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1 At 4,31-33 Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza. La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Partendo da questo testo della Parola di Dio, cerchiamo di cogliere tutta l energia che esso sprigiona perché è da qui che partono le nostre relazioni; è sulla Parola che si forma la comunità, che vive, annuncia e condivide. Il nostro cammino è vero quando crea appartenenza e senso di responsabilità, quando dispone le persone a lasciarsi incontrare da Gesù, quando favorisce le relazioni che creano comunione, solidarietà, condivisione, fraternità attraverso il coinvolgimento personale, e le rende discepoli di Cristo, missionari in Gesù missionario del Padre. Un punto forte per costruire la comunità sta nella forza del: TUTTI INSIEME lavoriamo, ed è soprattutto l'amicizia e la fraternità tra di noi che trasmettiamo agli altri e che testimonia quel Gesù Salvatore che vogliamo annunciare. Un altro punto forte del gruppo è che ognuno ha messo e metterà ciò che di bello ha; ognuno ha messo e metterà a disposizione degli altri le sue potenzialità: questa è la CHIESA che vogliamo e di cui gli uomini hanno bisogno: UNA CASA PER TUTTI! In questa CASA ogni persona ha il suo posto e la sua missione. LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 1

2 SPIRITO DI CORPO SPIRITO DI FAMIGLIA ( ) Voi siete Laici Missionari della Consolata e partecipate di questo nome (Consolata) che per l Allamano è il nome e cognome per noi, è tutto, basta dire Consolata e diciamo la nostra identità. Si può parlare per voi, come Laici Missionari della Consolata di vocazione sì o no? Quando si parla di vocazione si parla di carisma, cioè di una grazia speciale con la quale Dio ti chiama per un modo, una identità particolare di vivere e di operare come cristiano, ma ti dà anche la capacità di capire e di operare, ti fa e ti costituisce: vocazione. Si può parlare di vocazione comune? Per noi Missionari della Consolata e anche per le Suore si può parlare di vocazione comune perché il Concilio insiste per noi su questo argomento e cioè noi non siamo chiamati come individui a vivere il carisma isolatamente, è come per il Battesimo: è una vocazione comune. Come cristiani siamo chiamati a vivere e a operare in comunione con gli altri. Io sono stato chiamato dal Signore, dallo Spirito per vivere in questo Istituto che ha questo particolare padre che è l Allamano, che ha infuso questo spirito e con dei particolari confratelli che io non ho scelto, ma sono miei fratelli e io con loro devo vivere e operare. Quindi è sbagliato sceglierci i confratelli con cui vivere, le comunità non sono fatte spontaneamente, sono già costituite come tali. Se per essere più liberi ognuno scegliesse la propria comunità direbbe il contrario della nostra identità, noi siamo tutti per essere con tutti. Si può parlare di vocazione comune per voi LMC? Io dico di sì. È un discorso quello della partecipazione dei laici ad un carisma che è ancora in discussione anche in altri istituti e deve essere approfondito. Voi siete qui perché avete sentito il desiderio, magari solo per partecipazione o perché un altro vi ha invitato, ma voi non siete qui come individui singoli e non siete insieme perché facciamo due giorni insieme, ma dobbiamo credere che voi, partecipando a questo gruppo di Missionari Laici, siete stati invitati dal Signore a partecipare LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 2

3 insieme e a condividere questa spiritualità che poi, come conseguenza, potrebbe anche diventare condividere qualche iniziativa di collaborazione, ma prima è condividere una mentalità, un modo di pensare. La stessa stima che abbiamo per l Allamano è motivo di unità tra di noi. Mi fa piacere quando sento da voi che conoscete l Allamano, che gli volete bene, che lo stimate, che vi dispiace che non è da tutti conosciuto. Si può parlare allora di una vocazione comune? Avendo questo stesso desiderio di partecipare a questo gruppo che ha un fine comune, una spiritualità comune, le cose che ho detto, le ho dette per tutti, con la stessa intensità, ognuno le percepisce secondo la propria spiritualità, anche secondo il proprio carattere, ma il valore è identico per tutti, non è che l Allamano sia più mio o più tuo. Poiché il Concilio ha chiesto di ritornare allo spirito e di approfondirlo, abbiamo cominciato noi preti a parlarne, ma anche le suore hanno lo stesso diritto, la stessa capacità perché hanno la stessa affezione, stessa stima di parlare dell Allamano come noi, perché io sono un figlio loro sono figlie. Ma applichiamolo anche a voi: il fatto di avere una vocazione comune, un Padre comune che ci comunica uno spirito, un fine di vita spirituale, ci dà comunione, è un legame. Se adesso vi incontro per la strada noi abbiamo già un legame. Quando ero rettore al Collegio Urbano, venivano a scuola una volta alla settimana delle Missionarie della Consolata da Nepi che io non conoscevo, ma le riconoscevo dall abito e dal crocifisso. Loro però non mi conoscevano e io le chiedevo: Ma che suore siete voi? e loro mi rispondevano Missionarie della Consolata Mai sentite! Che cos è Consolata? Ma avete un fondatore o una fondatrice? Chi è? L Allamano Mai sentito, c è questo beato nella Chiesa? e facevo domande finché avevo il coraggio di tenerle lì e poi mi rivelavo. LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 3

4 Vedendo quelle ragazze che erano Missionarie della Consolata che non avevo mai visto, le volevo bene subito perché pensavo: queste figlie si sono formate con i miei stessi sentimenti, hanno un ideale comune, siamo identici nel cuore, anche se non ci siamo mai incontrati: questa è la vocazione comune, questa è la comunione interiore, questa è la partecipazione allo stesso fine, allo stesso spirito. E chi ci dà questa garanzia è questo Padre comune, è lui la garanzia, perché se non avessimo lui noi saremmo degli orfani e i fratelli anche quando il papà non è più presente sono ancora fratelli perché è il padre che ci fa fratelli all inizio e, il suo ricordo, mantiene uniti ancora ora, volendo bene a lui ci vogliamo bene tra di noi. Sembrano cose da poco, ma sono profondissime se ci danno una identità, quindi c è questa identità tra di noi e il fatto che noi siamo missionari abbiamo anche questo mandato comune che parte dal Signore, ma a noi è trasmesso attraverso questa persona che è l Allamano che a nome della Chiesa ci dice siete missionari, quindi avete lo spirito missionario, siete dei mandati, poi ognuno lo realizza come può secondo la propria condizione, ma lo siete. Questo ci dà un concetto di appartenenza. Il concetto di appartenenza è uno dei valori più grandi che esista perché io appartengo alla mia famiglia, quando voglio riposarmi, quando voglio fare veramente le ferie, vado nel mio ambiente, lì mi sento a mio agio, non devo tenere nessun contegno, nessuno per parlarmi mi dà del lei, lì sono io, sono con i miei, uguale ai miei, ci parliamo come vogliamo, è il mio ambiente, è casa mia. Quando noi siamo nel nostro gruppo, siamo in questo gruppo a cui apparteniamo, tra di noi siamo spontanei e finché non c è spontaneità non c è totalità di appartenenza, quindi l appartenenza vuol dire non soltanto un mio legame che mi dà delle responsabilità, per cui io devo lavorare, guai se non vengo, no, prima di tutto è sono a casa mia, siete i miei fratelli. L appartenenza è questa comunione interiore, ma che si manifesta anche all esterno, perché se io appartengo soltanto in teoria, vagamente, ma non mi incontro mai, se io non telefono mai ai miei fratelli, se non li vado mai a trovare, che fratello sono? LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 4

5 Un amore è vero quando ha un segno, una espressione, anche se non sempre è possibile per questione di distanza, in un modo o nell altro l appartenenza si esprime. Il fatto di essere venuti qui questi due giorni, il fatto di guardarsi in faccia e dire siamo noi, abbiamo questo ideale, quando diciamo Allamano diciamo un nome che conosciamo, a cui siamo legati interiormente, quando vediamo uno lo salutiamo, queste sono cose belle, dobbiamo accettarla questa realtà. Appartenere a un gruppo è una ricchezza, non è un peso, se è un peso vuol dire che non ho ancora una vera appartenenza, vuol dire che sono ancora legato come quando sono iscritto a una società o sono un impiegato. L appartenenza è spontanea, si fonda sull amore, si fonda sulla stima, fa parte della mia identità. L Allamano chiamava tutto questo fin dall inizio spirito di corpo, perché lui partiva da un esperienza: allora molti missionari piemontesi andavano in America sia del sud che del nord ad accompagnare gli emigrati e molti di questi sacerdoti tornavano dopo un po di tempo con delle esperienze di solitudine, erano in un posto nuovo non c erano punti di riferimento, non si erano pienamente realizzati e questo lui lo ha percepito molto e ha aiutato molti di questi a sistemarsi interiormente e ha capito che ci voleva un gruppo, un punto di riferimento, una formazione comune, un ideale comune, uno spirito comune, delle guide comuni, insieme facciamo la missione. Il Concilio, sul decreto delle missioni, ha insistito su questo concetto, ma lui lo ha detto prima che facessero il decreto ad gentes. Una vocazione comune vi raccoglie e l attività missionaria non si svolge da soli e l Allamano lo continuava a dire e scriveva in Africa nessuno si illuda: uno dei motivi per cui la Santa Sede ci ha approvati così in fretta, è perché avete operato insieme, secondo delle direttive comuni. Guai a quel missionario che, forte delle sue convinzioni, pretende di far le cose da solo. È meglio arrivare in ritardo, ma arrivare insieme LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 5

6 Questo concetto di spirito di corpo è molto importante. Chi dà l unità, la comunione, l appartenenza (che è un fatto prima interiore, poi esteriore)? Ho letto una domanda del questionario che è stato dato relativamente al fatto se sia il tempo o no di fare uno statuto. Non so che cosa farete, ma io trovo una realtà che siete già uniti, non so fino a che punto tutti, ma trovo una unità e non la trovo perché vedo che siete amici, ma perché parlando con voi ho sentito che avete più o meno le stesse idee. Prima di fare una organizzazione giuridica, c è già una comunione di base, che è quella che conta: l appartenenza non è avere uno statuto, ma l appartenenza o c è dentro o non si fa con le regole. Chi ci dà la certezza di averla dentro? Se abbiamo la certezza di avere avuto un dono dal Signore che ci ha chiamati ad appartenere a questo gruppo, con questo spirito, sappiamo che in questo gruppo c è un padre che è vivo. Quando sarò in cielo farò ancora di più Quando sarò in Paradiso sarò sempre dal pugiol (balcone) a guardarvi e a benedirvi. L Allamano c è ed è vivo: questo dà una garanzia, ma anche il fatto che in questo gruppo c è uno spirito, c è una mentalità. Questo senso di comunione, di appartenenza interiore, precede quella esterna. La responsabilità di cui si deve anche parlare è prima una responsabilità interiore di appartenenza interiore, perché se a qualcuno di voi non gliene importasse niente, si interroghi, non lo venga a dire in pubblico, ma si chieda: ma io che grado di comprensione ho di questo mio modo di essere, di appartenere? La responsabilità non è tanto il fatto che ci siamo accordati esternamente o c è uno statuto che ci dice abbiamo queste responsabilità, ma la responsabilità è un fatto interiore. LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 6

7 Se le cose le hai dentro, ti vengono fuori spontanee, quindi la responsabilità delle cose che facciamo, di appartenere, di essere fedeli a noi dobbiamo averla dentro. Quindi il nostro sforzo è di maturare dentro, vale per tutte le cose, per la famiglia, per il lavoro, il resto è un legame esterno a cui noi a volte voltiamo le spalle, ma se l abbiamo dentro la regola esterna diventa un accordo sociale. La forza che mi fa essere retto, coerente, onesto è dentro. Il nostro Fondatore ci dà dentro dei valori e questi ci danno il senso di appartenenza e di responsabilità. Il voler bene all Allamano quindi per noi non è un lusso, non è la stima, non è la gloria soltanto, è una garanzia interiore. dal gruppo alla Comunità Atti 2:41-46 Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone. Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore. Noi, per comunità, intendiamo persone che non solo formano gruppo, ma che hanno come riferimento: l ascolto della Parola, l unione fraterna, la frazione del Pane, la Preghiera e attenti agli altri secondo il bisogno di ciascuno. LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 7

8 Per vivere questi valori fondamentali, cristiani, cui ciascuno di noi fa riferimento, ci facciamo aiutare dall Allamano che per noi è PADRE, perciò ci dà una spiritualità, uno stile di vita, un riferimento alla MISSIONE specifico, unico. Ciascuno LMC risponde individualmente alla sua personale chiamata, ma la vive non da solo, non isolato, ma insieme. Laici Missionari Consolata: Insieme L Allamano ha fondato due Istituti dando loro la caratteristica del corpo unitario e della famiglia unita. I suoi Figli e Figlie dovevano essere missionari insieme e non isolati. La Famiglia IMC/MC e LMC è composta dall Allamano, che si sente ed è padre con una paternità perenne, e da noi, che siamo fratelli e sorelle. Leggiamo un testo emblematico, che contiene parole pronunciate alle suore, in occasione di una partenza di missionari,.il : «[...] è niente l' essere piuttosto in un posto che in un altro...siamo tutti missionari, siamo tutti insieme, facciamo tutti una cosa sola, come se fossimo tutti qui, tutti al Kenya, tutti al Kaffa, tutti all'iringa» Per lui, un Istituto di missionari doveva essere e operare "tutto dappertutto"! Esaminiamo questo tema, dividendolo in punti: anzitutto, il senso di appartenenza ad un "gruppo di missionario"; poi il valore della comunione per l'attività missionaria; ancora, quali sono gli atteggiamenti da avere in una famiglia di missionari e, infine, alcuni rilievi sulla paternità del Fondatore nel contesto della nostra famiglia. a. Il senso di "appartenenza" alla famiglia. Il senso di appartenenza all'istituto ha una ragione di fondo: la certezza che,all origine della nostra famiglia missionaria, c'è lo Spirito di Dio che opera e che cementa. Non ci siamo "costituiti" da soli! Il Fondatore ha insistito molto su questo spirito, partendo dall' amore alla propria vocazione. Da questo amore logicamente scaturisce l'amore all'istituto: Sentire che l Istituto è il più adatto a me non è LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 8

9 superbia, ma coscienza della propria vocazione, che non è generica, ma indirizzata a questa famiglia, che ha un suo specifico fine e questo determinato padre. Riporto due testi del Fondatore, presi dalla conferenza del Il primo è: «[...] apprezzare le grazie che il Signore ci fa in questa casa. Non stare lì indifferenti come si starebbe in un altro collegio. No! Questa è una casa di apostoli, destinata alla formazione di apostoli. Voi dovreste sentirvi santamente superbi di essere in questa casa, di appartenere ai missionari». Come si vede, l'accento è posto sulla casa di apostoli, quindi sul binomio inseparabile per l' Allamano: famiglia-missionari Il secondo testo: «In secondo luogo: amarla la vocazione, proprio di cuore. [...] non vergognarsi di essere missionari; ma sentirsi contenti di essere missionari, di appartenere all'istituto delle Missioni della Consolata: amare la vocazione proprio di cuore» Qui l'accento è posto sul binomio amore-vocazione", che viene specificato in amore-istituto. b. "Insieme" per la missione. Nella convinzione della Chiesa, l'attività missionaria è intrinsecamente "azione comune". Alla base di questa esperienza c'è senza dubbio la complessità della missione, ma c'è pure una ragione teologica, cioè: l'attività missionaria è opera di Chiesa e, in quanto tale, deve essere svolta in modo ecclesiale, comunitario e in obbedienza ai Pastori. L'individualità, intesa come azione isolata, fa a pugni con l'identità stessa della missione. Nel nostro Istituto questa convinzione è chiara fin dalle origini. Il punto di partenza è lo spirito di corpo, completato con lo "spirito di famiglia". Con "Spirito di Corpo" il Fondatore intendeva sottolineare l'unità soprattutto di azione dei suoi missionari. Ecco il testo forse più significativo, che appartiene al suo manoscritto per la conferenza del!'8 LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 9

10 maggio 1921: <L unione fa di una.comunità un esercito ben ordinato ed agguerrito da vincere il demonio. Immaginare l'istituto come un "corpo" appartiene, dunque, al criterio della fondazione e fa parte del carisma. Sulla bocca dell'allamano, in linea generale, la locuzione "spirito di corpo" ha, dunque, una connotazione spiccatamente operativo-apostolica, mentre "spirito di famiglia" si riferisce piuttosto alla vita interna della comunità. Le spiegazioni che l Allamano dà della sua idea di un Istituto pensato come un corpo sono molte e variegate. A volte lo spiega usando le categorie del corpo fisico. Altre volte, quelle del corpo morale. L 'idea del "corpo mistico" può essere stata di ispirazione, se pensiamo che il Fondatore, parlando di questo argomento, ha valorizzato volentieri i testi paolini che si riferiscono appunto al corpo mistico. C'è, inoltre, uno stretto legame tra spirito di corpo e ubbidienza apostolica, come appare dalla famosa lettera circolare del 2 ottobre 1910: «Altro carattere del lavoro di missione è la concordia. L 'unione di mente e di cuore mentre rende leggera la fatica, fa la forza ed ottiene la vittoria. Guai al missionario che tenace del proprio giudizio non sa rinunziare alle proprie viste per accettare cordialmente quelle della maggioranza dei compagni e più ancora quelle dei superiori». La conseguenza è che fa parte del carisma l'idea di unità applicata alla vita e al lavoro, per cui, nell'istituto, non si concepisce un/a missionario!a che si muova isolatamente. L 'unità tra noi e con la Chiesa è una caratteristica originaria. c -"Insieme" con atteggiamenti propri. Prima di "lavorare insieme", bisogna "essere-vivere insieme". Il Fondatore ha insegnato come si vive in una famiglia di missionari. Ecco, dunque, in sintesi, i principali atteggiamenti per stare insieme, in modo da poter garantire, poi, l'opera in comune. - Aiutarsi nella santificazione, non santificarsi da soli. Spiegando il "fine primario" dell'istituto, il 16 novembre 1913,.dice con calore: «[...] uno, venendo qui, deve prima di tutto farsi santo "santificazione dei LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 10

11 suoi membri non di qualcuno, ma di tutti [...]. Se alcuni non tendono, non si ottiene il fine primario. Di tutti per non fare un torto, tutti sono membri e devono farsi santi, devono aiutarsi. M' è venuta in mano una regola che diceva che per la santificazione di un individuo deve mettersi in aria tutta la comunità, e mi pareva spinta, ma no, se studiate bene è così, tutta la Comunità deve accorrere». - Pregare insieme. Il 28 maggio 1916, Il Fondatore spiegando che le "Rogazioni" sono preghiere pubbliche, si domanda: «Ebbene, che cosa vuol dire questo? Miei cari?! La Chiesa vuole che preghiamo, preghiamo, preghiamo! Questo indica il bisogno che abbiamo di pregare; e non solo individualmente, ma in corpo. Sono le preghiere pubbliche che sono più facilmente esaudite: dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. Tanto più quando c'è una moltitudine, quando c'è tutta la Chiesa». Parlando dello "Spirito di preghiera" alle suore, il 23 ottobre 1921, dice una frase forte, che deve essere compresa: «Le preghiere comuni devono sempre essere preferite alle nostre particolari. Il Signore ha detto che si troverà dove saranno diversi radunati a pregare. Non vi rincresca lasciar di finire il Pater o qualche altra preghiera che state dicendo, per rispondere anche un Amen con le altre». Si potrebbe continuare ad elencare questi atteggiamenti. Una bella sintesi la troviamo nella conferenza del : «E questo si trova spiegato nella Sacra Scrittura, dove si dice che bisogna: 1) Fiere cum flentibus. 2) Gaudere cum gaudentibus. 3) Sopportarsi a vicenda: alter alterius onera portate. 4) Aiutarci a vicenda. 5) Perdonare le offese.». d. -"Insieme" ripensando alla paternità del Fondatore. Ci siamo più volte richiamati alla paternità dell'allamano nei nostri confronti. Qui la vogliamo ancora una volta evidenziare, però sotto la particolare angolatura del rapporto con noi, come missionari "insieme". Ecco quanto si può affermare: Il Fondatore è Il Padre ", in quanto, fedele allo Spirito, ha dato vita alla nostra famiglia di missionari. Noi siamo stati chiamati ad LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 11

12 appartenere a questa famiglia, che è garantita, anche oggi, da questa paternità coerente all'ispirazione originaria. Il Fondatore è Padre" perché, oltre a dare la vita, ha educato, figli, cioè ha trasmesso la particolare modalità di vivere la vocazione missionaria in comune, come famiglia. A noi spetta di essere coerenti a questa.'cultura missionaria" insita nella nostra famiglia, che in concreto è la formazione che abbiamo ricevuto. Il Fondatore è Padre" non soltanto nel momento iniziale, ma durante il percorso che la famiglia compie. Il padre è sempre padre!.la famiglia è sempre famiglia, a condizione che non si discosti dal padre. La forza generativa del Fondatore non è sua personale, ma l ha ricevuta da Dio. Ne consegue che lui è padre in spirito di fede e noi siamo figli e famiglia nella fede. Ciò che. ci lega è la sicurezza che D1O ci ha chiamati assieme e ci manda assieme, attraverso la mediazione del Fondatore e dell'istituto. La paternità del Fondatore ha una connotazione escatologica. Lui è glorificato in Cielo, come capostipite della nostra famiglia. La famiglia si riunisce poco alla volta in Cielo, dove figli e figlie, al termine della loro giornata lavorativa di operai della vigna, tornano a riposarsi per sempre. In conclusione: più siamo legati al Fondatore, più saremo legati tra di noi, come fratelli/sorelle «di una stessa vocazione, [...] di una stessa speranza». (P. Francesco Pavese) LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 12

13 L'IMPORTANZA DEL BOSCO Tutti i maestri dicono che il tesoro spirituale è una scoperta solitaria. Perché, allora, stiamo insieme? Domandò uno dei discepoli al maestro Sufi Nasrudin. Voi state insieme perché un bosco è sempre più forte di un albero solitario, rispose Nasrudin. Il bosco mantiene l'umidità dell'aria, resiste meglio a una tempesta, aiuta il suolo a essere fertile. Ma ciò che rende forte un albero è la sua radice. E la radice di una pianta non può aiutare nessun'altra pianta a crescere. Stare insieme nello stesso proposito, e lasciare che ciascuno cresca alla propria maniera, è questo il cammino di coloro che desiderano comunicare con Dio. (Paulo Coelho) LMC 25 ottobre da GRUPPO LMC a COMUNITA LMC pag. 13

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