COLLEGIO DI ROMA. Membro designato dalla Banca d'italia. (RM) OLIVIERI Membro designato da Associazione rappresentativa degli intermediari

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1 COLLEGIO DI ROMA composto dai signori: (RM) MARZIALE (RM) DE CAROLIS (RM) LEPROUX Presidente Membro designato dalla Banca d'italia Membro designato dalla Banca d'italia (RM) OLIVIERI Membro designato da Associazione rappresentativa degli intermediari (RM) FERRO LUZZI Membro designato da Associazione rappresentativa dei clienti Relatore OLIVIERI GUSTAVO Nella seduta del 14/03/2014 dopo aver esaminato: - il ricorso e la documentazione allegata - le controdeduzioni dell intermediario e la relativa documentazione - la relazione della Segreteria tecnica FATTO La ricorrente, volendo aprire una piccola attività commerciale (paninoteca), chiedeva alla locale filiale della resistente un finanziamento di ,00 (quarantatremila euro). Inoltre, avendone i requisiti, chiedeva che il prestito le fosse concesso avvalendosi dell intervento del fondo regionale Fidi Toscana che rilascia una garanzia pari all 80% dell importo finanziato. La banca, nelle more della delibera di ammissione all agevolazione, concedeva alla ricorrente un prestito ponte sotto forma di apertura di credito in conto corrente per garantita da pegno su titoli dei nonni della ricorrente. L agevolazione regionale veniva concessa l 11 aprile Ciò nonostante la banca resistente comunicava alla ricorrente che non poteva concedere il finanziamento perché quest ultima risultava segnalata in CRIF per due rate non pagate ad Agos Ducato s.p.a., per complessivi 102,00. Di conseguenza la ricorrente, che nel frattempo si era impegnata all acquisto dei locali dove intraprendere l attività, si è vista pertanto costretta ad Pag. 2/7

2 accettare l offerta, da parte della banca, di un finanziamento chirografario assistito da pegno integrale per al tasso del 6,5%. Invero, sostiene la ricorrente, la Banca avrebbe potuto conoscere fin dall inizio l esistenza della segnalazione a carico della ricorrente e comunicare quindi l esistenza di impedimenti all erogazione del finanziamento, senza inoltrare la richiesta di garanzia e dare per scontato il buon esito della richiesta, facendo così insorgere un legittimo affidamento in ordine alla positiva conclusione dell iter. Inoltre, essa ritiene che l atteggiamento della banca sia stato oltremodo esoso, poiché oltre a non aver concesso il prestito pattuito, ha anche suggerito alla ricorrente l utilizzo di uno scoperto di conto, con conseguenti oneri più gravosi, pretendendo in pegno titoli di terzi, e oltretutto si è rifiutata di concedere una proroga al termine dello scoperto, così da poter permettere alla ricorrente di presentare una nuova domanda per l ottenimento della garanzia e dei benefici concessi dalla Regione Toscana una volta eliminata la segnalazione CRIF. Allo scadere del termine per l affidamento del conto corrente, non è rimasta altra scelta che cedere alle pressioni della Filiale, e richiedere un prestito di tipo personale a copertura del conto, onde evitare la vendita immediata dei titoli dati in pegno e provocare seri problemi economici agli anziani nonni, che restano comunque obbligati quali garanti per tutta la durata del nuovo prestito, con i titoli bloccati. Questo prestito personale cui la ricorrente ha dovuto fare ricorso è ben diverso da quello inizialmente richiesto, che oltre ad essere di importo superiore ( ,00 anziché ,00), prevedeva anche il rimborso del 70% degli interessi da parte della Regione, oltre alla garanzia Fidi Toscana di cui si è detto, che avrebbe permesso la liberazione degli attuali garanti, visto che per la parte non coperta era sufficiente la fidejussione dei genitori come comunicato dalla direttrice di Filiale. Inoltre, la richiesta iniziale di finanziamento prevedeva il rimborso in 8 anni anziché 6 anni, oltre che una rata di importo inferiore. E evidente la difficoltà in cui la ricorrente si è trovata, con un attività imprenditoriale agli esordi, un importo erogato inferiore a quanto necessario e rate mensili più alte da dover pagare. Alla luce di quanto precede la ricorrente sostiene che la banca non si sarebbe comportata correttamente nella fase delle trattative e si rivolge all ABF per chiedere il risarcimento dei danni subiti, che identifica nella differenza tra quanto sta versando in più alla banca resistente e quanto le avrebbe dovuto versare se il finanziamento le fosse stato concesso con l agevolazione regionale sopra citata. L intermediario resistente, dal canto suo, si difende eccependo quanto segue. Pag. 3/7

3 In primo luogo la banca sottolinea che il ricorso riguarda il tema della concessione dei finanziamenti e della valutazione del merito creditizio dei clienti, questioni rimesse alla valutazione discrezionale della banca e sulla quali l Arbitro non è competente a decidere. Nel merito riferisce che la ricorrente ha presentato il 15 febbraio 2013 domanda di ammissione al Fondo Fidi Toscana Giovani per accedere ad un finanziamento di ,00 della durata di 96 mesi. Il credito richiesto era finalizzato all'acquisto dei locali per intraprendere un'attività di paninoteca. La ricorrente ha manifestato l esigenza di disporre delle somme in tempi brevi in quanto il proprietario del locale aveva urgenza di vendere. La ricorrente ha chiaramente manifestato la necessità di disporre delle somme al fine di non perdere l affare. Per rispondere a tale specifica necessità la competente Filiale della banca ha dunque suggerito, poiché la richiesta inoltrata a Fidi Toscana avrebbe richiesto tempi più lunghi, un'apertura di credito in conto corrente per la somma di ,00 assistito dalla garanzia reale. Ottenuta dalla ricorrente la disponibilità per un pegno titoli di terzi quale garanzia reale, la Filiale ha inoltrato agli organi deliberanti interni della Cassa la richiesta di fido ed in questa fase di istruttoria finalizzata alla concessione del credito la consultazione della CRIF ha evidenziato la presenza di rate insolute su di un precedente finanziamento generando l'esito "rifiutare" originato da riscontro con "rischio alto" su Eurisc. Avvertita immediatamente la ricorrente di tale segnalazione negativa, quest'ultima si è attivata per sanare la morosità rilevata. La presenza di un pegno integrale ha consentito, nonostante la segnalazione di cui sopra, l'approvazione della richiesta di credito con la precisazione, espressamente riferita ed evidenziata alla cliente dalla Titolare della Filiale e dagli altri Addetti della Filiale presenti ai colloqui che tale concessione non avrebbe dovuto ingenerare aspettative per ulteriori e diverse concessioni. La Cassa ha così messo a disposizione della cliente in data , un'apertura di credito in conto corrente con scadenza sino all'importo di ,00 garantita da pegno titoli. Nonostante la precisazione di cui sopra, stanti le insistenze manifestate dalla ricorrente, alla ricezione della delibera di approvazione di Fidi Toscana, la Filiale ha sottoposto nuovamente agli organi deliberanti interni la richiesta per la concessione di un finanziamento di ,00 garantito all'80% dalla fideiussione a prima richiesta Fidi Toscana da rimborsare in 84 mesi. Nella proposta di delibera la Filiale, conoscendo che i termini della convenzione Fidi Toscana avrebbero escluso la presenza di garanzie reali, ha proposto la raccolta di fideiussioni da parte di terzi (nello specifico dei genitori della richiedente), stante la insufficiente capacità di rimborso della richiedente. Tale richiesta è stata respinta dagli organi deliberativi della banca con la disponibilità a Pag. 4/7

4 valutare un'operazione di finanziamento chirografario con pegno integrale, escludendo altre tipologie di garanzie. Edotta di tale esito, alla ricorrente è stato nuovamente chiarito che la Cassa aveva respinto l'operazione assistita dalla Garanzia Fidi Toscana in quanto l'accesso a detta misura avrebbe escluso, ai sensi dell'art. 6 del Regolamento degli interventi previsti dalla L.R. 21/2008 e modalità di presentazione della domanda (D.G.R. n. 184 del ), "garanzie reali, bancarie o assicurative" e che né la garanzia rilasciata da Fidi Toscana né le garanzie personali proposte erano state ritenute sufficienti per coprire il rischio del mancato rimborso del finanziamento richiesto. Discusso ampiamente di ciò con la cliente è stato quindi valutato di sottoscrivere in data un finanziamento chirografario, assistito da pegno integrale, per ,00 al tasso fisso del 6,5% nominale annuo per coprire l'esposizione generata dall' apertura di credito in c/c concessa in data Peraltro la banca osserva che i timori circa le capacità di rimborso della ricorrente erano fondati in quanto, alla data del il conto corrente intestato alla medesima risulta scoperto, in assenza di fido, per 1.590,10 e le rate del finanziamento chirografario, dal preammortamento del alla scadenza del , sono tutte insolute. Tale situazione di totale morosità induce a ritenere la preordinazione dell'accesso alla garanzia per sottrarsi alla restituzione del credito. In conclusione, per la banca: - la valutazione del ricorso comporta il sindacato sul merito creditizio, sul quale la banca ha piena discrezionalità e la materia è sottratta alla competenza dell Arbitro; - la cassa mantiene una insindacabile e autonoma valutazione del merito creditizio anche per operazioni assistite dalla garanzia Fidi Toscana; - la segnalazione di cattivo pagatore della ricorrente in CRIF ha imposto alla Cassa di assicurarsi idonee garanzie per il rimborso del credito; - la banca non ha ritenuto sufficienti per la restituzione del finanziamento né la garanzia che avrebbe rilasciato Fidi Toscana né le altre garanzie personali proposte dalla ricorrente; - la banca ha poi tempestivamente concesso il credito consentendo alla ricorrente di non perdere l affare; - il comportamento della banca è stato pertanto conforma a buona fede; Pag. 5/7

5 - la ricorrente ha rimborsate le rate del finanziamento che le è stato concesso in ritardo, e solo dopo la presentazione del ricorso. Alla luce di quanto precede la banca conclude quindi per l intergale rigetto del ricorso. DIRITTO Il ricorso è parzialmente fondato e merita di essere accolto nei limiti qui di seguito esposti. Le doglianze della ricorrente si appuntano sul comportamento tenuto dalla banca nella conduzione delle trattative che hanno portato quest ultima, dapprima, al rifiuto di concedere un finanziamento agevolato alle condizioni previste da una legge regionale (Fondo Fidi Toscana Giovani) e, subito dopo, alla concessione di un finanziamento sostitutivo a condizioni nettamente peggiorative rispetto a quelle previste dal finanziamento agevolato. Il rifiuto di procedere alla stipula del finanziamento ammesso alle agevolazioni previste dalla legge regionale sarebbe giustificato, secondo la banca, dal fatto che la ricorrente risultava iscritta in CRIF per due rate non pagate di un precedente finanziamento ad Agos Ducato s.p.a., per complessivi 102,00. Tuttavia, tale circostanza non ha impedito alla banca resistente di ritenere la ricorrente meritevole di credito per analogo ammontare, sia pure integralmente assistito da garanzie reali (pegno su titoli) anziché personali (fideiussione genitori della ricorrente). Si tratta allora di stabilire se il comportamento tenuto dall intermediario possa ritenersi conforme ai principi di correttezza e buona fede che devono orientare il comportamento delle parti già in fase di conduzione delle trattative. Sebbene la banca resistente invochi a proprio favore la insindacabilità delle scelte concernenti il merito creditizio dei clienti, il Collegio ritiene, non di meno, che nella specie la risposta a tale interrogativo debba essere negativa. Infatti, il motivo addotto dalla banca per rifiutare di concedere il finanziamento alle condizioni di favore previste dalla normativa regionale si basa su un circostanza la esistenza di una segnalazione in CRIF del richiedente che, per un verso, ben avrebbe potuto, e dovuto, essere nota alla banca già prima d istruire la pratica di finanziamento di cui si controverte; per altro verso, non ha impedito all intermediario di fare ugualmente credito alla ricorrente, sia pure a condizioni diverse e per essa decisamente meno favorevoli. Ferma restando, in principio, una indiscussa quanto ampia discrezionalità della banca nel concedere credito, sussistono dunque, ad avviso del Collegio, i presupposti per valutare tale comportamento come contrario a quei principi di correttezza e buona fede che, ai sensi dell art c.c., devono ispirare il comportamento delle parti nella fase che precede la conclusione del contratto e per Pag. 6/7

6 ritenere di conseguenza la banca responsabile per i danni arrecati alla ricorrente, sia pure nei limiti del c.d. interesse negativo. Sotto il profilo risarcitorio, non sembra peraltro possibile accedere alla richiesta della ricorrente di quantificare automaticamente il danno subito nella esatta differenza fra le condizioni del finanziamento agevolato richiesto e quelle che le sono state effettivamente praticate dalla banca. Ritiene piuttosto il Collegio equo quantificare il danno precontrattuale subito dal ricorrente, ai sensi dell art c.c., in una somma complessiva e forfetaria pari ad euro 3.000,00 (tremila euro). P.Q.M. Il Collegio dispone che l intermediario corrisponda alla ricorrente la somma complessiva di euro a titolo di risarcimento. Dispone, inoltre, ai sensi della vigente normativa, che l intermediario corrisponda alla Banca d Italia la somma di Euro 200,00 (duecento/00) quale contributo alle spese della procedura e al ricorrente quella di Euro 20,00 (venti/00) quale rimborso della somma versata alla presentazione del ricorso. IL PRESIDENTE firma 1 Pag. 7/7

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