VISITE AI NIDI - IL NIDO COME TEMPO

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1 VISITE AI NIDI - IL NIDO COME TEMPO MANUELA CECOTTI "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice col passare dell'ora aumenterà la mia felicità quando saranno le quattro, comincerò ad agitarmi e ad inquietarmi ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore ci vogliono i riti". "Che cos'è un rito"? " E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore". "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa, che ha reso la tua rosa così importante". (da: Il piccolo principe, A. de Saint-Exupéry) Premessa Il percorso formativo "Visite ai nidi" ha visto, in questo secondo anno di realizzazione, un consistente aumento del numero dei partecipanti ed un progressivo, importante approfondimento di tematiche cruciali per la vita, l'evoluzione e lo sviluppo qualitativo dei servizi rivolti alla prima infanzia. Se nel corso del primo anno ci siamo sentiti dei pionieri, alla ricerca di strumenti oggettivi, efficaci e significativi per individuare caratteristiche salienti e confrontabili, curiosi osservatori di strutture, diverse nella forma, ma affini nella sostanza, in questo secondo anno la base metodologica collaudata ha costituito lo "sfondo culturale" del gruppo di lavoro, permettendo movimenti più audaci e riflessioni più acute e sicure. Il tema del tempo ci ha guidato, ed in esso sono state incorniciate le osservazioni e le presentazioni dei Nidi d'infanzia che abbiamo visitato, le raccolte di dati da parte di ogni servizio partecipante e le letture effettuate nei sottogruppi suddivisi per province. Rimandando alla pubblicazione relativa al percorso dello scorso anno per tutto ciò che riguarda le informazioni relative ai criteri generali, all'organizzazione ed agli strumenti di osservazione e di presentazione utilizzati durante le visite (che hanno subìto solo lievi ritocchi), mi soffermerò in questo scritto sulle caratteristiche specifiche della lettura del Nido come tempo e sulle riflessioni emerse durante lo svolgimento del percorso. Osservare il Nido come tempo ci ha portati a pensare ai tempi di vita di bambini e adulti, ai tempi della crescita dei piccoli e dell'evoluzione professionale dei grandi, alla costruzione e ri-costruzione continua delle esperienze nel corso della giornata educativa, ai ritmi, ai rituali ed a come il linguaggio simbolizzi e sintetizzi messaggi e pensieri relativi alla temporalità, intesa come intreccio tra vissuti personali e qualità organizzative. Punto di riferimento: il tempo Per quale motivo fermarsi a riflettere sui tempi del Nido? Perché il tempo può essere un elemento di analisi importante? Che cosa c'è che lo rende una variabile così significativa per la vita di un Nido e per coloro che lo "abitano"? Che cosa significa ragionare intorno al Nido come tempo? Quali gli elementi salienti per una riflessione sulla qualità del tempo trascorso al Nido? Sono queste le domande da cui siamo partiti, effettuando una ricognizione articolata intorno al concetto di tempo ed alle sue principali coordinate: linearità e ciclicità, oggettività e soggettività. Abbiamo utilizzato come testo di riferimento lo scritto del biologo E. Boncinelli Tempo delle cose, tempo della vita, tempo dell'anima, nel quale si confrontano i tempi della vita e la vita del tempo. L'autore rileva due prime dimensioni del tempo, diverse e complementari: "quello della vita nel suo complesso si configura come un tempo lineare e aperto, ma, vista dall'interno, la vita di

2 ogni singolo organismo si presenta come un complesso di eventi ciclici, controllati da meccanismi ad orologeria accuratamente regolati su scale temporali e ritmi diversi". Riportando questa prospettiva al nostro contesto, potremmo dire che la vita del Nido come servizio educativo si sviluppa e si spiega all'interno di una prospettiva lineare, che racconta la storia dei Nidi e che ha nella sequenza delle leggi che regolano i servizi e nelle evoluzioni culturali e sociali, le radici dei cambiamenti che li hanno trasformati nel corso della loro storia. Lo sviluppo da servizi di assistenza a servizi educativi, da strutture rigide ad organizzazioni sempre più flessibili ed articolate, si è realizzato nel trascorrere degli anni ed ha modificato tanto gli edifici, quanto la scansione della giornata educativa, quanto ancora le funzioni del personale e la sua professionalità ed i rapporti con le famiglie. Se oggi entriamo in un Nido di nuova costruzione, con personale appena formato, corriamo il rischio di non ritrovare facilmente le radici ed i fili che ci facciano capire come le realizzazioni attuali siano i risultati di un'evoluzione, possono sembrare a tutti dei punti di partenza, a volte senza memoria e con pochi desideri. Viceversa con l'ingresso in Nidi ospitati in strutture di vecchia concezione, dove il cambio generazionale del personale non sia ancora completamente avvenuto, troviamo documenti e testimoni che mantengono costante il rapporto con la storia, a volte il confronto tra passato e presente diventa scontro, nella misura in cui i cambiamenti risultino irreversibili e rischino di negare istanze un tempo rilevanti ed oggi disconosciute. La storia dei Nidi si intreccia con la storia delle figure professionali in essi operanti. Le educatrici più anziane hanno portato alcuni flash risalenti ai loro primi anni di lavoro nelle strutture OMNI (istituite nel 1925 e funzionanti fino al 1975): "I bambini venivano spogliati ed indossavano soltanto l'abbigliamento in dotazione al Nido. d'altronde molti erano sporchi, malati o con parassiti" "Noi eravamo puericultrici e, come le infermiere, indossavamo cuffia e grembiule, e non incontravamo mai i genitori dei bambini. Il nostro compito consisteva nel tenerli puliti e nel dar loro da mangiare" "Non potevamo riunirci come personale, ognuna aveva il proprio gruppo e le proprie mansioni e niente era previsto potesse cambiare o essere modificato". Le educatrici entrate in servizio dopo l'emanazione della legge n.1044 del 1971 in strutture di nuova concezione hanno avuto un impatto molto diverso: "Facevamo tutto insieme, eravamo da subito un gruppo di lavoro" "Eravamo assunte come personale educativo e ci occupavamo soprattutto di organizzare delle attività adatte ai bambini di quell'età". Attraverso queste testimonianze abbiamo collocato su una linea del tempo i cambiamenti più importanti ed abbiamo potuto capire quanti e quanto significativi, a volte rivoluzionari, siano stati alcuni passaggi. E' questo un patrimonio di cui le nuove generazioni debbono avere conoscenza e consapevolezza culturale. Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda sicuramente il cambio di prospettiva rispetto ai tempi dei bambini. Giungiamo così alla seconda parte della citazione di Boncinelli, quella che fa riferimento all'altra coordinata del tempo: la ciclicità. Ci sono voluti anni di ricerca e di riflessione per accogliere nel Nido tanto l'aspetto ciclico dello sviluppo infantile, quanto la differenziazione dei ritmi di crescita. Gli studi di psicologia dello sviluppo, condotti da un certo punto in poi proprio nei servizi per la prima infanzia, hanno considerato i Nidi luoghi privilegiati per l'osservazione dello sviluppo e la sperimentazione educativa, e ad essi hanno restituito idee innovative e proposte organizzative sempre più differenziate e calibrate sui reali bisogni dei bambini e delle loro famiglie. Oggi i Nidi hanno una propria identità educativa che è frutto di un intenso lavoro di ricerca e sperimentazione, volti ad individuare e sviluppare le specificità di questo livello di istituzione per l'infanzia. I Nidi non sono più delle strutture assistenziali, né delle scuole in miniatura, ma sono riusciti a diventare dei luoghi connotanti a livello educativo sulle specifiche esigenze e caratteristiche dei bambini da 3 mesi a 3 anni, che si offrono alle famiglie ed al territorio come luoghi sani e privilegiati per la costruzione di cultura dell'infanzia. In questa prospettiva, il tempo lineare è stato incrociato con il tempo ciclico, affrontando i temi dei ritmi, dei rituali e delle routine, come elementi di lettura della giornata educativa e del tempo di vita del bambino al Nido. La funzione più generale della declinazione ciclica del tempo, è quella di tenere incardinato al presente il fluire del tempo stesso, dandogli significati che permettano a

3 ciascuno di orientarsi, di ritrovarsi, di riconoscersi. Il tempo della crescita non è solo il tempo che passa, il tempo che fa crescere è il tempo dotato di significato, in cui i processi di conoscenza del bambino vengono sostenuti dalla concentrazione, che permette di esplorare la realtà circostante. Il bambino elabora i propri schemi mentali ri-creandoli secondo ritmi ed attraverso processi in parte comuni ed in parte re-inventati da ciascuno, in un sapiente equilibrio tra ripetizione e novità (Stern, 1085). Utilizziamo ancora il testo di Boncinelli per analizzare ancora due coordinate del concetto di tempo con le quali abbiamo costantemente a che fare: il tempo oggettivo ed il tempo soggettivo. Il tempo oggettivo è quello rappresentato dall'orologio che, con regolarità ed irreversibilmente si muove sempre e solo in avanti, ma se pensiamo alla percezione del tempo, essa è soggettiva, può presentarsi come discontinua, di velocità variabile e può, a volte, presentare anche dei vuoti. La percezione del tempo è un'operazione mentale, nel compiere la quale il cervello "utilizza le nostre esperienze passate e le nostre aspettative, mettendo insieme così un tempo che è fin dall'inizio inconfondibilmente personale" (p.110) Utilizzare le esperienze e anticipare gli eventi sono le operazioni mentali che permettono a ciascun individuo di avere un presente condizionato giocoforza tanto dal passato quanto dal futuro, ma, proprio per questo, percepibile come un presente dinamico e vissuto interiormente come significativo e proprio. Poiché è "il passato metabolizzato e sedimentato che genera le aspettative e le anticipazioni che ci guidano nell'azione ed alla progettazione" (p.123), il tempo della storia ed il tempo presente formano un intreccio importante, sia a livello istituzionale, che sociale, che personale. Quando Boncinelli conclude il suo testo scrivendo che "forse il tempo si trova al punto in cui l'oggettivo si salda con il soggettivo" (p.141) lo troviamo in concordanza con le interessantissime osservazioni di Stern (1985), nel punto in cui l'autore spiega ciò che avviene nella mente del bambino, quando questi costruisce il significato di sé stesso e della propria esistenza proprio cercando di saldare tra loro elementi di esperienza con elementi di pensiero. Il senso di sé, nel bambino molto piccolo, viene vissuto prima che pensato, ed è l'esperienza diretta e soggettiva dello sviluppo sociale ciò che dà al bambino la percezione di essere un soggetto unitario, che agisce, che stabilisce rapporti intersoggettivi e che prova affetti. Prima ancora della comparsa del linguaggio e della consapevolezza di sé, il bambino è in grado di vivere un senso di continuità (o discontinuità), della propria esistenza, il quale gli permette di pervenire alla costituzione (o no) della sua memoria e della sua identità. Le riflessioni svolte attraverso queste coordinate e questi autori ci hanno permesso di pensare insieme e ci hanno portato preziosi suggerimenti per utilizzare al meglio la storia dei Nidi e la rivisitazione delle caratteristiche di ogni struttura, per costruirne e progettarne ancora, domani, la quotidianità, attraverso le singole identità professionali. Viaggio nel tempo dei nidi La scelta dei nidi da visitare ha seguito, come lo scorso anno, il criterio della varietà e della volontarietà dell'esposizione. Però, poiché la visita di due strutture in una mattinata si era rivelata molto faticosa, in questa seconda esperienza abbiamo scelto di visitare una sola struttura nella mattinata, approfondendo con maggiore calma tanto la presentazione di ciascun Nido, quanto il confronto con i Nidi partecipanti. Pertanto, i Nidi visitati sono stati:

4 Luogo Nome del Nido Gestione Bambini accolti Anni di funzionament o TS - città GORIZIA - città UDINE - città PORDENONE - SACILE Nido Semidimela (con sezione di lingua slovena e sezioni a tempo parziale) Nido Scoprire e giocare Nido Dire, fare, giocare Nido Arcobaleno (con punto gioco) pubblica 66 dal 1933 pubblica 45 dal 1987 pubblica 48 dal 1977 privata 45 dal 1980 Il tempo ed i suoi numerosi significati Nel corso delle visite ai Nidi, il tempo è stato analizzato sia dal punto di vista dei bambini, che dal punto di vista degli adulti. Riporterò ora gli argomenti di più forte interesse che sono stati affrontati durante le ore di discussione nei gruppi di lavoro. Per quanto riguarda il punto di vista dei bambini, il tema più forte ha riguardato il significato del termine "riferimento". Abbiamo incontrato Nidi che propongono la figura di riferimento ed altri che vedono una rotazione di tutte le educatrici con tutti i bambini. Alcuni Nidi utilizzano lo spazio di riferimento della sezione come base sicura, all'interno della quale viene svolta l'intera giornata educativa. Alti Nidi ancora adoperano il gruppo dei bambini come punto di riferimento, permettendosi spostamenti sia spaziali sia di personale. La questione è stata a lungo discussa nel gruppo di lavoro, in quanto esigenze organizzative e teorie di riferimento si sono incrociate, non sempre trovando concordi i pareri del gruppo. L'utilizzo di una figura di riferimento risponde ad un modello che ha nella genitorialità biologica il suo esempio concreto. Così come il bambino costruisce in famiglia un legame privilegiato con gli adulti che si prendono cura di lui, altrettanto al Nido si propone un adulto come costruttore di un altro legame privilegiato, attraverso la costanza nell'accoglimento e nelle routine. Le critiche che vengono mosse a questa prospettiva sono sia di ordine pratico che di ordine sociale. Dal punto di vista puramente organizzativo, non avere vincoli educatore-bambino permette una maggiore flessibilità di turni e ruoli all'interno del servizio. Dal punto di vista sociale questa prospettiva alimenta una visione di genitorialità sociale che prevede che ogni bambino possa maturare una fiducia nei confronti degli adulti che incontra, potendo pensare che ogni adulto possa comprendere i suoi bisogni e venirgli in aiuto. E' possibile inoltre lasciare una maggiore scelta ai bambini, anche per ciò che riguarda chi si prenderà cura di loro. Si tratta di passare, così come propongono diversi autori, dalla "figura" al "sistema" di riferimento (vedi AA.VV.,2001 e Galardini, 2003) Questa prospettiva può essere utilmente percorsa solamente a patto di una collegialità reale e costante da parte di tutto il personale educativo. Se dovesse venire meno la coerenza dei comportamenti, la regolarità degli eventi, e la modalità comune di approccio, ne potrebbe risultare un forte disorientamento nel momento in cui il piccolo non dovesse sapere o

5 capire a chi rivolgersi o da chi andare. Teniamo comunque conto del fatto che ciò che comporta disorientamento ed insicurezza nei bambini è soprattutto l'imprevedibilità. Perciò è significativo osservare come i riferimenti di spazio e di gruppo permettano di rendere solido e costante il senso di appartenenza del bambino ad elementi concreti e sempre presenti. E' inoltre la "capacità dell'adulto di cogliere la natura del bisogno del bambino e di rispondervi in modo adeguato, alternando reciprocità, sincronia e coerenza, ciò che alimenta la fiducia e la sicurezza del piccolo. Le recenti teorie sull'attaccamento dimostrano che "i bambini sono in grado di intraprendere percorsi comunicativi precoci anche con soggetti diversi dalla madre" e dunque il Nido può diventare "un luogo privilegiato d'incontro in quanto universo rappresentato da adulti significativi, che il bambino può scegliere, allo stesso modo dei compagni e dell'ambiente-contesto in cui lasciare tracce del suo passaggio" (AA. VV., p.18) Da parte delle educatrici è indispensabile una buona capacità osservativa per una conoscenza di ogni bambino e delle sue peculiarità, in modo che i comportamenti siano personalizzati, e sintonici, accoglienti ed in grado di ascoltare sempre i bisogni di ciascuno, di riconoscere quali siano i comportamenti rassicuranti e quali i rituali significativi. E' indispensabile inoltre una capacità di comunicare e costruire relazioni tanto con i bambini quanto con gli adulti. Prestare una grande attenzione sul piano relazionale è ciò che permette a ciascuna educatrice di trasformarsi, da un'estranea ad una figura rassicurante e significativa. Ancora il tempo, dunque, quello della lenta e progressiva costruzione delle relazioni. Ciascuna educatrice, è perciò al tempo stesso sé stessa e parte di un gruppo di lavoro e non può, per definizione, rappresentarsi in rapporti di tipo esclusivo. Questo fatto permette, peraltro, di differenziare chiaramente il ruolo educativo da quello genitoriale, con grande sollievo emotivo da parte di tutti i partecipanti alla relazione.(aavv., 2001) Per quanto riguarda il punto di vista degli adulti ci siamo soffermati a leggere i resoconti relativi ai tempi della giornata educativa cronometrati oggettivamente e li abbiamo confrontati nella loro percezione soggettiva. Abbiamo scoperto, così, che viene connotato negativamente come "lungo" quel tempo che passa troppo lentamente, o che non sembra passare mai. In particolare la routine del sonno dei bambini risulta a volte un tempo lungo e poco significativo per gli adulti. Viene vissuto come un tempo di non attività, dunque sembrerebbe che quando non è l'azione ciò che caratterizza il tempo trascorso, tale tempo fatichi ad essere vissuto come importante dal punto di vista educativo. Raramente le educatrici decidono di riposare nella stanza dei bambini insieme a loro. Più frequentemente cercano di stare a metà strada tra la stanza del sonno ed il fuori, vorrebbero svolgere delle attività, ma non sono completamente libere, questo comporta una percezione di sospensione del tempo, di attesa, di poca utilità, che rende faticoso il passaggio. Quando invece le educatrici decidono di "vivere il sonno dei bambini" sperimentano un'esperienza molto diversa: si accorgono che i bambini "sentono", pur dormendo, che l'adulto è lì con loro, ed avere la possibilità di vedere l'educatrice se capita di aprire gli occhi o di rigirarsi, fa sì che i tempi del riposo diventino più lunghi e che i bambini si rilassino meglio. Le educatrici, inoltre, possono osservare il sonno dei bambini, venendo così a conoscenza di aspetti molto intimi e personali. Un altro tempo spesso "lungo" è quello che si vive nelle zone di passaggio, ad esempio l'ingresso in salone dei bambini al mattino e l'uscita pomeridiana. Si tratta di quei tempi di attesa che, se non ben gestiti, rischiano di rendere poco significative ore intere della giornata. I luoghi di passaggio come il salone o il corridoio sono spesso luoghi di attesa. Abbiamo potuto osservare come alcuni Nidi abbiano brillantemente risolto la difficoltà, da un lato attrezzando con giochi e cuscini anche le zone di passaggio, dall'altro organizzando il personale in modo tale da avere educatrici che traghettano i bambini da una situazione all'altra, ad esempio accompagnandoli dall'ingresso in sezione o dalla sezione all'uscita. Un altro tempo lungo e critico è quello che va dalla merenda pomeridiana in poi. In particolare dopo le 15.30, tenendo conto del fatto che alcune strutture proseguono l'attività con orario prolungato, come connotare significativamente il tempo dopo la merenda affinché non sia solamente una lunghissima attesa? Non sempre si trovano progetti che organizzino nello specifico questa parte

6 della giornata educativa, mentre una buona gestione di questo tempo permetterebbe di qualificarlo, sia per i bambini, sia per gli adulti che lo coordinano. Il tempo lungo è, a volte, quello dell'osservazione. Diverse educatrici fanno fatica ad osservare e a non agire, il tempo dell'azione, invece, viene vissuto come un tempo in cui l'educatrice è utile. Questa prospettiva non ha trovato concorde il gruppo di lavoro, in quanto, per alcune educatrici, il tempo dell'osservazione è un tempo che "dura sempre troppo poco". E' emerso, in questo caso, un diverso modo di percepire l'osservazione, anche a seconda dei percorsi formativi pregressi. Anche il tempo "troppo corto" è, a volte, indicatore di qualche criticità. In alcuni Nidi e per alcuni educatori il passaggio pomeridiano dal risveglio al cambio, alla merenda, all'uscita, è un tempo "che non basta mai", "troppe cose da fare in poco tempo" "noi saltiamo la merenda" "i tempi del risveglio non sono sempre gli stessi". Abbiamo ragionato molto sulla necessità, da un lato, di accogliere i tempi dei bambini, dall'altro, di fare in modo che l'organizzazione interna aiuti, in pratica, l'educatrice a far fronte alle diversità dei tempi. Si sono scambiati così suggerimenti pratici per semplificare certi passaggi o anche solamente per fare in modo che l'educatrice abbia più facilità a compiere determinate azioni, grazie ad una migliore sistemazione di arredi e materiali. Un altro tempo sempre troppo breve è quello dedicato allo scambio di informazioni tra colleghe e quello, in collettivo, utile per poter esprimere le proprie idee e farsi ben comprendere. Infine, per ciò che riguarda la funzione dei rituali abbiamo approfondito sia il loro significato teorico, sia la loro presenza all'interno dei Nidi. I rituali, dunque, si presentano come sequenze di azioni regolate da norme più o meno rigorosamente codificate. Essi sono caratterizzati da ridondanza, semplificazione ed esagerazione. La ripetizione ritmica che li caratterizza, ha lo scopo di unificare i partecipanti sulla stessa tonalità emotiva, determinando in questo modo la coesione del gruppo. I rituali possiedono, pertanto, valenze culturali e sociali che rendono comune il linguaggio e l'azione. Infine, dal punto di vista emotivo, essi assumono una importante funzione di contenitore psichico della trasformazione e sono utili per mantenere e sostenere l'equilibrio dell'individuo e del gruppo. Nei Nidi i rituali si suddividono in due categorie: alcuni sono personali di ciascun bambino, colti e conosciuti attraverso la mediazione dei genitori, durante l'inserimento, o nati come linguaggio condiviso tra bambino e educatrici, altri sono collettivi, riconosciuti da tutti i bambini, ed utilizzati per scandire i tempi del Nido, per rendere riconoscibili la fasi della giornata, e preludono ad eventi giornalieri significativi. La loro regolarità "è una forma di ordine, che tranquillizza a livelli profondi il bambino, gli permette di anticipare mentalmente ciò che accadrà, di sperimentare in modo rassicurante l'attesa"(p.17) E. Pikler "Aspetta", insieme ad "adesso" e "dopo" sono i termini temporali più frequentemente emersi nella comunicazione tra educatrici e bambini. Si capisce allora quale grande importanza possano avere tutti gli elementi in grado di fungere da contenitore emotivo dell'incertezza e di marcatura rassicurante del trascorrere ordinato del tempo. Riflessioni conclusive Il contatto diretto con le strutture e la gestione delle presentazioni da parte del personale direttamente interessato ha attivato un forte grado di coinvolgimento e l'esperienza di visite ai Nidi è stata concordemente valutata in modo positivo. La coerenza tra le schede di presentazione e ciò che abbiamo visto ed immaginato in azione è stato uno degli elementi di maggiore positività, in quanto autenticità dell'esperienza. Nel gruppo di lavoro una buona comunicazione è stata sostenuta attraverso gli strumenti utilizzati per le presentazioni e le osservazioni e la motivazione al miglioramento ed alla conoscenza reciproca è andata incrementandosi progressivamente da un incontro all'altro. Molti i cambiamenti nei Nidi, effettuati a volte addirittura in fase di preparazione della presentazione della visita. Il bilancio del percorso di quest'anno ci porta dunque a considerare con molta fiducia gli effetti formativi di questa impostazione del lavoro.

7 Sono state avanzate alcune significative proposte per l'ampliamento di questa esperienza. Sarebbe interessante, a questo punto, poter varcare le soglie della regione ed effettuare scambi di visite con i servizi delle vicine Slovenia ed Austria. Un ulteriore passo avanti potrebbe inoltre essere realizzato attraverso lo scambio diretto di educatori tra Nidi. Speriamo tutti di poter proseguire in questo avvincente viaggio. Bibliografia AA.VV. (2001) Entrare al nido a piccoli passi, Junior. Boncinelli Edoardo (2003) Tempo delle cose, tempo della vita, tempo dell'anima, Laterza. Galardini Anna Lia (a cura di) (2003) Crescere al Nidio, Carocci. Pikler Emmi (1988) Datemi tempo, trad. it. 1996, Red Edizioni. Stern Daniel N. (1985) Il mondo interpersonale del bambino, trad.it. 1987, Bollati Boringhieri.

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