TESTI ELETTRONICI E BANCHE DATI TESTUALI: PROBLEMI TEORICI E TECNOLOGIE

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1 TESTI ELETTRONICI E BANCHE DATI TESTUALI: PROBLEMI TEORICI E TECNOLOGIE Fabio Ciotti INTRODUZIONE Questo articolo si propone di fornire una introduzione ai problemi metodologici e tecnici sollevati dall'archiviazione elettronica dei testi e dalla realizzazione di banche dati testuali. È questo uno degli aspetti fondamentali dell'incontro tra tecnologie informatiche e studi umanistici, la cui diffusione avrà conseguenze profonde sul modo di (ri)produzione e diffusione dei testi, e sul modo di concepire le biblioteche: una vera e propria "svolta epistemica". Non è nostra intenzione affrontare una riflessione di carattere generale sulla portata di queste innovazioni; nondimeno, non ci si può esimere dal considerare le trasformazioni che esse determineranno sull'insieme delle pratiche sociali studiate dalla scienza letteraria, ed in particolare su quell'entità che nella nostra cultura designiamo con il termine di testo letterario. Dove per "testo letterario" intendiamo tutto il complesso di funzioni segniche che lo costituisce in quanto oggetto informazionale, a partire dal sostrato materiale che lo veicola. Anzi, è proprio quest'ultimo aspetto materiale che subisce una mutazione radicale, pari a quella dell'introduzione della stampa da parte di Gutenberg. L'oggetto "libro", che, nella cultura occidentale, per cinque secoli è stato il più importante medium con il quale è stato veicolato il sapere, con l'introduzione del supporto informatico, appare improvvisamente obsoleto, e destinato ad assumere un peso sempre minore nella trasmissione di informazioni e conoscenza. E lo stesso discorso si potrebbe fare per i canali di diffusione dei libri, le biblioteche e le librerie, che vanno ripensate alla luce delle innovazioni portate dai sistemi di trasmissione telematica delle informazioni. Naturalmente il passaggio del patrimonio testuale della nostra cultura verso questo nuovo medium propone una serie di problemi sia culturali che tecnologici. In primo luogo si pone il problema della salvaguarda di tutto il valore informativo dei testi tradizionali. In altri termini, nel memorizzare un testo su un supporto elettronico, operazione assai meno innocente di quanto non appaia a prima vista, come e fino a che punto è possibile mantenere questo valore informativo? Per non perdere ciò che non si è in grado di riprodurre immediatamente, occorre effettuare un processo di ri-codificazione delle fonti, processo che deve essere il più possibile conservativo. A questo primo ordine di problemi si aggiunge l'esigenza di garantire l'universalità dell'accesso ai nuovi supporti, che deve essere almeno pari a quella del libro. Nell'ambito informatico questa esigenza si traduce in quella della portabilità dei documenti informatici, ovvero la capacità di scambiare gli stessi tra sistemi operativi, software applicativi, hardware diversi. A questo fine diventa necessario individuare un codice standard per rappresentazione dei testi memorizzati che tenga conto delle esigenze scientifiche e che permetta la totale intercambiabilità dei testi tra la comunità scientifica, e la più generale comunità dei lettori: sarebbe assurdo infatti attuare un notevole sforzo umano ed economico per memorizzare un corpus di opere e magari farlo in modo che esso sia a disposizione di un solo dipartimento universitario. La creazione di banche dati testuali, ed in prospettiva di vere e proprie "biblioteche virtuali" (per usare il termine alla moda nel mondo della telematica), deve necessariamente misurarsi con questi problemi. Il presente lavoro d'altra parte, rappresenta il frutto, parziale, di una duplice esperienza sperimentale svolta

2 dall'autore: in parte come collaboratore del laboratorio di ricerca su informatica e studi letterari istituito presso il Dipartimento di Italianistica dell'università di Roma "La Sapienza"; in parte come responsabile scientifico del Progetto Manuzio, la prima banca dati di testi letterari italiani sulla rete Internet. 1 In questo senso, le riflessioni che seguono rispondono ad un duplice intento: dare una giustificazione teorica alle scelte fatte, di volta in volta, per affrontare e risolvere i problemi pratici che si sono presentati nel corso della sperimentazione, e indicare le soluzioni che, allo stato attuale, sembrano le più adeguate. LA MEMORIZZAZIONE DEI TESTI: ALCUNI PROBLEMI TEORICI LA RAPPRESENTAZIONE ELETTRONICA DEI TESTI: CODIFICA E MODELLI Nella nostra cultura la quasi totalità dei testi (fino a questo momento) è costituita da testi veicolati da supporti cartacei di varia natura e forma. Per rendere disponibile questo patrimonio attraverso i sistemi elettronici di gestione dell'informazione è necessario dunque attuare una trasposizione esaustiva e fedele dei testi dal loro supporto originario al nuovo supporto elettronico. Secondo l'uso invalso nell'ambito degli studi di trattamento automatico dei testi useremo l'espressione inglese Machine Readable Form (abbreviato MRF) per indicare un testo archiviato su un qualsiasi supporto elettronico (dischi magnetici, CD-ROM, memoria RAM, etc.). Questa trasposizione, che chiamiamo memorizzazione informatica del testo, ben lungi dall'essere una mera riproduzione meccanica, presenta invece una natura complessa in cui sono implicati molteplici problemi teorici e pratici, occultati da un approccio tradizionale ai testi e da una concezione idealista del fatto letterario. Tale occultamento è dovuto alla apparente naturalità della lettura di una pagina scritta, che è un atto automatico effettuato dal lettore senza alcuno sforzo interpretativo cosciente. Tuttavia proprio questo automatismo della lettura cela una serie di meccanismi percettivi e significanti, che riguardano sia la natura della scrittura e della pagina tipografica, che i processi percettivi del cervello. Tutti gli studiosi che si sono misurati su queste tematiche, concordano sul fatto che il problema della memorizzazione elettronica del testo supera il semplice livello del trasferimento meccanico di sequenze grafiche in stringhe di caratteri: Si deve evitare di considerare il momento in cui il testo viene registrato, o per dirla alla moda, «catturato» come puramente meccanico. Un momento sul quale non è necessario riflettere più di tanto poiché si tratta di una fase secondaria e non rilevante. Si opera così un radicale rovesciamento nella concezione delle varie fasi che costituiscono il lavoro dello studioso. 2 Il computer è una macchina che riceve, modifica e restituisce informazioni. Questa definizione generale e volutamente non tecnica, ci permette di evidenziare la somiglianza formale tra le attività ed i processi effettuati da un computer e il più generale insieme dei fenomeni comunicativi. Ci si accorge, così, che la memorizzazione di un testo non è solo, o non tanto una mera trasposizione meccanica, bensì un atto di trasmissione di informazioni, in prima istanza, verso un computer. Da questo punto di vista la memorizzazione del testo in MRF si può rappresentare come un processo comunicativo. Come tutti i processi 1 Naturalmente ai maestri, colleghi ed amici va il mio ringraziamento per i consigli e le proficue discussioni. 2 G. GIGLIOZZI, L'informatica e l'italianistica. Una panoramica e qualche spunto teorico, in «Bollettino di Italianistica», V, 1987 (l993), pp Ma si vedano anche: G. GIGLIOZZI (a cura di), Studi di codifica e trattamento automatico dei testi, Roma, Bulzoni,1987, ed in particolare in questo volume T. ORLANDI, Informatica Umanistica. Riflessioni storiche e metodologiche, con due esempi, pp. 1-37; G. ADAMO, La codifica come rappresentazione. Trasmissione e trattamento dell'informazione nell'elaborazione automatica di dati in ambito umanistico, pp ; R. MORDENTI, Appunti per una semiotica della trascrizione nella procedura ecdotica computazionale, pp Altre utili indicazioni in T. ORLANDI, Informatica umanistica, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1990 G. GIGLIOZZI, Letteratura modelli e computer. Manuale teorico-pratico per l'applicazione dell'informatica al lavoro letterario, Roma, Editrice Universitaria di Roma-La Goliardica, 1993; G. ADAMO (a cura di), Trattamento edizione e stampa di testi con il calcolatore, Roma, Bulzoni, 1992; D. BUZZETTI - A. TABARRONI, Informatica e critica del testo: il caso di una tradizione fluida, in «Schede Umanistiche», Nuova Serie, 2, 1991, pp ; F. CIOTTI, Il testo elettronico: memorizzazione, codifica ed edizione informatica del testo, in C. LEONARDI - M. MORELLI - F. SANTI (a cura di), Macchine per leggere. Tradizioni e nuove tecnologie per comprendere i testi. Atti del convegno organizzato dalla "Fondazione Ezio Franceschini" e dalla "Fondazione IBM Italia", Firenze, 19 novembre 1993, Spoleto, Cisam-Fondazione E. Franceschini, 1994, pp

3 comunicativi esso viene mediato da un dispositivo che rende possibile la comprensione tra i due attori del processo, ovvero da un codice: Se si vuole trasferire un testo (a stampa o manoscritto) sull'elaboratore per sottoporlo a trattamento automatico (o trasmissione) si deve cercare di compiere il trasferimento senza, o riducendo al minimo la perdita di informazione. Si deve cercare di rappresentare sull'elaboratore tutta l'informazione contenuta nel testo. Di qui nasce il problema della codifica. 3 Il trasferimento del testo su supporto informatico propone dunque allo studioso alcuni quesiti teorici, oltre a numerosi problemi pratici: a partire dalla decisione (non innocua) su quale particolare edizione del testo si debba utilizzare come "fonte" della memorizzazione, fino all'individuazione delle varie tipologie di informazioni veicolate nel testo, delle modalità di rappresentazione informatica delle stesse e dei limiti da porre a tale operazione, per non cadere in regressi ad infinitum nell'analisi della realtà. Insomma, il problema della rappresentazione simbolica dell'oggetto di studio anche nella semplice creazione di una banca dati, sottende una scelta semiotica, come ha rilevato lo studioso francese Jean-Claude Gardin:... il n'est pas de recherche documentaire informatisée sans analyse documentaire, pas de base de donneés sane un système sémiologique associé, plus o moin explicite, où soni définis les symbols qui servent à représenter les objects que ces processus et ces outils sont censées nous aider à brasser, dans les perspectives ouvertes par le traitament automatique de l'information. 4 Naturalmente questa definizione semiologica sottende a sua volta una scelta epistemologica, ovvero la definizione di criteri di rilevanza e di correttezza che orientino la rappresentazione e ne garantiscano l'esaustività. Si pensi, a titolo di esempio, alla funzione che nel processo di produzione/fruizione testuale rivestono gli elementi non linguistici, ovvero la disposizione tipografica, i caratteri, l'impaginazione, lo stesso sostrato materiale cartaceo. Essi vanno considerati parte integrante del testo, o piuttosto sono elementi estranei e dunque passibili di essere tralasciati nella operazione di memorizzazione, qualsivoglia siano le modalità con le quali essa viene effettuata? Su un piano più generale, quando un testo viene trasposto su un supporto informatico, per studiarlo, per sottoporlo ad analisi di qualsiasi tipo, od anche solo per leggerlo, evidentemente la sua natura cambia in modo radicale: cosa ci garantisce che l'operazione è stata effettuata correttamente, che insomma si tratti proprio dello stesso testo? Come rileva acutamente ancora Gardin la via migliore è quella di rifuggire a tentazioni essenzialiste nella analisi dell'oggetto, assumendo una prospettiva pragmatica ed aperta:... nous devons nous interroger sur le raisons qui nous conduisent à retenir une certain facon de «voir» nos objects entre mille autres possibles, c'est-à-dire d'en retenir certains aspects, constituants, attributs et d'en négliger d'autres, au nom de l'idée que nous nous faisons de la pertinence relative de chacun pour le gente de recherches que nous voulons servir. 5 Occorre insomma assumere ed esplicitare a ragion veduta un determinato punto di vista che conduca alla formulazione di una certa rappresentazione, che potremo chiamare un modello, del nostro oggetto di studio pragmaticamente utile. D'altra parte, anche dal punto di vista dell'informatica, il problema della rappresentazione dei dati è uno dei nodi cruciali, poiché il computer pone dei vincoli formali assai stretti alla stessa rappresentazione, con i quali occorre confrontare la realtà che si intende rappresentare. Tutto ciò che può essere espresso sia in termini di dati che di operazioni di trasformazione su quei dati all'interno del computer deve basarsi su questi rigidi vincoli formali, ovvero deve poter essere trasformato attraverso un numero finito di passi in una sequenza di numeri binari esprimenti dati ed istruzioni, codificate numericamente, del linguaggio macchina. 3 D. BUZZETTI - A. TABARRONI, Informatica e critica del testo, cit., p J.C. GARDIN, Le calcul et la raison. Essai sur la formalisation du discours savant, Paris, Édition de l'école des Hautes Études en Science Sociale, 1991, p J.C. GARDIN, Le calcul et la raison, cit., p. 60.

4 Nell'elaborazione automatica ha un ruolo molto importante la rappresentazione delle informazioni. Dato che un calcolatore "capisce" solamente i valori binari, bisogna "tradurre" in opportune configurazioni di valori binari qualsiasi tipo di informazione che si voglia elaborare: le informazioni devono essere codificate. Il codice, cioè l'insieme delle regole di corrispondenza fra le informazioni e la loro rappresentazione binaria, è frutto di convenzione, ma non può essere del tutto arbitrario: deve essere stabilito in modo che le manipolazioni che il calcolatore può effettuare sulle rappresentazioni corrispondano alle operazioni che si vuole effettuare sulle informazioni. 6 Non casualmente in ambito informatico sono stati sviluppati una vasta congerie di strumenti per la modellizzazione di oggetti e processi, e il concetto di modello riveste una importanza centrale sia nello sviluppo della teoria dell'informatica, che nella progettazione di sistemi informativi veri e propri. Le riflessioni svolte finora ci consentono riassumere nei seguenti punti i nodi teorici e pratici implicati da questa modellizzazione informatica del testo: 1) individuare correttamente ed esaustivamente i dati pertinenti della fonte, ovvero tutti gli elementi significanti del testo, anche quelli che ad una lettura "normale" non vengono considerati rilevanti perché immersi nella sfera dell'inconsapevole e del non cosciente; 2) progettare un sistema di codifica dei dati che si adatti alla natura fisica del canale e del destinatario, e che permetta di rappresentare nel passaggio dalla forma stampata alla forma elettronica tutte le informazioni significanti. Il primo punto rimanda al problema della definizione chiara e strutturata degli elementi che costituiscono un oggetto (nel nostro caso il testo), ad un determinato livello, e delle relazioni tra questi elementi. La formulazione di un modello, come visto, comporta la determinazione di un punto di vista a partire dal quale effettuare la selezione degli elementi pertinenti che si intende rappresentare, ovvero la scelta del livello al quale si intende descrivere il testo stesso. La codifica elettronica da parte dello studioso sarà dunque orientata pragmaticamente dalle esigenze poste dalla ricerca. Nel seguente paragrafo faremo una breve ricognizione su questo tema. Il secondo punto comporta la scelta o la progettazione di un linguaggio descrittivo dell'oggetto, che sia o il codice binario, o una trasformazione definita del codice binario, poiché il computer è in grado di comprendere solo tale famiglia di linguaggi. I modelli che vengono utilizzati in informatica, infatti, devono rispettare le limitazioni sintattiche che vengono imposte dal medium digitale. Ci occuperemo di questo aspetto nella seconda parte di questo articolo, indicando una possibile risposta che le tecnologie informatiche mettono a disposizione per le esigenze dell'informatica umanistica. TESTO, PARATESTO E DOCUMENTO: ELEMENTI PER UNA EDIZIONE ELETTRONICA La rappresentazione/codifica di un testo nella memoria del computer, effettuata secondo criteri scientifici, implica la elaborazione di uno o più modelli descrittivi di tale testo, che dovranno poi essere implementati in un linguaggio comprensibile alla macchina (dove comprensibile sta per processabile). Finora abbiamo usato la nozione di testo in modo acritico, come designante una certa entità informativa, che rappresenta la fonte dell'informazione nel processo di memorizzazione. Questa indeterminatezza va dunque risolta. Occorre stabilire con precisione cosa si intende con testo, quali elementi e quali strutture sono rilevanti al fine di darne una corretta rappresentazione informatica. Naturalmente non è questo il luogo per affrontare esaustivamente tutti gli aspetti di questa analisi: le ricerche ipotizzabili su un testo sono infatti innumerevoli e ricoprono ambiti tematici che vanno dalla critica testuale, all'analisi stilistica, fino alla modellizzazione delle strutture narrative o delle strutture tematiche. Il nostro interesse in questa sede si rivolgerà alle modalità di realizzazione di una edizione elettronica del testo. Il termine "testo", come tutti i termini di uso comune nella lingua quotidiana e nella lingue specialistiche di alcune discipline, presenta molteplici significati. Una buona strada per iniziare la nostra analisi potrebbe essere quella etimologica: "testo" proviene dal latino textus, un deverbale che deriva a sua 6 G. AUSIELLO ET AL., Modelli e linguaggi dell'informatica, Milano, McGraw-Hill Italia, 1991, p. 22.

5 volta dall'uso metaforico del participio passato di temere, che significava "tessere" la tela, e dunque "intrecciare" e "connettere" i fili. 7 Questa tradizione viene ereditata dalle lingue occidentali moderne in forme fonologicamente molto simili: testo in italiano e spagnolo, text, in francese, ma anche in tedesco ed inglese. Evidentemente la metafora, attestata per la prima volta nell'opera del grammatico e retore tardo-latino Quintiliano, voleva connotare l'intreccio di rapporti (semantici) che le parole del testo instaurano tra loro, similmente alla trama di un tessuto. Da questo punto di vista con testo si intende dunque una sequenza coerente di unità di una lingua, prodotto di una enunciazione del linguaggio verbale, ovvero un discorso. Al significato originario della parola testo si sono però aggiunte altre accezioni per trasposizione metonimica, che si riferiscono estensionalmente al supporto materiale (libro o manoscritto), o alla sequenza di segni di scrittura, ovvero iscrizioni. Questa plurivalenza del campo semantico del termine, che è attestata sia nel linguaggio comune che nel linguaggio specialistico degli esperti e degli studiosi dei testi per eccellenza, i letterati ed i filologi, 8 ha salde radici pragmatiche: di fatto ogni volta che si viene a contatto con un testo verbale ciò avviene attraverso la mediazione di tracce inscritte su un supporto materiale dotato di talune caratteristiche che, in un certo senso "veicola" il testo. La definizione del concetto di testo, dunque, si presenta meno "semplice" di quanto non appaia ad un approccio orientato esclusivamente al livello linguistico. Si dimentica il fatto che «in un testo si sovrappongono, quasi si stratificano significanti e significati», come rileva Segre, che il testo intanto è un enunciato del linguaggio verbale in quanto esso si manifesta attraverso la realizzazione fisica di una sequenza di caratteri. Quando parliamo di elementi del testo, possiamo alludere tanto a elementi del significante, quanto ad elementi del significato. Va ribadito che i secondi sono impliciti, e come sviluppati dai primi. Qualunque analisi del testo deve dunque avere il punto di partenza nel fatto che il testo è costituito da una successione di significanti grafici, o monemi, formati da gruppi di grafemi. È questa successione, immutabile se si prescinde dai guasti della tradizione, che sviluppa poi, nell'atto della lettura, i significati. 9 Se dunque il testo, in un senso è ciò che permane, l'invariante, in ogni operazione di riproduzione materiale della sequenza di simboli grafici, il contatto tra il testo inteso in questo senso astratto, ed il fruitore, viene reso possibile dall'esistenza di un oggetto sensibilmente concreto (ovvero capace di attivare uno dei canali recettivi dell'uomo verso stimoli esterni), che costituisce il supporto materiale, stabile e riproducibile dell'informazione testuale: definiamo questo supporto un documento. Ci troviamo di fronte, quindi, ad una serie di mediazioni materiali che ci permettono di attingere il testo nella sua forma di sequenza di segni verbali, ma che ci legano inderogabilmente ad un singolo oggetto, composto da carta, tracce di inchiostro, cartone o pelle, se il volume è dotato di copertina. Quando si traspone un testo in MRF, l'operazione che si attua, a rigore, è la memorizzazione del testo per come esso appare in quel particolare libro singolo, esemplare di una determinata edizione di un determinato o indeterminato manoscritto che sopportava quella che l'autore, in un dato momento del suo periodo creativo, considerava una redazione definitiva dell'opera. Questo imprenscindibile legame oggettivo propone una serie di problemi a cui abbiamo già fatto cenno in apertura: un documento non è solo testo, e nella sua costituzione intervengono altri fattori di 7 Cfr. C. SEGRE, Avviamento all'analisi del testo letterario, Torino, Einaudi, 1985 pp ; ed anche il Dizionario della lingua latina. Latino-italiano di Calonghi edito da Rosenberg & Sellier ai lemmi corrispondenti. L'accezione metaforica riferita alla "trama verbale" di un discorso, alla sua "composizione", simile alla trama (altra metafora tessile in campo letterario!) di un tessuto, è piuttosto tarda, poiché risale a Quintiliano e precisamente in Istitutio oratoriae, IX, 4, Si veda C. SEGRE, Avviamento all'analisi del testo letterario, cit., p. 362: «Sin dal medioevo, del resto, il concetto di testo oscilla tra il livello segnico (ciò che sta scritto in un'opera) e quello dell'attuazione materiale, così che textus viene ad indicare il codice in cui il testo è trascritto, o persino la sua scrittura (textus quadratus, semiquadratus, ecc.; testo pergamenaceo, cartaceo; testo manoscritto o a stampa). Una oscillazione mantenuta nella filologia umanistica e in quella moderna, che parlano degli esemplari di un'opera come di suoi testi». 9 C. SEGRE, Avviamento all'analisi del testo letterario, cit., p. 45.

6 carattere materiale, fisico, economico, merceologico ed anche semiotica. La fruizione del testo, mediata dal documento, non si può descrivere esclusivamente come un astratto processo comunicativo tra autore-emittente e lettore-destinatario. Su questo asse virtuale si interpongono un complesso di pratiche materiali e semiotiche che sul testo intervengono, in base a codici e a regole, e che producono quella entità che abbiamo definito documento. Tutta questa serie di informazioni, che nell'atto di lettura agiscono prevalentemente a livello inconsapevole, contribuiscono attivamente ad orientare la lettura, focalizzando l'attenzione del lettore, indirizzando il flusso di lettura, scandendo le divisioni semantiche del testo. L'autorevole semiologo e studioso di letteratura Gerard Genette ha dedicato un lungo ed interessante saggio a tutte quelle pratiche discorsive, iconiche e materiali che non sono il testo in senso stretto, ma che lo accompagnano, sia spazialmente che cronologicamente, nel contatto con il fruitore, definendole con il termine di paratesto. 10 La relazione tra testo e paratesto, secondo Genette, non può essere vista come semplice contiguità spaziale poiché «è attraverso il paratesto dunque, che il testo diventa libro e in quanto tale si propone ai suoi lettori». Egli nell'ambito del paratesto assegna uno statuto particolare a tutto ciò che accompagna materialmente il testo: Un elemento del paratesto se costituito da un messaggio materializzato, ha necessariamente un'ubicazione, che si può situare in relazione a quella del testo stesso: intorno al testo, nello spazio del volume stesso, come il titolo o la prefazione, e qualche volta inserito negli interstizi del testo, come i titoli dei capitoli o certe note; chiamerò peritesto questa prima categoria spaziale. 11 Gli elementi del peritesto possono essere scritture (quali gli intertitoli, le epigrafi, i commenti) oppure pratiche esclusivamente visuali (composizione tipografica, impaginazione), ed a loro volta si possono distinguere in interventi autoriali, quando è l'autore del testo che ne assume le responsabilità, o interventi editoriali se è l'editore ed il grafico ad operare le scelte. La funzione semiotica degli elementi non verbali della pagina stampata, della quale si è persa consapevolezza solo con l'inizio delle produzione massificata di libri e riviste a partire dalla fine del secolo scorso, viene attestata dalla storia della stampa tipografica e dalla funzione culturale svolta dalle stamperie nel corso del primo secolo di storia del libro. Ogni tipografo di fama caratterizzava i suoi libri attraverso l'uso di un certo carattere tipografico, che veniva disegnato appositamente. Anche il formato del foglio e la qualità della carta costituiva una caratteristica codificata da regole precise, che associavano ciascun formato alla valutazione del valore o della serietà del contenuto di un opera. Esiste peraltro una tradizione secolare, che nasce nel periodo alessandrino e giunge attraverso i carmina intexta medievali, i carmina figurata barocchi, alle avanguardie letterarie del nostro secolo, che attesta come molti autori hanno avuto presenti le possibilità estetiche che derivano da una semantizzazione degli elementi non-verbali di un testo scritto. Si pensi alla rilevanza che ha questo ambito di problemi nella redazione dei testi poetici, e alla tematizzazione esplicita che di ciò le avanguardie del nostro secolo hanno fatto, a partire dal Coup de dés di Mallarmé, fino alle più recenti esperienze di poesia visiva e concreta. Ma anche nella storia del romanzo vi sono esempi di consapevolezza del ruolo della disposizione tipografica e topografica del segno grafico nella pagina bianca, come il Pantagruel di Rabelais, il Tristram Shandy di Sterne, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol. Il rapporto tra testo e paratesto appare dunque molto più complesso di quanto non sembri in prima istanza. Ogni scelta fatta nell'edizione risponde a pratiche codificate che possono essere veicolo sia di aspetti semantici denotativi che di connotazioni complesse, legate alla funzione sociale e dunque storicamente determinata del documento in questione. Si pensi, ad esempio, alla divisione in parti di un testo, parti che possono essere capitoli, paragrafi, capoversi, o ancora canti, parti. Queste informazioni, che sono percepite come caratteristiche del testo, vengono veicolate esclusivamente da elementi peritestuali (impaginazione, modificazione dei caratteri, spaziature, etc.): la semplice compitazione dei caratteri, o la semplice interpretazione del tessuto verbale del testo non ci consentirebbe (se non in rari casi) di percepire tali partizioni, poiché la struttura semantica o narrativa profonda non sempre coincide con le sua partizioni 10 G GENETTE, Soglie. I dintorni del testo, trad. it. Torino, Einaudi, G GENETTE, Soglie, cit. p G. GENETTE, Soglie, op. cit. p.6.

7 di superficie, come si può verificare ascoltando un testo recitato. La duplice natura di queste strutture è legata al fatto che, storicamente, questo è un caso in cui il paratesto non si è semplicemente affiancato al testo, ma ha agito profondamente sul modo di produrre e di fruire dei testi. Basti pensare che l'abitudine di suddividere il testo in capoversi è sorta solo dopo l'avvento della stampa per motivi esogeni, e solo successivamente queste micro-partizioni sono state introiettate e concepite come elementi strutturali di un testo. Lo stesso si può rilevare per l'uso degli intertitoli. 12 Questa breve discussione, in conclusione, mostra la complessa intersezione di codici e strutture soggiacenti al nesso che si instaura tra testo e documento. Inevitabilmente tale viluppo si ripercuote nella determinazione dei criteri che occorre adottare quando ci si appresta a trasferire il testo in MRF. Anche un progetto "minimale" di ricerca, quale la realizzazione di una edizione elettronica di un testo, pone dunque problemi di rappresentazione piuttosto complessi. Si rende necessaria infatti la traduzione sia dello schema notazionale della scrittura (attraverso la correlazione tra ogni carattere e una sequenza ordinata di simboli binari), che la modellizzazione, mediante un adeguato linguaggio informatico, dell'organizzazione del testo e dei suoi elementi paratestuali, che hanno una funzione di estrema importanza nella singolarizzazione del testo, e nella individuazione dei suoi confini e della sua struttura. TECNOLOGIE E LINGUAGGI PER L'EDIZIONE ELETTRONICA DEI TESTI LE TECNOLOGIE INFORMATICHE PER LA DIGITALIZZAZIONE DEI TESTI L'informatica è nata, e si è evoluta per lungo tempo, quasi esclusivamente in ambito scientifico (nel senso stretto) e gestionale. Solamente i progressi degli ultimi anni hanno reso possibile la diffusione di tecnologie hardware e software in grado di rispondere alle esigenze sollevate da applicazioni in ambito umanistico, ed a costi non proibitivi. In particolare, si è assistito ad un notevole sviluppo nel settore della immissione, rappresentazione e trattamento dei documenti testuali (sulla spinta della cosiddetta office automation ed alla evoluzione rapidissima della computer-graphic, ovvero del trattamento informatico delle immagini. Tutte le macchine che vengono denotate attualmente dai termini "computer", "calcolatore", "elaboratore elettronico", sono organizzate secondo un medesimo schema, una medesima architettura, basata sul modello di macchina astratta denominato macchina di Von Neumann (dal nome del grande matematico che ne è stata l'autore agli inizi degli anni cinquanta). Tale architettura è composta dalle seguenti parti: una o più unità, o "periferiche", di ingresso (input) dei dati; una unità centrale di calcolo; una memoria di massa; uno o più unità di uscita (output) dei dati. Le unità di input/output hanno la funzione di istituire il contatto comunicativo con gli agenti esterni (uomo o altre macchine), e dunque sono le interfacce tra elaboratore e mondo esterno. Le unità di input, in particolare, svolgono la funzione di ricevere le informazioni dall'esterno e di codificarle in una struttura fisica e formale adeguata alle esigenze elaborative dell'unità centrale. In sostanza, poiché l'unità centrale di un elaboratore è in grado, in ultima analisi, di "comprendere" e manipolare solo i due simboli della notazione numerica binaria, le unità di input hanno la funzione di digitalizzare i dati in ingresso secondo una codifica binaria. L'unica unità di input per la digitalizzazione di testi è stata, per molti anni, la tastiera di consolle. Attualmente esistono una serie di strumenti che consentono l'immissione di notevoli quantità di dati testuali e la loro successiva riproduzione su supporti informatici in grado di contenere enormi quantità di dati. La tecnologia di gran lunga più efficiente a disposizione dei "copisti elettronici", almeno per testi stampati in epoche non anteriori al secolo scorso, è l'accoppiamento di un dispositivo di input denominato scanner con un software OCR (Optical Character Recognition). Il primo funziona tecnicamente in maniera simile ad una fotocopiatrice, ma produce una immagine digitale facsimile della pagina cartacea di origine, 12 Cfr. G. GENETTE, Soglie, cit. p. 290 e segg. Una corretta memorizzazione di questi elementi peritestuali potrebbe rappresentare una valida base per approfondire lo studio di una zona del testo che solo da pochi anni sta ricevendo l'attenzione di alcuni studiosi, malgrado l'importanza che essa riveste, almeno nel rapporto che ogni lettore "comune" stabilisce con il testo. Una ricerca estesa ad un corpus di testi potrebbe portare alla definizione di una vera e propria "semiotica delle strutture tipografiche", nel senso dello studio del ruolo che la costituzione tipografica del testo materialmente inteso ha nel processo di interpretazione del macro-enunciato in esso veicolato e nella individuazione di una semantica degli elementi tipografici ed iconici.

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