IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO

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1 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 1. Fate una buona prima impressione. Nessuno ha una seconda possibilità per fare una buona prima impressione e questa vi rimarrà inevitabilmente appiccicata addosso. Il colloquio è diviso in 4 fasi: il riscaldamento (2-3 minuti cercare di stabilire una buona intesa personale con il selezionatore); l esame del candidato (20 minuti); il controesame (10 minuti); la chiusura (4-5 minuti) Appuntatevi l orario e il luogo del colloquio e il nome del selezionatore Arrivate puntuali all appuntamento portate con voi una penna e una piccola agenda Subito dopo il colloquio fatene un breve riassunto scritto Ricordatevi il nome del selezionatore Ricordatevi tutte le regole della buona educazione Cercate di dare l impressione di una persona onesta: non tentate di nascondere niente Cercate di lottare contro la noia del selezionatore Fate in modo che il selezionatore vi dica sin dai primi momenti del colloquio in che cosa consiste nel dettaglio il posto per cui vi state candidando

2 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 2. Preparatevi sui vostri punti deboli per evitare di essere giudicati alla luce dei vostri difetti bisogna giocare d anticipo, riconoscendo le nostre eventuali lacune, inquadrandole nella loro vera luce e dimostrando come siamo riusciti a compensarle. Per non farsi etichettare in base ai propri apparenti punti deboli occorre: Prevedere che ci venga richiesto di parlarne Ammetterne serenamente la plausibilità Inquadrarli in un ottica più vasta Dimostrare come, essendone consapevoli, abbiamo già individuato gli antidoti ai potenziali rischi che queste lacune rappresentano

3 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 3. Informatevi sull azienda quanto più disinformati si è sull azienda ed il suo business, tanto più anonima sarà la discussione, e ci si espone al rischio di essere relegati ad esercitare un ruolo passivo se non addirittura a fare qualche brutta figura. Ricordiamoci che uno dei principali obiettivi è quello di abbattere la distanza tra sé e il selezionatore. cercate di sapere tutto ciò che è possibile scoprire sull azienda I selezionatori sono di solito curiosi di sapere perché si vuole andare a lavorare per la loro azienda e quale potrebbe essere il vostro contributo Non fate domande per impressionare il selezionatore

4 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 4. Sfruttate la tensione essere tesi prima di un colloquio è una cosa assolutamente normale. La tensione inoltre, è anche un indispensabile meccanismo di difesa che consente di mobilitare e sfruttare al massimo tutte le proprie risorse. Un atteggiamento eccessivamente rilassato può indurre a commettere degli errori

5 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 5. Siate sinceri, coerenti, equilibrati in presenza di un obiettivo preciso è possibile essere sinceri, coerenti, ispirare fiducia nell interlocutore ed evitare di atteggiarvi a ciò che non siete. Le quattro qualità indispensabili per vendere noi stessi sono: entusiasmo, sincerità, tatto e cortesia In caso di dubbio dite sempre la verità Ogni bugia anche se non scoperta è destinata a non farvi stare tranquilli Se si scopre che avete detto una bugia la vostra credibilità è distrutta Non dimenticate mai che non siete in grado di sapere quante cose il selezionatore sa di voi Fate attenzione a distinguere tra le domande con cui vi si chiedono dei dati di fatto e quelle con cui vi si chiedono delle opinioni alle quali risponderete in modo da mettervi nella migliore luce possibile Essere incoerenti può indurre a pensare che non si è onesti

6 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 6. Pensate in modo positivo, creativo e concreto tutti i datori di lavoro, nessuno escluso, vogliono al loro fianco persone concrete, propositive e attive, che pensino a come risolvere i problemi e non a commentarli o a complicarli. Evitate dunque di sembrare lamentosi, teorici, passivi. Mai dare la colpa dei propri insuccessi ad altri; mai fare commenti fatalisti o manifestarsi egoisti, cavillosi, burocratici o scaricabarile. Dovete comunicare il vostro entusiasmo al selezionatore Non coinvolgete il selezionatore nei vostri conflitti Non parlate male del vostro precedente datore di lavoro Se dovete parlare di un problema verificatosi nel vostro precedente impiago fatelo in maniera spassionata

7 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 7. parlate, per favore raccolte alcune informazioni indispensabili, al selezionatore interesserà soprattutto farvi parlare per capire come ragionate, come interagite, come polemizzate, che opinione avete di voi stessi e di ciò che vi circonda, quali aspirazioni avete e come volete raggiungerle. Parlare bene vuol dire anche non parlare troppo:la capacità di sintesi è una delle virtù più apprezzate perché implica metodo, rigore logico e capacità espressive. Ascoltate attentamente le domande Se la domanda è ambigua dovete o interpretarla liberamente e parlare di cose che vi mettano sotto una luce favorevole o chiedere delle spiegazioni Servitevi di trucchi per guadagnare tempo per riflettere: domandate delle spiegazioni o fate uso di frasi di raccordo Presupponete sempre che ogni domanda ha uno scopo ben preciso Rispondete con precisione a domande precise Non rispondete con una battuta ad una domanda seria

8 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 8. Attenzione al linguaggio i rischi di incomprensione, nel colloquio, possono derivare o da un atteggiamento innaturale del candidato, che proietta un immagine falsata e quindi incomprensibile da sé, o da una mancata sintonia di linguaggi tra selezionatore e candidato. Partite dal presupposto che ogni domanda viene posta per motivi relativi al lavoro in oggetto Osservate bene i segnali dati dalle reazioni fisiche del selezionatore per poter reagire di conseguenza Se percepite da parte del selezionatore dei segnali negativi, fermatevi subito e cambiate discorso

9 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 9. Tenete presente chi avete di fronte il selezionatore è interessato quanto voi al buon esito del colloquio: deve trovare qualcuno da assumere. Non è quindi un asettico esaminatore ed è più un alleato che un nemico; non merita quindi un atteggiamento sospettoso o reticente da parte vostra. Se vi fa domande cattive, che mirano a mettervi in difficoltà, significa che il colloquio sta andando bene Partite dall idea che sarete sottoposti ad un colloquio di selezione diretto da persone altamente specializzate; se il vostro selezionatore si rivela poco preparato non ne subirete brutte conseguenze

10 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO 10. Attenti alla comunicazione non verbale (i vestiti, la postura, i gesti e lo sguardo) durante il colloquio i nostri gesti, i nostri sguardi, il tono della nostra voce confermano, integrano o smentiscono le nostre affermazioni. Anche se la nostra comunicazione non verbale è molto meno controllabile di quella verbale, in quanto più istintiva, si sono alcuni semplici accorgimenti che possono essere presi in considerazione. Come vestirsi: è indubbio che la nostra immagine è data anche dal nostro abbigliamento, infatti noi scegliamo di vestirci così; per il colloquio l importante è dare anche nel look una sensazione di affidabilità e serietà; la fantasia e l originalità sono degli optional a rischio per cui è da consigliare un abito classico.

11 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO Come parla il corpo: la comunicazione interpersonale è un fenomeno tremendamente complesso e non è facile migliorare la propria efficacia di comunicatori in poco tempo. Ci sono comunque alcuni atteggiamenti chiave che tutti i selezionatori noteranno: tono di voce affannato e precipitoso, movimento nervoso o contratto delle mani, posizione rigida sulla sedia indicano tensione respirate profondamente e rilassatevi; Braccia conserte, faccia contratta, sguardo corrugato sono atteggiamenti di difesa Eccessivo gesticolare indica scarso autocontrollo Sguardo deve essere sempre rivolto agli occhi del selezionatore, ma non in modo ossessivo o penetrante La stretta di mano deve trasmettere un minimo di energia vitale Il tono della voce deve essere caldo ma deciso

12 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO Se riuscirete ad essere voi stessi, a non farvi mettere in soggezione, tutto sarà più semplice Anche se non avete fiducia in voi stessi, sforzatevi di far credere al selezionatore che l avete Non dimenticatevi che ogni colloquio di selezione ha per tema l argomento che conoscete meglio: voi stessi Non lasciatevi scoraggiare dai consigli e dalle impressioni degli altri Non dimenticatevi che i selezionatori sono abituati al fatto che i candidati mostrino un qualche nervosismo Quando andate ad un colloquio di selezione non dimenticate mai che anche voi, in un certo senso, state selezionando l azienda cercando di scoprire se vi interessa Abbiate fiducia che al momento opportuno reagirete nel modo opportuno

13 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO Domande indiscrete o provocatorie (matrimonio, soldi, politica, sfera personale ) Sdrammatizzare con una battuta di spirito o con un sorriso Rispondere con spontaneità, sincerità, tranquillità Esercitare il diritto alla riservatezza Se il selezionatore vi pone una domanda indiscreta, cercate innanzi tutto di capire se tale domanda è giustificata e poi rispondete di conseguenza

14 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO Il potere del silenzio Quando il selezionatore rimane in silenzio, generalmente ci sta sottoponendo ad una prova Se il candidato resta anche lui silenzioso dimostra di aver fiducia in se stesso Non interrompete mai il silenzio del selezionatore se non per porre una domanda Non fatevi indurre dal silenzio del selezionatore a cambiare le vostre dichiarazioni Durante le pause di silenzio cercate di controllare la vostra ansia contando i secondi Se vi rendete conto che il selezionatore è inesperto e non parla perché non sa cosa dire, rompete il silenzio con delle domande

15 IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO Attraverso il colloquio i selezionatori vogliono sapere: Se avete le conoscenze tecniche e le capacità di base necessarie per ricoprire quel tipo di posizione Se combaciate con le caratteristiche peculiari di quella specifica posizione: localizzazione, personalità del capo e dei colleghi, sviluppi e problemi prevedibili Quali sono le vostre motivazioni e aspettative Quali sono le vostre capacità interpersonali che sono sotto osservazione durante tutto il colloquio

16 IL CONTROINTERROGATORIO Durante il colloquio il selezionatore si aspetta che siate voi a fare delle domande quali: mi può illustrare più a fondo i contenuti del lavoro? Che tipo di persona cerca la vostra azienda, quali sono i suoi valori? Mi tolga una curiosità: a lei cosa piace di più dell azienda in cui lavora? Quali sono le sfide più difficili che dovrà affrontare la vostra azienda nei prossimi anni?

17 Il selezionatore GLI INTERLOCUTORI Il giovane rampante entusiasta, innamorato dell azienda, curioso e ottimista. Il suo metro di paragone è principalmente sé stesso cercate di somigliargli Il manager di linea lo si incontra in genere al secondo colloquio, ed è quasi sempre il futuro capo dell assumendo. Non è esperto di selezione e quindi si basa su impressioni, pregiudizi e, per fortuna, sulla relazione del selezionatore. Egli vuole verificare che siate simpatici, non piantagrane, che conosciate almeno l ABC di quello che dite di conoscere, che siate sgobboni, intelligenti e motivati Il tecnico può sostituire il colloquio con il manager di linea o può consistere in un passaggio ulteriore. Se siete preparati sarà la prova più semplice e il rischio è rappresentato dalle manie, fissazioni e pregiudizi di ogni tecnico evitate quindi di dare giudizi lapidari su temi controversi L impreparato in tutte le categorie menzionate ci può essere un impreparato che ha perso il vostro CV e non sa bene chi siete portatevi dietro una copia del CV e cercate di approfittare della situazione

18 fonte: associazione Mercurius - la guida al mercato del lavoro per giovani laureati edizioni Mercurius Alcune delle domande più frequenti Qual è stata la sua formazione scolastica? Mi parli della sua esperienza professionale Perché ha deciso di abbandonare il suo ultimo impiego? Quanto desidererebbe guadagnare? E disposto a viaggiare? Quali sono le sue capacità di coordinamento? Ama lavorare in gruppo? Come si inserirebbe all interno di una equipe? Quali sono le sue attività extraprofessionali? Come si giudica? Quali sono le sue migliori qualità e i suoi più grandi difetti? Qual è il suo progetto di carriera? Quali gli obiettivi a medio e lungo termine? Cosa sa di noi? Della nostra società? Dei nostri prodotti? Del nostro settore? Perché ha scelto questo campo di attività in particolare? Fra le sue attitudini ed esperienze, quali le fanno pensare che riuscirebbe in questa posizione? Perché dovremmo assumerla? Cosa le interessa di meno nella funzione che le stiamo proponendo? Gli altri come la descrivono? Ama le responsabilità? quale è stata la più grande responsabilità che ha affrontato? Quale è il suo stile di lavoro?

19 Il colloquio di valutazione del potenziale di crescita

20 CAPACITÀ COGNITIVE Coerenza, linearità e profondità del processo logico (capacità di analisi e di sintesi) Capacità di analisi Capacità di identificare i singoli elementi di un problema distinguendoli in funzione della loro importanza e proponendo eventuali soluzioni specifiche Capacità di sintesi Capacità di porsi in un ottica allargata indagando i fenomeni nel loro scenario. Capacità di individuare e prevedere le razioni tra gli elementi significativi di una situazione o di un problema proponendo eventuali soluzioni adeguate.

21 CAPACITÀ REALIZZATIVE: Orientamento ai risultati/motivazione/energia Capacità di porsi in un ottica allargata indagando i fenomeni nel loro scenario. Capacità di individuare e prevedere le razioni tra gli elementi significativi di una situazione o di un problema proponendo eventuali soluzioni adeguate.

22 CAPACITÀ REALIZZATIVE: Orientamento all obiettivo Motivazione a misurarsi con sé stessi ponendosi obiettivi sfidanti ma realistici. Capacità di fare proposte non solo su richiesta

23 CAPACITÀ REALIZZATIVE: Capacità di decisione Capacità di prendere tempestivamente le decisioni in condizioni di incertezza, senza norme precise e vincolanti

24 CAPACITÀ REALIZZATIVE: Decision making Disponibilità ad un ampio dibattito sulle idee nelle situazioni pre decisionali e, presa la decisione, a sentirla, agirla e testimoniarla come propria in tutte le sue articolazioni operative.

25 CAPACITÀ REALIZZATIVE: Responsabilità/ successi e insuccessi Capacità di farsi carico di risultati (conseguenze) delle decisioni o delle azioni proprie o dei propri collaboratori. Capacità di valutare, decidere, agire in modo non avventato e superficiale, ma dopo adeguata riflessione sugli effetti e sulle conseguenze.

26 CAPACITÀ REALIZZATIVE: Autonomia Capacità di operare, nell ambito della propria area di competenza, senza disperdere energie e senza dipendere continuamente da altri per aiuti, consigli, impostazione di lavori. Più genericamente capacità di agire, nella vita, senza subire eccessivamente i condizionamenti esterni.

27 CAPACITÀ REALIZZATIVE: Gestione di meccanismi operativi Capacità di organizzazione e pianificazione. Capacità di predisporre programmi ed attività, di organizzare mezzi e procedure, di assegnare adeguatamente i ospiti, di utilizzare in modo accorto le risorse disponibili rispetto ai vincoli di tempo/costo ed effettuando i necessari controlli. Capacità di utilizzare nel modo più economico possibile le proprie energie, quelle di altre persone o dei mezzi a disposizione per raggiungere gli obiettivi prefissati. Saper distribuire i compiti secondo le possibilità dei singoli. Attitudine a catalogare, ordinare, programmare, pianificare secondo un metodo basato sull efficienza e tendente ad ottenere il massimo con il minimo sforzo. Capacità di dosare le energie secondo le esigenze della situazione e secondo le proprie possibilità, con metodicità ed uniformità di rendimento. Adattabilità a compiti in prevalenza esecutivi e ripetitivi

28 CAPACITÀ RELAZIONALI: relazione/empatia Capacità di comprendere le esigenze degli interlocutori e di sapersi relazionare con essi. Capacità di utilizzare la comunicazione e la negoziazione per sviluppare la collaborazione: disposizione ed abilità nello stabilire rapporti interpersonali. Capacità di comunicare mettendo a proprio agio gli altri e sentendosi a proprio agio. Capacità di ascoltare, di ispirare fiducia, di entrare in sintonia con gli altri, di inserirsi senza scosse in ambienti sociali nuovi. Capacità di chi sa trovare un punto di incontro tra le proprie aspettative e motivazioni e la realtà entro la quale può trovarsi inserito.

29 CAPACITÀ RELAZIONALI Autorevolezza/leadership Capacità di influenzare gli atteggiamenti e le decisioni altrui con modalità coerenti con gli obiettivi ed il contesto di riferimento, in modo da conquistare rispetto e fiducia indipendentemente dal ruolo ricoperto. Avere, nell ambito del gruppo formale o spontaneo, un peso specifico tale da incidere sulle decisioni del gruppo stesso. Saper mantenere la coesione del gruppo ed ottenere la collaborazione per il raggiungimento di una finalità comune. Capacità di interpretare i bisogni del gruppo, di incanalare le energie, di favorire i rapporti tra i membri ed i collegamenti con l ambiente esterno, rispettando le individualità ed assumendosi la responsabilità del loro operato.

30 SENSIBILITÀ COMMERCIALE Capacità di cogliere prontamente tutte le opportunità di vendita in un ottica di redditività, assumendo nei confronti del mercato interno ed esterno comportamenti idonei a stabilire, mantenere e concretizzare relazioni economicamente convenienti.

31 MATURITÀ ED EQUILIBRIO Capacità di reagire in modo adeguato ad una frustrazione o ad uno stress. Capacità di mantenere le reazioni in misura non esagerata rispetto allo stimolo ricevuto ed in termini socialmente accettabili. Adeguato sviluppo affettivo e libertà da blocchi emotivi. Capacità di non lasciare prevalere la sfera emotiva su quella relazionale.

32 CAPACITÀ ESPOSITIVE Capacità di adeguare il tono e il tipo di discorso all interlocutore e alle circostanze; ricchezza di vocabolario; utilizzo di esempi

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