superato le emozioni. Ora poteva dire a se stessa ehi ricordati che stai solo ricordando di quando avevi tre anni e questo è sufficiente a fermare l allarme dell amigdala.

7 Durante la primissima infanzia i primi ricordi sensoriali sia spiacevoli che piacevoli sono in realtà registrati solo come ricordi sensoriali e non come ricordi di eventi. Durante l infanzia i ricordi sensoriali, cioè i ricordi visivi, olfattivi, uditivi, tattili, motori, sono formati da reazioni forti a ciò che il bambino vede, ascolta, annusa. Il ricordo di un evento, un ricordo collocato nel tempo e nello spazio, è frutto di uno sviluppo successivo. Un bimbo se ha visto la mamma arrabbiata con indosso un vestito rosa, successivamente nella sua vita può scatenare un ricordo sensoriale negativo tutte le volte che vedrà il colore rosa.. Questo spiega alcune fobie infantili, ovvero quando un bambino prova un terrore inesplicabile nei confronti di un oggetto innocuo, senza ragione apparente, si è probabilmente scatenato un ricordo sensoriale molto antico. E per questo che è molto importante non spaventare i bambini, perché la paura può fissare un amigdala troppo reattiva e ipersensibile. Cioè questa continuerà a lanciare l allarme minaccia anche di fronte a piccoli stimoli a cui un bambino non spaventato si adatterebbe senza fatica. Il cervello cioè, può essere programmato durante l infanzia da una risposta spaventata e ansiosa alla vita. Questa risposta può essere causata da un gran numero di stressors e non solo traumi maggiori quali la morte di un genitore o un incidente. Uno stressor può essere un genitore arrabbiato o spesso troppo ansioso. Se un bambino viene aiutato in modo consistente ad affrontare le sue paure nel tempo, il cervello può attivarsi e imparare a tranquillizzare un amigdala troppo sollecita: se un bambino viene calmato e consolato in modo consistente nel momento del terrore, allora i tempi di regolazione dello stress si fisseranno nel suo cervello superiore ed è come se dicesse non abbiamo bisogno di produrre queste sostanze stressanti, non c e un emergenza reale. Quindi se la paure di un bambini non vengono abbastanza sedate, comprese e condivise durante l infanzia, questo percorso vitale di attenuazione dello stress che va dal cervello superiore a quello inferiore non verrà fissato in modo appropriato. Nei bambini che hanno sperimentato tanto orrore o terrore, i processi naturali di intorpidimento prevalgono nel loro sistema mente-corpo, alcuni di questi bambini, invece iniziano a terrorizzare gli altri. Non ricordano più la paura che hanno provato, il loro corpo è in uno stato di bassa attivazione, spesso in preda a episodi di grossi intorpidimenti e possono diventare anche serial killer e fare qualunque cosa senza provare nessuna emozione. Il trauma e lo stress relazionale, ovvero una persona conosciuta che si comporta in modo crudele o spaventoso con un bambino, sono fonte di stress post-traumatico più dei disastri naturali, come il terremoto nell Abbruzzo. Questo perché in quest ultimi le persone si uniscono, si sostengono e si motivano a vicenda, laddove invece nel trauma relazionale, quando qualcuno si comporta in modo crudele o terrorizzante con un bambino, in particolare un genitore che dovrebbe essere protettivo,

8 il bambino sperimenta un senso di solitudine, si sente indifeso, tradito, e vede tradita anche la sua fiducia. I bambini che hanno sofferto in modo persistente a causa di un adulto irascibile, critico, severo, possono sentirsi come creta tra le mani di un gigante, indifesi, impotenti, senza parole, senza voce e soprattutto senza volontà. Credere di essere di fronte a un gigante feroce può provocare un senso di catastrofe incombente e la vita diventare una reazione di fronte a tempeste di adulti mostruosi, con la sensazione di non poter agire e quindi di non poter chiede aiuto. Molti bambini non protestano, perché possono fare arrabbiare il gigante e avere altre ritorsioni. Vivere in un mondo in cui ci sono adulti terrorizzanti o arrabbiati è sufficiente perché un bambino creda che il mondo sia pieno di giganti malvagi, Se un bambino ha contatti quotidiani con un adulto spaventoso, un insegnante, un genitore, un parente, può sviluppare paura della vita, anziché amore per la vita e se le sue energie sono impegnate a vigilare in caso di un attacco, rimangono insufficienti per lo sviluppo del sé. Quindi in assenza di abbastanza calore, attenzione e interazioni empatiche con altre persone, lo sviluppo emotivo può subire un arresto. E assolutamente normale che un genitore nutra occasionali sentimenti omicidi nei confronti dei figli. Come tutti i genitori sanno, tutti i bambini possono essere esasperanti. Il problema esiste, solo se tali sentimenti risultano essere persistenti e non occasionali. I bambini piccoli non possono, di fatto, difendersi dal flusso violento, negativo e non elaborato delle emozioni dei loro genitori. Un atmosfera piena di odio e di rabbia, espressa o inespressa, può riuscire a inaugurare sia un attitudine di paura nei confronti della vita, sia un senso di abuso e di perdita traumatica. In molti casi di abusi sessuali infantili, in particolare quando un bambino viene minacciato se parla, il trauma può creare nella mente del bambino abusato una generalizzazione per cui la paura si estende a tutte le situazioni di intimità e di vicinanza. La percezione che il bambino ha del mondo è alterata dall esperienza dell abuso sessuale, questo in particolare quando chi compie l abuso è un genitore ovvero la persona che dovrebbe proteggerci. Uno degli effetti è la sparizione, il bimbo non partecipa agli eventi sociali, si rende inaccessibile, evita gli altri, si isola. Alcuni disturbi alimentari nei bambini che hanno subito abusi sessuali hanno origine dal semplice far entrare, perché quello che si è ricevuto è molto tossico e pericoloso. Questi bambini possono crescere con il desiderio di chiudere tutti gli accessi o esprimendo in altri modi la metafora del vietato ingresso sotto forma di sintomi nevrotici. Un invasione sessuale può essere percepita come il fatto di essere derubati del loro corpo, della loro innocenza. Può lasciarli senza la speranza di poter mai più mantenere una qualsiasi riservatezza o protezione dei confini del loro corpo. Educare è una vera arte: alcuni genitori o insegnanti sostengono di avere una naturale attitudine a educare i bambini. Il problema è che quello che per loro viene naturale è spesso il modo in cui loro stessi sono stati

9 educati dai genitori. Alcuni insegnanti e genitori usano metodi educativi che se di fatto fermano i bambini dal compiere atti inaccettabili, ci riescono ad un prezzo molto alto. Il bambino rimane con un amigdala ipersensibile e un circuito della paura che si innesca troppo facilmente nel suo cervello inferiore. Alcuni metodi sono stati incombere fisicamente, guardare per intimare vergogna, zittire, criticare, esplodere di rabbia all improvviso, schiaffeggiare, fustigare, colpire con il cancellino, essere rimproverati di fronte a tutta la classe o subire punizioni per essere umiliati. A scuola alcuni bambini sentono con tanta dolorosa intensità vergogna e paura in relazione a performance e ai risultati dell apprendimento, da essere terrorizzati di fronte a un compito, un computer, uno strumento. Nella vita adulta, alcuni rimangono spaventati rispetto a tutte le situazioni in cui si tratti di imparare. Quello che accade è che la loro amigdala sta ancora attivando ricordi dell infanzia, di quelle prime vergognose esperienze di apprendimento. La vergogna può avere l effetto negativo, psicologico e neurobiologico, di rendere il bambino fobico nei confronti della vita in generale, Quindi, a parte poche persone fidate e conosciute, chiunque il bambino incontri è visto come qualcuno che potenzialmente potrebbe farlo vergognare. Per la paura di provare nuova vergogna, il bambino preferisce evitare nuove situazioni sociali, impara presto ad amare posti poco affollati. Sono spesso bambini buoni compiacenti così che passano anni di scuola senza che nessuno si rende conto che hanno bisogno di aiuto. Quando un bambino viene spaventato da un genitore, per lui è una situazione pazzesca e destabilizzante, quindi la negazione o la desensibilizzazione di fronte alla paura del genitore è un ottima difesa. In ogni caso, il problema è che i sentimenti negati, di paura, nei confronti di un genitore che lo spaventa vengono trasferiti su altre cose o persone. Il mondo interno del bambino viene popolato da immagini spaventose. Come risultato il bambino può sviluppare una fobia o un ossessione che servono di valvola di sfogo della sua paura. Semplicemente sposta la paura facendola diventare fobia. Vi sono due tipi di fobia: associativa e simbolica. La prima è il prodotto di un associazione con qualcosa di traumatico, nel passato del bambino, che è veramente successo. Una fobia simbolica è quando la cosa che spaventa è una metafora per qualcosa che riguarda il passato. Una fobia significa che l ansia o la paura si sono attaccate a un particolare oggetto o evento. Il livello di paura del bambino in relazione a questo oggetto o evento è così alto che lui desidera evitarlo. L idea è che se non evito questa cosa terrorizzante, il mio livello d ansia diventerà intollerabile. Una fobia è molto simile ad un incubo, l unica differenza è che si sta svegli: in entrambi ci sono immagini intensificate della peggiore e più intensa emozione di impotenza. Quindi nelle fobie simboliche, al contrario di quelle associative, il reale oggetto della paura viene sostituito da un altro. Ad esempio, per non ammettere con se stesso che la mamma lo spaventa, il

10 bambino può sviluppare la fobia per i ragni, che diventa la metafora della mamma spaventosa con la mamma va tutto bene, sono i ragni che non mi piacciono. Il caso famoso del piccolo Hans di Freud che aveva paura dei cavalli, non era altro che la paura del piccolo nei confronti del padre. Nutrire tale fobia per il bambino, significava poter continuare ad avere una buona relazione con il padre e provare sentimenti d amore per lui, perché il suo sentimento di paura era stato ridirezionato sui cavalli. Poiché i bambini piccoli non hanno sviluppato dei meccanismi di difesa abbastanza forti, non possono, come invece vorrebbero, tenere lontani determinati stimoli. Il loro mondo è dominato da sensazioni forti, il loro cervello è di fatto troppo immaturo per difendersi da queste o mediare usando il potere del pensiero. Ciò significa che i bambini possono essere molto sensibili ai sentimenti intensi, negativi, crudi percepiti negli adulti che fanno parte della loro vita. Non è sorprendente che il fuoco, le alluvioni, i terremoti, i temporali, ovvero una manifestazione di grossa energia, che potrebbe facilmente uscire di controllo, diventino spesso l oggetto di una fobia o di un ossessione infantile. Se non aiutato, un bambino può rimanere con questa fobia o ossessione per tutta la vita. Tutto questo tocca una questione morale che riguarda i genitori che irrompono nelle loro case, invadendole con stati emotivi negativi troppo intensi (ira, ansia), ma che si rifiutano di sottoporsi loro stessi a una terapia. L intensità assurda delle loro esplosioni è spesso causata dal fatto di non essere stati aiutati ad elaborare tali emozioni durante l infanzia e quindi di aver fissato nel cervello alcuni meccanismi di cui abbiamo parlato. Sono spesso persone passionali, ma poichè le loro sofferenze infantili non sono state superate, la loro passione ha preso altre strade. Spesso i bambini rappresentano con immagini di fuoco i sentimenti intensi, crudi e irrisolti dei genitori furiosi: il fuoco rappresenta un immagine molto potente per rappresentare emozioni primitive e intense. Nei casi in cui il bambino non viene aiutato può sviluppare fobie e ossessioni, cioe le paure che vengono reindirizzate sono quelle che nutre nei confronti dei propri sentimenti crudi e intensi. In tal caso il bambino ha paura di se stesso e delle proprie emozioni troppo potenti, che ritiene pericolose, e che deve sostituire con la paura di qualcosa che sia fuori di lui. Un bambino che da piccolo non poteva esprimere la sua rabbia e la mamma lo minacciava di uscire di casa, ha spostato la sua rabbia sulla paura che un autobus lo avrebbe ucciso se camminava in strade trafficate. Gli impulsi distruttivi di questo bambino erano stati spostati su un autobus a due piani che correva contro di lui. Doveva rientrare in contatto con la sua rabbia. Questa rabbia ripudiata è anche rappresentata con la paura infantile verso squali, cani. Questo è spesso il caso quando si parli di bambini la cui rabbia e aggressività venga pesantemente disapprovata dai genitori. Il bambino

11 diventa allora compiacente e buono, altrimenti potrebbe perdere l amore o l approvazione del genitore, ma la rabbia ripudiata esercita una pressione nell inconscio del bambino e perseguita la sua mente cosciente con qualcosa di davvero pericoloso e aggressivo. Questa è la ragione del successo del film lo squalo di Spielberg, alcuni si identificano con persone spaventate sulla spiaggia, altri con gli squali, vorrebbero forse prendere a morsi la testa di qualcuno ma non si sentono abbastanza sicuri da ammettere consapevolmente l esistenza in loro di impulsi aggressivi. In momenti di aperta sfida, i bambini possono credere di essere più forti dei loro genitori. Questo li fa sentire molto potenti, ma anche molto spaventati. Alcuni fanno incubi, o sviluppano delle fobie che spariscono quando i genitori aiutati, affrontano la rabbia del bambino e il comportamento di sfida in modo efficace, in modo tale che il bambino non si senta un potente mostro e loro degli agnellini. I bambini possono inoltre sviluppare dei rituali compulsivi per controllare la loro preoccupazione e ansia. Il comportamento compulsivo è un rituale o azione che il bambino ripete tante volte in modo da respingere un evento pericoloso, immaginato nella sua mente, un evento che percepisce come reale. E un comportamento ossessivo compulsivo perché il bambino ossessivamente immagina o pensa qualcosa di orribile che dovrebbe succedere e che è convinto che succederà se non mette in atto il suo rituale compulsivo. Il bambino sente di non avere il controllo di qualcosa, si sente impotente nell affrontare emozioni e pensieri, e l azione compulsiva lo aiuta proprio a riacquistare il controllo. I rituali compulsavi sono una difesa contro l ansia, l ansia di un emozione intensa che il bambino non sa gestire in altro modo: paura, rabbia, dolore. Il bambino non è in grado di affrontare la sua ansia pensandola, sentendola, o parlandone, e allora affronta l angoscia attraverso l azione, il rituale è un modo per sentirsi più sicuro nel mondo e per sentire il mondo un luogo meno spaventoso in cui essere. E molto probabile che questi bambini hanno rinunciato agli adulti come risorsa di conforto e optano per il controllo. Questi rituali non fanno parte del regno del senso comune: così anche se il bambino ha già controllato otto volte che sotto il letto non ci sia il mostro, la paura ossessiva dell evento assurdo che occupa la sua mente è così grande, ed è percepita come talmente reale, che il rituale deve essere compiuto ancora, perché non si sa mai. Non va mai bene costringere un bambino a interrompere i rituali, nella sua mente continua a compierlo. La forza di volontà è impotente. Gli esempi più comuni sono il controllare di aver fatto qualcosa, il lavarsi le mani più volte, tirare più volte l acqua del gabinetto, pulire ripetutamente qualcosa, toccare ripetutamente qualcosa. Spesso i rituali portano via molto tempo. Il mondo interno del bambino ospita immagini di eventi spaventosi, spesso di proporzioni apocalittiche, morti, incendi, devastazioni di tutto quello che è sicuro nella sua vita. Ecco perché

12 deve completare il suo rituale perché crede che questa azione possa prevenire il suo incubo dal divenire realtà. Molti bambini hanno dei rituali non posso calpestare la fessura, se non faccio così succede qualcosa di strano e si parla di un pensiero magico, il rituale è usato come per difendersi da qualche pericolo percepito. Nei bambini piccoli il pensiero magico è molto comune perché la loro immaginazione si sta facendo spazio, mentre il loro contatto con la realtà può essere ancora fragile. Normalmente i bambini tendono, a un certo punto, a uscire dal pensiero magico, anche se ne vediamo tracce nelle superstizioni degli adulti non camminare sotto le scale. Ma se un bambino continua a mostrare comportamenti ossessivi ben oltre i primi anni della scuola elementare, e tali comportamenti persistono per più di sei mesi, intensificandosi invece di attenuarsi, allora è il momento di intervenire con un aiuto. Le ossessioni dell infanzia e i rituali, possono intervenire in un momento in cui il bambino sta vivendo dei cambiamenti significativi come andare in una nuova scuola, la separazione dei genitori, la nascita di un fratello, un lutto. I sentimenti di rabbia, dolore, sarebbero troppo forti da poter gestire, il bambino non è in grado di affrontare queste emozioni pericolose affrontandole pensandole o parlandone, e le affronta attraverso un azione. Se i rituali durano più di sei mesi, ha bisogno di un aiuto altrimenti continuerà a sforzarsi nell autocontrollo di qualche aspetto di se. Per aiutare un bambino a prevalere sulla sua tendenza ad autoaiutarsi attraverso un comportamento compulsivo, bisogna metterlo in grado di gestire in un altro modo le sue emozioni, ricevendo un aiuto empatico da un adulto. Se un bambino non crede che condividere le sue emozioni con un genitore sia fonte di sollievo dal suo disagio, potrebbe fissarsi sui suoi comportamenti rituali per gestire queste emozioni pericolose. Per alcuni bambini, le paure interferiscono con i naturali processi fisiologici come il sonno, la defecazione e il nutrirsi. Alcuni non riescono ad ingoiare il cibo, e sviluppano disturbi alimentari, altri hanno paura di dormire, perché magari un mostro si sta aggirando e questo comporterebbe un affronto visto il suo bisogno di essere ipervigile con tutto il corpo e la mente. Un bambino a stretto contatto con un genitore ansioso e irascibile, si può fare un idea del mondo poco sicuro, che può succedere qualcosa da un momento all altro, lo vede come lo vede il genitore. I genitori ansiosi sono genitori che non hanno ricevuto sufficiente aiuto per affrontare le loro ansie e paure quando erano piccoli. Non sono cattivi genitori, ma genitori che non sono stati aiutati e che si portano appresso dall infanzia un retaggio di ansia e paura. Se non vengono affrontate, le loro ansie vengono trasmesse di generazione in generazione. I genitori svolgono un ruolo fondamentale nel modellamento dell ansia e della paura. Ecco alcune frasi di genitori che soffrono d ansia che si trasmettono ai loro bambini: si devono temere le figure autoritarie, se farai qualcosa di sbagliato

13 ti sentirai malissimo,non rilassarti mai del tutto, perchè è allora che le cose andranno male, cerca di essere perfetto, non essere mai in debito,. I bambini hanno spesso le stesse fobie e paure dei genitori. Uno dei bersagli delle ansie nevrotiche di un genitore è lo stesso bambino. Il genitore ha paura che muoia o si ferisca. Tutti i genitori temono questo, ma è l intensità e la persistenza di tali paure che rivelano la presenza di un ansia nevrotica. I bambini bersaglio di ciò cominciano a vedere il mondo come un luogo spaventoso.alcuni bambini sono profondamente contaminati dall agitazione dei genitori, e da una tensione che pervade la casa come una nebbia. Il bambino potrebbe associare la madre con quest energia ansiosa, agitata e sregolata e iniziare a proteggersi magari creando una relazione problematica, e troppo distante tra genitore e figlio. Alcuni genitori troppo emotivamente bisognosi, lasciano sensazioni di soffocamento, invadenza senso di inghiottimento al figlio. Alcuni di questi bambini che vivono ciò, possono sviluppare sintomi fisici come l asma proprio perché hanno avuto una madre soffocante e non riuscivano a respirare trattenendo le loro emozioni. Il terrore è quello di essere risucchiati dalla personalità dell altro. Alcuni bambini che hanno vissuto con madri che pretendevano di condividere con loro le loro angosce, preoccupazioni, ansie, che ascoltassero tutti i loro problemi, possono crescere con la paura dell intimità. Il bambino può sentirsi affondare nelle paludi della depressione di una madre che preferiva parlare con lui anziché con un adulto. Questi bambini spesso fanno del loro meglio per soddisfare i bisogni dei loro genitori, per continuando a sentirsi sopraffatti, indifesi, impotenti, e in futuro possono credere che se vivono l intimità si riscatenano quegli stessi sentimenti negativi. Possono trovarsi con la paura cronica che chiunque si avvicinerà e li amerà, chiederà più di quanto loro possano dare. COSA DIRE A UN BAMBINO CHE HA PAURA Per prima cosa aiutarli a verbalizzare la loro paura. Molti bambini spaventati non hanno neanche l idea del fatto che potrebbero essere aiutati perché non hanno mai chiesto aiuto. Tendono a reagire anziché agire, aspettano che l altra persona esprima un sentimento a cui lui reagirà. Questa impotenza rassegnata è intrisa di una di queste convinzioni: non è prudente per me provare dei sentimenti, non c è spazio per i miei sentimenti, non mi permetto neanche di sapere che sono spaventato. Cosa può dire un adulto:

14 è molto coraggioso raccontare a un adulto buono cosa c è che ti spaventa, significa che hai il coraggio di dire quello che pensi invece di tenere chiuse le cose che ti spaventano. Lo sai che anche i bambini hanno dei diritti, proprio come gli adulti? Il diritto di essere rispettati e trattati bene C è una differenza grandissima se fai una cosa che ti spaventa da solo o insieme a qualcun altro. Cerca di trovare sempre qualcuno con cui fare le cose. Senti la paura ma fai quella cosa lo stesso se si tratta di qualcosa di buono per te. Lo sai che nella vita quando si ha davvero paura, di solito è perché ci si trova tutti soli di fronte a qualcosa che fa paura, puoi sempre trovare qualcuno con cui stare quando senti il vento forte, il buio, il temporale. Certi adulti non sanno che spaventano i bambini, perché nessuno glielo dice. Quelli buoni sarebbero dispiaciuti di ciò. Potresti chiedere ad un adulto buono di parlare con gli adulti che ti fanno paura. Il modo migliore per affrontare gli adulti che ti spaventano con le loro facce e con le loro parole è dirgli come ti senti e di cosa hai bisogno scusami ma mi stai facendo paura, parlami con una voce più calma. Se hai a che fare con un adulto che sembra un vulcano impazzito, vai da un adulto buono e racconta tutto la mia maestra mi fa molta paura puoi fare qualcosa per aiutarmi? Se un bambino fa uno sbaglio deve essere trattato in modo gentile, non in modo arrabbiato. Se gli adulti lo sgridano, un bambino pensa che fare sbagli sia una cosa spaventosa Una persona grande non è qualcuno che non cade mai, è una persona che cade e che fa quello che serve per rialzarsi Bisognerà poi insegnare al bambino a trovare i suoi no, insegnandogli ad essere assertivo e a dire un NO o un BASTA. Questo è vitale per aiutarlo a non essere impotente. Assertivi non significa essere aggressivi, ma significa alzarsi in piedi per difendere i propri diritti, dei confini chiari con l altro che non significa stendere l altro. Se si vuole portare a compimento le cose nella vita, per far sì che le persone ci ascoltino, per essere davvero chiari con gli altri riguardo a quello che si vuole e non si vuole senza fare compromessi, bisogna sviluppare in modo naturale l assertività in opposizione alla rabbia. Senza l assertività, bambini e adulti possono essere usati e abusati.

15 Il bambino spaventato poi deve fortificare il suo corpo: spesso hanno un immagine del loro corpo debole, troppo vulnerabile. Quindi per renderli capaci di sentirsi fisicamente più potenti si possono usare attività come arti marziali o esercizi vocali per renderli più assertivi. Anche chiedergli di respirare, di prendersi il suo tempo per farlo quando ha paura, di stare dritti abbassare le spalle cominciare a esprimere il suo no invece di rannicchiarsi o nascondersi. Se un bambino percepisce un adulto come mostro spaventoso, di solito l ultima cosa che desidera è farlo arrabbiare, quindi fa di tutto per compiacerlo. Questo lo fa sentire più debole e il gigante ai suoi occhi. diventa sempre più forte. Al bambino spaventato sembra che qualsiasi cosa di diverso dalla compiacenza sarebbe peggio, se ha cercato di fronteggiare un genitore o un insegnante che poi si è arrabbiato, lasciando nel bambino il pensiero ok questo non lo rifaccio. Inoltre esprimere ira per un genitore che spaventa può evocare nel bambino il terrore di perdere l amore spostarsi dalla paura all asserzione e alla rabbia può essere un passo difficile, è probabile che lui sia spaventato dalla sua rabbia che potrebbe assumere un aspetto orribile, incontrollabile e pericolosa. Ancora non riesce a vederla come qualcosa di utile. Parlate con il bambino cercando di trovare un area in cui lui si sente di avere il controllo, in cui si sente potente e non ha paura. Potrebbero essere dei giochi che lui sa fare bene, o raccontargli storie in cui un bambino o un animale spaventato riesce a trovare il proprio potere. Le fiabe magiche sono piene di elfi, troll, gnomi che hanno paura di persone, mostri, ma che se la cavano con l astuzia e l aiuto degli altri. Ad esempio Hansel e Gretel sono stati abbandonati, trattati male ma grazie alla loro astuzia e al loro coraggio alla fine vincono. Storie di eroi umili che sconfiggono qualcosa di grande e potente sono un utile fonte d ispirazione per bambini che si sentono bloccati nella loro paura. Anche per il bambino ossessivo compulsivo, bloccare le sue azioni o imporgli una forza di volontà non serve a niente. Bisogna aiutarlo a risalire all emozione sentendosi però sicuro nel farlo. Deve essere aiutato a parlare delle sue paure, ha bisogno di sentire che c è qualcuno che comprenda cosa lo spaventa così tanto. In altre parole aiutarlo a fermare il suo rituale significa aiutarlo a gestire le sue emozioni in modo efficace. Questo significa offrirgli del tempo, empatia e molta comprensione. Un genitore può convincerlo che parlare delle sue paure è una buona idea. Bibliografia Alessi, A., Strappi di vita 1999, Bonomi Editore Bowlby, J., Una base sicura 1988 Raffaello Cortina Editore Crabtree, T., L alfabeto delle emozioni 1985, Sei

16 Del Monte, M., L analisi transazionale con i bambini 2007, Cittadella Editrice Nardone, G., Paura, panico, fobie 1993, Ponte alle Grazie Nardone, G., L arte del cambiamento 1990, Ponte alle Grazie Stern, D., Il mondo interpersonale del bambino 1987, Bollati Botinghieri Stewart I., Joines J., L analisi transazionale 1990, Garzanti

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