TRIBUNALE DI MODENA Sezione lavoro IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

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1 Famiglia regime patrimoniale - Utili spettanti al compartecipe dell impresa familiare Decreto ingiuntivo - Prelievi in addebito dal conto corrente della ditta da parte del compartecipe - Somme non attinenti agli utili Mancata distribuzione della quota dell utile di impresa Accoglimento - Rif.Leg.art.230bis cc; Sentenza n. 345/07 Pronunziata il 07/06/2007 Depositata il 03/08/2007 TRIBUNALE DI MODENA Sezione lavoro IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il giudice del lavoro, dott.ssa Carla Ponterio ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta nel ruolo generale delle controversie di lavoro con il n. 767/04, decisa all'udienza di discussione del , promossa da: XX, rappresentato e difeso dall'avv. A. Alessandrini del foro di Macerata e dall'avv. A. De Rienzo, come da procura speciale apposta a margine del ricorso introduttivo, elettivamente domiciliato presso lo studio di quest'ultimo in Modena, corso Canalchiaro n. 26; ricorrente Contro: YY, rappresentata e difesa dagli avvocati G. Paltrinieri, L. Bartolacelli e M. V. Setti ed elettivamente domiciliata presso lo studio dei medesimi in Modena, via del Teatro n. 1, come da atto di costituzione di nuovo difensore depositato il ; convenuto Conclusioni del ricorrente: revocare, dichiarare nullo e inefficace il decreto ingiuntivo opposto; in via subordinata riconvenzionale, condannare YY alla restituzione nei confronti del ricorrente della somma di euro 4.188,38 per le causali di cui in ricorso o del maggiore importo da accertarsi, con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa. Conclusioni di parte convenuta: respingere l'opposizione e la domanda riconvenzionale e confermare il decreto opposto; in subordine, condannarsi l'opponente a pagare alla convenuta la diversa somma che sarà ritenuta di giustizia; in via riconvenzionale, accertare il diritto della YY alla liquidazione della quota di partecipazione nell'impresa familiare ditta Intermedia di XX ex art. 230 comma 4 c.c. e condannarsi il XX al pagamento della somma corrispondente. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con ricorso depositato il YY ha chiesto al giudice del lavoro presso il tribunale di Modena di emettere decreto ingiuntivo nei confronti di XX per l'importo di euro

2 26.712,00 quali utili non distribuiti spettanti alla ricorrente compartecipe dell'impresa familiare, titolare di quote di partecipazione. Con decreto del il giudice del lavoro ha ingiunto a XX di pagare le somme richieste, oltre le spese. Con ricorso depositato il il XX ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo adducendo di aver già adempiuto alla distribuzione degli utili dell'impresa familiare. A tal fine ha prodotto documentazione bancaria volta a dimostrare numerosi prelievi, bonifici e pagamenti che si assumono effettuati dalla YY ed addebitati sul c/c n presso Rolo Banca intestato alla ditta Intermedia di XX per l'importo complessivo di euro ,38. Il ricorrente ha poi chiesto in via riconvenzionale il pagamento della differenza, pari a euro 4.188,38, tra l'importo speso dalla YY, euro ,38, e quello alla stessa spettante a titolo di utili e pari a euro ,00. La YY ha contestato le allegazioni avversarie. Ha spiegato come la famiglia XX potesse contare nel periodo in esame sugli utili non solo della ditta individuale Intermedia, a partecipazione e gestione familiare, ma anche della Gruppo XX srl, i cui soci e amministratori erano il XX e la YY. Tutti i proventi dell'attività delle due imprese confluivano, secondo parte convenuta, nel conto corrente acceso presso la Rolo Banca e venivano utilizzati per le esigenze di tutta la famiglia. La YY ha quindi contestato che somme prelevate dal citato conto corrente, in misura ben inferiore a quella addotta dal XX, costituissero utili dell'impresa familiare. Ha chiesto in via riconvenzionale la liquidazione della quota di partecipazione all'impresa familiare. Nella comparsa di costituzione in risposta alla domanda riconvenzionale, il XX ha contestato la ricostruzione fatta da controparte ed ha ribadito come sul conto corrente Rolo Banca confluissero unicamente i proventi della ditta Intermedia poiché quelli della società Gruppo XX srl venivano versati su altro conto intestato alla società stessa. Ha sostenuto che, ove anche le spese ed i prelievi della YY fossero stati fatti, se pure in parte, per i bisogni della famiglia, ciò sarebbe avvenuto in adempimento di uno specifico obbligo gravante sulla stessa e che l'adempimento di tale obbligo non è incompatibile con la ripartizione degli utili. La causa, istruita sulla base di produzioni documentali, è stata discussa e decisa, previo deposito di note conclusionali, all'udienza del come da dispositivo di cui si è data lettura. MOTIVI DELLA DECISIONE Sono pacifici e non contestati una serie di elementi. L'esistenza della impresa familiare, la partecipazione alla stessa della YY, il diritto della medesima a percepire gli utili in base alla propria quota e la quantificazione degli utili per l'anno 2001 nella somma di euro Ciò che parte opponente ha addotto, e che è contestato dalla convenuta, è l'avvenuto prelievo da parte di quest'ultima di somme corrispondenti agli utili ed anzi di importo superiore.

3 A sostegno del proprio assunto, il XX ha prodotto documentazione bancaria relativa al conto corrente n acceso presso la Rolo Banca ed intestato alla ditta Intermedia di XX. Gli estratti conto, le ricevute di bonifici e gli altri documenti bancari dimostrano una intensa attività di prelievo e di spesa con addebito sul citato conto corrente. Dalla medesima documentazione si evince l'utilizzo di distinte carte di credito da parte del XX e della YY. Quest'ultima, nella comparsa di costituzione, non ha contestato l'utilizzo delle carte di credito, specificando tuttavia come le spese fatte riguardassero in prevalenza i bisogni della famiglia ed anche quelli personali del XX. Ha sottolineato come la carta bancomat fosse utilizzata da entrambi i coniugi ed ha dichiarato di non ricordare di aver fatto un prelievo di lire in data Parte convenuta ha poi addotto come sul conto corrente confluissero altri proventi, diversi ed ulteriori rispetto a quelli dell'impresa familiare. Ha quindi sostenuto l'impossibilità di dimostrare che le spese ed i prelievi addebitati sul conto riguardassero la quota di utili alla medesima spettante. Occorre premettere che certamente incombe sulla YY l'onere di dimostrare il proprio diritto agli utili, onere completamente assolto. Grava invece sul XX, che ha eccepito l'avvenuto pagamento, di dimostrare i fatti posti a fondamento dell'eccezione. Nell'atto dichiarativo di impresa familiare era previsto che "le quote di partecipazione agli utili dell'impresa saranno attribuite proporzionalmente alla qualità e quantità del lavoro effettivamente prestato nell'impresa da ciascuno di essi in modo continuativo e prevalente, fermo restando che la quota spettante ai collaboratori non potrà essere superiore al 49%". Nell'atto di variazione di impresa familiare si è precisato: "per quanto attiene alla suddivisione del reddito, la dichiarazione annuale dei redditi del sig. XX recherà l'indicazione delle quote di partecipazione agli utili spettanti ai suddetti familiari collaboratori e l'attestazione che le quote stesse sono proporzionate alla qualità e quantità del lavoro prestato nell'impresa in modo continuativo e prevalente, nel periodo di imposta". In relazione ai redditi del 2001, il XX ha inviato alla YY il prospetto di ripartizione degli utili di impresa relativi ai redditi dell'anno 2001 per un importo di euro ,00, pari a circa il 46% del reddito totale della ditta ai fini Irpef (euro ,00). Parte ricorrente ha sostenuto in ricorso di avere "già ampiamente adempiuto alla distribuzione degli utili dell'impresa familiare". In verità, nessuna distribuzione degli utili risulta effettuata alla scadenza prevista posto che i prelievi e le spese con addebito sul conto corrente della ditta non equivalgono a distribuzione di utili e risalgono ad epoca anteriore alla quantificazione dei medesimi effettuata nell'ambito della dichiarazione dei redditi per l'anno Non è stata allegata o dimostrata la previsione di versamento di acconti sugli utili da erogare in epoca anteriore alla predisposizione del piano di riparto. È pacifico il diritto della YY alla distribuzione di utili nella misura di euro , 00 e non vi è prova, dal punto di vista formale, che il XX abbia proceduto alla distribuzione degli stessi dopo la redazione del piano di riparto. È vero che la YY, così come il XX, abbia effettuato una serie di spese con addebito sul conto corrente intestato alla impresa familiare ma ciò non costituisce distribuzione di utili in senso proprio.

4 Tali spese potrebbero assumere rilievo quali spese di mantenimento della YY, partecipante all'impresa familiare, e quale contributo della medesima alle spese familiari, sì da ridurre il valore degli utili. Secondo la unanime giurisprudenza, il diritto dei partecipanti ad una quota di utili dell'impresa familiare è autonomo rispetto al diritto al mantenimento, ma il calcolo degli utili va effettuato al netto delle spese di mantenimento, che gravano appunto sul reddito d'impresa (cfr. Cass., 4057/92). Nel caso di specie, tuttavia, parte ricorrente non ha tempestivamente allegato che le spese sostenute dalla YY fossero finalizzate al mantenimento della stessa e della famiglia e dovessero quindi essere previamente decurtate dagli utili dell'impresa. Il XX anzi, nel ricorso introduttivo, ha sostenuto che le somme spese dalla YY con addebito sul conto corrente della ditta Intermedia fossero esse stesse utili e non ha fatto alcun cenno alle spese di mantenimento. Soltanto nella comparsa di costituzione in replica alla domanda riconvenzionale, il ricorrente ha fatto cenno all'obbligo della YY di contribuire ai bisogni della famiglia ma per sostenere che non vi è alcuna incompatibilità tra l'imputazione ad utili dei prelievi fatti dalla predetta sul conto dell'impresa familiare e la destinazione delle somme ai bisogni della famiglia. L'elemento delle spese di mantenimento, in quanto impeditivo, in tutto o in parte, del diritto azionato dalla YY attraverso il decreto ingiuntivo, avrebbe dovuto essere allegato tempestivamente nel ricorso introduttivo. Parte ricorrente non solo non ha prospettato in ricorso l'esigenza di calcolo degli utili dell'impresa al netto delle spese di mantenimento, ma anche nella memoria di replica alla domanda riconvenzionale nulla ha argomentato al riguardo. Le considerazioni finora svolte basterebbero a far ritenere infondata l'opposizione al decreto ingiuntivo. Ma se anche si superassero gli argomenti esposti e si ritenesse implicitamente allegata dal ricorrente l'istanza di calcolo degli utili al netto delle spese di mantenimento della YY e della famiglia, la conclusione non muterebbe. La documentazione bancaria prodotta non consente in realtà di individuare le spese volte al mantenimento personale della YY e della famiglia. Il conto corrente intestato all'impresa familiare, come si ricava dai vari estratti conto, era utilizzato dai coniugi non solo per l'attività d'impresa ma anche per le esigenze personali e della famiglia. Non risulta, infatti, che la ditta Intermedia avesse altri conti correnti. Data la confusione tra i movimenti sul conto corrente posti in essere per ragioni dell'impresa, della famiglia o dei singoli componenti, non si è in grado di addebitare, ad esempio, i prelievi di contante all'uno o all'altro settore e così parte almeno delle spese documentate. Anzi, proprio l'uso promiscuo del conto corrente per i bisogni sia dell'impresa e sia della famiglia e dei suoi componenti induce incertezza sul tipo di proventi che affluivano sul conto stesso, considerata anche l'esistenza di altra società facente capo al XX e alla YY (Gruppo XX srl) e la titolarità da parte dei medesimi di altri conti correnti, come allegato dallo stesso ricorrente. In base alle considerazioni svolte, posto che non vi è prova di una distribuzione di utili in senso formale, che, inoltre, manca qualsiasi allegazione tempestiva di parte ricorrente sulle spese di mantenimento da decurtare ai fini del calcolo degli utili e che inoltre non vi

5 è prova adeguata delle spese di mantenimento da imputare alla YY, deve respingersi l'opposizione al decreto ingiuntivo. Deve di conseguenza respingersi la domanda riconvenzionale proposta dall'opponente e diretta ad ottenere il pagamento della differenza tra gli utili spettanti alla YY e quelli che si assume già versati. Quanto alla domanda riconvenzionale proposta dalla convenuta, deve dichiararsi l'inammissibilità. Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si verifica una inversione del ruolo sostanziale delle parti, anche per quel che concerne gli oneri probatori. Solo l'opponente, in quanto convenuto in senso sostanziale, può proporre domanda riconvenzionale, non anche l'opposto che incorrerebbe nel divieto di formulare domande nuove (e salva l'ipotesi della reconventio reconventionis che trovi fondamento nei nuovi fatti allegati dall'opponente mediante eccezioni o domanda riconvenzionale) (cfr. Cass., 18767/04; Cass., 16957/02; Cass., 11053/01; Cass., 11622/95). Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo. P.Q.M. Visti gli artt. 442, 429 cpc, definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda o eccezione disattesa e respinta, respinge l'opposizione al decreto ingiuntivo n. 94 emesso il Respinge la domanda riconvenzionale proposta dall'opponente. Dichiara inammissibile la domanda riconvenzionale proposta dalla parte opposta. Condanna l'opponente alla rifusione delle spese di lite che liquida in euro 1.200,00, di cui euro 100,00 per spese, euro 500,00 per diritti ed euro 600,00 per onorari, oltre rimborso forffetario spese generali, Iva e Cpa come per legge. Modena, Il giudice del lavoro Dott.ssa Carla Ponterio Depositata in Cancelleria il 03 AGO 2007

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