Volontariato. il linguaggio del dono. confini. senza. Åna Termar NOTIZIARIO DELLA CROCE ROSSA DEGLI ALTIPIANI

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1 senza confini Åna Termar NOTIZIARIO DELLA CROCE ROSSA DEGLI ALTIPIANI n. 15 novembre 2008 Per questo ci conviene, come l aria all aquilone e le ali all aquila, annunciare al mondo il gratuito, noi che sappiamo di non aver nulla che non ci sia stato donato Volontariato il linguaggio del dono

2 Anno 2, Numero 15 novembre 2008 senza confini Åna Termar NOTIZIARIO DELLA CROCE ROSSA DEGLI ALTIPIANI n. 15 novembre 2008 Per questo ci conviene, come l aria all aquilone e le ali all aquila, annunciare al mondo il gratuito, noi che sappiamo di non aver nulla che non ci sia stato donato Volontariato il linguaggio del dono redazione Erica Basso Luisa Cortese Giuliano Mittempergher Fiorenzo Nicolussi Elena Plotegher Silvana Rella sommario EDITORIALE AAA Volontari cercasi p. 3 LEGGI Pacchetto sicurezza: quello che è utile sapere p. 5 UN LIBRO AL MESE La casta bianca p. 7 TESTIMONIANZA La conclusione delle nostre interviste p. 8 sull immigrazione Il mondo delle badanti p. 10 Ultimissime dal Nazionale p. 12 dal Trentino p. 13 dagli Altipiani p. 14 sede redazione Folgaria Via Papa Giovanni XXIII, 2 Publistampa Arti grafiche - novembre 2008 carta ecologica con cellulosa proveniente da foreste amministrate, sbiancata senza uso di cloro Volontariato è preparazione costante: i nuovi allievi dell'ultimo corso si stanno esercitando

3 EDITORIALE 3 AAA Volontari cercasi di Giuliano Mittempergher Alcune settimane fa su un settimanale a diffusione provinciale ho letto un annuncio che mi ha incuriosito: AAA cercasi volontari per associazione umanitaria. Era la prima volta che leggevo un annuncio di questo tipo. Allora è proprio vero, il volontariato è in crisi. E nemmeno il Trentino, terra di volontari, non si può chiamare fuori. E non ci consola il fatto che non è solo un problema di Croce Rossa o dei paesi montani. È una crisi vocazionale che ha radici più profonde e che semmai da noi, vista la scarsità di popolazione giovane e l emigrazione verso il fondo valle, si acuisce ancora di più. Le adesioni al secondo step del corso per volontari non superano le quindici unità su tutti e tre i comuni degli Altipiani. Alla fine la speranza è che rimangano tutti, la realtà è che molti se ne andranno. Inoltre, per i tanti motivi che la vita ci pone davanti, anche qualche volontario veterano se ne va e non sempre si riesce a sostituirlo con nuovi ingressi. Non abbiamo dati certi a livello di Altipiani sulla situazione del volontariato. Certo che le facce che si vedono sono sempre le stesse, spesso in più associazioni, l età avanza e il futuro non si presenta roseo. Sperare che il problema si possa risolvere con accorati e ripetuti appelli, coinvolgendo parroci e sindaci, è illusorio. La crisi del volontariato, a detta di molti sociologi, nasce innanzitutto dalla società nella quale viviamo, dalla cultura e dallo stile di vita della popolazione, dal valore che ognuno di noi dà al proprio tempo; e infine dagli ideali e dalle motivazioni che ispirano le nostre azioni. È evidente che se i mass media ci spingono verso uno stile di vita dove i valori sono solo la possibilità di spendere, di apparire, diventa difficile pensare che ci sia posto anche per accorgerci di chi sta ai margini, di chi non ha le nostre possibilità, o di ha bisogni primari non soddisfatti, come l assistenza sanitaria, cui non sempre può sopperire l ente pubblico. Tutto diventa un diritto. Siccome paghiamo le tasse lo Stato deve darci tutti i servizi. In uno degli ultimi numeri, il periodico Focus, con un articolo dal titolo Volontariato la grande fuga, analizza questo fenomeno che riguarda tutte le società occidentali. Secondo l autore, in Italia sono due milioni circa i volontari in meno registrati negli ultimi anni, ma soprattutto, ed è questo il dato preoccupante, il calo si registra tra i giovani. Per di più, anche chi resta dedica meno tempo. Sempre secondo l articolista, a fronte di un calo del 15% di volontari si registra un aumento del 20% degli egoisti dichiarati, di quelle persone cioè che tranquillamente dichiarano di non avere tempo per gli altri, che la vita è loro e che vogliono viverla senza preoccuparsi delle sfighe altrui. E il problema non è soltanto etico. Il punto è che il terzo settore, il cosiddetto mondo del non profit, fattura circa 40 miliardi di euro l anno. Cosa vuol dire, allora, avere due milioni in meno di braccia, gambe, occhi che gratuitamente guidano ambulanze, trasportano carrozzine, puliscono boschi, distribuiscono pasti, si occupano dei sette milioni circa di utenti delle organizzazioni di volontariato? Da un indagine del settimanale Vita, specializzato in temi sociali, è emerso che da tre anni in Italia si assiste a un depauperamento del numero dei volontari, soprattutto nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni. A confermarlo ci sono i dati. L ultima indagine nazionale è stata condotta da Astra Ricerche. Il sociologo Enrico Finzi, che ha coordinato il lavoro, chiarisce il metodo: «Siamo partiti da una definizione precisa di volontariato: cioè l impegno personale non retribuito a favore di soggetti bisognosi o di buone cause, esclusi i dipendenti del terzo settore che percepiscono un reddito ed escluse le donazioni. A quel punto abbiamo chiesto a un campione rappresentativo come sono cambiati i comportamenti dall aprile del 2006 all aprile del I risultati non incoraggiano». Oggi, stando al sondaggio, i volontari sono , ma nel 2006 erano in più. Al calo generalizzato del 15%, va aggiunto il calo di intensità: «Rispetto al passato, dedico meno tempo» ha risposto il 19% di chi si è sempre impegnato. Diminuiscono giovani e adulti, crescono gli anziani (+11%): il paradosso è che i 60-75enni che prestano aiuto sono più numerosi dei coetanei che lo ricevono. E sono diventate più egoiste le città con più di abitanti, dove la rinuncia al volontariato segna -20%. Perché si fa meno? Per logoramento (7%), per difficoltà economiche (15%), per problemi di lavoro o familiari (8%), per sfiducia e delusione dopo i grandi scandali (13%). «Quel che colpisce è il 9% che ammette di non volersi impegnare per egoismo: con candore e faccia tosta ammettono: penso solo ai fatti miei. E anche quanti rispondono che non hanno tempo (19%) nascondono spesso una scusa» prosegue Finzi. In questa indagine il Trentino ci fa ancora una bella figura. I volontari intensi infatti (media nazionale 22%) sono concentrati in Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia (25%). I grandi egoisti sono più presenti in Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna (42%, mentre la media nazionale è

4 4 EDITORIALE del 36%). Eppure una bella eccezione viene proprio da Roma, dove è radicata la Comunità di Sant Egidio. Ai suoi pranzi di Natale, tra il personale che serviva ai poveri, fino a poco tempo fa si potevano trovare tipi come Jim Nicholson, ministro dei Veteran s Affairs nell amministrazione Bush (all epoca ambasciatore Usa presso la Santa Sede) o la giornalista Lucia Annunziata. Parla per tutti Paolo Ciani, volontario della Comunità: «Sant Egidio è ancora una realtà di volontariato puro, dove la gratuità è centrale. Siamo presenti in settanta paesi con volontari, qui in Italia. Il calo? Non so se chiamarlo così. È cambiato l approccio. Prima sembrava normale dedicare tempo agli altri. Adesso manca questa naturalezza». Meno giovani. Anche la Caritas, che per missione forma i volontari, ha notato la flessione. «Il volontariato cattolico conta oltre duecentomila persone, metà delle quali vengono dalle parrocchie: operano con gli anziani, nelle comunità terapeutiche, con gli immigrati, i detenuti, i malati di mente...» osserva monsignor Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana. «La flessione c è e riguarda soprattutto i ragazzi. Noi la leghiamo a due fattori: precarietà e mobilità. Chi rincorre lavori saltuari non può disporre del tempo libero come vorrebbe. E poi c è la mobilità: il dover cambiare città all improvviso per lavoro non ti aiuta ad impegnarti». Monsignor Nozza lamenta anche scarsi investimenti nel servizio civile da parte dello Stato. «Arrivano molte più domande di quante se ne riescano ad accogliere. Alla Caritas Italiana e a quella diocesana sono stati assegnati quest anno 1578 posti, 78 dei quali all estero. Bisognerebbe creare molte più opportunità». Tra gli italiani stanno crescendo tre convinzioni: credono che dei malati, poveri ed emarginati debbano occuparsi le istituzioni (aumento dal 42 al 50,3%); che pagando le tasse già assolvono al loro compito con gli ultimi (dal 26 al 34%) e che ci sono già tante organizzazioni impegnate in questo (dal 17 al 27%). Anche in Croce Rossa non si sta meglio. Parlando con i molti volontari esterni che transitano da Folgaria si sentono grandi numeri sulla carta, ma pochi e in calo i numeri dei volontari attivi. E anche la disponibilità a uscire dalla propria sede per fare esperienze di volontariato in altri gruppi è in forte calo. E in Trentino? A parte la nascita della Sezione femminile di Folgaria, fatto molto positivo riconosciuto a livello provinciale, sono anni che non nascono nuovi gruppi. Ma soprattutto alcuni dei gruppi storici hanno fortemente ridimensionato il loro impegno nel servizio 118. Per non parlare poi delle altre componenti dove la stagnazione è completa. Anche nella nostra provincia l età media è aumentata: segno che entrano più anziani che giovani. Che dire di tutto ciò? Sicuramente non saremo noi degli Altipiani a invertire questa tendenza. Come si è visto, è legata a fattori sociali trasver- sali a tutti i settori e presente più o meno accentuata in tutta Italia. Ricette infallibili non ce ne sono. Limitare l erosione è possibile partendo dalle ragioni per le quali siamo nati nelle nostre comunità. È illusorio pensare che la nostra presenza possa essere sostituita dall ente pubblico per il semplice fatto che, pagando le tasse, deve corrisponderci questo servizio. Se non ci fossimo, il servizio sarebbe sicuramente garantito perché è un obbligo di legge; ma la qualità, le disponibilità, l organizzazione attuale dobbiamo scordarcela. Inoltre, partendo dai nostri sette principi, che pongono al centro la persona, possiamo ritrovare le ragioni e le motivazioni della nostra presenza. E non solo come necessità e bisogno. Ma come risposta coerente ad alcune derive culturali che purtroppo anche sugli Altipiani cimbri sono presenti. E per questo serve ripensare anche alla nostra presenza che non sia solo legata al soccorso sanitario. Serve un nuovo approccio culturale al bisogno, servono percorsi nuovi, forse una lettura diversa anche della nostra società. Dobbiamo essere più presenti nel dibattito sociale. Deve emergere che l attuale livello dei servizi non è automaticamente garantito; occorre, magari in sinergia con le altre associazioni di volontariato presenti nelle nostre comunità, far capire ai giovani che impegnarsi per gli altri non è tempo sprecato. Che far volontariato è scuola di vita. E su questo, a partire dalla scuola, dalle istituzioni, ma anche da noi, l impegno deve essere continuo e costante. Noi siamo i primi testimoni della nostra missione. Da noi dipende molto la capacità di convincere, coinvolgere, conquistare. Far apparire bello quello che facciamo. Trasmettere la ricchezza che riceviamo quando aiutiamo qualcuno. È questo il messaggio. È questo che possiamo fare e che dobbiamo fare.

5 LEGGI 5 Pacchetto sicurezza: quello che è utile sapere Novità legislative. Il recente Decreto legge n. 92, convertito in Legge n. 125/2008, emanato col fine di «contrastare fenomeni di illegalità diffusa collegati all immigrazione illegale e alla criminalità organizzata», ha introdotto, fra le altre, anche modifiche agli artt. 186 e 187 del Codice della Strada in materia di guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto l effetto di sostanze stupefacenti. Le novità introdotte dal decreto oltre che il nostro ruolo di cittadini interessano anche il nostro sapere di volontari. Il cosiddetto pacchetto sicurezza, approvato definitivamente dal Parlamento ed entrato in vigore il 25 luglio scorso, introduce molte novità normative. In sintesi esse riguardano: espulsioni più rapide per i clandestini; inasprimento delle pene per il trasgressore dell ordine di espulsione; maggiori poteri ai sindaci nelle funzioni di ufficiali di governo; militari con poteri di polizia nelle città; maggiore collaborazione tra polizia municipale e polizia di Stato; introduzione della clandestinità come circostanza aggravante dei reati; pene detentive più gravi per falsa attestazione di identità a un pubblico ufficiale; pena detentiva e confisca dell immobile a chi lo concede in uso a uno straniero clandestino; inasprimento della pena detentiva per i reati di lesioni colpose e omicidio colposo quando sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da soggetti in stato di ebbrezza o sotto l effetto di sostanze stupefacenti; modifiche agli artt. 186 e 187 del Codice della Strada in materia di guida in stato di ebbrezza alcolica e sotto l effetto di sostanze stupefacenti. Su qualcuno di tali argomenti si avrà modo di disquisire in prossime occasioni. Ora, ci limitiamo a esaminare quanto deciso circa la guida in stato di ebbrezza o sotto l effetto di sostanze stupefacenti. Il legislatore in questa materia si è dimostrato sensibile, e ha cercato di porvi rimedio, a recenti tristi e ripetuti fatti di cronaca che hanno visto come protagonisti conducenti ubriachi. Veri e propri pirati della strada, resisi responsabili di investimenti e uccisione di pedoni o altri utenti della strada, spesso cercando poi di far perdere le proprie tracce e omettendo il soccorso alle persone investite. In questo caso lo stato di ebbrezza diviene una aggravante e le relative sanzioni subiscono un pesante inasprimento. In buona sostanza, si è voluto dare ai conducenti un ulteriore segnale sulla necessità di non

6 6 LEGGI mettersi alla guida quando si è sotto l influenza di sostanze alcoliche o stupefacenti. Le modifiche che riguardano gli artt. 186 e 187 del Codice della Strada consistono principalmente nella: individuazione di tre diversi gradi di gravità del reato in relazione all entità del tasso alcolemico riscontrato, con previsione quindi di sanzioni progressivamente più pesanti; confisca del veicolo (salvo che appartenga a persona estranea al reato); inasprimento delle sanzioni penali e amministrative, come indicato nella tabella riportata sotto. art. 186 Comma 2, lettera a) Guidare veicoli con tasso alcolemico nel sangue compreso fra 0,51 e 0,80 g/l Ammenda da euro 500 a euro 2000 Sospensione della patente di guida da 3 a 6 mesi. Decurtazione di 10 punti dalla patente Comma 2, lettera b) Guidare veicoli con tasso alcolemico nel sangue compreso fra 0,81 e 1,50 g/l - Ammenda da euro 800 a euro Arresto fino a 6 mesi Sospensione della patente da 6 a 12 mesi. Decurtazione di 10 punti dalla patente. Svolgimento di attività sociale fino a 6 mesi Comma 2, lettera c) Guidare veicoli con un tasso alcolemico nel sangue superiore a 1,50 g/l - Ammenda da 1500 a 6000 euro - Arresto da 3 mesi a 1 anno Sospensione della patente da 1 a 2 anni. Decurtazione di 10 punti dalla patente. Confisca del veicolo Nel caso di cui al comma 2 lettera c) dell art. 186, la patente è sempre revocata quando il fatto è commesso dal conducente di un autobus, di un veicolo di massa superiore a 35 quintali, di un veicolo con rimorchio, o nel caso di recidiva nel biennio. Il provvedimento di confisca del mezzo è disposto dall autorità giudiziaria, ma gli agenti provvedono subito al sequestro, dopo aver accertato il tasso superiore a 1,50 g/l, togliendone la disponibilità al proprietario. Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente, tutte le pene di cui al comma 2 sono raddoppiate ed è introdotto il fermo amministrativo del veicolo per 90 giorni nelle fattispecie delle lettere a) e b). Quando il conducente rifiuti di sottoporsi agli accertamenti alcolometrici, si applicano comunque le sanzioni di cui al comma 2 lettera c). Circa l art. 187, guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti, si applicano le stesse sanzioni di cui al comma 2 lettera c) dell art Idem nel caso di rifiuto di farsi accompagnare presso una struttura sanitaria per sottoporsi agli esami biologici e agli accertamenti medici. Tutte le sanzioni sopraindicate, anche quelle accessorie e di tipo amministrativo, essendo connesse con reati sono determinate e applicate sempre dall autorità giudiziaria (tribunale monocratico).

7 UN LIBRO AL MESE 7 La casta bianca di Paolo Cornaglia Ferraris Mondadori, Milano 2008, 16,00 Paolo Cornaglia Ferraris, pediatra genovese già autore dieci anni fa di Camici e pigiami, in cui aveva messo a nudo il sistema che stava corrompendo (con la complicità dei medici) la sanità italiana, con questo nuovo libro torna a denunciare quello che accade tra le corsie degli ospedali e negli ambulatori delle Asl, ma anche nelle segreterie dei partiti e nelle anticamere dei ministeri, dove per l appunto, regna la casta bianca. L inchiesta parte dalle truffe sui ricoveri (la cui durata non sarebbe decisa in base alle esigenze del malato, ma sulla base dei rimborsi delle regioni), svela i meccanismi di corruzione dell industria farmaceutica, per arrivare alla vera e propria parentopoli che governa la facoltà di Medicina e i policlinici universitari. Uno dei capitoli più interessanti del libro è dedicato al sofisticato meccanismo del fare denaro rubando soldi pubblici. Al centro di tutto ci sono i rimborsi dei ricoveri e delle prestazioni che gli ospedali o le strutture convenzionate ottengono dalle Asl. È sufficiente falsificarne il numero o moltiplicarne la quantità, indipendentemente dalle reali esigenze del paziente, per ottenere quantità di denaro a volte incredibili. Le truffe sono note, ma non sembrano diminuire. Spiega Cornaglia Ferraris: «Le tariffe sono diverse a seconda del tipo di ricovero. Quelli con dimissione in giornata o con una sola notte valgono poco. Quelli con due o più notti valgono di più. Dopo un certo numero di giorni, che si chiama valore soglia, scatta un aumento giornaliero che non conviene quasi mai. Ecco svelate le ragioni per cui spesso, dopo dieci giorni, vi buttano fuori, oppure vi dimettono e vi ricoverano il giorno dopo, un altra volta». Un altro capitolo interessante riguarda la prescrizione di farmaci, che molto spesso il medico somministra seguendo logiche tutte sue (regali, premi, tangenti), invece che il reale bisogno del malato. È stato stabilito che il 60% degli antibiotici viene assunto senza che ve ne sia un reale bisogno. Che siano le case farmaceutiche a dettare la necessità di certe prescrizioni è dimostrato dal fatto che l investimento più importante di Big Pharma (il cartello delle multinazionali produttrici di farmaci) non è dedicato alla ricerca e allo sviluppo di nuove molecole, bensì in marketing e amministrazione. Una ricerca condotta in Italia ha valutato, con risultati sorprendenti «le prescrizioni di alcuni farmaci prima e dopo che un certo numero di medici era stato invitato a convegni in alberghi lussuosi». Un capitolo a parte è quello della pubblicità che spinge all assunzione di farmaci inutili, della ricerca sponsorizzata e del lucrosissimo mercato dei brevetti. Se poi pensiamo che i soldi della sanità vogliono dire appalti, carriere nelle aziende ospedaliere, cattedre universitarie, che si tramandano di padre in figlio con concorsi truccati, il povero malato si sente del tutto impotente, in balia com è di poteri e meccanismi che non conosce e non controlla. Ma Cornaglia Ferraris aggiunge: «Questo non vuol dire che non ci siano aree sane, professionisti eccellenti, eppure noi oggi rischiamo di perdere un sistema sanitario pubblico buono come quello che ci siamo conquistati negli ultimi quarant anni. L allarme è forte, bisogna che la gente se ne renda conto».

8 8 TESTIMONIANZA La conclusione delle nostre interviste sull immigrazione di Giuliano Mittempergher Negli scorsi numeri del nostro notiziario abbiamo cercato di indagare sul fenomeno immigrazione sui nostri Altipiani; nelle interviste fatte, dai numeri che gli uffici anagrafici dei tre Comuni ci hanno fornito è risultato evidente che il fenomeno immigratorio è molto contenuto e riguarda soprattutto il settore dei servizi agli anziani, il settore turistico e in misura minore l edilizia. Proprio perché il fenomeno è contenuto, le persone hanno avuto modo di inserirsi gradualmente nel tessuto sociale ed economico, hanno quasi tutti un lavoro, una situazione abitativa normale, un rapporto corretto con la popolazione. Alcuni sono ormai presenti a Folgaria da decenni, altri meno. In questi anni, molti hanno fatto arrivare dal proprio paese la famiglia, i figli; alcuni hanno trovato da noi l amore, si sono sposati e si sono integrati nelle comunità. Non si sono registrati in quest ultimo decennio episodi di violenza, di vandalismo, furti e rapine che in qualche modo possano essere fatti risalire alla presenza di extracomunitari, segno che lo stereotipo dell extracomunitario potenzialmente delinquente è sbagliato e fuorviante. Quello che i mass media giornalmente ci trasmettono è un quadro che contrasta con la nostra realtà degli Altipiani; a sentire le notizie che radio e tv ci propinano, in Italia un reato su due è opera di extracomunitari. Episodi di violenza efferata opera di extracomunitari che trovano grande eco sulla stampa contribuiscono a creare tra noi la paura del diverso, ci inducono a pensare che in fondo in fondo ogni straniero prima o poi ci farà del male. E dimentichiamo i nostri nonni emigranti, la badante che ci aiuta nell accudire nostra mamma, il cameriere del nostro ristorante preferito che ha la pelle nera; dimentichiamo tutti coloro che tutti i giorni si guadagnano il pane onestamente, pagano le tasse, mandano i loro figli nelle nostre scuole; piangono, ridono, soffrono per le cose della vita come tutti noi. Dimentichiamo che le lacrime hanno per tutti lo stesso sapore, e quando si piange lontani da casa si è più soli e il pianto è più disperato. Come Croce Rossa siamo chiamati a guardare oltre, a leggere tra le righe, a non limitarci ad accettare supinamente il pensare comune; sappiamo che ogni uomo è unico, che la cultura, il paese di appartenenza, la lingua, il colore della pelle non possono fare la differenza; semmai vanno giudicati i comportamenti dei singoli, il rispetto delle leggi del paese che li ospita, la loro capacità di integrarsi, il modo corretto o no di rapportarsi con la comunità che li ha accolti. Tutto il resto ha il sapore triste della differenza, velata di razzismo, quel sapore che ci spinge a difendere i nostri privilegi, che tende a giudicare per sentito dire piuttosto che per aver verificato direttamente il problema. La collaborazione che la Croce Rossa Italiana ha assicurato al governo per il censimento dei bimbi romeni è, a mio parere, una pagina nera e vergognosa della storia di questa associazione, che stride con i nostri sette principi: parole come neutralità, indipendenza, universalità, sono state tranquillamente calpestate per acconsentire a un operazione che lo Stato, se avesse voluto, doveva organizzare con le proprie forze senza coinvolgere un associazione che per statuto e per convenzione internazionale deve essere al di sopra delle parti. Al di là dei facili moralismi, sappiamo che la strada della convivenza è ancora tutta in salita, ma sappiamo altresì che è una strada obbligata. Degli immigrati la nostra economia ha bisogno. Per fare tutti quei lavori che noi e i nostri figli non vogliamo più fare, perché sono lavori umilianti, degradanti; eppure fino a pochi anni fa questi lavori erano i nostri padri e i nostri nonni a farli; sono stati quei lavori che hanno permesso il nostro attuale vivere agiato. Ci siamo dimenticati che ogni lavoro onesto ha pari dignità. Che il lavoro prima di essere fonte di reddito è dignità. Dobbiamo abituarci alla presenza di extracomunitari nella nostra società, dobbiamo capire che gli immigrati non sono gli altri, i diversi, ma cittadini che nel rispetto delle leggi contribuiscono con il loro lavoro, la loro cultura, la loro presenza allo sviluppo di una società nuova. Quanto sta avvenendo in Italia è stato in precedenza sperimentato da molti altri paesi europei e d oltre oceano, in diversi dei quali gli italiani stessi sono stati immigrati. L immigrazione può apportare notevoli potenzialità allo sviluppo locale (pensiamo solo al lavoro stagionale nel settore turistico dei nostri Altipiani), ma richiede attenzione e accoglienza, in un quadro certo di diritti e doveri. Quello che di recente è successo negli Stati Uniti con l elezione di un presidente di colore, inimmaginabile solo fino a pochi

9 TESTIMONIANZA 9 anni fa, ci deve far riflettere sul nostro futuro, sulle potenzialità che ogni uomo ha, sul come luoghi comuni radicati possono cambiare. Vedere il più grande paese del mondo, quel paese in cui la schiavitù è stata legale fino al 1865, eleggere come proprio presidente, vale a dire l uomo più potente del mondo, un americano che non appartiene alla élite bianca e protestante deve aiutarci a capire le grandi trasformazioni culturali, sociali, economiche che il nostro mondo sta vivendo. Vivere queste trasformazioni epocali con spirito positivo, promovendo occasioni di confronto, tolleranza, comprensione è compito di tutti, soprattutto di chi milita in un associazione come la nostra che ha fatto della dignità dell uomo, del valore assoluto della vita la propria bandiera. Cogliendo l occasione della presentazione ufficiale del dossier statistico 2008 da parte della Caritas nazionale sul fenomeno immigrazione in Italia, possiamo capire molte cose e in parte cambiare la nostra percezione del problema. Secondo questo rapporto, il numero di immigrati regolari residenti in Italia sono circa 3 milioni e mezzo, con una presenza del 62% al nord, del 25% al centro e del rimanente al sud e nelle isole. Le regioni con il maggior numero di immigrati stranieri sono la Lombardia e il Lazio. Le previsioni future vedono un aumento della presenza di stranieri in Italia a fronte di nuove richieste di manodopera, soprattutto di bassa manovalanza. Secondo le previsioni, nel 2051 gli stranieri in Italia oscilleranno attorno ai 10 milioni circa, con un incidenza pari al 14-16% della popolazione residente. È il livello di stranieri presente oggi in alcuni paesi a forte immigrazione come il Canada, l Australia e la Svizzera. Questo non ci deve far preoccupare su una possibile estinzione della razza italiana nei prossimi anni. D altronde i dati parlano chiaro: oggi gli ultrasessantacinquenni in Italia superano i 12 milioni, nel 2050 saranno 22 milioni, vale a dire un cittadino su tre. Una proporzione che deve indurci a ragionare. E quindi a capire che in futuro avremo ancora più bisogno di immigrati. Ma questo sarà una opportunità non una condanna. Perché saranno giovani, lavoreranno e aiuteranno a tenere in piedi il sistema produttivo e a pagare le pensioni dei molti anziani previsti. Non è fantascienza. Sono semplici numeri e proiezioni statistiche. Serve allora una politica aperta e realistica, chiamata a rapportarsi, su più fronti, con questa presenza indispensabile per ragioni demografiche e lavorative. La politica migratoria non si esaurisce in provvedimenti sulla sicurezza, con presidi di polizia e con leggi speciali. Immigrazione non è sinonimo di delinquenza. Le leggi ci sono e chi viene in Italia per delinquere va perseguito senza sconti né indulgenza. Sempre nell indagine della Caritas leggiamo che gli immigrati che giungono nel nostro paese sono decisi a rimanervi, e sempre di più in maniera stabile. Se si analizzano in maniera approfondita i dati si coglie, per esempio, che gli immigrati regolari (quelli che hanno lavoro, casa ecc.) di solito non hanno pendenze con la giustizia e il loro tasso di criminalità è uguale a quello degli italiani. Si tratta di circa 4 milioni di persone che, da una parte sono i primi a concordare con le misure necessarie per garantire l ordine pubblico e la convivenza civile, e, dall altra, sostengono che serve un piano integrazione che permetta a tutti di affrontare questo tema in modo corretto e con comportamenti coerenti. D altronde non possiamo aver bisogno dell immigrazione per far andare avanti i servizi di tutti i giorni e non volere gli immigrati. Non basta considerarli lavoratori nelle fabbriche, negli alberghi, nelle famiglie, bisogna ritenerli partner accettati nella quotidianità delle nostre città e in ogni contesto di vita, anche dopo il loro orario di lavoro. I provvedimenti da adottare sono semplici, indispensabili per favorire una convivenza civile: casa per chi ha lavoro, regolamentazione degli ingressi affinché le nuove presenze siano gestite da un punto di vista normativo e demografico, stabilire sostegni adeguati ai processi di integrazione (nella scuola, negli uffici pubblici, nelle diverse attività sociali), offrendo spazi di partecipazione democratica affinché la loro vita abbia una dignità pari alla nostra. Molti italiani pensano che integrazione significhi che gli immigrati devono limitarsi ad accettare le nostre abitudini, convenienze, culture. Convivenza significa invece sforzo comune per incontrarsi su un terreno nuovo dove l apporto dell altro è considerato un valore, dove i passi avanti vengono fatti insieme. Abbiamo un patrimonio comune con tutti gli uomini della terra: dal colore del sangue al sapore delle lacrime, dall amore per i figli alla sofferenza per la morte; non possiamo fermarci per il colore della pelle o perché la nostra lingua è diversa. Il futuro che incombe non ce lo permette. Come ultimo contributo alla nostra indagine, vi presentiamo la storia di tre badanti che vivono in una grande città: Milano.

10 10 TESTIMONIANZA Il mondo delle badanti Entro in contatto con il mondo delle badanti nel Fino ad allora la mia esperienza si era limitata ad articoli di giornale, dibattiti sull immigrazione, senza il diretto coinvolgimento nella vita di quelle donne che avevano lasciato la propria famiglia e il proprio paese per cercare un lavoro e un futuro migliore nel nostro. Poi, all inizio del 2007, i miei suoceri quasi novantenni, e sino a quel momento autosufficienti, cominciano ad aver bisogno di un aiuto, dapprima sporadico, poi con il passar dei mesi sempre più continuativo: ecco che la presenza della badante diventa una costante indispensabile nelle nostre vite. Il contatto diretto con le tre donne moldave che da quasi due anni sono entrate a fare parte della nostra famiglia mi ha fornito uno spaccato della vita, dei problemi, delle difficoltà, e spesso delle vessazioni con cui queste immigrate, cui affidiamo la cura e l assistenza dei nostri figli e dei nostri anziani, devono fare i conti ogni giorno. E in una grande città come Milano, dove vivo, tutto è reso più difficile dalle distanze, dal peso di una burocrazia kafkiana e inefficiente, dai controlli, a volte arroganti a volte paradossali, da parte delle forze dell ordine e non ultimo da una latente xenofobia. Tre donne, tre storie, diverse eppure simili nella loro quotidiana lotta per una vita migliore. Tre donne arrivate in Italia dalla stessa cittadina della provincia moldava, con le medesime convinzioni religiose, le stesse abitudini e tradizioni, ma che, per la differenza generazionale e il diverso tempo di permanenza nel nostro paese, hanno fatto scelte di vita e hanno aspettative differenti. V., una cinquantenne giunonica, ha lasciato il paese, un marito violento e inizialmente anche i figli circa dieci anni fa per arrivare in Italia da clandestina. Da lei ho saputo delle giornate trascorse all aperto senza un tetto o un rifugio insieme ad altre donne come lei e dei pasti consumati in un giardino pubblico estate e inverno, finché non è arrivato l aiuto del parroco e delle autorità di un comune dell hinterland milanese, che hanno messo a loro disposizione un locale riscaldato. Finalmente, con il permesso di soggiorno, è arrivata anche la possibilità di prendere in affitto due camere, ovviamente in condivisione con altre connazionali. V., in tutti questi anni ha solo lavorato niente vacanze o visite a casa con l unico obiettivo di poter un giorno far ritorno nell amata Moldavia. Quando le ore che V. poteva dedicare ai miei anziani non sono più state sufficienti ho conosciuto S., la seconda donna di questa storia, una giovane ventiduenne, fidanzatina del figlio di V. Quando S. mi è stata presentata, sono rimasta colpita dalla sua bellezza: altissima, snella, lunghi capelli, jeans a vita bassa, maglietta attillata, incarnava perfettamente lo stereotipo della ragazza dell Est. S. inoltre parlava un italiano corretto e spigliato, nonostante fosse in Italia da soli due anni e dimostrava tutta la vitalità e l entusiasmo tipico della sua età. Immediatamente mi sono chiesta se il lavoro che potevo proporle le sarebbe piaciuto e se si sarebbe adattata al contatto con due anziani. Lei però non ha avuto dubbi e ha accettato senza esitazioni il lungo orario, qualsiasi tipo di lavoro e di assistenza. È stato facile entrare in confidenza con S. A mio marito, che probabilmente rappresentava una figura paterna, S. confidava problemi e speranze. Non aveva alcuna intenzione di ritornare in Moldavia, nonostante i continui ostacoli che doveva affrontare e risolvere da sola. Dopo un primo lavoro presso un insegnante, da cui aveva imparato la nostra lingua, aveva lavorato in un ristorante, ovviamente in nero con orari massacranti e paga modesta. Era sempre in attesa dell agognato permesso di soggiorno che le avrebbe concesso di girare per Milano come qualsiasi altra ventenne. A differenza però di molti ventenni nostrani S. ama leggere: Dostoevskij e i classici russi, ma anche romanzi italiani che la aiutano a capire e conoscere meglio usi e costumi del nostro paese. Ma la vita di S. non è quella di una qualsiasi ragazza spensierata nella Milano dell happy hour e della moda. Alcuni mesi fa la polizia inizia a fermare gli stranieri sui mezzi di trasporto e a controllare i loro documenti. Anche S. è stata fermata, fatta scendere da un autobus e accompagnata in questura con l accusa di avere un permesso di soggiorno falso. Dopo quattro ore nel commissariato di polizia, vissute nel terrore di essere espulsa, le è stata riconosciuta la validità del documento. Di fronte a una bella ragazza alcuni poliziotti non hanno resistito alla tentazione di fare i bulli, ben sapendo che la paura di ritorsioni non avrebbe permesso a S. di rispondere per le rime, come avrebbero invece fatto le nostre ragazze. Poi un giorno, mia suocera, malata di Alzheimer, è uscita di casa di nascosto e si è recata al vicino mercato rionale, per comprarsi un paio di pantofole. Da principio S., impegnata con mio suocero, non si è accorta

11 TESTIMONIANZA 11 della sua assenza. Ma poco dopo si è precipitata alla sua ricerca e l ha trovata nell atto di acquistare qualcosa di assolutamente inadatto ai suoi novant anni. È così intervenuta con il negoziante che ha capito la situazione, come avrebbe fatto qualsiasi amorevole nipotina, ma una signora, presente in quel momento, l ha apostrofata malamente facendole presente che non era che una straniera, accolta nel nostro paese per lavorare e non per fare la padrona. Anche questa volta S. non ha aperto bocca per paura, pur sapendo che aveva la nostra totale fiducia. Quando i rapporti con il fidanzato si sono guastati, S. ha deciso di cambiare casa e si è messa alla ricerca di un alloggio. Affittare un appartamento a Milano è già proibitivo per un italiano, ma quando S. ha chiesto a mio marito di accompagnarla nelle visite, ci siamo resi conto di quanto avveniva se il cittadino era straniero. Se poi anche di bell aspetto Si tratta di appartamenti, se così si possono chiamare scantinati o solai orrendi, senza riscaldamento, senza finestre e spesso in subaffitto, a prezzi che possono raggiungere gli 800 euro mensili. Ma niente paura il pagamento può avvenire anche in natura. La ricerca di un alloggio è continuata nei paesi intorno a Milano. S. però ha bisogno di un regolare contratto d affitto, per avere il quale è necessario essere in possesso del permesso di soggiorno, che a sua volta non si può ottenere se non si ha un contratto d affitto. Il permesso di soggiorno è stato finalmente rilasciato a pochi giorni della scadenza annuale e S. ha trovato una casa in condivisione con una signora, che accetta di inserirla nel suo contratto d affitto, ma alla modica cifra di 1000 euro una tantum più l affitto mensile di 350 euro. Dieci minuti di bicicletta, 45 minuti di treno, 20 minuti di metropolitana il tempo richiesto per raggiungere il posto di lavoro. Piccola nota a margine: il ragazzo di S., che lavorava come muratore, ha dovuto lasciare l Italia, perché il suo datore di lavoro non aveva mai presentato la documentazione necessaria per il permesso di soggiorno, era fallito e non aveva pagato lo stipendio degli ultimi quattro mesi. A marzo S. mi ha annunciato che sarebbe presto venuta a Milano M., sua sorella. Sarebbe arrivata con un pulmino dopo aver attraverso mezza Europa in un viaggio che si sarebbe rivelato un incubo. Arrivo previsto per sabato alle 4 del mattino a Mestre; in realtà, a causa di un guasto al pulmino che la portava dalla Moldavia, M. arriva a Milano dopo una settimana di girovagare per l Europa e il cambio di vari pulmini. Il suo timore era di non riuscire a raggiungere l Italia e quindi di dover pagare di nuovo a organizzazioni locali tutt altro che trasparenti varie migliaia di euro per documenti e costi di viaggio. Ho proposto a M. di dormire dai miei suoceri, gestendo insieme alla sorella la loro casa. All inizio non riuscivamo a capirci e parlavamo a gesti. Solo dopo alcuni mesi ho iniziato a sapere qualcosa della sua vita in patria e delle sue aspettative per il futuro. M. aveva 25 anni, sposata ma già separata, lasciava in Moldavia una figlia di 5 anni, affidata alla nonna. La grande città la spaventava, temeva di perdersi e di non riuscire a farsi capire. A differenza della sorella, M. era più riflessiva e prudente; di uomini non voleva sentir parlare: l esperienza del matrimonio finito le bruciava ancora. Nel suo paese ci si sposa molto presto e quasi sempre sono le donne a dover portare il peso, anche economico, della famiglia. La nostalgia della figlia si faceva sentire e M. non voleva mai uscire e conoscere altre persone, nonostante avesse gran parte della giornata a disposizione. Con il passare del tempo la situazione è certamente migliorata: M. è andata a lezione di italiano, si è fatta alcuni amici, ma, nonostante la sua giovane età, è sempre piena di pensieri e preoccupazioni: per la sua bimba, per la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno e il ricongiungimento familiare, per riuscire ad avere una casa tutta per sé e chissà in un futuro anche un nuovo compagno. Sono solo tre storie, accennate a grandi linee, ma in cui possono riconoscersi gran parte di quelle donne che abbandonano tutto, non per effimero spirito di avventura, ma per necessità, guerre, povertà e carestie, per cercare in Italia una vita dignitosa. Sempre di più si rafforza in me la convinzione che viviamo in un paese ricco, ma egoista, del tutto indifferente alla vita difficile e precaria di tanti stranieri, che però ci sono utili e spesso sfruttiamo. Vogliamo la collaborazione di persone fidate, a basso costo, che non accampino diritti e non pensino mai di poter essere cittadini uguali a noi: ma ricordiamoci che la schiavitù è stata abolita.

12 12 NEWS Ultimissime dal Nazionale Si è svolto a Roma, presso la sede del Comitato Centrale, l incontro tra la Commissione incaricata per la redazione delle proposte di riforma statutaria e la delegazione di Ginevra, composta dal presidente della Commissione congiunta CICR-Federazione per gli Statuti delle Società Nazionali Davey, e i rappresentanti del CICR e della Federazione. L incontro ha consentito di approfondire alcune tematiche di particolare rilevanza per una nuova organizzazione della CRI, dando modo agli esponenti del Movimento Internazionale di prendere diretto contatto con le problematiche dell attuale ordinamento istituzionale della CRI. Per contro, i membri della Commissione hanno avuto modo di acquisire direttamente indicazioni e suggerimenti atti a rendere conforme il futuro ordinamento dell Associazione con i principi e le norme della Croce Rossa Internazionale. Particolare insistenza è venuta dal presidente della Commissione congiunta CICR-Federazione sul tema dell indipendenza della Croce Rossa Italiana, il cui concreto riconoscimento nel testo del nuovo Statuto è condizione dell essenziale recupero di identità e potenzialità di sviluppo della nostra Società Nazionale. Grande rilievo è stato anche attribuito al fondamentale e dibattuto tema della natura giuridica dell Associazione, con particolare riferimento a ipotesi innovative quali la possibilità di introdurre opportune forme di privatizzazione dei comitati locali. Gli esponenti del Movimento, nell apprezzare l attività condotta finora dalla Commissione, hanno incoraggiato la CRI a proseguire con determinazione in questa attività propositiva, mirante a rivedere nel profondo l organizzazione della Croce Rossa Italiana, da essi giudicata essenziale per consentire a quest ultima di tornare nella piena ortodossia del Movimento, per troppo tempo violata. Il Presidente Davey ha infine raccomandato alla Croce Rossa Italiana di attivare gli opportuni contatti con le autorità di governo allo scopo di pervenire a una riforma dei provvedimenti legislativi vigenti, indispensabili per il varo di un nuovo Statuto. Centocinquant anni di Croce Rossa racchiusi in un agenda La Croce Rossa entra in farmacia e si racconta in un vademecum rivolto ai cittadini, che è stato distribuito venerdì e sabato 7 e 8 novembre dai volontari CRI nei negozi con la croce verde di tutta la penisola. Agli interessati è stato chiesto un contributo minimo di 5 euro e il ricavato sarà interamente devoluto all organizzazione umanitaria. «Una bella occasione per dare una mano e diventare così partecipi dei principi e dello spirito di solidarietà che animano la Croce Rossa». Una «grande idea nata sul campo di battaglia di Solferino il 24 giugno 1859» ricorda la CRI in una nota, «che è cresciuta e si è trasformata in un organizzazione che tutti conoscono e che coinvolge oltre 100 milioni di persone». Ma l obiettivo della speciale agenda non è solo commemorativo. La nuova guida «nasce con l ambizione di avvicinare il cittadino non solo al mondo della Croce Rossa, ma anche a quello della sanità. Se nelle prime pagine si trovano notizie che riguardano la Croce Rossa, nell ultima parte si trovano i numeri di emergenza, l elenco delle principali associazioni di volontariato, una serie di informazioni tutte all insegna del servizio», spiega il comunicato. Qualche esempio? «Come e quando rivolgersi al Pronto soccorso; come ottenere le esenzioni per patologia; cosa fare nelle situazioni di emergenza in attesa dell ambulanza», e molto altro ancora. Altre pagine sono dedicate al mondo dei farmaci e alla loro dispensazione: si spiega la differenza tra Otc, Sop e farmaci con obbligo di ricetta, che cos è un farmaco equivalente o che cosa si intende per dispensazione di emergenza.

13 NEWS 13 Commissariata dal governo la Croce Rossa Italiana È con il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, datato 30 ottobre 2008, registrato alla Corte dei Conti in data 10 novembre 2008, che la Croce Rossa Italiana viene ufficialmente commissariata. Nuovo commissario straordinario dell Associazione è stato nominato il dottor Francesco Rocca, che è stato insignito con tale decreto di poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, fino alla ricostituzione degli organi statutari (per un periodo comunque non superiore ai 12 mesi). dal Trentino È con piacere che l Ispettorato Volontari del Soccorso del Trentino comunica il cambio dei vertici alla guida delle Unità cinofile CRI provinciali. A Mario Decarli (ex delegato tecnico regionale alle UC) e Giuseppe Costa (ex collaboratore tecnico regionale VdS alle UC) sono da poco subentrati rispettivamente i volontari Silvia Nardin (VdS CRI Mezzocorona) e Roberto Mayr (VdS CRI Basso Sarca). Nel ringraziare i vertici uscenti per tutto quello che hanno fatto in questi anni per il gruppo, vogliamo anche augurare un buon lavoro ai neoincaricati Silvia e Roberto! Attivata la collaborazione tra la Croce Rossa provinciale e ITAS Mutua Assicurazioni La Croce Rossa provinciale ha raggiunto un importante accordo di collaborazione con il gruppo ITAS assicurazioni. In una condivisione di intenti rivolta al sociale, la società assicurativa vuole dare un concreto contributo al lavoro che giornalmente la CRI trentina svolge; per questo ITAS mutua si impegna a garantire per tutti i mezzi, attuali e futuri, della Croce Rossa in carico ai Comitati trentini una garanzia Kasko, volta a coprire i danni causati ai mezzi, e per i quali non ci sia responsabilità di terzi. Tale importante copertura che prevede una franchigia di 2000 euro che non tutela il mezzo da danni di lieve entità, coprirà, oltre ai danni al mezzo, anche i danni causati agli allestimenti, quali per esempio, nel caso di ambulanze, dispositivi multiparametrici, lettini, assi spinali e quant altro in dotazione. La franchigia non si applica se il danno supera i euro. L intervento per ogni singolo danno non può superare i euro. A fronte di quanto sopra i Comitati si impegnano a porre sui mezzi in dotazione una striscia adesiva che pubblicizza l impegno del gruppo ITAS in favore della CRI.

14 14 NEWS dagli Altipiani Arrivati due nuovi mezzi al servizio degli Altipiani Sono stati ritirati da alcuni giorni presso le officine Aricar di Cavriago due nuovi mezzi al servizio degli Altipiani: si tratta di un ambulanza Volkswagen T5 tetto alto syncro per la postazione di Lavarone e di un pulmino Scudo Maxi per la postazione di Folgaria. I mezzi sono in attesa delle targhe e poi diventeranno immediatamente operativi. L investimento complessivo sfiora per poco i euro. Dalla Sezione femminile: incontro con l ispettrice nazionale Al convegno nazionale di Firenze la Sezione femminile di Folgaria sarà rappresentata dall ispettrice e da una volontaria. Sabato 11 ottobre 2008, presso la sede CRI di Trento, abbiamo avuto il piacere di incontrare l ispettrice nazionale della Sezione femminile CRI Ludovica Lucifero, in visita alle sezioni provinciali. Il nostro gruppo ha partecipato numeroso, ordinato e curioso per l ufficialità dell evento. La signora Lucifero, accolta dal saluto di benvenuto dell ispettrice provinciale, Maria Chiara Gerosa, ha, a sua volta, salutato i gruppi presenti, provenienti dalle valli del Trentino. Nel suo discorso, Ludovica Lucifero ha ricordato, velocemente ma efficacemente, il nostro ruolo nella CRI, i principi, fondamento e spirito di questa associazione e ha ribadito che fare parte della Croce Rossa non significa solo immedesimarsi per il tempo in cui si indossa la divisa, ma significa comportarsi e vivere, sempre, in sintonia con gli ideali che questa divisa rappresenta. Si è proseguito con lo scambio di idee, informazioni ed esperienze; per tutte noi presenti è stata una bellissima occasione, che ha dato ossigeno e ci incoraggia a proseguire con maggior entusiasmo nelle nostre attività. In conclusione, l ispettrice ha salutato, rinnovando l invito a intervenire al raduno nazionale di Firenze il prossimo 21 e 22 novembre. L impressione prodotta su tutte le partecipanti è stata ottima, sia come persona (concreta, semplice, schietta), sia come degna rappresentante della Sezione femminile.

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16 Prossimamente sulle strade degli Altipiani

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