DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81

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1 DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 SEZIONE II VALUTAZIONE DEI RISCHI Articolo 28 Oggetto della valutazione dei rischi (rif.: art. 4 d.lgs. n. 626/1994) 1. La valutazione di cui all articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell accordo europeo dell 8 ottobre 2004, alle differenze di genere, all età, alla provenienza da altri paesi.

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3 ACCORDO EUROPEO DELL 8 OTTOBRE 2004 Lo stress è uno stato di malessere "che si manifesta con sintomi fisici, psichici o sociali legati all incapacità delle persone di colmare uno scarto tra i loro bisogni e le loro aspettative e la loro attività lavorativa", ma "non è una malattia", anche se "una esposizione prolungata allo stress può diminuire l efficienza lavorativa e causare problemi di salute". Confederazione europea dei sindacati - CES, Unione delle confederazioni industriali d Europa - UNICE, Unione europea dell artigianato e delle PMI UEAPME; Centro europeo delle imprese pubbliche e delle imprese di interesse economico generale (CEEP) 3

4 L accordo volontario e non vincolante ha per obiettivo di "aumentare la consapevolezza e la comprensione di imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti sulla questione dello stress lavorativo". 4

5 La concezione del lavoro e la sua collocazione all interno della vita di una persona e delle sue abitudini quotidiane risentono del pensiero sociale sul lavoro, che si è trasformato radicalmente dal passato ad oggi

6 Il lavoro è stato per secoli ritenuto un attività ignobile, da assegnare principalmente a schiavi e prigionieri mentre, solo le attività di coordinamento e supervisione, venivano esercitate dai rappresentanti delle classi sociali più elevate. In alcune culture, come in quella spagnola, la stessa etimologia della parola trabajo nasceva dal termine latino tripalium, con cui veniva designato uno strumento di tortura destinato agli schiavi che non producevano.

7 Nel 1700 il lavoro cominciò a diventare un attività sempre più diffusa tra i rappresentanti di tutte le classi sociali e gradualmente si avviò un cambiamento nell immaginario sociale rappresentando il lavoro come un attività dignitosa e orientata al raggiungimento di un obiettivo, che può essere la realizzazione di un bene o la creazione di un servizio.

8 Le successive trasformazioni, osservate negli ultimi secoli, hanno visto divenire il lavoro, non solo un attività necessaria per vivere, in quanto consente l indipendenza economica, ma anche un mezzo di affermazione nel sociale, che assegna uno status e che riveste il valore di un rituale che contrassegna il vero passaggio all età adulta

9 La sicurezza sul lavoro certamente è aumentata nel tempo anche se continua a essere uno dei temi drammatici che la cronaca non smette di portare in evidenza quasi ogni giorno. Ancora oggi ogni anno mediamente il 6% dei lavoratori italiani subisce un incidente sul lavoro. 9

10 Dal punto di vista psicologico, in seguito a notevoli cambiamenti, è aumentato il peso dell identità lavorativa sull identità personale e ciò ha portato, negli ultimi anni, a dedicare al lavoro sempre maggiori spazi che, spinti all eccesso, hanno generato ricadute negative sulla vita psico-sociale e sulla salute fisica.

11 Il malessere sociale che nasce dall eccessivo tempo riservato al lavoro è stato descritto, negli ultimi anni di sindrome da stress lavorativo, ma soprattutto di lavoro-dipendenza o work addiction.

12 STRESS FREUD LO DEFINIVA IL DISAGIO DELLA CIVILTÀ

13 STRESS reazione, serie di fenomeni di adattamento metabolico di un organismo a stimoli provenienti dall ambiente esterno

14 Una prima distinzione da fare è tra le parole stressor e stress propriamente detto Lo stressor è una situazione-stimolo qualsiasi, cioè una qualsiasi cosa che ci accade; questa può essere sia positiva che negativa (ad es. vincere parecchi miliardi alla lotteria oppure, viceversa, subire un tamponamento in macchina). Lo stress (termine inglese che significa sforzo ) propriamente detto è la risposta generica del nostro organismo allo stimolo stressante. Nel linguaggio comune i due termini, stress e stressor, vengono costantemente confusi, cioè lo stimolo stressante e la risposta di stress sono chiamati entrambi stress.

15 STRESS Hans Selye, 1956 eustress o risposta adattativa distress o risposta maladattativa 15

16 In seguito ad un evento stressante, si hanno due facce della medaglia: un iniziale miglioramento delle capacità mentali, fisiche e organizzative (l'eustress) successivamente, con l'aumento del grado di stress o la sua persistenza, un progressivo loro decadimento (distress). 16

17 EUSTRESS La reazione che costituisce lo stress acuto investe tutto l organismo ed è estremamente utile perché favorisce l adattamento della persona agli improvvisi avvenimenti negativi; per questo è chiamata reazione di adattamento. Essa è fondamentale per la sopravvivenza e perciò è anche chiamata eustress.

18 DISTRESS Quando invece la reazione di stress è troppo intensa o lo stimolo negativo è prolungato (stress cronico), le variazioni ormonali proprie della fase acuta,possono diventare stabili, predisponendo l organismo a problemi psicologici anche gravi ed a malattie psicosomatiche. In questi casi si parla di stress cronico o distress. Tale situazione a lungo andare determina una diminuzione delle capacità di resistenza e di adattamento e conpare la cosiddetta sindrome da esaurimento. Il cortisolo anche conosciuto come ormone dello stress, se presente in quantità superiori alla norma provoca vari disturbi

19 La risposta di stress si esplica in tre fasi nella prima fase, definita fase di allarme, lo stressor suscita nell'organismo un senso di allerta, con conseguente attivazione di processi psicofisiologici quali aumento del battito cardiaco, iperventilazione ecc.. nella fase di resistenza, l'organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo attuato è molto intenso. Nel caso in cui l'adattamento non sia sufficiente si arriva alla terza fase, la fase dell'esaurimento, in cui l'organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattamento viene a mancare 19

20 MANIFESTAZIONI DI DISAGIO IN CORSO DI STRESS CRONICO NELL UOMO profonda difficoltà a confrontarsi con le persone nella vita sociale, senso di inadeguatezza, malessere generale, blocco della vitalità con tentativo di evitare tutto ciò che direttamente o indirettamente conduce all evento traumatico (reazione di evitamento), reazioni esagerate di allarme o di paura, ansia ed attivazione psichica (manie di grandezza, alterazione delle fasi del sonno, stati maniacali alternati a depressione), stati emotivi di intensa sofferenza scatenati da ricordi improvvisi che si manifestano in modo molto vivido e che portano a rivivere il dramma (reazione di intrusione). 20

21 Ogni comportamento è espressione di una funzione e/o attività cerebrale. Sia i comportamenti adattativi che intervengono nello stress acuto, che i sintomi dello stress cronico riconoscono una base organica e funzionale 21

22 Sistema noradrenergico 22

23 Risposta base Dal cervello e precisamente dall ipotalamo, parte un ormone, l ACTH, che stimola l ipofisi che a sua volta stimola la corteccia surrenale a produrre il cortisolo, un cortisone naturale molto potente, l adrernalina ed altri ormoni. L adrenalina ha un azione immediata ed attiva la reazione detta attacca o fuggi. Il suo effetto è rapido e breve

24 La reazione acuta di stress provoca un aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa, l attivazione del sistema muscolo scheletrico, l aumento delle performance intellettuale e il rallentamento di altre funzioni vitali come la digestione

25 Hawks e Doves (Maynard Smith 1982) Il tipo Hawks presenta una predisposizione genetica per l alta aggressività ed adotta la fuga/combattimento come risposta allo stress violenza, disturbi del controllo degli impulsi, ipertensione, aritmie cardiache Il tipo Doves è strutturalmente poco aggressivo e risponde allo stress paralizzandosi o nascondendosi disturbi d ansia, alla depressione melancolica, stati psicotici, infezioni Esisterebbe per entrambi una predisposizione genetica capace di indurre quantità diverse di neuro-ormoni 25

26 (la sensazione di impotenza e lo spirito combattivo) Porsolt swim test 26

27 Uno dei fenomeni emergenti che destando notevole interesse a livello sperimentale è il bullismo quale fenomeno in grado di indurre stress cronico nella vittima Berton ha dimostrato che nel fenomeno del bullismo entrerebbe la variazione a livello cerebrale del BDNF nella vittima 27

28 Fisiopatologia della risposta cronica allo stress: inibizione dell insulina ed aumento della glicemia, indispensabile per l attività fisica e cerebrale dello stress; inibizione di mediatori flogistici con danno tissutale; inibizione della reazione immunitaria ed effetto stressante degli stessi mediatori con interevento di citochine, interleuchine, natural killer ecc. inibizione dell aldosterone con eccessiva ritenzione idrica; inibizione dei neuropeptidi (CRF, ACTH, Betaendorfine ecc) che tenta di porre fine alla cascata neurochimica per evitare che si instauri una patologia neuropsichica;

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30 Molto importante è lo stress cronico, il quale, determinando variazioni ormonali, può essere molto negativo. Nello stress cronico, anche la risposta ormonale di adattamento è cronica, comportando affaticamento ed indebolimento generale. Insorgono facilmente malattie, i processi di crescita, ricambio e riparazione dei tessuti vengono ritardati. Lo stress può causare un aumento del livello degli ormoni androgeni, aggravando la caduta dei capelli. Ciò è particolarmente evidente nelle donne, dove il livello di androgeni prodotti dalla ghiandola surrenale aumenta.

31 Ne derivano disturbo dell adattamento a cui può conseguire una Episodio Depressivo (lieve, medio, grave), in cui oltre ad una riduzione del tono dell umore e della capacità di concentrazione, si avrà riduzione dell energia, neuroastenia, facile affaticamento cerebrale, mialgie, capogiri, cefalea muscolo-tensiva, disturbi del sonno. Un altro disturbo è l anoressia nervosa, che si accompagna ad ipercolesterolemia, ipogonadismo ipotalamico, alterata secrezione di arginina-vasopressiva

32 Alcuni sintomi dello stress cronico Frequente sensazione di stanchezza generale, accelerazione del battito cardiaco, difficoltà di concentrazione, attacchi di panico, crisi di pianto, depressione, attacchi di ansia, disturbi del sonno, dolori muscolari, ulcera dello stomaco, diarrea, crampi allo stomaco, colite, malfunzionamento della tiroide, facilità ad avere malattie, difficoltà ad esprimersi ed a trovare un vocabolo conosciutissimo, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, frequente bisogno di urinare, cambio della voce, iperattività, confusione mentale, irritabilità, abbassamento delle difese immunitarie, diabete, ipertensione, cefalea, ulcera.

33 Chi è più a rischio Alcuni soggetti sono maggiormente a rischio. Recenti indagini hanno dimostrato che ne sono vittima in modo particolare le donne, specialmente le madri che lavorano, i lavoratori dipendenti con scarsa autonomia decisionale, i divorziati, le persone sole, i disoccupati, gli abitanti di grandi centri urbani

34 Cause comuni dello stress Problemi relazionali Solitudine Perdita di persone prossime Vita febbrile, mancanza di tempo Efficientismo, ricerca del successo, perfezionismo Aggressività Timori Irritazione Preoccupazioni finanziarie Non poter far vacanza regolarmente Non sentirsi apprezzato Tensione sul lavoro Sigarette, alcool

35 PREVENZIONE Fattori di stress "oggettivi" sono l organizzazione del lavoro, le condizioni e l ambiente lavorativi, la comunicazione. Fattori "soggettivi" sono "le pressioni psicologiche e sociali, la sensazione di incapacità ad affrontarle, l impressione di non essere sostenuti". Un alto tasso di assenteismo, di turnover, di conflittualità o di contestazioni dei dipendenti sono alcuni dei segnali che dovrebbero allertare i datori di lavoro sul malessere delle loro compagini. 35

36 Importante intervenire tempestivamente contro un ambiente di lavoro devastante; i datori di lavoro non devono aspettare che siano le vittime a lamentarsi. Talvolta, comunque, può essere difficile distinguere tra il mobbing ed il conflitto interpersonale. 36

37 Miglioramento generalizzato dell'ambiente di lavoro psicosociale : A) dare ai singoli lavoratori la possibilità di scegliere le modalità di esecuzione del proprio lavoro; B) diminuire l'entità delle attività monotone e ripetitive; C) aumentare le informazioni concernenti gli obiettivi; D) sviluppare uno stile di leadership; E) evitare definizioni imprecise di ruoli e mansioni. 37

38 Prevenzione DA PARTE DEL LAVORATORE Pianifica con cura le tue giornate e non accumulare compiti impegnativi nel medesimo tempo. Impara a combinare attività faticose con occupazioni più gradevoli. Conosci i tuoi ritmi, non forzare la tua concentrazione: "stacca la spina" non appena l'orario d'ufficio si conclude. Non prendere a carico compiti (soprattutto se poco graditi) che ti costringeranno a troppe ore di straordinario. Affronta con serenità i problemi personali e di lavoro. Prova a risolverli con calma e razionalità. Accetta anche gli sbagli: da essi apprendi come migliorare. Separa la vita lavorativa da quella privata. Alla fine della giornata dedicati a un hobby, oppure svagati in famiglia o fra amici.

39 BURN OUT DERIVA DAL MONDO DELLO SPORT (1930) E SIGNIFICA: BRUCIATO SCOPPIATO ESAURITO

40 Burn out. E' un termine che evoca l'immagine dell'ultimo scintillio di una fiamma, di un guscio vuoto, di ceppi morenti e ceneri fredde e grigie. Il burn out e' una sindrome di esaurimento emozionale, spersonalizzazione e riduzione delle capacita' personali di risposta emotiva che puo' presentarsi in chi per professione "si occupa della gente".

41 E una reazione all'instaurarsi di una tensione emozionale cronica provocata dal continuo contatto con altri esseri umani che sperimentino situazioni problematiche e/o motivi di sofferenza.

42 Il suo nucleo e' uno schema di sovraccarico emozionale, a cui segue l'esaurimento emozionale da parte di chi eccessivamente coinvolto sotto il profilo emozionale, si tende sempre di piu' verso gli altri e alla fine si sente sopraffatto dalle richieste emozionali imposte dagli altri e incapace di farvi fronte.

43 Puo' essere considerato una forma di stress occupazionale, il cui fattore caratteristico e' che la sua causa e' l'interazione sociale fra l'operatore e il destinatario dell'aiuto. La persona colpita si sente sfinita, svuotata, le manca l'energia per affrontare un altro giorno, le sue risorse emozionali sono consumate e non c'e' una sorgente a cui attingerle nuovamente

44 Burn out Indica il momento in cui un operatore sociale ha un crollo psicologico. Il crollo può manifestarsi con crisi di ansia, depressione o con sintomi più gravi

45 PATOLOGIA COMPORTAMENTALE TIPICA DELLE PROFESSIONI AD ELEVATA IMPLICAZIONE RELAZIONALE

46 HELPING PROFESSIONS medici, psicologi, infermieri, insegnanti, assistenti sociali ecc

47 È un forte stress emotivo che colpisce chi entra in contatto per un lungo tempo con il mondo dell'handicap oppure, più generalmente, si occupa di assistenza a persone svantaggiate. Assistenti sociali, quindi, ma anche assistenti domiciliari, riabilitatori, accompagnatori, psicologi e familiari di persone gravemente malate.

48 Colpisce chi si confronta ogni giorno con i problemi indotti da malattie gravi e inguaribili, e con la morte. Infatti stare accanto a persone malate, non in modo occasionale ma continuativamente nel tempo e con partecipazione umana, significa spesso far fronte a un carico emotivo importante. Stare accanto a persone affette da malattie cronico/degenerative come il cancro, può aggiungere a questo carico, determinato dalle specificità della relazione di aiuto, anche il peso della perdita, dell'esperienza di separazione dovuta alla morte del paziente.

49 La sindrome è caratterizzata da esaurimento emozionale, depersonalizzazione e riduzione delle capacità personali

50 esaurimento emotivo sensazione di essere emotivamente svuotato e annullato dal proprio lavoro, per effetto di un inaridimento emotivo nel rapporto con gli altri

51 depersonalizzazione atteggiamento di allontanamento e di rifiuto (risposte comportamentali negative e sgarbate) nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura

52 ridotta realizzazione personale la percezione della propria inadeguatezza al lavoro, la caduta dell autostima e la sensazione di insuccesso nel proprio lavoro

53 sintomi aspecifici irrequietezza, senso di stanchezza ed esaurimento, apatia, nervosismo, insonnia indifferenza, cinismo, ostilità degli operatori sociosanitari, sia fra loro sia verso terzi si distingue dallo stress, eventuale concausa del burn-out così come si distingue dalle varie forme di nevrosi, in quanto non è un disturbo della personalità ma del ruolo lavorativo

54 sintomi somatici con insorgenza di vere e proprie patologie ulcere, cefalee, aumento o diminuzione ponderale, disturbi cardiovascolari, difficoltà sessuali ecc.

55 sintomi psicologici depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia, risentimento, irritabilità, aggressività, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, indifferenza, negativismo, isolamento, sensazione di immobilismo, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti e critico nei confronti dei colleghi

56 L insorgenza della sindrome segue generalmente quattro fasi: la prima fase (entusiasmo idealistico) è caratterizzata dalle motivazioni che hanno indotto gli operatori a scegliere un lavoro di tipo assistenziale, ovvero motivazioni consapevoli Per motivi affettivi o per senso del dovere, l'operatore si carica di responsabilità relative al suo servizio e agli assistiti. In questa fase avviene la rimozione dei bisogni personali.

57 Nella seconda fase (stagnazione) l operatore continua a lavorare ma si accorge che il lavoro non soddisfa del tutto i suoi bisogni Per essere all'altezza del ruolo l'operatore occulta la propria "debolezza", cioè proprio i bisogni rimossi, che sono bisogni di liberazione relativa dal ruolo

58 La fase più critica del burn-out è la terza (frustrazione). Il pensiero dominante dell operatore è di non essere più in grado di aiutare nessuno, con profonda sensazione di inutilità e di non rispondenza del servizio ai reali bisogni dell utenza A questo punto l'operatore sviluppa rifiuto o addirittura odio inconscio per il ruolo e di conseguenza senso di colpa. La reazione che segue è "riparativa" e l'operatore si obbliga ad una superprestazione: cioè a fare ancora meglio e di più. Poi l operatore cede e "scoppia"; va cioè in crisi personale e/o sviluppa malevolenza e desideri di sabotaggio nei confronti del servizio

59 Il graduale disimpegno emozionale conseguente alla frustrazione, con passaggio dalla empatia all apatia, costituisce la quarta fase, durante la quale spesso si assiste a una vera e propria morte professionale.

60 Le conseguenze di tutto ciò si possono schematizzare in tre livelli di danno sociale: il livello degli operatori che pagano il burn-out in termini personali, anche attraverso gravi somatizzazioni, ma soprattutto attraverso dispersione di risorse, frustrazioni e sottoutilizzazioni di potenziali; il livello degli utenti, per i quali un contatto con gli operatori sociali in burn-out risulta frustrante, inefficace e dannoso; il livello della comunità in generale che vede svanire forti investimenti nei servizi sociali.

61 CAUSE

62 CAUSE ASSOCIATE lo svolgimento di mansioni frustranti o inadeguate alle proprie aspettative il lavoro in strutture mal gestite la scarsa o inadeguata retribuzione l organizzazione del lavoro disfunzionale o patologica l insufficiente autonomia decisionale i sovraccarichi di lavoro

63 Il burn-out non è un disturbo psichiatrico riconosciuto nel DSM IV (il manuale che è alla base della diagnosi psichiatrica moderna) e quindi non viene tenuto in considerazione dagli psichiatri come tale

64 Maslach Burnout Inventory (MBI) Il MBI è composto da 22 item che misurano 3 dimensioni indipendenti della sindrome di burnout, ciascuna individuata da una specifica scala. La frequenza con cui il soggetto sottoposto al test prova le sensazioni relative a ciascuna scala è saggiata usando una modalità di risposta a 6 punti, i cui estremi sono definiti da mai ed ogni giorno. Inoltre il MBI concepisce il burnout non come una variabile dicotomica che può essere soltanto presente o assente, ma piuttosto come una variabile continua che rispecchia i diversi livelli dei sentimenti in gioco.

65 Le scale che costituiscono il MBI riguardano le tre caratteristiche della sindrome: Esaurimento emotivo, che esamina la sensazione di essere inaridito emotivamente ed esaurito dal proprio lavoro; Depersonalizzazione, che misura una risposta fredda ed impersonale nei confronti degli utenti del proprio servizio; Realizzazione personale, che valuta la sensazione relativa alla propria competenza e al proprio desiderio di successo nel lavorare con gli altri.

66 Il questionario può essere elaborato in due versioni: La prima forma (Servizi Socio-Sanitari) è destinata al personale di servizi sanitari, sociali, di salute mentale, ecc. La seconda (Servizi Socio-Educativi) è dedicata al personale insegnante, che questo è soggetto a forti pressioni da parte della società non solo per educare i giovani culturalmente e professionalmente con l incoraggiamento dello sviluppo etico e morale e andando incontro ai bisogni individuali di ciascun studente, ma anche per cercare di affrontare i problemi quali il rischio di tossicodipendenza e alcolismo

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68 La comunicazione è lo strumento con cui ricercare le fonti del burn out e il modo per eliminarlo; parlarne insieme è il primo passo per cercare di trovare una soluzione e riportare la normalità. Bisogna rivalutare gli obiettivi e le priorità, dosare meglio le energie, confrontare le attitudini con la domanda, ricercare inoltre attività alternative extra lavorative rilassanti, che tengano la mente occupata per un po'.

69 È il caso anche di riunirsi periodicamente, non solo per motivi di servizio, ma anche per sostenersi vicendevolmente. Alle volte purtroppo tutto questo non basta; è consigliabile allora considerare l'aiuto di un professionista esterno (psicologo) e l'utilizzo di una pausa lavorativa. Se, infine, anche questa strada dovesse fallire, prendiamone coscienza e cerchiamo serenità da qualche altra parte.

70 MOBBING Edvard Munch L'urlo 1885

71 TO MOB = ASSALIRE TUMULTUOSAMENTE, ACCERCHIARE, MALMENARE, AGGREDIRE

72 Il termine deriva dall etologia, si riferisce al comportamento di alcune specie animali, solite circondare minacciosamente un membro del gruppo per allontanarlo

73 Il termine inglese deriverebbe a sua volta dal latino "mobile vulgus" inteso nel significato antico di "movimento della gentaglia", ossia aggressione di folla tumultuante nei confronti di qualcuno

74 MOLESTIE MORALI VIOLENZA PSICOLOGICA

75 AZIONI DI MANIPOLAZIONE DELLA PERSONA COMUNICAZIONE CON LA PERSONA ATTACCATA DISTRUZIONE DELLA REPUTAZIONE MANIPOLAZIONE DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA

76 ALCUNI COMPORTAMENTI SI POSSONO TROVARE NELLA COMUNICAZIONE UMANA QUOTIDIANA O DURANTE CASUALI LITIGI. SOLO SE LE AZIONI VENGONO SOLO SE LE AZIONI VENGONO COMPIUTE DI PROPOSITO, FREQUENTEMENTE E PER MOLTO TEMPO, SI POSSONO CHIAMARE MOBBING

77 Cos è il mobbing È un insieme di azioni, che si ripetono per un lungo periodo di tempo (almeno 6 mesi),compiute da uno o più mobbers complici (datore di lavoro, colleghi o dipendenti) per danneggiare qualcuno, quasi sempre in modo sistematico e spesso con uno scopo preciso: PROVOCARNE IL LICENZIAMENTO O INDURLO ALLE DIMISSIONI. È una strategia comportamentale volta alla distruzione psicologica, sociale e professionale

78 qual è il fine ultimo? Costringere una persona a dare le dimissioni, ad andarsene o, in alcuni casi più semplici, diventa il meccanismo attraverso il quale le tensioni sul lavoro si scaricano su un capro espiatorio

79 MOBBING VERTICALE STRATEGICO O BOSSISMO Il mobber è un superiore La direzione delle azioni di molestia è dall alto verso il basso Lo scopo è quello di eliminare il dipendente provocandone le dimissioni In questo caso c è dolo da parte del management aziendale

80 MOBBING ORIZZONTALE EMOZIONALE I mobbers sono parigrado La direzione delle azioni di molestia è orizzontale Lo scopo è quello di eliminare il collega per motivi di: competizione, rivalità invidia, antipatia razzismo, diffidenza diversità di fede politica

81 MOBBING ASCENDENTE I mobbers sono i sottoposti La direzione delle azioni di molestia è dal basso verso l alto Lo scopo è la contestazione e il tentativo di eliminazione di un capo attraverso il boicottaggio e il sabotaggio

82 Mobbing Individuale Se è un singolo lavoratore o lavoratrice ad essere oggetto di violenza psicologica sul posto di lavoro. Collettivo o gang mobbing Se sono un gruppo di lavoratori ad essere colpiti da azioni discriminatorie.

83 Mobbing diretto Se le violenze psicologiche sono dirette sulla persona mobbizzata Mobbing indiretto Se gli atti vessatori sono indiretti e possono essere attuati sull'ambiente di lavoro, sulla famiglia o sugli amici della vittima delle persecuzioni psicologiche

84 Mobbing leggero Si verifica quando gli atti vessatori sono molto sottili Mobbing pesante Si sviluppa quando le azioni mobbizzanti sono attuate in forma palese e violenta

85 doppio mobbing L'energia distruttiva con cui la vittima è caricata e che trova in famiglia la possibilità di scaricarsi, può giungere ad un livello tale da comportare la saturazione delle riserve familiari. La famiglia latina, protettrice e generosa, improvvisamente cambia atteggiamento, cessando di sostenere la vittima e cominciando invece a proteggere se stessa dalla forza distruttiva del mobbing

86 La figura del mobber è impersonata da un capo, da un collega o da un altro personaggio di per sé insignificante, i quali, in modo subdolo e nascosto, agiscono, senza una ragione apparente

87 Sorge la domanda: i lavoratori mobbizzati sono i soli malati o sono malati anche i loro persecutori? Sorge il sospetto che malato sia anche il Mobber; che però sfugge, mentre la vittima soffre palesemente, perde giorni di lavoro, accusa patologie mai avute prima.

88 Oggi si tende a studiare anche la personalità del mobber che, spesso è una persona debole. Una persona che crea uno stato vessatorio, anche se inserita in una strategia aziendale, è un soggetto che ha dei problemi, con una caratteristica personalità. Le ultime sentenze stanno approfondendo il discorso dell indagine della personalità del mobber. Ciò significa che viene identificato come una personalità ben specifica e non generica.

89 La caratteristica comune alle tipologie dei vari Mobber sembrerebbe l apparente indifferenza di tali soggetti nei confronti di quanto accade nel posto di lavoro. Comunque intensa, palese e Comunque intensa, palese e continua, permane la loro propensione alla maldicenza, al gusto di creare situazioni paradossali tra i compagni di lavoro, annientando la personalità di qualcuno di essi.

90 CHI È IL MOBBER FRUSTRATO ISTIGATORE LECCAPIEDI NARCISISTA PERVERSO CARRIERISTA MEGALOMANE SADICO TIRANNO INVIDIOSO

91 IL MOBBER Il Mobber è un caso tipico di disturbo narcisistico di personalità, impermeabile all esistenza degli altri, in preda a delle fantasie di successo, potere, fascino e bellezza. Il mobber vessa i propri sottoposti o colleghi per scopi che in superficie sono di potere, ma nascondono motivazioni psicopatologiche più profonde, le quali arrivano al sadismo praticato per il proprio piacere, anche fisico.

92 il disturbo narcisistico fa parte dei disturbi di personalità del gruppo "drammaticoimprevedibile" (gruppo B) del DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) e si presenta come: "un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.

93 Il mobber è caratterizzato da almeno cinque dei seguenti elementi: Ha un senso grandioso di importanza È assorbito da fantasie di potere; successo; bellezza; fascino Crede di essere speciale e unico e di poter frequentare ed essere compreso da persone speciali come lui o di classe elevata Pretende ammirazione Sente che tutto gli sia dovuto Si approfitta degli altri per i propri scopi È incapace di riconoscere i sentimenti e le necessità degli altri È invidioso degli altri o convinto che sia invidiato Mostra con piacere comportamenti arroganti e presuntuosi

94 CHI È IL MOBBIZZATO INTROVERSO PASSIVO PAUROSO SERVILE PERMALOSO IPOCONDRIACO PRESUNTUOSO SEVERO AMBIZIOSO PARANOICO DISTRATTO BUONTEMPONE

95 NESSUNO PUÒ CONSIDERARSI IMMUNE

96 In circa 1/3 dei casi di mobbing VERTICALE le vittime sono donne. I mobbers sono in genere uomini che occupano da sempre la maggioranza dei posti di comando. In alcuni di questi casi, possono entrare in gioco anche molestie sessuali, ponendo così le basi per una sorta di MOBBING SESSUALE.

97 Ogni 100 casi di mobbing verticale denunciati in Gran Bretagna, 28 sono riconducibili ad un superiore donna

98 L AGGRESSIVITÀ FEMMINILE NEL MONDO DEL LAVORO È AUMENTATA: PER L AFFERMARSI SEMPRE PIÙ DILAGANTE DELLO SPIRITO DI RIVALSA AL POTERE E CONSEGUENTE COMPETIZIONE CON L UOMO PER LO STATO PSICOLOGICO DI INSICUREZZA CHE NASCE DA MILLENNI DI SOTTOMISSIONE

99 Da che cosa è originato Il mobbing può avere origine all interno di un modello organizzativo che privilegia la produzione piuttosto che lo stato di benessere psico-fisico del lavoratore

100 In questo contesto si instaura una cattiva o comunque discriminatoria gestione delle risorse umane nell organizzazione del lavoro all interno dell impresa o una definizione troppo approssimativa delle mansioni

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