LA MACCHINA NEL TEMPO

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1 LA MACCHINA NEL TEMPO Studi di informatica umanistica in onore di Tito Orlandi a cura di Lorenzo Perilli Domenico Fiormonte Le Lettere

2 INDICE GENERALE Premessa: Prologo e Controcanto...p. I Pubblicazioni di Informatica Umanistica di Tito Orlandi...» IX Strumento e teoria...» 1 Edoardo Ballo, Massimo Parodi Le radici interdisciplinari dell informatica: logica, linguistica e gestione della conoscenza...» 13 Domenico Fiormonte e Teresa Numerico Oltre il rappresentare. Le potenzialità del markup...» 39 Dino Buzzetti La rappresentazione digitale del testo: il paradigma del markup e i suoi sviluppi....» 63 Fabio Ciotti Alcune note su modelli diversi di organizzazione ipertestuale..» 91 Gino Roncaglia Ritratto dell Ipercritico da giovane...» 103 Claude Cazalé Bérard Gli archivi digitali...» 127 Maria Guercio Filologia ieri, oggi... e domani_rev » 147 Lorenzo Perilli Dall ipersaggio all archivio...» 169 Alberto Cadioli Informatica, musica, musicologia...» 183 Nicola Tangari Storia Digitale: sulle risorse di rete per gli storici...» 201 Serge Noiret Venti anni di «Archeologia e Calcolatori». Aspetti e momenti..» 259 Paola Moscati

3 Un database testuale per il latino tardo...p. 281 Maurizio Lana Edizioni critiche in formato elettronico...» 301 Ilaria Bonincontro Informatica Umanistica: iniziative, progetti e proposte...» 309 Francesca Tomasi Indici...» 329

4 Edoardo Ballo, Massimo Parodi STRUMENTO E TEORIA Verso la fine di febbraio 2005 Tito Orlandi e Gino Roncaglia, in collaborazione con molti altri colleghi e amici, lanciarono la proposta di un Annuario dedicato all informatica umanistica, mentre eravamo impegnati in quello che sarebbe stato l ultimo anno del master in Metodologie dell informatica e della comunicazione per le scienze umanistiche (MICSU), presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell Università degli Studi di Milano. Durante l intera fase costitutiva del master e, ovviamente, nel corso del suo svolgimento, abbiamo sentito spesso la necessità di discutere del rapporto tra informatica e scienze umane; in uno dei primi anni avevamo organizzato una giornata di confronto su questi temi cui avevano partecipato Tito Orlandi e alcuni di coloro che oggi compaiono come collaboratori di questa raccolta di saggi. La situazione, come è noto, si presentava abbastanza complessa: la proposta di un gruppo scientifico disciplinare, portata avanti dallo stesso Tito, non sembrava riscuotere il dovuto apprezzamento in sede ministeriale; vi erano, allora come oggi, differenze su che cosa si dovesse intendere per informatica umanistica; per parte nostra incontravamo non poche difficoltà nel realizzare all interno del master le prospettive che più ci sembravano rilevanti. Per questa serie di motivi, nel saggio che scrivemmo per quello che avrebbe dovuto essere il primo numero dell Annuario, cercammo di chiarire alcuni punti di fondo che caratterizzavano, e tuttora caratterizzano, la concezione di quello che simpaticamente alcuni amici presero l abitudine di definire gruppo di Milano. Proprio da queste discussioni, e grazie naturalmente all inserimento nel nostro gruppo di alcuni giovani, è nata dopo qualche anno la rivista Informatica Umanistica, al cui comitato scientifico Tito ci ha fatto la cortesia di partecipare. Sono passati diversi anni dalla stesura di quelle pagine, ma ci sembra opportuno pubblicarle esattamente come erano state scritte allora, salvo piccole modifiche nei riferimenti a realtà ormai superate, proprio perché vorremmo sottolineare con forza il nostro debito nei confronti di Tito per lo stimolo alle continue discussioni, per la tenacia con cui ha portato avanti un lavoro i cui effetti sono sempre più evidenti e per l affetto che, anche e forse soprattutto nei momenti di disaccordo, ci ha sempre dimostrato.

5 2 EDOARDO BALLO, MASSIMO PARODI Punti di vista Nelle discussioni stesse che hanno portato alla proposta di un annuario si è potuto verificare ancora una volta come esistano punti di vista anche molto lontani, talora addirittura opposti, su che cosa si debba, o si possa, intendere per informatica umanistica, e come non sia semplice arrivare a una formulazione di carattere generale accettabile per molte delle prospettive in campo, come siamo invece riusciti a realizzare grazie al tenace impegno di approfondimento e di confronto da parte di T. Orlandi. Radicalizzando le posizioni, si potrebbero forse individuare due proposte estreme, quasi tra loro speculari: l una considera l informatica umanistica come essenzialmente rivolta a individuare e discutere gli aspetti dell informatica utili alle singole discipline umanistiche, mentre l altra intende mettere in evidenza i contributi che vengono all informatica dalla tradizione degli studi umanistici, intesi in un duplice senso, sia come contributi specifici, disciplinari, sia come strumenti più generali di carattere critico. Vorremmo proporre qualche considerazione appunto di carattere critico, anche se ci rendiamo conto che, in una prima fase di avvicinamento alle problematiche che ci stanno a cuore, siamo costretti a rinunciare a un atteggiamento sistematico, che ci porterebbe a un eccesso di analisi. Preferiamo assumere esplicitamente un andamento quasi impressionistico, che consenta di porre questioni, segnalare problemi, porre domande, per arrivare, in ultima analisi, a prendere atto della complessità, non solo pratica, ma essenzialmente teorica, di tutto questo nuovo mondo di studi e di applicazioni. Complessità è termine molto diffuso nella cultura dei nostri giorni che, grazie anche alle molteplici analogie che tende a suggerire, pare talvolta assumere la funzione di risposta quasi-metafisica a domande e problemi ancora troppo indeterminati. Molti fenomeni trovano nel loro essere definiti complessi come una specie di qualificazione che dovrebbe alludere alla necessità di strumenti nuovi di analisi e all opportunità di nuovi approcci scientifici, che troppo spesso rimangono semplici dichiarazioni di principio. Ci si trova frequentemente in una situazione simile a quella generata da un altro termine jolly della cultura contemporanea, e cioè informazione, sul quale vengono a gravare tali responsabilità da fare assumere alla disciplina che se ne occupi quel ruolo centrale di scientia scientiarum che, di volta in volta, nel corso del pensiero occidentale, è stato attribuito a discipline di-

6 STRUMENTO E TEORIA 3 verse. E allora conviene subito sgombrare il terreno dal sospetto possibile di avere l intenzione di affrontare le questioni a livelli così rarefatti di riflessione; preferiamo immaginare, secondo l insegnamento di un grande pensiero metafisico, che anche complessità e informazione come essere si dicano in molti modi diversi e non siano quindi in grado di fornire o suggerire un punto di vista unitario. Preferiamo proporre non un esplicita riflessione di carattere filosofico, quanto piuttosto un angolo visuale da cui si intravedano questioni rispetto alle quali risulta indispensabile difendere con decisione il ruolo critico della riflessione umanistica, per evitare soprattutto la trappola pericolosissima che consiste nel considerare questo mondo come tutto tecnologia e quindi tendenzialmente neutro rispetto alle sue molteplici applicazioni. Livelli di funzionamento La prima considerazione fondamentale riguarda la pluralità di livelli di funzionamento dello strumento informatico: anche il più banale uso del personal computer si realizza attraverso una sorta di gerarchia di livelli che, pur limitandosi a un indicazione sommaria, comprende l emissione di impulsi elettrici, il trattamento di tali impulsi per descrivere stati della macchina, per svolgere operazioni o per fornire informazioni, l elaborazione di dati nel cosiddetto linguaggio macchina, sui quali progressivamente si appoggiano e si sviluppano linguaggi più evoluti e complessi insiemi di istruzioni software con raffinate rappresentazioni grafiche dei risultati. È come se ogni semplice attività del computer richiedesse un cammino attraverso livelli successivi di realtà che descrivono e realizzano una progressiva astrazione e dematerializzazione, resi possibili solo dal permanere, su ogni livello, di quanto si è fatto vivere sui livelli inferiori. Non intendiamo soffermarci in modo analitico su questo ordine di riflessioni, che costringerebbe a precisazioni e discussioni su ciascuno dei livelli indicati, ma semplicemente notare come ognuno di loro sia sempre e inevitabilmente carico di teoria, sia nel senso più immediato, per il fatto cioè che nasce come una delle possibili soluzioni tecnologiche ai problemi posti da quella particolare fase di funzionamento, sia nel senso più generale che, di volta in volta, ognuno di questi momenti è responsabile della investitura di significato di quanto proviene dai momenti che lo precedono. Ci pare

7 4 EDOARDO BALLO, MASSIMO PARODI interessante notare, a questo proposito, come il prodotto più evoluto di quella che potremmo definire logica sequenziale abbia generato, proprio attraverso una sovrapposizione di successive investiture di significato, una sorta di superamento di tale logica, verso modelli alternativi di ragionamento reticolare o ipertestuale, favoriti anche, e in misura molto rilevante, dalla introduzione delle interfacce grafiche, che hanno aiutato il passaggio dalla percezione del computer come macchina per il calcolo alla percezione del computer come macchina per la simulazione. Di fronte alla molteplicità dei livelli appena ricordata, i possibili momenti di incontro con il sapere e l atteggiamento umanistico si danno nel soggetto che usa lo strumento, nell oggetto che con lo strumento viene trattato e nella costruzione o nell utilizzo delle procedure che consentono allo strumento di funzionare. Su ogni livello e su ognuno dei possibili punti di intersezione si potrebbe sviluppare una riflessione critica, per chiarire il tipo di teoria che specificamente, di volta in volta, si realizza e per chiarire il tipo di relazione che si instaura con i livelli che precedono e con quelli che seguono. Conosciamo l obiezione che, di fronte a un ipotesi di approfondimento di questo genere, proviene anche da studiosi di discipline umanistiche: si tratterebbe di un inutile sforzo di andare in profondità, dal momento che invece l interesse effettivo va ormai al livello più alto della gerarchia, quello specifico della simulazione e della sua rappresentazione grafica. Ma resta un assoluta illusione la convinzione che, salendo verso i livelli di maggiore astrazione, si conquisti poco alla volta una forma di realtà più neutra e quindi oggettiva; di fatto, più si sale e maggiore è la quantità di teoria che ci si porta dietro. Alcuni esempi apparentemente banali del modo in cui l uso ad alto livello influenza l utente ci dovrebbero consentire di evidenziare anche alcuni possibili aspetti del rapporto con le discipline umanistiche, segnalando mutamenti non tanto e non solo nelle singole discipline, quanto, più in generale e quasi a livello metalinguistico, nel modo di trattarle e di presentarle, come se mutasse il tipo di strumentazione concettuale per mezzo della quale si organizzano e si maneggiano i contenuti. Editori di se stessi Per partire da qualcosa di certamente noto a qualunque utente di un personal computer, proviamo a focalizzare l attenzione su tre aspetti

8 STRUMENTO E TEORIA 5 connessi all uso di un word processor, che possono apparire tanto più banali quanto più l abitudine a considerare tali procedimenti come neutri tende a farne scomparire le implicazioni teoriche. Il procedimento del cosiddetto taglia e incolla presenta senza alcun dubbio moltissimi vantaggi, su cui neppure vale la pena di soffermarsi; tuttavia in realtà induce comportamenti assai differenti rispetto a quanto succede in un analoga operazione, in ambiente non informatico, di ripresa di concetti da un documento diverso o da una posizione distinta dello stesso documento su cui si sta lavorando. Si tende inevitabilmente a riutilizzare meccanicamente concetti già esposti attraverso la semplice individuazione e isolamento di porzioni di testo, eliminando quasi totalmente quel momento, che invece è essenziale per la scrittura, di ri/creazione o di ri/elaborazione di concetti ripresi e rimeditati al fine non solo di guadagnare una migliore capacità espressiva o una determinazione più chiara e incisiva, ma anche di trattare nuovamente, ampliare, ridurre, discutere da un altra angolatura. Prevale una forma di pura e semplice riproduzione di segni grafici e, nelle dimensioni apparentemente limitate del problema, sembra tuttavia possibile cogliere l intreccio e quasi la sovrapposizione di una coppia concettuale fondamentale per l espressione e la comunicazione, cioè quella di strumento/contenuto. Il procedimento strumentale diviene di fatto il contenuto: la riproposizione, anche eventualmente come decisione consapevole di riprodurre esattamente identica la formulazione di un pensiero, viene sostituita dalla duplicazione di una porzione di testo, che così da strumento si trasforma in contenuto. L inversione di strumento e contenuto risulta forse ancora più evidente se si considera come nella composizione di un testo tendano a prevalere gli effetti retorici affidati alla grafica, mediante l uso di sottolineatura, corsivo, neretto, lasciando in secondo piano gli effetti retorici che si basano invece, più tradizionalmente, sulla organizzazione del discorso e sul modo di concatenare gli argomenti. Lo stesso procedimento del cosiddetto trova e sostituisci non appare innocuo nelle sue implicazioni e conseguenze, riuscendo a incidere, almeno in certe situazioni, sulla percezione del linguaggio e trasformandola in un fatto meccanico, con il connesso rischio di operare correzioni su porzioni di testo individuate in modo del tutto indipendente e indifferente rispetto al contesto. Analoga fonte di fraintendimenti è rappresentata dai correttori ortografici che già stanno contribuendo fattivamente alla diffusione di improprietà e

9 6 EDOARDO BALLO, MASSIMO PARODI scorrettezze linguistiche, e che sono destinati ad avere tanto più successo quanto maggiore è il successo dei word processor con i quali vivono in simbiosi. Si profila una nuova inversione di concetti fondamentali per cogliere il rapporto con i nuovi mezzi tecnologici: le esigenze del mezzo, le sue potenzialità, o meglio le possibilità che derivano dalla sua storia, sia a livello pratico sia a livello teorico, diventano il fine, mentre il contenuto su cui si lavora e sul quale il mezzo opera, tende ad adattarsi alle esigenze del mezzo stesso. In questo contesto un caso forse di rilevanza minore, ma assolutamente chiaro ed evidente a tutti, è rappresentato dal mutamento, prima irritante e ormai quasi acquisito, dell ordine alfabetico. Il valore numerico della rappresentazione digitale di caratteri come apostrofo, spazio bianco, trattino, mettono in discussione la concezione tradizionale dell ordinamento alfabetico; quando non troviamo De Bellis nel consueto rapporto di ordine con Deaglio o Decorato, il nostro occhio comincia a correre automaticamente al di sopra o al di sotto dei de seguiti da spazio. Pensiamo naturalmente che non si debba avere alcun pregiudizio negativo nei confronti di mutamenti anche sostanziali nelle lingue parlate e scritte dagli uomini, che sappiamo perfettamente essere prodotti convenzionali dello sviluppo storico, però abbiamo qualche perplessità nell accettare senza discussione trasformazioni o errori derivanti dalle scelte discutibili di pochi (sviluppatori e produttori di software, ad esempio) che acquistano lentamente ma inesorabilmente il peso di comportamenti di massa. Volendo ricondurre a un denominatore comune la serie delle osservazioni precedenti, potremmo trovarlo in una specie di progressiva inversione tra le cose di cui si parla e le parole con cui se ne parla: si tende sempre più a ragionare sui segni grafici che compaiono sui nostri monitor, anziché sulle cose che quei segni significano, esattamente nello stesso modo in cui si cerca di farci credere a una pretesa società dell informazione, in cui troppo spesso contano le quantità di segni (espressi in megabyte) che ci si scambia, mentre si tende a mettere in secondo piano il significato e l utilità o la negatività di quei segni. La grammatica è sovente imposta dallo strumento impiegato e stiamo ormai per assistere persino a trasformazioni nel modo di scrivere talune lingue, a causa di restrizioni o difficoltà derivanti dal fatto che lo strumento è stato pensato in una lingua diversa e in un contesto culturale del tutto differente. La retorica, come si è già notato, si impone talvolta in modo quasi autonomo, ancora una volta operando sui segni più che sui significati, grazie al fatto, sicu-

10 STRUMENTO E TEORIA 7 ramente rivoluzionario, che il computer personale mette ormai a disposizione di ogni singolo utente una sorta di tipografia o addirittura di casa editrice personale. La logica stessa dei ragionamenti tende a scivolare, a volte insensibilmente, dalla connessione di porzioni di testo dotate di valore semantico alla connessione puramente sintattica di porzioni di segni. Opportunità di un po di scetticismo critico Non è assolutamente nostra intenzione sostenere che uno dei principali compiti dell informatica umanistica sia allora quello di difendere il buon tempo andato, rivendicando la superiorità di passate epoche della scrittura e della comunicazione, ma crediamo invece sia di straordinaria importanza tentare di trasferire nei nuovi contesti la necessaria, o almeno opportuna, attenzione al linguaggio, alla coerenza dei nessi linguistici, alla rilevanza delle figure retoriche; si tratta di aspetti che qualificano ogni tipo di espressione e, se vengono inconsapevolmente trascurati, la loro mancanza potrebbe, sul lungo periodo, minare dall interno il trionfalismo della tecnologia dell informazione e della comunicazione. Occorre ricordare in continuazione, in ogni contesto comunicativo, analizzando le diverse situazioni e le diverse modalità operative, che i nuovi strumenti portano a spostare l accento non tanto dall elaborazione teorica personale alla neutralità del mezzo tecnico e già sarebbe cosa grave quanto piuttosto dalla riflessione ed elaborazione teorica dell autore del testo a quella, che pur sempre è elaborazione teorica, dell autore dello strumento. Siamo anche totalmente d accordo con una delle tesi di fondo che sono emerse nel corso delle discussioni che hanno portato alla proposta dell annuario, secondo cui per costruire, valutare, mettere a punto gli strumenti informatici per una determinata disciplina o per un determinato ambito della cultura umanistica, occorre conoscerne direttamente i caratteri, condividerne in qualche misura la logica interna, con la necessaria elasticità, per non tradirne l anima pur nella consapevolezza che l applicazione degli strumenti informatici finisce inevitabilmente per modificare lo statuto teorico della disciplina o dell ambito cui si applica. Crediamo però che le considerazioni svolte sopra, e che andrebbero riprese in modo puntuale e approfondite su ognuno dei livelli sommariamente individuati, suggeriscano qualcosa in più; viene progressivamente ma sensibilmente alterato anche il discorso generale che percorre trasversalmente, e in certo modo uni-

11 8 EDOARDO BALLO, MASSIMO PARODI fica, il complesso delle discipline umanistiche, incarnandosi in certo senso in ognuna di esse; viene alterato il metadiscorso con cui si parla delle diverse discipline e della complessa articolazione dei rapporti fra le discipline stesse. Rischia in ultima analisi di essere deformata la lingua in cui queste discipline si esprimono, intesa in senso lato come l insieme delle modalità espressive che passano attraverso e condizionano gli strumenti di comunicazione usati in questa provincia del sapere, sia come mezzi di organizzazione interna, sia come apertura verso l esterno per condividere risultati, problemi, atteggiamenti, metodi. Proprio per questa serie di considerazioni, siamo convinti e, all Università di Milano, abbiamo a suo tempo rischiato addirittura l attivazione di un master per andare in questa direzione che possa, o forse debba, diventare assolutamente centrale una figura, anche professionale, dotata di cultura sia umanistica che informatica, definibile in termini molto generici e volutamente allusivi, in un mercato del lavoro che vede nascere figure professionali che sopravvivono lo spazio di un mattino, operatore o mediatore culturale. Conoscendo direttamente le specificità e i valori della formazione umanistica, dovrebbe saper creare le condizioni necessarie non tanto a difenderli, quanto a rinnovarli, tradurli e proporli come elementi importanti anche nel nuovo contesto. In questo come in molti altri casi caratteristici di questa fase della cultura occidentale, non si tratta di attestarsi su posizioni destinate a essere spazzate via dal vento della tecnologia incalzante, ma di andare nel senso della storia e dello sviluppo, ricercando quali siano i modi per rivitalizzare l ispirazione della cultura umanistica entro il vivo delle discussioni che accompagnano la nascita di una società e di un mondo per molti versi del tutto nuovi rispetto a un lungo passato. Secondo quanto si accennava sopra, il fotografo o il musicista sono senza dubbio gli interlocutori fondamentali dell autore di software per il trattamento delle immagini o dei suoni. Al limite dovrebbero essere essi stessi gli autori dei programmi che poi li aiutano nel loro lavoro, anche se, secondo quanto si è detto sopra, sappiamo che la fotografia, la musica o la fonologia non possono in alcun modo evitare di vedere mutare il loro statuto teorico e il loro impianto epistemologico, anche molto profondamente, nel momento stesso in cui si avvalgono di strumenti informatici per dare origine a qualcosa che avrà inevitabilmente caratteri nuovi, essendo il prodotto dell intrecciarsi e del convivere di teorie differenti e provenienti da

12 STRUMENTO E TEORIA 9 percorsi molto diversi. Ma, proprio rimanendo a questi esempi, l informatica umanistica dovrebbe anche trovare il modo, a nostro parere, di discutere, di comprendere fin dove è possibile, e di valutare quale fiducia si possa attribuire a quella foto, quando ci rendiamo conto che il pallone che entra in rete potrebbe essere stato aggiunto in un momento successivo a quello in cui si è colta l immagine originale, oppure a quella registrazione musicale, che può subire infiniti ritocchi che la allontanano irrimediabilmente dall esecuzione originale, o infine a quella registrazione audio, soggetta anch essa a infinite possibili manipolazioni e che può addirittura essere prodotta assolutamente ex novo, mediante i metodi di campionatura delle voci. Anche in questo caso, non si vuole assolutamente sostenere che oggi saremmo di fronte a una possibile messa in discussione radicale del valore di testimonianza di mezzi che un tempo meritavano la nostra piena fiducia; si vuole solo ricordare che ancora una volta le nostre discussioni sulla conoscenza e sull informazione devono fare i conti con i problemi della attendibilità o meno della percezione sensibile, e noi umanisti sappiamo che questo tema è stato centrale già nelle speculazioni dello scetticismo greco, sappiamo anche a quali possibili conseguenze può dare luogo; dobbiamo solo ricordarcelo. Rappresentazioni della conoscenza Il tema del carico di teoria, che ogni aspetto degli strumenti informatici porta con sé e che percorre il contenuto di queste nostre pagine, assume portata anche maggiore quando l attenzione si sposta al web, alla grande rete che, secondo alcuni, rappresenta un computer potenzialmente infinito il cui centro è ovunque e la cui circonferenza in nessun luogo (P. Levy). Già il ricorso a una delle più famose definizioni di Dio proveniente dalla tradizione ermetica dovrebbe metterci sull avviso che qualche cosa forse va ridimensionato nelle aspettative e nei sogni che talvolta vengono favoriti dalla diffusione della connessione globale. Ma anche rimanendo sul livello meno filosofico, sul quale si erano cercati gli esempi illustrati sopra, non si può fare a meno di notare che, se il computer personale sembra mettere a disposizione di ogni utente una specie di casa editrice, la rete incrementa il delirio di onnipotenza, fornendo anche una immensa, se pur disordinata, rete di distribuzione. Nella fase attuale ci pare siano tre le questioni fondamentali che la rete pone di fronte alla nostra formazione umanistica: in primo

13 10 EDOARDO BALLO, MASSIMO PARODI luogo i criteri con cui sono organizzate le informazioni e i modi in cui riusciamo a reperirle, che assomiglia sempre più a quanto avviene nella vita reale, con un grande peso del caso e soprattutto delle indicazioni che altri forniscono in modo a noi più o meno consapevole e comprensibile; in secondo luogo, il prevalere, ogni giorno più invadente, della pubblicità, che rende ancora più difficile l individuazione di informazioni utili e il discernimento tra varie fonti e vari fini della comunicazione; e infine la difficoltà nella determinazione delle assunzioni di responsabilità, che rende talvolta quasi impossibile una valutazione critica delle informazioni raccolte, di cui spesso si ignora persino l autore o comunque lo scopo per cui le rende pubbliche e soprattutto il grado di validità e correttezza di cui possiamo investirle. Non ci possiamo certo soffermare in modo analitico su tutti i punti accennati, ognuno dei quali presenta una notevole complessità di problemi. Ci limitiamo a osservare che ognuno di questi temi porta, in modo più o meno diretto, a esaminare e discutere la costruzione e la funzione dei motori di ricerca, e qui non si deve fare molta fatica per rendersi conto che ci si trova di fronte nuovamente a uno dei temi ricorrenti nel pensiero occidentale, presente in un modo o nell altro in tutta la sua storia, quello dell organizzazione del sapere e della parallela organizzazione della nostra conoscenza o rappresentazione della realtà. Quando si costruisce e quando si consulta un motore di ricerca non si fa altro che porsi la domanda sulla possibile categorizzazione delle nostre conoscenze e le questioni teoriche sono dunque nuovamente le stesse, a partire dalla prima e più di fondo: dividiamo in categorie le parole o le cose? Anche la rete è un pezzo ormai della nostra realtà e avere un opinione su che cosa di fatto venga categorizzato dai motori di ricerca può mutare profondamente il modo in cui i navigatori del virtuale percepiscono il loro oceano. Sappiamo perfettamente, perché lo sviluppo del pensiero occidentale ce ne fornisce molti esempi, che un interpretazione forte della categorizzazione, per cui si sia convinti che le cose stesse siano strutturate secondo i determinati rapporti logici con cui organizziamo la nostra conoscenza, significa proporre una interpretazione metafisica della realtà, e questo succede inevitabilmente anche nel mondo della rete solo apparentemente meno concreto, dove però le regole che sottostanno a una sua possibile lettura metafisica vengono dettate da altri e non vengono condivise. Già risulta piuttosto problematica

14 STRUMENTO E TEORIA 11 l idea di muoversi in un mondo percepito come organizzato in modi che tuttavia vengono definiti da una teoria che non possiamo conoscere, ma ancora di più lo è quella che potremmo definire la trappola della metafisica capovolta. Mentre una categorizzazione si propone tradizionalmente di catturare la totalità della realtà o almeno di quella porzione che si propone di conoscere, ed eventualmente sembra siano le cose, alcune cose, a sfuggire alle regole prodotte dalla nostra teoria, qui si assiste a un paradosso curioso. Un motore di ricerca ideale dovrebbe essere in grado di discriminare tra informazioni reali e informazioni pubblicitarie e, ancor di più, di dirci in che senso alcune sono informazioni reali, perché autentiche, documentate, verificate, controllate; per fare questo occorre che le regole con cui viene progettato siano tendenzialmente non ricostruibili, perché sono le cose del mondo virtuale che in questo caso cercano tutte le maniere per farsi intercettare e collocarsi in punti privilegiati della gerarchia metafisica prodotta dal motore. Conclusioni e provocazioni Come si vede, il semplice tematizzare tali problemi, per non dire dei tentativi di risolverli, significa mettere in gioco teoria, quantità enormi di teoria che si sovrappongono inevitabilmente ai risultati che si riescono a ottenere, facendone appunto qualcosa di tutt altro che neutro od oggettivo. Non ci si può avventurare nella rete senza una qualche mappa mentale che ci dia l illusione di seguire delle direzioni, di cercare dei significati, di arrivare a dei risultati, ma spesso occorre rendersi conto che, esplorando questo mondo, portiamo a casa se va bene la metafisica di Google o di Microsoft. E non siamo meno subordinati a dosi massicce di teoria, quando ci troviamo nella pretesa mancanza di metafisica dell Open Source: o diventiamo sacerdoti di questa nuova religione, acquisendo tutte le conoscenze necessarie e in linea di principio possibili per controllare procedimenti, algoritmi, programmi oppure ci ritroviamo ancora in una metafisica, sia pure debole, ma sempre metafisica. A questo punto, essendoci anche macchiati del gravissimo crimine di lesa open source, non siamo più in grado di sottrarci all accusa di essere irrimediabilmente apocalittici. L accusa sarebbe certamente meritata se indicassimo all informatica umanistica il compito di sottrarsi a tutti questi rischi, per riaffermare la virtù di un mitico passato analogico, ma non è così. L informatica umanistica deve anzi assu-

15 12 EDOARDO BALLO, MASSIMO PARODI mersi, fra gli altri, questo ruolo fondamentale di consapevolezza critica, di aiutare a vivere in mezzo a questi rischi, segnalando costantemente la teoria che sta fra il soggetto che ricorre agli strumenti informatici e l oggetto che con tali strumenti si riesce a maneggiare. È il compito, in linea di principio sempre aperto, della ricerca umanistica e quindi ci proponiamo solamente di continuare la strada di sempre. Nella situazione che abbiamo cercato di descrivere in termini un po impressionistici, come si era detto all inizio, l obiettivo primario è di segnalare sempre e in ogni circostanza che esistono intermediari, mediazioni complesse e nient affatto neutre fra soggetto e oggetto. In un convegno di qualche anno fa, venne proposta un ipotesi seducente, espressa più o meno in questi termini: il pc può essere definito una sorta di partner intellettuale, e la sua funzione sarà potenziata e la sua presenza potrà essere tendenzialmente estesa a tutti, quando diventerà del tutto trasparente per l utente. Nessuno crediamo parlerebbe di un maestro, sostenendo che il suo successo sarà davvero completo quando riuscirà a condizionare il modo di pensare di allievi che nemmeno si renderanno più conto della sua presenza. Riprendiamo allora l immagine, ma in modo speculare, per concludere che compito primario dell informatica umanistica è di mettersi sempre di traverso, di fare notare la presenza del partner intellettuale, di impedire che l allievo si dimentichi dell esistenza del maestro, e talvolta, quando in molti sembrano scordarsene, anche di ricordare a tutti che il re è nudo.

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