Prevenire lo stress per guadagnare in sicurezza Recepito anche in Italia l accordo quadro comunitario sullo stress lavoro-correlato

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1 Prevenire lo stress per guadagnare in sicurezza Recepito anche in Italia l accordo quadro comunitario sullo stress lavoro-correlato a cura di CINZIA BROFFERIO E LORIS MANFREDI Se ne parla come di una sindrome di adattamento a delle sollecitazioni. Può essere fisiologico, ma può avere anche dei risvolti patologici. Dopo l accordo quadro europeo del 2004 le organizzazioni imprenditoriali e quelle sindacali unitarie hanno siglato il 9 giugno scorso un accordo nazionale per lo studio e la prevenzione dello stress nei luoghi di lavoro anche in Italia. Lo stress legato al lavoro rappresenta la seconda malattia professionale più diffusa nell Unione Europea dopo il mal di schiena. Lo chiamano stress lavoro-correlato, in Europa ne è affetto il 22,3% dei lavoratori dei 27 Stati membri (dati UE del 2005). Le donne risultano essere più colpite, ma per entrambi i sessi lo stress può rappresentare un problema in tutti i settori e a tutti i livelli organizzativi. Inoltre l aumento dell insicurezza del posto di lavoro risulta essere, statisticamente, un notevole elemento di stress aggiuntivo. I dati che ci vengono forniti dai pochi studi autorevoli nel settore ci descrivono ormai una situazione di tipo epidemico : la patologia da stress non sembra essere un fenomeno occasionale, limitato nello spazio e nel tempo, ma appare come il risultato di un malessere ampiamente diffuso, intrinseco all attività lavorativa. Non è un caso che della correlazione tra stress e attività lavorative se ne siano occupati spesso i medici e gli psicologi del lavoro e che, nell ultimo decennio, le analisi del clima aziendale facciano parte delle voci di bilancio di numerose realtà produttive occidentali, rappresentando per taluni anche una delle principali sfide per la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Lo stress in ambito lavorativo Da studi condotti a livello europeo (Commissione Europea) su 147 milioni di lavoratori è emerso che il 45% svolge lavori monotoni, il 44% non può usufruire della rotazione dei compiti e il 50% è addetto a compiti ripetitivi. È probabile, come sostiene l INAIL in un proprio documento, che questi fattori di stress contribuiscano a determinare l'attuale quadro di sintomi patologici accusati dai lavoratori: fatto cento il numero di lavoratori e lavoratrici intervistati che manifestano un qualche problema di salute, il 13 per cento di essi riferisce di soffrire di cefalea, il 17 per cento di dolori muscolari, il 20 per cento di affaticamento, il 28 per cento di generico stress e il 30 per cento di rachialgia; vengono accusate inoltre numerose altre patologie, alcune delle quali hanno esiti potenzialmente fatali. Tra i principali fattori di stress in ambito lavorativo compaiono: - i carichi di lavoro; - l ambiente di lavoro (le macchine e gli strumenti che vengono utilizzati); - l autonomia, intesa come la possibilità di avere un influenza sui tempi e sulle modalità di lavoro;

2 - il significato che si dà al lavoro che si svolge (se il lavoratore capisce il senso e il valore della propria attività lavorativa, se si sente di avere un identità professionale); - riconoscimenti e benefici (sia in termini economici ad esempio aumenti di stipendio o benefit; sia in termini di carriera); - l esistenza di una vita di relazioni sociali e di supporto sociale all interno (con colleghi e superiori) e all esterno (possibilità di conciliare esigenze lavorative con esigenze familiari,domestiche o personali, formative, culturali, ecc); - prevedibilità e certezze sia di tipo occupazionale, sia legate all organizzazione e alle modalità con il quale effettuare il proprio lavoro (orario, luogo, strumenti ecc.). Se i costi umani sono così rilevanti (circa 40 milioni di persone solo in Europa), anche i costi economici sono ingenti: gia nel 2002 dal 50% al 60% dell assenteismo in Italia era riconducibile allo stress nell ambiente di lavoro secondo percentuali diffuse dal Ministero della Salute. Dati che non possono non essere poi associati ai costi sanitari connessi a questo fenomeno. Il conto annuale complessivo per l UE è stimato dall OSHA, l Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, pari a circa 20 miliardi di euro, senza considerare la perdita di produttività che ne consegue. L accordo europeo del 2004 Per aumentare la consapevolezza di imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti sulla questione dello stress lavorativo, nel 2004, le quattro maggiori organizzazioni europee di lavoratori ed imprenditori sottoscrissero un accordo quadro che venne poi sottoposto alla Commissione europea e approvato nella sua stesura definitiva dopo 9 mesi di negoziati, l 8 ottobre dello stesso anno. Tre gli anni di tempo concessi agli Stati membri per trasporre nelle legislazioni nazionali le disposizioni contenute nel testo. L accordo volontario e non vincolante è stato ratificato dall Italia lo scorso 9 giugno e diverrà operativo a far data dal 29 luglio Nel testo originario del 2004 i firmatari (la CES, Confederazione europea dei sindacati; l UNICE, Unione delle confederazioni industriali d Europa; l Ueapme-Pmi e il CEEP, rispettivamente l Unione europea delle medie imprese e dell artigianato e il Centro europeo delle imprese pubbliche e delle imprese di interesse economico generale) riconobbero nello stress-da-lavoro uno stato di malessere che si manifesta con sintomi fisici, psichici o sociali legati all incapacità delle persone di colmare uno scarto tra i loro bisogni, le loro aspettative e la loro attività lavorativa. Che questo fenomeno non fosse ascrivibile tout court a una malattia venne sottolineato da subito, anche se, talvolta, una esposizione prolungata allo stress può diminuire l efficienza lavorativa e causare problemi di salute di tipo fisico, psichico e psicosomatico (1). Ogni individuo è, normalmente, assolutamente in grado di sostenere una esposizione di breve durata alla tensione, che può essere considerata positiva, ma ha maggiori difficoltà a sostenere un esposizione prolungata ad una pressione intensa. Inoltre, individui diversi possono reagire differentemente a situazioni simili e lo stesso individuo può reagire diversamente di fronte a situazioni simili in momenti diversi della propria vita (2). L Accordo quadro europeo ravvisava due Fattori di stress, uno, oggettivo legato all organizzazione del lavoro, alle condizioni e all ambiente lavorativo, alla cattiva comunicazione interna; l altro soggettivo causato da le pressioni psicologiche e sociali, la sensazione di incapacità ad affrontarle, l impressione di non essere sostenuti e ribadiva l obbligo legale degli imprenditori di proteggere la sicurezza e la salute dei 2

3 lavoratori, conformemente alle Direttive Europee del 1989 e del 1990 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il nuovo accordo del 9 giugno 2008 Confindustria, Confapi, Confartigianato, Casartigiani, Claai, CNA, Confesercenti, Confcooperative, LegaCooperative, AGCI, Confservizi, Confagricoltura, Coldiretti, Cgil, Cisl e Uil, recependo lo spirito e le direttive contenute nell Accordo del 2004 hanno sottoscritto a loro volta un accordo confederale volontario il 9 giugno di quest anno, nel quale vi si legge che: Affrontare la questione dello stress lavorocorrelato può condurre ad una maggiore efficienza e ad un miglioramento della salute e sicurezza dei lavoratori, con conseguenti benefici economici e sociali per imprese, lavoratori e società nel suo complesso. Composto da sette articoli l Accordo confederale italiano riconosce la necessità di intraprendere una specifica azione congiunta volta sia a monitorare il fenomeno, sia a individuare tempi e strumenti per contenere il problema dello stress correlato al lavoro. Vengono però escluse da questo contesto le molestie e la violenza sul posto di lavoro, causa di logorio e di stress post-traumatico, che sono demandate a nuove indicazioni comunitarie, nell ambito del Dialogo sociale europeo (art. 2, punto 3). Inoltre si precisa che Non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress da lavoro-correlato, volendo in qualche modo delimitare il problema. Pur ammettendo la difficoltà a circoscrivere esattamente i contorni del fenomeno, l articolo 4 tenta di specificare meglio la fattispecie dello stress correlato al lavoro, identificando alcune modalità comportamentali dei lavoratori, come l alto tasso di assenteismo, di turnover, di conflittualità o di contestazioni dei dipendenti, come inequivocabili segnali di allerta per imprenditori e i manager aziendali, perché sintomi riconducibili a un diffuso malessere all interno delle loro compagnie. Qualora si individui un problema di stress lavoro-correlato spetta al datore di lavoro, con la partecipazione e la collaborazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti, il compito di stabilire le misure appropriate per prevenirlo, eliminarlo o ridurlo, secondo i principi di tutela della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro contenuti nella direttiva-quadro 89/391 (che diede poi origine alla legge 626 del 1994). Questo tipo di stress potenzialmente può rappresentare un fattore di rischio lavorativo rilevante, ai fini della tutela della salute e della sicurezza del lavoratore e dei colleghi ed essere anche all origine di veri e propri infortuni (3). E per questo che all articolo 5 si sostiene che nella valutazione dei fattori di rischio sia opportuno adottare una apposita e separata politica sullo stress con specifiche misure volte a identificare i fattori di stress. Prevenire, eliminare o ridurre i problemi di stress lavoro-correlato sono l oggetto dell articolo 6, che indica, tra l altro che laddove nel luogo di lavoro non siano presenti professionalità adeguate, possono essere chiamati, a mo di consulenti, degli esperti esterni, la cui professionalità deve essere riconosciuta secondo la legislazione europea e nazionale, gli accordi collettivi e la prassi. Poi, una volta adottate le misure anti-stress, queste dovrebbero essere regolarmente riviste per valutare se sono efficaci, se consentono un uso ottimale delle risorse e se sono ancora idonee o necessarie. Infine all articolo 7, Realizzazione e sviluppo nel tempo, le parti firmatarie si impegnano a rivedere e a rivalutare l accordo in qualsiasi momento, a decorrere dal quinto anno dalla data della firma, se richiesto da una di esse. 3

4 Note 1. Sintomi rilevanti in condizioni di stress prolungato: - problemi dermatologici, - abbassamento delle difese immunitarie (maggiore vulnerabilità alle malattie), - disturbi a carico dell apparto cardio-circolatorio e senso di oppressione, - disturbi a carico dell apparato gastrointestinale, - disturbi dell apparato muscolo scheletrico, - disturbi della sfera sessuale, - perdita di concentrazione, insonnia, iperidrosi, - sindrome ansiose e disturbi comportamentali (attacchi di panico, perdita di autostima, ecc.), con conseguente ritiro dalla vita lavorativa e sociale, - depressione con conseguente abuso di farmaci e/o alcool, fumo, caffè, - alterazioni della personalità. 2. I fattori di stress al lavoro secondo Stanislaw.V. Kasl della Yale University nel New Haven, Connecticut,USA, in Methodologies in stress and health: Past difficulties, present dilemmas, future directions. (1991) sono ascrivibili a cinque gruppi di motivazioni, a volte tra loro connesse: 1 - Aspetti temporali della giornata di lavoro e dell'attività lavorativa: (a) lavoro a turni, in particolare turni a rotazione; (b) lavoro straordinario indesiderato o numero "eccessivo" di ore; (c) doppio lavoro; (d) ritmo di lavoro condizionato dal sistema di retribuzione; (e) ritmo di lavoro accelerato, soprattutto in presenza di richieste pressanti (f) tempo insufficiente per rispettare le scadenze di lavoro; (g) programmazione dei cicli di lavoro e di riposo; (h) variazioni della quantità di lavoro assegnata; (i) interruzioni. 2 - Contenuto dell'attività lavorativa (indipendentemente dagli aspetti temporali): (a) lavoro frammentario, ripetitivo, monotono che prevede compiti e competenze poco variati; (b) autonomia, indipendenza, influsso, controllo; (c) utilizzo delle competenze disponibili; (d) opportunità di acquisire nuove competenze; (e) vigilanza mentale e concentrazione; (f) incertezza delle mansioni o delle richieste; (g) contraddittorietà delle mansioni o delle richieste; (h) risorse insufficienti in relazione all'impegno o alle responsabilità necessari per portare a termine il lavoro (per esempio: competenze, apparecchiature, struttura organizzativa). 3 - Rapporti interpersonali nel gruppo di lavoro (a) possibilità di interagire con i colleghi (durante il lavoro, nelle pause, dopo il lavoro); (b) dimensione e coesione del gruppo primario di lavoro; (c) riconoscimento per i risultati ottenuti nel lavoro; (d) sostegno sociale; (e) sostegno strumentale; (f) equa distribuzione del lavoro; (g) molestie. 4 - Rapporti interpersonali con i supervisori 4

5 (a) partecipazione ai processi decisionali; (b) feedback e riconoscimento da parte dei supervisori; (c) possibilità di ricevere un feedback dalla supervisione; (d) grado di rigore della supervisione; (e) sostengo sociale; (f) sostegno strumentale; (g) incertezza o contraddittorietà delle richieste; (h) molestie. 5 - Condizioni dell'organizzazione: (a) dimensione dell'organizzazione; (b) struttura (ad esempio: struttura orizzontale con pochi livelli all'interno dell'organizzazione); (c) lavoro alla periferia dell'organizzazione; (d) prestigio relativo delle mansioni svolte; (e) struttura organizzativa non chiaramente definita (attribuzione delle responsabilità; presupposti organizzativi per conflitti di ruolo e ambiguità); (f) burocrazia organizzativa (amministrativa) e procedure incongrue (irrazionali); (g) politiche discriminatorie (per es. nelle decisioni sui licenziamenti o le promozioni) 3. Il NIOSH, National Institute for Occupational Safety and Health in Stress at work, Ha fornito la seguente definizione: Lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore. Lo stress connesso al lavoro può influire negativamente sulle condizioni di salute e provocare persino infortuni. 5

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