Per chi suona la Campania

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1 8 febbraio 2013 anno XIII n. 2 Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nell Università Suor Orsola Benincasa di Napoli Speciale elezioni politiche Per chi suona la Campania TRE PARTITE di Andrea Fabozzi* La rimonta, almeno in Campania, forse non ci sarà. L attenzione con la quale all inizio della campagna elettorale si guardava alla regione si sta spostando altrove. I sondaggi non brillano troppo per il centrodestra, qui l affaire Cosentino dovrebbe tenere lontana la coalizione di Berlusconi dal premio di maggioranza per il senato. Per tentare di impantanare Bersani in un parlamento senza numeri certi, allora, il Cavaliere deve rivolgere anche altrove le sue energie. In Lombardia, innanzitutto. Per questo ha spolverato le liste, come in tv da Santoro ha spolverato la sedia. Può solo sperare di recuperare negli incerti voti di opinione quei voti blindati che la Campania gli portava in dote, prima di diventare imbarazzante. Ma attenzione a non distrarsi, ci sono almeno altre due buone ragioni per guardare all esito del voto in Campania e riguardano i due più forti poteri locali. Si gioca la conferma il presidente della regione Caldoro: se non dimostrerà di poter (almeno) gareggiare con il dissolvendo blocco cosentiniano, il cavaliere, o chi per lui, guarderà altrove. L esercito è già piuttosto in rotta, se sarà sconfitta pesante i cocci prenderanno strade diverse. E non sta troppo meglio il sindaco di Napoli, che pure era in trionfo meno di due anni fa. Sembra passata una vita. Adesso la coalizione di centrosinistra, vincitrice probabile a Roma e all opposizione a Napoli, aspetta al varco De Magistris. La giunta zoppica, la maggioranza in consiglio si è ristretta proprio mentre il sindaco allargava i suoi orizzonti. Ha inventato una lista nazionale, l ha consegnata a Ingroia, adesso però rischia di restare inchiodato a un risultato non soddisfacente. Il test di popolarità, per lui, cade nel momento peggiore. *giornalista de il manifesto VOTO OPERAIO A POMIGLIANO pag. 6-7 LA DIASPORA BASSOLINIANA pag. 9 MONTI E TRAMONTI IL VOSTRO OHIO Parla il console americano pag. 12 Il nuovo raggruppamento di centro sfoggia Monti (e anche un po di Montecarlo), il duo Berlusconi-Maroni, tende come sempre ad esagerare e inalbera, addirittura Tre-monti. A questo punto Bersani da Bettola fa il nostalgico manzoniano e recita Addio monti!. Per gli italiani tuttavia uno ne resta, e pure assai antico e noto, quello di Pietà. La città perde sempre più colpi, il Direttore Generale della Juventus, a margine di un rigore non concesso alla sua squadra, ha insinuato che ciò potesse dipendere dal fatto che l arbitro, napoletano di Torre Annunziata, volesse in qualche modo appoggiare la rincorsa della squadra del Napoli. Ma non ce l avevamo noi il primato dei tifosi piagnoni e fessi! Il Fratello di Caino pag. 11

2 La proposta choc che Bersani non farà mai: Restituiremo i 4 mld sprecati per Rosaria Capacchione, capolista al Senato per la sfida più importante Con il Pd avevo litigato Torno perché sono cambiati La giornalista napoletana ci riprova dopo le polemiche del 2009 di Christian Gargiulo Cronista de Il Mattino dal 1985, Rosaria Capacchione è nota per il suo impegno anti-camorra, che le è valso ripetute minacce di morte ed è la ragione per cui vive sotto-scorta. Alle Europee del 2009 raccolse 73mila preferenze ma non fu eletta. Accusò il Pd campano di non averla adeguatamente sostenuta. Che cosa è cambiato da quella data? Non accusai il Pd campano, bensì quello casertano, che è un altra cosa. Fu una polemica aspra: riguardava alcuni circoli di questa provincia che avevano in qualche modo boicottato la mia candidatura. Visti quali erano i circoli e di quali zone, la cosa fu un po antipatica. Ma era un altro Pd, un altra epoca. Io nel frattempo non mi sono mai allontanata. Il Pd nazionale mi aveva dato fiducia e ha continuato a darmela negli anni. La battaglia per il Senato in Campania è decisiva per il Pd. Il fatto che punti su un esterna capolista non è un sintomo di sfiducia nelle capacità del partito? No, perché il Pd ha attuato un profondo processo di rinnovamento, visibilissimo nelle liste. Se saranno elette tutte le persone in posizione utile, ci sarà un cambiamento nella rappresentanza parlamentare del Pd che arriverà anche al 60, 70%. Non è sfiducia, bensì un rinnovamento fatto con criteri diversi rispetto a una volta, quando ci si formava all interno dei partiti. Nicola Cosentino non è stato candidato nelle liste del Pdl. Secondo Lei, la sua dote di voti a chi andrà? Onestamente non lo so, è una questione da tecnici della politica politicante. Io non so la percentuale di gente manovrabile esistente in Campania, non so quanti voti di Cosentino fossero suoi o riconducibili a un progetto di centrodestra. Io tendo a pensare sempre che tutto sommato la maggior parte delle persone che abbiano votato centrodestra, abbiano votato il progetto, e non Cosentino. A Suo giudizio, il centrosinistra in questi anni ha saputo fare sufficiente opposizione al duo Cosentino-Cesaro? Ci ha provato, in qualche caso c è riuscito, in altri no. Però quando non controlli né i Comuni né le Province né la Regione né il Governo, è difficile opporsi. Perché non si gestiscono i posti di lavoro, le finanze, i servizi. Quale sarà la prima cosa che farà per continuare, nelle istituzioni, la Sua azione di contrasto alla malavita organizzata? Sottoscrivo in pieno la proposta della Cgil sulla rivisitazione complessiva della legge sui beni confiscati che, così com è, non funziona. C è bisogno di un intervento radicale sulla legge anti-corruzione con una modifica del 416-ter che, così com è, non serve a niente. E poi la mia battaglia di sempre, quella sull ambiente, contro il sistema di gestione dei rifiuti che ha corrotto l economia complessiva della Campania. In queste elezioni politiche voi giornalisti siete in tanti a concorrere per un seggio in Parlamento. Non crede che questa commistione di ruoli può inficiare il rapporto fiduciario che dopo tanti anni ha instaurato con il Suo pubblico? Il giornalista non deve essere distaccato: deve essere chiaro. Non deve mascherarsi dietro una finta imparzialità. Sono i fatti a essere imparziali, le opinioni si possono esprimere in quanto tali. E io non ho mai nascosto il mio orientamento: che cosa c è di equivoco in questo? Sono in aspettativa e ci resterò. Non continuerò a lavorare al giornale. Se porto la mia esperienza in Parlamento e la metto a disposizione del Paese, non credo ci sia alcuna commistione. Ci sarebbe se continuassi a fare entrambe le cose. Secondo questa logica in Parlamento non ci dovrebbero essere medici, ingegneri, avvocati... perché potrebbero utilizzare la politica per accrescere i propri clienti. È coinvolta in un processo per calunnia che, sebbene in questo momento sospeso, va avanti ormai da nove anni. Non crede che rappresenti il Suo punto debole in questa campagna elettorale? È una vicenda privata che si svolge davanti a un giudice monocratico, con un pubblico ministero che non è nemmeno un togato. Di tutto quello che è stato scritto dalla Gazzetta di Caserta, non c è niente di vero. Sono sei anni che sta conducendo una campagna per farmi togliere la scorta; poi un giorno questo giornale spiegherà per conto di chi lo fa e perché ci tiene tanto. Fa parte delle regole del gioco. Magari sento il processo come un peso, ma non me ne vergogno. C era già nel 2009 e non l ho mai nascosto. Una delle parole chiave di queste elezioni è società civile. Non rischia di essere uno specchietto per le allodole tutto a danno degli elettori? Se ci sono elettori che ritengono gli esponenti della società civile manovrabile dai vertici del partito, non ci si può far nulla. La gente può pensare quel che vuole. Quello che conta è essere apprezzati per il proprio lavoro una volta in Parlamento. LA SCHEDA Nella notte tra il 10 e l 11 aprile del 2006, l elettorato del centrosinistra vive forse il momento più trepidante della propria storia politica. Restano da scrutinare le ultime schede delle elezioni politiche. Poi si conoscerà il nome del vincitore. Secondo i sondaggi della vigilia, Romano Prodi batterebbe il suo avversario Silvio Berlusconi con uno scarto netto, inequivocabile. Almeno 5 punti percentuali. Invece, scheda dopo scheda, il vantaggio diminuisce. Fino a dissolversi al Senato, dove la Casa delle Libertà effettua il sorpasso sull Unione. C è il rischio di un esito simile anche alla Camera. Non avviene per un pugno di voti, circa 25mila: uno scarto irrisorio. E grazie al voto degli italiani all estero, introdotto proprio dal governo Berlusconi, il centrosinistra ottiene anche un vantaggio risicato al Senato. Un paio di parlamentari in più nonostante le circa 200mila preferenze in meno ottenute. I voti della Campania risultano decisivi. Alle elezioni del 2006 la Campania si conferma crocevia per l esito del voto nazionale. Nella circoscrizione senatoriale la coalizione guidata dal Professore si impone di stretta misura, lo 0,51%, vale a dire voti. Quanto basta per far scattare il premio di maggioranza a base regionale: una truppa di 17 senatori. È una delle novità introdotte dal Porcellum, come è definito il sistema elettorale proporzionale approvato dal governo di centrodestra pochi mesi prima. Un altra è un premio a base nazionale al partito di maggioranza relativa della Camera. Anche nei collegi Campania 1 e 2 l Unione strappa il maggior numero di deputati: 19 e 16, rispettivamente, contro 14 e 13 della Casa delle Libertà. È per questo che Nicola Campania crocevia nazionale Cosentino ha definito seccamente la nostra una regione rossa. Ma è proprio così? In parte sì, se si guarda anche al 1996, l anno della prima vittoria di Prodi che coincide con un affermazione in Campania della coalizione che lo sostiene, l Ulivo. La grande differenza tra i due successi del Professore è il sistema di voto: nel 1996 le parti in gioco concorrono con il Mattarellum, un sistema elettorale che assegna il 75% dei seggi parlamentari attraverso un meccanismo maggioritario, mentre il rimanente con un meccanismo proporzionale. Anche nell anno della discesa in campo del Cavaliere, la Regione si tinge di rosso. Non un rosso acceso però, perché il centrosinistra prevale nelle province di Napoli e di Benevento, mentre il centrodestra nelle altre. Il discorso cambia invece per le politiche del 2001 e del La coalizione guidata da Silvio Berlusconi si afferma in modo netto. I buoni risultati regionali coincidono con altrettante affermazioni a livello nazionale. Dati alla mano però in Campania il primo partito è l astensionismo. Punto di svolta è la tornata elettorale del 2008: sfruttando la loro onda lunga, il centrodestra vince alle regionali dopo il dominio, durato un decennio, di Antonio Bassolino. Stefano Caldoro infatti sconfigge al primo turno Vincenzo De Luca con il 54,27% delle preferenze. Stando ai sondaggi, perso il Veneto, e probabilmente pure la Lombardia, il centrosinistra, ora, non può assolutamente lasciarsi sfuggire la Campania. Farlo significherebbe non ottenere la maggioranza al Senato. Ovvero, l ingovernabilità. c.g. INCHIOSTRO N. 2 PAGINA 2

3 E sempre possibile ripartire, ricominciare, nonostante tutto e nonostante tutti.insieme possiamo (26 dicembre) Le elezioni cambieranno gli equilibri nel centrodestra campano Tutti i numeri del Presidente Stefano Caldoro non si candida ma testa la sua forza politica Dovrà dimostrare agli avversari interni di non essere solo un ragazzo fortunato ma di avere i voti per guadagnarsi la riconferma alle prossime regionali di Livianna Bubbico Ha deciso di mantenere un profilo istituzionale per le prossime elezioni politiche, il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, ben sapendo che sta rischiando il tutto per tutto, anche la poltrona da governatore, se gli scrutini non vedranno la coalizione di centrodestra trionfare in Campania. Caldoro dovrà dimostrare ai suoi detrattori, molti dei quali all interno del suo stesso partito, il Pdl, di possedere quello di cui un politico non può fare a meno: i voti. Figlio di Antonio Caldoro, ex deputato del Psi e sottosegretario ai Trasporti in un governo Cossiga, Stefano è stato eletto consigliere regionale già a 25 anni per il Partito socialista. A 32 è entrato a Montecitorio. Tempo altri due anni e si è schierato con il Polo delle Libertà, sotto le cui insegne è stato candidato, sconfitto, alla presidenza della provincia di Napoli. Nel gran giro di poltrone del secondo governo Berlusconi si è trovato a essere sottosegretario, viceministro e infine ministro. Nel 2010 poi ha guidato la coalizione di centrodestra alle regionali in Campania. E ha portato a casa un risultato storico, dopo quasi vent anni di bassolinismo. A queste politiche il governatore non è candidato, lo sono invece due suoi assessori e il suo vicepresidente della Giunta. Per lui questa tornata elettorale è doppiamente importante. In primis deve dimostrare al Pdl di non essere un perdente di successo come lo ha definito il suo avversario di partito Nicola Cosentino per scrollarsi di dosso l etichetta di ragazzo fortunato votato alla politica più per eredità che per passione. Poi c è la questione Palazzo Santa Lucia. La Campania, anche se meno di Lombardia e Sicilia è una delle regioni in bilico. Se Silvio Berlusconi dovesse perdere anche qui, la permanenza del presidente potrebbe essere compromessa. Dai vertici regionali del Pdl, coordinatore Nitto Palma in testa, fanno sapere che ci sarà pieno sostegno qualunque dovesse essere l esito di queste politiche. Saranno tutti in trincea a difesa della Giunta e del presidente Caldoro. Sarà vero? All interno del Popolo delle Libertà campano la domanda è una sola: come fare senza la golden share da 300mila voti di Cosentino, fatto fuori dalla partita? L onorevole casertano, sul cui capo pendono due processi che lo accusano di vicinanza alla Camorra, è stato cancellato all ultimo momento dalle liste elettorali del Senato, tardivo e parziale omaggio del Pdl alle liste pulite. Molti degli uomini più vicini al governatore sono corsi ai ripari. Il risultato di queste politiche potrebbe essere decisivo per la tenuta della maggioranza in Consiglio regionale. E temendo il peggio alcuni già disegnano scenari di grande coalizione, un alleanza con gli avversari del Partito democratico, naturalmente in chiave riformista. Ma il Pd campano, tutto concentrato sulla campagna elettorale, al momento sbarra le porte a ogni intesa. Caldoro per mantenere la posizione e dimostrare il suo valore in Regione dovrà necessariamente andare alla conta. Ha un solo modo per farlo: dirottare le preferenze dal Pdl verso altre liste. Quel che resta dei grandi elettori caldoriani hanno deciso di far confluire i propri voti verso i partiti minori collegati con il centrodestra. Fratelli d Italia, innanzitutto. Secondo candidato in Campania uno, dietro Giorgia Meloni, c è uno degli uomini del governo Caldoro: l assessore regionale all Urbanistica Marcello Tagliatatela, uno degli autosospesi. Altri potrebbero convergere, come prospettato dal capogruppo di Caldoro Presidente Gennaro Salvatore, su Grande Sud di Gianfranco Micchichè che candida capolista per Montecitorio il consigliere regionale Pietro Giuseppe Maistro. Basteranno profilo istituzionale, grandi manovre e piccole liste a salvare la Giunta regionale e incoronare definitivamente Stefano Caldoro come uomo forte del centrodestra in Campania? Sembra difficile, ma il responso arriverà solo a urne chiuse. Il professor Barbagallo: sistema corrotto, costretti a parlare dei voti di Cosentino La camorra si aggiorna, la politica no di Luigi Nicolosi Parliamo di un Paese in forte declino. Un declino che, per quanto mi riguarda, vedo partire da più lontano di quanto siamo soliti pensare. Le cose vanno avanti così da decenni, ormai dal dopoguerra manca una qualsiasi capacità di stare al passo col rinnovamento. Nell analizzare il quadro politico nazionale e regionale Francesco Barbagallo, ordinario di Storia contemporanea e direttore del dipartimento di Discipline storiche dell Università di Napoli Federico II, non ha tentennamenti. E prende posto nella tribuna dei delusi, fra chi verso la classe politica, attuale e futura, non nutre più alcuno slancio ottimistico. Studioso delle relazioni fra camorra e politica, da anni denuncia con le sue pubblicazioni i fitti intrecci fra questi due piani della vita sociale. La politica campana sembra implodere in se stessa. Il Pdl solo in extremis è riuscito a presentare le liste per le politiche. In prospettiva quali ripercussioni avrà la vicenda di Nicola Cosentino? Parlare di Cosentino equivale ad addentarsi in un terreno molto delicato. È in corso un procedimento giudiziario e fino a quando non avremo una sentenza occorrerà molta prudenza. È certo che ancora una volta ci troviamo a parlare di politica e camorra. La criminalità organizzata, a differenza di quanto sta invece facendo la politica, aggiorna continuamente le proprie prospettive. Con il risultato di riuscire a investire enormi quantità di capitali nell economia legale, penso soprattutto all edilizia. Non a caso quest andazzo va avanti ormai dagli anni della ricostruzione post terremoto. La naturale conseguenza di ciò è che oggi è la camorra, invece della politica, a porsi al centro della vita economica della Campania. Dove andrà la dote dei 300mila voti di Cosentino? Purtroppo questo è quello che succede quando la politica si rivela incapace di offrire un alternativa e di combattere lo strapotere della camorra. Se la politica continuerà a chiudere gli occhi, lasciando sola la magistratura, questa è già da adesso una partita persa. Senza prospettive di lavoro il contatto con la società civile sarà irrimediabilmente perso e la camorra continuerà a espandersi. Se la destra le suscita considerazioni di questo tenore, le cose andranno un po meglio a sinistra? Anche qui, non vedo tracce di miglioramento. Seguo da decenni le vicissitudini del centrosinistra in Campania, e se il primo Bassolino ha ottenuto risultati di rilievo, dagli anni da governatore della Regione in poi ho visto solo un moltiplicarsi di prospettive negative. Prendiamo de Magistris. Ho creduto da subito nel suo progetto e non ho esitato a votarlo. Ma mi basta pensare al modo in cui è stato ingiustamente cacciato l assessore Realfonzo per vedere un esperienza ormai fallita. Non si va avanti con i narcisismi e i personalismi, quello che serve sono i contenuti, di cui oggi francamente vedo solo la mancanza. In conclusione, dobbiamo quindi guardare con pessimismo anche al prossimo Parlamento? Servirebbe un grosso impegno civile e invece vediamo solo una corsa elettorale verso stipendi e privilegi. Nel frattempo i progetti infrastrutturali di cui avremmo bisogno rimangono in alto mare, basti pensare al modo in cui sono stati utilizzati i fondi europei di sviluppo regionale. Lo stesso discorso vale per la cultura: la caduta delle iscrizioni all università e la perenne apnea delle nostre realtà museali la dicono lunga. Senza un rinnovato impegno e una diversa collocazione dell Italia negli scenari internazionali c è ben poco da aspettarsi. PAGINA 3

4 De Magistris è prossimo alla piena realizzazione del suo programma per Napoli: scassare A due anni dalle Comunali la nuova scommessa politica del sindaco La rivoluzione chiede la fiducia pagina a cura di Ciro Cuozzo Rivoluzione de Magistris. A quasi due anni dalla sua elezione a sindaco di Napoli, l ex magistrato è sceso nuovamente in campo al fianco di Antonio Ingroia. Rivoluzione Civile correrà da sola alle prossime elezioni politiche così come il movimento arancione di de Magistris fece nel maggio del 2011, ottenendo un risultato storico. Questa volta però la situazione è diversa. Dopo avere scassato alle comunali di Napoli, de Magistris il 24 e 25 febbraio si gioca tanto. Nel biennio di amministrazione arancione le polemiche non sono mancate e il suo operato è finito più volte nel mirino della critica e degli stessi cittadini. In città ci sono state frequenti manifestazioni di malcontento e al primo cittadino non vengono perdonate le promesse non mantenute. Napoli è afflitta da problemi cronici che anche la nuova giunta arancione non è riuscita, per il momento, a risolvere. Dalla questione relativa ai trasporti pubblici, con i bus della Anm che nel giro di due anni si sono dimezzati a causa della considerevole mancanza di fondi, a quella rifiuti. La raccolta differenziata è al palo. Quel 70% auspicato da de Magistris è ancora molto lontano. Il 2012 è stato chiuso con una percentuale di poco superiore Dal trionfo alla crisi. La posta della scommessa arancione è il futuro della giunta di Napoli al 20% mentre il porta a porta raggiunge solo un terzo della popolazione partenopea. L aumento nel 2013 delle tasse, con Imu, Tares e Irpef maggiorate per un totale di 260 milioni di euro, non ha fatto altro che far lievitare il malumore generale. Nemmeno la politica dei grandi eventi è stata convincente, con de Magistris più volte accusato di non pensare ai reali problemi della città, celandosi dietro eventi come l America s Cup, la Coppa Davis e il prossimo Giro d Italia di ciclismo, che vedrà la sua partenza proprio a Napoli. Un bilancio deludente che potrebbe essere confermato dai risultati delle prossime urne. De Magistris a Napoli si gioca tanto e i partenopei chiamati a scegliere il nuovo Governo potrebbero lanciare un segnale forte all attuale primo cittadino. Alle scorse comunali nella sfida contro le due coalizioni guidate da Lettieri e Morcone, de Magistris al primo turno sfiorò il 20% di consensi. Un risultato eccezionale dettato soprattutto dalla delusione verso quel partito democratico che pagò a caro prezzo l amministrazione della Iervolino. Il risultato delle prossime politiche avrà sicuramente un peso minore sulla giunta arancione ma darà comunque un segnale importante sulla reale fiducia che gode ancora il sindaco di Napoli dopo questi primi due anni altalenanti. Certo de Magistris non è solo in questo nuovo progetto politico nazionale, che vede Antonio Ingroia, uomo dalla schiena dritta, appoggiato da quei partiti di sinistra che hanno fatto non uno ma due passi indietro per sostenere il nuovo corso voluto dell ex pm di Palermo. Proprio questa apertura ai vari Di Pietro, Diliberto, Ferrero e Bonelli non è stata accolta positivamente dal sindaco di Napoli che ha più volte sottolineato come la composizione delle liste non sia stata così rivoluzionaria. I sondaggi accreditano Rivoluzione Civile intorno al 5%, una percentuale che consentirebbe di entrare alla Camera. Per il Senato invece il discorso è più complesso (la soglia è dell 8% su base regionale) e solo in Campania e Sicilia ci sono reali possibilità di ottenere dei seggi. Nel caso in cui queste previsioni dovessero essere confermate si tratterebbe comunque di un risultato importante per una lista nata col preciso obiettivo di rompere gli equilibri dell attuale classe politica. Sostenere Ingroia e provare ad entrare in Parlamento con due ex assessori comunali (Alberto Lucarelli e Sergio D Angelo) e con Antonio Di Luca (operaio della Fiat di Pomigliano iscritto alla Fiom e protagonista della vicenda che ha visto la riassunzione delle 19 tute blu dopo la sentenza della Corte d appello di Roma), è la nuova scommessa di de Magistris. Scommessa che potrebbe rivelarsi un boomerang con il Pd pronto a fare la voce grossa in Consiglio comunale in caso di risultato negativo. Lì davvero si scasserebbe tutto. Accusa e difesa: de Magistris alla prova Situazione difficile, abbiamo reagito Ingroia? Un errore, ora riflettere Perché, Lucarelli, ha deciso di candidarsi in Veneto, Liguria e Calabria? Da anni faccio battaglie su tutto il territorio nazionale, dai diritti universali e fondamentali alla tutela della Costituzione e dei suoi principi. In qualsiasi parte d Italia mi trovo bene. Queste elezioni politiche rappresentano un banco di prova importante per de Magistris e il movimento arancione Sicuramente il nostro è un movimento di forte discontinuità rispetto al liberismo imperante. Le Comunali del giugno 2011 rappresentano una svolta dal punto di vista politico e istituzionale. Il voto per Rivoluzione Civile il 24 e 25 febbraio va letto in quel solco, per spostare il dibattito dalla dimensione locale a quella nazionale. Crede che le critiche ricevute negli ultimi mesi da de Magistris potranno influire sulla decisione di voto? Direi il contrario, perché de Magistris ha fatto cose realmente rivoluzionarie in Italia. Tante iniziative sono partite da Napoli, e da un ente locale, quale il Comune, più vicino alle esigenze dei cittadini. E evidente che il Sindaco ha ereditato una situazione finanziaria difficile. Come reputa la sua esperienza da assessore? Straordinaria da un punto di vista professionale e umano: diciannove mesi in prima linea e in trincea su tante questioni come l acqua pubblica, i beni comuni, la democrazia partecipativa, la tutela dei diritti fondamentali. Un esperienza davvero irripetibile per un giurista, che studia il diritto pubblico e la Costituzione per trasformare il pensiero in azione politica e poi in azione amministrativa. Non era forse meglio portare a termine il suo mandato al Comune di Napoli? I punti fondamentali sono stati già raggiunti. Penso alla trasformazione dell Arin Spa in soggetto di diritto pubblico Abc. Penso al Laboratorio Napoli per quanto riguarda la democrazia partecipativa, penso al regolamento dei beni comuni. Credo che il mio contributo possa adesso svolgersi a Roma, anche per garantire ancora di più i diritti e lo sviluppo economico e sociale del mio territorio. Alberto Lucarelli è nato a Napoli nel E stato assessore ai Beni Comuni, Acqua Pubblica e Democrazia Partecipativa del Comune di Napoli dal giugno 2011 fino allo scorso gennaio. Vittorio Vasquez è il più anziano tra i consiglieri comunali. Ex assessore con Valenzi negli anni 70 e 80 Quanto rischia de Magistris alle prossime elezioni politiche? In caso di risultato negativo sicuramente s impone una riflessione sui questi 20 mesi di operato a Napoli. Dovremmo porci delle domande e capire perché il nostro elettorato ci ha voltato le spalle. Tuttavia sono ottimista e credo che riusciremo a raggiungere un buon risultato. A parlare è Vittorio Vasquez, 73 anni, ex capogruppo di «Napoli è tua», la lista del sindaco de Magistris alle scorse Comunali che a ottobre si è divisa in tre tronconi. Vasquez è passato insieme ai consiglieri Rinaldi e Maurino in un nuovo raggruppamento denominato Laboratorio per l alternativa. Come giudica la discesa in campo nazionale di Rivoluzione Civile? E stato necessario. Non essendoci una vera forza di sinistra che potesse opporsi a Monti, era quasi una scelta obbligata. La figura di de Magistris darà sicuramente un valore aggiunto alla lista, considerata la risonanza a livello nazionale del primo cittadino. Condivide appieno quindi questo nuovo progetto politico... Indubbiamente. Tuttavia ho avuto qualche perplessità su Antonio Ingroia. Avrei candidato a premier un altra figura della società civile, non un magistrato. Così si offre un idea di sinistra giustizialista dove non si rispecchiano tutti i nostri elettori. Darete realmente fastidio alla coalizione guidata da Bersani, togliendo voti decisivi al Senato? La questione del voto utile la respingiamo categoricamente. Anche se credo che potremo creare delle difficoltà al Senato solo in Lombardia e Sicilia. In Campania invece il Pd è avanti sul Pdl e il nostro risultato andrà solo a rafforzare lo schieramento di centrosinistra. A Napoli le polemiche rivolte a de Magistris influiranno sul voto? Credo di no. Le critiche sono dovute a pressioni esterne e non alle reali responsabilità del sindaco. Parecchie questioni sono state eccessivamente strumentalizzate. A Napoli riusciremo a ottenere un buon risultato sia alla Camera che al Senato. INCHIOSTRO N. 2 PAGINA 4

5 Elezioni&mercato #Berlusconi è il Milan: Balotelli. #Bersani la Juve: Immobile. #Monti l Inter: spending review. #Grillo il Palermo: Radiografia del Movimento 5 Stelle: la carica dei volti nuovi Da Kabul a Palazzo Madama Cento giorni in Afghanistan per Andrea Cioffi, candidato al Senato in Campania di Pasquale Rescigno C è un reduce dall Afghanistan tra i candidati del MoVimento Cinque Stelle alle prossime elezioni. Andrea Cioffi, numero due nella lista al Senato in Campania, ha lavorato per tre mesi e mezzo a Kabul con Emergency. Un avventura partita nell estate del 2003, che ha segnato la vita dell ingegnere di Salerno. È iniziato tutto per caso, con un annuncio trovato sul giornale. Sentivo di dover fare questa cosa e ho inviato il mio curriculum ricorda. Quei cento giorni li ha raccolti in un diario personale, con le mail inviate all attuale moglie, mentre in Afghanistan viveva una delle esperienze più emozionanti della sua vita. Dopo Kabul, il Sudan, dove ha contribuito alla realizzazione del Centro di cardiochirurgia Salam a Kartoum. Mi avevano chiesto di proseguire la collaborazione, ma ho preferito partecipare al progetto a distanza, dall Italia. Tra un mese potrebbe essere al Senato, ma dopo l Afghanistan, la cosa di certo non lo spaventa. Dopo essere stato vicino a diversi partiti della sinistra italiana, è entrato nel MoVimento Cinque Stelle nel giugno del 2006, con cui si è candidato alle elezioni comunali di Salerno nel 2011 come Sindaco, anche se i grillini preferiscono utilizzare il termine portavoce. Non sarà l unico esponente del MoVimento Cinque Stelle a varcare la soglia di Palazzo Madama. I sondaggi, infatti, indicano che i grillini hanno ormai raggiunto circa il 13,6% dei consensi in Italia. Con una base elettorale di questo tipo dovrebbero assicurarsi più di un seggio al Senato. Il capolista per la Campania è Sergio Puglia, consulente del lavoro proveniente da Portici, una delle roccaforti campane del movimento. La sua esperienza politica si limita all attivismo svolto nel comune vesuviano, eppure sul sito di Beppe Grillo, sede ufficiale del non-partito, ha raccolto più voti di tutti attraverso il sistema delle Parlamentarie, guadagnandosi la candidatura. Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno è la frase che è solito ripetere. Una battuta, divenuta slogan politico, che oramai è il mantra rivoluzionario dei candidati alle elezioni del MoVimento 5 Stelle (la V maiuscola è in onore al V-Day, ndr). I grillini dovrebbero conquistare una notevole rappresentanza anche a Montecitorio, a meno di clamorosi colpi di scena il 24 e il 25 febbraio. Nella circoscrizione Campania 1 per la Camera dei Deputati, il capolista è Roberto Fico. Ripercorrendo la storia del MoVimento 5 Stelle di Napoli, non poteva essere altrimenti. Trentotto anni, organizzatore del Meetup della città partenopea il 18 luglio del 2005, Fico è stato sin dalle origini il vero animatore del movimento nel capoluogo campano. Laureato in Scienze della Comunicazione a Trieste, porta con sé un curriculum ricco di esperienze lontano da Napoli. L attivismo e la passione per la politica l hanno riportato in città, alla cui guida si è candidato nel 2011, prendendo una sonora batosta nel duello tra de Magistris e Lettieri. Stessa sorte alle elezioni regionali di un anno prima, nonostante un intensa attività svolta su tutto il territorio. Alle sue spalle nella lista troviamo Luigi Di Maio. Ha solo ventisei anni ed è iscritto al Meetup di Napoli dal settembre 2007: se venisse eletto diventerebbe uno dei più giovani parlamentari della storia del nostro Paese. Viene da Pomigliano D Arco, un territorio difficile, per il quale si è attivato sin dai tempi della scuola. La passione per la politica è viva da sempre: è stato rappresentante d istituto al liceo e presidente del Consiglio degli Studenti presso la Facoltà di Giurisprudenza Federico II di Napoli. Non è ancora laureato in legge e nel frattempo lavora come webmaster e videomaker, oltre a scrivere per qualche testata locale. Nella sua dichiarazione d intenti promette di impegnarsi nella lotta alle infiltrazioni camorristiche negli appalti pubblici. Nonostante le buone intenzioni, alle elezioni comunali di Pomigliano D Arco, nel 2010, non è stato eletto come consigliere. Adesso ci riprova alla Camera, e secondo gli ultimi sondaggi la sua elezione, così come quella di Roberto Fico, dovrebbe essere quasi certa. Il MoVimento Cinque Stelle, infatti, è il partito preferito dagli under 23. Un primato che potrebbe regalare un seggio anche a Salvatore Micillo e Vega Colonnese, rispettivamente numero 3 e 4 nella lista Campania 1. Piazze piene, molti attivisti, pochi voti. La storia degli Amici di Beppe Grillo in regione A Sorrento il primo raduno nazionale al Sud La storia del MoVimento Cinque Stelle in Campania evoluzione dei Meet Up nati sul territorio sulla spinta data da Grillo attraverso il suo blog ha inizio all International Camping Nube D Argento di Sorrento. È qui che nel giugno del 2006 gli Amici di Beppe Grillo si riuniscono per la terza volta a livello nazionale, dopo i Meetup di Torino e Piacenza. Il primo incontro tenuto al Sud, per discutere di ambiente, smaltimento dei rifiuti e inceneritori inquinanti. Insieme agli attivisti campani e al comico genovese, una grande rappresentanza da ogni parte d Italia raggiunge la penisola. Il movimento a quel tempo non era ancora a Cinque Stelle, e nella nostra regione contava soltanto i Meetup ufficiali di Salerno, Napoli e Ischia. Ma di lì a poco inizia a espandersi su tutto il territorio, e così nel 2007 nascono le sezioni di Pozzuoli, Acerra, Benevento, Avellino, Portici e Castellammare di Stabia. Il Vaffa-Day dell 8 settembre 2007 riesce a creare un sentimento comune di appartenenza, intorno a uno spirito di rivoluzione non ancora chiaro e ben definito. Uno spirito che alle prossimi elezioni potrebbe far guadagnare consensi inaspettati a Grillo, come quello dei Carc, il comitato di appoggio alla resistenza comunista. Voterò per lui per creare un elemento di instabilità all interno del Parlamento dice Giorgio Rollin, membro dei Carc di Quarto e zona flegrea, candidato con una lista civica in appoggio al centrosinistra alle ultime elezioni comunali di Pozzuoli. Nel giorno del V-Day, in molte piazze del Paese i militanti raccolgono oltre 330mila firme in favore della legge di iniziativa popolare per un Parlamento pulito. La proposta non viene mai discussa, né a Montecitorio, né a Palazzo Madama, ma ormai il fenomeno accumula sempre più consensi. La particolare attenzione per le questione ambientali crea i presupposti per dare vita a una nuova tappa napoletana. Il Giorno del Rifiuto, meglio conosciuto come Monnezza Day, è organizzato dal Meetup di Napoli il 28 febbraio del 2008, per denunciare la crisi dei rifiuti in Campania. Alla manifestazione partecipa anche Beppe Grillo, che nel corso della conferenza stampa dichiara: Non sono io che ho scelto Napoli, ma è Napoli che ha scelto me. Da quel giorno in poi il movimento intraprende il suo percorso di istituzionalizzazione: prima il simbolo delle Liste civiche a Cinque Stelle nel dicembre 2008, poi la fondazione del Movimento Nazionale a Cinque Stelle il 9 settembre Così alle elezioni regionali del 2010 in Campania, tra i candidati per la prima volta c è anche un grillino, Roberto Fico. Il risultato non è esaltante, ma fa da apripista a un fiume di nuove candidature. Lo stesso Fico ci riprova alle comunali di Napoli un anno dopo, Andrea Cioffi a Salerno contro Vincenzo De Luca e Daniele Thomas Alessi a Pozzuoli. Il movimento si fa spazio in provincia, soprattutto nei paesi del vesuviano, dove i grillini nel 2012 ottengono uno storico risultato: il primo consigliere comunale dei Cinque Stelle al Sud. Il traguardo è raggiunto da Danilo Roberto Cascone, eletto a San Giorgio a Cremano, seguito solo alcuni mesi dopo dal boom dei 15 consiglieri eletti alla Regione Sicilia. p.r. PAGINA 5

6 Nella città operaia lo scontro decisivo è a sinistra. A contendere la vittoria al Pd Dalle fabbriche ai circoli: Pom pagina a cura di Eleonora Tedesco L ultima volta che gli operai della Fiat di Pomigliano si sono ritrovati con una scheda difronte ad un urna dovevano decidere se dire di si o di no alla ristrutturazione della fabbrica voluta dal Piano di Sergio Marchionne. Si trattava di un voto che riguardava direttamente la vita di ciascuno di loro ma anche il destino del modello industriale nazionale. A quel sì o no tutta Pomigliano guardava con ansia e preoccupazione perché la vita della città è strettamente legata a quella Fiat e all altra grande azienda insediata all ombra del Vesuvio, l Alenia. Così, se si vuol cercare di capire come voterà Pomigliano, la città della Fiat, la cittadina operaia, non si può prescindere dalla storia sindacale e industriale del territorio. Chiunque ci governerà dovrà dettare nuove condizioni e pretendere garanzie da Marchionne, dice Raffaele Maria Manzo, operaio dello stabilimento Gian Battista Vico, sintetizzando come per gli operai Fiat il punto centrale, anche in queste elezioni, siano le politiche industriali. La fabbrica è il luogo dove si può prevedere quello che sta per accadere alla società spiega Sebastiano D Onofrio, anche lui operaio Fiat, uno dei 19 operai iscritti alla Fiom, licenziati da Fabbrica Italia e riportati al lavoro dal giudice. Noi ci siamo accorti prima di tutti che la crisi stava arrivando e sappiamo che meno democrazia c è tra le catene di montaggio meno diritti ci saranno al di fuori dei cancelli. Secondo tradizione e umori, la partita del voto in città dovrebbe giocarsi tutta all interno del centrosinistra. Rivoluzione civile schiera Antonio Di Luca, operaio Fiom, arrivato alla politica dopo le dure battaglie con il sindacato, che ha la certezza di essere eletto qualora il partito di Ingroia e de Magistris superasse lo sbarramento. Per molte tute blu avere un proprio rappresentante può significare far arrivare il mondo del lavoro direttamente in Parlamento. dell industria di Monti Bombassei, Angeletti e Bonanni battezzato da Marchionne a Melfi potrebbe raccogliere consensi tra i lavoratori, soprattutto tecnici e impiegati, iscritti a Cisl e Uil. Una scelta che sembrerebbe contraddittoria, ma che Carmen motiva con l assoluta mancanza di democrazia nello stabilimento e con i grossi timori rispetto al futuro occupazionale che i lavoratori avvertono Atmosfera completamente diversa quella che si respira in Alenia. Qui i lavoratori hanno già fatto grossi sacrifici, ma oggi - spiega Raffaele Cennamo, militante del Pd di Pomigliano,- l azienda vive, sul nostro territorio, una fase di ottimismo. Ciò che resta, però, è il distacco I lavoratori si sono accorti prima di tutti che la crisi stava arrivando: la fabbrica è il luogo dove si può prevedere quello che sta per accadera alla società Credo nella rappresentanza operaia e voterò per Antonio, - afferma senza mezzi termini -, Salvatore Mosca, un semplice operaio in cassa (come lui stesso si definisce). Se non si fosse presentato lui aggiunge sintetizzando un pensiero condiviso da molti operai - non avrei votato. Tuttavia, rilancia Mimmo Loffredo, segretario del circolo Prc del Gian Battista Vico, l elezione di Antonio deve esser solo una tappa verso la costruzione di un partito operaio. Il candidato in quota Fiom potrebbe dare qualche fastidio al Pd che comunque dovrebbe incassare la vittoria, anche se, come fa notare D Onofrio, gli operai della Fiat non dimenticano che il partito di Bersani è stato finora al governo e che è responsabile di azioni gravi come l abolizione dell articolo 18. Quella della Fiat è una vertenza sempre aperta: ancora in 1400 sono fuori dallo stabilimento, poi c è la questione dei 19 reintegrati dal tribunale, ma allontanati (seppur con lo stipendio) dall azienda e dei 200 spediti a Nola che non si sa che fine faranno. La nostra azienda è un simbolo nazionale, un paradigma spiega Carmen Abbazia, capelli lunghissimi, un berretto calato sulla fronte quasi a coprire gli occhi e in tasca le tessere del Pd e della Fiom. Carmen è un operaia cassintegrata e con il sindacato dei metalmeccanici è in prima linea. Non si sottrae a una difesa del suo partito: A Pomigliano chiarisce, si lavora diversamente e grazie ai militanti, sul territorio, siamo riusciti a portare tutto il partito dalla nostra parte. Tuttavia, aggiunge, lo schieramento ANTONIO DI LUCA Con me il lavoro in Parlamento Si tratta di osservare le cose dal punto di vista di chi le affronta. E questo il senso della candidatura alla Camera di Antonio Di Luca, operaio Fiat, iscritto alla Fiom, è uno dei 19 reintegrati dal giudice del lavoro che l azienda vorrebbe lasciare a casa pur pagando lo stipendio. Sul suo nome ha puntato forte Rivoluzione Civile che lo ha presentato in lista in posizioni blindate nei due collegi campani, in Puglia e in Piemonte. Non mi sono candidato io spiega- in tanti mi hanno offerto un posto, ma io mi sono battuto perchè la nostra battaglia deve essere condivisa, e Ingroia l ha sposata. E Di Luca, sostenuto dai compagni del sindacato, ha scelto il partito arancione perchè è il solo a mettere al centro il Mezzogiorno e il lavoro ed è quello che più di altri punta ad un cambiamento radicale nella morale e nella politica. Classe 1966 è sposato con tre figli maschi. Ribadisce che la sua non è solo una presenza Testimoniale, di facciata, ma un modo per poter portare in Parlamento le istanze del lavoro: a partire dalla questione Fiat, passando attraverso la lotta per il ripristino dell articolo 18 e l abolizione dell articolo 8 con le relative deroghe al contratto nazionale. Tra i primi interventi che promette ci sarà, certamente, una legge sulla rappresentanza in fabbrica. A ispirarlo in questi giorni frenetici di campagna elettorale ci sono due motti. Il primo, di San t Agostino, dice che la speranza ha due figli bellissimi: lo sdegno e il coraggio. Il primo di fronte a come vanno le cose, il secondo per cambiarle. L altro, urlato tante volte durante le lotte con il sindacato a Pomigliano: chi lotta può perdere; chi non lotta ha già perso. MIMMO MIGNANO I duri e puri dell astensionismo La rivoluzione a cui pensa Mimmo Mignano, operaio Cobas, Rsu licenziato dopo anni di lavoro alla Fiat di Pomigliano, non ha nulla a che fare con quella di Ingroia. Perché ai duri e puri, come si definisce lo stesso Mignano, non serve un Parlamento per imporre i bisogni dei lavoratori, ma la lotta territori per territori, fabbrica per fabbrica. E non serve andare a votare per nessuno di quelli che, per i Cobas, sono solo sciacalli, quei partiti pronti a fare gli interessi dei padroni. Il voto siciliano dimostra, secondo Mignano, il fatto che la classe operaia non ha rappresentanza politica, perchè, spiega, chi vuole il voto dei banchieri, strizza l occhio alla piccola borghesia e si dice giustizialista, salvo, poi farsi trovare con le mani sul bottino, non potrà mai capire le necessità che arrivano dai più deboli. Per capire cosa intende Mimmo Mignano parlando di rivoluzione bisognerebbe, dice, che tutti riguardassero cosa disse poco prima di morire Mario Monicelli in un intervista per un programma di Michele Santoro. Chiunque uscirà vincitore dalle urne dovrà sapere che i Cobas sono già pronti a mobilitarsi, Mimmo in testa, perchè non esiste alcun governo amico, ma solo un insieme di schieramenti pronti a tradire le speranze dei lavoratori. E non convince neanche il candidato operaio Di Luca. farà come tutti- è la previsione di Mignano arrivato in Parlamento indosserà giacca e cravatta e si ricorderà di ritornare sul suo territorio solo per raccattare qualche voto per la campagna elettorale del momento. Da quando esisteva l Alfa Sud, qualsiasi operaio che ha tentato di entrare in politica si è dovuto vendere ai poteri forti. Per Mignano gran parte degli operai pronostica si asterranno dal voto. INCHIOSTRO N. 2 PAGINA 6

7 Sergio Marchionne: Non chiudo gli stabilimenti. Non prima d aver sbattuto fuori fino all ultimo scende in campo Rivoluzione Civile. Ma c è chi guarda con attenzione a Grillo igliano di lotta e di governo che si sta creando tra il mondo del sindacato, della politica e i lavoratori. Per questo motivo, spiega, è necessario riprendere la discussione nei luoghi di lavoro e mettere al centro la necessità di un Piano Industriale nazionale che abbia un lungo raggio e prospettive. Al circolo di Pomigliano, un enorme stanzone dove si respira l aria più autentica della sezione di partito, nessuno vuol sentir parlare di possibile apparentamento con Monti. Tra i militanti di tutte le generazioni che si al circolo (i più anziani non rinunciano al tressette col morto ) c è anche un candidato, Michele Caiazzo, ex sindaco di Pomigliano pure lui tra quelli che puntualmente, si ritrovano a confrontarsi nella Casa del Popolo. Qui da noi rivela Giovanni Orfeo, anche lui militante democratico, - in molti stanno pensando di votare Sel alla Camera e Pd al Senato, un segnale chiaro del fatto che i nostri elettori ci chiedono di indirizzare la barra in maniera precisa. C è, però, un ombra che si sta materializzando sullo sfondo dello scontro tutto nella sinistra di Pomigliano e che potrebbe offuscare il risultato del vincitore. Non è il Pdl, che governa il Comune strappato al Pd dopo 15 anni ininterrotti di governo. Il fattore imprevisto qui si chiama Beppe Grillo. Una sirena che sta tentando i giovani pomiglianesi, come conferma Michele Tufano, diciannovenne segretario del circolo Pd di piazza Mercato. Caparbiamente cerca di scalfire i pregiudizi che i suoi coetanei (ragazzi che non ricordano la politica senza Berlusconi) hanno nei confronti del partito e, in particolare, di un partito di governo, e con entusiasmo riesce a catalizzare attorno a sé tutta una serie di giovani motivati e capaci. Delusione nella politica che serpeggia anche nelle fabbriche dove al non voto si potrebbe preferire il Movimento 5 Stelle. Le urne sanciranno vincitori e vinti. Sullo sfondo restano gli interrogativi e le speranze degli operai, che ogni giorno varcano i cancelli all ombra del mega cartellone che Sergio Marchionne ha voluto erigere come segno del nuovo corso della Fiat di Pomigliano. Siamo quello che facciamo c è scritto. Ammesso di riuscire a far qualcosa. Tratta dalla trasmissione Servizio pubblico MICHELE CAIAZZO Candidato per servire il territorio Sindaco di Pomigliano per dieci anni (dal 95 al 2005), ex consigliere provinciale e regionale, Michele Caiazzo, candidato in Campania con la lista del Pd, è soprattutto un militante convinto della necessità dell etica del servizio e dell umiltà. Fare il lavoro, cosiddetto di base, significa per l ex primo cittadino ricostruire il tessuto democratico a partire dai territori. Appassionato di Nuovo Cinema Paradiso, sposato e attualmente impiegato a Palazzo Matteotti, conosce bene le dinamiche e i problemi della Campania. Per questo a Bersani, una volta diventato capo del governo suggerirebbe tutta una serie di interventi a favore dei giovani e dell occupazione nel Sud, a partire dall istituzione del credito d imposta per tutte le aziende che fanno emergere lavoro nero. Caiazzo non dimentica neanche i tanti quarantenni e cinquantenni che si ritrovano fuori dal mercato del lavoro. Per loro propone il reddito di cittadinanza. Io sono un convinto sostenitore della politica del fare spiega- e questo è il momento della concretezza, il momento di assicurare un governo progressista fatto di persone abituate ad ascoltare e a dialogare con i territori. Caiazzo è un di quelli che crede e ha creduto fortemente nel valore delle primarie, come elemento distintivo di un partito vero, non costretto in logiche oligarchiche, né, tanto meno autarchiche. E a chi gli ricorda che il Pd ha perso il Comune di Pomigliano dopo 15 anni ininterrotti di governo risponde netto: Continuiamo ad essere il primo partito in città, a penalizzarci sono state le alleanze tra ex socialisti, più che i piddiellini. Il sindaco senza stipendio RAFFAELE RUSSO Per quattro volte al timone del Comune, Raffaele Russo, in forze al Pdl dopo anni di militanza nel Partito Socialista, è riuscito, l ultima volta nel 2010, a interrompere quindici anni consecutivi di governo della sinistra. Ex senatore, a Palazzo Madama è stato capogruppo per il Psi nella Commissione Sanità. Medico specializzato in malattie del cuore e direttore del Dipartimento di emergenza dell ospedale di Avellino, il primo cittadino, pomiglianese classe 39, tra i primissimi atti del suo mandato ha incassato il via libera del Consiglio su un provvedimento che toglie lo stipendio a sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza. I soldi del tesoretto, come lo definisce Russo vanno a finire ai preti di Pomigliano che, spiega il sindaco, ogni giorno sono in prima linea per dare il loro instancabile contributo nel sostegno di chi è più in difficoltà e vicino alla disperazione. Di elezioni politiche, di previsioni sugli esiti del voto e di Cosentino non vuol sentir parlare, piuttosto lancia un allarme sulla situazione nella fabbrica simbolo di Pomigliano, la Fiat. In città la situazione è drammatica e questa guerra tra Fiom e il Lingotto potrebbe avere gravi conseguenze e ripercussioni su tutto il nostro territorio, già fortemente provato dalla crisi. Oggi Russo invita tutti i sindacati a sedersi allo stesso tavolo per cercare soluzioni condivise, anche se non è un mistero la sua ostilità rispetto alle posizioni dei metalmeccanici Cgli. Non ha esitato, infatti, in una fase di forti tensioni in azienda, a definire la Fiom una palla al piede di Marchionne. PAGINA 7

8 Elsa Monti: Mario non doveva entrare in politica. Se ne è resa conto perfino SPECIALE ELEZIONI Nella nuova lista centrista non ci sono politici di professione. Ci sono gli eredi La parentopoli di Mario Monti Figli e nipoti dei vecchi notabili: ecco la società civile del professore di Elisabetta Froncillo Usato e riciclato. Parenti e amici, figli di ex ministri, reduci e uomini che ben conoscono i meccanismi della campagna elettorale e come macinare voti. È la ricetta di Mario Monti che lo svela. Ed è l opposto di quello emerso dalle sue dichiarazioni, tipo questa in cui affermava: «Proponiamo agli elettori, su base nazionale, una formazione che non include alcun ex parlamentare, ma solo esponenti di valore del volontariato, del mondo dei lavoratori dipendenti, delle professioni, dell associazionismo, dell imprenditoria, della scienza, gente capace, persone che hanno scelto di rischiare, con coraggio e avendo fatto rinunce significative». Scelta Civica è la sua lista. Già dal nome Mario Monti prende le distanze dalla politica. Così lui, l antipolitico borghese, il professore, nelle liste della Camera a suo sostegno ne ha messi di professionisti. Sì, ma della politica. La Campania ne è l esempio. Qui il bottino di consensi del Mario nazionale lo portano in dote figli e nipoti dei politici collaudati. Forse un omaggio anche al vecchio rapporto tra Monti e Paolo Cirino Pomicino, che ai tempi in cui era ministro del Bilancio aveva nel suo staff proprio il prof bocconiano. Oggi Pomicino è riuscito a riformare la squadra politica dell Udc campano, stringendo rapporti con i vecchi volponi della sua guardia politica, e ricucendo con De Mita.Torna la Democrazia Cristiana della I Repubblica, ma si presenta come nuova. Chiamatela pure Terzo Polo. Consiglieri provinciali e comunali, figli di presidenti di Provincia, assessori di una Regione vicina a Berlusconi per il governo Caldoro, sempre pronto a non togliere il suo occhio strabico da Pd. Ecco i candidati campani nelle liste Monti. E quando non ci sono i protagonisti diretti, ecco i discendenti. Figli di ex ministri, come nel caso di Ettore Zecchino. Il papà è Ortensio, già ministro dell Università e delle Ricerca prima per D Alema e poi per Amato. Zecchino junior è passato per vari partitini, finendo nella Dc, ed è consigliere regionale della Campania eletto con Stefano Caldoro dal centrodestra. È il candidato numero 4 per Scelta Civica, nel collegio Campania 2. Ancora per il Parlamento troviamo candidati, in Campania 2, come capolista Udc il ministro all Agricoltura, durante il governo Monti, Mario Catania. Subito dopo in lista c è Giuseppe De Mita. Vicepresidente di Caldoro, di centrodestra, è nipote del più illustre Ciriaco, che nonostante l età continua a essere il più grande raccoglitore di voti delle province di Avellino e Benevento, e il suo ascendente in Campania è ancora forte. Al pari di qualche altro, come Pasquale Sommese, transfugo del Pd dal 2010, che cerca di far crescere il proprio elettorato. Anche quest ultimo si è candidato. A ospitarlo è sempre l Udc, nella posizione omologa a quella dell enfant De Mita. È il secondo, ma in Campania 1, a seguire Rocco Buttiglione. Posizioni certe. Ma la schiera di candidati noti non finisce qui. Il capogruppo regionale dell Udc, partito a sostegno del governo del centrodestra campano, è Biagio Iacolare. Ed è tra gli eleggibili di Monti: a lui è stato riservato la terza casella in Campania 1. Nel casertano invece, per l Udc Campania 2, troviamo Gianpiero Zinzi. Figlio di tal Domenico, presidente della Provincia di Caserta. A lui una cordata di sostenitori si è unita con candidature di servizio. Hanno risposto presente alla chiamata del presidente il commissario dell Iacp Enzo Melone, ex sindaco di Casagiove e primo dei non eletti per appena duecento voti alla Regione. E ancora il sindaco di Recale Patrizia Vestini e l assessore di Aversa Romilda Balivo, 23mila voti per lei alle ultime elezioni europee. Uno squadrone che porta acqua al mulino di Monti. Tanta, probabilmente. Di certo non fresca. Avellino e Caserta roccaforti del potere familiare Candidati d autore nella civica di Monti. Da Ariano Irpino (Av), verso Montecitorio. È Ettore Zecchino, consigliere regionale in Campania, per il governo di centrodestra. Alle spalle ha un politico di vecchio corso: suo padre è Ortensio, ministro dell Istruzione con D Alema INCHIOSTRO N. 2 Zinzi family. Domenico e Gianpiero. Padre e Figlio. Dopo l egemonia del senior, attuale presidente della Provincia di Caserta, scende in campo il giovane rampollo, scelto direttamente da Pier Ferdinando Casini dal vivaio dello Scudo Crociato. Un figlio doc per mantenere la tradizione. Ciriaco e Giuseppe. Zio e nipote accomunati dal cognome: De Mita. Dal 1980 la loro fama è cresciuta per l impegno profuso nella ricostruzione dell Irpinia, distrutta dal terremoto. Oggi il passaggio di si suggella con la candidatura del discendente, già vicepresidente regionale, alla Camera. PAGINA 8

9 Capitano De Falco: Avrei valutato una candidatura ma non è arrivata nè da Monti nè da altri. Resti a terra, Bassoliniani senza Bassolino Così si è dissolto un potere anomalo di Steno Giulianelli Da deus ex machina della politica campana a comprimario tenuto all angolo dal proprio partito. Una parabola discendente che sarebbe difficile da accettare per chiunque. Ancor di più Per Antonio Bassolino, ex comunista oggi del Pd, consigliere regionale già nel 1970 e per diciassette anni ai vertici del potere campano: sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, presidente della Regione Campania fino al marzo Poi il ciclone delle tante inchieste, una per tutte quella per la gestione dell emergenza rifiuti. A lungo si è descritto il suo sistema di potere come personale, Bassolino è stato considerato il referente unico per istanze e interessi provenienti da tutti i settori chiave della società. Ma è stato davvero così? A giudicare da quello che è seguito alla sua caduta i dubbi sono legittimi. Come non stupirsi, infatti, che alle recenti elezioni primarie Bassolino si sia ritrovato senza voti per poter sostenere con successo la candidatura alle Politiche 2013 della moglie Anna Maria Carloni, senatrice uscente, né abbia trovato i Esisteva veramente un sistema di potere incentrato tutto sulla figura dell ex governatore? fondi necessari per tenere aperta la sua Fondazione Sudd? Si puo fare l ipotesi che il suo presunto sistema di potere personale fosse in realtà retto da altri, da alcuni dei suoi fedelissimi. Basta osservare l attuale scacchiere politico: i cosiddetti bassoliniani che hanno potuto accreditarsi in vari settori con assessorati, deleghe o altri incarichi istituzionali, ora sono diventati potenti elettoralmente, nonostante Bassolino stesso non lo sia più. I nomi che spiccano sono quelli di Andrea Cozzolino, Antonio Marciano, Antonio Amato, Massimo Paolucci. Il primo, in passato assessore regionale alle Attività Produttive, è attualmente europarlamentare del Pd e il candidato più accreditato per la presidenza della Regione Campania, forse colui che ha sfruttato meglio il peso politico derivante dal legame con Bassolino. Un destino simile a quello di Amato che, prima come assessore all Edilizia a Napoli e poi in veste di consigliere regionale, è riuscito a portare il suo peso elettorale oltre la fine di Bassolino, trasferendolo nell area Pd di Dario Franceschini. Diverso il discorso per Marciano, assistente particolare dell ex presidente della Regione, che ha saputo sfruttare a fini elettorali l esperienza e le relazioni acquisite in ambito organizzativo. Caso particolare quello di Paolucci, braccio destro di Bassolino e subcommissario nell emergenza rifiuti in Campania, uscito indenne dalle inchieste giudiziarie che hanno visto sprofondare Bassolino e ora candidato al Parlamento. Tutti loro sono sopravvissuti politicamente alla fine del vecchio sistema, conservando il peso politico ed elettorale acquisito attraverso il legame con l ex presidente della Regione. Un potere senz altro piramidale, quello di Bassolino, ma con equilibri del tutto peculiari. Secondo questa chiave di lettura, il vertice non aveva legami personali e diretti con i vari settori da cui proveniva il consenso elettorale. Era invece un sistema innervato sugli stessi bassoliniani. Caduto Bassolino, gli uomini che per anni avevano regolato il consenso elettorale verso di lui hanno mantenuto i rapporti di potere e di voti sfruttati fino a quel momento. Insomma, gli uomini a lui più vicini sapevano che Bassolino non era né un Antonio Gava, né un Achille Lauro. Non aveva quel tipo di potere personale alle spalle, né la forza economica per crearlo. E sembra non reggere neanche quell immagine dei bassoliniani come un esercito sbandato in cerca di altri capi per continuare la lotta. Nessuna emigrazione, dunque, ma scelte individuali di riposizionamento nella stragrande maggioranza all interno dell area del centrosinistra. Se questo è il puzzle, cosa resta dell eredità elettorale e del presunto sistema di potere personale di Antonio Bassolino? Poco o nulla. E altrettanto scarsa sarà la sua influenza sulle Politiche in Campania. Quella fase è ormai chiusa, quel potere politico non si è mai trasformato in potere personale. Queste saranno le prime elezioni nazionali senza Bassolino in campo. Ma probabilmente in pochi se ne accorgeranno. NEI BOSCHI PIÙ OSCURI il male attraversa il tempo per uccidere ancora Feltrinelli.it TANTI CRIMINI. TUTTI DA LEGGERE. PAGINA 9

10 Figlia 18enne riceve sua prima tessera elettorale. Papà non so bene per chi votare. Provateci voi a mettere insieme un discorso Debutto elettorale per i classe 94 tra dubbi, indignazione e molta confusione C è sempre una prima volta Quattro studenti diciottenni di fronte alle urne. Sono tutti nati in momenti chiave dell era berlusconiana, ma le loro valutazioni sono completamente diverse. E così i loro voti Io, sotto la stella del governo tecnico Non mi fido di nessuno, solo di Silvio di Cristina Autore Giorgia Russo nasce 18 anni fa, nel Gennaio del Proprio in quei giorni l Italia conosceva il suo primo governo tecnico, quello di Lamberto Dini, seguito al crollo del Berlusconi 1 e appoggiato anche dal PDS. Ed è proprio all attuale Premier Monti, salito al potere come leader di un governo tecnico e poi sceso in campo con la propria lista per le prossime elezioni, che Giorgia darà il suo primo voto. È vero che in politica ormai sono tutti arcaici e poco moderni ma penso che Monti sia quello che in questo momento storico serva all Italia per tirare dritto e andare avanti. Lo voterò perchè penso sia uno dei pochi politici seri rimasti in giro. È una figura di un certo spessore culturale capace di governare in maniera costante e senza far cadere continuamente il governo come successe ai tempi di Prodi e Berlusconi. Giorgia ha una famiglia benestante e dice di non aver sentito più di tanto la crisi sulla sua pelle. Qualche rinuncia ma non la povertà. Non faccio più alcune cose che facevo prima come viaggi e qualche gita fuori porta. Sono cose che non ci possiamo più permettere ma penso che sia giusto così. Sacrificarsi per il bene comune. La colpa di tutto ciò è da dare a chi ha preceduto Monti e non a Monti stesso. Lui ha dovuto saldare il debito pubblico che l Italia aveva ereditato da vent anni di politica inefficiente. Se non lo avesse fatto, oggi saremmo in default. L argomento che sta più a cuore a Giorgia è il lavoro per le nuove generazioni. Si parla tanto di adulti che perdono il lavoro o che ricevono una pensione ridotta ma mai nessuno pensa a noi giovani che probabilmente, in queste condizioni, un lavoro non lo troveremo mai. Se non sarà eletto Monti ma altri soggetti del tutto inaffidabili come Grillo o, peggio ancora, il noto Berlusconi, è probabile che faremo la fine della Grecia. Alessandro Sasso ha 18 anni ed è nato nell Ottobre del 94 quando si avvitò la crisi del primo Governo di Berlusconi. Ed è proprio il leader dell allora Forza Italia oggi diventato Pdl, che riceverà il primo voto di Alessandro. Credo nella personalità di Silvio Berlusconi. È esperto di politica e preparato. In una situazione di crisi come questa, l Italia non può affidarsi nelle mani di persone inesperte e alle prime armi. Alessandro apprezza il lavoro di Berlusconi che definisce giusto e finalizzato a risolvere i problemi, proprio come fece a Napoli con l emergenza rifiuti. Lui mantenne le sue promesse. Non mi interessano i mezzi ma l obiettivo, eravamo in una situazione insostenibile e lui ha risolto il problema, togliendo i rifiuti dalla città. La famiglia di Alessandro voterà Movimento 5 Stelle ma lui non è per niente d accordo. Beppe Grillo è un comico e non risolverà nessun problema. E poi ancora. Il fatto che l onorevole Berlusconi frequenti belle donne non deve entrare in merito al suo operato politico perché la privacy deve essere assolutamente preservata. Appoggio anche la frase che ha detto su Mussolini. Secondo me a volte bisogna rinunciare a un po di libertà personale per ottenere la sicurezza e la crescita del Paese. In fin dei conti con Mussolini si viveva bene e c era lavoro, cosa che non c è oggi. Alessandro definisce disastrosa l attuale situazione politica in Italia. Ormai ognuno bada ai propri interessi personali, pochi ascoltano davvero i bisogni dei cittadini. Bersani, Monti, Grillo sono uguali a tutti gli altri e non risolverebbero per niente la crisi. Anzi, secondo me la peggiorerebbero. Abbiamo bisogno di una personalità forte che prenda in mano le redini del nostro paese, proprio come spesso ha fatto il Cavaliere. c.a Basta con la vecchia politica, W Grillo! Bersani è l unico che mi ispira fiducia Francesco Sebillo è nato l 11 Marzo del Pochi mesi dopo Berlusconi annunciava la sua discesa in campo. Ed è ancora lì. Francesco oggi ha 18 anni e ha un idea ben chiara della politica in Italia. «Fuori tutti! Non ce la faccio più a vedere i soliti politici che ingannano e intontiscono gli italiani, proprio come ha fatto Berlusconi in questi vent anni». Francesco è felice di votare e non vede l ora di farlo. Ha aspettato una vita per esprimere il suo pensiero alle elezioni politiche con una scheda e una matita, per sentirsi un cittadino a tutti gli effetti, per poter dare il suo contributo attivo. Si sente un grillino perchè Beppe Grillo gli sembra più umano e semplice di tanti altri politici. Mi fido di lui perchè non ha i soliti interessi, non organizza festini e orge ma si immedesima nella situazione economica di molti italiani, togliendosi addirittura una parte di stipendio da politico. Non è ricco, è diverso, perciò avrà il mio voto. Riguardo le tasse e la pressione fiscale che ha colpito gli italiani nell ultimo periodo Francesco non ne è sorpreso. Monti ha fatto quello che era necessario. La colpa non è sua ma dei governi precedenti che hanno accumulato un debito così alto da non poter fare altrimenti. Nonostante le sue scelte, Francesco non si sente di sinistra, non ha ideali di sinistra e sarebbe disposto anche a cambiare voto se nella destra ci fossero politici puliti, che non badano solo ai loro interessi e ritorni economici. Voto Grillo per dare una svolta alla politica vecchia e ammuffita. I miei genitori sono Finiani e per un momento mi avevano convinto a votare Centro. Poi ho ripensato allo scandalo di Fini con la casa di Montecarlo e da lì ho cambiato idea. Tutti ormai sono compromessi. Tutti sono da anni in politica e non hanno migliorato l Italia. Beppe Grillo è la novità, la speranza per noi giovani di un futuro migliore. c.a Roberta Fedele ha da poco compiuto 18 anni. È titubante sui politici italiani candidati alle elezioni del 2013 ma allo stesso tempo non vuole astenersi perché pensa che l espressione del voto sia sinonimo di maturità e crescita personale. Un dovere civile nonché un diritto irrinunciabile che tutti dobbiamo rispettare. Voterà Bersani non solo perché ha ereditato dalla sua famiglia la propensione verso il centrosinistra ma anche perché lo considera l uomo migliore tra i candidati premier di queste elezioni. Non ho mai seguito molto la politica italiana ma una cosa è certa: Berlusconi è un fascista che in tutti questi anni non ha fatto nulla di buono per l Italia se non figuracce a livello mondiale. Non mi spiego ancora come le persone riescano a votarlo dopo la storia di Ruby. Non si tratta di privacy! Ma di reati penali per i quali dovrebbe stare già in prigione. Ma il leader del Pdl non è l unico a non ispirare fiducia a Roberta. Grillo? È appena arrivato e come un rivoluzionario ha conquistato la folla, ma non penso proprio che lui e il suo partito sarebbero in grado di reggere un paese e di governarlo con stabilità. Per Roberta votare è una grande responsabilità e non si sente ancora del tutto pronta per una scelta consapevole al 100%. Spero di non sbagliare, d altronde non sono una grande esperta di politica, per me è una materia nuova e sconosciuta. Spero che il prossimo Governo migliori la situazione dell Italia, soprattutto per noi giovani. Chi salirà dovrà continuare il lavoro iniziato da Monti. Stringere la cinghia a un paese che non è stato mai sorvegliato dai politici del passato. Queste persone in giacca e cravatta ricevono stipendi da record, auto di lusso, beni di ogni genere ma sembra proprio che se ne freghino di noi. Spero che la situazione cambi, mi auguro che i politici si mettano una mano sulla coscienza e inizino a pensare ai cittadini. c.a INCHIOSTRO N. 2 PAGINA 10

11 Elezioni. La congiuntura economica aumenta il numero degli incerti. La crisi economica gli ha tolto anche la monetina per Comunisti, anarchici e delusi: c è chi non andrà ai seggi e chi rifiuterà la scheda Astensionisti verso la vittoria Per i sondaggi il 45% dei campani non ha ancora deciso per chi votare di Clemente Lepore Il cambiamento non può avvenire tramite le elezioni, ma solo con la lotta. A parlare è Rosaria, attivista dello storico comitato napoletano di Banchi Nuovi. Rosaria non si recherà alle urne per le prossime politiche. Come lei tanti altri: antagonisti, noglobal, comunisti, anarchici, delusi, disillusi, menefreghisti. Approcci diversi, e a volte conflittuali, che vengono tuttavia assorbiti dall unico grande partito dell astensione. Nell ultimo decennio il non voto è diventata un opzione sempre più allettante per gli italiani. Le ultime politiche quelle del 2008 hanno fatto registrare il più alto tasso di astensione della storia repubblicana. Quasi il 24%, a cui va aggiunto un 3-4 % di voti non validi. Un record che potrebbe essere battuto in occasione della prossima scadenza elettorale: secondo i sondaggi, il 30% della popolazione è ancora indeciso o non andrà ai seggi. In Campania i numeri sono ancora più rilevanti. Nel 2008 il 28% degli elettori ha espresso il proprio dissenso nei confronti delle istituzioni; percentuale destinata ad aumentare con il prossimo appuntamento. Secondo l istituto Tecné il 45% dei campani si asterrà o non sa se andrà a votare. I pifferai magici della politica sono impotenti dinanzi a disinteressati e qualunquisti, sostenitori di una forma passiva di astensione. Ma anche con i duri e puri, i militanti, non astenuti ma astensionisti. Per i pasdaran del non voto il non recarsi alle urne diventa un a priori, un fondamento che si sottrae alle contingenze di ogni singola tornata elettorale. Non sempre però. Alessandra del laboratorio occupato S.K.A. da diciotto anni punto di riferimento dell attivismo partenopeo precisa la natura non dogmatica dell astensione: Siamo antagonisti e rifiutiamo le elezioni come processo di riconoscimento politico. Tuttavia non seguiamo un vangelo. In occasione di ogni scadenza elettorale c interroghiamo. L astenerci deriva certamente da un analisi d incompatibilità con questo sistema, ma anche da un riscontro fattuale di quali sono le forze in campo. Il problema non è la votazione in sé, bensì il meccanismo di partecipazione. Ciò che balza all occhio è la frammentazione del partito del non voto. I numerosi comitati di lotta e centri sociali condividono spesso un background comune, una determinata idea di società che differisce radicalmente da quella borghese e liberal-democratica. Eppure il diavolo si nasconde nei dettagli. Differenze sostanziali che ostacolano la comunicazione e la creazione di un fronte unitario di lotta e astensione. A cambiare sono i metodi. Gli anarchici presenti a Napoli con lo spazio 76(A) e il centro studi Louise Michel non votano, ma non fanno campagne astensioniste. Guido Giannini, 83 anni, una vita a sposare la causa anarchica facendo mille lavori (dal liutaio al fotografo fino alla guardia giurata), esprime senza dubbi la sua convinzione: Non intendiamo partecipare alla logica voto/non voto. La nostra posizione è sempre stata chiara: le elezioni sono semplicemente una carnevalata, una trappola in cui non bisogna cadere. E se S.K.A., parte dei comitati ambientalisti e lo spazio sociale Zero81 invitano al boicottaggio delle urne, c è chi come i ragazzi del laboratorio occupato Iskra da giorni sta tappezzando Napoli di manifesti per una propaganda di astensionismo attivo. Il meccanismo, benché poco conosciuto, è semplice: gli elettori si presentano al seggio, si fanno registrare, rifiutano le schede e chiedono la verbalizzazione del non voto di protesta. Sebbene l iniziativa abbia un valore meramente simbolico (a maggior ragione alla luce della circolare diffusa dal ministero dell Interno, secondo cui coloro che rifiutano la scheda non dovranno essere conteggiati tra i votanti della sezione elettorale ), i militanti d Iskra sono convinti dell utilità della campagna. A Villa Medusa sul lungomare di Bagnoli, ex centro per anziani occupato da un paio di settimane per essere restituito alla collettività, Marco e Piero spiegano le loro ragioni: Il sistema è rappresentanza di potere; noi vogliamo un alternativa e la cerchiamo tramite una rappresentanza dell astensione. Bisogna ritornare sul piano politico e sganciarsi da una logica partitica. Villa Medusa sta qui a testimoniarlo: è un esempio di avvicinamento alla popolazione non rappresentata. Il contrario di quello che accade con la lotta per il seggio: più sali, più dimentichi da dove sei venuto. Inchiostro Anno XIII numero 2 8 febbraio Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nell Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Direttore editoriale Lucio d Alessandro Direttore responsabile Pierluigi Camilli Coordinamento scientifico Arturo Lando Coordinamento redazionale Alfredo d Agnese Carla Mannelli Alessandra Origo Guido Pocobelli Ragosta Caporedattore Eleonora Tedesco Capiservizio Ciro Cuozzo Christian Gargiulo In redazione Cristina Autore Livianna Bubbico Elisabetta Froncillo Steno Giulianelli Clemente Lepore Luigi Nicolosi Pasquale Rescigno Grafica Biagio Di Stefano Spedizioni Enrico Cacace, tel Editore Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli via Suor Orsola 10 Partita Iva Redazione Napoli via Suor Orsola 10 tel /226/234 fax Registrazione Tribunale di Napoli n del 2/5/2001 Stampa Imago sas di Elisabetta Prozzillo Napoli via del Marzano 6 Partita Iva PAGINA 11

12 Ingannevole è il voto utile più di ogni Campania in bilico come l Ohio? Sistemi elettorali diversi, ma stesso ruolo decisivo Cleveland sotto il Vesuvio Il console americano Moore: benvenuti nell era degli swinging states La scommessa è stata lanciata. Da settimane gli analisti della politica italiana si contendono la risposta corretta, elaborano ipotesi, ragionano sui seggi in palio, speculano sulle possibili alleanze partitiche. Ma il dubbio a oggi rimane: alla fine dei giochi quale regione si rivelerà l Ohio d Italia, quella che determinerà l esito delle prossime elezioni? Con i suoi 18 grandi elettori e un orientamento tradizionalmente incerto è uno Stato chiave nello scenario politico americano, ma il candidato che nelle ultime dodici presidenziali è riuscito a imporsi in Ohio ha sempre guadagnato anche la vittoria finale. Questo, in sintesi, è quanto succede al di là dell Atlantico. Ma qui in Italia, quanto a incertezza, ci difendiamo benissimo. Da Campania, Lombardia, Sicilia e Veneto potrebbero arrivare imprevedibili sorprese, soprattutto per quanto riguarda la corsa al Senato. Abbiamo così deciso di capirne di più chiedendo lumi a un professionista della diplomazia, una persona che conosce a fondo sia le dinamiche politiche statunitensi che quelle italiane. Si tratta del console generale americano Donald L. Moore, insediatosi a Napoli nel settembre del Personaggio eclettico che nelle sue uscite pubbliche si contraddistingue puntualmente per la capacità di alternare momenti di verace umorismo ad altri ben più seri, nei quali vige la massima riservatezza. Entriamo subito nel merito della questione e chiediamo per quali ragioni storiche e legislative l Ohio sia diventato negli anni così determinante: Si tratta di quello che da noi viene definito uno swing state - spiega il console - nel quale tradizionalmente non c è una radicata vocazione democratica o repubblicana che ne renda prevedibile il voto. Uno Stato politicamente in bilico, Informazione pubblicitaria appunto. I voti popolari si convertono in voti elettorali fissati in numero diverso da Stato a Stato in relazione al numero di residenti e il candidato che prende la maggioranza dei voti popolari prende tutti i voti elettorali di quello Stato. Con i suoi 18 voti elettorali, un numero significativo rispetto a quello di altri swing states, l Ohio può fare la differenza. Storicamente, nessun presidente repubblicano ha mai vinto l elezione senza aver vinto in Ohio. Con garbo Moore lascia però intendere che il parallelismo Italia-Usa che ha preso piede in queste settimane sia soprattutto una suggestione giornalistica, dal momento che i rispettivi sistemi elettorali sono molto diversi. Inoltre non va dimenticato che nel caso degli Stati Uniti ci si riferisce all elezione del presidente, mentre in Italia si vota per la composizione di Camera e Senato. Certo se, come sembra, il risultato elettorale di alcune vostre regioni è meno prevedibile e più determinante che in altre, in questo senso possono essere allora paragonate ai nostri stati in bilico. C è modo di parlare anche di politica industriale. In questi ultimi mesi la vertenza Fiat a Pomigliano è tornata violentemente alla ribalta. Quali sono le reali intenzioni del Lingotto? Chiuderà lo stabilimento o rilancerà produzione e occupazione? La classe politica locale che posizione sta assumendo? Nonostante le velleità diplomatiche e il desiderio di mostrarsi rigorosamente bipartisan, il console non può che palesare una certa approvazione, non senza un pizzico di ironia, quando gli si ricorda che nel 2008 Mitt Romney - che anche all epoca era in corsa per la Casa Bianca - pagò a caro prezzo l aver auspicato la bancarotta per General Motors e Chrysler: È singolare notare che il candidato repubblicano abbia perso nel Michigan, sede proprio di General Motors e Chrysler, nonostante sia nato e vissuto a lungo in quello Stato con la sua famiglia di origine e suo padre ne sia stato anche il governatore. Come a dire, il politico che dimentica le istanze del territorio finisce per pagare dazio. Decidiamo infine di tornare su temi più leggeri. E dal momento che Moore è un grande appassionato di Facebook gli chiediamo una riflessione in merito: Ho notato con interesse che nelle campagne elettorali in Italia l uso dei social media sta crescendo rapidamente. Negli Usa, anche grazie alla spinta data proprio dal presidente Obama, siamo però in una fase più avanzata, in cui si cerca di usarli anche dopo l elezione, in modo da mantenere aperta la comunicazione fra eletti e cittadini. l.n. Progetto Leggiamoci Fuori Scuola 2012/13 GUIDA EDITORI presenta Il lettore creativo enteschi fra memoria, gioco, scrittura di Lina Bolzoni Accogliendo le sollecitazioni delle Orsola moderne Benincasa Tema dell anno: dell Università teorie critiche Parthenope I rapporti di Napoli umani etc.) hanno avuto, nel corso degli anni, risultati persino al di sopra delle aspettative. che sottolineano il ruolo creativo del lettore Tema dell anno: e l importanza I rapporti umani dell intreccio fra parole e immagini, La possibilità il libro per gli ripercorre studenti, in collaborazione i con i docenti, di rendersi Il Progetto protagonisti Leggiamoci attraverso le loro fuori creazioni scuola in uno viene spazio realizzato dedicato alla da 14 vari modi in cui nel Rinascimento rappresentazione, li si ha stimolati cerca nel percorso di didattico non solo ad affrontare (anno scol. Il Progetto 1997/98), padroneggiare il territorio misterioso la lettura Leggiamoci presso 40 scuole, che e l analisi lega di testi la memoria narrativi fuori che di scuola hanno vario genere, viene proficuamente ma anche realizzato parteci a percorrere un da 14 e l invenzione, la (anno ad un attività lettura scol. e 1997/98), che itinerario mira, la scrittura, presso di crescita, anche l imitazione 40 sia umana scuole, secondo che culturale, e la che le hanno direttive che li ha proficuamente condotti europee a misurarsi, di parteci Lisb in modo piacevole, con le loro capacità di rivisitare e rielaborare in modo personale i prodotti culturali nazionali del nostro tempo. creazione del nuovo. ad sull istruzione, un attività Fra Petrarca, che a potenziare Alberti, mira, anche le competenze Erasmo, secondo Tasso le di direttive base in madre europee lingua di Lisb e qu si seguono i modi sull istruzione, di creatività ed in cui l autore a espressività potenziare culturale. rappresenta le competenze se stesso di base in madre lingua e qu come lettore, e di si creatività mostra come ed espressività Giordano Bruno culturale. rilegge Gli incontri sono in totale 6 all anno, di cui l ultimo coinvolge PAGINA tutte 12le sc l Ariosto così da rispecchiare nel poema il suo carattere e il suo destino. I testi Gli partecipanti incontri utopici e sono nelle le loro in diverse totale città illustrazioni, 6 all anno, della Regione. il gioco di cui l ultimo coinvolge tutte le sc INCHIOSTRO N. 2 Più leggi, più sai leggere la realtà. Per la promozione della lettura Presidenza del Consiglio dei Ministri 2012 Progetto Leggiamoci Tema dell anno: Fuori I rapporti Scuola umani 2012/13 Progetto Leggiamoci Fuori Scuola 2012/13 Il Progetto Leggiamoci fuori scuola viene realizzato da 14 anni (anno scol. 1997/98), presso 40 scuole, che hanno proficuamente partecipato ad un attività che mira, anche secondo le direttive europee di Lisbona sull istruzione, a potenziare le competenze di base in madre lingua e quelle di creatività ed espressività culturale. Più l più sai leggere Più la real più sai leggere la rea Gli incontri sono in totale 6 all anno, di cui l ultimo coinvolge Per tutte la le promozione scuole della partecipanti nelle diverse città della Regione. Presidenza del Consiglio dei Ministr La validità, l efficacia, la ricaduta didattica degli interventi dei Per vari la promozione autori della presso Teatri prestigiosi e luoghi di cultura Presidenza (Teatro Bellini, del Consiglio Teatro dei Ministr Mediterraneo della Mostra d Oltremare, Aula Magna dell Università Suor

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