OSSERVAZIONI REVISIONE DELLA DIRETTIVA 2003/96/CE (C.D. ENERGY TAXATION)

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1 OSSERVAZIONI REVISIONE DELLA DIRETTIVA 2003/96/CE (C.D. ENERGY TAXATION) GIUGNO 2011

2 PREMESSA La proposta di Direttiva si pone il fine di introdurre sul piano della normativa fiscale nuove misure che rispondono a motivazioni di natura ambientale al fine di includere diversi settori, tra cui quello dei trasporti, nell ambito del pagamento di corrispettivi per l emissione di CO 2 in linea con quanto già previsto per i settori coinvolti dalla normativa sull Emission Trading System di cui alla Direttiva 2003/87/CE (settori tipicamente industriali). La proposta prevede livelli di accisa applicabili, non più sul volume, ma sul contenuto energetico del prodotto ( /GJ) e sulle quantità delle emissioni di anidride carbonica ( /CO 2 ). Questo significa che, una volta adottata, la tassa sull energia sarà separata in due componenti per determinare il tasso globale al quale il prodotto sarà tassato. OSSERVAZIONI La previsione di una tassazione dei prodotti energetici in base all emissioni di CO 2 e al contenuto energetico dei prodotti risponde a principi ambientali senz altro condivisibili finalizzati a premiare i prodotti energetici meno inquinanti con ricadute positive nell ambito della lotta al cambiamento climatico intrapresa a livello comunitario. In aggiunta, la riforma potrebbe costituire l occasione per riallineare il livello impositivo tra Paesi comunitari favorendo il nostro Paese in quanto detentore di livelli di imposizione sui prodotti energetici di gran lunga superiori ai valori minimi fissati dalla Direttiva 2003/96. In particolar modo per l energia elettrica la revisione della proposta di Direttiva rappresenta l occasione per riformulare una nuova tassazione basata sull equità di prelievo tra imprese. Considerato che le attuali esenzioni vigenti favoriscono

3 i settori industriali, e loro aggregazioni, generando anche pericolose convenienze economiche ad aumentare i consumi di energia elettrica. Nonostante queste considerazioni, le potenziali ricadute negative in termini di rialzi sui livelli di accise esistenti e le riduzione dei margini di discrezionalità del nostro Paese nell ambito dell utilizzo della leva fiscale come strumento per rispondere a esigenze di bilancio e di politica di sviluppo economico generano molte incertezze e fanno si che, complessivamente, prevalgano gli aspetti negativi rispetto alle opportunità che potrebbe emergere da una nuova fiscalità energetica. Nel dettaglio si riportano valutazioni per singole tematiche. METANO, GPL E GASOLIO (AUTOTRAZIONE) La proposta di Direttiva prevede forti penalizzazioni in termini di prezzo finale al consumatore per il GPL auto, il gasolio autotrazione e il metano. In particolar modo per il GPL il nuovo sistema di tassazione comporta che dal 1 gennaio 2015 il livello minimo di accisa supererà quello ad oggi vigente nel nostro Paese (310 /1000 kg contro gli attuali 227,77 /1000 kg) per poi registrare al 2018 un ulteriore incremento come da Tabella 1. Tabella 1 Incrementi livelli minimi di imposizione GPL AUTOTRAZIONE ( /1000 kg) Proposta 126,96 310,96 499,56 Analoghe considerazione valgono per il comparto metano autotrazione dove si passerà, in termini di prezzi al pubblico, dai 0,890 /kg odierni a 1,492 /kg a partire dal 1 gennaio 2018.

4 Tabella 2 Incrementi attesi sul prezzo al pubblico METANO AUTOTRAZIONE ( /kg) Proposta 1,025 1,260 1,492 Confcommercio rileva pertanto le ricadute negative per le numerose imprese che hanno investito nello sviluppo di questi carburanti e che, proprio per ragioni ambientali, oltre che economiche, rivestono oggi un ruolo non marginale nel mercato italiano. Un ulteriore rilievo critico si esprime per il fatto che ad impattare sulla riorganizzazione del settore automotive vi è già la previsione normativa, di cui all articolo 17 comma 7 del D.Lgs 68/2011, in base alla quale verrà aumentata anche l imposta provinciale dovuta per le formalità di trascrizione, iscrizione ed annotazione dei veicoli al Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.). Infatti uno dei parametri con i quali si modificherà questa imposta è rappresentato dalla potenza del motore e dalla classe di inquinamento: elemento questo che potrebbe innescare ulteriori aumenti di tassazione rispetto al sistema attuale basato solo sulla potenza del motore. Uno degli aspetti più dirompenti della nuova proposta di Direttiva riguarda la revisione del sistema delle esenzioni che di fatto comporta una sostanziale riduzione dei margini di manovra per gli Stati Comunitari in termini di utilizzo della leva fiscale per fini di politica industriale. In particolare, e per quanto di interesse del sistema Confcommercio, viene prevista l abrogazione dell articolo 7 della Direttiva 2003/96 che consente ad oggi di agevolare il gasolio commerciale utilizzato come propellente per il settore del trasporto di merci per conto terzi o per conto proprio.

5 Nel dettaglio, la proposta comporta di fatto, a partire dal 1 gennaio 2013, l innalzamento a 430,60 /1000 litri 1 contro 403/1000 concessi oggi al gasolio commerciale. Questa proposta penalizza enormemente le imprese di autotrasporto merci che peraltro, occorre rilevare, attualmente già scontano un gap competitivo rispetto alla concorrenza europea (soprattutto quella dei Paesi dell est che fanno parte dell Unione), dovuto ad una serie di fattori, tra cui: - un accisa sul gasolio più alta, tenuto conto che il livello attualmente vigente in Italia (432,20 /1000 litri) è notevolmente superiore a quello della Romania (275 /1000 litri), della Polonia (303 /1000 litri), della Slovenia (302 /1000 litri) o, tanto per restare in Paesi a noi più vicini, dell Austria (347 /1000 litri) e della Spagna (302 /1000 litri). Orbene, poiché la quota gasolio rappresenta una percentuale del totale dei costi che, per i veicoli di peso complessivo più elevato e sulle distanze chilometriche medie (251/350 Km), arriva al 28%, si comprende facilmente il motivo per cui le imprese del nostro Paese sarebbero fortemente penalizzate da questa scelta; - il costo chilometrico tra i più alti in Europa, che un indagine del 2008 condotta dal Comitato Centrale per l albo degli autotrasportatori di cose per conto di terzi (organismo del Ministero dei Trasporti), ha quantificato in 1,54 /Km contro l 1,437 /Km della Germania, l 1,455 /Km della Francia, lo 0,882 /Km della Spagna, l 1,202 /Km della Slovenia e lo 0,893 /Km della Romania. Lo stesso dicasi per il costo orario, dove l Italia guida questa particolare classifica a causa di una minore velocità commerciale dovuta alla cronica carenza di infrastrutture, la quale fa si che per percorrere Km occorra un maggior numero di ore (2000, per la precisione, mentre la media europea è di 1848). Da questo scenario appare chiaro che l eventuale eliminazione del beneficio previsto dall art. 7 della direttiva U.E 2003/96 per il gasolio ad uso commerciale, determinando un ulteriore incremento dei costi 1 Ovvero il livello previsto dal D.L. n. 34/2011 dal 1 Gennaio 2012, per finanziare il fondo per la cultura

6 dell autotrasporto, finirebbe con il penalizzare la competitività dell intero sistema Paese a vantaggio della concorrenza estera. Per questo motivo Confcommercio auspica un forte impegno del Governo affinché si proceda alla reintroduzione dell esenzione gasolio commerciale o in alternativa si ottenga una deroga, almeno sino al 1 gennaio 2018, in modo tale da procedere negli altri Paesi alla fase di armonizzazione al rialzo. In ultima istanza, sarebbe opportuno che il nostro Paese s impegnasse in caso di approvazione della nuova Direttiva, ad allineare al ribasso l accisa ai nuovi livelli minimi europei (Tabella 3). Tabella 3 Incrementi livelli minimi di imposizione GASOLIO ( /1000 L) Proposta 349,64 371,31 400,21 PRINCIPIO DELL AGGIORNAMENTO AUTOMATICO DELLE ACCISE Ulteriori rialzi potrebbero scaturire dal recepimento del principio normativo di cui al comma 4 dell articolo 4 che prevede aggiornamenti automatici ogni tre anni dei livelli di imposizione in base alle variazioni dell indice dei prezzi al consumo. Introdurre la clausola di aggiornamento automatico delle accise gravanti sui prodotti energetici potrà forse rappresentare un occasione per utilizzare le risorse aggiuntive che scaturiscono da eventuali aumenti dei livelli di accisa al fine di avviare politiche di sviluppo ma è altresì vero che innescherà preoccupanti effetti in termini di riduzione della capacità di acquisto dei cittadini oltre che possibili tensioni inflattive.

7 Non si condivide il giudizio della Commissione Europea in base al quale la revisione della direttiva potrebbe addirittura portare benefici economici, in particolare se i maggiori introiti derivanti dalla tassazione generale del consumo di energia o della tassazione legata al CO2 fossero utilizzati per ridurre i contributi sociali dei datori di lavoro. Confcommercio reputa, considerata l attuale congiuntura economica, che sia improbabile che tali risorse siano riversate sul sistema economico ma che esse piuttosto siano destinate al bilancio pubblico per ridurre il debito dello Stato. EQUITA DI TRATTAMENTO PER UTILIZZO DEL PRODOTTO Ulteriore aspetto non marginale di quanto prevede la proposta di Direttiva è il comma 3 dell articolo 4 che riduce gli spazi di manovra in termini di politiche fiscali sui prodotti energetici prevedendo equiparazione di trattamento per utilizzo tra prodotti. In sostanza accadrà ad esempio che il diesel costerà di più della benzina e non sarà consentito agire sulla leva fiscale ad esempio per aumentare l accisa sulla benzina al fine di incidere sul prezzo finale. Ogni aumento dovrà valere per tutti i prodotti destinati ad un determinato utilizzo. Si ribadisce la pericolosità di un principio del genere che limita fortemente la competenza fiscale di un Paese comunitario e che inoltre potrebbe creare forti squilibri di mercato tra prodotti energetici senza avere, come sistema Paese, la possibilità di intervenire. ELETTRICITÀ E GAS USI FINALI Per quanto riguarda la tassazione del consumo di elettricità e di gas, la proposta europea prevede l'unificazione delle aliquote della tassazione per i

8 consumi domestici e industriali e pertanto viene prevista l abrogazione della disposizione di cui all articolo 17 della Direttiva 2003/96 comma 1, ultimo paragrafo della lettera a, che ha consentito sino ad oggi al nostro Paese di prevedere particolari esenzioni in favore dei clienti energivori di natura industriale (es: opifici industriali). Per il sistema confederale la proposta di Direttiva costituisce, sul fronte elettrico, l occasione per riformare il livello di accisa introducendo equità di pagamento tra imprese con ricadute senz altro positive per il sistema rappresentato ma, sul fronte del gas, comporterebbe il venir meno dell attuale agevolazione di cui all articolo 26 del D.Lgs n. 504/1995 recentemente estesa anche al settore commerciale 2, comportando così un aggravio in termini di prelievo fiscale. Per entrambi i prodotti di cui sopra resterebbe, come oggi, ammissibile agevolare le impresa a forte consumo di energia solo qualora i cui costi di acquisto dei prodotti energetici ed elettricità siano pari almeno al 3,0% del valore produttivo o per la quale l imposta nazionale sull energia pagabile sia pari almeno allo 0,5% del valore aggiunto. Tali parametri escludono di fatto il settore del terziario da possibili agevolazioni d imposta sui consumi energetici. FEDERALISMO FISCALE La proposta di Direttiva europea incide solo sull imposizione di natura nazionale ma consente deroghe regionali per Francia, Spagna, Portogallo e Grecia e prevede un periodo transitorio sino al 1 gennaio 2021 per l introduzione della tassazione legata alla CO 2 in Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. Non essendo previste particolari deroghe per il nostro Paese si potrebbero manifestare squilibri in termini di concorrenza e pertanto sarebbe opportuno richiedere la possibilità di 2 Nell agevolazione rientrano oggi gli usi alberghieri, della ristorazione e della distribuzione commerciale

9 derogare i limiti imposti in considerazione dell'avvio in Italia di un sistema impositivo regionale che coinvolge anche i prodotti energetici. Ulteriori rialzi potrebbero scaturire dal recepimento del principio normativo di cui al comma all articolo 18 comma 1 lettera a) della proposta di Direttiva: il livello di tassazione applicato da una comunità autonoma non deve superare il corrispondente livello di tassazione nazionale di più del 15%. Ad oggi - nelle more di attuazione dell articolo 2, comma 6, del D.Lgs 23/2011 sul federalismo municipale 3 - si evidenzia che l imposta addizionale provinciale vigente sul consumo elettrico può variare, provincia per provincia tra 0,96 a 1,136 c /kwh contro gli attuali 0,31 c /kwh dell imposta nazionale, non rispettando i nuovi parametri europei. L attuazione del federalismo municipale, considerata anche l esigenza di uniformarsi al nuovo principio europeo, potrebbe innescare quindi cospicui rialzi dell imposta erariale. 3 La norma prevede che con D.M. da emanare entro il 31 dicembre 2011 sarà abrogata l addizionale provinciale sui consumi elettrici e verrà, corrispondentemente aumentata l accisa erariale

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