P.A.T. Relazione. COMUNE DI MONTEGROTTO TERME Provincia di Padova. Elaborato UFFICIO DI PIANO REGIONE DEL VENETO DIREZIONE URBANISTICA

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1 COMUNE DI MONTEGROTTO TERME Provincia di Padova Elaborato P.A.T. Relazione UFFICIO DI PIANO REGIONE DEL VENETO DIREZIONE URBANISTICA PROVINCIA DI PADOVA DIPARTIMENTO DI SVILUPPO TERRITORIALE COMUNE DI MONTEGROTTO TERME Il Sindaco IL PROGETTISTA Arch. Aldo Gianni MARANGON INFORMATIZZAZIONE DATI E Q.C. Abitat Sistemi Informativi VIA ROMA, POIANA MAGGIORE VI Febbraio 2011

2 Sommario PREMESSA... 4 INQUADRAMENTO TERRITORIALE... 5 NOTE STORICHE Termalità... 7 L origine del nome... 7 La storia delle Terme... 7 Il periodo romano... 8 L Oracolo di Gerione... 9 Le invasioni barbariche L Età Feudale ed il Medioevo La Leggenda di Bertha Venezia Le vie di comunicazione: strade e canali Il sistema idrografico LO STATO DELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA RIFLESSIONI SULL ATTUALE SISTEMA INSEDIATIVO Il sistema insediativo La residenza Attività ed attrezzature Infrastrutture di collegamento Beni culturali IL PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO Il documento programmatico preliminare Gli obiettivi contenuti nel documento preliminare Risorse Naturalistiche e Ambientali Difesa del suolo Paesaggio agrario Paesaggio di interesse storico Sistema insediativo Sistema infrastrutturale Gli Ambiti Territoriali Omogenei (A.T.O.) La cartografia... 54

3 Indicazioni quantitative progettuali Il carico insediativo aggiuntivo disaggregato per ATO Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) La compatibilità idraulica Elaborati del P.A.T

4 PREMESSA La presente relazione è relativa al Montegrotto Terme. Piano di Assetto del Territorio del Comune di 4

5 INQUADRAMENTO TERRITORIALE Il territorio del comune di Montegrotto Terme si estende per kmq in posizione sudovest del capoluogo provinciale. Esso confina con i seguenti Comuni: Abano Terme a nord; Due Carrare ad est; Battaglia Terme a sud; Galzignano Terme e Torreglia ad ovest. Tutti i comuni citati fanno parte della Provincia di Padova. La sua posizione geografica è al margine dei Colli Euganei ed è compreso ad est dal canale navigabile di Battaglia. Si nota pure che il capoluogo forma un unico agglomerato urbano con Abano Terme, sito nella fascia interessata dal fenomeno del termalismo. Posto leggermente discosto sulla direttrice Padova - Rovigo, esso si pone in un territorio notevolmente influenzato dall esistenza delle terme, ma anche in un ambito a forte vocazione manifatturiera ancora in parte inserito in una struttura agricola e ricca di importanti emergenze e valenze storiche. Montegrotto viene perciò a trovarsi in posizione altamente strategica ed appetibile grazie alla rete dei collegamenti ed alla vicinanza con il capoluogo di provincia, che con la sua specificità economica e la dotazione di servizi garantisce qualsiasi soddisfacimento della domanda, sia delle famiglie che delle imprese. Scendendo di scala e portandoci all interno della territorialità del comune in esame, possiamo notare la suddivisione amministrativa in quattro ambiti. Al centro troviamo infatti l agglomerato maggiore del capoluogo, ad est, oltre la ferrovia, la frazione di Mezzavia, a nord-ovest la frazione di Caposeda e a sud-ovest Turri con gran parte del territorio collinare. Un dato significativo che emerge è la presenza di un unico grande agglomerato urbano che a partire a Abano si snoda alla base dei colli. Tale agglomerato si snoda quasi senza soluzione di continuità a partire da nord, per poi piegare verso est, scavalcare la ferrovia e attestandosi a Mezzavia a ridosso del canale Battaglia. Tale modello insediativo crea delle fitte ed impermeabili cortine edilizie lungo i nastri stradali e lascia tratti di campagna negli spazi interstiziali tra le maglie della rete viaria che non sono stati occupati da insediamenti residenziali o produttivi. In pratica si nota che tutto o quasi il territorio 5

6 comunale sito in pianura è interessato da fenomeni di urbanizzazione, lasciando però ampi tratti di campagna libera, soprattutto nella zona compresa tra la ferrovia ed il canale Battaglia, dove l accessibilità è più limitata proprio dalla presenza di tali infrastrutture. 6

7 NOTE STORICHE Termalità Grazie alla loro conformazione i Colli costituiscono uno sbarramento roccioso nel sottosuolo, all acqua piovana e di percolamento che vi scorre. Quest acqua che piove sulle Piccole Dolomiti e sui Monti Lessini, attraversa la Pianura Padana, scorrendo per naturale pendenza verso i rilievi euganei. Scendendo nel sottosuolo a profondità di diversi chilometri, acquisisce calore (si pensi che nel sottosuolo la temperatura aumenta di un grado centigrado ogni 30 m di profondità). Dopo una permanenza sotterranea non inferiore ai 25 anni, le acque meteoriche diventate ormai acque termali, troverebbero a ridosso della zona collinare le condizioni geologiche favorevoli ad una rapida risalita. Questo è possibile grazie agli imponenti filoni riolitici (e trachitici) che dal mantello arrivano fino a 603 m in superficie: tale è infatti l altezza del colle più alto, il Monte Venda. Tutto questo avviene a Montegrotto, Abano, Galzignano e in molte le altre stazioni termali. La particolarità geologica dei Colli, ha permesso ai popoli del passato di scoprire le proprietà curative delle acque termali e la sinergia tra queste e i fanghi, per potere così trarre beneficio e giovamento a molti mali del genere umano. Come un tempo, così ai nostri giorni. L origine del nome L etimologia di questo nome è complessa e sembra derivare da Mons Aegrotorum cioè monte degli ammalati nell evidente tentativo di ricollegare il luogo alle proprietà terapeutiche che vi scaturivano. I documenti medievali non riportano però questo nome. Sembra piuttosto frequente nei testi trovare Montignolo, Montegutio e Monte Gutuli. Secondo lo studioso Olivieri si tratta di un collegamento con il cognome veneto Gottilo. Quindi a designare una proprietà. Secondo altri, invece, deriverebbe da una radice longobarda. La storia delle Terme Le vicende storiche relative a Montegrotto e Abano ma in generale di tutta la zona collinare, si perdono nella notte dei tempi. Infatti, sin dall antichità più remota, genti di 7

8 diverse provenienze abitarono, pregarono e si curarono con le sorgenti calde che qui affioravano copiose. Si può a buon conto affermare che le prime testimonianze storiche relative a civiltà in questo ambito territoriale, risalgono alla presenza degli Euganei, popolo stanziatosi nella Pianura Padana. Rimangono tuttavia delle grandi incognite relative al loro insediamento. Inoltre non tutto è stato spiegato relativamente alle genti che dal paleolitico medio vi abitarono. Nella zona collinare alta infatti, si sono ritrovati manufatti di epoca mousteriana (probabilmente ascrivibili all Homo Neanderthaliensis) e tracce di abitati del Paleolitico superiore. Non è quindi difficile ipotizzare anche a Montegrotto, la presenza di questi uomini preistorici, con le dovute riserve del caso, non ultima la poco gestibile situazione di quella zona paludosa per comunità con così scarsi mezzi. Il periodo romano L arrivo dei Veneti risulta importante, in quanto dona vigore alla regione: si infittiscono i rapporti commerciali e molte sono le civiltà che con loro scambiano o comprano prodotti. Purtroppo, ovunque ci sia commercio e quindi prosperità, si creano rivalità e tensioni; i Veneti non fanno eccezione. I centri principali di questa stirpe, sono Padova e Ateste. Ma mentre quest ultima vive solo all interno dei limiti della città, Padova commercia all esterno e il suo centro religioso è Montegrotto. Le rivalità sembrano non appianabili e diventano sempre più gravi i contrasti confinari. Per sedare la contesa, nel II sec. a.c. Roma porta il suo appoggio e si offre per determinare i confini e posare i cippi, definitivi, che determinano i limiti delle città. Dopo l arrivo dei romani, il comprensorio euganeo così come buona parte del Veneto, passa sotto la tutela di Roma. Nel 49 a.c. dopo essere stati a lungo Socii di Roma (ovvero suoi alleati), i Veneti divennero a tutti gli effetti cittadini romani, per decreto di Giulio Cesare. Iniziò così la romanizzazione. Il periodo di massimo splendore delle Terme si ebbe con l imperatore Augusto (27 a.c. 14 d.c.). I romani non avendo una vera e propria mitologia religiosa capace di giustificare il sentimento della fede, ritennero la religione sempre come qualcosa di utile socialmente e politicamente. Per questo non contrastarono le credenze dei Veneti e anzi le fecero proprie. Fra le tante divinità, preferirono tuttavia, il culto dell Oracolo Gerione. 8

9 L Oracolo di Gerione Era questo un mostro provvisto di tre teste, sei gambe e sei braccia che Ercole incontro nel suo cammino. Sconfiggendolo, lo mandò negli inferi. Ritornando dalla Penisola Iberica dove aveva affrontato le mitiche dodici fatiche, Ercole venne a riposarsi e ricuperare energie sui Colli Euganei. Qui fondò l Oracolo di Gerione. Il mostro che egli aveva sconfitto poteva parlare dagli inferi e consigliare relativamente al futuro. Si dice che la sua voce fosse profonda, vibrante e spaventosa. Il luogo dal quale esso profetava è oggi perduto, non si riesce a stabilirne l esatta collocazione. Sappiamo che si trattava di una cavità nella roccia (forse l apertura di una grotta?) provvista di acqua fumante che sgorgava da una fontanella e produceva una pozza di modeste dimensioni. Svetonio storico romano ( d.c.), racconta che al tempo della sua visita alle Terme, l oracolo era ancora visitabile e a questo proposito cita anche la presenza di due dadi dorati sul fondo della pozza d acqua. La leggenda narra che Tiberio (tribuno militare, questore, console; 42 a.c.-37d.c.) di ritorno da una battaglia per sedare una rivoluzione in Pannonia, avrebbe avuto ottime possibilità di diventare imperatore. Condizione irrinunciabile era ridurre definitivamente all obbedienza i Pannoni. Egli sostò con le truppe a Montegrotto per risollevare il fisico e il morale dei compagni ma anche e soprattutto per interrogare l Oracolo relativamente ai suoi successi. Tuttavia Gerione tardava a rivelarsi. Fu così che i sacerdoti gli consigliarono di gettare un offerta o qualche oggetto che permettesse all Oracolo di profetare. E Tiberio gettò nella vasca due dadi d oro. Entrambi si voltarono dalla parte del massimo punteggio e da questo egli trasse buon auspicio. Riportò, infatti, la vittoria agognata e tutti i meriti conseguenti. I dadi di cui lo storico racconta, dovrebbero perciò essere di proprietà dell imperatore. Analizzando la leggenda legata a questo Oracolo possiamo riscontrare come sempre una forma di religiosità legata all acqua, ma anche un nuovo elemento: una qual sorta di consiglio che agisce in modo subliminale, ed interessa le proprietà rigenerative del trattamento termale. Tornando con il pensiero alla Montegrotto romana, dobbiamo immaginarla come un luogo lussuoso, ricco di eleganti ville, di strutture per lo svago, terme invitanti e soprattutto strade agibili e sicure. La più importante di queste conduceva in linea retta a Padova. Essa era nominata come fons Aponi. Molte altre erano le vie di comunicazioni che passando dalla zona termale si dirigevano verso Bonomia per i rifornimenti di derrate alimentari; verso i Colli per l acqua potabile. Infatti sono ancora visibili tracce dell antico acquedotto che 9

10 collegava fons Reina, a Taurilia, con il centro religioso. Come la maggior parte dei reperti di cui abbiamo trattato, anche gli antichi condotti dell acqua, in trachite, sono conservati al museo di Este. Tale era il prestigio di questo centro da dover soddisfare anche le esigenze ludiche dei visitatori. Per questo era stato costruito un Teatro che poteva contenere fino a 800 persone. L interpretazione di alcuni scritti, porterebbe a credere che dal proscenio alla parascena ci fosse stata la possibilità di portare acqua al fine di simulare battaglie navali (Naumachia); questo risulta poco credibile se ricordiamo quelle prodotte da Augusto e Cesare per le quali anche schiavi furono impegnati in lotte truculente. Possiamo invece supporre che venisse con questo nome identificato il luogo dove si svolgeva lo spettacolo e che somigliava ad un anfiteatro ma con un arena più vasta e gradinate più basse. Dai reperti storici possiamo infatti riscontrare una somiglianza con questo tipo di struttura piuttosto che con il classico teatro costruito dai romani. Le invasioni barbariche Il tempo trascorre e il declino di questa grande civiltà (che culminerà nel 476 d.c.), coinvolge anche le Terme. Iniziano le invasioni barbariche dapprima gli Unni capeggiati da Attila ( d.c.), poi i Longobardi di Agilulfo (601 d.c.). Non si può però imputare solo ad esse il decadere di Montegrotto e Abano: anche la natura si mise contro le Terme. Infatti il terreno iniziava un periodo di forte assestamento, che procurò gravi danni alle ville e alle strutture in genere. Purtroppo l amministrazione centrale che in quegli anni si trovava ad affrontare ben altri problemi, non poteva pensare alle Terme Euganee e al loro decadimento. Tuttavia il luogo non rimase deserto, anche se sicuramente non godette dello stesso splendore degli anni precedenti. Il tempo meno felice si conobbe dopo la discesa dei Longobardi. Se normalmente essi incendiavano e distruggevano ciò che incontravano, questo non fecero (almeno così sembra) a Montegrotto. Purtroppo l insieme delle situazioni fece decidere ai pochi cittadini rimasti di spostarsi verso Abano: lontana ma non troppo da fons Aponi che restava comunque un importante via di comunicazione. 10

11 L Età Feudale ed il Medioevo La mancanza di notizie storiche relative agli anni successivi la venuta dei Longobardi, ci permette di capire in quale abbandono dovessero trovarsi le Terme. Notizie più precise ci giungono a partire dall anno Mille. Certo è infatti il dominio su Montegrotto dei Signori da Montagnone. Era questa una famiglia di origine arimanna (cioè di stirpe Longobarda) che eresse su un altura la proria dimora protetta da poderose mura. In questo periodo si assiste anche al sorgere di numerose leggende legate alla vita di questi feudatari che sfruttavano il popolo e raramente venivano puniti. Da una sitazione di questo genere, nasce la Leggenda di Berta. La Leggenda di Bertha Narra la leggenda che Enrico di Germania e sua moglie Bertha di Savoia vennero in Italia diretti a Roma per ricevere dal papa la corona imperiale. Passando per Padova si fermarono a ricevere gli onori di quei paesi che sempre avevano dimostrato fedeltà alla corona. Furono quindi ospiti dei Signori di Montegrotto. Tutto era pronto per la festa e il banchetto che si dovevano offrire agli imperatori. L allegria rendeva l aria frizzante e tutta la gente si preparava a festeggiare. Solo una contadina (anche lei di nome Bertha) e il suo fidanzato (Raniero) non erano felici. Il giovane purtroppo era stato arrestato poiché non era riuscito a pagare le tasse dell anno. Bertha con la semplicità tipica dei contadini, decise perciò di chiedere la grazia all Imperatrice in persona, visto che i Signori del luogo non le avevano prestato ascolto. Forse fu la somiglianza del nome, forse l Imperatrice si incuriosì rispetto alla storia, e alla fine accettò di vedere la giovane contadina. Bertha disse quello che il cuore le suggeriva e si offrì di pagare con l unica cosa che possedeva, una matassa di lana filata. L Imperatrice osservò quel gomitolo e credette di non aver mai visto una lana lavorata così sottilmente tanto da sembrare seta. Accettò perciò il dono di Bertha e volle ricambiarlo: tanta terra sarebbe riuscita a cingere quel gomitolo di lana, tanta ne avrebbe donata alla contadina. Fu così che Bertha divenne ricca e potè sposarsi con Raniero. Le altre ragazze del villaggio, sentita questa storia provarono a chiedere udienza all Imperatrice ma lei immancabilmente rispondeva Sono finiti i tempi in cui Bertha filava intendendo così che certe situazioni favorevoli si verificano una sola volta. Questo modo di dire è entrato nel linguaggio parlato della gente dei Colli Euganei. 11

12 Secondo alcuni, Bertha sarebbe la capostipite della famiglia da Montagnone. Ma i fatti narrati risalgono al 1084 e vengono contraddetti da documenti (datati 13 marzo 1077) nei quali si constata che Rustico da Montagnone, pagò ai canonici di Padova le tasse per tre paesi circostanti. Ancora un volta la leggenda si fonde con la realtà e ne sfuma i contorni. Nel 1236 Ezzelino da Romano, nobile tanto potente quanto crudele, conquistò Padova. Molti nobili cercarono, per questo motivo rifugio a Bologna. Altri furono ospitati al Castello di Montagnone, che assunse per questo il simbolo di resistenza all imperatore. Tale affronto non poteva essere accettato da Ezzelino che per ben due anni cercò di espugnarlo. Alla fine solo la corruzione ebbe la meglio. Quando nel 1259 il tiranno venne ferito in battaglia e in breve tempo morì, il Castello divenne di proprietà del Comune di Padova. Il trascorrere del tempo porta alla luce purtroppo molti problemi interni al Comune, tali da preferire il governo di una Signoria: i Carraresi. Nel 1318 e per 87 anni successivi, questa dinastia ebbe dominio sul territorio. In mezzo a queste vicende tumultuose le Terme continuano incredibilmente a funzionare. In questi anni uno studioso d eccezione si occupa delle proprietà curative della fangoterapia: Pietro d Abano( ). Venezia La tranquillità era destinata a non durare a lungo. Infatti nel 1405 Venezia, fingendosi in un primo tempo alleata, scalzò il potere dei Carraresi, facendo strangolare Novello da Carrara e i suoi figli. La Serenissima repubblica di Venezia temuta e rispettata ovunque, portò la famosa e quanto mai produttiva pax anche a Montegrotto. Si ripresero infatti le opere di canalizzazione dell acqua, il prosciugamento delle paludi e con una strategia davvero notevole, venne distribuito il territorio a diversi nobili, i quali dovevano sfruttarlo dal punto di vista agricolo e quindi obbligatoriamente tenerlo in ordine. Non solo, si favorì lo studio e lo sfruttamento della fangoterapia. In questi anni venne insignito della carica di medico delle Terme il Sig. Giuseppe Mingoni. L arrivo dei francesi e la caduta della Serenissima (1797) portarono ad un nuovo periodo buio. In un altalenare di situazioni (dapprima i francesi, poi gli austriaci; di nuovo i francesi e così via ) si giunge al 1801 con una guerra portatrice di ingiustificati lutti e rovine. 12

13 Le vie di comunicazione: strade e canali La notevole importanza dal punto di vista religioso della zona termale richiese, fin dall'età paleoveneta, un efficiente ed immediato collegamento con i "grandi centri" vicini di Patavium (Padova) ed Ateste (Este) e quelli più lontani dell'italia settentrionale, Bononia (Bologna) ad esempio. La principale via di comunicazione che attraversava la zona termale era la strada denominata "via romana", ma che in realtà era molto più antica in quanto apparteneva alla centuriazione paleoveneta; questa strada usciva da Patavium fra S. Maria in Vanzo ed il Prato della Valle e dopo aver attraversato le zone del Bassanello e di Mandria, si dirigeva verso l'attuale Montegrotto entrandovi all'incrocio con l'attuale S.S. 250 nella zona del mercato, con lo stesso percorso di oggi. Le terme erano poi completamente attraversate da essa: fiancheggiava il colle Montagnon a nord-est e si dirigeva verso il colle Bortolone passando sopra a ruscelli di acque termali; la via fiancheggiava quest'ultimo colle dalla parte sud-ovest dirigendosi verso Mazzavia e da qui verso Bononia e verso l'antico centro di Cartura, dove in epoca romana esistevano fabbriche di laterizi che venivano trasportati in gran quantità nella zona termale aponense per impiegarli nelle costruzioni. La struttura viaria della zona termale sì completava con altre strade minori: una strada (l'attuale via Caposeda) congiungeva il centro di Montegrotto con Torreglia e i colli ad ovest, mentre un'altra strada antica era quella che dall'attuale stazione ferroviaria si dirigeva verso Battaglia e i colli Euganei ad est (attuale via Catajo) che conduceva in località Lispida, importante cava di trachite risalente all'epoca romana. Il sistema idrografico Anche l'impianto idrografico deve avere avuto una grande importanza nel sistema morfologico dell'area che fin dall'antichità era soggetta al ristagno di notevoli quantità di acqua, sia meteoriche provenienti dalle pendici settentrionali del sistema collinare euganeo e soprattutto quelle termali che sgorgavano abbondanti dalle numerose sorgenti della zona, al punto di creare dei veri e propri laghi. Nell'impianto idrografico è possibile ancora distinguere alcuni scoli che sostanzialmente ripercorrono gli antichi tracciati naturali e che soltanto nella parte terminale hanno subìto, 13

14 dopo la costruzione del canale pensile di Battaglia per opera dell'uomo, delle variazioni di percorso; altri che invece pur antichi, rappresentano tagli organizzativi del sistema centuriale, ad esempio il Menona, di dimensioni molto più esigue dell'attuale canale di Battaglia, ma che sicuramente esisteva già prima ed insisteva sul medesimo percorso. In particolare, notevole importanza aveva il Rialto nel suo percorso si riconoscono tracce di divagazione fluviale nella zona di Monte Castello; esso segue lo scolo Caneletta per un tratto e prosegue lungo l'odierno canale Biancolino. Lo sviluppo di questo paleoalveo cosi marcato ed esteso può fare ipotizzare la presenza di un fiume con portata notevolmente superiore agli altri piccolissimi corsi locali. Così come importante appare la presenza di un fiumicello antico non facilmente identificabile dalle fonti storiche che collegava Patavium, con le terme; "per il comodo trasporto degli infermi" infatti era stata approntata una facile via fluviale per mezzo di un canale derivato dal Bacchiglione e che appare essere in funzione già ai tempi dei romani. Gli studiosi individuavano due probabilità: che lo scavo del canale di Battaglia, avvenuto nel 1100, sarebbe consistito nell'allargamento e raddrizzamento dell'antico fiumicello e che pertanto canale e fiumicello siano connessi tra loro; che il fiumicello sia in realtà lo scolo Menona per una migliore compatibilità con le centuriazioni di Abano e Montegrotto; queste permettono di individuare in questo scolo un antico canale che collegava due fiumi, il Bacchiglione e il Biancolino, in modo da permettere la continuità della navigazione interna. La storia più recente Nel 1813 Montegrotto entra nel Regno d Italia con il nome di San Pietro Montagnon (allora frazione del Comune di Battaglia). E questo il periodo del brigantaggio e questa zona diventa un rifugio sicuro per quegli sbandati che vivevano di furto e rapina. Durante il regno Lombardo Veneto le Terme furono di nuovo oggetto di attenzione. Crearono la figura del medico con funzioni ispettive e di ricerca per non abbandonare il lavoro scientifico fino a quel momento prodotto. E in questo periodo che si costruisce Villa Draghi ( ) unica nel suo genere, e che si costruiscono i primi tre alberghi, con una capacità totale di 80 stanze. Risale al 1866 l inaugurazione della ferrovia Padova-Bologna. 14

15 Durante la 1 Guerra Mondiale gli stabilimenti termali di San Pietro Montagnon furono adibiti a Ospedale Militare, mentre nella vicina Abano aveva sede il Comando supremo. Nel 1934 grazie ad una petizione accolta dal Governo, il comune riprende la propria territorialità e autonomia sotto il nome di Montegrotto Terme. Allo scoppio della 2 Guerra Mondiale Montegrotto contava 6 stabilimenti termali. Da allora in avanti l attività prevalente rimane quella alberghiera. In tutto questo passaggio di dominazioni, invasioni, lotte interne, Guerre Mondiali, l unica costante destinata a non cambiare nel tempo è l ininterrotto flusso dei curandi che venivano e vengono a trovare sollievo in questi centri. 15

16 LO STATO DELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA Il Comune di Montegrotto è dotato di P.R.G. approvato dalla Regione Veneto in data 02/05/2001 con D.G.R.V. n A tale strumento sono state apportate nel tempo alcune varianti parziali. RIFLESSIONI SULL ATTUALE SISTEMA INSEDIATIVO L attuale sistema insediativo risente in maniera evidente della propria origine, ed in particolar modo del sistema infrastrutturale e fisico-idrogeologico. Esso è pure la risultante della sovrapposizione di due diversi modelli storicamente determinati: il primo definitosi in un arco di tempo molto lungo e giunto senza quasi soluzione di continuità, integro e coerente, fino alla metà del nostro secolo; il secondo, sovrappostosi al primo in forma violenta ed irrispettosa, quantitativamente predominante e che si è dilatato illogicamente in quest ultimo trentennio con processi di espansione edilizia valutabili nell ottica insediativa residenziale comune a quasi tutti i territori dell immediato circondario di Padova, aggravato dalla presenza della risorsa termale da sfruttare incondizionatamente. Il modello storico ancora riscontrabile, pur con qualche difficoltà, è costituito da alcuni piccoli centri insediativi, sorti attorno ai poli di potere civile o religioso, a tessuto misto condizionato o determinato dalle caratteristiche tipologiche del luogo. Questo modello veniva evidenziandosi con tutta una serie di piccoli nuclei, agglomerati di case rurali sorti senza un disegno ben definito, ma piuttosto come conseguenza di aggregazione spontanea e che, mancando pertanto di radici socio economiche, sono stati (in parte e più facilmente negli ultimi tempi) soggetti al pesante fenomeno dell emigrazione. In verità alcuni di questi piccoli nuclei, proprio per una particolare posizione ed in conseguenza di un diverso indirizzo economico, sono stati i punti di origine di quelli che sono ora i centri più popolati dell intero territorio. Ovviamente queste osservazioni si riferiscono ed illustrano limitatamente quello che è stato il modello insediativo storico, modello che si completa con la miriade di insediamenti rurali sparsi nel territorio agricolo, tipici edifici per la residenza ed il lavoro nei campi, dei quali restano ormai pochi esempi integri nel nostro territorio. 16

17 Il nuovo modello insediativo è, come già detto, la conseguenza dell esplosione urbanistica del dopoguerra che avviene, anche per Montegrotto, in forma estremamente disordinata e secondo modalità analoghe al resto dei comuni del Veneto. Tale forma insediativa, che si sintetizza in fenomeni contrastanti incapaci di integrarsi ad un tessuto inizialmente poco contaminato, è riuscita però in pochi anni a trasformare il volto edilizio del comune, rendendolo riconoscibile principalmente per le sue grandi strutture alberghiere. Il sistema insediativo Le immagini definite sui singoli caratteri costitutivi l assetto morfologico del territorio di Montegrotto possono essere riorganizzate in alcune descrizioni di sintesi a diverse scale. Ciò che domina le immagini di grande scala è il rapporto tra l insediamento ed i caratteri fisici del territorio, tra le parti più densamente edificate ed il sistema dei tracciati stradali che le organizzano, ancora tra l edificato ed alcuni tracciati che hanno avuto rispetto ad esso un ruolo morfogenetico stabilendone orientamenti e geometrie, rotture all interno del tessuto, limiti alla sua espansione. Ad uno sguardo complessivo ciò che si coglie è l esistenza di un area più densa che si contrappone ad una vasta area in cui prevale lo spazio vuoto e che globalmente emerge dallo sfondo con una propria riconoscibile figura, caratterizzata al suo interno da almeno due parti aventi caratteri morfologici propri e tra loro differenti: la città degli alberghi e la città residenziale. La città degli alberghi, formatasi a ridosso di alcuni tracciati che ancora oggi ne costituiscono l unica struttura di riferimento (Corso delle Terme, Viale Stazione, Via Neroniana), è caratterizzata principalmente da manufatti di grandi dimensioni, spesso isolati entro spazi aperti recintati, dando luogo ad articolazioni casuali, quasi mai ripetute e perciò difficilmente riconducibili a regole, ad uno spazio comprensibile avente forme, dimensioni e limiti chiari. La città residenziale è invece caratterizzata da un rapporto tra spazio aperto e costruito maggiormente definito, che da luogo a figure più chiare: lo spazio della strada gli isolati costituiti dalle case singole isolate nei giardini e gli spazi aperti lasciati liberi dalle lottizzazioni ed interclusioni nel tessuto edilizio. 17

18 Questa figura più compatta, costituita dalle due città sopra descritte, ha dei limiti molto labili che si perdono nelle aree rurali inedificate poste ai margini, sia esse di pianura che di collina. Ciò che riconosce è la presenza di questo nucleo più densamente edificato secondo un asse longitudinale in direzione nord-ovest / sud-est, in continuità dell abitato di Abano, con il quale forma un unico grande aggregato caratterizzato dallo sfruttamento turistico-termale e dall altro lato si diluisce nello spazio agricolo sino ad attestarsi sul Canale Battaglia, in un alternarsi di rarefazioni ed addensamenti culminanti nel nucleo di Mezzavia. La forma complessiva dell edificato risente a sud della notevole presenza del sistema collinare, dal quale lo separa uno stretto spazio aperto parzialmente urbanizzato, mentre lo spazio aperto posto tra le colline ed il Canale Battaglia presenta caratteristiche tipicamente rurali. L area posta a nord dell edificato è caratterizzata anch essa da territorio agricolo, ma questa volta con presenza di edificazione disposta lungo la maglia viaria. Si trovano quindi tutte le caratteristiche degli insediamenti del tipo città diffusa (anche se con densità edilizie relativamente scarse) inseriti in un territorio agricolo che di tale mantiene larghe zone intercluse dall edificato posto ai margini delle stesse. Altri addensamenti edilizi nel territorio comunale si possono riconoscere nei nuclei di Turri e Caposeda. Il primo risulta incastonato tra un insenatura del colle e le sue prime pendici; il secondo, posto sulla strada per Torreglia e parzialmente spartito con questo comune, risulta compresso tra i colli e la massiccia area artigianale posta a nord. La residenza Se si osservano le modalità di sviluppo di Montegrotto Terme, in particolare delle sue zone residenziali, ciò che emerge principalmente è il suo essere esito di una logica ed una modalità di crescita per successive addizioni di parti compiute, fra loro separate e contrapposte. La logica di crescita perseguita è quella della crescita per proprietà per la quale il principale strumento urbanistico di controllo è stato il Piano di Lottizzazione. Ripercorrendo la storia di tali piani che hanno determinato lo sviluppo e la stessa forma urbana, si può leggere il modo in cui i processi di costruzione della città avvenuti entro tale logica si sono 18

19 modificati: coinvolgendo aree di dimensioni più ridotte, variando la scelta dei tipi edilizi, la dimensione dei lotti e delle abitazioni e così via. Le prime lottizzazioni, ad esempio, sono quelle che disegnano lo sviluppo di Montegrotto, le più recenti tendono, invece, ad occupare aree interstiziali, i buchi lasciati dalle lottizzazioni precedenti. Le prime sono costituite da una tipologia edilizia che si ripete, la villetta su lotto ; le più recenti invece sono caratterizzate da una maggior articolazione tipologica, talvolta non opportuna. Ciò che tuttavia rimane sempre costante è il loro essere parti delimitate e riconoscibili. L utilizzazione prevalente del suolo urbanizzato è quella residenziale. La presenza delle attività termali, individuate dai grandi complessi alberghieri, risulta numericamente elevata, occupando ampie porzioni di territorio urbano. Numericamente quasi insignificante è l attività primaria, presente soprattutto nella zona collinare ed in quella compresa tra questa ed il Canale Battaglia. La componente produttiva secondaria, è concentrata nella zona propria sita ad ovest e della quale sono previsti ampliamenti anche nei territori confinanti di Torreglia ed Abano. Analizzando la struttura insediativa, emerge immediatamente il carattere recente della maggior parte dell edificato residenziale. Esso è per il 75% di età posteriore al Abbastanza contenuta la permanenza della struttura storica del patrimonio edilizio, con il 5% dell edificato anteriore al E invece quasi del tutto sparito il tessuto edificato minore dei centri storici o quello, ancor più povero, del territorio rurale. Si può perciò notare come vi sia stata una stratificazione al tessuto storico, con massicce sostituzioni dell edificato. Ciò, ha portato ad uno stravolgimento della struttura antica degli abitati, la cui memoria è affidata quasi esclusivamente al patrimonio di singole costruzioni che però, per caratteristiche intrinseche, non connota i luoghi centrali in senso urbano, bensì rappresentano episodi per lo più isolati. Valutando il numero dei piani degli edifici residenziali emerge la netta prevalenza delle costruzioni a due piani. Le costruzioni a tre piani sono anche rappresentate da un discreto numero di edifici, per lo più posizionati in ambiti residenziali di recente costituzione. Gli edifici più alti si concentrano in determinate aree centrali, soprattutto attorno a Via Aureliana e Viale Stazione, raggiungendo anche i sette piani. Se ciò rappresenta senz altro un anomalia rispetto al tessuto residenziale prevalente, non deve stupire una 19

20 volta messo in relazione ed a confronto con le grosse strutture alberghiere presenti nel tessuto edilizio. I fabbricati ad un piano si distribuiscono uniformemente nel tessuto urbanizzato e lungo le strade, oppure nell ambito delle recenti lottizzazioni all interno delle quali, unitamente ad edifici a due piani, costituiscono la tipologia della villetta su lotto. Venendo alla tipologia si può notare come l ambito comunale sia caratterizzato in larga parte da edificazione residenziale mono o bifamiliare. Seguono poi le case a blocco ed in linea, numericamente ben rappresentate soprattutto nei luoghi centrali e dove la destinazione d uso è mista. La tipologia a schiera ha una scarsa consistenza numerica. L espansione sembra organizzarsi secondo la tipologia della casa isolata su lotto, quale modello di riferimento per la famiglia media in questi ultimi 30 anni. La casa bifamiliare ed il piccolo condominio sembra ultimamente avere maggior successo, costituendo una forma meno espansiva e, di conseguenza, più economica (dato il fortissimo incremento dei costi d accesso al bene casa ). Non si notano caratterizzazioni particolari dei nuclei abitati, i quali mostrano comportamenti e modi d insediamento pressoché identici, con declinazioni dipendenti dalla dimensione veramente esigua delle tre frazioni. Edifici a tipologia antica punteggiano qua e la il territorio aperto e paiono concentrarsi in zona collinare e nelle immediate pendici. Attività ed attrezzature L attività agricola non è molto sviluppata nel territorio di Montegrotto. Essa si viene a localizzare soprattutto nell area collinare, in quella a nord del capoluogo e di Mezzavia e nello spazio compreso tra la zona collinare ed il canale Battaglia. Basta qui ricordare che tale comparto presenta ormai caratteri residuali, legato al carattere spesso precario e non professionale della conduzione, al frazionamento delle aziende e alla frammentazione fondiaria. L attività produttiva secondaria artigianato soprattutto e, con un peso decisamente minore, industria assume, tra le funzioni produttive, un ruolo abbastanza forte. Essa presenta caratteri di organizzazione spaziale e di relativa concentrazione in alcune zone, di cui la più grossa posta al confine nord-ovest. La dislocazione di tale area industriale, 20

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