FREE PRESS. Monsignor Antonio Migliore ed il suo Brasile. I disagi del carcere di San Cataldo in un interrogazione parlamentare

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1 Mensile di approfondimento FREE PRESS Anno II Num. 16 Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 conv. N. 46 art. 1 comma 1. Sud /CL ISSN: 2039/7070 Direzione Editoriale: Michele Spena - redazione: Viale della Regione, 6 Caltanissetta - Tel/Fax: Stampa: STS S.p.A. Zona industriale Vª Strada, Catania - Reg. Tribunale di Caltanissetta n 224 del 24/02/2011 FATTI IN REDAZIONE Loredana Scillaci: La scuola è il lavoro che amo SOLIDARIETA Monsignor Antonio Migliore ed il suo Brasile GIUSTIZIA & SOCIETA Giuseppe Iacona: La giustizia non è un azienda di L. Ingrassia a pagina 28 di L. Spitali a pagina 14 di V. Pane a pagina 7 L editoriale L abbraccio finale di P. Gaetano Canalella E gridammu tutti:viva lu Principi San Michele Arcangilu Caro San Michele...salvaci tu L ANNIVERSARIO Cataldo Naro, un pastore amato e perseguitato a pagina 10 e 11 POLITICA La corsa all ARS ed il gioco delle tre carte a pagina 2 DAL VALLONE Le prediche scomode di Padre Calcara a pagina 12 e 13 Fatti & San Cataldo I disagi del carcere di San Cataldo in un interrogazione parlamentare di G. Nicosia Il sovraffollamento delle carceri italiane, le condizioni di vita disumane nelle celle dei vari istituti penitenziari, l elevatissimo numero di suicidi che ogni anno si registrano sia tra i detenuti che tra gli agenti di polizia penitenziaria, sembrano non interessare chi, più o meno democraticamente, è preposto a risolvere certi problemi. segue a pagina 8 Con questo grido incalzante a due voci, incitanti all invocazione, alternate, insistenti e a tratti strazianti, lentamente rientra San Michele, a piccoli passi e all indietro, nella sua chiesa, la Cattedrale, ogni qual volta esce in processione. E il popolo dei fedeli e dei devoti affollati tra i banchi e sotto le arcate del tempio fissa, con gli occhi in lacrime, il dolcissimo viso rassicurante del Santo Patrono di Caltanissetta. Un abbraccio finale, sconosciuto ai più, ripetuto e mai stanco, che la Città rinnova tre volte l anno, specialmente il 29 settembre. In quel grido dei Devoti Portatori ci ritroviamo proprio tutti: e gridammu tutti! Tutta la Città, almeno in questo, ritrova la sua unità. Un grido che ci accomuna nella richiesta di aiuto e di protezione al Santo Patrono per i bisogni personali, familiari e per le necessità dell intera comunità nissena. Alla luce della tristissima crisi economica, con un incredibile tasso di disoccupazione, con povertà diffusa, in presenza di un grave dissesto sociale e familiare, e di fronte allo smarrimento della dimensione del trascendente, ci sentiamo tutti più insicuri e vulnerabili, ma al contempo più uniti e solidali al cospetto dell Arcangelo Michele. Ci rivolgiamo a Lui, a lu Principi, perché per sua intercessione aumenti in noi la fede, perché lo Spirito Santo ci aiuti a credere con il cuore e a confessare con le opere che Gesù è il Cristo. Perché per la potenza di San Il 29 sarebbe auspicabile un iniziativa pubblica di solidarietà Michele, che ci insegna a vincere il male con il bene, col nostro impegno credente e solidale, migliorino le condizioni di vita nella nostra Città e, in particolare, si allevino le sofferenze di quanti sono in difficoltà. A tal proposito, a livello simbolico ma con tutta la forza che un segno può contenere e sprigionare, sarebbe auspicabile una qualche iniziativa pubblica di solidarietà che, nel giorno della festa dia sollievo ai più disagiati. Non è niente, ma sarebbe un attenzione significativa, in quel giorno, perché nessuno si senta solo. scrivi alla redazione:

2 2 Fatti & Politica Ecco la stagione dei temporali, c è chi fa il gioco delle tre carte di Salvatore Mingoia Tra qualche giorno si apre ufficialmente lo scenario della campagna elettorale per la corsa a Sala D Ercole fissata per il 28 ottobre quando saremo chiamati al voto per le elezioni dei deputati e del presidente della Regione. Ci siamo lasciati le ferie estive alle spalle e sono in vista forti temporali politici. Sono appena iniziate le manovre e le presunte alleanze, ma è anche arrivata, come detto, la stagione dei temporali e dei veleni. Lo sparigliatore di grande Sud, Gianfranco Miccichè, ha rimescolato le carte e dopo la dichiarazione di rinuncia, con una mossa a ferro di cavallo, quando tutti ci avevano creduto, ha fatto marcia indietro e si ripresenta all appello per correre verso la presidenza della Regione; Leoluca Orlando non si stanca di seminare veleni e sospetti di connivenze e collusioni avendo come bersaglio preferito il parlamentare europeo Rosario Crocetta reo di essere alleato del Pd. Nel Partito democratico che ufficialmente sostiene la candidatura di Crocetta c è chi fa il gioco delle tre carte e nasconde le vere intenzioni che sono proprio quelle di impallinare l europarlamentare. Nei campo dei fiancheggiatore della politica, molti ex consiglieri e politici della prima ora si ripresentano con le solite facce per ricordare che ci sono anche loro. Vecchi e nuovi della politica tutti sulla scena a recitare la parte dei paladini. L Udc ha praticamente ultimato la lista ed in questo quadretto elettorale c è posto per Tonino Gagliano e Lillo Selvaggio, recentemente transitato dall ex Mpa all Udc. Nel Pd nisseno impegnato sul fronte delle alleanze è già partita la campagna elettorale del segretario provinciale Peppe Gallè che dovrà vedersela con Lillo Speziale, candidato per la sesta volta e Miguel Donegani, Nell Italia dei Valori del segretario provinciale Salvatore Messana, ex sindaco di Palazzo del Carmine, sembra certa la discesa in campo di Tonino Nola ex dell Udc che nel Vallone potrebbe vedersela con il consigliere provinciale Gero Valenza che il Pid vorrebbe candidare. Nel Partito dei Siciliani, ex Mpa, il segretario provinciale Alfredo Zoda è già da tempo in campagna elettorale per presentarsi con tutti i crismi dell ufficialità al suo terzo appuntamento elettorale. Dovrà vedersela con il suo ex compagno di cordata Gianluca Miccichè, accreditato in seno all Udc. Da contraltare ai partiti tradizionali il Movimento Cinque Stelle candida alla presidenza della Regione Giancarlo Cancelleri e Intesa Civica Solidale che con i movimenti Civici dell isola Gaspare Sturzo, magistrato e pronipote di quel Luigi Sturzo fondatore della Democrazia Cristiana. A Riesi matura la candidatura di Arturo Testa che potrebbe tentare la corsa all Assemblea regionale siciliana. Il presidente dell associazione Amici di Riesi, pare infatti tra i papabili candidati alle elezioni regionali nella lista dell aspirante governatore della Sicilia Nello Musumeci. A San Cataldo è ormai scontata la candidatura di Giampiero Moddaffari sostenuto dall Udc sancataldese. Da Niscemi è stata preannunciata la candidatura, a sostegno della presidenza di Nello Musumeci del notaio Gian Vincenzo Pisa, nome noto, non soltanto a Niscemi, ma in tutta la provincia. Ritorna nell agone politico l ex assessore provinciale Gioacchino Lo Verme che si appresta a correre in lista con il Grande Sud. Lo Verme ritorna dopo l esperienza, che lo ha visto candidato in pectore per la carica della più ambita poltrona di Palazzo del Carmine. Nello stesso partito di Gianfranco Miccichè ha ufficializzato la sua candidatura anche l attuale presidente del consiglio Michele Mancuso. Nel Pid a sostegno di Nello Musumeci sono invece quasi certe (il quasi è d obbligo) le candidature dell ex presidente del consiglio comunale, ed attuale consigliere, Giuseppe Territo, dell ex direttore sanitario dell Azienda Sant Elia Giuseppe Amico, di Tanino Petralia, Franca Meli e come detto prima di Gero Valenza che però avanza qualche rivendicazione in corso d opera. Direzione Editoriale Michele Spena Direttore responsabile Salvatore Mingoia Collaborazioni: Ivana Baiunco Osvaldo Barba Marco Benanti Alberto Di Vita Etico Fiorella Falci Giuseppe Alberto Falci Salvatore Falzone Gaia Geraci Annalisa Giunta Leda Ingrassia Lello Kalos Giuseppe Nicosia Vincenzo Pane Donatello Polizzi Rosanna Zaffuto Rovello Laura Spitali Giovanbattista Tona Disegno grafico Michele Spena Impaginazione Claudia Di Dino Distribuzione Giuseppe Cucuzza Redazione Viale della Regione, 6 Caltanissetta Tel/Fax: info pubblicità: 389/

3 3 I fatti di Etico Nonostante tutto, a Caltanissetta splende sempre il sole Quando vai al cimitero e ti accorgi che le facce che vedi sono in numero maggiore rispetto a quelle che incontri per strada allora vuol dire che stai invecchiando. Ma stai invecchiando anche quando la tua vita è costellata sempre più di ricordi piuttosto che di progetti per il futuro. Affermazioni oggettive che portano a riflettere inducendoci a sostanziali considerazioni. Prima di tutto ogni pen- siero è soggettivo, il carattere di ognuno e il suo stato psicofisico si riflettono sul suo umore. Essere felici, soddisfatti, realizzati fa guardare avanti e non indietro, anzi i ricordi belli diventano semmai una spinta e quelli brutti temprano o danno esperienza. Allora il punto è: il contesto in cui viviamo, la vita che conduciamo, ci garantiscono una serena attività? La società dove interagiamo ci consente di avere tranquillità, di agire secondo canoni civili nel rispetto reciproco? Basta avere una famiglia alle spalle per blindarsi rispetto ai problemi che giornalmente si presentano? Tutti oggi hanno la possibilità e la voglia di leggere, pensare, riflettere, osservare, di discernere quindi cosa è giusto o cosa è sbagliato senza volere spingerci nel campo minato del bene e del male. Fate attenzione ai giornali e non solo a quelli locali. Sono sempre di più gli articoli e gli spazi che si dedicano ai racconti, alle nostre radici, alla nostra storia; aumentano perfino le cene degli studenti a suo tempo diplomatisi, non c è più la coppa o il trofeo ma si notano una marea di memorial, la sovrintendenza ha sempre più lavoro, gli archivi scoppiano, nascono i musei dell arte moderna e perfino superati appaiono quelli dell arte contadina, ogni parete riporta immagini della Caltanissetta che non c è più. Un amarcord continuo struggente ma che è anche preoccupante. La nostra società si volge indietro perché davanti non vi è niente da guardare o da scrutare. Chi ha voglia di andare via va oltre lo stretto; Caltanissetta sempre più buia e cupa non da speranze; non riusciamo a immaginare nemmeno i nostri figli salutati piangendo col fazzoletto mentre il treno si muove verso Xirbi perché ci hanno tolto pure i treni. Ma su Caltanissetta per nostra immensa e incommensurabile fortuna splende sempre il sole, la nostra stella cometa, il riferimento fedele per progetti di crescita e sviluppo; la storia dei nisseni e, piaccia o no, la loro nobiltà, in cui sempre più spesso ci rifugiamo sfogliando l album dei ricordi, non sono il sintomo del tempo che fugge via, ma il blasone e il vessillo di una cultura che ci apparterrà per sempre, che deve far ardire il nostro cuore e risvegliare il nostro orgoglio. Rendia- mo il contesto in cui viviamo appunto vivibile, mettiamo da parte acredini e ruggini di origine insignificante, puntiamo sugli uomini di grande cuore e di grande qualità e trasformiamo le cene amarcord in incontri di produzione di idee, lasciamo affisse le immagini di Caltanissetta antica ma guardiamo al progetto di rinnovamento, portiamo un fiore ai nostri cari che vegliano agli Angeli ma diamo un opportunità ai nostri giovani prima che scappino via, rinnoviamo senza sconti le strutture che ci governano aborrendo il cancro del clientelismo. Cambiamo mentalità e buttiamo fuori gli ascari dal tempio, gli imbroglioni che sotto mentite spoglie usurpano potere e risorse. Ridaremo una speranza a noi stessi e riscopriremo il piacere di apprezzare il sorriso di un bambino o la compagnia di un amico mentre tutti insieme ricostruiamo Caltanissetta. Etico di Salvatore Falzone Preghiamo affinchè il livello del dibattito si innalzi Osservando le prime gigantografie elettorali e leggendo sui giornali le dichiarazioni dei candidati in corsa alle regionali di ottobre, pensavo l altro giorno che anche la comunità votante dovrebbe avere i suoi santi in cielo. Dei santi tutti suoi, in un paradiso tutto suo; dei protettori speciali e specializzati da scomodare al momento del bisogno; patroni celesti di tutti gli schieramenti, e non soltanto come qualcuno potrebbe pensare quelli un po bigotti che in vita onorarono il vecchio scudo crociato (il nuovo, almeno in Sicilia, è diventato di larghe vedute) ma anche i fascisti di destra e mangiapreti di sinistra purchè - a suo tempo - gente seria. Tutti lì (magari dopo un po di purgatorio): nell onorevolissimo empireo in cui non serve più stringere mani né cercare voti, lì dove non esistono differenze e i colori della fede terrena vengono continuamente annullati da una luce accecante e sempre nuova. E una sciocchezza, direte, e non perché non possa esistere un aldilà riservato agli ex dep ma perché non ci possono essere santi in politica. In ogni caso, lasciamo perdere questo discorso. Il punto è un altro: agli esordi di questa campagna elettorale che per certi aspetti si annuncia indecente e quanto mai confusionaria, il povero elettore non sa a quali santi rivolgersi per dire basta, una volta per tutte, alle bugie e alle mistificazioni, ai cambi di casacca, ai soliti noti e ai soliti ignoti Anche perché sa già che è inutile: questo genere di preghiere, a differenza di quelle che danno il titolo all ultimo romanzo di Truman Capote, non possono essere esaudite. E allora? Proviamo a ridimensionare il contenuto delle nostre suppliche e preghiamo almeno perché ci sia un po di decoro, anche verbale, un po di sobrietà, un po di serietà (poca). Preghiamo affinché il livello del dibattito si innalzi e perché alle stupidaggini e agli slogan possano seguire discorsi di senso compiuto. Certo, il problema rimane: chi pregare. Già, chi pregare? Mi è venuta un idea. Proviamo col sancataldese Giuseppe Alessi: chissà che trattandosi di regionali, il padre dell autonomia siciliana Giuseppe Alessi

4 4 Fatti, politica & Regione Sicilia cartina di tornasole della politica nazionale di Giuseppe Alberto Falci Tutti i riflettori sono puntati sulle elezioni regionali del prossimo 28 ottobre. Che, nel linguaggio di twitter, si chiamano #elesicilia2012. Osservatori e non, notisti parlamentari, big della politica nostrana, guardano alla Sicilia, e alle regionali, come un test elettorale in vista delle politiche del Ancora una volta la Sicilia, «e la sua buttanissima Autonomia regionale» (copyright Pietrangelo Buttafuoco), diventa un laboratorio politico, diventa la cartina di tornasole dei partiti nazionali. E i cittadini siciliani, o comunque la maggior parte, che non mangiano pane e politica, che non riescono a seguire i sommovimenti politici nostrani, cosa Ci saranno settimane nelle quali potrà succedere di tutto comprenderanno? Perché è difficile per gli addetti ai lavori, figuriamoci per il cittadino-medio-siciliano. Facciamo un po d ordine, o comunque proviamo a fare un po d ordine. Iniziamo dal partito democratico, il partito della vocazione maggioritaria (Ancora non si è ben capito cosa significhi), il partito delle primarie aperte, il partito del ma anche, il partito che negli ultimi due anni in Sicilia ha tenuto a galla il governatore regionale Raffaele Lombardo. Vi ricordate Raffaele Lombardo? Sì, proprio lui, il nostro presidente, preferiva farsi chiamare. Un politico furbo, cinico, spregiudicato, che riesce a rimpastare la giunta regionale di Palazzo d Orleans per cinque volte, nomina 36 assessori in cinque anni, in quattro anni il suo parlamentino approva 98 leggi, ciascuna delle quali costa 7.5 milioni di euro. Chiusa parentesi. Dicevamo, il Pd. Indovinate un po cosa sta combinando? Fino a giugno era con Raffaele Lombardo, poi c ha ripensato: ma quale Lombardo, chi lo conosce, noi vogliamo «ripartire dall unione del centrosinistra e allargare all Udc». D accordo. E allora, tu, da osservatore della politica, pensi: ad un asse principale Pd-Idv-SeL, da estendere all Udc. E invece no, ti sbagli di grosso, caro osservatore della politica. Il Pd fa all inverso: per settimane flirta con l Udc di Casini, che in Sicilia è eterodiretta dal messinese Gianpiero D Alia, e poi, quando l Udc dice sì alla candidatura di Rosario Crocetta come presidente della Regione, a quel punto, il Pd si accoda, e strizza l occhio all Udc. Sì, perché in questo racconto surreale, il Pd non dice sì da subito a Rosario Crocetta, che si autocandida alla presidenza della regione, ma dice sì a Crocetta soltanto dopo il sì dell Udc. In sintesi il Pd sta con l Udc, e insieme sosterranno Rosario Crocetta. E il resto della sinistra, quella sinistra dalla quale sarebbe dovuto partire il Pd? Tutti con il giornalista, scrittore, sceneggiatore, Claudio Fava, uno dei fondatori della Rete, ex segretario regionale dei Ds, ex parlamentare nazionale, ex europarlamentare. Oggi s o s t e n u t o d a l l a LABORATORIO POLITICO Federazione della sinistra, da Italia dei Valori, e da Sinistra ecologia e libertà. «Se volete favori, non votate me», tuona su twitter Fava. Se a sinistra piangono, a destra di certo non ridono. Anche qui due candidati. E che candidati, verrebbe da dire. Da una parte Gianfranco Micciché, l uomo del famoso 61 a zero targato 13 maggio 2001, quando l allora Casa della Libertà non lasciò un seggio al centrosinistra nel isola. Oggi Micciché, ha rotto con il Cavaliere, è pentito di averlo sostenuto, e corre da solo. Anzi, no. La candidatura di Micciché è caldeggiata da Raffaele Lombardo e dal partito autonomista. Che, novità, non si chiama più Movimento per l autonomia, ma partito dei siciliani. Pds è l acronimo. Tant è che a sinistra ci scherzano su:«non mi dispiacerebbe votare Pds!», sussurra al Fatto Nisseno un ex diessino. E l asse Lombardo-Micciché preoccupa tanto l altro candidato di destra. Che è un politico noto alle cronache regionali, ma anche a quelle nazionali. Nello Musumeci viene da d e s t r a, ma è stato anche sottosegretario dell ultimo governo Berlusconi. «Persona perbene», dicono tanti, da presidente della Provincia di Catania si è distinto, raccogliendo consensi anche a sinistra. Oggi è il candidato alla presidenza della regione di Pdl-Pid- LaDestra. Ma non è finita. Ci sono altri candidati, che potrebbe erodere consensi ai quattro candidati di punta sopra citati. C è il nisseno Giancarlo Cancelleri, candidato del Movimento Cinque Stelle, che potrebbe togliere elettori a destra, a sinistra, e al centro, cavalcando l onda dell antipolitica. Poi c è Mariano Ferro, candidato dei Forconi, che ritiene necessario «sostituire il materiale umano che ha governato questa terra». E c è anche il pronipote di Don Luigi Sturzo, Gaspare Sturzo, sostenuto da diverse civiche. Insomma, gli elettori siciliani avranno l imbarazzo della scelta. Ad oggi, prima di andare in stampa, circolano alcuni sondaggi che danno un testa a testa fra Musumeci e Crocetta. Ma è ancora presto. Ci saranno ancora settimane nelle quali potrà succedere di tutto. L unica cosa è che non ci sarà alcun ballottaggio con il preoccupante rischio che il prossimo governatore della Sicilia non avrà la maggioranza per governare. E dovrà bussare alla porta del partito più vicino. Tant è che nei corridoi del Palazzo si sussurra di un inciucio post voto fra Crocetta e Micciché. Sarà vero? Chissà, presto lo sapremo: ma nell isola più sprecona d Italia tutto è possibile.

5 5 Comunicazione elettorale a pagamento L eurodeputato punta sulla modernizzazione: Può arrivare seguendo la strada delle riforme Sburocratizzeremo la Sicilia La ricetta di Rosario Crocetta, il candidato alla presidenza che sogna il vero cambiamento Il quartier generale di Rosario Crocetta Presidente è a Castel di Tusa, un posto bellissimo sul mare del Tirreno poggiato delicatamente come una reliquia su scogli e grandi sassi levigati dal tempo. Qui, nell albergo museo dell amico Antonio Presti, l europarlamentare del Partito democratico ed ex sindaco di Gela per due mandati, già di buon mattino, da oltre un mese, legge i giornali, parla al telefono, programma la giornata di lavoro coi suoi collaboratori, incontra gente che viene a trovarlo da ogni angolo della Sicilia. Poi, dopo pranzo, con gli angeli custodi che da nove anni non lo perdono di vista neppure un attimo, macina chilometri su chilometri: Palermo, Trapani, Messina, Ragusa. Non c è angolo dell isola che in questa prima parte di campagna elettorale non abbia battuto. Perché proprio Castel di Tusa? Se ho deciso di candidarmi stimolato ed accettando le continue e numerose sollecitazioni che in questo senso mi provenivano dal mondo del web, l ho fatto proprio perché in questa Sicilia di paradossi sogno una terra che recuperi se stessa e il suo sogno antico con la sua storia, la sua civiltà, la sua bellezza. E qui, nel cuore della Fiumara d arte, la bellezza è ovunque. E, poi, per un fatto logistico, di comodità e, soprattutto perché odio gli uffici politici, quelli che comunemente si definiscono botteghe. Non le tollero, mi danno un senso di squallore anche se sono stato costretto ad aprirne una nel cuore di Palermo. Chi si attendeva da parte sua una campagna elettorale gridata è stato deluso. Non c è bisogno di gridare per farsi ascoltare da qualcuno. Poi, farlo non è mai stato nel mio stile. La mia campagna elettorale non è contro qualcosa e qualcuno ma è per la conquista di un idea che si possa trasformare in fatti concreti, opere, economia, ricchezza, cultura, benessere anche interiore oltre che materiale. La gente, poi, non ha bisogno di proclami e promesse ma di segnali forti che si possono dare senza la necessità di gridare, appunto. Cercando di essere autorevoli e mai autoritari. E quale è il primo segnale che intende dare se venisse eletto Presidente della Regione? Quello della discontinuità col passato. Non solo con quello più remoto ma anche con quello più recente. Sono convinto che la politica, a volte, proceda con una marcia inferiore rispetto alla realtà in cui opera. La Sicilia, comunque la si possa pensare, da questo punto di vista è come la Lombardia, il Piemonte, il Lazio, la Basilicata. Il cambiamento, la discontinuità, ci viene richiesto dai giovani, dai lavoratori, dalla classe imprenditoriale sana che vuole vivere e operare in un mercato libero Castel di Tusa, il luogo che Crocetta ha scelto come suo quartiere generale dai condizionamenti della mafia e della burocrazia e fuori da patti scellerati con i partiti e con gli uomini che troppo spesso sono chiamati a rappresentarli. Per tutto questo e con la volontà di continuare a inseguire quel percorso di coerenza così faticosamente intrapreso, ho deciso di scendere in campo. L accordo fra il suo partito e l Udc l hanno allontanata da Sel e Italia dei valori che hanno deciso di so- L Udc ha dimostrato di voler intraprendere con me una strada di rinnovamento stenere Fava. Questa parte moderata della politica centrista e cattolica ha dimostrato di volere intraprendere con me una strada di rinnovamento: e io non posso avere preclusioni e chiusure mentali nei confronti di chi mostra concretamente di essere in sintonia coi miei principi. Sono atteggiamenti fuori dal mondo e dalla mia formazione culturale. Se Idv e Sel non la pensano così mi dispiace e ne prendo atto ma io e i miei compagni di percorso tiriamo dritti per la nostra strada. Con lei hanno pure scelto di schierarsi i centristi di Rutelli e i socialisti. Non dimentichiamoci che con noi ci sono pure molti movimenti che da lunghi anni operano in Sicilia nel sociale e che rappresentano una fascia molto apprezzabile dell opinione pubblica. Poi le mie porte sono sempre aperte: occorre solo tenere ben presente che chi mi sostiene deve sempre partire dal principio ineludibile di legalità e giustizia. Lei più volte in questi giorni ha parlato di modernizzazione dell Isola. Modernizzare vuol dire raggiungere livelli di efficienza superiore. Alla modernizzazione si può arrivare non solo seguendo una politica di tagli fine a se stessa ma soprattutto la strada delle riforme. La Sicilia deve aprire una vertenza con lo Stato e, per farlo, deve prima mettere le proprie carte a posto. E le infrastrutture? Questo è l argomento centrale. Prendiamo, per esempio gli aeroporti: è assurdo pensare, così come si rischia che accada, che l aeroporto internazionale di Catania, uno dei più importanti d Italia, chiuda i battenti per lavori per un mese dal 5 novembre al 5 dicembre. Dirottiamo tutto il traffico su Punta Raisi o sul piccolissimo scalo di Birgi? Eppure, a Comiso, da oltre un anno abbiamo un aeroporto completo che non si riesce e non si vuole aprire. E un paradosso tutto nostro. Mi chiedo quanti soldi sono stati spesi per quell opera per ora inutilizzata. Paradossalmente ci sarebbe da restituire i soldi che, in proposito, ci sono stati erogati dall Unione europea. Stesso discorso per la rete ferroviaria che, anno dopo anno, vediamo sempre più dimezzata con tagli continui al personale, alle stazioni, alle tratte, ai mezzi. Nel resto d Italia la ferrovia è una risorsa che fa viaggiare centinaia di migliaia di cittadini e tonnellate di merci ogni giorno. Da noi è un ramo secco e per andare da Catania a Trapani ci vogliono oltre otto ore. Impensabile. E, poi? Si rende conto che una rete ferroviaria e aeroportuale efficiente potrebbe essere di grande aiuto all agricoltura siciliana? Raggiungere i mercati europei e del nord Italia per i nostri prodotti agricoli di Vittoria, Gela, Castelvetrano, Lentini, è pressoché proibitivo tranne ad utilizzare il gommato che, coi prezzi del car- burante che ci sono fa lievitare i costi a dismisura. In questo modo non si creano i presupposti per far entrare l imprenditoria siciliana nel libero mercato della concorrenza. Non c è storia. Abbiamo un immenso patrimonio culturale. In abbandono o sottostimato Anche in questo caso quella avuta fino ad ora è stata una visione vecchia. Il patrimonio artistico non può essere imbalsamato ma vivente. In Francia o in Germania nei musei si ascoltano concerti, ci sono i caffè, si tengono i convegni. Qui spesso sono chiusi anche nei gioni in cui si attendono flussi ciclisi ci turisti. E, poi, chi conosce, per esempio i percorsi della ceramica di Santo Stefano di Camastra o Caltagirone o le grandi opere dell arte contemporanea esistenti negli itinerari della Valle del Belice o della Fiumara d arte? Allora, io dico che è tempo che la Regione si doti di un sistema che riesca a veicolare l immagine di questi luoghi. Parlo anche per le riserve naturali marine uniche e bellissime come Torre Salsa, Selinunte, la Val d Anapo. In una parola: trasformare tutto questo ben di Dio in economia reale. Gli industriali siciliani non sono stati teneri col presidente uscente Raffaele Lombardo. Ivan Lo Bello, in primo luogo, ha puntato il dito sull immobilismo. Il ragionamento di Lo bello è semplice: le richieste di autorizzazioni che giacciono sulle scrivanie degli assessorati per nuovi investimenti sono valutate intorno all 8 per cento del Pil siciliano. Se si sbloccassero la Sicilia sarebbe la regione col maggior trend di crescita in Europa. Ecco, allora che si torna al problema della sburocratizzazione. Le autorizzazioni vanno concesse o negate entro 90 giorni e i rilievi devono essere fatti una sola volta. Ad oggi sono stati utilizzati fondi europei per il quinquennio solo per 809 milioni di euro su 6 miliardi. Peggio di noi sono riusciti a fare solo la Calabria e l Albania. La provincia di Caltanissetta è una di quelle che soffre di più. Il territorio del nisseno è parecchio composito e variegato così come complessa e la sua distribuzione economico sociale. Credo che il passo avanti che si è riusciti a fare con l approvazione della Zona franca possa contribuire alle ragioni dello sviluppo e non dimentichiamoci, poi, che proprio questa, nonostante La provincia di Caltanissetta è riuscita a cambiare la propria mentalità i mille problemi, è stata la provincia che più di tutte è riuscita a rinnovare la propria mentalità. E qui che è nato il nuovo corso di Confindustria che si è allargato a macchia d olio in tutta Italia. Le idee e l operosità unite all attività di una struttura regionale più moderna potranno dare nuovi impulsi per fare uscire questa provincia dal suo storico isolamento. I sondaggi vedono un testa a testa fra lei e il candidato del Pdl Musumeci. In ogni caso, chiunque vinca, dovrebbe scendere a patti con gli altri partiti in corsa con quanti, per esempio, oggi si identificano in Micciché, Fava o, perché no, Cancellieri. Lo ripeto, non ho preclusioni mentali nei confronti di alcuno. In questo momento mi sembra però proprio impensabile prefigurare scenari. Sergio Nigrelli

6 6 Media & Società Cronaca giudiziaria, informazione e privacy, this is THE PROBLEM di Donatello Polizzi «Sbatti il mostro in prima pagina senza alcun ritegno, senza alcun limite». Questo è l imperativo categorico del giornalismo odierno, soprattutto italiano, dove si creano dei veri e propri casi mediatici. Titoloni, superlativi, foto in evidenza, un esplosione di scoop: si scatena l insana caccia alle streghe. Individuiamo inizialmente il percorso normativo che regola il diritto di cronaca e di pubblicazione delle foto. Le norme sulla privacy incidono sul modo con il quale i mezzi d informazione trattano la cronaca giudiziaria. Le regole su quest aspetto sono in parte poste dalla legge, in parte dal codice deontologico dei giornalisti del 1998 che è stato approvato con la partecipazione del Garante privacy, in parte da altri documenti prodotti dagli stessi giornalisti come la Carta di Treviso del 1990 sui minori, la Carta dei doveri del L approvazione di una Carta, oltre al valore di un impegno dei giornalisti sul piano della deontologia professionale, sarebbe anche un utile occasione per sensibilizzare il mondo dell informazione (senza nulla togliere all esercizio del diritto di cronaca) al rispetto dei diritti di chi si trova esposto, insieme con i propri familiari, alla cruda esibizione dei propri fatti di vita di fronte alla pubblica opinione (e spesso alla pubblica curiosità). La foto segnaletica, per le modalità e le circostanze nelle quali è realizzata, generalmente rende un immagine negativa del segnalato. Per questo anche se tali foto vengono esposte nel corso di conferenze stampa tenute dalle Forze dell Ordine, i giornali possono pubblicarle solo per finalità di giustizia o di polizia (ad esempio in caso di evasione). Lo stesso Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell Interno invita a diffondere le foto segnaletiche solo in casi limitati e a tutelare la riservatezza e la dignità delle persone coinvolte in attività di polizia. Ma questa è forse una delle disposizioni che con maggior frequenza vengono violate. C è poi il divieto di pubblicare, senza il consenso dell interessato, l immagine della persona in manette (salvo che la pubblicazione sia necessaria per segnalare abusi: caso Tortora) e anche immagini di persone in stato di detenzione (salvo che esistano motivi d interesse pubblico o per finalità di giustizia o di polizia). La ragione di queste limitazioni ed il criterio principale che fa decidere della pubblicabilità o meno di determinate foto o immagini (e, più in generale, di qualsiasi notizia), è sempre il rispetto della dignità della persona. Che può essere lesa anche dalla diffusione d immagini di operazioni di arresto di ricercati o indagati. Qui entra in gioco un altro principio fondamentale, quello della responsabilità del giornalista, cui è sempre affidato il compito (e, appunto, la responsabilità) di valutare se pubblicare immagini di questo tipo. Il nove agosto, in seguito ad un comunicato dalla Guardia di Finanza, il nostro sito informativo pubblicò la seguente notizia: Un evasione fiscale da mezzo milione di euro è stata contestata dalla Guardia di finanza di Caltanissetta a un medico oculista che dal 2007 a oggi ha nascosto buona parte dei suoi guadagni e ha portato in deduzione costi superiori a quelli effettivamente sostenuti. Dall accertamento del Nucleo di polizia tributaria è emerso che il professionista ha sottratto a tassazione di base imponibile Irap di euro, non ha dichiarato compensi percepiti per euro, ha effettuato acquisti in evasione d imposta per euro, non ha contabilizzato ricavi per euro. Del soggetto non furono resi noti né i dati anagrafici, né la foto. Questo particolare scatenò da parte dei nostri lettori un autentico diluvio di missive che protestavano del perché non fossero rese note le generalità dell evasore fiscale mentre in occasioni in cui erano arrestati dei giovani per la detenzione di modiche quantità di stupefacenti, immediata era la diffusione di foto segnaletiche e generalità. Sia ben chiaro e a scanso di equivoci, è fondamentale che la giustizia possa e debba indagare e quindi punire i colpevoli, ma si considerino con attenzione i danni psicologici e economici che i media possono causare agli indagati: è necessario essere cauti e quindi, prima di pubblicare le foto o mandare in onda le immagini del mostro sulle prime pagine o nelle aperture dei Tg, è indispensabile verificare ogni dato, ogni notizia. In termini di evasione fiscale ci sia consentito citare l esempio dell Inghilterra che ha deciso di pubblicare le foto dei grandi evasori fiscali inglesi. E questa l idea avuta dalla Her Majesty s Revenue and Customs (Hmrc) che ha pubblicato sul proprio sito internet le foto segnaletiche di venti grandi evasori con una richiesta esplicita ai cittadini di contattare le autorità se li riconoscono. Una sorta di taglia sulla testa dei grandi evasori fiscali di sua maestà la Regina Elisabetta d Inghilterra. Il Governo è molto determinato a combattere l evasione fiscale e la frode, ha spiegato ieri il sottosegretario al Tesoro David Gauke, aggiungendo questi criminali sono costati oltre 765 milioni ai contribuenti e il Fisco britannico li perseguirà senza tregua. Affidiamo la chiusura ad uno stralcio della presentazione della relazione del Garante per la protezione dei dati personali, Stefano Rodotà, del maggio 2002: Nessuna limitazione del diritto di cronaca, nessuna censura. Il Garante non ha mai ceduto alla tentazione di farsi custode di una particolare etica o del semplice buon gusto. Ma è dovere nostro ricordare che, al di là della stessa legge sulla privacy, esistono norme di legge e regole deontologiche, liberamente adottate dai giornalisti, che impongono un particolare rispetto per taluni soggetti, in primo luogo i minori, gli ammalati, le vittime di violenze sessuali. Per tutti - anche per le figure pubbliche, anche per i protagonisti della cronaca - esiste comunque un irriducibile nucleo di intimità, che coincide con il rispetto della dignità al quale ognuno di noi, per volontà costituzionale e per irrinunciabili ragioni di civiltà, ha diritto. (Dati e citazioni tratte da Privacy e Giornalismo di Mauro Paissan, 2012)

7 7 La giustizia non è un azienda... di Vincenzo Pane Lo Stato deve capire che la Giustizia non può essere gestita con criteri aziendalistici. La Giustizia esige i tempi e gli investimenti che ci vogliono, non si può ragionare in termini di mera economia, anche perché, in questo modo, i cittadini stessi non potranno mai avere una buona idea nel sistema giustizia. Ha le idee chiare e non è certo uno che le manda certo a dire il presidente dell Ordine degli avvocati di Caltanissetta Giuseppe Iacona, che abbiamo incontrato per tracciare un bilancio dell attuale momento della Giustizia in Italia, della situazione Se in Italia ci sono mila avvocati è segno che c è qualcosa che non va dell avvocatura e della situazione nel distretto della Corte d Appello di Caltanissetta. Il momento è piuttosto difficile, stanno per chiudere diversi piccoli Tribunali e le riforme finora proposte non sembrano far fronte ai veri problemi del settore. Come si sta ponendo l avvocatura? Assistiamo alla chiusura di molti piccoli Tribunali, di sezioni distaccate e di uffici del Giudice di Pace, ma l avvocatura ha seri dubbi che questo creerà risparmio e maggiore efficienza. Tra l altro i Tribunali non hanno nemmeno lo spazio per ospitare il personale e tutte le carte che facevano parte delle sedi minori o distaccate che sono state chiuse. Nel nostro distretto avvocatura e magistratura si sono battute all unisono per far si che non venisse chiuso il Tribunale di Nicosia, che costituiva un importante presidio di legalità sia per la sua posizione geografica - in quanto è difficile spostarsi da Nicosia verso altre sedi - e per la sua efficienza. Di contro è importante che il Tribunale di Niscemi adesso faccia riferimento a quello di Gela e quindi alla Corte d Appello di Caltanissetta. Quindi la Corte d Appello rimarrà a Caltanissetta? Salvare la Corte d Appello è stata un atra delle priorità che ci siamo prefissati assieme al presidente della Corte d Appello ed al Procuratore Generale. E su questo argomento va detto che è altrettanto necessario battersi per la sopravvivenza della Provincia di Caltanissetta. A breve si svolgeranno le elezioni regionali, ma non mi pare di aver sentito alcuno dei candidati parlare della sopravvivenza della Provincia e di conseguenza della Corte d Appello, anche perché da parte di altre zone vi sono mire su questo territorio e non è una cosa che possiamo accettare. Ed è Giuseppe Iacona, presidente dell ordine degli avvocati di Caltanissetta chiaro che l avvocatura non potrà che appoggiare chi si batterà veramente per il territorio nisseno. Cosa pensa della mini-riforma della giustizia civile? Anche in questo senso si sta procedendo in termini di risparmio, senza badare molto alle esigenze dei cittadini. Con l introduzione della mediazione (istituto che prevede un tentativo di risoluzione di una controversia davanti a un mediatore prima di iniziare la causa civile, n.d.r.) si è di fatto cercato di abolire il primo grado di giudizio ed adesso, con l udienza filtro per decidere se un eventuale ricorso verso una sentenza di primo grado è ammissibile o meno, si vuole eliminare anche il secondo grado di giudizio. La giustificazione è che in media, su 10 ricorsi in appello, 6 vengono dichiarati inammissibili. Ma questo vuol dire che altri 4, quindi quasi la metà, sono fondati. In questo modo verranno probabilmente respinti anche ricorsi che hanno la possibilità di essere accolti e quindi si rischia di incorrere, e lo dico senza voler fare polemica, in qualche abuso. E la Giustizia penale? La Giustizia penale deve essere amministrata nel modo più trasparente possibile. Ai cittadini vanno garantiti tempi rapidi di definizione dei processi, ma questo non vuol dire mettere ostacoli. I magistrati devono essere imparziali e sereni nel loro giudizio, non devono fare politica. Credo che un contributo importante possa venire dall approvazione di una legge anti-corruzione più che da provvedimenti che mirano al risparmio delle risorse, ma credo pure che provvedimenti del genere potrebbero incontrare ostacoli al momento in cui si discute della loro approvazione. Si è parlato molto di prescrizione, ma anche questo è un tema delicato per molti versi. Ridurla troppo non è una soluzione, ma nemmeno dilatarla o non applicarla perché non ritengo giusto che un cittadino debba restare sotto processo, senza arrivare ad una sentenza, per molti anni. Si parla da tempo di una riforma della professione forense, voi cosa chiedete? Che si faccia questa benedetta riforma, la attendiamo addirittura dal E necessario limitare l accesso selvaggio, porre dei paletti tramite l Università o qualcosa del genere perché se in Italia ci sono 300 mila avvocati è segno che c è qualcosa che non va. Un numero così elefantiaco penalizza la qualità dell avvocatura, ma la riforma deve essere fatta tramite una legge e non affidandosi a regolamenti normativi anche perché si rischia di andare incontro ad incostituzionalità. Dico questo perché la nostra professione non è assimilabile alle altre, in quanto è l unica prevista dalla Costituzione visto che l art. 24 disciplina la difesa del cittadino, ovvero il compito primario dell avvocatura. Chiediamo che le attività di consulenza legale siano di competenza dell avvocatura e non crediamo che le liberalizzazioni selvagge migliorino la qualità del nostro lavoro. Abbiamo accolto positivamente la reintroduzione dei minimi tariffari, perché lavorare al di sotto di un certo livello vuol dire penalizzare la qualità della nostra professione.

8 8 Giustizia & Società I disagi al carcere di San Cataldo L interrogazione parlamentare di Rita Bernardini di Giuseppe Nicosia Il deputato radicale Rita Bernardini ha effettuato una visita ispettiva il 30 Giugno scorso nel carcere di San Cataldo In Italia, il carcere duro, conseguenza anche della crisi economica che stiamo affrontando e di molte leggi obsolete riguardanti soprattutto droga e immigrazione ; si è dimostrato controproducente. Per rendere l idea: in Norvegia, dove i detenuti sono trattati in modo molto umano - anche fin troppo secondo qualcuno - i casi di recidiva sono del 20% mentre nel nostro Paese la media degli ex detenuti che tornano a delinquere è del 70%. Pochissimi i politici che si battono per ristabilire la legalità all interno di quel sistema che la legalità dovrebbe garantirla. L On. Bernardini è sicuramente tra i primi elementi di questi moderni eroi: con impegno stacanovista infatti continua a far ispezioni nelle carceri italiane, per raccogliere dati e testimonianze e presentando continue interrogazioni in Parlamento. Così è stato lo scorso 30 giugno quando, dopo aver assistito alla mostra «Attimi d evasione» (un laboratorio cartoonist tenuto dal vignettista Lello Lombardo all interno del carcere di San Cataldo) ha deciso di effettuare una visita ispettiva all interno dell istituto. Io ho avuto la fortuna di accompagnare l Onorevole, insieme a Gianmarco Ciccarelli dei Radicali Catania e Donatella Corleo dei Radicali Palermo. La visita ha avuto una durata di quasi 6 ore; la delegazione è stata ricevuta e accompagnata dal direttore dell istituto, Angelo Belfiore, e dal comandante di Polizia penitenziaria, Alessio Cannatella. La situazione riscontrata è stata la seguente: i detenuti presenti erano 100, di cui 94 stavano scontando una condanna definitiva, 4 erano in attesa di giudizio, 2 in regime di semilibertà; la capienza regolamentare della casa di reclusione di San Cataldo, secondo quanto riferito dal direttore, è di 127 posti. Questo primo punto ha incoraggiato l On. Bernardini che solitamente si trova a registrare condizioni di sovraffollamento inimmaginabili. Secondo quanto riferito, I detenuti di San Cataldo che hanno partecipato al laboratorio di cartoonist gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio nell istituto sono 64, a fronte di una pianta organica che prevede 71 unità; i detenuti che lavorano sono 15. Visitando le celle dell istituto l On. Bernardini si è soffermata a colloquiare con le persone ristrette. Molti gli stranieri (sono circa il 40% della popolazione detenuta), alcuni riferiscono di trovarsi in carcere per non essersi attenuto all ordine di espulsione: «Siamo qui per clandestinità, non abbiamo commesso nessun altro reato». Diversi detenuti lamentano ritardi e inadempienze da parte del magistrato di sorveglianza, tra questi un recluso riferisce di essere al 3 giorno di sciopero della fame perché alla sua richiesta di un colloquio con il magistrato di sorveglianza non è seguito alcun riscontro, dopo più di un mese dalla presentazione della domanda. Atri detenuti lamentano l assenza del direttore: «Ho fatto 5 istanze per parlare con lui, oggi lo vedo per la prima volta», afferma un detenuto quando incontra il direttore Belfiore; «Il direttore dopo 9 mesi lo sto conoscendo adesso», lamenta un altro; va sottolineato che il direttore della casa di reclusione di San Cataldo è altresì direttore della casa circondariale di Caltanissetta e della casa circondariale di Gela. Una triplice carica, in istituti posti ad una certa distanza, che non rende sicuramente semplice ottemperare ai propri doveri. Lamentele anche per i ritardi nelle visite mediche richieste settimane prima e per il cosiddetto sopravitto, con riferimento sia alla qualità che al prezzo dei prodotti. Alcuni detenuti dichiarano: «il cibo che acquistiamo a volte ci viene consegnato quando è ormai prossimo alla scadenza e in alcuni casi quando è già scaduto, anche se pagato a caro prezzo». I detenuti riferiscono inoltre che le schede che i familiari devono compilare per la consegna di beni o prodotti al congiunto ristretto, schede recanti l intestazione «direzione casa di reclusione San Cataldo», non vengono fornite dal carcere ma possono essere acquistate esclusivamente in un tabacchino vicino al carcere, al prezzo di 0,10. Continuando la visita ispettiva all interno dell edificio risalente al 1938, e che originariamente ospitò un orfanotrofio, non possiamo che notare le fatiscenti condizioni della struttura. Alcune celle sono sprovviste di doccia, ai detenuti è consentito l utilizzo della doccia esterna tre volte alla settimana; altre celle non hanno l acqua calda. Su molte finestre della prigione, oltre alle normali sbarre, sono saldate lamiere che coprono la visuale esterna fino ad una altezza di circa 3 metri dal pavimento. Queste lamiere si surriscaldano terribilmente colpite dal sole nel periodo estivo. Alle finestre sono inoltre state applicate reti a maglia stretta, per cui la circolazione di aria e l ingresso di luce naturale risultano particolarmente limitati. Una nota positiva è che tutte le celle della casa di reclusione sono dotate di frigorifero. Sulla situazione del carcere di San Cataldo, i primi di agosto, è stata presentata un interrogazione parlamentare a firma di Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Maurizio Turco ed Elisabetta Zamparutti; alla quale tutt oggi non si è avuto risposta. Il testo integrale dell interrogazéne è consultabile via internet su: Il blog di Rita Bernardini.

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10 10 Fatti contro la mafia per non dimenticare La lezione di CataldoNaro a sei anni dalla sua scomparsa Storia & Cultura Le strade della resistenza alla mafia illuminate dal Vangelo di Giovanbattista Tona Era il 9 giugno del 2005 e in una chiesa di Cinisi si celebrava la messa per impartire il sacramento della cresima. Sarebbe venuto l Arcivescovo da Monreale a presiedere la funzione, ma non c era tanta aria di festa. Reggeva la Diocesi Cataldo Naro, un monsignore dal sorriso tenue e dal fare schivo, che si era insediato da tre anni e che aveva promosso una pastorale concreta, attiva e innovativa. E si era fatto un po di nemici. Alcuni di questi erano lì, a Cinisi, il paese di Peppino Impastato e di Tano Badalamenti, i due volti della Sicilia: la voglia di libertà e l oppressione della mafia. In mezzo sta la cultura della paura e della violenza, che sembra neutrale ma che di fatto finisce per favorire la mafia. E la Chiesa dove stava? Da una parte, dall altra o in mezzo? Prima di essere vescovo, Cataldo Naro, da storico e da mistico, si era arrovellato a lungo su un tremendo interrogativo: come mai in Sicilia, dove tanto presente era stato il messaggio di Cristo, tanto potente era stata invece la criminalità organizzata? Inutile negarlo, sembrò dire Naro avviando le sue ricerche storiche sulla Chiesa di Caltanissetta; la mafia esiste, è forte, è un fenomeno incontrovertibilmente ancorato alla nostra terra. Inutile nascondersi o trovare scuse: la chiesa locale nella sua storicità, al pari di tutti i vari pezzi che compongono la società secolare, conobbe la mafia, fu nelle condizioni di comprenderne la natura malefica, ma, presa da altri condizionamenti, non riuscì a leggerne le caratteristiche dirompenti e antitetiche rispetto al messaggio evangelico e agli interessi delle comunità. Naro tirò fuori dagli archivi i documenti più vari, taluni anche molto imbarazzanti, dai quali emerse ad esempio che, in epoca fascista, alcuni sacerdoti, parenti di mafiosi in carcere, impetravano al loro Vescovo un intercessione presso le autorità civili al fine di rappresentare la buona condotta e l affidabilità del congiunto; o sui quali si legge che alcuni prelati, in epoca repubblicana, giudicavano positivamente un mafioso, accontentandosi della sua vicinanza solo fisica alle parrocchie e alle processioni, accettandone in offerta il denaro senza curarsi della sua provenienza. Naro con distacco offrì questi dati a chi li voleva leggere. Non difese ideologicamente la Chiesa, ma ricordò che in quel periodo non era la sola a ragionare così; lo facevano anche le Prefetture, le istituzioni politiche, qualche influente esponente delle forze dell ordine e qualche alto magistrato. Con questo la Chiesa non doveva considerarsi scusata, anzi con la sua consueta intransigenza mite, Naro sottolineò questa incapacità di vedere, capire e prendere le distanze dalla mafia e affermò che per questo la La cittadina di Cinisi nel palermitano. A sinistra Gaetano Badalamenti. Sopra Peppino Impastato Chiesa doveva ripensare a se stessa e fare penitenza. Perché, sosteneva Naro, la Chiesa non avrebbe dovuto ragionare come tutte le altre istituzioni terrene; nel Vangelo avrebbe dovuto trovare tutti gli strumenti per cogliere nella mafia le potenzialità di peccato di cui solo adesso esplicitamente si parla. Ora non bastava dire genericamente che doveva essere più presente nella storia. La proposta di Naro è assai più radicale: la Chiesa deve convertirsi di più al suo Signore. Se è rimasta indifferente al fenomeno mafioso, se ha lasciato che esso crescesse nel territorio che Ella doveva presidiare, se ha consentito agli uomini di quelle organizzazioni di sentirsi perfetti cristiani, ciò significa, secondo Naro, che non è riuscita a ritrovare davanti a sé il vero volto di Cristo ed il suo sguardo si è invece disperso tra le cose del mondo. La Chiesa insomma non ha avuto presente il messaggio evangelico nella sua integralità, non ha saputo andare oltre il contingente per scoprire il senso vero delle cose e i confini certi del bene. E così si è lasciata prendere, contaminare, assuefare dalle ambiguità della cultura mafiosa, responsabile del degrado sociale, economico e morale della Sicilia. Cataldo Naro lo aveva detto più volte e chiaramente: esiste una generica vita religiosa che può essere in tutto compatibile con la cultura mafiosa, perchè si risolve in una commistione informe di diffuse esigenze etiche con tradizionali pratiche di culto. Ma questa religiosità è incapace di reagire dinanzi alle manifestazioni criminali più subdole e camaleontiche e, anzi, non è nemmeno in grado di riconoscerle come forme di peccato. E allora, quando arriva nella diocesi di Monreale, tra Corleone, Prizzi, Partinico, Altofonte e quella Cinisi dove Felicia Impastato, la mamma di Peppino, credeva in Dio ma non si fidava dei preti, Cataldo Naro si mette subito al lavoro e porta avanti il progetto culturale Santità e legalità ; recupera tutte le figure locali che hanno testimoniato il Vangelo, ripudiando la violenza, come fece Frate Bernardo da Corleone, prima ribaldo assassino, poi convertitosi ad umile frate, la figura che ispirò Manzoni per il suo Frà Cristoforo; cerca di fare della Chiesa un interlocutore umile e aperto, ma al contempo fermo rispetto ai condizionamenti del mondo. La mafia è incompatibile con il Vangelo e, secondo Naro, solo se la Chiesa riuscirà ad incarnarlo davvero e a formare nel profondo le coscienze degli uomini al messaggio di Cristo, il potere della criminalità perderà la sua forza. Per fare questo, bisognava prendere tante decisioni e cambiare tante cose: era necessario il rinnovamento pastorale. E ciò significò il riordino di tante parrocchie e l avvicendamento di tanti parroci. Il 9 giugno del 2005 c erano le cresime a Cinisi e l Arcivescovo Naro era atteso da alcuni fedeli che gli rimproveravano di avere trasferito il loro parroco. Del malcontento Naro sapeva ed era andato lì anche per spiegare le ragioni che avevano reso necessario quel trasferimento. Ma finita la cerimonia un nutrito gruppo di persone lo attese e lo aggredì mentre dal sagrato raggiungeva la sua autovettura. La scena risultò incredibile ai presenti; qualcuno la documentò con un filmato che si può ancora rivedere su youtube.

11 11 Una breve vita radicale e coerente La mafia esiste, è forte, è un fenomeno incontrovertibilmente ancorato alla nostra terra Cataldo Naro è nato a San Cataldo il 6 gennaio Iniziò gli studi presso il Seminario di Caltanissetta e poi studiò teologia nella Pontificia Facoltà dell Italia Meridionale, a Napoli, Sezione San Luigi, conseguendo il baccellierato. Ha frequentato la Pontificia Università Gregoriana, laureandosi in Storia della Chiesa, e ha partecipato al corso di Archivistica presso l Archivio Segreto Vaticano, conseguendo Un pastore amato e perseguitato I suoi percorsi improntati a serio impegno diventavano selettivi, suscitando invidia, gelosia e persino astio. Ne soffrì accettando la croce dell incomprensione e dell ostilità ma la gente lo ha capito. Il suo popolo lo ha accolto, si è sentito amato. Il fastidio che tutto questo provocava e provoca in qualcuno è segno che anche da morto la sua testimonianza è ancora valida e inquietante. (don Vincenzo Sorce, La Repubblica -Palermo, 10 dicembre 2006) Lo stesso Naro dopo qualche giorno la raccontò così: una donna mi ha tirato la croce che ho al collo, altri si sono aggrappati alla mantellina, altri ancora mi hanno preso alle spalle, colpendomi con pugni da dietro. Sono riuscito a entrare in auto e la folla si è sfogata contro la vettura. Ancora pugni, urla, calci. Alcune persone hanno portato bambini davanti al cofano per impedire all autista di andare via subito. Poi, per fortuna, i vigili urbani e i carabinieri sono intervenuti, hanno liberato la strada e siamo riusciti ad andare via. C entrava la mafia? No di certo. Ma c entrava una cultura tanto incline alla violenza e all arroganza e poco incline Continua a fiorire e a rifiorire l interesse attorno all opera e al messaggio di Cataldo Naro, sui quali uomini di Chiesa, laici, studiosi e intellettuali riflettono e meditano, producendo studi e pubblicazioni. Dopo i numerosi volumi curati dal Centro Studi Cammarata e da don Massimo Naro che hanno raccolto gli scritti del Vescovo di Monreale e poi anche gli interventi degli autorevoli relatori che hanno partecipato ai convegni che ne hanno ricordato la figura, di recente per i tipi delle edizioni Paoline è uscito un agile volume che raccoglie gli studi e le meditazioni di Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, e che porta il titolo Cataldo Naro un pastore abitato dal Signore. Il Vangelo dispiegato in Sicilia. al rispetto delle regole e dell autorità. Una cultura che si sedeva sui banchi delle chiese ma che poco aveva a che fare con il Vangelo; quella cultura che aveva aiutato la mafia a prosperare per secoli. Fioccarono, nei giorni seguenti, decine di attestazioni di solidarietà, affetto e stima a Cataldo Naro e il fatto sembrò inspiegabile. Ma l aggressione di Cinisi fu la manifestazione più rozza ed evidente delle tante avversioni, insofferenze, mormorazioni e gratuite accuse che circondarono i tentativi di innovazione di cui si fece portatore quell uomo di Dio fino alla sua morte prematura e improvvisa, il 29 settembre Seppe cercare l amicizia con Dio Il libro si inserisce nella collana Spiritualità del quotidiano e propone un approfondita lettura della spritualità di Cataldo Naro, intesa come vocazione alla santità. Mons. Bertolone conclude il suo articolato studio, ricordando la più grande intuizione del Vescovo di Monreale; quella di un Dio amico. Naro esprimerà così nel suo testamento la sua gratitudine a Dio: Lo ringrazio dell amicizia che mi ha dato (e anche fatto sentire in un infinità di modi). Tutto il resto scolorisce di fronte all immensità dell amicizia del Signore. Mons. Bertolone è anche il Postulatore della Causa di beatificazione di Padre Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso per mano mafiosa il 15 settembre Il giovane seminarista Cataldo Naro con il papà Salvatore il relativo diploma. È stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1974 per il clero della diocesi di Caltanissetta, dove si dedicò all attività pastorale; poi nel 1977 venne incaricato di dirigere l Archivio storico diocesano e fu assegnato come Vicario coadiutore a San Cataldo, dal 1977 al 1979; è stato prima Vice Assistente e poi Assistente diocesano della Compagnia di Sant Angela Merici, dal 1978 al 1991, prima di essere nominato Vice Assistente della Federazione delle Compagnie Mericiane. Ha insegnato Storia e Filosofia presso il Liceo del Seminario di Caltanissetta ed è stato rettore della Chiesa di S. Giuseppe in San Cataldo. Dal 1986 al 1989 ha ricoperto l incarico di Prefetto degli Studi dell Istituto Teologico Diocesano e dal 1989 al 1991 ha collaborato con il suo vescovo nella preparazione e svolgimento del Sinodo diocesano, in qualità di segretario del Sinodo. Ha pure tenuto corsi di Storia della Chiesa, Patristica, Archivistica, Storia dell Arte Cristiana e Metodologia presso l Istituto Teologico Diocesano di Caltanissetta. Fu Assistente incaricato di Storia della Chiesa presso l Istituto teologico S. Giovanni Evangelista di Palermo (oggi Facoltà Teologica di Sicilia) dal 1978 al 1993, anno in cui divenne professore, prima incaricato e poi ordinario, della stessa materia. Nel 1993 anno fu nominato Vicepreside della Facoltà Teologica, incarico che ricoprì fino al 1996, allorché ne fu eletto Preside per due mandati consecutivi. La Conferenza Episcopale Italiana lo nominò consulente del Servizio nazionale per il progetto Culturale nonché del Consiglio d Amministrazione del quotidiano Avvenire e del Comitato scientifico delle Settimane Sociali. Oltre a collaborare con i giornali La Sicilia, L Osservatore Romano e Avvenire, mons. Cataldo Naro ha pubblicato studi aventi carattere prevalentemente storico e riguardanti la storia della Chiesa in Sicilia, tra i quali: Il movimento cattolico a Caltanissetta (Caltanissetta, 1977); Spiritualità dell azione e cattolicesimo sociale (Caltanissetta, 1989); Chiesa e Società a Caltanissetta tra le due guerre, (Caltanissetta-Roma, 1991); Preti sociali e pastori d anime (Caltanissetta-Roma, 1993). E stato per un decennio Direttore del Centro Studi Cammarata di San Cataldo, facendolo diventare un centro di promozione culturale conosciuto in tutta Italia e non solo. Eletto alla Chiesa titolare di Monreale il 18 ottobre 2002, è stato ordinato vescovo il 14 dicembre L arcivescovo di Monreale era anche Abate di Santa Maria del Bosco, presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, membro della Conferenza Episcopale Siciliana, vicepresidente del Comitato Nazionale per l organizzazione del Convegno della Chiesa Italiana che si doveva svolgere a Verona nell ottobre del Non riuscì a parteciparvi. Morì improvvisamente all età di 55 anni il 29 settembre del 2006.

12 12 Fatti & Vallone A tu per tu con Padre Giovanni Calcara il Prete scomodo Il domenicano dell ordine dei predicatori, amato dal popolo e odiato dai politici di Osvaldo Barba E soffiato un vento di rinnovamento sulla festa della Madonna dei Miracoli, Patrona di Mussomeli che quest anno ha visto il santuario gremirsi di fedeli quasi all inverosimile. Da sempre l ottava che precede la festività dell 8 settembre è stata molto seguita ma mai come quest anno. Molto ha fatto e continua a fare il giovane ma già ben radicato don Ignazio Carrubba Rettore del santuario. Ma tantissimo o forse troppo in relazione ai punti di vista, ha predicato nelle sue omelie di fuoco padre Giovanni Calcara, domenicano dell ordine dei predicatori che qualcuno ha già ribattezzato il prete scomodo. Politica, società, usi e costumi e soprattutto Chiesa sono stati affrontati con tale e tanta naturalezza da far riflettere molti dei fedeli e da far tremare qualche politico. Nella sua essenza esclusivamente umana Gesù è stato un politico? Se per politica intendiamo, come oggi generalmente s intende e purtroppo si vive, la gestione del potere fine a se stessa che poi trascende nel voto di scambio, nella corruzione e nel clientelismo a danno dei bisogni dei cittadini, tesa solo a difendere la propria casta Gesù non è stato sicuramente un politico. Se per politica invece intendiamo, come deve essere, un impegno che ha al centro il servizio all uomo in tutte le sue necessità, nel contesto primario della sua socialità, allora possiamo definire in senso lato Gesù un politico. Anche se è una definizione fin troppo restrittiva per la sua opera Benedetto XVI: L unità dei cristiani non è la politica ma la chiesa di evangelizzazione e di salvezza, in quanto Figlio di Dio è venuto ad annunciare a tutti gli uomini di buona volontà che il fine della loro vita non è la società ma Dio. La dura contestazione che Gesù ha avuto da parte degli Scribi e dei Farisei, secondo lei, aveva a che fare con il potere politico di allora? Per la verità Gesù non è stato contestato solo dagli Scribi e dai Farisei, ma anche da altri movimenti religiosi e socio-politici come anche dagli stessi sacerdoti e dal Sinedrio che era la massima autorità religiosa del tempo, assieme al Capo dei Sacerdoti. Da una parte Gesù stesso dice che il Lui si realizzano le Scritture e tutte le attese dell Antico Testamento, ma nello stesso tempo vengono superate. Vi fu detto ma io vi dico. Molte volte Egli li richiama al fatto che le stesse Scritture da essi citate li condannano, perché non credono che il Lui si è compiuta l attesa del Messia. Pretendono di conoscerlo, ma lo rifiutano e quindi lo condannano. Lo stesso rischio che possiamo correre anche oggi. Infatti diciamo di avere le tradizioni, ma scambiamo le manifestazioni della religiosità popolare come atti di fede perché di fatto non manifestano più la nostra dimensione interiore, ma solo un sentimento emozionale legato al momento e che non incidono per niente, nel nostro vissuto quotidiano. E tutto ciò vale anche per coloro che sono chiamati a manifestare e vivere la loro missione all interno della Chiesa come servizio e non come potere o privilegio. Gesù è un personaggio scomodo per tutti, perché smaschera l ipocrisia di molti che, ieri come oggi, credono di poterlo strumentalizzare per i propri scopi, dimenticando che solo Lui è la Via, la Verità e la Vita Quale, tra i Dieci Comandamenti, dovrebbe essere quello che maggiormente dovrebbe influenzare le scelte di un politico? Come insegna la Chiesa il comandamento è uno solo: Amerai il Signore tuo Dio, non avrai altri dei all infuori di me. Gli altri otto, così come li conosciamo, non sono altro che l esplicitazione, la semplificazione di esso. E ciò vale per il cristiano e quindi anche per il politico. Sant Ireneo dice che La gloria di Dio è l uomo vivente, San Tommaso d Aquino specifica che L uomo è unità sostanziale di corpo e di anima, ma anche le scienze o la psicologia parlano di una dimensione corporea e spirituale dell uomo. Può quindi proporsi al governo chi non crede al rispetto che si deve all uomo, in quanto creatura di Dio e di un essere aperto, naturalmente, alla trascendenza? Giovanni XXIII affermava quindi che Devono essere soddisfatti tutti i bisogni dell uomo, quelli della sua natura umana, come quelli della sua natura divina. L uomo è quindi la via per rendere la verità sulla vera concezione della politica e sulla sua autentica missione, per rendere anche la verità su Dio. Come da Lei affermato, Gesù, nella sua natura umana, in un certo qual modo, è stato un politico. Ma di destra, centro o sinistra? Credo che non abbia preferenza di ruoli in campo, ma che preferisca essere un buon allenatore, perché ognuno nel proprio ruolo, dia il meglio di se stesso. D altronde come ha detto Benedetto XVI al Convegno Ecclesiale di Verona: L unità dei cristiani non è la politica, ma la Chiesa. Pochi mesi fa ha debuttato il partito dei preti. Qual è l opinione di padre Calcara? Al di là di come è stato presentato dai media, il cosiddetto partito dei preti, non può esistere perché è il risultato sbagliato sia sul piano dei richiami al magistero della Chiesa che sul piano pratico di chi l ha promosso, don felice Lupo che, infatti è stato sconfessato sia dal card. Bagnasco (presidente dei Vescovi italiani) che dal card. Paolo Romeo (presidente dei Vescovi siciliani). Un fatto del genere non può che generare confusione nel complesso quadro politico siciliano, già poco credibile per se stesso. E il suo punto di vista sul passato governo regionale? Le anticipate dimissioni del Gover-

13 13 A destra la Madonna dei Miracoli di Mussomeli. In alto padre Giovanni Calcara natore Lombardo sono emblematiche del fallimento politico e morale del suo governo che, ahimè, e vorrei questo dato politico fosse ricordato da tutti, ha governato in questi anni alleandosi con tutti i partiti presenti all Assemblea Regionale. La Regione sull orlo del fallimento finanziario non è altro che il risultato di un modo di concepire e gestire il governo in maniera assolutamente clientelare, basti pensare alle nomine di consulenti esterni, anche dopo le dimissioni, in campagna elettorale a carico del bilancio della Regione naturalmente. Ancora, i diritti sono stati visti, come favori o concessioni del monarca, dal cui tavolo tutto doveva transitare, anche le decisioni dei propri Assessori. Se va condannato Lombardo, vanno anche condannati tutti quelli che hanno permesso, appoggiato, beneficiato di questo sistema a qualunque partito, sindacato o istituzione appartenga. In fondo solo pochi solisti hanno fatto sentire il loro dissenso, il coro ha sempre cercato la sua parte di bottino Elezioni regionali 2012: Musumeci, Crocetta, Miccichè, Fava, Cancellieri, Sturzo. Quanto e quali trova coerenti con il loro profilo politico e i rispettivi programmi elettorali? Purtroppo non conosco i programmi politici dei candidati che, hanno tardato ad essere presentati, dato l impegno primario a stringere, prima, alleanze e strategie elettorali, dimenticando che esse dovevano essere il risultato del confronto sul programma e non sui pregiudizi personali dei vari attori in scena. Quindi vanno letti e messi a confronto, soprattutto in riferimento alla storia personale dei vari candidati e dei partiti che li appoggiano per esprimere un voto libero e non condizionato da promesse di posti di lavoro, o peggio comprati con i buoni spesa o di benzina. Temo il disimpegno di non andare a votare dei tanti che non credono più a questi politici e alle loro parole, ma il diritto al voto è anche un dovere. Bisogna, quindi, andare a votare anche per manifestare nel segreto dell urna il proprio dissenso e la propria indignazione. La situazione socio-economica di Mussomeli è molto simile a quella di altri comuni vicini al baratro. Qual è il suo pensiero in merito considerando la presenza in loco di due deputati nazionali, di cui una attualmente in carica e di un tre volte ex ministro? E vero, Mussomeli, ma anche grandi città dell isola come Palermo, Catania, Messina o tanti piccoli comuni, sono sull orlo del fallimento. Dicono gli amministratori per i tagli dei finanziamenti da parte dello Stato, ed è vero. Ma vogliamo dimenticare anche la legge che ha istituito gli Ato Ambiente per la raccolta dei rifiuti? Autentici carrozzoni creati da Cuffaro e poi supportati da Lombardo, commissario straordinario per i rifiuti in Sicilia, che hanno fatto aumentare le tasse rifiuti con peggioramento, però, dei servizi resi? C è quindi una crisi derivante dal sistema che, però è voluto dai politici che a tutti i livelli non hanno fatto niente per cambiarlo. E perché un onorevole dovrebbe essere benemerito per il proprio paese di origine? Per i favori che ha saputo ottenere o per la propria attività in aula, le iniziative di legge che ha presentato o promosso, le interrogazioni rivolte ai vari ministri su tutto quello che ritenevano, o ritengono, essere un dovere da svolgere per il Bene Comune, nell espletamento del loro mandato parlamentare? Vorrei tanto che questi criteri fossero ben presenti, non E necessario un rinnovamento della vita ecclesiale per rispondere alle attese dei giovani solo agli onorevoli o ex ministri, ma prima di tutto, agli stessi cittadini elettori. Nelle sue omelie ha molto colpito il fatto che, sempre alla Parola di Dio ha fatto seguire delle esemplificazioni pratiche, anche di carattere politico. Perché questo? Secondo lei il popolo mussomelese ha bisogno di essere educato in tale senso di lettura della propria fede e del proprio impegno civile? Esiste all interno della Chiesa una difficoltà a parlare di certi argomenti, infatti come affermava un profeta del nostro tempo, il vescovo brasiliano DomHèlderCàmara: Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi dicono che sono un santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista. Prendendo esempio da un grande domenicano come Giacinto Lacordaire, il quale affermava che il cristiano è colui che tiene in una mano la Bibbia e nell altra il giornale ho sempre ritenuto che fosse mio dovere di predicatore annunciare la Parola di Dio cercando di scrutare i segni dei tempi e la realtà in cui ci troviamo, per viverla come luogo di incarnazione di questa Parola, nella sua luce e con la speranza di vederla realizzata. E questo potrebbe essere l orizzonte personale ed esistenziale con cui vivo la mia missione di domenicano. Ma come non ricordare anche l Esortazione Apostolica Post Sinodale Verbum Domini di Benedetto XVI che dedica tutto il terzo capitolo Verbummundo a tale argomento? Fra l altro al n. 93 afferma: Avvertiamo tutti quanto sia necessario che la luce di Cristo illumini ogni ambito dell umanità: la famiglia, la scuola, la cultura, il lavoro, il tempo libero e gli altri settori della vita sociale. Non si tratta di annunciare una parola consolatoria, ma dirompente, che chiama a conversione, che rende accessibile l incontro con Lui, attraverso il quale fiorisce un umanità nuova. Per la mia esperienza, infatti da 24 anni conosce la realtà ecclesiale e sociale di Mussomeli, credo che sia necessario ed urgente un rinnovamento della vita ecclesiale e delle modalità con cui, oggi si vive la fede per rispondere alle attese soprattutto dei giovani, indifferenti a tutto quello che non permette loro un esperienza reale di Cristo. Si può essere orgogliosi solo di essere eredi e custodi delle tradizioni, forse ci si può anche interrogare sull oggi e del futuro nell impegno di rievangelizzare le nostre tradizioni. Per concludere: secondo lei, quale preghiera ogni mussomelese dovrebbe rivolgere a Maria SS. dei Miracoli nell interesse comunitario, politico e religioso? Mussomeli invoca la Vergine Maria come sua Signora e Patrona. A lei acclama: Salva il tuo popolo nella certezza che Lei risponda: Dirò questo è il mio popolo. Un legame di fede inscindibile con la stessa identificazione culturale del DNA di ogni buon mussomelese. Come sappiamo la sua materna intercessione è lasciata in eredità dallo stesso Cristo, quando dalla Croce la proclama madre della Chiesa e della nuova umanità e Maria, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica mai smette di pregare e di intercedere, perché ogni suo figlio sia salvo, con lei alla destra del Padre. Che la Vergine ottenga l unità della fede per la comunità ecclesiale di Mussomeli, la concordia nelle famiglie, un futuro migliore per i giovani, la consolazione per gli ammalati, l impegno ad essere costruttori di pace nella giustizia e nella legalità.

14 14 Fatti & Solidarietà Il vescovo missionario Monsignor Migliore tra Serradifalco e Brasile di Laura Spitali Da ventisei anni un ponte invisibile congiunge Serradifalco al Brasile. Un ponte costruito da monsignor Antonino Migliore, serradifalchese e vescovo della diocesi di Coxim nello stato del Mato Grosso. Un ponte di solidarietà e amore che unisce le origini di padre Migliore alla sua vita sacerdotale e missionaria, da sempre dedicata ai più bisognosi ed in particolare ai giovani, che ama definire il sale della vita. I giovani hanno da sempre segnato il cammino pastorale di padre Antonino, il quale appena ordinato prete nel 1969 fu chiamato dall allora vescovo di Caltanissetta monsignor Alfredo Garzia ad occuparsi dei giovani, prima a Sommatino e poi a Serradifalco, dove fondò la prima comunità giovanile ed introdusse le messe beat, ossia le messe cantate ed accompagnate dal suono delle chitarre. Una vera e propria rivoluzione per quei tempi. Nel 1979 padre Migliore divenne arciprete della chiesa Madre di Serradifalco, ma questo incarico non durò molto. Infatti, la vocazione missionaria, che lo accompagnava fin da quando iniziò a frequentare il seminario da bambino, fu esaudita: nell ottobre del 1985, in occasione della visita del brasiliano vescovo Eduardo, che venne nella diocesi nissena in cerca di nuovi preti per la missione in Brasile, il vescovo Garzia accolse la necessità di padre Migliore di compiere il suo cammino da missionario. Ma non partì subito: completò l anno pastorale e nel frattempo frequentò un corso preparatorio alla missione organizzato a Verona. Finalmente il 18 novembre 1986 padre Migliore partì come missionario in Brasile, trascorrendo i primi tre anni a Piracicaba e successivamente a Sonora fino al Come trascorse i primi dieci anni di missione in Brasile, e soprattutto cosa apportò alla comunità chiamata a guidare? All inizio fui inviato a Piracicaba, ma dopo un anno ero insoddisfatto perché mi trovavo in una parrocchia già attiva e avviata, e io avrei preferito operare in un contesto più bisognoso del mio operato. Così nel 1989, al terzo anno della mia missione pastorale, il vescovo mi propose di andare a Sonora in Mato Grosso, un piccolo paesino che era sorto da appena un anno attorno ad una piantagione di zucchero, costituito soltanto da baracche in plastica che ospitavano famiglie da dieci elementi. Lì finalmente potei dare il mio contributo concreto, e fu così che per i primi anni il mio lavoro fu più sociale che religioso. Decisi di stimolare la solidarietà dei miei conterranei, e grazie alle donazioni dei serradifalchesi riuscii a far costruire diverse casette da 36 metri quadrati che allora costavano 3 milioni di lire ciascuna. In seguito, grazie alle donazioni pervenute, feci costruire una casa di riposo per anziani, costituita da otto appartamenti autonomi. Successivamente, grazie alla donazione della famiglia Guttilla di Serradifalco e alla collaborazione di suore e volontari demmo vita al Progetto Speranza Giuseppe Guttilla, un dopo scuola per i bambini che nel tempo si è arricchito ospitando attività culturali e ricreative. Avendo scarsità di cibo ci adoperammo cercando di sfruttare al meglio quello che la terra ci donava: così, fra l altro, riuscimmo a produrre il latte partendo dalla soia, lì molto abbondante, utilizzando un macchinario manuale che decidemmo di denominare la mucca meccanica. Inoltre, essendo Sonora abbastanza distante dai centri medici e dalle farmacie, in quegli anni decisi di far preparare una ragazza del luogo per poi creare una farmacia omeopatica. E con l aiuto di volontarie facemmo sorgere la Pastorale del Bambino, un centro pediatrico che segue i bambini da zero a cinque anni. Negli anni il paese di Sonora è cresciuto, e con esso anche la qualità di vita dei suoi abitanti. Come mai la sua missione in Brasile, così prolifica, s interruppe nel 1996? Dopo il Natale del 1996 il vescovo Garzia mi chiese di ritornare in Italia. Probabilmente la sua scelta fu guidata anche dal fatto che in quel periodo subii molto ostruzionismo da parte del sindaco di Sonora, arrestato per corruzione ma che nonostante ciò venne rieletto dal carcere, il quale non vedeva di buon occhio il mio operato. Così tornai in Sicilia, e operai per un anno a Calascibetta e per due anni nella chiesa del Sacro Cuore di Caltanissetta. Credevo che ormai la mia missione pastorale si sarebbe svolta qui, nella diocesi di Caltanissetta. E invece? Del tutto inaspettatamente il 2 aprile 2000 ricevetti una telefonata di convocazione dal Vaticano, e giunto a Roma mi proposero di diventare vescovo di Coxim. Mi dissero che furono i preti della diocesi brasiliana a indicare il mio nome, e questo mi emozionò molto. Fui ordinato vescovo il 23 giugno dello stesso anno da Papa Giovanni Paolo II, e a luglio partii per il Brasile. Da allora sono trascorsi dodici anni, e mi sono dedicato soprattutto al lavoro vocazionale fra i giovani, con le ordinazioni sacerdotali che fino a sette anni fa non avvenivano da parecchio tempo. A oggi ho ordinato undici preti, e quest anno ho pubblicato una raccolta delle omelie delle ordinazioni intitolata Il sacerdote chiamato e inviato. Mi auguro che questa missione per i giovani continui, perché nella diocesi di Coxim, che ha un estensione di Km2 e abitanti di cui cattolici, ce n è molto bisogno. E proprio per questo, assieme ai miei collaboratori, mi sto anche dedicando alla formazione dei laici, con l educazione di catechisti e operatori pastorali, per una religiosità cosciente attraverso missioni in giro per la diocesi, al fine di divulgare il vangelo e di andare sempre incontro ai giovani.

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16 16 La festa del Patrono Quando i Moncada giunsero nel 1400 a Caltanissetta cercarono di introdurre la devozione a Santa Venerina senza riuscirvi. Diversa la sorte del culto a San Michele introdotto sul territorio nisseno dai Cappuccini San Michele, l Arcangelo che stregò i nisseni di Rosanna Zaffuto Rovello Nel Medioevo, Caltanissetta era un piccolo centro agricolo, che produceva quasi esclusivamente frumento. Nelle vaste lande semiaride della Sicilia interna non vi erano villaggi o paesi, non vi erano boschi o laghi, il giallo delle colline era interrotto solo da qualche carrubo isolato e da qualche casupola di pietra, paglia e fango. Eppure questa desolazione nascondeva in sé una grande ricchezza: in un periodo in cui guerre e carestie dominavano in tutta Europa, il territorio produttore di frumento divenne desiderabile per le grandi famiglie nobili siciliane e spagnole che esportavano grano in tutto il bacino del Mediterraneo, soprattutto verso la Spagna. I nobili feudatari così riuscirono a trasformare il piccolo paese sperduto nell entroterra, in una ricca città in cui prosperavano sia il ceto mezzano che i contadini. Per questo, sin dal 1300, Caltanissetta venne scelta come centro per la fiera, che tradizionalmente si svolgeva a settembre quando i contadini avevano venduto il frumento - e quindi avevano disponibilità di danaro - e prima che iniziassero i lavori autunnali di aratura e semina. La ricchezza di questo piccolo mondo agricolo era però legato al favorevole succedersi delle stagioni: una prolungata siccità o una eccessiva piovosità mettevano a rischio il raccolto e di conseguenza la stabilità economica dell intera comunità cittadina. Il contadino e il bracciante, ma anche il proprietario terriero e il mercante di grano, si affidavano alla protezione celeste, attraverso l intercessione dei santi, perché proteggessero le messi e la loro stessa vita. I Moncada giungendo a Caltanissetta agli inizi del 1400 avevano portato con sé la devozione a Santa Venerina, molto diffusa sulle pendici dell Etna. Ma la chiesetta costruita sulla collina della Saccara non Nell immaginario popolare si pensò a San Michele come protettore del commercio era divenuta mai un centro di attrazione religiosa per i nisseni, tanto che nel 1592 venne inglobata nella costruzione del convento dei benedettini di Santa Flavia e scomparve. Ben diversa la sorte del culto di San Michele portato a Caltanissetta intorno alla metà del Cinquecento dai cappuccini. L Arcangelo veniva rappresentato con la spada e la bilancia che serviva per pesare le anime dei morti e giudicare la loro vita, ma nell immaginario popolare subito si pensò a San Michele come protettore del commercio ed in particolare del commercio del frumento. Così l arrivo del culto dell Arcangelo a Caltanissetta ebbe una favorevole accoglienza: dal 1550 fu intitolata a San Michele la fiera e già dieci anni dopo, nel 1560, il 29 settembre si correva il Palio di San Michele, una corsa di cavalli che si svolgeva sullo stradone principale della città. In quella occasione i giurati della città davano disposizioni per l ordine pubblico ordinando che i fantini non dovessero battersi a scurriati e che nessuno si dovesse buttare a terra davanti le zampe dei cavalli per impedirne la vittoria. Il premio consisteva in un Palio, una sorta di drappo ricamato con l immagine del Santo, che veniva consegnato alla famiglia proprietaria del cavallo vincente. Nella seconda metà del Cinquecento, San Michele non era stato ancora proclamato patrono della città, ma il suo culto era ben radicato e diffuso. Poi avvenne un episodio che rafforzò la venerazione a San Michele. Infatti nel 1624 si era diffusa in Italia una terribile epidemia di peste che non arrivò mai a Caltanissetta grazie all intervento miracoloso dell Arcangelo. Ne fu testimone fra Francesco Giarratana, un cappuccino che viveva nel convento delli Pigni, quello che poi divenne ospedale Vittorio Emanuele, in fondo al viale Regina Margherita. Dalla finestra della sua cella, fra Francesco vide l Arcangelo Michele, con la spada sguainata che impediva l accesso alla città ad un uomo malato di peste. Il frate raccontò la sua visione ai giurati della città ed insieme ad essi si recò nelle campagne di Sallemi, verso cui aveva visto dirigersi l appestato. Lì in una grotta i giurati trovarono un uomo morto di peste, che confermava così il racconto del cappuccino. Da quel momento l Arcangelo venne riconosciuto come protettore della città e nel luogo del ritrovamento venne costruita la chiesa dedicata a San Michele. Stefano Livolsi che stava lavorando ad una statua dedicata ad un angelo custode fu incaricato di trasformare quell opera in modo che rappresentasse l Arcangelo e i giurati promisero con voto solenne che tutti gli anni avrebbero offerto tutto l olio necessario per fare ardere perennemente una lampada nella cappella a lui dedicata, dentro la Chiesa Madre. Prigava intantu a Diu, ccu tuttu arduri, chi a stu flagellu avissi datu fini; e a San Micheli amatu Protetturi raccumannava li soi Cittadini; ch intercedennu appressu lu Signuri, fussiru liberati li mischini da dda crudili e orrenna infezioni, pri la potenti sua protezioni. Prigava, e riprigava intensamenti: quann eccu in mezzu di la sua priera in un eccessu, o estasi di menti na visioni vidi ingenua, e vera. San Micheli cci appari ddà prisenti, e lu modu cci svela e la manera comu esentata avia Caltanisetta d essiri da la pesti allura infetta. E cci dici di chiù, cli d iddu vulià Essiri di ddu populu Patronu; e fra Franciscu chinu d alligria jetta allura na vuci comu un tronu: e: - Viva San Micheli! (dici) e sia d iddu la gloria: d iddu è stu gran donu. San Micheli iddu sì stu Santu è statu: chi da la pesti già nn ha libiratu! - Versi tratti da: Apparizione di S. Michele Arcangelo in Licata ed in Caltanissetta, ( ), (ottave annotate e pubblicate del sac. Nicolantonio Diliberto). Tipografia del Giornale di Sicilia, Palermo 1876

17 17 C erano una volta le verginelle... di Alessandro Maria Barrafranca Il 29 di settembre la città di Caltanissetta, come da tradizione, si rine oggi è del tutto scomparsa - le Verginelle - pur se questa tradiziotrova ai piedi del suo Santo Patrono palesando, a distanza di quasi quattro secoli, esempi di una fede popolare che intimamente ci appartiene e nella quale anche i più piccoli sono in qualche modo coinvolti. In questo atteso giorno, invero, quest ultimi si rendono ignari protagonisti di una genuina forma di devozione che li vede, al fine di sciogliere un voto fatto dalle bambine. L antica usanza, che si rifà alle processioni figurate tanto in voga fino al XVIII secolo, ebbe la sua origine fra i patrizi nisseni, i quali in tale giorno quasi come in una sorta di sfida devozionale si affaccendavano nel far confezionare, ali in argento, elmi e spade, per i loro figli maschi che dovevano far da Angioletti, oppure splendidi abiti loro mamme, adorni di trine, gioielli e corone sfilare dinanzi alla seicentesca statua dell Arcangelo vestiti da San Michele i bambini, e da di vivacissimi fiori artificiali per le femminucce. La consuetudine, che con il trascorrere del tempo divenne uso comune dell intera popolazione, oggi, pur conservando gli aspetti primordiali, ha perso quella peculiare caratteristica che vedeva coinvolte le genitrici nella realizzazione di questi particolari abiti. Attualmente, difatti, gli stessi, creati nella seconda metà degli anni 50 dallo stagnino Francesco Paolillo, sono affidati ad una famiglia nissena che li pone a disposizione, di tutti coloro i quali volessero assolvere a tale voto, in occasione delle processioni di San Michele di maggio e settembre. Così, da generazione in generazione, come in una fede che si rinnova, si protrae questa forma di devozione che trova le sue radici nel tempo, proponendosi annualmente, dopo aver attraversato i secoli, intatta nella sua genuina espressività. La tradizione che ha superato l onda della modernizzazione ed è arrivata fino ai giorni nostri, è quella del viaggio a piedi scalzi Credo e tradizioni, il culto dei devoti tra passato e presente San Michele portato a spalla dai devoti, ritratti in una foto dello scorso anno La venerazione e il culto di San Michele, così antico e radicato nel nostro territorio, hanno subito negli anni trasformazioni e cambiamenti, purificandosi forse dagli elementi di superstizione e ingenua credulità. Proviamo a fare un viaggio insieme nelle tradizioni cultuali antiche e ormai perdute. Da circa centocinquant anni, ad esempio, non si fa più l apertura la caduta fulminea e simultanea di drappi e decorazioni che nascondevano la statua del Santo, mostrandolo improvvisamente, quasi fosse un apparizione, agli occhi dei fedeli assiepati nella chiesa madre. Dalla riuscita o meno dell apertura segno dell umore del Santo - si traevano gli auspici per il nuovo anno. L evidente paganesimo del rito fece sì che il vescovo Giovanni Guttadauro nel 1868 ne proibisse l esecuzione. Legato intimamente al culto di San Michele Arcangelo è il numero nove, quanti sono i cori degli angeli, che ritroviamo in molte tradizioni ormai perdute. La Curunedda di lugluriusu San Micheli arcangilu di cui parla Pitrè, è composta di nove poste: chi la recita ogni giorno sarà assistito da nove angeli nel momento della morte e consolato nove volte al giorno dagli angeli nel Purgatorio. Per nove anni consecutivi si svolgeva il digiuno del lunedì di Pasqua. In onore di San Michele infatti, proprio nel giorno di Pasquetta, in cui tutti andavano in campagna a rimpinzarsi dopo il lungo digiuno quaresimale, i fanciulli e le fanciulle che avevano fatto la promessa, digiunavano a pane e acqua. Chi riusciva a portare a termine la promessa per nove lunghi anni consecutivi riceveva nove candele benedette da portare a casa e sarebbe stato assistito da San Michele Arcangelo in persona nell agonia e nella morte. Una tradizione votiva era quella dei Bilannuna grossi ceri, decorati di fiori e nastri che venivano portati in processione per sciogliere un voto. L offerta di candele e di olio per la lampada era nata in un periodo in cui, mancando ogni altra forma di Legato intimamente al culto di San Michele Arcangelo è il numero nove illuminazione, l altare del santo più venerato spiccava nelle chiese buie grazie alla presenza delle numerose candele dei suoi devoti. Per questo più grande era la grazia ricevuta, più grossa e pesante era la candela portata in processione. Un altra prumissioni era quella, tenerissima, dei San Michiluzzi: chi chiedeva una grazia prometteva di far vestire un proprio figlio come San Michele. Così si vedevano gruppi di bambini, un po frastornati, ma compresi nel proprio ruolo, che indossavano una tunica celeste al ginocchio, una piccola corazza di latta, l elmo, la spada il mantello e le ali, piccole raffigurazioni viventi del potente Arcangelo. La tradizione che ha superato l onda della modernizzazione, ed è arrivata sino ai giorni nostri, è quella del Viaggio a piedi scalzi. Partecipare a tutta la processione senza indossare le scarpe è una forma di penitenza molto diffusa: si mortifica il corpo e si sopporta il dolore e la fatica per elevare l anima. Ma è anche un modo per umiliarsi: in un mondo contadino in cui il possedere le scarpe poteva sottolineare la differenza tra il benessere e la miseria, camminare senza scarpe per fede era un modo per sentirsi tutti uguali dinanzi alla grande potenza di San Michele Arcangelo, il principe degli angeli.

18 18 Curiosità & San Michele Santini che passione! La collezione del Capitano Ricotta di Annalisa Giunta Una grande devozione e passione quella del nisseno Gioacchino Ricotta, capitano delle Real Maestranza dell anno 2012 appartenente alla categoria dei barbieri e gran cerimoniere, nei confronti del Santo protettore di Caltanissetta, San Michele Arcangelo, che da oltre 20 anni colleziona santini, statue, quadri, medagliette, francobolli, acquasantiere, penne, calendari, libri, foto dei luoghi di culto legati alla sua figura, oltre al bollettino ufficiale del Santuario del Gargano Michael essendo iscritto alla confraternita. Oggetti che Gioacchino Ricotta custodisce gelosamente nella sua casa come veri e propri cimeli. Questa passione ci racconta Gioacchino Ricotta è nata mentre mi trovavo in vacanza a Vieste, in Puglia, qui ho notato che ogni strada aveva un edicola votiva di San Michele. Essendo il Santo protettore della Puglia c era tra gli abitanti del luogo una sorta di gara a chi esponesse la statua più bella, così per scherzo mi sono messo a fotografarle e da lì ho pensato di collezionare tutte queste foto. Passione crescita nel tempo, tanto vero che ho cominciato a ricercare nei mercatini oggetti e documenti riguardanti il Santo e nelle chiese i santini raffiguranti San Michele e di recente ho anche cominciato a dipingere l immagine del nostro Santo Patrono. Un migliaio le immagini e le fotografie scattate in questi anni da Gioacchino Ricotta che raffigurano le statue e i luoghi di culto di San Michele nelle diverse zone dell Italia e all estero, mentre sono circa 600 i santini che con orgoglio ci ha mostrato, alcuni risalenti alla fine dell ottocento altri più recenti, provenienti non solo da Caltanisetta e da tutta la Sicilia ma anche dall estero: Spagna, sud America. Per me i santini afferma Ricotta rappresentano l immagine storica di San Michele. Una passione che io già avevo in passato, collezionando tutti i santini delle chiese nissene, e che poi ho focalizzato sul nostro patrono. Tra gli oggetti più curiosi collezionati in questi anni, un bicchiere di una famosa crema spalmabile alla nocciola, prodotto nel 2003, con l effige del Santo e la spiegazione del significato del nome Michele ( chi è come Dio ), recuperato a Tirano; mentre tra gli oggetti più antichi, oltre ai santini, il signor Ricotta ci ha mostrato un libro della fine dell ottocento scritto da padre Bonaventura da Sorrento, con immagini risalenti al 400 d.c. e un documento originale datato 1832 dell iscrizione alla confraternita Santa Carità dell Arcangelo San Michele della parrocchia San Paolo di Lisbona. L immagine di San Michele Arcangelo sia per il culto che per l iconografia, dipende dai passi dell Apocalisse. È comunemente rappresentato alato in armatura con la spa- da o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. A volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime, particolare che deriva dalla tradizione islamica, mentre l iconografia bizantina predilige l immagine dell Arcangelo in abiti da dignitario di corte rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o che pesa le anime, più adottata invece in Occidente. Un hobby quello del capitano Ricotta che molti familiari e amici conoscono e che cercano di assecondare regalando souvenir mirati, come la statua portata in dono dal fratello dall Andalusia e il quadro commissionato ad un artista e regalato dal figlio per il suo compleanno. Passione che il signor Ricotta condivide con il fratello Carmelo, assieme al quale in questo momento sta realizzando un elenco storico di tutte le opere che si trovano nelle chiese e nei musei italiani e con sua moglie, Maria Rosaria Cordaro, che lo a c c omp agna annualmente al Monte San Angelo a Foggia e nei suoi viaggi mirati a scoprire i luoghi di culto e a ricercare oggetti sacri. Ed è proprio mentre si trovava a Lourdes, in uno dei suoi viaggi, dinnanzi alla porta di San Michele che il capitano della Real Maestranza ha sentito un senso di serenità, ha capito di essere fortunato rispetto a tanta altra gente e ha deciso di intraprendere la strada del volontariato, accompagnando per conto dell associazione Alida, della quale fa parte da qualche anno, i malati oncologici negli ospedali per seguire la radioterapia e la chemioterapia. Dopo aver voluto, assieme al gran cerimoniere Gianni Taibi, che si riprendesse l antica tradizione della Real Maestranza di accompagnare il patrono nella processione dell 8 maggio, svoltasi per l ultima volta nel 1955 aggiunge Gioacchino Ricotta adesso mi piacerebbe realizzare una mostra tematica su San Michele esponendo tutto ciò che ho collezionato in questi anni e andare al Mont Saint Michel, situato presso la costa settentrionale della Francia, dove è stato costruito il santuario nel 708 in seguito alle tre apparizioni successive dell arcangelo San Michele..

19 19 C era una volta AVVISI GIUDIZIARI ù di Alessandro Maria Barrafranca A destra alcuni uomini, in prossimità dell Isola del Tondo, intenti alla realizzazione di funi. (Immagine tratta dal libro, Caltanissetta c era una volta, Associazione Marcel Duchamp, edizione Lussografica, Caltanissetta Durante l estate sono molti i nisseni che si riversano per strada in cerca di refrigerio, riunendosi in abituali zone di aggregazione. Tale consuetudine, invariata da secoli, offre l opportunità di dare uno sguardo a uno dei più frequentati luoghi, in cui, sul finire dell Ottocento, trascorrevano alcune ore di svago i nostri antenati. L area alla quale si fa riferimento si estendeva nella parte più alta dell antico quartiere di San Francesco e precisamente alle spalle della chiesa di San Giuseppe e sul sito in cui oggi sorgono, il palazzo provinciale e il plesso scolastico San Giusto. Si trattava di una piccola altura arenaria di proprietà comunale nella cui parte culminante si estendeva un piano di forma quasi circolare che il popolo indicata, non a torto, con il nome di ù Tunnu (il tondo). La collinetta principiando dal Viale Regina Margherita, dalla quale si elevava di circa otto metri, declinava verso ponente in direzione del piano della villa Amedeo e della chiesa della Madonna della Catena. Da questo caratteristico luogo, dove il Municipio aveva fatto collocare alcuni sedili in pietra La terrazza naturale dei nisseni Tunnu per rendere più confortevole la permanenza dei visitatori che andavano a prendervi ristoro, era possibile spaziare lo sguardo fra le circostanti vallate che si estendevano, dal castello di Pietrarossa alla montagna di Sabucina, dal castello di Pietraperzia al fiume Salso e dalle contrade di Santa Lucia e Gibil Abib alle città di Naro e Cammarata. Questa terrazza naturale costituiva, dunque, l antico belvedere dei nisseni che in massa, nelle calde serate della stagione estiva e nei giorni festivi, si recavano in comitive o a gruppi di famiglie, sul luogo per godere un po di refrigerio, portando l occorrente per fare una buona mirenna (merenda) e sorseggiare un buon sciascu (fiasco) di vino. «Ed era delizioso riferisce lo storiografo locale Michele Alesso - vedere tante famiglie, accoccolate alla meglio, ma piene di allegria, gioconde e sorridenti, alternare un boccone con un discorsetto o una burletta! E si rideva, si conversava, si scherzava in armonia sincera, amichevole, quasi fraterna». All altopiano si accedeva dalla zona delle Botteghelle (oggi tratto finale del Corso Umberto I che dalla piazza Garibaldi giunge al Viale Regina Margherita) attraverso la via Scaglione, ai tempi posta fra un nucleo di casette denominate appunto Isola Tondo, abbattute, per la somma di 900, al principio del secolo scorso. Nel 1870 avviati i lavori per la costruzione del palazzo provinciale, la Collina del Tondo venne spianata quasi interamente, pur se alcuni avanzi - spesso soggetti a frane come quella verificatesi nel 1874 che comportò l interruzione di lavori del palazzo provinciale A sinistra una foto dei primi anni del secolo scorso del palazzo provinciale, con accanto gli ultimi resti della Collina del Tondo. e quella nel marzo del 1902 che bloccò l ingresso alla caserma delle Guardie di Città - resisteranno fino alla costruzione dell edificio scolastico San Giusto. Il Tondo, rimasto nella mente dei nisseni anche per la fabbricazione delle corde svolte in tale luogo e che in seguito ne darà anche il nome a una delle vie adiacenti (vicolo Cordaro), ha rappresentato per lungo tempo un punto d incontro, d aggregazione, che ha fortemente influito sulle abitudini sociali dei nisseni, divenendo con il tempo, l emblema di una delle più caratteristiche espressioni popolari della città, tramandata, attraverso i secoli, in un patrimonio di usi, costumi oggi quasi del tutto dimenticato. TRIBUNALE DI CALTANISSETTA SEZIONE FALLIMENTARE Fallimento n. 1/04 INVITO A PRESENTARE OFFERTE IRREVOCABILI PER L ACQUI- STO DI BENI MOBILI Il curatore del fallimento n. 1/04 dichiarato con sentenza del vanta all attivo dei beni mobili e per gli stessi è interessato a ricevere offerte irrevocabili di acquisto. I beni posti in vendita sono così individuati: LOTTO 1 N 350 batterie alkaline marca Varta 420,00-5 confezioni di microcassette TDK da 3 ciascuna e 10 cassette TDK e BOSF 30, radiomicrofoni UK design no ,50-29 lampadine tascabili M e 39 torce Fluorescent Lantern 400, lampadine marche e tipi vari 5.400,00 TOTALE 7.154,50 LOTTO 2 N 75 orologi da parete (di cui 69 marca Diamantini Domeniconi e 6 di varie marche) e 1 orologio a cucù marca Diamantini Domeniconi 1.620,00 17 orologi da polso di varie marche 230,00 TOTALE 1.850,00 LOTTO 3 N 83 amache SVB matrimoniali e singole 1.000,00 12 tende canadesi marche varie 600,00 56 canotti, materassini e piscinette e 6 coppie di remi 1.000, zanzariere STERMINIO con ricambi 800,00 10 accendigas a batteria marca LIT 57, accendigas marca LIT 515, pompette travaso 200, starter 280,00 30 portavivande, di cui 27 Plein air e 3 3T 200,00 TOTALE 4.652,60 LOTTO 4 N 4 bistecchiere Howell Gran Grigliata art. GR ,00 2 ferri da stiro Howell 40,00 1 macchina per pop corn Howell HPC400 15,00 1 Friggitrice HOWELL FR850, 1 Tritatutto elettrico HOWELL HMC151, 1 Macchina da caffè TOPAZIO GAGGIA, 1 Stereo SAMSUNG con due casse e con radio, cassetta, CD 500,00 6 stufe elettriche DE LONGHI e SICAR e 10 carrelli in legno porta televisore-computer-hi fi 600,00 1 lucidatrice FERRARI 100,00 9 rasoi da barba a rete ed a batteria, di cui 7 BRAUN, 1 PHILIPS e 1 HITLONA + 6 testine rasoio PHILIPS 300,00 2 cordless SIRIO e 3 phon IMETEC, HOWEL, OLIMPIA 140,00 15 affilacoltelli elettrici KITCHEN SHAGENER 160,00 1 stereo per auto SONY XE-L 240 con radio e cassetta più 26 coppie casse per auto, più 7 pannelli per auto per montare le casse posteriori, più subwoofer PHONOCAR 1.300,00 TOTALE 7.154,50 LOTTO 5 N 112 sacchetti per aspirapolvere 800,00 92 custodie per cellulari, 28 batterie per cellulari, 25 alimentatori auto per cellulari, 36 alimentatori per cellulari da casa con e senza base 2.400,00 58 filtri friggitrice DE LONGHI 188,00 TOTALE 3.388,00 TOTALE VALORE COMPLESSIVO ,00 Copia integrale del presente avviso è visionabile sul sito e presso la Cancelleria Fallimentare del Tribunale di Caltanissetta. Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi al Curatore Avv. Francesco Costa con studio in Caltanissetta Viale della Regione n. 97 tel. e fax , Caltanissetta, Il Curatore Avv. Francesco Costa TRIBUNALE DI CALTANISSETTA ESPROPRIAZIONI IMMOBILIARI N.42/95. Si informa che il 31/10/2012 alle ore 12,30, il Giudice dell esecuzione,procederà alla vendita all incanto del lotto unico: casa in RIESI (CL) Via Felice Cavallotti, 72 e 74, su quattro elevazioni fuori terra, composta da garage a piano terra, piano primo, cucina, bagno e piccolissima lavanderia a piano secondo, due vani e piccolo ripostiglio a piano terzo;in catasto, foglio 34, particella 59 sub.1 e part.59 sub.2. Abusi edilizi relativi al terzo piano sanabili. Il prezzo base dell incanto in unico lotto è di ,00. Aumenti 1.000,00. Maggiori informazioni o tel avv. Claudio Ginevra. TRIBUNALE DI CALTANISSETTA ESEC. IMM. N. 87/07 R.G.E. Lotto 1 - Comune di Mussomeli (CL), Via Santa Maria della Provvidenza, 46. Fabbricato composto da garage, camera e servizio al p. terra, cucina, 2 camere e bagno al p. 1º, camera e sottotetto al p. 2º. In catasto: Fg 29, part sub 1; part 3767 sub ; part. 345 sub 2. Prezzo base: Euro ,50. Lotto 2 - Comune di Mussomeli (CL),. Terreno coltivato ad orto. In catasto: Fg 27, part 121. Prezzo base: Euro 1.500,00. Vendita senza incanto: 16/11/2012 ore 16.30, innanzi al professionista delegato Avv. Rita Iannello presso lo studio in Caltanissetta, Via M. Guttadauria, 6. Deposito offerte entro le 12 del 15/11/2012 presso lo studio del delegato. In caso di mancanza di offerte, vendita con incanto: 30/11/2012 ore 16.30, allo stesso prezzo base; aumento minimo Lotto 1 Euro 2.200,00, Lotto 2 Euro 75,00. Maggiori info presso il delegato tel. 0934/ h e su (Cod. A205130,A205131).

20 20 Fatti & Territorio di Fiorella Falci l esperienza napoleonica, si tornava all assolutismo, ma ci si rendeva conto che bisognava adeguare ai tempi nuovi l organizzazione dello Stato. Peraltro, la Sicilia aveva conosciuto la prima Costituzione liberale d Europa, nel 1812, quando, al riparo dalle invasioni napoleoniche, il Re di Napoli e di Sicilia si era rifugiato per più di un decennio in Sicilia, sotto la protezione militare e il protettorato politico degli Inglesi. Ed era stato proprio Lord Bentinck, il plenipotenziario di sua maestà britannica, ad ispirare la redazione di quella Costituzione che non venne graziosamente concessa dal Sovrano ( octroyeè come avvenne nel 1848 con lo Statuto Albertino), ma ampiamente discussa e votata dal Parlamento di Sicilia. Il vento della Restaurazione, appena tre anni dopo avrebbe spazzato via le speranze liberali, ma i Borboni capirono che bisognava in qualche modo ridefinire il rapporto tra lo Stato e il territorio, tra centro e peri- La fine del feudalesimo in Sicilia corrispose con l istituzione e la fedeltà. istituzionale ai diferia, se si voleva averne il controllo come rifermento delle Province: si chiamarono In Sicilia furono istituite sette Intendenze: versi livelli dell organizzazione Intendenze, e furono istituite dal re Ferdinando I di Borbone nell ambito di una riforma dei rapporti tra lo Stato e il territorio che viene definita dagli storici Monarchia amministrativa. Erano gli anni della Restaurazione in Europa, dopo l ondata rivoluzionaria Palermo, Catania, Messina, Trapani, Noto-Siracusa, Girgenti e Caltanissetta. Finalmente il centro dell Isola aveva un presidio istituzionale. Non solo le città costiere venivano considerate riferimenti di primo livello dello Stato ma anche il cuore dell Isola veniva sottratto ad so- ciale. Nel 1844 fu istituita la Diocesi, che rendeva autonoma la Chiesa nissena dalla secolare subordinacesi e zione alla Dio- di Agrigento, i Tribunali, i presidi delle Forze dell Ordine, e poi, dopo l unità d Italia, la stazione ferroviaria (nodo strategico delle comunicazioni all interno della Sicilia), la Camera di Commercio torniamo al feudalesimo? LaProvincia: un controllo del territorio che da secoli veniva esercitato dai feudatari e dalla criminalità. Per più di cinquant anni, dal 1756, i gruppi dirigenti nisseni avevano lottato per sottrarre la città e il suo territorio alla signoria dei Moncada, feudatari di Caltanissetta dal 1407, intentando quattro diversi procedimenti giudiziari presso la Corte reale di Napoli. Ma solo la fine della feudalità, abolita in Sicilia proprio con la Costituzione del 1812, liberava Caltanissetta dalla sottomissione feudale. Le Intendenze avevano poi un articolazione territoriale decentrata: i distretti e i circondari. Era una struttura istituzionale complessa, che per la prima volta costruiva sul territorio, tra le diverse comunità, rapporti amministrativi, giuridici, burocratici, pubblici e regolamentati, che si sostituivano alla mediazione nobiliare fondata sul privilegio o sull intimidazione. Dal 1816 il nostro territorio si è strutturato sempre più saldamente (nisseno, Filippo Cordova, il primo Ministro dell Agricoltura e dell economia dell Italia unita), il teatro, le banche, etc). La crescita connessa alla presenza delle istituzioni provinciali rispecchiava una crescita economica in quell Ottocento nisseno che era saldamente legata all industria mineraria, e quindi corrispondeva ad un modello forte di sviluppo del territorio, generatore di ricchezza e di capacità di interlocuzione con gli altri poteri. Oggi, e lungo tutta la seconda metà del secolo che è da poco trascorso, Caltanissetta invece ha trascinato prima lo sfaldamento di quell antico modello di sviluppo, poi la difficoltà a tenere insieme il proprio territorio provinciale (già decurtato nel 1927 con l istituzione della provincia di Enna) rispetto alle spinte localistiche e al rifiuto da parte dei territori periferici di un rapporto gerarchico-burocratico con un capoluogo che non veniva vissuto più spontaneamente come riferimento economico-so- cia- le-culturale e simbolico. Da qui lo smantellamento implacabile di tutta una serie di presenze istituzionali o dell economia pubblica (distretto militare, Banca d Italia, Telecom, ENEL, linee ferroviarie, etc. etc) indifendibili in un tessuto sociale ormai privo non solo della propria identità, ma anche rassegnato a non ricercarne una più moderna e capace di costruire un futuro. Oggi, il colpo di grazia: la spendingrewiew che impone l accorpamento della province secondo standard puramente contabili in termini di superficie e di popolazione. Se tutte le Province venissero abolite sarebbe più facile affermare un modello alternativo di gestione del territorio; ma così come si prevede ne scompariranno solo alcune, che diventeranno automaticamente territori di serie B. Se scomparirà la Provincia perderemo tutti gli insediamenti istituzionali sul territorio: Prefettura, Questura, presidi delle Forze dell Ordine, Soprintendenze, Aziende Sanitarie, Provveditorato agli Studi, Genio Civile, INPS, INAIL, Ispettorato Agrario, Ufficio del lavoro, Archivio di Stato, Camera di Commercio, etc, etc: una vera strage sociale, centinaia di posti di lavoro in meno; una ritirata irresponsabile dello Stato da un territorio in cui la presenza e la presa dei poteri criminali non sono mai venute meno e rischiano di dilagare incontrastate senza neppure una parvenza di resistenza legale. Ma per resistere e rilanciare non basteranno piagnistei campanilisti, che peraltro ancora nemmeno si sentono, così come fragoroso il silenzio dei parlamentari e del mondo politico che conta (?!). Per non scomparire come territorio capace di organizzarsi autonomamente e secondo un modello non più gerarchico-burocratico (che nessun Comune accetta più), ma di rete di servizi funzionali, bisognerà essere capaci di pensare ad un modello adeguato ai tempi e alle risorse. Ottimizzando le competenze delle Province, che la Regione autonoma siciliana dovrà pur ridisegnare, eliminando i Consigli, le Giunte e i Presidenti e facendo rifermento direttamente ai Comuni, ma eliminando soprattutto le istituzioni collegate (gli ATO idrico e ambiente bastano come esempi?), costosissime per i cittadini sia per le tariffe che per gli apparati. Ambiente, acqua e viabilità potrebbero essere le uniche funzioni delle Province rinnovate, pensate per il resto come coordinamenti delle azioni dei Comuni: si concentrerebbero le risorse pubbliche senza duplicazioni e si eliminerebbe il sottobosco politico senza decapitare la capacità di autogoverno dei territori. Altrimenti, torniamo al 700: la Sicilia con le città soltanto sulle coste, all interno controllo del territorio ai poteri neofeudali e alla criminalità, Caltanissetta sempre più lontana e sola non solo dallo Stato, ma dalla democrazia, dai diritti, dalla legalità, dallo sviluppo. Che cosa importerebbe di noi e a chi, quando saremo diventati provincia di Agrigento? Non possiamo permetterci un fallimento così definitivo.

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