FERZAN OZPETEK ELEZIONI REGIONALI EMMA DANTE. IL MENSILE GAY ITALIANO 129 MARZO 2010 copia gratuita (2,5 in edicola e libreria)

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1 Pride Rivista mensile Autorizzazione del tribunale di Milano n. 351 del 7/5/1999 Direttore responsabile: Gianni Rossi Barilli. Distribuzione gratuita in tutti i locali (in edicola o libreria 2,5 euro). Trasporto esonerato da DDT ai sensi del DPR n. 472 del 14/8/1996 IL MENSILE GAY ITALIANO 129 MARZO 2010 copia gratuita (2,5 in edicola e libreria) FERZAN OZPETEK ELEZIONI REGIONALI EMMA DANTE

2 2 marzo 2010 PRIDE

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4 6 Regione e sentimento Gianni Rossi Barilli 8 Arcigay volta pagina Gianni Rossi Barilli 11 Diversi in azienda Stefano Bolognini PRIDE 129 MARZO Segreti all italiana Vincenzo Patanè 18 Sanremo gay touch Platinette 20 Virtù di famiglia Antonio Malvezzi 22 Cronaca Italia 26 Cronaca estero 31 Donna contro Mario Cervio Gualersi 37 Go Jónsi go R. Cangioli e M. Albertini 42 Magico John Cromer Gian Pietro Leonardi 45 Memoranda Giovanbattista Brambilla Foto in copertina: Romolo Eucalitto 48 Zig zag Pigi Mazzoli 50 Cinema Vincenzo Patanè 52 Teatro Mario Cervio Gualersi 54 Libri Francesco Gnerre 56 Musica Roberto Cangioli 58 Internet Carmine Urciuoli 60 Vita notturna Francesco Belais 62 Metropoli 72 Dove e cosa DIRETTORE RESPONSABILE Gianni Rossi Barilli AMMINISTRATORE UNICO Frank Semenzi ART DIRECTOR Paolo Colonna SEGRETERIA DI REDAZIONE Marco Albertini Edito da: Associazione Culturale GLBT Stampato da: EmmeK editore s.r.l. di Fino Mornasco (CO) REDAZIONE via Antonio da Recanate Milano Tel. (+39) Fax (+39) Apertura: 14:30 19:30 da lun. a ven. o su appuntamento PUBBLICITÀ PRIDE Frank Semenzi: (+39) Abbonamento annuale: 65 Abbonamento semestrale: 35 (assegno intestato ad Associazione GLBT o bonifico bancario) (a breve) MARZO 56 La prenotazione di spazi pubblicitari deve avvenire entro il giorno 5 del mese precedente la pubblicazione (es. il 5 gennaio per il numero di febbraio). I comunicati stampa (anche per l aggiornamento della guida ai locali gay d Italia e per l agenda) e i file grafici relativi alla pubblicità devono pervenire in redazione entro il giorno 10 del mese precedente la pubblicazione (es. il 10 gennaio per il numero di febbraio). Non si garantisce la pubblicazione di quanto prenotato o pervenuto oltre tali date. 4 marzo 2010 PRIDE

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6 ATTUALITÀ + CULTURA REGIONE E SENTIMENTO A fine mese si vota per un test politico che darà molte risposte sul futuro del paese. E alcune di queste riguardano molto da vicino il tema dei diritti glbt. TESTO GIANNI ROSSI BARILLI Le elezioni regionali di fine marzo sono andate acquistando con l avvicinarsi della scadenza un importanza crescente, legata in buona parte a eventi poco prevedibili in anticipo come il riesplodere della questione morale sull onda di scandali piccoli e grandi. O connessa, anche volendo lasciare da parte il lato oscuro della politica, a fatti piuttosto sorprendenti come le candidature di Emma Bonino nel Lazio e di Nichi Vendola in Puglia per la coalizione di centrosinistra. Come che sia, si è diffusa la sensazione che da questo voto amministrativo dipendano molte più cose di quelle che in teoria dovrebbero. E tra queste il tema dei diritti glbt non sta certo all ultimo posto, perché in effetti la posta in gioco è il profilo di civiltà che questo nostro contraddittorio paese vorrà o saprà darsi nei prossimi anni. Non può sfuggire a nessuno, per esempio, il fatto che le due sfide cruciali del Lazio e della Puglia ci riguardino direttamente. Nel primo caso la candidata Bonino emerge per la storia che ha come la campionessa di una visione del mondo laica, ma in questa competizione elettorale lo diventa non tanto per volontà propria, o di un Pd a corto di talenti che l ha candidata obtorto collo, quanto per la consapevole scelta dei suoi avversari clericali di andare alla guerra di religione contro di lei. Proprio per questo sia la vittoria che la sconfitta di Emma avranno necessariamente conseguenze nazionali che ci diranno se dobbiamo rassegnarci anche in questo millennio a restare una dépendance del Vaticano oppure se si intravvede qualche bagliore in fondo al tunnel. Diversa ma non meno importante la vicenda pugliese. Qui, attraverso il governatore gay bocciato dagli apparati e rimesso in gioco dal consenso plebiscitario del popolo delle primarie, abbiamo il tema delle regole della democrazia, urgentissimo dopo un quindicennio di berlusconizzazione della realtà che non ha risparmiato nessuno. E insieme a questo l opportunità di misurare il sentimento profondo di un paese che interessati luoghi comuni bipartisan inchiodano per l eternità a un conservatorismo terrorizzato dall idea che si possa cambiare anche in meglio. Sarà sempre vero? La scommessa di Vendola nel suo piccolo ci potrebbe dare qualche risposta non scontata, come del resto è già avvenuto cinque anni fa con la sua avventurosa elezione alla presidenza della Puglia. Il fatto poi che Vendola sia gay, ma che la cosa in sé sia tutt altro che importante nel contesto dato è addirittura consolante. Fa venire in mente il sono gay e va bene così del sindaco di Berlino Klaus Wowereit e ci aiuta a credere di poter diventare davvero prima o poi cittadini normali di un paese normale. Spiace invece constatare ancora una volta che la destra, alle prese con i suoi vizi pubblici e privati e dimentica di ogni virtù, continua sulle questioni che ci stanno a cuore a mantenere un identità gregaria al clericalismo ratzingeriano, sciupando persino occasioni d oro come l autocandidatura di Vladimir Luxuria nei ranghi del Pdl... Ma a parte gli scherzi, questo voto offrirà indicazioni fondamentali anche sulla composizione interna di questa destra italiana. E chissà che da un eventuale smottamento del consenso personale del grande capo non esca in seguito qualche progetto più sinceramente liberale e in grado di sdoganare finalmente i froci anche da quelle parti. Sperare non costa niente. Nel centrosinistra, in compenso, è in campo addirittura un organico progetto involutivo partorito dalle calamitose intelligenze dalemiane: l alleanza elettorale con l Udc che compie i suoi primi passi in Piemonte, Marche e Basilicata. E se c è una testa che gli estremisti cattolici di Casini mirano a ottenere come pegno del nuovo patto, quella è la nostra, come si sta già vedendo nella formazione dei programmi elettorali congiunti nelle regioni sopra citate. Il guaio è che mentre l Udc annovera il più feroce papismo tra le sue vitali ragioni d esistenza, il Pd appare sempre pronto, al contrario, a dimostrare che Parigi val bene una messa. Quando la capiranno che così facendo potranno solo continuare a ottenere vittorie di Pirro? Ma veniamo alla doverosa menzione dei candidati glbt doc disseminati nelle varie liste locali. Senza pretese di completezza. Il dato generale e sconsolante è che nei partiti maggiori non se ne vede quasi l ombra. Del Pdl più Lega abbiamo già detto, mentre per quanto riguarda il Pd l unica candidatura che ci è pervenuta, a liste non ancora chiuse, è quella della manager, scrittrice e militante Cristiana Alicata nel Lazio. Un po più di affollamento si registra in partiti di minore peso elettorale. Sinistra Ecologia e Libertà, oltre a giocare l asso con Vendola in Puglia, candida qua e là militanti di peso come Alessandro Zan nel Veneto, Gabriele Strazio in Lombardia e Saverio Aversa nel Lazio. Trattasi comunque di un partito per natura impegnato nel suo insieme sulle tematiche glbt. Proprio come la lista Bonino-Pannella, che comunque ci segnala i candidati più dediti alla causa: Enzo Cucco in Piemonte, Francesco Zanardi in Liguria, Francesco Poirè, Luca Piva e Aldo Guffanti in Lombardia, Paola Montermini e Chiara Bonora in Emilia Romagna, Sergio Rovasio nel Lazio, Roberto Mancuso in Puglia, Riccardo Cristiano e Marco Marchese in Calabria.. I Verdi in Liguria schierano la transessuale Valentina Canepa e poi c è la novita dell Idv di Di Pietro, che nello sforzo di trasformarsi in partito che si occupa di tutto, e non solo di corrotti e corruttori, ha spalancato le porte a Franco Grillini nominandolo responsabile nazionale diritti civili e candidandolo come capolista In Emilia Romagna. Un posto in lista per lui c è anche in Lombardia, mentre nel Veneto l Idv schiera in quota gaia Daniel Casagrande. 6 marzo 2010 PRIDE

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8 ATTUALITÀ + CULTURA ARCIGAY VOLTA PAGINA Si è svolto a Perugia dal 12 al 14 febbraio il XIII congresso di Arcigay, che ha eletto nuovi organismi dirigenti e cerca di guardare al futuro con occhi nuovi. TESTO GIANNI ROSSI BARILLI Paolo Patanè (foto di S. Bolognini) C è chi si è lamentato del fatto che al congresso nazionale di Arcigay di Perugia si sia discusso poco di poltica nel senso più nobile del termine. Delle grandi questioni sempre in campo, come libertà e uguaglianza per le persone glbt, e delle strategie per proseguire una battaglia che l associazione conduce ormai da 25 anni come rete nazionale, con numerosi successi parziali ma ancora senza il sigillo definitivo della vittoria che potrebbe venire dall approvazione di leggi adeguate come nel resto d Europa. Protagonista principale del congresso è stato invece il confronto, a tratti piuttosto aspro, tra due schieramenti l un contro l altro (metaforicamente) armati per la conquista della leadership. E questo non è di per sé un evento nuovissimo, ma presenta alcuni aspetti inediti. Una tradizione piuttosto consolidata voleva infatti che le questioni relative alla leadership, almeno per quanto riguarda il nome del presidente e del segretario nazionale, si risolvessero nella sostanza prima di arrivare al congresso, lasciando a quest ultimo il compito di definire altri dettagli importanti sia per quanto riguarda l articolazone degli organigrammi interni che la linea politica da seguire. È capitato diverse volte, in 25 anni di storia, che il congresso si trasformasse nell arena di uno scontro tra una maggioranza e una minoranza portatrici di opzioni alternative ed è accaduto pure che il risultato fosse una dolorosa scissione. Come avvenne per esempio nel 1996, quando Arcigay e Arcilesbica si separarono come una coppia di coniugi arrivati alla frutta e in segno di protesta contro la divisione per generi alcuni circoli importanti come Firenze, Torino e Verona uscirono a loro volta dall associazione fondando una loro rete autonoma. Questa volta invece alla scissione non si è arrivati (ed è auspicabile che non ci si arrivi nemmeno in seguito) ma il conflitto si è consumato più sui futuri equilibri interni al gruppo dirigente che sui principi generali. A prevedere che poteva andare così bastava del resto confrontare i testi delle due mozioni poste in votazione ed estrarne il succo per concludere che nei contenuti erano molto simili tra loro. Non c è naturalmente nulla di male nel discutere e contrattare su chi debba tenere le redini perché le persone sono importanti e magari, anche in una complessiva coincidenza di vedute sui massimi sistemi, hanno stili differenti che possono influire non poco sulla pratica quotidiana. Bisogna però vedere anche come lo si fa, e va detto che in proposito a Perugia è mancata un po di chiarezza. In parte perché lo schieramento uscito come minoritario dai congressi locali non aveva indicato nomi per i ruoli di presidente e segretario nazionale, pur votando contro quelli proposti dalla maggioranza, ma in parte anche maggiore perché la guerriglia sulla leadership ha rischiato varie volte di scadere in un gioco poco elegante di magheggi tecnici e regolamentari, come il ricorso a un complicato risiko di modifiche statutarie o il tentativo di cambiare all ultimo minuto le regole per eleggere presidente e segretario. Un modo di procedere troppo vicino, dal punto di vista di chi scrive, a quello dei partiti politici attuali, che spesso e volentieri sembrano appassionarsi di più alla riscrittura delle regole (spesso per ottenerne furbeschi vantaggi di parte o di ceto politico) che alle idee e ai valori che a parole tutti chiamano in causa come fonte imprescindibile d ispirazione. Arcigay negli ultimi anni ha tenuto a marcare la propria autonomia dai partiti e dalla politica politicante, perciò non pare troppo chiedere che questa condivisibile linea si applichi anche ai metodi interni. Alla fine comunque il congresso è riuscito a evitare il peggio e gli animi si sono sedati prima di raggiungere il punto di non ritorno. Si è votato e la mozione che sulla carta disponeva della maggioranza l ha ottenuta anche nei fatti, con 120 sì, 65 no e 10 astenuti. Qualche voto in più è andato poi a Paolo Patanè, eletto nuovo presidente e qualcuno in meno a Luca Trentini, nuovo segretario nazionale. Chiusa la burrascosa fase congressuale, durata alcuni mesi, arriva il difficile. Ci sono strappi da ricucire sia dentro l associazizone che con le altre realtà del movimento glbt e c è da riprendere un iniziativa politica che negli ultimi tempi è apparsa per varie ragioni difficoltosa. La principale delle quali non ha molto a che vedere con le inadeguatezze del movimento quanto piuttosto con il binario morto sul quale sono state smistate le riforme che chiediamo da un paio di decenni senza cavare un ragno dal buco, al contrario di quanto è avvenuto altrove. Il tema dell uguaglianza non è più mediabile, sostiene ormai da tempo la maggioranza delle associazioni glbt italiane, e quindi vogliamo tutti i diritti che ci vengono negati. Dal matrimonio alla possibilità di crearci, se e quando lo desideriamo, una famiglia tutelata al pari delle altre, dalle norme antidiscriminatorie alla completa autodeterminazione per le persone transessuali. Andando in tribunale se necessario, come stiamo già facendo, ma soprattutto accrescendo il consenso che ancora ci manca nella politica e nella società. Da questo punto di vista è stato una piccola doccia fredda l intervento fatto a Perugia dal segretario del Pd Pierluigi Bersani. Siamo un partito giovane, ha detto in sintesi, e dobbiamo avviare una riflessione comune sui diritti glbt. Ancora? Non c è dubbio che sarà vitale, con questi chiari di luna, cercare anche altri compagni di strada. E per fortuna il mondo è grande. 8 marzo 2010 PRIDE

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10 OGNI DOMENICA 4 DANCEFLOORS CON ANIMAZIONE COMMERCIAL & HAPPY MUSIC HOUSE R B - HIP HOP ingresso + drink + buffet + drag show + disco = 12 c/o Borgo del Tempo Perso via F. Massimo, 36 MM3 Porto di Mare scopri il concorso JOIN THE BORGO su jointheborgo e vinci l ingresso gratuito per un anno Comitato Provinciale Arcigay Milano C.I.G. - Centro di Iniziativa Gay tel marzo 2010 PRIDE

11 CULTURA + ATTUALITÀ DIVERSI IN AZIENDA Grazie al diversity management, in società e imprese italiane si affaccia la tutela del lavoratore glbt e la promozione delle differenze. Ma che cosa cambia realmente? TESTO STEFANO BOLOGNINI No ai pregiudizi, via le discriminazioni e promozione di tutte le diversità: le grandi e piccole aziende italiane sembrerebbero ormai il posto giusto per gay e lesbiche. Sono sempre più numerose infatti le società che garantiscono, nero su bianco, la tutela e la non discriminazione per orientamento sessuale nei codici di condotta o nelle policy aziendali che sono regolamenti, approvati dai consigli di amministrazione, che raccolgono i valori condivisi dalle imprese. Naturalmente poi tra teoria e pratica c è come spesso accade un certo divario, specialmente in un paese come il nostro. Vediamo comunque quali sono le novità degli ultimi anni, per poi analizzare i problemi di applicazione delle nuove regole nella realtà. Partendo dal gotha delle imprese italiane troviamo ad esempio che Eni vieta qualsiasi forma di violenza o molestia ( ) riferita alle diversità personali e culturali come alludere a disabilità e menomazioni fisiche o psichiche o a forme di diversità culturale, religiosa o di orientamento sessuale. Segue, solo di poco inferiore per valore di mercato, Intesa San Paolo tutta impegnata a eliminare ogni discriminazione e a rispettare le differenze di genere, età, razza, religione, appartenenza politica e sindacale, lingua o diversa abilità. Autogrill va anche oltre, con l adesione alla campagna dell unione europea Sì alla diversità, no alle discriminazioni e la diffusione ai dipendenti di materiale informativo sul tema. Ancora: grandi gruppi come Enel, Telecom, Unicredit, Barilla, Edison (che non discrimina in base alla sessualità ), Assicurazioni generali, solo per citare il made in Italy, e numerosissimi altri, brillano per l impegno, sulla carta, nella lotta alla discriminazione e per l offerta di posti di lavoro accoglienti a ogni diversità. Ma la battaglia ai pregiudizi e all omofobia sembra aver conquistato anche meno prevedibili settori di mercato, fino a diventare quasi una moda aziendale. Infatti anche imprese piccole e medie, statali e non, dichiarano la loro vicinanza a ogni orientamento sessuale. Tra le centinaia l Asa, Azienda servizi ambientali di Livorno o la Manutencoop di Bologna, che offre servizi ambientali per l igiene e il verde, o, ancora, la Alma Petroli di Ravenna che opera nel settore della raffinazione del petrolio. Via via non discriminando si arriva sino all Università Ca Foscari di Venezia o allo Junior Football Club di Colorno, in provincia di Parma, una società calcistica che offre ad atleti e dirigenti pari opportunità senza discriminazioni di razza, sesso, età, orientamento sessuale. Se già può sembrare di assoluta avanguardia un attenzione specifica alla tutela dei vari possibili orientamenti sessuali delle giovani promesse dello sport, ancora più incredibile nel panorama nazionale appare la presenza di società che valorizzano le diversità tanto da considerare un punto di eccellenza l impiego di lavoratori gay. È soprattutto il caso di multinazionali straniere, che operano spesso anche in Italia, come Ibm che negli Stati Uniti sponsorizza eventi, seminari glbt, o la Morgan Stanley che attira lavoratori gay con lo slogan la diversità non è un obbligo, è un opportunità, o la General Electric, colosso del settore dell energia che promuove gruppi aziendali di lavoratori gay, lesbiche e trans. È il diversity management, una modalità di gestione aziendale che si sta affermando negli ultimi anni, che vuole valorizzare appieno il contributo dell impiegato diverso al raggiungimento degli obiettivi aziendali eliminando stigma e pregiudizio sul posto di lavoro. Insomma buone pratiche, che stando agli studi di settore si riverberano in positivo sulla produttività PRIDE marzo

12 e, quindi, sui risultati economici delle imprese. Così, la strada intrapresa dalle grandi società (soprattutto statunitensi ed europee), non è più solo quella della mera accettazione del diverso. Sempre più spesso si parla di inclusion, inclusione, spiega Angelo Caltagirone, di Egma, l associazione europea di manager gay e lesbiche. In concreto, continua, le aziende utilizzano gruppi di impiegati gay e lesbiche, come in Svizzera all Ubs. Ancora, si dotano di responsabili lgbt alle risorse umane attivi ad attirare possibili collaboratori tra gay e lesbiche. Poi l azienda fa promozioni concrete, sponsorizza il pride o investe con inserzioni sui media lgbt. L intento è quello di creare i presupposti perché il lavoratore sia visibile e sereno sul posto di lavoro. Alcune aziende offrono benefici ai partner degli omosessuali. Nel luglio 2009 la Camera di Commercio Internazionale Gay e Lesbica (in collaborazione con Egma e IIga) ha diffuso i dati sull eccellenza aziendale nel diversity management. Al vertice della classifica British Telecom che accorda ai propri dipendenti con partner dello stesso sesso gli stessi benefici di cui godono i dipendenti eterosessuali. Bt è marcata stretta da Ibm e da The Dow Chemical Company, un azienda chimica. Nessuna impresa italiana è in classifica: Ibm Italia e Diesel hanno incominciato con le politiche di inclusion, ma siamo veramente all inizio. In Italia qualcosa lentamente si sta comunque muovendo e, già da quest anno, potremmo avere anche qualche azienda italiana in classifica, sottolinea Caltagirone. È d accordo Stefano Basaglia, collaboratore dell Osservatorio sul Diversity Management dell università Bocconi di Milano: Le imprese italiane non sono un posto per donne, per giovani e per gay. Il modello dominante è quello del maschio eterosessuale, ultra-quarantacinquenne. Le imprese italiane stanno iniziando a scoprire il diversity management ma l orientamento sessuale e il tema dell identità di genere vengono all ultimo posto. In Italia, aggiunge lo studioso, la gestione aziendale del diverso è tradotta con una politica degli accenni, ossia di un timido affacciarsi sul mondo del diversity management in cui convivono forze a favore e forze contrarie oppure con una politica della retorica, ossia una politica in cui vi è una separazione tra quanto enunciato formalmente (nelle carte dei valori, per esempio) e quanto realizzato nella sostanza. Sono stati avviati alcuni programmi, ma non azioni concrete e criteri definiti. Insomma un diversity management all amatriciana Perché? Per Basaglia, manca un ecosistema istituzionale (normativo, sociale e culturale) di contorno. In Italia, il tema dei diritti civili e della non discriminazione è sempre rimasto sullo sfondo. Anche la timidezza dei gay, che non si rendono visibili sul lavoro, non aiuta a porre direttamente alle aziende il problema delle difficoltà di gay e lesbiche. Tra circa duecento dipendenti della General Electric Italia, Mario Moisio, era l unico membro della Glbta alliance, il gruppo gay aziendale: Non ho mai avuto problemi con i colleghi, nelle grandi aziende nessuno si arrischia ad andare contro le policy aziendali. Con Glbta alliance ho iniziato a fare qualcosa di più, tipo presentare le iniziative glbt in azienda. Sono stato poi invitato direttamente dal responsabile risorse umane a presentare le iniziative del gruppo gay internazionale a tutto il gruppo dei dirigenti italiani. Purtroppo Moisio è una mosca bianca, conferma Ivan Scalfarotto, consulente di multinazionali e vice presidente del Pd: In Italia non si fa coming out in azienda. Non c è alcun incentivo nessun eventuale benefit per il partner. La sessualità è legata alla socialità e nelle aziende moderne è difficile lasciare fuori la socialità dall ufficio. Si va a cena con colleghi e fornitori, ci sono eventi comuni, e si parla della propria vita. L omosessuale che non lo fa non si integra e subisce rallentamenti di carriera. Stiamo cercando di promuovere la visibilità gay in azienda con una associazione tra imprese che si occupi di questi temi anche in Italia. Le aziende hanno tutto l interesse a trattare questi temi: hanno bisogno di talenti e non possono discriminare se il talento è etero o gay, nero o bianco. Il coming out in azienda porta a un vantaggio competitivo nella creazione di valore. Nelle aziende di eccellenza la questione di essere nascosti non si pone e, soprattutto all estero, arriviamo al paradosso che i collaboratori sono dichiarati sul lavoro e non in famiglia, aggiunge Giampaolo Colletti, autore insieme a Andrea Notarnicola di Abbabusiness. Scopri il lato b delle imprese (Edizioni Croce). Ma le imprese italiane fanno orecchio da mercante e quel che ci resta sono allora solo retoriche policy aziendali. Qual è la loro reale utilità? Scuote la testa Salvatore Marra, della Cgil- Nuovi diritti di Roma. Dal punto di vista sindacale le policy aziendali sono poco efficaci. Per carità, sono importanti perché fanno cultura, ma valgono solo come dichiarazioni di intenti. Per le grandi aziende c è l articolo 18 che tutela i lavoratori, ma in Italia la maggioranza delle aziende è medio-piccola e i lavoratori non hanno nessuna protezione in caso di discriminazione per orientamento sessuale. Non parliamo poi dei precari che non hanno proprio nessuna tutela. In un periodo come questo continua Marra quasi per automatismo le persone più deboli sono le prime a uscire dal mercato del lavoro, la crisi economica ha avuto su questo un impatto durissimo. Sono decine le persone che si rivolgono ai nostri uffici. Dall insulto, alla discriminazione al mobbing. Di più: i processi sono lunghissimi e costosi in termini economici e umani e il lavoratore paga sempre il prezzo più caro. Ma non c è limite al peggio: grandi imprese italianissime come Luxottica, Benetton, Finmeccanica, Fiat, Mediaset (al contrario della Rai), e Poste italiane arrivano sino a omettere bellamente dalle policy aziendali la non discriminazione per orientamento sessuale. È un abbagliante biglietto da visita da impresa inchiodata al secolo scorso. Per il futuro italiano del diversity management c è ancora tempo, con molta, troppa calma. LICENZA MATRIMONIALE Come si applica nella pratica la filosofia del diversity management? Un interessante esempio ci viene segnalato dal comitato Torinopride e riguarda le nozze di Antonella e Debora, l ormai famosissima coppia che ha chiesto e ottenuto dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino di essere simbolicamente unite in matrimonio allo scopo di sollecitare il parlamento a legiferare in materia. In questa occasione Debora ha potuto usufruire di un periodo retribuito come licenza matrimoniale da parte della cooperativa sociale Stranaidea, presso cui lavora. Questa misura, intrapresa con naturalezza e spontaneità da parte dell impresa, commenta il comitato Torinopride, apre nella realtà un interrogativo cruciale: possono le aziende divenire agenti di cambiamento e promuovere i diritti di quei lavoratori e lavoratrici ancora privi di strumenti legislativi?. Possono eccome, come dimostra quanto è capitato a Debora e prima ancora come documentano numerosi esempi provenienti dall estero. In Nordamerica sono state spesso le imprese, nel recente passato, a precorrere i tempi e a spingere la politica a intervenire, riconoscendo ai loro dipendenti gay e lesbiche gli stessi benefits familiari previsti per i loro colleghi eterosessuali. Il problema in Italia è casomai che le aziende, per applicare nuove regole a vantaggio dei lavoratori, devono esserci costrette dalla forza della legge. E anche allora non è detto. Non a caso il datore di lavoro di Debora si chiama Stranaidea 12 marzo 2010 PRIDE

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14 ATTUALITÀ + CULTURA SEGRETI ALL ITALIANA Intervista al regista Ferzan Ozpetek che nel suo ultimo film, Mine vaganti, torna ad affrontare il tabù dell omosessualità. E dirige alcuni degli attori più sexy del nostro cinema nel ruolo di personaggi gay... TESTO VINCENZO PATANÈ FOTOGRAFIE ROMOLO EUCALITTO 01 Già mesi prima della sua uscita, Mine vaganti, l ultimo film del regista italiano di origine turca Ferzan Ozpetek, ha fatto parlare di sé, soprattutto per la notizia che Riccardo Scamarcio, uno degli attori italiani dotati di maggiore sex appeal nonché idolo di tante ragazze (e di tanti gay), vi interpreta il ruolo di un omosessuale. Un fatto abbastanza inedito nello stagnante panorama del cinema italiano, dove gli attori di grido non sempre scelgono ruoli così delicati, soprattutto quando sono popolari come il trentenne attore pugliese (che raggiunse la notorietà con Tre metri sopra il cielo e vanta numerosi successi al suo attivo, come Mio fratello è figlio unico, Manuale d amore o La freccia nera, quest ultimo per la televisione). Scamarcio in più interviste ha affermato di essere stato lusingato dalla chiamata di Ozpetek, di cui stima molto il cinema. Mine vaganti, presente alla Berlinale (ma non in concorso), è ambientato in Salento. Vincenzo Cantone (Ennio Fantastichini), malato di cuore, decide di affidare il suo pastificio ai figli. Per questo il figlio minore, Tommaso (Riccardo Scamarcio), rientra dopo tanto tempo a Lecce, deciso ad affermare le proprie scelte personali e a rivelare la propria omosessualità, anche a costo di scontrarsi con la famiglia. Questa è numerosa ed eccentrica: il fratello Antonio (Alessandro Preziosi), col quale Tommaso dovrà gestire il pastificio, la mamma Stefania (Lunetta Savino), succube delle convenzioni borghesi, la sorella Elena (Bianca Nappi), che ha paura di un destino da casalinga, la stravagante zia Luciana (Elena Sofia Ricci), la nonna (Ilaria 14 marzo 2010 PRIDE

15 CULTURA + ATTUALITÀ Occhini), anticonformista e intrappolata nel ricordo di un amore giovanile impossibile. Inoltre c è Alba (Nicole Grimaudo), la cui strada incrocia professionalmente quella dei Cantone. In casa c è molta attesa per il ritorno di Tommaso, che sarà segnato da sorprendenti rivelazioni e colpi di scena, che lo costringeranno a prolungare il suo soggiorno, mentre la famiglia finalmente dovrà affrontare di petto un soggetto tabù: l omosessualità. Di questa intrigante storia, delle sue ragioni e dei suoi retroscena, abbiamo conversato con il regista. Il tuo film è stato paragonato a quelli di Pietro Germi e quelli di Mario Monicelli. La cosa ti fa piacere? Lo hanno detto in molti fra quelli che lo hanno visto. Mi fa molto piacere, Germi è uno dei maestri che preferisco. In effetti Mine vaganti è un film drammatico ma che fa anche ridere, anzi spesso si ride quando si vede sullo schermo uno che piange. Questo è il meccanismo: merito anche della musica allegra di Catalano, se la togli la scena diventa immediatamente drammatica. Tutto il film è così, sul filo del rasoio. Noi stessi ci siamo divertiti molto sul set. È il mio l ottavo film, quello che mi piace di più. Mi sono sempre vergognato di dire cose così, ma stavolta lo penso proprio. Anche stavolta al centro di un tuo film c è una comunità, in questo caso la famiglia. Come funziona? È la storia di due fratelli, tutti e due gay. A loro bisogna aggiungere anche Daniele Pecci gay (tanto che una persona mi ha detto: Stai rovinando tutti i miti maschili del cinema italiano ). Daniele è veramente scatenato, è bravissimo, non si capisce dove finisca la finzione e inizi la verità. Il suo personaggio è Andrea, un amico avvocato di Tommaso che arriva in un momento molto difficile, perché la famiglia è distrutta per l omosessualità del figlio; il padre è molto omofobico, pensava che il figlio sarebbe stato quello che avrebbe seguito l orma paterna, e ora è distrutto. Bene, in quel momento arrivano quattro frocioni da Roma, la famiglia non si accorge che sono gay, anzi insistono per ospitarli a casa. Insomma, succedono cose molto particolari, in un atmosfera di odio e amore, drammatica e divertente nello stesso tempo, in cui i nodi vengono finalmente al pettine. La realtà è che su un gay si può piangere e ridere molto, perché a ben vedere nella vita di un gay, nella scoperta della propria omosessualità, accadono cose grottesche, come l uscire con una donna per confondere le acque o i genitori che sono ciechi e non capiscono quella che è una cosa chiarissima. Oppure quello che succedeva a me, di mio padre che sapeva tutto (avevo già girato Il bagno turco) e che ciò nonostante mi diceva sempre di lasciare le ragazze in pace, così come agli amici che portavo a casa diceva di non scopare con le donne turche. Cose che fanno tenerezza, ma fanno anche pensare Quindi non solo il protagonista, Tommaso, è gay ma anche suo fratello Antonio Sì, è buffo: i genitori non sanno niente e si sfogano proprio con lui. L idea mi è venuta da una storia vera, accaduta a un mio amico. Qui Scamarcio confida al fratello di essere gay, ma Preziosi una sera dirà davanti a tante persone che è omosessuale; così spiazzerà tutti e metterà i bastoni fra le ruote al fratello, il quale ora si trova in una situazione spaventosa: vorrebbe tornarsene a Roma, ma c è il padre ammalato di cuore che può morire da un momento all altro A tutto ciò bisogna aggiungere che Alba, la figlia del loro nuovo socio, si innamora di lui e questo lo scombussola non poco, perché un po è attratto da lei, poiché e gentile e strana, insomma ha le carte in regola per attirare chi è gay. Tutta la famiglia è sconvolta dalla notizia, con la mamma che chiede a Marco, il fidanzato di Tommaso che è medico, se si può guarire dall omosessualità e, saputo che non è una malattia ma è una caratteristica, gli chiede comunque se si può tornare indietro Per fortuna c è la nonna, che difende gli omosessuali, trova orripilante il concetto di normalità e attacca il conformismo della famiglia, dicendo al nipote devi sbagliare sempre per conto tuo, senza dare conto agli altri. Di lei vediamo in un flashback la storia proibita, accaduta quando era giovane, con un cognato che non la voleva. Una storia lontana nel tempo che però alla fine del film si inserisce nella storia. Scamarcio ha accettato il ruolo con difficoltà? Senza problemi, è un attore intelligente e di sensibilità rara. Ha girato con naturalezza tutte le scene, come quella in cui bacia Marco (Carmine Recano) e i due stanno nudi a letto, abbracciati. Secondo me è una scena bellissima, l ho studiata a lungo. Le scene di sesso sono allusive, non esplicite? Sì, sono sempre dentro le righe. In compenso c è una scena molto frizzante, sopra le righe, con Pecci che con gli amici balla nell acqua sulle onde di Sorry I m a Lady di Baccara. Chi sono le mine vaganti? Sono quelle persone, ne conosco tante, un po infantili nei loro comportamenti, che dicono delle cose e magari si comportano in maniera assolutamente opposta. Come ambientazione hai scelto il Salento. Perché? Lecce è una città splendida, la sua bellezza fa onore agli abitanti. Il Salento mi ricorda l Italia degli anni Settanta nei suoi aspetti migliori e i salentini sono persone di straordinaria apertura mentale, non solo sull omosessualità. PRIDE marzo

16 Ma la famiglia Cantone ha problemi con l omosessualità La famiglia è verosimile perché ne esistono anche così, naturalmente. Con Ivan Cotroneo, che ha scritto la sceneggiatura con me, abbiamo indagato molto sulla realtà salentina. Mischiati però ci sono anche ricordi della mia famiglia, come il personaggio di Elena Sofia Ricci, che racchiude le mie due zie. Sul Corriere della Sera, a proposito di questo film, Valerio Cappelli scrive che la comunità gay non ti ama. Secondo te è vero? Non è che non mi ama, ma qualcosa di vero c è perché molti rimangono indispettiti che nei miei film le cose si confondano. Io credo che non sappiamo mai chi potremo amare. Così molti non hanno apprezzato Stefano Accorsi che si sbaciucchia con Margherita Buy in Le fate ignoranti. Però è vero che critico una parte della comunità omosessuale (per fortuna però è solo una parte). Critico quelli che non fanno altro che andare a saltellare in discoteca: pensano che sia quello essere gay o che avere diritti gay riguardi sempre il lato allegro delle cose; vivono senza pensare al sociale, alla vecchiaia, alla malattia, alla morte. Non hanno nessuna idea di questo, anzi votano a destra scegliendo chi li vorrebbe mettere al rogo Per troppi l importante è la crema per abbronzarsi o fare quattro muscoli, non c è cultura gay in Italia. Purtroppo è così, siamo ridotti così. Pensano che la discoteca sia la vera emancipazione; è il contrario, il giorno in cui non ci sarà una discoteca solo per i gay, sarà la cosa migliore. Io odio i ghetti, sarò felice il giorno in cui si andrà a battere in una discoteca normale. Lo stesso gay pride mi fa pensare. Cosa dicono quelli che vi partecipano? Cosa pensano? Che maturità hanno? Hanno mai letto un libro sull omosessualità? Cosa sanno dell Hiv? Secondo me quelli che si informano e riflettono rappresentano una minoranza, perché a molti non gliene frega niente di niente. Gli attacchi di chi diceva che sai fare solo film a tematica gay ti hanno convinto a girare film con altre tematiche? No, non me ne è mai importato nulla, faccio sempre quello che mi va di fare. La verità è che non posso andare contro di me e le mie idee e nel cinema metto sempre tutto di me. E comunque io faccio film non per i gay (che sono comunque i benvenuti) ma per gli etero che hanno amici o figli gay, così si avvicinano e capiscono. 01 Una scena da Mine vaganti di Ferzan Ozpetek 02 C. Recano, N. Grimaudo e R. Scamarcio 03 Carolina Crescentini e Giorgio Marchese 04 Riccardo Scamarcio e Ennio Fantastichini 05 L. Savino, I. Occhini, E. S. Ricci, R. Scamarcio e A. Preziosi 06 Il regista Ferzan Ozpetek con Scamarcio 07, 08 Altre scene dal film 09 Riccardo Scamarcio e Nicole Grimaudo 10 C. Recano, D. Pecci, M. Bonaffini e G. De Marchi 11 E. S. Ricci, I. Occhini, B. Nappi, L. Savino marzo 2010 PRIDE

17 PRIDE marzo

18 ATTUALITÀ + CULTURA SANREMO GAY TOUCH Quello che tutti sanno e spesso tacciono è l inscindibilità del binomio Sanremo-frociaggine fin dagli albori del Festivalone nazionale. Fortuna che la Platy, in preda a una furia da baccante inacidita, rimette le cose a posto e ci offre le sue recensioni sulla trascorsa kermesse TESTO PLATINETTE Più che di garofani e peonie, più delle mille babbione che svernano negli alberghi, Sanremo, per gli Italiani, è Festival della Canzone, 60 anni compiuti da poco, un percorso parallelo a quello dell Italia del dopoguerra, un paese che, dopo le macerie dei bombardamenti e l arrivo degli americani, ricominciò a vivere quasi normalmente grazie anche a una manciata di canzonette e a un estetica, tanto semplice quanto pretenziosa: dalle sirene degli allarmi ai gorgheggi della Pizzi, dagli stracci degli sfollati a improbabili abiti da sera (di sicuro, in molti casi, figli di qualche sarta dalla Singer col piede pesante ). È stato un attimo, così come da subito lo scenario di questa Sagra delle 7 note ha offerto sponde al commento di chi, per niente intenerito dalle manfrine democristiane degli inizi o dalla finta rivoluzione dei tardi anni 60, c ha sempre intravisto un luogo della conservazione, ma anche un teatro di come il gay touch o l estetica della finocchia, con devozione quasi maniacale, ma anche senza un briciolo di pietà, abbia offerto col passare degli anni pareri caustici, battute lapidarie, sentenze senza appello, facendo spesso la conta di quanto e cosa fosse gay nel Festival... Archiviato e tumulato il buon Nunzio Filogamo di cari amici vicini e lontani degli albori, dovranno passare molte edizioni per trovare un altra conduzione in odore di, quella di Andrea Occhipinti agli inizi degli anni 90, senza traccia e con scarsa consistenza, mentre, per le protagoniste femminili, sia in conduzione che in gara, l esercizio di dirne qualcosa di gay non è mai venuto meno... Chissà cosa ha spinto, negli anni, gruppi più o meno clandestini della gay people italiana a riunirsi davanti al teleschermo, (quasi dei focus gay groups...), a munirsi di adeguate carta e penna e stilare una vera e propria pagella-lista con tanto di voto e discussione, a volte farcita di Ma che orrore! o di prevedibili quanto inadeguati Divina!, Splendida! e via via col rosario della gaytudine da snocciolare, canzone dopo canzone, fino alla scalata del Golgota della vittoria finale, mai dura come in questa annata dove le donne vere, scalciate come appestate, sono state escluse dal podio (dove c era un affollamento di ormoni irregolari da far gridare all etero integralista: vergogna vergogna ). Sia chiaro, l estetica e l etica di matrice gay, senza dover spiegare, ha tanto entusiasmo quanto è totalmente priva di pietà... Se negli anni la mannaia è dolcemente scesa sul collo per una Oxa semi-travesta, per una Bertè da riapertura dei manicomi (Basaglia, che guaio chiuderli!), o per una Pravo che scende scale come solo Gloria Swanson/Norma Desmond seppe fare nel finale di Viale del tramonto), stavolta ci siamo dovuti accontentare, e, prima di salire al podio tutto maschio, intingiamo insieme il pennino nel coadiuvante arsenico, giusto per non perdere l abitudine all acidità, uno stato di grazia dell uso della critica come espressione del pensiero libero e autonomo, che sa prendere le distanze anche dai presunti miti, e quindi, of course, infilziamole ste Nuove Icone Malika Ayane: le ruberemmo tutte il fidanza Cremonini Cesare, ma per farle un favore e farlo a noi potremmo intanto estrarle senza anestesia quelle due noci che ha in bocca e obbligarla, con la forza, a una seduta da Jean Louis David per urgenti chatouche o mèche californiana, frangia a piega piatta, taglio scalato obliquo: Giuni Russo non si imita con la complicità di una coiffeuse da Centro Commerciale... Noemi: dalla prima apparizione il sobbalzo: sembra la gemella di Sarah Ferguson, Fergie la princesse; peccato per il polpaccio a gambo di tavolo e per le spalle a pera Williams, ma ci piace Arisa/Sorelle Marinetti: è certo: non ci fa perché non ci è: la Pippa (all anagrafe Rosalba Pippa) è un estetista frustrata in contesa perenne tra il non essere diventata una presentatrice porta a porta della Avon o la quarta delle Marinetti: un fenomenale Quartetto Cetra dei travoni!!! Irene Grandi: la pre-menopausa la confonde assai, non sa se diventare Simona Ventura o Patsy Kensit. Poi, avessimo capito una parola sola di sta cometa Irene Fornaciari: beh, surprise: una freakettona di lusso addobbata con le frattaglie di un Iranian Loom la prima sera e poi un raso-velluto dopo l altro: un adorabile incrocio tra la Bardot nel periodo delle foche e la Janis Joplin in pieno down: un 10!!! Antonella Clerici: magra non ci diventa nemmeno col sottovuoto; la tetta al piano rialzato, il delizioso aspetto da frigorifero da campeggio, o, per le antiquarie, l apoteosi di un pregevole trumeau in radica di noce con accessorio a boccoli; ormai è da esporre alla prossima Biennale!!! Ma c era Nilla, la Regina, scossa da un ictus e da una tinta che nemmeno Milva ha mai osato; il bello è che lo svanire di testa la rende ancora più intonata di quanto sia mai stata:ma è proprio lei, la vegliarda di anni 91, quella che non si è fatta mancare la vera sfrociata-trash di questo Festival delle tagliatelle di Nonna Pina: un abito-mantello con 6 metri di strascico, (decorato a colombe, aiuto!!!), con una manica di bonazzi a svolazzarle intorno: ecco a cosa servono gli uomini, anche a Sanremo: a far da coreografia... Che poi vinca Scanu, un ventenne in arrivo dalle covate di Maria (territorio che ben conosco e amo), o che ci sia Mengoni tra i primi tre, la dice lunga di quanto sia ormai pressoché invisibile la linea di confine tra virilità esibita e la gay attitude. Non è più tempo di comin out, e francamente non ce n è nemmeno bisogno; a ciascuno la sua epoca, e questa di sicuro vive una nuova restaurazione, tanto placida e ipocritamente borghese, quanto priva di slanci e coraggio... Lady Gaga, aiutaci tu!!! 18 marzo 2010 PRIDE

19 PRIDE marzo

20 ATTUALITÀ + CULTURA VIRTÙ DI FAMIGLIA Coppie gay che adottano bambini, mamme single a caccia di giovani prede: due nuove serie americane, con risultati diversi, analizzano l evoluzione della famiglia tradizionale. Ecco su Foxlife Modern Family e Cougar Town. TESTO ANTONIO MALVEZZI Il cast di Modern Family Una ventata di leggerezza è arrivata dagli States sotto forma di due nuove sitcom che, con esiti diversi, sembrano esorcizzare patemi e angosce della crisi economica focalizzandosi sull evoluzione della famiglia tradizionale, intesa come ultimo rifugio possibile anche se flessibile e non come covo di tutti i mali responsabili della disgregazione sociale. Niente metaforici vampiri alla True Blood o ragazzini disadattati dalle parti di Skins, insomma. Stiamo parlando di Modern Family e Cougar Town, approdate di diritto sul canale indubbiamente più gay friendly della tv italiana, la mai deludente Foxlife che, con le repliche a cascata di Sex and the City, Desperate Housewives, Brothers & Sisters e Ugly Betty consente ormai intere maratone quotidiane d interesse queer (ed è stato l unico canale che a San Valentino ha mandato in onda un raffinato spot con baci anche gay-lesbo). Non era mai successo che si vedesse in televisione una coppia gay sposata civilmente con tanto di bimba asiatica adottata: questa è la grande novità di Modern Family, sitcom brillante costruita per metà come mockumentary, cioè falso documentario, con interviste frontali in cui si confessano davanti alla macchina da presa le varie coppie protagoniste, e per metà con situazioni dinamiche ma riprese con grande uso di zoom e videocamere digitali ballerine secondo lo stile del movimento cinematografico danese Dogma. Così l effetto è simile a una sorta di sguardo incuriosito pronto a spiare le vicende dei componenti di una famiglia decisamente allargata, dal papà sessantenne che ora sta con un estroversa colombiana alla figlia che gli ha dato tre nipoti sposando un agente immobiliare detestato però dal suocero. I grandi drammi restano sempre fuori dalla porta, non ci sono mai veri traumi per esempio, quando si annuncia un incidente aereo si tratta di un modellino elettrico planato sul volto del genero e si approfondiscono soprattutto i rapporti psicologici tra i vari personaggi, con una certa profondità analitica per nulla scontata e un tono lieve che vuol infondere speranza e ottimismo. Per la prima volta, la famiglia gay ha la stessa dignità di quella etero perché alle prese con gli stessi problemi di educazione dei figli e gestione della casa: Mitchell Pritchett (Jesse Tyler Ferguson), avvocato ex pattinatore dai capelli rossi, è un tipo pragmatico e un po paranoico soprattutto riguardo alla questione omofobia, mentre il marito Cameron (Eric Stonestreet) è un casalingo obeso piuttosto fantasioso, pronto a spettacolarizzare ogni evento col costante disappunto di Mitchell. Ma entrambi sono concentrati sull educazione della loro piccola Lily: gli episodi si strutturano intorno a situazioni ordinarie e quotidiane, come l acquisto dei pannolini al supermercato, le riunioni all asilo con gli altri genitori o i metodi per controllare i bebè nella culla e farli smettere di piangere. I due papà gay non sono particolarmente virili, né monolitici genitori da combattimento ma umanamente colmi di dubbi e dotati di notevole capacità autocritica: questa è la loro vera forza espressiva in quanto li rende credibili e simpatici agli spettatori senza inficiare però la loro predisposizione a essere genitori, peraltro con vari tentativi di scambio dei ruoli che dovrebbe essere persino d esempio alle coppie etero. Particolarmente significativi sono i realistici dialoghi tra la coppia gay e il patriarca Jay (Ed O Neill), sospettoso ma incuriosito dall universo omosex: piano piano, nel corso della serie, cresce in lui la consapevolezza che il nucleo famigliare del figlio funziona meglio di quello della figlia col cui marito non riesce a legare (arriverà a dire: Ma se vado in un locale gay potrei anche piacere a qualcuno??? ). Meno riuscita è l altra serie Cougar Town, prossimamente in chiaro su Mtv. Una madre single neodivorziata ha superato da un po i quaranta e mal sopporta il passare del tempo, cercando in tutti i modi di comportarsi come una ventenne diventando una vera party-goer tra una festa e l altra per sedurre ragazzotti piacenti dell età del figlio poiché il bel dirimpettaio non se la fila (cougar significa puma ma in gergo si riferisce a queste donne caccia-minorenni oltre che al nome dell immaginaria cittadina della Florida dove si svolge l azione). La protagonista Jules Cobb, anch essa agente immobiliare come Phil di Modern Family, è interpretata con convinzione da Courtney Cox, ex star di Friends e Scream, nominata ai Golden Globe per questo ruolo. Non convince però la sceneggiatura costruita come una successione di sketches a volte banalotti col rischio di livellare lo spessore dei personaggi e diluire il retrogusto amarognolo, all insegna di una forzata rincorsa del buon umore alla fin fine alquanto naïf (l ex marito bamboccione e l appariscente amicona Laurie sono decisamente stereotipati). L unico vero motivo d interesse di Cougar Town è in realtà la carrellata di strepitosi sexy boys che Jules si porta a letto, spesso discinti o in aderenti tenute da fitness: come non invidiarla! 20 marzo 2010 PRIDE

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