Sicurezza e Ig. Luoghi di Lavoro - D.L.81/08 : P.N. Musolino

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1 1Sicurez Sicurezza e Ig. Luoghi di Lavoro - D.L.81/08 : P.N. Musolino La legge 626 è un decreto legislativo introdotto in Italia nel 1994 per regolamentare la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il decreto non fu il primo a regolamentare la sicurezza nei luoghi di lavoro ma una norma che superò alcune leggi precedenti dando una forma organica alle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le prime leggi sulla sicurezza dei luoghi di lavoro furono introdotte in Italia nel 1942 nel codice civile mentre le prime leggi specifiche sull'argomento risalgono agli anni cinquanta. Di particolari importanza furono il D.P.R. n 547 del 1955, il D.P.R. n 303 del 1956 e il D.P.R. n 164 del 1956 per le costruzioni. Questi decreti, molto corposi e ben costituiti, sono tra i meno applicati nella storia dell'italia repubblicana, infatti ancora tutt'oggi c'è un numero enorme di infortuni sul lavoro sia in fabbrica che nell'edilizia. Negli anni '90, dopo l'ingresso in Europa e l'emanazione di direttive europee in materia, sono stato promulgati altri decreti, il n 626 del 1994 e il n 494 del 1996, che obbligano le imprese, i committenti e i datori di lavoro al rispetto dei decreti precedenti, a gestire il miglioramento continuo delle condizioni di lavoro, ad introdurre la formazione e l'informazione sui rischi per cui sono state create nuove figure professionali responsabili per la sicurezza. Con aggiornamento annuale, sono seguiti altri decreti di chiarimento e di miglioramento oltre a leggi regionali. La principale novità introdotta dal D.Lgs. 626/94, in coerenza con concetti espressi nelle direttive CE in esso recepite, è l'obbligo della valutazione del rischio (risk assessment) da parte del datore di lavoro e l'introduzione di un Servizio di Prevenzione e Protezione, di cui, appunto il RSPP, ne è il responsabile. La valutazione del rischio, quindi, è un processo di individuazione dei pericoli e, successivamente, di tutte le misure di prevenzione e protezione volte a ridurre al minimo sostenibile le probabilità e il danno conseguenti a potenziali infortuni e malattie professionali.

2 Rispetto alla normativa precedente (cfr. DPR 547/55) oggi il Datore di lavoro non è solo "debitore della sicurezza nei posti di lavoro" ma deve essere partecipe e responsabile di un processo di miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso una periodica valutazione dei rischi (che viene documentata in un apposito "documento di valutazione dei rischi" in riferimento all'art. 4 comma 2) del D.Lgs. 626/94), che non determina solo i requisiti oggettivi di sicurezza, ma considera anche gli aspetti organizzativi e soggettivi associati allo svolgimento dell'attività lavorativa. Altra novità introdotta dal D.Lgs. 626/94 è l'introduzione di un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (art. 18) che deve essere eletto dai lavoratori stessi e deve essere consultato preventivamente in tutti i processi di valutazione dei rischi. Tutti questi adempimenti devono poi essere sempre affiancati dai disposti dell'art. 41 della Costituzione Italiana e dall'art Codice Civile che obbligano i datori di lavoro a garantire l'integrità fisica e morale di tutti i lavoratori tenendo conto della miglior tecnologia applicabile e tutto ciò che può essere fatto per evitare potenziali infortuni (cfr. testo art codice civile). Edilizia Di particolare importanza è il settore dell'edilizia dato l'elevato numero di infortuni sul lavoro che si verificano nel settore. Nel campo delle costruzioni il decreto guida è il D.Lgs. 494/96 e le varie norme collegate. Per quanto riguarda i luoghi di lavoro in generale il decreto guida è il 626/94. Per questo quando si parla di 626 si parla di sicurezza, perché è il decreto guida cioè quel decreto che é stato più volte modificato con successive modificazioni ed integrazioni al fine di ottenere il testo unico sulla sicurezza. In attesa del Testo Unico in materia recentemente apparso in bozza, la produzione normativa riguardante l'igiene e la sicurezza sul lavoro è talmente vasta che è necessario mantenersi sempre aggiornati e disporre di una base dati che consenta la consultazione di quanto può essere necessario per adeguarsi alla disciplina in oggetto. 2

3 La Legge impone che ogni azienda deve avere un RSPP, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. l'rspp può essere il Datore di Lavoro stesso per tutte le aziende che rientrano nell'articolo 10 della 626. Il Datore di Lavoro che vuole assumere l'incarico di RSPP deve frequentare uno specifico corso di formazione della durata di 16 ore presso una qualunque Società che è in grado di fornire tale servizio attraverso personale qualificato. Se invece il Datore di Lavoro non può o non vuole assumere tale incarico, dovrà rivolgersi ad una Società di consulenza esterna per avere tale Servizio. In tal caso un RSPP esterno sistemerà tutte le problematiche inerenti alla Sicurezza sul Lavoro e farà visita all'azienda con cadenza periodica. È sempre consigliabile contattare Aziende che possano fornire anche il Servizio di Medico Competente per le visite mediche dei Lavoratori, perché i compiti di RSPP esterno e di MEDICO COMPETENTE devono essere sempre strettamente correlati. Attenzione però: il Datore di Lavoro, pur interpellando un RSPP Esterno, è sempre il Responsabile della sua Azienda, cioè è l'unico che verrà indagato penalmente in caso di incidente. Se un professionista qualunque, che non sia il datore di lavoro, vuole abilitarsi come RSPP, deve frequentare un corso suddiviso nei 3 moduli, A, B e C. Il modulo B ha durata variabile in base al settore di appartenenza dell'azienda ("Macrosettore ATECO"). Complessivamente occorre frequentare almeno 60 ore di corso e si è abilitati solo per essere RSPP nelle aziende appartenenti al Macrosettore che si è frequentato. Attualmente i corsi più economici sono quelli organizzati dalle Università; per es. a Roma la Facoltà di Architettura ha fissato ad 800 euro il prezzo dei moduli A - B (6, 8 e 9) e C. Come può una Società di Servizi inerenti alla Sicurezza sul Lavoro abilitarsi come scuola di Formazione? Nel 2006 la normativa é giunta a definire quali siano i percorsi e le competenze formative che devono avere i responsabili della sicurezza, ma non sono ancora stati correttamente definiti i metodi con il 3

4 quale fare formazione. Si stanno sviluppando i livello nazionale degli enti riconosciuti a livello regionale e delle associazioni di formazione specifiche sulla sicurezza a livello nazionale che cercano di colmare il divario che c'e tra la sicurezza reale e quella percepita. A tal proposito si pensi che i morti sul lavoro toccano ancora oggi la cifra di 3 al giorno in Italia. 2) La legge delega n. 123 del 2007 La legge delega n. 123 del 2007 conferisce al Governo il mandato entro maggio 2008 di riformare la legge 626, introducendo: -un'armonizzazione delle leggi vigenti; -l'estensione della 626 a tutti i settori, tipologie di rischio e lavoratori autonomi e dipendenti; -un adeguato sistema sanzionatorio; -l'obbligo di indossare tesserini di riconoscimento, indicanti dati del lavoratore e del datore di lavoro, all'interno dei cantieri e altri luoghi di lavoro, a pena di un'ammenda; -un rafforzamento degli organici degli ispettori del lavoro. La legge 626 prevede la sospensione dei lavori nei cantieri in cui si osservi la presenza di lavoratori in nero, o il mancato rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza e salute. La sospensione vige fino alla regolarizzazione dei lavoratori, o all'adozione delle misure previste. Diversamente, può essere convertita in una chiusura del luogo di lavoro. Giovedì 6 Febbraio 2008, il Ministro del Lavoro ha firmato, di intesa con Cgil, Cisl e Uil, un decreto legge che unifica la giurisprudenza degli ultimi 50 anni in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. La nuova legge quadro contiene trecento articoli e passa all'esame del Parlamento per l'approvazione finale. La nuova normativa: 4

5 -introduce sanzioni penali per i trasgressori; -istituisce i rappresentanti per la sicurezza, eletti dai lavoratori, con poteri di ispezionare impianti e prendere visione dei documenti aziendali; -obbliga i datori di lavoro a pubblicare un documentazione di valutazione complessiva del rischio; - determina una responsabilità in solido delle aziende appaltatrici nei confronti di quelle subappaltanti; -prevede la sospensione delle attività fino alla messa in regola, nelle aziende che non rispettino la 626, abbiano più del 20% dei lavoratori in nero, ovvero sottopongano i dipendenti a turni di lavoro maggiori di quelli consentiti dai Contratti Nazionali di categoria. Il codice penale, con i reati di lesioni colpose e omicidio colposo, fornisce gli strumenti giuridici per punire le omissioni in materia di sicurezza che causano infortuni e morti bianche. I due reati si configurano non solamente in presenza di atti, ma anche di comportamenti omissivi collegabili all'infortunio o morte del lavoratore. In questi casi, deve essere provato un nesso di causalità fra le politiche antinfortunistiche e il singolo fatto oggetto del processo penale. La giurisprudenza ha stabilito che le responsabilità penali del datore di lavoro sussistono anche nei casi di delega di queste a un locatore dei macchinari o attrezzature, ovvero a un subappaltatore. Il datore di lavoro delegante non è più responsabile nel merito della gestione della sicurezza, ma è perseguibile se non sceglie persone competenti, fornisce loro strumenti operativi per la responsabilità conferita, vigila e interviene sul loro operato. Normativa per appalti e somministrazione di lavoro La nuova normativa, introdotta dal secondo Governo Prodi, prevede che i costi per la sicurezza siano evidenziati a parte nei bandi di gare d'appalto pubbliche e private, e non siano oggetto di ribasso d'asta, debbano essere proporzionati al numero di lavoratori coinvolti e all'entità dell'opera. 5

6 La legge non recepisce un altro aspetto oggetto di forte dibattito nei mesi precedenti l'approvazione definitiva: la responsabilità in solido, in capo alla società appaltante, per la salute e sicurezza dei lavoratori delle società appaltate. In base a artt.590, 583 del codice penale e art.6 comma due 626/94, la responsabilità in materia antinfortunistica è dell'appaltatore e, salvo patti diversi, il committente non ha nè responsabilità nè diritto di intervento in materia. Analogamente, in caso di leasing di macchinari, la legge vieta la vendita se questi sono privi di dispositivi di sicurezza e di idonea certificazione: il locatore è responsabile unico della messa in sicurezza e della successiva manutenzione. Spesso, una piramide di società appaltatrici riconduce il lavoro a condizioni difficilmente controllabili, precarie o in nero. La maggior parte delle morti sul lavoro avviene appunto in società che lavorano per conto terzi. La società appaltante è tenuta a indicare le spese per la sicurezza dei propri lavoratori e a risarcire eventualmente i danni. Invece, non sostiene oneri e non risponde di quanto accade ai dipendenti delle società subappaltatrici, di cui decide di avvalersi. La normativa non equipara i diritti dei dipendenti della società che vince una gara a quelli delle subappaltanti. Aspetti economici I lavoratori che hanno subiti infortuni nel luogo di lavoro percepiscono sono retribuiti dal datore di lavoro per i primi tre giorni di assenza. Dal 4 giorno percepiscono un'indennità dall'inail pari al 60% della retribuzione e al 75% a partire dal 91-esimo giorno. Se l'invalidità è permanente, il lavoratore ha diritto a un'indennità, mentre in caso di decesso non sussiste alcun indennizzo economico immediato, e i famigliari possono chiedere con una causa civile un risarcimento ai responsabili. 6

7 Il lavoratore percepisce in questo modo una retribuzione ridotta, anche nei casi in cui l'infortunio e l'assenza dal luogo di lavoro sia causata da negligenze del datore di lavoro in materia di sicurezza. Il trade-off fra costi della prevenzione e costi della non-sicurezza è un aspetto critico per il rispetto delle normative in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Se i costi della mancata prevenzione diventano superiori a quelli legati all'attuazione della 626, viene a crearsi un fattore economico che contribuisce a diffondere le misure di sicurezza nel lavoro. Il costo degli infortuni è coperto per la maggior parte da un ente pubblico, l'inail, e quindi è ribaltato sull'intera collettività. Nei casi specifici, come accade per l'indennità di malattia, gli enti possono esercitare diritto di rivalsa nei confronti dei soggetti che hanno causato l'onere economico. In modo analogo alle assicurazioni che operano in altri settori, come quelle del settore automobilistico, chi offre copertura antinfortunistiche potrebbe richiedere, a titolo preventivo o di risarcimento, una maggiorazione delle tariffe alle aziende oggetto di infortuni e/o alle sanzioni previste dalla 626. Gli oneri per la prevenzione gravano sulle aziende, mentre quelli della nonsicurezza sono un costo sociale. Esistono proposte di legge per la concessione, di crediti d'imposta, ammortamenti accelerati e la defiscalizzazione degli oneri della 626, in particolare per le piccole e medie imprese. Sebbene questi oneri siano un reinvestimento degli utili in azienda per l'acquisto di attrezzature e macchinario, per tali capitoli di spesa non è applicabile la legge Tremonti. 7

8 3) Sicurezza sul lavoro: analisi approfondita della Legge 3 Agosto 2007, n.123. La Legge 3 Agosto 2007, n,123, in vigore dal 25 Agosto 2007, già oggetto di due nostre precedenti circolari di aggiornamento, ha introdotto importantissime novità in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. La normativa in esame ha apportato, infatti, importanti modifiche al Decreto Legislativo 19 Settembre 1994, n.626, e successive modificazioni. Nello specifico, sono state apportate le seguenti modifiche: il comma 3 dell articolo 7 (Contratto di appalto o contratto d'opera) è sostituito dal presente: Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2 ([1]), elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto o d opera. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. ; all'articolo 7, dopo il comma 3-bis è aggiunto il comma 3-ter: Ferme restando le disposizioni in materia di sicurezza e salute del lavoro previste dalla disciplina vigente degli appalti pubblici, nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto, di cui agli articoli 1559, 1655 e 1656 del codice civile, devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro. A tali dati possono accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori di cui all'articolo 18 e le organizzazioni sindacali dei lavoratori. ; all articolo 18 (Rappresentante per la sicurezza), comma 2, il terzo periodo è sostituito dal seguente: Il rappresentante di cui al precedente periodo è di norma eletto dai lavoratori. ; all'articolo 18, dopo il comma 4 è inserito il comma 4-bis: L elezione dei rappresentanti per la sicurezza aziendali, territoriali o di comparto, salvo diverse determinazioni in sede di contrattazione collettiva, avviene di norma in un unica giornata su tutto il territorio nazionale, come individuata con decreto 8

9 del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori. Con il medesimo decreto sono disciplinate le modalità di attuazione del presente comma. ; all'articolo 19 (Attribuzioni del rappresentante per la sicurezza), il comma 5 è sostituito dal presente: Il datore di lavoro è tenuto a consegnare al rappresentante per la sicurezza, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua funzione, copia del documento di cui all'articolo 4, commi 2 e 3([2]), nonché del registro degli infortuni sul lavoro di cui all'articolo 4, comma 5, lettera o)( [3]). ; all'articolo 19, dopo il comma 5 è aggiunto il seguente 5-bis: I rappresentanti territoriali o di comparto dei lavoratori, di cui all'articolo 18, comma 2, secondo periodo, esercitano le attribuzioni di cui al presente articolo con riferimento a tutte le unità produttive del territorio o del comparto di rispettiva competenza.. L articolo 7 della Legge 123/2007 introduce la possibilità per gli organismi paritetici, di cui all articolo 20 del Decreto Legislativo 19 Settembre 1994, n.626([4]), di effettuare nei luoghi di lavoro rientranti nei territori e nei comparti produttivi di competenza sopralluoghi finalizzati a valutare l'applicazione delle vigenti norme in materia di sicurezza e tutela della salute sui luoghi di lavoro ; Degli esiti dei sopralluoghi viene informata la competente autorità di coordinamento delle attività di vigilanza. ; Gli organismi paritetici possono chiedere alla competente autorità di coordinamento delle attività di vigilanza di disporre l effettuazione di controlli in materia di sicurezza sul lavoro mirati a specifiche situazioni.. L articolo 9 della Legge 123/2007 introduce una modifica al Decreto Legislativo 8 Giugno 2001 n.231 con l inserimento dell articolo 25-septies (Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro): In relazione ai delitti di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice 9

10 penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sui lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a mille quote. Nel caso di condanna per uno dei delitti di cui sopra, si applicano le sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2([5]), per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. Inoltre, nei confronti dei datori di lavoro che hanno presentato l'istanza di regolarizzazione di cui al comma 1192 dell articolo 1 della Legge 27 Dicembre 2006, n. 296 (la Finanziaria 2007), per la durata di un anno a decorrere dalla data di presentazione, sono sospese le eventuali ispezioni e verifiche da parte degli organi di controllo e vigilanza nelle materie oggetto della regolarizzazione, ad esclusione di quelle concernenti la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori. Resta ferma la facoltà dell'organo ispettivo di verificare la fondatezza di eventuali elementi nuovi che dovessero emergere nelle materie oggetto della regolarizzazione, al fine dell'integrazione della regolarizzazione medesima da parte del datore di lavoro. L'efficacia estintiva resta, pertanto, condizionata al completo adempimento degli obblighi in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Oltre a ciò, la normativa in esame dispone che sia data notizia all INAIL in taluni casi di esercizio dell azione penale: In caso di esercizio dell azione penale per i delitti di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all igiene del lavoro o che abbia determinato una malattia professionale, il pubblico ministero ne da immediata notizia all INAIL ai fini dell eventuale costituzione di parte civile e dell azione di regresso. Come già sottolineato in una nostra precedente circolare, a decorrere dal 2008, ai datori di lavoro è concesso per il biennio , in via sperimentale, entro un limite di spesa pari a 20 milioni di curo annui, un credito d'imposta nella misura massima del 50 per cento delle spese sostenute per la partecipazione dei lavoratori a programmi e percorsi certificati di carattere formativo in materia di tutela e sicurezza sul lavoro. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale sono stabiliti, ai soli fini del 10

11 beneficio di cui al presente comma, i criteri e le modalità della certificazione della formazione. Il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, emana, ogni anno, uno o più decreti per determinare il riparto delle risorse tra i beneficiari. Il credito d'imposta di cui al presente comma può essere fruito nel rispetto dei limiti derivanti dall'applicazione della disciplina dei minimi di cui al regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre Infine, ricordiamo che nell'ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, a decorrere dal 1 settembre 2007, il personale occupato dall'impresa appaltatrice o subappaltatrice deve essere munito di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le Generalità del lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro. I lavoratori sono tenuti ad esporre detta tessera di riconoscimento. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto. I datori di lavoro con meno di dieci dipendenti possono assolvere all'obbligo di cui al comma 1 mediante annotazione, su apposito registro vidimato dalla direzione provinciale del lavoro territorialmente competente, da tenersi sul luogo di lavoro, degli estremi del personale giornalmente impiegato nei lavori. Ai fini del presente comma, nel computo delle unità lavorative, si tiene conto di tutti i lavoratori impiegati a prescindere dalla tipologia dei rapporti di lavoro instaurati, ivi compresi quelli autonomi per i quali si applicano le disposizioni di cui al comma I. La violazione delle previsioni di cui ai commi 1 e 2 comporta l'applicazione, in capo al datore di lavoro, della sanzione amministrativa da euro 100 ad euro 500 per ciascun lavoratore. Il lavoratore munito della tessera di riconoscimento di cui al Comma 1 che non provvede ad esporla è punito con la sanzione amministrativa da euro 50 a euro 300. Nei confronti delle predette sanzioni non è ammessa la procedura di diffida di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n.124. A disposizione per tutti i chiarimenti del caso, porgiamo distinti saluti. 11

12 [1] Nell'ipotesi di cui al comma 1 (in caso di affidamento dei lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell ambito dell intero ciclo produttivo dell azienda medesima) i datori di lavoro: a) cooperano all'attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull'attività lavorativa oggetto dell'appalto; b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva. [2] 2. All'esito della valutazione di cui al comma 1, il datore di lavoro elabora un documento contenente: a) una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, nella quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa; b) l'individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione individuale, conseguente alla valutazione di cui alla lettera a); c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza. 3. Il documento è custodito presso l'azienda ovvero unità produttiva. [3] un registro nel quale sono annotati cronologicamente gli infortuni sul lavoro che comportano un'assenza dal lavoro di almeno un giorno. Nel registro sono annotati il nome, il cognome, la qualifica professionale dell'infortunato, le cause e le circostanze dell'infortunio, nonché la data di abbandono e di ripresa del lavoro. Il registro è redatto conformemente al modello approvato con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la commissione consultiva permanente, di cui all'art. 394 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, e successive modifiche ed è conservato sul luogo di lavoro a disposizione dell'organo di vigilanza. Fino all'emanazione di tale decreto il registro è redatto in conformità ai modelli già disciplinati dalle leggi vigenti; 12

13 [4] 1. A livello territoriale sono costituiti organismi paritetici tra le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, con funzioni di orientamento e di promozione di iniziative formative nei confronti dei lavoratori. Tali organismi sono inoltre prima istanza di riferimento in merito a controversie sorte sull'applicazione dei diritti di rappresentanza, informazione e formazione, previsti dalle norme vigenti. 2. Sono fatti salvi, ai fini del comma 1, gli organismi bilaterali o partecipativi previsti da accordi interconfederali, di categoria, nazionali, territoriali o aziendali. 3. Agli effetti dell'art. 10 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, gli organismi di cui al comma 1 sono parificati alla rappresentanza indicata nel medesimo articolo. [5] Le sanzioni sono: a. L interdizione dall esercizio dell attività; b. La sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito: c. Il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; d. L esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli già concessi; e. Il divieto di pubblicizzare beni o servizi. 4) Testo Unico (sintesi) Il nuovo testo unico, in ottemperanza ai principi di cui alla legge 123/2007, è rivolto al riordino, al coordinamento, alla riorganizzazione, all abrogazione, nonché, in molti casi, della revisione, della ridefinizione, della normativa. Si tratta di una evoluzione normativa, in larga parte vincolata dalle direttive comunitarie da cui in larghissima parte discende, attuata nel solco profondo segnato dal D.Lgs. 626/1994 e più recentemente dalla legge 3 agosto 2007, n

14 Il decreto legislativo attuativo della delega di cui all art. 1, della legge 123/2007, contiene, soprattutto nel titolo I, dedicato ai principi comuni, ovvero alle disposizioni generali, ai precetti sistematici, per quanto all interno del consolidato schema proprio del titolo I del D.Lgs. 626/1994, alcune novità, capaci di produrre un forte impatto nell organizzazione dei processi produttivi e del lavoro ad essi necessario, modificando in modo assai significativo il complessivo adempimento dell obbligo, ovvero del dovere di sicurezza sul lavoro. TITOLO I - PRINCIPI COMUNI Disciplina, al capo I le disposizioni generali, comprendenti il lungo elenco delle definizioni; al capo II, le norme relative al sistema istituzionale; al capo III, la gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro, declinata in diverse sezioni come quelle inerenti alle misure di tutela e obblighi, alla valutazione dei rischi, al servizio di prevenzione e protezione, alla gestione delle emergenze, alla formazione-informazione-addestramento, ecc.; al capo IV, da ultimo, le disposizioni penali. TITOLO II - LUOGHI DI LAVORO Contiene la definizione di luogo di lavoro aggiornata, i requisiti di salute e sicurezza a cui tali luoghi devono essere conformi e gli obblighi a carico del DdL. Sono poi stati aggiunti articoli per quanto concerne i locali sotterranei e i lavori in ambienti sospetti di inquinamento. TITOLO III - USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO E DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE Riunisce tre materie che in precedenza erano disciplinate in testi normativi diversi. Il capo I ed il capo II, che riguardano rispettivamente l'uso delle attrezzature di lavoro e l'uso dei DPI, definiscono i requisiti di sicurezza e gli 14

15 obblighi a carico del DdL; il capo III, relativo a impianti ed apparecchiature elettriche, rinnova la disciplina dettata dal vecchio D.P.R. 547/1955. TITOLO IV - CANTIERI TEMPORANEI E MOBILI Riguarda i cantieri temporanei o mobili, riunisce la disciplina di più testi normativi oramai abrogati: il capo I, relativo alle "misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili", riprende la struttura e in parte le norme dell'abrogato D.Lgs. 494/1996, mentre il capo II, relativo alle "norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e nei lavori in quota", rinnova la disciplina del D.P.R. 164/1956 e riprende gli artt. 36 bis - 36 quinquies del D.Lgs. 626/1994. TITOLO V - SEGNALETICA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO Sancisce le prescrizioni per la segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro, le quali non sono però applicate alla segnaletica impiegata per regolare il traffico stradale, ferroviario, fluviale, marittimo ed aereo. Tale materia non era inserita nel D.Lgs. 626/1994 ma era disciplinata al D.Lgs. 493/1996 che dava attuazione alla direttiva 92/58/CEE. TITOLO VI - MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI Disciplina le prescrizioni da applicarsi alle attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi che comportano per i lavoratori rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari, riprendendo la disciplina di cui al titolo V del D.Lgs. 626/1994. TITOLO VII - ATTREZZATURE MUNITE DI VIDEOTERMINALI Ripropone quanto disposto dal titolo VI del D.Lgs. 626/1994, sono collocate le norme che si applicano alle attività lavorative che comportano l'uso di attrezzature munite di videoterminali. In particolare il capo II, riguardante gli obblighi a carico del DdL, dei dirigenti e dei preposti, pone l'attenzione sulle norme relative allo svolgimento quotidiano del lavoro per quanto concerne le 15

16 interruzioni, e su quelle inerenti la sorveglianza sanitaria sottolineando i rischi per la vista e gli occhi. TITOLO VIII - AGENTI FISICI Riunisce le disposizioni riguardanti i rischi di esposizione ai diversi tipi di agenti fisici, solo in parte già disciplinate dall'ultima versione del D.Lgs. 626/1994: il capo II, dedicato al rumore, il capo III alle vibrazioni meccaniche, il capo IV ai campi elettromagnetici e il capo V, totalmente nuovo, dedicato alle radiazioni ottiche, mentre per quanto concerne ultrasuoni-infrasuoni-atmosfere iperbariche si fa riferimento al capo I. In tutti i capi si sottolinea l'importanza della valutazione dei rischi, dell'attività di prevenzione e protezione, dell'informazione e formazione e della sorveglianza sanitaria. Il capo VI, dedicato alle sanzioni. TITOLO IX - SOSTANZE PERICOLOSE Contiene le disposizioni riguardanti la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che possono derivare dalle sostanze pericolose. Sono stati definiti tre ambiti: quello relativo alla protezione da agenti chimici (capo I), quello relativo agli agenti cancerogeni e mutageni (capo II) e quello relativo ai rischi connessi all'esposizione all'amianto (capo III), gia disciplinati dal titolo VI-bis, VII e VII-bis del D.Lgs. 626/1994. TITOLO X - ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI Contenute le disposizioni riguardanti la protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione ad agenti biologici i quali sono ripartiti in quattro gruppi a seconda del rischio di infezione. Il capo II, dedicato agli obblighi del DdL che deve effettuare una adeguata valutazione dei rischi e predisporre specifiche misure tecniche e igieniche; il capo III, relativo alla sorveglianza sanitaria, pone l'attenzione sull'attività di prevenzione e controllo. Ripropone il titolo VIII del D.Lgs. 626/

17 TITOLO XI - PROTEZIONE DA ATMOSFERE ESPLOSIVE Contiene le disposizioni per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive. Il capo II dispone gli obblighi a carico del Ddl tra i quali ricordiamo la prevenzione e la protezione contro le esplosioni, la specifica valutazione dei rischi e l'elaborazione di un documento sulla protezione contro le esplosioni. Ripropone il titolo VIII-bis del D.Lgs. 626/1994. TITOLO XII - DISPOSIZIONI IN MATERIA PENALE E DI PROCEDURA PENALE Contiene le disposizioni in materia penale e di procedura penale che tra l'altro riformula il testo dell'art. 25-septies del D.Lgs. 231/2001, permette di applicare alle contravvenzioni di questo decreto le disposizioni dell'art. 20 e seguenti del D.Lgs. 758/94 e permette la sostituzione della pena dell'arresto con quella dell'ammenda per le contravvenzioni punite da tal decreto con la sola pena dell'arresto. TITOLO XIII - NORME TRANSITORIE E FINALI Definisce i testi normativi abrogati da tal nuovo decreto e le disposizioni finali. 5) Titolo VII (oggetto di studio) ((arrtttt )) -- Attttrrezzzzatturre muniitte dii viideotterrmiinallii ((Diisspossiizziionii generrallii,, obblliighii dell dattorre dii llavorro,, deii diirriigenttii e deii prrepossttii,, ssanzziionii)).. 17

18 Art Campo dii applliiccazziione 1. Le norme del presente titolo si applicano alle attività lavorative che comportano l'uso di attrezzature munite di videoterminali. 2. Le norme del presente titolo non si applicano ai lavoratori addetti: a) ai posti di guida di veicoli o macchine; b) ai sistemi informatici montati a bordo di un mezzo di trasporto; c) ai sistemi informatici destinati in modo prioritario all'utilizzazione da parte del pubblico; d) alle macchine calcolatrici, ai registratori di cassa e a tutte le attrezzature munite di un piccolo dispositivo di visualizzazione dei dati o delle misure, necessario all'uso diretto di tale attrezzatura; e) alle macchine di videoscrittura senza schermo separato; Art Deffiiniizziionii 1. Ai fini del presente decreto legislativo s intende per: a) videoterminale: uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato; b) posto di lavoro: l'insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, incluso il mouse, il software per l'interfaccia uomo-macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse, comprendenti l'unita' a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l'ambiente di lavoro immediatamente circostante; 18

19 c) lavoratore: il lavoratore che utilizza un'attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all'articolo 175. Art Obblliighii dell dattorre dii llavorro 1. Il datore di lavoro, all'atto della valutazione del rischio di cui all'articolo 28, analizza i posti di lavoro con particolare riguardo: a) ai rischi per la vista e per gli occhi; b) ai problemi legati alla postura ed all'affaticamento fisico o mentale; c) alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale. 2. Il datore di lavoro adotta le misure appropriate per ovviare ai rischi riscontrati in base alle valutazioni di cui al comma 1, tenendo conto della somma ovvero della combinazione della incidenza dei rischi riscontrati. 3. Il datore di lavoro organizza e predispone i posti di lavoro di cui all'articolo 173, in conformità ai requisiti minimi di cui all'allegato XXXIV. Art Svollgiimentto quottiidiiano dell llavorro 1. Il lavoratore, ha diritto ad una interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento di attività. 2. Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale. 3. In assenza di una disposizione contrattuale riguardante l'interruzione di cui al comma 1, il lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale. 19

20 4. Le modalità e la durata delle interruzioni possono essere stabilite temporaneamente a livello individuale ove il medico competente ne evidenzi la necessità. 5. E' comunque esclusa la cumulabilità delle interruzioni all'inizio ed al termine dell'orario di lavoro. 6. Nel computo dei tempi di interruzione non sono compresi i tempi di attesa della risposta da parte del sistema elettronico, che sono considerati, a tutti gli effetti, tempo di lavoro, ove il lavoratore non possa abbandonare il posto di lavoro. 7. La pausa è considerata a tutti gli effetti parte integrante dell'orario di lavoro e, come tale, non e' riassorbibile all'interno di accordi che prevedono la riduzione dell'orario complessivo di lavoro. Art Sorrveglliianzza ssaniittarriia 1. I lavoratori sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 41, con particolare riferimento: a) ai rischi per la vista e per gli occhi; b) ai rischi per l'apparato muscolo-scheletrico. 2. Sulla base delle risultanze degli accertamenti di cui al comma 1 i lavoratori vengono classificati ai sensi dell'articolo 41, comma Salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, la periodicità delle visite di controllo e' biennale per i lavoratori classificati come idonei con prescrizioni o limitazioni e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli altri casi. 4. Per i casi di inidoneità temporanea il medico competente stabilisce il termine per la successiva visita di idoneità. 20

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