vagabondaggi urbani romanzo di racconti concentrici federico zagni

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1 vagabondaggi urbani romanzo di racconti concentrici federico zagni 1

2 Vagabondaggi urbani di Federico Zagni Seconda stesura, Gennaio 2009 Immagini di copertina di Federico Zagni Contatti: tel

3 Ci sono taluni per cui esiste la verità, e coloro per cui ne persistono differenti, tutte egualmente meritevoli di amore; io per parte mia, ho sempre creduto che l incoerenza fosse un dono invece di un vizio, e la bugia uno scopo prima che un mezzo. Antonio Sivotelli 3

4 Giorni primi Introduzione Michele accende la televisione. Un vecchio barbuto sta parlando su un canale regionale. momento che la città è la società, rappresenta la vita a stretto contatto con gli estranei. Definisce i rapporti, costruisce collisioni e coincidenze tra le esistenze dei suoi abitanti. Senza l altro, non esiste né odio, né amore. Il suo incessante andirivieni fa da sfondo ai nostri pensieri, movimenti, relazioni. E un formicaio, vista dall alto non si nota una forma di intelligenza più elevata di quella degli insetti, e negli sciami di vetture, nelle mandrie di pedoni, nei flussi intermittenti governati dai semafori, nella simmetria luminosa all imbrunire possiamo solo scorgere azioni guidate dalla consequenzialità, proprio come quelle di animali. Ma se scendiamo, osservando gli sguardi frettolosi dei passanti al rientro dal lavoro, se alziamo il viso verso i nostri compagni di coda al supermercato, riusciamo ancora a intuire l anima nascosta dietro alle loro iridi? Siamo in grado di ritrovare un senso a questo affannarsi, un motivo per scansare il motorino che minaccia di travolgerci ai lati della strada, un significato che non possa essere spiegato come una semplice infatuazione neurale del nostro cervello, come prodotto di un impulso elettrico? Io La mano di Michele prende il telecomando adagiato di fianco a lui, preme un tasto a caso. L uomo è in una stanza verde pallido, asettica, ben illuminata anche se non si vede da che parte arrivino le luci. Sembra che provengano dagli oggetti stessi, o dai muri e non ci sono vere ombre. Non ha vestiti, e sta in piedi di fronte ad una donna dall acconciatura elaborata. Spiegami dice. Tu hai capito tutto credo. Sei stato portato qui per permetterci di guardare dentro di te. Chi sei? Quella che tu vedi è solo una rappresentazione interiorizzata. Io non ho esteriorità, ed in questo luogo nemmeno tu. Siamo nella tua mente, Jūrōjin, chiamiamolo sogno, se vuoi. Quello che tu vuoi sapere è se la parola scelta abbia un qualche significato. La donna fece una breve pausa prima di proseguire. No, non ce l ha. Ogni azione umana non è che il frutto di una programmazione precedente, e tutto quello che puoi fare è prendere la strada che la tua mente ti obbliga a imboccare. Credete di essere liberi, credete di avere una scelta in ogni secondo della vostra vita. Invece obbedite semplicemente ad impulsi elettrici dei vostri neuroni. Materia, causalità, ecco cos è il vostro universo. Come posso credere a tutto questo? Che significato ha la mia intera vita, quindi? E quella di miliardi di uomini prima di me? chiese atterrito Jūrōjin. Tu lo ignori, ma alla fine di questa espansione dell universo, tutta la materia si contrarrà in un unico punto, ricreando le stesse condizioni di quella che voi chiamate esplosione primordiale. E da lì 4

5 cosmogonia, storia, vita e morte si avvicenderanno nuovamente allo stesso modo per infinite volte. Stesse condizioni iniziali, stesse conseguenze. Non un atomo devierà la propria traiettoria di un millimetro, neppure dopo aver percorso lo stesso tratto infinite volte. Jūrōjin era ora ripreso mentre guardava una galleria interminabile di specchi concentrici. Vacillava. Tu sbagli! urlò. La donna sorrise. Provamelo disse. Domani, quando ti sveglierai, esci dal sentiero che la consequenzialità ha tracciato in te. Ma ricorda che anche questo sogno lo hai già vissuto migliaia di volte, e migliaia di volte lo Michele spegne la televisione. Anche quella sera faceva fatica a prendere sonno. Si infila la giacca, e nel farlo urta con la manica un bicchiere appoggiato sul bracciolo della poltrona. Con la coda dell'occhio riesce perfino a scorgerlo mentre precipita a terra e si sbriciola in mille scaglie brillanti. Michele fissa la macchia rossa a terra, per fortuna era rimasto poco più di un dito di vino. Pensa che pulirà dopo, ed esce. 5

6 Martedì Incroci L adolescenza arriva come un pugno, entra dalla tua finestra in una notte d estate, e ti abbandona come una carezza accompagnandoti mentre sfiorisce. Alejandro Villertal Uno dei primi ricordi nitidi che aveva della sua infanzia, spingendosi indietro con la memoria, era un ceffone. In giardino, con l annaffiatoio si stava versando litri d acqua in testa. Suo padre era uscito. Che stai facendo? La maestra ha detto che le storie vanno fatte germogliare sorrisone, sorriso di circostanza, la consapevolezza improvvisa di qualcosa che non andava fatto. Era stata anche la prima volta che si era sentito diverso, inadatto al mondo, nel riflesso degli occhi di suo padre che lo guardava con una punta di disprezzo che poi si era trasformato in paura. Paura di avere un figlio disadattato, ritardato, inadeguato. Torna in casa, Michè, asciuga quei capelli. 21:36 Hai visto le mie chiavi? Silenzio, dall altra stanza. Hai visto le mie chiavi? ripete a voce più alta, finendo con un sorso il caffè. Devo andare a prendere Costanza. Adesso? La voce femminile che attraversa le pareti ha un accenno di incredulità. Costanza è uscita da un ora Faccio un giro in palestra prima. Ho bisogno di rilassarmi. Sente il suo tono incrinarsi nell insicurezza, per l ansia di essere smascherato. Non ho visto nessuna chiave. Prendi quelle di riserva nel cassetto. Non voglio usare le chiavi di riserva. Voglio le chiavi che ho usato oggi e che tu hai preso per andare in centro con la mia macchina. Laura compare sulla porta, adesso. E stanca. E ferma. Non ho usato la tua, di macchina. Prendi le chiavi di riserva. E già che ci siamo, dalla palestra è arrivata una promozione per quelli che hanno disdetto l abbonamento questo mese. Inizia a leggere: Ha disdetto l abbonamento perché i costi erano troppo alti? Non riesce a gestire i turni settimanali perché il Suo corso ha troppe ore? Lo dimentichi, da oggi nuovi orari e prezzi per venire incontro alle Sue esigenze di flessibilità La mandano a tutti i clienti, Laura. Lei annuisce stancamente Dove cazzo vai due sere alla settimana? La mandano a tutti i clienti! Scandisce le parole perché sia ben chiara la paranoia della povera pazza. C è il tuo nome scritto dentro! Anche la voce di lei si alza. Dentro il depliant non sulla busta, stampato! 6

7 Per Andreoli Elio. Gentile cliente Un errore infatti continua in modo automatico. Laura, che razza di scenate fai? Se vuoi dice lui. Rinuncia all improvviso. Anche Elio è stanco, senza forze. Sa che tra qualche ora andrà tutto meglio. Ora non ne ha voglia però, liti e pensieri, un altra complicazione. Io esco, prende la borsa della palestra. Io esco, ripete meccanicamente, cerca di darle un bacio sulla guancia, non ci riesce, scappa via. Fanculo, fanculo, pensa dentro di sé. Va tutto in vacca. La verità è molto più imbarazzante di quello che sua moglie può pensare. Ormai non riesce più a tenersi tutto dentro e a fingere che la sua vita vada per il meglio. La commedia si incrina ogni giorno di più, anche se probabilmente è così in tutte le famiglie. Dio, come fa la gente a tirare avanti senza pensare, a vivere un giorno dopo l altro, senza riflettere mai, come mosche e d altra parte se inizi a pensare sei fatto, finito. La portiera sbatte forte e taglia fuori lavoro, pensieri, famiglia. Sua moglie Laura. Sua figlia Costanza. Un pugno gli sfugge sul volante, le nocche sbiancano mentre respira forte e stringe il cerchio gommato. Come erano più semplici le cose quando era giovane. Chiave, retro, un BMV gli attraversa la strada di colpo. Inchioda. Chiave, retro, sgommata. Le prime lezioni di scuola erano state un pozzo di gioia. Le lettere, i numeri, così colorati, così belli. Pieni di armonia, danzavano come al suono di leggi magiche, che bisognava padroneggiare per poter danzare con loro. Poi l alfabeto era finito, era il momento di iniziare a legare le lettere tra loro, per creare, per dire, per comprendere. Ma non ci volevano stare, legate nella sua mente, volevano continuare a muoversi in sciami colorati, incuranti e a volte perfino aggressivi, con lui. La maestra dava delle striscette di carta dattiloscritta, chi le riportava alla cattedra svelandone correttamente il contenuto misterioso vinceva qualcosa. Un premio, una caramella, ma soprattutto lo sguardo benevolo e quasi orgoglioso rivolto ai vincenti. Cosa avrebbe dato per poter essere tra quelli. Lo sguardo che arrivava al suo banco da dietro la processione dei mendicanti di ammirazione, sopra gli occhiali, era sempre un sospiro di compassione. Altra pietra in faccia. Vieni Michelino, ti aiuto io. L orlo nitido delle lettere si frastagliava in un opaca coltre di lacrime. 20:14 Ahmed guida sicuro. La patente ce l ha fresca in tasca, ma guida davvero sicuro. Verso il tramonto, il sole gli affatica gli occhi. Compiaciuto si accorge che non ha bisogno delle regolette da scuola guida per sterzare, e da oggi le dieci e dieci sono solo un orario. Il volante scivola tra le sue mani come se non avesse mai fatto altro che guidare in vita sua. Ecco, è arrivato al pub. Nicola è sulla porta che fuma. Giusto per esagerare, sceglie il parcheggio in linea più difficile che vede, affianca, sterza, controsterza, indietro indie 7

8 tro La ruota posteriore destra batte forte contro il bordo del marciapiede. Fuori dal pub Nicola lo guarda divertito. Impreca, riprova, con un po troppa foga e si accorge subito che stavolta l ha presa un po troppo presto. Non gliela vuole dare vinta a Nicola. Al terzo tentativo la macchina si allinea quasi perfettamente alle altre del parcheggio. Ahmed scende spavaldo, guarda Nicola che gli ride in faccia. Dai dai andiamo dentro, che c è da lavorare. Trova davvero fastidiosa la compiacente aria di superiorità di Nicola, che ha solo sei anni di più. Ma è un amico. Hai preso la patente, eh? continua. Tiè guida questo, e gli getta il grembiule. Ora, a parte il fatto che la battuta non fa ridere, non ha neppure un senso a pensarci bene, se c è qualcuno che dovrebbe sentirsi superiore è Ahmed. Si è diplomato, fa quel lavoro a tempo perso perché per ora non ha voglia di iniziare subito a chiudersi in un ufficio. Nicola ha la terza media, anche se sa un sacco di cose della vita, però mai letto un libro che sia uno, eh. Si lega il telo nero alla vita, serve più per farsi riconoscere come cameriere che per altro. Un' ultima occhiata alla macchina, ricontrolla che sia chiusa, poi si immerge nella penombra fresca del Settimo Servo. La convinzione di valere qualcosa era venuta tardi, quando era cresciuto, ed era stata una conquista da afferrare con i denti metro dopo metro, e che ora apparteneva a lui solo. Quello che c era in lui non si poteva mostrare, né dimostrare. Semplicemente lui sentiva di essere speciale, anche se spesso l unica spiegazione che poteva darsi era che lo fosse ogni persona, ogni mente, ogni complessa rete neuronale in grado di vedere, capire, emozionarsi e soprattutto creare e ragionare. Il mondo che lui vedeva, pensava, immaginava, non poteva averlo nessun altro, e sebbene non potesse sapere cosa c era dentro quel fiume di gente che incrociava ogni giorno, sospettava fortemente che molti di loro fossero solo macchine. 19:59 Il trillo del cellulare lo costringe ad abbassare il volume della musica che sta ascoltando. Raniero la lascia andare piano, in sottofondo, che sentano cosa gli piace e che lui non obbedisce a nessuno, neanche allo squillo del cellulare. Eccomi Una mano sul volante e l altra al cellulare, supera sicuro una fila di lente lumache sulla destra. La tangenziale è fatta per scattare. Se hai già trent anni non puoi aspettare. Stasera all'apnea Si accarezza la barba nel retrovisore quando vede arrivare la pantera della stradale. Tranquillo che si entra anche se andiamo tardi, ti ho detto che l aggancio io ce l ho, sempre. Rallentare non si può, devono passare, il cellulare l hanno già visto ma nessun pericolo che lo fermino adesso per multarlo, 'sti stronzi poliziotti. Vanno di fretta anche loro. Titubante un solo istante, continua E vorrà dire che usciremo presto, io il telefono lo tengo acceso e vedremo se si becca l affare anche stasera. 8

9 Spreme con forza tutti i cavalli del suo BMW, stacca imperioso l inebetita carovana di macchine, e un po anche la Subaru bianca e blu. A stasera, quindi. Solita ora per l aperitivo. Rientra nella corsia di destra, comunque per sicurezza il telefono lo abbassa, guarda con la coda dell occhio la vettura della polizia che lo sorpassa e scorge un cenno di disappunto da parte dell ordine costituito. Ciao Manfre, ciao Un sorriso gli si allarga sul viso, lo maschera subito mentre sorpassa un padre di famiglia con la macchina carica di gioventù. Raniero lo guarda bieco, reo di non avergli fatto strada subito. Con un occhio si scruta nello specchietto retrovisore. Aggressivo, i bassi profondi dello stereo tornano ad issarlo sul suo trono Spesso alla sera papà gli leggeva una storia. Erano momenti magici, cavalli fate e castelli, prendevano finalmente vita sopra il suo letto. Quando era cresciuto, papà aveva smesso. Sei grande ormai. Le storie da solo faticava a leggerle, ma per suo padre, professore di matematica con la letteratura come passatempo, doveva essere uno stimolo anziché un ostacolo. Nulla si animava più nella sua testa. Anche scrivere era difficile e noioso, non riusciva in nessun modo a tradurre correttamente tutto quello che vedeva nella sua testa, perdeva il filo, gli eventi si susseguivano un po troppo veloci e il foglio diveniva un campo minato di errori. Nessun tema era troppo facile, per chi non riesce nemmeno a capire bene cosa c è scritto sul compito. Per un breve periodo, papà aveva ricominciato a raccontare storie. Le storie nuove erano molto belle, diverse da quelle precedenti. Ma anche tristi, alcune facevano paura. Perché le storie che leggi adesso finiscono sempre con qualcuno che muore? Tutte le storie finiscono sempre con qualcuno che muore. Dipende solo dal punto in cui smetti di raccontare, e sta solo alla sincerità dell autore ammetterlo. 21:52 Ora che è nel suo Mercedes, si sente molto più al sicuro. A suo agio. Inizia a salirgli la solita ansia da appagare. Almeno qualche ora, prima che Costanza lo chiami per farsi riaccompagnare a casa. Elio si ferma ad un distributore, fa il pieno. Si inserisce veloce nel traffico della tangenziale. Nervoso, estrae una sigaretta dal pacchetto e l accende tirando alcune boccate. Preme con la mano a palmo aperto sul clacson per redarguire una vettura che non gli ha lasciato strada. Stronzo, a mezza voce. Bastardo! è per un altra che in sorpasso ha ignorato i suoi lampeggiamenti. Alla fine si fa da parte, ma ora un altro bolide dietro di lui chiede strada, fremendo. Ti ho visto coglione a denti stretti. Che devo fare, prima lasciami finire il sorpasso poi passi. Altri lampeggiamenti. Va bene, non passi più pensa, e rallenta portandosi alla pari con la vettura che aveva quasi superato. Ora vediamo. L altro conducente inizia a sfanalare sempre di più, Elio compiaciuto lo osserva nello specchietto. Ad un certo punto inizia anche col clacson, ma a quella velocità e con quella macchina lo sente appena. Pensa anche di 9

10 usare il freno a mano per spaventarlo, farlo avvicinare un po senza che gli stop rossi lo avvertano. Ma poi decide di no. Lo fa a volte, per allontanare un inseguitore troppo ravvicinato. Non stavolta. Troppo pericoloso. Dopo qualche chilometro infine, a malincuore termina il sorpasso, e si incanala sulla corsia di uscita della tangenziale. Non cerca l adrenalina, la corsa, il confronto. Cerca la rabbia, lo sfogo e la vendetta. L altro lo sorpassa con un gesto di rabbia, ma non importa più ormai. Elio ride. Dipingere sulla tela della sua mente tutto quello che un minuscolo dettaglio scatenava in lui lo rendeva felice, e poco importava se quello che vedeva e provava non era reale. Non gli importava scoprirlo. Non gli importava non essere in grado di donare ad altri queste sue emozioni, lui scriveva per sé. Leggeva e scriveva contemporaneamente sul tappeto della sua mente. 21:12 La serata sembra molto tranquilla. Ci sono solo alcune coppie che parlano, qualche gruppetto di amici. Qualcuno sta già bevendo molto, ma tutto sommato pare che sia ancora peggio rispetto al solito martedì. Ahmed sta asciugando bicchieri dietro al bancone. Vieni fuori a fumare? chiede Nicola Siamo solo in tre, poi finisco presto stasera risponde Ahmed. Eddai, non c è nessuno ora. Due minuti, c è Livia che ci copre. Ahmed segue Nicola dietro alle cucine. Nicola scalda nel palmo della mano, sbriciola, arrotola svelto, lecca, accende, aspira e passa. L aria tiepida di primavera è carica di regali. L estremità incandescente della carta promette sincerità, e dolce attesa, il buio oltre le colline annuncia amore, che arriverà stasera, le chiavi che ha in tasca adesso proclamano indipendenza, e possibilità di un cambiamento vero nella sua vita. Esci prima perché la vedi stasera? chiede Nicola con uno sguardo ammiccante. Sì, la vado a prendere a una festa, poi da quello che mi ha fatto capire potremmo anche dormire insieme, stanotte E la prima volta, eh? ride e strizza l occhio Nicola. 'Sto guaglione imbranato. Si, sicuro, la prima ma ti pare? No c è stata quella al mare e altre due. Ahmed ostenta sicurezza. L esitazione nella sua voce non è sfuggita a Nicola, che alza un sopracciglio senza ribattere. Tenendo la canna tra la punta di pollice e indice aspira le ultime boccate con cautela, attento a non bruciarsi, e gli fa cenno di rientrare con una pacca. Durante tutta la sua vita, Michele aveva lentamente realizzato che due sole cose guidano l uomo. Sesso, e Morte. Desiderio dell uno, paura della seconda. Lui non voleva il primo, non temeva l altra. Era libero? 10

11 22:45 Sì sono qui davanti, tu dove sei Il suo tono di voce è forte, all altro capo del filo invisibile che unisce le loro conversazioni qualcuno deve aver risposto qualcosa di molto divertente. Parla appoggiato alla macchina. Va bene, va bene, continua Raniero ridendo allora ti aspetto dentro tra un po. Si siede, ordina un bicchiere di vino, si mette a fissare la cameriera. Belle tette. Solleva un po la manica della camicia in modo da mettere in evidenza la scritta in caratteri arabi che ha all interno del polso. Di solito alle ragazze piace molto, e a seconda dell occasione può inventare momento, luogo e situazione in cui il tatuaggio è nato. In realtà, se il tatuatore non l ha preso per il culo, dovrebbe essere Allah Akhbar, la frase che i martiri dell islam pronunciano prima di farsi saltare. Una specie di inno a Dio. Non che lui sia musulmano ma quando se l era fatto aveva la fissa del terrorismo, e aveva pensato che se si fosse trovato in una situazione critica avrebbe potuto testimoniare la sua fede nel Corano per tirarsene fuori. Sì, abbastanza stupido a ripensarci ora ma faceva la sua figura, e aveva un utilità. La ragazza lo guarda male, però a lui non importa. Continua a fissarla forte, per diversi minuti. Lei si volta e parlotta con un ragazzo. Il cameriere arriva piano al suo tavolo. Vuoi altro? Se hai bisogno chiama pure, non ci sono problemi sottolinea con un tono che vorrebbe far pensare il contrario. No da te non voglio niente sorride al ragazzino. Quando avrò bisogno te lo faccio sapere ok? Poi al tavolo ne arriva anche un altro, scuro in volto e decisamente più piazzato. E deciso. Ha capito la situazione al primo sguardo, pare. Che è un affare di stato? sbotta Raniero spazientito Tutto sto casino per un complimento. Si rimette a bere il vino senza alzare più lo sguardo carico di livore, esce in strada, sale in macchina. Dentro al locale Ahmed nota una chiamata senza risposta, e richiama in fretta Sissy cell. Ciao Stasera allora, i miei non ci sono Nicola origlia discretamente, e sorride a Livia. Ahmed gli fa una faccia brutta e Nicola smette di ascoltare e si volta. No ascolta fai così, se gli dici che non torni stasera lo sai che poi ti vengono a prendere comunque, viso accigliato. Non è il caso, meglio che fai così: gli mandi un messaggio così non si preoccupano però poi ti porto via e spegni il cell. Sorride, Ahmed. Lo so. Sorride ancora di più. Anche io, ciao, a dopo. Quando si gira di nuovo verso l'amico sta con un sorriso felice stampato sulla faccia, Nicola lo guarda con uno sbuffo d ilarità e 11

12 gli dice Dai, vai pure, per una volta, tanto qui è ancora serata morta anche oggi Finalmente pare che tutto vada bene, e l apatia che lo attanaglia in questi giorni sembra svanire. Ahmed rimane, rimane ancora per un po. La aspetta. Se ci pensiamo, tutte le vite sono unite tra loro da un certo numero di gradi di contatto. E solo quando questi gradi sono pochi, e doppi, tripli, quadrupli, che lo stupore ci fa spalancare gli occhi. La verità è che ognuno ha una storia che coinvolge altre persone, e assurdo sarebbe che non ci fossero connessioni multiple, coincidenze. Michele pensava che ci fosse qualcosa di magnetico soltanto tra le vite di alcune persone. I loro fili si attraevano in più e più punti, come a formare una treccia irregolare, in cui ogni evento ne determinava uno diverso nella storia di un altro. Michele queste strade, questi fili, li vedeva ogni giorno. 22:58 Davvero era tutto meglio quando erano giovani. C era l amore, c era il fatto di essere inconsapevoli. Un ricordo, in particolare, cinque ragazzi su una spiaggia. Poteva sembrare semplice, ma non importava più, non ora che stavano sdraiati lì con in testa il suono del mare, e senza accorgersi che il desiderio era quello di restare lì per sempre. Immutabili, con l angoscia di essere giovani ma senza l ansia di dover cambiare, indecisi, inesperti, spaventati, fiduciosi. Soprattutto, inconsapevoli. Inconsapevoli del cambiamento stesso. Poi, l adolescenza arriva come un pugno, entra dalla tua finestra in una notte d estate, e ti abbandona come una carezza accompagnandoti mentre sfiorisce. Un SUV enorme lo affianca al semaforo, alla sua sinistra. Si capisce benissimo che vuole sorpassarlo appena il traffico riprenderà, ma è in una corsia che permette solo di svoltare a sinistra, e la strada che hanno di fronte è stretta al punto da non consentire il passaggio di due vetture insieme. Uno dei suoi incroci preferiti. Elio lo guarda, accondiscendente come un cavaliere medioevale in cerca di rispetto. Vuole vedere se c è una richiesta, un gesto di deferenza da parte dell antagonista. La celata dell'elmo resta abbassata, attraverso il fumè del finestrino non si scorge nemmeno il volto del passeggero. Il semaforo diventa verde. Guardando il fuoristrada che arranca, punito dai clacson delle macchine che lo seguono e che vogliono svoltare a sinistra, e di quelle che gli impediscono di entrare nella loro corsia, Elio prova un impeto di pura soddisfazione. Si sente sollevare dagli abusi in ufficio, dai soprusi della famiglia, dai dolori della quotidianità. Per un poco è lui a farsi valere, lui comanda. A stento evita di mettersi a esultare a voce alta. Ma la notte è ancora giovane, e Costanza non chiama. C è il tempo per un ultima tappa, per disperdere gli ultimi rimasugli del suo rancore. Il quartiere della prostituzione organizzata, file per comprare amore, e dimenticare la solitudine. 12

13 Era difficile per lui stabilire se quello che vedeva fosse sogno o realtà, creazione o visione. I romanzi e le trame che si intrecciavano nella sua mente appartenevano a lui solo, ma si era domandato spesso se il suo fosse un dono magico, o semplicemente una capacità che il caso gli aveva affidato in dote alla nascita, per compensarlo di una vita di solitudine. Gli interessava poco in definitiva, bastava avere nel suo cervello quella fucina di storie che lavorava, lavorava. 23:18 Una riga bianca per iniziare bene la serata. Tira forte con il naso. Vede i suoi occhi riflessi nello specchio e improvvisamente si vede vecchio, l immagine che gli ritorna è quella di un uomo che si consuma piano piano. Raniero scaccia il pensiero, il pensiero è morte, il pensiero è distruzione, il pensiero è consapevolezza. Se pensa troppo a volte gli pare di essere inutile, falso, triste e solo. Una riga bianca che lampeggia intermittente dall asfalto cupo. Riposto lo specchio si è rimesso alla guida, stanco e nervoso per quello che è successo al pub. Ha chiamato gli amici e ha parlato con un tono che sembra falso anche a lui. Ma adesso gli oggetti e gli avvenimenti stanno riacquistando i loro contorni precisi e scattanti. L euforia che gli monta dentro pian piano scaccia la tristezza e la solitudine che gli era salita. Mette un cd nello stereo, alza il volume. Muove la testa a tempo, riacquista lentamente la sua sicurezza, mentre spinge sempre di più la macchina sulla strada. All improvviso una curva, riesce a tenere la macchina a fatica, la bestia è grossa, ma sente un colpo alla fiancata e si accorge dallo specchietto che ha appena abbattuto un piccolo scooter parcheggiato in fila, che sbatte forte contro altri motorini, in una reazione a catena. Si allontana veloce, pensa merda! più avanti si ferma e controlla. Niente danni gravi. Cazzo. Proprio in quel momento qualcosa attira la sua attenzione, il trillo familiare del cellulare. Pronto. All altro capo, è Stefano. Vieni subito, pare che ne abbiamo uno grosso. Si? chiede scettico precisazioni. Non fare il coglione lo so che è martedì sera ed è già tardi, ma con questo ti metti a posto per un mese Chi? Ci sto dietro da un po di ore, gira come un pazzo, mi sa che non le fa spesso queste cose Raniero sente nell auricolare il silenzioso click di un accendino deve averci messo tempo per decidersi, prosegue. Però il resto è classico, macchina grossa, tipico padre di famiglia, dal mercedes che ha, direi problemi di soldi zero. Va bene dove? chiede Raniero. Sul vialone, solito. Ancora non si è fermato proprio, è già passato due volte. Le foto le faccio appena si ferma. Ma come ancora no fa interdetto Raniero Ti ho detto chiama quando hai le foto poi stacci dietro che ti raggiungo Oh senti a me sta cosa non va, Stefano si fa nervoso. Sulla barca ci stiamo in due quindi anche se non ne hai voglia te ne vieni qui e stai tranquillo che quello si ferma. L ho visto bene, ha la faccia stravolta, conclude tornando accondiscendente. Ok allora sono lì prima che posso, obbedisce Raniero. 13

14 Sbrigati, che se poi si ferma e tu non sei qui ci tocca aspettare che abbia finito. Va bene. Raniero riaggancia ed è finalmente felice. Un ottima cosa, quel lavoro con Stefano. In pratica era come essere un giornalista. La gente pagherebbe chissà quanto per non fare vedere le proprie bravate agli altri, e la colpa è solo di chi se le va a cercare. La gente che va a puttane se lo merita proprio, con tutte le malattie che ci sono in giro e con l immigrazione e così via, se non ci fossero quelli che ci vanno le negre se ne starebbero a casa loro. Dopotutto preferiva pensare che quello che nasceva in lui, germogliava, alla sola vista di un piccolo dettaglio di vite altrui, di un immagine, di una notizia sul giornale o di una foto, fosse solo immaginato. Chi vede ciò che gli altri non vedono è un profeta. Chi crea dal nulla è Dio. 00:23 Ahmed è di nuovo sulla sua Focus, abbassa il finestrino per fare entrare la fresca aria di Aprile. E quasi arrivato alla festa, fuori città. Ha sempre vissuto in campagna. Qualcosa è cambiato, gli odori che sente provenire dalla primavera intorno sono diversi. Lui li percepisce così, sono meno evocativi, hanno in realtà lo stesso sapore che avevano in passato, però con percorsi differenti. Di nostalgia, e di ricordo, insieme alla musica piena di ricordi sprigionata dalle casse lo aiutano a rendersi conto che momenti come quelli, fatti di sensazioni, ormai mancano nella sua vita. Che è cambiato lui, che si è assopito. L apatia lo trascina giù ogni giorno, tutto gli sembra sempre più vano, e prodotto da un meccanismo infernale che offusca il senso critico e gli fa vivere un giorno dopo l altro. La crescita deve essere questo, la scomparsa delle illusioni e l arrivo delle responsabilità. Uno scrittore famoso diceva che quando si tende a fare le cose che fanno, si diventa tutti gli altri. Sente squillare il telefono e risponde. E sua sorella Khadija, affannata. Non può tornare a casa, il suo scooter è inutilizzabile, disfatto, un demente ci dev essere andato a sbattere contro senza neanche avere la decenza di fermarsi, non sa come tornare, lui deve andarla a prendere, che non ci sono neanche mamma e papà a casa. Ahmed gira la macchina, e chiama Costanza. A volte invece gli mancava la normalità. Sentirsi guardato da tutti come uno scemo, a volte pensava che davvero avrebbe dato via tutto per essere considerato intelligente. Per riuscire a comunicare con gli altri, per avere un contatto. Le sue storie non le sapeva raccontare, non le sapeva scrivere, non riusciva quasi a ricordarle tutte ormai, ma c erano, dentro di lui. Nel mercato dell intrattenimento, per uno sceneggiatore, che valore avrebbe avuto il suo cervello? 00:41 Costanza lo chiama, dice di andarla a prendere. C è una sfumatura seccata nella sua voce, Elio abbandona la fila di macchine sui viali. 14

15 Non gli era mai passato per il cervello di fermarsi per comprare sesso, non era quello che cercava. Mettersi in fila o affiancare i benpensanti che si trovano al mercato del sesso è sempre una tappa interessante. Infastidirli con i lampeggianti, discretamente, far vedere loro che sono osservati, costringerli ad accostare meglio, a mettere le doppie frecce, a fare cenno di passare oltre. Suonare a quelli che rallentano all improvviso per osservare le mercanzie, fingere di non riuscire a passare e obbligare il cliente a ripartire. Certo bisogna essere cauti, e abbandonare l arroganza vigliacca che la fa da padrona su altre strade. Ma è comunque un buon modo di concludere la serata. Quando ha iniziato ad andare in cerca di scontri, risse e lotte sull'asfalto lo ha fatto assecondando una pulsione che andava ascoltata. Non pensava che sarebbe diventata una dipendenza, più che un hobby. Ma ormai si rende conto di non poterne più fare a meno, se sua moglie sapesse che un paio volte a settimana prende la macchina e si infila nel traffico solo per poter affrontare e innervosire altri guidatori probabilmente ne sarebbe più delusa che se scoprisse un'amante. Di certo più sorpresa. Vede in lontananza la luce rossa del semaforo, e istintivamente alza il piede dall'acceleratore mentre una grossa berlina lo sorpassa di spinta. E' facile battere tutti quei coglioni che arrivano a gran velocità all'incrocio, costretti poi a doversi fermare sulla linea bianca. Elio conosce perfettamente tutte le sue strade, e rallenta sempre in anticipo, un occhio ai semafori pedonali, per poi passare veloce proprio nell'istante in cui scatta il verde. Basta solo essere un po' più furbi, ed è un giochetto che ama molto. Poi raggiunge il semaforo successivo, la vettura che ha alle spalle lo segue vicinissima, come per spingerlo, timorosa del giallo. E' la stessa che lo aveva sorpassato poco prima. Normalmente rallenterebbe, non ama chi gli sta appiccicato, così da passare un attimo prima del rosso e costringerla a fermarsi un turno in più. Elio invece accelera, cerca un canale sulla radio, ora che tutto è finito si sente placato. Ottimista. Forse, felice. 00:57 Quando Stefano lo chiama Raniero sta andando davvero forte. Sono quasi lì, arrivo, mormora senza rispondere. Che due maroni che fai venire. Accende lo stereo, per fare prima. La musica lo carica. 1:12 Ahmed arriva in un punto che ricorda il gioco che faceva Valerio. Una strada buia che si infila alla cieca in un altra illuminata con un angolo larghissimo, come uno svincolo. C è scritto dare la precedenza, ma Valerio gli aveva spiegato che le probabilità di urtare un altra macchina se ci si immetteva in velocità erano praticamente nulle. Vedi, se tu vai piano, rallenti un po', non riesci comunque a vedere, e rischi, e poi quando ci sei non fai in tempo a frenare, se arriva qualcuno davvero forte è molto più probabile che ti tamponi. Se invece entri veloce, ammesso che ci sia qualcuno, non lo tocchi, gli scivoli agile davanti o dietro. Ci vorrebbe proprio la sfiga di 15

16 arrivare veloce come lui, e sbattergli di fianco. E' fisica, e statistica. In ogni caso, era un gioco che faceva trattenere loro il respiro un attimo prima di gettarsi nella strada illuminata. Mostrava per un secondo la foto delle loro pupille dilatate ed era come se il tempo si fermasse per un secolo. La scarica di passione che avevano da questo gioco cresceva ogni volta, ed era molto più sicura di una roulette russa. Era solo per ravvivare la scintilla che avevano in fondo allo stomaco. Di qui ci passano venti macchine ogni ora diceva Valerio. In pratica è impossibile incontrare qualcuno, figurati scontrarsi Sospinge il cd nel lettore. Ahmed scivola veloce come sui binari. Come nei sogni. Era come quella storiella, un pazzo scoppia a ridere da solo. Un suo compagno, come lui ricoverato in manicomio, lo guarda e ne chiede il motivo. Il primo replica: Mi sono appena raccontato una storiella che non conoscevo, sghignazza. Michele si raccontava ogni giorno storie che non conosceva, alla vista di qualcosa, di qualche piccolo segnale iniziava a produrre e a raccontarsi. Erano visioni o racconti? 2:14 Tre macchine accartocciate, nel centro della strada. L urto deve essere stato tremendo, ma nessuna delle tre è stata sbalzata fuori dalla carreggiata. Un perito sta commentando, dice che in teoria, è possibile per determinati angoli di impatto, velocità e massa ma non gli è mai capitato di vedere una cosa così strana. Vedi in pratica pare che le due macchine affiancate siano andate entrambe a sbattere contro il BMW. Forse una era in sorpasso I rottami non fumano più, ambulanze non se ne vedono, probabilmente sono già partite, così come i vigili del fuoco che devono aver ormai compiuto il loro lavoro di salvatori o becchini. Due macchine sono una collisione, tre una coincidenza. Michele era l occhio, ricostruiva vite, reali o fittizie, di persone mai viste in volto alla presenza di un frammento della loro esistenza. Anche questa volta rimase sorpreso, intontito dalla sequenza di immagini che si erano snodate all improvviso in lui di fronte alla macabra scena. Chissà se era tutto vero, si chiese nuovamente. Gli pareva di conoscerli da sempre, voleva altri dettagli della loro storia, assetato, eppure aveva solo sbirciato da dietro le quinte della loro vita quando questa si era forse appena conclusa. Ognuno responsabile dell impatto dell altro, uniti e separati da dettagli e differenze in un carosello di eventi che li aveva condotti fino a quel luogo. Michele non crede al destino, svegliato in piena notte dal frastuono metallico, Michele vede tutto, dietro alla Polizia Stradale che sta facendo rilievi e sgombrando l asfalto. Una delle macchine ha ancora lo stereo acceso, è un immagine assurda, rottami e uno stereo che gira. Si sente appena, Michele si avvicina per ascoltare. Un poliziotto gli sbarra la strada. Scusi piega tutto sé stesso, un filo di voce timida che chiede: La canzone, che canzone Fila via risponde il poliziotto. 16

17 Mercoledì Grattacieli E adesso che ci fai, con questi fogli, me lo sai dire? Mica si mangiano. Non tutte le storie meritano di essere lette, ma tutte meritano di essere scritte. Coniglio e Tapioca all'aeroporto, da Voci vigliacche, 1989, di Saul Marishnikov. Michele si era svegliato tardi quella mattina, aveva dormito poco per colpa di quello che era successo la notte precedente, e dopo l incidente era rimasto un po a girovagare per il quartiere. Lo faceva a volte, girare di notte da solo, quando qualcosa lo svegliava e non riusciva a prendere più sonno, o se aveva dei pensieri per la testa. Visto che il suo turno di magazzinaggio iniziava solo nel pomeriggio, aveva mangiato qualcosa, fette biscottate con del burro. In frigo non era rimasto molto. Poi era uscito di casa per andare a prendere il giornale. Gli piaceva andare all edicola. Lo faceva sentire abbastanza importante, ed era un appuntamento che non richiedeva molta conversazione. Di solito stava a testa bassa, indicava velocemente il quotidiano che voleva e badava ad avere le monete giuste contate, per ridurre al minimo l attesa davanti al venditore. Una volta aveva anche cambiato edicola, perché gli avevano chiesto più volte se voleva l inserto del venerdì. Lui si era girato e se ne era andato. Poi aveva ricominciato ad andare da quell edicolante, perché era il più vicino e a camminare per mezz ora si stancava, quando aveva una meta. Mentre camminava provava a fischiare. Ogni tanto gli venivano in mente alcune poesie, non riusciva a scriverle né a pensarne correttamente le parole. Ma se ci fosse riuscito, una sarebbe suonata circa così: Parlo, e non dico Niente, vorrei spiegarmi, ma non posso. Il Silenzio, (come un) serpente mi entra in bocca, lo sento addosso. Le mie parole cadono al suolo, leggere come pioggia, e la terra le beve e non le vede la mente è una gabbia che tocco io solo, a sbarre di vetro s appoggia. Se potessero i miei pensieri scivolare Via e uscire allo scoperto, come acque, il Sole li farebbe volare Via disse al cielo aperto, e tacque. 17

18 La casa in cui stava ora l aveva avuta quando ci era morta sua madre. Aveva sempre vissuto lì, ma ora doveva arrangiarsi, e lavorava in un magazzino. Il lavoro glielo aveva trovato suo padre, ed era stata l ultima volta che lo aveva visto. Era faticoso, ma non erano tante ore alla settimana, e la cosa migliore era che quasi mai qualcuno gli rivolgeva la parola. E lui non aveva mai bisogno di parlare. Tornato a casa aveva iniziato a leggere il giornale. Era una grossa fatica terminare un articolo intero, di solito un quotidiano gli durava per un paio di settimane. Molte parole non le conosceva, ma la descrizione degli avvenimenti gli si stampava nitida nella mente, anche se la volta successiva le sconosciute erano ritornate insiemi di caratteri senza significato, almeno fino a che non le inseriva nuovamente in un loro contesto. Questa volta un articolo in particolare aveva attirato la sua attenzione, sotto cronaca estera. E appena ebbe finito di leggerlo, sentì che gli succedeva di nuovo. Guardo dall alto la città, come un angelo custode seguo con gli occhi nel cannocchiale i passi altrui. Aspetto, ancora un po 16.Gennaio Era in una grande pianura. Bianca e glabra, costellata solo da radi ciuffetti di un' erba chiarissima, con qualche grande sasso che i suoi occhi allenati classificarono in fretta come un riparo. Stranamente, si accorse subito che si trattava di un prodotto partorito dalla sua mente. Si guardò le mani. Erano macchiate di sangue rappreso e secco, e mentre le fissava immaginò un'arma. Un fucile automatico di cui non riusciva ad identificare il nome comparve, già con il grilletto sotto le sue dita sottili. In lontananza vedeva i familiari giubbotti e caschi neri disporsi veloci dietro alle rocce. Ma stavolta, stavolta il risveglio giunse prima dell orgia di sangue. Aprì gli occhi un istante prima del trillo. Spalancati. Il suono ovattato della sveglia lo riportò in un attimo al mondo reale, dove le sue mani non erano macchiate di sangue e non esisteva altro che la rassicurante strada sotto la finestra. Stiracchiandosi, si mosse lentamente dal letto, quasi strisciandovi sopra come un verme fino al pavimento, poi si distese all improvviso e si diresse verso il calendario appeso al muro. Ogni mattina il rituale era identico, la velocità e l adrenalina che gli entravano in circolo appena ricordava lo costringevano ad uno scatto verso il calendario. L unica differenza quel giorno era che i sogni di fuoco erano cessati da parecchio tempo, ormai. Mesi. Quella era la prima volta che tornavano dopo che tutto era iniziato, pensava. Una pianura, bianca, accecante, ecco un altra cosa strana. Il suo cervello non ancora lucido allineava concetti casuali in sequenza, come battendoli a macchina. Un' arma che non conosco. Tipico dei sogni. Svegliarmi prima dell inizio della sparatoria, anche questo non ricordava fosse mai accaduto. 18

19 Strappò il foglietto quadrato appeso con gli altri sulla parete spoglia. Si costrinse a guardare le cifre rosse che gli dicevano qualcosa che sapeva già. Sedici. Pari. L aveva trovato ormai. Dopo mesi che tutto questo andava avanti. Ma oggi era un giorno pari. Nonostante svelare ogni giorno il foglio del calendario fosse qualcosa che non gli suscitava mai nessun tipo di sorpresa, quei numeri gli davano comunque una grossa botta allo stomaco. Era un rito, lo riconosceva, senza alcun significato. Ma la sua giornata iniziava da quel momento preciso in cui sentiva le viscere attorcigliarsi come quando, da piccolo, si spingeva troppo sull altalena e iniziava la discesa. Sorrise, e si leccò le labbra piano. Una tazza di caffè ed era ora di andare al lavoro. Francisco Velez lavorava in una ditta che produceva tubetti per composti viscosi. In pratica dentifrici, creme, maionesi. Tutto quello che si potesse strizzare. Era assunto dal reparto contabilità e si recava al lavoro come ogni mattina. Scale, passi veloci, in strada camminava di nuovo al solito ritmo regolare, guardando attento a destra e sinistra ogni tre passi. Poi le scale, di nuovo, della metro, che scendeva quasi a scatti. Metropolitana, posto in piedi anche se i sedili erano liberi, per poi emergere dalle scale percorse con saltelli energici davanti alla sede della WesTube Division, che nonostante la sua esigua mole troneggiava su di lui come se volesse schiacciarlo ogni giorno. Si sentiva soffocare, ogni volta che uscendo dal tunnel sotterraneo trovava ad attenderlo il suo lavoro. Entrando in ufficio, Phil lo salutò sorridendo. Ciao Franz, nonostante la breve pausa si vedeva lontano un miglio che c era qualcosa di cui voleva parlare. Come lo vedi il nuovo arrivato dei Brewers?.327 alla battuta! fece compiaciuto. Nonostante si conoscessero da sette anni ormai, a Phil non entrava proprio in quella testuccia bacata che a lui, del baseball, non gliene fotteva davvero nulla. Davvero. Nonostante i suoi genitori, pace all anima loro, gli avessero lasciato in eredità un nome ingombrante e lineamenti che gridavano le sue origini, Francisco Velez del baseball non conosceva che i nomi dei due lanciatori più popolari e i risultati delle maggiori squadre del paese. Ma aveva commesso due grossi errori, ripensandoci ora. Il secondo giorno di lavoro si era presentato con un cappellino dei Mariners, e aveva annuito ripetutamente cercando di apparire cordiale a Phil mentre gli spiegava perché con le nuove mazze colpire la palla è dieci volte più facile di quando in battuta c era suo padre, vecchia gloria dai mediocri risultati relegata ormai solo nei polverosi almanacchi della MLB. Ora voleva ormai quasi bene a quel ciccione sudato che era Phil, ed era difficile anche per uno col suo cinismo chiarire il concetto nonmenefregadavverouncazzo e vedere la sua facciona gioiosa che si smontava pian piano in un timido sorriso di sorpresa e delusione. Sette anni erano proprio troppi, e l unica persona sopportabile con cui scambiare due chiacchiere davanti al caffè era lui. Una volta lo aveva perfino portato allo stadio. Si era divertito, in fondo, anche se la partita non gli era proprio piaciuta. Francisco continuava ad annuire come al solito. Qualche mese prima avrebbe commiserato sé stesso, fermo davanti al collega ad ascoltarlo 19

20 sciorinare statistiche di uno sport che non gli interessava, in attesa di passare il resto della sua giornata alle prese con piccoli numeri malefici ordinati in colonne. Un debole, senza polso, vittima degli eventi, senza una donna da tre anni, senza una scopata da due. Emotivo, empatico e incapace perfino di deludere il timido Phil. Le persone forti, di carattere, i vincenti non guardano in faccia nessuno. Francisco troppo spesso si era fatto condizionare dalle persone che aveva intorno. Oggi commiserava Phil invece. Poiché lui, finalmente, lo sapeva di essere diverso, speciale. Il cambiamento era arrivato nel suo animo come un vento violento, a spazzare via polvere e cartilagini rinsecchite. Sapeva dentro di sé che il suo mondo, quello in cui stava Francisco, non era lo stesso che vedeva Phil coi suoi occhialetti, e compiangeva tutti i colleghi in quella stanza. Perché erano ciechi, mentre lui portava una maschera. La sua vita valeva cento delle loro, e anche se l unico a capirlo era lui stesso, la maligna soddisfazione che covava era tale da permettergli di ascoltare mille ore di statistiche sul baseball, tornare dentro a lavorare per il resto della mattina e uscire dalle porte decorate con il sorriso sulle labbra. Francisco non sopravviveva, viveva davvero. A intervalli, sprazzi di sensazione che gli bagnavano la punta delle labbra. Anche se il gioco non era ancora entrato nel vivo, ma mancava poco ormai. La sera giunse lenta. I granelli nella clessidra cadono uno ad uno quando aspetti qualcosa con ansia. Preso il soprabito, Francisco salutò i colleghi ancora in ufficio e si incamminò verso l uscita insieme a Phil. Sai Francisco, c è qualcosa di cui vorrei parlarti. Ti va di bere qualcosa giù al bar? Il suo sguardo era insolitamente preoccupato, quasi protettivo. Subito Francisco ne provò stizza, ma dopo un attimo lo accolse un ondata di empatia. E di cosa mi vuoi parlare? Niente che tu non mi possa dire mentre scendiamo, penso. E qualcosa di serio non so, dai, lo vedi anche tu che da un po sei diverso. Diverso? In che senso? rispose Francisco armeggiando con la cartella per infilare il cappotto. Lo sai anche tu, se ci rifletti. A parte che ormai potremmo davvero uscire io Robin te e Laura, poi non so quando mi parli sembri un altra persona. Non ti va più di venire a bere qualcosa dopo il lavoro, e sei spesso assente. Francisco voleva apparire distratto, non dare peso alla cosa, ma dentro di se sorrideva. Phil, con Laura le cose non vanno proprio benissimo chissà cosa avrebbe detto sapendo che non esisteva nessuna Laura nella sua vita. Te ne avrei parlato, ma pensavo avessi già abbastanza problemi tu con Robin, visto che le ultime volte parlavi di divorzio. Phil era sbalordito. Te ne ho parlato mesi fa e ti avevo detto che la situazione era ormai quasi del tutto risolta. Io l ho perdonata dopotutto continuò rivolto più a sé che al collega. E parlavo anche del fatto che sei spesso assente dal lavoro. Non riesco quasi più a inventarmi scuse per quando sei fuori. Commissio 20

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