IL BAULE DELLE STORIE

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2 IL BAULE DELLE STORIE

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4 1 Premessa Perchè il Baule Ciascuno di noi lavora in un certo modo, innanzitutto perché sa che è giusto farlo. Il so che è giusto farlo nasce dalla storia personale e contribuisce a fondare la storia collettiva, condivisa da chi lavora nella stessa funzione o punto vendita, da chi è parte della stessa Cooperativa e in definitiva di Coop. Questo punto di vista su ciò che è giusto fare, comune e condiviso, è ciò che chiamiamo cultura. Ogni persona che lavora contribuisce a crearla. La cultura dell organizzazione è una rete di culture individuali, sedimentate nel tempo, connesse tra loro a prescindere dalla distanza fisica. A prescindere anche dalle differenze, territoriali e generazionali. Il tempo porta con sé la perdita di memoria. La distanza e l isolamento - l abitare e il lavorare in luoghi diversi - portano a dimenticare la comune appartenenza. La mancanza di tempo per fermarsi a riflettere e la distanza, affievoliscono la consapevolezza: si finisce così per credere che una cultura comune non esista. La narrazione è un modo efficace per mantenere viva e aggiornata la cultura. Nelle aule, a Scuola Coop, di aneddoti e racconti ci capita di sentirne molti. Finché rimangono in forma orale esistono solo per chi li può ascoltare. Da tempo stavamo pensando di organizzarne una raccolta scritta; il

5 4 IL BAULE DELLE STORIE progetto del Baule ha dato forma all idea. Le persone che hanno frequentato la Scuola nell ultimo anno hanno raccontato la propria storia partendo da una traccia data, che ha costituito il pretesto per raccontare se stessi in relazione a Coop. Tutte le storie, anche quelle di fantasia, nascono da riferimenti autobiografici che è interessante leggere tra le righe. Il Baule non è soltanto una metafora. Esiste realmente a Scuola, e permette a chi ci passa davanti di leggere frammenti di storie che altri hanno scritto e regalato. Abbiamo chiamato questa iniziativa Baule delle storie perché baule richiama alla mente la memoria e perché nei bauli si nascondono i tesori. Il nostro non è un mobile polveroso, perché è sempre aperto e a disposizione di tutti, e la ricchezza che contiene nessuno la può sottrarre. Anzi, chi lo alimenta o ci guarda dentro, ne accresce il valore. Come rovistare nel Baule Il Baule delle storie non è un libro come tutti gli altri, di quelli che apri e poi leggi dall inizio alla fine. Prima di nascere sulla carta ha preso vita sul web, sul sito internet: ilbauledellestorie.scuolacoop.it Dentro sono state raccolte tutte le storie che i partecipanti dei corsi di Scuola Coop hanno voluto lasciare. Nel sito è possibile navigare fra le storie creando un proprio personalissimo percorso, sfruttando le etichette con le quali sono state classificate. Partendo da un punto è possibile perdersi e arrivare chissà dove. Nella versione cartacea abbiamo proposto una sorta di ordine dei racconti, rappresentato dai tre macrocapitoli e dalle sezioni all interno del primo di essi. Non è un im-

6 PREMESSA 5 posizione, sono solo idee, aperture, per permettere di scegliere ciò che più piace. Durante la revisione dei racconti abbiamo cercato di intervenire il meno possibile anche a scapito di una pulizia grammaticale che forse avrebbe reso meno viva la singola storia. L uso di espressioni dialettali o alcune piccole imprecisioni nella scrittura sono state quindi mantenute, perché anch esse testimoniano le differenze culturali che rendono questo testo vivo. Un elogio alle diversità che si amalgamano e cooperano. Speriamo che il percorso che il lettore sceglierà renda la lettura unica, come lo sono le storie di vita che stanno dietro a ogni singolo racconto presente nel Baule.

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8 2 Un episodio vissuto in Coop 2.1 RICORDI D INFANZIA Un sogno al sapor di schiacciatina Avevo 7 anni e andavo al banco del pane per prendere la schiacciatina per la merenda per la scuola e quando andavo a pagare sognavo ad occhi aperti dicendo: quando sarò grande voglio fare la cassiera e non sembrerà vero, ma si è avverato dopo parecchi anni così come una passeggiata all improvviso. E poi il percorso è andato oltre alle mie aspettative.

9 8 IL BAULE DELLE STORIE Il giro in Vespa Mi ricordo quella volta era il 1984, l estate era appena iniziata, il futuro incerto e lontano. Un padre chiese al proprio figlio se voleva fare con lui un giro in vespa sull argine del Po. L argine è un meraviglioso nastro verde che fa da cornice al nostro mondo. Raggiunsero un paese vicino. L edificio dove si fermarono, e dove entrarono era la sede di una piccola Coop. L uomo anziano, ma autoritario, scrutò il padre e il figlio. Il padre chiese se c era lavoro per suo figlio. L uomo chiese al figlio se aveva voglia di lavorare. Il figlio, senza pensarci disse di sì! Incominciò come commesso e ora è un capo negozio. Non ho mai ringraziato abbastanza mio padre per quel meraviglioso giro in vespa, che non è ancora finito.

10 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 9 Fustighein Quanti anni avevo? Sette, otto? Probabilmente nemmeno, forse andavo ancora dalle suore, ma il ricordo è chiaro, nitido. Sono passati più di cinquant anni, mezzo secolo e allora si andava all asilo dalle suore, eppure mio padre è lì, al centro del ricordo, con i suoi chili in più, il capello ondulato, la bonomia e la solidità che quel corpo dietro al bancone esprimeva in perfetta sintonia con l imponenza del bancone stesso. Sarà che ero alto un niente, ma quel bancone ai miei occhi appariva mastodontico e mi chiedevo come fosse possibile risultare visibili standosene là dietro. Eppure, mio padre era là, con la sua giacca bianca di ruvido tessuto, la matita sull orecchio destro (l aveva per davvero), il sorriso accogliente e il fare di chi non ha tempo da perdere. L alta pedana di legno sulla quale se ne stava in piedi tutto il giorno l ho scoperta più tardi, in anni successivi, quando più grandicello mi è stato concesso il retrobanco e con esso la cella delle carni, le mezzene appese al gancio, ma anche la testa di un maiale tra vassoi ricolmi di frattaglie sanguinolente. Con nostalgia e calore lo rivedo sporgersi da quel bancone mentre mi si rivolge con quel suo affettuoso vezzeggiativo fustighein, ed oggi, che ho il doppio dei suoi anni di allora, mi chiedo quale fosse la sua idea di futuro, da dove traeva quella forza che in quei fine anni cinquanta animava lui e la sua generazione di cooperatori. Da quell idea traeva energie fin impossibili, livelli di impegno impensabili e spesso, troppo spesso, per averlo vicino dovevo andare in quel negozio che per tutti era lacoop. Mi mancava la sua compagnia, la sua presenza, rincasava che già dormivo e la sua settimana lavorativa era fatta di sette giorni e mentre io crescevo in età, lui cresceva di ruolo e il garzone apprendista quindicenne era nel frattempo diventato il capo negozio.

11 10 IL BAULE DELLE STORIE Il ricordo è nitido, preciso, fin negli odori: quei salami appesi, lassù in alto, quella merce nei sacchi di juta o nei sacchi di carta color nocciola, quelle leccornie nei vasi di vetro da quali spesso fuoriusciva il manico d una paletta d alluminio. Anche il sonoro è nel ricordo chiaro e stridente per la diversità rispetto a oggi: nessun bip di registratore cassa, nessuna sottofondo musicale o messaggio promozionale, ma le voci confidenziali, il dialetto per comunicare, il rombo del motore di un solitario camion che transita sulla via di fronte e che entra direttamente nel negozio da quell unico grande accesso dal quale uscendo, si apostrofa il più delle volte con un scucmai il conoscente, l amico che sta entrando. Le persone nel negozio sembrava entrassero più per far chiacchiere che per acquistare merce, per raccontare, ma anche per ascoltare le novità, l ultimo pettegolezzo se non l eventuale la sai l ultima riferita all amico appena uscito. Ricordo l effetto di straniamento che creava l entrata di un volto nuovo, di uno straniero, quella sospensione, quell interruzione subitanea delle voci, quegli sguardi indagatori, di sguincio, mai diretti, ma intensi e attenti a cogliere il particolare utile a raccontare il forestiero. Ed ecco allora che appartenere, sentirsi parte di un progetto, aderire ad una comunità, condividerne i valori, sentirne il calore, la solidarietà, l accettazione, la valorizzazione di quello che fai e potrai fare per la comunità, e si potrebbe continuare all infinito, ecco che in quei momenti, in quegli attimi di sospensione, appariva in tutta la sua evidenza la magia di quel luogo, la densità della relazione e del rapporto con quel luogo. Un po come quando con la sua manona mio padre mi prendeva per mano e la sensazione di calore, di protezione, di naturalità di quel gesto investiva di certezze e sicurezza il mio futuro. Lui ci sarà sempre per me e durerà in eterno, non mi tradirà mai. Mio padre e la Coop.

12 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 11 Augurio Circa 30 anni fa, ragazzino di 19 anni dopo avere lavorato tra fine scuola e militare in un negozio di HI-FI, si presentò l opportunità di fare un colloquio per un lavoro in Coop. Venendo da famiglia che lavorava nell allora chiamata Alleanza Cooperativa Genovese non ebbi nessuna esitazione anzi aspettai il giorno fatidico del colloquio con grande apprensione, pensando che forse non avrei potuto seguire ciò che i miei genitori e nel lavoro e nella vita avevano cercato di trasmettermi. Così non fu. Entrai in Coop prima come cooperativa di facchinaggio, successivamente passai alla parte alimentare, ricordo come fosse ieri il primo giorno, bimbetto (19 anni) in un negozio dove l età media era quella dei miei genitori, tutta gente con grande esperienza, con grande cuore, e grandi valori che sono stati per me come un prolungamento della famiglia. È vero, si cresce, si cambia, ma il desiderio di poter augurare a mio figlio e a tutti i giovani l inserimento nel mondo del lavoro così come è successo a me, è un sogno che vorrei continuare e cullare, anche se onestamente sono cambiate tante cose, forse troppe.

13 12 IL BAULE DELLE STORIE Da sempre! Ricordo fin dall età della scuola il valore delle cooperative, mio padre che non vuole più fare il mezzadro e ci porta a vivere e a lavorare in un bar chiamato bar della cooperativa, con la piccola Coop negozio alimentare nella porta accanto. Avevo otto anni; dopo due anni mia sorella venne assunta in Coop e nel 71 io termino la terza media. Papà dice: o lavori nel bar con noi o ti cerchi un lavoro qualsiasi o se vuoi continui la scuola pur dandoci una mano al bar. A trenta metri di distanza fanno allestimento nel nuovo supermercato che verrà inaugurato tre mesi dopo ed io voglio andarci. Voglio andarci a lavorare mi piace stare in mezzo alla gente e penso quello dovrà essere il mio lavoro. Entro a rifornire perché all epoca chiunque poteva andare a dare una mano solo per dare un aiuto non retribuito, solo per il piacere di farlo, allora tutti ci si dava una mano. Ci fu l inaugurazione del negozio e sei mesi dopo ebbi il piacere di entrare con un assunzione di tre mesi per sostituzione ferie. Non c era la possibilità di riassunzione. Disperata ripresi la scuola il primo di ottobre fino a che quaranta giorni dopo il preside mi chiama in ufficio e lì ci trovo mio padre e un dirigente Coop del paese davanti. Mi dicono continui la scuola o vuoi lavorare in Coop? ALLELUIA. Ce l avevo fatta. Mi assumevano come turnista. Ho avuto il piacere di lavorare con persone che mi hanno fatto crescere ho avuto la possibilità di apprendere il modo migliore di lavorare essendo turnista. Poi dieci anni nel supermercato di casa poi altri venti fuori in vari supermercati, con la possibilità di crescita, trasmettendo ai ragazzi giovani nuovi assunti lo spirito cooperativo, che purtroppo a volte nemmeno sanno che fortuna hanno di lavorare in COOP e non ne conoscono il significato.

14 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 13 Oggi sono tornata nel nuovo super come responsabile di negozio e il regalo più bello me lo hanno fatto i soci donandomi un quadretto con la mia foto di quando avevo 14 anni all inaugurazione del vecchio supermercato chiuso nel Quando i nuovi assunti vengono in ufficio e mi dicono Ehi ma quella sei tu! Ma da quanto lavori in Coop? e io con orgoglio dico Da sempre

15 14 IL BAULE DELLE STORIE 2.2 PRIMI GIORNI IN COOP Le scarpe vecchie Un giorno della mia vita mi trovai ad entrare in cooperativa, non come cliente, ma come dipendente. Per me quel mondo da sempre conosciuto come utente mi apparve del tutto sconvolgente. Una persona incontro mi arrivò e subito le scarpe mi guardò l imbarazzo che provai non ve lo racconterò mai, ma subito mi rinfrancai ed affermai: Certo le mie scarpe son vissute assai! Subito, però, la sua risposta arrivò: Ricorda che da noi se hai voglia di lavorare non è con scarpe nuove che ti devi presentare! Le parole che ascoltai per sempre ricordai e questo mi bastò per dirvi quel che so che la cooperativa entrò a far parte della mia vita!

16 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 15 Drin drin Sai qual è la cosa che non riuscirò a cancellare dalla mia mente? È sicuramente il drin drin del telefono che squilla, in un bel giorno di giugno di circa un anno e mezzo fa. Indovina un po chi era? Non lo sai? Era la COOP, non riuscivo a crederci, prima di rispondere pensavo, ma avranno sbagliato numero?, o forse mi vorranno dire guarda che la tua richiesta di lavoro l abbiamo ricevuta ma in questo periodo non abbiamo bisogno di te. In quel piccolo frangente di secondi il cuore mi era arrivato in gola. Faccio un gran respiro e rispondo, una voce molto gentile e cordiale mi dice che telefonava per conto della Coop e che voleva sapere se volevo sostenere un colloquio per un eventuale proposta di lavoro, non ci pensai nemmeno un secondo a rispondergli di sì. Appena messo giù il telefono, iniziai a pensare che fosse stato uno scherzo e dentro di me sentivo quella vocina che mi diceva, MA NON PUO ESSERE SÌ LA COOP CHE TI VIENE A CHIAMARE Non stavo più nella pelle, non vedevo l ora di andare in sede questo perché per me voleva dire molto poiché facendo questo mestiere da un po e avendo dei miei principi ho sempre sognato di poter avere almeno anche per un giorno l opportunità di far parte di un azienda cosi importante. Quel giorno arrivò. Sono andato in sede e per me il solo pensiero di aver avuto il mio momento di importanza voleva dire aver raggiunto un bel traguardo invece quel bel sogno che mentalmente era destinato a rimanere tale, oggi è diventato realtà. Ti racconto questo perché non puoi immaginare quanto può essere bello lavorare in un ambiente dove si parla di uguaglianza, di collaborazione dell essere partecipe della

17 16 IL BAULE DELLE STORIE vita dell azienda. Questo come ben sai per chi fa il nostro lavoro è come la linfa per un albero. Ogni giorno che passa scopro questa grande comunità fatta di soci, colleghi che insieme cercano di portare avanti i vari progetti legati all ambiente, al solidale, e ti assicuro che portare avanti queste iniziative oggi in questa tempesta che avvolge il modo della gdo non è sicuramente facile. Spero che in queste poche righe sia riuscito a trasmetterti l emozione e l entusiasmo che ti porta a collaborare con una azienda che non è dedita al fare solo profitto, ma che come prima cosa ha come principio quello di curare lo stare bene di chi ne fa parte.

18 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 17 Il primo giorno non si scorda mai Il primo giorno non si scorda mai ed è proprio di questo che voglio raccontare. Tanto tempo fa in una bottega di cinquanta metri forse, arriva un ragazzino appena quindicenne al quale, vista la prematura scomparsa del padre, è stato proposto di entrare in cooperativa e chiesto di fare il macellaio. Naturalmente il ragazzino sono io, e per spiegare come mi sono sentito devo raccontarlo proprio come si è svolto. Scendo dalla Vespa, entro dal retro in laboratorio, mi trovo davanti ad una mezzena di vitellone enorme (o quantomeno è così che la ricordo), mi viene incontro il capomacellaio (il cr di oggi) tutto sudato e imbrattato di sangue, mi allunga la mano, naturalmente insanguinata, che io con pudore stringo appena. L altro collega è alle prese con un quarto, da cui sgorga sangue, unto, odore di carne appena macellata. Rimango veramente colpito e perdo il briciolo di coraggio che mi ero fatto. Il capomacellaio comincia ad illustrarmi cosa devo fare, mi allunga una vestina bianco candido, un grembiule bianco candido, un cappellino a bustina bianco candido. Mi vesto e sono veramente al limite della sopportazione, non mi vedo con la vestina indosso, la bustina in testa mi arruffa tutti i capelli (di cui al momento ero provvisto), e mi chiedo come potrò mai sopportare tutto questo sangue e quest odore. In questo contesto però accade una cosa che non potrò mai dimenticare, il capomacellaio dopo una decina di minuti che mi spiega cosa avrei dovuto fare si ferma e mi dice testuali parole: Ascolta Lillo non fare nulla, ma perlomeno le mani di tasca levale

19 18 IL BAULE DELLE STORIE A questo punto trascorrono alcuni interminabili secondi, poi scoppia una fragorosa risata generale tra me, lui e l altro collega, e accade l incredibile, come per incanto entro a far parte della loro famiglia, la nostra cooperativa. Questi colleghi poi sono diventati due dei miei migliori amici e sono stato anche il loro CN, purtroppo poi il capomacellaio è scomparso prematuramente. Questo era il cooperativismo di allora, e voglio credere che quei valori che mi hanno trasmesso e che io cerco di trasmettere tutti i giorni non vadano perduti.

20 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 19 S. CASA Coop Ad agosto del 1978 entro a lavorare nella Coop S.C.A.S.A. un piccolo negozio di alimentari con tre casse che poteva vendere solamente a chi presentava la tessera di socio all ingresso, a due pensionati che tutti i giorni, tutto il giorno, ci aiutavano, con il loro volontariato, a dare un servizio ai nostri soci. Tutti i giorni, tutto il giorno. Quanta gente, tutti i giorni, chiedeva di entrare a fare la spesa anche se non aveva la tessera, o se la faceva prestare o arrivava in compagnia del socio per poter comperare ai prezzi più convenienti presenti in quel quartiere. Nei fine settimana arrivavano famiglie di operai, e non solo, anche da più di 20 km di distanza, perché da noi si risparmiava. Per la verità c era anche chi si vergognava di ammettere che comprava alla SCASA. Per 12 anni. E poi? Tutti dentro COOP LIGURIA!! La cooperativa vera, dove c erano quelli bravi, che avevano tanti negozi in tutta la Liguria, che ci guardavano con aria di superiorità. Ma che con il passare degli anni hanno capito che eravamo come loro: attenti alle esigenze delle stesse persone, con gli stessi obiettivi e valori, entusiasti quando vedevamo che i soci aumentavano tutte le settimane e che, con il passare del tempo, sempre meno persone si vergognavano di avere la tessera COOP. Oggi a distanza di 32 anni, siamo Quelli veri, quelli bravi, quelli che abbiamo sempre più negozi in Liguria, ma che siamo riusciti a tenere ferme le nostre attenzioni verso le persone, e ad avere gli stessi obiettivi e valori che avevamo noi che abbiamo cominciato ad impararli alla S.C.A.S.A.

21 20 IL BAULE DELLE STORIE Le 5 giornate Coop Ricordo un evento: ricordo con particolare emozione il metodo utilizzato da Coop negli anni 80 alla formazione dei neo assunti. Era il 1977, avevo finito la maturità e intrapreso il mio primo anno di università. Agli inizi della stagione primaverile avevo fatto domanda per poter lavorare la stagione estiva nel negozio Coop, che per quegli anni rappresentava nel modo migliore sia l offerta alimentare che quella del no food, c era infatti un intero piano del supermercato dedicato. La mia domanda venne accettata e l ufficio selezione del personale organizzò 5 giorni di Full Immersion nel mondo Coop, l importanza di lavorare in Coop, l importanza del socio e del cliente, le regole e le procedure che in una Cooperativa ci avrebbero contraddistinto dal resto del mondo. Si lavorava sotto una grande insegna, ma nessuno era padrone, i soci sono i padroni!!! Erano veramente cose impensabili per le mie conoscenze, e invece!

22 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 21 Lunedì mattina Tanti sono i ricordi di questi dieci anni di lavoro in cooperativa; profumi e colori, persone, volti, sentimenti. Ma il primo giorno di lavoro è un po come il primo giorno di scuola, rimane di esso un ricordo inconfondibile, nitido, quasi fermo nello spazio e nel tempo. Lo stato d animo era quello di chi è consapevole del proprio valore ed è pronto a impegnarsi ma che ha di fronte a sé comunque delle incognite. Sentimenti diversi si combinavano tra loro: attesa, incertezza, voglia di fare, curiosità. Ma il ricordo che in me rimarrà impresso per sempre è il momento in cui sono passata per la prima volta in area vendita a negozio chiuso, proprio quel lunedì mattina. Le persone stavano lavorando a un cambio di corsia nel tessile. Situazione strana, ipermercato vuoto, nessun cliente, diverse persone impegnate a smontare le strutture, a ricomporre i banchi per la vendita del pomeriggio. E poi musica, allegria, energia. Proprio quella visione nuova e inaspettata del punto vendita e dell organizzazione del dietro le quinte, che da cliente non si percepisce, mi ha colpito per sempre. Lì, ho avuto una conferma di quello che già pensavo razionalmente ma che ho percepito davvero e in modo imponente, in un modo che razionale non era: la sensazione che mi ha pervasa era che quello era un mondo che mi piaceva, che faceva per me, è stato un po come un amore a prima vista. A volte è strano come un immagine, una sensazione, un profumo, si fissino nella nostra memoria e ci guidino inesorabilmente verso il nostro destino. L ipermercato mi aveva stregata. Ancora oggi, quando mi capita di vedere i colleghi al lavoro, non posso non chiudere gli occhi e ripensare a quel lunedì mattina, in cui tante persone normali riuscivano, insieme, a fare cose straordinarie.

23 22 IL BAULE DELLE STORIE Il primo giorno Considerando che è da poco che sono nella cooperativa potrei descrivere la mia esperienza positiva nel mio primo giorno di lavoro in negozio. Provengo da una azienda privata dove facevo il responsabile di filiale, che ho lasciato perché ferito sul lato umano: mi hanno preso in giro promettendomi per ben 2 volte che sarei diventato capo negozio, ma non è mai successo. Ho cominciato a mandare via i curriculum; Dio ha voluto che arrivasse un altra occasione, fatto sta che a maggio ho avuto la chiamata per un colloquio dalla Coop. Dopo 4 colloqui sono stato assunto prima come capo reparto, e ora, superato il periodo di prova, da capo negozio. Ce l ho fatta! Per me la Coop fin da bambino è stata un qualcosa di grande, di inavvicinabile e mai avrei pensato di far parte di questo mondo. Mi ritengo una persona fortunata ad essere al centro di questo progetto che parte da lontano, prima ancora dell Unità d Italia. Penso che sono poche o forse non esistono le aziende che ti permettano di parlare liberamente come fa la Coop. La Scuola Coop ne è l esempio. Grazie di esistere!

24 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 23 Cambiare? Ho iniziato a lavorare nel mondo Coop, appena uscito dalla scuola superiore. Era il 1981 e sono entrato nel gruppo associate Coop Firenze. Dal 1982 ho iniziato a fare il capo negozio. Una realtà piccola che con il passare degli anni si è evoluta ed ampliata, fino a quando nel 2004 vi è stata la fusione in Unicoop Firenze. La direzione di Unicoop mi propose di continuare il ruolo che ricoprivo, però nella nuova organizzazione. Allora avevo 48 anni, moglie, un figlio. Vi giuro che non è stato facile scegliere, però alla fine ha prevalso il perché fermarsi, il perché non sfruttare questa grande opportunità di crescita?, con tutti i rischi del mettersi in gioco in una realtà a me sconosciuta. Ebbene ad oggi vi assicuro che non mi pento assolutamente della scelta fatta, e nonostante l infinità di sacrifici fatti (anche da parte dell intera famiglia) vi posso certificare che in questi 8 anni le soddisfazioni professionali e le gratificazioni avute non sono minimamente confrontabili con quelle della vecchia esperienza. Concludendo sono contento e gratificato di avere l opportunità che queste righe possano essere lette da persone che dovranno iniziare questo ruolo. Ma sarei ancora più contento se questa testimonianza potesse essere di aiuto a chi si trova nell indecisione della scelta.

25 24 IL BAULE DELLE STORIE 2.3 CAPI E COLLEGHI Libero tutti Solitamente le favole iniziano tutte con C era una volta. Voglio provare anch io ad iniziare così, a raccontare la mia Coop, voglio provare a tirar fuori ciò che sento ogni giorno, nel bene e nel male, dal lontano 13 maggio C era una volta un caporeparto che doveva ogni giorno confrontarsi con 18 giovanissimi addetti, tutti al primo impiego, pieni di vita e di passioni nel cuore. Ogni giorno gli sembrava di entrare in un turbine emotivo: chi rideva, chi piangeva e chi non faceva altro che ragionare. Libero, così si chiamava il protagonista, si sentiva come un fratello maggiore per i suoi ragazzi e, dato che ogni giorno, senza che loro se ne accorgessero, gli regalavano un mondo di emozioni e di valori da scoprire e da preservare, si sentì in obbligo di offrire loro tutto ciò che poteva, per restituire il favore però rimase perplesso per diversi giorni pensando a cosa potesse dare loro. Come fare? pensò Come posso ripagarli di tutto ciò che mi danno ogni giorno?!? in fin dei conti sono un semplice capo reparto senza molta esperienza e con solo tanta voglia di fare!!. Pensa e ripensa Libero capì che il bene più grande che poteva regalare loro era la possibilità di sentirsi partecipi di quella meraviglia che loro stessi stavano creando, capì che la consapevolezza della loro presenza attiva e partecipe in quel mondo valeva più di tutto. Pian piano iniziò a renderli partecipi di ogni attività, tutte le carte e gli strumenti di lavoro che avevano rappresentato fino a quel momento il suo tesoro privato, rimanevano sulla sua scrivania in modo apparentemente distratto e ognuno dei ragazzi, incuriositi da questa stranezza, si avvicinava con aria indifferente al materiale

26 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 25 cercando di carpire con la coda dell occhio cosa ci fosse di così fantastico in quei fogli che Libero aveva sempre tenuto gelosamente nascosti. Erano rapiti da quell atmosfera di mistero che si era creata intorno e, senza neppure accorgersene, avevano iniziato a condividere in gruppo ogni singola scoperta di ciascuno. Stavano componendo un puzzle e l immagine, che non sapevano di ricreare, rappresentava il volto di ognuno di loro. Giorno dopo giorno Libero iniziò a chiedere dei consigli e dei suggerimenti per portare a compimento dei lavori; inizialmente tutti lo guardarono un po di traverso Qui c è la fregatura! pensarono tutti, Ma ti pare che secondo lui noi siamo in grado di avere delle pensate memorabili!. Gli sguardi dubbiosi e il silenzio generale furono il primo risultato che ottenne, ma, inaspettatamente, il giorno dopo, mentre era preso da un lavoro importantissimo e complicato, una voce da dietro disse Senti Libero, a proposito di quello che dicevi ieri, ci ho pensato un po e avrei un idea per l allestimento di cui parlavi Sicuramente è una scemata, ma è da un po che mi frulla per la testa, ne ho parlato anche con gli altri che non l hanno trovata poi così male quindi mi sono detto ma sì, io glielo dico!. Fu un vulcano in eruzione. Da quel momento ognuno fece suo un piccolo pezzettino di quel mondo e ciascuno iniziò a coltivarlo con tante idee nuove e fresche. Chi li vedeva rimaneva stupito, perché in fin dei conti non facevano né più, né meno di quello che un addetto alle vendite fa ogni giorno, ma c era un armonia tale tra loro e un piacere nel farlo, che ti sentivi a casa ogni volta che li avevi vicino. Alla fine hanno completato il puzzle felici di esserne i protagonisti e hanno iniziato subito un lavoro nuovo.

27 26 IL BAULE DELLE STORIE Uno schiaffone senza mani Sono entrato in Cooperativa, come allora si chiamava comunemente in Toscana la nostra azienda, nell 88, quando ancora esistevano il PCI e l Unione Sovietica, con un contratto di formazione-lavoro di dodici mesi e la mia formazione è stata per i 12 (dodici!!) lunghi mesi spaccare le forme del reggiano e disossare prosciutti oltre che a formarmi nel rimanente come banconiere nel mitico (almeno per chi ne ha sentito parlare) supermercato della Rosa, che era allora per fatturato uno dei primi supermercati italiani. Ricordo sempre con piacere ai miei colleghi più giovani che durante quel periodo in una ristrutturazione del supermercato dovevano esser riposizionate le corsie e gli scaffali perché andavano spesso in rottura e durante un conciliabolo tra capi a cui assistevo mi permisi di dare un suggerimento sul da farsi, al che uno dei capi più autorevoli mi rispose dicendomi di non preoccuparmi e, con brusche maniere, mi consigliò di lavorare (manualmente s intende) di più, piuttosto che pensare, attività questa di pertinenza loro. Non posso nascondere che la risposta mi lasciò senza parole, come aver ricevuto uno schiaffone senza mani, senza però provocare da parte mia nessuna reazione istintiva, anzi seguii il suggerimento senza batter ciglio osservando le risatine che si facevano tra loro i `capi e nel contempo maturò in me una convinzione che ritengo ancor oggi valida: saper interpretare il ruolo del capo autorevole senza esser autoritario a prescindere. Quell episodio ha formato, insieme ad altri, il mio modo di essere cooperativistico poiché ritengo di esser fortunato nel poter svolgere la mia attività professionale in un posto come il nostro, che ha parecchi problemi ma offre

28 UN EPISODIO VISSUTO IN COOP 27 anche numerose opportunità, ed è per questo che penso sia opportuno migliorare il nostro modo di operare senza smarrire il nostro modo di essere. In un momento come quello attuale i nostri valori sono una possibile risposta alla crisi che il mondo del lavoro e dei lavori sta attraversando e noi, con i nostri comportamenti, possiamo esser d esempio a lavoratori e imprese. Un altro modo di lavorare è possibile.

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