I DALMATI IN CAUSA CON LA CROAZIA, SI SENTONO TRADITI E VENDUTI COL REFERENDUM TORNA LA PAROLA AGLI ESULI

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1 Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale bimestrale - DL 353/2003 (conv. In L. 27/02/04 n. 46) art. 1 comma 2 NE/TS. In caso di mancato recapito, inviare all'ufficio Trieste-Cpo per restituzione al mittente, che si impegna a corrispondere il diritto fisso dovuto. Taxe Perçue in Italy N 4 Anno II - marzo 2015 N 86 Anno XIX delle pubblicazioni dei Dalmati di Trieste I DALMATI IN CAUSA CON LA CROAZIA, SI SENTONO TRADITI E VENDUTI COL REFERENDUM TORNA LA PAROLA AGLI ESULI SU QUESTIONI CONCRETE, NASCOSTE E CENSURATE Tutti sono chiamati a decidere su problemi reali, sul futuro degli esuli e della cultura italiana in Dalmazia. Volevano liquidare l esodo con una Fondazione di dilettanti allo sbaraglio LA FONDAZIONE RUSTIA TRAINE SALVA LA LIBERTÀ DEL GIORNALE Sulla proprietà de Il Dalmata scippato, qualcuno ha sentenziato: Fate pure causa, avremo una sentenza fra un decennio, se la magistratura sarà più veloce di sorella morte. Non è andata così. I componenti della Delegazione di Trieste (dodici eletti al Consiglio comunale, cinque cooptati in rappresentanza di città ed isole importanti ed un gran numero di giovani, di redattori e di collaboratori) hanno continuato a scrivere e a curare l edizione e la spedizione del giornale, nella versione libera da censure e condizionamenti. Allora a Padova hanno avuto un altra pensata: hanno sciolto la Delegazione di Trieste, senza averne i poteri e contando sempre e solo sulla lentezza di un impugnazione davanti alla magistratura e sull inesorabile avanzata di sorella morte. Ma, Il Dalmata libero ha continuato ad uscire, gridando con tutto il fiato che aveva in corpo tutte le notizie scomode, e la Fondazione Rustia Traine si è offerta di garantire la continuità del giornal. Perché non ci fossero dubbi ha sventolato in prima pagina il nome del vecchio Direttore che ha garantito per diciott anni la libertà e l accesso al giornale a tutti i dalmati, mentre l edizione padovana in quattro numeri ha già cambiato due Direttori. Continua a pag.12 LUXARDO DESTITUITO, ELEZIONI FASULLE, CONSIGLIO E GIUNTA COMUNALE SCIOLTI Servizio a pag. 13 Contee favorevoli alla Kitarović Contee favorevoli a Josipović KOLINDA GRABAR KITAROVIĆ, nata a Grobnico nei dintorni di Fiume è diventata Presidente della Repubblica di Croazia secondo il Večernji List - grazie ai voti ricevuti in Dalmazia. Il fatto che l avversario Ivo Josipović fosse originario di Macarsca, testimonia che il baricentro della politica croata si è spostato sull Adriatico. Sapevano tutto loro e credevano di decidere tutto, senza sentire nessuno. Bastava chiudere qualche giornale, censurarlo o incatenarlo come avevano fatto con Il Dalmata, o non stamparlo proprio come avviene per La Difesa adriatica che da otto mesi non si vede in giro. L idea di fondo è che ormai l esodo sia finito e disturba maledettamente il fatto che invece a Trieste il numero di coloro che si avvicinano alle organizzazioni dalmatiche cresca ogni anno, come dimostrato dal fatto che dalle centinaia di presenze ai primi Raduni di Trieste si è passati alle migliaia di dalmati presenti al Raduno n. 40 del 1993, per arrivare alle molte migliaia di presenze all ultimo Raduno il n. 56 del Come sia possibile che a Trieste avvenga esattamente il contrario di quello che purtroppo si registra in tutte le altre parti dell Italia? La risposta è semplice. A Trieste si cercano giovani con fatica, ma se ne trovano molti disposti ad entusiasmarsi nel dare il loro contributo a far crescere in Dalmazia le nostre Comunità che Tito credeva di aver estirpato fin dalle radici. Questi nuovi adepti sono pronti a lavorare per riportare la cultura italiana nell Adriatico orientale e sono inoltre pronti a continuare a testimoniare, certo in modi e sistemi diversi da quelli usati nel passato, il significato dell esilio, anzi, dei tre esili che hanno colpito la Dalmazia. Sembra incredibile, ma il numero dei giovani che hanno un ascendenza dal- matica vecchia di anni (esilio austriaco), o di quello provocato dal Regno di Jugoslavia ( ) sono più numerosi dei discendenti dell ultimo esodo provocato da Tito, forse perché le nostre associazioni hanno spesso deluso, con giochetti e furberie da quattro soldi che deprimono tutti e allontanano quelli che vorrebbero continuare. Allegato al giornale i lettori troveranno una pagina sciolta con i quesiti del Referendum che può essere fotocopiata e distribuita tra i propri familiari e amici che non ricevono il giornale. Ognuno può scegliere liberamente le sue risposte che potranno essere anche diverse da quelle di figli, nipoti o amici e spediti in lettera o semplicemente pinzando il foglio piegato in tre. Oppure, utilizzando l Internet. Raccoglieremo diligentemente tutte le risposte e le renderemo pubbliche (i primi dati sono già in rete), e pubblicheremo i risultati che porteremo al Governo in rappresentanza reale dell esodo, annullando le versioni di alcuni saccenti che finora si sono arrogati il diritto di parlare per tutti. Compresi gli esuli che hanno intentato causa alla Croazia per riavere i beni o gli indennizzi, in vari Tribunali croati ed alla Corte di Strasburgo e che sono inviperiti perché temono l eventuale accettazione da parte dell Italia dei 90 milioni di dollari di Osimo, per chiudere tutto, come una pugnalata alla schiena. Dir

2 pag. 2 marzo 2015 IL DALMATA LIBERO FONDAZIONE SCIENTIFICO CULTURALE MARIA E EUGENIO DARIO RUSTIA TRAINE TRIESTE Lettera aperta al Presidente della Repubblica italiana Al sig. Presidente della Repubblica italiana Sede vacante Palazzo del Quirinale Roma Signor Presidente della Repubblica, Le scrivo questa lettera quando ancora il Parlamento non ha eletto la persona che sarà scelta per l alto incarico di Capo dello Stato. Lo faccio di proposito, per sottolineare che mi rivolgo all Istituzione, non alla persona proveniente dalla politica, dalle professioni, dalle arti, dalle lettere o dalla cultura, perché la richiesta che Le rivolgo merita attenzione indipendentemente dall indirizzo che Ella vorrà legittimamente attribuire alla Sua Presidenza. Mi riferisco alla mancata Cerimonia per il Conferimento della Medaglia d Oro al Valor Militare al Gonfalone dell ultima Amministrazione italiana della Città di Zara, completamente distrutta dai bombardamenti aerei tra il 2 novembre 1943 ed il 30 ottobre 1944, quando la Città faceva parte del territorio italiano. Subito dopo la firma del Decreto del Presidente Carlo Azeglio Ciampi avvenuta in data 21/09/2001 erano stati concordati da me con gli Uffici del Cerimoniale del Quirinale i termini della manifestazione solenne, fin nei minimi dettagli, che avrebbe dovuto tenersi a breve nel Cortile d Onore del Quirinale. Purtroppo, un malinteso con la Repubblica di Croazia ha fatto rinviare sine die l vento tanto atteso dagli esuli zaratini, dalmati, istriani e fiumani e dagli italiani residenti in Dalmazia. Sono trascorsi ormai oltre tredici anni e non si è più parlato della cerimonia, anche per un malinteso senso di rispetto verso le Istituzioni che andavano invece, sollecitate, con il doveroso rispetto ma anche con il fermo senso di responsabilità verso la Storia e verso quanti hanno dato la vita per la Patria. Ritengo, signor Presidente della Repubblica, che il gran tempo passato abbia superato i vecchi timori della Repubblica di Croazia che oggi fa parte dell Unione europea e che sia anche cambiato il clima culturale e politico che impediva di cassare il terzo capoverso della motivazione della M.d.O.V.M., non corrispondente alla verità storica, perché oggi non si sente più la necessità di infingimenti ed omaggi ad ideologie superate dalla storia. FONDAZIONE SCIENTIFICO CULTURALE MARIA E EUGENIO DARIO RUSTIA TRAINE TRIESTE Lettera aperta al Presidente della Repubblica della Croazia Al Signor Presidente della Repubblica di Croazia Kolinda Grabar Kitarović Ufficio del Presidente della Repubblica di Croazia Zagabria Signor Presidente della Repubblica di Croazia, in qualità di esule italiano dalla Dalmazia, mi congratulo con Lei per l alto incarico che il Popolo croato Le ha assegnato in un momento tanto difficile per l Europa, della quale facciamo tutti parte culturalmente da secoli e politicamente solo da tempi recenti. Nel lontano 21 settembre 2001 il Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi ha concesso al Gonfalone dell ultima Amministrazione italiana della città di Zara, mia città natale, la Medaglia d Oro al Valor Militare per l attaccamento della sua popolazione di allora alla Patria italiana e per il fatto che la città ha subito la maggior distruzione per bombardamenti aerei alleati tra tutti i capoluoghi del Regno d Italia di allora. In quel periodo, ancora troppo vicino alla Guerra patriottica che ha portato alla nascita della Repubblica di Croazia libera, democratica ed indipendente, furono sollevate in Croazia alcune perplessità sull opportunità di questo gesto, forse scambiato per una pretesa territoriale che non era, certo, nelle intenzioni del Presidente Ciampi, né degli esuli che chiesero questo riconoscimento solo per il suo alto valore morale e civile. A distanza di quasi quattordici anni in cui il paese che Ella rappresenta è entrato a pieno titolo nell unità europea e ha preso le distanze dall oppressione jugoslava che ha colpito i croati non meno degli italiani, e dalla politica di pulizia etnica attuata da Tito ai danni di tutti i popoli che si opponevano al regime comunista, mi rivolgo a Lei affinché unitamente al nostro Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, concordi i termini morali e spirituali che consentano, in un clima di amicizia e comprensione europea, una solenne Cerimonia per la materiale consegna della Medaglia d Oro, quale momento di superamento delle divisioni di ieri e delle sofferenze delle popolazioni adriatico di cui Ella fa parte per nascita, per tradizione familiare e per la civiltà latina comune ai croati, italiani ed agli altri popoli europei. Con ossequio e deferenza, Mi creda, Trieste, 24 gennaio 2015 Suo On. Renzo de Vidovich Trieste, 20 febbraio 2015 Il Presidente On. Renzo de Vidovich Presidente I TESTI ORIGINALI INVIATI AI CAPI DI STATO D ITALIA E CROAZIA

3 IL DALMATA LIBERO marzo 2015 pag. 3 LETTERE AI PRESIDENTI DELLE REPUBBLICHE D ITALIA E DI CROAZIA LA MEDAGLIA D ORO AL VALOR MILITARE A ZARA UN RICONOSCIMENTO PER TUTTI GLI ESULI La lettera di de Vidovich a Porta a Porta, ripresa su Il Giornale da Biloslavo, appoggiata dagli on. Gasparri e Giovanardi, da Ballarin alla Camera e da tutta la Rete Internet Per tredici lunghi anni ci siamo limitati a sentire, soffocata in una marea di inutili parole delle relazioni di Luxardo, che la cerimonia della consegna della Medaglia d Oro al Valor Militare al Gonfalone di Zara non era ancora avvenuta. Tutto qui. Non era opportuna alcuna iniziativa, perché rischiavamo di rompere l unità dei Dalmati e financo degli esuli, per cui era meglio non disturbare il manovratore con petulanti richieste. Nell ultimo Raduno di Jesolo pensarono bene che fosse meglio evitare di citare una cosa ormai caduta nel dimenticatoio. Poi, l on. de Vidovich, finalmente scioltosi dai lacci e lacciuoli che gli impedivano l attività anche nel nostro campo, ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera, che riproduciamo a parte, quando il Presidente della Repubblica Napolitano aveva dato le dimissioni e non si sapeva ancora chi sarebbe stato il nuovo Presidente. In un Italia in cui tutti si richiamano a conoscenze personali che sembrano far parte del patrimonio genetico della nostra gente, (anche se sa un po di ruffianeria mafiosa), che un Dalmata si rivolgesse ad un Istituzione ancora senza volto e senza nome, ha prodotto il suo effetto. A Porta a Porta, la più importante trasmissione di approfondimento politico della più incisiva rete televisiva Rai, il giornalista Fausto Biloslavo ne ha parlato con toni misurati e ben calibrati e l on. Maurizio Gasparri, da sempre vicino ai Dalmati ed agli esuli, è a sua volta intervenuto in diretta sull argomento, dicendo che avrebbe caldeggiato la richiesta al Presidente Mattarella, nel frattempo eletto. Sulla rete Internet si sono scatenati un po tutti, amici dei Dalmati, ma anche un gran numero di esuli di altre città, isole e paesi Dal libro Regno di Dalmazia e la Nazione dalmata, vol. II di Renzo de Vidovich, edito dalla Fondazione Rustia Traine istriani, fiumani e dalmati, gente comune che sapeva poco o niente delle nostre vicende, vecchi avversari che hanno appoggiato l iniziativa (ai quali siamo particolarmente grati) ed un gran numero di amici antichi e nuovi, conosciuti e sconosciuti. Tra i più autorevoli Carlo Giovanardi, da sempre vicino agli esuli ed ai Dalmati in particolare. Quando poi Fausto Biloslavo ha approfondito l argomento sulla prima pagina de Il Giornale, la notizia ha bucato il video. Ne hanno parlato un po tutti e nello storico incontro tra l on. Fini e l on. Violante ripetuto a Trieste dopo quasi vent anni da quel primo incontro, Fini si è soffermato a lungo sull argomento e la stampa ne ha preso atto. Anche il Presidente della FederEsuli Antonio Ballarin, parlando alla Camera nel Giorno del Ricordo, ripreso in diretta dalla Rai, ha appoggiato esplicitamente la richiesta ed il più giovane esponente dei Dalmati di Trieste Enrico Focardi ha chiesto l appoggio della Giunta di Padova che, a onore della verità, si è comportata in quest occasione bene. Ha chiesto ed ottenuto che Focardi togliesse una battuta polemica nei suoi confronti ed ha appoggiato l iniziativa di de Vidovich, ritornato per un momento il fratello di altri tempi e non l avversario da battere. Questi fatti sono solo l inizio di una operazione politica a largo raggio e sarà necessario che gli amici triestini giochino con avvedutezza tutte le loro carte se vogliono raggiungere l obbiettivo. L on. de Vidovich ha anche inviato una lettera alla neo Presidente della Repubblica di Croazia, la fiumana Kitarović, che pubblichiamo nella pagina accanto. Vanno aperti gli archivi segreti di Tito per individuare con ulteriori documenti ciò che Oddone Talpo ha reso noto nel libro Vennero dal cielo, scritto con Sergio Brcic, sulle istigazioni poste in atto callidamente dal Maresciallo per ottenere i bombardamenti di Zara. Perché gli esuli dalmati che tanto hanno sofferto non hanno bisogno di inventarsi nulla o di esasperare situazioni incerte. La verità ci basta. E avanza. Missioni consegna al Gen. Rocca ed alla signora Paola Dal Din il Gonfalone di Zara che è conservato in una teca del Museo delle medaglie d'oro a Roma. Foto tratta da Il Dalmata, Anno VI - maggio/giugno 2002 edizione di Trieste

4 pag. 4 Lo zaratino Dalmato Politeo ha ricevuto una Sentenza positiva della Corte costituzionale della Repubblica di Croazia, ma non siamo in grado di rendere noto né di esaminare il dispositivo perché non lo abbiamo ancora visto interamente e quindi i nostri avvocati non sono in grado di dare un parere meditato. Quasi contemporaneamente la stessa Corte costituzionale croata ha invece respinto un ricorso del prof. Luciano Chalvien con argomentazioni piuttosto labili che il docente lussignano ha impugnato a Strasburgo presso la Corte europea. Com è noto, la Croazia ha accettato da anni di sottomettersi alla giurisdizione europea, ma solo ora, dopo la definitiva entrata nell Unione europea, ogni dubbio è stato fugato e Strasburgo ha piena giurisdizione sui deliberati della Corte costituzionale croata che possono essere impugnati per violazione dei Diritti dell uomo ed altro. La Sentenza contro il prof. Chalvien non nega il principio della restituzione dei beni o dell equo indennizzo da parte croata, ma si addentra in sottili distinguo che a noi sembrano veri e propri éscamotage perché le argomentazioni prodotte ci appaiono di una chiarezza solare che non dovrebbe consentire ad un giudice di dire: non si capisce... Abbiamo anche il caso della nota esponente zaratina Edda Cattich, che possedeva territori di grande entità nella zona di Zemonico, dove oggi sorge l aeroporto di Zara ed in altre parti della Dalmazia, che è stata per lungo tempo invitata dal competente organo croato a produrre documenti, certificati catastali e tavolari per poi sentirsi dire nema nista, perché marzo 2015 IL DALMATA LIBERO NON SI DEVONO SVENDERE I BENI DEGLI ESULI PER $ 90 MILIONI DI OSIMO!! LA CORTE SUPREMA CROATA IN BILICO TRA INDENNIZZI, PRETESTI E PRESCRIZIONI Una Sentenza favorevole, una negativa impugnata a Strasburgo, molte in sospeso. I termini per l impugnazione sono solo di quindici giorni, pochi per traduzioni,appelli etc. aveva optato per l Italia. Invece Marino Maracich, che possedeva una parte considerevole dei terreni dell isola di Veglia, è ancora in alto mare tra avvocati ed il Tribunale di Fiume. Come si potrà leggere sulla prima pagina de Il Dalmata edizione di Trieste, n. 82/2014, i Tribunali croati hanno riconosciuto almeno una decina di casi particolari, per cui i Comuni che si erano impossessati dei loro beni sono stati condannati a pagare somme ingenti a titolo di indennizzo che hanno dovuto rateizzare perché si trattava di importi notevoli che non erano nella loro disponibilità. Su queste cause vinte gli interessati hanno fatto scendere il più assoluto silenzio, per cui non siamo in grado di dire quali fossero i casi particolari riconosciuti come validi dalla giurisprudenza croata. Dal 1997 il giudice del tribunale della confisca dell isola di Arbe non emette sentenza di primo grado sui beni lasciati ad Arbe della mia famiglia, che possedeva dal 300, osservando che sono troppi. Infatti hanno reso possidenti un po tutti gli isolani, a cominciare dall ex sindaco che li ha venduti. Anche un azione svolta dalla Gianna Duda Marinelli a Strasburgo ha dato esiti negativi, perché l Alta Corte europea non è entrata nel merito della vertenza, ma si è fermata all esame di questioni giuridiche formali. Infine, una nota famiglia di Trieste proveniente dalla Dalmazia montenegrina, che dispone di grandi proprietà in Montenegro, è in subbuglio perché il Governo liberale montenegrino ha fatto sapere di voler nazionalizzare un intera baia, preservata finora dalla cementificazione. Le questioni formali in genere vertono sul fatto che non sempre appare chiara la data delle notifiche delle sentenze croate. Quello che gli avvocati chiamano il dies a quo, cioè il giorno dal quale partono i termini per impugnare la sentenza, non sono sempre chiari. Se si aggiunge che le sentenze sono redatte in lingua croata, che vanno quindi tradotte e date ad un avvocato italiano per preparare l appello a Strasburgo, si capirà bene perché i quindici giorni a disposizione per l impugnazione davanti alla Corte europea siano strettissimi e possono dar luogo ad errori che impediscono alla Corte europea di giudicare nel merito. A ciò si aggiunga che si ricomincia a parlare dei 90 milioni di dollari che l Italia sarebbe disposta ad introitare per chiudere definitivamente la questione dei beni abbandonati. Il fatto che una parte di questi 90 milioni di dollari sarebbe devoluta alla tristemente nota Fondazione del Mercimonio, che è una delle ragioni dello scontro tra il nostro giornale ed il gruppetto di Padova, aggiunge una ragione in più alle difficoltà che incontrerebbero gli esuli che fanno causa. Forse questa contraddizione spiega le ragioni per le quali la FederEsuli non ha mai stanziato un penny per il pool di avvocati che dovrebbero assistere i ricorrenti a Strasburgo e, prima, nei vari Tribunali croati. Per la verità, da tempo sosteniamo che lo Stato italiano non abbia alcun diritto di sostituirsi ai proprietari di case né rinunciare al loro diritto alla proprietà o all equo indennizzo dovuti dallo Stato croato, ma l accettazione dei 90 milioni di dollari costituirebbe un elemento in più per ostacolare quanti hanno presentato ricorso o pensano di farlo. Infine, una precisazione: molti anni fa i Ministeri degli Esteri e degli Interni erano stati diffidati dal fornire all allora Jugoslavia notizie sulle opzioni fatte dagli esuli in Italia. Da varie parti ci viene, invece, sottolineato che i croati si rifiutano di pagare o restituire le case esibendo copia delle opzioni che dovrebbero restare segretate nelle Prefetture o al Ministero degli Esteri. Almeno per coloro che hanno esercitato il diritto di opzione in Italia. Elisabetta de Dominis

5 IL DALMATA LIBERO marzo 2015 pag POZZI PER L ESTRAZIONE DEL PETROLIO ALLARMA SOLO I RESIDENTI LE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE IN DALMAZIA CON PERICOLO DI TERREMOTI E ABBASSAMENTO DELLE COSTE La popolazione dalmata chiede un Referendum. Silenzio in Venezia Giulia, Veneto, Marche, Abruzzo, Puglia, Montenegro ed Albania, che fanno parte dalla stessa area sismica Dopo l articolo di Ivana Galasso sull Adriatico mare di petrolio, sui danni che potrebbero essere provocati dalle inevitabili fuoruscite di idrocarburi, pubblicato nello scorso numero, ci sembra necessario esaminare anche i pericoli che l estrazione di liquidi dal sottosuolo possa provocare disastri in un area fortemente sismica. La notizia dell avvio di nuove attività di ricerca di giacimenti di idrocarburi in Adriatico, nelle quali alcune società petrolifere sia croate che italiane hanno deciso di investire, mi ha fortemente preoccupato, quale pronipote di zaratini e sebenicensi, in quanto sussisterebbe il timore di divenire testimoni del rischio di maracaibizzazione, ovvero della trasformazione di entrambe le sponde dell Adriatico in coste di un grande golfo petrolifero e metanifero. Attività estrattive sono già presenti nell antico Golfo di Venezia da molti decenni, tuttavia il loro potenziamento spaventa sotto parecchi punti di vista: il primo quello dell impatto sull ambiente naturale di superficie, dovuto a rischi di incidenti, sia nella fase estrattiva sia in quella del trasferimento degli idrocarburi; il secondo per la assai discussa e controversa correlazione tra l estrazione e l aumento del rischio sismico. Ricercando ed analizzando quanto più atten- La ripartizione delle trivellazioni in Dalmazia dibili informazioni circa la attinenza tra fenomeni sismici e estrazione di idrocarburi, ci si imbatte in una selva di dati e notizie molto controverse, dalle opinioni di esperti (tra i quali, ad esempio, docenti dell Università Federico II di Napoli), che convalidano pienamente questa correlazione, a quelle di specialisti qualificati appartenenti a società che rappresentano determinate categorie interessate all estrazione, che invece le smentiscono. Altri competenti rappresentanti delle discipline geosismiche, sostengono invece che lo sfruttamento eccessivo delle risorse idriche sotterranee (per iperattività agricole o altri usi, che provocherebbero la subsidenza, ovvero l abbassamento dei suoli ed i terremoti per il cedimento delle falde), risulterebbe più pericoloso dell estrazione petrolifera Ricordo di aver studiato non troppi decenni fa che l intero Bacino mediterraneo (del quale l Adriatico è idrologeologicamente parte integrante), è interessato dal 54% dei movimenti sismici che avvengono ogni giorno (comprendendo anche i movimenti tellurici percepibili e registrabili solo da sismografi e altri strumenti di precisione), dovuti a diversi fenomeni provocati sia dalla pressione del continente africano (chi ricorda la teoria della tettonica a zolle?), sulla crosta europea, fluttuando sul manto, sia da cedimenti ipogei più o meno profondi, tipici di zone solcate da molteplici faglie. Dell antico Golfo di Venezia si ricorda il periodico e ricorrente ripetersi di fenomeni sismici, taluni dei quali assolutamente distruttivi. L antica Ragosa fu rasa al suolo, nella prima metà del XVII sec., da un terremoto catastrofico, conseguentemente al quale, l antica capitale della quinta Repubblica Marinara italiana, fu ricostruita grazie all interessamento dei savi, dei genieri e degli architetti al servizio della Serenissima, acquisendo l aspetto attuale (la ricostruzione di Ragusa merita una trattazione specifica in uno dei prossimi numeri da parte dell A. (N.d.D.). Con questi precedenti, qualora sussistesse solamente una minima percentuale di rischio di una diretta correlazione fra sfruttamento delle risorse di idrocarburi ipogee e possibili conseguenze sismiche, nessuno dei tre Paesi comunitari (Italia, Slovenia, Croazia) e di quelli solamente Associati all Unione Europea (Bosnia- Erzegovia, Montenegro ed Albania), che si spartiscono la sovranità sulle sponde del Mare Adriatico e dello Jonio, potrebbe permettersi il lusso di rischiare l accelerazione degli eventi in una natura già di per sé sismica, ponendo a rischio, oltre che a vite umane, anche il patrimonio architettonico, artistico e storico-monumentale di città, insediamenti e siti antichi di elevatissimo pregio culturale. Scelte diverse condannerebbero inevitabilmente questi Paesi a conseguenze gravissime, che riguardano anche una delle principali risorse economiche, qual è l industria turistica, oltre alla perdita identitaria del loro patrimonio culturale, prezioso per l intera umanità. Alberto R. Rutter

6 pag. 6 Il Presidente dei carabinieri in congedo di Gorizia, Giovanni Guarini, figlio di un infoibato, ricercatore di fosse comuni e accusatore di partigiani italiani collusi, ha assunto l incarico di Presidente dell Istituto del Nastro Azzurro isontino. È un grande amico dei dalmati. Auspichiamo che sistemi alcune incomprensibili situazioni pendenti nella Regione. Il dott. Umberto Atelli, Presidente emerito della Corte dei Conti di Roma ha rappresentato alla Camera la Fondazione Rustia Traine Vi preghiamo di inviare il vostro contributo utilizzando l allegato polizzino postale o accreditandoci direttamente sull Iban: IT 84 D ; Codice BIC/SWIFT:BPPIITRRXXX Abbiamo dovuto rinviare al prossimo numero Le Lettere al Direttore, i Necrologi ed il Seminario su 400 scrittori dalmati dei proff. Baroni e Benussi, le foto di Basovizza AUGURI DIRETTORE!!! È ormai una tradizione più che trentennale trovarci il 27 febbraio nella Fondazione Rustia Traine per festeggiare il compleanno del nostro Direttore che ha raggiunto 81 primavere, come si dice, ma lui aggiunge che ci sono anche 81 estati, autunni e gli odiati inverni. Anche quest anno i presenti hanno superato il centinaio di amici e la Daria ha sfornato un numero impressionante di piatti salati a base di prosciutto dalmata e di formaggio di Pago e di torte dalmate. Metà del vino era delle nostre isole e metà della Puglia, il cui vitigno è stato importato dalla Dalmazia dalle tribù illiriche di Dauni, Salentini, Messapi, Japigi e Peceuzi. Il verdetto dei numerosi giudici è stato unanime: i vigneti degli Illiri pugliesi avevano dato un vino, il Primitivo di Puglia, di Manduria, ecc., che al palato era ben superiore al Plavac mali ed al Crljenak. Ma il vino pugliese costa un terzo marzo 2015 LE CARAMPANE Si chiamavano - con orgoglio tutto veneto - le signorine per bene ma zitelle a causa della mancanza di una dote. Il riferimento storico risale alle figlie del Doge Rampani del tutto dedito agli impegni dogali, per cui lasciò sfiorire i propri affari, con un eredità priva di schei per la propria famiglia. Alle figlie, pur circondate da rispetto ed ammirazione, ma senza dote, non restò che invecchiare a Ca Rampani, in abiti vecchi e sdruciti, perché nessuno se ne prese cura. Di qui il nome di vecchia Carampana, in uso ancora tra di noi. Chi ama l austerità asburgica può vantare episodi analoghi di cui noi dalmati ci eravamo crogiolati, pensando di far parte di questa tradizione di altruismo politico. Se, però, conoscerete le leggerezze, le facilonerie, le cose buttate su alla carlona di cui trovate un esempio nella delibera di Probiviri ed in altri posti del giornale, vi accorgerete che il nostro Libero Comune non ha niente a che vedere né con l impegno politico del Doge Rampani, né con l austerità di Massimiliano d Asburgo. I nostri dirigenti sembrano dilettanti allo sbaraglio che, però, pretendono di sapere tutto, di scegliere il futuro degli esuli, senza che nessuno ne sappia niente, arrogandosi perfino il diritto di tener segreto lo Statuto della Fondazione del Mercimonio, forse perché indecente e con qualche benefit per qualcuno. I TRE PROBIVIRI DELL ASSOCIAZIONE LCZE-DIM Dott. Gianfranco Giorgolo Dott. Elisabetta de Dominis Dott. Simone Bais IL DALMATA LIBERO Ma la cosa più sorprendente è che l iniziativa dei Probiviri di annullare tutte le irregolarità, indire il tesseramento dell Associazione, dimenticato per dodici anni, rifare elezioni corrette ed eleggere un nuovo Consiglio comunale, una Giunta legale ed un Sindaco legittimo, hanno destato qualche contrarietà in alcuni vecchi fannulloni. Qualcuno di loro ha cominciato a telefonare a dritta e a manca per dire che i designati a reggere il Triumvirato per aggiustare una casa sconquassata avessero chissà quali obbiettivi politici, benché non fossero amici di de Vidovich. Si tratta di sei designati al Triumvirato assolutamente indipendenti, scelti tra i dalmati di Roma che erano fuori dall influenza dei quattro massoni di Padova, ma anche privi di alcun legame con i Dalmati di Trieste. L importante è che tutto vada alla malora, che i profughi in Italia ed all estero si disperdano e non costituiscano più un problema. Solo così lorsignori potranno costituire una Fondazione che non ha iscritti, ma solo capitali, che consenta a qualcuno di rappresentare i Dalmati, ma anche gli istriani ed i Fiumani, senza dover rendere conto a nessuno. Sarebbe un ottima occasione anche per inglobare le associazioni private degli ignari rimasti e gestire, insieme ai soldi di Roma, anche i dodici milioni di euro di immobili che dovrebbero far parte del patrimonio dello Stato. Così è se vi pare, ma se non vi pare, manovreranno per far sì che fosse così come pensano loro.

7 IL DALMATA LIBERO marzo 2015 pag. 7 IL BACILLO DELLA PESTE SIMILE AL MORBO DEGLI OMOSSESSUALI LA POPOLAZIONE DALMATA AUTOCTONA IMMUNE DAL CONTAGIO DEL VIRUS AIDS In una ricerca nelle isole dalmate, dove la presenza degli estranei è molto ridotta, si è riscontrato che il virus dell Aids non attacca i discendenti delle persone colpite dalla peste La storia sanitaria della Dalmazia registra un numero molto elevato di epidemie di peste bubbonica portata dall Oriente dai ratti neri, che salivano sulle navi e infettavano persone, animali e cose. Furono epidemie terribili, che in vari secoli portarono alla morte la metà della popolazione. L altra metà restava immune dal terribile male perché si creava nei loro corpi un vaccino naturale che gli preservava dal contagio. Questo vale per tutta l Europa, ma la continua immigrazione delle popolazioni dall Est e dall Africa, che non furono Il Bacillo della peste colpite dalla peste, ha fatto sì che in Europa solo il 10% degli abitanti abbiano mantenuto il sistema immunitario contro la peste. In Dalmazia questa percentuale è molto più elevata e nelle isole, dove la presenza degli stranieri è minima, gli immuni dalla peste costituiscono una maggioranza dominante. Questa ricerca, effettuata nelle isole di Lagosta, Meleda, Lissa, Sansego e Arbe dalla dott. Zrinka Biloglav, che ha vinto per questa ricerca un prestigioso premio della Società europea di genetica umana, è stata effettuata perché gli scienziati avevano I reali responsabili della diffusione della peste: a sinistra i ratti neri, a destra la pulce dell uomo. notato che il sistema immunitario che preserva gli organismi umani dalla peste è identico a quello che ci protegge dal contagio dall Hiv, noto come Aids ed impropriamente chiamato malattia degli omosessuali, perché colpì questa categoria a Philadelphia e San Francisco, dove il virus si manifestò per la prima volta in tempi moderni, trasmesso per via sessuale in un vasto gruppo di gay. In buona sostanza, le popolazioni dalmate autoctone presentano questa caratteristica che ha sorpreso un po tutti. Possono entrare in contatto con il virus Hiv, senza Il virus che provoca l Aids ed il bacillo della peste bubbonica sono molto diversi per aspetto e sistema di funzionamento. Il virus dell Aids si riproduce all interno del nucleo delle cellule, mentre il bacillo della peste bubbonica ha un sistema di riproduzione esterno al nucleo cellulare. Questa notevole differenza sul sistema della riproduzione degli agenti patogeni, è annullata dal fatto che ambedue usano la stessa nostra materia prima genetica, per cui gli anticorpi che si creano nel sistema immunitario umano sono identici. esserne contaminate perché il loro sistema immunitario annienta il pericoloso morbo. Per completezza di trattazione, rendo noto che in un laboratorio di Trieste sono stati fatti passi avanti giganteschi nello studio ed il contrasto del virus dell Aids, probabilmente ispirato dalle ricerche e dai rilevamenti scientifici effettuati nelle isole dalmate, ma non è detto che tra le due ricerche vi sia stata correlazione certa, anche perché i nuovi studi triestini sono coperti da un rigoroso segreto che non consente di avere notizie certe. Daria Garbin Il virus dell Aids Un medico con la maschera protettiva dalle pestilenze. Nel lungo naso sono sistemati garze imbevute di oli essenziali Sansego era finora famosa per la parsimoniosità dei suoi abitanti che risparmiavano perfino sulla stoffa dei vestiti tradizionali delle loro donne, le uniche ad avere la minigonna già nell Ottocento. Ora risparmiano sulle medicine per l Aids da cui sono immuni. In tutta la Dalmazia si celebrano tuttora processioni di ringraziamento dell intercessione della Madonna della Salute che salvò una parte della popolazione del flagello della peste nera. Nella foto una processione a Lissa per la Madonna Consolatrice.

8 pag. 8 Ancora nel 1915, quando l esercito Austro-ungarico, in guerra da 10 mesi, aveva dimostrato di essere vecchio e inefficiente, facendosi battere dalla piccola Serbia e dal piccolissimo Montenegro, (vedi articoli pagg ), l Impero austro-ungarico continuava a guardare con sufficienza all Italietta giolittiana ed a considerare l eventuale apporto bellico dell Italia come poco rilevante e non degno di grande attenzione. Alle allettanti proposte francesi ed inglesi che in pratica portavano alla conclusione del Risorgimento italiano, la diplomazia imperiale propose all Italia, per garantirsi la neutralità, poche ed insignificanti rettifiche di confine, qualche possibilità di utilizzo in comune del Porto di Trieste ed altre risibili contro-proposte che nessuno prese in considerazione. La politica attuata in Dalmazia per l annientamento della cultura e delle popolazioni italiane, il diniego pervicace di aprire nell Impero un Università italiana, non lasciavano dubbi su quali sarebbero state le sorti degli italiani nel Trentino, a Trieste, Gorizia, nell Istria e nelle città dalmate, già colpite pesantemente dall azione snazionalizzatrice dell Austria. Con gli occhi degli storici di oggi, la miopia e la tracotanza dell Austria non lasciano dubbi sul fatto che, prima o poi, il Regno d Italia avrebbe dovuto entrare in una guerra che non aveva, certo né provocato e forse neanche auspicato. Vero è che l assassinio dell Erede al trono Francesco Ferdinando e di sua moglie era stato ben pensato dalla massoneria internazionale. Francesco Ferdinando, in attesa della scomparsa del vecchio Imperatore Francesco Giuseppe I d Austria, aveva costituito una contro regia nel Palazzo del Belvedere a Vienna e aveva preso per tempo contatti con gli esponenti più influenti dei regni che costituivano l Impero asburgico, tra i quali anche il Regno di Dalmazia, le Contee trentina, goriziana e triestina ed il Margraviato d Istria, per rivoluzionare in senso federale l amministrazione di Vienna e decentrare l Impero, soffocato da una burocrazia amministrativamente efficiente, ma politicamente miope, nazionalista, centralista e soffocante. marzo 2015 I Patti di Londra furono stipulati dall Impero inglese, dalla Repubblica francese e dal Regno d Italia il 26 aprile 1915, neanche un mese prima del fatidico 24 maggio 1915 che segna la data della dichiarazione di guerra dell Italia alla Lega dei Quattro Imperatori, tedesco, austro-ungarico, ottomano e bulgaro. Questo fatto è ormai universalmente riconosciuto dagli storici di tutto il mondo come l elemento decisivo che farà vincere gli Alleati contro gli Imperi centrali. Ma gli Alleati non saranno grati all Italia, anzi si preoccuperanno che l innattesa efficienza bellica del Regno d Italia sarebbe stata dannosa per la loro influenza nell Europa dell Est, per cui inventarono di sana pianta IL DALMATA LIBERO GLI ALLEATI PROMISERO TRENTO, TRIESTE, L ISTRIA E MEZZA DALMAZIA : I PATTI DI LONDRA ESCA PER SPINGERE L ITALIA IN GUERRA Le promesse di Francia e Inghilterra aiutarono irredentisti e interventisti. L Austria sottovalutò l importanza dell Italia e fece contro-proposte irrilevanti e praticamente nulle Carinzia Friuli ITALIA L i t o r a l e Trieste AUSTRIA - UNGHERIA Laibach Carniola Fiume Zara Stiria M a r e A d r i a t i c o Agram Spalato C r o a z i a Dalmazia Bosnia U n g h e r i a Slavonia Erzegovina Cettigne Tirana Theresiopel B a n a t o MONTENEGRO ALBANIA Belgrado SERBIA Cossovo Transilvania Macedonia GRECIA ROMANIA Sofia BULGARIA Tessalonica uno stato Frankenstein come la Jugoslavia, che andò una prima volta in frantumi nel 1941 per finire definitivamente giusto 50 anni dopo, nel 1991, come avvenne per la Cecoslovacchia inventata a sua volta in funzione antitedesca. NON SIAMO CHARLIE GEOGRAFICO. Non vorremmo essere come coloro che hanno scatenato l ira dei seguaci del Profeta, ma segnaliamo che nella cartina la Slovenia non c è e la capitale Lubiana è indicata con il nome di Leibach, mentre la capitale della Croazia, Zagabria, è indicata con il nome tedesco di Agram. A beneficio di quanti non capiscono l alleanza tra italiani, croati e sloveni inglobati nell Impero di allora.

9 IL DALMATA LIBERO marzo 2015 pag. 9 IMPORTANTE PUBBLICAZIONE SU LA VOCE DEL POPOLO DI FIUME IL SINDACO BAJAMONTI DI SPALATO DIFESE LA CONVIVENZA TRA ITALIANI, CROATI E SERBI Le elezioni del 1882 si svolsero sotto le minacce della gendarmeria e delle cannoniere della Marina austriaca per rompere l unità, la fratellanza e la tolleranza del Regno di Dalmazia giovedì 13 novembre 2014 La lapide per la vittoria del Partito nazionalista croato e l autore delle tesi storicamente poco fondate. Foto da Slobodna Dalmacija Le etichette dalmatiche delle bottiglie Stock ancora in auge dopo 131 anni

10 pag. 10 marzo 2015 IL DALMATA LIBERO I DALMATI NEL GIORNO DEL RICORDO ALLA LEGA NAZIONALE DI TRIESTE I PRIMI DUE ESODI DEGLI ITALIANI DALLA DALMAZIA, IN EPO- CA PREFASCISTA, VOLUTI DALL AUSTRIA E DAL REGNO DI JUGO- SLAVIA. IL TERZO ESODO PROVOCATO DAI COMUNISTI DI TITO Le manifestazioni ufficiali del 10 febbraio sono state aperte a Trieste da una conferenza tenutasi nella sala maggiore della Lega Nazionale con un titolo che non lascia dubbi: coloro che ogni anno vengono a raccontarci la storiella dell esodo provocato dalla spontanea reazione popolare contro gli italiani, a causa della guerra fascista, debbono sapere che i due maggiori esodi dalla Dalmazia hanno avuto luogo ben prima che nascesse il fascismo e senza che vi fossero provocazioni di alcun genere. Il tema del Convegno pubblicato con grande evidenza da Il Piccolo (e inviato per conoscenza a tutti i giornali, Tv, Mass media italiani e, soprattutto, alle autorità preposte alle commemorazioni del Giorno del Ricordo) sembra aver ottenuto l effetto desiderato. Non abbiamo notizia, se non di gruppuscoli marginali, che abbiano sostenuto le vecchie tesi di Tito. Finalmente, si è capito che il precedente, storicamente provato inerente la pesante snazionalizzazione della Dalmazia e, in minor misura, le angherie attuate in Istria, a Fiume, a Trieste, Gorizia, nel Trentino ed in altri territori abitati dagli italiani nell Impero Austro-Ungarico, erano avvenuti senza che si potesse incolpare il fascismo che non era ancora nato. La snazionalizzazione attuata dal 1920 al 1940 dal Regno di Jugoslavia riguardò come è noto solo la Dalmazia perché gli altri territori erano stati liberati e facevano parte del Regno d Italia. L avv. Mario Sardos Albertini ha aperto la riunione con una documentata relazione sulle angherie attuate dall Austria e dal Regno di Jugoslavia che costrinsero anche suo nonno, sua madre ed il resto della famiglia Marin a lasciare l isola di Clarino - Il Presidente della Lega Nazionale di Dalmazia avv. Mario Sardos Albertini, il fratello avv. Paolo, Presidente generale della Ln, e l on. Renzo de Vidovich nella manifestazione del 7 febbraio Zlarino, oggi Zlarin, insieme a molte altre famiglie italiane, per cui sono documentati ben due esodi prefascisti. Infine, quello attuato dalla Federativa comunista jugoslava di Tito fu dunque per i Dalmati il terzo esodo, sicuramente il più cruento e più drammatico che riguardò principalmente Zara, Lagosta, Arbe, Veglia, Cherso e Lussino, ma numericamente fu il meno significativo, perché l Austria-Ungheria ed il Regno della Jugoslavia avevano già compiuto un lavoro di pulizia etnica molto accurato e ben rifinito. Ha preso, quindi, la parola l on. Renzo de Vidovich che ha rilevato con amarezza come l azione dell Austria-Ungheria, volta a snazionalizzare la Dalmazia ed a sradicare la sua classe dirigente di cultura veneta, sia stata attuata attraverso un ben congeniato strumento politico basato su un fatto molto poco noto: la maggior parte delle spese per il mantenimento delle scuole dell Impero era a carico dei Comuni, per cui bastava che un amministrazione comunale passasse dal Partito autonomista dalmata, (che accomunava insieme italiani, croati, serbi, montenegrini, morlacchi, albanesi, ecc.) al Partito popolare croato, (formalmente appoggiato da un basso clero succube a Vienna, nonostante la Dopo che il Partito croato strappò a Bajamonti, con il pesante appoggio della gendarmeria e della Marina di guerra imperiale l amministrazione comunale di Spalato (vedi l articolo a pag. 9) fu tolto l insegnamento della lingua italiana perfino nella scuola che è stata frequentata dal poeta Ugo Foscolo, di antica famiglia dalmata veneziana, e dal grande sebenicense Niccolò Tommaseo. dirigenza croata fosse composta da elementi violentemente nazionalisti), per chiudere le scuole italiane, eliminare dalle amministrazioni pubbliche la lingua italiana e costringere all esilio il ceto impiegatizio veneto. Tutto ciò metteva in grave crisi le comunità italiane del luogo. L azione di snazionalizzazione ebbe luogo già prima del 1861, quando nacque a Firenze il Regno d Italia e Casa Savoia dichiarò esplicitamente di volere l Unità d Italia. Solo da quella data risulta che i Dalmati italiani abbiano cominciato a guardare verso l Italia e non più verso un Impero, sempre più nazionalista e filo tedesco. Nel giro di poco più di vent anni, con le angherie che ha ben descritto Mario Sardos Albertini e subite anche dalla sua famiglia, ma soprattutto chiudendo le scuole ed estirpando dagli enti pubblici la lingua italiana, si costrinsero le famiglie italiane più agiate, che potevano mandare a studiare i figli in quelle città dell Impero che avevano conservato le amministrazioni comunali italiane (ad esempio, Enzo Bettiza appartenente ad una delle famiglie più ricche Continua a pag. 11 CHIUSERO A SPALATO PERFINO LA SCUOLA DOVE STUDIARONO FOSCOLO E TOMMASEO

11 IL DALMATA LIBERO marzo 2015 pag. 11 I COMUNI CHIUDEVANO LE SCUOLE ITALIANE PER CACCIARE GLI ITALIANI DALLA DALMAZIA Continua da pag. 10 di Spalato studiò a Zara), o di trasferirsi a Zara, Lussino e soprattutto a Trieste. Questo spiega perché molti triestini abbiano almeno un nonno dalmata! Formalmente l Impero asburgico poteva essere accusato solo delle angherie nei confronti degli italiani, attuate attraverso la gendarmeria austro-ungarica, come testimoniato dai libri di Virginio Gayda L Italia d oltre confine: Le Province italiane d Austria, 1914 e La Dalmazia, pubblicato nel In realtà, l amministrazione austriaca è stata spesso determinante nel far vincere le elezioni comunali al Partito popolare croato o, peggio ancora, al Partito del diritto croato. Una volta espugnati i comuni, le nuove amministrazioni comunali provvedevano immediatamente a chiudere le scuole italiane, anche quelle più antiche e famose, senza che l amministrazione centrale di Vienna potesse essere accusata di niente. Sono, quindi, incomprensibili per coloro che ignorino questa tecnica, le ragioni di un esodo degli italiani della Dalmazia verso altre città appartenenti all Impero, ma dotate di amministrazioni comunali italiane ed anche verso le Americhe, già nell 800 (Primo esodo). Nel libro Dalmazia, Regione d Europa dove ho pubblicato anche una lettera inviata all allora Presidente della Repubblica Cossiga del 21 agosto 1991, ho documentato che, dopo aver colpito gli italiani, gran parte delle isole della Dalmazia pur abitate da secoli furono del tutto abbandonate dalle popolazioni. Anche da quelle slave, perché, una volta allontanati i professionisti italiani (medici, ingegneri, geometri, capomastri, costruttori di barche e di navi) e gli imprenditori (costruttori di case, commercianti che importavano derrate alimentari, abbigliamento e tutti gli altri generi di prima necessità ed esportavano le produzioni locali) le isole erano diventate invivibili e sono state perciò abbandonate anche dalle popolazioni croate che cercarono fortuna nelle lontane Americhe, nella Nuova Zelanda e nell Australia. Questa è la tragedia della Dalmazia, sciaguratamente guidata da una classe dirigente austriaca miope che credeva di poter attuare la politica del divide et impera per sopravvivere per chissà quanti anni, senza rendersi conto che tagliava il ramo sul quale era Continua a pag. 12 VASA ČUBRILOVIĆ IL RAZZISTA CHE IDEÒ LA PULIZIA ETNICA DEGLI ALBANESI E DEGLI ITALIANI NEL REGNO DI JUGOSLAVIA E NELLA FEDERATIVA SOCIALISTA DI TITO, DI CUI FU MINISTRO! Vasa Čubrilović, già fra gli attentatori di Francesco Ferdinando, sale alle cronache del Regno di Jugoslavia del 1937 quando pubblica il suo Memorandum sulla espulsione degli albanesi. Non una parola sugli italiani di Dalmazia perché, al tempo, il Regno di Jugoslavia aveva firmato accordi con l Italia fascista (Ciano- Stojadinović) e l Italia non avrebbe tollerato dichiarazioni contro gli italiani allora rimasti solo in Dalmazia perché l Istria, Fiume, Zara, Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa facevano parte del Regno d Italia. Ma, sorprendendo tutti, il sostenitore della razza slava, diventa il beniamino di Tito che non si farà scrupolo di utilizzare le sue teorie non solo contro i malcapitati albanesi, ma anche e soprattutto contro gli italiani d Istria, Fiume e Dalmazia e contro tedeschi, rumeni e ungheresi. Già il 3 novembre 1944 scrive Il problema delle minoranze nella nuova Jugoslavia, nel quale propone al Governo provvisorio la deportazione forzata di tutte le minoranze non slave (dell ordine di alcuni milioni di jugoslavi di razza impura ). Afferma, senza infingimenti che la Jugoslavia potrà godere di pace e prosperità solo se etnicamente pura, eliminando le ragioni di controversie tra la Jugoslavia ed i paesi confinanti. Nel 1945 è Ministro federale e diventa membro del Partito comunista jugoslavo. È nominato Decano della Facoltà di Lettere e Filosofia di Belgrado, di cui è anche commissario politico del partito di Tito. È Ministro di Tito dal 1946 al Il KPJ lo nomina professore ordinario per rivedere in senso marxista la storia della Jugoslavia e riceve un gran numero di premi e riconoscimenti dal regime titoista. seduta. Era destinata a precipitare come poi inevitabilmente avvenne. De Vidovich ha, infine, ricordato che la persecuzione continuò durante il Regno di Jugoslavia, ideata e diretta da Vasa Čubrilović, un esponente della parte più conservatrice e reazionaria del Regno di Jugoslavia che, perseverò nella propria attività anche durante il periodo della Repubblica Socialista Federativa di Tito che lo tenne in grande considerazione fino al punto di nominarlo Ministro federale! Insomma, il più cieco nazionalismo, (che la maggioranza degli studiosi ritiene più vicina al filone del razzismo biologico che non a quello del nazionalismo, pur estremista ma costruito su basi culturali), è legato da un filo rosso che attraversò i periodi in cui la Dalmazia fu governata dall Austria-Ungheria, dal Regno di Jugoslavia e dalla Federativa comunista di Tito, almeno per quanto concerne la politica di snazionalizzazione ai danni degli italiani d Istria, Fiume e Dalmazia. Esalta l utilità di queste guerre che consentono rapidamente di eliminare le popolazioni non slave in maniera pianificata e senza pietà, per essere ripopolata con elementi nazionali. Ha ricoperto l incarico di Supervisore delle Parti settentrionali della Jugoslavia, dove le popolazioni germaniche della Vojvodina e delle altre regioni vicine sono state totalmente eliminate. Ancora nel 1987 riceve l onorificenza massima jugoslava della Stella rossa con fascia. Stranamente, gli studiosi italiani di storia non hanno mai parlato di questo personaggio. Solo quando l on. Marucci Vascon ha pubblicato il Libro bianco sul problema dei profughi italiani dall Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, on-line, scaricabile dal sito histria/storiaecultura/testiedocumenti/testisala/vascon/ vasconit.htm, ne hanno fatto cenno in striminzite note a piè di pagina. A quanto ci risulta, anche i tedeschi, albanesi, rumeni e ungheresi non hanno denunciato l ideologo della pulizia etnica jugoslava.

12 pag. 12 La rivoluzione comunista rese più tragico l ultimo esodo del 45 Continua da pag. 11 Il Presidente della Lega, Paolo Sardos Albertini, ha sottolineato le specificità del terzo esodo dei Dalmati italiani e cioè quello verificatosi a seguito del secondo conflitto mondiale ad opera del Maresciallo Tito. Rispetto alle vicende precedenti va evidenziato che diverse sono state le vittime e cioè oltre agli Italiani di Dalmazia anche quelli dell Istria e di Fiume. E inoltre vi è stato un largo coinvolgimento anche di Croati (di Dalmazia e non solo). Un altra specificità va individuata nei metodi seguiti: l eliminazione fisica e l esproprio dei beni. Tutto ciò evidenzia la natura intrinsecamente diversa dell Esodo a causa Tito da quelli precedenti. Natura diversa perché la logica che lo guidava non era quella del conflitto tra etnie(croati contro Italiani), bensì quella della rivoluzione comunista che Josip Broz stava realizzando ed in nome della quale il percorso obbligato era appunto quello del terrore. I Dalmati, come gli Istriani e i Fiumani, gli Italiani come i Croati (e gli Sloveni e i Serbi) tutti dovevano venire assoggettati al regime del terrore: strumento indispensabile per costruire il nuovo stato comunista. Da ciò il ruolo da protagonista assegnato all OZNA, come ben analizzato dai lavori del giovane grande storico William Klinger, purtroppo tragicamente scomparso. Continua da pag. 1 Con nostra sorpresa, ci siamo accorti che quando scrivevamo sul vecchio e glorioso giornale subivamo, in nome dell unità dei Dalmati e del quieto vivere, una serie di censure e condizionamenti che finivano per castrare la diffusione del pensiero delle nostre varie associazioni e dei singoli Dalmati, ma soprattutto la nostra azione e le nostre attività esterne. È incredibile, ma da quando ci siamo liberati dai censori di Padova, che ci consigliavano di silenziare alcuni argomenti che avrebbero trattato loro poi meglio (mentre in realtà nulla avevano intenzione di fare!), siamo riusciti a portare all attenzione dell opinione pubblica nazionale tante realtà. Ad esempio, per quattordici anni erano rimaste sepolte, come la Medaglia d Oro a Zara, e marzo 2015 CAMERA DEI DEPUTATI - GIORNO DEL RICORDO I RAPPRESENTANTI DI ASSOCIAZIONI DALMATE Nella foto scattata a Montecitorio da sinistra: dott. Gianfranco Giorgolo in rappresentanza della Fondazione Rustia Traine, l on. Furio Radin rappresentante degli italiani d Istria, Fiume e Dalmazia al Sabor di Zagabria, la dott. Serena Ziliotto in rappresentanza della Fondazione Rustia Traine, la dott. Carla Cace, il dott. Giudo Cace ed il dott. Enzo Concina in rappresentanza dell Associazione Nazionale Dalmata e l avv. Giuseppe de Vergottini presidente di Coordinamento adriatico. IL DALMATA LIBERO La finta unità dei Dalmati era un tappo dei furbetti per imbottigliare gli esuli non emergevano operazioni scandalose sullo scippo che impedirebbe la restituzione agli esuli dei beni in Dalmazia o di ottenere seri indennizzi e così via. Alcuni personaggi tenevano tutto ciò segreto e la realtà era sconosciuta anche agli interessati che, magari, se la prendevano con noi in nome di un unità che costituiva, invece, un tappo per comprimere la verità che pur danneggiava irreversibilmente gli esuli. Molti Dalmati hanno creduto in buona fede che vi fossero chissà quali ragioni personali che ci dividevano. Chi avesse ancora qualche dubbio in proposito, legga i temi del Referendum allegato a questo numero e si accorgerà che nulla vi è di personale, ma che qualcuno dall esterno aveva interesse ad archiviare e seppellire tutto. Era il presupposto per seppellire il nostro Libero Comune e sporcare settant anni di attività corale e singola. Oggi tutto questo dovrebbe apparire chiaro e vi invitiamo a leggere i vari articoli che entrano nel concreto e che sono indispensabili per attrarre alla nostra Causa i giovani di origine dalmata che non sopportano le chiacchiere e vanno subito al sodo. Gli amici di NOI che hanno subito per troppo tempo l oppressione di un ambiente piatto e massonico, oggi sembrano aver assunto dosi da cavallo di bromuro sono d accordo con Renzo, ma è troppo esplicito, esagerato. Non si rendono conto che rispetto agli insulti di Varisco falso e bugiardo, alla decisione di Luxardo e soci di destituire de Vidovich da Presidente della Delegazione di Trieste che viene addirittura sciolta perché non ha risposto ad una lettera, mai pervenuta e alle numerosi angherie che abbiamo subìto insieme agli amici di Trieste, abbiamo gridato ahì fin troppo tardi e troppo piano. Ci è piaciuto il termine attribuito ai massoni e mercanti padovani di infallibili, che diventa però sarcastico quando il nostro lettore precisa che tali sono coloro che non fanno assolutamente nulla e, quindi, non possono sbagliare. Andiamo avanti, senza curarci degli infallibili fannulloni, e degli amici del giaguaro che dovrebbe mangiarsi i leopardi. I Dalmati continuerà a seguire i Leopardi che hanno caratterizzato tutta la nostra storia, che affonda le sue radici nei secoli. La Redazione

13 IL DALMATA LIBERO marzo 2015 pag. 13 LUXARDO DESTITUITO DA SINDACO ELEZIONI INVALIDATE, DA RIFARE CONSIGLIO E GIUNTA COMUNALI SCIOLTI APERTE LE ADESIONI DEI SOCI, MAI FATTE Delibera del 23 febbraio 2015 Si è riunito a Trieste, addì 23 febbraio 2015 alle ore 18 in via dei Giacinti 8 il Consiglio dei Probiviri dell Associazione regolarmente eletto dal Consiglio comunale tenutosi a Padova il 12 giugno 2014 e formato dal dott. Gianfranco Giorgolo, dalla dott. Elisabetta de Dominis e dal dott. Simone Bais. Su proposta della dott. de Dominis e del dott. Bais viene eletto Presidente il dott. Gianfranco Giorgolo. All Ordine del Giorno il ricorso proposto dall on. Renzo de Vidovich, quale Consigliere comunale eletto e quale Presidente eletto della Delegazione di Trieste dell Associazione, il quale propone: a) Che venga riconosciuta come illegittima l elezione del Consiglio comunale, perché non è stato mai chiesto a nessuno di sottoscrivere l adesione all Associazione e non è stato mai stilato di conseguenza l elenco dei soci dell Associazione che hanno diritto al voto. L invio delle schede per il Consiglio comunale è stato fatto sulla base di una selezione effettuata in solitudine dalla segretaria della Delegazione di Trieste su incarico del Sindaco del tempo Luxardo, sulla base dell indirizzario del giornale Il Dalmata, senza che fosse stato possibile distinguere tra possibili aderenti all Associazione ed avversari ai quali viene spedito il giornale e senza che potessero essere individuati i familiari dei lettori del giornale. La mancata sottoscrizione di un modulo di adesione e l invio a caso delle schede per le votazioni del Consiglio, a causa della conseguente mancanza di un elenco dei soci aventi diritto al voto, è ragione di nullità della votazione. Tale violazione non si è potuta denunciare per tempo, in quanto mancava il Consiglio dei Probiviri che è stato in un primo momento illegalmente nominato dalla Giunta comunale nello scorso anno, ma annullato dal Consiglio comunale di Padova perché la Giunta non aveva questo potere e tutti e tre i Probiviri non erano in possesso dei requisiti richiesti dallo Statuto e dal Regolamento. Il Consiglio dei Probiviri non ritiene opportuno denunciare il tentativo di falsificare il Verbale del Consiglio comunale di Padova da parte del Presidente (omettendo capziosamente gli interventi dei Consiglieri Mario Sardos Albertini e Roberto Predolin), perché non ha avuto alcun effetto, e per non danneggiare l immagine all esterno dell Associazione. Il Consiglio dei Probiviri prende atto che la denuncia dell on. de Vidovich è fondata, perché gli stessi componenti del Consiglio mai hanno sottoscritto alcuna adesione all Associazione, né hanno mai avuto notizia che qualcuno lo abbia fatto. Poiché i soci delle Associazioni sono gli unici ad avere diritto al voto, mancando questo elemento essenziale, il Consiglio dei Probiviri dichiara la nullità ex tunc dell elezione del Consiglio comunale. b) Nel ricorso dell on. de Vidovich vi è un ulteriore elemento di nullità delle votazioni di cui sopra, che il Consiglio dei Probiviri condivide, rappresentato dal fatto che le schede elettorali per l elezione del Consiglio comunale, inviate a caso, non sono state né timbrate, né vidimate dagli scrutatori. Ciò significa che la persona che ha effettuato la materiale stampa delle schede, o qualunque altro malintenzionato, ha potuto stampare schede a volontà, votare i candidati della propria cerchia ed inviarle per posta al notaio che aveva il solo compito di documentare il numero delle schede pervenute. La mancanza di questi basilari elementi di garanzia della correttezza delle elezioni aggiunge un ulteriore ragione di nullità delle elezioni in parola, non senza sottolineare il dilettantismo usato nella gestione di un associazione che, in questo quadriennio, ha goduto del contributo finanziario dello Stato italiano, di fondi erogati da alcune regioni e di altri enti pubblici, di un imprecisata quantità di danaro che ammonta, però, almeno ad alcune centinaia di migliaia di euro. c) L on. de Vidovich chiede, quindi, l annullamento in dipendenza della nullità del Consiglio comunale, della elezione del Sindaco e della Giunta comunale ed in particolare delle seguenti delibere assunte in questi ultimi periodi: 1. Delibera giuntale di togliere alla Delegazione di Trieste la gestione de Il Dalmata, validamente mantenuta per diciott anni, annullando la richiesta di ottenere le poste attive della gestione ma, curiosamente, rifiutando di sostenere quelle passive, accumulatesi in diciott anni di gestione. In attesa che l organismo che verrà costituito per gestire il passaggio dall attuale gestione allegra della nostra Associazione ad una gestione più seria e conforme al Regolamento, allo Statuto ed al Codice civile, 2. La delibera giuntale di sciogliere la Delegazione di Trieste, il Consiglio dei Probiviri delibera di dichiarare nulle le elezioni per il Consiglio comunale, per le ragioni di cui sopra e conseguentemente di dichiarare nulle le elezioni del Sindaco Franco Luxardo e della Giunta comunale. Le nullità operano ex tunc; di dichiarare nulla l elezione di Orietta Politeo a Segretaria comunale e dispone che la contabilità ed i Bilanci, compresi quelli orali e nulli, vengano inviati al dott. Guido Cace, nella sede dell Associazione nazionale dalmata, in Piazza Firenze n. 27, entro 7 giorni dal ricevimento della comunicazione che verrà effettuata; la sospensione della pubblicazione de Il Dalmata ed auspica che la vertenza venga risolta in un clima di serenità e di amicizia tra il triumvirato e la Delegazione di Trieste; l annullamento della decisione della Giunta di sciogliere la Delegazione di Trieste, sia per la inconsistenza delle ragioni che hanno portato ad un provvedimento così grave nei confronti di un organismo vitale e importante che opera da un quarto di secolo, sia perché la Giunta non aveva i poteri per intervenire nei confronti di un organo espressamente previsto dallo Statuto e del Regolamento dell Associazione; al fine di consentire l espletamento delle attività dell Associazione, l apertura della campagna per l adesione dei futuri soci all Associazione che consentirà di avere finalmente un elenco dei soci per addivenire ad una corretta elezione del Consiglio comunale, per la normalizzazione della contabilità e l esame dei bilanci di quest ultimo quadriennio, nonché per mantenere la rappresentanza dell Associazione negli organismi di cui fa parte, il Consiglio dei Probiviri Continua a pag. 14

14 pag. 14 Continua da pag. 13 nomina un triumvirato con poteri pieni e straordinari, formato da (omettiamo i nomi di coloro che non ci hanno fatto pervenire il loro assenso che comunicheremo nel prossimo numero). Integrando tale triumvirato con la nomina come membri supplenti, in caso di dimissioni o d impossibilità di operare, della dott. Carla Cace, giornalista professionista, del dott. Guido Salamon e del dott. Secondo Raggi Karuz, nonché dell on. Renzo de Vidovich, Presidente della Delegazione di Trieste, che subentra a Franco Luxardo in due organismi di cui l Associazione fa parte e precisamente: nel Consiglio esecutivo della Federazione degli esuli e nel Consiglio d Amministrazione del Cdm, Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana e Dalmata, che si riuniscono prevalentemente a Trieste e di cui de Vidovich è stato fondatore e proficuo rappresentante della nostra Associazione per vari anni. Così deliberato, si dispone che il presente documento venga comunicato agli interessati ed entri in vigore con effetto immediato. Il Presidente: Gianfranco Giorgolo, I Consiglieri: Elisabetta de Dominis, Simone Bais Trieste, 23 febbraio 2015 marzo 2015 IL DALMATA LIBERO LA DURA MOZIONE DI NOI SULLA MALA GESTIONE LUXARDO Consiglio comunale del Libero Comune di Zara in Esilio del 4 ottobre 2014 Ordine del giorno n. 1 PREMESSO - che stiamo riscontrando da tempo una crescente disaffezione che ha portato ad una disarticolazione del rapporto cittadini del Libero Comune di Zara in Esilio/Giunta; PREMESSO - che il Consiglio Comunale è stato ridotto a semplice gruppo di ascolto con la conseguente marginalizzazione dei consiglieri comunali; PREMESSO - che la scelta della località e la tempistica dei raduni vengono comunicati senza nessuna informazione preventiva e con ritardi inaccettabili; IMPEGNA - il Sindaco e la Giunta a ripristinare la tradizionale funzione del Consiglio Comunale, cioè essere luogo d incontro e di confronto; IMPEGNA - ad operare per ritrovare l armonia perduta, rotta da una scoraggiante criticità che ha portato addirittura alla duplicazione del giornale Il Dalmata ; IMPEGNA - ad istituire la figura di un Garante da affiancare all attuale Giunta, che sia in grado di mediare tra le varie anime del nostro mondo. Firmato: Roberto Predolin, Maria Serena Ziliotto, Donatella Bracali Paparella, Chiara Motka, Antonio Rolli, Patrizia Zanella, Antonia Tommaseo, Fabio Puccinelli. Il Web si diverte alle nostre spalle LA RISPOSTA DELLA DEPOSTA GIUNTA CON FIRMA FALSA E DISCONOSCIUTA La lettera del commercialista Dalmato Politeo, incazzato perché usano e strumentalizzano la sorella Orietta, solleva indignazione e preoccupazione. Ma da chi eravamo guidati? Dalla lettera di Dalmato Politeo del diretta a molti amici che l hanno girata, a loro volta, a molti altri, ed infine ripresa e commentata da vari Facebook, buon ultimo il nostro. [omissis] La cosa però, scusatemi l espressione, che mi ha fatto veramente incazzare, è che questa mattina ho chiesto spiegazioni a mia sorella, firmataria della risposta del Comune, la quale è caduta dalle nuvole asserendo di essere completamente all oscuro di tutto e di non aver, non solo scritto alcunché, peraltro non ne avrebbe la competenza, ma tantomeno firmato qualsiasi lettera. Dal canto mio, ho consigliato mia sorella di dare le immediate dimissioni quale segretaria per non finire di essere coinvolta in simili incresciose situazioni. Purtroppo credo che non lo farà. Ho ritenuto importante segnalarvi questo fatto che ritengo significativo sul modo e la faciloneria con la quale viene gestito il ns. Comune. Invito i membri di Giunta, nostri amici e coetanei, di imporre maggiore serietà e rigore nella gestione del Comune. Un abbraccio a tutti. Dalmi Cari amici, Un altra perla si aggiunge alle altre che sono ogni santo giorno infilate dall ex Sindaco e dall ex Giunta deposti per divertire la Rete Internet alle spalle di tutti i dalmati, dov è circolata l indignata lettera di Dalmato Politeo alla quale i numerosi commentatori si sono accaniti, sbertucciando i seriosi ex Sindaco Luxardo ed ex assessori Salghetti Drioli e Varisco, che sono accusati di essere i manovratori, ma che non appaiono in alcun modo. Battutacce a parte, le osservazioni più comuni, che condividiamo, sono le seguenti: a) È stato fatto da ignoti un comunicato a nome della Giunta che non si è mai riunita, come l ignara Segretaria Orietta Politeo conferma al fratello cadendo dalle nuvole. b) Gli ignoti autori del comunicato che riporta tesi, a dir poco simpatiche e divertenti, per contestare il verdetto dei Probiviri che li hanno destituiti perché tutto era fasullo, elezioni comprese, si sono nascosti dietro l ignara Orietta Politeo, mettendola sotto tiro. Tirano un sasso e mostrano la mano della Politeo, senza neanche avvisarla. c) Nel comunicato non si contestano le ragioni per le quali i Probiviri avevano sciolti i furbetti, ne il fatto positivo che i Probiviri hanno disposto di inviare le schede di adesione all Associazione, cosa non fatta per ben 12 anni (ovvero da quando c è uno Statuto che lo dispone!), per capire chi fa parte della nostra Associazione e chi no.

15 IL DALMATA LIBERO marzo 2015 pag. 15 L ARENA DI POLA, n. 10 del 16 ottobre 2014 LA STRADA A JESOLO CHE NON C È UN ALTRO FALSO ANNUNCIO DELL EX SINDACO LUXARDO Il Dalmata incatenato a Padova censura la verità già pubblicata da La Nuova Venezia e L Arena di Pola A Jesolo, tra i tanti infingimenti, è andata in scena la farsa del deposto Sindaco Luxardo, il quale ha confermato solennemente che il Comune di Jesolo aveva deciso di intitolare una via a Vincenzo Serrentino, ultimo Prefetto di Zara italiana, ma che per ragioni tecniche l inaugurazione era stata rinviata. Applausi di quelli che non sapevano la verità, imbarazzo dei molti che avevano letto il quotidiano locale La Nuova Venezia e che avevano appreso la notizia dichiarata del tutto priva di fondamento dai comunicati delle associazioni anti-fasciste. Il Dalmata incatenato a Padova ha continuato a sostenere la notizia pur definitivamente smentita ed ha censurato ogni minimo accenno al fatto che l operazione era fallita ed il Sindaco di Jesolo aveva archiviato l iniziativa. Tuttora non ha fatto marcia indietro. A Jesolo si sapeva che la via non sarebbe stata mai intitolata a Serrentino, ma Luxardo ha nascosto la verità.

16 pag. 16 marzo 2015 IL DALMATA LIBERO ALESSANDRONI CLARA, Riale di Zola P., offerta, 20 ANSELMO CLAUDIO, Roma, per Il Dalmata libero, 30 BAILO LUCIANO, Firenze, per Il Dalmata libero, 25 BAKOTA GUIDO, Novara, in memoria del caro papà Attilio Bakota e degli indimenticabili nonni Ersilia Bacovich e Giuseppe Bakota, 15 (primo versamento) BAKOTA GUIDO, Novara, per Il Dalmata libero e in memoria degli amati zii Guido Bakota, Nicole van Poucke e Giuseppe Bacotta, 15 (secondo versamento) BENASSO GIANNI, Udine, per Il Dalmata libero, 20 BENEVENIA MAZZANTI ANNA, Ancona, in memoria del caro marito Beppi Benevenia, con Zara sempre nel cuore, 20 BRACCO DIANA, Milano, per Il Dalmata libero, 200 CAMIZZI CORRADO, Parma, per Il Dalmata libero: contributo straordinario. Ma non voglio due Dalmata, ma uno solo, quello unico di sempre! Saluti dalmatici!, 20 CANNATA-GRISON, Trieste, per Il Dalmata libero, 25 CARNEVALE LIBERO MARIO, Rodi Garganico (FG), come zaratino in ricordi dei bei tempi, studenti e docenti dell Istituto Magistrale, 20 CATTICH MANFREDA, Mogliano Veneto, per Il Dalmata libero, 50 CETTINEO prof. ANTONIO, Falconara M. (AN), per Il Dalmata libero e Congregazione del Patriziato dalmata, 20 CETTINEO ROMANO, Lerici (SP), per Il Dalmata libero, 15 CHIADINI ANITA, Bassano del Grappa, x Zara, 30 CIAMPANI GIORGIO, Roma, contributo, 30 (primo versamento) CIAMPANI GIORGIO, Roma, per Il Dalmata libero e in ricordo dei miei genitori Igina e Tommaso Ciampani, 50 (secondo versamento) COLALUCE GAETANO, Varese, per Il Dalmata libero e Zara, 30 COSTANTINI MALVINA, Milano, offerta, 10 de STEFANI STELVIO, Montespertoli (FI), per ricordare gli zii Ettore Radman e Margherita Kullis, 15 de BENVENUTI GIULITTA, Sassari, per Il Dalmata libero, 10 de FERRA CLAUDIO, Duino, per Il Dalmata libero, 20 de MICHIELI VITTURI SIMEONE, Fino Mornasco, per Il Dalmata libero, 35 DORIGUZZI ANDREA e FEDERICA, Trieste, per Il Dalmata libero, 150 DUIELLA FRANCO, Brescia, per Il Dalmata libero e in memoria di mia mamma e del fratello Renato, 20 ESCHER MARIA, Trieste, per Il Dalmata libero, contributo 2015, 20 FABIANI ved. LAUREATI SAVINA, Udine, per Il Dalmata libero e in memoria di Gianfranco Laureati nel 1 anniversario della morte avvenuta il 9/10/2013, 100 FIORENTIN GRAZIELLA, Padova, offerta x libri, 30 FOIS TALPO MARIA TERESA, Roma, contributo, 200 FRANICHIEVICH GRAZIELLA, Brescia, contributo per il 2015, 30 GABRIELLI ITALO, Trieste, per Il Dalmata libero, 20 GAMBATO ASTI ITALINA, Mirano (VE), 25 GAROZZO DAFNE, Firenze, per Il Dalmata libero, 10 (primo versamento) GAROZZO DAFNE, Firenze, per Il Dalmata libero, forza!, 10 (secondo versamento) GIURISSICH GIOVANNI, Roma, contributo, 60 GRASSINI MARSAN MARIA BRUNA, Legnano (MI), per Il Dalmata libero e in memoria di tutti i miei cari zaratini, 50 GRASSO ROBERTO, Treviso, per Il Dalmata libero e in ricordo del cugin Calebotta Gianni, 20 GUTTY GIANFRANCO, Sgonico (TS), per Il Dalmata libero, 50 JELICH FIORETTA, Milano, per Il Dalmata libero, 20 JURINICH SALVATORE, Milano, contributo per il 2015, 15 KALMETTA LUISA, Chieti Scalo, per Il Dalmata libero, 20 KRSTIC RENATO, San Felice (BS), per Il Dalmata libero, 20 LIVRAGHI GIUSEPPE, Sant Angelo Lodigiano, per Il Dalmata libero 2015, 25 MABURZIO ARMANDO, Roma, offerta, 10 MARACICH MARINO PETTENER, Trieste, per Il Dalmata libero e gli italiani rimasti, 20 MARGIACCHI ELISABETTA, Bologna, per Il Dalmata libero, 20 MARSAN famiglia, Genova, grazie per le informazioni che riceviamo sempre con piacere! W Zara! 20 MARSANO MIRA e NINO GODNICH, Bologna, per Il Dalmata libero e in memoria dei propri cari, 100 MATESSICH MARUSCA, Legnano (MI), per Il Dalmata libero, 50 MESSINA GAETANO ANGELO, Trieste, per Il Dalmata libero, 50 MILANESE CRISTINA, Milano, per Il Dalmata libero, 50 N.N. per Il Dalmata libero, Mi stavo de casa in Piazza dei Signori e paron el iera C. Kiswardai, el negozio in Calle Cariera a Zara, 20 Te saremo grati se ti ne mandarà anca el tuo nome che ti ga dimentica de zontar (N.d.R.) NIZZOLI VITALIANO, Reggio Emilia, per Il Dalmata libero, rinnovo il contributo 2015, 30 OBERTI di VALNERA ROBERTO, Milano, contributo 2015, 30 (primo versamento) OBERTI di VALNERA ROBERTO, Milano, per Il Dalmata libero 2015, 30 (secondo versamento) OSTRINI-PIASTRA GRAZIELLA, Rocca Priora (Roma), per Il Dalmata libero, 30 PACINOTTI ANNA MARIA, Firenze, per Il Dalmata libero, non perdemo lo spirito del Rime!!!, 20 PANELLA RAFFAELLA, Assisi (PG), per Il Dalmata libero, 15 PAOLA LINA e BUA ARMANDO, Trieste, per Il Dalmata libero con Zara sempre nel cuore, 20 PATINI ANTONIO, Genova, in memoria della moglie Marisa Musap e dei suoceri Simeone e Giuseppina, 25 PAVLIDIS MASSA EUGENIA, Gorizia, offerta per la Comunità, 50 PETANI ENNIO, Genova, per Il Dalmata libero, 10 PIAZZESE CARMELO, Pozzallo (RG), offerta, 8 (primo versamento) PIAZZESE CARMELO, Pozzallo (RG), per Il Dalmata libero, 8 (secondo versamento) PRATOLA M. GRAZIA, Mantova, in memoria della famiglia Nani, 50 RANDI RENATO, Roma, contributo al periodico Il Dalmata libero, 25 (primo versamento) RANDI RENATO, Roma, per Il Dalmata libero, 25 (secondo versamento) RELJA ELENA, Trieste, per Il Dalmata libero, 15 RIGATTI MARIA, Iesi, per Il Dalmata libero e in cara memoria di Guido de Denaro, 15 RIGONI DANIELA, Vicenza, per Il Dalmata libero e in ricordo di mia mamma Uccia Ciurcovich, 20 RUBINI EDMEA, Marghera (VE), per Il Dalmata libero, 20 RUZZIER GIOVANNI, Rimini, per Il Dalmata libero, 10 (primo versamento) RUZZIER GIOVANNI, Rimini, per Il Dalmata libero, 20 (secondo versamento) SACCHETTI GRAZIELLA, Lodi, contributo per l anno 2015, 30 SARDI ANTONIO, Anvgd, Novara, contributo, 15 SCALICH GIOVANNI e NEGRI BIANCA, Milano, contributo anno 2015, 20 SCANO ANTONIO, Cagliari, ricordando la cara mamma Anna Cavicic, 15 SCHIAROLI ELIO, Trani (BAT), per Il Dalmata libero, 10 SCHUH CLELIA, Roma, per Il Dalmata libero, contributo, 20 SCRIVANICH FRANCESCO, Portovenere (SP), per Il Dalmata libero, 25 SORCI ELDA, Trieste, contributo per il Dalmazia Club ed elargizione pro Il Dalmata libero, 25 (primo versamento) SORCI ELDA, Trieste, per Il Dalmata libero e per ricordare il Cav. Uff. Aldo Secco, Presidente della Sezione di Fiume della Lega Nazionale nel IV anniversario della sua scomparsa, 20 (secondo versamento) STEFANI BIRGA MARGHERITA, Firenze, contributo, 25 STEFANI CORNELIO, Pordenone, per Il Dalmata libero, 10 STRAUS TULLIO, Monfumo (TV), per Il Dalmata libero, 20 TALPO CONSUELA, Bari, nel ricordo di Ulisse Donati, 50 THOMAN BRUNETTA, Udine, 20 TOKIC BRUNO, Brescia, 10 TOMMASEO ENRICO, Segrate (MI), per Il Dalmata libero, 30 TREVERI LAURA, Chiavari, per Il Dalmata libero, 10 ZERAUSCHEK GIANPAOLO, Trieste, contributo, 10 ZERAUSCHEK MARSAN EMMA, Fertilia (SS), per Il Dalmata libero e per ricordare mia madre Mirchetta Decovich e tutti i miei cari che non ci sono più, 20 ZUZZI EDDA, Lucca, per Il Dalmata libero, 20 (primo versamento) ZUZZI EDDA, Lucca, per Il Dalmata libero, 20 (secondo versamento) ZUZZI EDDA, Lucca, per Il Dalmata libero, 20 (terzo versamento) IL DALMATA LIBERO Via dei Giacinti n Trieste tel fax Autorizzazione del Tribunale di Trieste n del 9/06/2014 Editore Fondazione Scientifico Culturale Maria e Eugenio Dario Rustia Traine Direttore Renzo de Vidovich tel fax Redazione Elisabetta de Dominis, Daria Garbin, Maria Sole de Vidovich, Enea de'vidovich, Enrico Focardi, Simone Bais, Alberto Rutter, Gianna Duda Marinelli e Marcello Gabrielli Segreteria Daria Garbin Immagine Maria Sole de Vidovich Coordinamento Alberto Rutter Conto corrente postale Fondazione Rustia Traine Iban: IT 84 D Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX Posta Elettronica Sito Internet Stampa Artgroup Graphics - S.r.l. Trieste Iniziativa realizzata con il contributo del Governo italiano ex L. 191/2009

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