L'attrattiva del tempo moderno

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1 I NOTIZIE DALLA MARIAPOLI PERMANENTE REDAZIONE: LOPPIANO INCISA VA SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE GRUPPO IV (70%) L'attrattiva del tempo moderno E CCO la grande attrattiva del tempo moderno: penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo. Vorrei dire di più: perdersi nella folla, per informarla del divino, come s'inzuppa un frusto di pane nel vino. Vorrei dire di più: fatti partecipi dei disegni di Dio sull'umanità, segnare sulla folla ricami di luce e, nel contempo, dividere col prossimo l'onta, la fame, le percosse, le brevi gioie. Perchè l'attrattiva gel nostro, come di tutti i tempi, è ciò che di più umano e di più divino SI possa pensare, Gesù e Maria: il Verbo di Dio, figlio d'un falegname; la Sede della Sapienza, madre di casa. Chiara Lubich

2 ---_.. nella città «F u in quei giorni che, aprendo il Vangelo e leggendo il brano della perla preziosa, per la quale il ricco commerciante vende tutto quello che possiede, esso ci si svelò nella sua profondità. Valeva la pena perciò vendere tutto, vendere l'intellettualismo, il criticismo, i beni di questa terra, una carriera... Tutto valeva la pena di vendere, pur di comperare questa perla preziosa che avevamo trovato: Cristo vivente in una comunità di persone». Così si esprime don Pasquale Foresi, il primo focolari no sacerdote, ricordando i giorni in cui venne in contatto con quel gruppetto di giovani che, a Trento, sulle orme di Chiara e delle sue com- editoriale Dare tutto "O tutto o niente" sembra, spesso, essere il motto dei giovani, di tutti i giovani in generale. Un motto che in molti casi ha portato a scelte difficili, a volte tragiche, ma che è anche stato alla base di atti eroici, di vite spese interamente, senza mezze misure, al servizio degli altri. Forse è proprio la sete di totalitarietà quel qualcosa che i giovani riconoscono d'avere in comune e che li rende disponibili a qualsiasi esperienza, anche a quelle che appaiono maggiormente gravide di conseguenze serie, coinvolgenti tutta la loro esistenza. L'idea di dare tutto affascina anche molti dei giovani che vivono qui a Loppiano. Sono i "focolarini" che, di fronte alle proposte più ardite di Gesù, come quel "Vieni e seguimi" che ha sconvolto il giovane ricco, rispondono: «Sì, o tutto o niente;>. Anche loro vengono qui a Loppiano per vivere in una originale scuola, una scuola di vita che si propone una meta ardua: formare uomini e donne che sappiano essere nel mondo strumenti di unità, distributori di gioia. Questo numero del nostro notiziario, dopo quelli che ci hanno fatto conoscere le scuole dei gen, dei sacerdoti e delle famiglie, lo dedichiamo interamente a loro. 2 "Ho trovato la perla preziosa" i focolarini si presentano pagne, avevano voluto formare il primo "focolare" maschile del mondo. È l'esperienza, oggi, di centinaia di giovani, ragazze e ragazzi, che desiderano vivere lo stile di vita che Gesù propone. E arrivano a decine e decine ogni anno, qui a Loppiano, dopo aver fatto un passo decisivo, quello di lasciare la famiglia, la patria, il lavoro, spinti dall'esigenza di vivere alla lettera, tra le altre, anche quella frase di Gesù che dice: "Chi non lascia padre, madre, campi... non è degno di me». È difficile, quasi impossibile, per tanti, tradurre in parole i connotati di quella spinta, di quell'esigenza. Qualcuno, guardando indietro, non può far altro che ricondurre tutto al desiderio prepotente di rispondere, nel modo più adeguato possibile, all'amore di Dio, un amore così personale, così profondo, da trasformare tutto ciò che tocca. È il caso di Gabriella, argentina, e di Martin, un giovane svizzero. "Conoscevo da poco il Movimento gen, l'espressione giovanile del Movimento dei Focolari - è Gabriella che parla - quando sentii parlare della cittadella di O'Higgins, una piccola Loppiano a pochi chiloll)etri da Buenos Aires. Desideravo fare un'esperienza di unità profonda, ventiquattro ore su ventiquattro. Per questo decisi di andare a vivere lì per un periodo. Proprio in quell'arco di tempo, però, la situazione a casa mia diventava pro- Trento, piazza Cappuccini. AI numero 2 il piccolo appartamento del primo focolare femminile. Gabriella, argentina blematica: mio fratello, per frequentare l'università, era costretto a trasferirsi in un'altra città; così mia madre, vedova da alcuni anni, sarebbe rimasta sola col nonno ormai tanto anziano. Contemporaneamente, dentro di me, andava maturando un'esigenza. Vivendo ad O'Higgins, con altre gen, mentre approfondivo la spiritualità dell'unità, sentivo crescere il mio rapporto con Dio, dal quale ogni giorno di più mi sentivo amata. Era soprattutto sconvolgente la scoperta dell'immenso amore di quel Dio che, inchiodato su una croce, si sente abbandonato da tutti, perfino dal Padre suo, lo stesso Padre che

3 .. gli aveva chiesto di affrontare quei tremendi supplizi. Quel Dio aveva gridato il suo dolore per me, aveva sofferto e pianto per me. Di più non poteva darmi. E io, che l'avevo incontrato, come avrei potuto rispondere al suo amore, se non dandogli anch'io il mio tutto? Era come se Lui mi dicesse: "Vuoi darmi tutto? Seguimi, spendi la tua vita, a tempo pieno, per costruire l'unità là dove non c'è". Gli dissi il mio sì. Poi il lasciare 'padre, madre, campi...' vènne di conseguenza, una conseguenza che in tanti momenti ha fatto sentire il suo doloroso peso da entrambe le parti, ma che non è mai stata motivo di tentennamenti di fronte a quella esigenza totalitaria che Dio stesso - e questo era chiaro sia per me che per mia madre - mi aveva messo dentro». «Ero un bravo ragazzo - dice Martin - un cristiano praticante, ma il mio rapporto con Dio era intellettuale, teorico. Ammiravo i santi, ma non pensavo che fosse possibile imitarli. Conoscendo il Movimento dei Focolari, ho capito invece che il Vangelo poteva, anzi doveva essere vissuto. A poco a poco m i sono reso conto che Dio mi dava tutto, anche la libertà assoluta e quindi la possibilità di usare questa libertà dandola tutta a Lui. Ed è stato proprio questo suo amore che arrivava perfino a rispettare così profondamente la mia libertà, che mi ha fatto decidere: nessuno mi costringeva ad intraprendere l'una o l'altra strada, nemmeno Dio stesso. Per tanto tempo ho aspettato che arrivasse qualcosa che mi facesse capire con certezza quello che Lui voleva da me. Certo c'erano molte cose che mi facevano pensare d'essere fatto per il focolare, ma tanti altri argomenti erano a favore del no: una scelta così impegnativa faceva paura... Eppure proprio in questa situazione il silenzio di Dio, che significava per me piena libertà, è stato l'argomento più convincente. Ora la mia unica preoccupazione è quella di essere disponibile al massimo al lavoro che lui vuoi fare in me, di stare al suo gioco, di non ritirarmi mai. Sento che è proprio in questo modo che la mia umanità va maturando, assomiglia cioè sempre di più a quella di Gesù». Bambini evangelici A Trento le mamme, parlando dei loro figli, li chiamano "popi", cioè bambini, anche quando questi ormai si fanno la barba e hanno messo su casa. È un'abitudine che risale a chissà quanto tempo fa, quando il dialetto trentino, dolce e colorito, era veramente l'unica lingua di quei posti. Martin, svizzero Mi-Sook, coreana Anche Chiara e le sue prime compagne, negli anni '40, non smentivano la tradizione: erano le "pope" di Piazza Cappuccini. Così, insieme a quell'inesauribile patrimonio spirituale che ha fatto il giro del mondo, abbiamo visto partire da Trento ed esportare all'estero anche quel simpatico nomignolo. Naturalmente, al di là delle dolomiti tridentine, il significato del termine ha subito una notevole restrizione: ora, per noi del resto del mondo, il "popo" non è più il figlio, il bambino in genere, ma quello che, toccato dalla luce di questo carisma, vi aderisce con la semplicità e la gioia di chi riscopre e sente d'essere figlio di Dio. Essere "papa", quindi, è una caratteristica, anzi una meta comune a tutti i membri del Movimento, perchè coincide col credere all'amore del Padre, coll'essere puri, semplici, liberi, incantati dalla Sapienza, arditi nell'agire perchè certi di non essere mai soli. Anche i focolarini, così come i gen, i volontari, i sacerdoti del Movimento, puntano lì, anzi sembra che siano stati messi da Dio nelle condizioni più adatte per incarnare questo modello. E viene da dire che a Loppiano è particolarmente evidente questa identità del focolarino col tipo del bambino evangelico. Forse perchè sono giovani, forse perchè hanno tagliato da poco ogni legame con la vita precedente, forse perchè hanno ancora freschissimo in cuore il momento in cui hanno sentito il potente richiamo di Gesù che li invitava a seguirlo, certo è che vedendoli riaffiora spesso alla mente la figura del "popo". Alcuni di loro, riannodando il filo d'oro della loro storia personale, che li ha condotti fin qui, fanno chiaramente riferimento a questo amore paterno di Dio, che li ha portati per mano, rimuovendo ogni ostacolo e strappandoli da circostanze che apparivano incontrastabili. È l'esperienza di Mi Sook, della Corea. «Mio padre si era trasferito negli Stati Uniti già da tempo. Noi avremmo dovuto raggiungerlo di lì a qualche mese. Così, mentre si dava il via ai preparativi, per me iniziava un periodo di grande travaglio. Avevo già espresso il desiderio di entrare in focolare e sarei stata felice di restare nella mia città per realizzare quel sogno. Ma non era così facile... Mio fratello più piccolo non aveva ancora fatto il servizio militare, eppure la legge gli permetteva di uscire dal paese in caso di trasferimento dell'intera famiglia. Quell"intera' era il mio problema: se fossi rimasta in Corea avrei reso inapplicabile quella legge al caso di mio fratello e l'avrei costretto a separarsi dal resto della famiglia. Per me era un dilemma: partire avrebbe certamente significato perdere i contatti col Movimento - visto che la destinazione dei miei era uno stato nordamericano a migliaia di chilometri dal più vicino focolare -e dire forse addio per sempre al mio sogno. Non sapevo proprio cosa fare. Ricordo che ad un certo punto misi in dubbio proprio tutto: "Forse - pensai - non è quella la strada che Gesù ha pensato per me... " Di fronte a quell'interrogativo, però, mi parve che la cosa migliore fosse girare la domanda al più diretto interessato e mi abbandonai nelle mani di Dio chiedendogli di farmi capire lui, chiaramente, cosa voleva da me. Finchè arrivò il momento di chiedere il visto per l'espatrio. La mia pratica era tra quelle degli altri miei fratelli. Vidi apporre anche sul mio passaporto quella firma e quel timbro. Ormai sembrava cosa fatta. Il giorno dopo, invece, veniamo a sape- 3 "..

4 re dal telegiornale, che l'articolo tot della legge tot, proprio quello che vincolava mio fratello alle mie eventuali scelte, aveva subito sostanziali modifiche: lui avrebbe potuto partire anche se io fossi rimasta. I miei salti di gioia fecero immediatamente capire alla mamma e agli altri quel che stavo pensando. Per me era chiaro: Dio mi voleva in focolare e aveva trovato il modo di dirmelo. Mia madre, prima di partire mi disse: "Resta pure e sii felice. Tutto questo non poteva farlo un uomo, ma solo Dio"». Un giovane europeo, col suo accento marcatamente tedesco, non può che sottolineare con gioia l'esperienza dell'amore di Dio Padre, che ha cambiato il corso della sua esistenza. "Vivevo come tutti: andavo a scuola, lavoravo. Ma in fondo non ero mai contento: mi sentivo trascinato dalla corrente, trasformato in un ingranaggio di una società che non mi piaceva. Con alcuni amici avevamo deciso di cercare qualcosa che fosse in grado di capovolgere la situazione. Scoprimmo la musica come strumento di protesta, ma ben presto mi accorsi che era una protesta sterile. L'incontro con la droga, quello si, mi sembrò risolutivo: avevo trovato ciò che cambiava qualcosa, almeno dentro di me. Ero finalmente contento, sereno. A poco a poco, però, il giro della droga scavò attorno a me il solco della solitudine: la necessità di procurarsi e di vendere dosi annullava ogni possibilità di sincera amicizia. Fui invitato ad un incontro di giovani che si sarebbe svolto a Roma. Ci andai e li, per la prima volta, mi posi seriamente la questione sull'esistenza di Dio. I giovani che erano intorno a me dicevano di sì: Dio esisteva e mi amava, anzi loro stessi erano una testimonianza di questo suo amore. Tornai a casa e cercai di vivere come loro. Cosi, seppur a fatica, riuscii a smettere, ad uscire dal tunnel. Oggi, guardando al Dio che mi ha tirato fuori dalla situazione in cui mi ero incagliato, irrompe dentro di me un'infinita gratitudine. Mi sento avvolto dal suo amore e sono qui a Loppiano per questo, per inserirmi pienamente nella sua volontà, certo che, come è stato finora, essa non sarà che il mio maggior bene, l'espressione del suo amore per me». Il Dott. Rossi fa il cuoco C'è un fatto che sorprende la maggioranza delle persone che in un modo o in un altro vengono in contatto con Loppiano. Si tratta di scene che si ripetono spessissimo. Eccone un esem- 4 Vietor, della Columbia pio. Qualcuno interrompe Rita che sta tagliando stoffe già destinate a diventare copriletti per bambini, e le chiede: "Che lavoro facevi prima di venire qui?». È facilmente immaginabile la sorpresa di fronte alla sua risposta: "Sono medico, lavoravo in ospedale». E nella sua voce non si coglie neppure un accento di stanca rassegnazione o di amarezza. Nei laboratori dell' Azur legno troviamo Victor della Columbia intento a scolpire crocifissi; veniamo a sapere che ha scoperto quel talento stando qui a Loppiano. Prima, infatti, faceva l'insegnante di tae kwon-do. Da dove nasce questa originale prassi, per la quale molto spesso la professione o il mestiere che ciascuno ha scelto di esercitare nella propria vita, è diverso dal compito che si trova a svolgere qui a Loppiano? Il nocciolo è sempre lì, in quell'esigenza di totalitarietà che fa fare... pazzie evangeliche. Gesù, infatti, chiede di vendere tutto, di lasciare anche i 'campi', cioè il proprio lavoro, e questo, per chi sente di rispondere a tali richieste nel modo più radicale possibile, comporta necessariamente un distacco totale dalla propria professione. Quasi certamente Rita e Victor, quando partiranno da Loppiano, torneranno a esercitare la loro professione, proprio per sfruttare al massimo i talenti che Dio ha loro affidato. Ma qui le necessità, le esigenze sono particolari: certo anche a Loppiano si lavora per vivere, ma i "lavoratori" qui non sono tutti padri e madri di famiglia che col tempo acquistano sempre maggior esperienza e specializzazione nel loro campo, ma sono Gianni, italiano giovani di tutto il mondo, che lavorano e studiano e che, soprattutto, sono abitanti della cittadella per un periodo limitato, di soli uno o due anni. E sono proprio le circostanze pratiche, determinate da questo contesto, che qui in Mariapoli portano questa disposizione interiore, questo distacco spirituale dalla propria professione, a tradursi in un passo concreto. Allora i ruoli si scambiano con semplicità e le esperienze si moltiplicano per tutti. E molti non finirebbero più di dire quanto sentono utile, per la loro stessa crescita umana, oltre che spirituale, questa piena e concreta disponibilità a passare da un ufficio ad una cucina, dai libri ai cacciaviti, da una catena di montaggio ad un banco di recezione e

5 accoglienza. Gianni, italiano, ci ha detto che anche questo, per lui, è stato ed è "scuola": «Allenandosi con questa continua ginnastica - che aiuta a ridimensionarsi e a valorizzare ognuno e ogni aspetto della vita - nascono, si sviluppano e si fortificano delle qualità che forse neanche pensavi di avere o che erano sciupate, maltrattate, perchè non vissute in funzione del servizio agli altri. lo sono partito da casa propria nel momento in cui mi si aprivano tante possibilità: avevo davanti a me la prospettiva di una brillante carriera, ma... Dio mi chiedeva di più". Mentre Gianni ci spiega il significato di questo "di più", ci sembra di capire che proprio in queste due parole sta la chiave della sua esperienza, della sua scelta: «Da piccolo cercavo la felicità tra gli amici, i parenti, lo studio, lo chiaramente che Dio voleva di più da me: voleva la mia vita, le mie forze, la mia intelligenza, la mia umanità, il mio cuore. Era come una catena: più davo, più ricevevo, più sentivo che Dio mi chiedeva, più gioivo nel costatare che Lui mi dava sempre di più. Diventava, insomma, un'autentica esigenza per me, quella di dare tutto a Dio. Capivo che solo lasciando tutto per seguirlo, dove e come lui voleva, realizzavo il più alto disegno suo su di me. È così che sono approdato a Loppiano. E mi fa una certa impressione, ora, ripensare a quel ragazzo in cerca di felicità che, per sentirsi qualcuno, rompeva le vetrine o tagliava i copertoni delle macchine. Oggi sento che la mia felicità non dipende dai momenti in cui riesco ad impormi, ma, all'opposto, da quelli in cui non sono, da quelli, cioè, in cui riesco a perdere la mia idea, il mio reso sempre più fiorente, erano naturalmente aperte per me. Col tempo avrei potuto assumere incarichi direttivi o amministrativi, mantenendo invariato o accrescendo il prestigio di cui già godeva il mio cognome. In famiglia ci volevamo un gran bene e pure la piccola fortuna dei miei nasceva da una continua, sincera onestà, da una grande generosità. Anche per questo oggi, quando penso a quello che ho lasciato - il che, a dire il vero, avviene molto di rado - mi ritrovo a gioire del fatto che la mia scelta non è stata una reazione ad uno stile di vita contrario ai principi evangelici. Dunque, da dove è venuta fuori l'idea di voltare le spalle ad un futuro così sicuro e promettente? È stata tutta "colpa" di una frase del Vangelo, anzi di un intero episodio della vita di Gesù: quello del giovane ricco. Anch'io, come lui, avevo sentito su di me quello sguardo carico d'amore; anch'io, come lui, avevo il desiderio di fare della mia vita un gioiello di perfezione. E allora? Mi sarei anch'io allontanata da Gesù "col cuore triste perchè aveva molti beni"? No, volevo che la mia vita rimediasse a quel rifiuto, il mio sì sanasse la ferita aperta da quel no. Ora sono qui a Loppiano, lavoro come centralinista. Domani mi guadagnerò il pane, probabilmente, come impiegata, come segretaria o contabile, ma avrò sempre nel cuore la gioia che provo ora, quella di sentirmi completamente nelle mani di Dio, libera, semplice, pronta a sorprendermi e a gioire, ogni volta, dei continui interventi della provvidenza, nella quale già da ora ho la prova tangibile dell'amore di Dio per me". sport... Ma quanti buchi nell'acqua! Volevo resistere alla società ed essere qualcuno. Riguardo al 'come', poi, tutto faceva brodo: piccoli furti, un po' di teppismo, vendette, ripicche... Poi l'incontro con i gen. Per me è stato l'incontro col Vangelo. Ho cominciato a sperimentare che è un libro vero. Da allora tutto quello che riuscivo a costruire nella vita mi appariva legato ad una radice precisa: rapporti profondi con compagni di studio o vicini di casa, una gamma enorme di conoscenze oltre i confini della mia città, lo stesso studio, la laurea ottenuta a pieni voti, la possibilità di una carriera, mi parevano tutti frutti del Vangelo vissuto. Ma andando avanti, mi rendevo conto Maria, italiana limitato modo di vedere, per far posto all'altro completamente. È proprio attraverso queste circostanze che Dio mi chiede di più e che io posso dargli di più". Anche Maria è italiana. Per lei la scelta del focolare coincide con la scelta di una vita sobria, non certo fine a se stessa, ma semplice espressione concreta di una frase di Gesù: «Guardate i gigli del campo: non lavorano nè filano, ma vi dico che neppure Salomone in tutta la sua gloria, fu mai vestito come uno di essi. Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi è e domani si butta al forno, quanto di più farà per voi?". «Le porte della piccola fabbrica di mobili, che mio padre e i miei zii avevano Insomma Loppiano, per questi giovani che vogliono essere, come si diceva, strumenti di unità nel mondo, sembra essere la palestra più adatta per perdere quella scala di valori che usa come unità di misura lo status sociale e acquistare un nuovo modo di valutare le persone, quello di vederle tutte come figli di Dio, di pari dignità al di là di razze, lingue, culture diverse. Si impara ad ascoltarsi, a comprendersi e così ci si trasforma: gli orizzonti si allargano, il cuore si dilata su tutti i popoli, la propria cultura diventa un dono e ci si arricchisce dei valori specifici di culture diverse... Cosi ci si ritrova pronti a partire per qualsiasi destinazione: Asia, Americhe, Africa, Oceania, Europa, dovunque, nei cinque continenti, sorge o deve sorgere un centro del Movimento. Così il focolari no sperimenta quelle "cento case" che insieme ai cento padri, madri, fratelli e sorelle, il Vangelo promette a chi lascia tutto per seguire Gesù. a cura della redazione 5

6 Esperienze Alla ricerca della verità Ogni anno arrivano a Loppiano giovani asiatici, spesso provenienti da famiglie di tradizione non cristiana, ma che, una volta incontrato Gesù, scoprono d'essere stati pensati e scelti proprio per vivere alla sua sequela. Uno di loro è Austin, coreano, di cui riportiamo l'esperienza. S e da bambino mi avessero chiesto: "Cosa farai da grande?» avrei certamente risposto, senza tentennamenti: "II pittore o il filosofo». Ero ancora a scuola, però, quando rinunciai a quelle mete e mi incamminai su una strada che aveva tutt'altra direzione. Tutto cominciò il giorno in cui fui picchiato senza motivo dal gruppo più violento della scuola, che mirava sempre agli studenti più bravi. lo non avevo mai cercato grane, ma quel giorno decisi che mi sarei difeso, che avrei reso loro la vita difficile. Con altri amici formai anch'io un gruppo e il nostro motto era tutto un programma: "Occhio per occhio, dente per dente». Risse, zuffe, picchiaggi, erano i motivi per cui ci radunavamo negli angoli più nascosti della città. Due anni così e toccai la disperazione. Sapevo che facevo male, ma ormai ero entrato in un circolo chiuso. Cominciai Austin, della Corea anche a fumare e a bere. Agli occhi dei miei, intanto, ero il bravo ragazzo di sempre, perchè mi bastava ben poco per riuscire a superare gli testimonianze di vita che ascoltavo mi esami. Quando l'alcool cominciò a minare la mia salute, mi spaventai. Mi buttezza dell'esistenza di Dio e del suo colpivano profondamente. Ebbi la certai, allora, nello studio: volevo la verità amore per me. e la cercavo disperatamente nei libri di Tornai a casa deciso a ricevere il battesimo. filosofia. Ma niente riusciva a saziarmi; ero stanco e tremendamente solo. Non lasciai più le persone del Movimento; con loro cominciai a visitare gli Avevo spesso voglia soltanto di ascoltare il silenzio, per questo, di notte, andavo nel giardino adiacente ad una Gesù. Lessi anche molti libri per cono ammalati, i poveri, a vivere le parole di chiesa cattolica, un luogo che sembrava fatto apposta per calmarmi, dove Ci fu, insomma, un cambiamento di vita scere sempre meglio il cristianesimo. c'era una statuetta bianca: mi avevano radicale, finchè cominciai a pormi un detto che si trattava di un'immagine di quesito: "Cosa vorrà Dio da me, dalla Maria, la madre di Gesù. Di lei non sapevo altro, ma guardandola mi entrava inginocchiai davanti al tabernacolo e mia vita?» Un giorno entrai in chiesa, mi la pace nell'anima. per ore ed ore rimasi lì, a parlare con Una notte, mentre suonavo la chitarra Gesù del mio futuro. Quando uscii ero in quel giardino, mi si avvicinò una suora. Da quel primo saluto alla stima reci come, ma ero certo che da me voleva deciso a dare tutto a Lui. Non sapevo proca e all'amicizia profonda, passò tutto. poco tempo. Seguendo un suo consiglio, iniziai a studiare catechismo e per il servizio militare. Trentasei mesi Con questo segreto nel cuore, partii partecipai alla Mariapoli, il convegno terribili, che mi parvero trentasei anni: estivo del Movimento dei Focolari. Mi fame, freddo, sonno, fatica, maltrattamenti... Nonostante tutto, trovavo la trovai in un clima fraterno, fra persone che mettevano in pratica il Vangelo e le forza di continuare ad amare come 6 avevo imparato a fare. Un giorno finsi di star male per convincere un mio compagno, che mi pareva ancor più affamato di me, ad accettare un pezzo di carne e un po' di riso dal mio piatto. Evidentemente i superiori notarono il mio atteggiamento: mi chiedevano di far loro conoscere il cristianesimo e mi consegnavano premi di buona condotta. Così ebbi la possibilità di partecipare, anche in quel periodo, alle Mariapoli e ai congressi dei giovani del Movimento. Dopo il servizio militare mi trasferii a Seoul per lavorare come disegnatore. L'ambiente non era facile, ma anche lì cercai di amare tutti con piccole cose, come fare le pulizie dell'ufficio, accogliere i miei colleghi con un sorriso, far loro trovare un po' di fiori sul tavolo, e così via. Ma dopo qualche tempo dovevo lottare con tutte le forze per non essere risucchiato da quel mondo che viveva solo per guadagnare e guadagnare sempre di più. Durante la Mariapoli di quell'anno, capii con certezza che Gesù mi voleva in focolare. Quando comunicai ai miei genitori - che non conoscono il cristianesimo - la mia decisione, la loro reazione fu disastrosa: mia madre avrebbe voluto addirittura portarmi in ospedale perchè pensava che la stanchezza mi avesse fatto perdere la bussola. A niente servivano i miei tentativi di spiegare, di calmarli... Li lasciai così e ripartii per Seoul. Sul pulmann sentivo bruciare dentro di me quel dolorosissimo. strappo. Mi venne in mente, allora, una semplice frase che, sapevo, aveva avuto un posto importante anche nella storia di Chiara: "Tutto vince l'amore». Sì, volevo crederci e solo questa certezza mi fece ritrovare la pace. Una settimana dopo mia madre e mia sorella vennero a trovarmi. Non so come, tutto era cambiato: "La tua vita è tua - mi disse mia madre - non mia. Noi cercheremo di capirti e speriamo che tu abbia scelto la strada giusta per te». Pochi mesi più tardi ero sull'aereo che mi avrebbe portato in Italia. Sotto di noi correvano le nuvole e dentro di me, come in un film, scorreva la storia della mia vita, tutto quello che Dio aveva fatto in me fino a quel momento: "Da ora in poi - pensai - voglio essere nulla in Dio che è tutto». a cura della redazione

7 Flash ALCUNI CENTRI DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI IN ITALIA Corporeità e Affettività 210 giovani del Movimento Gioventù Nuova, sorto proprio per raccogliere più giovani possibile intorno all'ideale dell'unità del mondo, hanno partecipato al Forum su "Corporeità e affettività", che si é svolto a Loppiano dal 23 al 25 aprile u.s.. A condurlo erano soprattutto tre esperti: Alberto Friso, Flavia Caretta e P. Amedeo Ferrari, che hanno affrontato il tema rispettivamente dal punto di vista sociologico, fisiologico e psicologico, facendo emergere il giusto valore che deve essere attribuito al corpo affinché esso serva e non ostacoli l'unità della persona in se stessa e quella tra gli uomini. I partecipanti hanno colto e apprezzato molto la novità del modo in cui é stato affrontato l'argomento. Ogni intervento, infatti, era corredato da testimonianze che avallavano la tesi del relatore. Proprio queste ultime sono risul- un Forum del Movimento Giulietta Masina a Loppiano; Carmine Lanci, (in alto) attore mimo, conduce una delle attività del Forum insegnando ai giovani esercizi di animazione. Gioventù Nuova tate il linguaggio più chiaro e convincente. Particolarmente incisive, tra le altre, quelle sull'invecchiamento, sul limite fisico e sulla scoperta dell'amore vero tra due fidanzati. È venuta in grande rilievo, poi, la testimonianza di Liliana Cosi, la celebre ballerina étoile, sulla corporeità e gestualità nella arte della danza, vista come linguaggio che comunica messaggi. I giovani, prima di partire, scambiandosi le loro impressioni riguardo questo incontro, si sono espressi in termini molto positivi: per alcuni di essi il Forum ha coinciso con la scelta di un nuovo orientamento da imprimere alla loro vita, per tanti é servito a chiarire idee prima confuse. Infine, il desiderio di tutti: comunicare agli amici e a quanti più giovani possibile "questa nuova visione e questo nuovo modo di vivere". "Omaggio a Maria" una rassegna d'arte conte m poranea Dal 15 maggio al 6 giugno si é svolta,. nella Cripta della Basilica di S. Lorenzo, a Firenze, la rassegna d'arte contempora-. nea "Omaggio a Maria", organizzata dal Centro Ave Arte di Loppiano. Tra gli espositori molti nomi di spicco nell'arte informale internazionale.. Accompagnava la rassegna una serie di manifestazioni culturali collaterali, che hanno allargato i confini della rassegna stessa su molte altre forme di espressione artistica: dalla danza alla lirica, dall'architettura alla musica. Una di queste, svoltasi il 10 giugno, ha visto la partecipazione di Giulietta Masina, che ha letto alcune meditazioni di Chiara Lubich. Poi l'attrice ha trascorso la serata con noi, a Loppiano. Dopo cena, per poco più di un'ora, le abbiamo offerto qualche canto e alcune danze folkloristiche. Alla fine Giulietta Masina, tra le altre cose, ha voluto ringraziarci per l'accoglienza "così calda, così dolce, così giovane". "Veramente mi sono emozionata - ci ha confidato con quel suo conosciutissimo e inconfondibile tono di voce. E non lo dico per civetteria, né per rendermi simpatica, ma perché qui si sente il bisogno di essere sinceri, autentici... Grazie di essere così, ragazzi. E aiutate anche gli altri ragazzi a diventare come voi». ANCONA Via Fazioli, 10 - ti. (071 ) F.F. Via Tagliamento 19, tf (071) F.M. AREZZO Via Malpighi 54, tf. (0575) F.F. BARI Via Bottalico 44, tl (080) F.F. Via Melo 15/3, ti. (080) F.M. BOLOGNA Via Baracca 2, tl (051) FF Via San Donato 156, ti. (051) F,M, BRESCIA Via Diaz 9, tf. (030) F.F. Via L Gambara 3, ti. (030) F.M. CAGLIARI Via dei Visconti, 52 - tf. (070) F.F. Via Fracastoro 12, tf. (070) F.M. CATANIA Via Ciccaglione 9, tf. (095) F.F. Via Mineo 11. ti. (095) F.M. FtRENZE Via V. Emanuele, (055) F.F. Via Cino da Pistoia 13, tf. (055) F,M. Centro Internazionale Studenti "G. La Pira" Via de' Pescioni 3. ti. (055) F.M. FOGGIA Via Ruggero Bonghi 22, tf. (0881) F.F. Via Molfetta 42. tf. (0881) F.M. GENOVA Corso Armellini, 10/4, tf. (010) F.F. Via al Campo di S. Chiara 16/A, ti. (010) F.M. G ROTTAFERRATA Via Ouattrucci 156. ti. (06) F.M. MARtNO C,so Vittoria Colonna 78 - Pal. A in!. 11 IL (06) F.F. MILANO Via Faruflini 16, ti. (02) F.F. Via Pastorelli 19, tf. (02) F.M. MONTEVARCHt (AR) Via Fonte Moschetta 54, tl (055) F.M, NAPOLI Via B. Caracciolo 34, ti. (081) F.F. Salita S. Antonio ai Monti 13/10, tf. (081) F.M. PADOVA Via Palladio 26, tf. (049) F.F. Via Ss. Trinita 1, ti. (049) F.M, PALERMO Via Rapisardi 60, ti. (091) F.F. Via Sammartino 22, tf. (091) F.M. PARMA Via Pergolesi 2, ti. (0521) F.F. Via Stalingrado 8, tf. (0521) F.M. PERUGIA Via Sacchetti 23, ti. (075) FF. Via Bonciario ti. (075) F.M. PESCARA Via S. Eufemia Maiella 8, tf. (085) F.F. Via Milite Ignoto 24/9, tf. (085) F.M. REGGIO CALABRIA Via Emilio Cuzzocrea 16, tf. (0965) F.F, Via Annunziata 13. tf. (0965) F.M. ROMA Via Marcello Il 26/10-4' tf. (06) F.F. Via V. Mazzola F20-Sc. A. - ti. (06) F.F. Via M. Dionigi 16/8, tf. (06) F.M. TORINO P.za Peyron 7, tf. (011) F.F. Via R. Sineo 12/8, tf. (011) F.M. TRENTO Via Vicenza 10, tf. (0461) F.F. Via Grazioli 4317, tf. (0461) F.M. TREVISO Viale Repubblica 103/E, tl (0422) F.F, Via Cervellini 1/A, tf. (0422) F.M. TRIESTE Via Matteotti 39, tl (040) F.F. Via A Madonizza 6, ti. (040) F.M. LOPPIANO - ufficio recezione tel. (055) feriali ore 15,30-18,30 F,F, - Focolare Femminile F.M. - Focolare Maschile Direzione, Amministrazione, Redazione in LOPPIANO - tf, (055) INCISA VALDARNO (FI) direttore responsabile Guglielmo Boselli Aut. Trlb, Firenze n det C.C.p. n intestato a Loppiano - Incisa Valdarno Recezione della Mariapoli - ti, (055) Stampa Baldesi - Firenze 7

8 I ar a I settembre 1988 "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?". (Gc 2,14). "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?". Uno dei mali spirituali più insidiosi che paralizza completamente e svuota la vita cristiana, è l'incoerenza, ossia il distacco tra fede ed impegno concreto. È questo il pericolo contro cui l'apostolo Giacomo vuole metterci in guardia nella lettera da lui indirizzata alle comunità cristiane sparse nel mondo e dalla quale viene presa la Parola di vita di questo mese. Egli si riferisce appunto a coloro che esaltavano, e giustamente, la professione della fede, ma poi non sapevano o non volevano tirare le dovute conseguenze che la fede compolia nella vita di ogni giorno. Di qui il verificarsi in queste comunità di inconvenienti ed abusi, specialmente nel campo della solidarietà e dell'amore del prossimo, del tutto incompatibili con la vocazione cristiana. "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?". Le opere, di cui parla san Giacomo, sono evidentemente una condotta conforme agli insegnamenti di Gesù. Sono le parole stesse di Gesù messe in pratica, attuate nella vita quotidiana, e non lasciate a livello di sterile adesione intellettuale. In particolare, come traspare dal contesto, sono le opere della carità cristiana, a partire da quelle più urgenti, e cioè dalle opere di misericordia corporali, sulle quali saremo giudicati un giorno: "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare;... ero nudo e mi avete vestito..." (Mt 25,35s.). Se la fede non viene tradotta in opere concrete, ci dice l'apostolo, non avrà servito a nulla; a nulla avrà servito l'aver accolto il messaggio di Gesù. Anzi una fede che non incida seriamente, che non trasformi effettivamente il nostro comportamento in modo da mostrare tutta la fecondità del messaggio evangelico, non merita nemmeno questo nome; non sarebbe che pura illusione. La fede è una luce che per natura sua non tollera di restare sterile ed inoperosa. La logica di Gesù a questo riguardo è inesorabile. Se non incarneremo la luce che abbiamo ricevuto, questa si spegnerà dentro di noi e ci verrà tolta. "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?". Come mettere in pratica, allora, questa Parola? Dobbiamo prendere seriamente le parole di Gesù. L'indifferenza e le mezze misure non devono mai avere in noi il sopravvento. Dobbiamo frugare negli angoli più segreti della nostra coscienza, dove si nascondono, cercando di difendersi e di giustificarsi, la nostra pigrizia e i nostri egoismi. Un giorno saremo giudicati non tanto in base alla nostra comprensione del suo Vangelo, quanto piuttosto in base al modo con cui l'avremo fatto fruttificare. Prepariamoci, allora, a questo giudizio con diligenza e con perseveranza.soprattutto teniamo vivo in noi l'amore del prossimo in cui è riassunta la dottrina di Gesù. "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?". Chiara Lubich 8

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