Giochi. de tenis. il Grande Abbaglio. il mensile della strada. ventuno Effetto crisi, tutti più poveri

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1 numero 136 anno 14 novembre il mensile della strada de tenis ventuno Effetto crisi, tutti più poveri Spedizione in abbonamento postale 45% articolo 2, comma 20/B, legge 662/96, Milano Giochi il Grande Abbaglio L Italia è in crisi: l unica industria a crescere un vero e proprio boom! è quella dell azzardo. Che semina illusioni e solitudini. E dissangua vite e famiglie. Soprattutto tra i poveri... Milano Osf, mensa da 50 anni Torino Donne, il silenzio ferisce Genova Ricercatori e volontari Vicenza La Pace al Dal Molin Rimini Italiano, futuro da scrivere Firenze Voleva vendere un rene Napoli La Croce per i poveri Catania Detenuti, parla il Garante Palermo Zen, scuola nel mirino

2 editoriali Pacchetto tutto escluso? Ministro, dimostri buon senso Gioco? Trovate un altro nome Roberto Davanzo direttore Caritas Ambrosiana DIn fondo siamo cresciuti tutti con l idea che gioco facesse rima con libertà, creatività, godimento. L abbiamo abbinato a quanto di più gradevole ci potesse essere nella vita di un bambino, di un ragazzo, di un giovane. La parola gioco, il verbo giocare, avevano un sapore di ricreazione, di post-scuola, di vacanza, di divertimento. Addirittura (pensate!) c è un passaggio nella Bibbia in cui l opera creatrice di Dio viene presentata e descritta quasi come un gioco. Che bella pazzia: un Dio che fa le cose divertendosi! Ma poi, passando gli anni e diventando grandi, la disillusione ci ha colti. Quello che chiamavamo il gioco del calcio finiva per diventare un affare maledettamente serio e costoso, in cui uno su mille ce la fa e gli altri 999 restano lì ad accontentarsi delle briciole dopo aver sacrificato a quel gioco i migliori anni della propria vita. E non è tutto. Per qualcuno, per molti, per troppi, il gioco, il giocare, diventava un incubo, una passione incontrollata e portatrice di morte. Il gioco, il giocare, diventavano una droga, un qualcosa di cui non si può più fare a meno. Con un corollario di effetti collaterali fatto di debiti non pagati, prestiti per pagare i debiti, e poi usura, minacce, vergogna. E famiglie distrutte. Qualcuno sostiene che alla radice di tutto ci sta una dimenticanza drammatica: quella che separa la ricchezza, lo star bene, l avere dei beni... dal lavoro, dalla fatica, dalla durezza dell attesa. E così ci si illude che ci si possa arricchire senza sudore, in poco tempo, praticando tavoli verdi, sale di scommesse, ricevitorie autorizzate, e da sempre benedette dallo stato. Ci avevano insegnato che gioco faceva rima con vita. Almeno, per piacere, quella roba là, fatta di imbroglio, di falsità, di facili guadagni e di altrettanto facili disillusioni, almeno chiamatela con un altro nome! Paolo Brivio Mi è capitato di visitare di recente, in una città del Veneto di quelle amministrate a suon di ordinanze ramazza-centro-storico, una struttura di accoglienza per persone senza dimora assai ben funzionante, gestita da un organismo legato a Caritas. Il centro (dormitorio e mensa, ma anche attività educative e di riconquista dell autonomia) ha un cuore umanissimo, che batte al ritmo dell impegno di decine di volontari, e un cervello elettronico: un programma informatico, inventato dai dirigenti della struttura, che organizza tutte le informazioni utili a seguire e orientare la parabola di ciascun ospite, dall iniziale condizione di escluso all auspicata dignità di cittadino ritrovato. A un tale patrimonio di informazioni possono attingere i servizi sociali del comune, che cofinanzia la gestione del centro. L amministrazione si trova così garantite conoscenze che difficilmente saprebbe accumulare da sé,e dalle quali dipende,insieme alla sorte di tante persone in difficoltà, la sicurezza della collettività. Non è ramazzandola dal salotto lirico della città, infatti, che si incoraggia una persona a ben comportarsi in società: molto più efficace è conoscerla, farla sentire accolta, sostenerla nel faticoso cammino verso la riconquista di autostima e autonomia. Dalle quali, sole, scaturisce il consenso ad assoggettarsi alle regole del buon convivere. Su una tale esperienza sarebbe bello che si documentassero, prima di stilare i regolamenti attuativi del Pacchetto sicurezza, attesi per gennaio, il ministro dell interno e i suoi tecnici. Abbiamo scritto ripetutamente che la legge in vigore da luglio non ci piace, perché contiene un paio di norme che minacciano di rendere ancora più difficile l iscrizione dei senza dimora all anagrafe (già oggi applicata arbitrariamente nei comuni d Italia), dalla quale dipende il godimento dei diritti elementari che spettano a un cittadino. Ora Scarp aderisce, con Fio.psd e gli altri giornali di strada italiani, alla seconda fase della campagna Il Residente della Repubblica : essa denuncia il rischio di un Pacchetto tutto escluso, ma nello stesso tempo concede un apertura di credito al ministero. Il Registro nazionale delle persone senza dimora, istituito dalla legge sulla base di un attitudine alla schedatura e di una volontà di controllo sociale non condivisibili, potrebbe infatti paradossalmente aprire la strada a una più uniforme e intelligente (e umana) applicazione dell istituto della residenza anagrafica. Valorizzando i serbatoi di conoscenza della realtà degli homeless, alimentati dalle tante forme di accoglienza che il privato sociale promuove ovunque in Italia.Tutto, come detto, dipende dai regolamenti. Essi possono assoggettare le persone senza dimora a un regime (peraltro difficilmente praticabile) di costante controllo di polizia. Oppure possono affermarne i diritti e assecondarne l inclusione, generando così sicurezza per tutti. Da un male nascerà un bene? Mai smettere di credere ai miracoli (e al buon senso delle istituzioni). Speriamo solo che non ci tirino il Pacchetto...

3 sommario cos è È un giornale di strada non profit. È un impresa sociale che vuole dar voce e opportunità di reinserimento a persone senza dimora o emarginate. È un occasione di lavoro e un progetto di comunicazione. È il primo passo per recuperare la dignità. In vendita agli inizi del mese. come leggerci Scarp de tenis è una tribuna per i pensieri e i racconti di chi vive sulla strada. È uno strumento di analisi delle questioni sociali e dei fenomeni di povertà. Nella prima parte, articoli e storie di portata nazionale. Nella sezione Scarp città, spazio alle redazioni locali. Ventuno si occupa di economia solidale, stili di vita e globalizzazione. Infine, caleidoscopio: vetrina di appuntamenti, recensioni e rubriche... di strada! dove vanno i vostri 2,50 euro Vendere il giornale significa lavorare, non fare accattonaggio. Il venditore trattiene una quota sul prezzo di copertina. Contributi e ritenute fiscali li prende in carico l editore. Quanto resta è destinato a progetti di solidarietà. Per contattarci e chiedere di vendere Redazione centrale - Milano cooperativa Oltre, via Copernico 1 tel fax Redazione Torino associazione Opportunanda via Sant Anselmo 21, tel Redazione Genova Fondazione Auxilium, via Bozzano 12 tel /544 Redazione Vicenza Caritas Vicenza, Contrà Torretti 38, tel Redazione rimini Caritas Rimini, via Madonna della Scala 7, tel Redazione Firenze Caritas Firenze, via De Pucci 2, tel Redazione napoli cooperativa sociale La Locomotiva largo Donnaregina 12 tel Redazione catania Help center Caritas Catania piazza Giovanni XXIII, tel Redazione Palermo Caritas Palermo, vicolo San Carlo 62 tel Fotoreportage Comunità di Testimoni p.6 scarp Italia Inchiesta Sto in crisi, quindi gioco p.10 Inchiesta Figli di... un servizio minore p.18 Reportage Portopalo: «Ero straniero. Sono Giovanni» p.24 Inchiesta Compro oro: Il business della collanina p.27 scarp città Milano Ponte Lambro, la lenta rinascita p.30 Mohamed tradito dall assistente sociale p.33 A mensa dai frati, mezzo secolo di carità p.34 Torino Donne, silenzio che ferisce p.36 Genova Ho scoperto un mondo vicino p.38 Vicenza Pace in marcia, tappa al Dal Molin p.40 Rimini Studiare italiano, scrivere il futuro p.42 Firenze L uomo che voleva vendere un rene p.44 Napoli Croce Rossa, mano tesa ai poveri p.46 Catania In carcere si soffre, parola di Garante p.50 Palermo Una scuola sotto assedio p.54 scarp ventuno Dossier Effetto crisi, tutti più poveri p.58 Società Immigrati: sopra la media, solo per presenze p.62 caleidoscopio Rubriche e notizie in breve p.69 scarp de tenis Il mensile della strada Da un idea di Pietro Greppi e da un paio di scarpe - anno 14 n. 136 novembre costo di una copia: 2,50 euro Per abbonarsi a un anno di Scarp: versamento di 25 - c/c postale (causale AbbonAMenTo ScArP de TenIS) Redazione di strada e redazione giornalistica via Copernico 1, Milano (aperto da lunedì a giovedì e , venerdì ), tel , fax Direttore responsabile Paolo Brivio Redazione Stefano Lampertico, Ettore Sutti, Francesco Chiavarini Segretaria di redazione Sabrina Montanarella Responsabile commerciale Max Montecorboli Redazione di strada Antonio Mininni, Lorenzo De Angelis e Tiziana Boniforti Sito web Roberto Monevi Hanno collaborato Mario Agostino, Ambrogio, Mr Armonica, Carlos Asensio, Bad 10, Riccardo Benvegnù, Lorena Cannizzaro, Fabrizio Cavalletti, Antonio Cecchetto, Giuseppe Cintura, Piera Coppa, Stefania Culurgioni, Umberto D Amico, Alessandra Del Giudice, Roberto De Cervo, Elio, Maria Esposito, Sergio Gatto, Sissi Geraci, Silvia Giavarotti, Luce Crystal, Paola Malaspina, Viola Martinini, Emanuele Merafina, Mary, Nino Moxedano, Filippo Nicoletti, Aida Odoardi, Marianna Palma, Virginia Pandolfino, Daniela Palumbo, Antonio Pirozzi, Cinzia Rasi, Paolo Riva, Roberto, Rossella Russello, Cristina Salviati, Silvia, Generoso Simeone, Francesco Spagnuolo, Sergio Taccone, Giacomina Tagliaferri, Yamada, Viktor, Marta Zanella Foto di copertina La Presse Foto Archivio Scarp Disegni Silva Nesi, Psichedelio, Luigi Zetti Progetto grafico Francesco Camagna e Simona Corvaia Editore Oltre Società Cooperativa, via S. Bernardino 4, Milano Presidente Luciano Gualzetti Registrazione Tribunale di Milano n. 177 del 16 marzo 1996 Stampa Tiber, via della Volta 179, Brescia. Consentita la riproduzione di testi, foto e grafici citando la fonte e inviandoci copia. Questo numero è in vendita dal 15 novembre al 12 dicembre Associato all Unione Stampa Periodica Italiana

4 anticamera Aforismi di Merafina dal barbiere L unica persona che può prendermi per il naso è il barbiere AMore L amore è la chiusura lampo tra due vite risveglio Si erano risvegliati con la schiuma del mare come vestito Arrabbiati e bagnati Soli e abbandonati Una scelta di vita La capacità di persistere nelle situazioni più difficili Credere che una farfalla Si possa posare sulle onde del mare Guardare il giorno con il volto di un bambino I fiori già cadono dalle piante I frutti sono quasi maturi Noi saremo maturi? Viktor l amore Scopri quegli occhi verde oliva fatti guardare ancora un po sai che sto bene se ti ammiro fammi un regalo, regalami te l amore è bello se c è complicità tra chi ama e chi viene amato se davvero sono per te un uomo che sa farti sognare amami ancora e non farmi morire. Nino Moxedano buio pesto È una mania credere ancora alla malinconia ti agita dentro attanaglia il cuore sembrerebbe proprio non ci sia nulla da fare. Rispetto la natura e dire che non ho la controfigura per dire rischio, rischio più del solito cresce il senso di vuoto il senso inverso dell amore che non ti fa respirare non ti lascia sperare. Lasciando solo il posto al malumore farlo sparire lasciarlo scivolare lasciarlo cadere dal mio cuore. Cinzia Rasi Ho detto basta Ho gettato la chiave del cuore in un luogo profondo per non aprire più l uscio al dolore, a quell amore insano prepotente di mani rudi e parole selvagge che vezza incombe indebolisce, annienta sevizia l anima con lamine sottili Sprango la porta a quell amore amaro che non sa cantare ridere, piangere sognare altro che il suo epilogo. Metto l allarme al cuore, perché non si avvicini quell amore insolente travestito, irto di chiodi lacerante di urla vuoto di se stesso. Mai complice, tenero docile, sereno. Senza tramonti da guardare insieme ma solo orridi, privi di appigli. Sola, trovo ora la pace dopo troppe battaglie. E finalmente arresa la tua fragile forza al suo coraggio Ho detto Basta! Aida Odoardi novembre 2009 scarp de tenis.5

5 Comunità di Testimoni Comunità. Cioè individui, che compongono il gruppo. Tante unicità, legate da un senso di appartenenza. Pierre Gonnord indaga da oltre un decennio il territorio di confine che si stende fra l umano individuale e l umano sociale. La mostra Testimoni/Testigos, ospitata dallo Spazio Forma di Milano, propone una serie di intensi ritratti di mendicanti e gente di strada: uomini ai margini, pur sempre membri della comunità. Ogni fotografia è frutto di un incontro profondo, di un dialogo nato magari in strada, che continua a volte in studio nella sessione di posa. Lo sguardo del soggetto da ritrarre fissa lo sguardo del fotografo (dunque dello spettatore), in un intimità profonda e silenziosa, che lega insieme i protagonisti dello scambio visivo e intellettuale. Come dovrebbe essere, sempre, tra uomo e uomo. Ogni dettaglio del soggetto fotografato ne rivela la natura, la storia, l unicità. Alla fine, il nome della persona ritratta sarà l unico titolo in grado di nominare l opera e, insieme, la persona. Il risultato è una galleria straordinaria di ritratti, sospesi tra l oggetto vivo e l opera d arte. 6. scarp de tenis novembre 2009 Sopra: Moises, 2006 A fianco: Konstantina, 2008 Pierre Gonnord Fotografo francese (Cholet, 1963), Premio per la Cultura della Regione Madrid nelle Arti Plastiche Gonnord risiede nella capitale spagnola dal 1988 ed è considerato uno dei principali ritrattisti della fotografia contemporanea. Il profondo legame con la tradizione spagnola è evidente nelle opere di Gonnord, che vivifica, reinterpreta e attualizza i temi e gli stili del ritratto alla Goya, ricercando la stessa forza psicologica e indagando, come il grande pittore, le profondità del volto e dello sguardo. Così afferrando, infine, il carattere della persona

6 fotoreportage novembre 2009 scarp de tenis.7

7 Comunità di Testimoni Sopra: Los lasarez, 2007 A fianco: Bernardo, 2006 In mostra a Milano fino al 22 novembre Testimoni/Testigos, di Pierre Gonnord. Mostra allo Spazio Forma dal 16 ottobre al 22 novembre 2009 tutti i giorni (giovedì e venerdì fino alle 22, chiuso il lunedì). Biglietto 7,50 euro (ridotto 6, scuole 4). Informazioni: La mostra è organizzata in collaborazione con la Comunidad de Madrid e fa parte della terza edizione della manifestazione Made in Mad, dove Mad sta per Madrid: dieci giorni di eventi, ospitati dagli spazi culturali di Milano, sulla cultura madrilena, dal teatro alla danza, dalla musica al cinema, dalla moda all arte e alla gastronomia. Forma è un iniziativa di Fotospazio, società costituita dall agenzia fotografica Contrasto in collaborazione con Fondazione Corriere della Sera e Atm e con il supporto di Canon Italia e Coop. Forma è ospitata nello storico deposito dei tram del quartiere Ticinese. Forma Centro internazionale di fotografia Milano - piazza Tito Lucrezio Caro, scarp de tenis novembre 2009

8 fotoreportage novembre 2009 scarp de tenis.9

9 L Italia è in recessione. Tranne un settore: per l azzardo è boom Sto in crisi dunque gioco La Dea Bendata strega i poveri. Il Grande abbaglio, la vincita della vita, fa spendere in Italia, ogni anno, montagne di denaro. Procura dipendenza a molti. Rovina vite e famiglie, soprattutto tra i ceti medio-bassi. Ma alimenta un industria che cresce senza sosta FONTE: GRUPPO ABELE, CONZULTA FONDAZIONI ANITUSURA Un esercito in casa 28 milioni gli italiani che almeno per una volta, nel 2008, hanno sfidato la fortuna 700 mila i giocatori compulsivi, cioè gli italiani dipendenti dall azzardo 5,3% i giocatori che hanno nascosto ai familiari la spesa per il gioco 53 miliardi di euro la cifra totale spesa per il gioco, in Italia, secondo la proiezione della Consulta delle fondazioni antiusura 5,5% i punti percentuali cui ammonta la spesa per le scommesse. Tale quantità di denaro coincide con il costo della recessione economica stimato per il scarp de tenis novembre 2009 di Francesco Chiavarini In via Santa Maria Segreta, a due passi da piazza Affari, cuore finanziario di Milano, la Ricevitoria numero 1 non conosce crisi. Anche quando nei mesi scorsi la Borsa è andata giù, l andirivieni, in questo bugigattolo, non si è mai arrestato. E anche ultimamente, nonostante la recessione, gli affari continuano ad andare a gonfie vele. Dietro ai banchi in legno scuro vecchio stile, gremiti di gente, tra i cartelli colorati che promettono vincite milionarie, ne è appeso uno bianco con la scritta in stampatello nera: Cercasi consulente informatico, massimo 25 anni, assunzione a tempo indeterminato. Piccolo ma significativo segnale in controtendenza, in tempi di crescita zero per l economica. E di drastica flessione dell occupazionegiti dalla Dea Bendata. E a riprova cinque generazioni vive sui sogni elar- A dispetto dell ingresso anonimo e della sua illustre discendenza, conserva in un cassetto, come fosse degli spazi angusti, la Ricevitoria numero 1 di Milano è un luogo importante: è il banco del lotto più antico d Icente della ricevitoria del nonno. una reliquia, il primo biglietto vintalia (120 anni di storia), il più rilevante per giocate, incassi e vincite. Sette Località: Lodi. Data: anno sportelli, 14 impiegati in servizio: il Un locale sempre pieno personale, organizzato in due turni, assiste dalle 8 alle ben 60 mila gio- adesso pure il Win for life. Dita Lotto, Enalotto. Supernalotto, catori a settimana, con giocate che che battono sui tasti delle slot possono arrivare al mezzo miliardo di machine, che sfregano le monetine sulle schedine dei gratta e vin- vecchie lire. Da 24 anni la titolare di questo piccolo santuario è Alba Anna ci. Il locale è pieno come un uovo, Cabona, per tutti semplicemente donna Alba. La signora della Fortuna clientela è molto variegata assicura non c è posto per muoversi. «La perline tra i capelli, occhi disegnati con Donna Alba, anche se da me, per la la matita, alla maniera delle dive anni posizione, viene una fascia sociale medio-alta: impiegati, giornalisti, anche il Cinquanta conosce bene il suo mestiere. Discende da una famiglia che da broker di borsa. Qualcuno gioca solo

10 qualche euro alla volta, ma c è anche chi, puntando solo su una combinazione, si gioca fino a 700 euro». E la crisi? «La crisi? Noi non la sentiamo. Anzi più l economia va male, più la gente tenta la sorte: è sempre stato così». Dieci Finanziarie Donna Alba ha perfettamente ragione. Tra gli esercizi commerciali, gli unici a non risentire dal calo dei consumi, in tempi di crisi, paiono proprio le ricevitorie del lotto e dell enalotto, le sale bingo, più in generale le attività connesse con le lotterie e il gioco di azzardo. Secondo una ricerca della Camera di Commercio di Milano, le imprese italiane attive nel settore delle scommesse e gioco d azzardo sono cresciute del 15% rispetto all anno scorso, arrivando a quota E a trascinare la volata non sono le aree economicamente più floride del paese. Tutt altro. L incremento maggiore è avvenuto nelle regioni del sud (le aziende sono aumentate del 50% in Molise, del 24% in Basilicata, del 24% in Sicilia). A guidare la classifica per il maggior numero di attività è la Campania, segue il Lazio, dopo viene la Lombardia (ma le imprese lombarde sono la metà di quelle partenopee). l inchiesta Emilio Petrone, amministratore delegato della Sisal, la società cha ha in concessione dallo stato la gestione delle scommesse, ha recentemente reso noto che nel primo semestre del 2009 i giocatori italiani sono cresciuti del 50%. L ottima performance sarebbe dovuta all introduzione di nuovi prodotti di grande successo, ad esempio il poker on line, autorizzato soltanto da quest anno, nella formula cash and pay, più veloce e divertente, ma anche più rischio- novembre 2009 scarp de tenis.11

11 Sto in crisi, dunque gioco sa. Benché i giochi telematici attirino appena il 12% della popolazione, gli italiani hanno scommesso sul tavolo verde virtuale la cifra di 5,7 milioni di euro. Una cifra considerevole, ma irrisoria se paragonata ai risultati ottenuti da Win for life, la tombolata che garantisce al fortunato vincitore un vitalizio di 4 mila euro per vent anni. L ultima trovata ad estrazione, lanciata a settembre, ha raccolto nel giorno d esordio 4 milioni di euro. Ma il dato più impressionante è la spesa complessiva degli italiani per il gioco. La Consulta delle fondazioni antiusura stima che si raggiungeranno, alla fine dell anno, i 53 miliardi di euro. La somma vale una decina di Finanziarie: è quattro volte superiore a quella del 2001 e corrisponde al 5,5 % del Pil. Una montagna di soldi colossale. Drogati della scommessa Certamente quei soldi, attraverso i Monopoli di stato, serviranno anche ad alimentare le casse dell erario. Ma a quale prezzo? A puntare il dito sugli effetti sociali della sbornia da gioco sono state, per prime, le fondazioni antiusura di matrice cattolica. La scorsa estate, durante l assemblea nazionale a Roma, denunciarono, nel disinteresse generale, l aumento significativo dei giocatori tra i gravemente indebitati. Più precisamente, dai loro dati risulta che il gioco d azzardo è la prima causa di ricorso a debiti o a usura e che le vittime privilegiate sono i più poveri: giocano infatti il 66% dei disoccupati, e il 56% dei giocatori appartiene al ceto medio basso. Luciano Gualzetti presidente della Fondazione San Bernardino, promossa dai vescovi lombardi, conferma il contraddittorio andazzo: «Ai nostri sportel- li vengono sempre più spesso a chiederci aiuto persone che si sono rovinate con le scommesse. E da qualche tempo capita con frequenza di vedere gente già disagiata: pensionati che si sono fatti prendere la mano dal Gratta evinci, cassintegrati che si sono buttati sulle slot machine, magari sperando, irrazionalmente, di recuperare quel reddito che hanno perduto a causa della riduzione dell orario di lavoro. In qualche modo il gioco diventa una via d uscita, ovviamente illusoria, ai problemi in cui la crisi ha gettato tante famiglie». Alcune aree del paese soffrono in modo acuto di questa tendenza. ATrieste, città assediata da ben 54 casinò, aperti a ridosso del confine, il direttore della Caritas diocesana, Mario Ravalico, si dice molto preoccupato. «Ogni mattina arriva in città una limousine nera, che carica le persone e le porta a giocare in Slovenia racconta. A bordo di quell auto non salgono gli industriali della zona, ma i poveracci. Tra questi molti sono vecchi con pochi soldi in tasca, che poi finiscono a fare la fila davanti ai centri di ascolto». 12 La Fortuna? Non è divertente. E Rolando De Luca, pioniere della terapia rivolta a chi si rovina con l azzardo di stato di Daniela Palumbo Sosazzardo Rolando De Luca e Susanna Petri, del Centro di Campoformido, hanno scritto Sosazzardo. Familiari e giocatori chiedono aiuto. Il testo è stato editato dal Centro Caritas dell arcidiocesi di Udine e viene spedito gratuitamente a chi ne fa richiesta (www.sosazzardo.it). scarp de tenis novembre 2009 «Ci si ostina a chiamarlo gioco d azzardo, una palese ipocrisia: non è un gioco, l azzardo. È una guerra, che lascia a terra tante vittime. Ed è lo stato a incrementare questa guerra silenziosa. Per questo io lo chiamo azzardo di stato». Rolando De Luca è psicologo e psicoterapeuta, responsabile del Centro di terapia di Campoformido (Udine) per ex giocatori d azzardo. Collabora con le Caritas del Triveneto per fare sensibilizzazione sui pericoli dell azzardo. Autore di numerose pubblicazioni, De Luca è ormai un autorità in materia: ogni giorno combatte con il demone della dipendenza, per spezzare meccanismi di sudditanza psicologica che continuano a disintegrare famiglie. Il gioco d'azzardo è diventato un problema sociale in Italia? Sì, e di portata enorme. Basti pensare che il nostro paese, alla fine del 2004, si collocava al terzo posto fra quelli che giocano di più al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito. Già allora il mercato italiano rappresentava il 9% di quello mondiale. Ma analizzando la spesa pro capite di quello stesso anno, il nostro paese aveva il primato mondiale, con una media di oltre 500 euro a persona. Nel 2008 la spesa pro capite è salita a oltre 790 euro annui; in regioni come Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d azzardo il 6,5% del proprio reddito. Ci sono responsabilità oggettive nel trend di crescita dell azzardo? Io mi chiedo: perché per alcol e sigarette, anch essi Monopoli di stato, si attuano campagne informative e di prevenzione, mentre non si pensa a favorire la conoscenza dei rischi comportati dal gioco d azzardo? Perché la

12 Drogati della scommessa I numeri confermano la rilevanza del fenomeno. Alcune stime dicono che lo scorso anno 28 milioni di italiani hanno tentato la fortuna almeno una volta. Certamente non tutti hanno dilapidato le loro ricchezze o i pochi risparmi che il carovita ha lasciato sui conti correnti. Tuttavia, secondo il centro studi del Gruppo Abele di Torino, tra i giocatori che tra il 2007 e il 2008 hanno puntato sulla buona sorte, il 10,8% ha provato l impulso a scommettere somme di denaro sempre più elevate, e il 5,3% ha nascosto le cifre giocate ai propri familiari: due indicatori che segnalerebbero una certa problematicità. C è inoltre chi sviluppa una vera e propria sindrome compulsiva, clinicamente riconosciuta. I dipendenti da gioco cosiddetti patologici sarebbero più di 700 mila. Sempre secondo il Gruppo Abele, la maggior parte dei Sert non si occupa più soltanto di tossici, ma anche tramite équipe di professionisti di drogati della scommessa. Una metamorfosi avvenuta negli ultimi cinque anni. «Stiamo perdendo completamente il contatto l ansia di vincere isola pubblicità istituzionale continua a dirci che chi gioca vince, si diverte e socializza? Non è vero. Si perde, e non ci si diverte. Perché non si socializza. Anzi. Nei casinò capita che qualche giocatore stramazzi a terra per infarto o stress, ma nessuno si volta a guardare. L ansia di vincere è devastante. Chi gioca è sempre più solo. Si può tracciare un identikit psicologico del giocatore d azzardo? È una persona che manifesta un attrazione per le esperienze ripetitive di ogni tipo, che tende ad assumere atteggiamenti disinibiti per sfuggire alla monotonia della quotidianità. Esercita uno scarso controllo sui propri impulsi, risulta incapace di considerare le conseguenze delle proprie azioni. E poi sperimenta gli effetti dell astinenza dall azzardo, che scatena in lui sentimenti di ansia e irritabilità. con la realtà sostiene il sociologo Maurizio Fiasco, consulente della Consulta nazionale delle Fondazioni antiusura. Da una parte lo stato utilizza il gioco come una leva di fiscalità indiretta, una tassa sotto mentite spoglie, che impoverisce le persone e sottrae risorse allo sviluppo. D altro canto, la gente colpita dalla crisi vede nel gioco l ultima spiaggia su cui puntare il tutto per tutto. Ma è un sogno collettivo che, invece di spingerci a reagire, ci immobilizza, diffondendo una sorta di inettitudine di massa». Emblematico è proprio il caso del Win for life. «Quel gioco è soprattutto una raffinata operazione di marketing sostiene Fiasco : proprio mentre si comincia a perdere il lavoro, si fa credere che si possa ottenere uno stipendio, senza bisogno di lavorare. Tra l altro, l entità della cifra fa sembrare la scommessa un obiettivo raggiungibile, dunque come tale realizzabile, alla portata di tutti. Così la gente gioca. E generalmente perde. Perché le probabilità di indovinare il numerone, quello che ti consente di incassare, sono bassissime. Cioè pari a qualsiasi altra lotteria».. Come lavora sulle persone per liberarle dalla dipendenza? L'esperienza di Campoformido decolla nel Noi lavoriamo con i gruppi. Mai sul singolo, ma sulla famiglia, o la coppia, perché da solo il giocatore non reggerebbe ai momenti di crisi. A Campoformido attualmente curiamo 200 persone. Solo il 7% abbandona la terapia, che dura in media quattro anni. L azzardo è una dipendenza comportamentale da cui si parte, per arrivare alle dinamiche più profonde di relazione, di storia personale, di vissuto. Il nostro è un lavoro complesso, perché abbiamo di fronte persone depresse, che perdono la fiducia in se stessi e vivono forti sensi di colpa perché frantumano le famiglie. Si arriva a tentativi di suicidio. Dobbiamo scavare come archeologi: stando sempre attenti a non toccare le parti più fragili, dove si deve arrivare solo al momento giusto.. l inchiesta Storia di Guido «Rimasto solo con il rimorso» Guido ha 58 anni, è di Campoformido, provincia di Udine, terra di confine dove le frontiere le hanno abbattute i casinò sloveni, in nome della partita che ti cambia l esistenza. «È la speranza di ogni giocatore racconta Guido. Aspetti la vincita colossale. E intanto butti via la vita». Guido fa l artigiano, lavora il legno. «Ho perso vent anni della mia vita e l ho fatta sprecare anche alla mia famiglia. Ne sono uscito, ma i sensi di colpa restano». Guido ha iniziato la terapia nel 2001 e l ha terminata dopo sei anni. Sua moglie, Maria, è sempre stata con lui. La coppia ha due figli. Non avevano problemi economici, tutto è cominciato per gioco. «Si andava con gli amici al casinò per divertirsi rievoca Guido. Poi, nel giro di un anno, per me non è esistito altro. Sono sempre stato un introverso e il gioco colmava quel vuoto: quando giochi non pensi a niente. Tutto cancellato: figli, moglie, lavoro, lutti, tutto. Mi alzavo la mattina e pensavo a quando sarei potuto andare a giocare, pregustavo la vincita, anche se la maggior parte delle volte perdevo. Andavo tutti i giorni, poi più volte al giorno. Passavo dall euforia all ansia. Poi è venuta la depressione». Quando la depressione prese il sopravvento, cominciò a chiedere aiuto a quella famiglia che aveva cancellato. «Quando ho cominciato la terapia non ho parlato subito del gioco al gruppo, ho voluto aspettare tanto tempo, anni. Era giusto che soffrissi, che meditassi su quello che ascoltavo. Oggi il gioco non mi attira più, ma sono consapevole che ho sprecato vent anni di vita. Non riesco ad accettarlo. I segni sono ancora visibili, anche nei miei rapporti con i figli. Ho sbagliato. Ed è giusto che paghi un prezzo alto». novembre 2009 scarp de tenis.13

13 Sto in crisi, dunque gioco Napoli e il sacro rito, i vicoli vivono di numeri L istituzione del lotto. L attrazione dei nuovi concorsi. La città gioca. E spesso perde di Alessandra Del Giudice «Il 21 e il 38 su tutte le ruote!» chiama Maria, 39 anni, da 20 giocatrice del lotto. «Il 21 sono le femmine, il 38 le mazzate: stamattina zia e nipote si sono prese a botte», spiega a Nunzia, 45 anni, anche lei lotto-dipendente, che si affretta a puntare sugli stessi numeri. «Che vuole aggiunge rivolta alla cronista, noi siamo così: se succede un fatto o facciamo un sogno, ci giochiamo i numeri». La ricevitoria numero 119 in via dei Tribunali, a Napoli, in pieno centro storico, è frequentata da una clientela variegata: vengono a puntare sulla sorte gli abitanti dei bassi e i professionisti dei pa- bambini e il marito fa il pizzaiolo. «In ca- 25 anni ed è già sposata da sette, ha due lazzi monumentali. Il banco è un santuario pagano dedicato alla Dea Benta. Con l affitto rientriamo appena nelsa entrano euro al mese raccondata: nessuno sa esattamente da le spese. Così gioco al lotto 5 euro tre quando esiste, ma la titolare, Angela volte la settimana e spero di fare cinquina, così posso comprare la casa. Sennò Nioli, giura che è uno dei più antichi. «Infatti rivela con orgoglio l anno con questi prezzi è impossibile». scorso una troupe olandese ha girato Eppure anche un istituzione sacra a qui un documentario. L ho ha trasmesso pure la Rai». Solo chi vive tra i vicoli di Napoli, dove non batte il sole, può assegnare un numero a ogni evento e poi giocarlo. Ma ci sono anche combinazioni che non possono essere condivise e sono più sacre di un giuramento. «I napoletani sono scaramantici spiega la signora Nioli : ci sono persone che sono affezionate ad alcuni numeri e giocano sempre gli stessi tutta la vita. Ma guai a chiedere quali sono». Nunzia dice di farlo da 30 anni: «Prima scommettevo una settimana sì e una no, ma una volta i numeri sono usciti e io non avevo giocato. Da allora non mi perdo un estrazione». Il richiamo dei nuovi giochi Il lotto è gioco di popolo. Si lesina sulla spesa, pur di indovinare un ambo o un terno e portarsi a casa 100, 200 euro. «Vincite modeste, ma che possono essere una boccata di ossigeno in una vita fatta di rinunce», argomenta Angela. Tanto più in tempi di crisi. Giovanna ha 14. scarp de tenis novembre 2009 Napoli, che viene solo dopo il sangue di San Gennaro e il presepe, sta cedendo il passo ai nuovi giochi, supersponsorizzati e sempre più allettanti. La speranza di indovinare il colpo della vita attira sempre più persone. «Prima giocavo al Superenalotto racconta Raffaele, 35 anni, manovale edile, da quando c è Win for life in un giorno gioco due, tre volte. I giorni che non lavoro mi siedo al bar ad aspettare i numeri e mi prendo due o tre caffè. Poi mi rendo conto che ho speso un sacco di soldi. Però se vinco mi sistemo per tutta la vita». Ho voglia di giocare La medaglia della speranza, ovviamente, ha il suo rovescio. Se ne accorge persino chi in teoria ne beneficia. «Stanno esagerando afferma Claudio, marito di Angela, che l aiuta nella gestione della ricevitoria. In Italia è vietato fare pubblicità occulta, ma ormai si parla delle vincite anche al Tg. Chi sta in alto si prende burla della povera gente». Infatti quest anno gli italiani scommetteranno una cifra record. Se ne avvantaggerà lo stato, che controlla la gestione delle scommesse. Ma per le piccole ricevitorie i vantaggi non sono affatto sicuri. La percentuale sulla vendita dei biglietti che i gestori possono trattenere è passata dal 10 all 8% e la ventata liberalizzatrice ha ridotto la distanza minima per la concessione delle licenze: una volta occorrevano 500 metri, oggi bastano 200 tra ricevitoria e ricevitoria. Più gestori, insomma, si spartiscono la stessa torta. «Noi abbiamo visto diminuire di un terzo le vendite», dichiara Claudio. Ma è proprio qui, nella ricevitoria di via dei Tribunali, che a giugno sono stati vinti 100 mila ero con il Prendi tutto, uno dei sistemi gratta e vinci. «L acquirente era un milanese di passaggio ricorda Claudio, un professionista. Mi ha consegnato con nonchalance il biglietto dicendo: Sono centomila euro.

14 «Il denaro sperperato nel gioco? Era meglio se lo accantonavo, per i miei nipoti» L ha detto come se stesse bevendo un bicchiere d acqua. La vincita non gli ha cambiato affatto la vita». Invece avrebbe reso felice Carlo, 100 primavere suonate. E la voglia di giocare di un ragazzino. Carlo è la mascotte del quartiere. È solo e povero e mangia alla mensa del Policlinico Vecchio. Ma un paio di euro per giocare al lotto li trova sempre. Come lui, sono tante le persone poverissime che, nonostante non abbiano più nulla, continuano a giocare. «La maggior parte dei senza dimora gioca alle macchinette, ai cavalli o al calcio conferma Luigi del Prato, direttore del centro di accoglienza per senza dimora di via De Blasis. Giocano le collette, il reddito di cittadinanza o parte dei soldi del lavoro, quando ce l hanno. C è un ospite benestante che ha venduto tutte le proprietà, è stato lasciato dalla moglie ed è finito in mezzo alla strada per colpa del gioco». Sensazione di bisca Non è un caso che, nonostante non ci sia lavoro, il punto Snai di piazza Carità sia pieno di uomini a tutte le ore del giorno. La presenza di una donna infastidisce i patiti delle scommesse. La sensazione è quella di entrare in una bisca. Nella quale Luigi, un uomo distinto ed elegante, gioca da 50 anni. «La prima schedina l ho giocata a 9 anni racconta con passione : non ho più smesso. È un brivido simile all attrazione per una bella donna. Ho giocato di tutto, prima solo le schedine, poi i cavalli, le partite di tennis e di calcio, il lotto, le carte e il casinò. Ci sono persone fortunate e persone destinate a perdere. Io appartengo a queste ultime». Luigi lavorava nello spettacolo, accompagnatore di artisti. l inchiesta Giocatori al cinema. Parla il regista Terracciano «Un mondo eccessivo popolato di uomini soli» Franco Campanella è un baby pensionato sulla cinquantina, padre affettuoso e marito affezionato. Un uomo medio. Ma soprattutto un giocatore. Non ha particolari preferenze. Gioca a poker e ai cavalli, alla roulette e a zecchinetta nei luoghi più oscuri di Napoli, al lotto e alla tris Non si pone limiti. Franco è il personaggio magistralmente interpretato da Sergio Castellitto in Tris di donne & abiti nuziali, uscito nelle sale a settembre, ultimo lavoro del regista partenopeo Vincenzo Terracciano, che abbiamo raggiunto a Belgrado, mentre sta girando per conto di Rai1. Come mai un film sul gioco d azzardo? Non ho voluto fare un film sul gioco, ma sulla vita di un giocatore. Il che è molto diverso. Quando scrivo racconto di personaggi semplici e comuni, che vengono a trovarsi dinnanzi a condizioni estreme. Costretti a fare scelte e ad assumersene la responsabilità. Il mondo del gioco lo permette, è un mondo eccessivo. Non mi voglio ergere a giudice, non voglio fare la morale al giocatore. In maniera provocatoria posso dire che non considero il gioco un vizio. Chi è Franco Campanella? Rappresenta l uomo medio, come potrebbe essere ognuno di noi. E, come ognuno di noi, accusa delle debacle. Alcune volte sono codificate e istituzionalizzate in vizi dichiaratamente riconoscibili (droga, alcol, gioco), altre volte no, Castellitto e Terracciano sono più sottili, radicate in fenomeni Protagonista e regista del film Tris di donne & abiti nuziali, e comportamenti non esplicitati, ma che comunque uscito a settembre e ancora esistono. Nel mio caso ho raccontato la storia in programmazione nelle sale della debacle di un uomo attraverso il gioco. È un uomo solo? Fondamentalmente sì. Un uomo che gioca è un uomo solo. Se solo significa non partecipe di un consenso propriamente inteso. Non le sembra però che il gioco sia percepibile come un male sempre più diffuso? Sono d accordo. Ci sono forme istituzionalizzate che giocano sulle debolezze degli uomini. I media sono sempre pronti a dare giudizi di morale, ma loro stessi non fanno altro che inscenare meccanismi per esaltare il successo facile, che sia il Superenalotto o la macchinetta. Quando il vizio è istituzionalizzato viene pubblicizzato. Poi per deresponsabilizzarsi basta un asterisco, a margine, in piccolo: * fatelo con moderazione, oppure * nuoce gravemente alla salute. Ma che vuol dire fatelo con moderazione? Io la trovo na strunzata Riccardo Benvegnù Una vita al massimo. «Nel 1988 con un amico andammo al casinò di Venezia con 15 milioni di lire in tasca. Uscimmo la sera solo con 70 mila lire per la barca. In quegli anni raggiunsi i 200 milioni di debiti di gioco. Ma guadagnavo bene e mi rimisi a posto. Oggi ho eliminato alcuni lussi, ma continuo a giocare. L unico rammarico è che il denaro sperperato avrei potuto metterlo da parte per i miei nipoti. Ma io ho avuto tutto dalla vita. Qui viene gente che si gioca la tredicesima o che ha fatto fallire attività commerciali. La cosa bella è che siamo tutti amici. Nel gioco, tra ricchi e poveri, non c è differenza».. novembre 2009 scarp de tenis.15

15 Sto in crisi, dunque gioco L azzardo si fa etico ma nessuno ci guadagna L ultima frontiera del marketing: il poker, per beneficenza. Ma ci perde anche lo stato di Daniela Palumbo Cifre da capogiro, che possono cambiare la vita. Il sogno del pensionato, del cassintegrato, del precario, del disoccupato: vincere al gioco d azzardo e diventare ricco. Non solo è lecito sperarlo, dato che l immaginario collettivo è continuamente alimentato da un apparato pubblicitario e di marketing nel quale la sfiga di una vita può improvvisamente finire e il brutto anatroccolo, baciato dalla sorte, si trasforma in un cigno ricco e vincente. Adesso l azzardo è anche etico. Perché quando giochi d azzardo sei solidale. Il governo, con una norma contenuta nel decreto per la ricostruzione in Abruzzo, incentiva il poker on line, autorizzando la formula cashpay, più veloce e rapida e che consente di scommettere senza limiti. Il poker on line rientra nella stessa categoria dei Monopoli di stato, come il Superenalotto e le scommesse sportive, che dovrebbero portare soldi all erario. Secondo le previsioni, la nuova modalità spingerà le 3-4 mila perti alla Protezione civile. Naturalmente, premi finale: 150 mila euro, consegnasone che ogni notte si collegano in rete ad aumentare le loro puntate sui to di poker, questa non è l'unica inizia- provvedono a far sapere dallo stesso si- tavoli da gioco virtuali. E naturalmente, se il piatto si fa ricco, aumenteransono giocare sulla poker room on line tiva di beneficenza: ogni giorno si posno i pivelli dell azzardo, che saranno diversi tornei il cui ricavato andrà a favore dei terremotati. incentivati a provare. Per conquistare nuovi adepti dell azzardo etico in questi ultimi mesi copione: a margine della tappa italia- A Sanremo, nei mesi scorsi, stesso si moltiplicano le iniziative che vedono protagonisti personaggi del mondo mondiale di primissimo piano per i na dell European poker tour, evento dello spettacolo e dello sport. Qualche giocatori di poker, è andato in scena un esempio: nel maggio scorso uno dei side event, un evento collaterale di beneficenza, al quale hanno partecipato maggiori siti di poker on line ha organizzato un torneo televisivo pro Abruzzo, lanciato su La7: vip dello spettaco- parte dei proventi sono andati alla Cro- personaggi dello sport e della tv: una lo e dello sport si sono sfidati a poker ce Rossa Italiana impegnata in Abruzzo. Gigi Buffon, giocatore di azzardo per raccogliere fondi in favore della ricostruzione post-terremoto. Al tavolo, pentito, ha sponsorizzato un sito di fra gli altri, c erano Totti, Lillo, lo sciatore Giorgio Rocca, Tomas De Gaspari to a favore dei bambini argentini. All e- poker on line per sostenere un proget- degli Zero Assoluto, e una vecchia conoscenza dell azzardo: Pupo. Montelo, Paolo Brosio, i ciclisti Michele vento, c erano anche Giorgio Panariel- Bar- 16. scarp de tenis novembre 2009 toli e Alessandro Petacchi, secondo il consolidato sodalizio sport-tv. Risorse sottratte ai consumi Non è un caso che molti siti di poker on line non parlino più di azzardo riguardo ai tornei, ma di poker sportivo, un cambio di mentalità veicolato anche attraverso le maratone di solidarietà. E che funziona. Il gioco di azzardo sembra infatti essere uno dei pochissimi settori che non risente della crisi. Anzi, paradossalmente ne trae vantaggio. Secondo la proiezione di mercato effettuata dall Aams, l Azienda autonoma dei Monopoli di stato, al dicembre 2009 le entrate derivanti dagli skill games (giochi di abilità, la cui star indiscussa è il poker on line) supereranno la cifra record di 2,2 miliardi di euro. Eppure, secondo la Consulta nazionale delle Fondazioni antiusura, il gioco non vale la candela. Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta, ne è sicuro: «Nemmeno lo stato ne trarrà beneficio. Non solo, infatti, rischia di favorire l indebitamento delle famiglie, ma sottrae risorse ai consumi e quindi alla produzione e alla tassazione, producendo a conti fatti minori entrate per l erario. Di quei 55 miliardi annui che, secondo le stime, gli italiani spenderanno per il gioco d azzardo, al netto delle spese di organizzazione e gestione, solo 7 miliardi finiranno realmente nelle casse dello stato. Se invece i nostri concittadini spendessero la stessa cifra nell acquisto di beni e servizi, metterebbero in moto un ciclo economico virtuoso, dal quale lo stato guadagnerebbe, tra Irpef e Iva, almeno 40 miliardi di euro»..

16 la campagna

17 Servizio civile, tra tagli e nuova legge. Il futuro appare incerto Figli di... un servizio minore? Continua il tutti contro tutti Insomma, gli enti segnalano che ci sono cose che vanno riformate, ma è necessario stringersi attorno a una posizione, sennò si rischia davvero la chiusura. A questa proposta, in molti hanservizi di Ettore Sutti Salvate il servizio civile. Fatelo per la patria. Ma salvate quello vero, se ci riuscite. Il servizio che dovrebbe costituire un esperienza che lascia un segno profondo, nella vita di un ragazzo (o una ragazza) che decide di dedicare un anno agli altri. Non quello che, in molti casi (anche se saranno in molti a negare), si trasforma in un anno di manovalanza a basso costo, o in lavoro socialmente utile. Utile per l ente. Utile per lo stato. Utile per il ragazzo che così fa curriculum. La via per la salvezza del servizio però è lunga e irta di ostacoli. Non solo perché le difficoltà della finanza pubblica hanno imposto tagli più che drastici al budget dell Ufficio nazionle servizio civile (Unsc) e dunque al numero dei giovani e delle giovani immessi in servizio. Ma anche perchè si profila all orizzonte una riforma, che rischia di mettere tutti contro tutti. Stato ed enti contri regioni e comuni. Sezioni regionali di enti contro sedi nazionali. Lega Nord e Pd contro la proposta di legge del governo. E, nonostante le rassicurazioni del viceministro Carlo Giovanardi (vedi pagine successive), le regioni hanno assicurato che la bozza della nuova normativa non avrà mai parere favorevole (non vincolante ma decisivo) dalla conferenza stato-regioni. Siamo al punto che Primo Di Blasio, presidente della Cnesc (Conferenza nazionale degli enti di servizio civile), ha affermato che «il servizio deve essere incentrato sui giovani e non utilizzato per necessità di welfare. Nel merito delle proposte di riforma giacenti in parlamento, quella presentata per il governo dal sottosegretario Giovanardi è la più vicina al nostro sentire perché, pur mancando di indicazioni sul contingente minimo, ribadisce il carattere unitario dell esperienza del servizio civile, come strumento di difesa non armata e nonviolenta del paese». 18. scarp de tenis novembre 2009 no obiettato. L Anci Lombardia, per esempio, rappresentando i comuni ha risposto secca che «la legge delega proposta dal governo riporta totalmente gli aspetti di gestione, distribuzione e ripartizione su base nazionale, senza tenere in alcuna considerazione la programmazione territoriale fatta dalle regioni e dagli enti locali: la scelta sarà infatti operata solo dagli uffici ministeriali sulla base della qualità dei progetti, senza considerare la rilevanza e il bisogno territoriale definito dagli attori istituzionali decentrati e ostacolando così il principio di sussidiarietà orizzontale e verticale previsto dal titolo quinto della Costituzione». Detto in soldoni: noi paghiamo più di altre regioni, e non vediamo perchè con i nostri denari si debbano finanziare progetti al di fuori del nostro territorio. Su questa discussione si innestano poi tutte le altre, legate ai finanziamenti, al monte ore del servizio, al numero minimo di ragazzi in partenza, all apertura al profit per il 2010, al concorso alle spese degli enti. Tutte problematiche sacrosante, sia chiaro. Ma così si sta, forse, perdendo di vista, o forse lo si vuole perdere, il senso vero del servizio civile. «Non vorrei sembrare irriverente dice Ivan Nissoli, responsabile del ser- vizio civile in Caritas Ambrosiana (realtà che quest anno, per la prima volta dopo decenni, non ha avuto ragazzi assegnati in servizio civile in Italia) e di Colomba, coordinamento regionale lombardo degli enti di servizio ma a noi poco interessa avere tante persone in servizio civile. A noi interessa che chi compie questa scelta lo faccia con soscienza e con qualità. Perché un anno di servizio civile fatto bene serve non solo ai ragazzi, ma a tutto il paese. Buona parte dei dirigenti del terzo settore italiano sono figli dell obiezione di coscienza: certe scelte di vita e di lavoro sono figlie di determinate esperienze che si fanno da giovani. Se si svuota il servizio civile di molti significati, quale sarà la classe dirigente del futuro?».

18 Altro aspetto poco esplorato, in questi mesi di accese discussioni, è come rilanciare la dimensione valoriale del servizio civile e il suo valore quasi iniziatico. «I giovani non sono privi di ideali dice Mario Pollo, docente di Pedagogia generale all Università Lumsa di Roma, bensì sfiduciati rispetto alla possibilità che il loro agire riesca a modificare i sistemi sociali. Ridare fiducia, mostrando che con le scelte del presente si può cambiare il futuro: questo deve fare il servizio civile. Deve offrire sogni. E il sogno è quello che inizia all alba, che non genera evasione dal reale, ma che sul reale incide. E produce attività». Ci sono troppi abbandoni «C è un dato che io considero estremamente proccupante, ma che sembra sfuggire ai più conclude Nissoli : le rinunce. Nel 2008 i ragazzi che, pur essendo stati selezionati, hanno deciso di non iniziare il percorso sono stati il 22%. Un dato altissimo, considerando che il servizio civile è volontario. Se fai domanda, dovresti sapere a cosa vai incontro. E invece no. Oggi molti non colgono cosa sia davvero il servizio civile. Lo percepiscono come un frattempo tra una cosa e l altra. Se non si riesce a far cogliere il servizio nella sua dimensione valoriale, come potrà incidere in maniera importante sulla vita e sulla cultura dei cittadini di domani?».. La denuncia Caritas Torino senza volontari: «Così si uccide una speranza» inchiesta «Stanno ammazzando il servizio civile. Lentamente. Senza clamore. Tolgono risorse anno dopo anno, rendendo impossibile programmare e sempre più complicati l accreditamento e la presentazione dei progetti». Graziella Fallo, responsabile del servizio civile per la Caritas diocesana di Torino, non ha peli sulla lingua. Anche perché dal 1 ottobre in Piemonte e Valle d Aosta non c è più alcun volontario di servizio civile per Caritas. «Abbiamo presentato 19 progetti, ne sono stati accettati solo due della diocesi di Mondovì, in Brasile. Già l anno scorso le cose non erano andate bene, solo tre progetti accettati. E quest anno qualche progetto, come quello della diocesi di Asti, è stato escluso per un solo punto, sulla base di valutazioni secondo noi errate, al punto che ci siamo rivolti al Tar». Posti che diminuiscono, difficoltà che aumentano, regolamenti e interpretazioni non chiari. In tanti preferiscono gettare la spugna. «In alcuni centri operativi continua Graziella Fallo, soprattutto nelle diocesi più piccole e meno attrezzate, serpeggia un forte scoramento. Esasperato da quanto accade a livello centrale. Quest estate, ad esempio, l Ufficio nazionale si è inventato un nuovo accreditamento generale, anche delle realtà già accreditate, da presentare a luglio. Sembrava una mossa fatta apposta per tagliare fuori diversi soggetti. E poi sono spesso incomprensibili i criteri di valutazione. Alcuni progetti che l anno prima erano considerati i migliori in Italia, l anno successivo non riescono a superare la soglia d ingresso...». Servizio in flessione 681 i progetti finanziati nel bando i progetti finanziati nel bando i volontari inseriti nel bando nazionale 2009 (-17% rispetto al 2008) 171 milioni di euro i fondi stanziati per il 2009, erano 260 nel i ragazzi partiti in servizio civile volontario in Lombardia nel i ragazzi partiti in servizio civile volontario in Campania nel % tasso di abbandono: ragazzi che vengono selezionati ma che non si presentano una volta scelti 433,80 euro rimborso spese mensile per i volontari in servizio civile nazionale (dati Presidenza Consiglio di Ministri) Ma il problema grave, secondo Caritas Torino, non risiede tanto nei progetti non accettati, o nel fatto che nel territorio vengano meno servizi prestati dai giovani volontari. Ciò che preme è soprattutto salvaguardare i valori alla base del servizio civile. «Ci sono giovani continua Graziella Fallo a cui viene impedito di fare esperienza di cittadinanza attiva e di crescita umana, scopi per i quali il servizio è nato. È un danno enorme per i giovani, che non possono sperimentarsi e crescere come cittadini, e per la nazione, perché si negano i principi che stavano alla base dell obiezione di coscienza, senza la quale non ci sarebbe oggi neppure la legge sul servizio civile nazionale. Una legge ben fatta, che ci invidiano e ci copiano all estero. E che noi stiamo affossando. Con molta eleganza». Il problema, pare di capire, non sono tanto i fondi. Perché è vero che c è la crisi, ma è altrettanto vero che il servizio civile, alla fine, costa pochissimo. I problemi stanno altrove. «Il servizio conclude Graziella Fallo è una realtà di nicchia, quindi non porta consensi politici. E facendo fuori il servizio si fanno fuori i valori che stanno alla base di una società più giusta, solidale, attenta. Quando si incontra lo sguardo dell altro povero, straniero, disabile lo si conosce per davvero, senza più paure o diffidenze. Oggi, forse, alla politica sembra più funzionale che i giovani crescano avendo paura». novembre 2009 scarp de tenis.19

19 Figli di un servizio minore? Riforma in vista ma nascerà zoppa? La proposta dal governo ha tratti positivi. Ma anche molti limiti e lacune... di Fabrizio Cavalletti ufficio Servizio civile Caritas Italiana A un anno dal suo annuncio, la proposta di legge quadro per la riforma funzioni differenti e sussidiarie: le regioni, del servizio civile nazionale si prepara ad affrontare l iter parlamentare. Si tratta di in collaborazione con gli enti locali, una proposta che fissa alcuni principi generali, in base ai quali, entro dodici mesi, devono occuparsi di informazione, promozione, il governo è delegato a emanare decreti attuativi per giungere alla realizzazione di monitoraggio e valutazione in un testo unico. Il percorso per una riforma completa, quindi, è ancora lungo, anche itinere ed ex post del servizio civile; l Ufficio perché la legge non prende posizione riguardo ad alcuni nodi fondamentali e rinvia nazionale deve valutare i progetti la soluzione ai decreti. L idea di una riforma era nata dal precedente governo, nel dal punto di vista dei tratti unitari che 2006, per fare una sorta di tagliando a un istituto che compiva cinque anni e che definiscono la finalità di difesa; gli enti a fronte di molte positività metteva in luce diverse criticità. Acuitesi, peraltro, a causa devono realizzare i progetti. degli ulteriori tagli di bilancio praticati dal governo Berlusconi, che hanno spin- Un terzo elemento di novità riguarda to a riprendere il percorso avviato. lo status giuridico del giovane: il servizio La proposta ridefinisce le finalità del servizio civile, confermando e ampliando la funzione di difesa non armata e nonviolenta del paese. La difesa diviene la finalità che fa da cornice e sta sopra gli obiettivi da considerarsi conseguenti: il perseguimento della pace, dell uguaglianza sostanziale e del progresso sociale, la formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani. È un impostazione positiva, in quanto riconosce e amplia una forma di difesa in cui vi è coerenza tra mezzi e fini: se vuoi la pace, prepara la pace. tuazione di specifici interventi, vincolando anche risorse proprie. Qui vi sono le maggiori divergenze tra le forze politiche della stessa maggioranza e tra lo stato e gli enti territoriali. Per questo il testo non assume posizioni nette e non chiarisce quali siano i compiti delle regioni e quali quelli dell amministrazione centrale nell organizzazione del servizio civile nazionale. È molto importante invece che questo aspetto, assieme al tema del ruolo degli enti locali, venga riformato adottando un approccio in cui tutte le istituzioni collaborino, svolgendo civile viene reso non assimilabile ad alcun rapporto di lavoro, anche ai fini assistenziali, previdenziali e assicurativi. Però, si prevede che il trattamento economico sia adeguato ai diversi tempi di prestazione del servizio. Oggi l indennità mensile è fissa (433 euro) e indipendente dall orario perchè è intesa come incentivo per garantire un minimo di autonomia e non come remunerazione delle ore di servizio svolte. Introducendo la proporzionalità tra orario e indennità, si rafforza l idea del servizio civile come prestazione lavorativa. L esperienza di questi anni ha inoltre dimostrato che il servizio civile è anche VOLONTARI AVVIATI AL SERVIZIO CIVILE (dati Presidenza Consiglio di Ministri) occasione di costruzione della cit- tadinanza nel paese. Da questo punto di vista la proposta del governo è debole in quanto prevede una semplice funzione di formazione civica, sociale e culturale dei giovani. Inoltre manca un riferimento alla dimensione europea e internazionale, importante per interpretare il concetto di patria, che oggi non può essere riferito alla sola nazione. Stato e regioni: quali funzioni? Un secondo punto toccato dalla riforma è la ridefinizione delle funzioni tra stato e regioni. È previsto che regioni e province autonome concorrano all at- 20. scarp de tenis novembre

20 La riforma, inoltre, aggiunge maggiore flessibilità di orario e durata. Le ore minime settimanali del servizio si riducono da 30 a 20, la durata potrà oscillare tra 9 e 12 mesi (ora solo 12), i giorni a settimana minimi si riducono da 5 a 4. La modifica ha il duplice obiettivo di rendere il servizio civile più accessibile ai giovani studenti o lavoratori e di ridurre i costi. Ma a fronte di questi dubbi benefici, rischiano di ampliarsi ulteriormente le differenze tra le diverse proposte di servizio civile, la cui identità verrà intaccata. Un elemento importante del servizio è il fatto che richiede al giovane un impegno significativo, non esauribile nel tempo libero, che giustifica un incentivo economico. Per questa ragione Caritas Italiana ha proposto che l orario minimo settimanale non sia ridotto sotto le 25 ore distribuite in 5 giorni a settimana, con una durata minima non inferiore a 12 mesi. La proposta, infine, prevede che gli enti contribuiscano ai costi per la realizzazione dei progetti: di per sé non è negativo e avviene già ora. Ma se ciò significasse una compartecipazione degli enti al costo dell assegno mensile dei giovani, sarebbe negativo, in quanto favorirebbe l uso del servizio civile come manovalanza a basso costo, oltre a procurare vantaggi agli enti più ricchi rispetto a quelli più poveri. Niente contingente minimo Nella proposta di legge mancano tre elementi richiesti da molti enti. Il primo è la modifica delle norme sulla formazione: andrebbero previsti, per legge, alcuni contenuti, legati alle finalità del servizio civile; inoltre essa andrebbe considerata come fattore che accompagna tutta l esperienza del servizio, non solo i primi mesi. Il secondo elemento è l apertura del servizio a categorie oggi escluse quali stranieri residenti e detenuti in pena alternativa. L obiezione del governo riguardo agli stranieri non convince: se per gli italiani vi è un dovere obbligatorio che non vale per i cittadini stranieri, la Costituzione non impedisce che questi possano adempierlo. La terza lacuna riguarda la mancanza di un contingente annuo minimo finanziato con il bilancio dello stato. Tale norma offrirebbe maggiore stabilità al sistema, consentendo a tutti gli attori di operare per accrescerne la qualità».. Il sottosegretario Giovanardi: «Servizio nazionale ma risorse non solo dallo stato» l inchiesta Carlo Giovanardi (nella foto), senatore del Pdl, è sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega al servizio civile. La Conferenza nazionale enti di servizio civile (Cnesc) chiede più fondi per il servizio civile, dopo i tagli di quest anno. Cosa risponde? Nel testo di riforma della legge del servizio civile, che il Consiglio dei ministri ha approvato in un primo passaggio il 3 settembre, è previsto un meccanismo per cui i grandi enti pubblici, come i comuni se vogliono avere centinaia di ragazzi devono contribuire con propri fondi. È altresì previsto un meccanismo per cui le regioni, se vogliono essere parte integrante del sistema del servizio civile, diano un contributo. Abbiamo poi indicato la flessibilità di orario, quindi è possibile che un ragazzo faccia anche meno ore, e naturalmente avrà un indennità minore. Quindi, dal combinato di quello che daranno i comuni, le regioni e i grandi enti disposti a contribuire, e dei ridotti costi per la flessibilità d orario, dovrebbero emergere risorse per di far partire mila giovani. La Cnesc chiede anche che il servizio sia aperto ai giovani stranieri Non avrei difficoltà ad acconsentire a una tale proposta, che però è collegata alla concessione della cittadinanza. Per il momento, l apertura del servizio civile ai giovani extracomunitari è preclusa dal fatto che esso è difesa della patria e sacro dovere del cittadino. Ci abbiamo già provato anni fa, ma c è il vincolo costituzionale legato all inquadramento del servizio nel concetto di difesa. Questa opportunità, a costituzione vigente, è preclusa. Il testo della sua riforma è stato condiviso dalla Cnesc, pur con alcune riserve. Ne terrete conto? La condivisione è importante, anche perché l abbiamo costruita insieme agli enti, discutendola più volte nella Consulta nazionale del servizio civile. Ora bisogna che gli enti ci diano una mano perché la legge delega e i decreti legislativi vengano approvati quanto prima. Come giudica le altre due proposte di riforma presentate in parlamento, quelle degli onorevoli Rivolta (Lega Nord) e Farinone (Pd)? Bisogna mettersi d accordo: o il servizio civile è nazionale, inquadrato nel concetto di difesa della patria o altrimenti diciamo che non esiste più un servizio civile nazionale e tutto viene passato alle regioni. La nostra visione è mantenere l identità nazionale del servizio, e ciò riguarda anche la formazione dei giovani, la loro capacità di inserirsi in un sistema per il quale la protezione civile, la salvaguardia dell ambiente, l assistenza sociale non sono un mero fatto di aiuto agli altri, ma qualcosa di ben maggiore: un opportunità di formazione e di inquadramento in un corpo d élite. Molti enti pongomo la questione delle risorse: la spesa dello stato dovrebbe essere meno sbilanciata sui fondi militari Questo gioco di spostare su altri le questioni mostra la corda. Qualcuno è in grado di affermare che i nostri militari in Afghanistan non devono avere dal paese i mezzi di protezione per sé e le risorse necessarie per salvare la vita di persone in difficoltà? La difesa italiana è già ridotta all osso. Tutti devono farsi carico di un bilancio dello stato che è quello che è. L importante, mi sembra, è che malgrado la stretta economica e le grandi difficoltà generali, le risorse sono state trovate. E in futuro spero che aumentino. Francesco Spagnuolo novembre 2009 scarp de tenis.21

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