La vita sotto scorta. Rosaria Capacchione: la cronista più odiata dai clan PIETRO ESPOSITO Pagina 11

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1 Scuola di Giornalismo - Università degli Studi di Salerno Direttore Sergio Zavoli Redazione - Via Ponte Don Melillo, Fisciano - Salerno tel fax Sped. Abb. Post. - 70% - CNS/CBPA Sud/Salerno Anno VI n. 51 0,50 Domenica 27 novembre 2011 Editore Colonnese Il libro: Cannocchiale e Grandangolo DORA CELESTE AMATO Pagina 3 La vita sotto scorta Rosaria Capacchione: la cronista più odiata dai clan PIETRO ESPOSITO Pagina 11 Lo scrittore controverso Alessandro Baricco: la critica lo stronca il pubblico lo osanna BELLO e MENNUNI Pagina 15 In Campania pochi interventi per prevenire e ridurre il dissesto idrogeologico La frana delle promesse Emergenze in tutte le province della regione: maglia nera a Salerno Il territorio campano è particolarmente soggetto a eventi franosi. A complicare la situazione abusivismo edilizio, la mancata prevenzione e gli interventi strutturali, che oltre ad essere economicamente insostenibili, spesso non risolvono il problema, non riuscendo ad incidere sulle cause dei disastri. Il risultato dell incuria e del degrado è che la Campania detiene il primato per il dissesto idrogeologico in Italia. Tra le province, la maglia nera va a Salerno, già teatro dei disastri di Sarno e Atrani, con il 99% dei Comuni in pericolo. FUSCO, LIGUORI eserrone Pagine 12 e 13 Napoli, via Vespucci Baraccopoli con rom e ghanesi al posto del parco MARCELLI e SAVINO Pagina 8 Nono appuntamento all Università Ciak, si rigira Filmidea FEDERICA MASSARI Pagina 18 Assemblea al Maschio Angioino Peppe D Avanzo giornalista di razza Raccontava la verità per combattere l arroganza dei poteri DE VITA e SOLIMENO Pagina 10 Maddaloni Rete dell amore internazionale Villaggio dei Ragazzi: inaugurato un nuovo progetto VALENTINA DE LUCIA Pagina 7 Orta di Atella Il cinema in rassegna Storia e tradizioni protagoniste sul grande schermo CIRILLO e SPISSO Pagina 19 Mediterraneo Il mare tra le terre MICHELE CAPASSO Il Mediterraneo è sempre stato uno spazio geografico e politico in movimento: oggi, dopo le recenti rivoluzioni nella Riva Sud, è ancora percorso da tensioni, crisi e conflitti e richiede con forza un dialogo rinnovato tra le donne e gli uomini dei differenti popoli, specialmente tra quelli della Riva Nord e del Mondo Arabo, nonché azioni concrete e significative capaci d integrare innovazione e tradizione, sviluppo dei diritti individuali, solidarietà sociale e giustizia internazionale. Credo sia importante sintetizzare la storia del Mediterraneo a partire dal Quest anno costituisce il trasferimento dell asse centrale della storia moderna dal Mediterraneo all Atlantico lungo le grandi rotte oceaniche e rappresenta la rottura fisica prima che culturale con il Vecchio Mondo e il suo Mare tra le Terre, millenario crocevia di civiltà. L atlantizzazione dei commerci e la nascita di una nuova economia-mondo avvia una progressiva discriminazione del bacino mediterraneo, in seguito ulteriormente emarginato dalle politiche coloniali inglese e francese dell 800, frammentato nel proprio assetto geopolitico dai due conflitti mondiali, diviso dagli antagonismi della guerra fredda, esposto all unipolarismo statunitense, incendiato dal conflitto arabo-israeliano. Pagina 5 (continua) Criminologi e psicologi forensi per chiarire i delitti irrisolti Lavorare sulla scena del crimine Il piano fallito L odissea Grazzanise: aeroporto virtuale CAVALIERE e GALZERANO Pagina 17 Sull'ondata dei tanti fatti di cronaca e serie tv che trattano di omicidi, è sempre più vasto l'interesse verso le professioni che hanno a che fare con i crimini. Si riuscirà a risolvere i casi più intricati o ancora molti assassini rimarranno impuniti? MARIA DI NAPOLI Pagina 9 Sicurezza Viva lo sport ma quanti rischi FRANCESCO GIORDANO Pagina 21 LA VIGNETTA di Dado IL PUGNO «Io a Gomorra? Mai!». L eco di scartoffie risuona nelle stanze vuote di un Tribunale deserto. A Santa Maria Capua Vetere nessuno ci vuole stare: i pm scappano dal raggio di intervento della mano nera dei clan. Gli uni a casa o altrove, dopo aver giurato di tutelare chi convive con gli altri: i Casalesi. Quelli uniti, quelli che non abbandonano, quelli che Gomorra l hanno costruita e o- ra esultano perché nessun giudizio (magari di terzo grado) potrà abbatterla. Pietro Esposito

2 2 Domenica 27 novembre 2011 News CAMPUS unisa news Pagina a cura di FRANCESCO SERRONE I giornalisti degli uffici stampa chiedono l applicazione della 150/2000 La legge ignorata Fare il giornalista in Italia è un mestiere assai difficile. Oltre al rischio di subire critiche, accuse, pressioni occorre far fronte ad una cronica situazione di precarietà diffusa sotto il profilo salariale e normativo. Ciò vale a maggior ragione per i giornalisti che operano negli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni. La legge 150/2000 che dovrebbe tutelarne i diritti, regolamentando la comunicazione all interno degli uffici pubblici con la differenziazione tra comunicazione istituzionale e marketing pubblicitario (e l istituzione di 3 differenti strutture operative: portavoce, ufficio stampa e ufficio relazioni con il pubblico), risulta essere disattesa da molti degli stessi enti. Risultato: totale assenza di garanzie e del riconoscimento delle professionalità di chi opera nel settore. Una situazione inaccettabile che ha portato gli stessi giornalisti a chiedere la convocazione di un incontro con gli enti e le organizzazioni coinvolte. Si è parlato di tutto questo in un incontro, intitolato Quale futuro per uffici stampa ed enti di ricerca, nella sede nazionale dell Ordine dei Giornalisti. Presenti il vicepresidente dell'ordine Enrico Paissan, L Ordine promette: combatteremo il precariato comunicazione e dell'informazione pubblica, soprattutto in un momento in cui al nostro Paese è richiesto uno sforzo straordinario nella direzione dello sviluppo sociale, economico e culturale e un decisivo impulso al cambiamento». Gli uffici stampa sono diventati fonti primarie per l informazione visto che si trovano in duplice collegamento con i mass media e con la cittadinanza. Per Giovanni Rossi le questioni relative all'applicazione della legge si articolano in contesti con referenti differenti: le singole amministrazioni, i sindacati confederali, l'aran (l Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) sono alcuni dei soggetti da coinvolgere e con cui confrontarsi per un pieno riconoscimento delle professionalità, degli obblighi, ma anche dei diritti dei giornalisti impegnati negli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni. L'incontro si è concluso con la costituzione di un coordinamento nazionale che si è impegnato, in collaborazione con la Fnsi e l'odg, a programmare una serie di iniziative utili alla promozione e alla valorizzazione dell'attività giornalistica degli operatori del settore, a promuovere strumenti di analisi e di verifica dell'applicazione delle norme relative alla comunicazione pubblica, e a rilanciare il riconoscimento contrattuale e le tutele sindacali dei giornalisti delle Corsi di alta formazione e borse di studio per gli studenti del master Daosan La salute è un diritto di tutti Un convegno sulla necessità di garantire il benessere e gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo: l esempio di Haiti Uno dei diritti fondamentali dell individuo, sancito nel 1948 dalla Carta dell Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dall articolo 32 della Costituzione italiana è il diritto alla salute. Salute intesa come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale basato, da un lato da un continuo processo di sviluppo delle tecnologie e della scienza medica, dall altro dalla promozione di una serie di fattori o determinanti socio-economici e stili di vita. Diritto alla salute e cooperazione allo sviluppo che sono stati oggetto di discussione in un convegno tenutosi nei giorni scorsi nell aula magna dell Università di Salerno. L importante evento è stato organizzato dalla professoressa Paola Adinolfi, direttore del Master di II livello in direzione delle aziende e delle organizzazioni sanitarie (Daosan) in collaborazione con le Onlus Fondazione Marcegaglia e l Associazione Salerno-Haiti. Ha moderato il dibattito Ermanno Corsi. Presenti tra i relatori personalità di spicco del settore sanitario ed alti rappresentanti del mondo della cooperazione e del terzo settore che hanno condiviso le loro esperienze in Italia (ci sono voluti 30 anni per creare le condizioni complessive affinché le enunciazioni di principio si traducessero in attività pratica) e nei Paesi in via di sviluppo. Ad Haiti il progetto Rast - Port au Prince (rete di assistenza sanitaria territoriale) si avvale della collaborazione del Daosan e si prefigge l obiettivo di aiutare la popolazione locale, messa in ginocchio dal devastante terremoto del gennaio Lo stato caraibico, praticamente non il segretario generale aggiunto della Fnsi Giovanni Rossi oltre ai referenti di circa quaranta università ed enti di ricerca provenienti da tutta la penisola. Per il campus di Fisciano hanno presenziato Francesco Colucci (capo dell'ufficio rapporti con la stampa e promozione di Ateneo) e Vincenzo Greco facente parte del medesimo ufficio che ha svolto il ruolo di coordinatore dell evento. L Ordine promette un maggiore impegno nel risolvere questo problema tanto da farne una battaglia di principio valoriale. Paissan ha sottolineato «il ruolo strategico della dispone di una vera propria economia di mercato e gran parte della popolazione vive in una condizione di profonda indigenza. Le poche strutture sanitarie presenti sull isola sono ambulatori di strada, gestiti da volontari o religiosi e gli ospedali, spesso ben organizzati ma non molto efficienti. Se non fosse per i fondi stanziati dalla comunità internazionale la situazione sarebbe ancor più tragica. Gli aiuti si concretizzano in una duplice accezione. Da una parte si stabiliscono dei piani per coordinare l ingente massa di risorse (oltre 1,4 miliardi di dollari) destinate alla sanità da diffondere sull intero territorio. Dall altra si trasferiscono le competenze professionali al personale haitiano che possano essere utili una volta terminato il progetto. Ciò ha portato il Daosan, in collaborazione con le due On-lus, a istituire per i propri studenti un corso di alta formazione in progettazione per la cooperazione internazionale allo sviluppo. Verranno assegnate delle borse di studio per un periodo di work experience da svolgersi parte in Italia, parte ad Haiti. La cooperazione co-stituisce, infatti, sia un importante esperienza umana e professionale, che un opportunità da cogliere per l istituzione accademica e per gli studenti che hanno manifestato, già durante il convegno, la volontà di parteciparvi. Per cercare di creare un sistema di welfare (previdenza e assistenza) in grado di garantire più benessere al maggior numero di individui possibili. Rettifica Si precisa che la vignetta pubblicata in prima pagina nel numero precedente de Il Giornalista non è stata realizzata da Dado. pubbliche amministrazioni. Dunque, richiamare l Ordine e le altre organizzazioni coinvolte a una maggiore vigilanza per il rispetto della legge succitata oltre a chiedere un maggior peso della Fnsi nel confronto tra i sindacati e l Aran per il rinnovo dei contratti nazionali di pubblico impiego. L obiettivo, ambizioso, è partire dagli uffici stampa per sollecitare una riforma che possa risolvere le storture del sistema dell informazione italiano. Direttore Sergio Zavoli Direttore Responsabile Giuseppe Blasi Coordinamento Mimmo Liguoro Marco Pellegrini Redazione Valentina Bello, Marina Cavaliere, Mario Pio Cirillo, Valentina De Lucia, Emanuela De Vita, Mariarosaria Di Cicco, Maria Di Napoli, Pietro Esposito, Alessio Fusco, Carmen Galzerano, Francesco Giordano, Elena Chiara Liguori, Assunta Lutricuso, Matteo Marcelli, Federica Massari, Giorgia Mennuni, Davide Savino, Francesco Serrone, Imma Solimeno, Simone Spisso Le Firme Giulio Anselmi, Antonio Caprarica, Ferruccio De Bortoli, Tullio De Mauro, Aldo Falivena, Antonio Ghirelli, Gianni Letta, Arrigo Levi, Pierluigi Magnaschi, Renato Mannheimer, Ezio Mauro, Raffaele Nigro, Mario Pendinelli, Arrigo Petacco Vanni Ronsisvalle, Mario Trufelli, Walter Veltroni UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SALERNO Prof. Raimondo Pasquino Rettore dell'università Prof. Annibale Elia Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione Prof. Emilio D'Agostino Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico della Scuola di Giornalismo Prof. Luca Cerchiai Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Autorizzazione del Tribunale di Salerno e del R.O.C. n del Arti Grafiche Boccia di Salerno telefono: Distribuzione alle edicole Agenzia DI CANTO S.p.a. di Vito Di Canto Località Pezzagrande Zona ind. Eboli tel fax:

3 TERZA PAGINA Domenica 27 novembre Charles, questo era il nome del lettore onnivoro, stringeva il libro gelosamente tra le mani, e si sciolse nell abbandono di un complice sorriso Amicizia sulla Senna Pubblichiamo, per gentile concessione dell editore Colonnese, una sintesi del settimo capitolo del libro Cannocchiale e Grandangolo di Dora Celeste Amato, prefazione di Giuseppe Lupo, disegni di Giuseppe Antonello Leone. Lui era europeo, elegante, alto, lunghe gambe dinoccolate, mani non proprio in carattere, età indefinibile, sguardo acuto e sfuggente mi qui, a percorrere tempi mai vissuti, a vivere un incontro sperato ma improbabile. E forse ero quì. Davvero. Sola. Sola perché gli impegni e i desideri coincidono raramente, tranne se esiste un punto di riferimento cui far capo per il quotidiano ma anche per l eccezionale, bello o meno che sia. [ ] [ ] Mentre mi lasciavo andare alla piacevole flanerie che solo le città di fiume possono dare, sempre che le si voglia vivere nel loro essere senza confini, mi tornava alla mente uno scritto di un filosofopsicologo, tale Galimberti, se non erro, in cui cercava DORA CELESTE AMATO di farci percorrere la via del duale. Non il singolare, con la solitudine dell anima che, spesso, infrange, a mò di coltello, ogni tipo di speranza; non il plurale che costringe ad un understatement da miglior causa, ma il duale. Conio?.Forse, ma non proprio. Piuttosto concetto dimenticato, desueto, difficile. Visto che Platone aveva scritto, più o meno, che se qualcuno, con la propria pupilla, guarda quella dell altro, vede se stesso. Guardare per vedere, per osservare. Perché, poi, anche nella nostra bella lingua, abbiamo tante espressioni per spiegare un espressione. Ma, per Le mani sprofondate a pugno dentro le tasche dell impermeabile, la cintura arrotolata in vita, un basco da Rive Gauche sui capelli ricci e lunghi, una voglia matta di avere una sigaretta tra le labbra- un sigaro aromatico?-, scarpe pesanti ortopediche, calze nere a rete-collants?-, cercavo con apprensione che cedeva, a volte, il passo all angoscia, i miei adorati bouquinistes, i bancarellari del lungo Senna, libri rari e locandine d epoca. Andavano scomparendo: soltanto qualche appassionato o, forse, messo lì da una sorta di regista del possibile, resisteva. La tenda a proteggere dalle intemperie le preziosità, uno sguardo d intesa, più attore che se stesso. Eppure ci credevo, mi piaceva essere o immaginarsuperficialità o paura, ne facciamo a meno. Quindi duale non soltanto per chi ama, ma anche per l Amicizia, la cui radice è la stessa. Non per ricevere solo e sempre approvazione, ma per confrontarsi. Magari un confronto che può anche diventare scrigno. Un confronto prima di tutto con se stessi. Scabroso. E fu proprio durante il corso di questi pensieri che scovai sul prezioso banchetto del lungo Senna, una sorta di piccola pergamena su carta tirata a mano-vaucluse ed Amalfi a fare amicizia-, con un breve poemetto sull argomento del mio immaginario, ove, tra l altro, si leggeva, non si teme più la solitudine quando possediamo per intero questa piccola porzione di felicità, questo gusto che ci riporta all infanzia. Dunque infanzia, felicità, amicizia, anello di congiunzione l innocenza. [ ] [ ] Fu in quell attimo che lo vidi: stava leggendo, tra La scrittrice Dora Celeste Amato, nata a Matera, vive e studia a Torino, Firenze, Milano, Napoli, ove ora risiede e ove si laurea in Lingue, Letterature e Istituzioni dell Europa occidentale all Università Orientale. Dopo un breve periodo d insegnamento nelle Scuole Superiori, di traduttrice e d interprete, si dedica al giornalismo. Free lance per testate nazionali, quali, tra le altre, Qui Touring, Il Mattino, Avvenire, Paese Sera, Atlante, lavora anche a Rai 3, e poi a Canale 21, come programmista-regista. Scrive libri per il Touring club italiano, per la De Agostini, per la Esi, per Pironti; per Intramoenia pubblica la prima raccolta di poesie. Collabora al mensile L Espresso napoletano, al quotidiano Terra, al bimestrale L Isola, al trimestrale Mondo Bas. sé e sé, ma non abbastanza da non essere udito, quegli straordinari versi di Emily Dickinson, Io non sono nessuno! Tu chi sei?/ Nessuno-neanche tu?/ Allora siamo in due!/ Non dirlo! Spargeranno la voce!/. Pensai di sognare: ero immersa nell idea di duale e la sentii, vera, concretizzata eppure in versi. Ad essi, un dialogo, potevamo unirci anche noi, sconosciuti, ma forse alla ricerca dell altro da sé. Aveva tra le mani una pila-piletta-di libri ed era fermo, con la chiara intenzione di acquistarne ancora, tra un banchetto e l altro, certamene i più forniti ed aggiornati del lungo Senna. Mi guardò incuriosito, sentì che ero italiana, ma non riusciva assolutamente a situarmi, dal punto di vista regionale. Cominciò così il nostro incontro: nessuno di noi poteva avere la minima idea di cosa ci attraeva, l uno dell altro. Qualcosa, di forte, era scattato. Lui era europeo, elegante, alto, le lunghe gambe dinoccolate, mani non proprio in carattere, età indefinibile, uno sguardo acuto e sfuggente. A tratti. Poi, all improvviso, un sorriso bambino. Si accorse subito che il proprietario della libreria all aperto mi conosceva e aveva per me un attenzione speciale, quasi un senso di protezione: a qualche sua richiesta specifica opponeva un diniego oppure rispondeva che la cosa -libro, stampa, locandina-, era prima di tutto destinata a me. Poi, se io non l avessi scelta, poteva prendere in considerazione lui, un cliente diverso. Il venditore di almanacchi aveva in bella mostra il mio Cannocchiale e grandangolo e soltanto quando si accorse, sbirciando, che Charles - questo era il nome del lettore onnivoro, scopriremo -, lo stringeva gelosamente tra le mani, si sciolse nell abbandono di un complice sorriso. [ ] [ ] Charles continuava a sfogliare i miei racconti, mi guardava, leggeva, qualche volta a voce alta, fino ad arrivare alla fatidica domanda: perchè hai scritto questo libro, questo e non un altro? La domanda, cosmica, prevedeva una risposta complessa, non certo esauribile in un furbesco slogan o qualcosa di simile. Tipo, i racconti vanno di moda, oppure, un bisogno catartico o, ancora, un desiderio di sdrammatizzare i drammi. Anche se, in fondo, queste risposte rapide avrebbero potuto sintetizzare molto bene le mie istanze maggiori. Ma, nel contempo, mi sarebbero sembrate presuntuose, ultimative: avevo bisogno, invece e come sempre, di mettermi in gioco, forse di scrivere di nuovo un libro, lo stesso libro, a voce, dialogando. Per tentare di essere un po più convinta di aver fatto bene. Per me, per gli altri?. Questa domanda rimaneva troppo difficile da dipanare. Dunque gli chiesi ventiquattrore di riflessione: lo stupore, dolce, fu che non se ne meravigliò. [ ] [ ] Era stata l Amicizia a farmi da sprone, sorta di crisalide che, pian piano diventa farfalla. Amicizia che davo-donavo?-generosamente, che mi veniva restituita con lo stesso clima. Climat, vorrei dire, che è diverso: è atmosfera, pudore, leggerezza. [ ]

4 4 Domenica 27 novembre 2011

5 L ARTICOLO Domenica 27 novembre Il Mediterraneo nelle mani di Obama L obiettivo è quello di un nuovo rapporto tra Stati Uniti ed Europa e la definizione del processo di pace tra israeliani e palestinesi Il Mediterraneo ha scritto da oltre cinquemila anni un capitolo unico della storia: punto di incontro di tre continenti, di tre civiltà e di tre religioni. Viva combinazione di commerci, climi, culture, caratteri antropologici, architetture, ma anche sciagurata culla di crociate, guerre, persecuzioni: questo Nostro Mare Nostro condivide con i popoli che vi si specchiano una identità comune costruita sulla molteplicità, la comunicazione e la consapevolezza dell altro. L attuale momento storico - con le recenti rivoluzioni popolari nei Paesi arabi della Riva Sud e del Golfo - e le dinamiche di globalizzazione e delocalizzazione lanciano al Mediterraneo una nuova sfida: quella di riassumere l antico ruolo strategico, in quanto luogo di mezzo, luogo di mediazione. Oggi il rischio di una frattura fra chi crede nel dialogo e chi va dritto allo scontro di civiltà impone un accresciuto impegno di Governi e istanze della Società Civile per promuovere una Coalizione di valori e d interessi condivisi. Più che mai i popoli del Mediterraneo e, specialmente, quelli del Mondo Arabo, devono definire essi stessi strategie che siano espressione diretta dei bisogni reali e delle aspirazioni di ciascuno. Le numerose iniziative per la pace e lo sviluppo nell area intraprese sinora hanno prodotto progressi parziali e inadeguati. La speranza che la regione ha conosciuto istituzionalmente nel Partenariato euromediterraneo (attivato nel 1995 dall Unione Europea con il Processo di Barcellona) si è incrinata mentre le iniziative successivamente intraprese nel campo socio-culturale attraversano una fase di appannamento quanto non addirittura di stallo. Questo rallentamento istituzionale (dei singoli Paesi e dell Unione europea) è aggravato da un contesto internazionale preoccupante (guerre, terrorismo ecc). L Unione per il Mediterraneo, lanciata a Parigi il 13 luglio 2008, rappresenta oggi un ulteriore tentativo di rilancio di questa indispensabile azione. Davanti al nuovo scenario politico e socioeconomico e al pericolo di vedere il Mondo Arabo destrutturato e marginalizzato, la Fondazione Mediterraneo ed altri partner si è impegnata da tempo per la creazione del Grande Mediterraneo : una dimensione geopolitica e geostrategica allargata che ha il fine di evitare barriere artificiali nel Mondo Arabo separando i Paesi Arabi Mediterranei da quelli del Golfo. Negli ultimi venti anni, infatti, sono diventati sempre meno percepibili gli effetti di iniziative di pace: si impone allora una visione allargata che comprenda non solo i Paesi Arabi Mediterranei ma anche i Paesi del Golfo proprio al fine di considerarli in un unica dimensione: il Mondo Arabo. I diversi effetti della globalizzazione, nel Mondo Arabo e in quello Occidentale, richiedono una nuova visione capace di riconsiderare il rapporto tra Mondo Arabo e Occidente. Non bisogna più ritenerli come due blocchi contrapposti ma al contrario come due elementi fondamentali per un indispensabile alleanza attraverso cui superare gli effetti perversi della stessa globalizzazione e quelli delle leggi di mercato. Un ruolo essenziale, nel Destino Mediterraneo, continuano ad esercitarlo gli Stati Uniti d America. Il Presidente Obama punta ad una trasformazione democratica, ad uno sviluppo economico ed alla conclusione del processo di pace tra israeliani e palestinesi. Ma, allo stesso tempo, Obama ha la consape- Saranno i più coraggiosi e i più aperti tra noi ad essere i vincitori di domani MICHELE CAPASSO* volezza che nelle trasformazioni epocali generate dalle rivoluzioni arabe vi è quella, altrettanto importante, di un nuovo rapporto tra Usa ed Europa inclusa una possibile accelerazione dello sviluppo nel continente africano che solo pochi mesi fa sembrava relegato ad un futuro lontano. Obama, come rilevano gli osservatori più attenti, in merito al processo di pace in Medio Oriente ha attuato una strategia diversa da quella adottata dal suo predecessore George Bush. I punti chiave della dottrina Bush attacco preventivo per la tutela della sicurezza americana, cambio di regime, approccio unilaterale se necessario sono stati sostituiti da Obama puntando su tre principi totalmente diversi: gli attacchi americani o degli alleati ci saranno solo per proteggere le popolazioni civili ed avverranno solo in relazione a violazioni da parte dei regimi di normative inter- nazionali approvate nel contesto della comunità internazionale e non saranno preventivi. Un capitolo a parte riguarda la Siria, che ha visto in questi giorni accelerare il processo di isolamento anche da parte della Lega degli Stati Arabi. In questo paese la situazione è molto più complicata che altrove in quanto è uno Stato multietnico e multi confessionale in cui il regime della famiglia Assad ha una forte base politica: la minoranza alaouita, l esercito, le milizie, il partito Baath, i gestori e gli affaristi dell economia internazionale, la quinta colonna all interno del Libano costituita dagli Hezbollah (Partito di Dio). In questi anni la Siria si è costituita come tassello difficilmente sostituibile nello scacchiere medio-orientale ed il crollo dei suoi regimi potrebbe seriamente ripercuotersi sugli equilibri dell intera regione: dall Iran all Iraq, dalla Turchia al Libano per non parlare di Israele e Palestina. La Primavera Araba viene da molti considerata un rischio o una incognita. Vi è una parte di verità in questa affermazione ma, come qualsiasi cambiamento epocale, va in primo luogo considerata come un opportunità. In tale contesto i giovani hanno un ruolo di primo piano avendo dimostrato di poter, da soli, senza alcun appoggio politico strutturato, cambiare lo stato delle cose. L Italia naturale passerella dell Europa nel Mediterraneo è un Paese strategico nei rapporti con il Mondo Arabo per storia, tradizioni, scambi culturali e scientifici, posizione geografica: per questo è indispensabile, nel quadro dell Unione per il Mediterraneo, favorire in special modo il ruolo dell Italia nel Mondo Arabo rafforzandone la percezione come un Paese leale, amico ed affidabile. Come andrà a finire? Quali i risultati della Primavera Araba? Quale Destino per il Mediterraneo? Saranno i più responsabili, i più coraggiosi, i più intraprendenti e i più aperti tra noi ad essere i vincitori di domani. A guidarci non dovrà essere la paura ma una ragionevole speranza miscelata ad un pizzico di follia nell Osare! Tutti insieme. * Presidente della Fondazione Mediterraneo

6 6 Domenica 27 novembre 2011 PRIMO PIANO Progetto del ministero del Lavoro per le imprenditrici che operano nella provincia di Salerno Donne locomotive dello sviluppo Dodici aziende saranno monitorate per definire più solide strategie di crescita Secondo l'ufficio studi di Confartigianato il nostro Paese registra imprenditrici a fronte di imprenditrici della Germania, del Regno Unito, della Polonia, della Spagna e della Francia. In un momento così critico per l imprenditoria e, soprattutto per quella femminile, si affaccia sul nostro territorio un iniziativa che fa ben sperare quante donne hanno intenzione di mettersi in gioco. E, infatti, entrato nel vivo il progetto L Innovazione di genere. L imprenditoria delle Donne, finanziato dal ministero del Lavoro e destinato alle imprenditrici che operano nella provincia di Salerno. Tra gli obiettivi principali c è quello di monitorare in termini qualitativi e quantitativi la partecipazione femminile al mondo dell impresa e di sensibilizzare sulla normativa comunitaria, nazionale e regionale a favore delle sviluppo imprenditoriale e di supportare le donne attraverso un processo di affiancamento per il miglioramento delle proprie attività. Requisiti per la partecipazione essenzialmente due: imprese femminili o compagini societarie con importante presenza femminile, imprese attive da almeno 2 anni e operative nella provincia di Salerno. Non credevamo spiega Giuseppe Gallo, Presidente Confartigianato Salerno che le imprenditrici salernitane rispondessero in modo così corale. Dieci le aziende coinvolte, alle quali si sono aggiunte altre due della nostra provincia. In un momento così delicato per l economia nazionale le donne si sono rivelate, comunque, l anello meno debole della catena, L Innovazione di genere porta una nuova e più ottimistica visione degli scenari, puntando proprio sull accrescimento delle competenze delle donne che fanno impresa. Si aprono così, nel nostro territorio, prospettive più concrete per valorizzare quelle che sono le risorse dell imprenditoria femminile che la nostra provincia offre. I risultati che intendiamo realizzare alla fine di questi 14 mesi di attività aggiunge il responsabile del progetto, Franco Risi sono quelli di favorire il consolidamento di imprese al femminile sul mercato; superare l attuale gap attraversato dalle imprese in rosa; consentire alle imprenditrici di formarsi ed accrescersi professionalmente; rendere le donne d impresa consapevoli del proprio ruolo sociale, economico e politico e conferire maggiore credibilità comunicativa alla figura della donna imprenditrice. Nonostante, dunque, l'allarme lanciato da Giuseppe Gallo, presidente della Confartigianato Salerno, nel corso della conferenza di presentazione, sul fatto che L'imprenditoria femminile segna, nel Salernitano, dati negativi con ancora poche politiche a supporto delle donne che si cimentano nel fare impresa, questo progetto può rappresentare la risposta per un futuro più promettente. In questa fase si provvederà all elaborazione dei dati relativi alle realtà imprenditoriali. A seguire, per quattro mesi, si realizzerà la fase di orientamento-consulenza-mentoring. Le aziende verranno seguite e monitorate al fine di individuare i loro punti di forza e di debolezza rispetto al mercato, all organizzazione aziendale, alle risorse umane e ai loro ruoli, ai fabbisogni formativi, in rapporto allo specifico settore di riferimento di ciascuna azienda. Verranno così elaborate proposte di intervento e strategie operative per il superamento delle singole criticità imprenditoriali a vantaggio di un consolidamento delle proprie attività. Il progetto prevede anche una fitta attività di orientamento al ruolo di imprenditrice e all individuazione delle specializzazioni di settore, aspetti gestionali, organizzativi ed economico-finanziari. Questo porterà ad un rafforzamento del ruolo dell imprenditrice e ad una conoscenza della legislazione civile e del lavoro a favore delle donne. Partner del progetto sono la Confartigianato Imprese A.l.i. della Provincia di Salerno, l A.s.d.a.p.a. Associazione salernitana donne arti professioni affari e Ust Cisl Unione sindacale territoriale di Salerno.

7 PRIMO PIANO Domenica 27 novembre 2011 Al Villaggio dei Ragazzi nasce la Fondazione internazionale per l infanzia povera La solidarietà senza confini Dopo Città del Messico, Calcutta e Catania, il progetto arriva a Maddaloni 7 Nell attuale scenario di globalizzazione, in cui ogni barriera e ogni confine sono abbattuti dalla velocità dei nuovi mezzi di comunicazione, è necessario globalizzare e diffondere anche la solidarietà. Con questo obiettivo, il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, fondato nel 1975 da don Salvatore D Angelo, ha deciso di allargare il suo lavoro per condividere mondialmente il suo progetto portandolo in quegli angoli del pianeta in cui possa contribuire a risolvere i bisogni più urgenti dell infanzia e della gioventù, specialmente in ambito educativo. Nasce così anche in provincia di Caserta, la Vis Foundation, ente no profit laico e indipendente che, collaborando col Villaggio, si impegna a diffondere a livello internazionale una politica a favore dell infanzia abbandonata e della scolarizzazione di qualità tra i giovani più poveri. E, non a caso, le prime città gemellate in questa fondazione globale con i Sud del Mondo, sono Maddaloni, Catania, Calcutta e Città del Messico. Un nuovo e coraggioso passo avanti del Villaggio di Maddaloni che ha continuato negli anni, anche dopo la morte di Don Salvatore, avvenuta il 30 maggio del 2000, a sostenere le famiglie bisognose per guidare ed ospitare orfani e indigenti. Proprio nel suo ricordo, in onore del suo impegno e della sua mission, padre Miguel Cavallè, succeduto a don Salvatore come presidente della struttura di Maddaloni dieci anni fa, ha deciso di internazionalizzare il Villaggio, affinché gli sforzi e i sacrifici del suo predecessore diano l impulso alla nascita di simili istituzioni benefiche in tutto il mondo e supporto a quelle già esistenti. «Siamo convinti che l impegno nell ambito dell istruzione e della cultura ha spiegato Padre Miguel - sia alla base di qualsiasi progresso. Per questo ho deciso di fondare il Villaggio for international solidarity e, grazie a Dio, ho trovato l appoggio e il supporto di una equipe di collaboratori davvero professionali che condivide la mission di questo progetto e che si sta impegnando a portarlo avanti, insieme con me, nei diversi Paesi dove già siamo presenti». Già lo scorso giugno padre Cavallè è stato in Messico per l inaugurazione della Fundaciòn El Mexicanito Villaggio dei Ragazzi che accoglie bambini e bambine abbandonate nella periferia di Città del Messico, una megapolis di circa 25 milioni di abitanti. Da tempo, inoltre, il sacerdote spagnolo collabora con altri due enti simili a quello di Maddaloni, uno a Catania e l altro nella periferia di Calcutta, per condividere alcuni aspetti del progetto e interagire per raggiungere al meglio gli obiettivi prefissati. E il 29 ottobre scorso, al taglio del nastro per la nascita a Maddaloni della Vis Foundation, hanno partecipato anche Jaime Sa Silhy, presidente della Fondazione di Tlalnepantla in Messico, Daniela Muriel, presidente della Fondazione Cirino La Rosa di Catania e Xavier Arul, fondatore della Congregazione Pagina a cura di VALENTINA DE LUCIA Missionaries of the World. Il neonato network della solidarietà, infatti, cercherà di organizzare attività culturali, sociali ed educative per favorire l incontro tra i diversi volontari e formatori e perfezionarne la formazione. «Gli ambiti di azione sono davvero tanti nel settore della cooperzione allo sviluppo - ha aggiunto orgoglioso padre Miguel. La Vis Foundation arricchirà la vita delle istituzioni ad essa collegate, mediante scambi culturali, mutua collaborazione e appoggi reciproci. Ci siamo impegnati ha poi precisato - a promuovere progetti che affrontino problemi come il sottosviluppo, la pace, il disarmo e le pari opportunità, ad istituire borse di studio, a favorire scambi internazionali, a facilitare l adozione internazionale e quella a distanza». Ad oggi, già centinaia di bambini sono stati assistiti da questa rete dell Amore che sta dimostrando di avere basi solidissime per riuscire ad espandersi sempre più. Nel novembre del 1947, nella caserma Nino Bixio di Maddaloni, abbandonata dopo la guerra, don Salvatore D Angelo dà vita alla Casa del Fanciullo, che diventa poi Villaggio dei ragazzi e, nel 1975, Fondazione Villaggio dei ragazzi. Riconosciuta ente morale con un decreto del 5 febbraio 1975 del presidente della Giunta regionale della Campania, la fondazione casertana riveste la natura giuridica di Ipab, istituto di assistenza e beneficenza. E infatti è proprio questo l obiettivo portato avanti negli anni dal suo fondatore: assistere, accogliere, educare e consolare i bambini orfani, poveri e abbandonati. Fino alla sua scomparsa don Salvatore è riuscito a riunire attorno a sé una fitta schiera di volontari, educatori e insegnanti che lo hanno aiutato a creare un vero punto di riferimento per l infanzia, gremito di ragazzi soli e bisognosi di una guida morale e spirituale. Prima di morire ha lasciato quest opera in eredità ai Legionari di Cristo, una Congregazione religiosa di Diritto Pontificio, fondata nel Il 4 aprile 2001, a quasi un anno dalla La sede del Villaggio dei Ragazzi e sotto padre Cavallè con il cardinale Sepe Padre Miguel Cavallè Una vita dedicata ai bisognosi Miguel Cavallè Puig nasce a Barcellona, in Spagna, il 18 novembre del Sentendo la chiamata di Dio alla totale consacrazione a Lui, nel 1986 entra a far parte della Congregazione dei Legionari di Cristo, una Congregazione religiosa di Diritto Pontificio, fondata nel Dopo aver trascorso tre anni in Città del Messico come direttore accademico dell Irish Institute, nel 1996 si laurea in Filosofia e il 1 gennaio del 2000 viene ordinato sacerdote. Nel 2001 si laurea in Teologia. Dopo aver studiato diversi master, padre Miguel decide di interrompere il dottorato di ricerca in teologia per dedicarsi alla pastorale con le anime. Dal 2001 presiede la Fondazione Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni e dal 2003 è coordinatore del movimento di apostolato Regnum Christi nel Sud Italia. Nel 2010 fonda e presiede l Ong Onlus Vida Volunteers for International development associated, per appoggiare i centri che si dedicano, soprattutto in India, ad accogliere i più poveri. Dal fondatore don Salvatore D Angelo ai Legionari di Cristo: un unica mission Sessant anni di mani tese L impegno prosegue: è un opera meravigliosa per cui vale ogni sacrificio scomparsa del fondatore, i Legionari costituiscono il nuovo consiglio d amministrazione dell Opera e nominano padre Miguel Cavallè nuovo presidente della Fondazione. Padre Miguel ha da subito cercato di conciliare la missione dei Legionari, di cui fa parte, con il progetto avviato dal suo predecessore per estendere il Regno di Cristo, il messaggio di solidarietà e di amore del prossimo nella società, partendo proprio dal Villaggio di Maddaloni. «Il Villaggio è un opera meravigliosa e merita ogni sacrificio spiega il sacerdote. Al mio ingresso in questa realtà ho sì trovato difficoltà e problemi ma personalmente le sfide non mi spaventano. Tento sempre di raggiungere le mete che mi prefiggo e, nei dieci anni al timone del Villaggio dei ragazzi, abbiamo raddoppiato il numero degli allievi, degli assistiti, degli impiegati e delle scuole. Questo è un motivo di gioia per me, ma c è ancora tanto da fare». Attualmente, la Fondazione conta quasi 1500 allievi, dei quali 850 assistiti sia nel sistema residenziale, sia in quello semiresidenziale, sia come borsa di studio, per dare a tutti la possibilità di frequentare la scuola desiderata, indipendentemente dalla situazione economica della famiglia. Oltre all assistenza, nel Villaggio si svolgono attività oratoriali, musicali e tornei sportivi grazie all impegno di oltre 300 impiegati tra personale dell amministrazione, educatori e professori. Lo scorso 29 ottobre, inoltre, sono stati inaugurati tre nuovi complessi residenziali, Pegaso, Orione e Centauro, per accogliere minori di qualsiasi nazionalità tra i 12 e i 18 anni, con un centro di ascolto che si avvale della collaborazione di due psicologhe regolarmente iscritte all Albo.

8 8 Domenica 27 novembre 2011PRIMO PIANO LA GENTE: NESSUNA INSOFFERENZA Ma attacca il Comune per multe e controlli nei locali della zona Passeggiando su via Vespucci non ci si imbatte nel magnifico parco che il Comune ha promesso ormai tre anni fa. Però lungo il viale antistante l area della Marinella, gli abitanti del luogo e i gestori dei locali non sembrano così insofferenti per l ingombrante presenza della baraccopoli. La gente si siede ai ristoranti e sembra non preoccuparsi troppo degli immigrati che vivono lì a un passo. Il gestore della pizzeria di fronte al campo ha di che lamentarsi, ma non tanto con i Rom: «Stiamo solo un po più attenti a non lasciare nulla fuori e ne vediamo in giro qualcuno in più ma non fanno casino». Il vero problema è un altro, ce lo spiega Gennaro che ha un officina proprio lì affianco: «Dobbiamo pagare l'occupazione di suolo e i vigili passano a verificare. Eppure a loro non dicono nulla». «Io - riprende il ristoratore - sono costretto a togliere una tenda altrimenti vengo multato e loro possono starsene tranquillamente dove sono senza che nessuno dica nulla. La mia è una questione di principio, non abbiamo nulla contro i rom anzi andrebbero sistemati in maniera decente». L impressione è che i veri problemi degli abitanti di questa parte di Napoli siano altri, il Comune ha molte cose di cui occuparsi e i rom non sono certo al primo posto. Un viale alberato, fontane, piste ciclabili e un innovativo sistema di alimentazione fotovoltaica. Un luogo dove poter portare i bambini e rilassarsi dal caos di Napoli. Si doveva chiamare Parco della Marinella, doveva sorgere a via Vespucci, ma al suo posto c è solo un cartello del Comune con la data di inizio dei lavori e una bidonville abitata da immigrati e piena di rifiuti. Il parco doveva sorgere per diversi motivi: innanzitutto per deviare il traffico verso il corso Lucci; per sopprimere la strada della Marinella, nel tratto tra l ingresso al porto prospiciente la torre Spinella e il mercato ittico, e per integrare il mercato ittico nell area del nuovo parco. I lavori dovevano avere inizio il 15 gennaio 2003 e finire il 15 agosto In realtà dal 2008 in quella zona non c è un parco pubblico, ma una tendopoli abitata da immigrati ghanesi e rumeni che vivono in baracche di fortuna costruite con materiali di risulta recuperati dai bidoni dei rifiuti. Una volta c erano poche baracche, Napoli: solo promesse per l area verde di via Vespucci Il parco pubblico: l isola che non c è Ci abitano immigrati tra amianto e spazzatura ora ce ne sono a decine in cui vivono una comunità di circa trenta ghanesi e poco distante la comunità rom, che conta circa duecento persone tra uomini, donne e bambini, in situazione di scarsa igiene e a poca distanza dai cumuli di rifiuti, alcuni dei quali altamente tossici come l amianto. La vecchia Amministrazione comunale non ha portato a termine il progetto del parco pubblico, non è neppure intervenuta per risolvere la questione dell occupazione da parte degli immigrati, non ha provveduto a sistemarli in un posto migliore, dunque ora tocca al sindaco, Luigi de Magistris e al suo staff risolvere la questione. Proprio di recente, durante la bonifica nel fossato del Carmine e tra le torri aragonesi di via Marina, è intervenuto, sulla questione del Parco della Marinella, il vice sindaco Tommaso Sodano: «Ab-biamo segnalato la pericolosità della situazione, sono già pronti 700mila euro per il progetto della villa». Ma bisognerà attendere che arrivi il decreto che affida al Comune l area di proprietà dello Stato. Per saperne di più abbiamo chiesto al responsabile dei lavori del parco l architetto Giuseppe Pulli del servizio ambiente del Comune. Il nome di Pulli compare sul progetto del parco sul sito di Palazzo San Giacomo, in cui è scritto chiaramente il valore dell opera ( ,00 euro,) la data di inizio e fine lavori e addirittura lo stato di avanzamento dei lavori alla data del 12 dicembre 2007 che avrebbe dovuto raggiungere il completamento del 50,19% del parco. Il responsabile del progetto non ci ha ricevuto, poiché della questione se ne sta occupando il vice sindaco Sodano. Rimangono, quindi, senza risposte le domande su quando riprenderanno i lavori, perché si sono interrotti, ma soprattutto come mai il suolo è stato occupato dai rom e l Amministrazione non ha fatto e non fa niente per trovare una soluzione più idonea per queste persone. Nel frattempo all interno del campo la situazione è critica, ma chi ci abita è convinto che il Comune non li sfollerà, perché non saprebbe dove sistemare queste persone ora che si avvicina l inverno. Di conseguenza chi vive qui si sente tranquillo, almeno fino ad aprile. Poi si vedrà, se il Comune riuscirà a trovate tutti i fondi per la realizzazione dell opera. Pagina a cura di MATTEO MARCELLI DAVIDE SAVINO La comunità ghanese In baracca da oltre un anno C'è un muro di un metro e mezzo a separare i poveri dai più poveri. Gli uffici della prefettura coprono la parte di campo dove si è stanziata una comunità di ghanesi. Scopriamo che a dividere il futuro (forse) Parco della Marinella con i nomadi ci sono anche loro. Ci accoglie Isac, sembra il più vecchio del gruppo ma non è l'uomo deputato al rapporto con il pubblico. Per quello c'è l'avvocato, lo chiamano così. Arriva quasi subito, appena sa che siamo giornalisti. È un uomo sulla quarantina e, nonostante l appellativo, non ha un aspetto che lo distingua dagli altri abitanti della baraccopoli. In un italiano stentato, seppur comprensibile, ci spiega qual è la situazione: «Siamo qui da un anno e sappiamo che devono fare un parco. Ma l'area comprende anche il mercato del pesce e se ce ne andiamo noi se ne devono andare pure loro - dice l'avvocato - Abbiamo manifestato assieme ma senza i nomadi. A loro non importa nulla». Una decina di capanne ospitano circa trenta ghanesi. C'è immondizia ovunque. L'elettricità è un miraggio. L'acqua? Ci chiediamo. «La prendiamo dalla pompa del mercato» spiega l'avvocato. Isac insiste perchè fotografi l'interno delle baracche, mi fa cenno di seguirlo. «Quando piove l'acqua entra dappertutto e fa freddissimo» dice, poi mi mostra un materasso ammuffito come prova. Un altro ghanese sui trent'anni sottolinea la distanza con i vicini di casa : «I romeni stanno meglio. Guarda le macchine che hanno, noi non abbiamo niente» e in effetti copertoni sparsi e mezzi bruciati sono l'unico elemento riconducibile a un veicolo. Sperano di poter rimanere, almeno finchè ci sarà il mercato ittico. Nel frattempo l avvocato confida che de Magistris pensi anche a loro. I nomadi romeni Si gioca a palla tra i rifiuti «Noi rom siamo separati. In queste baracche c'è la mia famiglia e veniamo tutti dalla stessa città, di là invece, abita un altro gruppo». Anche qui, nella parte del campo dove si sono stanziati i nomadi, c'è una rete a separare due gruppi zingari appartenenti a clan distinti. Ci avviciniamo alla baraccopoli più piccola e cerchiamo di parlare con quella che sembra la minoranza nomade. «Qui non c è l elettricità. Gli altri (l altro clan ndr) hanno i gruppi elettrogeni ma ci hanno chiesto 15 euro a settimana per far passare un filo per la corrente». A spiegarcelo è uno di loro, che non vuole farsi fotografare. Ha 25 anni, nonostante ne dimostri molti di più, e due bambini. Si presenta ma non vuole che si scriva il suo nome. Sanno anche loro che l'area era destinata a un parco ma non hanno protestato e non hanno chiesto nulla: «Sì, sappiamo del parco ma lo faranno tra trent anni» ci spiega ridendo il giovane padre di famiglia. «Se ci cacciano, molliamo tutto e andiamo da un altra parte. Per noi non è un problema». I rom comunque pensano di poter rimanere ancora un po «sicuramente fino a marzo o aprile. Non ci possono cacciare ora che è arrivato l inverno». Le condizioni igieniche non sono migliori di quelle dei ghanesi «Ma qui - ci dice un altro rom con in braccio il suo piccolo - ci sono anche i bambini e nessuno viene mai ad aiutarci. Facciamo tutto da noi e ci guadagniamo da vivere vendendo qualcosa: fazzoletti o accendini». Le baracche che ospitano la comunità sono fatiscenti e costruite con materiali reperiti tra l immondizia. «Ci piacerebbe una sistemazione migliore ma se nessuno ci da una mano ci arrangiamo. Meglio qui che in Romania».

9 PRIMO PIANO Domenica 27 novembre Il criminale lascia sempre un segno di sé nell ambiente dove commette l omicidio Sulle tracce del delitto imperfetto Senza dubbio quello degli omicidi seriali a sfondo sessuale o di altro tipo, è uno degli argomenti di attualità più presenti negli ultimi anni nelle pagine di cronaca di giornali e telegiornali. Tra i casi più rilevanti ricordiamo quelli di Sarah Scazzi, Meredith Kercher, Chiara Poggi ed Elisa Claps. Questi tipi di omicidi oltre a scatenare un tamtam mediatico, suscitano sempre più domande da parte dell opinione pubblica sulla personalità degli assassini e sulle motivazioni che inducono i killer a commettere tali reati efferati. Molto spesso si mobilitano specialisti del settore, come criminologi e psichiatri forensi, senza però giungere a conclusioni concrete che possano o- rientare gli investigatori sulla strada giusta, o dare risposte ai dubbi della gente comune. Sembra quasi che questi siano delitti perfetti, dove tutto è stato organizzato nei minimi dettagli, senza lasciare nulla In Italia molte garanzie e tutele per gli indagati Ma l America risolve i casi più in fretta al caso e con la piena consapevolezza per l assassino che il crimine commesso rimarrà impunito. Eppure Edmond Locard, uno dei padri dell investigazione scientifica moderna, ci ha insegnato che un criminale lascia sempre qualcosa di sé nell ambiente dove avviene l omicidio e che sempre qualcosa di quell ambiente rimane attaccato all assassino. Si tratta solo di saperlo trovare. In altri termini gli investigatori sono particolarmente efficaci nel dimostrare che un soggetto era presente in un determinato luogo attraverso alcuni segni (Dna, impronte digitali etc.). Se il sospettato aveva dichiarato di non essere stato in quel luogo è bello che incastrato e l inchiesta si conclude velocemente. Ma nella maggior parte dei delitti irrisolti degli ultimi anni o in quelli dove il verdetto ha lasciato polemiche, l assassino aveva modo e ragione di frequentare abitualmente il luogo dove è avvenuto il fatto. Trovare una sua impronta sulla scena del crimine non è quindi più un elemento risolutivo. Il sospettato può infatti giustificarla dicendo di averla lasciata in una fase temporale precedente a quella dell omicidio. Il giallo di Garlasco è uno di quelli così come Avetrana. Vengono trovate delle tracce ma non si riesce a stabilire con certezza quando sono state lasciate. Si potrebbe stilare e costruire un profilo psichiatrico e generale del probabile assassino, entrando nella sua psiche, scavando nei più remoti angoli del suo pensiero. Questo è il compito di esperti di criminologia e di psichiatria forense, come quelli di note serie americane. Ma fra fiction e realtà ci sono delle belle differenze, e in ogni caso l Italia non è l America che, in quanto a tecniche investigative e percentuale di successi nella risoluzione dei casi giudiziari ha un primato difficile da eguagliare. «È pur vero che vi è una notevole differenza sostiene il professore di diritto penale, Luigi Kalb tra il nostro sistema di civil law e quello americano di common law. Il sistema statunitense offre un budget di garanzie inferiore al nostro e se gli americani riescono in tempi congrui a pervenire alla conclusione è perché la turning general, ossia il pubblico ministero, fonda il suo consenso sul popolo e per riottenerlo, deve dimostrare che nel corso del suo mandato è riuscito a risolvere i casi più intricati. Inoltre negli Usa il carico giudiziario è sfoltito con l ampio ricorso al patteggiamento (plea bargaining)». Forse però investigatori, magistrati, criminologi ed esperti forensi più capaci e innovazioni tecnologiche e strutturali nell ambito delle prove scientifiche potrebbero determinare una maggiore risoluzione dei delitti più efferati ponendo fine alle lungaggini processuali e ai tribunali mediatici. Pagina a cura di MARIA DI NAPOLI CERCASI NUOVI INVESTIGATORI FORENSI I fatti di cronaca nera degli ultimi anni hanno reso possibile la conoscenza di professioni che fino a qualche tempo fa risultavano totalmente oscure ai profani: criminologi e investigatori ma anche psicologi, antropologi e genetisti forensi. Su questi temi parla il professore Luigi Kalb coordinatore del corso di perfezionamento in Scienze criminologiche, penalistiche e processualpenalistiche dell Università degli Studi di Salerno. Quali figure professionali forma il suddetto corso? «L obiettivo è quello di consentire ai laureati in giurisprudenza di approfondire le tematiche che connotano le attività professionali dell investigatore privato, del- Il prof. Kalb: «Stop ai processi in tv Si torni in aula» l avvocato penalista e di quanti, lavorando nell Arma, collaborano nello svolgimento delle indagini. Il corso è esteso anche ai cultori della medicina legale, della psichiatria e delle dottrine criminologiche». Secondo lei è stato l incremento degli omicidi nell ultimo periodo a determinare lo sviluppo di queste nuove professioni? «Personalmente credo di no. La nostra esigenza è quella di mettere a disposizione del cittadino un professionista che sia qualificato. L incremento, da quello che mi risulta, non è vero. E l attenzione che rivolgiamo alle vicende di matrice penali- stica, amplificata dai mass media, ad essere cresciuta. Il procedimento penale dovrebbe svolgersi nella sua sede naturale e non seguire le regole della giustizia spettacolo». Che cosa pensa dei tribunali mediatici nati intorno a delitti ormai noti? «Sono estremamente preoccupato e manifesto il mio grido d allarme. Esistono il diritto di cronaca e di informazione (garanzie protette), ma quello che manca in questo Paese è la ricerca dell equilibrio. Pochi giuristi purtroppo respingono questa pubblicazione praticamente immediata di verbali, di atti. C è una totale violazione del divieto di pubblicazione». Che figura ci fa la giustizia? «Perché vede qualcosa di negativo? Il nostro sistema prevede controlli successivi per gradi. Perché leggere un effetto negativo nella diversità di soluzione nei differenti gradi piuttosto che la riaffermazione di una garanzia all interno del nostro stato di diritto?». KERCHER Dopo 4 anni tutto cambia SCAZZI Mistero a casa Misseri POGGI Si ricomincia in secondo grado CLAPS Manca l ultimo tassello A 4 anni dall uccisione di Meredith Kercher i fidanzatini tornano ad essere liberi. Se la Corte d Assise (di primo grado) li a- veva condannati oltre ogni ragionevole dubbio, la Corte d Assise d Appello assolve Amanda Knox e Raffaele Sollecito e celebra la sconfitta della prova scientifica. L assoluzione declassa le prove portate dall accusa ad esiti poco attendibili, contraddetti dalle conclusioni dei periti nominati dalla Corte d Assise d Appello: sul coltello sequestrato nella cucina di Sollecito non c è traccia del Dna di Meredith; il Dna maschile rinvenuto sul gancetto del reggiseno della vittima non è riferibile con certezza a Raffaele. E nel nostro ordinamento, per essere condannati, occorre che l imputato risulti colpevole al di là di ogni dubbio. La 15enne di Avetrana: un altro caso insolito. Il reo confesso Michele Misseri è fuori, poiché è stato riscontrato che dice menzogne; su di lui esercitano pressioni psicologidelle due donne di casa, la moglie Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri. Zio Michele che ha già scontato la pena per aver occultato il cadavere della nipote è in libertà e le due donne sono in carcere. L ultima novità emersa dai rilevamenti del Ris di Roma è che Sarah non sia stata uc-cisa nel garage dei Misseri. Quindi è probabile che la ragazzina non sia morta a casa dello zio e soprattutto non sia stata uccisa per mano di chi si è autoaccusato come suo assassino. Gli investigatori non hanno prove scientifiche del fatto e al processo si presenteranno senza tracce. Il delitto resta un mistero. Caso Garlasco. In primo grado, il 17 dicembre 2009, l allora 26enne Alberto Stasi fu assolto dall accusa di omicidio di Chiara Poggi per non aver commesso il fatto, ma con formula dubitativa, la cosiddetta insufficienza di prove. In particolare, le scarpe dell ex bocconiano non presentavano tracce di sangue, dimostrando l assenza del ragazzo sulla scena del crimine. Inoltre, non vi era prova che i due fidanzati avessero litigato la sera prima dell omicidio, a seguito della probabile scoperta, da parte di Chiara, di filmati pedopornografici nel computer di Stasi. Secondo l accusa, invece, esistono prove scientifiche che inchiodano Stasi, innanzitutto la mancanza di alibi per l assassino. E ora, davanti la Corte d Assise d Appello, tutto ricomincia daccapo. 18 anni dopo la morte di Elisa Claps, inizia il processo a Danilo Restivo, l'unico indagato per il massacro della giovane, uccisa il 12 settembre 93 (quando a- veva 16 anni) nel centro di Potenza e il cui corpo è stato lasciato per anni nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, nel centro della città. Restivo, accusato di omicidio volontario pluriaggravato (avrebbe ucciso Elisa nell'atto di commettere violenza sessuale su di lei) è stato condannato a 30 anni di reclusione. Tuttavia continuano le indagini su chi ha permesso che il corpo di Elisa sia rimasto nascosto fino al 27 marzo 2010, quando il clero potentino ha denunciato la scoperta del corpo. Il colpevole c è, ma il caso è ancora aperto.

10 10 Domenica 27 novembre 2011PRIMO PIANO Un assemblea al Maschio Angioino per ricordare l editorialista di Repubblica: dalle sue inchieste sulla mafia all ultimo scandalo della politica italiana D Avanzo, la penna della verità «Ricordare Peppe D Avanzo qui a Napoli. Della sua napoletanità scherzavamo molto. Io piemontese, lui partenopeo, sembravamo fatti apposta per non trovarci. Ma tutti e due sapevamo che si poteva restare cronisti in qualunque ruolo si fosse impegnati dentro al giornale». È il ricordo intenso che Ezio Mauro, direttore di Repubblica, ha fatto in occasione dell assemblea pubblica organizzata in nome del giornalista scomparso l estate scorsa, dai fratelli Antonio e Chiara e patrocinata dall Ordine dei Giornalisti della Campania e dal Comune di Napoli. Giuseppe D Avanzo, con le sue inchieste in oltre venti anni di esperienza, ha saputo dare una chiave di lettura dell Italia e del mondo. Il rigore, che risiede nella capacità di vedere oltre la superficie delle cose, è stato la cifra che meglio ha caratterizzato il lavoro del giornalista di Repubblica. Un arma posta sempre al servizio della verità, scomoda per tutti coloro che spesso si sono scontrati con la sua penna caustica: «Un inchiesta giornalistica è la paziente fatica ha detto una volta D Avanzo di portare alla luce i fatti, di mostrarli nella loro forza incoercibile e nella loro durezza. Il buon giornalismo sa che i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere e se ne fa custode nell interesse dell opinione pubblica». D Avanzo è stato l autore di una serie di inchieste che hanno fatto tremare il potere esplicito e occulto: a partire da quelle condotte con Attilio Bolzoni sulla criminalità organizzata in Sicilia fino ai suoi reportage sulla mafia russa. Determinante l indagine nata con lo scopo di togliere il velo che circondava uno scenario internazio- A destra la Sala dei Baroni al Maschio Angioino durante l Assemblea pubblica per ricordare Giuseppe D Avanzo La mostra fotografica È dedicata a Giuseppe D Avanzo la mostra fotografica Il mio sguardo libero, volti per la legalità nell Archivio Parisio in piazza del Plebiscito. Un iniziativa nata per volontà dell associazione onlus A voce alta, con il patrocinio del Comune di Napoli, di Libera, della Federazione nazionale delle Associazioni antiracket e della Fondazione Pol.i.s. (Politiche Integrate di Sicurezza, per le vittime innocenti di criminalità e i beni confiscati) e della Fondazione Silvia Ruotolo, della Casa della Memoria di Brescia e del Comune di Brescia. L obiettivo è mettere insieme un arte come la fotografia e l impegno civile. Fotografie che raffigurano i volti di giornalisti, politici, scrittori, magistrati e persone comuni che, con il loro lavoro quotidiano, hanno contribuito a gettare un ponte, fatto di legalità e giustizia, in Italia e non solo. nale come quello della guerra in Iraq. Protagonista il Sismi che aveva creato a tavolino la finta notizia del tentativo di Saddam Hussein di acquistare uranio dal Niger. Lo scopo: fabbricare false prove a supporto degli Stati Uniti che premevano sull opinione pubblica affinché appoggiasse la causa della guerra irachena. L investigative journalism di D Avanzo trova il punto culminante in quella che porta il nome di Inchiesta sul potere : il caso delle escort legate a Gianpaolo Tarantini e dei festini nella villa di Arcore. Fino ad arrivare alle dieci domande poste al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «Domande che negli Stati Uniti sono considerate il fondamento del giornalismo, che gli sono valse un premio dell Università di Harvard, proprio perché chiedeva il conto al potere ha raccontato Ezio Mauro che le ha trasformate nel simbolo di una battaglia condotta dal giornale in nome della verità. Poteva avere ragione o torto, toccava al potere rispondere a quelle domande per conto dell opinione pubblica che si riconosceva in lui». Il vuoto che D Avanzo ha lasciato nel giornalismo italiano è incolmabile, eppure, come ha detto il direttore di Repubblica, «la sua indagine permanente, che era la sua cifra, è diventata un modello involontario». Modello che dovrebbe essere seguito da tutti quei giovani cronisti che provano a squarciare le tenebre in cui spesso è circondata la verità. EZIO MAURO OTTAVIO LUCARELLI RAIMONDO PASQUINO Pagina a cura di EMANUELA DE VITA IMMA SOLIMENO «Portiamo con noi il suo passo» «Un premio nel nome di Peppe» «Nel rugby il coraggio» «Il vuoto che Peppe D Avanzo ha lasciato a Repubblica e nel giornalismo italiano e internazionale è evidente. Lo sapevamo e per questo ce lo siamo goduto. Sono stati degli anni, sotto questo aspetto, di grande pienezza perché Peppe riempiva di giornalismo le giornate che attraversava». Le parole del direttore di Repubblica, Ezio Mauro non potevano non rappresentare un tributo nei confronti di uno dei giornalisti che, con le sue inchieste, ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo del giornalismo italiano. Eppure, nel vuoto che la sua assenza ha lasciato, permane l esempio: «La sua figura resta unica. Peppe ci manca moltissimo anche come punto di riferimento ha continuato Ezio Mauro Peppe, a differenza di altri, vedeva il mondo sottostante che legava le cose. Sapeva tirare fuori dai fatti un significato riposto che andava oltre la facciata della vicenda illuminata dai riflettori. Ma, come ho detto nei giorni dei funerali a Roma, portiamo con noi il suo passo. Non finisce qui». Un premio rivolto ai giovani cronisti in memoria di Giuseppe D Avanzo: è l annuncio di Ottavio Lucarelli, presidente dell Ordine dei giornalisti della Capania che, insieme al Comune di Napoli, ha organizzato l assemblea pubblica in memoria del giornalista partenopeo scomparso lo scorso luglio stroncato da un infarto. «Sarà indetto un premio in nome di Giuseppe D Avanzo afferma Ottavio Lucarelli in quanto è il suo insegnamento è patrimonio del giornalismo non solo napoletano ma nazionale, soprattutto per i giovani che hanno intenzione di avvicinarsi a questo mestiere. Quando veniva a Napoli conclude aveva la professionalità e l umiltà, nonostante fosse un editorialista di Repubblica, di chiedere informazioni a chi era più addentro alla realtà campana. L ultima volta che l ho visto è stata in occasione di un intervista che doveva fare all ex sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino per un articolo che doveva andare sulle pagine nazionali del giornale e mi chiese di accompagnarlo». Nella sala dei baroni del Maschio Angioino dove si è tenuta l assemblea pubblica in memoria di Giuseppe D Avanzo c era anche una palla ovale: negli anni dell università il giornalista di Repubblica è stato infatti membro della squadra di rugby del Cus Partenope Napoli. A ricordare quel periodo un testimone d eccezione: Raimondo Pasquino, oggi rettore dell Università di Salerno e presidente del Consiglio comunale di Napoli e all epoca alla guida dell associazione sportiva studentesca. Intenso il ricordo del rettore Pasquino che ha sottolineato come, le doti caratteriali dimostrate da D Avanzo nello sport, siano state fondamentali anche nello svolgere il mestiere di cronista: «Dal mio punto di vista che l ho avuto atleta del Cus, era un giornalista che si era formato sui campi del rugby dove ci vuole forza, coraggio, capacità, determinazione, spirito di squadra e tutto questo lo ha poi dimostrato nel suo lavoro, nei suoi articoli e soprattutto nelle vicende in cui è stato osservatore attento e critico».

11 PRIMO PIANO Domenica 27 novembre 2011 Alla Scuola di Giornalismo incontro con la cronista Capacchione de «Il Mattino» Rosaria, regina della cronaca «Questo mestiere non è fatto di notizie da dare, ma da verificare. Non ci si può appoggiare alle agenzie o ad altri giornali, perché non è detto che dicano la verità. Ci si deve mettere nella parte di chi legge, non ci può essere approssimazione in questo lavoro». Parole che risuonano nella mente se a dirle è qualcuno che grazie soltanto alla sua presenza riesce a farti respirare giornalismo, come Rosaria Capacchione. Durante un incontro con i praticanti della Scuola di Giornalismo dell Università di Salerno, la nota cronista de «Il Mattino» ha raccontato con passione la sua vita dedicata alla carta stampata e la sua visione del mondo dell informazione. Un amore per questo lavoro che l ha portata a vivere in una condizione limite. Rosaria Capacchione, infatti, a causa delle minacce subite dai più importanti esponenti del clan dei casalesi vive sotto scorta dal Le intimidazioni erano arrivate già prima del provvedimento di sicurezza e sono state confermate da alcuni pentiti. Per molti sarebbe stato normale pensare di tirare i remi in barca, ma per lei no e ha continuato a fare il suo lavoro con la stessa dedizione di prima. «Io ho fatto un mestiere che ho scelto dice -, avrei potuto fare altro. Nessuno mi ha mai costretta a fare la giornalista, io a scrivere mi diverto». Un lavoro portato avanti nel più onesto e meticoloso metodo possibile. Un metodo che risulta essere anche il più banale che un cronista può utilizzare, quello del vado, vedo, racconto. L anomalia si presenta quando viene meno l ultimo anello di questa catena, quando altri non raccontano. E questo ti permette di essere visibile, esci fuori dalle regole comuni e non sei più come gli altri. «La situazione che vivo adesso confessa sempre la Capacchione è causa della freddezza dei colleghi. A salvarmi è stato il clamore dei media, altrimenti sarei già morta. Se fossimo stati in molti a fare un certo tipo di lavoro non se la sarebbero presa con me, ma se tornassi indietro ripeterei esattamente le stesse cose». Un nome il suo che viene spesso affiancato a quelli del magistrato Raffaele Cantone e dello scrittore Roberto Saviano. Proprio il successo del romanzo «Gomorra» ha permesso di accendere i riflettori sugli affari della Camorra casertana e ha fatto conoscere al grande pubblico vicende dai contorni cupi come quelle del processo Spartacus che Rosaria, unica voce critica di un territorio tormentato, ha raccontato meticolosamente in ogni suo passaggio. Anche lei ha scritto un libro, «L oro della camorra», ma i motivi che l hanno spinta a farlo sono diversi da quelli di Saviano. «L ho scritto spiega - mentre stava per uscire la sentenza Zagaria. Mi sembrava interessante farlo perché su quel tema non c era materiale utilizzabile. Sulla mafia è stato scritto di tutto e di più, ma sulla camorra no». La testimonianza di una lunga esperienza da cronista, di chi ha visto con i propri occhi le conseguenze di delitti efferati e la brutalità con cui uccide la lunga mano nera dei clan. «A un certo punto continua ci si abitua ai fatti di sangue, ma mai a quelli Sopra, la giornalista Rosaria Capacchione alla Scuola di Giornalismo. A destra, al tavolo della redazione insieme con i praticanti «Bisgona mantenere un etica, evitare la logica dei ricatti» privata e professionale, Rosaria Capacchione ha sempre tenuto presente un comandamento personale, che dovrebbe essere comune a tutti i giornalisti: mantenere un etica ed evitare la logica dei ricatti, un comportamento che ti permette di tenere costantemente presenti i confini del bene e del male che ti impedisce 11 Passione e difficoltà di un mestiere l hanno portata a vivere sotto scorta dove scatta un processo di immedesimazione, come quando la vittima è qualcuno che conoscevi o che aveva la tua stessa età, e alla morte dei bambini. I morti di camorra non mi appartengono, ma queste sono situazioni diverse». Nonostante la difficoltà che hanno contrassegnato la sua vita «Verificate le notizie Mettetevi dalla parte di chi legge» di mischiarli. La cronista de «Il Mattino» dedica molta attenzione a chi la segue e con i lettori cerca di mantenere un vero rapporto. In una grande città come Napoli è difficile farlo, ma in questi casi ti corre in aiuto il mondo del web. «Il blog afferma è uno strumento meraviglioso. Ti permette La biografia Rosaria Capacchione ha esordito come giornalista praticante nel 1980 con la testata «Il Diario», per poi diventare successivamente professionista nel Dopo una brevissima esperienza a «Il Giornale di Napoli», arriva a «Il Mattino». Inizia a collaborare con la redazione di via Chiatamone nel luglio del Presso le redazioni di Caserta e Napoli si occupa soprattutto di cronaca nera e giudiziaria, in special modo di inchieste e processi di camorra. Ha seguito con attenzione l intero iter di Spartacus, un maxi-processo penale condotto a carico dei membri del clan camorristico casertano dei casalesi, iniziato nel 1998 e conclusosi solo nel 2010 con la sentenza in terzo grado di giudizio. Rosaria Capacchione ha collaborato, inoltre, con il «Times» e per la Biblioteca Universale Rizzoli. Nel 2008 ha pubblicato il suo libro «L'oro della camorra», in cui ha raccolto tutto l iter del processo creando, per prima, del materiale documentario utilizzabile sui Casalesi. A causa del suo lavoro di cronista e per la sua attività contro la camorra, nel corso degli anni è stata più volte minacciata di morte e per questo motivo, allo stato attuale, è costretta a vivere sotto scorta. di interfacciarti con i lettori, ma bisogna fare attenzione perché quella non è informazione, è un commento. Come quelli che si fanno sotto agli articoli, che io sto sempre attenta a leggere. Ma internet non può risolverti un problema se tu, il problema, non lo conosci». Un suggerimento che tiene a dare ai giovani giornalisti della Scuola di Salerno, a cui dispensa altri preziosi consigli. «Bisogna sempre essere preparati, leggere, studiare. Anche quando si fa un intervista non ci si deve trasformare nel portavoce a chi parla, bisogna fare le «Nel mirino a causa della freddezza degli altri colleghi» giuste domande e questo è possibile solo se si è informati. L intervistato è il mezzo, non è il protagonista». Il concetto a cui tiene di più è quello della verifica delle notizie e lo ribadisce più volte a chi aspira a fare il giornalista: «Non stancatevi mai di controllare. La capacità sta anche nel riconoscere l errore e di ammetterlo con chi ha letto le notizie che avete dato». Pagina a cura di PIETRO ESPOSITO

12 12 Domenica 27 novembre 2011SPECIALE L allarme di Legambiente: il territorio è fragile ed esposto a frane e alluvioni Campania, piove sul bagnato Occorre potenziare la manutenzione e il sistema locale di protezione civile Acqua che non si aspetta, altro che benedetta cantava De André, raccontando la disastrosa alluvione che colpì Genova nel Ma nelle sue parole c è una forza che trascende luoghi e date, esattamente come quella dell acqua che, quando trabocca dagli argini che gli vengono imposti, trascina via tutto. Il nostro Paese non è certo nuovo a eventi catastrofici del genere, ma mai si è seriamente pensato di far tesoro dell esperienza e delle vittime del passato. In Campania i pericoli legati al rischio idrogeologico vengono spesso considerati unicamente in occasione dei disastri. Eppure il fenomeno non è per nulla marginale: secondo il rapporto Ecosistema Rischio 2011, stilato da Legambiente per monitorare le attività dei Comuni sulla prevenzione, sono ben 504 i municipi che hanno al loro interno aree a rischio idrogeologico, l 86% del totale. Se si vuole considerare l estensione, ben Kmq sono esposte ad un rischio che il ministero dell Ambiente considera medio-alto, il 19% della superficie dell intera regione. A rendere ancor più pericolosa la delicata situazione ambientale, vi sono poi gli interventi dell uomo, con l abbattimento e gli incendi dei boschi, le attività estrattive, le abitazioni situate in zone edificabili ma pericolose, senza contare il fenomeno dell abusivismo edilizio. Nonostante gli oltre cittadini che risiedono in zone a rischio, gli interventi che agiscono sulle cause di pericolo e non sugli effetti sono decisamente pochi. Ma la situazione potrebbe migliorare. «Rispetto al passato pos-siamo sottolineare la presenza di una maggiore consapevolezza da parte di tutti spiega Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania anche se spesso si tende ad agire in maniera errata, con approcci strutturali che sono poco efficaci e insostenibili economicamente». Molto più indicate per la corretta gestione del territorio, e molto più sostenibili economicamente, sono invece gli interventi non strutturali, come la delocalizzazione o la manutenzione dei corsi d acqua. Parte fondamentale della prevenzione è l organizzazione locale della protezione civile: servono piani d emergenza aggiornati e conosciuti dalla popolazione. Infine indispensabili è l inserimento nel piano urbanistico dei Comuni a rischio del Pai (Piano per l assetto idrogeologico): secondo il rapporto 2011, solo il 64% dei Comuni ha organizzato il proprio piano urbanistico prendendo in considerazione i Pai. Introdotte dalla legge 183 dell 89, il Pai, redatto dalle Autorità di Bacino, è un aggiornamento continuo delle problematiche e delle soluzioni, «L approccio migliore è quello del buon senso conclude Chia-vazzo e di determinare regole d uso del territorio». Gli eventi La Regione ha stilato un piano di lavori non strutturali anti-dissesto A.A.A. cercasi 2 miliardi «Abbiamo fatto interventi importanti: dobbiamo continuare cosi» Cercasi due miliardi e mezzo per risolvere il problema del dissesto idrogeologico in Campania. È questa la cifra stimata dalla Regione che servirebbe per eliminare una volta per tutte il disagio dei cittadini. Una somma enorme che di certo non può essere reperita immediatamente. Ma intanto i lavori sono in corso e l ultimo accordo firmato con il ministero dell Ambiente ha portato ad una programmazione di interventi per circa 220milioni di euro. Di cui 110 milioni a carico del Governo, al quale potrebbero aggiungersi, altri 15 milioni frutto di un ulteriore accordo. Si tratta comunque di risorse limitate rispetto alla vastità del problema che non permettono quindi di agire solo esclusivamente con interventi strutturali. Secondo Edoardo Cosenza, assessore alla Protezione civile, Difesa Suolo e Lavori Pubblici della Regione: «Occorre sostenere una corretta prevenzione del rischio, basata sulla consapevolezza delle autorità, ma anche dei cittadini: ognuno deve fare la sua parte». Il piano della Regione prevede l'istituzione di presidi territoriali su vasta scala con squadre composte da ingegneri e geologi, che, in caso di preallarme, possano fare da sentinelle, ossia, in base a sopralluoghi sul campo, potranno verificare in tempo reale il livello dei fiumi, piuttosto che un pericolo incombente. Un piano a cui l assessore Cosenza sta ancora lavorando e che sarà reso possibile grazie ad un accordo con la Federazione degli ingegneri e con l'ordine dei geologi. Questi esperti, infatti, svolgeranno la propria opera volontaristicamente. In più saranno aiutati dalla vasta rete pluviometrica che oggi è una delle più importanti d Italia, capace di monitorare attraverso un'idonea strumentazione, le precipitazioni in gran parte del territorio. La certezza che tutto ciò potrà evitare altri disastri non esiste. Secondo le Autorità di Bacino, oltre il 19% del territorio regionale è a rischio con l 80% dei Comuni coinvolti. «Un quadro secondo Cosenza peggiorato dal fatto che 212 Comuni sono a rischio di colata rapida di fango: da noi, le frane sono più gravi che in altre regioni perché in molti casi, come ad esempio la tragedia di Sarno, scende a valle materiale piroclastico». La catastrofe più recente riguarda invece il Comune di Atrani, qui la Regione ha dimostrato di essere pronta per gli interventi di ripristino del paese, ma per la messa in sicurezza serve altro tempo: «Abbiamo realizzato importanti opere ad Atrani -ha ribadito Cosenza- e restituito la completa vivibilità del territorio. Adesso proseguiamo puntando all'istituzione del nucleo comunale di protezione civile e con la ripulitura delle vasche borboniche, abbiamo solo bisogno di tempo».

13 Nessuna alluvione, nessuna frana ha scosso l animo degli italiani negli ultimi anni come la tragedia che sconvolse i comuni di Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano il 5 maggio Un disastro, frutto dell incuria e del mancato rispetto dei più elementari criteri di sicurezza ambientale, che tanti lutti provocò sulla cittadinanza. La tragedia è stata trasmessa momento per momento in diretta televisiva. Le immagini dei soccorritori e dei cittadini che fuggivano terrorizzati per le strade mentre un mare di fango e detriti gli franava addosso fecero in breve tempo il giro del mondo. Quel giorno, 160 persone persero la vita, altre centinaia rimasero ferite, quasi 200 abitazioni vennero distrutte o danneggiate. A causa delle piogge che si erano riversate incessantemente sulla Campania nei giorni precedenti oltre 2 milioni di metri cubi di fango si staccarono dalle pendici del Monte Pizzo d Alvano travolgendo tutto ciò che si trovarono davanti, compresi i centri abitati circostanti. Frane a ripetizione: se ne contarono 143. Le più importanti precedute da cupi e sordi boati, si staccarono SPECIALE Domenica 27 novembre 2011 L incuria e il degrado hanno provocato una lunga scia di vittime e danni Montagne assassine Il mancato rispetto delle regole ambientali alla base delle tragedie di Sarno e Atrani dalla montagna viaggiando alla velocità di chilometri all ora, travolgendo strade, edifici, automobili. Le ondate si susseguirono per tutta la notte, l ultima, la più violenta, alle spazzò via la frazione di Episcopio e l ospedale Villa Malta, situato ai piedi della montagna e incredibilmente non ancora evacuato. Ma è solo la mattina successiva che emerse la portata del disastro. Ironia della sorte, poche ore dopo giunse un fax dall assessorato all Ambiente della regione Cam-pania in cui si allertavano le autorità su possibili eventi catastrofici. Troppo tardi. L unica cosa che restava da fare era scavare alla ricerca dei corpi delle vittime con la speranza di trovare dei sopravvissuti. Oltre alle forze dell ordine ac-corsero sul posto migliaia di volontari, dall Italia e dal resto d Europa (alcuni anche dagli Stati Uniti) per aiutare la popolazione. Destò grande commozione l incredibile vicenda del ventenne Roberto Robustelli estratto vivo dalla macerie dopo essere rimasto sepolto per oltre 72 ore sotto il fango. Dalle indagini emerse come ad accentuare gli effetti della frana, oltre alle forti piogge vi era la presenza di opere edilizie nei pressi dei corsi d acqua e la deforestazione selvaggia della montagna, dotata di un substrato permeabile facilmente soggetto a fenomeni erosivi. I canali di drenaggio, che avrebbero dovuto assorbire parte dell enorme massa d acqua caduta erano inoltre ostruiti da rifiuti urbani. Nell occhio del ciclone finì il sindaco di Sarno Gerardo Basile accusato di non aver affrontato l emergenza in modo adeguato e tuttora sotto processo. Undici anni dopo (il 9 settembre del 2010) una situazione simile si Pagine a cura di ALESSIO FUSCO ELENA CHIARA LIGUORI FRANCESCO SERRONE 13 verificò ad Atrani. Vi fu una sola vittima ma anche in quel caso i danni furono ingenti. Oggi Atrani sembra un paese turistico come gli altri, ma per i cittadini è sempre allerta. Il sindaco, Nicola Carrano ne è ben consapevole, ma guai a dirgli che la sua giunta non ci sta lavorando: «Dei soldi stanziati dalla Regione, abbiamo usato solo mezzo milione per i lavori di somma urgenza. Mi sto impegnando personalmente per avere altri fondi dalla Regione per gli interventi strutturali». L EMERGENZA IN CIFRE Positive le opere di manutenzione, poche esercitazioni In Campania, l arrivo dell autunno evidenzia drammaticamente la rilevanza dei pericoli legati al rischio idrogeologico. Sono 504 i Comuni in cui sono presenti zone ad elevata criticità, l estensione di tali aree esposte a rischio è pari a oltre 2597 Kmq. Sono 75 i Comuni dove è alto il pericolo di esposizione per le abitazioni, 42 quelli dove a essere minacciate di più sono le industrie, mentre 24 sono i paesi che espongono ad alto rischio le strutture ricettive. Per cercare di mettere in salvo il proprio territorio le Giunte dei diversi Comuni hanno realizzato alcune attività di prevenzione. Non tutti però, per varie problematiche di gestione, partecipano in modo continuativo. Pensare che solo tre Comuni hanno effettuato la delocalizzazione dei territori, non è certamente un dato positivo. Anche l assessore alla Protezione civile, della Regione Campania Edoardo Cosenza è a conoscenza di questi dati ma li spiega in questo modo: «Spostare mi-gliaia e migliaia di persone che abitano, in zone a rischio sarebbe impossibile. Chi, anche alla luce delle ultime alluvioni, sarebbe disposto a lasciare la splendida Costiera con i suoi panorami e il suo mare?» Positivo, il dato sui Comuni che operano la manutenzione. Il 48% testa costantemente gli interventi strutturali. Solo il 13% però, compie esercitazioni e dato più allarmante solo il 28% fa attività di informazione sui pericoli e su le precauzioni da prendere. AVELLINO Pericolo abusivismo BENEVENTO Rischio cedimenti CASERTA Monitoraggio costante NAPOLI Allerta voragini SALERNO Triste primato Secondo posto per la provincia di Avellino che con un totale di 105 Comuni a rischio sale sul podio in negativo della classifica di Legambiente. Ottanta sono i comuni minacciati dalle frane; otto, invece, rischiano in caso di alluvione; diciassette sono sottoposti a entrambi i pericoli. Oltre alla conformazione naturale del territorio a contribuire in maniera determinate alla situazione sono le scelte errate in materia ambientale: l abusivismo, l urbanizzazione delle aree golenali e la mancata manutenzione dei corsi d acqua. Secondo l indagine condotta da Legambiente la situazione non è solo eredità del passato, ma ancora oggi si continua a costruire in maniera esasperata sul territorio. Il territorio variegato della provincia di Benevento è una delle cause dell elevato rischio idrogeologico nel Sannio: dagli Appennini alle Valli Telesina e Caudina il suolo si configura in diverse morfologie. «L intero territorio è interessato da una franosità diffusa spiega Pietro de Paola, docente di Geologia applicata all Università del Sannio e l assetto articolato del territorio influisce sulla stabilità del suolo». Il 96% dei Comuni è interessato dal problema del dissesto idrogeologico. Anche se con 75 paesi a rischio, tra frane e alluvioni, non è tra i primi posti nella classifica delle province, ma si insedia solamente al quarto posto. Il terzo gradino del podio nella classifica di Legambiente sulle province più in pericolo spetta a Caserta. Con 80 Co-muni a rischio supera di soli 5 casi la provincia di Benevento. Sempre secondo Legambiente sono 34 i Comuni soggetti a frane. Sono 14 invece quelli in pericolo in caso di alluvione. In totale il 77% dei Comuni rischia grosso. Secondo Legambiente però la sensibilità degli amministratori locali verso queste problematiche è accentuata: ne fanno da esempio i casi di Santa Maria la Fossa e Maddaloni, Comuni che presentano un piano di emergenza aggiornato e un costante monitoraggio. Anche se particolarmente interessato a rischio di frane ed esondazioni il territorio napoletano si insedia all ultimo posto della classifica dei Comuni a rischio, con soli 57 casi di pericolo tra frane e alluvioni: solo il 62% delle città della Provincia napoletana sono soggetti a dissesto idrogeologico. Ma crolli dei costoni in tufo, cedimenti delle cavità sotterranee, allagamenti nelle zone ribassate della città sono solo alcuni dei disagi che i cittadini si trovano a fronteggiare. Gli interventi di prevenzione realizzati e da realizzare interessano pertanto la rete fognaria, ma anche la messa in sicurezza dei costoni e delle cavità sotterranee. Il primato negativo del rischio idrogeologico in Campania è detenuto dalla provincia di Salerno: ben il 99% dei Comuni è situato in territori pericolosi secondo la classificazione del ministero dell Ambiente. Sa-lerno detiene anche il record di frane e alluvioni nel territorio con un totale di ben 157 Comuni. Particolarmente problematica è la costiera Amalfitana, che si estende da Positano a Vietri sul Mare. Qui il rischio di frane e alluvioni si combina con la tendenza all erosione delle coste, anche a causa degli interventi dell uomo. A peggiorare la situazione è il fenomeno dell abusivismo edilizio: sono in molti che provano a costruire alberghi e strutture turistiche per sfruttare la costiera.

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15 IL PERSONAGGIO Domenica 27 novembre 2011 Lo scrittore torinese che fa di ogni suo libro un caso letterario. Lo si ama o lo si odia La penna arrabbiata di Baricco 15 «Leggiamo libri perché ci cambiano la vita. Leggiamo Libri perché ci conducono vicino alla verità. Leggiamo libri perché impariamo un sacco di cose. Leggiamo libri perché ci troviamo i nostri sentimenti. Ma scriviamo libri, ogni tanto, con un altra idea. Scriviamo libri e quel che facciamo è scegliere fra quanto di più raro c è nell universo e quanto di più caro c è nel nostro animo. E lo lavoriamo con le mani in un materiale affascinante che sono la lingua, le parole, il suono delle parole, il respiro della storia. Ci piace lavorarlo con la mano. E tutto questo solo perché vogliamo testimoniare di cosa è capace un certo genio umano ed esprimere in qualche modo il gusto di un maestro, di quel maestro che in quel momento siamo noi. Niente più di questo ma niente niente meno di questo». Alessandro Baricco, ospitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa in occasione dell uscita del suo romanzo Mr Gwyn, presentato poi il 9 novembre a La Feltrinelli di Napoli, ha spiegato perché si scrive. E il suo discorso funzionante come un marchingegno fabbricato ad arte, perfettamente lubrificato e preciso al millesimo ha regalato agli attenti spettatori del fortunato programma di Rai 3 un ritratto accurato dello scrittore torinese. Alessandro Baricco è uno dei più noti esponenti della narrativa italiana contemporanea: è scrittore, saggista, critico musicale, sceneggiatore, regista. L aspetto piacevole e la presenza televisiva lo hanno reso davvero popolare tanto che spesso i suoi libri fanno notizia ben prima di essere pubblicati o letti. Il successo di ogni romanzo, la rapida entrata nelle classifiche di vendita, l aura un po misteriosa che circonda la sua persona fanno di lui un caso letterario : scrittore alla moda? Oppure semplicemente il più acuto interprete di una nuova tendenza che si è fatta strada nel mondo letterario? Non è certo una novità che nell ambito dell editoria italiana odierna, il libro sia un prodotto commerciale, la cui finalità è di essere venduto, appagando il più possibile le aspettative di mercato. Da qui, la diffusissima tendenza degli scrittori di sfornare libri con una frequenza sbalorditiva. Sembrano ormai definitivamente conclusi i tempi delle opere elaborate lentamente, scritte e riscritte per decenni: oggi, nella logica industriale, il ferro va battuto finché è caldo e poi gettato via. Purtroppo però, la narrativa postmoderna accontenta decisamente meno le esigenze della critica letteraria. C è anche da dire che, guardando e leggendo Alessandro Baricco, si ha sempre la sensazione che nulla possa mai turbarlo né scalfirlo. Nel 2006 il quotidiano La Re-pubblica ha pubblicato un articolo dove lo scrittore torinese rispondeva ad alcune affermazioni di Pietro Citati e Giulio Ferroni, sostenendo che sia arrivato il mo-mento, «per i mandarini che si ag-girano nei salotti letterari con il loro fare raffinato», di affrontare una riflessione sul passato e sulla civiltà che sta pian piano prendendo piede. «Se La critica ha sempre stroncato i suoi romanzi Poca sostanza e troppi virtuosismi di forma «Il nostro mestiere è fatto di passione cieca, maleducata, aggressiva e vergognosa» Alessandro Baricco ha presentato a La Feltrinelli di Napoli il suo ultimo romanzo Mr Gwyn Presentato a La Feltrinelli di Napoli il suo ultimo lavoro Benvenuto Mr Gwyn La storia di un uomo che decide di cambiare vita LA BIOGRAFIA Romanziere, saggista, critico musicale e regista. Alessandro Baricco nasce a Torino il 25 gennaio del 1958, si laurea in Filosofia. Il romanzo d esordio Castelli di rabbia (1991), viene presto seguito da Oceano mare (1993), Novecento (lavoro teatrale del 1994 da cui Tornatore realizza La leggenda del pianista sull oceano ), Seta (1996), City (1999), Senza sangue (2002), Omero, Iliade (2004), Questa storia (2005), Emmaus (2009). Baricco partecipa inoltre a trasmissioni televisive ( L amore è un dardo, Pickwick e Totem ), cura rubriche su La Stampa e La Repubblica, dà vita alla scuola di scrittura creativa Holden di Torino. Nel 2008 scrive e dirige il suo primo film: Lezione Ventuno. La carriera di scrittore è coronata nel 2011 dalla riscrittura dell opera Don Giovanni : tassello dell ambizioso progetto di Save the story, frutto della collaborazione tra la Scuola Holden ed il Gruppo Editoriale L Espresso. Jasper Gwyn, protagonista del nuovo romanzo di Baricco, è uno scrittore. La sua vita cambia quando prende la decisione di smettere di scrivere. E lo fa con un articolo sul Guardian : stila un elenco di 52 cose che si ripromette di non fare mai più. La penultima pubblicare libri, l ultima scrivere libri. Ma l astinenza dal gesto dello scrivere lo porta ad inventarsi un altro tipo di mestiere. Parente della scrittura ma differente. Poco più di 150 pagine, dove il protagonista e un altro personaggio, che fin da subito si porta dietro, si muovono indisturbati tra misteri e incertezze che l autore disegna con spettacolare maestria. Nello sfondo galleggiano attori dai piccoli ruoli ma così ben tratteggiati che alla fine del libro viene naturale chiedersi chi sia il vero protagonista. Molto curiosa la figura di un piccolo commerciante di lampadine: esperto nel suo lavoro e innamorato del piccolo oggetto a cui ha donato la propria vita, appare come un vero e proprio artista. Perché, secondo Baricco, dietro ogni mestiere ci sono forme d arte e dietro ogni personaggio una storia che lui si porta dietro giorno dopo giorno. Mr Gwyn : una storia delle storie. trovate così stucchevole un libro ha scritto Baricco nell articolo che centinaia di migliaia di italiani si affrettano a leggere e decine di Paesi nel mon-do si prendono la briga di tra-durre, forse è il caso di darsi da fare per spiegare a tutta questa massa di fessi che si stanno sba-gliando, e che la letteratura è un' altra cosa, e che a forza di dare a-scolto a gente come me si finirà tutti in un mondo di illetterati dominati dal cinema e dalla televisione, un mondo in cui intelligenze come quelle di Citati e Ferroni faranno fatica a trovare uno stipendio per campare». Baricco è così: lo si ama o si odia. Magari come ha scritto lui stesso i suoi libri sono «poca cosa», ma è pur vero che «i lettori ci trovano quel quid che allude a un' i- dea differente di libro, di narrazione scritta, di emozione della lettura». Baricco, con i suoi virtuosismi auto-incantatori, è la testimonianza vivente che «nel sistema sanguigno dei lettori» stia circolando ormai da tempo un virus, una «nuova, sgradevole, discutibile idea di piacere letterario», una seducente apocalisse lontana anni luce dal vecchio mondo degli intellettuali appoggiati con garbo sulle opulente poltrone dei salotti letterari. Quella di Baricco è una personalità poliedrica: uno scrittore in continua sperimentazione nelle diverse forme di comunicazione. Quando scrive, Baricco dice di «non essere minimamente influenzato dalla pressione del mercato». «Se si ha un talento ha dichiarato il gesto che è legato a questo talento, che sta al fondo dell azione, è comunque autistico. Ed in questo gesto c è una forza che ti porta via dal potere d influenza di tutto il mondo». In tutti i romanzi di Baricco c è un po di lui: una collezione di storie umane che ondeggiano tra realtà e fantasia con la maestria di una penna fresca, preziosa, all epoca innovativa. La particolarità dello scrittore è la sua capacità di portare il lettore in ogni luogo e allo stesso tempo in nessun luogo: leggendolo, si ha la strana sensazione che le sue pagine non abbiano un fine e soprattutto non abbiano una fine. Un illusione, una dolce illusione dove il lettore rimane così affascinato dal viaggio da non chiedersi mai quale sia il punto d arrivo. La letteratura è affascinante, travolgente, appassionante. E Baricco non è mai stanco di ripeterlo e dimostrarlo: «Il nostro mestiere è, innanzitutto, un fatto di passione, cieca, maleducata, aggressiva e vergognosa. Posa su una autostima delirante e su una incondizionata prevalenza del talento sulla ragionevolezza e sulle belle maniere. Se perdi quella prossimità al nocciolo sporco del tuo gesto, hai perso tutto». Lo ripete e lo dimostra sempre, certo lo fa a modo suo. Pagina a cura di VALENTINA BELLO GIORGIA MENNUNI

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17 TERRITORIO Domenica 27 novembre Si parla dal 1995 e senza esito di trasformare in civile lo scalo militare di Grazzanise che nei progetti deve servire tutto il Mezzogiorno e alleggerire il traffico di Capodichino L aeroporto resta nell hangar Mezzo secolo di chiacchiericcio politico, protocolli d intesa e tavoli tecnici, ma dell aeroporto civile di Grazzanise ancora non c è traccia. Dei grandi progetti lasciati morire nei cassetti istituzionali, lo scalo casertano rappresenta senz altro un caso esemplare. Del progetto si cominciò a parlare nel 1939, quando il governo Mussolini pensò di costruire un aeroporto e un idroscalo nell area del Lago Patria, tra le province di Napoli e Caserta. Ma altre decisioni irrevocabili incombevano e la guerra fece saltare ogni piano. Nel dopoguerra il tema del secondo scalo napoletano riemerge tanto che negli anni 60 viene addirittura costituita una S.p.a. Aeroporti di Napoli, senza comunque vedere nemmeno l ombra del nuovo aeroporto. Nel 1995 i primi accordi, mentre si lanciano allarmi sulla saturazione di Capodichino, sempre più inadatto a reggere i ritmi dell era globale e così si arriva al 9 gennaio 1998, quando il Consiglio regionale all unanimità approva una delibera della giunta Rastrelli che prevede di riadattare l aeroporto militare Francesco Baracca di Grazzanise in modo da renderlo agibile anche per l uso civile, prospettando da subito la necessità di farne uno scalo intercontinentale capace in un solo colpo di decongestionare Capodichino e attrarre nuovi passeggeri in tutta l area meridionale. Intanto il tempo passa e il progetto dello scalo rimane fermo. Si arriva al 2001, ma ci si mette Al Qaeda a remare contro: se Roma, la Città Santa, diventa subito obiettivo sensibile, la Nato decreta la priorità militare di Grazzanise, strategico per la difesa del- la Capitale. Nel 2008 le cose sembrano smuoversi: il governo Berlusconi stanzia fondi per le infrastrutture della Campania. Ma forse è destino che quest aeroporto che tutti sembrano volere non si faccia: nonostante la firma di un protocollo d intesa tra l allora governatore Bassolino e il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, per la realizzazione del nuovo scalo, i fondi vengono usati per per altre opere, ritenuti più urgenti, come il collegamento della Tangenziale di Napoli alla rete stradale della Costiera sorrentina o il completamento della Metropolitana regionale e quello dell asse autostradale Salerno- Reggio Calabria. Con buona pace di tutti, il nuovo aeroporto internazionale della Campania può continuare ad attendere. Si gonfiano invece le denunce pubbliche: il traffico su Capodichino continua ad aumentare e il rischio di saturazione si fa sempre più concreto. A certificare Napoli L'aeroporto di Capodichino è il primo del Mezzogiorno per numero di passeggeri. Nel 2010 ha registrato un incremento di traffico aereo del 5% tale da portare il numero complessivo dei viaggiatori a oltre sei milioni. È stato il primo scalo italiano ad essere privatizzato. Oltre a collegare i maggiori aeroporti italiani, da Capodichino par-tono voli per le principali città europee e l America. il possibile default dell aeroporto di Napoli, nero su bianco, è ora l Enac, l Ente nazionale per l aviazione civile, che ha pubblicato un allarmante dossier sulla più che probabile implosione dell aeroporto entro dieci anni. Secondo gli esperti, nel 2025 l aeroporto napoletano raggiungerà un bacino di 11 milioni di passeggeri, oltre il quale sarà tecnicamente impossibile spingersi. Capodichino si legge nel dossier mostra una capacità massima di circa milioni di passeggeri, soglia di saturazione che sarà raggiunta entro il Senza contare l impossibilità di crescita e di sviluppo all interno di un tessuto urbano consolidato. Ma nonostante questo, il secondo aeroporto di Napoli continua a non decollare. Pagina a cura di MARINA CAVALIERE CARMEN GALZERANO Salerno L aeroporto Costa d Amalfi nasce nel 1926 come campo di fortuna. Solo nel 2007 lo scalo viene adeguato per sviluppare il traffico civile su larga scala. Nel 2008 sono iniziati i voli di linea con la compagnia Vola- Salerno, seguiti da Alitalia ed Air Dolomiti; anche se nel corso degli anni i voli sono stati diverse volte sospesi a causa dello scarso numero di passeggeri. A che punto è il progetto dell aeroporto di Grazzanise? Quando inizieranno i lavori? Ci sarà mai questo scalo? Queste e tante altre sono le domande di chi sente da quasi vent anni parlare di un aeroporto che al momento esiste solo sulla carta e fare chiarezza in vicende così lunghe e ingarbugliate non è mai cosa semplice, nonostante ci siano certezze da cui partire. Un progetto che dal 1995 ad oggi ha incontrato ostacoli e lentezze burocratiche: prima il disatteso appuntamento con l inaugurazione prevista per il Giubileo del 2000, poi gli attentati di Al Qaeda che hanno costretto lo scalo ad un uso esclusivamente militare, poi i fondi stanziati nel 2008 dal governo Berlusconi per le infrastrutture campane destinati però poi ad altri lavori. E in tutto questo arco di tempo l aeroporto di Grazzanise, solo sulla carta e tra l opinione pubblica, continua ad esistere. Non è dello stesso parere Giovanni Iorio, ingegnere aeronautico in pensione, autore di diversi dossier e studi circa l aeroporto in questione e tutti i ritardi che stanno accompagnando la sua nascita. L assessore regionale Vetrella:«Almeno dieci anni di lavori» La sfida del nuovo millennio «Non ho trovato alcuno studio di fattibilità e niente di concreto» L assessore Sergio Vetrella A destra l aeroporto di Capodichino Nei numerosi documenti che ha scritto pone l accento principalmente sui seguenti aspetti: «Esiste uno studio di fattibilità già dal 1998 che prevedeva l agibilità dello scalo militare di Grazzanise come aeroporto commerciale. Purtroppo però, non solo non è stata rispettata la scadenza del 2000 ma si continua a privilegiare lo scalo di Capodichino nonostante da decenni esperti e personalità illustri lo definiscano obsoleto, pericoloso e inadeguato» incalza l ing. Iorio. «Si stanno sprecando risorse preziose non solo per il traffico passeggeri che andrà aumentando ma soprattutto per quello merci dal momento che, com è noto, la sfida del nuovo millennio nel campo del trasporto aereo si chiama Air Cargo. Il tutto andrà inevitabilmente a gravare sulla crescita della Regione, anche da un punto di vista di posti di lavoro» conclude Iorio. Non molto diverso è il pensiero dell assessore ai Trasporti della Regione Campania, Sergio Vetrella. «Grazzanise potrebbe essere un punto di svolta per il nostro territorio. Lo dice anche uno studio dell Enac condotto su tutti i siti aeroportuali italiani, secondo cui lo scalo casertano potrebbe rappresentare una soluzione ai problemi di Capodichino sia per il trasporto passeggeri che per quello commerciale», dichiara l assessore che continua, «Non tutto ciò che si dice circa l avanzare dei progetti sul nuovo aeroporto corrisponde a verità nel senso che, dalla precedente Giunta, non ho trovato alcuno studio di fattibilità e niente di concreto che potesse far pensare ad una imminente costruzione dello scalo. Ho elaborato io per primo una bozza di piano con tanto di importo da presentare al ministero delle Infrastrutture ma purtroppo, con la caduta del Governo, andrà tutto più a rilento. La certezza è che si andrà avanti con questo progetto per il bene della nostra terra e per ovviare ai problemi dello scalo di Capodichino, anche se per un piano simile sono da considerare almeno altri 10 anni di lavori».

18 18 Domenica 27 novembre 2011SPETTACOLI Inaugurata all Università la nona edizione della rassegna che terminerà a maggio Affidato al regista Giuliano Montaldo il coordinamento dell iniziativa Filmidea: lezione di cinema «Il cinema racconta cosa siamo, cosa saremo, racconta come siamo stati, nel nostro passato sia remoto che prossimo, ci parla delle nostre speranze, delle nostre conquiste, dei nostri lutti, delle nostre difficoltà». Con queste parole di Gian Piero Brunetta, docente dell Università di Padova, che ha tenuto la lezione di apertura, è iniziata Filmidea, rassegna di incontri universitari di cinema. A questo primo appuntamento della nona edizione, tenutosi nell aula Imbucci dell Università di Salerno, hanno partecipato i ragazzi delle lauree magistrali e dell ultimo anno delle triennali in Lettere e Filosofia. Questi incontri fanno parte della seconda edizione della Master Class, i cui corsi sono gratuiti e incentrati principalmente sul tema della costruzione delle immagini e degli immaginari della Nazione: dal Risorgimento ai giorni nostri. In Italia la formazione dell identità nazionale coincide con lo sviluppo di un moderno sistema dei media. Si partirà ad analizzare l Ottocento e i sistemi di comunicazione di massa di allora come il melodramma, il teatro, i quotidiani, con l invenzione della terza pagina e del romanzo d appendice. Nello sviluppo teatrale di quell epoca vediamo la nascita del teatro di propaganda socialista e di quello di rivista tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento in cui sono nati anche i media moderni come la radio, il cinema, la canzone e la televisione fino ad arrivare allo sviluppo dei new media. Il coordinatore dell iniziativa di quest anno, iniziata l 11 novembre e che terminerà a maggio dell anno prossimo, è Giuliano Montaldo, maestro di regia. Il comitato scientifico e organizzativo è composto dai professori Pietro Cavallo, Pasquale Iaccio e Luigi Frezza. Quest anno Filmidea tende ad avere un rapporto più diretto con la città, uscendo dai confini del mondo accademico. Infatti collaborerà con il Comune di Salerno e con il festival cinematografico salernitano, Linea D Ombra, diretto dal prof. Peppe D Antonio. «Il Comune di Salerno ha spiegato l assessore alla Cultura Ermanno Guerra ha interesse a rapportarsi con iniziative universitarie così importanti. Tale legame consentirà a Filmidea di presentarsi direttamente alla città e di legarsi ad essa in modo più diretto». Per allargare sempre di più questi orizzonti oltre il mondo accademico ci sarà anche la collaborazione con la mediateca Marte di Cava de Tirreni, diretta da Alfonso Amendola. Inoltre è in programma una collaborazione con il noto e prestigioso Giffoni film festival. Come per le passate edizioni, anche per quest anno a sponsorizzare l evento è l Automobile Club di Salerno. Questo rapporto tra cinema e mondo dell auto sarà anche trattato nella seconda edizione della Master Class. «Per il quarto anno ha detto la dot- Quest anno gemellaggio con Linea d Ombra organizzata dal Comune di Salerno toressa Anna Maria Caso prosegue la nostra collaborazione con Filmidea allo scopo di far conoscere agli over 18 i temi della sicurezza e della prevenzione dell incidentalità stradale, purtroppo molto diffusa in questa fascia d età». Filmidea nasce da due convegni tenuti rispettivamente nel 2002 e Nel primo intitolato, Le linee d ombra dell identità repubblicana, ci fu l attribuzione della laurea honoris causa ad Alberto Sordi. Nel secondo, La televisione e la storia si confrontarono numerosi personaggi del mondo degli audiovisivi. La prima edizione si tenne nel 2004 e fu inaugurata da Paolo Taviani. Molti autorevoli nomi del cinema e della musica hanno partecipato alla terza edizione. Tra loro spiccano Ennio Morricone, Franco Battiato, Ettore Scola, Enzo Decaro e Luigi Lo Cascio. La rassegna che si tenne tra il 2006 e il 2007 vide la partecipazione di Luciano Ligabue, Michele Placido, Dario Argento e Mario Monicelli. Il 12 dicembre venne inaugurata la quinta edizione da Nicola Piovani. Quella volta tra i nomi illustri ci furono Toni Servillo, Pupi Avati e Maurizio Casagrande. L anno successivo, forti emozioni scaturirono dal secondo incontro della stagione durante il quale la sceneggiatrice e scrittrice Anna Pavignano regalò agli studenti, un A sinistra una scena del film di Giuliano Montaldo, L Industriale. In basso il logo di Filmidea E sotto la conferenza di presentazione della rassegna Analisi su immagini e avvenimenti dall Unità d Italia ai giorni nostri Omaggio in video foto e parole a Massimo Troisi tratto dal suo ultimo libro Da domani mi alzo tardi. Tra le edizioni più lunghe e di maggior successo c è quella inaugurata nel novembre del 2009, dedicata a Dino Risi con la partecipazione di Giuseppe Tornatore. Pagina a cura di FEDERICA MASSARI Programma ricco di eventi «Filmidea ha spiegato il prof. Pietro Cavallo percorrerà per questa edizione un doppio binario: da una parte promuoverà incontri con affermati storici e studiosi del cinema, dall altro ospiterà registi e artisti non solo del settore cinematografico». Tra i nomi: Gian Piero Brunetta (Università di Padova), Pierre Sorlin (Università Paris-Sorbonne Nouvelle), Simona Colarizi (Univeristà di Roma la Sapienza), Alberto Mario Banti (Università di Pisa). Questi alcuni degli studiosi del mondo del cinema. Tra i protagonisti invece ci saranno i registi Carlo Lizzani, Giuliano Montaldo, che oltre a essere il coordinatore del corso, presenterà il suo ultimo film in anteprima, L Industriale con Pierfrancesco Favino. Ci sarà anche Renzo Rossellini che donerà all Università di Salerno l Enciclopedia Audiovisiva della Storia, un prezioso progetto che la Rossellini Film & Tv ha realizzato per Cinecittà Luce con il sostegno, oltre che della Fondazione Roberto Rossellini per l Audiovisivo, anche del ministero per i Beni e le Attività Culturali e che contiene l intera opera del grande maestro. Inoltre attesissimo è Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli e noto produttore cinematografico che è stato da poco ospite del festival internazionale del film di Roma, dove è stato presentato il primo film in 3D italiano, Totò in 3D Il più comico spettacolo del mondo - di Mario Mattoli. È una copia del film del 1953, che De Laurentiis è riuscito a recuperare e restaurare. L opera fu realizzata con un sistema particolare di riprese, il Podelvision (dal nome dei suoi inventori, Dino De Laurentiis e Carlo Ponti). A quei tempi, il 3D era pura fantascienza, infatti l esperimento non ebbe successo perché le sale attrezzate per la visione in tre dimensioni erano pochissime. Al festival romano però la visione del film ha riscosso un enorme successo. Anche la musica darà il suo contributo a Filmidea: saranno infatti ospiti due esponenti della Bandabardò, per una lezione speciale sui Rolling Stones. E in più sono previsti incontri con giovani studiosi del settore come Luca Polese Remaggi e Vincenzo Esposito. «Con questa offerta ha spiegato il prof. Pasquale Iaccio come ormai da nove anni facciamo, garantiamo agli studenti, al di là delle tradizionali lezioni, occasioni per incontrare chi la storia la fa o la racconta e per vedere dal di dentro come nasce il cinema».

19 SPETTACOLI Domenica 27 novembre Impegno sociale e frammenti di storia al Festival di Orta di Atella Scelte dagli organizzatori nove pellicole che raccontano esigenze e dissidi di ieri e oggi Obiettivo su vite e voci del Sud Il fenomeno più ambiguo alla base del buon cinema è che questo spesso nasce da fattori inversamente proporzionali. Ma la disarmonia che sta dietro a temi raccontati su pellicola può diventare, spesso, motore di testimonianza e di denuncia sociale. È questo il filo conduttore che unisce le nove pellicole della rassegna Incontri nazionali per il Cinema di Orta di Atella, terra che ha dato i natali alla commedia latina. Una girandola di proiezioni che, dal 7 al 18 novembre, ha incantato gli spettatori per condurli ad un accorato dibattito, seguito ad ogni pellicola, con i maestri e gli interpreti delle opere selezionate. «L obiettivo della rassegna spiega Nicola Scorza, direttore artistico è quello di verificare la disponibilità, da parte delle persone che partecipano, a interagire direttamente con le realtà espresse nelle pellicole attraverso un confronto con attori e registi. Stiamo vivendo un momento storico di grande difficoltà e disagio. Lo squilibrio che c è nei valori, nei sentimenti è qualcosa che provoca degli stati d animo conflittuali, contradditori. Questa disgregazione di sentimenti è presente in ogni film scelto. Anche Benvenuti al Sud, ad esempio, che può sembrare un film comico e divertente, in realtà, paradossalmente, rivela un disagio fortissimo che è la separazione tra settentrione e meridione. Il conflitto e la contraddizione spesso sono dunque alla base di una necessità di racconto». È dunque il contrasto su diversi livelli a generare la narrazione attraverso il mezzo cinematografico. Molti sono i titoli in scaletta, da Baarìa di Giuseppe Tornatore a Giulia Sala di Concetta De Cristofaro e Michele Cinquegrana. Alcuni campioni di incassi, altri dal taglio documentaristico, altri ancora forieri di storia locale: la peculiarità della rassegna sta proprio nella totale democraticità nella selezione dei film proposti, tutti provenienti da diverse sensibilità creative e da differenti stili cinematografici, con una matrice comune, che è quella del puro raccontare. «Esistono dei legami tra i film aggiunge Scorza dettati da diverse esigenze. Un opera cinematografica ha forza se racconta un urgenza, un bisogno di esprimere qualcosa. La prospettiva che vogliamo dare al pubblico è più ampia possibile: lo spettatore deve avere la percezione di quanto può essere vario il cinema». Una varietà testimoniata dalla rosa eterogenea dei titoli scelti. Film caratterizzati da idee individuali che diventano canoni di identificazione universale. Budget stretti che danno vita a opere dal largo consenso. Flebile successo di pubblico da un lato, smagliante approvazione di critica dall altro. L anello di congiunzione tra i film resta l impegno sociale, espresso da temi come l emarginazione, il contrasto culturale tra Nord e Sud del Paese, la micro e macro criminalità, la condizione femminile e la famiglia. Una selezio- 7 novembre 18 anni - Il mondo ai miei piedi di Elisabetta Rocchetti 8 novembre Benvenuti al Sud di Luca Miniero 9 novembre Baarìa di Giuseppe Tornatore Una piccola Hollywood nella provincia di Caserta. Gli incontri nazionali del cinema hanno acceso i riflettori su Orta di Atella, per dieci giorni capitale dell arte e della cultura. Il sindaco Angelo Brancaccio ha sottolineato con soddisfazione il successo della rassegna, che ha aperto nuovi orizzonti alla valorizzazione del territorio dell agro aversano. «Grazie a questo festival - ha dichiarato infatti il primo cittadino - i nostri conterranei, e non solo, hanno potuto godersi la visione di film di alto livello, conoscendo attori e registi di fama internazionale. Abbiamo avuto riscontri lusinghieri di pubblico e critica: questo ci spinge a raddoppiare i nostri sforzi, per riproporre la manifestazione il prossimo anno, con novità ancora più importanti». L evento, organizzato grazie all impegno dell assessorato alla Cultura, si è avvalso di un ottima direzione artistica, ed è stato fortemente voluto dalla commissione Cultura del Comune di Orta di Atella, presieduta da Franco Pietrantonio. «La nostra Amministrazione comunale con questa manifestazione ha inteso affrontare importanti tematiche quanto mai attuali e forti. Su tutte, l integrazione razziale, la violenza minorile e il divario Nord Sud», ha spiegato il sindaco Brancaccio. I film selezionati 10 novembre Giulia Sala di Concetta De Cristofaro e Michele Cinquegrana 11 novembre Cinque di Francesco M. Dominedò 14 novembre Il figlio della Luna di Gianfranco Albano 15 novembre La Vita Accanto di Giuseppe Pizzo 16 novembre African Women di Stefano Scialotti 17 novembre Into Paradiso di Paola Randi ne di argomenti che ha permesso di «sviluppare un intenso dibattito col pubblico, che ha mostrato un forte entusiasmo testimoniato da una massiccia partecipazione» ha dichiarato Franco Pietrantonio, presidente della Commissione Cultura del Comune di Orta di Atella. A confrontarsi con la platea, dopo ogni proiezione, sono intervenuti ospiti provenienti dal mondo del cinema e dello spettacolo, come la regista Elisabetta Rocchetti (Diciottanni il Mondo ai miei piedi), gli attori Salvatore Misticone (Benvenuti al Sud) e Matteo Branciamore (Cinque). A chiusura dell evento il Premio Fabulae Atellanae, con l assegnazione di riconoscimenti alle personalità più in vista del mondo della cultura, della comunicazione e dello spettacolo. Per il giornalismo è stato premiato Francesco Giorgino, conduttore del Tg1; per le attività produttive Alfonso Iaccarino, titolare del ristorante Don Alfonso 1890 di Sant Agata sui Due Golfi; per la cultura Riccardo Ventre, europarlamentare ed ex presidente della Provincia di Caserta. Nina Soldano, volto noto della soap Un posto al Sole, ha ricevuto il riconoscimento alla fiction tv. Un cinema, quello celebrato in territorio atellano, che ormai non è più solo agente di storia, ma anche un eloquente testimone di realtà e bisogni sociali. Pagina a cura di MARIO PIO CIRILLO SIMONE SPISSO La settima arte incontra la leggenda grazie al Premio Fabulae Atellanae Ciak nella terra di Virgilio Il sindaco Brancaccio: «Cultura e tradizione al centro dell evento» Nove i film e due i cortometraggi selezionati da una giuria specializzata, con l intento di sviluppare un importante dibattito sociale, svelando storie affascinanti e degne di essere raccontate attraverso l occhio della macchina da presa. «Siamo particolarmente lieti di aver selezionato pellicole così intense e di aver ospitato personaggi eminenti, che hanno arricchito il valore culturale di questa iniziativa, creando forme di interazione col pubblico - ha dichiarato l assessore comunale alla Cultura, Eduardo Indaco - e proprio l imponente partecipazione popolare è il motivo di soddisfazione più grande». Non volendo tralasciare le proprie origini, l amministrazione cittadina ha organizzato anche il premio Fabulae Atellanae, perché accanto al linguaggio immediato e visivo del cinema «ci è sembrato giusto valorizzare le nostre tradizioni e la nostra lunga e preziosa storia», ha aggiunto Indaco. Forte è il legame che unisce Orta di Atella al poeta latino Virgilio. La leggenda vuole infatti che nel piccolo Comune di Casapuzzano fosse conservata la selva, detta appunto Giardino di Virgilio, dove il vate realizzò alcuni componimenti de Le Bucoliche, intorno al 38 a.c. «Il gemellaggio con la città di Mantova, che dette i natali al poeta celebrato nella Divina Commedia, rende ancor più solido questo rapporto» ha sottolineato con orgoglio il sindaco Brancaccio, che prosegue il suo impegno per la crescita culturale del territorio. «Orta di Atella è tra i Comuni più grandi del Casertano, dal punto di vista anagrafico e geografico». L obiettivo, dunque, è quello di trasmettere verso l esterno l immagine di una città che dà importanza alle sue radici. «Attraverso gli incontri nazionali del cinema, ed altre importanti iniziative - ha concluso Brancaccio - dimostreremo che criminalità e degrado sono una componente minoritaria nella nostra terra».

20 20 Domenica 27 novembre 2011 SPETTACOLI L associazione Blow Up Film del Casertano che produce cortometraggi indipendenti a tema sociale Settima arte al di là delle finzioni Il nome per omaggiare Antonioni, la passione per far riflettere lo spettatore Fare del cinema vero fuori dalle logiche della grande distribuzione. Un obiettivo difficile da raggiungere quando in gioco si mette una casa di produzione indipendente di una piccola città di provincia. Un obiettivo che può essere raggiunto solo se passione e abnegazione sono forti abbastanza. Qualità che certo non mancano alla Blow Up Film, un associazione culturale nata a Caserta nel 2008 con lo scopo di produrre opere cinematografiche indipendenti e a tema sociale. «Il nome dell associazione - afferma Angelo Cretella, regista e presidente della Blow Up - è un omaggio al film di Antonioni, Palma d Oro al Festival di Cannes nel Il nostro riferimento è soprattutto a quel tipo di cinema, ma ci piaceva anche l associazione del verbo inglese to blow up (esplodere, ndr) al nostro simbolo, il cangurotto, che sta a significare quel salto che noi vorremmo fare dalla nostra piccola realtà, che è Succivo, e andare quanto più lontano è possibile». Un idea di cinema inteso non solo come mero intrattenimento, ma come arte capace di indurre lo spettatore alla riflessione. «Pensiamo che lo spettatore, al pari di quando va in un museo, di fronte a una pellicola dovrebbe mettersi in discussione - spiega Cretella - e il cinema per noi è esattamente questo: incontro tra pellicola e spettatore, perciò il film-denuncia era per noi un dogma, perché crediamo che il cambiamento della società passi anche attraverso il cinema». Un arte che non può essere solo declinata come spettacolo ma che, pur dovendo rispondere a delle esigenze di carattere popolare per poter essere conosciuta e giudicata, può anche essere foriera di rinnovamento sociale. «Quando abbiamo deciso di varcare i confini racconta Cretella - abbiamo girato due cortometraggi e subito ci siamo scontrati con i primi muri, perché spiega i problemi del cinema italiano sono sostanzialmente due: i pro- «Produttori e distribuzione non premiano i talenti emergenti nel nostro Paese» Alessandro Lanciato e Angelo Cretella, rispettivamente direttore della fotografia e regista della Blow Up Film L ultima pellicola Il nuovo lavoro cinematografico della Blow Up Film si chiama Corti, girato a Sant Agata dei Goti, nel beneventano. Il racconto è tratto dall opera prima della scrittrice casertana Giusi Marchetta, Dai un bacio a chi vuoi tu. «È la storia di un bambino che va dal barbiere e gli chiede di tagliare i suoi capelli sempre più corti. - ha raccontato la scrittrice - L unico motivo che mi veniva in mente per cui questo bambino decide di tagliare i capelli è stata un idea bislacca, e cioè che se hai i capelli corti non te li possono tirare». Una sorta di disperata difesa, quindi, che rimarca proprio il tema narrativo del libro, «basato su quei meccanismi di difesa, a volte stupidi, che a volte inneschiamo per proteggerci ma che poi di fatto non ci proteggono, come accade per i pregiudizi». L associazione Blow Up, per promuovere la propria opera, ha messo a disposizione sul web un numero di conto corrente per chi desideri offrire un contributo. «Non abbiamo mai voluto chiamarla vendita perché non stiamo vendendo nulla, né tantomeno abbiamo prodotti da far acquistare. Noi lo chiamiamo sostegno». duttori e la distribuzione. È mai possibile che l 80% del circuito distributivo italiano sia in mano alla Medusa (controllata dal gruppo Mediaset, ndr) e solo il restante 20% a piccole case di distribuzione? E perché non proiettare corti invece della pubblicità nelle sale? Su questo non c è il minimo appoggio da parte dello Stato». Ma non basta certamente questo a frenare una passione e, infatti, i risultati sono arrivati con il cortometraggio DisAbili, vincitore del premio Amnesty International 2010 al Giffoni Film Festival e del premio assegnato dlla giuria popolare Axel Munte al Capri Art Una storia nata dalla fortunata collaborazione con una giovane e promettente scrittrice casertana, Giusi Marchetta, che racconta in modo ironico la diversità. Galeotta per il loro incontro fu la presentazione del suo libro Dai un bacio a chi vuoi tu, da cui è tratto il loro ultimo lavoro, Corti, che è stato presentato al Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. «La storia ci colpì subito - dice il regista - ma non avevamo i mezzi economici per realizzarlo, recuperati poi grazie al premio Amnesty al Giffoni. Volevamo un attore protagonista che fosse punta di diamante del cinema italiano continua e abbiamo scelto così Leo Gullotta, che si è subito appassionato alla sceneggiatura. Ci teniamo sempre a dire che non ha voluto nessun cachet: è stato il suo modo di contribuire a cambiare questa realtà in cui, secondo lui, i giovani non hanno la possibilità di esprimersi. Ma sono soprattutto le istituzioni a dover capire che sono proprio le piccole realtà come la nostra la linfa vitale di un territorio. Una linfa che però rischia di morire senza l apporto istituzionale». Pagine a cura di EMANUELA DE VITA MARIAROSARIA DI CICCO A Napoli Creare una casa del cinema Un associazione per lo sviluppo, la realizzazione e la diffusione del cinema indipendente: è questa Indinapolicinema, nata nell ottobre di quest anno nel capoluogo campano da Indicinema Italia che si era formata a Roma lo scorso maggio. Obiettivo di Indinapoli è quello di unire le forze per reagire alla situazione di emarginazione del cinema indipendente con proposte concrete. «Nonostante la digitalizzazione abbia notevolmente abbassato i costi della realizzazione di un film spiega Maurizio Fiume, presidente dell associazione i finanziamenti sono stati notevolmente ridotti soprattutto perché si preferisce investire nelle produzioni commerciali che con i grandi nomi attirano il pubblico». I soci sono cinquantadue di cui quattro associazioni e si propone innanzi tutto un modello organizzativo produttivo che fissi paletti più rigidi per la definizione di cinema indipendente. «Chiediamo illustra Fiume una legge regionale che manca dal 2008 affinché alle piccole produzioni indipendenti non vadano solo le briciole dei sussidi pubblici. Un altra richiesta è quella che ci venga affidato un palazzo del patrimonio immobiliare di Napoli per farne una casa del cinema che sia un punto di aggregazione per i filmakers partenopei». Il panorama del cinema indipendente napoletano è pervaso da una grande vivacità creativa ma, riferisce il presidente di Indinapolicinema «quello che manca è una struttura solida che aiuti la realizzazione dei film. Quello che servirebbe è una nuova generazione di produttori capace di ottimizzare le risorse umane oltre che quelle economiche». Il festival I diritti sul grande schermo Dall 8 al 19 novembre scorsi si è tenuto a Napoli la IV edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani. Oltre cento le opere iscritte alla competizione divisa in due sezioni, una dedicata ai corti (Human rights short) e l altra dedicata al cinema documentario (Human rights doc). I lavori presentati al concorso riguardano temi sociali e di attualità, in particolare le vicende della primavera araba e le conseguenze che ne derivano, il fenomeno dell immigrazione o la crisi economica globale. Da quest anno anche due premi speciali intitolati a Vittorio Arrigoni e Juliano Mer-Khamis, che hanno dedicato la loro vita alla lotta alle ingiustizie e alla discriminazione. Durante il festival si sono tenuti dibattiti nei quartieri e nei comuni periferici in cui sono state coinvolte le associazioni territoriali. Quest aspetto rispecchia l intento con cui è organizzato la rassegna a Napoli, come si legge nella brochure di presentazione: L idea di fondo potrebbe essere quella di diventare uno specchio, per riflettere la città che cambia e si adegua alle spinte centripete degli egoismi moderni, raccontando senza commenti. Un festival che porta nel suo Dna il nome della città in cui ha le radici e per la quale è nato, potrebbe accontentarsi di essere così, una sorta di block notes che appunta le metamorfosi partenopee. Oppure potrebbe decidere di tentare un operazione di ricostruzione dell identità perduta di una metropoli che solo 100 anni fa era la capitale d Italia, raccontare storie di orgoglio, rifare il trucco alla vecchia signora, ma forse nemmeno questo basterebbe a fare una cosa utile.

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