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1 MEDITERRANEA

2 Rivista annuale fondata da Francesco Roncalli diretta da Filippo Delpino * Comitato scientifico Maria Giulia Amadasi Marìa Eugenia Aubet Sandro Filippo Bondì Dominique Briquel Giovannangelo Camporeale Giovanni Colonna Carlo de Simone Françoise Gaultier Dieter Mertens Annette Rathje Francesco Roncalli Redazione Laura Ambrosini Vincenzo Bellelli Massimo Botto Ida Oggiano Giorgia Rubera (Segretaria) * «Mediterranea» is an International Peer-Reviewed Journal. The econtent is Archived with Clockss and Portico.

3 MEDITERRANEA quaderni annuali dell istituto di studi sulle civiltà italiche e del mediterraneo antico del consiglio nazionale delle ricerche già «quaderni di archeologia etrusco-italica» xi 2014 pisa roma fabrizio serra editore mmxiv

4 Amministrazione e abbonamenti Fabrizio Serra editore Casella postale n. 1, Succursale n. 8, i Pisa, tel , fax , I prezzi ufficiali di abbonamento cartaceo e/o Online sono consultabili presso il sito Internet della casa editrice Print and/or Online official subscription rates are available at Publisher s website I pagamenti possono essere effettuati tramite versamento su c.c.p. n o tramite carta di credito (American Express, Visa, Eurocard, Mastercard) * Autorizzazione del Tribunale di Pisa: n. 21/08 in data 1 ottobre 2008 Direttore responsabile: Filippo Delpino * Sono rigorosamente vietati la riproduzione, la traduzione, l adattamento, anche parziale o per estratti, per qualsiasi uso e con qualsiasi mezzo effettuati, compresi la copia fotostatica, il microfilm, la memorizzazione elettronica, ecc., senza la preventiva autorizzazione scritta della Fabrizio Serra editore, Pisa Roma. Ogni abuso sarà perseguito a norma di legge. Proprietà riservata All rights reserved Copyright 2014 by Fabrizio Serra editore, Pisa Roma Fabrizio Serra editore incorporates the Imprints Accademia editoriale, Edizioni dell Ateneo, Fabrizio Serra editore, Giardini editori e stampatori in Pisa, Gruppo editoriale internazionale and Istituti editoriali e poligrafici internazionali. * issn issn elettronico

5 SOMMARIO studi e ricerche a tarquinia e in etruria atti del simposio internazionale in ricordo di francesca romana serra ridgway tarquinia, settembre 2010 a cura di maria donatella gentili e lorella maneschi parte ii Judith Swaddling, Susan Woodford, Lokrian Ajax and the new face of Troilos: the Troilos mirror in the British Museum 11 Ingrid Edlund-Berry, Etruscan mouldings and Tarquinian sarcophagi 27 Giovanna Bagnasco Gianni, Lo specchio della tomba 65 del Fondo Scataglini e la questione dell apoteosi di Hercle a Tarquinia 41 Federica Chiesa, Scene di una battaglia eroica. Lastra fittile con guerriero combattente dal complesso monumentale di Tarquinia 63 Maria Donatella Gentili, I sarcofagi dall area di Villa Tarantola: esemplari inediti e nuove osservazioni 79 Maria Bonghi Jovino, Sui rapporti Tarquinia-Tuscania. Spunti di ricerca e implicazioni culturali 97 Giovanni Colonna, Tra Etruria e Roma: storia di una parola (e forse di un istituzione) 123 Nancy T. de Grummond, The cult of Lur: prophecy and human sacrifice? 141 Larissa Bonfante, Conversando con Francesca del tabù del sacrificio umano 153 Maria Cataldi, Le pendici sud-occidentali della necropoli dei Monterozzi. Conoscenza e tutela 163 Lorella Maneschi, Lo scavo in località Madonna del Pianto a Tarquinia 177 Abstracts 213 Recapiti dei collaboratori 217 Sommario generale 219 Norme redazionali 221

6 L LO SPECCHIO DELLA TOMBA 65 DEL FONDO SCATAGLINI E LA QUESTIONE DELL APOTEOSI DI HERCLE A TARQUINIA «a signora a cui il corredo era destinato non sembra aver mai occupato la tomba, che si trovò del tutto priva di resti umani, inumati o cremati»1 così Francesca Romana Serra Ridgway studiando la necropoli del Fondo Scataglini Giovanna Bagnasco Gianni* osservava la singolarità dello specchio (Fig. 1), uno dei pochi raffiguranti l apoteosi di Hercle mediante adozione per allattamento, nel contesto di rinvenimento della tomba 65 (=4883) (Figg. 2-3).2 La sua accurata indagine è preziosa Fig. 1. Specchio 1. * Università degli Studi di Milano. 1 Serra Ridgway 1997, p Serra Ridgway 1986.

7 42 giovanna bagnasco gianni Fig. 2. Planimetria schematica delle tombe scavate nel Fondo Scataglini, in grigio la tomba 65, da Linington-Serra Ridgway 1997, Tav. iv. attribuzioni predeterminate suggerite dalle singole forme.1 Partendo dallo specchio da lei studiato e con il piacere di ritrovare nelle sue pagine il valore e la tenacia della sua pionieristica ricerca, intendo dedicare alla memoria di Francesca Romana il mio contributo sulla questione dell apoteosi di Hercle a Tarquinia e verificarne la Fig. 3. Planimetria e sezione della tomba 65, da Linington-Serra Ridgway 1997, Tav. xviii, particolare. anche perché è una delle prime a valutare il ruolo degli oggetti in base alle loro relazioni reciproche viste nel loro contesto e contenitore architettonico, senza 1 Considerazioni in merito a una procedura che si basi sulla ricerca di confronti contestuali e sulla differenza fra funzione e ruolo degli oggetti: G. Bagnasco Gianni, Introduzione, in Cerveteri. Importazioni e contesti nelle necropoli ceretane, a cura di G. Bagnasco Gianni, Quaderni di Acme 52, Milano, 2002, pp. xiii-xx; Eadem, Archaeology as research engine in the field of cultural heritage. The case of the T.Arc.H.N.A. Project, in Bridging Archaeological and Information Technology Culture for community accessibility (Milan, July, 10-11, 2007), ed. G. Bagnasco Gianni, Roma, 2008, pp , in part. p. 42.

8 lo specchio della tomba 65 e la questione dell apoteosi 43 portata nel più ampio orizzonte tarquiniese, anche alla luce delle indagini in corso nella città. Il contesto (Fig. 4) F. R. Serra Ridgway esprime così la particolarità del contesto in rapporto agli altri della necropoli del Fondo Scataglini: «Il corredo raccolto in questa camera, fra le pochissime rinvenute intatte a Tarquinia, si compone quasi esclusivamente di oggetti di bronzo pertinenti al mundus muliebris e databili uniformemente agli anni intorno al 300 a.c.: attribuibili quindi ad un unica deposizione, di persona forse non dei più alti ranghi, ma certamente non modesta».1 Sono di particolare interesse le annotazioni sul ruolo degli oggetti che vanno oltre la semplice deduzione della loro funzione ricavata in base alle forme. È il caso ad esempio dell insieme della brocca e del bacile considerati recipienti per abluzioni: «Questa funzione appare del resto l unica accettabile per quanto concerne il nostro corredo 4883, che non contiene alcun elemento riferibile ad attività conviviale, bensì tutti oggetti indispensabili alla toeletta femminile, dallo specchio alla scatola per gioielli o cosmetici, agli strigili, all unguentario».2 In questa prospettiva e in attesa di ulteriori confronti contestuali sono le annotazioni su posizioni e condizioni di rin - venimento degli oggetti. Queste fanno escludere ad esempio che il distacco del manico del bacile fosse dovuto a «azione volontaria rituale», infatti: «una parte 1 Serra Ridgway 1997, p. 45; per la pubblicazione del corredo: Serra Ridgway 1996, pp Serra Ridgway 1986, p degli oggetti doveva essere originariamente appesa ai chiodi nelle pareti, e caduta sulla banchina in seguito agli sfaldamenti e crolli della roccia: fra questi quasi certamente il bacile, rinvenuto sulla banchina di fondo e contenente il manico staccato, all interno del quale aderiva, unito all ossidazione, un grosso frammento di ferro ( probably a nail )».3 Gli elementi del corredo sono dunque nuclei associativi che riguardano il mundus muliebris e l insieme funzionale oinochoe bronzea e bacile metallico con ansa ad anello che ricorre nei contesti di un certo tenore, così come il tor ciere.4 Potrebbero contribuire a stabilire il ruolo degli oggetti, nella singolarità di questo contesto, i materiali in osso attentamente valutati da F.R. Serra Ridgway: per i dischetti veniva proposto il confronto con quelli della tomba 94 della stessa necropoli dove sono uniti da un asticella, di solito interpretati come fusi,5 mentre per gli elementi tubolari di dimensioni diverse, a parte l esemplare n. 28 nel quale la Studiosa riconosceva il manico dello specchio, il giudizio rimaneva sospeso. Il cannello troncoconico (n. 29) e quelli sottili (nn. 32 e 33) le avevano infatti suggerito cautela nell attribuirli a conocchie perché diversi da quelle ben riconoscibili di Monte Bibele,6 ove è presente il disco da inserire nell asta. Pertanto, indipendentemente dai motivi che non è dato conoscere, l assenza 3 Linington-Serra Ridgway 1997, p L associazione si discosta dalla norma delle deposizioni di inumati di cui, più in generale, si è occupata F. Chiesa: F. Chiesa, Tarquinia. Archeologia e prosopografia tra ellenismo e romanizzazione, Roma, 2005, pp. 91, Serra Ridgway 1996, p Serra Ridgway 1996, p. 303.

9 44 giovanna bagnasco gianni Fig. 4a. Elementi del corredo della tomba 65, da Serra Ridgway 1996, Tav. cxxxix, cxli.

10 lo specchio della tomba 65 e la questione dell apoteosi 45 Fig. 4b. Elementi del corredo della tomba 65, da Serra Ridgway 1996, Tav. cxxxix, cxli.

11 46 giovanna bagnasco gianni di resti umani e gli oggetti pertinenti esclusivamente al mundus muliebris indicano che lo specchio di questa signora a cui il corredo era destinato deve essere studiato secondo una prospettiva contestuale diversa rispetto a quella in genere applicata ai nuclei tombali veri e propri, ove sono compresi anche oggetti che fanno parte del banchetto. Lo specchio figurato (1)1 Lo specchio a codolo, che F.R. Serra Ridgway data non oltre la metà del iv secolo a.c.,2 è stato recentemente attribuito da L. Ambrosini a fabbrica volsiniese3 e accostato, sulla base di stringenti analogie stilistiche, a un gruppo a suo tempo individuato da E. Mangani, da collocare tra il Gruppo di San Francisco e quello del Maestro di Telefo.4 La scena a quattro personaggi «mostra una sorprendente incongruenza fra la composizione sapiente, evidentemente ispirata a un modello di grande valore, e l incisione sciatta e incompetente, piena di incertezze e autentici errori».6 Elementi cardine della descrizione accuratamente condotta da F. R. Serra Ridgway7 sono: - al centro Uni seduta allatta il giovane Hercle - dietro a Hercle una figura femminile alata, armata di lancia e dotata di uno 1 Da questo numero in grassetto in poi si consulti per i riferimenti la Tab Serra Ridgway 1996, pp L. Ambrosini, Specchi volsiniesi e vulcenti. Contributo ad una definizione preliminare della produzione volsiniese, «AnnFaina», x, 2003, pp , in part. pp e nt. 122 (con bibliografia relativa). 4 Mangani 2002, p Serra Ridgway 1996, p Serra Ridgway 1996, pp scudo sollevato da un volatile, porge una corona o patera - dietro a Uni una figura stante e panneggiata osserva la scena. La scena ricorre su altri tre specchi con provenienze diverse (2-4),7 databili su basi stilistiche al iv secolo a.c., con l unica attestazione da contesto archeologico rappresentata dallo specchio in esame, e su una terracotta orvietana.8 L attenzione è sul superamento della condizione mortale attraverso l atto conclusivo della vicenda eraclea, nella fattispecie dell apoteosi per adozione da parte di Uni, variando età dell eroe, ambientazioni e numero dei personaggi. In uno di questi specchi (4) è stato colto anche un contenuto profetico per la scena di lekanomanzia sull esergo in alto e per la citazione del compimento del destino di Hercle nella targhetta sospesa accanto a Tinia.9 Il tema dell adozione per allattamento è diffuso nel Mediterraneo antico.10 A 17 G. Sassatelli ha proposto per questi specchi una cronologia al iv secolo a.c. in base a confronti stilistici, collocando ai primi decenni del secolo lo specchio da Bologna (2) e nella seconda metà gli altri due (3-4): Sassatelli A. E. Feruglio, Hercle e Uni a Orvieto, in AEIMNH TO. Miscellanea di studi per Mauro Cristofani, Firenze, 2005, pp de Grummond 2000, p. 48. Questa osservazione potrebbe essere avvalorata dai dischetti non ben definibili che tiene in mano il fanciullo alato e accovacciato nell esergo inferiore dello specchio: sia nel caso in cui fossero sortes (Rasmussen 2005, p. 31), sia nel caso in cui fossero uova, il richiamo potrebbe essere alla divinazione e alle attese future dei personaggi raffigurati nel presente della scena (Bagnasco Gianni 2012, p. 294). Per questi fanciulli nell esergo degli specchi e il loro rapporto con Tagete e Vegoia, da ultimo: F. Roncalli, L anello di Vegoia, «Mediterranea», iii, 2006, pp , in part. pp Monaco 1932; C. Jourdain-Annequin, Héraclès et les divinités féminines, in IIe Rencontre

12 lo specchio della tomba 65 e la questione dell apoteosi 47 Fig. 5. Specchio 2. Fig. 6. Specchio 3. partire dall opera di J. Bayet1 la descrizione delle fonti letterarie greche con protagonisti Herakles, di età diverse, e Hera è stata lungamente dibattuta per identità e differenze con quella delle immagini etrusche: le uniche rappresentate in un certo numero a fronte di soli due esempi di area magno greca. Si tratta di due vasi databili prima della metà del iv secolo a.c.: una squat lekythos a figure rosse apula da Anzi (Londra, British Museum) e un cratere a figure rosse falisco (Roma, Villa Giulia).2 héracléenne. Héraclès, les femmes et le féminin, Actes du colloque (Grenoble, octobre 1992), a cura di C. Bonnet, C. Jourdain-Annequin, Bruxelles, 1996, pp , in part. p. 273 e nt. 25; F. Calisti, L allattamento simbolico, «Oebalus», 4, 2009, pp Bayet 1926, pp In seguito, nell ampia bibliografia: A. Stibbe-Twist, Herakles in Etrurien, in Thiasos. Sieben archäologische Arbeiten, Amsterdam, 1978, pp , in part. pp ; Rasmussen 2005, p. 32, nt. 21 e 22; Domenici 2009, pp Fig. 7. Specchio 4. 2 Da ultimo: Rasmussen 2005, p. 36; su una possibile presenza della scena su una kalpis da Vulci erano già stati a suo tempo espressi dubbi: Monaco 1932, p. 174.

13 48 giovanna bagnasco gianni Per verificare la portata di questa particolare apoteosi di Hercle per allattamento pare opportuno esaminare ora anche le altre accuratamente raccolte da S. Schwarz nella voce del limc e nel suo recente aggiornamento.1 Apoteosi di Hercle 1 Schwarz 1990; Schwarz van Kampen 2012; F. Nicosia, M. C. Bettini, Gli avori da Comeana (Firenze), tumulo di Montefortini, tomba a tholos, in Principi etruschi tra Mediterraneo ed Europa, Catalogo della Mostra (Bologna 1 ottobre aprile 2001), Venezia, 2000, pp , spec. nn. 295, 299; Schwarz 2009, p Da ultimo nell ampia bibliografia: V. Bellelli, Un bronzetto etrusco, Cerveteri e le Acque di Ercole, «Mediterranea», iii, 2006, pp ; Schwarz 2009, pp Bayet 1926, pp ; A. Maggiani, Qualche osservazione sul fegato di Piacenza, «StEtr», l (1982), 1984, pp , in part. pp. 79 e 85 (anche per gli spunti inerenti al rapporto con Maris); Massa- Pairault 1998, p Da ultimo con ampia rassegna delle posizioni, a partire soprattutto dalla prima metà del secolo scorso: Domenici Antichità e ampiezza di diffusione della vicenda eraclea sono ormai definitivamente confermate dai rinvenimenti di Veio ( entro il primo quarto del vii secolo a.c.), di Montefortini (640 a.c.)2 e dai suoi santuari disseminati in tutta Etruria,3 tanto da domandarsi quale portata potesse aver avuto la sua apoteosi tra i temi a lui propri circolanti in queste terre. Parimenti l origine di Hercle, unico prestito greco sul fegato di Piacenza,4 si inscrive nel costante e fecondo dibattito riguardante l interpretazione di scene che coniugano personaggi greci e non greci su prodotti etruschi fabbricati e rinvenuti in Etruria. Non essendo qui la sede per affrontare il problema interpretativo a vasto raggio,5 si farà solo un rapido cenno a come si è proceduto nel trattare il tema dell apoteosi di Hercle, secondo una prassi sperimentata in altri casi. Basandosi sulle costanti di associazione e ricorrenze, sembra poter prendere corpo la tesi secondo la quale fattispecie greche possono essere state chiamate di volta in volta a rappresentare situazioni e ruoli genuinamente etruschi il cui collante immaginifico sembrerebbe riconducibile al tronco più autentico della religione etrusca. Esigenza primaria parrebbe la necessità di esprimere il funzionamento della religione etrusca, talché una ricerca di unità di senso e nuclei minimi finalizzati a comporre esclusivamente miti e storie etrusche sembrerebbe potersi ridimensionare.6 6 Per un punto di vista che parte dalla rappresentazione delle forme concrete dell Etrusca Disciplina, volte a interpretare il volere soprannaturale utilizzando personaggi del mito greco, indipendentemente dalla narrazione a essi correlata: G. Bagnasco Gianni, The importance of being Umaele, in Etruscan by Definition, Papers in Honour of Sybille Haynes, eds. J. Swaddling, P. Perkins, mbe, London, 2009, pp ; Eadem, Lettere e immagini: esempi etruschi di parola ispirata, in Corollari. Scritti di antichità etrusche e italiche in omaggio all opera di Giovanni Colonna, a cura di D. F. Maras, Pisa-Roma 2011, pp ; Bagnasco Gianni2012. Importante è la messa a punto di N. de Grummond che dopo aver ridefinito in senso etrusco i concetti mutuati da M. Eliade di mitologema e mitemi, suoi costituenti, (de Grummond 2006, pp. xiii-xiv) passa di fatto all applicazione pratica nell esegesi delle singole situazioni etrusche. Pur rimanendo ancorata al concetto di mito etrusco la Studiosa riesce di fatto a raccogliere unità minime come le teste oracolari, di volta in volta inserite in contesti narrativi e - truschi, così come recentemente riconosciuto (Domenici 2009, p. 58), che prescindono da una ricerca del mito greco d origine: de Grummond Su questa linea, a proposito del tema inerente a Tagete che verrà trattato oltre, recentemente: Roncalli 2010, p. 117.

14 lo specchio della tomba 65 e la questione dell apoteosi 49 1 Massa-Pairault 1998, p Schwarz 1990, nn e pp ; Schwarz 2009, p. 246 e add. 51 (Hercules Triumphalis), Si veda in proposito: J. Boardman, s.v. Herakles, limc, iv, 1988, 1, pp , pp. 122 e 165 (allattamento). 4 Schwarz 1990, nn Ivi, nn Ivi, nn Ivi, nn ; Schwarz 2009, add Schwarz 1990, nn Ivi, n Perciò se in Etruria si può, come pare evidente, parlare di «un tronco religioso comune sul quale si innestano alcune varianti locali»,1 il nucleo minimo riconoscibile dell apoteosi di Hercle poteva funzionare come espressione di un segmento dell Etrusca Disciplina? Per contribuire in qualche modo a rispondere a questa domanda si procederà dunque distinguendo fra contesti narrativi integralmente riconducibili al racconto mitico greco e combinazioni costanti di aspetti greci e etruschi, che potrebbero avere invece veicolato riferimenti simbolici inspiegabili in prospettiva greca. Partendo dunque dai paragrafi che S. Schwarz titola V. Hercle s later life, death and apotheosis, in entrambe le versioni della voce del limc,2 si potrà muovere dalle raffigurazioni sorrette dal racconto mitico greco:3 incinerazione sulla pira sul Monte Oeta;4 viaggio su carro per lo più con Atena;5 introduzione all Olimpo;6 adozione per allattamento da parte di Uni;7 incoronazione all Olimpo da parte di figure femminili,8 di cui fa parte lo specchio con Hercle incoronato da una figura femminile alata (7).9 Alle precedenti sembra tuttavia possibile aggiungere altre scene che nelle due versioni del limc sono distribuite invece nei paragrafi dedicati alla vicenda eraclea in generale e di cui si dirà in seguito: Hercle in scene diverse in cui è denominato Calanice, prestito dall epiteto greco K ÏÏ ÓÈÎÔ (5-7);10 Hercle e il fanciullo denominato due volte Epiur (8-12).11 In queste scene ricorrono inoltre figure che hanno attinenza sia con il trionfo, sia con la divinazione. Nel primo caso si tratta di creature che sembrano aver sostituito in Etruria le Nikai della Magna Grecia,12 come ad esempio Mean,13 epigraficamente attestata, o la creatura alata con patera dello specchio della tomba 65 del Fondo Scataglini, già definita da F.R. Serra Ridgway come Vittoria, che con - tribuisce all intonazione trionfale della scena.14 Nel secondo caso si tratta di Menerva, dea oracolare per eccellenza Oltre alla scena summenzionata dello specchio 7, inserita nel paragrafo V. Hercle s later life, death and apotheosis, le altre scene dove l epiteto compare sono variamente distribuite in altre sezioni: ivi, O. Non-narrative. 8. With Tinas Cliniar (senza n.); Q. Dodekathlon. 1. Nemean Lion (n. 176f ) e 11. Hesperides (n. 259); S. Hercle, other principal adversaries. 12. With Prumathe (n. 316). 11 Le scene sono nella sezione che raccoglie quelle a carattere narrativo : ivi, pp P. Hercle and family life. 3. With Epiur, nn ; Schwarz 2009, add. 46, add. 49; p. 250, 8. Hercle and Tinas Cliniar/ Dioskouroi; p. 260, 9. With Epiur, Mar hercles. 12 de Grummond 2006, pp e Schwarz 1990, p Serra Ridgway 1996, p. 80. Per l associazione fra Hercle e la patera F.H. Massa Pairault propone il confronto con scene figurate del repertorio attico in cui è rappresentata Atena che offre a Hercle il vino dell immortalità in una patera, garantendo a Hercle il suo passaggio all Olimpo (Massa Pairault 2000, pp ). Per un ulteriore associazione fra Hercle e la patera a Tarquinia si vedano le osservazioni di L. Neri su uno specchio molto rovinato: L. Neri, Gli specchi etruschi, Roma, 2002, p Torelli 1986, p. 193; G. Colonna, Note preli-

15 50 giovanna bagnasco gianni Calanice (5-7) L epiteto Calanice, prestito dal greco K ÏÏ ÓÈÎÔ, ovvero dalla bella vittoria è acquisito da Herakles dopo la sua assunzione all Olimpo, sin dalla prima circolazione dell epos, fin dai tempi di Eumelo di Corinto. Inoltre nella Titanomachia contenuta nella Teogonia di Esiodo la vittoria di Eracle contro i Giganti è connessa direttamente alla sua apoteosi, come già anticipato in altra sede.1 Trattandosi dunque di un chiaro riferimento all apoteosi, è possibile osservare insieme da questo punto di vista i tre specchi con scene differenti che recano la stessa iscrizione. Due, provenienti da Vulci e databili al v secolo a.c., alludono a due episodi di Gigantomachia in cui è coinvolto l eroe con Prometeo (5)2 e Atlante (6)3 mentre un terzo specchio, di provenienza ignota e incluso come già detto nel gruppo dell incoronazione all Olimpo da S. Schwarz (7), reca iscritti accanto ai rispettivi personaggi il nome Mean sinistrorso e Calanice destrorso con la lettera n sinistrorsa.4 Oltre che sugli specchi menzionati, l epiteto compare su uno scarabeo con scena di lotta fra l eroe e un leone (Calanic), mentre Hercle sta compiendo una delle sue fatiche più note. Ciò potrebbe spiegarsi nel quadro di quanto osservato da N. de Grummond a proposito della targhetta dello specchio (4) dove si dichiara il compimento del destino di Hercle.5 Sulla base della provenienza vulcente dei primi due specchi, M. Martelli ha ritenuto evidente che l arrivo in Etruria di quest epiteto di Herakles fosse da inquadrare nel tardo arcaismo, in particolare a Vulci, nel momento in cui nella città vigeva il culto di Fufluns Pa ies pure caratterizzato da un epiteto di origine greca.6 Tale affermazione sembrava ai tempi rafforzata dall attribuzione di tutti e tre gli specchi a botteghe vulcenti sulla base di uno studio di U. Fischer-Graf,7 che ascriveva alla città la serie degli specchi con corona d edera. Secondo G. Sassatelli invece tale tentativo di considerare la corona d edera elemento identificativo dell officina, è stato vanificato dalla semplice constatazione che in alcuni di questi specchi (Fischer-Graf 1980, v, 42 e v, 70) la grafia delle iscrizioni è di tipo settentrio - nale.8 minari sui culti del santuario di Portonaccio a Veio, «Scienze dell Antichità» 1, 1987, pp , in part. pp.420 e Bagnasco Gianni 2010, pp Sassatelli 1997, p A. Rallo, Motivi ispiratori greci nella decorazione di alcuni specchi etruschi, in Aspetti e problemi 2000, pp , in part. pp ; M. Sannibale, Le tecniche di incisione nella produzione degli specchi etruschi. Indagini archeometriche nella collezione del Museo Gregoriano etrusco, in Aspetti e problemi 2000, pp , in part. pp Pandolfini Schwarz 1990, p. n. 176f; J. D. Beazley, The Lewes House Collection of ancient gems, now at the Museum of Fine Arts, Boston, J. Boardman, M. B. Comstock, C.C. Vermeule, British archaeological reports. International series, 1074, Oxford, 2002, n. 89; de Grummond 2000, p M. Martelli, Calanice, «StEtr», liv (1986), 1988, pp , in part. p. 167, seguita da Schwarz 1990, p U. Fischer-Graf, Spiegelwerkstätten in Vulci (Archäologische Forschungen 8), Berlin, Sassatelli 1997, p. 350.

16 lo specchio della tomba 65 e la questione dell apoteosi 51 Fig. 8. Specchio 5. Fig. 9. Specchio 6. Hercle con Epiur (8-13) Il tema dell apoteosi torna nella critica a proposito di tre specchi che legano Hercle a un personaggio di età variabile denominato nello stesso modo. Due di essi riportano Hercle con in braccio un fanciullo in tenera età denominato Epiur o Epeur (8-9) e hanno attinenza, concorde la critica, con altri tre specchi anepigrafi con scena simile (10-12). Resta invece finora isolato uno specchio con Hercle alle prese con Epiur giovane (13) e in relazione diversa rispetto a quella in essere con gli infanti. Nel caso di questi ultimi non vi è dubbio che si tratti di una scena di apoteosi perché ha luogo tre volte in presenza di Mean o Munthuch in atto di incoronare Hercle1 Fig. 10. Specchio 7. 1 Per il ruolo di Munthuch, non limitato a sola ornatrice e nella dimensione della divinazione, si vedano le considerazioni sullo specchio dove compare con Hinthial (Rebuffat-Emmanuel 1973, n. 17): Richardson 2008; Bagnasco Gianni 2012, pp

17 52 giovanna bagnasco gianni Fig. 11. Specchio 8. Fig. 13. Specchio 10. (8-10), cui una volta si aggiunge Tinia (8). Presenze affini non sono deducibili sullo specchio frammentario (11) e su Fig. 12. Specchio 9. quello perduto (12), che secondo la descrizione riportata (cie 10727) recava altri nomi (Thalna, Hercle, Than[r]). Menerva fa parte invece della scena in quattro specchi su cinque (9, 10, 11, 13). Nel suo recente contributo I. Domenici offre un accurato regesto delle diverse tesi finora avanzate in merito alla possibilità di identificare il fanciullo Epiur sia con il giovane dallo stesso nome, sia con Tagete, il puer senex, proponendo a sua volta una lettura in chiave narrativa, come risulta nella tabella impostata sul divenire delle azioni.1 I dispareri partono già dalla descrizione della relazione fra Epiur e Hercle. F. H. Massa Pairault interpreta la scena con l eroe in atto di estrarre con forza il giovane che fuoriesce dalla terra, a motivo della posizione delle sue gambe e della sua aria assente, e perviene alla 1 Per il commento sulle varie personificazioni: Domenici 2009, p. 201 (tabella) e pp ;

18 lo specchio della tomba 65 e la questione dell apoteosi 53 Fig. 14. Specchio 11. conclusione che l omonimia fra fanciulli e giovane non implichi necessariamente una loro identità.1 I. Domenici resta invece sulla linea del ratto nella dimensione della paideia, garante Menerva: data la somiglianza di condizione fra fanciulli e adolescente un omonimia anche di fatto sembrerebbe sostenibile, ma in contesti narrativi differenti.2 Per quanto riguarda l identificazione di Epiur con Tagete, uno degli elementi 1 In un primo tempo la Studiosa aveva riconosciuto un athlon: «La prova che sta superando Eracle significa quindi verosimilmente che egli conquisterà la padronanza del suolo, della terra, e inoltre, conquisterà un responsum o una sors di immortalità che si estrae dalla terra come Epiur» (Massa- Pairault 1998, p. 199). Successivamente, perfezionando questa lettura, apre alle considerazioni sulla fuoruscita dalla terra che derivano dalla posizione delle gambe di Epiur: Massa Pairault 2000, pp I. Domenici, soffermandosi esclusivamente su una delle precedenti letture (Massa-Pairault 1998, p. 199), propone per la scena un atterraggio, rispettivamente: Domenici 2009, pp. 213 e 261. Fig. 15. Specchio 13. considerati da M. Torelli e F. H. Massa Pairault per sostenerla, è l evidente calvizie che caratterizza il fanciullo come puer senex.3 I. Domenici considera invece questo elemento debole per proporre tale identificazione, in quanto le fonti letterarie menzionano solo i tratti senili di Tagete,4 senza accenni a canizie o calvizie. Sarebbe inoltre quest ultimo un tratto non particolarmente caratterizzante la senilità, perché frequente nei bimbi appena nati.5 Partendo da questi specifici argomenti, si tenterà ora di riproporre la tesi dell identità di nome e di fatto fra i fan- 3 Torelli 1986, p. 193; Pairault Massa 1992, pp Per la citazione delle fonti e una dettagliata disamina dei tratti senili: Wood 1980, pp , in part. pp , nt. 1 e gli argomenti discussi ai nn. 11, 15, 16, 22, 23. Per alcune annotazioni sull iconografia: J. Penny Small, s.v. Tages, LIMC, VII, 1994, 1, pp Domenici 2009, p. 79.

19 54 giovanna bagnasco gianni ciulli e il giovane coinvolti con Hercle, nonché fra tutti questi e Tagete, il puer senex di Tarquinia, nel quadro dell apoteosi dell eroe. La procedura seguita fonda, come anticipato più sopra, sulla ricerca di occorrenze di associazioni minime, come in questo caso la relazione fra Hercle e Epiur/Epeur, fanciullo o adolescente/ giovane, e la componente oracolare espressa da Menerva. Tali denominatori comuni vengono qui intesi come unità simboliche associate,1 indipendentemente dall origine individuale, greca o etrusca, di ogni personaggio chiamato a concorrere alla scena. Pertanto, onde verificare la possibilità sia di un omonimia di fatto fra Epiur/ Epeur fanciullo e giovane sia di un nucleo di riferimento unico, pare ora opportuno esaminare uno per uno i temi dell estrazione dalla terra di Epiur, della calvizie di Epiur fanciullo e dell apoteosi implicata dalla componente oracolare, perché potrebbero sembrare meno perspicui dei precedenti: - Estrazione di Epiur dalla terra da parte di Hercle Le summenzionate osservazioni di F. H. Massa Pairault risolvono in positivo il dubbio sul fatto che Hercle stia estraendo dalla terra il giovane. - Calvizie di Epiur fanciullo La summenzionata affermazione di I. Domenici sull irrilevanza della calvizie come tratto senile merita una considerazione più dettagliata, a livello degli strumenti impiegati per dare questo tipo di informazione. Si potrebbe infatti facilmente sostenere l incommensurabilità fra descrizione della fonte letteraria e figurativa, in quanto rese in maniera diversa, dipendendo dal mezzo espressivo di chi si serve della parola e di chi decora.2 Pertanto a una generica descrizione della senilità di Tagete nella fonte letteraria, avrebbe potuto corrispondere la resa della calvizie con la tecnica dell incisione sugli specchi: del resto la calvizie dei fanciulli compare proprio laddove è assente il nome del fanciullo (10, 11). Non sussistendo dunque convincenti controindicazioni in merito alla natura di puer senex di Epiur, si apre la possibilità da un lato di un suo confronto con il puer senex Tagete, che nasce da una zolla di terra a Tarquinia,3 e dall altro di un e - ventuale proprietà transitiva di tratti simbolici e nomi: se Epiurè puer senex, come Tagete, e Tagete nasce dalla terra, allora anche Epiur nasce dalla terra. Pertanto Epiur fanciullo tenuto in braccio da Hercle e Epiur giovane estratto dalla terra da Hercle, potrebbero essere la stessa persona.4 Questo stesso collegamento con la terra, potrebbe richiamare suggestivamente la coincidenza fra una paretimo- 1 Per una procedura simile, applicata a documenti più antichi: A. Maggiani, Aspetti del linguaggio figurativo tardo-orientalizzante a Tarquinia. Dalla metafora al simbolo, in Der Orient und Etrurien. Zum Phänomen des Orientalisierens im westlichen Mittelmeerraum, Jh. v.chr., Akten des Kolloquiums (Tübingen, 12-3 Juni 1997), Pisa, 2000, pp , in part. p Come emerge molto opportunamente nel libro della stessa I. Domenici: Domenici 2009, p Così come del resto già a suo tempo osservato: E. Mavleev, s.v. Epiur, limc, iii, 1986, pp Sulla velocità nel passaggio di età di Tagete da infante a adolescente: Wood 1980, pp. 338 (single day) e 339 («infancy and adolescens») e l argomento n. 16 (miraculous speed).

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