120 anni. grazie! una scommessa e un gran sogno. Giugno 2013 la Comunità di Oreno saluta le Suore della Carità di Maria Bambina

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1 grazie! 120 anni una scommessa e un gran sogno Giugno 2013 la Comunità di Oreno saluta le Suore della Carità di Maria Bambina Giugno 2013 la Comunità di Oreno saluta le Suore della Carità di Maria Bambina

2 Perché... Questo volumetto non sia un ricordo che alimenta la nostalgia del passato, ma un richiamo alla scommessa, al grande sogno che siamo chiamati a realizzare. Abbiamo chiesto innanzitutto alle suore di ricordarci il loro carisma di suore della carità, secondo la volontà delle sante fondatrici Bartolomea e Vincenza. In questo ci aiuta anche il contributo di mons. Ennio Apeciti profondo conoscitore della storia ecclesiale e sacerdote che cura la spiritualità delle religiose. Le voci che qui sono state raccolte sono soltanto le prime di un coro che sicuramente si alzerà da Oreno per dire grazie. Salutiamo le suore promettendo di vivere quanto ci hanno testimoniato lungo i 120 anni di permanenza a Oreno. Ognuno ripenserà a quanto ha visto e ricevuto ed è per questo che l ultima pagina è lasciata bianca perché possa essere scritta da ciascuno di noi. È il modo più bello per esprimere la nostra gratitudine. La Redazione

3 Il saluto delle suore 120 anni di storia. Ad Oreno il nostro Istituto denominato Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa dette di Maria Bambina ha compiuto un percorso durato 120 anni: noi comunitariamente abbiamo avuto il pregio di condividerlo per diversi anni. Nell anno della fede ci prepariamo a salutarvi e a chiudere definitivamente la nostra comunità. In questi anni il nostro compito è stato quello di comprendere e di vivere l annuncio di Gesù e di impegnarci per la diffusione del nostro carisma: La carità dell Amabilissimo Redentore pensato e vissuto da S. Bartolomea. 120 anni: una scommessa e un gran sogno Coloro che sognano ad occhi aperti conoscono molte cose che sfuggono a quanti sognano dormendo. Questa massima d Edgar noi l abbiamo utilizzata per verificare l esperienza di questi anni trascorsi con voi. Sognare ad occhi aperti prima di scrivere è stata una meravigliosa esperienza perchè abbiamo ammirato con stupore le molte cose fatte: ci siamo accorte di essere cresciute nella fede e che ci avete aiutato a vivere in profondità la nostra vita religiosa. Ad Oreno noi suore abbiamo fatto l esperienza di una parrocchia dal cuore pieno di Dio, di giovani attenti ai fratelli più piccoli, ma fragili, che desiderano una risposta, un aiuto. La comunità parrocchiale è apparsa ai nostri occhi ricca della Parola più che delle parole complicate e ripetitive. Abbiamo visto che siete molto più esposti alla fraternità che all efficienza, alla speranza che alla paura, al dialogo che alla chiusura; dovete continuare ad essere uomini e donne di comunione e di profezia capaci di continuare a sognare. Una scommessa: continuate a sognare la sorgente d acqua che zampilla vita eterna; pur nelle difficoltà e nelle prove, svegliatevi dalla routine, dall apatia, dalla mediocrità e dall indifferenza, distruggete i germi di rassegnazione, combattete l atrofia spirituale, diventate cristiani ricchi di fede capaci di sperare perché chi spera confida nella vita, nelle persone, in Dio. Nella pesca miracolosa narrata da Luca c è una bellissima risposta che Pietro dà a Gesù: Se lo dici tu. Anche noi prima di partire vorremmo ripeterlo con la stessa fiducia di Pietro. Se lo dici tu, andiamo, ringraziamo Gesù, il nostro Istituto che ci ha fatto compiere questa meravigliosa esperienza. La comunità pastorale della Beata Vergine del Rosario che abbiamo tanto amato e cercato di servire con quella benedetta carità tanto cara a Bartolomea. Se lo dici tu, salutiamo e ringraziamo il parroco Don Mirko, Don Marco, Don Luigi, Padre Paolo con la sua Comunità e tutti i sacerdoti che ci hanno sostenuto nel nostro apostolato. Se lo dici tu, salutiamo e diciamo grazie a Don Andrea Citterio e a Don Marco Fumagalli perché hanno camminato con noi per la formazione dei ragazzi e dei giovani. Se lo dici tu, salutiamo la presidente dott. Cristina Barromeo, il segretario dott. Lino Cavenaghi, il consiglio della Scuola Materna, le insegnanti, il personale che ha collaborato con la superiora Suor Maria Agliardi per la conduzione della scuola... l ex consigliere Augusto Fumagalli, i volontari: Mario e Luigi che con passione servono la Scuola. Se lo dici tu, andiamo portando nel cuore il nostro amato oratorio (S. Bartolomea); ringraziamo le guide e i genitori che hanno collaborato per rendere l ambiente accogliente, vivace, gioioso e ricco di stupore. Se lo dici tu, dobbiamo proprio andare quindi salutiamo Giovanni Mauri, Luigi Sala e tutti i volontari dell Oratorio. Anche a voi catechiste diciamo grazie per la vostra disponibilità, il vostro entusiasmo e il vostro desiderio profondo di annunciare la Parola di Dio al cuore delle nuove generazioni. Se lo dici tu, partiamo, ringraziando tutte le persone di Oreno: getteremo le reti nelle nuove comunità e con entusiasmo inizieremo il nostro cammino sognando, amando con il cuore di Cristo. Non è la fine di un viaggio ma solo l inizio di un altro. Bisogna andare per avvistare quello che non abbiamo visto, vedere di nuovo magari quello che si è già visto. Bisogna ritornare sui passi già dati per ripeterli e tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Suor Maria Agliardi Suor M. Grazia Brambilla Suor Andreina Carenini Suor Donata Piazzoni 2 3

4 Suore di carità delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa Profilo storico e spirituale dell Istituto L inizio Con umile rito nella chiesa parrocchiale di Lovere, il 21 novembre 1832, Bartolomea Capitanio e Caterina Gerosa, rispondendo alla chiamata di Dio si consacravano interamente a Lui per essere strumenti visibili della sua carità in un paese in cui il bisogno era grande ed estremo. Si attua così, sotto la guida illuminata e forte di don Angelo Bosio, il caro progetto di Bartolomea: un Istituto tutto fondato sulla carità al cui sviluppo Caterina avrebbe dedicato l intera esistenza. L intuizione di Bartolomea Capitanio Nel promemoria scritto per obbedire, Bartolomea indica le linee e le finalità di quest Istituto, maturate in lei per impulso dello Spirito (secondo le quali ci poniamo alla sequela di Cristo con un nostro specifico cammino nella Chiesa), le suore sono pensate da lei con particolare tenerezza come figlie del Redentore, sono chiamate ad imitarlo ed a continuare la sua missione di carità nelle opere di misericordia, sino a fare ogni possibile, soffrire tutto, dare anche il sangue per il bene dei prossimi. Il dono dello Spirito in Bartolomea Questo impulso dello Spirito è più forte delle stesse prove e connota tutta l esperienza spirituale di Bartolomea, che lo vive nel suo esigente contenuto di carità e di sacrificio. Ancora adolescente risponde alle proposte di Dio mettendosi sulle vie con un coraggioso programma di santità : Voglio farmi Santa, grande santa, presto santa. Esce dall educandato delle Clarisse con una profonda esperienza del Signore. L ambiente che la accoglie riflette i disagi materiali e morali causati dal dispotismo napoleonico, dalla successiva restaurazione austriaca e dai primi sintomi della rivoluzione industriale. Di fronte alle attese del suo tempo, Bartolomea sente irresistibilmente il richiamo di quella benedetta carità che già esercitava con gusto e che le fa ora intravedere nuove e audaci vie di bene. Radicalmente votata a Lui, entusiasta di questa scelta e decisa a compiacerlo nella concretezza della vita, con la guida sapiente di Don Bosio, che segue in lei il progressivo delinearsi del disegno di Dio, opera con ardore e creatività. Si fa amica e sorella di tutte le giovani, si scrive nel cuore le più bisognose ; fa scuola alle bambine in casa sua ; consiglia le animatrici degli oratori dei paesi vicini ; è di aiuto ai sacerdoti ; gode di conversare con i poveri, li soccorre più che può ; si adopera a sollievo degli ammalati e degli infermi. Si avvicina a tutti con tratto piacevole, allegro e modesto, per guadagnare i cuori e portarli più facilmente al Signore. Il terreno del suo slancio apostolico è in parte preparato da Caterina Gerosa, maggiore a lei per età, diversa per indole e per educazione, ma con nel cuore la stessa passione per la carità. Insieme pensano l Istituto che con sempre nuova chiarezza si configura nella mente di Bartolomea come casa per la gloria di Dio, opera sua, dolce speranza in tanto bisogno. Caterina ne ama gli intenti ma sente che l opera è troppo grande: continuerebbe volentieri a percorrere le vie di Lovere scomparendo dentro le case, benefattrice sollecita e nascosta, vera signora della carità. Si ritrovano unite nella ricerca sofferta della volontà di Dio, alla quale infine anche Caterina consegna tutta se stessa, i suoi timori, il suo non capire. Davanti al prevosto Don Barboglio e a Don Bosio, che parlano in nome di Dio, lei così abituata a meditare il Crocifisso da cui traeva la sua regola di vita, china il capo e fa del volere di Dio la sua forza. Convinta, ormai, dopo la grande prova che autore dell opera è il Signore, Caterina, in religione Suor Vincenza ripeterà spesso con profonda persuasione : sia sempre fatta la sua santissima volontà. Il suo detto chi sa il crocifisso sa tutto diventa confidente abbandono che vestirà di freschezza e di eroismi le giornate della prima comunità al Conventino. Da allora il carisma di Bartolomea è accolto condiviso da Vincenza, continua ad incarnarsi nelle diverse culture e nei diversi contesti ecclesiali, con tutta la forza e la novità che il Promemoria contiene e ci consegna. 4 5

5 La storia Partite le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice della Congregazione Salesiana di Torino, il 21 settembre 1893 il Consiglio Direttivo dell Asilo prende contatti con la Congregazione delle Suore di Carità, dette di Maria Bambina. La Superiora Generale dell Ordine si impegna a dare le Suore per il giorno 6 novembre La prima Superiora della comunità orenese è Suor Francesca Tornaghi, la quale rimarrà all Asilo per 20 anni fino alla sua morte avvenuta il 30 novembre CONVENZIONE Milano, li 27 ottobre 1893 A concretare le intelligenze precorse tra la Commissione Amministratrice dell Asilo di Oreno, rappresentata dal suo Presidente, l Eccellentissimo Signor Duca Tommaso Scotti, e l Istituto delle Suore di Carità della Venerabile Capitanio, rappresentato dalla Superiora Generale, Suor Angela Ghezzi, si addiviene alla presente Convenzione intorno all assunzione, per parte dell Istituto dell Asilo suddetto. 1 - La Superiora Generale delle Suore di Carità s impegna di dare per il giorno 6 novembre 1893 tre Suore e due Mandatarie, riservandosi la facoltà di visitare e di sostituire, tanto le Suore che le Mandatarie, dandone preavviso all Onorevole Commissione Amministratrice qualora si tratti del cambio della Suora Direttrice. 2 - Incombenza delle Suore sarà l educazione, l istruzione, la sorveglianza e l assistenza dei Bambini, coadiuvate per l assistenza dalle due Mandatarie. 3 - Il sistema di educazione dovrà tendere a formare i Bambini a religione, a moralità, a civile contegno ed a procurare il loro sviluppo intellettuale e fisico. Per l istruzione si conviene di adottare il sistema misto, come più vantaggioso e rispondente alle esigenze delle classi agricole che limitano alla figliuolanza il tempo assegnato alla istruzione. 4 - Il Regolamento dell Asilo e le variazioni che in seguito si introducessero verranno esibite alla Superiora Generale per quanto spetta l opera delle Suore, le quali non potranno assumere altri impegni oltre gli accennati nella presente Convenzione, senza il consenso d ambedue le parti firmatarie. Le vacanze settimanali e le autunnali verranno stabilite di comune accordo tra la Superiora Generale e la Commissione. 5 - Le Suore non si assumono l accettazione dei Bambini, né l incasso delle rette mensili, nel caso si accettassero bambini a pagamento. 6 - L Onorevole Commissione Amministratrice si obbliga: a) - a dare per abitazione delle tre Suore e delle due Mandatarie un appartamento mobigliato, fornito di mobili semplici e decenti e di biancheria da letto, da tavola e da cucina. La manutenzione dell appartamento dei mobili e delle biancherie staranno a carico dell Onorevole Commissione. b) - a conferire un assegno annuo di complessive pagabili in via trimestrale anticipata, cioé mille - per vitto e vestiario delle tre Suore e 480 quattrocentottanta - per vitto e salario delle due Mandatarie. 7 - La Superiora Generale o sua Rappresentante riceverà in consegna tutti gli effetti mobili destinati per l Asilo e per l uso delle Suore; se ne redigerà inventario in doppio esemplare uno per ambedue le parti contraenti, e detto inventario servirà di base alla riconsegna nel caso che le Suore si ritirassero dall Asilo. 8 - Se l Onorevole Commissione avrà dei rimarchi a fare sull opera delle Suore, li rivolgerà alla Superiora Generale. La presente Convenzione si intende conchiusa fra i contraenti, sotto riserva dell approvazione dell Ordinario della Diocesi per quanto riguarda le Suore e sarà duratura finché non venga disdetta dall una delle parti col preavviso scritto di tre mesi prima del termine dell anno scolastico. La Superiora Generale delle Suore di C. Suor Angela Ghezzi Tommaso Scotti Presidente In data 14 ottobre 1893 il Consiglio di Amministrazione dell Asilo delibera la venuta in Oreno, per la conduzione dell Asilo, di tre Suore e due mandatarie dell Istituto delle Suore di Carità di Maria Bambina di Milano. 6 7

6 1898 Viene esaminata la richiesta del Municipio di un aula nel locale dell asilo per istituire la scuola mista regolare; la risposta del Consiglio Direttivo è positiva dati i vantaggi che possono derivarne; il Comune pagherebbe un affitto, lo stipendio a 2 Suore insegnanti, curerebbe l arredamento dell aula Allo scopo di reperire i fondi si delibera di ricorrere alla carità pubblica con la sottoscrizione di azione da L.2 cad. all appello si rispose generosamente tutti. - E come da cosa nasce cosa si pensò pure a provvedere i Bambini della minestra quotidiana dietro pagamento di L. 1 mensile - e con oggi incomincia la distribuzione della minestra Il Parroco benedice in Parrocchia la Statua di Maria Bambina, che viene portata processionalmente il giorno dopo all Asilo. Interviene il Corpo Musicale - luminaria e fuochi a sera - e nel mattino successivo un pò di pioggerella dopo due mesi quasi d asciutto invocata dal popolo per intercessione di Maria Bambina 1922 Allo scopo di sostenere le sempre scarse finanze dell Asilo si decide di scrivere alla locale Cooperativa Corpo Musicale, all On. Achille Grandi per avere buoni uffici presso il Ministero della Pubblica Istruzione circa il solito sussidio annuo; vengono incaricate le suore affinché organizzino feste e recite; la tassa di iscrizione annua viene portata a L.5 per bambino da pagarsi in due rate; si decide pure di scrivere al Reverendo don Romeo affinché con i suoi mezzi persuasivi induca le famiglie della frazione Velasca ad iscrivere i bambini all Asilo; infine viene incaricato il segretario per l acquisto di alcuni libri sui moderni metodi di insegnamento negli Asili infantili Giorni solennissimi per Oreno si diede la benedizione solenne alla cappelletta delle Suore dell Asilo, allietati dalla presenza di Mons Pietro Vescovo di Bobbio, fratello del Parroco don Francesco Calchi Novati, ampliata, decorata, abbellita. Alle 10 grande Ufficio per i Morti. Alle 15 benedizione dello stabilimento per tessitori a mano e posa della prima pietra delle case popolari Questa domenica rimarrà memoranda nella storia di Oreno e fra le Suore di Maria Bambina dell Asilo Infantile del paese. Si fece all Asilo una gran festa alla Beata Bartolomea Capitanio, alla quale prese parte, con stupore di tutti, tutta la popolazione, Banda, cantori, associazioni cattoliche. L Asilo era stato trasformato in cappella; il Missionario della Consolata di Montevecchia celebrò la S. Messa con bel panegirico, alla mattina 500 figliuole si comunicarono delle quali ben 400 tutte bianco vestite, da far apparire la chiesa parrocchiale invasa da un vero stuolo di angeli dai candidi veli; alle 14 solenne processione della statua e reliquia della Beata dall Asilo, Casa Scotti, Via Castellazzo, via Madonna, sosta in chiesa con benedizione del SS. Sacramento e parole del Parroco, indi trasporto della statua all Asilo, dopo una ferma alla Fabbrica con benedizione della reliquia. Non si sa come, il paese rigur- gitava di forestieri. Nessun manifesto, nessuna réclame; le figliuole ne avevano parlato negli stabilimenti; bastò questo perché un nugolo di giovanette dei paesi vicini intervenisse alla passaggio della Beata. Alla sera alle 5 ed alle 8 conferenza pubblica Missionaria con proiezioni Parere positivo sull insegnamento con il sistema Montessori 1932 Per il primo centenario delle suore di carità. La fausta data del primo centenario di fondazione delle Suore di Carità della Beata B. Capitanio, comunemente dette di Maria SS.ma Bambina, anche tra noi non si mancò di celebrarla, facendola anzi precedere da un triduo di preparazione. Oreno si onora di ospitare da molti anni ormai le buone Suore, alle quali è affidata la direzione dell Asilo Infantile e l Oratorio femminile nei giorni festivi. Era dunque giusto che l evento non passasse da noi inosservato, tanto più che a questo benemerito Ordine di Suore il paese nostro ha già dato una ventina di vocazioni Ci piace comunicare che la Direzione dell Asilo ha deciso giorni scorsi di ridurre la quota mensile, e di offrire una buona merenda consistente in caffé e latte o altro nel pomeriggio di ogni giovedì, oltre la consueta minestra di mezzogiorno Domenica è deceduta quasi improvvisamente, all età di 70 anni, suor Candida (al secolo Deltini Rosa). Questa scomparsa è molto sentita dal nostro popolo, per ben quarant anni suor Candida aveva profuso i tesori della sua mente e del suo cuore a vantaggio delle giovani generazioni quale insegnante nelle pubbliche scuole. Si era inoltre adoperata indefessamente per la cristiana formazione della gioventù femminile Per coprire la maggior spesa si decide l aumento della retta mensile per gli abbienti dal L. 22 a L luglio 1958 Si è potuto finalmente procedere alla posa della PRIMA PIE- TRA. La cerimonia della posa della 1^ Pietra fu fatta, per delegazione di Sua Ecc. mons. Domenico Bernareggi, dal concittadino don Edoardo Panceri. La pergamena racchiusa nella prima pietra era così fatta: Anno centenario Lourdense fungente pastorali munere Zaffaroni 8 9

7 T. munificentiae i conti Borromeo comitis et omnis populi Oprenensi Sac, Edoardus Panceri comisis ex delegazione S. E. Domenici Bernareggi Episcopi Fomagustae primum lapidem solemniter pouit XX VII MCMCVIII Hanno firmato: la contessa Borromeo Presidente, i consiglieri don Tarcisio Zaffaroni, Enrico Marchesi e Giulio Marchesi, il conte Borromeo, il Coadiutore e le altre autorità presenti. Deo gratias! 1960 Inaugurazione nuovo Asilo : un capolavoro di asilo, unico nella zona Per due sabati consecutivi al nostro asilo funzionante in modo esimio con il metodo Montessori che, a scanso di equivoci, se ben applicato, è quello che ancora porta i frutti più efficienti, si sono dati convegno le mamme dei bambini per ascoltare una psicologa, una neurologa, una pedagogista sui problemi dell infanzia. Ieri poi s è aggiunto l assistente provinciale per ascoltare la dott. Maria Luisa Cassanmagnago, assistente alla Provincia. Veramente soddisfatte sono state le disserenti per la numerosa corrispondenza delle mamme che furono edotte sulle necessità di scoprire i sintomi delle diverse malattie che possono colpire i bambini. Per le famiglie disagiate c è possibilità di far intervenire anche finanziariamente l ente interessato. 27 giugno 1970 Benedizione del Papa ai nostri piccoli dell Asilo. In occasione del cinquantesimo di Messa del Papa Paolo VI, i nostri bambini dell Asilo avevano inviato un augurio ed una preghiera scritti da una di loro con gli inevitabili errori e colla caratteristica calligrafia dei bimbi della scuola materna. Nella passata settimana la direzione dell Asilo riceveva dalla segreteria del Papa il seguente scritto: La Segreteria di Stato è lieta di comunicare che Sua Santità ha vivamente apprezzato l omaggio augurale per il suo giubileo sacerdotale. Il Sommo Pontefice ringraziando per l attestato di pietà e di fede, invoca da Cristo, eterno sacerdote, l effusione dei celesti favori, in pegno dei quali imparte l apostolica benedizione. E con questa preziosa benedizione i nostri bambini inizieranno le prossime vacanze vicino ai genitori. Anche la comunità parrocchiale, dopo le preghiere e la benedizione della fine di maggio, si unirà ai fedeli di tutto il mondo per pregare per il Papa nella prossima festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Colla benedizione è arrivata un immagine ricordo del 50 del Papa Cent anni 1986 In difficoltà finanziarie l asilo infantile di Oreno. Il CO.RE.CO ha bloccato il contributo comunale. L Asilo infantile di Oreno, ente morale fondato nel 1891, sta vivendo un periodo di grave situazione finanziaria, infatti il Comitato Regionale di controllo ha bloccato la delibera con la quale l Amministrazione comunale stanziava 23 milioni come saldo del contributo per l anno 85 dopo che lo stesso Comune aveva stanziato 21 milioni quale anticipo. Il CO.RE. CO ha posto in istruttoria la delibera del Consiglio Comunale del dicembre scorso con la quale si stanziavano contributi a favore dei consigli di circoli e di istituto e delle scuole materne private di Oreno e di Velasca sostenendo che bisognava addivenire alla stesura e alla approvazione di delibere separate per ciascuno dei contributi. Ora l Amministrazione comunale ha fornito i chiarimenti richiesti e dato che il CO.RE.CO. non ha fatto sapere nulla ed essendo questo un caso di silenzio-assenso, la delibera, trascorso il periodo di 20 giorni dalla precedente segnalazione si deve intendere approvata. In quest ultimo periodo è stato possibile far fronte alle necessità urgenti per la gestione dell asilo solo ricorrendo a provvedimenti straordinari: per il mese di gennaio è stato necessario ricorrere alle offerte pervenute in occasione del Natale al fine di pagare gli stipendi ai dipendenti, per il mese di febbraio il Presidente dell ente è intervenuto con un assegno personale, per il mese di marzo i genitori hanno deliberato di versare a titolo di anticipo la quota di alcune rette mensili. Una delegazione di genitori si è incontrata lunedì 17 marzo con il Sindaco per far presente la situazione e per sollecitare l erogazione del saldo del contributo relativo all anno scorso. I genitori dei bambini che frequentano l asilo in un messaggio alla comunità di Oreno richiamano l attenzione di tutti sul grave problema dal momento che le Suore di Maria Bambina che operano nell asilo svolgono non solo un ruolo importante nell ambito dell educazione dei bambini ma svolgono altresì svariati servizi alla comunità tutta, dall assistenza agli infermi a quella prestata in oratorio. È quindi indispensabile che tutta la popolazione di Oreno e non solo quanti sono oggi direttamente interessati alla permanenza delle suore e dell asilo si impegni affinché questa istituzione possa in futuro sopravvivere, anche in considerazione della tradizione quasi centenaria che la lega alla comunità orenese Sequestrate cinque suore ieri notte a Oreno. Tre giovani, bene informati, per oltre tre ore hanno terrorizzato la piccola comunità. Tre milioni il magro bottino. Si tratta dell ennesima incursione con obiettivo persone consacrate che ha visto protagonista involontaria la Casa del Bambino di Oreno Anniversario della fondazione dell Asilo Infantile Un secolo di fedeltà (da: Il Cittadino) Oreno si stringe attorno alle sue suore, di ieri e di oggi. Domani, domenica 3 maggio, nell ambito delle manifestazioni celebrative del 100 di fondazione dell Asilo infantile, si svolgerà una giornata speciale, cui parteciperanno una quarantina di re

8 ligiose, che hanno prestato servizio presso la scuola materna e coloro che sono nate ad Oreno, queste ultime quasi tutte appartenenti all Ordine delle S. S. Capitanio e Gerosa. Le Suore di Maria Bambina (così sono meglio conosciute) sono presenti nell asilo orenese dal 6 novembre anni di fedeltà, divisi tra educazione dei bimbi, aiuto alla comunità parrocchiale, attiva collaborazione in campo professionale e sociale. Qualche esempio? Già dal 1893 suor Candida Lentini insegnava nella scuola elementare. Dal 1904 al 1968 le suore hanno portato avanti una scuola di lavoro per le giovani del paese, precorrendo una funzione più propriamente pubblica (in particolare, nel dopoguerra, gestendo e animando la colonia elioterapica a favore dei bambini, quando ancora era impensabile lasciare Oreno per le vacanze estive. Diverse suore, poi, hanno in passato trascorso praticamente l intera vita a Oreno, tra queste ricordiamo suor Caterina Pesenti, suor Adele Casirati (38 anni), suor Franceschina Razzi (33 anni), tutte ormai defunte e sepolte nel nostro cimitero. D altro canto, Oreno ha ricambiato donando decine di sue figlie (il numero esatto non si conosce) agli Ordini religiosi, soprattutto nel passato: sono 26 le religiose orenesi viventi, 21 delle quali suore di Maria Bambina. La più anziana, suor Teodolinda Penati, ha 93 anni, la più giovane, suor M. Antonia Colombo, 36. Oggi le cinque suore presenti a Oreno proseguono l opera ormai quasi centenaria delle sorelle che le hanno precedute, nella scuola materna, all interno della comunità, nell assistenza morale e materiale a favore di tutti coloro che ne avvertono necessità. La festa di domani, gesto collettivo di affetto e di riconoscenza sospeso tra passato, presente e futuro, assume un significato ancor più particolare alla luce dell increscioso, squallido episodio di cronaca di cui le religiose sono state vittime il mese scorso. L abbraccio di tanta gente saprà certamente contribuire a far ritrovare una volta di più la serenità e il coraggio di perseverare nel proprio compito, nella consapevolezza di operare in una terra familiare e benevola, niente affatto estranea né tanto meno ostile. 3 maggio 1992 Asilo infantile di Oreno: una giornata tutta per le suore (dal giornale Avvenire ). Nell ambito delle manifestazioni per celebrare il 100 di fondazione dell Asilo Infantile di Oreno l apposito comitato organizza per quest oggi una giornata interamente dedicata alle Suore, con la partecipazione di una quarantina di religiose che hanno prestato servizio presso la scuola materna e coloro che sono nate a Oreno. Queste ultime quasi tutte appartenenti all Ordine delle SS. Capitanio e Gerosa (o di Maria Bambina). Il personale religioso più presente presso l Asilo dalla fondazione risalente al Il 6 novembre dello stesso anno tre Suore e due mandatarie dell Istituto di Maria Bambina arrivarono a Oreno, vengono dotate dall Asilo di un appartamento mobiliato formato di mobili semplici e decenti e di biancheria da letto, da tavolo e da cucina, per educare, istruire, sorvegliare ed assistere un centinaio circa di bambini. Il sistema di educazione secondo la Convenzione stipulata dovrà tendere a formare i bambini a religione, a moralità, a civile contegno ed a procurare il loro sviluppo intellettuale e fisico. Per l istruzione si conviene di adottare il sistema misto, come più vantaggioso e rispondente alle esigenze delle classi agricole che limitano alla figliolanza il tempo assegnato all istruzione. Ma le Suore non si sono mai limitate al pur importante scopo per cui sono venute ad Oreno, ma hanno sempre dato un aiuto qualificato alla comunità parrocchiale ed una attiva ed efficace collaborazione nel campo professionale e sociale. Già nel 1898 suor Candida Deltini insegnava nella scuola elementare; per più di sessant anni ( ) le Suore hanno condotto una scuola di lavoro aperta a tutte le giovani del paese, precorrendo e sostituendo una funzione più propriamente pubblica, dapprima con l esecuzione di preziosi lavori a rete, dal 1938 con la scuola di taglio, cucito e ricamo, dal 1946, a sussidio dei magri bilanci familiari, con l annodatura delle salviette per conto terzi e, nel dopoguerra, gestendo ed animando la colonia elioterapica a favore dei bambini, quando era impossibile ed impensabile lasciare Oreno per le vacanze estive. Nel passato diverse Suore trascorsero praticamente tutta la loro vita a Oreno; tra coloro che ci hanno lasciati suor Caterina Pesenti è rimasta 52 anni, la già citata Suor Candida Deltini 40 anni, Sorella Adele Casirati 38 anni, Suor Franceschina Razzi 33 anni; tutte queste Suore sono sepolte nel Cimitero di Oreno. Ma Oreno non si è limitata a ricevere; i frutti della presenza delle Suore nella comunità sono state le decine di giovani che hanno scelto, soprattutto nel passato, di consacrare la loro vita ad un ordine religioso. Non si è in grado di conoscere esattamente quante siano state: attualmente sono ventisei le religiose orenesi viventi, di cui ventuno nelle Suore di Maria Bambina: dalla più anziana Suor Teodolinda Penati (93 anni) alla più giovane Suor M. Antonia Colombo corrono bel 57 anni. Gli altri Ordini religiosi sono quelli delle Suore Minime del S. Cuore, delle Clarisse di clausura, delle Marcelline e di Nostra Signora degli Apostoli. Oggi le Suore presenti ad Oreno, dopo la minacciata chiusura di alcuni anni fa, sono cinque ed oltre la scuola materna e la comunità parrocchiale svolgono una preziosa opera morale e, in alcuni casi, materiale a favore di tutti coloro che ne avvertono la necessità o ne sentono il bisogno. Per questo, senza voler ulteriormente approfondire la loro opera, avendo presente che il bene non fa notizia e ricordando ancora l ignobile gesto perpetrato da tre giovani lo scorso mese, la comunità di Oreno e tutti coloro che Vi conoscono dicono semplicemente, ma dal profondo del cuore, Grazie suore!! 2000 Di nuovo sono tornate ad essere in cinque; si temeva fortemente la riduzione della Comunità ad un piccolo numero. Grazie a Dio, nonostante tutto, nell ultima settimana di agosto, una nuova suora si è aggiunta, contribuendo quindi in modo sostanzioso a rendere ancora efficiente la Comunità nello svolgimento delle sue attività. A causa del rinnovamento avvenuto sarà utile far conoscere a nome delle Religiose tra di noi: suor Virgilia, superiora; suor Grazia, tra noi da molto tempo ed 12 13

9 incaricata della visita agli Anziani ed Ammalati; suor Andreina, si interessa dell Asilo, della Catechesi e dell Oratorio; suor Donata, si dedica anch essa alla Catechesi ed alla vita dell Oratorio; suor Antonietta, appena arrivata dall Isola di Malta Suor Maria Grazia Brambilla. Il suo lavoro sarà soprattutto rivolto all Oratorio e alla catechesi. Un dono da accogliere con il cuore aperto. A quanto pare di suor Grazia ce n è più di una. A prendere il posto in Comunità di chi se n è andata nel mese di maggio scorso verrà una sua omonima. Proveniente dalla Parrocchia di Brugherio, ci ha svolto egregiamente un proficuo lavoro educativo specialmente tra i giovani e i ragazzi. La sua collaborazione riguarderà in particolare questi settori, oltre a dare il suo contributo nella scuola materna. Quanti lavorano perciò sia nella catechesi, sia nell oratorio avranno un valido aiuto che garantirà nel tempo con la propria presenza la continuità di metodo e di scelte in sintonia con le varie componenti già impegnate da anni L 8 settembre 1906 le nostre suore prendevano in affitto la bella e caratteristica statua di Maria Bambina che ancora conservano e venerano nella cappella dell asilo. Eccone la storia. Le origini storiche del culto della natività di Maria non sono molto conosciute. I latini, primi fra tutti i romani, intorno al secolo VIII presero dai greci questa festa che da Roma si diffonderà poi in tutta la Chiesa d occidente. In Milano, il culto della natività di Maria sembra risalire al secolo X, mentre il Duomo di Milano dedicato a Maria Nascente sarà consacrato il 20 ottobre 1572 da S. Carlo Borromeo. Non lontano dal Duomo, nella Casa generalizia delle Suore di Carità, in via Santa Sofia, si apre un santuario dove, in un culla di bronzo dorato, è custodita un immagine miracolosa di Maria Bambina. Qual è l origine e la vicenda del simulacro? Negli anni dal 1782 al 1842 che segnano la soppressione delle varie congregazioni religiose, il simulacro è portato in un luogo di sofferenza: l Ospedale Ciceri di Milano. Lì verrà affidato a suor Teresa Bosio, superiora delle Suore di Carità di Lovere (BG), congregazione religiosa fondata nel 1832 da Bartolomea Capitanio. Queste suore che il popolo chiamerà in seguito di Maria Bambina, presenti in Milano dal marzo 1842, erano state chiamate dal card. Gaysruck per l assistenza ai malati dell ospedale. Al Ciceri, suore e malati si rivolgono ben presto a Maria Bambina per ottenere forza, speranza e protezione. Nel 1876, in seguito al trasferimento della casa generalizia e del noviziato, il simulacro passerà in via santa Sofia. L effige di Maria Bambina ha oramai oltrepassato il secolo: il volto in cera appare scolorito e sciupato dal tempo; viene così sostituita con un altra immagine, mentre quella originale sarà riesposta l 8 settembre di ogni anno all interno della casa religiosa. È il 1884 nella cronaca dell anno si legge: erano le ore sette del 9 settembre La madre si reca nell infermeria per la visita alle ammalate e, preso il santo simulacro, va di letto in letto porgendolo alle suore ammalate perché lo bacino. Giunge alla postulante Giulia Macario, da più giorni aggravatissima. Questa si sforza di avvicinarsi alla Celeste Bambina, con parole affettuose chiede la guarigione... Subito si sente per tutto il corpo un fremito misterioso. Sono guarita! esclama. Si alza e cammina. Da allora, il 9 settembre di ogni anno, si festeggia il giorno del miracolo. Dal 16 gennaio, poi, dell anno successivo si nota un fatto straordinario: l immagine di cera, scolorita e ingiallita, comincia a diventare così bella da sembrare una bambina vera L asilo non deve chiudere Un piano-salvataggio a Oreno. Parte la mobilitazione per pensare al dopo suore di Maria Bambina, obiettivo: creare una realtà che possa farsi carico della gestione. Domani, 22 maggio, è la festa dell asilo infantile di Oreno. È la prima circostanza che il neonato comitato Amici dell asilo Oreno promuove per raccogliere il sostegno, anche economico, dell intera frazione con l obiettivo di sostenere l attività della materna paritaria e soprattutto di scongiurare il rischio che, tra un paio d anni, quando le suore di Maria Bambina probabilmente lasceranno l asilo, la struttura sia costretta a chiudere. L elementare di Velasca insegna. Meglio prevenire che ridursi all emergenza. Vero è che qui il tema non è la scarsità di iscrizioni, visto che i bambini che frequentano la materna di via Piave sono oltre ottanta, e che qualche decina viene ogni anno respinta perché i posti sono esauriti. Qui semmai si tratta di due percorsi da condurre insieme, potenziare le risorse a favore della scuola, anche perché ogni anno i finanziamenti pubblici diminuiscono, e pensare a creare una realtà che sappia farsi carico della gestione dell asilo una volta che le suore non ci saranno più, ad esempio una fondazione spiega Paolo Cavalleri, uno dei venticinque orenesi che hanno dato vita al comitato L importante è muoversi per tempo. Esistono esperienze di comunità che, in vista della chiusura di un asilo parrocchiale, hanno saputo mettersi in gioco e rilevare la gestione. Non è un utopia, si può fare, ma serve l impegno di tutti. Il primo passo è coinvolgere gli orenesi. Nell ultimo fine settimana il comitato ha recapitato a tutte le famiglie un volantino che riassume la storia dell asilo, il presente e gli orizzonti che si aprono. Gli obiettivi elencati sono: garantire alle famiglie e alla comunità la continuazione e la qualità di questo servizio, tanto più in una situazione di carenza generale di strutture atte ad accogliere i bambini; impedire la chiusura, con la conseguenza che l immobile diventerebbe di proprietà del Comune che potrebbe destinarlo a diverso scopo ; promuovere azioni per mantenere e migliorare il servizio. Mario Motta 14 15

10 Le suore della carità Le Suore di Maria Bambina lasciano Oreno, così mi ha comunicato don Marco Caraffini. Mi sono domandato: «Come mai partono?», ma subito mi è sorta un altra e contrapposta domanda: «Come mai sono arrivate a Oreno?». Come mai giunsero? Per partire, occorre prima essere arrivati. Ho ripensato alla storia di queste Suore, a quella profezia fatta dalla loro prima fondatrice, santa Bartolomea Capitanio, negli ultimi mesi di vita: «Non dubito affatto che il nostro Istituto durerà fino alla fine del mondo». Erano parole infuocate, che lasciarono il segno. Ce ne dà prova il commento a queste parole, che L Osservatore Romano fece in occasione della beatificazione di Bartolomea: «Siamo nel regno della follia, ma è una follia che nasce ai piedi della croce». Forse è qui il segreto, che conviene oggi custodire: le suore di Maria Bambina giunsero ad Oreno, perché una giovane ragazza fu folle per Dio, fu folle per il Signore Crocifisso, che le mostrava il Suo amore e la invitava ad amare con la Sua stessa divina intensità. Le bastarono ventisette anni, per la precisione: ventisei anni, sei mesi e dodici giorni. Tanto visse Bartolomea Capitanio. Un soffio, un raggio di sole che rapido attraversa l agitarsi delle foglie del tempo e che da esse viene frammentato. Eppure, ventisette anni bastarono per realizzare il suo sogno, il desiderio che bruciò tutti i rapidi anni della sua breve vita, per diventare «santa e grande santa e presto santa». E di trascinare con sé migliaia di altre giovani donne, come lei entusiaste dei Dio e dei fratelli. Non a caso negli ultimi mesi di vita, santa Bartolomea aveva steso un Promemoria per le sue figlie spirituali: «Le persone di questo pio Istituto devono essere adorne di tutte le virtù, ma le loro caratteristiche devono essere la Carità, la Dolcezza e l Umiltà, ad imitazione dell amabilissimo nostro Redentore. [ ] E mi pare che il Signore esiga che siano da loro sì grandemente praticate queste virtù che formino veramente il loro carattere, e che a solo vederle, o trattar assieme, si conosca che sono vere seguaci del Redentore». E papa Gregorio XVI aveva preso sul serio quelle parole, quando il 5 giugno 1840 approvò le Regole di quel nuovo Istituto: «le religiose di questo Istituto sdegnando le attrattive del mondo e infiammate dal fuoco della cristiana carità, ripongono la loro gloria nel fatto che unico oggetto dei loro pensieri, perseguito con tutte le forze, è curare amorevolmente gli ammalati; istruire le fanciulle nelle sacre verità della fede, educarle con cura al bene, formarle già nei primi anni alla virtù e all onestà e, orfane, aiutarle con ogni mezzo; esercitare con le industrie loro possibili tutte quelle opere che sono espressioni di amore verso Dio e verso il prossimo». Eppure, quando Bartolomea morì, il 26 luglio 1833, aveva accanto solo due consorelle: Caterina Gerosa e Maddalena Giudici. La prima era un poco avanti negli anni, secondo gli schemi di allora; la seconda era venuta ad aiutare quelle due prime fondatrici più come amica, come aiutante, poi era rimasta affascinata dal loro esempio, così da domestica era divenuta consorella. Eppure queste due donne traghettarono quel nascente Istituto verso il mondo intero: in poco tempo furono richieste di portare il loro carisma di carità in tutta Italia e nel mondo intero: nel 1860 le prime quattro suore partirono verso l India, per aiutare i missionari delle Missioni Estere di Milano (l attuale PIME) e quattro anni dopo erano già nel poverissimo Bangladesh. Non fecero in tempo a diffondersi in India, che furono chiamate in soccorso dei missionari in America Latina: giunsero a Buenos Aires (Argentina) nel 1909 per assistere gli orfani degli emigrati italiani e oggi sono diffuse in tutto quel Continente, come in tutto il mondo, quasi a obbedire a quel comando ad andare in tutta la terra (cfr Mc 16, 15; At 1, 8), che il Maestro ha lasciato come compito ai suoi discepoli, sino al compimento del tempo. Non dobbiamo dimenticarlo: questa diffusione oltre gli oceani, era possibile perché altrettanto tumultuosamente le Suore di Maria Bambina si diffondevano in Italia in numero sempre più grande (già nel 1842 dovettero aprire un nuovo Noviziato a Milano) e con idee sempre più innovatrici: accettarono di impegnarsi nell assistenza alle carcerate di Venezia senza chiedere nulla per se stesse, ma pretendendo che alle detenute fossero tolte le catene che ancora portavano ai piedi: solo così avrebbero accettato l incarico per il quale il Governo (e il Vescovo) le supplicava. Così quelle Suore della Carità vissero in alcune celle, ma vedendo finalmente riconosciuta la dignità di quelle povere donne. Non mi sono perso per strada. Ho solo voluto accennare a quel miracolo che mi sono sempre parse le Suore di Maria Bambina: cosa attirò tante giovani donne in quel secolo tumultuoso? Dovremmo, infatti, ricordare che l Ottocento fu percorso da un duro anticlericalismo. Non sapevamo allora quello che sarebbe successo nel Ventesimo secolo, non sapevamo delle spaventose persecu

11 zioni che hanno oppresso la Chiesa nel Novecento, ma proprio questo rese più dura la vita dell Ottocento: non si era preparati alle umiliazioni, alle confische di chiese e conventi e case parrocchiali; non si era preparati ad esser cacciati dalle proprie dimore e ad essere trattati come dei parassiti, mentre si faceva tanta carità. Non si era preparati alla propaganda che già allora come si continua a fare infangava con vere e paradossali menzogne la Chiesa, i preti, i religiosi, le suore, i credenti. Eppure, proprio in quel tempo di ostilità per la Chiesa, le vocazioni esplosero, ed uso il verbo in senso preciso: migliaia e migliaia di giovani si consacravano a Dio come religiosi e religiose e non per avere qualcosa da mangiare come ama dire ancora una certa falsificante propaganda. Nell Ottocento si faceva la fame proprio diventando suora o frate o prete. Eppure migliaia di giovani furono entusiasti di soffrire per amore di Cristo e dei fratelli, impegnandosi nelle mille e mille opere di carità che sa sempre suscitare la fantasia dello Spirito Santo nella Chiesa. Né venne meno quello spirito nel secolo seguente, anzi andò quasi ulteriormente specializzandosi. Dall Ottocento al Novecento Nell Ottocento c era da correre per amore di Gesù a servire i più poveri, che erano allora gli emigranti in terre lontane, i carcerati languenti in prigioni fatiscenti, gli infermi abbandonati alla pietà della gente (allora lo Stato non forniva assistenza sanitaria!). Ebbene, il campo della carità si allargò nel Novecento ed assunse primariamente il volto dell educazione. Nelle scuole italiane era ostacolato, se non impedito, l insegnamento di tutto ciò che riguardava la religione e non solo la religione stessa: basterebbe leggere i libri di storia di allora e di oggi! Occorreva impegnarsi nell educazione, di qui il nuovo impegno negli Oratori e nelle Scuole. Le Suore di Maria Bambina ancora una volta non mancarono all appuntamento cui le chiamava la Provvidenza. Ho sempre pensato a loro, quando leggevo negli Scritti del Beato cardinale Schuster la raccomandazione fatta ai parroci di dare alle Suore il necessario per vivere: «Assai spesso nella nostra archidiocesi abbiamo ritrovato codesti Asili e case di Suore in una sede angusta e disagiata, con uno stipendio che bastava appena a non morire di fame! Eppure, codeste anime generose e pure, sempre liete ed ardenti nel loro completo sacrificio, si prodigano per le nostre parrocchie, ed attraverso l asilo infantile, l associazione delle Figlie di Maria, il laboratorio, ecc. hanno facilmente in mano tutta la gioventù femminile. Noi le raccomandiamo intensamente alla carità ed alla giustizia dei parroci. Sì; anche alla giustizia; perché, mentre i vari sinodi assegnano l onorario minimo al coadiutore parrocchiale, e questo molte volte non è neppure sufficiente al costo odierno della vita, non è poi lecito lasciare tutta una comunità di Suore con uno stipendio che non giunge neppure alla metà di quello previsto per i Coadiutori! Prima delle campane nuove e del campanile; prima dei bei parati riportati su seta nuova per il giubileo sacerdotale del parroco; prima dell azienda del cognato o dei nipoti da salvare dal fallimento, ricordi il parroco che ci sono le Suore da non lasciar morire di fame». Se il Beato Arcivescovo scriveva così, doveva averne i motivi. Le Suore non fuggirono di fronte alla fame, pur di continuare a servire e me lo conferma un altra citazione del cardinale Schuster, tratta dalla Lettera pubblica così volle chiamarla che il Cardinale diffuse il 22 settembre 1943, per ringraziare il coraggio delle suore in quell estate, nella quale Milano subì massicci bombardamenti, che distrussero quasi metà della città: «Furono delle vere notti infernali, in cui assistemmo a dei tragici quadri: direi quasi apocalittici. Da una parte, era un inferno di bombe, di fuoco e di grida strazianti, mentre dall altra, gli angeli santi in forma visibile e sotto l abito sacro delle suore si lasciavano vedere tra quelle rovine fiammeggianti, in atto di salvare i poveri! Intendo riferirmi soprattutto all opera delle ottime suore della Beata Capitanio nei vari ospedali e nei diversi istituti di beneficenza ai quali sono addette. [ ] Ho veduto, ho udito, ho interrogato: in mezzo a quell infernale tragedia, ciò che ha rapito l ammirazione di tutti è stata soprattutto l opera angelica delle suore. [ ] Anche in quell occasione, chi rimase quasi sulla breccia, oltre ai bravi cappellani, furono le nostre buone Suore di Maria Bambina. Come poi delle deboli religiose abbiano avuto tanto coraggio, tanta forza fisica e morale da riuscire assolutamente superiori alla terribile prova, è cosa che difficilmente potrà comprendere chi non possiede la loro fede e l eroicità della loro vocazione religiosa». Vennero a Oreno con lo stesso spirito e servirono con lo stesso amore: di questo sono convinto, proprio per la conoscenza che ho delle Suore di Maria Bambina. Vennero con il mandato, che sempre il cardinale Schuster aveva dato a chi si impegnava negli Oratori. Aveva dato un criterio agli educatori, per verificare che avessero compiuto bene il loro compito: i loro ragazzi sarebbero dovuti arrivare spontaneamente ad impegnarsi in un servizio di carità, oggi diremmo di volontariato: «Ai giovani vita di Fede, Comunioni, Catechismi, Conferenze ecc. non bastano affatto. La loro fede ha bisogno dello sbocco della Carità Cristiana. È soprattutto nelle visite dei poveri a domicilio, degli infermi negli ospedali, dei carcerati, dei mezzi morti di freddo negli abbaini, nei bassi fondi delle grandi città, che i nostri bravi giovani ritrovano la realizzazione completa della loro vita Cristiana». Così sognava i giovani d oratorio e di parrocchia Schuster e spingeva giovani preti e suore ad impegnarsi con tutte le loro energie per riuscirci. Facendolo, le Suore di Maria Bambina erano fedeli al loro carisma, quello consegnato loro da santa Bartolomea, che diceva di sé. «Non son più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2, 20). Questa è la domanda che dovete fare di frequente, dicendo: Il mio cuore è poi tutto di Gesù? Nel mio pensiero si trova Gesù? Nel mio operare cerco di piacere a Gesù? [ ] La mia carità 18 19

12 è gradita al mio Gesù? Cerco di contentare in tutto Gesù? Mi sforzo di imitarlo e di ricopiarlo in me stessa? Mi interesso con impegno e premura perché sia amato da altri e, se fosse possibile, da tutte le creature?». Questo lo spirito che portò le Suore di Maria Bambina ad Oreno, e nel resto del mondo! Questo lo spirito che le sostenne, anche se forse non sempre ci sono riuscite: ma fa parte della storia stessa dell umanità camminare a piccoli passi sui sentieri di grandi ideali. Ora le Suore partono Ora le Suore di Maria Bambina partono da Oreno. Forse perché si è esaurito il loro carisma? Sciocco chi lo pensasse. Se il carisma delle Suore della Carità è vivere accanto ad ogni bisogno, esso non verrà mai meno. Lo ha ricordato Gesù stesso ai suoi discepoli, commentando le parole insincere di Giuda dopo che Maria gli aveva profumato i piedi con il nardo: «I poveri, infatti, li avete (o: li avrete) sempre con voi» (Gv 12, 8). Forse questo partire ci deve piuttosto interrogare: come mai in un epoca come la nostra manca ai giovani il coraggio di scelte di donazione totale? Di totale amore per il Signore e per i fratelli, soprattutto per gli ultimi, quelli più scomodi? La risposta credo sarebbe lunga e complessa. Mi piace riportare, però, quello che ha detto papa Francesco il 4 maggio 2013, al termine della preghiera del Rosario, recitato nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Egli ha preso come modello la Madonna, proprio quella che per le nostre Suore è il riferimento singolare, tanto da portarne il nome (Suore di Maria Bambina). È un discorso lungo, per cui non posso riferirlo tutto. Mi basta prendere qualche spunto. Papa Francesco parlò di Maria come di una mamma, che «aiuta i figli a crescere e vuole che crescano bene» e «per questo li educa a non cedere alla pigrizia - che deriva anche da un certo benessere -, a non adagiarsi in una vita comoda che si accontenta di avere solo delle cose». La mamma disse papa Francesco - «pensa alla salute dei figli educandoli anche ad affrontare le difficoltà della vita». Per questo la mamma-maria aiuta i suoi figli, che siamo noi ad affrontare i problemi della vita «con coraggio», perché sa che «una vita senza sfide non esiste, e un ragazzo o una ragazza che non sa affrontarle mettendosi in gioco, è un ragazzo e una ragazza senza spina dorsale!». Infine, dopo queste parole un po scomode, papa Francesco aggiungeva la terza caratteristica della mamma, di ogni mamma e, dunque, anche della Madonna. Disse: «Una buona mamma aiuta anche a prendere le decisioni definitive con libertà. Questo non è facile, ma una mamma sa farlo». Certo, papa Francesco sa che oggi intorno alla libertà c è molta confusione e per questo l ha precisata: vera libertà non è quella per cui uno vuole fare tutto e solo ciò che vuole, passa da un emozione all altra, da una passione all altra, da un esperienza all altra. Questo è istinto, non libertà! La libertà, ha detto papa Francesco è quella capacità, quel dono di Dio, che ci aiuta e ci permette «fare scelte buone nella vita!», come ha fatto Maria che ha risposto con entusiasmo di sì al piano di Dio sulla sua vita (cfr Lc 1,38)». Condivido quello che papa Francesco ha detto concludendo quella sua meditazione: «Quanto è difficile, nel nostro tempo, prendere decisioni definitive! A tutti ci seduce il provvisorio. Siamo vittime di una tendenza che ci spinge alla provvisorietà come se desiderassimo rimanere adolescenti. È un po il fascino del rimanere adolescenti, e questo per tutta la vita!». Contro questa tentazione di rimanere eterni adolescenti il Papa ha esortato: «Non abbiamo paura degli impegni definitivi, degli impegni che coinvolgono e interessano tutta la vita! In questo modo la vita sarà feconda! E questo è libertà: avere il coraggio di prendere queste decisioni con grandezza». Ho ritrovato in queste parole lo stesso entusiasmo di santa Bartolomea Capitanio, che non ebbe paura di abitare nel piccolo paese di Lovere né ebbe paura del mondo che derideva la sua fede cristiana. Era una ragazza convinta e per questo ha cambiato il mondo. Era una ragazza che bruciava d amore, una infuocata per Dio e i fratelli e voleva che lo fossero in futuro le sue sorelle suore. Per questo il cardinale Montini incontrando le suore di Maria Bambina il 14 maggio 1963, proprio un mese prima di diventare papa, disse loro: «Essere Suore di Carità vuol dire essere Suore di fuoco. E allora bisogna che apriate il cuore e preghiate così: Accendi Tu, o Signore, questa fiamma di carità in me, che mi trasformi e mi renda come mi vuoi. Coraggio!». Augurio Anche io dico coraggio alle Suore che lasciano Oreno, per andare dove il Signore le conduce, per altri lidi, per altre terre ove portare la carità di sempre. E alla gente di Oreno dico: ora tocca a voi. Avete avuto un dono, un esempio, delle mamme figlie della Mamma celeste e come mamme vere, anche le suore di Maria Bambina devono lasciarvi, perché come figli e figlie che loro hanno amato con verità, impariate a camminare sullo stesso sentiero di carità e di amore che esse hanno tracciato e testimoniato in tutto il tempo che il Signore ha voluto vivessero con voi. Ora come il popolo di Israele, devono piegare la loro tenda, per andare a piantarla dove c è ancora e più bisogno. Chissà che qualche giovane, ragazza o ragazzo di Oreno, vedendole partire non sentirà lo stesso desiderio di Bartolomea Capitanio: «Voglio essere santa, presto santa, grande santa!». Mons. Ennio Apeciti 20 21

13 poesia che le suore insegnavano alle bambine da recitare agli sposi che andavano a pregare all altare di Maria Bambina Son piccolina, far rime non so, ma un mazzo di fiori io pure vi dò: ma voglio vedere se tra questi fiori io riesco a trovare l augurio del cuore. Adesso ci guardo, l augurio non c è. Ma un piccol saluto lo faccio da me: vivete tanti anni sereni perché la piccola... (qui nome della bambina che recitava la poesia) di cuor ve lo dice! 22 23

14 La pategia G ho pusé de cinquant ann e a l Asilu sunt andàa ca gh eri tri ann. Eran i mument dala carestìa e di sansiòn, ma l Asilu, cunt i so benefatùr l è sempar staàa pién da bagaj da Velasca e da Urén. Alura s andaua vestì cul scusarén a quadrettén, e sùta purtaum i culsòn cunt la patégia. Stà finestra ca sa derviua dal dadrée, cunt i so butòn, che per i bagaj ca gh era un po die diarèla a l era un brevet funsiunant per da bòn. Ul nost abigliament al finiua minga lé: a gh erum tucc i nost sacurèt, impatà da noev da Ramualdu sacuré; e, in fin, gh erum tucc in man ul nost cestén, da fibra rusa, cunt dent un tuchèl da pan ca l faseua da merenda... I Suorj gh eran tutt ul so da fa: gh era Sorella Caterina in cusina a fa da mangià; la Sorella Adele la gh era tutti patégg da vardà. E i pusé malnat, per fai sta lì un po quièt, ja faseua spaventà; la ga diseua: Va mèti giò in cantina Insema a l om da tòla, suta la cà. La Suor Celeste la ma faseua imparà a fa i asti e i puntén; la ma premiaua sempar cunt un bol da carta cunt su buono o lode. I cansòn ca sa cantaua eran semper quei: A l Asilo si sta bene, L arcobaleno, e Senti lassù che ronza, passa l aeroplano: forse vien da Torino o forse vien da Milano. Francesco Lissoni 1981 I mè ricordi da l asilu Me rigordi quant andavi a l Asilu a Urén la pitansa la se purtava amò cunt el cestén cun denter una micheta, un oeuf e un pumén che al mangiavum a la bas per fa ul spuntén perché i Suori, anche se al fasevan bun, a me daven apena ul minestrun, e per fa che se stravaccava nò i tasén gh era di bus in del tavulén. Quant a gh era ul minestron cont i fasoeu ai tegnevum tucc d una part, num fioeu e dopu ai metevum in del fasulet senza vardà se l era bel net. e per pudè a schsciai ben ben ai metevum anca suta ai sederen vegniva foeura una specie de turtina e inscì fasevum la nostra merendina. Ul salòn induè che se mangiava in un atim al se trasformava in sala giochi o spogliatoi e a la dumenica a se faseva anche l Uretori. In salun a gh era una stuva per riscaldament che l andava a legna, malgasc o a carbun e tut inturnu a gh era un paravent che al g aveva una duplice funsiun prim per minga scutass se se casciavum trop arent segunt per fa sugà i mudant, quand a la fasevum dent. E quand gh era ul dutùr per fa la puntùra a me scundevi dadré perché gavevi pagùra. D està, quand faseva calt mangiavum a l aperto suta i piant: me rigordi pù da chi l era preparada ma truvavum una lunga tavulada, una ghiaieta fina in giardin a gh era giù e la banchèta a la sa stravaccava qnad se setavum giù a capitava ogni tant anche de fas mà e una quei vuna ul segn per semper gh è restà. Apena foeura del salun a gh era un purteghet in dué gh era la cusina, ul ripustili e i gabinett ma quand la me scapava impruvisament la magiur part di volt fasevum minga in temp. Michele Mauri 1981

15 Un grazie immenso Raccogliamo il testimone Così narra una leggenda russa: Il supremo Re di tutte le cose aveva indetto una grande festa nel suo palazzo. Tutte le Virtù erano invitate: ne intervennero molte, piccole e grandi. Vi si notava la Fede ammantata di verde, la Giustizia con la bilancia in mano, la Fortezza cinta di corazza, la Pazienza, la Temperanza Le Virtù s intrattenevano familiarmente tra di loro, come parenti stretti. Ma a un tratto l Onnipotente si accorse che due di quelle matrone si guardavano come se non si conoscessero. Da compìto Padrone di casa, ne prese una per mano e condottala dinnanzi all altra: La Beneficenza disse, designando la prima. Poi, presentando la seconda, soggiunse: La Gratitudine. Le due Virtù rimasero confuse. Dalla creazione del mondo, epoca ormai abbastanza lontana, si incontravano per la prima volta. Non così oggi, non così questa volta perché nulla è più urgente che il ringraziare. Per questo dico il mio immenso grazie alla superiora suor Maria Agliardi, a suor Maria Grazia Brambilla, a suor Donata Piazzoni e a suor Andreina Carenini per tutto ciò che sono state e per tutto ciò che hanno fatto per l oratorio e per la scuola dell infanzia di Oreno. Soprattutto per lo stile della loro presenza: instancabile, creativo, gioioso evangelico. In modo particolare un grazie gigantesco da parte mia a suor Maria Grazia: è stata una guida onnipresente, uno straordinario dono per l oratorio di Oreno, una presenza di notevole qualità ci mancherà anche per la visita natalizia alle famiglie Tanti, con tetra ostinazione, non fanno altro che ripetere che tutto è un illusione, ma noi cristiani crediamo che tutto sia allusione, tutto sia segno, tutto sia richiamo a un oltre, a un Altro Così è stata la vostra presenza, la vostra passione nel servizio educativo, nel servire il Vangelo dentro la comunità di Oreno. Qualcuno ha scritto che Dio ci dà la memoria per permetterci di avere le rose in dicembre sono certo che il profumo della vostra presenza, del vostro carisma quella benedetta carità, la carità dell Amabilissimo Redentore lo sentiremo per sempre! Il grazie si fa augurio per ciò che deve ancora venire: I tuoi occhi guardino sempre in avanti e le tue pupille mirino diritto davanti a te. (Proverbi 4,25) perché altri possano godere di voi, della vostra presenza, del vostro carisma, dei vostri sogni, ovunque andrete! il parroco, don Mirko Bellora Tutti noi ci sentiamo più vuoti, più soli per la partenza delle suore da Oreno; le suore stesse vivono con rammarico questo distacco anche se per loro, come per i sacerdoti, il partire da un luogo, il lasciare affetti fa parte di una scelta, della loro Regola e serve a mantenere vivo il senso del servizio alla Chiesa universale. Questo saluto si fa ancora più doloroso perché determina anche la chiusura della casa, come deciso dalla madre Provinciale. La domanda sul futuro della nostra Comunità suscita allora una certa apprensione; ma l assenza delle suore deve diventare un opportunità per ciascuno di noi chiamato ora ad alzarsi e mettersi a servizio degli altri. Certamente soffriremo la loro mancanza perché tanto è il bene che abbiamo ricevuto, ma non dobbiamo dimenticare che l importanza delle suore non deriva esclusivamente dalla loro straordinaria capacità di servizio, all asilo con i bambini e i loro genitori, all oratorio con i ragazzi e i giovani, in parrocchia con gli anziani e i malati: le suore sono preziose anzitutto per la testimonianza di fede. In questi 120 anni ci hanno sollecitato a guardare oltre l orizzonte terreno e ad alzare lo sguardo al cielo. È vero che nei secoli gli ordini religiosi hanno svolto opere mirabili in campo sociale, economico, educativo prima ancora che religioso, ma guai a valutarli solo per questi risvolti assistenziali. La vita religiosa è innanzitutto un grande dono nella Chiesa proprio per il suo compito di testimone, di sentinella e di profeta tra tutti gli uomini. Noi orenesi abbiamo sicuramente tanti motivi per essere grati alle Suore della Carità, protagoniste silenziose di innumerevoli opere di bene elargite con fedeltà e generosità. Ci siamo così abituati a questa presenza che facciamo fatica a immaginarci senza di loro, ma proprio questa è la testimonianza che siamo chiamati a dare e che le stesse suore si aspettano da noi. Siamo davvero consapevoli che la vita cristiana è fondata sull amore e sul servizio ai fratelli? È dunque arrivata l ora di raccogliere il testimone, di alzarci per metterci a servizio della comunità nell ambito educativo, caritativo, liturgico. Questo è il momento propizio, un tempo straordinario che dobbiamo imparare a interpretare con fede. I cambiamenti pastorali voluti dal vescovo Tettamanzi a riguardo della catechesi e della comunità pastorale, gli esempi di papa Benedetto e di papa Francesco e anche la partenza, dopo 120 anni di permanenza, delle suore, ci invitano a 27

16 Grazie molto cordiale, di un ex alunno di antica data scuoterci, a riprendere a camminare ed edificare con più entusiasmo, generosità e speranza. Consapevoli che abbiamo ricevuto tanto non possiamo vivere di nostalgia e di ricordi. Ciascuno dovrà sentirsi ora maggiormente sollecitato nella sua personale responsabilità ad essere partecipe con più fedeltà e passione alla vita dell altro. Gesù ci insegna che il seme che cade nella terra muore e porta frutto; la mancanza di cui inizialmente soffriamo deve essere colmata da una presenza più numerosa e coesa. Chiediamo a Dio che avvenga questo miracolo. Crediamo che, anche grazie alla preghiera delle suore, la nostra fragile fede romperà la crosta della terra, fiorirà e porterà frutto nel servizio ai fratelli secondo la volontà di Dio. La nostra riconoscenza, espressa in diversi modi ma soprattutto nella preghiera, accompagni le nostre care suore Maria, Andreina, Donata, Grazia, ultime di una schiera di angeli che hanno abitato in mezzo a noi per oltre un secolo e le sostenga sempre nella loro testimonianza religiosa. don Marco Caraffini La presenza delle Reverende Suore nella nostra comunità è stata un dono preziosissimo della Provvidenza per cui è doveroso ringraziare il Signore e la Congregazione, che ce l ha donata fino a questo Ogni persona che ha conosciuto queste suore ha i suoi ricordi indimenticabili ben impressi nella memoria. Anch io sono stato accompagnato da loro negli anni infantili ( ); negli anni successivi la catechesi di sorella Adele mi ha fatto crescere nel Signore, e la preghiera delle suore ha seguito il mio cammino seminaristico e reso più ricca la celebrazione della mia prima Messa nel Una delle prime Messe la celebrai anche nella cappellina dell asilo, dove da chierichetto settimanalmente servivo la Messa. Tutte le suore sono sempre vive nel mio pensiero e nel mio cuore: in particolare suor Celeste, maestra di una delicatezza e un attenzione gentilissime; suor Franceschina, che insegnava nell altra sezione; la Superiora, suor Rachele, sempre molto accogliente e sorella Caterina, che era addetta alla cucina. Ricordo anche suor Candida Deltini, che allora era già in pensione perché insegnante elementare. Sono certo che al mio grazie personale si aggiunge il grazie di tutte le famiglie e le persone che hanno frequentato l asilo ed hanno ricevuto una sapiente e saggia educazione civica e cristiana secondo il metodo, tanto famoso, della professoressa Maria Montessori. Ma le suore di Oreno non hanno soltanto guidato l asilo: va ricordata anche l attività catechistica ed oratoriana. E non possiamo dimenticare poi l attenzione e l assistenza agli ammalati, nelle visite domiciliari e in quelle ospedaliere. Chi non ricorda Suor Grazia, che ora è a riposo a Germanedo di Lecco? Un grazie con la Preghiera va a tutte le suore che hanno operato nella storia dell asilo e ora sono nel premio del Signore; ma il grazie più immediato è per le Suore che hanno guidato l asilo in questi ultimi anni e che noi tutti ben conosciamo: suor Maria, la Superiora direttrice; Suor Donata, Suor Andreina e Suor Maria Grazia. Maria Bambina, che ci avete insegnato a pregare, vi ricompensi e vi colmi di ogni Benedizione! grazie! molte grazie! grazie di cuore! Don Luigi Meda 28 29

17 Un saluto e un grazie alle atlete della fede Il Pipistrello e l Amico Con i 120 anni di servizio a Oreno, le Suore della Congregazione della Carità hanno calcato con le loro impronte tre secoli. Sono arrivate quando l Unità Nazionale era evento recente, non l altro ieri. Insomma, sono un pezzo di storia per Oreno. Ma ancora di più sono un pezzo di storia per gli orenesi. Perché più che dei luoghi o degli eventi, la storia la fanno le persone. E quello che ancora oggi, nel momento del loro saluto, le Suore rappresentano per la comunità ed il senso di impoverimento, che il distacco alimenta in molti, raccontano tanto della ricchezza che sono state e che sono ancora. Per cogliere il senso di questa ricchezza, basta annusare il debito di riconoscenza che la comunità trasuda verso le tante storie umane che le quasi cento suore che si sono avvicendate hanno intrecciato, indissolubilmente, con le storie umane dei piccoli orenesi che hanno educato. Educato al rispetto della vita, all impegno, alla Fede. Ma il saluto credo debba essere gesto educativo anch esso: educante all acquisizione di responsabilità. Il più grande gesto di ringraziamento e di saluto che la Comunità può rivolgere alle Suore, in questo momento difficile, credo possa essere quello di costruire uno scatto di ulteriore responsabilità, nel sapere raccogliere la sfida di proseguire la strada svolta per un tratto importante con loro. Una strada che oggi la comunità saprà condurre con la passione e l energia che ha visto praticate, con gratuità e dedizione, per 120 anni, da tante atlete delle Fede, in abito da Suora. Un abito indossato con le maniche risvoltate, inginocchiate a giocare con tanti nostri bambini. Paolo Brambilla Sindaco di Vimercate Il mio incontro vero e proprio con le Suore di Maria Bambina di Oreno è avvenuto nel 1981, dopo l ictus che ha lasciato fortemente emiparetica la mia mamma. Fin dalla prima estate la Suora che le portava la Comunione dava un ritmo speciale alla sua settimana di riabilitazione logopedica e fisica e coraggio anche a papà. Suor Grazia soprattutto era fedelissima. Ricordo però con una particolare allegria l incontro con Suor Candida: eravamo in giardino ed uno dei nipoti aveva trovato un pipistrello morto, sotto un albero. C era chi provava un certo ribrezzo, i commenti erano simili a quelli sui topi, Suor Candida arrivata in quel momento, era interessatissima e curiosa. Ne era venuta fuori una conversazione imprevedibile e simpatica, sugli animali in genere, e subito dopo sui giovani, che interessavano tanto i miei genitori e sulle ragazze con cui lei decorava la ceramica. Poco dopo mi sono ritrovata ad accompagnare all Asilo la mia nipotina, spesso con un cagnolino, sempre ben accolto come la bambina che lo accompagnava. Suor Candida ha messo anche me con altre mamme a decorare tazze, ne veniva fuori un clima piacevole tra genitrici. Ma solo da poco le casette per i pipistrelli, che ci aiutano ad eliminare qualcuna delle amiche zanzare più invadenti, sono arrivate ecologicamente a crescere sugli alberi Altro incontro speciale è stato quello con Suor Maria l inverno del 2010: papà era provato dall acuirsi della leucemia e aveva una grande fiducia nelle mani di Suor Maria, oltre che nella sua capacità di affrontare tante cose. Lei mi tratti bene il mio Amico! Suor Maria gli ha detto con aria sicura e decisa, una delle prime volte in cui ha cominciato a venire a casa sua quando aveva molto male. Se in quel periodo a papà veniva un po da abbattersi, quella è diventata la frase basilare: Trattiamo bene l Amico di Suor Maria. M.Cristina Borromeo Calvi 30 31

18 Un giardino e la lingua del cuore Paradiso significa Giardino, luogo bello ed armonico di per sé, non per produrre qualcosa. Le nostre suore son riuscite con la loro presenza a darci la possibilità di collegare anche oggi questi due termini, che sembrano così lontani. Il termine paradiso indica un luogo utopico sereno e non soggetto al trascorrere del tempo, caratterizzato da pace e felicità. Nel contesto di numerose religioni si riferisce alla vita eterna e beata in un mondo primordiale o futuro. Il termine deriva dal sanscrito paradesha o paese supremo, più tardi occidentalizzato in pairidaeza (iranico) che è un composto di pairi- (attorno) e - diz(creare), paràdeisos (greco), pardes (ebraico), partez (armeno) (giardino) e paradisus (latino), da cui derivò in italiano paradiso. Le tre principali derivazioni occidentali del termine (ebraico pardès, persiano pairidaeza e greco (paràdeisos), contengono infatti la stessa idea fondamentale di un parco o giardino. (Wikipedia) Il sogno che dei bambini possano vedere la bellezza di un giardino ben tenuto davanti ai finestroni del loro Asilo è stata la spinta che ha unito alcune formidabili persone che hanno dato ore ed ore del loro tempo per progettare e mantenere il giardino, affiancando il lavoro didattico della Casa dei Bambini di Oreno, fin dagli anni 50. All inizio, raccontava Nando, c era una suora che si occupava anche dell orto. Giardini ne avevano solo i sciuri, che pagavano chi lavorava per mantenerli. Per il giardino dell Asilo no, tutto è stato Provvidenza le braccia sono arrivate per riconoscenza. L idea fondante è che la bellezza e l equilibrio della natura curata creino gusto per l armonia anche negli occhi meravigliati e nel cuore di un bambino, come del genitore che va a fidarsi del luogo in cui lo lascia per tante ore. Per questo anche le gite dell Asilo hanno cercato di essere partenze verso una natura vera, capace di far alzare gli occhi con lo stormire delle fronde, il fruscio degli scoiattoli ed il canto dei suoi uccellini È una lingua del cuore che viene prima di ogni altra lingua: la fiducia nella bellezza della terra che continua a rinascere ad ogni nuova primavera. Qui a Oreno molte persone ci credono, camminano per ore, fanno lunghissimi percorsi in bicicletta: scoprono così tanti angoli del proprio paese nuovi e diversi ogni mattina, ed intanto sentono la gioia di esserci, con la forza e la capacità di creatività che a ciascuno ogni giorno nuovo dà. La Casa dei Bambini ha ricevuto a poco a poco il dono della costante ed assidua presenza maschile a curare casa e giardino, in riconoscenza di quanto scuola e suore davano al paese: ogni piccola cosa deve essere al suo posto, bella ed efficiente ogni giorno. Anche l orto dà zucchine, carote e insalatina fresca e il frutteto di cachi e fichi è potato in maniera che i frutti si possano raccogliere alzando le mani senza rischiare cadute con scale troppo alte. Suore e maestre hanno potuto contare su Augusto, Mario, Luigi, Ferdinando, Carluccio, Lino, Giordano, Adalberto, Giacomo.e tanti altri nomi e volti! E quanto lavoro dietro le quinte Il clima così diventa quello di una casa viva e vera, il senso di casa diventa lingua del cuore oltre ogni lingua, italiano, dialetto, inglese: ogni Suora che di qui è passata ha reso il centuplo nel suo particolarissimo modo di essere, ma è la maniera di vivere delle Suore, cadenzata dal ritmo della preghiera insieme, che ha dato finora questo spirito di casa. La vetrata illuminata alle sei di mattina d inverno dà una sicurezza tutta particolare alle nonne come me, di fronte al variare così rapido della vita. Forse anche agli uomini che sembrano meno sensibili a questo genere di scelte, da sempre. È stato bello quest anno lavorare insieme per la futura CASA dei bambini, tante cose sono in cammino giorno dopo giorno ancora ora, malgrado le divergenze e le difficoltà economiche di oggi. Molto tempo è necessario. In questo momento di trasformazione noi volontari insieme a chi lavora saremo in grado di cogliere i semi di novità giusti per noi? Le Suore avranno la gioia di vedere che il loro piccolo angolo di paradiso va avanti? Daremo ai nostri bambini la fiducia nella vita oltre ogni cambiamento? Certo! Alzare gli occhi e guardare oltre è quello che ci fa più uomini. M. Cristina Borromeo Calvi 32 33

19 Resterete nel nostro cuore! Oreno terra feconda di vocazioni religiose Un pensiero da parte nostra a tutte le suore con cui abbiamo condiviso tante giornate scolastiche: grazie sicuramente per la vostra presenza, la vostra collaborazione, il vostro umile servizio, la vostra preghiera. L età, la mentalità e, a volte, le idee diverse non sono mai stati limiti ma momenti di crescita che ci hanno permesso di confrontarci per giungere a vedere il lato migliore di ogni situazione: così come ogni suora facendo servizio in più paesi e in più scuole ha conosciuto maestre, genitori e bambini e cercato di apprezzare il meglio di ciascuno di essi. Alle suore che sono state direttrici nella nostra scuola diciamo grazie per la grande fiducia che ci hanno dato e che ci ha permesso di organizzare, programmare ed esercitare con serenità il nostro compito educativo. Le orenesi tra noi - Annalisa ed Anna - ricordano anche con affetto le maestre d asilo Suor Franceschina e Suor Adelia che per prime hanno voluto loro bene in questa scuola e forse hanno fatto loro desiderare di essere maestre. E infine un grazie particolare a Suor Maria, Suor Donata, Suor Andreina e Suor Maria Grazia con cui abbiamo condiviso questi ultimi anni Resterete davvero nel nostro cuore! Annalisa, Anna, Daniela Presto arriverà l anno della scomparsa delle Suore? Considerando l età delle suore orenesi ancora attive e il vuoto di questi anni, senza contare sulla possibilità di una controtendenza, che al momento pare improbabile, sembrerebbe proprio di sì. Purtroppo anche Oreno dice addio alla comunità religiosa delle Suore di Maria Bambina, operante da oltre un secolo in paese, pur con l avvicendarsi delle persone che ricorda con tanto affetto e riconoscenza. Il cospicuo numero delle suore conterranee si va sempre più assottigliando. Operano nel campo della Chiesa ancora oggi circa una decina di religiose di Oreno! Il calo delle nascite ha influenzato in parte questa tendenza, ma non è la sola né la principale causa del crollo verticale delle vocazioni. La secolarizzazione della società e la crisi della famiglia sono altre due cause demolitrici. In passato quasi ogni famiglia orenese vantava la presenza di una religiosa con il proprio nome! L influenza della religiosità della famiglia è infatti fortissima, o almeno lo era per il numeroso gruppo di giovani che decideva, nonostante le difficoltà, di scegliere la vita religiosa. Senza dubbio anche la società orenese, pur schietta come sempre, sta assistendo a un crollo dei valori tradizionali e a questa crisi non sfugge la vita di fede, tanto raccomandata oggi da Papa Francesco. Al giorno d oggi la questione personale ha toccato anche la nostra generazione. Chi di noi non ricorda le belle omelie di Don Zaffaroni? La sua capacità di dialogo? E sr Celeste, con la sua umiltà, sr Paola attivissima in oratorio? Quante mamme cresciute a questa scuola hanno favorito una scelta radicale per le ragazze che ci hanno seguito nel tempo? È vero, una ragazza oggi può scegliere fra diversi ambiti in cui esprimersi: il volontariato, le diverse professioni, la politica.. (Ricordate il nostro correre a sentire i primi comizi?...) Una volta una ragazza poteva scegliere tra sposarsi o entrare in convento. Le nostre suore ci sollecitavano e ci erano di modello. Quanto pregavano per la gioventù! Quante brave religiose popolano la nostra mente e soprattutto il nostro cuore. E ora? Più nulla! Rimane il ricordo legato al cippo marmoreo in un angolo del cimitero, con alcuni nomi delle umili maestre dell ex gioventù orenese, comunque sempre ben tenuto e ordinato: Grazie! Nei vari scritti conserviamo ancora un foglio, scritto a macchina, di Padre Corrado. Spesso con la sua saggezza umile seguiva la nostra esuberanza giovanile e ci gettava semi: un germoglio suo è la nostra Caterina, clarissa, ora suor Assunta, ormai albero fecondo che annoveriamo come forza della nostra radice. Le nostre mamme sanno insegnare ancora 34 35

20 Spigolando fra i ricordi di oltre 50 anni fa, le nostre suore native di Oreno raccontano così? E voi ragazze sapete leggere nel silenzio questi inviti? Abbiamo accolto in tante le sorprese di Dio, chi nella vita religiosa o nella vita coniugale, fiduciose che tutto concorre al bene per chi crede. È un passaggio, quello che stiamo vivendo, non facile e non indolore, ma crediamo che i frutti attesi verranno per il bene e la gioia di tutti. Quando passando per via Piave vedremo le porte chiuse della Casa delle nostre Suore, una volta sempre aperta ad accoglierci a qualunque ora, la sofferenza si rinnoverà. Desideriamo salutare le suore presenti, dire la nostra gratitudine a tutti coloro che operano per il bene del nostro paese, ai Sacerdoti presenti, Don Luigi, i Frati, per l impegno e i progetti che danno significato, valore e passione alla vita di ciascun concittadino. Assicuriamo a tutti un posto speciale nel ricordo, nel cuore, nella quotidiana preghiera davanti alla culla della Madonna Bambina che tutti veneriamo, ripetendo il canto che la Sorella Adele ci faceva cantare, con le manine alzate, secondo le sue numerosissime intenzioni: per le vocazioni, non ultimo il ricordo della Contessa Ludovica, che diceva nostra benefattrice. Il coro di voci bianche, a voce spiegata ripeteva più volte: Santa Bambina, pensaci tu che tanto sei cara al Cuor di Gesù! E poi: O Signore, manda l acqua / Signore manda il sole Ricordate? Le sappiamo ripetere ancora? Certamente non con la stessa semplicità. Con grande stima per tutti e con un fraterno saluto Le Suore orenesi Ho una bella notizia io l ho incontrato! Chi? Era la domanda che ci siamo rivolte tante volte negli anni più belli della nostra giovinezza. La risposta era varia, anche i ragazzi erano con noi: Fernando, Antonio, Luigi, ma per alcune di noi l amico aveva un nome grande: GESU! La scelta, all insaputa di tutte, era fatta nel nostro cuore. Smettetela di giocare urlava suor Pia in oratorio, ma la foga del gioco aveva il sopravvento, finché una volta è scoppiato il temporale. Ricordate l intervento di Padre Felice? Ci accompagnò tutte nel convento di San Francesco e ci fece sedere in giardino. Eravamo in otto. Ottenuto il silenzio, con un semplice fatto ci ha particolarmente toccato dentro: Quando il vostro battello ancorato nel porto vi lascia l impressione di essere una cosa, prendete il largo! La più vivace gridò: Padre, qui non c è il battello, perché non c è acqua! È vero, rispose, ma tu dà libertà al Padre e Lui stesso lo costruirà. Qui non c è acqua, ma non è per caso. E.. si fece un grande silenzio, poi tutte all oratorio, per il catechismo con tanta serenità. Festa di S. Agnese. Quante risate con sr Paola e che scorpacciate di frittelle. Le nostre mamme le facevano per noi. - provvidenza - Ci portavano persino l acqua fresca! E quella sera? Superiora (sr Albina) - gridammo c è l uva che abbiamo colto nel vigneto di Arturo. Grazie - fu la risposta - ma l avete rubata? NO! L abbiamo colta senza il permesso Che furbe eravamo! Signor Parroco, domenica all oratorio facciamo Lascia e raddoppia? Risposta di don Tarcisio: Certamente, ma preparate le domande e le risposte. Che bello! Così vincerete tutte. Sto parlando di oltre 50 anni fa, ma devo riconoscere che ho ancora buonissimi ricordi di quel periodo e ho nella mente ancora i nomi delle suore che ci hanno fatto da maestre: Sr Celeste, l umiltà in persona; Sr Franceschina Razzi, napoletana e chiamata, per dispetto, Pazzi Figliole, lavorate, fate tanti nodi alle frange delle salviette. Guadagnerete 30 centesimi ogni frangia e la vostra mamma sarà contenta Le mani correvano sui filamenti, perché dovevamo guadagnare. Sì, anche perché noi pensavamo di comprare le chicche dalla bagianora!. La nostra puntualità alle lezioni di catechismo era invidiabile anche quando le catechiste eravamo noi, già grandicelle. Per il ritardo le nostre brave suore ci mandavano in castigo dalla Superiora che aveva sempre in cambio un mentino e una carezza 36 37

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